Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2055 del 21 aprile 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2055/XIV - Reiezione di risoluzione: "Reperimento delle risorse per il risarcimento degli agricoltori per la mancata erogazione della misura 10.1.3 prevista dal PSR per le annate 2015 e 2016".

Viérin M. (Presidente) - Punto all'ordine del giorno n. 48.02, la parola al collega Grosjean.

Grosjean (UVP) - Oggi abbiamo qualche minuto in più, rispetto a ieri con il question time, per approfondire ciò che è successo con le misure agroambientali. Facendo una riflessione partendo un po'più da lontano, il PSR ha al suo interno una parola che è "sviluppo". Quindi quando si definisce il PSR (Piano di sviluppo rurale), il compito della politica è dare delle indicazioni su che tipo di sviluppo vogliamo dare alla nostra agricoltura. I tecnici poi devono mettere in pratica le volontà politiche per cercare di dare uno sviluppo a questa agricoltura. Leggendo le misure agroambientali, e rileggendole diverse volte, mi è parso di cogliere una sensibilità. Sembrerebbe che finalmente sia stata presa la decisione di andare verso l'agricoltura biologica, e questo mi trova perfettamente d'accordo.

Si individuano degli obiettivi, c'è un percorso, c'è una sensibilità di mercato - siamo una regione che produce prodotti di nicchia, ce lo diciamo spesso e volentieri - il mercato di nicchia si sta sviluppando in queste direzioni e quindi ben vengano delle misure favorevoli!

Però attenzione, non è così semplice. L'agricoltura biologica è più complicata dell'agricoltura convenzionale, va programmata. É vero che ci sono delle aziende che hanno fatto delle scelte per conto loro, ma se indicativamente diamo questo input a chi progetta il PSR, dobbiamo lavorare dall'altra parte. Quindi è qui l'inghippo. Non diciamo niente e mettiamo delle misure. Non diamo alcuna indicazione, facciamo finta che tutto vada come sta andando, proviamo a mettere delle misure di sostegno agroambientale e immaginiamo cosa può succedere. Mettiamo delle misure con delle restrizioni che vanno benissimo, ma per chi ha già fatto la scelta, per chi è già passato in agricoltura biologica.

Ma allora diciamolo: nei cinque o nei sette anni del Progetto di sviluppo rurale vogliamo portare l'agricoltura della Valle d'Aosta in una certa direzione; impostiamo tutto il lavoro politico, dei tecnici, dei vari funzionari degli uffici in questa direzione. Attiviamo le nostre teste pensanti, abbiamo l'Institut Agricole, abbiamo l'Università della Valle d'Aosta, lavoriamo in questa direzione per arrivare ad un'agricoltura di nicchia. Vediamo gli attacchi che ci sono tutti i giorni sul made in Italy, sull'agricoltura normale con prodotti contraffatti che arrivano da tutte le parti del mondo, camuffati da prodotti italiani, sovente anche pericolosi per la salute pubblica, perché provengono da paesi dove hanno regole e metodi di produzione completamente diversi dai nostri.

Ci vogliamo qualificare? Benissimo. Facciamo questo passo, ma non possiamo farlo di nascosto senza dire niente a nessuno, mettendo delle misure e poi improvvisamente dire che per il 2017 apriremo di nuovo. Allora non c'era la volontà politica di andare in questa direzione, se per il 2017 cercheremo di nuovo di aprire o di modificare queste misure.

É questa mancanza di idee, di chiarezza e di programma che manca all'agricoltura della Valle d'Aosta. É chiaro, io idealmente condivido queste misure, ma non le posso sostenere, perché il mondo agricolo è stato trattato in modo incredibile. Un momento fa mi telefonava un viticoltore che era al suo CAA dove ha scoperto che non si può più fare la denuncia, ma nessuno gli aveva detto niente.

