Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 201 del 29 aprile 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 201/81 - APPROVAZIONE DEL PIANO REGIONALE DI RISANAMENTO DELLE ACQUE IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 10 MAGGIO 1976, INTEGRATA DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 1979, N. 650.

Presidente - Dò lettura del testo della delibera:

Il Consiglio regionale

- preso atto di quanto riferito dall'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Rollandin, e concordando sulle proposte della Giunta;

- vista la legge 10 maggio 1976, n. 319;

- vista la legge 24 dicembre 1979, n. 650;

- viste le norme di applicazione della legge 10 maggio 1976, n. 319 pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, n. 48 del 22 febbraio 1977;

Delibera

1) di approvare il piano regionale di risanamento delle acque ai sensi dell'art. 8 della legge 10 maggio 1976, n. 319, contenuto negli allegati A) e B);

2) di inviare il sopraccitato programma al Comitato Interministeriale di cui all'art. 3 della sopraccitata legge 10 maggio 1976, n. 319.

Allegato A

PREMESSA

Sino ad un decennio fa l'ambiente veniva visto ed analizzato in un modello sequenziale sulla seguente triade AGENTI-AMBIENTE-OSPITE.

Il rapporto tra questi tre momenti era visto in una sequenzialità semplice e lineare mentre nessuna importanza veniva data alle interazioni reciproche esistenti con altri sistemi e sottosistemi ecologici né i rapporti dei modelli ecologici erano visti come collegamento di feed back reciproci. Lo studio dell'ambiente deve invece tener conto che esso è composto da sistemi complessi dei più variabili, alcune delle quali facilmente quantificabili altre meno, come ad esempio il caso delle componenti politiche e sociali di un determinato momento storico con tutte le implicanze che esse presentano nei confronti dell'ambiente. In sostanza l'ambiente è influenzato da numerosi fattori che potremmo definire naturali e dall'attività dell'uomo; quest'ultima può essere definita come "processo di sviluppo". Se lo sviluppo avviene tenendo conto delle mutazioni che esso opera nell'ambiente (attraverso la definizione degli obiettivi da raggiungere e la programmazione degli interventi da effettuare) esso si chiama "gestione dell'ambiente" (ovviamente quest'ultima deve essere preceduta da dati conoscitivi e deve possedere delle misure di sostegno attuate per mezzo dell'educazione del personale, dell'educazione sociale, dell'informazione pubblica, dell'organizzazione dei servizi ecc.) (1-2).

È evidente come l'inquinamento debba essere considerato come l'effetto di una scelta, o meglio di più scelte, operate dall'uomo in un dato preciso momento storico. Con esse l'uomo pone le basi per una sempre nuova e diversa "evoluzione" dell'ambiente,la quale tuttavia può rappresentare un grosso pericolo in quanto, possedendo dei terribili mezzi distruttivi, può portare alla distruzione completa della vita nei suoi vari aspetti ecologici quando dovessero sfuggire al controllo. È questa una considerazione non negativa del concetto di inquinamento in quanto esso è anche l'espressione di quell'evoluzione, spesso obbligata, cui tende l'umanità. Si vuole, con queste affermazioni,d are risalto, senza tuttavia esaltare, il fatto che i grossi problemi dell'inquinamento si sono manifestati parallelamente alle richieste tecnologiche, alle richieste di maggiore produzione ecc. e che queste ultime sono prevalentemente dettate da esigenze reali quali ad esempio l'aumento della popolazione mondiale, la maggior richiesta di alimentazione ecc. Ma proprio a causa dei germi di pericolosità senza via di ritorno che l'inquinamento possiede esso va combattuto o quanto meno va contenuto entro quei limiti di accettabilità che consentono il massimo delle garanzie.

Ma la lotta all'inquinamento implica dei costi che non devono venire ignorati: anzi, i flussi dei costi e dei benefici ed i loro rapporti dovrebbero fornirci i livelli di intervento entro cui operare in quanto non si può ipotizzare alcuni investimento, soprattutto dalle dimensioni richieste, per il recupero e la salvaguardia dell'ambiente senza prevedere un conseguente beneficio.

A differenza dei costi però, facilmente quantificabili non lo sembrano i benefici che ne derivano, soprattutto perché molti di essi forse la maggior parte, si spingono al di là dei settori dove si applica inizialmente il controllo ambientale, spesse volte anzi si spingono al di là dello stesso momento storico in cui si interviene (basta considerare gli effetti mutageni che si esplicano a distanza di generazioni).

I benefici reali vengono spesso mascherati da pseudobenefici che derivano invece dal lasciare le cose come stanno (ad es. il risparmio dei fondi per la depurazione alfine di creare nuovi posti di lavoro etc.), e che offrono appigli a resistenze di vario grado che hanno comunque un denominatore comune su argomenti di natura economica: l'inflazione, l'incremento dei costi a causa della crisi energetica, la disoccupazione etc. La realtà è che sempre più ci si accorge delle difficoltà di poter assicurare fondi per l'incremento della qualità dell'ambiente sia da parte di enti pubblici che privati. Da un lato però esiste un'opinione pubblica estremamente sensibilizzata al problema (anche se probabilmente non sempre in possesso di una esatta definizione dei limiti del problema stesso) la quale pretende una restrizione esasperata sui parametri degli scarichi; da un altro lato le esigenze tecniche che comportano non solo l'obbligo di installare equipaggiamenti e metodiche sofisticate, ma talora anche di cambiare gli stessi processi produttivi, tutto ciò viene a cozzare contro la situazione economica del momento indubbiamente pesante: viene quindi da porci il problema se non sia sufficiente iniziare una riduzione graduale e relativamente grossolana della emissione degli scarichi con la installazione di equipaggiamenti semplici e di basso costo e corrispondenti a tutta una serie di problematiche d'ambiente e di gestione oppure puntare su obiettivi più sofisticati ma di difficile attuazione. (3)

Le difficoltà economiche sembrano quindi sollevare interrogativi sulla questione della razionalità dell'impiego di rigide norme ambientali in tempo di ristagno economico ed i quesiti possono essere i seguenti:

a) i benefici per la società derivanti dall'applicazione di norme restrittive superano i costi?

b) in tempi di difficoltà economiche (inflazione-disoccupazione ect.) la migliore via per utilizzare le risorse della società è la protezione dell'ambiente oppure si ottengono rapporti più elevati utilizzando i fondi in altri settori?

c) il compimento di una rigorosa politica ambientale è compatibile con la formulazione di una legislazione ecologica che richieda solo le misure realizzabili tecnicamente ed economicamente senza rischiare alcuna avventura?

d) quanto può influenzare il risparmio e quanto è disponibile il mondo attuale al risparmio concepito sia come azione individuale sia come programma politico sociale?

Ritornando al problema della quantificazione dei benefici non possiamo che considerare i benefici quantificabili finanziari. Nella teoria economica i benefici finanziari del raggiungimento di un dato stadio qualitativo dell'ambiente sono generalmente definiti come "le corrispondenti riduzioni dei costi economici associati ai danni ecologici (3) ed è appunto il caso dei benefici indotti all'inquinamento ciò non esclude tuttavia che vi possano essere anche benefici non quantificabili dal punto di vista monetario".

L'indagine tuttavia è complessa e contempla un vasto numero di variabili: i costi economici associati all'ambiente possono essere classificati a seconda del recettore che subisce il danno, dell'inquinamento che lo causa, della fonte che emette l'inquinamento. I recettori possono essere l'uomo, la fauna, la flora, le risorse naturali. I tipi di danno possono essere ricondotti fondamentalmente a due:

a) alla perdita finanziaria (la quale rappresenta il valore in moneta delle variazioni nella domanda di mercato e dei servizi dovuti ai mutamenti della qualità dell'ambiente: esempi di perdite finanziarie possono essere l'incremento della spesa sanitaria dovuta all'inquinamento, il valore dei raccolti perduti, i costi di rivestimento aggiuntivi per prevenire la corrosione delle case ecc);

b) alla perdita dei mutamenti di attrattiva (la quale rappresenta il valore di moneta dei mutamenti ambientali che non si manifestano direttamente come variazioni di mercato; è evidente la difficoltà ad esempio di trovare delle valutazioni tangibili di queste variazioni ma molto più probabilmente le difficoltà maggiori stanno nel trovare una relazione di causa effetto diretta, assoluta, dimostrabile obiettivamente tra inquinamento e danno attuale.)

Una importante relazione esiste tra inquinamento e malattia ed è forse la relazione più nota anche se a livello di opinione pubblica essa si sofferma quasi esclusivamente alla patologia infettiva (di gran lunga oggi superata dalla patologia ad avvelenamento chimico) o alle grosse e drammatiche patologie chimiche (ad es. Seveso) e non a quelle condizioni, che sono di più frequente manifestazione, di intossicazione cronica. A livello di salvaguardia della salute e di valutazione dei benefici indotto dalla lotta all'inquinamento, la valutazione appare ancora più completa in quanto:

a) il danno provocato alla salute dell'individuo non solo è un fenomeno proiettato in un tempo indefinito ma appare anche diluito da una serie di variabili aventi un identico effetto fiopatologico (basta pensare all'effetto indotto dall'inquinamento da nitrati superato senza dubbio dall'apporto di nitrati alimentari usati nell'industria conserviera ecc.);

b) non tutti i fenomeni patologici sono ben conosciuti dal punto di vista etiopatogenetico;

c) sono fortunatamente rari i danni valutabili microscopicamente (come sono le infezioni indotte da massivi inquinamenti fecali degli acquedotti o l'inquinamento chimico di Severo);

d) i costi attuali del servizio sanitario tendono a subire delle modificazioni anche al fine di raggiungere uno standard medio di un certo livello ed è quindi difficile cogliere eventuali variazioni legate a mutamenti ambientali attuali.

Quando sino a venticinque anni fa si parlava dei problemi dell'inquinamento ambientale si faceva sempre, se non esclusivamente, riferimento al pericolo infettivo (4). Come è stato in precedenza detto quel pericolo pur esistendo ancor oggi in tutta la sua interezza è completamente superato dal pericolo chimico in quanto a monte di questi problemi ci sono due realtà concatenate una all'altra; la crescita della popolazione mondiale e l'aumento delle esigenze delle società più evolute. Entrambi questi fattori chiedono un aumento della produzione: quest'ultima genera e favorisce l'inquinamento.

