Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2409 del 26 ottobre 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2409/XIV - Interpellanza: "Interventi formativi per il mantenimento occupazionale dei dipendenti dello stabilimento Lavazza di Verrès".

Rosset (Presidente) - Punto n. 17 dell'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il Consigliere Gerandin per l'illustrazione; ne ha facoltà.

Gerandin (GM) - Questa iniziativa, che ho condiviso con il collega Roscio, nasce da una mia precedente iniziativa fatta a giugno di quest'anno e da un accesso agli atti fatto dal collega Roscio. Abbiamo riproposto questo problema perché la situazione occupazionale è molto difficile, soprattutto per la Bassa Valle, e siamo anche molto preoccupati per il futuro dei lavoratori ex Lavazza. Quando se ne parlò, a giugno, si disse che era imminente un'eventuale opera di smantellamento dei beni della proprietà Lavazza; la data di questo smantellamento era molto vaga, per cui si parlava di gran parte del 2017. Si parlò anche di una serie di manifestazioni di interesse da parte di soggetti privati e si cercava di raggiungere una sorta di ipotesi di accordo con la Lavazza per non smantellare la linea di produzione. Si parlò infine di soggetti privati disponibili ad acquistare parte dei macchinari della società e di una informale richiesta alla società Lavazza sulla disponibilità a cedere questi macchinari a fronte di un progetto industriale che lavori il caffè, ma che non sia direttamente concorrenziale con l'attività di produzione della Lavazza.

La preoccupazione per la gran parte di questi lavoratori che hanno usufruito della cassa integrazione straordinaria da gennaio 2016 - mi pare siano oltre quaranta coloro che non hanno accettato la ricollocazione fuori Valle - sta nel fatto che il decreto del Ministero emanato a maggio del 2016 fissa come termine il 20 gennaio 2017. Regna chiaramente una grande preoccupazione tra questi lavoratori. Sappiamo che alcuni nel frattempo si sono licenziati e hanno trovato altre collocazioni, però la gran parte in questo momento sta usufruendo di questa cassa integrazione straordinaria.

La nostra preoccupazione era proprio questa: capire nel frattempo qual era l'evolversi della situazione, se c'era stato un accordo con la Lavazza, se si andava verso lo smantellamento e se c'era la possibilità eventualmente di avere più manifestazioni di interesse. Più che essere informati all'interno del Consiglio - e l'ho già detto - noi ci teniamo ad informare i lavoratori, perché chiaramente sono coloro che in questo momento hanno necessità di essere rassicurati. Mi auguro e ci auguriamo che ci siano buone notizie in merito e magari dei passi avanti, perché comunque questo stabilimento, al di là di tutto, mi pare che per contratto sia ancora in disponibilità della Lavazza per parecchi anni e questo non è sicuramente di buon auspicio. Può darsi che, in assenza di visioni chiare sul futuro della Lavazza, avremo magari una rassicurazione in merito alla proroga della cassa integrazione. Tra tutte le misure messe in campo in questo momento mi auguro che ci sia anche quella di dare certezza a questi lavoratori. Dico questo perché dall'accesso agli atti risulta tra le altre cose che ci siano stati degli incontri con agenzie di lavoro interinale, somministrazione di lavoro per individuare prospettive per il ricollocamento dei lavoratori in mobilità. Vorremmo qualcosa in più che non delle semplici iscrizioni in liste di agenzie di lavoro interinale, proprio perché - torno a dirlo e lei, Assessore, ne è ben cosciente - la situazione della Bassa Valle è molto delicata e molto critica.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Roscio; ne ha facoltà.

