Oggetto del Consiglio n. 2054 del 21 aprile 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2054/XIV - Reiezione di risoluzione: "Garanzia sull'autonomia dei componenti all'interno dei consigli di amministrazione delle società partecipate".
Viérin M. (Presidente) - Punto n. 48.01 all'ordine del giorno, la parola al collega Ferrero.
Ferrero (M5S) - Per il movimento che rappresento, la legalità, la legittimità dell'azione politica e la democrazia sono parole che sono pane quotidiano. Tornare sulla questione SITRASB è un semplice pretesto per ribadire che, nell'ambito delle società partecipate, quando si nomina un consiglio d'amministrazione i consiglieri d'amministrazione debbono essere liberi di fare le scelte che ritengono più opportune, per tre motivi.
Il codice civile prevede una responsabilità personale nei confronti dei consiglieri d'amministrazione che assumono le decisioni, quindi questa responsabilità personale, che è anche una responsabilità che può diventare patrimoniale, deve essere garantita. Il consigliere deve poter votare ciò che ritiene giusto o assumere una posizione contraria. Questa è una questione indispensabile. Nel caso specifico di SITRASB, si tratta di un licenziamento che è stato impugnato di fronte all'autorità giudiziaria. Noi non sappiamo ancora quale sarà l'esito del processo. Il licenziamento è giusto? Il licenziamento non è giusto? Questo chi lo può dire a questo punto? Si può esprimere sicuramente una valutazione personale, si può dire in base agli elementi che ho a disposizione, che ritengo che sia giusto o meno ma, dato che la questione non è ancora risolta, come si fa a dire che il licenziamento è giusto? Non lo si può dire. Sarà il giudice che poi deciderà.
Ci troviamo di fronte a un atto di dissenso espresso da due consiglieri d'amministrazione di cui uno, l'avvocato Paola Raffaelli, è un esperto in diritto civile. Guardando il verbale, c'è almeno una pagina di controdeduzioni, nelle quali viene espresso in maniera chiara tutto quello che è il dissenso. Siamo di fronte a una questione che è stata ampiamente motivata. Questo, tra l'altro, è uno dei pochi casi nei quali abbiamo, nell'ambito del consiglio d'amministrazione di una società partecipata, una persona titolata. Abbiamo un avvocato che ha più di vent'anni di esperienza professionale in diritto civile, che è un avvocato prestigioso che è conosciuto qui in Valle d'Aosta e anche fuori. É uscito con 110 e lode. Come facciamo a delegittimare l'operato di un consigliere d'amministrazione, prima che la questione sia stata esaminata dal giudice? E se poi il giudice ci dicesse che il licenziamento non era legittimo? Avremmo delegittimato l'azione di due consiglieri d'amministrazione che hanno agito in buona fede e motivando il provvedimento. O si vuole dare per scontato che ci sia una logica del capo? Il presidente di un qualsiasi consiglio d'amministrazione di una partecipata decide e tutti gli altri consiglieri devono inchinarsi. Ci deve essere l'unanimità. Ma questo succede in Corea del Nord, nei paesi totalitari. Qui dobbiamo garantire assolutamente l'indipendenza dei consiglieri d'amministrazione, perché diversamente, signori della Giunta e della maggioranza, di cui anche i due consiglieri sono rappresentanti perché li avete scelti voi, non facciamo più i consigli d'amministrazione, facciamo un presidente e un amministratore delegato e risolviamo il problema. Così almeno c'è un'unica persona che decide e sappiamo che è quella.
