Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2682 del 14 novembre 2012 - Resoconto

OBJET N° 2682/XIII - Début de la discussion générale des lois de révision de la dépense publique, de finance et de budget pour le triennat 2013/2015.

Président - Comme on a convenu hier en occasion de la réunion des Chefs du groupe, on ouvre la discussion générale, tout en ayant deux interventions par Conseiller de trente minutes l'une. La discussion générale est ouverte.

La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (ALPE) - Buongiorno Presidenti, buongiorno Assessore...parliamo a freddo, ma speriamo che il motore riesca a scaldarsi...

Colleghi, quello che iniziamo a discutere stamani è un bilancio - dobbiamo dirlo subito senza giri di parole - che per noi non è all'altezza dei tempi. È per diversi aspetti un mezzo bilancio, non mi riferisco all'impegno che può avere messo l'Assessore o che possono avere profuso i suoi tecnici, ma è un mezzo bilancio, perché intanto varrà per sei mesi, chi verrà dopo sarà sicuramente obbligato a riscriverlo...questo non consente di lavorare correttamente per il buon funzionamento di questa Regione oltre quel termine; mezzo, perché è stato dimezzato dalle risorse e non è più il bilancio pingue (anche fisicamente), molto più spesso, dei tempi aurei; ma mezzo è soprattutto perché lo sguardo che lo sostiene si spinge solo fino ai confini di questa legislatura; non aiuta comunità, famiglie, aziende, imprese a guardare oltre la scadenza di questo mandato politico.

La crisi economica si è installata nelle abitazioni di migliaia di famiglie e aziende valdostane, mentre anche la rabbia e l'indignazione sono ormai di casa nel nostro contesto e sembrerebbero chiamare ad un risveglio la comunità a cui l'istituzione, come oggi governata, rivolge invece inviti a restarsene rintanata in casa, a disertare le urne, a lasciare tranquillo il manovratore. Di questi tempi invece ciascuno dovrebbe essere chiamato ad un impegno maggiore, a dare un buon esempio. Ma la Regione non sta facendo la sua parte, la Regione prende tempo, traccheggia e...di fronte alla crisi cosa fa? Spegne i motori, decreta la fine degli investimenti, ma non la fine delle grandi opere; anzi, le incrementa ancora, come nel caso del polo fieristico, una delle ultime follie di Mel Brooks - potremmo dire cinematograficamente -dopo l'incompiuta di Gae Aulenti e dopo l'ultimo metrò, non quello di François Truffaut, ma quello nostro, che per fortuna non è partito. Una Regione comunque rinunciataria, purtroppo, che arriva a motore spento alla fine di questa legislatura, consegnandoci ad opera della Giunta Rollandin un bilancio di rassegnazione, non di volontà di ripresa; un bilancio per il quale occorrerebbero scelte radicali superando gli oggettivi conflitti di interessi, che fanno della Regione il luogo in cui si servono, ancora per primi, ristretti gruppi economici e categorie privilegiate.

Lo slancio del neo Assessore La Torre fra afflati retorici, come il "resistete, resistete, resistete" che è risuonato in quest'aula potente, ma forse meno efficace di quello lanciato tempo fa da un magistrato, un afflato carico di pathos e di nostalgie...ma quello che noi aspettavamo era la seconda parte del suo intervento, quella che con rammarico abbiamo visto interrotta sbrigativamente dal capo del Governo, che ha intimato l'interruzione della relazione, forse anche da un'aula in larga parte annoiata dall'ascoltare le informazioni, i ragionamenti essenziali per la discussione odierna.

Abbiamo operato - per quanto possibile - nelle ore notturne per compensare questa mancanza di informazioni in aula, era doveroso per lei e per chi con lei lavora per questo risultato. Un risultato al quale siamo arrivati peraltro anche con un paziente lavoro da dentisti, che hanno dovuto cavare di bocca all'Amministrazione le informazioni necessarie per poter ricostruire cosa c'è dietro le poche pagine, ormai, di un bilancio che è un documento di sintesi. Abbiamo constatato che questo Consiglio non è più adatto, è superato, si è dimostrato svogliato, merita la riduzione dei suoi compensi, prima, per scarsa professionalità e, solo dopo, perché è necessario un risparmio di spese.

Per la prima volta abbiamo sentito un coinvolgimento effettivo da parte di un certo numero di categorie economiche; eravamo abituati ad una passerella abbastanza noiosa negli anni passati, ma quest'anno non è stato così per la maggior parte dei soggetti che sono stati chiamati ad interloquire con noi. Oltre a parole di allarme ed appelli accorati, abbiamo sentito anche punti di vista e proposte che abbiamo cercato di fare nostre.

Nell'esaminare questo documento dobbiamo per prima cosa far cadere un alibi: l'alibi che questo sia il bilancio di Monti. La litania delle leggi che hanno avuto un pesante influsso sulla quantificazione delle nostre risorse l'abbiamo sentita per giorni e giorni ed è stata ripetuta doverosamente dal Presidente Rosset, che ha condotto - e lo ringrazio - a conclusione tutto un ciclo di legislatura nella quale si è prestato con impegno e serietà al suo ruolo, non solo di Presidente, ma anche di relatore del bilancio.

Le manovre finanziarie del 2010-2011: ora pro nobis; federalismo fiscale: ora pro nobis; manovra salva Italia 2012: ora pro nobis; disposizioni urgenti per la concorrenza, decreto sviluppo, decreto semplificazioni: orate pro nobis; decreto spending review 2012: ora pro nobis... Abbiamo effettivamente davanti a noi un quadro desolante, siamo atterriti di fronte a queste piallature continue ed ingiustificate della nostra autonomia finanziaria, in parte comprensibili e negoziate. Il federalismo fiscale è stato negoziato e non le altre iniziative, come avrebbero dovuto essere nel quadro dell'autonomia responsabile di cui siamo protagonisti. Ma se siamo vittime, questo non esonera la parte politica che governa la Regione dalle sue responsabilità. Siamo vittime di un mezzo federalismo fiscale, mezzo perché applicato a qualcuno e non ad altri; mezzo perché è stato accettato da alcune Regioni e non da altre, ma soprattutto un federalismo fiscale al quale si sono accompagnati imperizia ed imprudenza da parte del Governo regionale che hanno segnato gli errori del Centro-Destra alla valdostana, della fiducia accordata a Berlusconi e dei patti di Palazzo Grazioli. Altro che Desenzano! Mi scusi, Assessore La Torre, lei vuol fare il nostalgico di momenti nei quali c'era un robusto autonomismo alpino; ma dove l'abbiamo visto, sui salotti di Palazzo Grazioli questo sano autonomismo alpino oppure ci si è comportati diversamente?

Non è con un manto di retorica o con un velo di lacrima che possiamo nascondere quella che è stata una delle pagine politicamente meno felici di questa nostra Regione. Se glielo dico, visto che è della linea Desenzano, è perché questa dovrebbe aiutare a fare un confronto con Trento e Bolzano. Il bilancio 2010 è stato un punto di rifermento rispetto al quale noi abbiamo avuto una caduta pesantissima. Questa caduta non si è registrata in quelle Province autonome, che pure non sono andate a patti con il Governo Berlusconi, e che hanno potuto iscrivere, anno dopo anno, delle cifre cospicue in bilancio, in forza dell'accordo di Milano che ha portato risultati significativamente diversi da quelli dell'accordo negoziato da noi. Trento quest'anno avrà solo il 3 percento in meno delle risorse ed in più andrà a recuperare anche, in forza della sentenza n. 241 - di cui abbiamo parlato ieri -, delle ulteriori risorse. Sono attivi, sono operanti dei tavoli di lavoro da parte di queste Province autonome con il Governo; noi abbiamo invece la sensazione che la Giunta sia più impegnata nelle feste paesane...

Un aumento di responsabilità finanziaria era necessario ed è positivo. Oggi noi abbiamo un bilancio che al 90 percento è dovuto a compartecipazioni di ricchezza che produciamo sul nostro territorio, ci siamo alleggeriti dal peso o dal vantaggio - direi - di una finanza derivata dallo Stato. Questo ci rende sicuramente soggetti più responsabili, ma abbiamo delle indubbie fragilità, abbiamo nel bilancio 2013 accise sulla birra per quasi 120.000.000 di euro in un unico cespite che produrrà una quota pari ad un decimo del bilancio regionale. Dobbiamo essere consapevoli di questo, questa è una delle situazioni nelle quali un'eventuale delocalizzazione potrebbe creare grossi scompensi e mettere seriamente in difficoltà la Regione. Ma questo bilancio dai presupposti in parte fragili è stato scritto ancora una volta da un uomo solo, un uomo che ha nel suo cassetto il riordino delle società controllate, che viene distribuito goccia a goccia, degli enti locali su cui pende una spada di Damocle pesantissima, e questi sono il secondo ed il terzo pilastro della politica regionale valdostana, e non vorremmo che subissero effetti devastanti, come hanno subito altri settori che si sono trovati in questi anni a subire svolte politiche inattese, come il settore dei cantieri idraulico-forestali attraverso le peripezie della "salvaprecari" e della privatizzazione forzata.

Questo quadro passa anche il tosaerba della Giunta regionale, non avendo proceduto - questa è la grave lacuna di operato di questo Governo e, con lui, della maggioranza che ha le leve per governare - a riordinare il sistema contributivo regionale, il sistema che non è solo di assistenza alle persone, il welfare, ma è il sistema di aiuto alle imprese, alle aziende, all'industria, all'artigianato, agli alberghi, all'agricoltura, avendo pensato di passare su un sistema stratificato, intricato ed in qualche caso iniquo semplicemente un tagliaerba per togliere qualche punta. Qualche punta che farà male in qualche caso, ma qualche punta che poteva essere regolata con un lavoro più da giardiniere che usa strumenti più delicati per curare il proprio giardino.

Qualche tratto su questi caratteri del bilancio regionale lo dobbiamo ritrovare. Intanto il ritardo nell'affrontare il nodo dei costi delle istituzioni, parlo delle istituzioni e non della politica, che è una parte soltanto di questo costo, ma lei ha dovuto -credo a malincuore - ieri sottolineare come addirittura il 2013 segnerà una lievitazione ulteriore di questo centro di spesa. Qui siamo di fronte di nuovo ad un traccheggiamento, quello sulla legge che avrebbe potuto, se adottata in tempo utile con le proposte che sono venute dall'opposizione, già ridurre le spese sui vitalizi, sui fondi ai Consigli, operazioni che sono ancora in corso e che non le hanno consentito di dare questo bel segnale alla comunità: di avere già fatto la nostra parte nel momento in cui pianifichiamo le spese per l'anno prossimo.

Poi mi permetta...cosa c'entrano nel 2013 le spese referendarie? Lei evoca un aumento di spesa istituzionale per consultazioni referendarie...mi consta che non ce ne saranno nel 2013, è vietato per legge, sono nel 2012 queste consultazioni e quindi dobbiamo rimettere le lancette in orario. Qui abbiamo solo un aumento di spesa che è dovuto ad un onere che ci portiamo dietro come Consiglio regionale, come fine di legislatura, questo va riconosciuto, ma soprattutto va riconosciuto che non si è saputo ricondurre questa spesa entro termini diversi. Quella sobrietà e trasparenza che sono invocate da tutti, perché non le si tratteggiano, visti i ripetuti incontri con i nostri colleghi svizzeri, prendendo un po' di esempio dall'altra parte dove i parlamenti regionali funzionano con un decimo della spesa, un decimo dei dipendenti che hanno da questa parte e - posso dire - producono molto di più? Allora, senza andare a Desenzano, andiamo magari in qualche cittadina elvetica a prendere esempio e troveremo spunti molto interessanti perché non si tagli solo sulle parti molli della spesa pubblica, ma anche su qualche parte un po' più rigida.

Come sempre, da quattro anni il bilancio si accompagna alla riproposizione di misure anticrisi per le quali sono state operate delle scelte di semplificazione e di parziale decurtazione. Credo che non si sia preso atto con precisione che, nell'ambito dei mutui per i quali si prevede la sospensione della rata di restituzione solo per il primo semestre, abbiamo un panorama molto diversificato. Le abbiamo posto questa questione, non si è ritenuto di fare diversamente da come si fa per tutto il resto: una decisione lineare di nuovo anche qui, lineare con una linea precisa, le elezioni! Perché fino alle elezioni nessuno mette mano al portafoglio, ma la prima rata che arriva subito dopo, quella sì, bisogna pagarla! Quindi l'ammorbidimento è un passare le colonne d'Ercole, andare oltre e far pagare dopo quello che si dovrà far pagare.

Noi siamo di diverso avviso e presenteremo questa mattina una serie di emendamenti che vanno nella direzione di avere una maggiore flessibilità dal punto di vista dei mutui, perché noi abbiamo constatato, a seconda dei casi, che ci sono ambiti nei quali la sospensione è stata fruita al 5 percento, ambiti nei quali è stata fruita al 20 percento e altri nei quali è stata fruita al 99 o al 100 percento. Se così è, perché non intervenire in modo differenziato, perché non far sì che là dove c'è bisogno, e anche andando a vedere eventualmente caso per caso le aziende che hanno maggiori sofferenze - sofferenze congiunturali, non strutturali -, ed andando a definire una casistica diversa, cercare di non imporre a loro (passata la festa delle elezioni) di doversi subito rimettere con la testa sott'acqua? Se ripartirà nel 2013, malgrado la crisi, la restituzione dei mutui, le imprese non troveranno punti di riferimento robusti per ricerca ed innovazione per dare slancio ad un rinnovamento strutturale della nostra industria e del nostro artigianato.

Le categorie si sono lamentate, non è cosa nuova, ma si sono lamentate specificamente sotto questo punto di vista, hanno chiesto di rivedere il sistema degli incentivi. Qui non c'è traccia di indicazione verso la green economy, che pure in tutte le conferenze viene ribadita come punto di forza e di crescita della svolta economica; qui abbiamo perso il treno nel corso di questa legislatura nel fornire a chi aveva gli atout in mano la possibilità di crescere proprio in questi anni. Ma soprattutto abbiamo un fenomeno di svuotamento, che abbiamo dovuto registrare anche nell'utilizzo dei fondi europei, dove lo spostamento avviene costantemente e anche in forza di provvedimenti che sono in corso di adozione, sottraendoli alle piccole e medie imprese e portandoli su grandi operazioni regionali.

Qui si certifica - ma non è cosa nuova - il declino dell'agricoltura valdostana e della sua zootecnia; la riduzione ormai ad un terzo degli stanziamenti che c'erano nel 2010 è un fenomeno assolutamente devastante, e noi continuiamo intanto a creare e mantenere matriosche burocratiche, con buona pace dei colleghi del PdL molto battaglieri, a parole, su questo terreno. Quelli che dovrebbero essere strumenti per dare slancio - ci riferiamo alla Chambre, tanto per non fare nomi - diventano strutture dove la spesa corrente oggi è superiore alla spesa di investimento, cioè spendono più soldi per mantenere le loro strutture di quanto non investano per il loro proprio mandato. Credo che ci sia da interrogarsi seriamente su questo: l'incidenza dei costi di personale, di gestione delle strutture non può, in queste leve di cui si attrezzano la Regione e le categorie, diventare così elevata. Noi formuliamo delle proposte anche su questo e ce n'è bisogno, perché abbiamo un commercio ed un turismo senza bussola, a cui non vengono date le priorità. Ci è stato giustamente sottolineato che la distribuzione dei contributi non guarda in faccia alla qualità dell'investimento che viene fatto, si possono riutilizzare, far circolare beni strumentali da azienda ad azienda, ottenendo nuovamente finanziamenti, senza che ci sia un reale rinnovamento. Si può investire nell'acquisire beni che non hanno una reale utilità, mentre mancherà la benzina per dare uno slancio reale...cambiare gli arredi in un bar o sostenere una piccola azienda strategica nel settore ricettivo o commerciale fa enormemente la differenza!

Noi abbiamo ancora leggi vecchie che sono figlie di un'epoca nella quale ce n'era per tutti; voi, come Giunta...lei Assessore è l'ultimo arrivato e porta sicuramente meno responsabilità degli altri...ma voi avevate il dovere di invertire questa marcia e non lo avete fatto! Così come create, da quanto leggiamo nel bilancio, forte apprensione nel mondo della cooperazione, dimezzata nelle sue risorse, per tacere naturalmente di altri capitoli che sono quasi scomparsi dal bilancio regionale...di casinò non si parla più, mentre era un tema abituale. È vero che ne abbiamo parlato più volte in quest'aula nel corso della legislatura, ma non è più tema del nostro bilancio...ormai le operazioni che lo riguardano passano anch'esse fuori linea!

Il finanziamento che non diamo più agli alberghi privati lo si dà attraverso altri soldi a quelli pubblici con i 50.000.000 che sono passati di mano dalla CVA al casinò nella sovietizzazione finanziata dalla Gazprom valdostana che è diventata ormai la CVA. Un effetto pesante di scaricamento sugli enti locali lo avevamo già registrato nel 2012, ne avevamo già fatto un punto molto dolente della nostra realtà politica, ma la fetta si è allargata. Ma la passività che hanno in questo momento gli enti locali di fronte alla loro sorte ed alle decisioni che li riguardano ci allarma, è una reazione ancora fiacca rispetto al peso delle decisioni che li hanno riguardati e temiamo che queste decisioni proseguano in una logica di commissariamento strisciante.

È stato intaccato purtroppo anche il welfare valdostano, questo senza cercare consenso, ma procedendo a colpi di delibere non negoziate e con un grave ritardo nella revisione della spesa sanitaria. La si poteva e doveva ridurre, incidendo prima con interventi mirati di contenimento e razionalizzazione. La macchina è cresciuta, ha preso velocità e la frenata non si intravede ancora; ma non deve essere una frenata brutale, non si deve tirare il freno a mano, si deve cercare la velocità giusta ed il livello di spesa adeguato sul quale ancora aspettiamo informazioni che ci vengono costantemente annunciate di confronti e di termini di paragone, sui quali non abbiamo ancora nessuna traccia.

Emblematica è la rideterminazione recente della misura dei contributi per le persone non autosufficienti, temiamo che si apra una stagione di forte tensione sociale per questo e per altri fronti, perché stanno emergendo nuove forme di povertà, di indigenza, di disagio, e non c'è segnale di riorganizzazione. Noi ci proveremo, anche qui, con qualche modesta proposta, ma crediamo che si debba trattare di uno sforzo collettivo molto più ampio.