Roscio (ALPE) - A parziale integrazione dell'illustrazione ben fatta dal collega Gerandin, la richiesta di accesso agli atti era stata fatta proprio da me e non ad una partecipata o una controllata della Regione, che sappiamo avere una certa difficoltà a rispondere, ma direttamente all'Amministrazione regionale, oltretutto non chiedendo segreti industriali o qualcosa di anomalo; la risposta è arrivata, ma ha lasciato un po' perplesso il sottoscritto. Leggo solo la parte finale di quello che noi chiedevamo, che è quanto viene poi riportato nell'interpellanza di oggi: "la situazione dei dipendenti ad oggi [...] quali iniziative per la formazione e per la ricollocazione", quindi non ci sembra niente di straordinario, e "se rispetto a giugno erano cambiate le condizioni e se c'erano delle prospettive", perché alla fine quello che ci interessa di più è il futuro di questi lavoratori, cosa faranno da gennaio. Non ci interessa entrare nei dettagli dei segreti industriali o delle dinamiche della produzione mondiale del caffè, volevamo capire che risposte si potranno dare a questi lavoratori. La risposta dell'Assessorato - riporto le ultime tre righe - dice: "per quanto riguarda le prospettive allo studio per il futuro, vi sono trattative in corso iniziate alla fine del mese di maggio, che però per ovvi motivi, anche legati alla privacy, non sono al momento divulgabili". Noi non chiedevamo di conoscere nel dettaglio quali erano le trattative, ma che prospettive ci sono per questi lavoratori. Oggi spero che l'Assessore dia modo a chi è interessato della situazione di conoscere quale sarà il destino, non accampando cose come la privacy.

Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Donzel per la risposta; ne ha facoltà.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Ringrazio in modo particolare il collega Gerandin per come correttamente ha posto la questione, e apprezzo anche i toni di questo delicatissimo argomento.

Arrivo subito alla questione di non voler trasmettere i dati: il 116 è una richiesta di atti, non di intenzioni, altrimenti si fa un'interrogazione scritta e si riceve una risposta; il 116 chiede di trasmettere degli atti. Gli atti che abbiamo in possesso delle imprese che ci forniscono i business plan sono soggetti alla privacy e, per richiesta specifica di queste imprese, non possono essere trasmessi. L'ho spiegato più di una volta, pertanto se lei adesso mi dice che in realtà il suo 116 mirava a chiedere delle intenzioni non è quello lo strumento giuridico. Venga in aula, faccia un'interpellanza come questa e io risponderò, ma non scendiamo su questi dettagli burocratici, perché francamente io sono a disposizione tutte le volte per rispondere ed incontrare anche i lavoratori su questi temi così delicati. Sgomberiamo quindi l'aspetto tecnico-giuridico.

Dal punto di vista dell'attuale condizione dei lavoratori ha detto bene il collega Gerandin, la cassa integrazione terminerà a gennaio, quindi non abbiamo tanto tempo: il tempo passa, scorre veloce e dobbiamo trovare una soluzione naturalmente prima di quella data. A questo si è cercato di lavorare in un'ottica di salvataggio dell'azienda e di collaborazione con la Lavazza, tenuto conto che non si tratta soltanto della proprietà dell'immobile, ma anche della proprietà di alcuni macchinari per produrre il caffè, il cui valore è superiore ai 2 milioni di euro. I nostri macchinari sono solo parziali, occorreva un accordo con Lavazza perché non smontasse l'intera linea della fabbrica. Lavazza ha già iniziato a smontare, sta portando via alcuni macchinari che sono la catena finale della produzione (le impacchettatrici), proprio perché l'unica richiesta ufficiale di un'impresa privata è stata su quei macchinari della Regione e di Lavazza, che si trovano in testa allo stabilimento: quella che apre i sacchi di caffè a crudo, i silos del crudo, alcune tostatrici e i silos del caffè tostato. È stata questa la richiesta ufficiale di un soggetto privato alla Lavazza, il quale ha avuto anche un incontro e la possibilità di fare una prima verifica sulle condizioni dello stabilimento. Il progetto ha cercato di crescere nell'ambito di tutte le regole che ci sono rispetto agli impianti e quindi sono stati fatti degli incontri con Arpa e con l'Assessorato dell'ambiente per capire se l'impianto aveva le caratteristiche per inserirsi in quella zona.

