Oggetto del Consiglio n. 2422 del 27 ottobre 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2422/XIV - Discussione generale in merito alla Predisposizione del Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) per il triennio 2017-2019, adottato ai sensi dell'articolo 36, comma 2, del D.LGS. 23 giugno 2011, n. 118.
Rosset (Presidente) - Punto 23.01 all'ordine del girono. Ha chiesto la parola l'assessore Perron, ne ha facoltà.
Perron (UV) - Il Documento di economia e finanza regionale è un atto di programmazione previsto dal decreto legislativo n. 118 del 2011, un provvedimento richiamato spesso in quest'aula, che fissa le nuove regole in materia di contabilità che si applicano anche alla Regione: le disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili, degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e anche dei loro organismi. È la stessa normativa nazionale che, nel prevedere le modalità di predisposizione di questo documento, definisce la programmazione finanziaria come un processo di analisi, di comparazione e di valutazione, per organizzare, in un lasso di tempo predefinito (l'anno finanziario e il triennio), da una parte le attività e dall'altra le risorse che in una fase successiva, nel momento della predisposizione del bilancio, si renderanno necessarie per le realizzazioni ai fini sociali e per la promozione dello sviluppo della nostra regione e della comunità di riferimento.
Il Defr deve essere presentato al Consiglio regionale il 30 giugno di ogni anno, per permettere all'organo politico di dare al Governo regionale gli indirizzi che dovranno poi essere tradotti, nel momento in cui si andrà a formare il bilancio regionale. In questo primo anno di applicazione è obbligata una sorta di deroga, per cui questo documento va approvato entro il 30 ottobre.
Questo documento è nato dal confronto e dalla collaborazione di tutte le strutture della Regione: è stato predisposto un gruppo di lavoro coordinato dal nostro assessorato e dal segretariato regionale. Abbiamo guardato le azioni che erano già state attuate dall'Amministrazione regionale negli anni precedenti, tutte le azioni e i risultati che sono previsti nel prossimo anno e nel prossimo triennio, quali possono essere gli impatti eventuali sugli enti locali, quali sono le missioni e i programmi di riferimento. In questo caso il punto di riferimento sul quale abbiamo lavorato è certamente il programma di legislatura, aggiornato anche nei passaggi politici che hanno portato delle nuove priorità. Poi è stata data un'occhiata, per avere una rispondenza nel momento in cui comporremo il bilancio, a quelle che potranno essere le fonti di finanziamento da inserire nel bilancio.
Questo documento rappresenta il primo strumento di relazione tra una programmazione finanziaria della Regione e una programmazione gestionale della stessa. Il documento contiene due sezioni; la prima, esamina il contesto nel quale la Regione si colloca, quindi c'è una fotografia anche molto dettagliata del contesto economico e finanziario europeo e italiano, con un'analisi articolata anche dell'ambito della Valle d'Aosta in questa fase; al tempo stesso, delinea gli obiettivi prioritari per il triennio 2017/19, sui quali tornerò. Mi permetto di dire che l'intera politica finanziaria regionale ha come obiettivo di tutelare, ma anche di sviluppare il nostro territorio, la nostra regione e di rilanciare trasversalmente la nostra economia, garantendo e promuovendo l'occupazione. Questi sono i macro obiettivi, la visione alla quale deve tendere tutta la nostra manovra di bilancio.
Oggi noi tracciamo con questo documento delle linee di indirizzo che non sono esaustive, che non sono a trecentosessanta gradi, che non toccano nel dettaglio tutti i settori, perché abbiamo identificato delle priorità, abbiamo evidenziato anche dei problemi e abbiamo declinato otto obiettivi prioritari e, non a caso, un apposito capitolo dedicato alla politica regionale di sviluppo.
Se posso riassumere, due sono le grandi direttrici. Da una parte il continuare quella politica un po' obbligata che abbiamo dovuto adottare in questi anni, cioè il contenimento della spesa per cercare in modo molto oculato, continuo e costante di risparmiare sulle le spese di gestione, cercando in tutti i settori dell'Amministrazione regionale - in questo senso è continuo e costante l'input del Presidente - di perseguire l'eccellenza dell'operatività, facendo sì che la macchina regionale produca di più, meglio e in modo più tempestivo, nel rispetto dei tempi. Il secondo obiettivo è di liberare degli investimenti, cioè di selezionare in modo più oculato le priorità per questo Consiglio, tenendo conto delle effettive capacità di spesa e di avere dei risparmi per poter investire. Noi siamo assolutamente coscienti e convinti dell'importanza degli investimenti: per l'Amministrazione regionale investire è certamente la priorità delle priorità.
Una seconda sezione del documento è un po' più tecnica ed è un quadro tendenziale della finanza pubblica. Un'ultima parte traccia le linee di indirizzo agli altri soggetti del sistema pubblico regionale: le società partecipate e gli enti strumentali.
Qual è il punto principale del documento? L'ho citato un attimo fa e voi trovate citati gli otto obiettivi prioritari. Certamente abbiamo, non a caso, iniziato con la sanità, il benessere e l'inclusione sociale. Questo perché, se da una parte abbiamo una forte attenzione alla promozione degli investimenti, abbiamo voluto evidenziare in modo molto dettagliato che anche nel triennio continua la politica che da sempre caratterizza l'azione dell'Amministrazione regionale, cioè di garantire al tessuto della Valle d'Aosta un sistema molto forte di welfare e di attenzione alla persona. Trovate declinate delle attenzioni: raggiungere tutte le fasce della popolazione, con un occhio particolare a quelle più deboli; contrastare l'insorgere delle nuove povertà, quindi con un'attenzione forte alla persona; tutelare le fragilità; semplificare l'approccio con il cittadino e cercare di garantire servizi sociali di prossimità che siano facilmente raggiungibili. Immaginiamo una revisione del sistema di welfare regionale, che cercherà di razionalizzare tutte le forme di integrazione dei vari soggetti. Immaginiamo una misura unica per la famiglia, che da una parte dia una chiarezza normativa di tutti gli interventi che l'Amministrazione regionale offre, ma dia anche un senso normativo chiaro che permetta di identificare quanto essa intervenga ancora a tutela e a sostegno della famiglia, considerata un nucleo assolutamente essenziale nella nostra visione della Valle d'Aosta.
Vogliamo potenziare i servizi territoriali e presso il domicilio. Anche qui c'è un'indicazione molto forte dell'attenzione radicale nei confronti del territorio da potenziare e da valorizzare in tutte le sue espressioni. Proveremo a intervenire nella riduzione dei fenomeni correlati al disagio giovanile. In questo credo che la regione si distingua anche per le sue statistiche, ma occorre continuare a investire per un'attenzione anche nei confronti delle fasce sociali giovani, affinché non ci sia un aumento del disagio in questo senso.
Il documento contiene - ne avevamo già parlato in modo molto chiaro in occasione dello scorso bilancio - la revisione del progetto della nuova sede ospedaliera, che tenga conto di soddisfare una duplice esigenza: un ospedale rinnovato, funzionale alle sue esigenze e a quelle del territorio, ma al tempo stesso tutelando quello che consideriamo un importante patrimonio archeologico del sito. Questa, per grandi linee, è la visione che abbiamo su tale materia.
Un secondo capitolo molto importante che qui trovate declinato per capi, ma che è assolutamente trasversale, è quello che abbiamo chiamato "sviluppo sostenibile". Abbiamo aggiunto imprese e abbiamo aggiunto lavoro. Il tema dello sviluppo è per noi uno tra quelli fondamentali e assolutamente trasversale, che tocca tutti i settori. Faccio un esempio: l'investimento forte che l'anno scorso abbiamo immaginato di fare nel settore della cultura, testimoniava certamente un'attenzione nei confronti di questo mondo, ma voleva anche andare nella direzione di dare un input allo sviluppo di questa nostra regione, a creare investimenti, a creare lavoro, a creare occupazione. Immaginiamo di dare un input all'innovazione e alla specializzazione delle imprese, dando una valorizzazione ai progetti di ricerca e di sviluppo, sostenendo gli investimenti industriali, cercando di dare mandato anche a società collegate, come ad esempio Finaosta, che può svolgere in questo senso un ruolo di assoluto supporto e di motore nella ricerca di nuove iniziative da insediare in Valle d'Aosta, che creino del Pil e dell'indotto nella nostra regione.
Abbiamo voluto mettere un capitolo ad hoc sulla "Buona scuola", sulla quale abbiamo già discusso parecchio. L'abbiamo fatto, perché consideriamo il modello scuola e l'investimento sulla scuola stessa come prioritari per la Valle d'Aosta e per il nostro modello di società. In questo senso, il documento contiene un forte input anche per un'apertura culturale che i giovani debbono avere non soltanto nei confronti dell'area francofona, ma direi a trecentosessanta gradi nei confronti del mondo. È un investimento in questo senso che consideriamo assolutamente importante, come il continuare a investire attraverso un miglioramento del rapporto tra l'istruzione e la formazione, affinché ci sia una maggiore integrazione tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro.
Il quarto punto è un argomento del quale credo anche nelle Commissioni si sia trattato molto: l'inquadramento nella società del personale che oggi è assunto dalla Regione con contratti privatistici. Credo che questo sia un focus ed è da parte nostra un'attenzione e un'assunzione di responsabilità nei confronti di questi lavoratori. Abbiamo cercato di affrontare questa materia immaginando di voler dare una soluzione a queste persone in modo definitivo, ritenendo che da un punto di vista normativo e contrattualistico non si potesse più mantenere questa situazione. So che in Commissione è stato approfondito molto questo tema, quindi non mi dilungo oltre e credo che il dibattito farà emergere la necessità di fare un confronto anche su questo.
Abbiamo messo un punto specifico per quello che riguarda gli investimenti che consideriamo strategici. Io non voglio dire che gli investimenti in altri settori non siano assolutamente strategici, perché non è così e nel bilancio, sul quale stiamo lavorando, troverete da parte del Governo regionale la ricerca di un'attenzione trasversale a tutti i settori che creano economia, che creano lavoro, che creano occupazione. Qui abbiamo voluto però dare un focus specifico per dire che ci sono degli investimenti in settori che noi consideriamo trasversalmente strategici. Uno di questi è il turismo, per il quale abbiamo voluto prevedere nell'investimento sugli impianti sciistici uno dei motori attraverso i quali sviluppare e garantire uno sviluppo, anche economico, della nostra regione. Attraverso gli investimenti negli impianti sciistici saranno assicurate delle azioni utili allo sviluppo della pratica dello sci in tutta la nostra regione, con tutto l'annesso che ne consegue.
Al tempo stesso abbiamo immaginato di irrobustire, come linea di tipo politico, gli investimenti in agricoltura. Conosciamo e riconosciamo l'importanza di questo settore per la nostra regione, che ha caratterizzato nel corso dei decenni lo sviluppo del nostro territorio. Oggi riconosciamo come vada risolto il concetto della frammentazione della proprietà fondiaria in Valle d'Aosta, quindi vorremmo investire su questa materia per giungere a dei ragionamenti articolati e definitivi sui riordini fondiari. Al tempo stesso consideriamo necessario dare degli input sui lavori in agricoltura e sui cantieri, potenziando l'azione di tipo politico a sostegno di questa materia.
Immaginiamo necessario investire nella sicurezza degli edifici pubblici. Ne abbiamo parlato in modo approfondito ieri, affrontando un tema specifico: l'assessore Baccega ci ha evidenziato da tempo, insieme all'assessore Rini, la necessità di investire per rispondere a una normativa che ci chiede investimenti in questo senso, per garantire la messa in sicurezza degli edifici pubblici e per rispondere alle norme antisismiche. Noi abbiamo l'intenzione di investire in modo particolare sugli edifici delle istituzioni scolastiche. Quindi l'argomento scuola ancora una volta, anche sotto il profilo degli investimenti e dei lavori che si vorranno fare, avrà un obiettivo di assoluta priorità. Questo si traduce anche nel mantenimento delle scuole nelle località meno avvantaggiate. C'è e ci sarà uno sguardo sulla città di Aosta, dove vi è ovviamente una maggiore concentrazione e un raggruppamento di classi. In generale, devo dire che gli investimenti sul patrimonio regionale hanno l'obiettivo di un risanamento anche energetico degli stabili, con l'obiettivo di ridurne i costi, di avere una maggiore efficienza e di creare anche un maggiore comfort abitativo per chi ne usufruisce.
C 'è uno sguardo molto forte sulla tutela e sulla valorizzazione dell'ambiente ed è anche questo un tema trasversale. L'ambiente credo rappresenti, per una regione con le nostre caratteristiche, una assoluta risorsa, quindi è necessario ribadire una volontà di tutela. Questo va visto sotto diversi elementi: parliamo di aria, parliamo di acqua, parliamo di territorio. L'ambiente ha molteplici criticità e anche dei pericoli. In questo senso, approfondire un ragionamento di conoscenza, ma anche di rispetto e di salvaguardia e al tempo stesso di sviluppo del nostro ambiente, credo sia assolutamente prioritario. Noi immaginiamo di proseguire negli investimenti relativi alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idrogeologico, cercando di lavorare in questa direzione anche sul bilancio; miglioriamo la qualità e la quantità di rifiuti urbani attraverso la raccolta differenziata e cerchiamo di migliorare la gestione dei rifiuti speciali; l'attuazione del piano regionale di risanamento e miglioramento della qualità dell'aria e il piano di tutela delle acque.
Ultimo capitolo, certamente non per importanza, abbiamo voluto espressamente dedicarlo alla ferrovia, perché riconosciamo che costituisce un sistema efficace ed efficiente di trasporto: è una delle priorità alla quale tendere per questa regione, non soltanto per il 2017. Noi vogliamo affrontare questo argomento: una riflessione in questo senso va fatta e immaginiamo di ipotizzare uno studio che permetta a questo Consiglio regionale di fare delle valutazioni. Se non ricordo male, assessore Marguerettaz, lei è già stato in Commissione per presentare un'ipotesi di lavoro: il Defr anticipa questa volontà che l'Assessore competente non più tardi di alcuni giorni fa ha espresso in Commissione.
Il documento contiene poi gli obiettivi della politica regionale di sviluppo. Abbiamo voluto dedicare un capitolo particolare, perché vogliamo evidenziare che oggi la capacità di ricerca dei fondi passa anche attraverso la competenza di un ente come la Regione di attrarre degli investimenti e di ricercare delle fonti di finanziamento come sono i fondi europei. Credo che in questo senso abbiamo fatto nel tempo un buon lavoro, raccordandoci con le possibilità di finanziamento dei fondi europei che la Comunità europea dà, e oggi la possibilità di avere dei fondi passa fortemente anche attraverso questa nostra capacità.