Le politiche educative tengono anche per la sostanziale non comprimibilità della spesa, ma ci sono dati preoccupanti: intanto il calo del settore universitario, la curva discendente annunciata; mentre Province autonome importanti chiedono ed ottengono competenze e rafforzano il finanziamento, noi abbandoniamo il campo! Noi compriamo la Ferrari del campus alla Testafochi, ma lasceremo languire l'università come corpo vivo di ricerca e di didattica. Dall'insegnamento alla teledidattica come è avvenuto a Verrès, il prossimo passo forse è una università per corrispondenza.

Colleghi e Presidente, si può procedere utilizzando il secondo intervento? Grazie, cercherò di non utilizzare tutto il tempo, ma preferirei portare a chiusura questo ragionamento e questa valutazione. La nostra cultura doveva soffrire fatalmente di compressioni, ma qui sono ultimi fuochi di primavera, si chiude un ciclo che è stato per molti versi all'insegna dell'effimero, si chiude un ciclo di mostre a go-go e di restitution, ma soprattutto si va verso il sostanziale abbandono del fiore all'occhiello di questo Assessorato negli ultimi anni, ossia l'etnografia ed il settore delle lingue minoritarie. Non è un assottigliamento quello che è pianificato nei prossimi anni, è uno spegnimento, un "après nous, le déluge".

Non è invece stata colta una grande opportunità che in questi anni abbiamo sotto le mani e che dovrebbe essere sicuramente presa in forte considerazione: parliamo del volontariato, che è una vera opportunità di cambiamento e di innovazione nelle strategie in campo sociale. Invece, come dicono le stesse associazioni che lo rappresentano, c'è ridimensionamento nelle risorse disponibili e chiusura verso possibili investimenti innovativi. Abbiamo registrato un grido di allarme che testualmente suona come "siamo di fronte ad un sostanziale schiacciamento dei corpi intermedi della società civile, che spesso non sono nemmeno liberi di esprimere le proprie opinioni senza entrare in una situazione di conflitto con la pubblica amministrazione". La invitiamo a riflettere, Assessore Lanièce, su questa considerazione che viene da un settore rispetto al quale lei è implicato ed esposto...quali sono le risposte alla fatica della famiglia, all'invecchiamento della popolazione, alla malattia e alla non autosufficienza?

Il terzo settore ci indica una direzione: creare scuole di cittadinanza per la formazione permanente e l'apprendimento dei saperi civici (riprendiamo loro considerazioni molto recenti), rafforzare la coscienza sociale, ambientale ed economica puntando al riutilizzo ed al contrasto allo spreco dei beni, abiti, oggetti, alimenti; riabilitare il ruolo sociale attraverso convenzioni e mediante forte legittimazione delle associazioni a sostegno delle persone in difficoltà, delle scelte che non devono essere strumentalizzate dall'ente pubblico, ma piuttosto veicolo di appartenenza alla comunità e salvaguardia dei beni comuni...in altri termini, Assessore, non solo una ruota di scorta o un'occasione per qualche evento pubblico.

C'è poi un aspetto che è stato totalmente sottovalutato, devo dire che non ha fatto oggetto di particolari riflessioni anche in commissione, ma leggendo con attenzione il bilancio in queste settimane, ce ne siamo avveduti con grande preoccupazione, ed è la questione della scopertura dei rischi. Di fronte ai rischi idrogeologici, ai rischi da catastrofe, ai rischi d'incendio, ai rischi economici che possono presentarsi, la Giunta ha dato, nella proposta di bilancio che ci è sottoposta, un segnale di forte di considerazione: "speriamo che non accada". Vi invito ad andarlo a rivedere, colleghi, puntualmente, c'è una diminuzione pericolosissima del livello di copertura per questi servizi e per gli interventi a precauzione del territorio, idrogeologici, da catastrofi; per i servizi antincendio c'è un livello grave di sottovalutazione. Il fatto di dire si troveranno comunque i soldi non è sufficiente, un bilancio deve essere in grado di affrontarli con la dovuta tempestività e in qualche caso...adesso non ho tempo di citarli, ma lo vedremo nell'esame del documento nel dettaglio...questo potrà essere messo in luce.

Il capitolo trasporti è ormai definitivamente terreno di politica rinunciataria con l'unica bandiera tenuta alta del trasporto aereo e con l'ulteriore depressione del trasporto pubblico ferroviario e su gomma. Non si può più parlare di un settore di mobilità, ma solo di immobilità e dopo il faticoso switch off delle televisioni lo switch off dei trasporti, che porterà a non avere nemmeno più pendolari stanchi, ma a non avere più del tutto pendolari! E intanto però si finanziarizza ulteriormente la Regione, la quale cresce ulteriormente nelle sue partecipazioni azionarie, mentre l'Assessore sottolinea con forza e con orgoglio la riduzione dell'indebitamento. Abbiamo approfondito anche questo aspetto perché ci sembrava un aspetto meritevole, ma "meritevole" è un termine non esatto in questo caso, perché si è fatto più per necessità che per virtù. L'Assessore dice: per coerenza con le norme nazionali di finanza pubblica di questi due anni che impongono il contenimento della spesa e dell'indebitamento, ed è vero, è una cravatta che ci hanno messo altri. È virtù, sì, ma è un po' virtù - non vorrei che suonasse maschilista questa battuta - come quella della vergine racchia, che non è stata particolarmente sollecitata a peccare. Invece l'indebitamento cresce per gli altri canali, lo sa bene il Presidente che deve pressare il suo braccio armato di Finaosta nel reperire risorse per le grandi opere. È sparito il libro dei sogni che abbiamo conosciuto, quello che aveva ancora nel cassetto dei fondi globali risorse per progettare e per avere delle ambizioni, ma non c'è purtroppo quel bilancio di volontà e di trasformazione che il gruppo di ALPE avrebbe auspicato.

Noi avremmo agito secondo linee di intervento ben diverse, partendo dalla revisione complessiva degli interventi sia diretti che agevolati secondo criteri selettivi essenziali di sobrietà e non secondo percentuali matematiche, come ha fatto la Giunta.

Sulle 120 leggi non è giunta nessuna proposta di razionalizzazione, la macchina cresciuta confusamente in questi anni non trova oggi una guida razionale. Saranno necessari non uno, ma diversi cicli di revisione della spesa pubblica, è lavoro che sarà consegnato alla prossima legislatura e che noi avremmo anticipato, a costo anche di fare tutti insieme un sacrificio elettorale che si poteva fare, ma la linea di marcia doveva essere chiara: riorganizzare la macchina regionale che oggi non ha avuto nessun cambiamento sostanziale, riordinare ed accorpare società del settore pubblico, non a piccoli pezzi, ma con un disegno organico e chiaro, con verifica anche di interesse di eventuali privatizzazioni, creazione di centri di servizi condivisi per gestire funzioni di staff delle società; verifica dei bacini di utenza serviti dai livelli di servizio erogati...anche qui, non si può tagliare quantitativamente e non sapere fino a dove arriva il servizio e con quale efficienza, riorganizzarli questi servizi coinvolgendo di più privati, cooperazione, volontariato nella loro gestione, in un contesto di responsabilizzazione collettiva attraverso un utilizzo più oculato ed allargato dello strumento del voucher, verifica dei livelli di concorso alla spesa da parte dei cittadini...abbiamo delle sperequazioni enormi nel settore educativo come nel settore sanitario fra quanto viene chiesto agli uni e agli altri secondo le diverse situazioni...progetti, infine, per favorire la nascita di una nuova imprenditorialità giovanile, cosa di cui si sente particolarmente la mancanza e che potrebbe e dovrebbe essere attuata spegnendo le luci su alcune opere pubbliche, avanti quelle urgenti, ma ricalibrate nel tempo quelle che tali non sono, e anche qui giungerà una piccola, ma emblematica proposta di congelamento di qualcosa. Fondo di investimento quindi regionale per generare sviluppo economico, supplendo attraverso fondi che devono venire dalle controllate regionali per sostenere oggi l'economia privata nella nostra Regione...dalle controllate non devono più venire solo soldi per opere ed investimenti pubblici. Questa è la legge finanziaria che avremmo immaginato, non quella purtroppo poverissima di idee che ci è stata consegnata, che congela situazioni anomale e un po' squilibrate che riguardano alcune figure particolari, fiduciarie, di contorno alla politica regionale, di mantenimento di interventi sbagliati come quello del polo fieristico; una finanziaria che non taglia i megastipendi dei manager pubblici, che continua a consentire cumuli di incarichi, che non introduce criteri di gratuità delle funzioni di rappresentanza categoriale ed istituzionale generalizzate.

Assessore La Torre, lei ieri richiamava un together...noi le portiamo, insieme, come lei vuole, come vuole il Presidente Obama, qualche piccola riflessione, non le suoni di pura critica anche se il nostro punto di vista lo è, ma vuole essere un punto di vista costruttivo. Crediamo però che lei, nel repertorio delle citazioni del Presidente Obama, non abbia potuto utilizzare una freccia recente che è quella de "il meglio deve ancora venire", perché purtroppo, sulla base di questo bilancio, non crediamo che sarà quello che ci aspetta. Grazie.

Si dà atto che dalle ore 9,10 assume la presidenza il Vicepresidente André Lanièce.

Presidente - Ricordo ai colleghi che entro le 10,30 ci deve essere il deposito degli emendamenti ed entro mezzogiorno il deposito di un elenco da parte di ogni gruppo degli approfondimenti sulle unità previsionali di base, indicando il numero di pagina e sugli eventuali dettagli di spesa.

La parola al Consigliere Praduroux.

Praduroux (UV) - Grazie Presidente.

Il bilancio che stiamo esaminando è l'ultimo di questa legislatura. È un documento contabile che contribuisce, insieme a quelli degli anni passati, a condurre a compimento gli impegni presi dalla maggioranza per il quinquennio che si avvia a conclusione. Un percorso che negli ultimi tempi si è via via complicato e che possiamo certamente definire "ad ostacoli" a causa dei provvedimenti introdotti a livello nazionale per la riduzione della spesa e per contrastare l'aumento del debito pubblico. Da un lato, il perdurare della crisi economica e della negativa congiuntura; dall'altro lato, le cosiddette "manovre" con tagli alle risorse, revisione e contenimento di costi e spesa pubblica, che sono stati introdotti in corso d'opera a livello nazionale. L'accavallarsi di queste manovre finanziarie ha finito per creare difficoltà, andando anche a generare nel paese Italia un clima di incertezza diffusa sugli sbocchi futuri, rispetto ad una crisi che non lascia per ora intravedere spiragli.

La risposta a livello regionale è rafforzata dalle scelte operate all'interno del bilancio di previsione anche grazie ad una impostazione improntata alla coerenza con la necessità di un doveroso rigore economico finanziario. Il risultato non è quello di un taglio indiscriminato, ma di un bilancio che interviene in modo equilibrato, ad esempio continuando l'attuazione di misure anticrisi già sperimentate nelle precedenti edizioni, andando così a sostenere anziché a deprimere il sistema Valle d'Aosta. Di fronte al perdurare della crisi e alla contrazione delle risorse, dobbiamo essere realisti e responsabili nel sostenere le scelte non sempre facili, ma doverose, per preparare il campo alla ripresa che non mancherà di arrivare, speriamo presto.

Va detto inoltre che le scelte operate dal Governo regionale tendono a contenere gli effetti, le problematiche tipiche di una situazione di crisi e sostengono invece le esigenze prioritarie della nostra comunità valdostana in settori come la sanità, la tutela delle persone in difficoltà e la politica per l'occupazione attraverso l'istruzione e la formazione in particolare dei giovani.

Mi avvio alla conclusione del mio breve intervento, ma prima ritengo necessario introdurre un altro elemento di riflessione, non possiamo nasconderci che nulla sarà come prima e che è necessario un approccio al futuro con un'ottica diversa da quella del passato, per poter mettere a fuoco gli orizzonti futuri.

È necessario da parte di tutti un ritrovato senso di responsabilità, di sobrietà e di parsimonia, un'esigenza che coinvolge l'intera società civile valdostana, ma che richiede il nostro massimo impegno in quanto amministratori regionali, per essere interpreti coerenti e credibili, mettendo le nostre migliori energie al servizio della comunità valdostana. Grazie.

Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.

Fontana (PD) - Grazie Presidente.

L'Europa è ormai da molto tempo in balia di una gravissima crisi economica, che rischia di minare i suoi fondamenti. Questa gravissima crisi ha naturalmente creato gravi ripercussioni anche nel nostro paese. La stessa politica italiana è stata messa in ginocchio da questo "tsunami economico", tant'è che ha lasciato il posto ad una tecnocrazia. Tale Governo di tecnici ha operato non certo con bisturi da microchirurgia, ma con l'accetta, i risultati sono sotto gli occhi di tutti; non dimentichiamoci però quale Governo politico ha lasciato il posto al professor Monti!

Anche la nostra Regione non è immune da scelte sconsiderate e pianificate, ritoccando indici e numeri senza però considerare le persone destinatarie di tali sacrifici. In questo particolare periodo storico la dignità delle persone è messa in gioco ed è fortemente a rischio, anche la nostra Regione sta facendo i conti con la crisi e le scelte politiche messe in atto dall'attuale Governo. Per uscire da tale recessione dobbiamo puntare sulla valorizzazione della nostra specificità regionale; siamo oggi qui riuniti per discutere il bilancio regionale di fine anno e di fine legislatura, oggi vi è la resa dei conti in tutti i sensi. Dobbiamo comprendere qual è la salute delle casse della nostra Regione e capire se si è operato nella maniera più opportuna.

Quello appena trascorso è stato un altro anno molto difficile per tutto il popolo valdostano e per l'intera economia regionale. La situazione di crisi nella nostra Regione è gravissima e ancora non si vede all'orizzonte una via d'uscita o segnali economico-produttivi che possano far pensare ad un'inversione di tendenza o ad una uscita dalla fase più acuta di recessione. I pensionati e le famiglie sono diventate più vulnerabili ed i giovani sembrano non avere una prospettiva futura che li possa rassicurare. Le imprese hanno difficoltà di accesso al credito ed a mantenere i propri dipendenti; questi ultimi si trovano ad essere fortemente esposti all'incertezza ed all'incubo di ritrovarsi senza un'occupazione con tutte le ricadute personali e sociali che questo comporta.

Negli ultimi 12 mesi l'economia regionale ha subito colpi durissimi, specie in un settore già drammaticamente in crisi come quello industriale; abbiamo assistito all'annuncio della chiusura della Olivetti I-Jet di Arnad ed abbiamo rischiato di vedere chiusa definitivamente la Verrès S.p.A.. Solo l'ostinazione dei lavoratori, a cui è seguito lo sforzo congiunto dei sindacati, degli amministratori e delle parti sociali, ha permesso un parziale salvataggio dell'azienda. Non dimentichiamoci però anche di tutto il resto del comparto industriale, molte fabbriche hanno già chiuso i battenti seminando ovunque disoccupazione. Anche in edilizia la situazione si presenta con molte similitudini: domanda in fortissima flessione, seguita dalla perdita di molti posti di lavoro. Anche nel settore agricolo la crisi ha dettato legge: ingenti tagli, ma non compensati da appropriate politiche di risanamento.

È innegabile che questa riduzione di risorse conseguente all'applicazione delle varie manovre economiche che si sono succedute dal 2010, non ultima la spending review, decisa dal Governo centrale, si fanno sentire come un macigno. Sfortunatamente tali manovre correttive incideranno ancora per molto tempo e su tutti i settori della vita sociale della nostra Regione con la comparsa di tante nuove povertà. Non possiamo esimerci dal valutare che l'Amministrazione regionale non è riuscita a trovare misure strutturali efficaci per far ripartire l'economia locale, e favorire così le condizioni per creare nuovi posti di lavoro, lavoro che per il Partito Democratico è proprio l'emergenza capitale in Valle d'Aosta. Occorre uno sforzo straordinario dalla Regione per salvaguardare i posti di lavoro attuali e per proporre un piano di investimenti atti a creare una reale crescita ed un reale sviluppo.

Uno dei dati più preoccupanti della crisi economica è rappresentato dalla forte disoccupazione, in particolare di quella giovanile. Anche in Valle d'Aosta oltre il 25 percento dei giovani fra i 16 e i 24 anni non riesce a trovare lavoro. Sono molti anche coloro che, pur trovandolo, devono accettare un impiego precario o saltuario, e spesso senza reali prospettive di stabilizzazione. Sappiamo bene cosa significa non poter immaginare di fare progetti, quei progetti di vita che sono essenziali per poter pianificare il proprio futuro. Non è una situazione che possiamo accettare senza provare ad invertire la rotta.

Si chiede alla Giunta di mettere in campo un piano straordinario di investimenti per favorire l'occupazione. Noi chiediamo politiche del lavoro che siano realmente efficaci anche attraverso la formazione e l'apprendistato, su queste scelte ci giochiamo il futuro della nostra Regione. Il lavoro è alla base dell'economia e della stessa società, l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, articolo 1 della Costituzione, non a caso il primo, quindi il lavoro deve essere un diritto e non una concessione.

L'attuale Amministrazione regionale prevede, a bilancio, drastici tagli agli investimenti per il settore industriale, come annunciato in sede di audizione dai rappresentati di Confindustria: questa è la rotta che la Giunta intraprende, e non mi pare vada nella direzione dell'occupazione. Gravissima è anche la scelta di tagliare dell'85 percento gli interventi per l'innovazione e la ricerca, la Regione investe in questo campo meno dello 0,2 percento del bilancio, una cifra ben lontana dagli obiettivi europei del 3 percento fissati a Lisbona. Senza nuovi investimenti e senza ricerca il comparto produttivo è destinato all'immobilità ed alla conseguente scomparsa del mercato, sempre più a misura di chi si rinnova fronteggiando le nuove richieste. L'immobilità ha come altra conseguenza la scomparsa di centinaia - se non di migliaia - di posti di lavoro, con pesanti ricadute economiche e sociali per l'intera Regione. I tagli necessari a contenere la spesa pubblica non possono pesare sulle spalle delle fasce più deboli, una redistribuzione del carico fiscale è d'obbligo; in questo senso facciamo nostro l'appello delle organizzazioni sindacali alla nostra Regione, affinché i sacrifici imposti dal Governo Monti non intacchino ulteriormente capitoli di spesa essenziali come l'istruzione, il welfare e la sanità.