La popolazione mondiale alla fine del secolo dovrebbe raggiungere i 6,5 miliardi. Tale dato ed in particolare la concentrazione di persone negli insediamenti urbani metropolitani sta mettendo a dura prova non solo le capacità di trovare e fornire impieghi produttivi ma anche di fornire le risorse di base (come ad es. l'acqua) ed i servizi di base (come ad es. l'acqua) ed i servizi di base (come ad es. lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, l'assistenza sanitaria ecc.).

Conseguente all'aumento della popolazione mondiale è la ricerca di fonti di alimenti. Aumento della popolazione ma anche divario di consumo crescente e vantaggio soprattutto delle popolazioni più opulente crea problemi di produzione che vanno dai consumi energetici alle disponibilità tecnologiche, dalle disponibilità di risorse idriche e di terreno fertile ai danni ed alle conseguenze negative che l'industrializzazione, l'irrigazione (soprattutto dei terreni montani) ed altri fattori provocano a livello dell'ambiente.

All'aumento della popolazione e della produzione necessariamente fa seguito il grosso problema dell'energia, essenziale allo sviluppo ma ricca di rischi attuali e potenziali. Questi sembrano essere rappresentanti dall'inquinamento tecnico, da cambiamenti climatici indotti da crescenti livelli dei flussi di calore, dalla necessità di smaltire i rifiuti nucleari radioattivi etc.

Inquinamento delle acque superficiali ed acqua potabile costituisce forse il binomio più importante del capitolo della salvaguardia dell'ambiente. L'acqua dei corpi idrici superficiali sempre più è destinata all'uso potabile in conseguenza soprattutto dell'impossibilità da parte delle falde freatiche, di far fronte alle esigenze dell'aumentata popolazione ma soprattutto dell'accentrata popolazione in nuclei urbani sempre più voluminosi. Ecco quindi che il problema dell'inquinamento non è solo un problema ecologico in senso lato ma è anche un problema di alimentazione e di ecologia medica per quelle relazioni che esistono tra ambiente e salute dell'uomo.

L'acqua superficiale per essere usata come acqua potabile deve essere depurata con costi non indifferenti ma soprattutto con l'assoluta certezza che l'acqua acquisti tutte quelle caratteristiche che devono essere proprie di un'acqua destinata all'alimentazione. È per questa funzione, cui è destinata l'acqua superficiale, prioritaria rispetto alle altre funzioni, che ogni problema deve essere visto come problema di potabilità. A tal proposito non si deve però dimenticare il fatto che l'acqua inquinata interviene negativamente nel metabolismo dell'organismo anche attraverso la catena alimentare: utilizzata ai fini irrigui essa apporta e concentra negli alimenti le sostanze tossiche più svariate che utilizzate dall'uso e dagli animali esplicano il loro effetto tossico.

Nel contesto del problema dell'inquinamento delle acque la Regione Valle d'Aosta si inserisce secondo un aspetto che le è peculiare e che dovrebbe essere comune a tutte le regioni dell'arco alpino e montano in genere. Il territorio, montano, confluente tutto in un unico bacino imbrifero (quello del Fiume Dora Baltea) rappresenta una grossa riserva d'acqua. Si tratta prevalentemente di acqua di fusione che man mano che percorre letti torrentizi o falde profonde si arricchisce di sali e di altri componenti. La stessa industrializzazione, presente nel contesto della Regione, concettualmente dovrebbe limitare l'apporto di elevate quantità di sostanze estranee ed in particolar modo queste dovrebbero essere limitate solo esclusivamente a determinate zone dislocate lungo il corso della Dora.

Nelle Valli laterali si dovrebbe trovare esclusivamente e prevalentemente un inquinamento dovuto agli insediamenti urbani e animali caratterizzato comunque da ampie e specifiche oscillazioni stagionali legate al turismo.

Complessa e difficile è la rete idrica degli acquedotti formati, in un arco storico non facilmente definibile, dalla confluenza di acquedotti familiari, frazionali, comunali prelevanti tutte acque sorgive. È evidente come no sia facilmente definibile il profilo delle caratteristiche dell'acqua potabile dipendendo esse dall'altezza del prelievo, dalle caratteristiche del terreno ecc.

Possiamo pertanto concepire la Valle d'Aosta come una Regione caratterizzata, rispetto alle altre Regioni italiane;

a) da un favorevole rapporto tra acqua fluente nei corpi idrici e nelle falde acquifere profonde e numero degli abitanti;

b) da un favorevole rapporto tra massa d'acqua presente nei corpi idrici superficiali e massa inquinante.

Questa situazione, favorevole dal punto di vista teorico che abbisogna ovviamente di adeguati apporti obiettivi di verifiche, costituisce una ricchezza ma on un monopolio che deve essere salvaguardata e rispettata. Non deve infatti essere sopravvalutato il concetto di minor impegno perché minori sono i problemi, bensì l'impegno deve essere relativo al livello di responsabilità della salvaguardia della propria originaria situazione. È evidente che non possono essere trascurati e sottovalutati quei problemi che stanno alla base di ogni azione tendente a migliorare l'ambiente: si tratta soprattutto di problemi ambientali e climatici che rendono difficile se non impossibile l'uso ovunque ed a tutti i costi di sistemi di depurazione vanificando in tal modo non solo gli impegni economici affrontati ma anche e soprattutto le aspettative. La Valle d'Aosta per le sue caratteristiche ambientali e geografiche possiede peculiari capacità di autodepurazione e di bonifica che vanno sfruttate in maniera adeguata. È per questo motivo che viene proposto un sistema di recupero dell'ambiente per gradi secondo dei livelli di priorità da stabilirsi dalle analisi obiettive.

DATI SPERIMENTALI OTTENUTI E CONSIDERAZIONI SULLO STATO DI INQUINAMENTO BATTERIOLOGICO

- ESAMI E RILIEVI ESEGUITI

Tra il 1979 ed il 1980 sono stati effettuati 400 prelievi:

- n. rilievi e prelievi sui torrenti della Regione;

- n. rilievi e prelievi sul fiume Dora Baltea;

- n. rilievi e prelievi sugli acquedotti;

- n. 12 rilievi e prelievi sui laghi.

Per i corpi idrici superficiali i prelievi sono stati effettuati durante i periodi di minore e media portata come previsto dalla legge. Nell'ambito del programma dello studio dei corpi idrici è stato inserito lo studio degli acquedotti e degli scarichi fognari.

I punti di prelievo sono stati codificati in maniera standard utilizzando un codice di sei cifre (le prime due relative ai comuni della Regione, le seconde due al corpo idrico, le ultime due relative ad un numero progressivo per corpo idrico e per comune). Preliminare a questa codificazione vi è stata una registrazione unitaria dei punti prelievo depositata presso gli uffici regionali. (6)

Con i dati ottenuti nel 1980 sono stati effettuati degli studi teorici relativi ai primi obiettivi da raggiungere nel rilassamento dei corpi idrici superficiali.

I dati ottenuti nel 1980 sono stati confrontati con quelli ottenuti nel 1979 e poiché si è vista la migliore omogeneità di comportamento tra i dati ottenuti nel primo trimestre degli anni presi in considerazione sono stati confrontati ed elaborati, seppure parzialmente, solo questi ultimi ed esclusivamente per il fiume Dora, considerando valide le osservazioni effettuate l'anno precedente per i torrenti ritenendo opportuno effettuare ulteriori serie di controlli prima di poter elaborare tutti i dati ottenuti nei vari periodi dell'anno; in particolare si ritiene opportuno poter disporre in maniera più precisa della portata idrica di ciascun corpo idrico a livello del punto prelievo interessato considerando l'importanza della diluizione nella rilevazione della massa inquinante assoluta.

A quanto detto si sono aggiunti a scopo indicativo i dati relativi agli acquedotti ed alcuni dati relativi agli scarichi fognari confluenti in pubbliche fognature. Il primo parametro dovrà essere completato da una serie di esami più approfonditi (infatti il profilo di esami effettuati non coincide con il profilo degli esami effettuati sui corpi idrici superficiali); il secondo invece è solo parziale e dovrà essere completato sia per quanto riguarda gli scarichi fognari confluenti in pubbliche fognature che per gli scarichi fognari immessi direttamente nei corpi idrici superficiali. Si dà molta importanza a questa informazione in quanto consente di effettuare un rilievo esatto della massa scaricata intesa sia come massa inquinante che come massa da depurare in funzione quindi della programmazione delle opere da effettuare.

ASPETTI DELL'INQUINAMENTO ATTUALE: VALUTAZIONE DEI DATI OTTENUTI SPERIMENTALMENTE

Nella tabella n. 5 vengono riportati i dati relativi alle cariche batteriche riscontrate nel fiume Dora e nei torrenti durante gli anni 1979-1980. Tali dati sono stati suddivisi in tre colonne:

a) nella prima colonna si tratta dei dati complessivi e servono per documentare le oscillazioni complessive delle cariche batteriche indipendentemente dai punti prelievo e dalla stagione;

b) nella seconda colonna vengono presentati separatamente i dati complessivi del periodo di magra;

c) nella terza colonna vengono presentati separatamente i dati complessivi del periodo di media portata.

Nella tabella n. 6 vengono presentati dapprima, in maniera separata per ciascun anno e nell'ultimo riquadro in maniera unitaria i dati relativi a nove punti prelievo ritenuti significativi i cui prelievi sono stati effettuati nel primo trimestre di ciascun anno. I punti presi in considerazione sono esattamente:

A1) il torrente Dora di Val Ferret che unitamente ad A2 partecipa alla inizializzazione del fiume Dora; si tratta comunque di un corpo idrico a carattere torrentizio;

A2) il torrente Dora di Val Veny;

B) Dora a livello del Comune di Morgex;

C) Dora a livello del Comune di Aymavilles (media di più punti prelievo) prima dell'attraversamento della città di Aosta;

D) Dora a livello del Comune di Quart (media di più punti prelievo);

E) Dora a livello del Comune di Châtillon (media di più punti prelievo);

F) Dora dopo l'attraversamento di Saint Vincent;

G) Dora a livello di Pont Saint Martin (media di più punti prelievo);

H) Dora all'altezza del Comune di Carema (prima del paese).

Nella tabella n. 7 vengono riportati i dati relativi alle cariche batteriche di 12 laghi naturali della Regione i cui esami sono stati effettuati nel 1980.

In appendice alla stessa tabella vengono riportate le percentuali relative a 4 classi di frequenza.

