Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2075 del 11 maggio 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2075/XIV - Interpellanza: "Valutazioni in merito al fenomeno del calo dell'aspettativa di vita dei cittadini".

Viérin M. (Presidente) - Punto n. 21 dell'ordine del giorno. La parola al collega Bertin.

Bertin (ALPE) - Qualche mese fa mi ero imbattuto casualmente in una notizia che parlava dei paesi occidentali in generale, nella quale si anticipava il fatto che per la prima volta i paesi occidentali rischiavano di avere una diminuzione della speranza di vita. La cosa che mi aveva sorpreso e anche preoccupato, anche perché, per ragioni generazionali, per tutti quelli nati come me alla fine anni Sessanta, dove la crescita economica e della qualità della vita è stata costante e in un continuo crescendo, non mi veniva neanche da immaginare un possibile calo da questo punto di vista. Ero rimasto piuttosto sorpreso e un po' preoccupato da questa notizia generale. Qualche tempo dopo, un'amica mi aveva fornito i dati Istat riguardanti la demografia degli anni 2014-2015 e da questo si evince che l'aspettativa di vita sta calando. In particolar modo questi dati dell'Istat evidenziavano che la Valle d'Aosta ha una speranza di vita più bassa rispetto alla media nazionale e si colloca, sia per quanto riguarda i maschi che le femmine, al di sotto della media nazionale, vicino ad alcune regioni meridionali che sono in fondo a questa classifica; anche questo fatto mi aveva preoccupato e in un certo senso sorpreso. Abbiamo recentemente visto l'uscita del rapporto di "Osservasalute" riguardo il 2015 che confermava questa tendenza preoccupante.

Assieme alla collega Morelli, che da sempre con attenzione segue queste vicende legate alla sanità, abbiamo presentato questa interpellanza per capire cosa sta succedendo, le valutazioni che fa il Governo regionale su questi aspetti importanti che denotano comunque un fattore preoccupante in termini generali. Tra l'altro, nel caso specifico della Valle d'Aosta, i dati Istat nella speranza di vita vedevano una variazione tra il 2014 e il 2015 con una diminuzione maggiore (dello 0,7) rispetto alle altre regioni, consolidando una situazione piuttosto critica da questo punto di vista. Si inserisce evidentemente in un contesto generale che vede la Valle d'Aosta certamente non estranea a questo fenomeno, e tutto questo in un contesto nel quale gli stili di vita stanno cambiando nella direzione giusta, quindi dovrebbero avere degli effetti positivi. Evidentemente le ipotesi su questo fatto sono molteplici, dalla diminuzione dei finanziamenti sul settore della salute ad altre ancora, e ci fanno preoccupare.

Presidente - La parola all'Assessore Fosson.

Fosson (UV) - È un'osservazione corretta che ci pone nella giusta direzione, nel senso di programmare un'attività. In effetti, anch'io avevo avuto quei dati sul 2015 tempo fa, dati catastrofici soprattutto sui primi mesi del 2015, dove in Italia sono morte 25 mila persone in più, tenendo conto che sono soggetti instabili o comunque a rischio. Poi l'epidemiologia è una scienza matematica, per cui bisogna fare diverse osservazioni. Lo diceva prima la Consigliera Morelli: è sicuramente un campanello d'allarme, nel senso che in tutt'Italia è diminuita l'aspettativa, la speranza di vita, e soprattutto nei maschi. Qui da noi avevamo nei tempi passati sempre un'aspettativa di vita inferiore per i maschi rispetto alla media nazionale, invece per le femmine eravamo quasi allineati. La speranza di vita dei maschi nel 2002 era di 77 anni e adesso è di circa 79, mi pare 79 anni per gli uomini e 84 per le donne; il valore nazionale è di 80,1 per gli uomini e 84,7 per le donne, ma è significativo. Sempre studiando questi dati dell'osservatorio il tasso di mortalità dei maschi negli ultimi anni in Valle d'Aosta è sceso in modo molto significativo: da 125 morti nel 2006 siamo passati a 110, quindi la mortalità scende. La speranza di vita, però, che di solito saliva in modo più importante per i maschi ma anche un po' per le donne, adesso si è fermata e nel 2015 è addirittura scesa.