Trovate un quadro tendenziale di finanza pubblica. Questo abbiamo voluto scriverlo per evidenziare come dal nostro punto di vista c'è sempre da tenere conto del rapporto con lo Stato. Meglio di me potrebbe testimoniarlo il Presidente: è un rapporto del quale va tenuto conto quando si fanno delle valutazioni e delle programmazioni anche a lungo termine. Noi speriamo - lo diciamo con molta prudenza - di poter considerare il 2017 un po' come un anno ponte. Speriamo che questo possa essere considerato l'ultimo anno di un certo rapporto di contribuzione forte, con cui abbiamo contribuito fortemente al risanamento delle finanze pubbliche dello Stato, e guardiamo con un po' più di ottimismo al 2018 per poter avere una quantità di risorse più consistente e poter investire di nuovo con più forza nel sistema economico regionale.
In ultimo, trovate delle linee di indirizzo rispetto ai soggetti di rilevanza regionale. Qui abbiamo voluto inserire soltanto le società a partecipazione diretta. Non trovate una fotografia nel dettaglio: è stato voluto, perché abbiamo identificato gli obiettivi che come Amministrazione regionale abbiamo dato a tutte queste società. Non mi dilungo, perché so che la Commissione competente ha audito anche i vertici di queste società, quindi credo che sia stato utile per declinare e approfondire la mission che noi in modo volutamente sintetico abbiamo richiamato qui.
Termino dicendo che tutte queste priorità trovano un fattore comune che non vorrei apparisse banale e che è l'attenzione alla persona. Credo che come Amministrazione regionale abbiamo un'attenzione alla persona che, in un contesto così piccolo e articolato come quello della Valle d'Aosta, deve poter essere presentato in tutte le sue dinamiche vitali: di crescita, di salute, di ambiente, di istruzione e di lavoro. Queste sono declinate nel Defr nelle diverse fasce di età. Consideriamo la persona al centro del nostro agire politico, non soltanto come un utente di servizi, ma come un soggetto che deve essere da un lato partecipe e dall'altro consapevole dei suoi diritti, come anche dei suoi impegni.
Voglio anche dire che le priorità che abbiamo delineato, certamente non esauriscono l'azione della Regione. Volutamente non abbiamo connesso tutti gli argomenti che sono in discussione e neanche tutte le problematiche, perché continua a essere per noi punto di riferimento il programma di legislatura. Però questo era un documento necessario per un focus che la legge ci obbliga a fare, quindi noi cercheremo, nel momento in cui presenteremo il bilancio, di assicurare le risorse per realizzare questi obiettivi, per realizzare gli obiettivi di legislatura, perché questo documento di programmazione finanziaria si inserisce nel solco già approvato dal programma delle forze di maggioranza.
In questo documento noi evidenziamo le priorità e anche i problemi. L'approccio che abbiamo avuto come Governo regionale - in questo senso, Presidente La Torre, ringrazio la Commissione per il lavoro di approfondimento che ha fatto con il Governo regionale - è di presentare questo documento come una dichiarazione aperta, che ha avuto lo scopo di comunicare al Consiglio le necessità, gli obiettivi dell'Amministrazione regionale, i focus sui quali riteniamo utile concentrarci maggiormente. Abbiamo richiesto un atteggiamento aperto, dando la disponibilità a recepire e a discutere tutti i contributi che chi ha voluto dare ha dato su tutti i temi, nel senso di garantire una buona attività amministrativa, risorse umane e finanziarie. Quindi ci siamo presentati con questo atteggiamento di apertura e non tutto è espressamente e puntualmente definito. Questa indeterminatezza corrisponde a una nostra volontà di confrontarci con il Consiglio regionale e con tutti coloro che hanno voluto e vorranno dare un contributo su questo importante Documento di economia e finanza regionale.
Presidente - Ha chiesto la parola il Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - L'illustrazione fatta dall'Assessore credo abbia permesso di valutare nella sua completezza il documento che è nelle vostre mani. Vorrei solo sottolineare due o tre aspetti che credo debbano essere considerati nell'ambito di questa discussione. Questo documento, come sapete, negli anni scorsi non è stato presentato. Voi ricorderete che per un certo periodo ci sono stati i cosiddetti Prefin, poi non a caso essi sono stati aboliti, perché molte volte il dibattito che si faceva era superato dai fatti che ci si ritrovava a discutere nell'ambito della legge di bilancio e nel momento clou della legge di stabilità, chiamiamola come volete. Pertanto questo documento, come ha ricordato l'Assessore, ha voluto evidenziare dei punti che naturalmente sono sintetici, perché è logico che scrivere "sviluppo economico" comprende tutta una serie di dati e fatti che riguardano più assessorati, in riferimento allo sviluppo dell'insieme della nostra regione. Questo per dire che naturalmente oggi qui mancano alcuni aspetti. Manca l'ufficializzazione della legge di stabilità dello Stato, che possa portarci a dire che cosa succederà nel prossimo bilancio, cioè se dal prossimo anno ci sarà il pareggio di bilancio. È una cosa che era stata chiesta nei quattro punti approvati all'unanimità da quest'aula, nel momento in cui avevamo discusso della richiesta di arrivare al pareggio di bilancio. Lo si era già chiesto per il 2017, lo abbiamo richiesto per il 2018 e dovrebbe essere inserito nella legge, non ancora ufficializzata, che porterà a questo sistema.
Teniamo conto che nel frattempo a livello di organizzazione dell'assessorato c'è stato un cambiamento radicale. L'armonizzazione ha comportato un lavoro pesantissimo e difficile da parte della struttura, che ha dovuto cambiare completamente sistema, con delle difficoltà legate anche al software di applicazione. Lo dico perché questo è un fattore non indifferente nell'ambito della futura la collocazione nel nuovo bilancio e nelle poste che saranno in qualche modo evidenziate. Nel contempo, il punto di riferimento sarà quello che nella legge di stabilità verrà portato per il riconoscimento, ad esempio, dell'attuazione della parte relativa all'applicazione dell'articolo 7 dell'accordo a suo tempo firmato, per quanto riguarda i fondi delle accise. Qui non ne abbiamo parlato, perché questo sarà oggetto di discussione e di approfondimento nel momento in cui noi approveremo e discuteremo il bilancio. Lo dico per completezza, perché questo naturalmente non porta a delle cifre o a dei numeri, che sono poi l'oggetto vero della finalizzazione dei fondi e quindi del corpus dell'approfondimento sulle tematiche. Noi adesso discutiamo di questo o di quell'altro, poi però ci dovranno essere dei riferimenti puntuali nell'ambito della legge che presenteremo e che sarà discussa nel mese prossimo.
Un altro punto importante, che qui non abbiamo richiamato, è il rapporto con gli enti locali. Anche questo è un discorso che sarà specificatamente proposto e presentato nell'ambito della legge finanziaria, laddove diremo che cosa sarà dato agli enti locali e come verrà in qualche modo portata avanti la questione, tenendo conto della legge 48 esistente, che però è cambiata di molto, sotto il profilo del rapporto che noi ci troviamo a esercitare nei confronti di questa norma nel suo insieme. In riferimento alla legge 48, la discussione che facevamo era sul 95 percento dell'Irpef, però in quel vassoio avevamo messo anche molte materie che erano in qualche modo non prettamente di competenza dei Comuni: questo è un altro aspetto di cui non discutiamo adesso ma nel momento in cui verificheremo come cercare di attivare dei meccanismi diversi. La discussione completa sarà fatta nel momento in cui ci sarà il dibattito sulla legge di bilancio.
Oggi qui stiamo discutendo di indirizzi che, come tutti gli orientamenti, hanno un senso che completa quello che già si sta facendo. Su tutta una serie di settori si sta già attivando un meccanismo che sta portando i suoi frutti e su cui si sta lavorando. I settori della formazione, del lavoro e dell'inclusione sociale sono impostati: sono i primi anni, si sta vedendo come attivare un meccanismo che ci dia la possibilità di valutare nel suo insieme qual è il sistema famiglia, che cosa si dà e qual è il riflesso dell'Isee - utilizzato ormai in tutte le forme di intervento regionale - che in qualche modo deve essere calibrato, prevedendo i pro e i contro, che cosa succede, quali squilibri potrebbe portare.
Sono discussioni che faremo nel momento in cui avremo i dati a disposizione, ma questo volevo dirlo perché, quando parliamo di indirizzi, ricordiamoci che manca il quadro completo, che ci sarà con la legge di programmazione triennale del bilancio, laddove avremo contezza di tutto quello che adesso stiamo dicendo. Mi sembrava importante ricordarlo, perché altrimenti rischiamo di fare una discussione che in qualche modo anticipa troppo quello di cui non possiamo avere contezza, se non nel momento in cui verrà presentato ufficialmente il bilancio nel suo insieme. Pertanto non è in questo senso che dovrebbe svilupparsi il dibattito di oggi, il quale invece dovrà essere legato ai punti programmatici che sono stati spiegati.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Chatrian, ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Tutti i documenti nuovi hanno una loro elaborazione. È la prima volta che affrontiamo un documento di indirizzo, al di là dell'obbligo che ci viene dal livello nazionale, ma tutto quello che permette a questo Consiglio e alle Commissioni di potersi confrontare prima di confezionare la legge finanziaria, che è un po' il simbolo del sistema regionale, secondo noi va comunque in una direzione positiva.
Farò qualche considerazione su questo documento che ci avete illustrato e presentato in Commissione. Ringrazio il Presidente della Commissione e gli altri colleghi che comunque ci hanno permesso di poter ampliare il dibattito, incontrare tutto il Governo regionale e avere la possibilità anche di ascoltare qualche esponente di società importanti all'interno del quadro regionale. Nel mentre abbiamo avuto modo, anche grazie agli uffici, di guardare e fare un po' i curiosi su cosa hanno messo in campo le altre Regioni in questi mesi, proprio su questo documento di indirizzo.
Io penso che, come dicevano molto bene sia il Presidente che l'Assessore, oggi non sia il momento di parlare di numeri, ma di idee e di indirizzi di natura politica: cosa si vorrebbe fare e che tipo di priorità inserire all'interno di questo documento. Permettetemi due battute iniziali: l'assessore Perron parlava delle otto priorità, dei punti inseriti nel documento che, dal nostro punto di vista, sono il proseguimento di quello che il Governo sta cercando di fare. Il presidente Rollandin ha citato il settore agricolo al quale si cerca di dare gambe e il discorso della frammentazione: si dice, dal punto di vista dell'indirizzo politico, che si vuole continuare e chiudere questa partita iniziata. C'è un settore che forse viene declinato più degli altri ed è la sanità, che all'interno del punto n. 1 di questo documento entra un po' più nel merito. Per quanto riguarda gli altri settori, ci sono dei passaggi che possiamo valutare positivamente a livello di principio.
La seconda considerazione è sulla partita più delicata. Tralasciamo l'inquadramento che tutti conosciamo, con i numeri macro del nostro sistema Valle d'Aosta all'interno del sistema nazionale e internazionale. Due sono le direttrici principali e la prima è il sostegno all'individuo. Mi sembra che ci sia la volontà da parte di questo Governo, per quanto riguarda l'attenzione alla persona, di fare una pulizia: bisogna porre sul tavolo gli aiuti che si mettono in campo e fare una radiografia ben fatta, cosa sta facendo il pubblico, dove possiamo ancora intervenire, chi paga che cosa in base al reddito e qual è la qualità del servizio. Questa mi sembra un po' la filosofia. La seconda direttrice importante è come creare occupazione e sostenere l'imprenditoria: l'altra sfida grossa è su questo. Le nostre imprese in Valle d'Aosta sono 11.300, le partite Iva, da quelle più grandi strutturate al singolo artigiano.
Non vorrei entrare nel merito di ciascuno dei punti, se non per il n. 1 concernente la sanità, sul quale probabilmente l'Assessore ha voluto spingersi un po' più avanti dal punto di vista politico. Per quanto riguarda gli altri punti, mi sembra che siano un po' la traduzione di quello che è stato fatto e che si sta facendo in questi anni. Poi, c'è il punto n. 4 su cui mi soffermo brevemente, ma sul quale torneremo, perché ci sono degli ordini del giorno e degli emendamenti puntuali, che è inutile illustrare adesso nella discussione generale. Per il punto n. 4, a differenza di tutti gli altri settori per i quali si parla solo di indirizzi macro, si entra a gamba tesa. Si dice: fermiamoci un attimo! Qui abbiamo una anomalia che dobbiamo mettere a posto entro la legge finanziaria e vi diciamo anche come farlo.
Sul punto n.4 abbiamo già avuto modo di sentire nuovamente la Presidenza della Regione e i sindacati, perché probabilmente la strada non è ancora definita completamente, però mi piacerebbe provare a fare un passo indietro. Abbiamo avuto modo, grazie ai colleghi di maggioranza, di avere una risposta puntuale in Commissione: non c'è a oggi nessun obbligo. Quindi, la fretta non sia cattiva consigliera, perché invece qui si dice già che bisogna trovare una soluzione. Siamo d'accordo che si debba trovarla, ma probabilmente qui si parla di aprire una finestra o una porta per il comparto unico, per tutti i dipendenti delle partecipate controllate direttamente o indirettamente. Come dire: se si affronta la questione delle migliaia e migliaia di persone che hanno il posto di lavoro nella pubblica amministrazione, a maggior ragione se a tempo indeterminato, allora io dico di mettere sul tavolo tutto il sistema Valle d'Aosta pubblico e parapubblico. Questa è la proposta che noi facciamo come gruppo, insieme ai colleghi di opposizione, dopo aver audito su questo tema attentamente tutti gli attori, perché noi diciamo che non c'è nessun obbligo amministrativo, a meno che ci sia invece una volontà di natura politica, per cui qualcuno dice di voler fare questa cosa adesso e dice anche come. Su questo torneremo successivamente con gli emendamenti e gli ordini del giorno che vi abbiamo proposto.
Qualche considerazione di natura politica. A proposito degli indirizzi di questo documento, non possiamo dire che tutto va male e che è tutto negativo, perché non sarebbe vero, tant'è che ho iniziato l'intervento dicendo quello che il sistema Valle d'Aosta sta mettendo in campo. Quello che invece cerco adesso di illustrarvi è cosa, noi come gruppo consiliare, avremmo inserito, dal punto di vista politico e senza aggiungere numeri, all'interno di questo documento di indirizzo, oltre a quello che avete scritto voi, a parte il punto n. 4 che citavo poc'anzi.
Le altre Regioni a statuto speciale, le Province e anche le Regioni a statuto ordinario finalmente stanno provando a mettere in campo un discorso di cambio generazionale nel sistema pubblico, mentre in questo documento non c'è nessun tipo di indirizzo di natura politica che dica di mettere in campo una staffetta generazionale, di trovare dei modi per accompagnare persone vicino alla pensione e trovare dei modi per poter creare occupazione.
Non c'è nessun indirizzo, secondo noi, dal punto di vista politico, assessore Perron, sulle politiche fiscali. Va bene quello che state facendo oggi per sostenere l'imprenditoria piccola, media e grande, ma all'interno di questo documento cosa c'è? Vogliamo assumerci queste competenze e poi internamente giocarci la partita? Assumercele vuol dire poi essere responsabili di sgravi e di deduzioni, in modo da far ripartire non solo l'economia, ma tutto questo vuol dire posti di lavoro, rilancio e creazione di occupazione. Nel documento c'è pochissimo, quasi nulla, dal punto di vista politico. Non metterò in campo neanche un numero, perché non è il momento: oggi su questo documento è il momento della politica, degli indirizzi e delle idee.