Vorrei ora soffermarmi su un settore economico che ritengo nevralgico per la nostra Regione, ossia quello agricolo. I tagli in questo settore portano ad una riduzione delle risorse già esigue, riteniamo che dovevano essere evitate; potrebbero segnare l'inizio di una profonda crisi economica senza ritorno, in un settore che già non gode di buona salute e che in una Regione alpina come la Valle d'Aosta da sempre ne è uno dei suoi motori trainanti. Restando in ambito agricolo, vanno evidenziate le problematiche relative al settore occupazionale forestale, che dopo l'esternalizzazione del servizio ha visto una drastica riduzione dei lavoratori forestali. Il piano proposto dall'Amministrazione ha dato risposte inadeguate a questi lavoratori, creando molta incertezza, disoccupazione e disperazione, mettendo in crisi la stabilità di moltissime famiglie valdostane. Auspichiamo per il 2013 una più efficace e sostenibile gestione della problematica dei forestali da parte del Governo regionale. Il compito del politico è soprattutto quello di individuare le possibilità di crescita e incentivarle, dare certezza e dare risposte ai cittadini che ci hanno delegato a tale ruolo. È controproducente tagliare le risorse, specie in un settore come quello agricolo, semplicemente per far quadrare i conti. Le ricadute negative possono ingigantirsi e compromettere con reazioni a catena gravemente tutta un'economia regionale.

Altra nostra grande preoccupazione: la sanità. I tagli imposti da Roma in tale ambito e la diminuzione delle entrate hanno portato il Governo regionale a diminuire i fondi destinati ai servizi essenziali, quali quello per la non autosufficienza e per le politiche familiari, nonostante la domanda da parte dei cittadini sia in costante aumento. Non è possibile tagliare indiscriminatamente i finanziamenti all'USL ed in genere ai servizi socio-sanitari. Occorre ricominciare a riformare modi e metodi di organizzazione, obbligando di più le strutture a collaborare e programmare.

Riteniamo opportuna una più approfondita analisi degli eventuali sprechi, quali quelli legati a spese legali, a consulenze esterne; occorrerebbe ridurre drasticamente il numero delle consulenze e degli incarichi in tutta la pubblica amministrazione, in particolare nell'USL, dove il numero dei consulenti è esorbitante e dove già con queste riduzioni si potrebbero risparmiare non indifferenti risorse sul bilancio della sanità del 2013. È necessaria inoltre una maggiore concentrazione delle risorse su pochi ma qualificanti interventi strategici che evitano la duplicazione degli interventi, e promuovere una revisione degli incarichi finalizzata ad un miglioramento dei servizi e ad un risparmio delle risorse. Risulta necessario alleggerire la macchina organizzativa della sanità, una riduzione di dipartimenti e di strutture complesse porterebbe ad una contrazione significativa di spesa, il tutto prima di procedere alla riduzione del 10 percento delle risorse destinate a tali fondi. Così facendo, si creerebbero risorse utilizzabili che consentirebbero di garantire anche in futuro i servizi e le prestazioni ad oggi in essere. Richiediamo all'attuale Amministrazione regionale una maggiore attenzione sul problema dei lavoratori precari nella sanità, risparmiare non significa tagliare posti di lavoro, ma - come menzionato - può significare gestire più proficuamente quanto già a disposizione, investendo i soldi in una riqualificazione e stabilizzazione del personale precario.

E che dire dell'istruzione? Questo è il volano essenziale per lo sviluppo e la crescita del singolo e di conseguenza del paese; uno degli indici in cui si valuta lo sviluppo di un paese industrializzato è quello dell'alfabetizzazione. Prendiamo atto che alcune razionalizzazioni sono state effettuate, ma auspichiamo che si ponga maggiore attenzione sulla destinazione delle risorse necessarie al miglioramento ed al potenziamento del nostro sistema scolastico. Da non sottovalutare una proficua sinergia con i Comuni, nonostante anch'essi siano stati colpiti da drastiche riduzioni di risorse, al fine di garantire il mantenimento dei servizi scolastici di sostegno alla persona. Insegnanti e personale educativo in numero adeguato sono essenziali al fine di garantire il diritto all'istruzione ed un'adeguata formazione professionale e personale.

La politica deve cercare di razionalizzare al meglio le poche risorse a disposizione, investimenti ingenti e inutili specialmente in un periodo storico come questo devono farci riflettere sul fatto che opere faraoniche non sono ciò che ci serve. La nostra Regione è un luogo di montagna e di confine, ha delle chiare specificità socio-culturali oltre che economiche, che poco si prestano ad essere inserite in politiche sconsiderate. L'imperativo è di portare a termine le grandi opere in atto e considerare per il futuro di proporre azioni giustamente dimensionate e compatibili con una realtà di montagna qual è la Valle d'Aosta.

Altro punto dolente sono i trasporti. Come possiamo pensare di fare qualsiasi tipo di progetto in Valle, se le vie di accesso ad essa risultano essere molto carenti ed inefficienti? Come si può progettare un futuro turistico ed economico promettente se la Valle d'Aosta non ha una rete di collegamenti idonei a sopperire alle proprie necessità? I trasporti devono essere efficienti, puntuali, generando vantaggi e benefici per il cittadino e non essere un handicap. Siamo quotidianamente isolati sia dal resto d'Italia sia dal resto d'Europa, la nostra ferrovia si può definire un viaggio verso l'ignoto. I tempi di percorrenza della linea ferroviaria Aosta/Torino sono infiniti, chiunque decida coraggiosamente di mettersi sul treno - naturalmente per necessità, nessuno si sognerebbe di farlo per qualsiasi altro motivo! - non sa mai cosa lo attende, quando e se arriverà. Siamo nel 2012, crisi o non crisi, non è ammissibile proporre una cosa del genere e definirla "un servizio per il cittadino". Anche solo l'accesso ai binari, come più volte dal PD evidenziato in sede di Consiglio, è inaccessibile per i portatori di handicap. Inoltre durante i periodi di pioggia bisogna munirsi di stivali di gomma per affrontare il sottopasso. Non dimentichiamo la nostra cara autostrada in perenne rifacimento...in questi anni abbiamo avuto dei rincari autostradali a dir poco esagerati, abbiamo l'autostrada più cara d'Italia! Com'è possibile aver apportato tagli ai fondi per il rilancio dell'aeroporto, viste le ingenti somme stanziate riducendo così i voli? Ciò significa ripensare negativamente alle scelte fatte e soprattutto la penalizzazione del turismo che ne deriverà. Anche all'interno della città la situazione non è delle più rosee: traffico spesso congestionato e linee di autobus che non consentono una costante e piena mobilità del cittadino in Aosta e nei paesi limitrofi, oltre che nel resto dei comuni regionali.

Che dire del turismo, tassello importante per la nostra economia e per il nostro rilancio nazionale oltre che europeo? Non sembra decollare, speriamo però che non prenda il treno... La Valle d'Aosta va opportunamente rilanciata, abbiamo un patrimonio culturale naturale invidiabile, ma ancora non degnamente valorizzato. Dobbiamo essere competitivi in tutte le stagioni, non solo nel periodo invernale, siamo una Regione che può offrire molto al turista che voglia sciare, visitare siti archeologici, camminare immerso nella natura, le nostre montagne sono le più alte d'Europa, oppure viaggiare da un castello all'altro e soffermarsi a gustare i molti prodotti di qualità che siamo in grado di produrre. Non ci manca proprio nulla...ma allora perché il turismo valdostano non sembra godere di buona salute? La risposta è che servono politiche adatte al problema, che sappiano coinvolgere tutte le parti, che concorrano ad offrire un prodotto accattivante al turista con una prospettiva di lunga durata. Bisogna creare un sogno vacanze per tutte le stagioni e per tutte le tasche, un turismo che deve rivolgersi con particolare interesse alle famiglie, ai giovani, agli anziani, alle scolaresche ed ai diversamente abili. Occorre una maggiore autonomia della struttura creata per la gestione del comparto e soprattutto un maggiore raccordo con il territorio, per recuperare senso di appartenenza, energie, idee e produrre pacchetti e proposte di marketing a medio raggio. Occorre inoltre investire con progetti chiari e seri a lunga durata, non con azioni improvvise e continui cambi di direzione.

Il primo provvedimento che doveva portare ad una svolta epocale nell'organizzazione turistica locale con lo scioglimento delle AIAT e la nascita dell'Ufficio del turismo, scelta che si era programmata anche per l'esigenza di risparmio di risorse, si è rivelata una scelta disastrosa, perché se prima la Regione erogava alle AIAT circa 3.000.000 di euro all'anno, oggi all'ufficio unico ne eroga 4. Un altro passaggio ancora più negativo è che sono scomparse del tutto le sensibilità turistiche sul territorio. Pensiamo inoltre che il comparto alberghiero vada sostenuto con iniziative più durature come l'adozione di provvedimenti che alleggeriscano il peso fiscale, la riduzione dell'IVA, affinché possano essere competitivi con i mercati concorrenti e sostenuti nelle riconversioni mirate delle strutture, per adattarle alle nuove esigenze. Risparmiare si può, evitando anche grandi investimenti per iniziative di impatto locale, ma che lasciano molto a desiderare sul ritorno complessivo.

La politica ha il compito e il dovere di ascoltare e tradurre la volontà dei cittadini, gli stessi che ci hanno permesso di essere oggi in quest'aula, e riappropriarsi del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, traducendo il malcontento in azioni che sappiano rispondere realmente al loro disagio. Deve rimettersi al servizio del cittadino, dando risposte concrete e ridandogli dignità, quella dignità che purtroppo spesso è messa in scacco dalle difficoltà che ogni giorno bisogna affrontare per dare da mangiare ai propri figli. La politica deve ridare al cittadino la speranza e la fiducia nelle istituzioni e, come ha detto il Presidente Giorgio Napolitano, la politica deve avere il coraggio di cambiare, con scelte nuove, rafforzando le prospettive di ripresa economica e dell'occupazione necessarie per superare questa situazione così difficile, riacquistando quella credibilità che oggi i cittadini hanno perso. Ritengo che questa sia la vera sfida per il futuro. Grazie.

Si dà atto che dalle ore 10,01 assume la presidenza il Vicepresidente Chatrian.

Président - La parole au Conseiller Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie Presidente.

Cercheremo con questo nostro intervento di elaborare un documento che consenta di aprire il dibattito anche per il welfare della nostra Regione, che dovrà affrontare i prossimi anni nelle difficoltà guardando al passato in maniera diversa. Naturalmente lo faremo senza sottacere alcune evidenti storture della nostra società fortemente in crisi, sia sotto il profilo morale che politico.

Oggi, cosa dobbiamo dire? Oggi abbiamo all'esame dell'Assemblea tre provvedimenti contabili che rappresentano la vita amministrativa della nostra Regione per il triennio 2013-2015, che come vedremo ci obbligherà a ripensare in modo diverso il nostro futuro. Con i prossimi bilanci dovremo probabilmente raschiare il barile fino in fondo, per poi costruire in maniera diversa e secondo le priorità più opportune i nostri documenti contabili. Per quanto riguarda la situazione attuale abbiamo ben poco da fare, il sistema che abbiamo progettato è cambiato, oggi non siamo più nelle condizioni di confermare i documenti così come li abbiamo sempre concepiti. Con il Governo Monti le riduzioni ed i tagli sono imposti, quindi non abbiamo più molta competenza nelle scelte. L'iter cronologico degli interventi che determinano l'attuale bilancio è sostanzialmente caratterizzato dalle manovre che si sono succedute dal 2010 in avanti, la manovra estiva del 2010 con il disegno di legge n. 78, il federalismo fiscale, la manovra salva-Italia, la spending review del 2012, tutte partite che hanno portato riduzioni nel bilancio del 2011 del 9 percento e nel 2012 del 21,4 percento con 361 milioni di euro come riduzione.

Come si può capire, tutto ha un unico comune denominatore: i tagli. Il processo di revisione della spesa attuato dal Governo Monti ha destabilizzato la capacità delle Regioni introducendo parametri poco condivisibili, ma che dobbiamo applicare. La conseguenza è che oggi abbiamo un bilancio imposto, che limita fortemente la competenza discrezionale, tanto che nel 2013 registriamo una riduzione del 36 percento rispetto al 2011; il fatto positivo è che riusciamo ancora una volta a mantenere quasi tutto il pacchetto anticrisi. L'impatto negativo più importante è la spending review, che ci obbliga al congelamento di più di 30.000.000 di euro; il rischio di non riuscire a dare più alcuni servizi per ora non c'è, ma le preoccupazioni sono tante. La riduzione sui trasferimenti alla finanza locale di 13.000.000 di euro mette in apprensione, ma non allarma ancora; anche i trasferimenti senza vincolo di destinazione scendono di quasi 15.000.000, mentre i fondi FOSPI sono praticamente dimezzati.

In questa crisi non si può nascondere quanto sia difficile la situazione occupazionale nella nostra regione; il 20 percento dei giovani fra i 24 ed i 35 anni sono senza lavoro e le prospettive sono preoccupanti. Le imprese valdostane risentono delle difficoltà contingenti, anche se qualche intervento regionale tramite Finaosta, come quello della sospensione della rata dei mutui, ha dato qualche boccata di ossigeno. A soffrire di più sono le aziende piccole e piccolissime, in particolare quelle metalmeccaniche ed artigianali, una galassia di circa 300 imprese sotto i 15 dipendenti, in tutto 3.000 lavoratori il cui unico riparo è rappresentato dalla cassa integrazione in deroga, strumento introdotto dalla Regione nel 2011 proprio per tutelare le piccole imprese. Lo scenario poi si innesta nelle problematiche di aziende note come la Verrès S.p.A., la Olivetti I-Jet per le quali la situazione rimane comunque nebulosa. In questo contesto le difficoltà di alcuni enti locali paiono complesse, infatti la predisposizione di bilanci di previsione in mancanza di certezze rispetto alle possibili modificazioni dell'IMU e dal patto di stabilità lasciano ancora dei dubbi, senza contare che questa situazione finanziaria così pesante potrebbe generare gravi sofferenze di programmazione, per cui i Comuni potrebbero essere costretti ad agire sulla leva fiscale.

Rimane aperto il tavolo della riforma che ridurrà gli organi politici e porterà l'aggregazione dei Comuni, il confronto con i Sindaci continua, anche perché accorpare Comuni, servizi e modalità non pare la cosa più semplice. Ogni Comune conserverà le funzioni essenziali, per il resto vi saranno delle aggregazioni che si andranno a costituire volontariamente. D'altronde stiamo cercando di operare in modo autonomo, anche se non si può prescindere dalla legge nazionale che, in questo caso, ci consente una deroga, in quanto nel resto del paese i Comuni al di sotto dei 1.000 abitanti sono già spariti, mentre per quanto ci riguarda ai nostri Comuni rimangono tutte le funzioni essenziali. La scure si abbatte in tutti i settori; stabilito che tutti siamo ben consci di dover contribuire al risanamento dei conti pubblici, pare sempre più difficile prevedere con puntualità interventi a sostegno di alcune aree di sviluppo piuttosto che di settori in cui è opportuno ridimensionare la spesa.

Oggi bisogna fare i conti con la realtà, una realtà cruda che non dà segnali confortanti, almeno per il prossimo futuro. I dati sostengono che abbiamo vissuto quasi tutti al di sopra delle nostre possibilità. Il famoso 15 settembre 2008, data che ricordiamo per il fallimento della Lehman Brothers, una delle banche più importanti d'America, ci ha fatto capire quanto grave fosse la crisi e quali risvolti avrebbe avuto l'economia mondiale. Le prime ripercussioni le abbiamo avute in Europa, che non ha saputo darsi una fisionomia politica che aveva annunciato e che non ha mai realizzato, dove i paesi più deboli, o meglio i paesi che non hanno provveduto per tempo a riformarsi, pagano oggi un prezzo traumatico, e fra questi c'è l'Italia; una Italia con un debito pubblico da far accapponare la pelle - almeno così ci hanno sempre detto gli analisti -, ma se andiamo a fondo del problema ci rendiamo conto che non è tutto come ci hanno fatto vedere finora.

Provando ad analizzare meglio i dati, vedremo che il nostro Paese in effetti mantiene un debito pubblico altissimo, infatti nel 2013 raggiungerà la cifra di 1.988 miliardi di euro, ma anche il debito francese sarà di 1.946 miliardi, quello inglese sarà di 1.900 miliardi e quello tedesco sarà di 2.082 miliardi di euro...e qualcosa vorrà pur dire! L'Italia non è più la pecora nera, ma dove sta l'anomalia che ci relega fra i paesi più in difficoltà? Sta nel fatto che nel 2013 pagheremo 91 miliardi di euro di interessi di debito, ben 36 in più della Francia, 21 in più della Gran Bretagna, 27 in più della Germania. Questo avviene perché l'Italia paga interessi svantaggiosi. Il nostro Paese è l'unico ad avere due crisi: quella economica, come quasi tutti gli altri, e quella politica, che in alcuni casi è anche peggio della prima, perché ci fa perdere in credibilità e condiziona pesantemente i mercati. Da qui il ragionamento di prima, perché nel momento in cui la politica ha abdicato si è creato un vortice negativo nel mondo della finanza che ha fatto precipitare la nostra credibilità, accentuando sempre più la differenza fra i rendimenti tedeschi, i Bund, ed i BPT italiani. L'Italia è immersa in una difficile condizione politica, prigioniera di una profonda e rissosa contrapposizione dei partiti, ha delegato al Governo dei tecnici la gestione della crisi. I tecnici hanno accentrato fortemente le scelte di Governo ed hanno risposto alla grave situazione in cui versa il Paese, imponendo alle Regioni ed ai Comuni limiti di sovranità e di scelta con iniziative legislative e tagli ai trasferimenti che hanno condizionato gli atti di programmazione e di bilancio nel territorio.