Quali valutazioni? La prima: il 2015 è un anno in cui c'è stata una forte epidemia influenzale, ma questi dati andranno verificati nel tempo. Io non cito mai i dati, né in positivo, né negativo, ma rispetto a quelli della Valle d'Aosta, dove ci sono 1.200 morti all'anno, bastano piccole variazioni; con 100 morti in più la mortalità aumenta del 10 percento. La legge dei piccoli numeri è per noi particolarmente significativa. Il Consigliere Bertin lo sa benissimo, ci siamo visti in questi giorni anche per il governo del registro tumori. Adesso finalmente ci hanno autorizzato, ma l'Airtum non autorizzava i registri tumori laddove ci fossero stati meno di 250 mila abitanti, proprio perché i dati sono molto più variabili.

Lavoriamo comunque su questo campanello d'allarme, che recepiamo andando a vedere intanto i motivi. Una delle ipotesi è legata ai minori investimenti in sanità. Siccome è solo un anno, è difficile dire che i minori investimenti abbiano inciso in modo così significativo, è una tendenza che andrà verificata nel tempo. Poi se comunque voi andate a vedere i costi che la Valle d'Aosta sostiene ancora in sanità vedrete che noi spendiamo ancora 2.100 euro a persona, quando il costo medio della sanità in Italia è di 1.800 euro. Siamo secondi come spesa pro capite soltanto a Bolzano, che sta scendendo in modo più significativo di noi. Arriveremo poi al discorso che più mi sta a cuore, quello della prevenzione: ancora adesso, mentre in Italia si spende il 4 percento di prevenzione, in Valle d'Aosta si spende addirittura il 6 percento circa, con una cifra di 138 euro a persona a fronte di 80 euro nel resto d'Italia. Spendiamo tanto in prevenzione sanitaria, ma bisogna spendere bene. Questo è il problema delle riorganizzazioni. E c'è anche il discorso per il quale con una minore aspettativa di vita si spende meno: questa teoria andrà verificata.

L'osservatorio cita due punti molto importanti: nel 2015 c'è stata una maggiore mortalità degli individui a rischio per la grande epidemia di caldo estivo, e soprattutto il calo vaccinale. Il calo vaccinale è impressionante. Voi vi ricordate che nel dicembre del 2014 uscì fuori la polemica delle morti legate al vaccino contro l'influenza. Nel 2015 abbiamo avuto un calo di vaccinazioni e siamo passati dal 62 percento di vaccinazioni antiinfluenzali al 40 percento. Io vorrei sottoporvi questo problema, perché il problema delle vaccinazioni in Valle d'Aosta lo avevamo trattato. Vi dico che stiamo risalendo su tutte le vaccinazioni, però abbiamo avuto nel 2014 e 2015 dei cali estremamente importanti per l'influenza. Abbiamo affrontato questo anche in un convegno sul diniego vaccinale, l'altro giorno, con il Movimento Cinque Stelle ad Aosta e l'abbiamo affrontato di nuovo, e a livello statistico e di motivazioni è stato citato anche dagli epidemiologi. Il non vaccinarsi è una causa di morte significativa perché sono stati 25 mila i morti per instabilità, quella del 2015 è stata una delle più gravi epidemie antiinfluenzali rispetto a tutti gli altri anni. Quest'anno l'epidemia influenzale è stata quasi ridicola rispetto a quella del 2015. Pertanto le cause da prendere in considerazione sono queste.

Il problema è che cosa fare. Il nostro Piano della salute, che abbiamo visto, che adesso stiamo ristudiando e per cui stiamo aspettando una o due delibere del Ministero, ha come primo punto - e chi è in V Commissione lo sa - la prevenzione. La prevenzione è la grande arma che noi abbiamo per modificare la mortalità e le aspettative di vita. I maschi valdostani magari si sottopongono poco agli accertamenti, questo da sempre, sarà una questione culturale anche lì, ma la prevenzione è la grande arma e bisogna proprio perseverare su ciò. È stato approvato anche il Piano regionale della prevenzione, per cui abbiamo costruito proprio un nucleo operativo nell'ambito del Dipartimento di prevenzione, da cui parte tutto, dalle iniziative della scuola al coordinamento delle azioni. Due dipendenti di questo dipartimento hanno fatto dei master sulla prevenzione all'università di Alessandria. Investire in prevenzione significa investire in stili di vita, in vaccinazioni, in screening che abbiamo semplificato e mantenuto nella loro gratuità. È questo il senso, l'orientamento di dove andiamo.