Tabella n. 7

Cariche batteriche rilevate in 12 laghi naturali della Regione:

n

x

M

COLIFORMI TOTALI

0,0

103.833

930.000

" FECALI

0,0

21.692

210.000

STREPTOCOCCHI FECALI

0,0

84.250

430.000

a) il 55% è privo di coliformi fecali, presenti solo alcuni coliformi totali

b) il 4% ha cariche di coliformi inferiori alle 10.000 unità

c) il 29% ha cariche di coliformi comprese tra le 11.000 e le 99.000 unità di coliformi

d) il 12% ha cariche di coliformi superiori alle 100.000 unità

Questi punti sono ritenuti i più significativi perché in grado di esprimere le variazioni più significative che il fiume subisce all'altezza dei centri più importanti della Regione. Fino al punto C (Comune di Aymavilles) il fiume Dora è recettore degli scarichi di centri abitati non di rilevante importanza né di grosse industrie; il punto D, ad alcuni chilometri dal confine del Comune di Aosta, dovrebbe essere espressione dell'inquinamento indotto dal centro più importante della Regione, non solo, ma unitamente a C dovrebbe accogliere tutti i Comuni compresi nel consorzio di depurazione di Saint Christophe (dal punto di vista tecnico il punto D dovrebbe essere il punto più significativo in quanto alla sua altezza le acque nere e bianche dovrebbero avere subito una giusta miscelazione e non vi sono prese per centrali idroelettriche); E è espressione della situazione della media alla altezza del Comune di Châtillon (prima dell'attraversamento del Comune ed a vari livelli durante l'attraversamento numerose sono le prese d'acqua per impianti idroelettrici); F è l'espressione della situazione dopo che la massa d'acqua ha attraversato il Comune di Saint Vincent; G è l'epressione dell'andamento medio dei punti prelievo situati nel Comune di Pont Saint Martin; H è l'ultimo punto prelievo della Regione prima dell'entrata nel territorio piemontese.

Il grafico n. 1 riporta i dati relativi ai coliformi totali; essi sono espressi in percentuale.

Nella tabella n. 8 vengono riportati i dati batteriologici relativi a 400 prelievi eseguiti sui 99 punti degli acquedotti.

Tabella n. 8

Min

Media

Max

COLIFORMI TOTALI

0,0

0,452

30

" FECALI

0,0

0,277

15

STREPTOCOCCHI FECALI

0,0

0,503

96

Nella tabella n. 9 vengono riportati i dati relativi agli scarichi fognari confluenti in pubbliche fognature. Sono stati sottolineati i Comuni che direttamente o indirettamente versano i loro scarichi fognari nel torrente Buthier, si tratta di un totale di 160.601 metri cubi di scarichi civili o assimilabili (non sono stati presi in considerazione i produttori e gli scarichi piovani), pari a circa 400 metri cubi al giorno; (nel computo non è stata inserita la città di Aosta).

Il grafico n. 2 è relativo al rapporto tra numero di denunce presentate per Comune e numero di metri cubi scaricati.

Vengono evidenziati tre tipi di Comuni:

a) a basso rapporto (fino a 400) si tratta di Comuni che hanno prevalentemente mantenuto le caratteristiche dei Comuni di montagna;

b) a medio rapporto (401/800 si tratta di Comuni che hanno delle strutture adeguate alla plurifamiliari età);

c) ad alto rapporto, si tratta di Comuni che hanno strutture quasi interamente concepite come insediamenti multipli.

CONSIDERAZIONI SULL'INQUINAMENTO BATTERIOLOGICO

Considerando la pressoché totale assenza di depuratori, soprattutto nelle zone a più elevato insediamento urbano, considerando che già nel primo piano di risanamento i limiti proposti come obiettivi da raggiungere sono stati contenuti in "ranger" piuttosto ampi non ci si poteva aspettare che un elevato grado di inquinamento batteriologico, come appunto viene dimostrato osservando i dati riportati nelle tabelle 5 e 6. Per quanto riguarda i torrenti rimangono valide le osservazioni proposte nel primo piano di risanamento: numerosi sono i punti prelievo caratterizzati dalla pressoché totale assenza di germi alternati tuttavia a punti fortemente inquinati situati a valle di scarichi urbani mentre il potere di recupero appare sostanzialmente buono. Il problema tuttavia dei torrenti appare di irrilevante importanza rispetto al problema del fiume Dora nel quale essi confluiscono assieme agli scarichi urbani dei più grossi centri della Regione.

In pressoché tutto il decorso del fiume la massa inquinante è molto elevata e viene alimentata dal continuo apporto di scarichi urbani dislocati lungo il decorso. Il grafico n. 1 ne dà un esempio rilevando il primo picco nel Comune di Quart (punto prelievo D) e rilevando come dopo Châtillon (punto E) esistano dei picchi particolarmente elevati mentre alla confluenza con il Piemonte vi sembra essere un buon recupero. Nella valutazione di questi dati bisogna tuttavia porre particolare attenzione a situazioni discrepanti quali ad esempio i livelli di inquinamento della Bassa Valle (S. Vincent e PSM) rispetto al cento valle. Tali discrepanze sono dovute ai seguenti motivi: a) date diverse di prelievo e b) portate non omogenee. È già stato fatto notare infatti come lungo il decorso del fiume vi siano numerose prese d'acqua per le centrali idroelettriche e vi siano numerosi punti di remissione. Entrambi creano artificiosi fenomeni di diluizione e concentrazione che vengono ad inficiare i dati singoli senza tuttavia turbare il significato dell'insieme.

È evidente da questi primi dati che obiettivo principale non potrà essere che l'attuazione di un sistema di depurazione nei punti principali secondo il programma già presentato nel primo piano di risanamento dopodiché si potrà prospettare l'ipotesi di migliorare situazioni anomale di minor rilievo ed importanza.

Note bibliografiche

1) PACCAGNELLA B.: la tutela dell'ambiente, l'igiene moderna 4, 273 (1977).

2) W.H.O. Health hazards of the human enviropment, 1972 (cit. da 1);

3) Valutazione dei benefici nella gestione della qualità dell'ambiente. Rapporto per l'UNEP 30 aprile 1980 - Ingegneria Moderna, 6, 1979.

4) DE BLASI R. L'inquinamento del suolo e la catena alimentare. L'igiene Moderna 5 571, 1974.

5) Nota non compresa nel primo piano di risanamento.

Allegato B

ASPETTI CHIMICI E CHIMICO FISICI DELL'INQUINAMENTO IDRICO IN VALLE D'AOSTA

PREMESSA

Il controllo della qualità delle acque superficiali della Valle d'Aosta si basa, per quanto attiene la parte chimico fisica, sull'analisi dei seguenti parametri: pH, conducibilità, alcalinità, durezza, magnesio, sodio, potassio, cloruri, nitrati, solidi totali, solidi sedimentali, ferro, manganese, rame, cromo zinco, piombo, B.O.D.5, azoto organico, ammoniaca, fosfati, detergenti.

Possiamo dividere tali parametri in due classi: caratterizzanti ed inquinanti. Sono caratterizzanti i parametri che, tipici di un determinato corpo idrico, non sono di per sé inquinanti, ma possono diventare indice di inquinamento quando subiscono variazioni anomale non giustificabili in base a fenomeni naturali. Rientrano in prima categoria: pH, conducibilità, alcalinità, durezza, magnesio, sodio, potassio, cloruri, nitrati, solidi totali, solidi sedimentabili, ferro, BOD5.

Inquinanti sono quei parametri che, naturalmente assenti nelle acque superficiali, o presenti in tracce minime, possono comparire in quantità notevoli in seguito a scarichi civili ed industriali. Rientrano in questa seconda categoria: manganese, rame, piombo, cromo, zinco, azoto organico, ammoniaca, fosfati , detergenti.

Nel corso del 1979 e del 1980 sono state effettuate alcune campagne di prelievi, in 95 punti sui corsi d'acqua e in 12 laghi. In base ai dati scaturiti dalle analisi verranno descritte le situazioni dei seguenti corpi idrici: Dora Baltea, torrente Ruitor-Verney, torrente Colomba, torrente Montvert, torrente Valnontey, Urthier, Grand'Eyvia, torrente Artanavaz, Buthier, torrente St. Barthelemy, torrente Cervino, Marmore, torrente Lys, lago Bleu, lago di By, lago di Chamolé, lago d'Arpy, lago Layet, lago Lessert, lago Lod, Lago Pellod, lago Pierrey, lago Verney, lago di Villa.

Occorre precisare che, per quanto riguarda i laghi, i controlli sono iniziati recentemente, e quindi disponendo di un solo prelievo, si darà un quadro puramente orientativo.

CRITERI DI VALUTAZIONE DEI DATI SPERIMENTALI

Prima di passare all'esame dei singoli corsi idrici occorre premettere alcune considerazioni che permetteranno d comprendere ed interpretare correttamente i dati analitici e le loro variazioni.

Tutti i torrenti della Valle d'Aosta subiscono importanti variazioni di portata dovute al disgelo e alle piogge stagionali; l'acqua avrà quindi due provenienze distinte: in regime di magra sarà prevalentemente costituita da acque sorgive, in regime di piena da acque di disgelo o meteoriche.

Il fiume Dora Baltea risente anch'esso sebbene in misura un po' minore di queste variazioni stagionali, in più è interessato da importanti prelievi di acqua per uso idroelettrico con brusche riduzioni di portata in corrispondenza delle opere di captazione ed altrettanto bruschi aumenti a valle delle centrali idroelettriche. Tutto ciò influenza le variazioni stagionali di molti parametri: i solidi sospesi ed il ferro, ad esempio aumentano in genere con l'aumentare della portata in quanto il regime torrentizio trascina a valle i materiali inerti, che contengono notevoli quantità di minerali di ferro. Le sostanze disciolte quali calcio, magnesio, sodio, potassio, cloruri, ioniidrogeno, subiscono invece una diminuzione in conseguenza alla diluizione con acque meteoriche o di disgelo, molto povere di sali; diminuiranno conseguentemente anche la durezza, la conducibilità e l'alcalinità.

Altri parametri quali BOD5, azoto organico, ammoniaca, nitrati, fosfati, detergenti, metalli pesanti, subiscono variazioni meno prevedibili. Una spiegazione di questo comportamento può essere data in questo senso: da un lato è presente e agisce l'effetto di diluizione, dall'altra la maggior massa d'acqua asporta e scioglie maggiori quantità di sostanze inquinanti, presenti nell'ambiente che circonda il corpo idrico.

Nel corso della descrizione di ogni singolo corpo idrico verranno quindi segnalate le situazioni anomale, riportando ed evidenziando solo quei dati che non siano riconducibili ad un comportamento naturale del corpo idrico, per quanto attiene i parametri caratterizzanti, e segnalando ogni ingiustificato aumento dei parametri inquinanti.