Sulla semplificazione, collega Perron, qualche mese fa avete provato a inserire all'interno di un dicastero lo sportello unico per le imprese agricole. Lo sappiamo tutti che non sta dando dei grandi frutti; non so se lei ne è a conoscenza, assessore Perron. Su questo, ad esempio, sarebbe stato bello che dal punto di vista politico ci fosse stato un indirizzo più robusto, più forte, che andasse in una certa direzione.
C'è un altro elemento che avremmo gradito leggere tra gli indirizzi. Lei prima ci ha detto che abbiamo avuto modo di audire qualche società partecipata all'interno della Commissione: è vero, ma le assicuro - poi magari qualche collega della maggioranza spero che esprima la sua posizione - che una delle due audizioni è stata a dir poco imbarazzante e sto parlando di quella con i vertici di Inva. Probabilmente dovremo occuparci tutti come Consiglio a trovare delle soluzioni, anche rapide, per questa nostra società, che è stata inserita all'interno del documento proprio perché dobbiamo rilanciarla, perché dobbiamo rivedere la sua mission e la sua organizzazione interna. Mi sembra che ne avevamo discusso anche con il Presidente della Regione qualche mese fa: non so quale termine usare per dire che va rilanciata, rivista, riorganizzata, rimotivata, perché altrimenti qui ci scappa di mano. Vi assicuro che l'audizione che abbiamo fatto è stata veramente molto imbarazzante, tant'è vero che nessun collega (eravamo sedici o diciassette in quell'incontro) ha fatto domande dopo aver audito i vertici della società. Poi, abbiamo avuto modo di sentire i vertici della casa da gioco, che ci hanno detto che loro fanno il possibile, però all'interno di questo documento mi sembra ci sia un atteggiamento rinunciatario sulle criticità di queste società così importanti.
Parlando sempre e solo dal punto di vista dell'indirizzo politico, abbiamo ancora due grosse criticità. Abbiamo una Pépinière d'Entreprises Espace Aosta che fatica a decollare: anche su questo magari qualche idea, qualche spunto non sarebbe stato male all'interno del documento. L'altra, la conosciamo tutti, è nella zona della media Valle: l'ex Tecdis. Sono location logisticamente importanti sulle quali qualche flash in più all'interno di un documento di indirizzo non ci sarebbero dispiaciuti.
Riprendo il passaggio che ha fatto poc'anzi il Presidente sul discorso degli enti locali. Domani probabilmente il Governo regionale approverà la bozza della legge finanziaria: a livello di tempistica, se non domani sarà il prossimo venerdì. Quindi vuol dire che, com'è normale, oggi stiamo discutendo su un indirizzo di natura politica e l'esecutivo sono settimane o mesi che sta confezionando la legge finanziaria con i numeri. Se poi dico delle cose errate, qualcuno mi riprenda: oggi discutiamo gli indirizzi del triennio 2017/2019 e domani l'esecutivo regionale scaricherà i desiderata di oggi all'interno del bilancio triennale. Non è così? Domani o il prossimo venerdì, per dire che non sarà fra due mesi, ma fra qualche giorno o tra una settimana il Governo regionale approverà la bozza della legge finanziaria.
Sul tema degli enti locali vorrei solo aggiungere una criticità, che vediamo dal nostro punto di vista: come migliorare le difficoltà che hanno i Comuni con la società Inva e la cabina di regia che si occupa di fornitura di servizi e di appalti. È una criticità che c'è stata segnalata da più parti e, ripeto, io penso che questo sia il luogo giusto per reperire le soluzioni a delle difficoltà di rapporto e anche di modus operandi nel metodo di lavoro.
Ultime due considerazioni per quanto riguarda il settore agricolo. Voi sapete quante volte ci siamo battuti in quest'aula, cercando di sollecitare la messa a punto della frammentazione della proprietà fondiaria in Valle d'Aosta, e siamo ben contenti e lieti che a pagina 33 si vada in questa direzione, ma non dimentichiamoci di tutta la filiera, oltre al discorso della frammentazione che dobbiamo mettere a posto. Apprezziamo il fatto che avete inserito una pagina intera sulla frammentazione della proprietà fondiaria, ma dato che le criticità del settore sono altissime, sinceramente, assessore Testolin, ci sarebbe piaciuto leggere su questo tema qualcosina in più sulle sfide dei prossimi mesi e dei prossimi anni in questo ambito, che comunque ci sembra molto in difficoltà.
Volutamente non ho illustrato gli emendamenti che abbiamo proposto, che vanno nella direzione che ho cercato di chiarire sui diversi temi: dalle politiche fiscali agli incontri che abbiamo fatto con le società partecipate. Per l'ambito della formazione, il fatto che non ci siano obblighi al paragrafo 4, rappresenta un'apertura frontale che fate al comparto unico, perché stiamo parlando di personale a tempo indeterminato. Gradiremmo, se non c'è nessun obbligo, che allora a quel punto si possano avere sul tavolo le carte di tutto il comparto pubblico regionale, e io dico anche parapubblico, per prendere delle grandi o piccole decisioni. Poi, nel merito puntuale avremo modo di entrare con gli ordini del giorno e con i numerosi emendamenti che abbiamo presentato.
Termino dicendo che, dato che lo Stato ci ha obbligato a confezionare questo documento, è un po' come quando i docenti universitari, il professore alle superiori o le maestre alle elementari ti obbligano a fare un conto: sarebbe stato uno scatto d'orgoglio e di intensità condirlo di idee e di prospettive, mettendo degli indirizzi che andassero oltre l'ordinaria amministrazione. Ho cercato anche di veicolare quei messaggi positivi che in certi settori si stanno mettendo in campo, ma solo con quelli, dal nostro punto di vista, non c'è quel plusvalore per riorganizzare la società valdostana e la qualità della vita della comunità, in modo che non ci sia una Valle d'Aosta a tre velocità. Non vorremmo che la qualità della vita e il benessere nelle grandi stazioni, dove probabilmente sono più alti, fossero diversi rispetto a quelle zone dove ci sono meno richieste di posti di lavoro e cittadini che hanno meno opportunità: è naturale, ma tocca a noi cercare di compensare e aiutare. Questa è la sfida: non ho detto che ho la ricetta completa, ma la sfida è questa. La terza velocità, che secondo me riduce in questo momento le possibilità, è indubbiamente in una zona che attualmente soffre un po' più delle altre, che è la bassa Valle.
Non è una critica quella che faccio, ma una considerazione. Ci sono offerte di posti di lavoro, benessere, qualità della vita, garanzie, località di grido che stanno tirando il sistema turistico Valle d'Aosta, e bisogna riconoscere che ci sono cose che vanno bene e che funzionano, con investimenti mirati che fanno rete e che, di conseguenza, fanno ricadere anche delle risorse all'interno del bilancio regionale. C'è una seconda fascia che soffre un po' di più, la quale probabilmente è meno turistica e alla quale viene a mancare comunque la benzina pubblica, a seguito dei tagli che ci sono stati a livello regionale: è quella parte che deve essere compensata o, comunque, per la quale dobbiamo inventarci nuove ricette. Infine, facciamo bene attenzione alla terza fascia della Valle d'Aosta a livello di velocità, quella più penalizzata in questo momento: dai dati, dalle simulazioni e dalle proiezioni che abbiamo cercato di mettere insieme, si tratta soprattutto della vallata centrale della bassa Valle, dove in questo momento c'è più fame di lavoro. Io penso che tocchi a noi, dal punto di vista politico e non numerico, di creare delle soluzioni alternative e delle prospettive, in modo da dare delle risposte puntuali. Sicuramente la disoccupazione in Valle d'Aosta ha un valore tra i più bassi d'Italia, dopo Bolzano, Trento e l'Emilia-Romagna, ma comunque si avvicina molto alla doppia cifra e quindi io penso che sia compito nostro trovare delle soluzioni. Una potrebbe essere quella delle politiche fiscali.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Gerandin, ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Siamo rimasti davvero pochi di minoranza, però era interessante capire se c'era un pensiero o almeno qualche espressione da parte della maggioranza, oltre alle presentazioni dell'Assessore e del Presidente. Ma non è un problema.
Ho ascoltato con molta attenzione quanto è stato illustrato dall'Assessore e dal Presidente. La prima considerazione che faccio è che mi pare evidente la difficoltà con cui lei, Assessore, ha cercato in circa venti minuti di illustrare un documento vuoto, a mio modesto parere, un documento che dovrebbe esprimere quegli indirizzi e soprattutto quella programmazione in vista del prossimo triennio. Nessuno, Assessore e Presidente, pretendeva di avere un'anticipazione del bilancio regionale, però un documento di programmazione lei capirà che ha davvero poco senso presentarlo alla vigilia dell'approvazione del bilancio. Questo documento andava presentato, come hanno fatto altre Regioni, a marzo o ad aprile. Possiamo capire la difficoltà, che e il Presidente ha detto correttamente, di formulare questo primo Defr, ma se abbiamo dovuto aspettare fino a pochi giorni fa per avere questo documento, io le dico in tutta sincerità che avrei pensato di ricevere un documento pieno di contenuti e di proposte. È chiaro che un documento propedeutico al bilancio doveva avere un iter e una condivisione molto più larga, doveva dare degli indirizzi che poi dovevano essere recepiti all'interno di quel bilancio che tra poco tempo il Governo ci presenterà.
L'impressione è che si sia svolto un compitino senza entusiasmo. La cosa che veramente mi preoccupa è che da questa analisi nasce una rappresentazione non di prospettiva, come io penso la Valle d'Aosta meriterebbe e si aspetterebbe, ma di rassegnazione. Vi chiedo se questo è il messaggio di progettualità, se queste sono le vostre idee, la vostra programmazione per uscire dalla crisi. Perché è indubbio che la crisi in Valle si sente, è palpabile, la perdita di occupazione soprattutto nel settore edile è una triste realtà, non solo valdostana peraltro, però anche in Valle d'Aosta ha modificato pesantemente il settore degli artigiani e delle piccole imprese.
Io mi sarei aspettato che in questo documento ci fossero le ricette per uscire dalla crisi, ma anche per cambiare un modello a partire dal 2017, che a mio modesto parere, come ho già ripetuto in quest'aula, doveva cambiare già dal 2010, quando il sistema di autofinanziamento della Regione era riferito esclusivamente, o quasi, alle entrate fiscali senza più l'Iva di importazione a compensazione. Anche a seguito di tutta una serie di sentenze a noi non favorevoli, abbiamo visto che c'è stata una diminuzione della fiscalità e questo è indubbio che in prospettiva preoccupi. Le dico in tutta sincerità, Assessore, che questa penso sia un'occasione persa dal Governo, ma anche per questa maggioranza, di dare un'immagine diversa e coerente con quello che io definii un programma di governo ambizioso. Siamo a un anno e mezzo dalla fine della legislatura e penso in tutta sincerità che questa fosse l'ultima occasione, per far capire ai cittadini e soprattutto per dare loro un'immagine diversa di un cambio di rotta, di un cambio di sistema, di un cambio di metodo.
Toccherò alcuni punti del vostro programma di governo. Si parlava di miglioramento del sistema creditizio valdostano, delle modalità di sostegno di finanziamento alle famiglie, dei settori produttivi: non c'è nulla di palpabile in tutto questo. Noi presenteremo un ordine del giorno che discuteremo proprio per cercare di dare un'immagine diversa. Noi abbiamo avuto in audizione il Presidente della Chambre valdôtaine Rosset, che ci ha detto che una delle difficoltà che c'è in questo momento nel sistema valdostano è la liquidità. Su questo non c'è nulla di concreto.
La nuova legge sugli appalti. Sono emerse e ci sono delle grosse novità a livello nazionale, ma qua non si vuole dare nessuna indicazione chiara, nessun impegno preciso sulla volontà di modificare un sistema. Non è tutta colpa della Regione, ma anche di un sistema nazionale che centralizza con centrali di acquisto e stazioni appaltanti, però la realtà di fatto è che gli appalti stanno andando regolarmente fuori dalla Valle d'Aosta e questo non può che causare dei danni immediati, perché quando aggiudichiamo a una ditta fuori Valle, il giorno stesso della firma del contratto perdiamo l'Iva e tutte le altre conseguenze. Però su questo non si sono voluti prendere impegni. Abbiamo chiesto di sottoscrivere un protocollo con le organizzazioni sindacali fissando dei paletti, ma invece no: quello che ha fatto la Regione Piemonte non ci interessa. Avrei gradito in questo documento capire cosa interessa veramente alla Regione.
Si è parlato di regionalizzazione della scuola valdostana, ma se non lo scrivete e non vi prendete l'impegno in questo triennio, quando pensate di farlo per andare in questa direzione?
Si è parlato di sicurezza e di controllo preventivo del territorio e ci sono state negli anni delle iniziative molto importanti. Non se ne parla, non si sa se si vuole andare nella direzione di continuare, perché in questo momento una delle difficoltà che esiste ancora è la microcriminalità. Per fortuna non abbiamo grandi fenomeni di criminalità, però la micro esiste ancora.
Abbiamo liquidato il discorso dei trasporti in una riga e mezzo in riferimento esclusivamente alla ferrovia, ma non si parla del futuro o delle prospettive. Noi vorremmo capire anche qual è l'orientamento futuro per il trasporto su gomma: un indirizzo su questo, a mio parere, doveva esserci all'interno del documento.
Le autostrade. Sappiamo che una forza politica di maggioranza vuole avviare un'azione a livello di Comunità europea per provare a difendersi da una vessazione (io non ho più altri termini): è condivisa, è una iniziativa del tutto estemporanea di una parte della maggioranza? Non lo so. Magari ci sono altri accordi, di cui non è conveniente in questo momento mettere a conoscenza i cittadini valdostani.
Lo sviluppo delle politiche energetiche, la valorizzazione e l'attuazione della mission di CVA. Decidete adesso cosa volete eventualmente cambiare all'interno? Siamo a un anno e mezzo dalla fine della legislatura: se lo fate nel prossimo Defr, è campagna elettorale, ma non è più un discorso di dare degli indirizzi per un triennio.
Progressiva riduzione delle società oggi esistenti. Anche qua presenteremo qualcosa, perché ci pare che sia il minimo dovuto, tenuto conto che in altri Defr - e vi leggerò anche quali - c'è stato ed è previsto qual è l'iter per mantenere o dismettere queste società.
Riforma e rilancio dell'agricoltura, recupero terreni non coltivati e tutto il discorso legato alla produttività. Qua c'è un articolo in cui indubbiamente qualcosa si dice, anche se non ci sono impegni precisi.
