Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 200 del 23 ottobre 2013 - Resoconto

OGGETTO N. 200/XIV- Interpellanza: "Adozione di ulteriori iniziative per limitare i danni provocati dalla fauna selvatica".

Président - Pour l'illustration, la parole au collègue Nogara.

Nogara (UVP) - Merci Présidente.

Quest'interpellanza nasce in un momento in cui i danni causati dalla fauna selvatica sono in aumento e inoltre per la decisione della Giunta regionale in relazione al blocco dei contributi regionali che anche in questo settore sono stati sospesi. Noi vorremmo dare il nostro contributo - questo è un contributo - perché si possa arrivare ad un contenimento accettabile dei danni causati dalla fauna selvatica e, in particolar modo, dei danni provocati dai cinghiali e dalle ghiandaie (e non solo), consapevoli del fatto che, per quanto riguarda queste problematiche, l'Amministrazione regionale ha già intrapreso numerose azioni e dovendo anche tenere conto delle limitazioni dettate dalle leggi in materia e dei pareri dell'ISPRA (che è l'Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale).

Per quanto concerne il controllo della specie cinghiale, vorremmo evidenziare alcuni aspetti che, secondo noi, potrebbero migliorare la situazione. Innanzitutto, vorrei iniziare con i cacciatori, con i possessori del carnet di caccia B e C che dovrebbero essere autorizzati ad esercitare la caccia, cioè a poter sparare ai cinghiali, chiaramente non con munizioni spezzate, non solo all'apertura della caccia per loro che quest'anno è prevista per il 2 novembre, ma sin dall'inizio della caccia; che non ci siano limitazioni al controllo anche nei periodi venatori, in quelli delle battute. Che cosa vuol dire? Succedeva che, quando iniziavano le battute al cinghiale oppure durante il periodo di caccia, le stazioni forestali erano invitate a non continuare nel controllo, perché c'erano già i cacciatori sul territorio, ma si potrebbe, comunque, continuare anche con il controllo...adottare in modo continuo l'uso delle trappole autoscattanti, che in zone dell'alta Valle hanno dato buoni risultati - "in modo continuo" vuol dire piazzarle un po' su tutto il territorio della Valle dove è possibile -; non fissare tetti per i prelievi, perché abbiamo visto che i tetti dei prelievi sono stati abbondantemente superati negli anni passati; snellire, per quanto possibile, le pratiche burocratiche per il conferimento degli animali abbattuti alla Cooperativa La Kiuva: tutte le volte che si va a fare un controllo del cinghiale, adesso, bisogna partire con una cassa in plastica, tre contenitori in plastica, sei fascette perché bisogna dividere l'animale in diverse parti per i controlli sanitari, uno di questi controlli sanitari era quello del cesio...adesso non mi ricordo la sigla, perché alcuni animali erano stato ritrovati in Piemonte, io penso che oramai, dopo un anno di controlli (e qua non si è ancora trovato niente), sia una cosa che si potrebbe anche evitare;

Innanzitutto occorre controllare gli allevamenti fuori Valle di cinghiali perché, anche per esperienza personale, vi assicuro che spesso questi animali vengono immessi sul nostro territorio. Personalmente, io ho abbattuto un cinghiale che aveva un cordino attorno al collo perciò doveva trattarsi di un cinghiale non nato in bosco, ma portato da qualche allevamento. Questi controlli sugli allevamenti limitrofi alla Valle d'Aosta dovrebbero essere, secondo me, fatti in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, perché tutti questi allevamenti devono avere un registro delle nascite; sarebbe bene fare almeno un controllo preventivo per evitare questo.

Per quanto concerne invece il controllo della specie ghiandaia, e non solo ghiandaia, ma anche delle cornacchie nere e grigie...che, oltre a provocare...qui si parla sempre di danni a frutteti, è vero, fanno tantissimi danni ai frutteti, ma fanno anche tantissimi danni all'altra fauna e, soprattutto, predano uova e nidiacei di molti uccelli. Primo atto indispensabile è approvare un altro piano di controllo per queste specie, perché l'attuale scadrà nel 2013. Le date di intervento: il controllo di queste specie, in questo momento, termina il 15 di settembre, quando si apre la caccia. Dal 15 settembre - e me lo potete insegnare anche voi - al 2 di ottobre, quando si riapre la caccia alla ghiandaia, è proprio il periodo di maturazione di tutti i frutti qui in Valle d'Aosta e dei frutteti. Io mi sono preso la briga di cercare degli studi fatti su queste specie, ne ho trovati due proprio sulla gazza e sulla cornacchia: uno della Provincia di Ravenna, uno in Alto Adige, poi un altro che, invece, è di un'altra regione italiana, dove, univocamente, tutti dicono che soprattutto il prelievo deve essere fatto proprio in questo periodo ed è, invece, il periodo in cui noi sospendiamo la caccia a questi animali. Il territorio finora anche nel piano era solo quello delle zone in cui si erano osservati danni, ma, visto che i danni non vengono arrecati solo alla frutta, ma vengono arrecati anche all'altra fauna selvatica, io direi che, probabilmente, bisognerebbe aprire la caccia a tutto il territorio valdostano.