La domanda quindi è: come risanare in questo contesto il nostro Paese? Tutto nasce da tre grandi problemi: il debito dello Stato di cui abbiamo già detto, il rallentamento della crescita economica e la credibilità del Governo. Senza avventurarsi in voli pindarici, le ricette per uscire da questa situazione secondo molti analisti ci sono: tagliare le spese, stimolare la crescita diminuendo le tasse, favorire le liberalizzazioni, incentivare la ricerca, incrementare la lotta all'evasione fiscale che quest'anno ammonta a 260 miliardi di euro - ma su questo tornerò dopo - e naturalmente risanare i conti pubblici intervenendo massicciamente sui costi della politica. Per fare questo ci vuole una presa di coscienza collettiva nella consapevolezza che il mondo è cambiato e che le cose che si potevano fare prima, oggi non è più possibile fare.

I primi a dover dare l'esempio siamo noi che facciamo politica e, a tale proposito, crediamo di poter dire che stiamo facendo la nostra parte, fra breve si vedranno i dati nella loro completezza. I nostri partiti devono dimostrare di voler cambiare con azioni concrete, come ad esempio fare una puntuale selezione nelle proprie liste, perché chi vuole candidarsi per essere eletto deve avere le caratteristiche idonee a svolgere il proprio ruolo con competenza ed indiscussa onestà. Ma il rigore non può essere chiesto solo al mondo della politica, deve valere anche per la società civile, per tutti; se prima non facevamo caso a chi per un servizio non ci rilasciava la ricevuta, oggi dobbiamo pretenderla, se prima i disoccupati ed i giovani potevano rinunciare ai "lavori allettanti", oggi bisogna tornare al vecchio concetto di sancire la dignità di qualunque lavoro, oggi bisogna incentivare i giovani a dedicarsi ai nuovi settori dell'innovazione, senza dimenticare che l'agricoltura può essere una scommessa per il futuro. Se in passato abbiamo educato i nostri figli a fissare l'obiettivo di un posto di lavoro in Regione o al Casinò, oggi non sarà più possibile.

Il nostro ruolo è ancora importante, lo è il ruolo della politica, di quella più nobile, se vogliamo recuperare quella credibilità perduta che pochi oggi sono disponibili a riconoscerci. Pensiamo a quanto sarebbe importante il ruolo dei media, dove esistono professionalità di indiscussa qualità, ma non è sempre così; senza ledere la suscettibilità di nessuno, ci piacerebbe immaginare un giornalismo più neutrale, capace di fare una cronaca politica imparziale. Lo diciamo per sottolineare che, chi scrive, è in possesso di un grande potere di indirizzo per chi legge, quindi ha una grande responsabilità che, se non è abbinata ad una profonda onestà intellettuale, procura danni irreversibili...penso alla collettività, ma anche alle singole persone.

Nel fotografare uno spezzone negativo del nostro Paese, parlando anche di cose più importanti o tragiche - se vogliamo - di questo Paese, cosa possiamo dire di quei dottori di Modena che in combutta con le aziende farmaceutiche usano le persone sane come cavie per esperimenti fasulli, avendo come unico obiettivo il vile denaro con un giro di tangenti da vergogna e...ascoltando le intercettazioni telefoniche c'è da rabbrividire! Ma questo è anche un Paese dove la giustizia lascia uscire per decorrenza dei termini otto fra i peggiori camorristi in circolazione...ciò che più addolora è pensare agli sforzi che sono stati fatti dalle forze dell'ordine per catturarli! E poi - consentitemelo - è anche il Paese dei "Fiorito", ci rendiamo conto, ma anche dei "Di Pietro", primatista mondiale di moralismo negli ultimi vent'anni!

Tornando alle questioni nostre, siamo alla fine della legislatura e dobbiamo mettere il nuovo Consiglio e la nuova Giunta nelle condizioni migliori per affrontare la prossima stagione politica. Questo non ci esime però dall'assumerci le nostre responsabilità ora. Allo stesso tempo riteniamo che la considerazione fatta in premessa e al di là della fase congiunturale che ci vede impegnati oggi sui bilanci, ci dovrebbe far riflettere e far guardare al futuro, anche quello prossimo, e considerare se siamo sufficientemente attrezzati per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

I quesiti che ci dovremmo porre dovranno riguardare la nostra capacità di autogoverno, la nostra Autonomia e Specialità che sono profondamente messe in discussione. Domandarci se il nostro sistema delle autonomie locali regge ancora nel contesto attuale come sistema economico regionale in grado di competere sul mercato, rispondere alla difficile situazione occupazionale, se il nostro welfare è in grado di assolvere le risposte che deve fornire agli anziani, ai giovani, alle famiglie ed a chi non ha più lavoro. Tutto questo anche se l'impianto del bilancio regionale è ancora attuale, sia sul versante delle entrate che su quello delle uscite. Siamo convinti della necessità di impegnarci fin da ora ad affrontare le mutazioni in atto e ripensare complessivamente all'organizzazione della vita collettiva e della società, sia sul piano istituzionale, mantenendo saldo il principio dell'intesa con il Governo nazionale, sia sul piano economico che su quello del lavoro e del sociale. Superare questa fase congiunturale e tecnocratica definendo un disegno di medio-lungo periodo, tenendo conto degli scenari che sono cambiati, reinterpretando i bisogni della società valdostana, mettendo al centro della nostra realtà un progetto, il territorio, l'economia, il lavoro, il nuovo welfare.

È necessario da subito riaffermare nei confronti del Governo nazionale la nostra specificità, ricordandola in particolare a qualche amico della Valle d'Aosta presente nell'Esecutivo nazionale (mi riferisco al Ministro Giarda), rivendicando quanto la Costituzione e le leggi ancora vigenti ci riconoscono, aprendo nuovi spazi di negoziazione sia con il centro che a livello europeo. Riproporre una logica di federalismo cooperativo e solidale, che ci consenta di assolvere ai livelli essenziali delle prestazioni per i diritti civili e sociali in un sistema in cui si possa coniugare autonomia ed equilibrio, responsabilità e solidarietà. È necessario rivendicare un'impostazione politica realmente federalista, che valorizzi la nostra specificità cercando di rivalorizzarla, attualizzarla e rivendicarla su basi nuove e non come diritto divino, anche alla luce del dibattito aperto fra Stato e Regioni a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale.

Non possiamo infine accettare le critiche che oggi piovono sulle Regioni, in particolare quelle a Statuto speciale, che mettono in discussione il federalismo e restringono lo spazio di autogoverno delle Regioni. La Valle d'Aosta nel passato è sempre stata una realtà ricca di politiche di interventi sociali anticipatori del quadro nazionale ed in grado di realizzare una più ampia politica di redistribuzione sociale della ricchezza prodotta. Per conquistare tutto ciò va sviluppato il ruolo pubblico di promozione e realizzazione delle nuove politiche. Le politiche di bilancio quindi sono lo strumento per accompagnare le scelte politiche ed amministrative regionali e vanno considerate sia sul piano delle uscite per realizzare un progetto, sia sul piano delle entrate per garantirci di concretizzarle confrontando il bilancio consuntivo con le coerenze di quello preventivo, così come le certezze delle entrate con quelle di spesa. Dobbiamo, iniziando da questa fase contingente, in cui siamo obbligati a ritarare le scelte precedenti, interrogarci sulla tenuta del nostro sistema, definire un nuovo modello di sviluppo locale in grado di sostenere il sistema produttivo, stimolando anche l'offerta esterna e rendendo attrattivo il territorio ai nuovi investimenti. Un sistema produttivo capace di sviluppare il lavoro coniugandosi ad iniziative utili e ad un welfare più efficiente per affrontare le nuove povertà emergenti, accompagnare le persone e le famiglie nell'arco della loro vita. In questa chiave potrebbe essere utile ridefinire l'intervento regionale attraverso un decentramento della sua organizzazione per funzioni e per aree territoriali interne significative da un punto di vista storico, culturale, sociale e produttivo, coinvolgendo nelle varie fasi i Comuni e valorizzando la loro capacità a consorziarsi.

Il nostro sistema produttivo locale oggi si presenta fragile, non in grado di competere e di interagire con il mercato, con scarsa capacità di garantire condizioni di sviluppo della nostra economia, di offrire opportunità di lavoro e senza garanzie sociali, non in grado di soddisfare le esigenze o mantenere i livelli raggiunti nel passato di una società avanzata che vorremmo restasse tale. La nostra economia deve fare sistema, solo così sarà in grado di affrontare le sfide che abbiamo di fronte, perché la sfida competitiva si può giocare non tanto fra singole aziende, ma fra sistemi economici, perché è evidente che fare sistema sarà sempre più indispensabile per assicurare il migliore sviluppo sostenibile nel nostro territorio, e beneficiare delle positive ricadute sulle condizioni di vita e di lavoro.

La Valle d'Aosta è vicina ad importanti centri economici industriali finanziari e culturali dell'Italia, nel contempo confina con importanti Regioni della Svizzera e della Francia, dove sono presenti città come Ginevra e Lione, con cui si possono sviluppare relazioni economiche e sociali. La nostra posizione transfrontaliera è il fulcro dal quale deve nascere un progetto di coesione reale fra i paesi confinanti e si favoriscano gli scambi economici, sociali, culturali e politici attraverso delle sinergie con le Regioni confinanti, senza limitarsi a semplici relazioni istituzionali o di pochi attori.

L'obiettivo economico di sviluppo delle imprese è il lavoro, che rimane un'emergenza da affrontare insieme alla definizione del nuovo welfare. Il ciclo di vita basato sulla tradizionale visione scuola-lavoro-pensione, si è rotto ormai da tempo, nello stesso momento si assiste ad una straordinaria divaricazione dei percorsi di vita personali e professionali, accompagnati da un invecchiamento della popolazione e da una scarsa natalità. L'allungamento della vita media, il calo di natalità, la presenza di immigrati stanno cambiando il volto della Regione; è cambiato il modello predominante di famiglia per effetto di una maggiore presenza della donna nel mercato del lavoro e dall'affievolirsi delle reti parentali oltre che dalla dimensione delle separazioni e dei divorzi. La quota di popolazione con più di 65 anni è cresciuta notevolmente, raggiungendo percentuali superiori alla media nazionale e di molte altre città europee; nei prossimi anni sarà la demografia più che l'economia a cambiare la nostra società. I processi demografici e sociali che si prospettano determineranno fenomeni di emarginazione, disagio e povertà, che coinvolgeranno fasce di popolazione diverse dal passato. Gli anziani non autosufficienti, i bambini della prima fascia di età ed i giovani rappresentano oggi in prospettiva un problema sociale di grande rilevanza, che richiede la messa a punto di interventi efficaci e condivisi. Il nostro welfare così come è strutturato non può reggere la spinta delle novità, né sul piano quantitativo, tanto meno su quello qualitativo. Di fronte a questi grandi cambiamenti la domanda dei servizi sociali è inesorabilmente destinata ad aumentare. Non vi è solo un problema di sostenibilità finanziaria, ma un altrettanto drammatico problema di sostenibilità sociale. I giovani sono esposti ad un futuro previdenziale insufficiente quanto incerto, gli anziani sono sempre più a rischio povertà e di non autosufficienza, le donne vivono una condizione di oggettiva difficoltà e sono chiamate a scegliere fra l'esperienza della natalità e quella del lavoro, il primo modo di difendere la famiglia e consentire che venga formata. Questo è un impianto che richiede una strumentazione per essere governato, quindi è necessario per avere maggiore efficacia un osservatorio socio-economico che ci permetta di monitorare il contesto in tempo reale, per proteggere gli interventi e valutarne gli effetti nel breve e nel lungo periodo, e finalizzare le società e le strutture pubbliche alla missione. Il tutto ridisegnando scelte fiscali e politiche di welfare coerenti con una moderna visione sociale.

Vorremmo far emergere nel dibattito politico una discussione adeguata a riflettere sui cambiamenti strutturali che stanno mutando l'orizzonte di riferimento, non solo per la politica, ma anche per l'economia ed il mondo del lavoro; conviene non fermarci solo sugli aspetti di carattere generale, ma individuare anche le priorità dell'azione politica di Governo che devono costituire un'agenda coerente con le precedenti premesse.

Tre sono gli assi principali su cui, a nostro avviso, siamo chiamati ad interrogarci, tre assi che fanno parte di un lavoro svolto all'interno di Stella Alpina, con il fine di approfondire un passaggio più sociologico che concreto, ma che credo sia la cosa più importante perché nei prossimi anni ci sia un cambiamento che ormai è in atto.

Il primo asse è quello che investe le dimensioni del welfare, lo si è capito dalle premesse. Lo stato sociale va riformato contrapponendo una diversa prospettiva da quella che in questa fase ci obbliga a procedere con i tagli della spesa. La gestione pubblica del welfare da sola non basterà ad affrontare questa grande emergenza, la diffusione della mutualità, di forme diffuse di sussidiarietà soprattutto territoriale, il ruolo della famiglia, la necessità dell'immigrazione come risorsa, sono tutte priorità per una politica di riforme. C'è l'esigenza di rimodellare i riferimenti culturali, di riorganizzare i sistemi degli affetti, di pensare alla gestione dei percorsi di vita, di lavoro, del tempo libero, anche attraverso un'attenta conciliazione fra lavoro e famiglia, l'architettura delle nostre città, dei mezzi di trasporto, il sistema di protezione sociale.

Il secondo asse è legato ai grandi cambiamenti dell'organizzazione del lavoro e dei sistemi produttivi, un tasso di occupazione che si sta abbassando con un aumento dei disoccupati soprattutto fra i giovani ed i meno giovani che hanno perso il lavoro, ed un mercato del lavoro caratterizzato da una flessibilità che in molti casi risulta insostenibile sul piano sociale. È una realtà che rischia di presentarsi con molti anziani, per fortuna longevi, e con pochi giovani con aspettative di reddito scarso e con prospettive professionali incerte, ecco la realtà che interroga la politica.

Il terzo asse riguarda la distribuzione del reddito. Il tema della crescita e quello dell'equità sociale si legano insieme attraverso la questione redistributiva. Il dibattito sempre presente al varo di ogni legge finanziaria è di quanta evasione si annida nel nostro paese e anche lo schiacciamento verso il basso dei redditi degli italiani. Ricchezza occulta e povertà palese sembrano essere la condizione fiscale della nostra popolazione. Ritorna in gioco la lotta all'evasione fiscale, la centralità tributaria della famiglia, il federalismo fiscale, più in generale il tema dell'equità sociale come valore riconoscibile nella proposta politica. Il fisco è una delle poche leve per incidere sullo sviluppo e sulla redistribuzione del reddito. Sono almeno tre i titoli da introdurre nell'agenda politica sul tema della politica tributaria: un sistema fiscale che faccia emergere la reale capacità tributaria dei contribuenti; il rilancio del federalismo fiscale, che non deve evolversi in aggravio alla pressione fiscale complessiva a danno dei cittadini, ma deve rappresentare concretamente un'opportunità di autogoverno alle comunità locali; infine, l'introduzione di un quoziente familiare che tenga conto dei carichi familiari.

Concludendo, in questo contesto così difficile bisogna accompagnare la ripresa, ma non sarà con il Governo Monti che si potrà uscire da questa crisi e un Monti bis ci spaventa. Senza un piano di sviluppo le fabbriche continueranno a chiudere e la disoccupazione, già a livelli di guardia, potrebbe mandarci in default. Ma di questo Governo non possiamo buttare a mare tutto, fra queste proposte abbiamo condiviso il decreto anticorruzione con pene severe, il fatto di mettere a posto i conti pubblici, la riduzione dei costi in generale ed in particolare gli sprechi. Allo stesso tempo rigettiamo il ritorno ad un neo-centralismo di vecchia memoria, che mortifica pesantemente le prerogative delle autonomie sociali e che ci obbliga a continui ricorsi costituzionali. Non condividiamo le proposte unilaterali di contenimento della spesa pubblica e dei costi della politica solo per gli enti territoriali, senza che il Parlamento dopo i molteplici annunci di riduzione dei Parlamentari non ne abbia neanche più parlato.

Vorremmo immaginare una classe politica capace di dialogare in modo diverso da quello attuale. Stella Alpina lavorerà per un ritorno alla normalità nella dialettica e negli impegni, lo vuole fare come qualsiasi famiglia che vuole far quadrare i propri conti. Vorremmo un mondo più moderato senza scontri tribali, senza odio, capace di ascoltare la gente e di risolvere i problemi di chi ha più bisogno, ma questa speranza purtroppo sta diventando pura utopia. Siamo alla fine di una legislatura complessa, è inutile risottolinearlo, le ragioni le abbiamo appena dette. Non sappiamo in futuro quanto nuovo emergerà, quanto - in virtù dei prossimi appuntamenti elettorali - il "grillismo" crescerà, quanta antipolitica prevarrà; abbiamo l'impressione che in questo clima le intelligenze migliori fuggano dalla politica e questo ci preoccupa molto, e che i giovani non trovino più dei riferimenti ideali. Che fare? Anche su questo tema dovremmo interrogarci! Grazie.

Si dà atto che dalle ore 10,22 assume la presidenza il Vicepresidente André Lanièce e che dalle ore 10,45 riassume la Presidenza il Presidente Emily Rini.

Président - La parole au Vice-président Chatrian.

Chatrian (ALPE) - Merci Président.

È stato molto interessante il dibattito di ieri sera e l'inizio di questa mattinata su questi tre disegni di legge, che racchiudono l'ultimo bilancio di previsione di questa legislatura. Siamo al capolinea, il mandato iniziato quasi 5 anni fa sta terminando, un mandato intenso, posso dire in prima persona, un mandato che sarà ricordato in Valle d'Aosta per un suo passaggio da uno scenario relativamente ottimistico e forse più semplice in uno scenario complesso e difficile. È stato detto da tutti: il mondo è cambiato, probabilmente noi siamo cambiati, le nostre certezze non sono più tali ed il nostro futuro ci appare più inquietante. Sono venuti meno in poco tempo i principali capisaldi della nostra società, della nostra economia e forse anche della nostra esistenza, e nulla sarà più come prima, neppure nella nostra Regione.

Il mondo della finanza e dell'economia in generale è in subbuglio, alla ricerca di una direzione certa a livello mondiale ed indubbiamente a livello europeo. Questa Europa costituita purtroppo non da popoli, ma da Stati che sovente si dimenticano dell'interesse comune perché chiusi nel loro egoismo. Per recuperare un po' di credibilità internazionale la politica italiana ha dovuto fare mille passi indietro e lasciare al professor Monti la parte del cattivo, del medico chiamato a curare uno Stato distrutto da una classe politica impegnata a fare gli affari propri, non in grado di amministrare, con poche idee e senza senso delle istituzioni.