Gli enti locali. Presidente, lei ha toccato l'aspetto, che sa starmi particolarmente a cuore, della certezza delle risorse. Da quello che ho capito, probabilmente si interverrà sulla legge 48 che in questi anni - come giustamente ha detto - ha finanziato di tutto e di più, anche gli enti locali. Però qualche elemento in più sulla volontà di garantire certezza di risorse, dando come indirizzo l'obiettivo a cui si vuole arrivare? A me pare veramente riduttivo il discorso di demandare tutto alla legge finanziaria, quando sappiamo che poi i tempi per eventuali modifiche e per intervenire sono molto limitati.
Il casinò. Si diceva del mantenimento della proprietà pubblica e della valutazione del modello di gestione privata. Anche su questo: se in un Defr non scrivete della società che in questo momento è forse quella più in sofferenza! Ditelo, scrivetelo se intendete ricapitalizzare, se intendete andare eventualmente verso un modello di gestione privata. Se non date un indirizzo, rimane un'incognita, rimane un obiettivo che non è chiaro a nessuno.
Assistenza agli anziani. Secondo me è assolutamente interessante che si voglia avere un'immagine chiara della situazione del welfare, degli anziani e del sociale, ma magari era interessante avere un passaggio che desse qualche indicazione in più su quale sia la volontà di mantenere le risorse. Il Defr del Piemonte - faccio un esempio qui vicino - dice che per il settore del welfare, anziani e sociale saranno mantenute le stesse risorse dell'anno precedente; non mette delle cifre, ma si prende un impegno politico di mantenere le risorse. Noi sappiamo che l'anno scorso, per mantenere il welfare e per pagare gli stipendi, è stata fatta un'operazione attingendo agli avanzi dei Comuni, per cui sono molto preoccupato su cosa succederà l'anno prossimo, perché non avete più questo salvadanaio. Un impegno politico su questo lo si vuole scrivere in questo Defr?
La regionalizzazione del catasto. Sono anni che ne parliamo, ma magari appena un cenno per di dire che ci saremmo mossi in questa direzione! Non vado oltre, perché ci sarebbero altre cose da dire, ma avremo modo di intervenire ancora sugli ordini del giorno e sugli emendamenti.
Gli ultimi due punti di questo Defr che volevo toccare sono riferiti al quadro tendenziale della finanza pubblica per l'anno 2017. Voi correttamente ricostruite la quantificazione del contributo per il risanamento della finanza pubblica, che è un passaggio che ha colpito duramente le finanze regionali, su questo non c'è ombra di dubbio. Però a un certo punto dite che l'importo da accantonare per l'anno 2017 è pari a quello del 2016 e vale 243 milioni di euro, perché la sentenza n. 77 la Corte costituzionale ha ribadito che lo stesso contributo sarà ridotto dopo il 2017. Voi citate la sentenza della Corte costituzionale n. 77 che alla fine, rigettando il ricorso della Regione, dice che l'accantonamento cesserà di essere dovuto in ogni caso nel 2017, ma forse con un po' troppa fiducia non menzionate la legge di stabilità 2016 dello Stato, che di fatto proroga anche al 2017 questo contributo. C'è, poi, un'altra sentenza successiva della Corte costituzionale, secondo cui l'accantonamento cesserà di essere dovuto in ogni caso nel 2018. Per cui, noi abbiamo delle sentenze della Corte costituzionale che di anno in anno prorogano l'agonia delle finanze della Regione.
A me sarebbe piaciuto che all'interno di questo Defr si tenesse fede all'impegno preso in quest'aula - al di là della lotta del tutto legittima di porre fine a questo prelievo forzoso; chiamiamolo come vogliamo, perché poi sono soldi che non vengono dati - di avviare un'azione per andare a ridefinire i parametri con cui questa compensazione verrà eventualmente addebitata a ogni Regione e Provincia a Statuto speciale. Noi di quello non abbiamo più sentito nulla, non c'è neanche un impegno politico e a noi applicano comunque il sistema SIOPE, che è un impianto vessatorio. A nessun livello c'è una legge finanziaria che dica: se voi Regioni a Statuto speciale non trovate un accordo, si applica il metodo SIOPE. Ma negli accordi politici che avete fatto fino adesso con il Governo Renzi, non si poteva mettere anche questo in ballo? Se non c'è una modifica a livello di Stato, certo che nessuno modificherà. Io non penso che Trento e Bolzano siano così entusiaste di accollarsi una parte per far pagare meno la Regione. Però la conseguenza è che noi abbiamo avuto un meno 40 percento di risorse sul bilancio, mentre Trento è sotto il 10 percento. Queste sono le realtà di fatto! Leggetevi i bilanci di Trento degli ultimi cinque anni e confrontateli con i nostri. Io dico che ci vogliono impegni e accordi politici: di questo dovete discutere, mentre il resto è una discussione infruttuosa per i valdostani e per le finanze regionali.
Concludo con il punto n. 4 delle specifiche priorità, sul quale chi mi ha preceduto ha già detto, penso in maniera esauriente, che sarà oggetto di emendamenti. Questo è un punto che non ha nessun riscontro legislativo. Abbiamo fatto un iter di audizioni, dove abbiamo chiesto ai vari Assessori e al Presidente qual è la motivazione o il riferimento giuridico per cui dobbiamo procedere a questa razionalizzazione. Gli Assessori ci hanno detto che non è loro competenza, per cui non sanno quale sia il riferimento giuridico. Chi eventualmente sapeva, ha fatto riferimento al decreto legge n. 78 che non c'entra nulla, perché è riferito al problema del precariato.
A mio parere bisogna probabilmente guardare i vari tasselli che si sono svolti in questi ultimi periodi di legislatura. Mi riferisco soprattutto al tentativo infruttuoso, fatto un po' di tempo fa, di mettere in discussione l'assunzione di personale del comparto assunto a tempo indeterminato, relativamente ai servizi per gli anziani, gli Oss. Si è fatto un ripensamento e fortunatamente si è fatta una marcia indietro. Adesso si rimette in discussione per la prima volta gente assunta a tempo indeterminato. Se il problema è una scelta politica, ditelo, ma non fate riferimento a testi di legge che non trattano questo. Se è un problema da mettere a posto, studiate una soluzione e proponetela, ma non entrate a gamba tesa prendendo una scusante e dicendo che il problema è il decreto legge n. 78, perché quel provvedimento non parla di questo. Se le problematiche sono altre, se ne parli, però che emerga chiaro che non si mette in discussione il ruolo del personale di comparto e degli assunti a tempo indeterminato. Non è che si può pensare di scrivere un principio come questo - a mio parere, poi magari sbaglierò - perché il personale assunto a tempo indeterminato, che sia con contratto di comparto o con contratto di carattere privatistico, ha diritto di essere tutelato: questo lo ripeto e lo ripeterò all'infinito.
Per quello che riguarda il riferimento alle difficoltà che lei prima, Presidente, ha espresso sulla predisposizione di questo documento, possiamo anche capirlo, però sinceramente quello che non comprendo è perché ci troviamo di fronte a un contenuto vuoto. Il tempo che ci hanno dato andava usufruito per riempire questo contenitore, per dare delle indicazioni precise. Questo è un documento sicuramente di programmazione e di indirizzi, ma non è un atto da banalizzare. Questo è un documento che si condivide nel metodo, negli indirizzi, nei contenuti, nelle prospettive future per la Valle d'Aosta, oppure, come nel mio caso, è un documento che si respinge al mittente. A mio parere, non esiste e sarebbe senza giustificazione un eventuale voto favorevole condizionato, perché ritengo che sarebbe una non assunzione di responsabilità, di cui la Valle d'Aosta in questo momento non ha assolutamente bisogno.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Cognetta, ne ha facoltà.
Cognetta (M5S) - Mi riferisco subito alle parole del presidente Rollandin quando dice che è sostanzialmente un documento programmatico, che però non è completo e ci sono delle cose che lui stesso ha ammesso non sono state inserite. Io aggiungerei che ci siamo scordati tantissime cose, non qualcosa. In particolare, una cosa che è mancata, è sicuramente stato il confronto con le parti sociali, perché in audizione abbiamo ascoltato i sindacati venuti espressamente solo per il punto n. 4. Non sono stati coinvolti minimamente, forse non dovevano essere neanche coinvolti, però quando si fa un documento di sviluppo e di indirizzo di una regione, probabilmente bisognerebbe sentire tutte le parti sociali.
Con questo non sto difendendo i sindacati, ma sto solo dicendo che andava fatto un discorso molto più ampio rispetto a quello che si è fatto, anche perché questo documento è ridotto ai famosi punti già citati, che poi alla fine sono otto paginette. C'è una bella parte relativa ai dati, ma questa si poteva metterla, non metterla o comunque ridurla molto, per cui alla fine sono otto paginette. Degli otto punti, in realtà ce ne sono sette, perché l'ottavo è perlomeno ridicolo. Lo leggo solo perché così ne abbiamo conto tutti, riguarda la ferrovia e dice: "La ferrovia che costituisce una priorità per l'anno 2017, sarà oggetto di uno studio per la sua utilizzazione e integrazione con l'intero sistema del trasporto pubblico". Va beh, meno male! Poteva anche andare peggio e non esserci neanche questo. Fortuna che c'è una proposta di legge popolare, che se va avanti così penso diventerà referendum, con la quale finalmente avremo un'idea chiara di cosa fare sulla ferrovia.
Per quanto riguarda invece gli indirizzi che mancano, ho scritto insieme ai colleghi di opposizione, il gruppo ALPE e il Gruppo misto, sia degli emendamenti che degli ordini del giorno. In realtà, sono stato tentato di riscrivere quelle otto paginette e per un momento ho pensato: quasi quasi le rifaccio, le faccio a modo mio e le propongo all'aula che deciderà cosa fare. Però poi mi sono detto che, se non hanno nessuna idea, tutto sommato vuol dire che a loro va bene così. Stiamo parlando delle idee di sviluppo della nostra regione, ma qui non ne vedo.
Come si fa a immaginare che lo sviluppo di una regione possa dipendere da queste quattro frasi messe qui dentro? Sono un po' estremista quando faccio questi ragionamenti e voi potreste dire che qualcosa di buono c'è: sistemiamo le scuole, facciamo la pista ciclabile. Va bene, però non è neanche il minimo sindacale: siamo sotto il minimo sindacale! Anche perché pare strano, oltre alla questione dei precari, o meglio, degli assunti a tempo indeterminato che però vogliamo far diventare precari, questione di cui parleremo in maniera più diffusa, c'è per esempio un passaggio che mi ha sorpreso parecchio, che è quello di finanziare gli autobus elettrici o comunque non inquinanti. Ricordo che a dicembre dell'anno scorso questa Giunta ha approvato un allungamento della durata media della vita degli autobus, che è passata da sei a diciotto anni. E adesso gli regaliamo altri autobus? Parliamone! Sono soldi pubblici e potremmo fare un ragionamento anche su questo. Poi non mi si venga a dire che sono contrario agli autobus non inquinanti, perché mi viene quasi da ridere. Infatti c'è una proposta che non dice di non darli, ma dice di fare un controllo più approfondito su come diamo questi soldi.
Tutto questo per dire che è un documento secondo me assolutamente insoddisfacente e non credo che sia all'altezza neanche di quello che dovrebbe esprimere la Giunta, e di questo mi dispiace. Io penso che voi dovreste esprimere dei documenti superiori a quello che c'è scritto qui. Capisco che se scrivete una cosa qui, poi dovete farla e quindi questo vi frena un po', per cui cercate di essere un po' più risparmiosi, però qualche linea di indirizzo su un piano triennale bisogna darla! Quando si parla di lavoro, bisogna porre l'accento anche sulle categorie che non ce la fanno, tipo gli over 50, oppure l'imprenditoria e la microimprenditoria che sta morendo. C'è anche la questione del fare un'azione unica per tutti gli aiuti fatti dalla sanità, è una cosa di cui parliamo ormai da un paio d'anni abbondanti qui dentro. Quindi alla fine non c'è praticamente quasi nulla di nuovo, per non dire nulla.
Il mio voto è stato contrario in Commissione e sarà contrario in quest'aula, nonostante magari possa essere approvato qualcuno degli emendamenti, perché nel complesso è un documento secondo me totalmente insufficiente. Considerate che in altri Consigli regionali i miei colleghi parlano in aula di questo documento per un mese abbondante, perché è un provvedimento effettivamente estremamente pesante e importante, noi invece l'abbiamo ridotto a una discussione velocissima e soprattutto di quattro paginette, anzi, otto.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Bertschy, ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Abbiamo atteso un attimo, perché il collega Gerandin ama parlare per ultimo, ma per una volta ho preferito parlare dopo di lui per sentire il suo intervento. È un'abitudine che ha anche in Commissione: gli viene più facile raccogliere gli interventi e dopo esprimersi. Questa volta abbiamo sentito lui e ora ci esprimiamo noi. Scherzo, ma a volte ci sta anche che ci sia la possibilità, prima di fare un intervento, di capire qual è il quadro dei gruppi che lavorano con un ruolo diverso dal nostro.
Io devo dire che ho sentito tre interventi assai diversi, anche negli obiettivi e nei termini, che d'altronde rappresentano un po' lo spirito e l'attenzione politica rispetto a certi problemi. Ho colto con soddisfazione l'intervento del collega Chatrian, che è riuscito a criticare il documento, ma a dargli anche una prospettiva rispetto a obiettivi e contenuti. Cosa che hanno fatto anche gli altri due colleghi, tuttavia limitandosi, a mio avviso, a quello che è alla fine un ruolo preciso, però che in questo momento credo ci debba vedere un po' tutti coinvolti a fare qualcosa di diverso e di rilancio. Va bene l'averci ricordato tutto il programma elettorale - il mio non vuole assolutamente essere un giudizio - però la difficoltà di questo primo Defr è evidente, come è palese che non siamo soddisfatti, per quello che mi riguarda, del come ci siamo arrivati. È stato fatto un po' di corsa, con un lavoro fatto soprattutto negli ultimi giorni e non è ancora quell'impegno corale che una maggioranza come questa potrebbe e dovrebbe esprimere. Noi lo ribadiamo: da parte del UVP, la volontà di lavorare con un atteggiamento sempre più positivo e per dare energia al lavoro in maggioranza è evidente e l'abbiamo detto un po' in tutte le sedi.
È stato anche difficile capire come costruire questo documento, perché da parte delle strutture finanziarie ci è stato chiesto di lavorare su un testo sintetico, su poche linee strategiche. Io ero presente nella Conferenza dei Capigruppo e i gruppi politici hanno portato invece contenuti più lunghi, che poi non era possibile legare fra loro. Quindi questo è un primo Defr che sconta le difficoltà anche organizzative che non dobbiamo assolutamente negare, perché giustamente diventa un documento pubblico, sul quale si viene giudicati e sul quale si può anche arrivare oggi in aula a dire più o meno la soddisfazione riguardo al lavoro fatto. È un documento che è stato sganciato dalla Giunta ed è andato in Commissione, dove ha potuto essere approfondito e discusso.