Vorrei che voi andaste a vedere il Piano regolatore di quell'area: lo stabilimento Lavazza è una porzioncina all'interno di un'area non solo fortemente urbanizzata, ma anche con scuole vicine. Pertanto da una parte siamo vincolati al caffè che ha determinate problematiche, dall'altra siamo all'interno di un'area dove la questione ambientale è delicatissima, tant'è che molti cittadini hanno anche scritto: "se potete spostare la fabbrica, ci fate un favore". Noi non possiamo spostare quella fabbrica, perché, quand'anche la Regione volesse e quand'anche il Governo regionale decidesse di reperire una cifra di 5 milioni di euro per spostare la Lavazza, questo ci è vietato dalla normativa europea poiché non possiamo finanziare investimenti industriali e fare dei regali alle imprese. È un sostegno scorretto, è una turbativa del mercato, non possiamo più fare queste operazioni. Qualcuno magari dirà che in passato le facevamo, ma sono cambiate le normative, tant'è che abbiamo fatto la legge n. 8/2016 - e di ciò ho ringraziato tutto il Consiglio regionale - per finanziare i grandi investimenti attraverso un meccanismo di bando che stiamo redigendo e portando a termine proprio in questi giorni. Grazie a questa nuova legge che è stata approvata prima dell'estate, noi possiamo intervenire in modo parziale a sostegno di alcuni investimenti, ma ci vuole innanzitutto il capitale privato. Per chiudere questo percorso, esiste oggi allo studio un progetto che ha delle ricadute di tipo ambientale molto delicate: si sta vedendo se si trovano soluzioni tecniche per risolvere i problemi ambientali.

Lo ribadisco: nessuna fabbrica verrà portata in Valle d'Aosta se ha un solo rischio di creare problemi ambientali, perché noi abbiamo il turismo e la salute dei cittadini in primis e poi l'attività turistica come secondo obiettivo, quindi non è che per risolvere i problemi del lavoro ne creiamo altri. Adesso è allo studio questo tipo di soluzione tecnica, per cui se si trovano soluzioni tecniche si può invitare l'investitore privato a fare quell'investimento. Quando uno deve mettere in campo un progetto di più di 10 milioni di euro, correttamente ci chiede se lo può fare in quel sito e se quel sito non ha le caratteristiche non viene ad investire 10 milioni di euro. Comunque ci sono atti che testimoniano questo percorso, non è una fantasia, né un'invenzione, e trovare un investitore da 10 milioni di euro non è proprio una barzelletta.

Altra cosa, proprio di questi giorni: ci è arrivata un'altra piccola sollecitazione, ma anche questa ha dei problemi tecnici. Sono sempre investitori esteri, perché il problema è che ci vogliono grossi capitali per lavorare il caffè, e se noi andiamo a vedere tutti i grandi stabilimenti della Valle d'Aosta vediamo che sono legati a fondi esteri. Pertanto quando chiediamo lavoro questo guardare all'estero non è una stranezza dell'Assessore: la Cogne è gestita da imprenditori esteri, quelli della Eltek sono comunque fuori dalla Valle d'Aosta, la Brabant adesso è addirittura proprietà di un Fondo inglese (solo per capirci), e potrei andare avanti citandovi tutte le aziende che sono a capitale estero. Dobbiamo quindi cercare questi capitali attraverso l'estero. C'è uno sforzo in questa direzione e ci sono degli atti che lo testimoniano.

L'aspetto dell'incontro con Sofit e Obiettivo Lavoro è invece di tipo diverso, perché alcune agenzie di somministrazione come Obiettivo Lavoro e la Sofit, che è un'impresa che si occupa di ristrutturazioni industriali, sapendo di questa cosa della Lavazza si sono catapultate in Valle d'Aosta, dopo aver gestito la crisi della Whirlpool, per fare un'operazione qui, ma la prima cosa che ci hanno chiesto è quanti soldi ci sono nell'accordo sindacale tra lavoratori e Lavazza: zero, perché i soldi sono andati ai lavoratori per far loro affrontare il periodo post cassa integrazione. Adesso i lavoratori sono in cassa integrazione, ma l'accordo sindacale prevede delle risorse per traghettarli oltre, a differenza di quello che hanno fatto in Trentino, dove una parte dei soldi sono stati destinati ad un rilancio occupazionale. Quei soldi noi siamo disponibili a metterli attraverso questo bando che dicevo, quindi non è che si butta via in Valle d'Aosta visto che l'accordo ha premiato i lavoratori e la Valle d'Aosta non fa nulla, ma dovremo usare risorse del Fondo sociale europeo nel caso in cui riusciamo ad insediare un'impresa in quel sito per sostenere la cosiddetta "riqualificazione" o "ricollocazione" dei lavoratori. Oltre a ciò, qualora non si riesca ad individuare nel breve un soggetto, nella programmazione del Fondo sociale europeo abbiamo individuato la possibilità di sostenere la formazione e il tirocinio anche per i lavoratori oltre l'età prevista da Garanzia Giovani, quindi anche lavoratori che sono in situazioni di perdere il lavoro; questi lavoratori, in caso di ricollocazione, avrebbero questo tipo di copertura.

