Oggetto del Consiglio n. 1699 del 13 gennaio 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 1699/XIV - Interpellanza: "Avvio di iniziative a sostegno dell'attività e dello sviluppo della viticoltura nella regione".
Rosset (Presidente) - Punto 31 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola il Consigliere Grosjean, ne ha facoltà.
Grosjean (UVP) - Merci Monsieur le Président.
Venti giorni fa, quando mi è arrivata la copia del decreto ministeriale, mi sono un po' cadute le braccia, purtroppo me l'aspettavo, il regolamento CEE n. 1308/2013, che è il regolamento che va a rinormare la normativa sugli impianti dei vigneti, doveva andare in applicazione. Leggendo le premesse del decreto, purtroppo, Assessore, devo chiederle delle spiegazioni, ad un certo punto vedo scritto: "considerata la mancata intesa espressa dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Bolzano e Trento...", nella seduta del 20 ottobre 2015 non c'è stata nessuna intesa, il Ministro non ha fatto altro che applicare a livello nazionale la direttiva comunitaria tout court. Vuol dire che dal 1° gennaio 2017 avremo praticamente un blocco degli impianti dei vigneti. La superficie di crescita purtroppo sarà dell'1 percento al massimo sulla superficie di riferimento della regione, e qui purtroppo non abbiamo neanche un dato preciso, cosa che mi dispiace tantissimo, ma si aggira intorno ai più o meno 400 ettari se vengono tenute in considerazione anche le superfici ad uso familiare, se vengono tenute in considerazione solo le superfici produttive ad hoc, siamo al di sotto. La possibilità di incremento della superficie di vigneti in Valle d'Aosta quindi sarà di tre-quattro ettari all'anno, quindi veramente questo significa che andiamo a bloccare lo sviluppo della viticoltura.
La cosa che veramente mi dà fastidio è che se andiamo ad analizzare l'1 percento in Emilia-Romagna o l'1 percento in Valle d'Aosta, vediamo che non sono la stessa cosa, perché un ettaro di vigneto in Valle d'Aosta produce 50-60-70, al massimo 100 quintali d'uva, mentre in altre zone arriviamo a 300-350, anche 400 quintali d'uva, quindi il rapporto di un ettaro non ha sempre lo stesso peso. Un ettaro per noi vuol dire recuperare terrazze storiche, vuol dire recuperare territorio, vuol dire recuperare paesaggio e quindi è fondamentale, ma soprattutto vuol dire creare nuovi posti di lavoro in un settore dove c'è possibilità di sviluppo.
Le chiedo quindi, Assessore, di spiegarci cos'è successo, come mai non si è trovata un'intesa, non c'era un organismo in Valle d'Aosta che avrebbe dovuto coordinare, che avrebbe dovuto collaborare con le altre Regioni? Perché non è solo un problema della Valle d'Aosta, una deroga per la montagna doveva assolutamente essere presa in considerazione. Purtroppo, quando è venuto il Ministro Martina in Valle d'Aosta, abbiamo dovuto "sfruttarlo" per altre cose, per il pregresso, io avrei voluto parlare con lui allora di futuro, ma purtroppo c'era il pregresso, c'era questo grave problema del PSR che ci ha portato a concentrarci su quello, quindi anche qui vedo una mancanza di attenzione a questo settore. Qui rischiamo veramente di chiudere lo sviluppo del settore viticolo, quindi aspetto con ansia le sue risposte per capire come si svolgerà.
Presidente - La parola all'Assessore Testolin.
