Oggetto del Consiglio n. 2474 del 22 novembre 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2474/XIV - Interpellanza: "Iniziative per controllare e ridurre il fenomeno dell'assimilazione dei rifiuti".
Rosset (Presidente) - Punto n. 9 dell'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il Consigliere Roscio; ne ha facoltà.
Roscio (ALPE) - Per illustrare questa iniziativa che rischia di cadere un po' in aspetti tecnici, vorrei fare giusto due precisazioni. Forse non tutti conoscono questo problema dei rifiuti assimilabili, né cosa sono. Brevemente, sono rifiuti che hanno una natura che è confrontabile con i rifiuti urbani prodotti dalle utenze domestiche, ma in generale hanno una provenienza che non è quella: provengono da attività commerciali, industriali o artigianali e quindi dovrebbero seguire un percorso, anche dal punto di vista economico, diverso da quello seguito normalmente dai rifiuti. La regolamentazione del percorso sta ad oggi in capo agli Enti locali, in particolare ai Comuni.
Do la motivazione di questa iniziativa. Andando a vedere le pubblicazioni dell'Osservatorio regionale sui rifiuti, abbiamo notato che fino ai dati relativi al 2010 si metteva in evidenza questa problematica, dopodiché i dati di questa produzione, e anche i relativi costi, non sono più stati aggiornati e sono spariti dall'Osservatorio. Sono dati che hanno una certa importanza, e vado subito a spiegarne il perché. Questa assimilazione che avviene di fatto produce un inquinamento della raccolta differenziata: se io nel multimateriale butto un sacco pieno di indifferenziato, il guadagno che derivava da quel multimateriale viene vanificato, quindi il lavoro di molti cittadini che hanno cercato di operare al meglio viene vanificato non dal punto di vista ambientale, ma economico. Secondo punto: ovviamente aumentando questo tipo di conferimento aumenta anche la produzione complessiva dei rifiuti, e siccome chi conferisce lo fa in cassonetti destinati alle raccolte urbane, queste vengono pagate dai cittadini, per cui ci sono dei costi in più a carico dei cittadini, che sono indebiti.
Altro punto: spesso e volentieri chi conferisce in questo modo non fa attenzione ad una corretta differenziazione dei rifiuti, per cui conferisce e aumenta la produzione ma non aumenta la raccolta del differenziato, quindi è un minor introito. Sostanzialmente tutti questi aspetti si configurano alla fine in un danno economico nei confronti della collettività, che invece cerca di operare bene.
Nonostante si sia approvato in Valle d'Aosta un nuovo Piano di gestione dei rifiuti che prevede tutta una serie di iniziative che vanno dal riconoscimento dell'utenza all'applicazione delle tariffe secondo il principio "chi inquina paga", ad oggi queste pratiche non sono ancora diventate realtà e la conseguenza è che vi sono dei danni. Il mancato presidio dei cassonetti, unito alla raccolta stradale e ad uno scarso controllo in alcuni casi del territorio, consente questa pratica che è deleteria. Laddove sono stati invece introdotti dei sistemi di raccolta domiciliarizzati, che non vuol dire per forza quello del porta a porta, ma sistemi che consentono il riconoscimento dell'utenza - come d'altronde sarebbe previsto anche nel nostro Piano di gestione dei rifiuti - mediamente si ha una riduzione del 20 percento della produzione complessiva dei rifiuti, il che vuol dire: minori costi di discarica, un innalzamento dei livelli di recupero del differenziato e quindi, complessivamente, dei vantaggi economici. Questa è la spiegazione.
Con la nostra interpellanza vogliamo chiedere se presso l'Assessorato siano stati raccolti dei dati - è dal 2010 che non ne abbiamo più - o almeno delle stime dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo del fenomeno; in seconda battuta, se e quali iniziative si intendono assumere per controllare e ridurre questo fenomeno, che alla fine - come ho già detto in premessa - costituisce un vantaggio per chi conferisce ma uno svantaggio per la collettività.