Se questo Governo ha ridato un po' di dignità al paese, tuttavia ha anche messo a nudo la fragilità e l'incapacità di decidere della politica tutta, legata spesso a interessi di parte ed ingessata dalle logiche di partito o di correnti. Monti rappresenta la sconfitta di quel tipo di politica e degli stessi partiti, incapaci di selezionare la classe dirigente fra i migliori, prigionieri di un modello sbagliato, basato su un solo leader carismatico, a noi ben noto, e anche per questo incapaci di tagliare il cordone ombelicale con i rispettivi padri, padroni, padrini e di rinnovarsi. Nulla si può e si deve chiedere ad un tecnico come Monti, forse ora è tempo di una nuova stagione che deve vedere la riscossa della buona politica. Da buon ottimista credo che da una sconfitta così forte e drammatica della classe dirigente possa nascere una vera ripartenza salutare, possano essere lanciate nuove e più stimolanti sfide, sicuramente difficili. È vero che la situazione è grave, che la classe politica italiana è messa sotto accusa in varie forme e per i più disparati motivi; molto spesso le accuse sono anche meritate, perché è innegabile che i politici non hanno messo sempre al primo posto la ricerca del bene della collettività. Sono purtroppo innumerevoli i casi di scelte calibrate sull'interesse di pochi, di qualche categoria o di qualche casta. Ci sono state scelte miopi forse, scelte populistiche, demagogiche, sprechi, cattivo utilizzo di risorse pubbliche, favori agli amici, scandali di ogni genere, parentopoli, appalti guidati o accompagnati, promesse a vuoto e varie ruberie.

Anche in Valle d'Aosta non siamo immuni da questo virus. Tutto questo malcostume, senza vergogna, né pentimento, ha disilluso la gente, creando spesso un vero e proprio solco fra noi eletti ed il cittadino. Mi vorrei soffermare su questo punto per fare qualche considerazione sul nostro ruolo di politici-amministratori. Ieri il collega Rosset, Presidente della II Commissione, che ringrazio per il lavoro questo quinquennio - ho partecipato attivamente alla II Commissione-, anche se non sono un delegato, sia nella redazione del previsionale e triennale che nei rendiconti - ieri il collega Rosset diceva: tutto questo coincide con un periodo di profonda antipolitica che investe noi stessi e l'istituzione che rappresentiamo. Condivido questa sua affermazione, nessuno di noi ha la bacchetta magica, né è indispensabile, penso. Per questo sono convinto che il mandato che abbiamo ricevuto, anche se portato avanti con senso del dovere, con la volontà di agire nell'interesse della collettività che rappresentiamo, debba avere una durata limitata. Solo un periodo circoscritto della propria esistenza va dedicato alla politica, finito il quale si torna alla vita di prima, alla propria professione, alle abitudini di tutti i giorni, perché se è vero che la gente ci percepisce lontani dai problemi quotidiani e dal vivere comune è perché forse in parte lo siamo davvero! Il nostro quotidiano è diverso da quello dei comuni cittadini, la nostra vita è vissuta in un'altra dimensione rispetto alla maggioranza dei nostri concittadini. Siamo dei personaggi pubblici e questa distanza non ci aiuta in questo momento a capire cosa succede realmente, con il tempo ci sfugge anche il polso della situazione. Anche se non lo facciamo di proposito, anche se non ci atteggiamo, per la gente siamo degli intoccabili e dei privilegiati e per di più rimaniamo anche per decenni in questo limbo, correndo il rischio anche di credere - qualcuno di noi forse lo crede - di essere indispensabili.

Ieri, sempre il collega Rosset, ha fatto un passaggio importante e che condivido, ha detto: oggi è in atto un cambiamento che impone anche per la Valle d'Aosta di trovare un modello efficace e valido per conciliare le nostre esigenze con la nostra logica federalista. Questo è un cambiamento di sistema che comporta un riposizionamento strutturale della finanza regionale ed il conseguente riorientamento delle politiche e delle azioni. La logica decisionale, accentratrice, autoritaria a tutti i principi autonomisti e federalisti, cioè non solo il mondo è cambiato, ma dobbiamo in quest'aula, nella prossima legislatura, rimettere in discussione il modello: chi si presenterà e chi sarà rieletto. Questa crisi ha ulteriormente allargato il fossato; se non vogliamo perdere i contatti, tocca a noi allungare le braccia verso il mondo fuori di qui e dimostrare che non siamo una casta di intoccabili, ma siamo solo temporaneamente prestati alla politica ed al servizio del nostro paese e della comunità che ci ha eletti. Dobbiamo farlo non per noi stessi, ma per il bene della società in cui viviamo, per il rispetto della democrazia e delle istituzioni. Se non cambieremo il nostro atteggiamento, la disaffezione anche in Valle d'Aosta verso la politica aumenterà ancora e l'astensione diventerà un alibi per il qualunquismo e l'antipolitica. Almeno per questo aspetto dovremo imparare dagli americani e dal loro fiero senso di appartenenza alla nazione, nel loro caso corrispondente alla collettività. Fino a qualche anno fa ci stupivamo della poca affluenza alle urne negli Stati americani perché da noi votava circa l'80 percento degli elettori e da loro meno del 60 percento; adesso il rapporto rischia di invertirsi: grazie forse alla forza propulsiva di Obama, gli americani che si sono recati alle urne nel 2008 e quest'anno superano gli elettori attivi del 1960, comunque c'è stata un'inversione di tendenza, quando fu eletto un grande Presidente, John Kennedy. È invece di segno opposto il dato tutto italiano sull'affluenza al voto nelle elezioni regionali in Sicilia, dove neanche un elettore su due si è recato alle urne.

A proposito di "antipolitica" - una parola che non mi piace molto, devo dire - vorrei dire due parole sulla campagna per il referendum propositivo che si sta concludendo. Cito ancora la relazione del collega Rosset, che terminando il suo intervento ha detto: anche in Valle è in crisi la democrazia rappresentativa, anche per questo mi permetto un'osservazione, il contrarsi di risorse a disposizione della comunità implica un confronto vero e partecipato su come allocare le risorse e su dove si devono operare le economie. Condivido questa filosofia e penso che sarà la sfida del domani prossimo. Per quanto riguarda il discorso della campagna referendaria, trovo molto grave l'atteggiamento assunto dalla maggioranza che ha scelto meschinamente di sottrarsi, prima, al confronto pubblico e, poi, alla concorrenza nelle urne. Non dimentichiamo mai che votare è un dovere civico di ogni cittadino e come tale è definito dalla Costituzione italiana: l'articolo 48 dice anche che il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Forse è proprio questo a spaventare questa campagna, il fatto che gli elettori siano liberi di scegliere in base alla propria coscienza, credo proprio di sì, e penso anche che le deleghe in bianco per le prossime legislature non siano positive per la situazione drammatica che abbiamo.

Passando all'ultimo bilancio della previsione di legislatura, ho seguito attentamente la discussione in commissione, ho più volte sollecitato gli Assessori ed i responsabili dei dipartimenti per avere il più possibile informazioni, documenti, raffronti, paragoni, quadri anche riepilogativi e riferimenti con un obiettivo ben preciso, ovvero avere sul tavolo tutte le carte per affrontare con cognizione di causa questo dibattito, ma anche per avere uno spaccato di ciò che si è fatto finora, di com'è la situazione odierna e per capire in che direzione questa maggioranza intende portare la Valle d'Aosta nei prossimi tre anni, sapendo bene che alcune scelte strategiche non incideranno solo sul prossimo triennio, ma avranno ripercussioni molto più lunghe. Accennerò a pochi numeri perché nel dettaglio entreremo successivamente, articolo per articolo, ma è necessario affrontare certe criticità senza fare demagogia.

La prima impressione, scontata, è che la coperta è corta e lo sarà sempre di più. La diminuzione di risorse rischia di avere effetti devastanti sul nostro sistema e allora conterà sempre più la capacità di amministrare e di fare le scelte migliori. Partirei da questo dato: nel 2010 le risorse disponibili incluse spese correnti, investimenti e quota capitale per rimborso prestiti, sono state circa 1.700.000.000; nel 2013 saranno 1.300.000.000 a disposizione, meno 23,5 percento, che la dice lunga sulla situazione generale. Faccio un esempio: se prima c'erano 1.000 euro da spendere, ora ce ne saranno 750.

Passerei poi ai Comuni: ieri sera, dopo il Consiglio, mi sono riletto la relazione dell'Assessore La Torre e mi sono soffermato su due considerazioni che ha fatto per quanto riguarda il centralismo romano, un'inversione di rotta verso un centralismo totalitario e, in seconda battuta, la resistenza civile è la strada giusta da intraprendere in risposta alla persistenza delle imposizioni centralistiche del Governo Monti, che condivido. Adesso riporto la discussione sulla situazione finanza locale e Comuni.

Voi conoscete la posizione del gruppo ALPE sull'errore a nostro avviso che avete commesso nel togliere una quota consistente di autonomia agli enti locali. Con questo bilancio il Governo e la maggioranza decretano il definitivo strangolamento della finanza locale e mettono in soffitta il principio di sussidiarietà, su cui si era basata la riforma del sistema degli anni '90. La scelta di un sempre maggiore centralismo regionale è brutale, machiavellica ed è certificata in modo più che evidente dai numeri, e questo delitto politico si consuma purtroppo con l'assenso di tanti Sindaci, espresso all'interno di un CELVA quasi silente, dove tuttavia si inizia a scorgere il malaise di diversi primi cittadini, meno pavidi e lodevoli. Lodevoli non certo, perché condividono idee di ALPE, ma perché vogliono rappresentare con dignità i propri concittadini anche di fronte alle decisioni di potenti personaggi del loro movimento. Ci sarebbe da fare i complimenti al manovratore, come già feci l'anno scorso, manovratore che è riuscito ancora una volta ad imporre la sua linea. Ma io non lo farò, perché per lui i concetti di federalismo, di sussidiarietà, di autonomia comunale sono solo fuffa, tempo perso, come forse lo stesso concetto di democrazia.

Nel 2010 i trasferimenti senza vincolo di destinazione sono stati pari a 127.000.000 di euro e 42 per gli investimenti, i trasferimenti con vincolo sono stati 56.000.000 di euro. Nel 2013 saranno trasferiti solo 95.000.000 di euro senza vincolo di destinazione, il 25 percento in meno rispetto al 2020 e solo più 9.000.000 per gli investimenti, mentre quelli con vincolo di destinazione saranno 128.000.000, cioè 72.000.000 di euro in più rispetto al 2010: dati che si commentano da soli, e per quanto riguarda i trasferimenti finanziari con vincolo settoriale di questo colore, diciamo un verde chiaro, è drammaticamente più che raddoppiato. Come se non bastasse, è arrivato l'annuncio di un imminente disegno di legge di riforma del Governo centrale regionale che andrà a rivoluzionare l'intera mappa delle autonomie; il tutto calato ancora una volta dall'alto, senza che le parti coinvolte siano state ascoltate, e neanche noi come gruppo consiliare non ne sappiamo nulla. L'ho già detto, lo ripeto: forse è il caso di perdere un po' di tempo prezioso e tutti insieme rileggere qualche testo che tratti di "democrazia", nel caso il termine ci sia forse sfuggito, concetto che per la finanza locale comunque con la scelta della finanziaria 2013 penso sia tombale.

Vista la grande rilevanza di ciò che andremo a votare fra poco, vorrei affrontare un altro nervo scoperto che conferma quanto vado argomentando, più volte sollecitato in questa legislatura. Credo che questo sia il momento ed il luogo adatto per fare qualche riflessione sulle controllate e sulle partecipate. Riprendo una frase dell'Assessore La Torre: occorrerà aprire anche ragionamenti ad ampio raggio sulle società partecipate della Regione, analizzando costi, benefici e traendone le adeguate conseguenze. È una citazione che condividiamo, ma la condividiamo da quasi 5 anni a questa parte e più volte in tema di approvazione di bilancio triennale abbiamo presentato cosa può fare un gruppo di opposizione: può dialogare, può stimolare e poi può presentare ordini del giorno o mozioni o emendamenti che vadano in quella direzione. Noi, per l'ennesima volta, ripresentiamo emendamenti che cercano di andare in quella direzione, chiedendo che entro il 31 ottobre di ogni anno gli organi di gestione delle società controllate dalla Regione con bilancio superiore a 1.000.000 di euro relazionino alla commissione competente in merito alle linee strategiche e di indirizzo delle società stesse per l'anno successivo; entro il 30 giugno di ogni anno gli organi di gestione delle società controllate dalla Regione con bilancio superiore a 1.000.000 di euro relazionino alla commissione sul rendiconto dell'anno precedente. Perché diciamo questo? Perché in un momento in cui le risorse sono calate drasticamente, è sempre più importante avere una visione generale delle controllate e le partecipate, ed avere sul tavolo tutte le carte scoperte per affrontare in maniera grintosa e prendere delle decisioni. Su questo argomento avere informazioni, dati, documenti è veramente arduo - ve lo assicuro da Consigliere di opposizione - ed è difficilissimo. Mi scuso con gli uffici che mi capita spesso di tediare, ma visto che l'articolo 116 del Regolamento è l'unico strumento di cui noi Consiglieri disponiamo, ogni tanto devo far perdere tempo alle strutture amministrative per ottenere solo ciò che ci spetta di diritto.

Mi piacerebbe non far perdere neanche un secondo a tutti gli uffici amministrativi regionali, ma avere quelle informazioni sul tavolo per discuterle, affrontarle e prendere delle decisioni. A volte si ha l'impressione di dare fastidio, e che per qualcuno l'Amministrazione sia cosa nostra, quando ti senti chiedere: "Ma sei sicuro di volere quelle informazioni, ma ti servono proprio, ma ti servono per il tuo mandato, è una richiesta di natura politica la tua?"... La risposta completa arriva solo se non demordi, solo se ti viene qualche dubbio sulla tanto decantata "trasparenza" delle procedure e delle istituzioni. Lo dico proprio con il cuore aperto, che ogni tanto è fastidioso e anche pesante. Se davvero tutto è fatto a regola d'arte, non vedo perché ci siano certe resistenze, e questo accade in particolare per le partecipate, e non a caso. In un momento come questo, visto che il para-pubblico - tolte le spese correnti - è molto più pesante del bilancio regionale, non sarebbe logico che anche i bilanci di queste società, le loro attività rientrassero a pieno titolo nel bilancio di previsione? Se davvero sono bracci operativi dell'Amministrazione regionale, le loro scelte, le loro missioni, la loro ricaduta sull'occupazione...prima il collega Salzone parlava di disoccupazione, di allarme...le loro difficoltà dovrebbero entrare nei rendiconti e nei documenti di programmazione economica della Regione. Non mi direte che non apprezzate i bilanci consolidati che il controllante deve redigere per gli azionisti o che pensate che i valdostani, che sono i nostri azionisti, quelli che ci hanno mandato qui, a cercare di spendere al meglio il loro denaro, siano così stupidi da non meritare questo atto doveroso di trasparenza soprattutto in un momento di grande difficoltà!

Non è più accettabile che solo il Presidente o la Giunta o la maggioranza sappia cosa succede nelle innumerevoli società partecipate, mentre il Consiglio non viene messo in condizione di approvare o non approvare tutto quello che viene supportato con risorse pubbliche, ma in sedi che non sono considerate pubbliche! Ricordo ai colleghi che abbiamo gli stessi doveri e diritti, anche se agiamo su piani diversi. Lo so che per qualcuno qui dentro quello di cui sto parlando è fantascienza o fantapolitica. A mio avviso farlo sarebbe una vittoria della politica valdostana, non dell'antipolitica o del sottoscritto o dell'opposizione! Invece ci troviamo di fronte sempre a scelte già fatte, quando non c'è più modo di intervenire. Faccio un esempio: a quanto ammonta il piano operativo dei lavori pubblici della Regione per il 2012? A qualche decina di milioni di euro. Pensate che solo il gruppo CVA ne gestisce di più...sto parlando di una controllata. Questa è una piccola risposta, non vi tedierò ulteriormente su questo argomento per dire però che il motore economico del pubblico e para-pubblico è fuori da questo bilancio e non sarebbe stato male, oggi, affrontare anche quella parte, avendo sul tavolo tutte le carte, e ognuno mettere in campo una propria proposta. Vogliamo avere sul tavolo tutte le carte, anche perché, sapendo che in questo momento le risorse calano, sarebbe necessario iscrivere in un unico documento finanziario tutte le voci di spesa, tutte le entrate, tutti i lavori, i servizi e le forniture collegate alla movimentazione di soldi pubblici, in modo da avere un quadro di insieme che permetta di compiere scelte significative, economicamente valide, in grado di creare occupazione e rilanciare l'economia, ma anche di permettere un controllo ed una verifica del rispetto dei principi di trasparenza e pari opportunità.

In Valle d'Aosta un giovane su cinque non ha un lavoro, il tanto decantato modello che solo fino a pochi anni fa era portato ad esempio di solidità e buona amministrazione, sta dimostrando tutti i suoi limiti. Il numero di imprese è in calo, aumenta la precarizzazione degli avviamenti e la disoccupazione schizza in maniera esponenziale. In un momento di grave difficoltà per l'occupazione è ancora più insopportabile che non si adottino metodi di assunzioni trasparenti al di sopra di ogni sospetto. Anche per quanto riguarda gli appalti pubblici non è il momento di interpretare a piacimento il codice dei contratti, il dinamismo e gli stimoli possono arrivare dalle imprese e dal territorio, ma non ci devono essere scorciatoie per nessuno o discriminazioni di alcun genere.