Testolin (UV) - Cercherò di essere puntuale sulle domande dell'interpellanza. Per quanto riguarda le motivazioni della mancata intesa espressa dalla Conferenza Stato-Regioni del 20 ottobre su quella bozza di decreto riguardante le disposizioni nazionali su un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli ai sensi del regolamento n. 1308, si segnala che le stesse sono riconducibili sostanzialmente alla posizione contraria della Regione Veneto in merito alle competenze di Stato e Regioni. Nello specifico il testo prevede che sia il MIPAAF che annualmente rende nota la superficie che può essere oggetto di autorizzazioni per i nuovi impianti nell'annualità successiva e non la singola Regione, come invece richiesto dal Veneto. La formulazione del MIPAAF è peraltro confermata anche dalle indicazioni del regolamento stesso (il n. 1.308), che mirano a favorire gli impianti sulla base del mercato e non del patrimonio viticolo tout court, quindi il quantitativo di ettari annualmente a disposizione deve rimanere a livello nazionale. Si evidenzia come comunque la mancata intesa sia stata superata dalla definitiva approvazione del decreto in data 15 dicembre, così come condiviso dalla maggior parte delle Regioni.
Per quanto concerne il secondo punto: "quali iniziative intende avviare per sostenere l'attività e lo sviluppo della superficie viticola della nostra regione", credo che qua si riferisse agli incentivi, alla possibilità di fare gli impianti, si desume dalle altre due risposte. Qua, vista la domanda, si era inteso quali fossero le iniziative a livello di PSR, che erano già state peraltro presentate nella scorsa interpellanza del 4 novembre, quindi non sto a ripetere quel tipo di indicazioni.
In merito alla superficie media di reimpianto autorizzato negli ultimi 10 anni, comprese le superfici in deroga, possiamo dare queste indicazioni: per quanto riguarda le superfici di reimpianti autorizzate a servizio di estirpo, nell'ultimo decennio la media è stata di circa 6,80 ettari; la superficie media proveniente da riserva regionale concessa per nuovi impianti nel decennio è stata di circa 3,84 ettari/anno con una media negli ultimi tre anni peraltro di 1,85-1,86 ettari; la superficie concessa in deroga per impianti di vigneti eseguiti all'interno del comprensorio oggetto di riordino, perché questa era la procedura che permetteva all'interno dei riordini di andare ad impiantare nuovi vigneti, è stata mediamente di 1,9 ettari all'anno.
In merito all'ultimo quesito, che è un po' la risposta che riepiloga il discorso: "quale sarà la superficie di impianto autorizzata con la nuova disposizione ministeriale", fermo restando evidentemente nessun limite in merito ai reimpianti a seguito di estirpo, quello va da sé, sottolineiamo come le autorizzazioni per i nuovi impianti, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, del decreto ministeriale, sono rilasciati ogni anno nella misura massima dell'1 percento della superficie nazionale dichiarata alla data del 31 luglio dell'anno precedente a quello in cui sono presentate le domande di autorizzazione. Nel rispetto dell'articolo 9, comma 5, dello stesso decreto, qualora le richieste riguardino una superficie totale superiore a quella messa a disposizione annualmente dal MIPAAF, viene comunque garantita la percentuale di aumento dell'1 percento calcolata sul potenziale regionale, quindi ogni Regione ha diritto al suo 1 percento, fermo restando che ci possono essere delle Regioni che chiedono meno superficie vitata, quindi lasciano a disposizione più superfici per altre Regioni, questo per motivo di tutela di determinate tipologie vitigne.
Attualmente la superficie totale del potenziale viticolo a livello regionale ammonta, come ha già anticipato lei, a 400 ettari, perché è comprensiva di tutte quelle superfici inserite nei fascicoli aziendali. A questo proposito ci tengo a sottolineare come nell'ultimo anno e mezzo si sia provveduto comunque ad un recupero di tutta una serie di superfici che si è potuto recuperare a livello di fascicoli, anche andando puntualmente a verificare sul territorio grazie anche all'intervento di tecnici e con la collaborazione dei viticoltori per ampliare al massimo questa superficie vitata, in modo di permettere che questo 1 percento potesse crescere in maniera complessiva. Qualora a seguito della prima attribuzione siano ancora disponibili a livello nazionale ulteriori superfici fino al raggiungimento della percentuale dell'1 percento di cui sopra, queste verranno assegnate alle Regioni che hanno registrato richieste in esubero rispetto alla percentuale di cui al comma 5. Tale assegnazione sarà effettuata in modo proporzionale alle maggiori superfici richieste, quindi ci sarà la possibilità di avere delle assegnazioni superiori nel caso in cui ci siano delle richieste superiori all'1 percento, che è la quantità a livello regionale garantita, in maniera proporzionale rispetto alle richieste complessive.