Fa piacere che certi settori, come quello della sanità, siano stati valutati positivamente, perché ricomprendono parecchi punti del programma. Allo stesso tempo, dispiace che una prima piccola azione, magari limitata, come quella dell'intervento del Defr sulla ferrovia, visto che da qui a quindici giorni ne parleremo in maniera molto più approfondita, sia stata per certi versi banalizzata. È vero, è poco, sono due righe, non è niente, però vi posso assicurare che intanto è nel documento programmatico e se ne può parlare.
È vero che la Regione Piemonte, dopo alcuni anni, ha un documento molto più importante del nostro: circa centosessanta pagine di lavoro, di programmazione e di valutazione di dati, rispetto alle nostre quarantanove o cinquanta. Ma occorre capire come porsi rispetto quello che fanno le altre Regioni: se bisognerà tendere a migliorare questo documento di programmazione verso quel tipo di formulazione, oppure se ognuno farà lavori diversi; ci lavoreremo, ci confronteremo e studieremo anche meglio questo tipo di espressione. Per quello che ci riguarda, in questo momento abbiamo lavorato a poche priorità, magari dimenticandone qualcuna, ma non abbiamo fatto un lavoro per riportare sul documento finanziario il bilancio, che invece nei prossimi giorni verrà discusso. Credo che se in questo senso il collega Gerandin, sottolinea a ragione che manca tutta una serie di impegni legati al programma, questo non vuol dire, per quanto ci riguarda, che su questi impegni non ci sarà invece un lavoro sul bilancio. È un elemento di chiarezza che va dato rispetto al dibattito, perché o si dice che il documento finanziario deve riprendere il programma e allora si realizza in questo senso, oppure si fa quello che si è fatto quest'anno: un lavoro che non dà completa soddisfazione e che sarà migliorato, perché a giugno si ritornerà su questo argomento, ma il bilancio lascia lo spazio per intervenire su tutta la parte programmatica.
Quello che ci teniamo a dire è che, rispetto alle criticità e alle difficoltà che sono emerse grazie al documento, c'è necessità di completare i lavori in aula anche sugli emendamenti, e vengo per esempio alla questione dei 177 lavoratori. Quanto sia corretto o meno averlo rappresentato in maniera così importante, ormai è un discorso superato, però su questo argomento si è lungamente discusso all'interno della Commissione e ci sono state anche espressioni di un certo tipo. La cosa più importante ora, per quello che ci riguarda - è per questo che abbiamo presentato un emendamento con tutti gli altri gruppi - è dare tranquillità rispetto a due fattori. Uno è quello economico, perché se qualcuno vuol far passare che attraverso questa scelta ci debba essere un risparmio per una valutazione sul bilancio, non è così! Per quello che ci riguarda, gli impegni di bilancio vanno mantenuti, ma bisogna concludere l'approfondimento per capire se all'interno dell'inquadramento del bilancio pubblico devono rimanere questi contratti, oppure se devono finire in un'agenzia, con la quale si andrà a lavorare - è scartata definitivamente l'ipotesi del "salva precari" - per mettere in ordine una questione che è anche di tipo amministrativo, senza però parlare di licenziamenti di massa e senza spaventare la gente; questo io ve lo chiedo. Può essere una buona idea la vostra, quella di toglierlo dal Defr, mentre noi vogliamo lavorare invece sul continuare ad approfondire questo argomento e sul metterlo in sicurezza: sono due posizioni, però non spaventiamo la gente. Nessuno della maggioranza ha intenzione di fare dei licenziamenti di massa.
(Voce fuori microfono)
Il titolo del comunicato che è uscito due giorni fa era di tutt'altro tenore. Io non lo dico in senso polemico, sostengo solo che sono due posizioni legittime e credo che i trentacinque consiglieri regionali non siano interessati a fare del male a queste persone. C'è un percorso e c'è una storia. Noi decidiamo di continuare a parlarne per completare il ragionamento: se non ci sarà un obbligo non si farà e si agirà in un'altra maniera. Altrimenti facciamo anche finta di non affrontare i problemi, e questo non va bene perché comunque i capitoli di bilancio sono importanti: sono 7/8 milioni di euro per questa partita. Quindi secondo me sul Defr il giudizio finale sarà anche rispetto all'ordine del giorno presentato.
Per quello che ci riguarda, quello fatto dalle opposizioni è un lavoro che aiuterà, al di là dell'approvazione o meno, a migliorare o comunque a continuare a discutere su certi argomenti. Essendo un documento di linea strategica, l'impostazione politica di oggi è di non andare ad argomenti troppo puntuali, troppo legati ad articoli di bilancio che saranno sicuramente presenti. Su tutta una serie di cose si è discusso e alcune abbiamo chiesto di metterle nel Defr, ma non sono entrate proprio per la visione che oggi c'è di questo documento. Su altre questioni si continuerà a discutere, ma la cosa più importante, a mio avviso, è capire se a livello di programmazione questo documento potrà essere in futuro oggetto di una discussione politica iniziale a livello di metodo, che coinvolga tutti, che permetta di definire delle priorità che poi diventano una discussione politica e che arrivano a produrre un documento di programmazione. Qui come al solito arriviamo a discutere su cose che, in maniera un po' frettolosa, sono state portate avanti e non hanno permesso sicuramente quel lavoro corale, che fa parte anche dell'attività dei movimenti politici che sostengono i nostri gruppi qui in Consiglio regionale.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Il Documento di economia e finanza regionale di cui stiamo facendo l'analisi oggi, detta le linee per la programmazione triennale del bilancio regionale e dei conseguenti atti del Consiglio e della Giunta, contemperando la programmazione regionale con quella gestionale della Regione. È un documento programmatorio di indirizzo, che fissa le politiche che la Regione intende adottare per il prossimo triennio, gli obiettivi delle prossime manovre di bilancio regionali ed è corredato da una, a mio parere, utile descrizione degli scenari economico finanziari internazionali e nazionali, con un focus su quelli regionali. Con ciò, dà e propone un'analisi ampia della situazione economico finanziaria extra regionale, dalla quale una piccola regione come la nostra non può prescindere. Immaginarsi come un organismo avulso dalle dinamiche nazionali e internazionali è velleitario e non è sicuramente utile per una pianificazione corretta della spesa.
Il Defr è sicuramente utile anche per la mole di informazioni che contiene. È un documento che va nella direzione di una maggiore trasparenza gestionale e programmatoria. Sicuramente - come è stato detto da tutti i colleghi che sono intervenuti prima di me - non è esaustivo, vista anche la complessità delle procedure, vista anche la necessità di continui aggiornamenti in itinere di modifica degli approcci gestionali e politici. Ricordo che il documento attraversa il triennio, ma è un atto di enorme importanza per la programmazione economico finanziaria e soprattutto per la definizione dell'azione strategica che la Regione intende perseguire, tanto da costituire il riferimento per la programmazione su base triennale, sul quale comporre il bilancio regionale che dovrà essere costruito e implementato in coerenza con gli indirizzi e gli obiettivi fissati nel Defr. La discussione in Commissione e in aula assicura il raccordo tra l'esecutivo e il Consiglio regionale. È vero che il Defr è deliberato ed è un'emanazione dell'esecutivo, ma questo raccordo che abbiamo fatto e che sicuramente potrà essere migliorato nelle prossime occasioni, è il presupposto per una sinergia di intenti che lo strumento del Defr mette nero su bianco, cancellando ogni fraintendimento circa il percorso e le modalità che dovranno essere adottati per il prossimo bilancio di previsione.
Riguardo allo scenario regionale (lascio da parte quello internazionale e nazionale per non appesantire troppo l'intervento) il Defr disegna un quadro sostanzialmente in ripresa rispetto ai periodi in cui la crisi risultava più marcata, più perniciosa, ma anche rispetto agli anni immediatamente antecedenti al 2016. La Regione, come noto, negli ultimi sei o sette anni ha subito, come d'altronde il resto del mondo, un drastico calo delle risorse a disposizione, a causa della crisi internazionale e nazionale, che ha praticamente dimezzato le risorse a disposizione, con impatti importanti su settori che, per loro natura, dipendevano in larga misura dalle disponibilità pubbliche, cioè dei contributi a favore dei privati, ma anche degli investimenti diretti della Regione e degli enti locali.
Il settore dell'edilizia in primis paga, forse più di qualunque altro, la diminuita disponibilità di risorse pubbliche, oltre che la minore propensione dei privati all'investimento nel mattone, dovuto anche all'incertezza del quadro economico complessivo. Sappiamo bene che non è solo la minore disponibilità di risorse a influenzare decisioni che spesso sono scelte di vita e proiezioni sul lungo termine. I dati sono ancora molto negativi e sicuramente implicano un'attenzione particolare da parte della politica, che però non può prescindere dalla mutata situazione finanziaria della Regione, la quale non potrà più intervenire con le modalità proprie del passato. Il rilancio del settore e dell'indotto non può che avvenire attraverso una riqualificazione del settore e, come abbiamo scritto nella direttrice 2, attraverso l'innovazione e la specializzazione delle imprese e la valorizzazione dei progetti di ricerca e sviluppo. Il pubblico in quel caso potrà creare le condizioni infrastrutturali normative, di sburocratizzazione nel senso della semplificazione delle procedure, che favoriscano e premino in qualche modo l'innovazione e la progettualità.
La direttrice 2, pur nella sua brevità, indica molto bene quale sarà l'intendimento del Governo regionale del prossimo triennio. Nella nostra intenzione, l'accrescimento dell'attrattività e della competitività dovrà avvenire attraverso il concorso della Regione alla realizzazione della strategia europea per una crescita sostenibile, mediante l'innovazione, la specializzazione delle imprese e la valorizzazione dei progetti di ricerca e sviluppo, ma anche attraverso l'implementazione della formazione regionale e l'accesso al mercato del lavoro, di cui al piano per le politiche del lavoro. Quindi si tratta di risorse, mezzi, know how, limitatamente ovviamente alle nostre disponibilità, con particolare attenzione alla crescita e alla competitività delle imprese valdostane che, nel nostro auspicio, oltre a poter camminare con le proprie gambe, dovranno diventare sempre più testimonial del "made in Valle d'Aosta" fuori dai confini regionali, come peraltro avviene già in molti casi soprattutto nel settore industriale e artigianale. Voglio ribadire questo concetto: il nostro primo obiettivo è di aiutare le imprese a raggiungere la piena indipendenza, che è il presupposto per la crescita e lo sviluppo delle nostre imprese.
Tornando nello specifico al settore dell'edilizia, il Defr è permeato di riferimenti anche indiretti a questo ambito. Cito ad esempio il consolidamento del programma di interventi volti alla manutenzione e alla realizzazione delle infrastrutture agricolo forestali, o il riferimento agli investimenti nella sicurezza degli edifici pubblici, in particolare di quelli scolastici. Parliamo anche degli adeguamenti, molto attuali purtroppo, alla normativa antisismica o dell'adeguamento normativo del patrimonio immobiliare regionale. Il piano di valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare regionale, del quale il nostro gruppo è stato uno strenuo sostenitore anche e soprattutto quando eravamo all'opposizione, a dimostrazione che si può anche dall'opposizione concretizzare dei progetti, apre nuove possibilità di investimento nel settore immobiliare e quindi edilizio, immettendo sul mercato un'enorme quantità di strutture. Parlavamo prima del istituto Maria Adelaide, ad esempio, ma possiamo pensare a tutto il grande complesso di edifici di proprietà regionale che oggi sono messi a disposizione per valutazioni, per manifestazioni di interesse o di idee. Sono possibilità di investimento che possono portare lavoro, idee e progettualità, ma anche un consistente miglioramento delle economie collegate: il turismo, l'agricoltura, le imprese, eccetera. Anche le direttrici che potrebbero non dare immediatamente l'idea di un collegamento diretto con il settore dell'edilizia, come la direttrice 6, là dove si cita esplicitamente il completamento della realizzazione, ad esempio, delle piste ciclabili di Aosta e Sarre, hanno sicuramente delle ricadute sullo specifico settore di cui stiamo parlando.
A volo d'uccello vogliamo fare delle brevi considerazioni su alcune direttrici. Riguardo alla sanità e al welfare, la direttrice 1, il Defr pone particolare attenzione alle fragilità e alle nuove povertà, con un preciso riferimento al principio della cosiddetta "compartecipazione" alla spesa sociosanitaria, nell'ottica di una maggiore equità. Dopo aver ridefinito recentemente i ticket farmaceutici su base Isee, aggiustando una situazione di oggettiva sperequazione, ci poniamo oggi l'obiettivo di ampliare il sistema delle compartecipazioni su base reddituale e patrimoniale, ridefinendo - ritarando, dice il Defr - il novero delle esenzioni e delle riduzioni anche nel settore del welfare. La strada è quella da sempre auspicata dal nostro gruppo, che ricordo fu promotore nella scorsa legge finanziaria attraverso un emendamento della modifica del principio della compartecipazione alla spesa farmaceutica su base Isee, aprendo in tal modo la strada all'applicazione diffusa, quindi non solo sulle ricette dei farmaci, ma anche speriamo sulla specialistica e sui ticket in genere.
Anche il tema della revisione delle misure in materia di assistenza economica per il sostegno alle famiglie, la cosiddetta "misura unica per le famiglie", è tra gli impegni principali di questo Defr. Mettere nero su bianco un argomento di cui si discute da tempi immemorabili, che ricordo è trasversale, quindi riguarda più assessorati, più dicasteri, gli dà dignità e soprattutto lo mette tra le priorità di questa Amministrazione. Non è banale e non è una cosa così scontata.
Un accenno anche al potenziamento dell'erogazione dei servizi presso il domicilio, sempre nella direttrice 1. Ci fa enorme piacere che torni tra le priorità dell'Amministrazione regionale l'idea che si possa andare al domicilio del paziente o dell'utente - mi riferisco alla cura dei malati, ma anche all'assistenza dei nostri anziani e dei nostri disabili - e che trovi precedenza la domiciliazione, rispetto all'ospedalizzazione usuale o alla residenzialità in strutture protette. Sicuramente questo comporta un ragionamento sulle misure alternative, anche su quelle economiche, con il doppio risultato - io credo - di un risparmio per le casse pubbliche e di un indubitabile vantaggio, laddove possibile, per gli utenti interessati, per le loro famiglie e anche per il complesso sistema della rete sociale che, attraverso la pratica della domiciliazione, si rafforza anche intorno ai nostri malati.
Riguardo alla direttrice 2 (Buona scuola, formazione e università) devo dire che da relatore della legge di riforma del sistema scolastico regionale non posso che essere soddisfatto della considerazione che il Defr dedica al tema. La legge regionale n. 18 del 2016 prevede consistenti finanziamenti che puntano alla valorizzazione del personale docente e dirigente scolastico e al potenziamento del piano di formazione, anche attraverso i vari bonus e i piani di formazione obbligatori previsti nella cosiddetta "Buona scuola" nazionale, che ricordo la nostra regione, relativamente per esempio al bonus dei 500 euro, ha immediatamente accolto e fatto suo.