La comunicazione. Assessore! Usate un po'questi giornali, usate un po' la comunicazione per dire cosa sta succedendo, cosa si fa. La gente sta cadendo dalle nuvole, è questo che fa arrabbiare e che indispettisce e che allontana il mondo agricolo dalla politica e dal sistema di amministrare. Non è sufficiente che ci siano alcune aziende che vanno per conto loro, che magari hanno anche dei buoni risultati, dobbiamo creare un sistema. Il sistema Valle d'Aosta verso il biologico avrebbe un gran senso, abbiamo un clima estremamente interessante che ci permette veramente di fare questo, potremmo legarlo al turismo, e quindi ben venga il marchio che magari porta dentro anche questo sistema di fare agricoltura. Però dobbiamo avere chiarezza, dobbiamo dirlo e dobbiamo spiegarlo. Non possiamo ad ogni momento, ad ogni alzata di scudi cambiare proposta, dire: "non è più così, è il contrario".

Per tornare al vero motivo della risoluzione, io credo che gli agricoltori, i viticoltori, i frutticoltori, gli orticoltori che perderanno per due anni almeno la possibilità di aderire e di avere un sostegno per queste misure, vengano risarciti e quindi chiediamo al Governo di impegnarsi a trovare le risorse - anche se sono poche, come mi ha riferito l'assessore - per limitare i danni arrecati a queste aziende.

E questa è solo la prima fase, la fase economica. I danni della fase mediatica li aspettiamo perché quelli purtroppo arriveranno e saranno devastanti, perché usciremo su tutti i giornali, su tutti gli organi di comunicazione come l'unica o perlomeno l'ultima regione sensibile verso un'agricoltura sostenibile, verso un'agricoltura sempre più rivolta verso l'ecologia, il biologico, il rispetto dell'ambiente.

Quindi questa è la prima parte di danno. La seconda, non so quando, ma sicuramente a breve arriverà.

Presidente - La parola al collega Chatrian.

Chatrian (ALPE) - Due considerazioni su questa risoluzione. Mi corregga l'assessore se non sono precisissimo su questioni che cerco di portare all'aula. Questo problema è emerso in queste settimane e riguarda la domanda 2015 e 2016. Primo concetto.

Secondo. Chi ha convertito il vigneto "a bio", non è coinvolto. Tutti gli altri sì. La Valle d'Aosta non ha un disciplinare per le tecniche agroambientali. C'è un cappello, perché ci sono delle premesse, la Comunità europea ragiona a strati e soprattutto ragiona a misure. Ma le nostre aziende possono essere inserite all'interno di queste misure? La questione è questa. Pertanto non solo i viticoltori, ma anche i frutticoltori valdostani, a oggi (2015/16), non possono accedere alle misure agroambientali previste dal PSR, così com'è. Hanno fatto la domanda, ma voi probabilmente non potrete dare risposte. In altre parole, c'è la distinzione tra attività ordinaria e attività agroambientale con ricadute positive per l'ambiente che giustifichino la riscossione di un premio supplementare.

Provo a semplificare il quadro. Il Piemonte, perché dobbiamo guardare cosa fanno gli altri, ha un disciplinare e infatti i viticoltori non hanno questi problemi. Hanno l'accesso. Cioè a domanda, l'assessorato all'agricoltura può erogare l'aiuto. Non il contributo. Da noi, no. Qualcosa non ha funzionato. Io non so chi, il decisore politico? Chi indirizza politicamente? Chi deve dare gambe?

Io penso che le due cose devono andare di pari passo. Teste pensanti da una parte, teste pensanti dall'altra, l'obiettivo è utilizzare al meglio le risorse. Ma soprattutto le aziende valdostane hanno fatto le domande per il 2015/16, domande che lei non potrà onorare. E lei oggi ci dirà che lo faremo per il 2017. Ma sul 2015/16? Questa è la sintesi sulla risoluzione che viene presentata dai colleghi e che noi come gruppo sosterremo, anche perché ieri abbiamo affrontato diverse volte proprio questo tema e non possiamo più permetterci di perdere queste occasioni.

Altrimenti c'è un'altra regia, un'altra strategia, quella che si diceva poc'anzi: convertiamo tutte le aziende in bio, ma poi facciamo accedere queste aziende alle misure bio. Altrimenti, des deux l'une sempre, creiamo le illusioni e poi non potete dare gambe perché manca il cappello, manca il piano, manca la previsione.