Dalle ore 10:07 assume la presidenza il Vicepresidente Viérin Marco.
Viérin M. (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Bianchi.
Bianchi (UV) - Come ha ben esposto il collega Roscio, l'assimilazione è un problema.
Innanzitutto, in via preliminare e prima di entrare nel dettaglio della risposta dell'interpellanza, occorre tenere presente che l'assimilazione dei rifiuti speciali a rifiuti urbani è disciplinata da una normativa statale che rientra nelle competenze esclusive dello Stato. L'articolo 184 della n. 152 indica chiaramente che possono essere assimilati agli urbani i rifiuti speciali provenienti da attività diverse da quelle domestiche, purché non pericolosi e che risultino qualitativamente e quantitativamente assimilabili ai rifiuti domestici. L'articolo 195, sempre della n. 152, indica chiaramente che è attribuita - come aveva già evidenziato lei - la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l'assimilazione ai fini della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani, e che a tal fine è prevista l'emanazione da parte del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare di uno specifico decreto d'intesa con il Ministero dello sviluppo economico. Tale articolo inoltre specifica espressamente che non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali a servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico. Allo stesso modo non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all'articolo 4, sempre del decreto legislativo n. 114/1998. Tali limiti sono: esercizi aventi superficie di vendita non superiore a centocinquanta metri quadrati nei Comuni con popolazione residente inferiore a diecimila abitanti, e duecentocinquanta metri quadrati per i Comuni con popolazione residente superiore ai diecimila abitanti. Sempre per inquadrare la problematica sull'aspetto legislativo, l'articolo 198 della n. 152 stabilisce che siano i Comuni - come evidenziava lei, collega Roscio, anche se qui in Valle non sono i Comuni, bensì i subAto, chiaramente - con propri regolamenti a disciplinare il servizio di gestione dei rifiuti urbani e l'assimilazione per qualità e quantità dei rifiuti speciali non pericolosi e dei rifiuti urbani secondo i criteri dell'articolo 195, ferma restando la definizione dell'articolo 184.
Chiarito questo aspetto, entriamo sulle singole domande. Così come delineato il quadro normativo, con riferimento al quesito n. 1: "se vi siano dati, o almeno stime, quantitativi e/o qualitativi relativi ai rifiuti assimilati", le informazioni in merito ai quantitativi di rifiuti speciali qualitativamente e quantitativamente assimilabili agli urbani potranno essere disponibili nel momento in cui saranno ridefiniti i piani di organizzazione e gestione dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani da parte dei nuovi subAto - quindi parliamo dei cinque - così come individuati dal Piano regionale di gestione dei rifiuti, nonché approvati i nuovi regolamenti per la disciplina dei servizi medesimi. Tali regolamenti dovranno infatti riportare le modalità di assimilazione, tenuto conto delle disposizioni attualmente vigenti a livello statale anche in mancanza del decreto ministeriale previsto. A tale proposito, con il documento predisposto dalla struttura regionale competente in materia di rifiuti e riportante le indicazioni per la redazione dei nuovi piani di subAto, documento attualmente all'esame preliminare da parte delle strutture tecniche dei subAto, sono state fornite indicazioni per l'applicazione delle disposizioni statali richiamate al fine di consentire un censimento delle attività, i cui rifiuti prodotti non pericolosi possano essere oggetto di una prima assimilazione, applicando le norme statali vigenti in assenza del decreto previsto.