La direttrice 2 ribadisce la scelta operata con la nostra legge regionale di mantenere e di valorizzare, nell'ambito proprio del nostro sistema di istruzione, la specificità e l'unicità del modello pedagogico delle scuole dell'infanzia regionale. Colleghi, sapete bene che questo è un modello peculiare del nostro sistema scolastico regionale, ed è stato mantenuto e ribadito anche nel protocollo d'intesa sottoscritto con il Ministro dell'istruzione, proprio perché noi crediamo nel valore pedagogico delle scuole dell'infanzia, soprattutto per quanto concerne, come è scritto ed è bene esplicitato nel Defr, l'alfabetizzazione precoce bilingue e plurilingue dei bambini. Importante, sempre in questa direttrice, anche il focus sulla tematica del rapporto tra istruzione e formazione, per una maggiore integrazione tra scuola e mondo del lavoro. Anche qua, il tema è molto ben dettagliato nella legge regionale n. 18, che abbiamo approvato a luglio.
Riguardo alla direttrice 4 - quella che si riferisce alla tanto dibattuta questione dei 177 lavoratori a tempo indeterminato attualmente incardinati negli Assessorati all'agricoltura, alle attività produttive e ai lavori pubblici - la maggioranza ha presentato un emendamento che punta a risolvere la questione contrattuale, che forse è l'aspetto più critico del percorso che si intende intraprendere, prevedendo il mantenimento, nel caso di una ricollocazione, che è ancora comunque tutta da valutare, in un ente o in un'agenzia appositi. Le formule sono in fase di valutazione assieme a un meticoloso monitoraggio che stiamo facendo sulle situazioni e sulle soluzioni intraprese nelle altre regioni italiane. Quindi dicevo, la previsione in questo emendamento anche delle medesime condizioni contrattuali - come ha accennato il collega Bertschy - sia normative che economiche di provenienza. Il riferimento all'assunzione di detto personale presso la società dei servizi Valle d'Aosta S.p.A., possibile soluzione prospettata dal Defr, è stato omesso ed è stato stralciato, anche in seguito al dibattito che il Governo regionale ha intrapreso con le rappresentanze sindacali e al confronto interno alla maggioranza.
Sulla direttrice 5, quella riguardante gli investimenti nella sicurezza degli edifici pubblici con priorità per quelli scolastici, ho già accennato nella premessa. Aggiungo solo che il risanamento energetico e tecnologico degli stabili regionali, voce presente nel Defr, va nella direzione di un efficientamento degli edifici pubblici e contestualmente di un rilancio del settore specifico proprio nel risanamento energetico tecnologico, ambito anche questo complementare e collaterale a quello edilizio. Ciò a dimostrazione della volontà della maggioranza di rilanciare il settore edilizio e l'indotto, facendolo diventare un vero e proprio volano dello sviluppo economico della nostra regione.
Con riferimento alla direttrice 6 (Investimenti nella sicurezza ambientale degli edifici pubblici con priorità a quelli scolastici), ho già accennato a come questo intento si incroci con il rilancio del settore edile, che produce un enorme indotto a più livelli, come in questo caso, sul settore della messa in sicurezza degli edifici, anche ai fini antisismici e del risanamento energetico. Questo ambito si ricollega, ad esempio, per i suoi effetti benefici sulla qualità dell'aria - vedete come tutto si incrocia all'interno di questo documento che è semplice, ma che comunque ha una sua logica di elaborazione - alla tutela e valorizzazione dell'ambiente, titolo adottato per la direttrice 7. L'ambiente che, come ben declinato nel Defr, è un patrimonio inestimabile per la nostra piccola regione, che ha anche delle enormi potenzialità economiche, tanto da meritarsi una sua denominazione di green economy, questa economia legata alle potenzialità dell'ambiente, di cui il nostro gruppo ha parlato lungamente proprio in quest'aula, quando ancora eravamo all'opposizione.
Il tema della mobilità sostenibile riguarda anche l'Assessorato del collega Donzel, che mi pare su questo settore stia facendo un lavoro di prospettiva. Voglio dire che sul discorso complessivo e della mobilità sostenibile sarà sempre più necessario un raccordo con gli enti locali, affinché un piano complessivo della mobilità sostenibile sia implementato con i livelli territoriali, attraverso un dialogo sempre più stretto.
Infine, il tema della ferrovia. Ancora nella scorsa legislatura il nostro gruppo si è più volte espresso sulla necessità di rendere il trasporto su rotaia più moderno, più consono alle esigenze della nuova mobilità e dei cittadini. Il dibattito che si è aperto sul tema della ferrovia, sollecitato dalla proposta referendaria che oggi è alla valutazione della Commissione consiliare, apre una prospettiva sicuramente interessante - qui lo anticipo, ma l'abbiamo già detto e ribadito in più sedi - alla quale il nostro gruppo parteciperà con entusiasmo e convinzione. Rinvio quindi l'approfondimento e riprendo un po' le considerazioni del collega Bertschy, che ha spiegato il motivo per cui la declinazione di questa particolare direttrice non è così elaborata, perché è aperto un grosso ragionamento anche con la società civile. Rinviamo quindi l'approfondimento del dibattito sulla ferrovia all'apposita Commissione e successivamente in aula, tenendo in conto la citata proposta referendaria.
Un accenno - poi eventualmente riprenderemo l'argomento e lo approfondiremo - al capitolo relativo alle linee di indirizzo per le società in house che verranno sicuramente implementate, quando quest'aula approverà la legge di cui alla proposta di legge n. 72 sulle partecipate e controllate regionali. La direzione è quella di una sempre maggiore trasparenza non solo nel conferimento degli appalti e degli affidamenti, ma anche sulle modalità di assunzione del personale, che dovranno essere, come è indicato sulla proposta di legge di prossima discussione in questo Consiglio, selezioni pubbliche.
Per concludere, riprendo le considerazioni espresse dal collega Bertschy riguardo alla necessità di darci più tempo per l'elaborazione dei documenti programmatori di bilancio, che sappiamo tutti non essere solo delle linee guida, ma delle linee operative per la gestione della nostra Regione. Noi del gruppo PD-Sinistra VDA ci impegniamo a lavorare, perché poi spesso la fretta non è solo colpa di qualcuno, ma la responsabilità a volte è bene che ciascuno di noi se la assuma, quindi noi del gruppo ci impegniamo a lavorare in modo sicuramente più corale nelle prossime occasioni. Credo che su questo aspetto il collega Bertschy abbia detto chiaramente e abbia espresso un pensiero, che credo sia il proposito che tutti noi condividiamo.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere La Torre, ne ha facoltà.
La Torre (UV) - Lo svolgimento del dibattito in aula su questo documento dimostra nelle diverse letture - alcune più istituzionali, altre critiche, ma comunque tutte orientate con un senso costruttivo - come oggi fosse necessario e importante parlare del Defr. Anch'io credo sia importante, sostanzialmente per due motivi. Il primo perché è un documento nuovo, il secondo perché è indiscutibilmente importante. È nuovo per noi, perché lo Stato lo applica già dal 2011 ed è diventato uno degli elementi centrali delle politiche del Paese perché anticipa - questo è un po' il senso che deve avere il documento - la discussione, quindi il quadro generale e l'impostazione di quello che è poi il documento del bilancio. È relativamente nuovo anche per le altre Regioni, perché qualcuna lo redige già dal 2015: l'Emilia-Romagna e il Piemonte, come qualcuno ha citato. Quindi è nuovo per noi.
La prima domanda che ci dobbiamo fare con il dibattito di oggi è: come lo stiamo interpretando nella sua novità? Però non possiamo rispondere a questa domanda, se non cominciamo a centrare anche qual è l'importanza del Defr e che cos'è. Tanto è vero che io già un paio di mesi fa, forse anche di più, feci una relazione sul Defr e la mandai a tutti i commissari, perché qualcuno mi chiedeva che cosa fosse questo documento e io stesso sentivo la necessità di capire. È chiaro che il Defr si poneva anche un termine temporale che - ha detto bene l'Assessore - era il 30 giugno, che però in via di prima applicazione poteva slittare fino al 31 ottobre e noi purtroppo siamo riusciti a portarlo in Commissione solo il 3 ottobre, quindi evidentemente non siamo riusciti, pur con la volontà di farlo in tempi stretti, a essere anticipatori. Siamo rimasti un po' sul filo di lana, però questo problema non si porrà più, perché dal prossimo anno è obbligatorio il 30 giugno.
È importante, perché cambia completamente il modo di gestire la finanza pubblica, fissando sostanzialmente due momenti. Non a caso la data è quella del 30 giugno, perché fissa esattamente in due momenti precisi la medesima discussione che prima avveniva solo al momento del bilancio. La discussione politica e quella finanziaria, che prima erano un elemento congiunto, adesso vengono perfettamente divise in due fasi anche temporalmente, perché sono divise nei due semestri. Nel primo semestre, al 30 giugno, deve essere presentata l'impostazione politica e quella che dovrebbe portare all'esercizio del controllo strategico. Il vocabolo non l'ho definito io e questo è il termine che viene dato al senso globale del Defr: esercizio del controllo strategico, che poi deve trovare nei contenuti finanziari le sue azioni.
È chiaro che quindi questo non è un documento di numeri e lo è solo per alcune cifre da cui si parte: l'avevo detto, ma ho visto che è stato ripreso anche dalla stampa. Si tratta dei numeri di base che sono quelli delle entrate, riassunti nel titolo I, su cui evidentemente, per quello che c'è scritto nel Defr, qualche preoccupazione deve essere espressa. Al titolo I le entrate proprie sono l'elemento caratterizzante di un'autonomia finanziaria, perché ci terrei a sottolineare che quando si parla del Defr - e qui non dobbiamo banalizzare il documento - si parla di autonomia, perché la prima autonomia di una regione è quella finanziaria. L'autonomia statutaria è un diritto certo, ma l'autonomia finanziaria la si conquista ogni anno, o meglio, ogni triennio creando delle politiche - come diceva anche il collega Guichardaz che citava la direttrice 2 - che permettano a una regione di costruire la sua autonomia finanziaria con le entrate proprie, cioè quelle del titolo I.
Qui purtroppo abbiamo una nota un po' dolente, sulla quale dovremo interrogarci. Però il bilancio ci permetterà, arrivando a ridosso di dicembre, di avere anche dei dati sul titolo I un po' più effettivi, rispetto a quelli del 2015 che non sono incoraggianti. Noi tifiamo per la Valle d'Aosta e non credo che siamo qui a fare un ragionamento contro, quindi dobbiamo lavorare molto su questo. Ma questo è l'unico dato in termini numerici, mentre il vero dibattito, essendo una discussione politica, è proprio sul come possiamo gestire questo Defr, dando un contributo politico alla sua realizzazione.
Mi riallaccio un po' anche al discorso che ho fatto ieri, perché questo strumento qualche anno fa non era così necessario, perché quando c'è un momento di benessere la società civile è soddisfatta delle condizioni di vita che ha, quindi non ha tanto un interesse ad approfondire le direttrici e gli indirizzi che la pubblica amministrazione vuole dare. Ma nel momento in cui le condizioni economiche sono meno favorevoli, e quindi i documenti finanziari non possono più essere le cose che erano prima e che gratificavano tutti, il Defr potrebbe essere invece uno strumento che permette, con una condivisione anche con la società civile, di spiegare come da una parte vorremmo indirizzare l'utilizzo dei nostri soldi e come dall'altra parte dovremmo spalmare i sacrifici. Quando si fa un bilancio con una coperta che diventa sempre più corta sul fronte delle entrate, a qualcuno si deve dare e a qualcuno si deve togliere. C'è un vecchio detto che diceva: se c'è una cosa veramente ingiusta, è dare a chi non ha bisogno.
È la per la prima volta che facciamo questo documento e politicamente la domanda che ci facciamo è come utilizzare meglio anche per il futuro questo strumento, se l'abbiamo utilizzato bene adesso e se abbiamo colto lo spirito di quello che deve essere il Defr. D'altronde, del Defr se ne sono occupati giustamente la Giunta, i Capigruppo e la Commissione. Ognuno di questi tre soggetti evidentemente, trovandosi ad affrontare per la prima volta questo argomento, credo che abbia cercato di dare una risposta che si riassume in un documento. In effetti, non è un testo pesante, bisogna essere sinceri: è un documento che cerca di toccare tutti i punti e cerca di farlo anche nel modo giusto. Alcuni sono più approfonditi, è vero: la scheda sulla sanità è stata fatta bene e bisogna fare i complimenti a qualche dirigente. Altri punti lo sono meno, come gli indirizzi per le partecipate. Guardavo, per esempio, il documento della Romagna dove si lavora molto sugli indirizzi strategici delle partecipate, perché nel bilancio armonizzato che ci sarà, dove tutti i bilanci alla fine congloberanno, i ruoli delle partecipate diventano poi strategici.
Questo è evidentemente un documento importantissimo, ma lo è sotto il profilo politico, poiché è da questo documento che poi deriveranno a caduta tutta una serie di scelte non solo della pubblica amministrazione, ma anche della società civile, perché io continuo a dire che se non trasmettiamo dei messaggi di un certo tipo, è difficile che i grandi imprenditori o gli investitori intervengano. Non è che oggi si può semplicemente decidere di vendere il casinò: ma chi se lo compra?! Noi dobbiamo trasmettere dei messaggi indirizzati su determinati argomenti, che facciano capire che le scelte dell'Amministrazione vanno a sostegno di determinati tipi di economia, e lì c'è il punto di congiunzione con chi da fuori vuole investire.
Questa è una regione che ha delle potenzialità straordinarie in diversi settori, primo fra tutti quello del turismo. Quindi noi nel Defr una delle cose che ci dobbiamo imporre, anche per il futuro, è di cercare di trasmettere questi messaggi positivi di indirizzo, perché altrimenti sarà solamente un documento preparatorio, all'interno del quale si mettono realmente delle buone intenzioni, si possono fare dei begli interventi istituzionali, si può citare anche il protocollo di Kyoto, se uno vuole, ma in realtà al di là di quello non andiamo. È questo che deve diventare e, secondo me, ancora non lo è. Quindi c'è un lavoro politico di condivisione molto approfondito che deve essere fatto, che evidentemente, Assessore, dovrà prendere più tempo il prossimo anno, perché se a giugno è in scadenza, bisognerà già parlarne a febbraio.
Questo documento può essere uno strumento del rilancio. Rilanciare questa regione nelle entrate, vuol dire ridare attualità alla sua autonomia, perché questo è il punto centrale: autonomia significa autonomia finanziaria. Se non c'è quello, noi saremo sempre di più a ruota dello Stato e dei contributi che dovremo dare, ma avremo sempre meno autonomia a disposizione, spazi di autonomia sempre più ridotti e andremo a contrattare sempre di più al ribasso, cercando comunque delle soluzioni temporanee. Noi non ci possiamo più permettere delle soluzioni temporanee, né di perdere - come diceva Bertschy - alcuni scontri di carattere giurisdizionale in aule di tribunale. Noi dobbiamo avere una rotta molto forte che difenda la nostra autonomia, in cui il Defr fissa dei principi di esercizio del controllo strategico, a cui il bilancio si assoggetta. Il bilancio si assoggetta al Defr, non è il Defr che si assoggetta al bilancio. La mia visione è che, se noi entriamo in tale spirito, questo probabilmente potrà diventare uno strumento straordinariamente potente per il futuro. Se pensiamo che sia un documento che bisogna fare perché è obbligatorio, secondo me abbiamo sbagliato. Però questa è una mia visione.