Per fare ciò si sono esaminati singolarmente tutti i dati di due anni di prelievi, senza elaborare questi dati ma considerandone la variazione in funzione del punto di prelievo e della distribuzione nel tempo dei prelievi stessi; occorre tener presente che nel 1979, in sede di prima applicazione della metodologia di rilevamento scelta, si sono effettuate tre campagne di prelievi in primavera, in autunno, in estate, distribuendo la frequenza equamente tra tutti i punti di prelievo. Nel 1980 in base alle esperienze della campagna precedente si sono evidenziati alcuni punti di maggiore interesse e un periodo, coincidente con la primavera particolarmente significativo per l'uniformità e la normalità delle portate; i prelievi sono stati quindi intensificati eseguendo tre campagne in marzo, aprile, maggio e una più recente in novembre.

Per avere un'analisi esauriente della situazione si deve quindi considerare, a nostro parere, ogni corpo idrico con una sua propria identità ed un suo comportamento nel tempo, viste le diversità di condizioni tra i vari prelievi delle due annate e la diversità nel numero di prelievi per punti diversi. Solo esaminando e valutando tutti i dati singolarmente, tenendo presente il punto in cui sono stati ottenuti e il periodo in cui è stato effettuato il prelievo è possibile dare dei dati stesi un'interpretazione corretta.

Nel caso della Valle d'Aosta, per quanto riguarda i parametri chimici e chimico fisici il compito è facilitato dalla pressoché totale normalità dei dati; in effetti si vedrà che gli inquinamenti macroscopici sono pochi e circoscritti a zone particolari.

Un fenomeno frequente è invece quello che potremmo definire inquinamento episodico; questo si evidenzia con un solo valore anomalo in un punto dove altri prelievi precedenti e successivi danno valori normali.

DORA BALTEA

(N.B.) Comprende anche la Dora di Ferret e la Dora di Veny)

Punti effettivi di prelievo: 43 (di cui 9 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 94 -1980 = 69

L'esame dei dati caratteristici relativi al fiume Dora Baltea mette subito in evidenza una classe di parametri che mantengono un comportamento pressoché regolare per tutto il corso del fiume ed in ogni stagione.

Il pH è fisso su valori leggermente bassi, e non subisce variazioni importanti in corrispondenza di alcun insediamento civile o industriale; mostra un leggero spostamento verso valori più acidi nei periodi di maggiore portata.

Durezza, conducibilità, alcalinità e magnesio sono anch'essi pressoché costanti per i singoli punti di rilievo, e presentano variazioni graduali lungo il corso del fiume, senza mai mostrare salti bruschi o ingiustificati; i valori, del tutto normali, sono influenzati dalle variazioni di portata in modo corretto e prevedibile, mostrando una diminuzione generalizzata e regolare nei periodi di massima portata.

Lo stesso discorso può essere fatto per sodio, potassio, cloruri, nitrati; è però interessante notare come in alcuni punti si possono verificare aumenti episodici non regolari; in particolare il sodio e i cloruri presentano un aumento di circa il 50% in corrispondenza della città di Aosta, ed alcuni valori isolati, con variazioni in più dello stesso ordine di grandezza nel Comune di Pré-Saint-Didier, dove presentano un massimo di 16,3 mg/1 di cloruri.

I solidi sospesi sono quelli che presentano le variazioni più marcate; in effetti al di fuori delle oscillazioni naturali dovute alle variazioni di portata, si evidenziano dei punti con variazioni in più anche di due ordini di grandezza, in periodi definiti: precisamente nella primavera del 1979 in corrispondenza della città di Aosta (max 180 mg/1), nell'estate dello stesso anno nel Comune di Pont-Saint-Martin (max 181 mg/1). Tali variazioni sono confermate dalla comparsa contemporanea di solidi sedimentabili normalmente assenti in tutti i punti di prelievo.

Esiste una seconda classe di parametri che merita un discorso più approfondito; essa comprende: ferro, manganese, rame, piombo, cromo, zinco, BOD5, azoto organico, ammoniaca, fosfati, detergenti.

Questi parametri sono stati analizzati mediando, per ogni singolo punto, tutti i valori disponibili a parte quelli con caratteristiche evidentemente anomale.

I valori così ottenuti sono stati riportati su grafici che mostrano l'andamento di tali medie lungo il corso del fiume. Il grafico n. 1 relativo al ferro mostra un comportamento normale con modesti incrementi in corrispondenza delle città di Aosta, Châtillon, Pont Saint Martin; i massimi rilevabili nell'alto corso della Dora, e precisamente in corrispondenza della Val Veny e di Pré Saint Didier dovrebbero essere interpretabili in base a fenomeni naturali.

Il grafico n. 2, relativo al manganese, mostra chiaramente un andamento regolare e naturale in tutto il corso del fiume con una sola eccezione in corrispondenza della città di Aosta (57 mg/1) dovuta indubbiamente a scarichi industriali.

Il grafico n. 3, relativo a piombo e rame, mostra per il piombo un andamento simile a quello descritto per il ferro: i valori massimi sono molto contenuti e risultano leggermente più elevati solo nella zona di Aosta (19,5 mg/1). Il rame mostra invece una situazione di perfetta normalità con valori molto bassi, del tutto compatibili con i livelli naturali; l'unico massimo presente in corrispondenza del Comune di Châtillon non raggiunge valori anomali (11,8 mg/1).

Il grafico n. 4, relativo a cromo e zinco, mostra per il cromo un andamento regolare con valori molto bassi nell'alta valle e variazioni in corrispondenza dei Comuni di Aosta (10 mg/1), Châtillon (8,6 mg/1) e Hône (11 mg/1). Tutti questi valori sono comunque ben al di sotto dei limiti di pericolosità; è piuttosto interessante notare una certa tendenza verso l'alto di tutta la curva, che indica forse un fenomeno di accumulo. Lo zinco mostra tale fenomeno in maniera molto più evidente; in effetti osservando il grafico si nota come pur nell'ambito degli aumenti e delle diminuzioni dovuti a massimi localizzati vi è una netta tendenza a salire non riscontrabile in nessun altro grafico. Sono comunque presenti modesti massimi per la città di Aosta ed altri più marcati nei comuni di Châtillon (47 mg/1) e Pont Saint Martin (39 mg/1).

Il grafico n. 5, si riferisce al BOD5, azoto organico e ammoniaca. Questi tre parametri sono indici di inquinamento biologico e mostrano un andamento coerente tra di loro; un primo aumento graduale si nota in alta valle in corrispondenza dei Comuni di Morgex e La Salle con valori massimi di 5,8 mg/1 per il BOD5, 0,9 mg/1 per l'azoto e 0,7 mg/1 per l'ammoniaca; successivamente si ha una diminuzione dovuta probabilmente a fenomeni di diluizione ed autodepurazione, seguita da un netto aumento all'altezza della città di Aosta con valori massimi di 8,2 mg/1 per il BOD5, e 2,4 mg/1 per l'azoto, 1,1 mg/1 per l'ammoniaca. Altri picchi sono riconoscibili in corrispondenza di tutti gli insediamenti civili di una certa importanza: in particolare sono nettamente evidenziabili le zone di Châtillon, Saint Vincent, Verrès e Pont Saint Martin.

Il grafico n. 6, relativo ai valori di fosfati e detergenti, anch'essi dovuti principalmente a scarichi civili, mostra un andamento simile a quello del grafico n. 5; si nota peraltro il maggior contributo della città di Aosta per i detergenti sintetici (0,5 mg/1), mentre i fosfati sono presenti con massimi di entità simile in Aosta, Châtillon, St. Vincent e Pont Saint Martin.

TORRENTE RUITOR-VERNEY

Punti effettivi di prelievo: 6 (di cui 2 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 13 - 1980 = 8

L'esame dei dati mostra un comportamento regolare per quasi tutti i parametri dell'arco di tempo esaminato.

Si può evidenziare come interessante un forte aumento di ferro (6700 mg/1), manganese (52 mg/1), rame (17 mg/1), zinco (36/ug/1) nel torrente Ruitor nell'estate del 1979; il BOD5 mostra una punta massima di 3,2 mg/1 sulla Dora di Verney nei primi mesi del 1980. Non si evidenziano comunque punti in cui si possa parlare di inquinamento costante nel tempo.

TORRENTE COLOMBA

Punti effettivi di prelievo: 1 (di cui principali 0)

N° di campioni analizzati: 1979 = 2 - 1980 = 1

Si nota unicamente un forte inquinamento biologico nei primi mesi del 1979 con BOD5 di 12 mg/1.

TORRENTE MONTVERT

Punti effettivi di prelievo: 1 (di cui 0 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 2 - 1980 = 1

Questo torrente ha presentato un forte inquinamento biologico nei primi mesi del 1979 con BOD5 di 44 mg/1, azoto organico di 9,8 mg/1, ammoniaca di 2 mg/1 e cloruri di 8,5 mg/1; nello stesso prelievo si sono evidenziati forti quantità di ferro e manganese. I prelievi successivi hanno invece mostrato situazioni perfettamente normali.

TORRENTI VALNONTEY-URTHIER-GRAND EYVIA

Punti effettivi di prelievo: 6 (di cui 2 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 14 - 1980 = 9

Questi torrenti mostrano un andamento stagionale per i valori del ferro e dello zinco che sono direttamente dipendenti dalle portate. Non si evidenziano particolari punti inquinati, in quanto i valori delle sostanze disciolte hanno un comportamento caratteristico con aumento graduale e continuo dalle sorgenti alla foce, i parametri biologici sono sempre in limiti accettabili.

TORRENTE ARTANAVAZ-BUTHIER

Punti effettivi di prelievo: 11 (di cui 2 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 16 - 1980 = 13

Il torrente Artanavaz non presenta valori anomali per nessun parametro, i prelievi sono stati effettuati tutti nella stessa stagione e non si può quindi studiare la variazione stagionale. Il torrente Buthier, che dispone specialmente nei punti più a valle di numerosi prelievi, mostra un comportamento poco legato alle variazioni di portata ed un aumento delle sostanze disciolte man mano che si procede verso la foce. Si notano alcuni inquinamenti sporadici da ferro (6000 mg/1), manganese (49 mg/1), zinco (340 mg/1) in punti e momenti diversi. Su tutti spicca poi il punto n. 2 di Aosta in cui è presente un inquinamento biologico costante con valori di BOD compresi tra 5,5 e 10,1 mg/1, a cui fanno riscontro valori particolarmente elevati per azoto, ammoniaca, detergenti e fosfati. Il successivo punto 1 mostra un inquinamento simile sebbene più limitato.