Io penso che ci debba essere anche un rispetto per le persone, un rispetto per la democrazia nell'ambito degli enti. Poi lo sappiamo tutti che le nomine, ma non solo in Valle d'Aosta, vengono fatte politicamente. Sappiamo che ci finiscono comunque delle persone che sono individuate dalle maggioranze politiche. Questo succede qui, succede a Roma, succede dappertutto. Non è giusto che succeda, ma non è nemmeno il caso di stupirsi di una cosa del genere. Indigniamoci, però non caschiamo dal pero, sappiamo che è così. Però almeno che ci sia quel minimo di correttezza e onestà intellettuale nel difendere delle persone che in procedimenti che non sono ancora terminati, dei quali non si conosce l'esito, esprimono un dissenso ampiamente motivato, e un dissenso in questo caso, dato che è un avvocato che ha manifestato il dissenso, qualificato ancor più dal punto di vista del titolo di studio e dell'esperienza professionale di quello espresso dal presidente Omar Vittone. Questo è un dato di fatto, perché ognuno ha delle esperienze professionali e ha dei titoli che gli consentono di fare delle valutazioni. Ecco perché, al di là di tutto, bisogna stabilire questo principio, un principio di indipendenza. I consiglieri si assumono la loro responsabilità, assumono la responsabilità delle loro decisioni, perché poi ne possono rispondere anche patrimonialmente e civilmente. Quindi questa è una questione semplicemente di rispetto.
È legittimo rivolgere qualsiasi critica. É legittimo fare qualsiasi valutazione, ma le decisioni si assumono nel momento in cui le questioni sono definite, e in quel momento la questione non era assolutamente definita. Quindi nella risoluzione si chiede che sia ribadita l'autonomia di chi viene nominato dei consigli d'amministrazione delle società, che mi pare una cosa minima, per consentirgli di poter lavorare in santa pace, serenamente, non sotto la ghigliottina o la minaccia di una delegittimazione in corso d'opera. Se poi dopo avrai sbagliato, se poi la tua motivazione, la tua posizione sarà suscettibile di una censura o di una critica, sarà un accertamento che facciamo una volta che c'è stata un'espressione definitiva sulla questione. In questo caso, non c'è stata un'espressione definitiva. É ancora una questione in corso d'opera. Allora perché impiccare il condannato prima di aver accertato la sua colpevolezza? Questo succede in alcuni paesi tipo l'Iraq, l'Afghanistan, dove c'è la Sharia o ci sono altre leggi del genere, ma non possiamo farlo qui noi.
Quindi un minimo di rispetto, pur consentendo, per chi lo vuole fare, la legittima critica, ma attenzione a tirare le conclusioni prima che le questioni siano definite. Io penso che anche da parte della maggioranza regionale non si possa non condividere la risoluzione, anche perché una non condivisione o un'astensione equivarrebbe a sostanzialmente sconfessare l'operato dei vostri consiglieri d'amministrazione e di tutti i consiglieri d'amministrazione che nell'ambito di altre partecipate assumessero posizioni diverse. Questo è in sintesi il significato di questa risoluzione. Una questione di principio, assicuriamo la democrazia nelle partecipate, la libertà di espressione dei componenti indipendentemente da capi o capetti. Se c'è poi la logica del capo unico, la si faccia valere, ma in maniera anche coerente dicendo: "togliamo tutti i consigli d'amministrazione, mettiamoci un amministratore delegato e risolviamo il problema". É una questione secondo me più coerente, per non fare finta di fare delle riunioni "democratiche" in cui sostanzialmente poi vengono solo pagate le persone con i rimborsi spese e i gettoni delle presenze e poi alla fine non conta niente quello che dicono all'interno dei consigli d'amministrazione.
Presidente - La parola al consigliere Viérin.
Viérin L. (UVP) - Per esprimere la posizione del nostro gruppo su questa risoluzione. Noi non vorremmo entrare nel merito di questioni di altri gruppi, e non vogliamo soprattutto entrare nel merito di questioni che esulano da indirizzi politici, ma ci sembra scontato il fatto di rispettare l'autonomia dei consigli d'amministrazione. Avevamo però capito in queste ultime settimane che proprio la politica stava mettendo in discussione certi consigli d'amministrazione. Però noi, al di là dei casi specifici, non abbiamo voluto essere "tirati per la giacchetta" in certe questioni che sono successe. Noi abbiamo sempre, per quanto riguarda le società partecipate, cercato di affermare dei principi, noi crediamo che le società partecipate debbano essere dei luoghi dove ci siano delle regole ben precise e che queste regole debbano essere fatte rispettare.
