Oggetto del Consiglio n. 2071 del 11 maggio 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2071/XIV - Interrogazione: "Mantenimento inalterato da parte dell'azienda Usl dell'impegno di spesa per il 2016 a favore dei servizi prestati dalla struttura privata Isav".
Follien (Presidente) - Punto n. 15 dell'ordine del giorno. Per la risposta, la parola all'Assessore Fosson.
Fosson (UV) - Se avessi letto anch'io sul giornale l'articolo sull'Isav, senza conoscere la situazione, avrei avuto anch'io qualche problema, poiché l'articolo diceva che per il 2016 era mantenuta la spesa ma peggiorato il servizio. Chiaramente in un'epoca di grandi tagli, come dice l'interpellante, non sarebbe stato corretto. Però, riprendendo la delibera dell'Asl del 22 aprile, al punto e) delle premesse si dice proprio: "Rilevato che in un'ottica di contenimento del saldo, il tetto massimo di spesa per la remunerazione della casa è mantenuto invariato rispetto all'anno 2015 e fissato in 7 milioni di euro". È l'importo massimo di spesa, ma non è l'impegno di spesa per il 2016. In questi 7 milioni, per differenziarli, noi abbiamo 5,2 milioni divisi in 1,8 milioni per l'ortopedia e la chirurgia, quei servizi di ortopedia che venivano eseguiti fuori regione e che hanno ridotto in modo molto significativo la mobilità passiva per l'ortopedia, quindi 1,8 milioni per i cittadini valdostani che scelgono l'équipe della clinica in Valle d'Aosta, e 3,45 milioni di euro per la riabilitazione, usando delle tariffe sia per quelli che vengono da fuori che per i nostri e che sono siglate a livello nazionale, quindi non possono essere ridotte. La stessa struttura ha delle tariffe, per i privati veri, quelli che vanno a farsi operare senza convenzione, di 150 euro di più al giorno. Sempre in questo tetto massimo di 1,75 milioni di euro, c'è poi l'importo per gli extra regionali, cioè quel tetto che viene concesso alla clinica per portare dei pazienti da fuori. Questo è il discorso: che noi, con questi 1.750 euro nella convenzione fatta in precedenza con la clinica, e come una interpellanza del collega Fabbri aveva chiarito, gli anni precedenti anticipavamo l'80 percento dell'importo, e questo per due anni, finché poi il Ministero avrebbe ripianato la cosa, quindi per due anni noi anticipavamo l'80 percento della spesa (questo nel contratto iniziale).
La variazione importante nei costi è proprio al punto n. 2 del deliberato, che da quest'anno, in seguito ad una contrattazione, si è modificato in tal senso il disposto di cui all'allegato C, nel senso che non anticipiamo più l'80 percento per due anni ma solo il 65 percento, cioè il 15 percento in meno. Pertanto l'importo della mobilità attiva non è più di 1,75 milioni di euro, ma di 1,137 milioni. La clinica può fare ancora riferimento per una mobilità attiva all'importo di 1,75 milioni, ma noi, invece di anticiparle l'80 percento per due anni, anticipiamo solo il 65 percento. Questo permette un risparmio di 262 mila euro. Infatti, se si guarda nell'intestazione della delibera, la stessa dice che l'impegno di spesa di quest'anno non è di 7 milioni, ma è di 6,387 milioni di euro. È chiaro, è un acconto che noi non diamo, però è già qualche cosa di significativo e importante nel senso di una riduzione dei finanziamenti verso l'azienda.