TORRENTE SAINT-BARTHELEMY

Punti effettivi di prelievo: 1 (di cui 0 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 0 - 1980 = 1

L'unico controllo effettuato non presenta alcun indice di inquinamento.

TORRENTE CERVINO-MARMORE

Punti effettivi di prelievo: 7 (di cui 2 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 18 - 1980 = 12

Questo torrente presenta alcuni punti particolarmente critici sia dal punto di vista chimico che biologico. In particolare si rilevano dei valori anomali di BOD5: il punto 4 in comune di Valtournenche (6,9 - 11 mg/1) con corrispondenti valori di azoto (4,8 mg/1) e ammoniaca (1,9 mg/1) rilevati nella primavera del 1979 e nel febbraio del 1980; il punto 3 nello stesso (5,5 - 5,6 mg/1) negli stessi prelievi. Scendendo lungo il corso del fiume si giunge al punto n. 1 in Comune di Châtillon che risulta inquinato biologicamente e chimicamente in quasi tutti i controlli: i valori di BOD5 sono sempre elevati (7,8 - 11 mg/1) come pure l'azoto (1,2 mg/1) ed i cloruri (9,2 - 9,9 mg/1). Sono parimenti elevati i contenuti in ferro (max 846 mg/1), manganese (max 39 mg/1), piombo (max 35 mg/1), zinco (max 410 mg/1); anche il rame ed il cromo mostrano dei leggeri incrementi. Infine è presente un elevato inquinamento da solidi sospesi (195 - 1600 mg/1).

TORRENTE CILLIAN

Punti effettivi di prelievo: 2 (di cui 0 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 4 - 1980 = 2

Questo corpo idrico presenta caratteristiche normali e molto costanti dovute anche alla coincidenza dei periodi di prelievo. Emerge un solo dato anomalo peraltro molto elevato: nel punto 2 del Comune di Saint Vincent si è avuta nel febbraio del 1980 una concentrazione di piombo di 72 mg/1.

TORRENTE EVANCON

Punti effettivi di prelievo: 8 (di cui 3 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 19 - 1980 = 16

Questo torrente è paragonabile per tipo di inquinamento al Marmore con valori anomali sporadici nell'alto corso per zinco (60 mg/1) ed un punto inquinato biologicamente: il n. 2 in Comune di Brusson con BOD5 da 4,6 a 5,1 mg/1. Giunti presso la foce il punto n. 1 di Verrès presenta una situazione compromessa dal punto di vista biologico BOD5 (3,9 - 4,6 mg/1) e chimico: piombo 90 mg/1, cromo 22 mg/1, ferro 270 mg/1; occorre precisare che l'inquinamento biologico pur non raggiungendo i valori del Marmore è costantemente presente mentre quello dovuto ai metalli pesanti è episodico.

TORRENTE AYASSE

Punti effettivi di prelievo: 2 (di cui 0 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 2 - 1980 = 1

Questo torrente non presenta nei punti e per i prelievi eseguiti alcun indice di inquinamento.

TORRENTE LYS

Punti effettivi di prelievo: 7 (di cui 2 principali)

N° di campioni analizzati: 1979 = 20 - 1980 = 12

Questo torrente non ha mostrato nella parte alta alcun valore anomalo. Si verificano negli ultimi due punti a valle alcuni inquinamenti episodici con valori elevati di ferro (160 mg/1), manganese (114 mg/1), zinco (43 mg/1) e valore elevati di rame (19 mg/1) e zinco (53 mg/1) nell'ottobre del 1980. Si nota anche un certo aumento della carica biologica con valori di BOD5 che nel punto più a valle variano fra 1,9 e 5,9 mg/1.

LAGHI

I laghi elencati nelle premesse non presentano nella grande maggioranza dei casi parametri anomali; il BOD5 si presenta più elevato nel lago rispetto ai valori dell'immissario e dell'emissario, ma tale fenomeno è perfettamente spiegabile con la natura stessa delle acque lacustri.

Il lago Layet ha presentato dei valori di piombo (1680 mg/1) e zinco (1200 mg/1) incredibilmente elevati; si sospetta quindi che la coppia di inquinanti provenga da una discarica di rifiuti (ad esempio accumulatori elettrici).

Il lago Pierrey presenta elevati valori di ferro (217 mg/1) e manganese (108 mg/1) per i quali non si esclude la possibilità di un'origine naturale.

CONCLUSIONI

Dall'analisi dei dati fin qui esposti emergono le seguenti conclusioni:

- l'inquinamento chimico e chimico fisico, così come è evidenziato dai parametri attualmente analizzati può considerarsi molto ridotto; in particolare per quanto attiene i metalli pesanti e gli altri parametri di natura chimica si può dire che la Dora presenta un andamento sostanzialmente positivo in cui anche i massimi più elevati raggiungono raramente livelli notevoli e comunque non sono mai preoccupanti; i torrenti e i laghi alternano a una situazione di fondo ancora migliore alcuni sporadici fenomeni che, sebbene in qualche caso presentino dei valori molto elevati sono sempre limitati nel tempo e circoscritti a punti ben definiti. Diverso è il discorso per i parametri di tipo biologico: BOD5, ammoniaca, azoto, cloruri, detergenti e fosfati mostrano gli aumenti in punti ben precisi; tali aumenti sono costanti nel tempo sia per la Dora che per i torrenti interessati e si verificano nelle zone corrispondenti agli insediamenti urbani più importanti.

Occorre precisare che la situazione esposta deve indurre a intensificare i controlli sia nel tempo con un maggior numero di prelievi nel corso dell'anno nei punti più critici, sia soprattutto nella qualità, prendendo in considerazione nuovi parametri fra i quali possiamo citare: antiparassitari, idrocarburi, fenoli, cianuri, solfuri, fluoruri, selenio, mercurio, cadmio, arsenio.

Tutte queste sostanze possono costituire una fonte di inquinamento potenziale e non è possibile per ora dare un giudizio sulla loro eventuale presenza; ciò potrà essere fatto solo sulla loro eventuale presenza; ciò potrà essere fatto solo potenziando l'attuale servizio di controllo nell'ambito del piano di risanamento regionale. Si dovrà infine considerare con attenzione il fenomeno degli inquinamenti sporadici, probabilmente dovuti a discariche occasionali o a piccoli scarichi civili o industriali ma non ancora regolamentati.

DISCIPLINA DEGLI SCARICHI DELLE PUBBLICHE FOGNATURE

L'Amministrazione regionale si pone, come obiettivo primario, il raggiungimento di condizioni di qualità delle acque dei corpi ricettori che, alla luce della realtà locale, garantiscono il massimo recupero di salvaguardia delle risorse ambientali non tralasciando l'esigenza di contemplare gli usi delle risorse idriche nel quadro della pianificazione territoriale ed economica della Regione.

Ai fini della disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature, in ottemperanza alle direttive emanate dal Comitato Interministeriale per la tutela delle acque dall'inquinamento, dovranno essere tenuti presenti i seguenti casi:

a) pubbliche fognature che convogliano esclusivamente scarichi provenienti da insediamenti civili;

b) pubbliche fognature che convogliano scarichi provenienti da insediamenti produttivi e da insediamenti civili;

c) pubbliche fognature che convogliano esclusivamente scarichi provenienti da insediamenti produttivi.

Nel caso di cui alla lettera a) si stabilisce per la fognatura di ridotte dimensioni, in deroga ai limiti previsti dalle tabelle allegate alla legge 319, che il rapporto tra la portata dello scarico e quella del corpo idrico ricettore non deve essere superiore ad 1/10. Tale rapporto deve comunque essere rispettato anche nei periodi di minima portata del corpo ricettore.

Nel caso di cui alla lettera b), in assenza di depuratore, quando la presenza di scarichi provenienti da insediamenti produttivi non sia tale da conferire al liquame in ingresso caratteristiche qualitative sostanzialmente diverse da quelle attribuibili agli scarichi provenienti da soli insediamenti civili, si stabilisce quanto previsto per la lettera a). In presenza di depuratore sarà l'Ente gestore a stabilire l'accettabilità o meno dello scarico produttivo e a definire eventuali pre-trattamenti necessari.

Nel caso di cui alla lettera c) restano invariati i limiti fissati per gli insediamenti produttivi dalla legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modificazioni.

In ogni caso in cui lo scarico fognario pubblico o privato versi direttamente in un corpo idrico superficiale deve essere applicato allo stesso un adeguato trattamento di sedimentazione primario.

Per i parametri caratterizzanti la qualità delle acque e riportati nell'allegato 1, dovranno essere rispettati in ogni caso i limiti tabellari indicati nella legge n. 319, integrata e modificata con la legge 650, fermo restando il rispetto dei limiti della tabella A non oltre il termine di cui all'ultimo comma dell'art. 8 della stessa legge n. 319, facendo salve le esigenze particolari, di cui all'art. 26, terzo comma, della legge stessa. Per i parametri riportati nell'allegato 2 vengono forniti i criteri a carattere specifico.

Gli scaricatori di piena di reti fognanti di tipo misto e di reti esclusivamente pluviali dovranno essere dimensionati in modo tale che le portate di supero sversate direttamente nei corpi idrici ricettori abbiano caratteristiche qualitative compatibili con quelle del ricettore con gli usi dello stesso in atto o previsti.

Considerato che gli scaricatori di piena hanno un funzionamento saltuario le acque da essi sversate potranno avere limiti di accettabilità meno ristrettivi di quelle dell'affluente dello scarico finale della rete fognante, fatte salve particolari esigenze di carattere igienico-sanitarie in relazione alla natura ed utilizzo dei corpi idrici ricettori.

Considerata la inscindibilità del problema dei fanghi da quello della depurazione dei liquami, ed al fine di un recupero energetico e nell'intento di realizzare impianti centralizzati più confacenti alle specifiche caratteristiche dei luoghi si promuove la realizzazione di quattro impianti localizzati nell'Alta Valle, Media Valle, Bassa Valle ed Aosta.

Per gli scarichi degli insediamenti civili che non recapitano in pubbliche fognature, tendendo al recupero ed alla salvaguardia ambientale, si prevede di contenere e gradualmente ridurre tali tipi di scarichi promuovendo e favorendo le iniziative che attuino, ove ammissibile sotto il profilo tecnico ed economico, il convogliamento degli scarichi civili in pubbliche fognature. Con un successivo regolamento verranno stabiliti i termini e le modalità per incentivare il progressivo convogliamento in pubbliche fognature.