Non condividiamo le tensioni che spesso la politica crea nelle società partecipate e quindi crediamo che sia più che condivisibile il fatto che essa non debba entrare nell'autonomia dei consigli d'amministrazione, né dei consiglieri, né dei presidenti. Quindi abbiamo difficoltà a capire a che gioco si stia giocando su certe società partecipate, perché o crediamo che chi viene nominato nella costellazione delle società partecipate debba, da un punto di vista tecnico, avere autonomia, salvo gli indirizzi dell'Amministrazione, o qui iniziamo ad avere delle ingerenze. Uno vorrebbe che si dimettesse uno, l'altro vorrebbe che si dimettesse l'altro.
Per quanto ci riguarda, se sono state fatte certe nomine, in generale, sarà alla fine del mandato che si trarranno dei bilanci, questo vale per tutte le società partecipate. Vorrei ricordare che sul Casinò noi siamo entrati nel merito da un punto di vista politico su ciò che il consiglio d'amministrazione, in particolare Frigerio, faceva, ma lo abbiamo fatto perché non venivano rispettate le linee di indirizzo di un piano di sviluppo votato da quest'aula.
Quindi questo per dire che non vogliamo essere tirati per la giacca in altre questioni che esulano dal ruolo politico che noi tutti qui abbiamo. E men che meno in altre vicende. Quindi, al di là di ciò che è citato, sulla SITRASB noi non ne facciamo una questione, il discorso riguarda tutte le società partecipate.
Ciò che oggi forse manca, è una legge. Ne abbiamo parlato per mesi, ci siamo confrontati, abbiamo fatto miliardi di riunioni e tutto quanto; ormai ci chiediamo che fine abbia fatto, perché di regole sulle società partecipate ne abbiamo sentito parlare, ma questa legge è ancora ferma, in attesa di verificare altre questioni di cui spesso ci sfugge il contenuto.
Però, al di là del decreto Madia e di tutto ciò che è l'evoluzione nazionale, noi non vogliamo neanche banalizzare il ruolo delle società partecipate, che, con lo scopo e la funzione che hanno, sono comunque un luogo dove spesso ci sono delle professionalità che lavorano bene, ci sono dei dipendenti che negli anni hanno acquisito della formazione e che, hanno garantito che queste società partecipate operassero per il bene della nostra comunità.
Quindi il nostro ruolo è quello di vigilare affinché gli obiettivi nelle società siano conseguiti. Crediamo che l'autonomia all'interno dei consigli d'amministrazione debba essere assolutamente garantita. Abbiamo però visto in certe situazioni, vedi il caso Monterosa ski, che certi climi che vengono a crearsi portano difficoltà nel lavorare. Quindi anche all'interno dei consigli d'amministrazione è chiaro che se la politica tira per la giacchetta i propri rappresentanti, forse poi si creano degli screzi e si creano delle difficoltà operative. Quindi noi crediamo che la regola sia quella di rispettare l'autonomia del consiglio d'amministrazione, ma che valga sempre! Non che poi, quando qualcuno nelle società partecipate fa qualcosa di puntuale, succeda che la politica entri nel merito. Noi crediamo, al di là dei grandi casi, che la politica debba fissare gli obiettivi e verificare che siano rispettati.
Al di là della puntuale questione, noi crediamo che una cosa sia l'autonomia dei consigli d'amministrazione, altra cosa siano le eventuali responsabilità che certi consigli d'amministrazione - come nei casi che abbiamo citato, Casinò piuttosto che altri - hanno nel portare avanti l'azione amministrativa.
