Oggetto del Consiglio n. 141 del 4 ottobre 2018 - Resoconto
OGGETTO N. 141/XV - Interpellanza: "Soluzioni per garantire prestazioni sanitarie in orari non coperti dal servizio presso la casa circondariale".
Bianchi (Presidente) - Punto n. 15 dell'ordine del giorno. La parola al Consigliere Mossa per l'illustrazione.
Mossa (M5S) - Prima di arrivare al cuore del problema, permettetemi di fare una piccola premessa per rendere coscienti anche i cittadini valdostani della realtà del carcere di Brissogne, perché tanti probabilmente non sono al corrente di quello che avviene all'interno di queste mura.
Io e la Deputata Tripodi qualche giorno fa ci siamo recati presso la casa circondariale e abbiamo avuto modo di visitare sia le aree adibite al personale, come gli uffici amministrativi e le postazioni di guardia, che quelle adibite ai detenuti. Elenco solo alcune delle criticità che abbiamo potuto rilevare: assenza di un direttore fisso; carenza di personale; sovrabbondanza di detenuti (al momento sono 226, ma hanno deciso di portarli a 280 con l'apertura della sezione B2); spazi estremamente ridotti nelle celle (per rimediare a questa criticità di giorno tengono le celle aperte e permettono ai detenuti di usufruire del corridoio comune) e da questo assembramento spesso scaturiscono continue liti e risse, nelle quali spesso viene coinvolto il personale in servizio (siamo al corrente di questo perché lo leggiamo spesso sugli organi di stampa); mancanza di videosorveglianza; danni strutturali interni ed esterni al complesso e assenza di manutenzione; acqua non potabile e pressione insufficiente, al punto che i detenuti sono costretti a fare la doccia a giorni alterni; una stanzina adibita a biblioteca che raccoglie un numero limitatissimo di volumi e l'insufficienza di corsi che possano veramente rieducare i detenuti in un percorso per poterli poi reinserire nel mondo del lavoro. A tal proposito vorrei fare riferimento all'articolo 27 della nostra Costituzione che recita che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Vivere all'interno di quelle mura e in quelle condizioni di disagio non porta di sicuro alla rieducazione del reo, ma, anzi, si rischia di ottenere l'effetto inverso. Il malessere dei detenuti si riflette inevitabilmente su tutto il personale, già in difficoltà a causa della mole di lavoro e della carenza di personale. A tutto questo si aggiunge l'assenza del medico all'interno della struttura dalle ore 19:00 alle ore 8:00 del giorno successivo nei giorni feriali e dalle ore 14:00 alle ore 8:00 nei giorni festivi.
L'assenza di un medico che copra l'arco delle ventiquattro ore aggrava la situazione già critica della struttura. Quando un detenuto infatti necessita di cure mediche dopo l'orario di copertura, il personale è costretto a chiamare l'ambulanza per poi scortarla al pronto soccorso e a piantonare il detenuto per tutto il tempo della visita, intasando così le sale del pronto soccorso. Spesso, a causa della carenza di personale, si è costretti a chiedere l'ausilio di altri corpi di polizia privandoli al settore sicurezza e al controllo del territorio. Viene quindi a crearsi un disagio sia dal punto di vista ospedaliero che da un punto di vista relativo alla sicurezza. Quando poi a necessitare di cure è un detenuto/collaboratore di giustizia, sale il livello di protezione e a volte si devono muovere contestualmente fino a dodici uomini per la scorta, con tutti i disagi che questo comporta. A tutto questo aggiungo che alcuni detenuti, essendo a conoscenza di tale carenza, spesso ricattano il personale al fine di ottenere agevolazioni non previste, minacciando di fingersi malati allo scopo di creare i disagi appena descritti.
Gran parte delle carenze sopraesposte sono di competenza statale e a livello regionale si può fare ben poco, se non sollecitare l'intervento del Ministero della giustizia affinché prenda provvedimenti, ma la gestione della sanità è però di competenza regionale. Per questo motivo chiediamo all'Assessore alla sanità quali siano i provvedimenti che intende adottare per sopperire a tale criticità.