Dalle ore 12:00 assume la presidenza il vicepresidente Farcoz.
Farcoz (Presidente) - Ha chiesto la parola il consigliere Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (SA) - L'argomento in discussione è estremamente importante. Si parla di un documento strategico che per la prima volta viene affrontato a livello di Consiglio regionale, che traccia le prospettive e le linee di indirizzo che dobbiamo dare alla nostra Valle per il prossimo triennio.
Entro nel merito con alcune considerazioni. Ritengo che sia utile sottolineare la prima parte del documento, dove viene fatta una lettura del contesto che ripercorre il periodo di crisi che abbiamo vissuto, il posizionamento della Valle d'Aosta all'interno del contesto nazionale e internazionale, dal quale si evince che la situazione di tenuta tutto sommato è stata abbastanza buona rispetto ad altre realtà italiane, ma vengono rilevate comunque delle criticità sotto il profilo del mercato del lavoro. Il lavoro: credo che anche in Valle d'Aosta sia un tema comune a tutte le altre regioni, è un problema al quale bisogna prestare molta attenzione e metterlo al centro delle nostre priorità. Ritengo che questo sia importante, perché la centralità di questo Defr sta nel dare sviluppo alla nostra regione e nel creare occupazione. Da tutto questo poi discendono le linee d'azione.
Credo che, al di là dell'entrare nel merito delle singole azioni di indirizzo, che nel documento sono state declinate, sia importante fare un ragionamento su qual è il momento che stiamo vivendo e sulla direzione da intraprendere. Penso che sia importante, come è stato sottolineato, continuare quel percorso di razionalizzazione della spesa e di ridistribuzione della spesa corrente, per dare una maggiore disponibilità di risorse a favore degli investimenti. Nella sanità e nel sociale si presta attenzione alla prevenzione e a non lasciare nessun indietro: tutto quello che non si fa per favorire gli investimenti, dopo crea problematiche che vanno gestite sotto il profilo del welfare, del sostegno a chi non riesce a stare al passo degli altri. Il welfare, per noi, è un approccio sul quale c'è una grande tradizione e attenzione verso la popolazione. Credo che sia positivo l'approccio verso la misura unica per la famiglia, nella direzione di raggruppare tutti i sostegni, anche per un senso di equità e per gestire meglio le risorse che sono disponibili.
Per quanto riguarda lo sviluppo, credo che qui il dibattito non sia mai abbastanza, perché questa è la chiave del problema della Valle d'Aosta e delle altre realtà. Io credo che non solo dobbiamo dibattere sugli investimenti che facciamo direttamente a livello di Amministrazione regionale, ma bisogna anche fare di più per sostenere gli investimenti che deve fare il privato. Credo che il processo di agevolazione degli investimenti debba essere un progetto sul quale dovremmo porre ancora più attenzione, rispetto a quello che è stato fatto sinora. Tutte queste azioni dovranno essere sviluppate nell'ambito del prossimo bilancio, il quale dovrà contenere la declinazione di tutte le iniziative di indirizzo contenute nel Defr.
Io credo che bisognerà puntare molto sulla semplificazione, sulla sburocratizzazione, sulla digitalizzazione e su tutto quello che, a costo zero per l'Amministrazione, possa andare nella direzione di sostenere il privato, di sostenere coloro che operano tutti i giorni tra mille difficoltà. Abbiamo un sistema imprenditoriale estremamente polverizzato sul territorio e il più delle volte ci sono degli imprenditori che devono svolgere tutte le mansioni all'interno della propria azienda: sono artigiani che hanno grosse difficoltà sotto il profilo amministrativo, quindi dobbiamo concentrare la nostra attenzione per dare soluzioni a queste problematiche.
Per quanto riguarda la forma, credo che anche sotto questo profilo qualche considerazione vada fatta. Noi abbiamo lavorato, per quanto possibile, in Commissione con dedizione nel poco tempo che abbiamo avuto a disposizione, abbiamo analizzato le tematiche che avevano destato al momento maggior interesse e che avevano evidenziato delle difficoltà. Si è parlato molto dell'inquadramento del personale assunto in Regione con contratti privatistici e su questo si ritornerà a parlarne attraverso degli emendamenti.
Credo che parecchia importanza vada data al tema della ferrovia, che è stato introdotto nel Defr, sulla quale c'è la necessità, anche a seguito dell'iniziativa di legge popolare, di entrare nel merito per dare delle risposte che siano concrete a livello di progettualità, per migliorare la situazione infrastrutturale dei trasporti in Valle d'Aosta in una prospettiva futura.
Riguardo alla forma, credo che il dibattito non sia mai abbastanza. Soprattutto in un momento come questo, ritengo che la politica debba avere anche il coraggio di fare dell'autocritica. Affrontare delle situazioni difficili come quelle che stiamo vivendo richiede confronto e partecipazione: non solo un confronto interno all'Amministrazione, ma anche con le parti sociali e con i portatori di interesse. Credo che, a discolpa anche dell'agire che c'è stato, possiamo dire che è la prima volta che ci si occupa di questo tema, quindi si sconta un po' anche questo. Io credo che per il futuro occorrerà prendersi un po' più di tempo e bisognerà riflettere con attenzione su questi argomenti, perché il momento è estremamente delicato e quindi siamo chiamati a delle grandi responsabilità. Tuttavia, in linea generale credo che le linee di indirizzo contenute siano positive e potranno essere declinate con attenzione attraverso anche il dibattito all'interno del prossimo bilancio, per cercare di armonizzare queste azioni con l'indirizzo generale da raggiungere, che è quello di dare nuove prospettive, rilancio e continuità all'azione che è stata intrapresa per creare sviluppo e nuova occupazione in Valle d'Aosta.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Restano, ne ha facoltà.
Restano (UV) - È la prima volta che ci accingiamo a discutere questo documento che, come è già stato detto, è previsto da una norma del 2011, che altre Regioni hanno già avviato ed approvato lo scorso anno, consentendo loro di essere evidentemente un pochino più precisi di noi e più collaudati durante questa programmazione. Noi forse scontiamo il dazio del noviziato. Come ha detto chi mi ha preceduto, si è reso necessario un approfondimento anche da parte nostra, nella veste di consiglieri regionali.
Andando a verificare le definizioni di questo documento, si dice che il Defr delinea il quadro degli obiettivi politici collegati all'emissione e ai programmi di bilancio, i cui contenuti programmatici costituiscono la base di riferimento per l'intera azione amministrativa e orientano le successive deliberazioni della Giunta e dell'assemblea legislativa. Però si va anche oltre e il Defr viene definito un portatore non solo di interessi sugli aspetti meramente contabili, quali ad esempio quelli legati alla predisposizione dei bilanci, ma è investito anche di una pluralità di dimensioni che riguardano gli aspetti normativi, organizzativi, procedurali e che per alcuni ambiti richiedono una rivisitazione dei rapporti con le altre amministrazioni locali e con lo Stato. Questo, secondo me, è un aspetto importantissimo, di cui deve tenere conto questo documento. Un aspetto importantissimo che pone dei nuovi rapporti con gli enti locali, con le amministrazioni che collaborano principalmente con noi.
Noi pochi mesi fa, com'è stato ricordato, abbiamo approvato un nuovo programma di governo. Tutti ci aspettavamo che nel Defr fossero contenuti tutti i punti del nostro programma di governo, ma abbiamo ottenuto una risposta da parte dell'Assessore e del Presidente che ci ha spiegato il perché questo documento non contiene tali punti. Però sorge un dubbio: se è vero che il Defr ha anche il ruolo di esercitare il controllo strategico, io mi chiedo come facciamo a esercitare questo controllo, se i punti non sono declinati nel documento? Come possiamo chiedere agli enti locali di elaborare il piano esecutivo di gestione, che definisce modi, tempi e termini per l'applicazione del programma di governo, se non siamo noi i primi a farlo? Come possiamo chiedere da quest'anno di adeguarsi al documento unico di programmazione?
Questo non è un atto d'accusa, perché scontiamo un noviziato, ma tutti insieme dovremo rivedere questo documento. Forse il prossimo anno con più esperienza ci applicheremo con maggiore rigore, ci prenderemo un pochino in anticipo e riusciremo a fare meglio. Forse, mi viene bonariamente da pensare, lo abbiamo un po' sottovalutato (non so se è il termine giusto), tant'è vero che chi mi ha preceduto, ha detto che ci hanno lavorato la Giunta, i Capigruppo e le Commissioni, ma i Consiglieri non ci hanno lavorato; io non ci ho lavorato! Ci ho lavorato a partire dall'approvazione in Giunta, perché prima non lo sapevo. Non è un problema, perché ho avuto modo di seguire dettagliatamente tutto all'interno della Commissione alla quale mi sono aggregato.
Cosa avrei potuto dire su un documento di questo tipo? Innanzitutto avrei detto che poteva avere una struttura diversa ed essere organizzato per punti. Per la sanità lo si è fatto in maniera dettagliata e questo punto si distingue forse un pochino dagli altri. Ma a mio modo di vedere, va definita la mission per poter esercitare il controllo strategico, il programma del quale ci si occupa, l'assessorato di riferimento, gli assessorati eventualmente coinvolti, quali siano le norme di riferimento. E ancora, quali sono i soggetti laici che possono collaborare, associazioni e quant'altro, chi sono i destinatari e, per poter esercitare pienamente il controllo strategico, i risultati attesi in un cronoprogramma. Solo così riusciremo nel triennio di riferimento a monitorare il nostro operato e a farci valutare da chi sta a guardare e ha il diritto di esercitare questa sorta di controllo, anche politico, e di esprimersi successivamente sul nostro operato.
Per andare ai contenuti, già tanto è stato detto sul punto n. 4, forse preso un pochino con fretta. Io mi permetto di dire che abbiamo rischiato di far sprofondare in un incubo economico qualche famiglia, cosa di cui mi dispiace veramente. Il resto è già stato tutto detto e credo che con gli emendamenti si riuscirà a sistemare un piccolo errore di percorso: me lo auguro.
Per quanto riguarda il punto n. 5, quello che riguarda gli investimenti, si è parlato di strutture sportive con specifico riferimento agli impianti di risalita. Io vengo dal mondo dello sci e non posso che rallegrarmene, ma lo sport non è solo quello: ci sono gli impianti sportivi in città; c'è l'opportunità recente di avere una gara di coppa del mondo di sci di fondo in Valle d'Aosta, di farla ritornare con tutte le possibilità di promozione turistica che ci sarebbero, ma manca un impianto adeguato, una di pista di fondo all'altezza. Siamo indietro di quindici anni su questo argomento e l'ho sottolineato all'Assessore in Commissione, il quale ha preso buona nota di tutto questo, dandomi - non vorrei aver frainteso - anche delle speranze in merito.
Noto la mancanza di un punto importante che ho rilevato in altri documenti analoghi di altre Regioni: la promozione della pratica motoria e sportiva, legata anche ad altri aspetti della vita quotidiana. Sarebbe importantissimo mettere un punto specifico, perché è vero che c'è molta attenzione alla persona, però probabilmente ci è sfuggito questo punto: l'attenzione alla persona di tutte le età, perché non basta organizzare manifestazioni turistico sportive, ma bisogna prevenire. Abbiamo tanto parlato di piano della prevenzione: bisogna fare un collage, a volte lo chiamiamo "progetto", tra tutte queste azioni. Il momento di fare il progetto è proprio l'elaborazione di questo documento, che diventa effettivamente strategico e importante.
Quali sono le mie conclusioni? Servirebbero per il prossimo mese di giugno percorsi più chiari con l'indicazione dei tempi di realizzazione nel triennio, obiettivi definitivi, obiettivi intermedi, quel famoso cronoprogramma, l'indicazione degli attori che devono operare, aspetto che non è stato sufficientemente declinato. Poi, soprattutto, servirà la semplificazione degli atti, proprio per quella parte che non è economico finanziaria, ma è quella che ho citato in precedenza, che riguarda il Defr, perché la gente ci ferma per strada e ci chiede di fare qualcosa, perché se si deve spostare un grill all'interno di un ristorante c'è bisogno della firma digitale, si deve andare dal commercialista: non è più sostenibile questo! Stessa cosa ci dicono i progettisti e gli imprenditori: semplificate! Penso l'abbiano detto tutti. Questo era un punto per me sostanziale di questo documento. Io mi auguro che nel prossimo mese di giugno si riesca a porre rimedio a queste piccole lacune.
Dalle ore 12:16 assume la presidenza il presidente Rosset.
Rosset (Presidente) - Ha chiesto la parola il consigliere Fabbri, ne ha facoltà.
Fabbri (UVP) - Devo dire che esco rincuorato da questa approfondita discussione che abbiamo fatto in Consiglio, perché, come diceva il collega La Torre, questo è un documento estremamente importante, che forse è stato preso sotto gamba all'inizio, ma che qui in Consiglio ha rivelato il coinvolgimento profondo di tutti i consiglieri, al di là dei diretti interessati che l'hanno esteso in Giunta. Questo dimostra, egregio collega La Torre, quanto questo documento sia importante, perché anche noi consiglieri diventiamo parte attiva in una programmazione triennale di estrema importanza, tanto più importante adesso che attraversiamo un momento di difficoltà che vivremo anche il prossimo anno con il prossimo bilancio.
Io non entrerò nel dettaglio, come hanno fatto molto bene i miei colleghi, però vorrei esprimere un po' di amarezza, perché se nelle intenzioni questo documento dovrebbe essere di indirizzo e di programmazione del governo dei vari aspetti dell'azione politica e amministrativa nei vari ambiti della vita sociale e di sviluppo, questo documento, che è la prima volta che arriva alla nostra attenzione alla nostra analisi, ha avuto, secondo me e per quanto è stato rilevato anche da altri colleghi, un approccio piuttosto sbagliato. Diciamo che è arrivato in tutta fretta e che, prima di essere discusso oggi in Consiglio, è stato analizzato in Commissione, però con affanno e anche con notevoli perplessità. Se qualcuno vuole andare a leggersi i verbali della Commissione, abbiamo tutti quanti fatto scrivere che siamo stati un po' perplessi nell'analizzare questo documento. L'impressione è che si tratti di un documento nato un po' frettolosamente e quindi alquanto tenue, inconsistente, magari non nella parte analitica ma in quella propositiva, fatta eccezione per alcuni ambiti - come qui è stato già notato - soprattutto nella parte sociosanitaria. Però, l'impressione nata in Commissione è stata un po' corretta qui in aula, perché i consiglieri hanno proprio preso parte attiva a questa discussione. Sono stati introdotti degli aspetti che hanno creato dei problemi notevoli, dei timori nella popolazione - è stato anche questo fatto rilevare - e che magari sarebbe stato più opportuno affrontare in altre sedi, che comunque avremo il tempo di correggere nella discussione degli emendamenti.
