Oggetto del Consiglio n. 122 del 3 ottobre 2018 - Resoconto
OGGETTO N. 122/XV - Interpellanza: "Intendimenti in merito alla quotazione in Borsa della società CVA S.p.A.".
Fosson (Presidente) - Punto n. 14.03 dell'ordine del giorno. La parola al Consigliere Nogara per l'illustrazione.
Nogara (UVP) - In un precedente Consiglio avevamo trattato la necessità di quotazione di CVA in Borsa per non perdere tutte le sue attuali concessioni idroelettriche di grande derivazione delle acque, che saranno messe in gara dalla Regione, che ne è proprietaria, alla loro scadenza intorno al 2029, non scadono tutte in quella data, ma il periodo è quello. Oggi però, come gruppo, vogliamo trattare un altro problema che si può definire immediato rispetto alla disciplina del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, più conosciuta come "legge Madia", che comunque si interseca anche con la legge regionale n. 20 e siamo proprio venuti a conoscenza che a breve CVA dichiarerà la direzione e il coordinamento direttamente in capo al socio Regione. Visto che questo, se non è già stato fatto, verrà fatto a breve, ci si troverà con organismi estranei al business societario che possono apportare modificazioni al piano industriale, sostituendosi agli amministratori nominati dall'assemblea degli azionisti e incidendo quindi nelle scelte strategiche e organizzative della società. In più in sede di gara - e qua torniamo alla vecchia interpellanza - per il rinnovo delle concessioni CVA rischia di essere penalizzata per il potenziale conflitto di interessi.
In seguito all'audizione in IV Commissione dei vertici CVA e anche in seguito alla lettura del Testo unico integrato dalla "legge Madia" si evince del notevole impatto che avrà la "legge Madia" sul funzionamento di CVA, perché, se da un lato il Testo unico integrato dalla "legge Madia" non obbliga a quotare in borsa una società come la CVA, perché, come per gli impianti a fune, una società che opera con fonti rinnovabili si deve attenere a regole stringenti per il suo funzionamento. Fino a fine marzo 2018 la CVA era esentata dalla "legge Madia". Da quella data i criteri della "legge Madia" hanno l'obiettivo di non mettere in concorrenza il pubblico con il privato in primis, tutelare il libero mercato e queste società devono svolgere un'attività per il perseguimento delle finalità istituzionali della Regione che le gestisce. I problemi imminenti per CVA a cui l'Amministrazione regionale deve dare delle risposte - ed è quanto chiediamo nell'interpellanza - sono principalmente tre: da parte di CVA c'è la possibilità di acquisizione di società attive nel campo dell'efficienza energetica, tali attività sembrerebbero non poter essere svolte e quindi ci si deve bloccare sul piano industriale che, in base alla legge n. 20, ogni anno entro il 31 ottobre le società partecipate devono fornire le linee strategiche, le restrizioni della legge Madia con la legge n. 20 come Amministrazione regionale avete idea che impatto avranno sul piano industriale della CVA? Perché starà alla Regione a fine anno di porre delle condizioni se ne ha, però fino a fine anno non ci si può muovere. CVA Trading per la vendita dell'energia sul territorio sul mercato libero. Qui ci sono delle problematiche: per esempio, la Corte dei Conti della Lombardia ha già posto delle problematiche su questo. Qui bisognerà andare probabilmente con il coltello fra i denti per riuscire a far passare una cosa del genere e cosa ne pensa l'Amministrazione? La produzione di fonti rinnovabili è esclusa, ma si deve sempre rientrare nello scopo istituzionale. Acquisizioni fuori Valle - e la CVA ne ha fatte e ne ha molte - potrebbero essere contestate? Di nuovo la Corte dei Conti della Lombardia le ha contestate. Partecipazioni su società che gestiscono il teleriscaldamento: per esempio, il Brasier potrebbe rientrare perché è da fonti rinnovabili, ma Telcha con il gas rientra?