Presidente - La parola all'Assessore Certan per la risposta.
Certan (ALPE) - Collega Mossa, credo che lei abbia sollevato sicuramente delle problematiche interessanti e anche da approfondire. Io, però, con la mia risposta, mi limito alla parte dell'interpellanza in cui lei ha chiesto quali sono le soluzioni che si intendono adottare per garantire all'interno della casa circondariale prestazioni sanitarie anche negli orari ad oggi non coperti.
L'assistenza sanitaria penitenziaria viene erogata con le stesse modalità con cui viene erogata agli altri cittadini mediante l'assistenza sanitaria di base e la continuità assistenziale. Si precisa che la condizione di restrizione non fa della popolazione carceraria una popolazione di per sé malata, quindi necessitante di altri numeri o di altre proporzioni. Tutte le altre prestazioni: l'urgenza, la diagnostica non eseguibile presso la casa circondariale (quindi analisi, eccetera) da effettuarsi nei reparti o al pronto soccorso sono erogati dai servizi competenti.
Un dato da tenere in considerazione è il rapporto tra il numero di assistiti e il medico di famiglia, assimilabile al medico di sanità penitenziaria; quello che per gli altri cittadini è il medico di famiglia, in carcere è il medico di sanità penitenziaria, ed è considerato ottimale in termini di un medico per mille assistiti fino ad un numero massimale di 1.500. Presso la casa circondariale tale rapporto è pari ad un medico ogni 255/260 assistiti, quindi molto inferiore rispetto ai dati nazionali. A tal proposito è importante ricordare che il trasferimento di risorse da parte del Ministero della giustizia è ampiamente inferiore ai costi che l'Azienda sanitaria sostiene per garantire l'assistenza sanitaria penitenziaria. Inoltre, stante il notevole incremento della popolazione carceraria che si è venuto recentemente a concretizzare, l'Azienda sanitaria ha provveduto ad integrare il contratto con una cooperativa che fornisce servizi assistenziali al fine di incrementare l'orario dell'assistenza infermieristica dedicata per coprire gli orari di cui lei parlava.
Si ritiene pertanto che l'assistenza sanitaria sia in linea con quella prevista dagli standard nazionali di riferimento e che, in ogni caso, non può essere il personale sanitario a sopperire alle carenze di personale di cui lei parlava della casa circondariale, della mancanza di un direttore oppure di dover risolvere anche i ricatti o le liti che avvengono all'interno. È comunque nostra intenzione approfondire e monitorare se tale incremento di orario dell'assistenza infermieristica - e quindi anche di risorse - sia utilizzato nel modo adeguato e, soprattutto, se risponda alle reali necessità. Faremo sicuramente degli approfondimenti su questo, ma l'incremento di risorse è stato abbastanza ingente per poter almeno garantire la copertura su ventiquattr'ore, sia con l'assistenza sanitaria di un medico durante la giornata, sia con l'assistenza infermieristica durante le altre ore.
Presidente - La parola al Consigliere Mossa per la replica.
Mossa (M5S) - Ringrazio l'Assessore per la risposta, però comunico che non sono per niente soddisfatto.
Come ho già illustrato, la presenza di un medico h24 è importante, è essenziale sia per i problemi relativi alla sicurezza che per i problemi relativi all'intasamento dell'organo del pronto soccorso. La presenza di un infermiere oltre l'orario lascia il tempo che trova, perché un infermiere, oltre a somministrare i farmaci, non si prende alcuna responsabilità nei confronti dei detenuti, Pertanto la situazione attuale, già descritta come drammatica, grazie a questo "governo del fare" probabilmente solo "cerimonie" non ottiene nessun risultato.
Presidente - Al tavolo della Presidenza è stata depositata su questo tema anche una risoluzione; quindi, appena fatte le copie, la distribuiremo. Proseguiamo con l'ordine del giorno.