Vi è poi un altro fattore: la destinazione dei capi abbattuti. In tutte le altre regioni i capi abbattuti vengono lasciati...perché il controllo di questi animali, come il cinghiale e la ghiandaia, per esempio, vengono anche fatti in collaborazione con i cacciatori. È chiaro che, se i cacciatori si rendono disponibili, ma non vengono indennizzati per niente, non vengono indennizzati per le spese che hanno (qualsiasi tipo di spesa), almeno che vengano lasciati loro gli animali abbattuti! Da noi, invece, gli animali devono essere conferiti alle stazioni forestali.

Ci sono poi anche i sistemi dissuasivi. Io vi parlo anche di sistemi dissuasivi per le ghiandaie perché ho trovato...io li ho cercati, ma, secondo tutti gli studi che sono stati fatti, i sistemi dissuasivi non portano a giovamenti. Ho solo trovato una lettera sul giornale di una ragazza che diceva che non bisognava abbattere le ghiandaie, perché con i sistemi dissuasivi si può fare qualcosa, altro non ho trovato. Poi, secondo me, bisogna vedere le sperimentazioni che sono state fatte fuori Valle; le sperimentazioni che hanno funzionato fuori Valle - e mi sono documentato - sono solo quelle dell'abbattimento in prossimità dei frutteti, perché si è provato con diversi tipi di gabbie, diciamo, con richiamo vivo, eccetera, ma non si riesce. Devo dire che si tratta di animali molto intelligenti, soprattutto le cornacchie, perciò non si riesce a diminuire il numero di questi volatili.

Infine, un'altra questione che bisogna prendere in considerazione: qui, non ci sono grandissimi frutteti di persone che vivono esclusivamente su quello. L'economia è fatta di piccoli proprietari che hanno piccoli frutteti. Quando, anno dopo anno, continuano ad avere danni, se prima erano indennizzati e adesso non vengono neanche più indennizzati, subentra una delusione da parte di queste persone e chiaramente poi c'è l'abbandono di tutte queste colture.

Una riflessione va anche fatta sulla popolazione dei cervi, che, oltre ad arrecare danni nel periodo invernale alle piante da frutto perché rosicchiano tutta la corteccia delle piante, sia nel periodo primaverile sia nel periodo estivo, alcune zone della Valle sono proprio i pascoli per questi animali ed è chiaro che essi tolgono foraggio ai nostri bovini. Non bisogna dimenticare i danni causati dal sovrannumero di questi animali - e qui parlo di cervi, caprioli e cinghiali - che provocano danni per incidenti stradali. Fino a quando si verificano danni a veicoli, per carità, è già grave, ma, se si va avanti così, si può anche andare incontro a danni per l'incolumità delle persone. Grazie.

Presidente - Grazie. Per la risposta, la parola all'Assessore Testolin.

Testolin (UV) - Merci Présidente.

Grazie Consigliere Nogara, ho preso buona nota delle suggestioni, che peraltro condivido e che in qualche modo ho già cercato, diciamo, di condividere a mia volta con gli uffici competenti, con le stazioni forestali, con l'Ufficio Fauna, anche perché è un problema decisamente sentito sul quale siamo già andati a discutere molte volte. La collaborazione per quanto mi concerne, se ci sono dei suggerimenti positivi, è sempre ben accetta assolutamente; lo dimostra il fatto che all'interno della risposta che ho preparato puntuale sulle due richieste si ritrovano molti di quegli aspetti che lei ha già voluto sottolineare all'interno del suo intervento, quindi, per certi versi, tutto è migliorabile, ma penso che, per quanto riguarda quest'aspetto, la strada possa essere condivisa.