Noi speriamo come gruppo ALPE che il Governo regionale approvi questa risoluzione, ma non solo, che cerchi di reperire dal punto di vista amministrativo e politico le risorse per finanziare gli aiuti, dato che queste aziende hanno fatto domanda, perché potevano farlo, ma c'è stato qualcuno che invece non ha preparato il terreno, ecco perché il 2015/16 non è coperto dal punto di vista finanziario e non si può rispondere positivamente.

Presidente - Non ci sono altri interventi, chiudiamo la discussione generale. Per la replica, la parola all'assessore Testolin.

Testolin (UV) - Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi, soprattutto di Grosjean, - che è del settore, quindi abbiamo avuto modo di confrontarci anche in una riunione di questa settimana - e ho apprezzato un paio di passaggi, tra i quali quello della conversione al biologico. E le cose che ha detto sono evidentemente condivisibili. La nostra regione può identificarsi per certi versi come una regione pilota in certi ambiti, per una serie di scelte non solo aziendali ma anche istituzionali.

Quello che è anche vero, è che non si può passare di colpo da un certo tipo di attività attente all'ambiente a un'attività che sia subito biologica. Ci sono dei passaggi in cui le aziende devono andare ad attuare delle pratiche tempo per tempo più onerose dal punto di vista dell'attività, in quanto devono essere più attente all'utilizzo delle sostanze e quant'altro. Io ieri ho cercato di tracciare le motivazioni che hanno portato alla costruzione di una misura che dovrebbe permettere di remunerare i frutti-viticoltori in funzione di impegni che hanno assunto, quindi in funzione di maggiori oneri in senso finanziario o di ore lavoro che necessitano per svolgere determinate pratiche agronomiche.

Così com'è emerso anche all'interno della riunione, come ho spiegato ieri nella domanda a risposta immediata, la Regione Valle d'Aosta è deficitaria di un disciplinare completo della produzione integrata regionale, che consisterebbe nel passaggio da un'agricoltura attenta, ma non codificata, a delle impostazioni agronomiche nel loro complesso e a un'agricoltura biologica, che invece è più importante.

Uno può aderire, però deve andare a fare delle cose che in Valle d'Aosta sono poco opportune, poco praticabili o troppo onerose da un punto di vista della scelta; la motivazione per cui non si è riusciti a inserire delle misure meno importanti di quelle richieste consiste nel fatto che il passaggio avrebbe dovuto essere una via di mezzo, così com'è stato fatto in altre regioni. Di fatto, il Piemonte. Scelta che però non si è potuta mettere in campo per la mancanza della sezione relativa alle pratiche agronomiche che doveva essere autorizzata dal Ministero per poter essere applicata anche al PSR.

Quindi evidentemente, dopo un confronto con i frutti-viticoltori, andremo a sanare questa deficienza per permettere questo step, questo passaggio, che, come giustamente accennato in precedenza dai colleghi, vuole accompagnare gradualmente la fruttiviticoltura valdostana a questo approccio più attento all'utilizzo delle sostanze chimiche e alle pratiche che si avvicinano sempre di più al biologico e che pagano anche dal punto di vista della possibilità di spendersi una pratica ambientalmente sostenibile. Pratiche che sono in qualche modo già avviate sul nostro territorio. Quello che manca è una formalizzazione delle stesse.

E questo sarà il lavoro che dovremo mettere in piedi per sanare questa mancanza, che ci ha portati a una impasse che comporta degli obblighi in questo momento troppo importanti e non sottoscrivibili da parte dei frutti-viticoltori.

Per quanto concerne invece i passaggi meramente amministrativi, evidentemente gli aspetti di coinvolgimento delle parti sociali sono stati effettuati nella loro formalità attraverso le pubblicazioni sul sito, piuttosto che con il coinvolgimento dei rappresentanti all'interno delle discussioni del partenariato, ma è mancato un confronto puntuale e anche più tecnico che avrebbe permesso di dirimere in precedenza questo tipo di valutazioni che poi ci hanno portato a inserire, anche per riuscire a chiudere il PSR nel suo insieme, delle misure che fossero accettate da Bruxelles in assenza di un documento che permettesse di trovare delle soluzioni intermedie.