Non posso non fare due considerazioni sul mondo agricolo e sulle scelte fatte in questi ultimi anni. Sono dati tanto strabilianti che viene il sospetto che forse sono stati definiti a sua insaputa, Assessore Isabellon. Capita anche ad altri più titolati personaggi, ma il mondo agricolo quello no, quello non può non preoccuparsi. Questo è un grafico molto semplice, non siamo partiti da lontanissimo, non siamo tornati al 2009, 2008, 2007 o 2006; siamo partiti dal 2010 e lascerei il 2014-2015 e affronterei soprattutto il 2013, perché mi è stato rimproverato di fare demagogia, populismo...quindi parliamo del 2013. Nella funzione obiettivo nel 2010 c'erano 86.000.000 di euro, nella stessa voce per il 2013 comprensivo di tutti i cofinanziamenti siamo a 40; questi sono dati forti che ci preoccupano. Non so se aggiungere qualcos'altro su questo settore, forse un consiglio mi permetto di darlo al Presidente Rollandin: cerchiamo almeno di portare a regime prima della competizione elettorale l'indennità compensativa ed i pagamenti agro-ambientali, sono certo che vi darete da fare almeno per quest'anno; ma quanto meno dopo cinque anni di battaglie in quest'aula penso che questo si debba mettere in campo. Quanto al resto, possiamo dire che non valeva la pena perdere altro tempo, forse anche per una nuova legge sui riordini fondiari, viste le poste in bilancio decise. E poi non saprei cosa consiliare ai 170 consorzi di miglioramento fondiario ancora in lista d'attesa per i loro progetti di investimento; anche la zootecnia, gli investimenti dei privati, la promozione, l'agriturismo, che delusione! Che brutta legislatura per quanto riguarda questa funzione!

Non posso non fare un cenno anche alla scelta a nostro avviso scellerata, peraltro reiterata, che sarà riproposta anche per il 2013: l'esternalizzazione dei lavori dei cantieri forestali. Avevamo lanciato l'allarme fin dall'inizio, ma non c'è stato alcun risparmio di risorse ed i risultati sono devastanti: meno occupazione da una parte, meno ore di lavoro dall'altra, meno interventi sul territorio. Vi ricordo la risposta che l'Assessore competente ci ha dato in commissione su cosa fare del parco macchine e di tutta l'attrezzatura di proprietà regionale, praticamente non più utilizzata dalla creazione della "salvaprecari". L'Assessore ci ha risposto dopo quasi un anno e mezzo: ci stiamo pensando. Non posso non fare un piccolo cenno alla delibera che il Governo regionale ha approvato il 5 ottobre con cui si riducono di 10 punti percentuali tutti gli aiuti. Ringrazio l'Assessore per averci fornito, a seguito del nostro stimolo, tanti elementi che non conoscevamo, penso siano serviti a tutti i colleghi, ma non ci trova d'accordo sul come è stata impostata. È vero che sono indirizzi, ma avremmo gradito che si dicesse: qui bisogna fare un sacrificio più pesante, qui non si possono fare sacrifici, perché la ricaduta sarebbe devastante, qui probabilmente si può e si deve rimodulare a livello di richiesta ed a livello eventualmente di bandi da mettere sul tavolo. Avremmo gradito questo e non invece un taglio lineare.

Termino parlando della lentezza della macchina regionale e anche su questo ieri l'Assessore nella relazione ci ha detto: dobbiamo tagliare gli eventuali sprechi, abbiamo sburocratizzato e dobbiamo migliorare le leggi. Devo dire che poco è cambiato per quanto riguarda i comuni cittadini, ma - come più volte ho detto in questi cinque anni - sovente capita che la macchina diventa perfetta, competitiva, dinamica ed efficiente per pochi e non per tutti.

Come gruppo abbiamo presentato diversi emendamenti che vanno nella direzione che ho in parte anticipato e che affronteremo nel dibattito.

Concludo dicendo che questo bilancio ha forse un grosso limite, un peccato originale: quello di essere stato scritto da una persona sola e non da una maggioranza aperta. Grazie.

Si dà atto che dalle ore 11,11 assume la presidenza il Vicepresidente André Lanièce.

Presidente - La parola al Consigliere Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie Presidente.

Potremmo partire dalla constatazione condivisa che tutti hanno espresso: questo è un bilancio formalmente triennale, sappiamo tutti che la legge ci impone di farlo triennale, ma sappiamo che per le imposizioni del Governo Monti questo è un bilancio che può avere una sua prospettiva per la chiusura del 2012 e 2013, mentre sul 2014-2015 dovremo vedere quali saranno gli effetti dei nuovi rapporti Stato-Regione, perché è evidente che c'è una partita aperta sul rapporto delle Regioni, in particolare della nostra autonomia con un Governo tecnico che oggettivamente - sono contento che tutti lo abbiano riconosciuto - ha, rispetto ad un Governo politico, un deficit di democrazia. Siccome abbiamo sentito negli anni passati critiche furibonde ai Governi che lo avevano preceduto, oggi voglio sommessamente ricordare che se non ci fossero stati quegli accordi di tipo politico, oggi non avremmo i 10/10 di riparto fiscale ed un graduale ritorno dell'IVA da importazione fino al 2017; oggi, senza quei due provvedimenti, saremmo qui a non pagare le tredicesime ai dipendenti regionali, forse neanche la dodicesima! Vogliamo ricordarlo, perché siccome si è usata la parola "onestà intellettuale", collega Chatrian, dovremo di conseguenza essere coerenti. Noi abbiamo passato i dieci anni precedenti questa legislatura, dal 1998 al 2008, a spiegare che il mondo sarebbe cambiato, che non si poteva continuare a mantenere sovrastrutture di tipo regionale che incidevano sul bilancio per il 69-70-72 percento di spese correnti, non potevano continuare a mantenere un assetto di bilancio che promuoveva un'unica economia, quella giunto-centrica.

Abbiamo passato dieci anni antecedenti a questa legislatura a raccontare quello che oggi finalmente tutti avete riconosciuto, cioè che il mondo cambia. Certo, nessuno di noi aveva la palla di vetro per immaginare che il nostro paese si sarebbe ritrovato in così grande difficoltà per effetto degli scenari di globalizzazione della finanza e dell'economia! Però noi, e per chi ne ha voglia faccio una breve raccolta degli interventi che il nostro gruppo politico da quando è in quest'aula ha fatto ad ogni bilancio, abbiamo sempre spiegato che nel cambiamento le prime cose che dovevano cambiare erano le menti delle persone, perché se si continuava a raccontare ai valdostani che potevano continuare ad avere avanzi di bilancio per la ricca finanza pubblica regionale, si stava mentendo ai valdostani, creando non solo la prospettiva di un'impostazione di finanza e di economia errata, ma si stava impostando un processo culturale sbagliato nella testa dei valdostani. Noi lo abbiamo detto per anni, inascoltati e qualche volta ridicolizzati, con naturalmente i media che davano più spazio a quelli che governavano e che poi nel tempo, guarda caso, hanno cambiato sedia e non idee! Ricordo che gli ispiratori dei partiti che oggi qui sono stati molto capaci a raccontarci quello che non si dovrebbe tagliare, senza aggiungere dove avrebbero tagliato loro rispetto alle manovre che stiamo valutando, i padri ispiratori di movimenti come ALPE e lo stesso Partito Democratico, in quel decennio (1998-2008), hanno abbondantemente partecipato alla costruzione di una Regione a stato sociale assistenziale, perché è il momento di tirare anche i conti politici! Con questo non si vuole disconoscere chi con quel sistema di socialismo reale giunto-centrico ha dato posti di lavoro, ha consolidato clientele, ha ottenuto consenso e oggi può ancora, dai banchi dell'opposizione, raccontarci che il nuovo che avanza è quello che ci ha governato fino a cinque anni fa! Noi, a questo giochino, possiamo anche rifiutarci di giocare, perché vogliamo mantenere una certa coerenza - anche se siamo oggi in maggioranza - nel ribadire alcuni concetti che questa finanziaria a nostro avviso ha avuto il coraggio di affrontare.

Il primo tema è che nel nostro bilancio regionale mancano e mancheranno nei prossimi anni qualcosa come 72.000.000 nel 2012 (peccato che ce lo hanno comunicato ad ottobre!), 103.000.000 nel 2013 e adesso è già scritto 118 e 122 nel 2014-2015, ma non abbiamo per questi due ultimi anni la certezza delle entrate. Quello che abbiamo di certo è che non ci aspettiamo che l'economia esploda nel 2013, non ci aspettiamo versamenti in F24 IRPEF, IVA in aumento e quindi entrate di tributi nostri per il 2013-2015, quindi prudenzialmente e correttamente gli uffici hanno impostato un bilancio che stia in piedi per il 2014-2015, ma sappiamo che nel 2013 le variabili che andranno a modificare questo status saranno ulteriormente non positive.

Allora quello che oggi abbiamo di fronte non è una sfida di tipo tecnico-finanziario, che è già complessa ed a cui va riconosciuto agli uffici di aver dato una risposta in tempo reale, perché in pochissime settimane si è messo in piedi un bilancio che sta in piedi e che permette a questa Regione di mantenere quelli che chiamiamo i "livelli essenziali minimi" di società di questa Regione. Ma quello che abbiamo di fronte obbliga la nostra coscienza politica...e qui non ci sono questioni di parte politica, caro Chatrian, non c'è chi ha torto e chi ha ragione, chi fa il grillo parlante, chi è il fenomeno, chi ci viene a raccontare adesso dopo dieci anni di assistenzialismo che è diventato liberista...no, qui c'è un problema che la comunità valdostana deve affrontare e che ha iniziato finalmente, purtroppo in un momento di crisi, ad affrontare, cioè quello che questa comunità si deve mantenere sulle proprie gambe economiche e, di conseguenza, finanziarie e di bilancio regionale.

La partita è complessa e devo dare atto al Presidente, che in qualche momento si sarà trovato da solo a prendere delle decisioni, di aver avuto la mano ferma, vi parlo delle settimane nelle quali sono arrivati i provvedimenti a lama tagliente in poche ore, e di aver reso la Giunta e la maggioranza consapevoli del momento difficile. Lo dico perché abbiamo partecipato ad innumerevoli riunioni sul bilancio, sia della commissione, sia della maggioranza, sia con gli uffici che con l'Assessore La Torre ed il Presidente...per comprendere che mentre questi tagli ce li possiamo ancora permettere, quello che non ci possiamo più permettere è mantenere l'assetto di questo bilancio per i prossimi anni.

È evidente che quando scriviamo che la spesa corrente passerà nel prossimo triennio da 72 a 86 percento delle risorse finanziarie, i casi sono due: o cominciamo a pregare che nel 2014-2015 le risorse aumentino per riposizionare questa percentuale a livelli accettabili, o noi ci stiamo infilando in un tunnel senza uscita! E allora lì sì dovremo andare a raccontare alle persone che la Regione non solo non si può più permettere di fare bandi di concorso di assunzione o di stabilizzare i precari come ancora sta facendo, ma non potrà più mantenere l'attuale assetto dell'apparato burocratico amministrativo, che fra amministrazione pubblica, comparto unico, sanità e scuola conta decine di migliaia di persone comprese le società para-regionali!

È evidente che la sfida che questa classe politica deve affrontare è veramente straordinaria ed anticipatamente espressa in maniera epocale; abbiamo detto per anni interi che prima o poi avremmo dovuto dimostrare la capacità di cambiare il nostro sistema. È evidente che una comunità che vive esclusivamente di distribuzione di risorse pubbliche, è diversa da una comunità che accetta la sfida del mercato di vendere i propri prodotti, di incamerare l'IVA e l'IRPEF per il fatturato che produce e di mantenere i suoi livelli di assistenza sociale, vedi i problemi che ha citato il collega Salzone, che sono assolutamente reali: quelli delle persone anziane che avranno sempre più bisogno di assistenza e di spese, quindi una comunità che deve accettare il cambiamento, che non è solo del bilancio o della finanza, ma un cambiamento culturale e sociale. Di questo abbiamo parlato per un decennio, inascoltati! Oggi abbiamo la fortuna di essere ascoltati, primo perché siamo in maggioranza; secondo perché abbiamo delle persone di buon senso e responsabili che hanno accettato la sfida: quella di cambiare gradualmente l'economia sulla quale si basa questa comunità, passando da un processo di socialismo reale ad un processo di capacità di produzione di PIL e di valore reale, che è una sfida completamente diversa.

Devo dare merito a questa maggioranza, che non solo ha avuto la capacità di ascoltare, ma anche di condividere l'accettazione di questa sfida; devo dare merito agli Assessori che hanno a volte "spintaneamente" accettato che a sei mesi dalle regionali non era opportuno mantenere alcune posizioni di rendita che erano più orientate a fare bella figura professionalmente rispetto a quello che era il bisogno della comunità, e che hanno accettato riduzioni sensibili delle loro disponibilità, in un momento dove anche elettoralmente sarebbe stato più conveniente resistere. Se da un lato dobbiamo, collega La Torre, attuare una forma di resistenza verso Roma, sulla quale abbiamo già espresso le nostre perplessità, dobbiamo accettare la sfida di esistere oltre che di resistere, e per esistere questa comunità deve prendere il toro per le corna ed affrontare alcune tematiche che potranno renderla non un paese per vecchi, ma una comunità florida che mantenga ed addirittura sviluppi il proprio benessere.

Noi, mentre siamo stati per dieci anni molto pessimisti, in questo momento siamo molto ottimisti. Siamo consapevoli delle risorse che ha questa Amministrazione, siamo convinti che questo bilancio abbia un telaio che ha subito uno tsunami, ma che ha resistito e che può essere correttamente orientato, se ne si ha la volontà politica, a sfruttare al meglio le straordinarie risorse che ha questa comunità. Risorse che non sono solo le bellezze naturali, ma sono la cultura del fare, del lavoro di questa comunità che nei decenni precedenti aveva dimostrato e che si è un po' addormentata, perché qualcuno le aveva spiegato che per fare del PIL della propria famiglia, bastava fare un concorso in Regione! Siccome questo processo è finito, crediamo che siano stati gesti importanti sotto l'aspetto dell'utilizzazione delle risorse e della cultura le operazioni sulla forestale. Abbiamo reso merito a questo Presidente di avere utilizzato in maniera intelligente le risorse perché abbiamo spostato 10.000.000 dalle spese correnti agli investimenti, contrariamente a quello che diceva il collega Chatrian, abbiamo fatto sopravvivere 150 imprese che, senza quegli investimenti, sarebbero chiuse!

Forse abbiamo...

(interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...forse abbiamo smesso di proteggere qualcuno che pensava che lavorare in Regione significava fare 4 mesi d'estate e 2 mesi d'inverno, lavorando 6 mesi e vivendone 12, forse questo sì, abbiamo smesso di dire che è possibile farlo!

Abbiamo iniziato a passare un messaggio che mentre è finita la manna dell'apparato pubblico, inizia l'opportunità del mercato, perché ancora oggi questa Regione, che sotto l'aspetto del proprio PIL ha una sua tenuta, cerca competenze e professionalità sia di alto che di basso livello. Certo, è più facile spiegare ad una famiglia che ha un laureato con una triennale in economia all'Università della Valle d'Aosta che forse, prima di cominciare a fare il dirigente della Regione, deve cominciare a lavorare. Forse oggi è un po' più facile aiutare le nostre famiglie a comprendere questo. Ma lo hanno già capito, molti giovani si sono dati da fare, si stanno mettendo in gioco, si stanno orientando ad aprire piccole attività ed accettare magari lavori più umili perché hanno preso coscienza che un certo sistema è finito.

Noi esprimiamo un atteggiamento molto positivo rispetto a questo bilancio, primo perché dà delle certezze, mantiene certi capisaldi, ma non nasconde i problemi strutturali che dobbiamo affrontare, e sono già iniziati i percorsi. Al riguardo devo dire, caro Chatrian, non condivido il tuo giudizio politico, cioè del centralismo di questa decisione, quella della riforma sia dell'apparato regionale che dell'apparato degli enti locali, perché sono gli enti locali che stanno lavorando sulla loro riorganizzazione; è evidente che un dialogo non può essere che bilaterale, e se da una parte è competenza degli enti locali farci delle proposte, è altrettanto legittimo che questa Amministrazione proponga, e in questo confronto si sta andando avanti. Ho sentito dal Presidente degli enti locali grandissima coscienza in commissione, come anche dai suoi dirigenti, che sono venuti in audizione a dirci che, pur sapendo che non è una cosa facile, avevano consapevolezza che si devono riorganizzare, andare verso l'unità dei Comuni, la cooperazione nei servizi, il personale, in breve quella famigerata riorganizzazione dell'apparato pubblico che noi da dieci anni attendevamo.

Altrettanto evidente è che, pur volendo mantenere una sanità di montagna ed una formazione di montagna, cui va riconosciuto il merito di aver dato delle risposte di qualità alla comunità valdostana, sarà comunque una sfida importante mantenere degli assetti di bilancio compatibili con un'organizzazione di montagna che ha dei suoi presupposti. Forse non ci potremo più permettere le cattedrali delle scuole per ogni comune, come pure quelle degli impianti sportivi, ma il processo di riorganizzazione anche della macchina per quanto riguarda la scuola e la sanità in atto...al punto che abbiamo sentito sia l'Assessore all'istruzione, sia l'Assessore alla sanità che il lavoro sui loro bilanci specifici sono al vaglio euro per euro. È un lavoro enorme, è come scalare una montagna gigantesca che dovrà vedere dei passaggi molto delicati sul ruolo delle partecipate, sul quale non smetteremo mai di dire: non stiamo ancora mettendo sufficiente attenzione, i fari sulle partecipate vanno accesi perché queste hanno al loro interno delle potenzialità che possono trasformarle in strumenti di sviluppo, cosa che a questo punto sono chiamati a fare.

Sulle leggi dei contributi...portate pazienza, avete promosso una serie di rilievi su cosa noi non dovevamo far venire meno e quando si devono tagliare 103.000.000 per il 2013 e 118 per il 2014 e 122 per il 2015 è evidente che da qualche parte bisogna prenderli! Però non ho sentito una sola proposta del "qui non avreste dovuto togliere, ma avreste dovuto togliere qui", perché quando fate questi giochini è bello dire che non bisognava togliere, ma ridurre i contributi a pioggia, 120 leggi per 130.000.000 all'anno di contributi a pioggia non dovevate ridurli! Peccato che non ho sentito dov'è che li avreste tolti; li avreste tolti da cosa? Dai 10.000.000 di investimenti per la forestale? Ditemi...da dove li avreste tolti? Distribuiamo 17.000.000 per il bon chauffage...li avreste tolti da lì? Da dove li avreste tolti?