Rispondendo alla prima domanda: "se, oltre a quanto previsto dalle delibere di Giunta regionale sopracitate, cioè un controllo selettivo delle specie ghiandaia e cinghiale mediante il loro abbattimento in determinati periodi dell'anno, si possano prevedere dei periodi più lunghi sull'attività di controllo nelle zone più interessate da questo fenomeno, sentito preventivamente il parere dell'ISPRA", mi permetto innanzitutto di sottolineare come comunque l'ammontare dei danni negli ultimi anni rispetto a quello degli anni 2000 sia decisamente più basso, questo a dimostrazione che comunque si è lavorato nella giusta direzione complessivamente. La gestione della faunistica attuata dall'Amministrazione regionale nel fissare i piani di prelievo delle specie cacciabili mira a contenere il numero di ungulati entro una densità compatibile con le attività agricole, e va proprio nella direzione di quello che sollecitava lei prima...e, dall'altra, i piani di controllo numerico che sono stati, diciamo, attuati...delle specie selvatiche che causano tali danni...attuati sia dai cacciatori che dai forestali, quindi si è cercato di coinvolgere, come sottolineava lei, anche l'intervento dei cacciatori. A tal proposito, colgo l'occasione anche per evidenziare lo sforzo messo in campo dal personale forestale della Valle d'Aosta che nel controllo del cinghiale nell'anno in corso ha proceduto al prelievo di circa 200 animali solo nel periodo di controllo e anche nel monitoraggio della specie ghiandaia. In particolare, un lavoro interessante è stato svolto dalla stazione forestale di Villeneuve, che negli ultimi mesi ha coordinato un'attività particolarmente attenta a questo problema in collaborazione sia con gli agricoltori che con i cacciatori locali, con risultati che hanno dato comunque dei segnali positivi. Penso che questo tipo di approccio possa essere esportato magari anche in altre realtà territoriali.

Per quanto concerne l'oggetto, ovvero i tempi dell'attività di controllo, si segnala che, per quanto riguarda la specie cinghiale, il periodo di controllo interessa i mesi in cui non si svolge l'attività di caccia al cinghiale. In sostanza, questo permette di avere, comunque, una caccia verso questo tipo di animale che dura tutto l'anno, anche se, eventualmente, si potrebbe verificare la possibilità di ampliare anche nel periodo di caccia aperta l'attività di controllo (questa è una suggestione che sicuramente può essere presa in considerazione). Per la specie ghiandaia invece il periodo di controllo è più breve, così come ha segnalato lei, dal 15 giugno al 15 settembre. Tale indicazione deriva però da quanto affermato dall'ISPRA nel parere rilasciato in occasione del rinnovo dell'ultimo piano di controllo numerico della specie e che recitava testualmente come: "relativamente all'estensione temporale degli interventi ed alla loro ubicazione spaziale, si reputa che questi vadano strettamente sottoposti ai tempi di manifestazione dei danni (maturazione dei frutti), intervenendo esclusivamente nei comprensori maggiormente interessati dagli eventi. Vista la fenomenologia della maturazione delle colture a rischio indicate, si ritiene che le azioni vadano condotte nel periodo compreso tra il 15 giugno ed il 15 settembre". Si evidenzia che, successivamente, l'Amministrazione regionale ha, comunque, richiesto più volte il parere dell'ISPRA sulla possibilità di un'estensione del periodo di controllo. L'istituto ha infine espresso, tramite una propria nota, parere positivo all'estensione temporale del periodo di controllo, ma soltanto in via sperimentale ed esclusivamente nel territorio della giurisdizione forestale di Châtillon, caratterizzato dall'alto numero di uscite di operatori rispetto al restante territorio regionale. L'Amministrazione ha pertanto provveduto, con apposita delibera, a modificare il piano di controllo della ghiandaia estendendolo, dal 2013, per la giurisdizione forestale di Châtillon per il periodo dal 1° marzo al 15 settembre. Sarà comunque nostra cura verificare e rinnovare all'ISPRA questa richiesta per cercare di estendere la modifica del piano di controllo anche ad altre realtà territoriali, oltre a quella summenzionata. Risulta però evidente che l'attività di controllo è efficace nel limitare i danni, ma non elimina totalmente la problematica. Si ribadisce come al momento il controllo attuato sul territorio regionale comunque sia a completamento di quelle che sono le possibilità offerte al momento dalla normativa in essere.