Relativamente al punto n. 2: "quali azioni si intendano intraprendere per controllare e ridurre il fenomeno dell'assimilazione de facto", l'individuazione delle modalità di controllo per evitare l'improprio conferimento attraverso il sistema di raccolta dei rifiuti urbani previsto per gli utenti domestici di rifiuti derivanti da attività non domestiche devono essere esplicitate nei regolamenti dei subAto. So che alcuni subAto oggi stanno facendo dei controlli. Sappiamo che diversi subAto hanno avviato azioni di controllo sul territorio presso i punti di conferimento, proprio per ridurre eventuali fenomeni anomali di conferimento di rifiuti. Peraltro, per quanto di competenza della Regione, tutti i conferimenti di rifiuti effettuati presso il centro regionale di trattamento dei rifiuti urbani - quindi tutti: urbani e assimilati - vengono sottoposti a controlli visivi per verificare eventuali conferimenti anomali. A seguito dei controlli eseguiti vengono quindi effettuate le dovute segnalazioni ai subAto interessati, con la specificazione delle anomalie rilevate, e addebitati i relativi costi di eventuale separazione delle frazioni valorizzabili e di smaltimento di quelle non recuperabili. Dalle risultanze dei controlli giornalieri eseguiti nel 2016, quindi fino a fine ottobre, ad oggi sono state rilevate ottantanove situazioni di conferimenti anomali, per le quali sono state avviate le procedure di segnalazione ai subAto competenti.
Mi sembra di aver risposto alle sue domande.
Dalle ore 10:12 riassume la presidenza il Presidente Rosset.
Rosset (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Roscio; ne ha facoltà.
Roscio (ALPE) - Grazie Assessore per la risposta, che però mi lascia non particolarmente soddisfatto. Cerco di spiegare le motivazioni.
Lei mi ha fatto tutto un excursus sull'assimilazione de iure: quello che succede secondo la legge. A noi premeva invece di più sottolineare quello che succede di fatto, e di fatto immagino che l'Assessorato e l'Assessore conoscano meglio di noi cosa succede sul territorio. Penso che quando arrivano in discarica gli automezzi e si fanno i controlli vi siano quotidianamente delle anomalie non solo sull'indifferenziato, ma anche sul differenziato, quindi la nostra preoccupazione non è tanto su come avviene l'assimilazione, perché quella avviene secondo le regole, e non vedo motivazioni per distinguere un cartone per esempio prodotto da un'utenza domestica rispetto ad uno prodotto da un'utenza artigianale, non vi è motivazione. Vi è invece motivazione laddove del materiale completamente indifferenziato viene conferito per esempio nella carta. Ho della documentazione e queste cose banalmente le riscontro tutti i giorni: laddove vi sono raccolte stradali non presidiate, il conferimento improprio non corretto avviene quotidianamente. È vero che le verifiche competerebbero ai sotto Ambiti, però generalmente succede che, anche dopo la segnalazione, i sotto Ambiti si giustificano con il fatto che dovrebbero mandare i Vigili, che però sono occupati, hanno mille altre cose da fare, per cui non si riesce a fare.
La motivazione della nostra iniziativa non è quella di fare un rimprovero all'Assessore, ma è quella di riuscire a capire quanto è rilevante questo fenomeno e come fare per ridurlo, perché se la Regione dice che compete ai sotto Ambiti, i quali a loro volta denunciano una mancanza di risorse per cui non riescono a farlo, alla fine è un gatto che si morde la coda, con la conseguenza che alla fine chi paga sono i cittadini. Sarà colpa anche della crisi che continua a permanere, ma è un fenomeno che, anziché diminuire, è in aumento. Osservazioni mie personali dirette testimoniano che, mentre prima succedevano di notte - perché ovviamente queste cose sono improprie e la gente lo sa - ora avvengono anche di giorno poiché si sa che non ci sono più i controlli. Pertanto chi ha bisogno di sversare in maniera sistematica e non ha intenzione di andare a pagare - perché poi nelle isole ecologiche i rifiuti speciali vengono pagati - sversa nel cassonetto. Il risultato è che questi costi vanno ripartiti su tutti, anche su coloro che invece fanno dei conferimenti corretti; in più, vanno ad inficiare i risultati, perché io immagino che nei sotto Ambiti dove le raccolte stentano a decollare i risultati stentano ad arrivare, quindi un motivo è anche questo.
Bisogna pertanto trovare un sistema per cui questi controlli vengano fatti e mettere in condizione i sotto Ambiti di poterli realizzare, perché finché si dice che devono farlo i sotto Ambiti e questi ultimi lamentano una mancanza di risorse per farlo qui non si muove niente.