Abbiamo avuto anche con un po' di fortuna la possibilità di andare a ridurre spese che ci potevamo permettere di togliere, perché non impattanti sull'economia di questa Regione ed è stato fatto un lavoro di cesello straordinario grazie al lavoro degli assessorati e del Presidente, che ha permesso di modificare quello che era considerato superfluo, magari rinviabile, ma non impattante sull'economia già asfittica della Regione, anche se migliore di quella del resto d'Italia. Ci auguriamo che ci sia un buon inverno ed una prossima buona estate, perché sappiamo che la nostra industria primaria è il turismo con la quale incassiamo i 10/10 di IVA e di IRPEF, e non purtroppo i 10/10 degli aumenti di queste imposte, ma se facessimo delle buone stagioni con la nostra industria primaria...e qui ci vuole uno sforzo gigantesco di coscienza della qualità del servizio, della capacità di proporre il nostro prodotto, dell'attrazione dei nostri turisti, è evidente che qualcuno deve smettere di chiudere i ristoranti alle 14,30 o che non si può non mangiare una pizza alle 9,30 di sera, è evidente che questa comunità deve ancora accettare la sfida della competizione...ma è certo ancora un sistema economico, quello turistico-commerciale, che attrae il 60 percento del nostro PIL!

Altra sfida che dobbiamo vincere è quella delle decisioni strategiche in parte già prese per l'industria; è evidente lo sforzo enorme che questa Amministrazione sta facendo per mantenere mille famiglie della Cogne Acciai Speciali. Altrettanto sappiamo che dobbiamo puntare su futuri diversi come produzione industriale, non solo perché non è confacente quel tipo di produzione al nostro spirito turistico ed ambientalista, peraltro ritrovato in questi giorni dai referendari, ma perché dobbiamo cogliere le opportunità di scenari economici che stanno sfuggendo, perché non c'è stata in passato sufficiente concentrazione...ricordo lo Studio Ambrosetti, per essere chiaro. Potremmo continuare lavorando sugli scenari che aspettano la comunità valdostana su molte specifiche; quello che invece quest'anno ci limitiamo a dire è che finalmente si è preso coscienza. Ci dispiace che si sia dovuto prendere coscienza in maniera "spintanea" e non spontanea, ma ogni crisi è un'opportunità e noi questa opportunità abbiamo la consapevolezza ed il coraggio di accettarla e di tradurla in una visione.

Ho sentito alcuni interventi che hanno l'ossigeno politico del 31.12.2012, che non vanno oltre la visione del 2013; noi crediamo che questa comunità abbia la capacità di costruirsi il futuro, quello che noi immaginiamo è che questa Regione, avendone le risorse, sia economiche, sia strutturali, sia soprattutto quelle culturali, potrà creare valore reale, di creare PIL reale. Siamo convinti di questo, ne siamo talmente convinti che gli eletti del nostro partito si riuniscono settimanalmente per ragionare delle potenzialità di sviluppo di questa Regione, perché è evidente che ci dobbiamo lasciare un passato alle spalle, magari guardarlo con un po' di nostalgia, ma dobbiamo accettare la sfida del futuro. Non parliamo di futuro, invece, pur dovendo prendere atto dell'urgenza di questo momento, ma dobbiamo alzare gli occhi e guardare le scelte che oggi facciamo per la predisposizione di un futuro che vediamo invece positivo se abbiamo la capacità di sfruttare le enormi risorse che anche questo bilancio dà. Non dimentichiamo che 1.400 milioni per 100.000 abitanti è ancora un bilancio che garantisce la solidità dei livelli minimi di benessere di questa società, ma questo non ci solleva dalla necessità di accettare una sfida che è più culturale che finanziaria. Il danaro si produce, se i cervelli sono connessi con il territorio, se il territorio accetta la sfida e se la classe politica, come noi stiamo facendo in questo momento, risponde con responsabilità a chi oggi propone la protesta, che non ci porta da nessuna parte. Protestare su un sistema che non funziona credo siamo capaci tutti, proporre dei cambiamenti di questo sistema, dare una visione a questa comunità ed ai nostri figli è più complesso! Noi ci sentiamo in grado di dare le risposte ai nostri figli, aspettiamo che anche i colleghi dell'opposizione siano d'accordo con noi.

Si dà atto che dalle ore 11,47 riassume la presidenza il Presidente Emily Rini.

Président - La parole au Conseiller Secrétaire Rigo.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

Se dovessi raffigurare il bilancio della Regione con tre sostantivi, userei la gherminella, l'improvvisazione, la miopia. E per dare il senso alle parole, utilizzerò due esempi, fra loro molto diversi, non solo nell'entità degli impegni di spesa, ma che rendono bene l'idea e fotografano il mio pensiero.

Alla politica tocca, sotto qualsiasi regime e qualsiasi cielo, prendere decisioni razionali intese a realizzare ciò che si ritiene sia bene, senza distrarsi, né cadere preda di obiettivi che nulla hanno a che fare con la consapevolezza che i problemi hanno bisogno di soluzioni lungimiranti, all'insegna dello sviluppo sostenibile e del migliore impiego delle risorse.

La politica del Governo regionale sembra invece essersi ritratta, con all'orizzonte la scadenza del mandato e le ormai prossime elezioni regionali. La disposizione sui rinfreschi - mi spiace non ci sia il Presidente - e quella sui contributi economici danno bene il segno della necessità di rispondere, in maniera sbrigativa, alla realtà di questi giorni che è fatta di crisi economico-finanziarie e discredito delle forze politiche e delle Assemblee elettive. Ecco in questo scenario io inquadro l'indirizzo dato dalla Presidenza della Regione sulla non opportunità di organizzare rinfreschi al termine di iniziative assessorili o la deliberazione della Giunta regionale di ridurre, in modo lineare, sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari. Due risposte non meditate, frutto dell'attuale situazione e non di una ragionata decisione. Il taglio dei rinfreschi a cui non si crede ma oggi necessario per far vedere che si mette mano agli sprechi, come una gherminella, un inganno fanciullesco che ha il sapore di burla o quello dei contributi, che dà il senso dell'improvvisazione e della miopia perché il taglio lineare di 10 punti percentuale non è il frutto di una diversa idea di sviluppo, bensì la ricerca affannata di fare cassa con il contenimento della spesa. Novembre 2008, bilancio di previsione per l'anno 2009: Gli effetti della crisi economica cominciavano a farsi sentire con forza proprio a partire dall'ultimo trimestre di quell'anno ed allora nel mio intervento chiedevo: "È possibile recuperare risorse finanziarie da destinare a settori in crisi? Sì, credo di sì. Ma dove? I costi della politica certo, ma anche altrove..." e facevo degli esempi. La gestione ed il funzionamento dell'Amministrazione regionale, i contributi di tante leggi regionali ed i possibili interventi piccoli, ma mirati, per dare il segno del cambiamento e, tra questi, citavo i rinfreschi: "...non vedo la necessità - dicevo - di organizzare, dopo ogni piccola o grande conferenza, dibattito, presentazione, un rinfresco per le persone che sono quasi sempre le stesse".

Caro Lattanzi, la necessità di tagliare spese improduttive ed inutili e quella di ripensare i contributi erogati dalla Regione era, a nostro avviso, un indirizzo politico che già allora si doveva assumere. La devastazione non è solo economica e sociale. È anche democratica, morale e culturale. In questo senso, assunti ad inizio legislatura, questi provvedimenti avrebbero avuto un altro spessore, qualcosa di diverso e di più autentico.

Il Presidente Rollandin rispose allora con benevolenza: "Siamo per risparmiare a livello amministrativo su una serie di spese e Rigo ha detto bene, ha fatto una serie di elenchi su cui stiamo riflettendo per alcune spese che sono da eliminare progressivamente. Adesso con tutto il rispetto, non penso sia il rinfresco fatto alla fine di un seminario che sballi il bilancio regionale, ma capisco lo spirito con cui è stato detto, di fare attenzione un po' a tutto". Vede, Presidente, allora non è stato capito o non si è voluto capire; adesso si è costretti a razionalizzare con poco raziocinio e con molti tagli, ma manca lo spirito e la serenità giuste per approntare un vero e proprio cambio di rotta. La generalizzazione del taglio dei contributi, per esempio, è profondamente sbagliata: ci sono investimenti o iniziative in questo momento essenziali ed altri che invece non solo possono essere ridotti, ma addirittura eliminati! Ho voluto ricordare quella discussione sul bilancio 2009 per significare che una stagione era ormai finita e la posta in gioco era, già allora, quella di una crisi valdostana, nel contesto italiano ed europeo, in termini di sistema.

Dappertutto si legge che la crisi del mondo occidentale è una crisi di civiltà, dei suoi valori e delle sue credenze. Ma è soprattutto una transizione fra un mondo antico ed un mondo nuovo. Le vecchie visioni della politica, dell'economia, della società, ci hanno reso ciechi ed oggi dobbiamo costruirne di nuove. Ogni vera riforma politica, economica e sociale è indissolubile da una riforma di civiltà, da una riforma di vita, da una riforma di pensiero. La riuscita materiale della nostra civiltà è stata formidabile, ma ha anche prodotto un drammatico insuccesso morale, nuove povertà, il degrado di antiche solidarietà, il dilagare degli egocentrismi, disoccupazione e disgregazione familiare. Le visioni della politica e dell'economia erano basate sull'idea del progresso come legge ineluttabile della storia. Questa idea deve essere rivista. Se riflettiamo vediamo che il futuro non va verso il progresso garantito, ma verso una straordinaria incertezza, lo ha ricordato ieri l'Assessore La Torre.

E allora, se si vogliono seriamente realizzare gli obiettivi di "sostenibilità" e di "umanizzazione" ricordati anche questa mattina, non basta introdurre qualche innovazione: bisogna cambiare via. Il confronto quotidiano e difficile con una crisi economica senza precedenti sta profondamente cambiando modi di vivere ed abitudini dei cittadini. Molte sono state le conquiste di questi ultimi decenni che rischiano di non sembrare più tali davanti ad un percorso condizionato dalle difficoltà. E diventa "sempre più assillante, in effetti, la domanda se non si debbano ripensare conquiste di benessere faticosamente raggiunte per aprire la strada a nuove concezioni - e anche diverse misurazioni - della qualità della vita". È la riflessione che il Presidente della Repubblica ha affidato recentemente ad un messaggio con cui ha invitato a "riflettere sulle potenzialità educative e creative di nuovi sistemi di valori e stili di vita più corrispondenti a bisogni civili e sociali che comprendano il diritto alla salute, all'ambiente sano, alla cultura diffusa". Riflessioni che anche il Presidente Rollandin ha manifestato recentemente in un pubblico convegno. In questo scenario, a mio avviso, dobbiamo collocare la riflessione sulla nostra realtà. Dobbiamo discutere di noi, ma con grande attenzione a quello che ci circonda. Dobbiamo farlo perché, per la prima volta, la Valle d'Aosta sta vivendo un processo di impoverimento finanziario a tutti i livelli. Meno soldi per la Regione, meno soldi per i Comuni, meno soldi per l'economia, meno soldi per il sociale, meno soldi per le famiglie. Tutto ciò mentre il confronto fra le forze politiche e al loro interno, tra e nei diversi livelli di governo (Regioni, Comuni, sindacati) in una parola la democrazia repubblicana soffre, a sua volta, un indebolimento pericoloso.

La crisi che stiamo attraversando è una crisi di sistema che ha bisogno di risposte alte, chiare, alternative. Dal lamentarsi giustamente, come ha fatto l'Assessore La Torre dello Stato cattivo che nega l'autonomia ed i soldi alla nostra Regione e ci prevarica su diritti riconosciuti, occorre passare al cambio di mentalità e di approccio politico, facendo però un po' di autocritica. Tutti noi, dico "tutti", a partire dall'Union Valdôtaine, dobbiamo chiederci perché gli ultimi vent'anni - forse fino al 2005 - sono stati anni di benessere e ricchezza, ma in assenza di un autentico sviluppo? Quanti sprechi, quanti inutili e faraonici progetti, quante spese improduttive sono state fatte da Regione, Comuni, Comunità montane? E non è certo lo stato sociale, il settore, caro Lattanzi, dove abbiamo sprecato di più! E allora qualche volta - lo dico sommessamente - fare autocritica, dire abbiamo sbagliato, è un passo che fa bene alla politica. Tutto ciò richiede come non mai una politica che sappia dire la verità alla gente, metterla di fronte alle alternative; non basta farlo ogni tanto nelle occasioni celebrative e poi passarci sopra!

In una Valle d'Aosta impaurita e impoverita quindi non si può continuare a raccontare che nel bilancio ci sono solo tagli e rigore. Bisognerebbe dare delle prospettive ai valdostani. Servirebbe una grande idea; bisogna ripartire da una grande proposta di ricostruzione di un'autonomia innovativa e solidale come quella del dopoguerra. Io non sono certo giovanissimo, eppure non abbiamo memoria di una crisi così difficile per tempi tanto prolungati, lo ha ricordato molte volte il Presidente Rollandin. Non c'è settore che vada bene, non c'è nessun dibattito in cui il tema non sia quello della crisi. E diventa quindi sempre più urgente mettere al centro della nostra riflessione il segmento della società oggi più debole, i giovani. Giovani che stanno vivendo un'età infinita perché non raggiungono mai una certezza. La politica deve dare una prospettiva che non insegua i lavoretti o la precarietà. E bisogna fare in fretta, perché la situazione attuale lo richiede! Ma come vedremo più avanti, questo bilancio non dà certezza in questo ed in altri settori. Compito della politica oggi è quello di preparare riforme di struttura, capaci di dare alla Valle d'Aosta quella prospettiva di sviluppo che ha caratterizzato la nostra regione negli anni della ricostruzione postbellica, fino alla fine degli anni '80. Quel periodo fu caratterizzato dal rilancio economico che si manifestò tramite iniziative promosse dalla pubblica amministrazione con la piena ripresa delle attività delle grandi industrie e con iniziative in campo turistico; e poi con la progettazione di grandi opere, come i trafori stradali alpini ed i grandi impianti idroelettrici. Contemporaneamente al rilancio economico fu messo in campo un grande sforzo per organizzare l'Amministrazione regionale e poi il sistema delle autonomie, quello scolastico e quello sociosanitario, in una parola: la svolta "regionalista".

Di fronte alla più grave crisi che la Valle d'Aosta sta vivendo dal dopoguerra, non possiamo commettere l'errore di credere, come sembra fare il Governo regionale, che i tagli ed il rigore del bilancio, l'iperattivismo di Finaosta, gli interventi istituzionali decisi, quasi in maniera unilaterale senza partecipazione e coinvolgimento possano tirarci fuori dalle difficoltà in cui ci troviamo. È il momento invece della politica: se è vero che il problema sta anzitutto nella crisi della politica, è a questa che spetta recuperare la propria dignità, dimostrare capacità progettuale, mobilitare l'interesse e la partecipazione.

Questo bilancio invece è privo di un progetto di futuro è appunto miope; non c'è quel filo che unisce le diverse pagine del bilancio e le audizioni degli Assessori in Commissione lo hanno messo in luce. I responsabili dell'Esecutivo che abbiamo audito non erano componenti di una squadra di un team affiatato, che aveva ben chiaro un obiettivo comune: il progetto. Ogni Assessore, con la propria personalità, ha messo in luce il suo dicastero, senza far emergere quelle scelte, al di là dei tagli, che collegialmente la Giunta regionale si era data. Non sono risultate visibili le scelte di campo pensate, non è emersa chiaramente la direzione di marcia. Insomma, la cornice entro cui definire gli interventi specifici. Allora, non conoscendo né il punto di arrivo né il tragitto stabilito, dico la mia su alcune questioni che conosco meglio cercando di dare un contributo alla discussione consiliare.

La prima questione è relativa ai beni culturali, un tema poco discusso che invece può e deve diventare opportunità vera di sviluppo per la nostra regione. Il dibattito sul ruolo dei beni artistici e culturali come esclusivi beni di pubblica utilità, per i quali non si rende necessaria l'adozione di principi gestionali efficienti o, al contrario, come beni che proprio in virtù di una gestione tramite strumenti innovativi possono essere pienamente valorizzati e tutelati, è un tema che dovrebbe essere centrale e vivo nella politica della programmazione del futuro della Valle d'Aosta...così non è purtroppo! Al di là della filosofia della "restitution", dell'impegno finanziario e del lavoro messo in campo in questi anni dall'Assessorato competente relativamente alla valorizzazione e promozione dei beni artistici e culturali, questo settore finora non è stato considerato dalla politica una potenziale e credibile fonte di sviluppo economico e culturale. Interessanti, a questo proposito, sono le suggestioni espresse dall'Assessore Laurent Viérin nel n. 10 di Visibila, notiziario dell'Assessorato, che cito: "In un momento di congiuntura economica quale quello che si sta vivendo a livello nazionale ed internazionale, i dati relativi ai consumi culturali sono fra i pochi in continua crescita, elemento che ci supporta nelle azioni intraprese finora nel settore della cultura, con continui investimenti atti a garantire importanti opportunità per il mantenimento del livello di sviluppo economico e sociale della nostra regione, ricco di testimonianze storiche, monumentali ed archeologiche". Tutto condivisibile, ma scritto prima della presentazione del bilancio regionale, in quanto l'Assessore sa bene infatti che gli investimenti di cui parla sono stati drasticamente ridimensionati. È davvero questo il settore in cui risparmiare? Il taglio nel bilancio c'è ed è significativo rispetto agli anni precedenti, riduzione che via via aumenterà per il futuro prossimo. La valorizzazione del nostro patrimonio artistico quale occasione di sviluppo passa attraverso il taglio lineare stabilito come principio generale?