Sulla seconda osservazione, nel 2016 non vi è stata alcuna riduzione dei tempi delle prestazioni: i giorni fissati per le prestazioni sono gli stessi, con una sottolineatura: mentre negli anni passati i giorni di riabilitazione erano cinque e il sabato e la domenica non si la faceva, in seguito a questa trattativa è stato inserito il sabato, noi lo paghiamo come riabilitazione, e quindi il sabato si fa riabilitazione. Le assicuro che per esempio questo sabato sono andato a verificare e al mattino c'erano sei fisioterapisti che facevano normalmente la loro attività, i giorni sono quindi gli stessi. Il rischio era sul numero dei festivi, perché il periodo si sarebbe ridotto in modo significativo; invece adesso la riabilitazione viene fatta in modo corretto sei giorni su sette. La riduzione di questo acconto e di questo potenziamento del sabato sembrano cose facili da ottenere, ma le assicuro che il 15 percento in meno di acconto è stata una discussione molto accesa tra noi e la clinica, perché i proprietari non volevano assolutamente rinunciare a questo acconto che noi davamo in natura superiore. È chiaro, nelle prestazioni che noi diamo i 5,2 milioni per i cittadini valdostani sono nei Lea, cioè servizi che noi avremmo pagato. E la clinica, come tutti sanno, non ha un bilancio estremamente florido, per cui nella contrattazione è sempre stato detto che se non va bene così se ne vanno, con delle notevoli conseguenze sia sull'utente valdostano, che avrebbe dovuto andare di nuovo fuori, ma anche sui nostri reparti di ortopedia che, avendo una riabilitazione lì vicina, funzionano al massimo. La riduzione pertanto c'è stata e le assicuro che non è stato facile ottenerla, anche perché poi, se vanno via, i risvolti occupazionali sono sicuramente significativi. Pertanto la spesa è stata ridotta, il servizio è mantenuto e, se mi permette ancora, con la questione del sabato sicuramente è migliorato. Quanto alla qualità del servizio la constatate anche voi, il servizio che viene dato è sicuramente di rilievo.
Dalle ore 11:40 riassume la presidenza il Presidente Viérin Marco.
Viérin M. (Presidente) - La parola alla Consigliera Morelli.
Morelli (ALPE) - Assessore, prendiamo atto delle sue spiegazioni che naturalmente approfondiremo.
Con questa iniziativa abbiamo voluto sottolineare quella che è un po' una controtendenza dei dati che ci provengono dalla clinica di Saint-Pierre rispetto all'andamento generale della sanità valdostana. Lei ci ha spiegato il meccanismo dell'anticipo (e questo lo verificheremo, lo abbiamo capito, ma lo verificheremo), ma confrontando i dati rispetto alla spesa sanitaria regionale dal 2013 al 2016, e io mi sono tirata giù i dati anno per anno, confrontando l'andamento della spesa generale e l'andamento della spesa riferita all'Isav, alla clinica di Saint-Pierre, i dati sono in controtendenza: dove la spesa generale sanitaria regionale cala, e cala anche di molto, quella per la clinica di Saint-Pierre è sempre andata in crescendo. La spesa sanitaria generale della Regione dal 2013 ad oggi è scesa del 13 percento, quella per la clinica di Saint-Pierre per lo stesso periodo è salita del 30 percento, nonostante le riduzioni che dice lei. È questo che noi abbiamo voluto sottolineare, questa controtendenza che a noi sembra curiosa.
Vogliamo sfatare ogni possibile equivoco? Noi non siamo contrari a priori ad una crescita del privato, qualitativa e quantitativa; quando il privato si aggiunge al pubblico, quando il privato collabora con il pubblico in modo chiaro e corretto, è un'opportunità in più che si dà ai cittadini. Siamo però contrari quando vediamo che nei confronti del privato vi è un atteggiamento un po' più morbido, per non dire proprio di favore, che in un momento come quello attuale va direttamente a scapito del pubblico. Sul pubblico applichiamo dei tagli netti, sul privato siamo più morbidi. Chiediamoci perché i rimandi che ci giungono dalla clinica di Saint-Pierre sono positivi, li abbiamo anche noi, sia per quanto riguarda l'assistenza che per quanto riguarda il trattamento alberghiero, il servizio di ristorazione, mentre le segnalazioni che ci giungono sempre più frequenti dall'ospedale Parini sono invece sempre più negative. Credo che arrivino anche a lei, Assessore, e non solo sul problema della ristorazione, che abbiamo già avuto modo di affrontare, ma addirittura anche sulla pulizia. Probabilmente quando si rifanno gli appalti per la pulizia bisogna fare un po' attenzione, e anche sul cambio delle lenzuola, sull'assistenza notturna, lì sì che si vedono i tagli e li patiscono i cittadini, i pazienti sulla loro pelle.
In conclusione, Assessore, facciamo attenzione a non creare disparità, a non creare delle sacche di privilegio, perché sono percepite dai cittadini in modo molto negativo. Se i tagli vanno fatti, facciamoli in modo paritario in egual misura, ma sui tagli facciamo attenzione a non scendere sotto il livello di guardia, cosa che adesso ci pare quasi raggiunta. L'interpellanza che tratteremo più avanti riguardo alla diminuzione dell'aspettativa di vita, è un campanello d'allarme, vale per tutta Italia, ma la Valle d'Aosta non è esente. I dati di "Osservasalute" sono chiarissimi, sono dei campanelli d'allarme su cui dobbiamo porre molta attenzione.