Nelle premesse dell'interpellanza si fa riferimento a presunti effetti negativi che si avranno sullo sviluppo della viticoltura nella nostra regione. Si ritiene che ad oggi sia comunque difficile valutare quali saranno gli effetti futuri sullo sviluppo della viticoltura considerando che il regime non è ancora stato applicato e sarà comunque suscettibile anche di modifiche nel momento in cui si verificassero delle situazioni che non appagassero poi le richieste delle Regioni. Se si analizzano i dati degli ultimi anni, il fatto di avere ogni anno una superficie di circa quattro ettari a disposizione per nuovi impianti rappresenta comunque per la Valle d'Aosta un dato almeno interessante viste quelle che sono state le percentuali di reimpianto assegnate con le riserve in questi ultimi tre anni, che sono esattamente la metà. A fronte di questa valutazione, evidentemente l'attenzione rimarrà su questo tipo di tematica, perché è interesse dell'Assessorato sicuramente attenzionare questo tipo di tematica, ma le prospettive sono interessanti se rapportate ai dati dell'ultimo triennio.
Presidente - Per la replica, chiede la parola il Consigliere Grosjean, ne ha facoltà.
Grosjean (UVP) - Grazie Presidente.
La vedo molto fiducioso e mi fa piacere. Io purtroppo invece ho un po' più di perplessità. Intanto prima l'estirpo e i diritti dei rimpianti erano trasferibili da azienda ad azienda, da Regione a Regione e quindi ci sono aziende che hanno comprato dei diritti fuori Valle per poter piantare in Valle d'Aosta. L'estirpo e il reimpianto con la nuova direttiva sono legati esclusivamente ad attività aziendale.
L'altro parametro del decreto ministeriale che mi spaventa è per le nuove aziende. Non so se lei l'ha letto bene, se le hanno fatto notare i passaggi, ad un certo momento si dice che un'azienda potrà crescere al massimo della stessa superficie di cui è già titolare. Un giovane che volesse iniziare l'attività dove lo mettiamo? Se uno magari ha tanta buona voglia e ha trovato dei terreni incolti che vorrebbe reimpiantare, di superficie in carico ha zero e il diritto sarà zero. Io spero quindi che ci siano poi tutte queste capacità di concertare con il Ministero, perché poi non sarà neanche più la Regione a decidere. Qui perdiamo un altro pezzo di autonomia, sarà direttamente il Ministero a Roma che decide se, come e quanto potremo piantare in Valle. Io quindi rimango molto dubbioso e mi auguro di sbagliarmi sinceramente, perché vedo da una parte giovani che si stanno avvicinando alla viticoltura, idee nuove, prospettive nuove, voglia di fare qualcosa, voglia di ripiantare, voglia di rilanciare e, dall'altra parte, poi vedo l'impossibilità, perché dovremmo chiedere a Roma se ci lascia piantare qualche metro di vigna. Qui ci vorrà veramente una concertazione forte, perché se una Regione come il Veneto ha bloccato tutto, immagino che forza può avere una Regione come la Valle d'Aosta per modificare...
Rollandin (fuori microfono) - ...non ha bloccato niente...
Grosjean (UVP) - ...come non ha bloccato niente?
Rollandin (fuori microfono) - ...non ha dato il parere...
Grosjean (UVP) - ...non ha dato il parere, quindi il Ministero ha applicato direttamente quello che viene da Bruxelles, senza tenere conto delle difficoltà delle zone di montagna, delle zone come la nostra che vengono sacrificate in questa situazione. Spero veramente di sbagliarmi. Quando ci saranno dei vigneti o delle volontà di reimpiantare, Presidente, interverrà anche lei a farci avere i diritti di reimpianto. Cosa vuole che le dica? Grazie.