In ogni caso tali livelli di trattamento non potranno essere inferiori a quelli conseguibili attraverso trattamenti di separazione meccanica dei solidi sospesi e di digestione anaerobica dei fanghi, come conseguibili con le tradizionali pratiche d'uso delle vasche settiche di tipo Imhoff. In relazione a specifici casi richiedenti trattamenti, dovranno essere completati con quello finale della disinfezione. Il trattamento di disinfezione dovrà comunque, essere adottato per gli scarichi provenienti da ospedali o case di cura.

Per quanto concerne il recapito nel suolo o nel sottosuolo verranno applicate le norme contenute nell'allegato 5 della deliberazione del Comitato Interministeriale del 4 febbraio 1977.

Entro 120 gg. dalla data della presente, l'Amministrazione regionale predisporrà un regolamento per l'attuazione delle predette disposizioni.

RIORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE TECNICO-AMMINISTRATIVE PERIFERICHE PREPOSTE AI PUBBLICI SERVIZI DI ACQUEDOTTO, FOGNATURA E DEPURAZIONE

Le funzioni di controllo della qualità delle acque vengono assolte dall'Unità Sanitaria Locale tramite il servizio di Igiene Pubblica e Ambientale, dell'Alimentazione e della Sicurezza nei luoghi di lavoro di cui all'art. 3 della legge regionale 11.3.1981, n. 126. Il sopraccitato servizio è preposto ai pubblici servizi di acquedotto, fognatura e depurazione al controllo di tutti gli scarichi pubblici e privati e del buon funzionamento degli impianti di depurazione.

RILEVAZIONE DELLO STATO DI FATTO DELLE OPERE ATTINENTI AI SERVIZI PUBBLICI DI FOGNATURA E DEPURAZIONE

Lo stato di fatto delle opere attinenti ai servizi pubblici di fognatura e depurazione su tutto il territorio regionale è riportato nell'allegato B facente parte del presente piano.

In esso, su scala comunale, sono riportati per ogni singola frazione i dati relativi alla popolazione residente, alla popolazione complessiva (residente più fluttuante), al tipo di scarico esistente e al corpo ricevente attuale.

Sulle colonne di destra sono indicate le opere necessarie per l'adeguamento della rete fognaria suddivise in rete interna (ove mancante o inadeguata), eventuale collettore fino al punto di scarico previsto, tipo di trattamento previsto e corpo ricevente finale.

Nel complesso si può osservare che risultano ancora prive di rete fognaria n. 555 frazioni comprendenti circa n. 6.600 persone residenti e n. 20.400 persone complessive, pari al 6% della popolazione regionale.

Sono invece già in funzione o in fase di completamento n. 27 impianti comunali di depurazione a ciclo biologico completo a servizio di una popolazione totale di 10.548 persone residente e 37.832 persone complessive.

INDIVIDUAZIONE DEL FABBISOGNO DI OPERE PUBBLICHE E DEFINIZIONE DELLE RELATIVE PRIORITÀ DI REALIZZAZIONE

In relazione alle condizioni di inquinamento superficiali evidenziate nel presente piano e allo stato di fatto delle reti fognarie comunali, sono state individuate in dettaglio nel sopraccitato allegato B le opere necessarie per l'adeguamento in tutto il territorio regionale di servizi pubblici di fognatura e depurazione.

I criteri per la definizione delle priorità di realizzazione degli impianti di depurazione sono stati, oltre alle sopraccitate condizioni di inquinamento dei corpi idrici superficiali, la necessità di prevedere impianti aventi le maggiori dimensioni possibili pur tenendo conto delle particolari condizioni orografiche della Regione, la capacità di autodepurazione dei corsi d'acqua e le condizioni di diluizione garantite dagli stessi.

In ordine di priorità le opere da realizzare sono le seguenti (gli importi presunti sono comprensivi del costo dell'impianto vero e proprio e del costo di collettori);

1 - Impianto di depurazione per il consorzio comunale Aosta-Villeneuve-St. Pierre-Sarre-St. Christophe-Quart-Aymavilles-Jovençan-Gressan-Charvensod-Pollein-Brissogne

L. 6.000.000.000

2 - Impianto di depurazione di Valtournenche

L. 4.850.000.000

3 - Impianto di depurazione di Brusson

L. 1.057.000.000

4 - Impianto di depurazione di Ayas

L. 2.405.000.000

5 - Impianto di depurazione per il consorzio intercomunale Pont St. Martin-Donnas

L. 1.240.000.000

6 - Impianto di depurazione per il consorzio intercomunale Courmayeur-Pré St.Didier-Morgex-La Salle

L. 3.600.000.000

7 - Impianto di depurazione per il consorzio intercomunale Châtillon-St.Vincent (trattasi del potenziamento dell'impianto di St. Vincent già costruito)

L. 805.000.000

8 - Impianto di depurazione di Verrès

L. 433.000.000

TOTALE

L. 20.390.000.000

Le opere di cui sopra sono previste per servire complessivamente una popolazione residente di circa 77.500 persone e una popolazione complessiva di circa 168.000 unità, pari a circa il 68% della popolazione dell'intera Regione.

Nella rimanente parte di territorio, in considerazione del fatto che i fenomeni di concentrazione urbana sono meno pronunciati, si prevede di dotare tutti gli scarichi delle pubbliche fognature di semplici impianti di sedimentazione primaria, come indicato in dettaglio nell'allegato B.

La spesa complessiva presunta per la realizzazione del presente piano, comprendente i sopracitati impianti di depurazione a ciclo biologico completo, i sedimentatori primari nonché la costruzione o l'adeguamento delle reti fognarie e dei collettori ammonta a complessive L. 45.643.000.000.

Presidente - Relatore è l' Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Rollandin, il quale ha facoltà di svolgere la relazione.

Rollandin (UV) - È stato ricordato che la legge 10 maggio '76, n. 319, integrata dalla legge 650 del 24 dicembre '79, stabilisce il 31 marzo come scadenza per la presentazione da parte delle Regioni del Piano regionale di risanamento delle acque.

In incontri che si sono avuti al livello di CIPE ed al livello di Programmazione Economica con gli Assessori alla Sanità e i rappresentanti del Ministero della Sanità, si era vista la possibilità di una deroga che comunque doveva essere contenuta, ed è per questo che ci presentiamo a questo appuntamento leggermente in ritardo. Voglio subito dire però che il termine minimo è ancora valido, quindi possiamo presentare il Piano senza correre rischi di non vederci accettato questo lavoro.

Il Piano contiene la rilevazione dello stato di fatto delle opere attinenti ai servizi pubblici di acquedotto, fognatura e depurazione - questo è quanto prevedono le leggi citate in precedenza - l'individuazione del fabbisogno di opere pubbliche attinenti ai servizi di cui alla lettera a) e la definizione delle relative priorità di realizzazione. La definizione dei criteri di attuazione, delle fasi temporali di intervento e dei relativi limiti intermedi di accettabilità per tutti i tipi di scarichi; l'individuazione degli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei servizi di cui alla lettera a), cioè per fognatura e depurazione; l'organizzazione delle relative strutture tecnico-amministrative e di controllo degli scarichi anche in relazione agli adempimenti previsti dalla legge 833, concernente "Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale".

Poiché la legge prevede che il piano in argomento venga predisposto, sentiti i Comuni interessati, da parte della Giunta si è provveduto ad inviare copia del piano ai Comuni, ognuno dei quali, per quanto di propria competenza, ha avuto copia del progetto predisposto dall'Assessorato ai Lavori Pubblici. A seguito del confronto con i loro tecnici, abbiamo avuto la risposta da parte dei Comuni e, come è detto nella relazione, 50 Comuni su 74 hanno fatto pervenire risposta scritta; altri hanno riferito per vie brevi che erano d'accordo sull'impostazione e che non c'erano omissioni. Infatti, se ricordate, al momento dell'illustrazione del precedente piano era stato fatto rilevare da più Consiglieri che nelle tabelle vi erano notevoli inesattezze dovute al fatto che non c'era stato da parte dei Comuni un controllo delle tabelle malgrado ci fosse stata già allora una consultazione. Quindi c'erano delle carenze che con questo nuovo piano si è cercato di colmare, e speriamo effettivamente che non ci siano ulteriori errori, salvo possibili errori materiali.

Sono state del pari inserite nel piano le risultanze di due anni di rilevamenti effettuati dai Servizi regionali sui corsi d'acqua superficiali dell'intero territorio regionale per stabilire il livello di inquinamento degli stessi. In relazione a questi studi espletati si è potuto individuare gli interventi da realizzare sul territorio, e stabilire una priorità che compare in relazione.

La relazione, che è stata predisposta congiuntamente dagli Uffici dell'Assessorato alla Sanità e dell'Assessorato ai Lavori Pubblici - da parte del Dott. Maggiorato per quanto riguarda i Laboratori, da parte, da parte dell'Ing. Berti e del Geom. Meloni per quanto riguarda l'Assessorato ai Lavori Pubblici - rappresenta un primo programma completo degli interventi che la Regione, in applicazione delle leggi sopraccitate, intende portare avanti in questi anni.

La relazione è sufficientemente ampia. Vorrei solo riprenderne alcuni punti. Si prendono in considerazione gli aspetti dell'inquinamento legati ai due anni di sopralluoghi e ai due anni di ricerche che sono stati fatti nei vari punti di prelievo che ritenevamo indicativi di una situazione locale e che sono serviti a determinare un'indicazione di massima sugli interventi da eseguire.

Vengono affrontati e discussi i problemi relativi all'impegno politico-amministrativo della Regione per il risanamento dei corpi idrici superficiali e per lo studio dell'ambiente in genere; vengono inoltre riportati i dati ottenuti dalle analisi effettuate sul fiume Dora, nei torrenti, nei laghi e nella rete potabile.

La premessa è di ordine tecnico-politico, ed è seguita da una descrizione di appunti metodologici relativi allo studio dei corpi idrici, da una sintesi di dati batteriologici ottenuti dai rilievi attuati, dagli aspetti chimici e chimico-fisici dell'inquinamento idrico, dalla disciplina degli scarichi, dalla rilevazione dello stato di fatto delle opere attinenti ai servizi pubblici di fognatura e depurazione, dall'individuazione del fabbisogno di opere pubbliche e dalla definizione delle relative priorità di realizzazione. Nella premessa si fa cenno al significato di questo piano e a quale sia il rapporto che deve sussistere nella catena biologica tra gli agenti che determinano i rapporti tra l'ambiente e l'ospite.