Per quanto riguarda la seconda domanda e cioè "se il Governo regionale intende adottare iniziative alternative che limitino questi fenomeni a sostegno dell'attività di controllo", si evidenzia come, alla luce di quanto sottolineato, le iniziative da attuarsi per limitare i danni causati dalla fauna selvatica in agricoltura possono riguardare essenzialmente l'attuazione di misure di protezione e prevenzione degli stessi, quali quelli già citati da lei, a titolo di esempio, come recinzioni, reti, dissuasori elettrici e quant'altro. Si segnala però come tali iniziative, purtroppo, non siano di agevole applicazione in Valle d'Aosta a causa della particolare realtà agricola del territorio, come già evidenziato, che spesso rende troppo onerosi e non sempre remunerativi gli interventi necessari.

Per quanto attiene al settore frutticolo ed al problema della ghiandaia, siamo in presenza di piccole realtà aziendali difficili da lavorare in presenza di reti per gli uccelli, mentre nel settore zootecnico oggetto dei danni causati dai cinghiali diventa difficile attuare misure preventive dati i vasti perimetri dei territori legati agli alpeggi. Per limitare i fenomeni del danneggiamento causato dalla fauna selvatica e con il fine di contenere le spese per il risarcimento dei danni, è intenzione dell'Amministrazione regionale favorire il più possibile l'attuazione delle misure di prevenzione, oltre a quelle ricordate preventivamente di coinvolgimento degli attori sul territorio, che sono risultate più efficaci nel corso dell'attività di controllo, come, ad esempio, i sistemi di dissuasione acustica che nella realtà di Villeneuve hanno dato decisamente dei buoni risultati. A tale scopo è anche in fase di valutazione, da parte degli uffici, una modifica dell'attuale normativa regionale, in particolare la possibile destinazione di una parte della tassa regionale pagata annualmente dai cacciatori per l'attuazione di misure di prevenzione contro i danni causati dalla fauna selvatica. Merci.

Si dà atto che dalle ore 12,43 assume la presidenza il Vicepresidente André Lanièce.

Lanièce (Presidente) - Ha chiesto la parola per la replica il Consigliere Nogara, ne ha la facoltà.

Nogara (UVP) - Merci Président.

La ringrazio, Assessore, per la risposta. Volevo solo dire due cose. Sono sicuro che, alla fine del 2013, quando calcoleremo i danni dei cinghiali, quest'anno ce ne saranno sicuramente di più rispetto agli anni passati. Le dico questo perché, proprio per mia esperienza personale, io sono rientrato in stazione forestale a novembre dell'anno scorso, e una delle prime cose che abbiamo fatto è stato valutare la quantità di cinghiali presenti sul territorio. Non ce n'erano, praticamente ce n'erano pochissimi: non si rilevavano danni e non c'era niente, a marzo c'è stata un'esplosione di questa popolazione. Come le avevo detto prima, il fatto del controllo degli allevamenti fuori Valle era per questo motivo, perché non è possibile che in una zona dove per mesi non si è visto assolutamente niente, non si sono notati danni, di colpo si è avuta un'esplosione di questo animale. Di conseguenza, ci sono stati veramente molti danni un po' dappertutto.

Per quanto concerne la ghiandaia, io le dico che, secondo me, la cosa migliore è senz'altro quello che hanno fatto nella stazione forestale di Villeneuve, ma la cosa migliore è riuscire, nel periodo della maturazione...e io qua, per esempio, ho il piano di controllo quinquennale della Provincia di Ravenna, che va dal 2011 al 2015, dove l'ISPRA dà sempre la sua autorizzazione, perché tutta l'Italia è gestita dall'ISPRA, sono autorizzati e sostengono il fatto che, in questo periodo, nel periodo dove noi, per esempio, abbiamo la caccia sospesa, bisogna aprire la caccia per l'abbattimento delle ghiandaie, perché è proprio in questo momento che arrecano il maggior numero di danni. Innanzitutto, io direi che un lavoro grande che si dovrebbe fare è nella sensibilizzazione con i cacciatori, perché proprio in questa caccia qua dovrebbero essere loro...probabilmente anche avvantaggiandoli rispetto ad altri per il pagamento del carnet de chasse, facendo degli sconti, al limite, sul carnet de chasse se partecipano al controllo di questi animali.

Quest'interpellanza l'ho voluta fare non per contestare un qualcosa che l'Amministrazione ha fatto, perché devo dire che l'Amministrazione in questi anni ha sempre fatto molto per il controllo dei danni che provoca la fauna selvatica, però dico che a questo punto bisogna intervenire pesantemente, perché altrimenti andremo anche incontro - e sarà un ulteriore danno al mondo agricolo valdostano - all'abbandono di quelle piccole attività alternative che i nostri agricoltori avevano. Grazie.

Presidente - Grazie. Punto 14 all'ordine del giorno.