La redazione di questo documento, come altri provvedimenti contabili che purtroppo in tutta fretta dovremo affrontare nel brevissimo tempo, è necessaria al fine di sbloccare l'avanzamento della stesura del prossimo bilancio. Tutto questo ci vede rincorrere il tempo e dover correre dietro a dei provvedimenti che dovrebbero avere un'importanza e un'analisi molto più approfondita. Amareggia dunque dover adottare un documento di programmazione, che in realtà non ha saputo programmare sé stesso e i tempi necessari, per garantire una presentazione e una stesura in accordo soprattutto con coloro che sono destinatari di questa programmazione. Non abbiamo sentito le parti sociali, abbiamo dovuto rincorrere a velocità supersonica i vari assessori, non tutti peraltro, e anche le audizioni dei consigli direttivi delle partecipate sono state proprio un volo d'uccello nell'analisi dei vari problemi. Non sappiamo se, quando è stato steso questo programma, siano state sentite le parti interessate: ce lo auguriamo.
Certamente, rimane l'amarezza che questo documento sia stato fatto e discusso come un obbligo un po' fastidioso e come quasi una formalità irrilevante. Abbiamo detto che in altre regioni è stato uno strumento di ben altra portata e la nostra speranza è dunque che nel futuro questo parto un po' frettoloso non debba ripetersi nel futuro. La necessità di procedere speditamente sulla strada della stesura del bilancio programmatico regionale e della sua relativa legge, in modo da permettere di avere il tempo poi necessario di discutere, questo sì approfonditamente, ci richiede comunque di procedere nel dare il via libera a questo documento. Ci auguriamo che ci sia una lezione per il futuro e che il prossimo anno sia un documento che diventi veramente una parte viva e attiva di tutto il Consiglio, per poter decidere la programmazione del futuro della nostra regione.
Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Morelli, ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Molti colleghi sono intervenuti e tutti hanno voluto sottolineare il fatto che questa è una prima volta per il Documento economico finanziario regionale. Io credo che, come di solito accade, l'attenzione e la cura con cui si dovrebbe confezionare un documento che viene presentato per la prima volta, dovrebbe essere maggiore di quella che è stata dedicata alla stesura di questo documento, scaricato in pochissimo tempo, analizzato in Commissione addirittura anche in assenza di componenti del Governo e in qualche modo anche strumentalizzato per lanciare messaggi puntuali, ma direi poco pertinenti con quelle che dovrebbero essere le priorità.
La prima osservazione che viene da fare è che, quando si scorrono le priorità, lì dove sono individuati gli otto punti che grossomodo corrispondono alle priorità e alle caratteristiche degli assessorati, salta all'occhio che vi è un intruso. Se i primi tre punti - il primo: sanità, benessere, inclusione sociale; il secondo: sviluppo sostenibile, imprese e lavoro; il terzo: "Buona scuola", formazione e università - hanno una logica e un'attinenza con le funzioni degli assessorati, così come il quinto, il sesto, il settimo e l'ottavo, quantomeno nel titolo, il quarto proprio non ci azzecca. Il quarto non c'entra niente. È come quando su La Settimana Enigmistica si guardano i giochi per cercare gli intrusi: non so se avete presente quei giochini enigmistici dove c'è una serie di oggetti e si deve cercare quello estraneo. L'intruso qui è il punto n. 4, "Inquadramento nella Società di Servizi regionale del personale oggi assunto dalla Regione con contratti privatistici": ditemi voi cosa ci azzecca con gli altri punti programmatici! Tra l'altro, abbiamo appurato in Commissione che non vi è una normativa che lo impone, quindi pare non ci siano motivazioni per affrontare questo punto, ma è stato inserito in modo chiaro, molto più chiaro rispetto ad altre priorità che dovrebbero invece essere eviscerate e ben spiegate.
È un documento importante, che lancia messaggi, come diceva giustamente il collega La Torre, in ciò che dice, in come vengono dette le cose e anche in ciò che tace. Ogni punto è stato sviluppato in modo diverso: il punto sulla sanità, il benessere e l'inclusione sociale è stato dettagliato con delle priorità; il punto sullo sviluppo sostenibile idem; altri punti invece sono totalmente parziali e non definiscono assolutamente le priorità, e voglio rapidamente individuarne due. Una è già stata toccata in parte, quella sulla finalizzazione degli investimenti nei settori strategici e in particolare sul turismo. Già in Commissione io ho sollevato il fatto che l'unica priorità che si individua è quella degli impianti sciistici, la quale non c'è dubbio che sia una priorità importantissima e funzionale allo sviluppo economico del settore turistico, ma manca completamente un impegno riguardo a ciò che è qualcosa di necessario, qualcosa di assolutamente importante, a ciò che dovrebbe essere il cervello dello sviluppo turistico. Manca quella che abbiamo già definito e affrontato più volte in Consiglio, cioè la costituzione di un soggetto unico che si occupi della promozione dell'immagine della Valle d'Aosta. È dall'inizio della legislatura che ne parliamo, abbiamo cominciato nel 2013 con una risoluzione votata all'unanimità e abbiamo affrontato un percorso in Commissione condiviso. Durante la discussione dello scorso bilancio - l'anno scorso nel mese di ottobre, esattamente un anno fa - abbiamo votato all'unanimità una mozione che prevedeva degli impegni entro una certa scadenza. Una mozione che tutti condividevano e che prevedeva entro una certa data la costituzione di un soggetto unico per la promozione della nostra regione. L'unico atto che è stato prodotto in quest'anno, è una delibera di Giunta che affida un incarico per il marchio ombrello. Importantissimo, sicuramente, ma non è questo il punto.
Avremmo potuto presentare un emendamento per inserire un punto riferito a questo investimento che consideriamo strategico, ma non lo abbiamo voluto fare proprio per sottolineare questa mancanza, che è grave e che a questo punto constatiamo essere una carenza di volontà politica. Nessuno dice che sia facile costituire un soggetto unico e modificare gli equilibri delle ripartizioni e delle competenze che toccano tanti soggetti. Nessuno dice che sia una cosa facile, ma è una cosa che va fatta. Prendiamo atto che questa Giunta non la vuole fare e non do la responsabilità all'Assessore al turismo, perché non è una responsabilità sua o solo sua: è una responsabilità di tutta la Giunta, anche perché - è giusto ricordarlo - tocca tanti assessorati, quantomeno quattro.
L'altro punto che è disarmante per come viene affrontato, è quello sulla ferrovia. Anche qui avremmo potuto presentare un emendamento per ispessire questo impegno, ma invece è forse bene lasciarlo così in questa cosa scarna, in questo deserto antartico. Una frase: "La ferrovia che costituisce una priorità per l'anno 2017, sarà oggetto di uno studio - ancora siamo alla fase dello studio - per la sua modernizzazione e integrazione con l'intero sistema del trasporto pubblico". Il presidente Rollandin in Commissione ha detto e l'assessore Perron lo ha ribadito anche qui, che su questo tema una riflessione va fatta: parole storiche! Parole storiche nella loro nullità, perché non è possibile che a un anno ormai dalla conclusione di una legislatura non si sia fatto praticamente nulla e che si sia ancora alla fase dello studio e della riflessione. Poteva essere invece questo documento l'occasione per quantomeno definire le priorità, anche perché in questo periodo è cominciato in Commissione l'iter di una proposta di legge di iniziativa popolare che sollecita in modo preciso e puntuale la maggioranza, indicando delle azioni. Nulla di tutto ciò è stato raccolto e questa frasetta solitaria e solinga in questa pagina io credo che sia emblematica della volontà politica che sta dietro a questo tema.
Concludo per dire che il dibattito è sicuramente interessante. Si potrà fare meglio, ma sarà un po' difficile riuscirci se le condizioni sono queste. Sarà molto difficile, perché è una situazione talmente blindata, consolidata e chiusa su sé stessa, per cui anche i contributi fattivi, interessanti, costruttivi dei consiglieri regionali alla fine riescono a incidere ben poco. Io credo che ciò che ci si può aspettare per il prossimo Defr sia un cambiamento radicale di metodo, che è ciò che noi ci auguriamo da tanto tempo. Ma se la situazione è questa, non possiamo essere ottimisti.
Presidente - Se non ci sono altre richieste di intervento, chiudiamo la discussione generale. Ha chiesto la parola l'assessore Perron, ne ha facoltà.
Perron (UV) - Ringrazio tutti gli intervenuti su un dibattito che è stato anche per il Governo regionale certamente molto utile e che ha permesso comunque di recepire indirizzi e sensibilità di cui terremo certamente conto, visto che è un periodo nel quale stiamo lavorando per confezionare il bilancio regionale.
Intervengo subito su una questione che è stata evocata, quella dei tempi. Riconosco per primo che si può fare sempre meglio e di più. Non a mia discolpa, voglio solo dire che comunque, dal punto di vista anche della fotografia finanziaria, la Regione Valle d'Aosta applica quest'anno per la prima volta il decreto legislativo n. 118 che comporta, relativamente ai conti, una radicale modifica della nostra impostazione. Questo - ce ne assumiamo la responsabilità - ha comportato comunque dei ritardi nella messa a disposizione delle risorse, però è anche la prima applicazione di un documento nuovo. Quindi l'impegno che posso prendere per il futuro è di portare i documenti in tempi ragionevolmente più lunghi, che possano permettere alle Commissioni e anche alle parti sociali di esaminarli.
Collega Cognetta, noi abbiamo riunito le parti sociali: lei forse non ne ha notizia, ma ci siamo confrontati e posso dire che c'è stato, da parte dei soggetti sociali che abbiamo incontrato, apprezzamento per l'impostazione data e che abbiamo messo nei contenuti di questo documento.
Abbiamo cercato di redigere questo documento con un approccio di responsabilità. I documenti si lasciano scrivere e noi avremmo potuto presentare a questo Consiglio un libro dei sogni, dove elencare tutte le cose che potevamo mettere nero su bianco. Forse su questo c'è stata un'incomprensione, ma noi volutamente non abbiamo declinato tutti i punti del programma di legislatura, perché non era il caso, perché non era questo che era richiesto. Abbiamo evidenziato per grandi linee le priorità, immaginando di portare all'attenzione del Consiglio regionale da una parte l'atteggiamento di rigore che abbiamo nell'amministrare questa Regione, cioè il contenimento dei costi, dall'altra la volontà di questa maggioranza di continuare a investire comunque su quei settori economici, ma anche sociali, che riteniamo prioritari per il futuro di questa regione.
Io non voglio replicare punto per punto, perché non mi sembra il caso e forse lo farà meglio di me il Presidente. Voglio solo dire che tutta una serie di questioni che sono state evocate, sono puntualmente contenute nel programma di legislatura, oppure nelle grandi leggi che abbiamo approvato e che questo Consiglio ha deliberato. La "Buona scuola" è una legge che, collega Restano, recepisce in modo molto dettagliato, puntuale e preciso alcune osservazioni che lei correttamente ha portato all'attenzione dell'aula: bastava vederle. La parte sullo sport credo sia stata declinata molto bene e quindi è stata prevista in un progetto di legge importante. Questo per dire che abbiamo cercato, lavorando, di tenere conto delle cose che già avevamo approvato, di ciò che era stato fatto e di offrire con questo documento delle prospettive.
Presentiamo questo documento - collega Gerandin, l'atteggiamento che lei ci attribuisce è una visione tutta sua - senza nessun entusiasmo. Credo che il nostro sia un atteggiamento di responsabilità serio, andando a scrivere in questo documento le cose alle quali immaginiamo di poter dare puntuale risposta nel bilancio regionale che approveremo e che conterrà gli impegni finanziari del prossimo anno e del prossimo triennio. Voi potete verificare in modo molto puntuale quello che hanno fatto le altre Regioni e quello che fa lo Stato - l'abbiamo fatto anche noi - per rendervi conto se tutto quello che è previsto nei documenti di programmazione finanziaria approvati, viene poi mantenuto con costante puntualità negli impegni di bilancio. Il primo inadempiente - collega Gerandin, lei che studia questi dossier, potrà constatarlo - è lo Stato, il quale nei programmi e nelle leggi finanziarie puntualmente non applica o non dà corso a quello che prevede nei documenti. Torno a dire che si possono scrivere dei libri dei sogni, però poi le cose che si scrivono bisogna poter immaginare di essere nella condizione di attuarle: questo è quanto abbiamo pensato di fare noi, lavorando su tutta una serie di argomenti che abbiamo in qualche modo già elencato prima e che per brevità di tempo non sto a ripetere.
Io mi fermerei qui, sapendo che poi ci sono nutriti emendamenti e numerosi ordini del giorno, per cui avremo la possibilità di riprendere argomento per argomento. Voglio solo dire che, dal nostro punto di vista, crediamo di aver fornito al Consiglio regionale con senso di responsabilità e con molta umiltà che, collega Gerandin, non è rassegnazione, una fotografia della direzione in cui pensiamo di andare, di quali debbano essere i settori sui quali è necessario investire e di quale deve essere anche la visione che questo Governo e questa maggioranza hanno della Valle d'Aosta del prossimo decennio. La visione di una Valle d'Aosta che guarda agli investimenti, che guarda alla sua crescita, alla produzione di economia, ma guarda anche a un modello sociale che tutela le fasce deboli, che tutela le nuove povertà e che cerca di prevenirle, che guarda alla scuola come a un modello di società in grado di crescere e di confrontarsi con il resto del mondo, avendo quindi anche culturalmente un atteggiamento di apertura verso gli scenari futuri. Questa è a grandi linee la visione che abbiamo cercato di presentare in questo documento perfettibile, ma crediamo con molto senso di responsabilità di aver comunque fatto un buon lavoro e una buona opera nei confronti anche di questo Consiglio.
Presidente - Credo che a questo punto possiamo sospendere i lavori e riprendere alle 15:30. Ha chiesto la parola il consigliere Chatrian, ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Per porre due domande. Mi sembra che avevamo deciso di riprendere alle 15:00 il Consiglio regionale...
Presidente - Mi hanno comunicato che la Commissione rimane convocata alle 15:00.
Chatrian (ALPE) - Sinceramente a me non interessa chi ha comunicato a lei questo, ma in Conferenza dei Capigruppo ieri sera noi abbiamo deciso un'altra cosa: iniziamo il Consiglio regionale alle 15:00 e a seguire avremmo fatto la Commissione.
Il secondo quesito che pongo al Presidente: alle 15:00, alla ripresa dei lavori, si inizierà con l'illustrazione degli ordini del giorno?
Presidente - Il discorso delle 15:00 era stato proposto da me come un'eventualità. Considerato che la Commissione non ha modificato il suo orario, ovviamente la Commissione rimane alle 15:00 e il Consiglio resta come previsto alle ore 15:30. Alla ripresa dei lavori ripartiremo con l'ordine del giorno.
La seduta termina alle ore 12:53.