Quindi non è che vogliamo banalizzare la questione, vorremmo che questo principio fosse affermato in generale per tutto ciò che è il panorama di queste realtà, sapendo che la politica non può essere a fasi alterne: in certi casi, utilizzare la politica per dire "bisogna intervenire, perché questa cosa non è stata fatta bene", in altri momenti "non bisogna dire niente, bisogna rispettare l'autonomia", diventa difficile poi capire. A meno che non ci siano altre questioni dietro, e noi in queste questioni non vogliamo entrare.
Presidente - La parola al consigliere Chatrian.
Chatrian (ALPE) - Ormai è da diversi mesi, da diversi anni, che da parte nostra, per la nostra competenza, cerchiamo di riscrivere le regole sul tema delle partecipate. Sono due mesi e mezzo che la II Commissione ha firmato la proposta di legge, non è dato da capire perché non la portiamo in aula. Avremo delle spiegazioni probabilmente nei prossimi giorni, speriamo, perché poi qualcosetta - che nulla c'entra con la Madia - là dentro c'è scritto: l'articolo 5 e l'articolo 7 che conosco molto bene, possono essere utili da subito. Ma al di là di questo, noi, come gruppo, sosterremo la mozione presentata dal collega, perché qui ci va un rispetto dei ruoli. Alla base di tutto c'è il rispetto dei ruoli.
Ieri mattina, nel rispetto dei ruoli, abbiamo discusso con il Presidente su questioni dove noi siamo minoritari, come Regione. O chi ricopre questi ruoli sa fare il proprio mestiere, o queste figure hanno gli strumenti per poter dare gambe ai progetti o modifichiamo le regole del gioco, altrimenti è inutile, è aria fritta.
Noi abbiamo un ruolo di eletti, rappresentiamo delle persone, all'interno di queste società partecipate ci sono dei nominati dalla politica e al termine dell'anno solare bisogna tirare le somme, come si fa nelle migliori famiglie, e valutare i risultati e verificare se chi è stato nominato è stato in grado di adempiere al suo ruolo.
Quindi l'impegno che il collega Ferrero oggi ci sottopone con questa mozione, lo posso definire acquisito, scontato. Il nostro gruppo voterà questa mozione. Però ribadendo bene il concetto, noi abbiamo dei ruoli come eletti, i nominati hanno altri ruoli e i direttori generali - questa mattina ne parlavamo - devono amministrare, hanno delle responsabilità all'interno di una società partecipata. Quindi questa è la nostra posizione e voteremo sì a questa mozione.
Presidente - Non ci sono altre richieste, chiudiamo la discussione generale. Per la replica, la parola al presidente della Regione.
Rollandin (UV) - La mozione ha avuto una spiegazione, partendo dalla situazione di una società, con tutti i distinguo, con tutta una serie di chiarimenti che non c'entrano niente. Nessuno ha fatto degli apprezzamenti, nessuno si è pronunciato sulla legittimità o meno. Quindi non capisco qual era l'incipit con cui si collegava quella questione con questa mozione. Se c'è una discussione interna su chi vede bene uno, chi vede bene l'altro, non ci riguarda.
È inutile presentare una mozione per ripescare un discorso sulla SITRASB, che viene visto da parti diverse, che non ci interessa. Noi abbiamo preso atto dei fatti, abbiamo correttamente detto cosa è successo, senza entrare nel merito del perché e del per come. Non l'abbiamo fatto.
Qui, come punto di riferimento "si impegna la Giunta affinché sia garantita e ribadita l'indispensabile autonomia". Ma noi l'autonomia la vediamo garantita da sempre, non solo dal codice, noi rispettiamo l'autonomia. Ma qui si chiede esattamente il contrario. La Giunta deve essere garante dell'autonomia? Ma scusate, in che termini deve essere garante? Noi non entriamo nel merito, diamo degli indirizzi. Quando abbiamo detto ai nostri eletti alla SAV e alla RAV che il Consiglio regionale si era espresso con un certo indirizzo, l'abbiamo trasmesso, ma non entriamo nell'autonomia. La Giunta non deve garantire e tanto meno entrare nel merito di cosa faccia il nominato, una volta che lo ha eletto. La Giunta elegge i membri che sono di sua competenza, e questi sono responsabili all'interno di quello che viene stabilito dalla società partecipata. Responsabili nel bene e nel male. Tant'è che anche ieri ho ripetuto in modo chiaro che noi non siamo entrati nel merito e non entriamo.