Il ruolo che gioca l'Assessorato in queste trattative farà sì che, qualora ripartano le attività, i primi ad essere assunti saranno i lavoratori della ex Lavazza, come abbiamo fatto per la Feletti. Stiamo facendo una cosa che non è scritta da nessuna parte, ma stiamo lavorando per quell'obiettivo. Oltre a ciò, ci sono dei progetti allo studio che non sono così immediati e così banali; avete visto il caso della IPZS che ha sollevato addirittura una rivolta in Puglia contro la Valle d'Aosta o il caso della ex Balzano dove ci sono dei tentativi di riaprire delle attività, in cui ovviamente verrà data attenzione ai lavoratori della ex Lavazza.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Gerandin per la replica; ne ha facoltà.

Gerandin (GM) - Assessore, c'è poco da stare tranquilli, penso che ne convenga anche lei. Emergono una serie di difficoltà o quantomeno di problematiche ambientali per cui tra le varie rassicurazioni che abbiamo avuto nel passato, dove comunque si rispettavano i parametri ambientali, probabilmente c'è stato qualche cortocircuito o c'è adesso, perché il fatto che comunque si debbano risolvere problematiche ambientali di fatto rende più problematico il discorso della ricollocazione e della riapertura di questo stabilimento, a mio dire. Al di là di quello che avevo già detto nel precedente intervento, se vogliamo si è trattato indubbiamente di un accordo positivo per quel che riguarda i lavoratori, però le buone uscite finiscono, e chiaramente se non ci sono prospettive per quello che riguarda il lavoro la situazione è assolutamente delicata. Che poi si possano usare i fondi europei per sostenere la formazione e il tirocinio questo non garantisce certo uno stipendio, lei lo sa meglio di me. È chiaro, sono percorsi che possono aiutare alla ricollocazione, ma sono ben lungi dal sostituire una cassa integrazione. Su questo penso che dobbiamo essere onesti, chiari e dire che da gennaio purtroppo per i dipendenti si apre un percorso che è tutto da tracciare, è tutto in divenire.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Roscio; ne ha facoltà.

Roscio (ALPE) - Non voglio ripetermi, ma mi sembra che il quadro per i dipendenti - avevo già detto in premessa che era la cosa che ci interessa di più - è tutt'altro che sereno, c'è veramente poco da stare tranquilli.

Un'altra osservazione sull'accesso agli atti, perché non sono d'accordo per due motivi: da un lato l'articolo 116 dice proprio che non si può limitare l'accesso a causa della riservatezza dei documenti, quello che dice lei, Assessore; nel 116 c'è scritto che non si può accampare... lo sto leggendo. L'altra questione è tutta politica. Io mi ricordo, Assessore, quando poco tempo fa sedeva da questa parte: avesse avuto una risposta del genere dall'Assessore competente avrebbe fatto il diavolo a quattro su tale questione! Oggi mi sembra che la cosa sia cambiata. Questo interessa poco, ma è solo per rispondere puntualmente. Ci sembra veramente che a gennaio questi lavoratori - che da quanto leggo nella risposta sono ancora cinquantadue - avranno un motivo di preoccupazione molto serio, perché mancano solo tre mesi. Capisce, Assessore, che questo costituisce un incentivo per lei, perché ci sono dei ruoli: noi facciamo i Consiglieri, lei ha un ruolo da Assessore, e quindi noi le chiediamo di lavorare il più possibile in questa direzione per cercare di risolvere le criticità che ha espresso, soprattutto quelle riguardanti la collocazione e i problemi di natura ambientale.