Non sto a rileggere punto per punto quanto penso sia a conoscenza dei singoli Consiglieri. Penso che siano messi in adeguato rilievo i punti fondamentali delle scelte che devono essere fatte in relazione alla salvaguardia dell'ambiente, di cui in questo momento si tratta la parte relativa all'inquinamento idrico che chiaramente non può essere distinto in modo netto dall'inquinamento atmosferico e da quello del suolo, in quanto l'inquinamento idrico sappiamo che coinvolge gli altri due tipi in modo indiretto, e quindi nell'affrontare il problema di questo si viene ad affrontare di conseguenza anche gli altri due. È una questione di prevenzione, che apre notevoli problemi.

Si dice nella relazione della problematica legata alla situazione economica generale che pone anche di fronte a delle scelte tra gli investimenti che vengono fatti in questo campo e i benefici che se ne ottengono. Benefici che non sono sempre facilmente individuabili a prima vista, in quanto sappiamo che i danni legati all'inquinamento non sempre sono così microscopicamente visibili da saltare immediatamente all'occhio, in modo che anche l'opinione pubblica venga sensibilizzata sui danni che può arrecare l'inquinamento di un determinato tipo. È quindi difficile in prima istanza quantificare i danni che potrebbe arrecare l'inquinamento e, in parallelo, i benefici che si possono ottenere, per cui non è sempre agevole dare una giustificazione immediata del rapporto tra l'investimento, che è quantificabile e che qui abbiamo cercato di quantificare, e il beneficio economico che se ne ottiene.

Sono state fatte considerazioni, dicevo, in ordine politico e sociale, oltre che economico, che riteniamo valide, relative agli insediamenti industriali, agli investimenti in quei settori e all'intervento dell'Ente pubblico per coordinare queste attività e per fare applicare le leggi vigenti in modo da eliminare questo pericolo. Si è pure fatta un'analisi dettagliata dell'inquinamento batteriologico, tenendo conto che la parte della depurazione attuata al momento è molto limitata, per cui l'inquinamento batteriologico è ancora presente in modo preponderante sull'asse della Regione - difatti si fa una distinzione ben precisa tra la situazione del fondo Valle e quella delle Valli. Stessa considerazione va fatta per la relazione che riprende gli aspetti chimici e chimico-fisici dell'inquinamento idrico in Valle. A questo proposito va detto che la scelta che ne è stata fatta a livello regionale è quella di indirizzare i Laboratori di Igiene e Profilassi soprattutto a seguire questa parte preventiva. Conseguente a questa scelta è l'ammodernamento delle attrezzature, oltre che la specializzazione del personale e quindi i corsi di qualificazione anche per i tecnici d'ambiente. Tutto questo lo prevedono le leggi che ho citato prima, lo prevede l'inquadramento successivo negli organici dei ruoli nominativi, come è previsto dalla riforma sanitaria. Quindi questi sono i passi che vanno svolti parallelamente per arrivare ad avere da una parte il personale, dall'altra le strutture che siano sufficienti a svolgere queste indagini che ci daranno l'esatta situazione della nostra Valle, per poter prendere i provvedimenti più adeguati.

Viene poi fatta una considerazione sulla gradualità da seguire per ottenere gli adeguamenti alle tabelle che la legge prevede. Un sistema di grafici, che è riportato in relazione, visualizza la situazione attuale, rendendo facilmente comprensibile ad un'occhiata anche sommaria, Comune per Comune, quali siano le punte fondamentali e quali gli aspetti da tenere in particolare considerazione in questo discorso. Vale poi la considerazione che viene fatta per le scelte e di conseguenza le priorità da adottare.

Lo stato delle opere attinenti ai servizi di fognatura e depurazione, che rende bene quale è la situazione attuale e che cosa può essere fatto di immediato.

La quantificazione delle opere, che tiene conto delle scelte che erano già state fatte nel primo piano di risanamento e su cui si sono mossi i Comuni, e su cui soprattutto si è cercato di indirizzare anche le scelte dei singoli Comuni per evitare che ci fosse una corsa a prevedere in zone non idonee, o comunque parcellizzando eccessivamente l'intervento comunale. Noi sappiamo, e l'avevamo già detto nelle precedenti riunioni, che il problema della depurazione non è solo nella costruzione degli impianti, ma è anche, e direi soprattutto, nella gestione degli stessi.

Nell'illustrazione del piano iniziale si era anche detto delle difficoltà incontrate per far funzionare, laddove esistono, gli impianti di depurazione, e delle ricerche che si stanno facendo per arrivare a dei sistemi di depurazione ottimali, che superino anche gli impianti attuali. A questo proposito va tenuto presente lo sforzo che viene fatto anche negli altri paesi, quanto è già stato programmato e fatto nelle nazioni vicine, in particolare nella Svizzera e in Francia. In Italia il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha un progetto finalizzato relativo all'inquinamento delle acque, come ce l'ha per gli altri tipi di inquinamento, e sta vagliando anche a questo livello quali sono le soluzioni ottimali, tenuto conto delle difficoltà che vengono incontrate. Infatti non può dare un impianto standard valido per tutte le zone in quanto - e mi riferisco in particolare alla nostra Valle - già solo le basse temperature raggiunte nelle nostre valli creano dei problemi non indifferenti per lo smaltimento dei fanghi e metterebbero in crisi impianti di depurazione che invece in pianura possono funzionare benissimo. Su questo argomento in particolare l'Institut National des Recherches Chimiques Appliquées, francese, che è uno dei più qualificati d'Europa, sta portando avanti un progetto-pilota per vedere di dimensionare a seconda delle esigenze impianti ad hoc per l'inquinamento delle acque, dividendo anche questo settore in quelli che sono gli aspetti singoli, sempre relativamente all'inquinamento delle acque. Difatti il lavoro si divide in 3 settori: individuazione e stima concessa al perfezionamento di metodi di dosaggio e identificazione degli inquinanti e loro metabolici; depurazione biologica, depurazione chimico-fisica; studi su scale pilota in luoghi industriali, interventi locali con prelevamenti e analisi delle acque sotto richiesta di Enti pubblici e industrie. Questo per dire come il problema sia sentito e vada seguito al livello non solo regionale, ma a più ampia dimensione.

Sempre in relazione a questo problema, per quest'anno sono già preventivati diversi convegni a cui parteciperanno i tecnici della Regione per acquisire le eventuali nuove metodologie che usciranno da questi studi e da questi convegni, dove relazioneranno tecnici di livello internazionale.

Per quanto riguarda i provvedimenti di competenza, va detto che, oltre ad avere regolamentato con delibera precedente il modello da applicare e come ci si debba orientare per avvicinarsi progressivamente a quelli che sono i limiti, nella relazione è illustrata in particolare la scelta che è stata fatta per le zone che non hanno la possibilità di allacciarsi direttamente alle fognature. Zone di case sparse o di raggruppamenti minimi, in cui si sa che, per le condizioni geografiche, non sarebbe possibile ricondurre ad una rete fognante principale e quindi convogliare un impianto di depurazione. Per questo è detto che almeno deve essere fatto lo sforzo di ricondurre in un torrente o in un corso d'acqua che abbia la portata dieci volte superiore a quella che è l'affluenza delle acque luride. Questa è una scelta che è stata voluta e sollecitata dalle stesse Amministrazioni comunali che si trovavano molto spesso a prendere in considerazione questi problemi senza sapere come intervenire, e viene a normare un problema che era sentito dalle Amministrazioni comunali in modo specifico.

Gli interventi finanziari sono stati decisi dal CIPE; per quanto riguarda l'assegnazione alla Valle d'Aosta saranno oggetto di un prossimo provvedimento. Per la parte industriale la quota degli interventi che è stata assegnata a noi, che già era oggetto di una delibera precedente, è del 7%; saranno fatti gli investimenti rispetto alla quota di 4.632.000.000, più le integrazioni, che ammontano circa a 10 miliardi, per gli investimenti di maggiore interesse, quale quello di Aosta e Comuni limitrofi. A questo punto va detto che ultimamente è stato cambiato lo statuto del precedente Consorzio che riguardava solo i Comuni di Aosta, Saint-Christophe e Pollein, poiché hanno aderito a questa iniziativa vari Comuni, come Arvier, Brissogne, Quart, Sarre che quindi faranno parte di questo Consorzio e potranno permettere così la progettazione di una rete fognante che convogli tutte le acque in un unico depuratore, con i vantaggi che si riferiscono al problema delle difficoltà di depurazione a cui accennavo prima. Lo stesso discorso vale per altri Consorzi di Comuni che stanno portando avanti questo problema e stanno cercando la soluzione tecnica per avere impianti di depurazione unificati.

È importante che nel momento in cui c'è questa disponibilità economica la si utilizzi al più presto per queste opere pubbliche, in quanto non è da dimenticare che con la depurazione - quindi con questa legge - ci sono fondi e finanziamenti anche per la rete fognante, che noi sappiamo costituire un problema molto grave per tanti Comuni. Con questo piano si dà un programma generale che tiene conto delle esigenze di massima e a cui si potrà fare riferimento. Difatti nella richiesta di finanziamento si farà riferimento a questo piano preciso, e sarà necessario il nulla osta degli organismi regionali per mandare avanti richieste di mutuo, richieste di finanziamento per costruire delle opere. Quindi è auspicabile che questa procedura venga seguita e che ci sia un indirizzo su quello che è il risanamento e sulla condotta che si deve tenere per affrontare questo problema.

Per quanto riguarda i grafici vorrei solo completare. Sono stati fatti ultimamente e sono a disposizione, eventualmente, per la consultazione, grafici che tengono conto degli impianti di depurazione che attualmente abbiamo in Valle. Vorrei ricordare brevemente che sono esistenti o in fase di costruzione impianti di depurazione a Courmayeur - impianto di depurazione biologica; a La Salle - impianto di depurazione biologica, questo già funzionante anche se ultimamente ha avuto delle grosse difficoltà; Cogne - impianto di depurazione con Imhoff e percolatore (?) rotante; Gignod - impianto di depurazione, sempre con Imhoff; Etroubles, Ollomont, Brissogne, Sarre, Charvensod, Pollein, St. Marcle, Gressan, Nus, Challand-Saint-Victor, Gressoney, Lillianes, Fontainemore e Issime. Queste sono le sedi di impianti che o sono già stati costruiti o sono già progettati e in costruzione.