Francamente noi siamo assolutamente dell'idea che sia scontata l'autonomia dei consigli d'amministrazione e non possiamo votare questa mozione che ci chiede addirittura il contrario, che sia la Giunta a garantire. Quindi la Giunta dovrebbe andare a vedere se tu sei stato bravo, sei stato cattivo, se tu hai fatto il tuo dovere. C'è scritto proprio così: "La Giunta regionale affinché sia garantita". L'autonomia è garantita di per sé nel momento in cui c'è la nomina del consiglio d'amministrazione. Questo ha la sua autonomia. Poi gli indirizzi sono altra cosa, com'è stato spiegato molto bene prima.
Per non andare oltre, non mi sento di ricominciare la discussione sulla SITRASB, che secondo me è stato un aspetto fuorviante di questo discorso dell'autonomia, discorso che condividiamo.
Noi ci asteniamo, perché se condividiamo l'autonomia, non possiamo votare questa risoluzione che dice che la Giunta deve garantire qualcosa che deve essere garantito a priori e a prescindere.
Presidente - Per la dichiarazione di voto, la parola al collega Ferrero.
Ferrero (M5S) - Difficilmente Ponzio Pilato avrebbe potuto fare meglio. Il classico modo per non prendere alcun tipo di posizione. Qui si chiedeva una cosa molto semplice, al di là di tutte le elucubrazioni. Cosa vuol dire garantire l'autonomia? Come si garantisce l'autonomia? La si garantisce intanto non consentendo degli atteggiamenti di censura nei confronti dei consiglieri d'amministrazione. Questo è un modo per garantire l'autonomia.
Non mi pare che fosse una richiesta impossibile da soddisfare. Ovviamente, io capisco che dal punto di vista politico questo atteggiamento abbia potuto creare degli imbarazzi, ma all'interno dei consigli d'amministrazione, come già ricordato in precedenza dai colleghi, ormai assistiamo a delle specie di incontri tra le varie fazioni che sono più di tipo calcistico che di tipo amministrativo.
Cosa voleva dire? Certo, non si pretende che la Giunta faccia da cane da guardia o che vada a dire ai consiglieri o ai presidenti che cosa devono fare, però sta a voi garantire l'equilibrio, perché siete voi che nominate le persone. Siete voi che mettete delle persone, che possono essere più o meno titolate. Siete voi che avete messo quelle persone, che vi assumete la responsabilità di quello che succede all'interno della società. Questo semplicemente si chiedeva. L'assunzione di responsabilità sul fatto che certi disequilibri, che oramai sono noti a tutti nell'ambito delle partecipate, devono essere corretti.
Però ho visto che non c'è la volontà nemmeno di affrontare questa situazione. L'imbarazzo ovviamente ha prevalso e con la classica scheda bianca si conclude tutto. Una scheda bianca che rimarrà però anche sulla testa di qualcuno, che ha voluto certi tipi di nomine e che adesso effettivamente non difende le persone che ha nominato.
Presidente - Non ci sono altre richieste, possiamo aprire la votazione. Dichiaro aperta la votazione.
Presenti: 33
Votanti: 7
Favorevoli: 6
Contrari: 1
Astenuti 26 (Si sono astenuti i colleghi: Baccega, Bianchi, Borrello, Donzel, Farcoz, Follien, Fosson, Guichardaz, Isabellon, Lanièce, Marguerettaz, Marquis, Péaquin, Perron, Restano, Rini, Rollandin, Testolin, Viérin M., Bertschy, Fabbri, Gerandin, Grosjean, Nogara, Rosset, Viérin L.)
Il Consiglio non approva.