Mi ha stupito moltissimo quella serata organizzata dall'Associazione Viola in cui è venuto il professor Berrino a parlare di stili di vita. Il professor Berrino adesso fa le conferenze, ma è stato professore responsabile dell'Epidemiologia e dell'Oncologia dell'Istituto tumori di Milano, ed è diventato famoso perché ha scoperto che certi tumori, soprattutto certe recidive di tumori, non vengono se uno mantiene certi stili di vita alimentari, associati al movimento. Questo è un dato molto appassionante. Passare da una prevenzione passiva ad una prevenzione attiva dipende un po' da tutti.

Promuovere degli stili di vita in Valle d'Aosta non è semplice. Se guardate bene queste casistiche, dicono che fino ad un certo punto della vita noi siamo quelli che fanno più sport degli altri, soprattutto le donne che, in percentuale, sono più attente agli screening. Io direi che è proprio questo dato che ci fa rendere sempre più conto dell'importanza di partire per un piano di prevenzione corretto, scientifico, sistematico, a cui tutti dobbiamo dare il nostro contributo e che ha, nel territorio e nella sua riorganizzazione, il suo punto di partenza, di cassa di risonanza. I medici di base, i pediatri hanno un'importanza fondamentale nel contatto diretto con i pazienti e con la loro famiglia sugli stili di vita e sulle vaccinazioni. I pediatri l'altra sera hanno preso una posizione proprio su questo.

Io vi ringrazio, perché questo è un campanello d'allarme importante che non vogliamo sicuramente sottovalutare, che dovrà essere verificato negli anni, ma che ci rinforza ancora di più con questa convinzione che bisogna spendere meglio, riorganizzare, e svolgere scientificamente tutta un'attività preventiva.

Presidente - La parola alla collega Morelli.

Morelli (ALPE) - Con il collega Bertin ci siamo interrogati su questi dati e abbiamo cercato anche noi di giungere a delle conclusioni, giustamente sempre - come dice lei, Assessore - con il beneficio della verifica negli anni successivi, perché un anno è un campanello d'allarme, ma per diventare significativo deve poi essere confermato in un trend. È però un campanello d'allarme di cui tenere assolutamente conto.

Il fatto che questa diminuzione dell'aspettativa di vita sia dovuta in parte ai tagli è vero; non lo diciamo noi, lo dice il professor Ricciardi, che è il Presidente dell'Osservatorio nazionale sulla salute, e lo dice in modo chiaro: "I tagli hanno diminuito i servizi dati ai cittadini e questo può aver contribuito, insieme ad una scarsa prevenzione - e qui torniamo sul discorso della prevenzione che va rinforzato - al calo delle vaccinazioni - discorso che già abbiamo toccato e che va affrontato, perché la Valle d'Aosta è fra le regioni che ha uno dei cali maggiori - e ai pochi screening oncologici". In questo senso credo che la nostra regione abbia un comportamento adeguato, sia per quanto riguarda l'Amministrazione che per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini.

Sarebbe forse il caso di aggiungere anche altri elementi alla riflessione, elementi che avevamo già avuto modo di sollevare in altre discussioni, e sono il fatto che l'Istat ha denunciato che il 41 percento degli italiani - e non vediamo perché i valdostani debbano essere esenti da questo fenomeno - sta cominciando a rinunciare a curarsi per i costi, per i ticket e per le liste d'attesa. Io non conosco la percentuale riferita alla Valle d'Aosta, ma è un trend da cui sicuramente neanche noi siamo esenti; forse ne siamo colpiti in misura minore, ma è un elemento di cui tenere assolutamente conto. Pertanto questi dati non devono essere semplicemente trattati come delle curiosità che hanno riempito le pagine dei giornali, ma sono dati significativi che devono poi avere una trattazione e un'applicazione in termini di soluzioni adeguate. Nello scorso anno i morti in più, in Italia, sono stati globalmente 54 mila, e non succedeva dal periodo della Grande Guerra; ci sarà stato un caldo particolare, ma forse anche in annate precedenti c'erano state estati particolarmente calde. Cinquantaquattromila morti in più sono un dato assolutamente preoccupante che ci fa ritornare al discorso che facevamo precedentemente riguardo ai finanziamenti corretti per la sanità e al fatto che per ogni cittadino le cure devono essere garantite il più possibile.