In conclusione, in assenza di quotazione, CVA rimane soggetta ad un'applicazione della "legge Madia" che pone limiti essenziali per la sopravvivenza dell'azienda; c'è un'impossibilità e difficoltà di sviluppo; limitazione delle attività consentite; condivisione pubblica di informazioni sensibili - immaginatevi sul libero mercato quando si deve acquistare un qualcosa se si dichiara già cosa si vuole fare e come ci si vuole muovere -; problemi nella gestione del personale. Per ovviare a questi problemi, ci sono tre possibilità: una modifica del Testo unico che esclude società come la CVA dall'applicazione dello stesso ad opera del Parlamento, perciò è un fatto che riguarda il Governo; l'attuazione della clausola di salvaguardia prevista dall'articolo 23 del TUSP, il quale prevede che lo stesso si applichi nelle Regioni a Statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, compatibilmente con i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. In questo caso, pertanto, sarà la Regione a dover valutare la possibilità di esentare le proprie società partecipate dall'applicazione della "legge Madia" qualora tale possibilità sia coerente con il proprio Statuto speciale, oppure la quotazione dell'azione di CVA in un mercato regolamentato in quanto l'articolo 1, comma 5, esenta le società quotate dall'obbligo di applicare le norme della "legge Madia".
Adesso veniamo alla legge n. 20. La legge non tiene conto delle differenze che esistono per le società pubbliche che operano in un contesto di mercato competitivo e qui c'è una possibilità, perché anche la norma regionale si applica in modo indistinto, tranne che per la società Aosta Factor S.p.A. che è espressamente esonerata, a tutte le società pubbliche regionali, senza operare dei distinguo per quelle che operano in mercati esposti alla concorrenza. Questa potrebbe essere un'opportunità anche per CVA, però quali sono i problemi per la legge n. 20? L'approvazione delle linee strategiche, visto che si vuole demandare, o si è già fatto, la direzione e il coordinamento; modifiche e integrazioni al piano industriale; vincoli su assunzioni e compensi, il "decreto Bersani" che incide notevolmente, perché qui si parla di nuovo di conflitto di interessi, rischio occupazionale; dimensioni e capacità finanziarie insufficienti. Pensate che dal 2000 al 2017 sono entrati in Regione come dividendi 614 milioni di euro e dal 2000 al 2017 2.124 milioni di imposte pagate alla Regione.
Noi siamo gli unici, come CVA, tra i primi 15 operatori del settore obbligati ad applicare la "Madia", perché tutte le altre società sono quotate in borsa. Probabilmente io vi ho posto tante soluzioni, ma una soluzione bisogna prenderla, bisogna decidere ed era quello a cui mi riferivo questa mattina per le decisioni. Non penso che le altre 15 società che si sono quotate in borsa siano dei cretini e solo CVA sa quello che fa. Sul libero mercato e sullo sviluppo di questa società una decisione bisogna prenderla presto e per questo motivo vi è stata fatta questa interpellanza: per chiedervi proprio quali sono le vostre intenzioni, vogliamo andare avanti così? Vogliamo prendere delle decisioni? Vogliamo fare qualcosa per questa società? Vi ricordo che forse è in questo momento la società più sana, che funziona di più e che rende di più alla Valle d'Aosta, non roviniamo anche questa.
Presidente - La parola alla Presidente della Giunta per la risposta.
Spelgatti (LEGA VDA) - Collega Nogara, la ringrazio moltissimo per la sua introduzione perché è stata profondamente esauriente, non sto scherzando, la ringrazio perché i problemi che lei ha illustrato sono quelli su cui sto studiando anch'io per cercare di capire quali sono le problematiche sul campo di CVA ed è per questo che inizio soltanto a darle la risposta. Il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica ha degli impatti diretti sulla società CVA, nella misura in cui il decreto legislativo n. 175/2016 ha dettato una serie di disposizioni normative con l'obiettivo, necessario e virtuoso, di ridurre le società pubbliche in cattive condizioni, senza operare però distinzioni per le società che invece sono sane e in attivo e che operano in mercati esposti alla concorrenza. Ciò premesso, occorre evidenziare che l'articolo 4 (Finalità perseguibili mediante l'acquisizione e la gestione di partecipazioni pubbliche) prevede al comma 7 che siano "altresì ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale prevalente la gestione di spazi fieristici e l'organizzazione di eventi fieristici, la realizzazione e la gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane, nonché la produzione di energia da fonti rinnovabili". CVA quindi rientra appieno in questa disposizione.