Come ci si potrà accorgere facilmente dalla tabella degli impianti, ce ne sono alcuni che ho citato - ad esempio quello di Pollein - che verranno superati, al momento della depurazione unica, dal nuovo impianto e quindi molto probabilmente saranno disattivati. Questo è un problema che si è posto non solo per quel Comune ma anche per altri che ho citato.

La speranza è che nell'unificare al massimo questo discorso non ci si riduca a creare solo delle strutture, ma si possa avere un organismo tecnico, di cui si sta predisponendo un progetto, che possa essere di supporto alle Amministrazioni comunali - quindi con tecnici comunali - per seguire questi impianti e far sì che funzionino effettivamente. La considerazione triste è che al momento attuale gran parte di questi depuratori non funzionano proprio per questioni di costruzione o di portata - nelle acque di depurazione vengono convogliate sia le acque luride che quelle di scarico normali, per cui quando ci sono grosse piogge i sistemi di depurazione vanno in crisi. Si spera che con questo piano, che è finanziabile e quindi può essere realizzato, si possano superare queste difficoltà essenzialmente tecniche e dare un avvio al risanamento delle acque della nostra Regione.

Volevo avvisare che mancano alcuni dati; infatti laddove ci si riferisce ai punti di prelievo, i dati sono in bianco, non so se è stato notato; è stato un errore materiale di cui ci scusiamo.

Invece viene proposta una modifica, relativa a quanto ho scritto a pag. 44, in relazione al periodo che viene previsto per il regolamento di attuazione delle disposizioni contenute nella relazione. Qui era detto 120 giorni; con questo periodo si giunge ad agosto, e sarebbe piuttosto difficile arrivare a formulare una regolamentazione sufficiente in questo lasso di tempo; da parte degli Uffici viene chiesto pertanto di prorogare questo periodo e di dare tempo sei mesi per vagliare un regolamento che sia adeguato alle richieste. Questa sarebbe quindi una richiesta che non so se chiamare emendamento; comunque una variazione a quello che è previsto nella relazione.

La spesa globale ho già detto che ammonta a 45 miliardi; d'altra parte è indicata nella relazione, e non vorrei rileggere o ripetere cose che penso già si conoscano, o che almeno conoscono quelli che hanno letto la relazione.

Presidente - È aperta la discussione generale sull'oggetto n. 28. Chi chiede la parola?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Péaquin, ne ha facoltà.

Péaquin (PCI) - Il Consiglio regionale deve approvare questo provvedimento proprio in adempimento della legge 319 e della legge 650 con le modifiche apportate. Il Consiglio aveva già approvato un anno fa un primo piano di risanamento - lo ricordava anche l'Assessore - che era incompleto, e anche in quest'aula erano state fatte rilevare alcune grosse dimenticanze, per le quali addirittura non erano stati inclusi dei villaggi abbastanza importanti della nostra Regione.

Ho letto attentamente il piano che oggi ci viene proposto, che mi sembra abbastanza completo, di cui apprezzo in particolare la premesse dell'allegato A, nella quale viene fatta un'analisi politico-amministrativa della situazione, si cerca di individuare le cause dell'inquinamento e si fa tutta una valutazione politica che ritengo abbastanza positiva. Con questo piano si dovrebbe avere finalmente una fotografia precisa della situazione nella nostra Regione e si dovrebbe di conseguenza operare in modo concreto.

L'Assessore ci ha parlato della possibilità di finanziamenti per realizzare queste infrastrutture; mi pare che questi siano alla base dell'azione, anche se dobbiamo dire che senza i finanziamenti no si fa niente, senza la volontà degli amministratori si fa altrettanto poca cosa. E devo dire che l'attenzione che il Consiglio oggi ha prestato a questo argomento non è stata delle migliori; la presenza in quest'aula di pochissimi Consiglieri ha dimostrato che la bella, lunga ed esauriente relazione fatta dall'Assessore è rimasta e rimarrà lettera morta per tanti Consiglieri i quali potranno risentirsi la registrazione, ma hanno perso questo momento importante. Mi auguro che essi vorranno recuperare questa perdita d'informazione leggendosi la relazione presentata e cercando di operare concretamente in seguito.

Dalla relazione è emerso anche che nella nostra Regione ci sono ancora 555 villaggi sprovvisti di opere di urbanizzazione, dato che mi pare abbastanza rilevante, e che ci sono 6.600 persone in questi villaggi per le quali bisogna risolvere questi problemi. Direi che è interessato direttamente anche l'Assessore ai Lavori Pubblici, che spero vorrà intervenire con tutte le possibilità che ha per realizzare queste strutture.

Non mi soffermo oltre su questo piano se non invitare ancora tutti gli amministratori regionali ad operare e per augurarmi che anche i Comuni che non hanno ritenuto di rispondere a quanto era stato loro proposto lo facciano quanto prima. Mi è parso, in altre occasioni, che nei Comuni suscitasse un senso di fastidio il fatto di dover istruire le pratiche per gli scarichi a suo tempo fatti; non vorrei che quelle situazioni siano poi di freno all'applicazione di questo piano.

Comunque, l'invito è ancora a tutti di prendere in seria considerazione questa proposta di piano per andare alla sua realizzazione, perché è condizione essenziale di difesa dell'ambiente, di difesa della salute e del nostro territorio.

Presidente - Ci sono altri che prendono la parola? Nessuno prende la parola.

L'Assessore Rollandin vuole aggiungere ancora qualche cosa prima che passiamo alle dichiarazioni di voto e al voto?

La parola all'Assessore Rollandin

Rollandin (UV) - Molto brevemente, per sottolineare anche con un esempio quanto diceva il Consigliere Péaquin sulla scarsa partecipazione da parte dei Comuni. Il Consorzio che doveva comprendere i Comuni di Aosta, Villeneuve, Saint-Pierre, Sarre, Saint-Christophe, Quart, Aymavilles, Jovençan, Gressan, Charvensod, Pollein e Brissogne, che pertanto dovrebbe comprendere, non tanto come numero di Comuni ma come persone, più della metà della popolazione della Valle d'Aosta e quindi dare un colpo non indifferente alla soluzione dei problemi, questo Consorzio, come dicevo nella relazione, deve essere ancora ufficialmente formato. Per ora cioè si sono solo espressi favorevolmente i singoli Consigli comunali e solo ultimamente - nonostante sapessero che questo problema aspettava da tempo una soluzione, perché altrimenti non so come faremmo a risolvere i problemi di depurazione, risolvere i quali è un obbligo; teniamo conto che per far rispettare questa legge c'è stato anche l'interessamento degli organi superiori i quali hanno invitato i Sindaci a dire quali provvedimenti avevano preso. Tuttavia a questo livello effettivamente da pare di qualcuno c'è spesso un po' di leggerezza per quanto riguarda l'attenzione da dare a questi problemi, che non sono dei più facili ad affrontare; il che non vuol dire che debbano essere accantonati.

La stessa cosa vale per quanto riguarda le risposte ed il controllo delle tabelle che noi abbiamo inviato in base alla considerazione che se c'è un controllo effettivo anche il documento risulta più completo. Da parte dell'Assessorato ai Lavori Pubblici c'è stato un lavoro estenuante per seguire e mettere a disposizione dei singoli Comuni i tecnici, andare sul luogo, verificare; quando infine la tabella è stata stilata e mandata al controllo dei Comuni, molti di questi, come dicevo, non hanno nemmeno preso in considerazione la possibilità di vedere se essa corrisponde al vero o meno. Questo lavoro è stato fatto congiuntamente dall'Assessorato ai Lavori Pubblici per tutto quello che riguarda la parte attuativa e la parte di verifica, e dall'Assessorato alla Sanità per la parte di controllo dell'inquinamento, e, nonostante ci fosse, ripeto, la disponibilità a mettere a disposizione i mezzi per fare questo, è stato sovente disatteso, e non si è fatta molta attenzione a questo problema, che invece è di vitale importanza. Solo quando si vedono i danni si pretenderebbe di risolverli tutto d'un colpo, mentre è evidentemente impossibile sopperire rapidamente ai danni che si sono nel tempo prodotti.

Quindi ritengo che l'attenzione dei Comuni vada sollecitata. Da parte della Giunta si è tentato di farlo con ripetuti inviti e solleciti ad attenersi a quanto era stato predisposto. Speriamo che a una maggiore disponibilità si arrivi anche con l'avvio della riforma sanitaria e che coloro che si prendono carico della salute tengano conto che una parte della salute, come ho detto in relazione, dipende dalle condizioni ambientali, che siano le più rispondenti possibili ai livelli ottimali, e quindi che si facciano carico anche di questo problema.

Presidente - Colleghi Consiglieri, ci sono dichiarazioni di voto?

Il Consiglio è chiamato a pronunciarsi mediante votazione palese sulla deliberazione che viene proposta all'oggetto n. 28, consistente in due punti, uno dei quali riguarda l'approvazione degli allegati A e B.

Informo il Consiglio che nel mettere in approvazione il deliberato si considerano così completate le righe mancanti a pag. 9 dell'allegato A:

186 rilievi e prelievi sui torrenti della Regione;

163 rilievi e prelievi sul fiume Dora Baltea;

51 rilievi e prelievi sugli acquedotti.

Così come a pag. 44, si deve intendere, nella penultima riga: "Entro sei mesi dalla data della presente, l'Amministrazione regionale predisporrà un regolamento per l'attuazione delle predette disposizioni".

Ci sono obiezioni su queste due modifiche, cioè l'integrazione per dati mancanti di pag. 9 e la correzione di pag. 44? Ci sono dichiarazioni? Non ce ne sono. Il Consiglio allora è d'accordo.

Ci sono dichiarazioni di voto? Non ci sono dichiarazioni di voto.

Con le correzioni a pag. 9 e a pag. 44, di cui ha dato notizia l'Assessore Rollandin e che io ho confermato con le cifre, il Consiglio è chiamato ad approvare la deliberazione concernente l'oggetto n. 28.

Presidente - Metto in approvazione l'oggetto n. 28.

Esito della votazione:

Presenti: 24

Votanti: 24

Favorevoli: 24

Approvata all'unanimità.

Presidente - Colleghi Consiglieri, visto che abbiamo soprasseduto alla trattazione dell'oggetto n. 27, per non continuare ad andare avanti o indietro nell'ordine del giorno io, scusandomi con l'Assessore Borbey, pregherei, se non ha niente in contrario, l'Assessore Rollandin di completare gli argomenti di cui è relatore, esauriti i quali riprenderemo quelli che riguardano l'Assessore ai Lavori Pubblici.

L'Assessore Rollandin è d'accordo, precediamo con la trattazione dell'oggetto n. 29.