Quindi l'impegno, un impegno politico, da parte dell'assessorato, consisterà innanzitutto nel lavorare per creare i presupposti, perché si creino delle misure 10.1.3 a partire dal 2017 che tengano effettivamente conto delle situazioni intermedie, con delle remunerazioni che saranno evidentemente non quelle riconosciute nelle annualità passate per lo stesso tipo di pratica, ma saranno in linea con quelle approvate in altri PSR, quindi di poco meno della metà del complessivo che ci è comunque stato messo a disposizione nelle misure agroambientali per la frutta e per la vite dal PSR della Valle d'Aosta.

Io non ho detto che siano pochi soldi, ho detto che erano inferiori a quelli che erano stati annunciati. Non sono mai pochi, sono sempre tanti in questo periodo i soldi che sono a disposizione, sono sempre importantissimi soprattutto.

Invece l'impegno è che le risorse che non hanno fatto parte di premialità per questi due anni, vengano comunque mantenute e garantite al settore della fruttiviticoltura, una volta quantificato a partire dal prossimo anno quanto potranno essere valutate a seconda delle adesioni per quelle che saranno le opportunità di sottoscrivere questa misura.

Questo è l'impegno che possiamo prenderci in carico e del quale ci faremo garanti, anche attraverso un confronto costante con le associazioni per riuscire, sempre tramite il PSR, a garantire che queste risorse - che siano cento, duecento, trecento all'anno ­ che erano destinate a questo tipo di attività, vengano mantenute nel settore.

Questo è l'impegno che possiamo assumerci. In merito alla risoluzione, la posizione sarà invece quella di un'astensione.

Presidente - La parola al consigliere Grosjean.

Grosjean (UVP) - Un po'di delusione è dire poco. Diventa difficile credere che questo budget non utilizzabile nel 2015 e nel 2016 venga messo a disposizione negli anni successivi. Secondo me non ci siamo, Assessore. Credo poco a questa possibilità. Credo poco, sennò saremmo degli strateghi veramente di prima linea a trovare delle misure meno restrittive per farci dire di sì dalla Comunità europea. Ci hanno già detto di no una volta, quindi non so come riusciremo a venirne fuori. Io ho paura che queste misure siano definitivamente perse, non solo per il 2015 e il 2016.

E mi dispiace molto per il 2015, perché la gente è andata a fare la domanda al proprio centro di assistenza tecnica: i CAA, i coltivatori diretti, i CIA, tutte queste organizzazioni che se ne occupano, sentendosi dire: "tanto non cambia, più o meno è come il vecchio PSR, quindi se adotti le stesse tecniche dell'anno prima, non ci sono problemi, puoi tranquillamente fare domanda". E, dopo un anno, sono andati a vedere e si sono sentiti dire di no. É passato un anno, nessuno ha detto niente. Le domande del 2015 le abbiamo fatte l'anno scorso in questi giorni, quelle del 2016 scadono in Valle d'Aosta, per quanto riguarda alcune organizzazioni, domani, il 22, per avere ancora qualche giorno utile, perché scadono il 15 maggio effettivamente, ma giustamente non aspettiamo l'ultimo giorno. Quindi un anno dopo arrivi lì, convinto di aver fatto del tuo meglio, magari addirittura hai fatto qualcosina in più rispetto all'anno prima per andare verso queste tecniche di coltura rispettose dell'ambiente, e ti senti dire di no.

Anzi, ti dicono di cancellare la domanda del 2015, perché altrimenti, in caso di controllo, si deve restituire il contributo, con il rischio di pagare anche una sanzione. Solo il 10 percento delle aziende sarà oggetto dei controlli, speriamo che capitino alle aziende che sono a posto, che magari sono certificate biologico, quelle non hanno problemi. Ma potrebbe accadere ad aziende che non sono ancora certificate e che stanno seguendo un percorso per avvicinarsi, aziende che andrebbero sostenute anche a livello di informazione, quindi l'ufficio fitopatologico dovrebbe lavorare anche in questa direzione, non solo limitarsi a dire che si applicano le norme nazionali, che impongono i trattamenti come da direttiva, e del resto non se ne preoccupano. Io vorrei un po'più di brio in questi uffici. Guardare un po' al futuro, guardare cosa sta succedendo nel mondo invece di dormire per degli anni. Ma qui la colpa è un po'anche sua, Assessore.