Il piano strategico di CVA è in scadenza a fine anno e quella sarà l'occasione per valutare il nuovo piano strategico. La questione peraltro è complicata per il fatto che occorre procedere in via interpretativa della norma alla luce delle diverse connotazioni tipiche di ogni società. Ad una prima analisi condotta da CVA, per esempio, le norme del TUSP parrebbero pertanto avere delle conseguenze sulla programmazione strategica della società, in particolare per quanto riguarda le attività legate all'efficienza energetica e al settore dell'Energy Service Company (ESCO), in quanto queste attività potrebbero non rientrare a pieno titolo nelle finalità perseguibili dall'articolo 4 del TUSP per le società pubbliche. Gli uffici competenti dell'Amministrazione regionale analizzano a fondo queste situazioni in vista delle operazioni di razionalizzazione delle partecipazioni che il TUSP richiede anche per quanto riguarda le partecipazioni indirette e di secondo livello al fine di delineare un quadro certo della situazione su cui il Governo regionale possa assumere degli orientamenti precisi, necessari anche per il confronto in commissione sulla quotazione di CVA.
Per quanto concerne gli intendimenti in merito, terrei a ricordare che è stato dato l'incarico al Presidente della IV Commissione consiliare di avviare le concertazioni con i tecnici e i membri della commissione stessa per comprendere lo stato attuale della situazione, nonché gli eventuali sviluppi al fine di prendere le opportune decisioni in merito alla cognizione di causa. Per questo motivo, tra l'altro, inviterei il Presidente della IV Commissione consiliare a procedere in tal senso.
Al di là comunque della risposta formale che le viene data, io la ringrazio per la precisione di tutti gli elementi che ha messo sul tavolo, perché chiaramente il problema è sicuramente molto serio, molto complicato e questo dovrà essere proprio un argomento su cui, al di là degli schieramenti, al di là di maggioranza e opposizione, bisogna lavorare, insieme e intensamente, per cercare di arrivare a prendere la decisione migliore per la società, soprattutto perché ci sono moltissime problematiche tecniche sul campo e quindi sarà necessaria una concertazione più ampia possibile e quindi si spera davvero che su questo argomento, al di là degli schieramenti e al di là dei partiti, si possa lavorare intensamente insieme dando una prova di quello che può essere la politica diversa da quella che abbiamo dato fino a questo momento.
Presidente - La parola al Consigliere Nogara per la replica.
Nogara (UVP) - Presidente, penso che lei mi abbia interpretato nel modo giusto, ma io questa interpellanza non l'ho fatta per dare in testa né a lei, né all'Assessore Aggravi, né alla Giunta: io ho fatto questa interpellanza perché è un problema urgente. Lei non ha risposto alle domande che ho fatto, lei mi ha risposto che state studiando, che state vedendo; io le assicuro che prendendo in mano questa pratica, io non so se qualcuno l'ha già fatto, probabilmente l'ha fatto l'Assessore Aggravi, ma prendendo in mano questa pratica si capisce immediatamente l'urgenza delle decisioni, l'urgenza di mettere a conoscenza i Consiglieri di quest'aula, tutti i Consiglieri regionali dove si vuole andare a finire, perché, se ci si muove in un senso, si va da una parte; se ci si muove dall'altra, si va dall'altra, però non è qui il fatto di un interesse di qualcuno o di qualcosa, questo è un interesse regionale. Questa società quindi che sta dando molte soddisfazioni alla nostra Regione sotto tutti i punti di vista deve essere messa in condizioni di poter lavorare. Una società che lavora in quel mercato dove sta lavorando in questo momento, dal settimo/ottavo posto in cui si trova in questo momento in quelle aziende di settore in un attimo va all'ultimo posto, con tutte le varie problematiche e i vari problemi che si porta dietro. Questa interpellanza noi l'abbiamo fatta non per fare polemica, non per andare contro qualcuno, l'abbiamo fatta perché è il momento urgente di dare delle risposte innanzitutto alla governance della CVA, perché io penso a queste persone che devono fare determinate cose e sono bloccate e noi ce ne siamo resi conto in IV Commissione quando le abbiamo audite: ci hanno dato questa impressione ormai di immobilità perché non hanno risposte. Pertanto io vi chiedo di convocare quanto prima la IV Commissione, perché è urgentissima questa questione.