Piccolo, brevissimo passaggio sulla gestione dei reflui nelle stalle: 29 settembre 2015, a oggi zero risposte. Altre regioni stanno lavorando e stanno sviluppando tutta una serie di strategie che veramente scopriremo a breve. C'è da ridere. Vorrei veramente che si lavorasse per dare delle indicazioni su cosa debbano fare questi agricoltori che, oltre a non prendere i soldi, stanno aspettando delle informazioni su come devono comportarsi per quanto riguarda la gravissima problematica sollevata anche l'altro giorno dai viticoltori, ovvero la flavescenza dorata, che sta diventando veramente un problema grave. Non c'è informazione, non si sente alcuna comunicazione, non c'è un giornale che parli di queste problematiche. Ci sono giornali che hanno delle pagine agricole, parlano solo di sport e non parlano mai di problemi pratici di agricoltura. Quindi proviamo a dare anche tramite gli organi di informazione un po' più di informazione ai nostri viticoltori e ai nostri frutticoltori, perché così stiamo andando veramente alla deriva. Perderemo questi soldi, ormai tanto siamo tutti rassegnati, non ci resta che piangere in questa valle.

Presidente - La parola al consigliere Chatrian.

Chatrian (ALPE) - Assessore, non solo è debole la sua difesa, ma ci ha trasmesso proprio la rassegnazione totale. Perché non dire neanche: "Abbiamo sbagliato"? In politica ci sono dei momenti dove bisogna dire: "abbiamo sbagliato, vi abbiamo fatto perdere dei soldi, troveremo almeno delle piccole toppe". Almeno quello.

Per il 2017 abbiamo ancora nove, dieci mesi davanti per trovare potenziali altre soluzioni, difficili sicuramente. Ma su quello che è il passato è andata male. Non siamo stati bravi. Almeno quello. Io penso che sia la cosa minima, normale. "Non siamo riusciti". Poi deciderà lei di chi è la responsabilità, se è tutta sua, di altri, perché non c'è organizzazione o perché avete voluto smantellare un dipartimento. É una scelta politica quella di smantellare, non più mantenere, un dipartimento per creare certe condizioni. Sono tutte scelte, ci mancherebbe.

Però la posizione che è stata presa dal proponente e dal sottoscritto evidenzia che la situazione comunque è stata gestita molto male e probabilmente grandi saranno le difficoltà anche per il 2017, non potete dirci diversamente. Non solo ci siamo documentati, ma abbiamo fatto degli approfondimenti tra ieri e questa mattina. Difficilmente riuscirete a mettere a posto le cose per il 2017. Ma per il 2016 e il 2015 è andata. Ha deciso di farsi smantellare il Dipartimento. Sono poche le strutture interne all'interno del suo Assessorato, sappiamo che ormai l'unica fonte di finanziamento è il PSR, perché così è - anche su quello, possiamo dircelo, tra di noi almeno - e poi questi sono i risultati. É difficile capire come organizzerete comunque le domande e i bandi per il 2017, praticamente fra nove, dieci mesi.

Veramente debole è la risposta per difendere la sua posizione, che è legittima, però dall'altra parte c'è comunque una perdita importante per le aziende che avevano fatto tali domande, e poi c'è una totale rassegnazione che non possiamo permetterci.

Era anche lei presente su a Heresaz qualche settimana fa e sembrava che lì non ci fosse stata una rassegnazione, c'era la volontà di trovare nuove formule, mettere in campo nuove idee, trasformare le criticità in punti di forza. La sua risposta non è stata neanche di difesa, è andata così. Si cou allò paé e lo protchen cou veien (questa volta è andata così e la prossima volta vediamo" traduzione dal patois) Non possiamo ragionare così. Ma neanche il piccolo artigiano, il minuscolo artigiano ragiona più così.

Presidente - Non ci sono altre richieste. Passiamo alla votazione. Dichiaro aperta la votazione.

Presenti: 32

Votanti: 12

Favorevoli: 12

Astenuti: 20 (Si sono astenuti i colleghi: Baccega, Bianchi, Borrello, Donzel, Farcoz, Follien, Fosson, Guichardaz, Isabellon, La Torre, Lanièce, Marguerettaz, Marquis, Péaquin, Perron, Restano, Rini, Rollandin, Testolin, Viérin M.)

Il Consiglio non approva.