Il recupero di "contenitori" di prestigio che si trasformano in splendidi musei, con mostre sapientemente allestite che potrebbero richiamare migliaia di visitatori portando turismo culturale, indotto economico, commercio, benessere sociale e occupazione, deve seguire queste logiche? La valorizzazione del nostro patrimonio artistico quale occasione di sviluppo passa anche attraverso la ricerca di finanziamenti aggiuntivi a quelli che può, anche senza i tagli, sopportare la pubblica amministrazione. Ne ha parlato l'Assessore Laurent Viérin nelle audizioni in II Commissione; certo i fondi europei, chissà fino a quando però, ma anche il partenariato pubblico-privato. È possibile riuscire a convogliare risorse e competenze nell'ambito di servizi di tipo culturale, servizi che, altrimenti, non saprebbero "drenare" finanziamenti e ausili di vario genere? È ipotizzabile un quadro legislativo diverso in questo settore, che io considero strategico per il futuro della regione? È possibile, ad esempio, collegare una parte degli introiti che si riceveranno dalla fruizione delle opere recuperate attraverso royalties, per un certo numero di anni, dirette al gruppo di investitori, operatori o consorzi che ne ha reso nuovamente possibile la fruizione? Questo sta avvenendo in città italiane! Pensiamo a cosa potrebbe diventare domani la nostra regione, un potente magnete formativo, grazie alla sinergia con l'Università valdostana, nella valorizzazione e recupero del patrimonio culturale in grado di diventare occasione di crescita per i giovani che vogliono acquisire competenze qualificate. La cosa grave nel bilancio pluriennale in discussione oggi è non solo la riduzione drastica degli investimenti, ma il rischio concreto di togliere la speranza, la fiducia, la passione a chi ancora ci crede.

La seconda questione riguarda un settore, anch'esso strategico, che è stato oggetto di un taglio significativo delle risorse: le politiche sociali. Anche se l'Assessore Lanièce ha ribadito, in audizione, che il trasferimento dei fondi regionali alla finanza locale è stato dettato da ragioni di restyling del bilancio, ma lo stanziamento complessivo non è stato ridimensionato, le cifre dimostrano il contrario. La differenza degli stanziamenti su questa unità previsionale di base, il fondo per le politiche sociali, fra il bilancio di previsione 2012 e quello 2013 ammonta ad oltre 6.000.000 di euro, quindi del 10 percento. Per capire meglio la consistenza della spesa, da 62.600.000 euro del 2012 si è passati a 56.400.000 per il 2013. Questo emerge anche da una nota in risposta ad uno specifico quesito del Coordinatore dell'Assessorato che conferma quando avevo detto in commissione. Anzi a quella riduzione dobbiamo aggiungere 1.000.000 di euro nella parte investimenti. Tra l'altro il Coordinatore, nella sua nota, ha confermato quanto da me detto in commissione, cioè che, per la ricerca, non sono previsti, al momento, stanziamenti. La crisi, i vincoli imposti dalla spesa impongono, anche nella nostra regione, una valutazione attenta e virtuosa nella definizione degli impegni di bilancio. Ma l'attenzione alle cifre non può far venir meno i buoni propositi e gli impegni che il Governo regionale ha manifestato in questi anni in occasione di convegni e conferenze: la famiglia prima di tutto e, quindi, la priorità di non ridurre i servizi alla persona. La famiglia, cardine essenziale dello sviluppo umano e della società; famiglia come punto di riferimento per guardare alla realtà di oggi con l'obiettivo di attrezzare meglio la società valdostana a vivere il futuro. Ed allora, se queste non sono parole in libertà, guardare al futuro con speranza per un domani migliore per tutti vuol dire promuovere politiche che assicurino il benessere di tutte le famiglie ed aiutino, in particolare, quelle in difficoltà: perché esse davvero siano aperte alla genitorialità ed orientate alla qualità affettiva delle relazioni, alla reciproca solidarietà e responsabilità. Non possiamo non vedere invece che la condizione della famiglia si è aggravata su tutti i versanti: da quello economico a quello occupazionale, da quello relazionale e affettivo, a quello della natalità, a quello sociale.

Condivido il richiamo e le proposte fatte dal collega Salzone, mi auguro che lei possa introdurre nella prossima legislatura questi temi, perché oggi non li trovo nel bilancio. Non possiamo dire che non ci sono finanziamenti e servizi, ma perché non riusciamo ad invertire quella condizione sopra descritta? Va fatta una riflessione su quanto fatto e come innovare, ma non vediamo questo indirizzo politico, anzi. Arriva la decisione assunta dalla Giunta regionale di rideterminare per il 2012 la misura del contributo a favore di soggetti non autosufficienti. In pratica una drastica riduzione dell'importo mensile concesso alle famiglie che si prendono cura di una persona che, per la gestione della sua vita quotidiana, ha bisogno dell'aiuto oltre che dei familiari, di una badante. Tagliare, dimezzare l'importo di questo contributo economico che, ricordo, ha precisi criteri e modalità per la sua concessione, è sbagliato politicamente ed economicamente. Politicamente perché vuol dire non mettere al centro la persona e la famiglia e non scegliere politiche orientate al sostegno della quotidianità della vita di quelle donne e di quegli uomini non più autosufficienti che hanno bisogno non solo di assistenza ma di continuare a vivere nei luoghi e tra le persone a loro care. Questa società ha bisogno di politiche che valorizzino i legami e le relazioni fra le persone e ne promuovano il sostegno. In una parola mettere al centro la solidarietà fra generazioni. Economicamente perché questa scelta inevitabilmente metterà in crisi non solo le famiglie ma gli enti locali che saranno chiamati in causa perché aumenterà la richiesta di inserimento nelle strutture residenziali e di accedere ai servizi di assistenza domiciliare. A parte il fatto che non credo sia possibile per gli enti locali fra fronte a queste nuove domande sarebbe un costo maggiore per le finanze pubbliche. Questa scelta ricadrà inevitabilmente anche sull'attività svolta dall'USL che si troverà a fronteggiare situazioni e casi che troveranno risposta in una non opportuna ospedalizzazione con costi maggiori rispetto a quelli per la badante. È poi una decisione che favorisce la non regolarizzazione dei contratti di lavoro, il nero, l'evasione fiscale. La badante in regola dovrebbe compilare il modulo unico e pagare l'IRPEF per la parte di reddito che supera gli 8.000 euro: ciò significa 1.700-1.900 euro che calcolati per le 696 domande pervenute quest'anno, fanno una cifra superiore al milione di euro! Sono soldi che potrebbero entrare nelle casse della Regione. Ecco un altro motivo per cui giudichiamo non opportuna la scelta operata dall'Assessorato competente.

I dati che recentemente sono stati oggetti di una riunione del Consiglio sanitario e sociale hanno fotografato una popolazione valdostana che non solo invecchia, ma che si trasforma e si riduce progressivamente a causa del declino della fertilità e del tasso di natalità. E l'impatto sulle politiche di welfare crescerà sempre più. Questo comporta già oggi costi elevati: si tratta di una delle grandi sfide con cui si misurano tutte le società economicamente sviluppate. È evidente che un problema di così forte e crescente impatto non può trovare soluzione negli strumenti ordinari dell'assistenza ed il bilancio regionale non potrà essere l'unica fonte di finanziamento. Di fronte, quindi, a bisogni crescenti che richiedono un aumento consistente delle risorse da mettere a disposizione, è necessario prevedere un'entrata autonoma e straordinaria che finanzi questa necessità e che coinvolga tutti i cittadini che producono reddito. In questi anni più volte ho richiamato l'attenzione del Governo regionale sull'istituzione di un fondo per la non autosufficienza e di questo finalmente da alcuni mesi si sta occupando il Consiglio sanitario e sociale. La sostenibilità finanziaria del nostro sistema di welfare è una delle priorità della politica. Io sono testardamente convinto della necessità di introdurre una tassa di scopo, ma sono disponibile a considerare tutte le proposte finalizzate ad alimentare fondi a sostegno della vulnerabilità sociale. Distribuiamo le responsabilità in una visione solidale anche attraverso la compartecipazione della Fondazione comunitaria in un modello di integrazione pubblico privato, come suggerito dall'Assessore Lanièce, altrimenti l'invecchiamento della popolazione genererà un conflitto intergenerazionale. Mi fa piacere che di questo tema, anche se in ritardo, si cominci a parlarne.

La terza questione è rappresentata dal finanziamento all'Azienda USL della Valle d'Aosta. Nella tabella di riepilogo della funzione obiettivo 9 - sanità -sono iscritti circa 300.000.000 di euro quasi il 30 percento del bilancio. Se sommiamo però a questi i fondi trasferiti alla Finaosta e quelli statali, la cifra si avvicina ai 400.000.000 di euro. Una cifra rilevante, ma poco trasparente. Non sto qui a riprendere il dibattito aperto in questi giorni in II e V Commissione sulla verifica dei meccanismi di spesa sulla sanità pubblica regionale. Da tempo mi chiedo come sia possibile che il Consiglio non abbia titolo per essere parte nella programmazione degli interventi in un settore molto delicato e costoso qual è quello della salute dei valdostani. Mi chiedo anche come sia possibile che il Consiglio regionale non sia messo in grado di valutare annualmente l'attività complessiva dell'USL e la sua capacità di prendersi cura dello stato di salute della popolazione valdostana. E non può essere sufficiente la relazione utile, ma notarile, presentata ieri dal Presidente Rollandin; i costi della sanità pubblica necessitano di altre analisi ed approfondimenti.

Tornando alle cifre del bilancio, i documenti non evidenziano, al di là della diversa classificazione delle descrizioni di spesa, cambiamenti o innovazioni sostanziali, al di là di alcune novità e del contenimento della spesa dettato dalla spending review, rispetto alla gestione della sanità pubblica. L'attuale modello sociale valdostano si potrà sostenere e migliorare nel futuro se sapremo agire in due direzioni: risorse aggiuntive, che ho detto prima, e sussidiarietà da una parte, e razionalizzazione e riorganizzazione del sistema dall'altra. I grandi interventi di riconversione e di riorganizzazione funzionale non possono non partire dal nuovo ospedale, quello disegnato in questi mesi. Al di là dei giudizi di merito sulle scelte fatte da questo Governo regionale nella progettazione di viale Ginevra, da lì dobbiamo partire per essere in coerenza con i tanti soldi impegnati e con i nuovi standard nazionali al fabbisogno di salute. Per quel che ho capito il nuovo modello organizzativo ospedaliero non prevede più le macro-aree, i reparti, ma un approccio moderno che divide l'ospedale in ali diverse rispetto all'intensità di cura. Le decisioni dovranno essere quindi condivise, come lo saranno i percorsi assistenziali e le risorse che saranno sempre più integrate e dove, le stesse, non saranno più gestite dal singolo primario. L'ospedale non dovrà essere una tessera grande e qualificata, molte volte prevaricatrice, ma spesso isolata dal sistema salute. Dovrà necessariamente proprio in virtù del nuovo modello organizzativo, essere una tessera integrata, in coerenza con le modalità di offerta sanitaria e socio-assistenziale presente sul territorio, altrimenti si creeranno grossi problemi. Un modello capace di ridurre i costi gestionali, ma più aderente ad una dimensione strategica. Sarà o dovrà essere una rivoluzione, anche culturale, in particolare per i professionisti medici e quindi dobbiamo attrezzarci per arrivare preparati a questo appuntamento. Dalle cifre del bilancio non si può capire se ci stiamo attrezzando in tal senso o se le belle parole restano sempre e solo tali. Io ne ho voluto parlare perché la prossima legislatura dovrà essere capace di disegnare percorsi nuovi, per non giocarsi il passato, il nostro sistema salute ed il futuro.

Bene, per il momento termino qui, ma oggi pomeriggio vi racconterò altre due o tre questioni. Grazie.

Président - La parole au Conseiller Zucchi.

Zucchi (PdL) - Grazie Presidente. Tranquilli...collega Rigo, al limite potrà utilizzare parte del tempo che le lascerò io del tempo a mia disposizione, dal momento che non ho intenzione di utilizzare tutti i 30 minuti.

Credo che anche la politica, così come viene intesa adesso, abbia bisogno di un rinnovamento anche nei metodi di espressione; da sempre ritengo che non sia tanto la quantità del tempo utilizzato, quanto gli argomenti che vengono espressi anche in modo sintetico che fanno la differenza. Poi ognuno ha il suo stile, ma non ritengo che sia il fatto di occupare fino all'ultimo secondo il tempo a disposizione che fa la differenza fra la bontà di un concetto rispetto all'altro. Sintetizzando, non intervengo per replicare quelli che sono i temi di carattere generale che ha egregiamente spiegato il collega Lattanzi, temi generali che il PdL condivide, che sottoscrivo, quindi non li riprenderò. Intervengo piuttosto su delle questioni settoriali, alcune delle quali mi sono state spontaneamente messe a disposizione dalla stampa, riferite in particolare all'intervento che non ho avuto tempo di sentire perché sono arrivato in ritardo stamani, in aula, riferite all'intervento del collega Louvin, il cui intervento è stato riportato dall'ANSA e che sintetizzo.

Il collega Louvin contesta il ritardo nell'affrontare il nodo del costo delle istituzioni, i rinvii nella legge sui fondi dei Consigli e sui vitalizi, l'aumento delle spese istituzionali e la riproposizione mutilata dello strumento anticrisi e l'assenza di ricerca ed innovazione. Orbene, non userò oggi il linguaggio che non ci appartiene e che ieri ha utilizzato un deputato dell'Italia dei Valori, che è stato redarguito dal Presidente della Camera, ma il senso è questo: non bisogna abusare della pazienza, perché quando è troppo è troppo, ed in questo caso tengo a sottolinearlo. Il fatto che la stampa abbia evidenziato...mi riferisco alle questioni emerse in seno all'ipotetico rallentamento da parte della maggioranza di voler fare melina sulla questione della riduzione dei costi...è un argomento che non solo non ci appartiene, ma che corrisponde alla contrarietà. Se questo può essere stato male interpretato dalla stampa, che ci può anche stare fino a un certo punto, non credo che sia accettabile da parte di chi è presente in commissione, che sa bene come sono avvenute le cose. Non c'è nessuna intenzione da parte...lo dico in modo tale che non ci siano degli equivoci in questo senso, in quest'aula, e soprattutto al di fuori, perché ormai sta imperando un populismo dilagante dove sembra che tutti i Consiglieri abbiano come scopo quello di andare a tagliare su tutti meno che su noi stessi, questo è falso!

Noi, in commissione, la scorsa settimana eravamo pronti a varare un provvedimento che la Presidente Rini aveva portato in commissione, pertanto noi abbiamo deciso, insieme a tutti i commissari, due questioni all'unanimità: avevamo deciso che il rinvio era finalizzato all'approvazione del decreto, perché poteva essere modificato come infatti è stato modificato, e anche proprio per recepire la vostra proposta di legge perché l'intenzione della commissione, per dare un senso di unanimità, poteva trovare una convergenza fra le proposte del vostro gruppo e quelle della maggioranza, che era pronto a recepire un taglio drastico che comunque vedrà la luce al 1° gennaio 2013.

Quindi la strumentalizzazione che è stata fatta su questo argomento la rimandiamo al mittente, e mi fa specie che proprio tu, Roberto, non uso il "lei" perché sarebbe ipocrita, ci conosciamo da tanti anni, abbiamo la stessa età, ma che proprio tu venga a fare dei sermoni sulla questione dei vitalizi...sono al corrente, avendo la tua stessa età, che sei l'ultimo a dover parlare in quest'aula delle questioni riferite ai vitalizi! Avevi 43 anni quando hai spazzolato in quest'aula tutto quello che c'era da spazzolare su questo argomento, quindi per piacere, su questi temi abbi la compiacenza ed il bon ton di fare parlare qualcun altro del tuo gruppo, perché su questo tema non sei credibile!

Per parlare del resto, perché è ora di dare un senso a quelle che sono state le accuse che sono state mosse sui temi che sono stati riferiti dall'ANSA, il nostro gruppo rimarca che non è nostra responsabilità politica se siamo arrivati ad una situazione di difficoltà, soprattutto generata da una diminuzione delle risorse che sono destinate agli investimenti. Ma questo è un fatto che è riconducibile ad atteggiamenti che si riportano nel passato, quando anche tu, Louvin, c'eri, a buon titolo, a costruire un sistema come quello valdostano, che è stato molto florido quando c'erano tante risorse a disposizione, ma che sono state utilizzate per creare una macchina che produce poco ma consuma tantissimo.

Collega Rigo, ho sentito una parte del tuo intervento, la parte nefasta è ascrivibile ad una responsabilità politica che non ci appartiene e che è riferita ad una costruzione nel tempo che è avvenuta, dove voi eravate in maggioranza, e che soprattutto negli anni '90 e 2000 ha costruito un sistema che in questo momento, per motivi indotti e anche contingenti, siamo chiamati a correggere.

Tornando alla situazione dei costi...

(interruzione del Consigliere Segretario Rigo, fuori microfono)

...mi fai finire? Sto parlando io, Rigo! Non ho una cartella dattiloscritta da 30 minuti, vado a braccio secondo le cose che dicono i colleghi...se mi interrompi perdo il filo!

Tornando alla questione dei costi e dell'atteggiamento responsabile che la maggioranza - e l'opposizione spero! - vuole adottare su questo tema, noi, quest'anno, dal 1° gennaio 2013, voglio che sia chiaro a tutti che non stiamo giocando e che non facciamo agli altri quello che non facciamo per primi a noi...l'anno scorso abbiamo diminuito del 10 percento i nostri emolumenti, capisco che possa essere ritenuto insufficiente, ma di questi tempi è insufficiente tutto...faremo un taglio drastico sul costo del funzionamento dei gruppi per dare l'esempio - al di là del modo in cui questi temi sono stati indotti da Roma che hanno provocato la nostra presa di distanza e la nostra ferma contrarietà - e per dimostrare che siamo convinti di andare in questa direzione in modo autonomo. Fatto questo, auspichiamo che altri settori che fanno parte del nostro sistema adottino lo stesso comportamento. Certo, prima lo dobbiamo adottare noi e lo faremo, ma non è possibile che ci siano nell'ambito dell'Amministrazione ancora oggi dei settori (sono stati citati: le società partecipate, le società che non sono sotto i riflettori) che guadagnano cifre spropositate. Che il Presidente di Finaosta o altri manager guadagnino 320- 350.000 euro non va bene, l'ho sempre detto, lo ribadisco in quest'aula, quindi non va bene, e se la ricetta del pauperismo certe volte troppo riflessa sulla classe politica deve essere fatta, noi lo facciamo, perché ci rendiamo conto dei tempi: deve essere applicata a tutti i settori della nostra macchina amministrativa.

Ieri sera, tornando dal Consiglio, ho visto la trasmissione Ballarò, che è iniziata con un servizio che faceva il focus finalmente sul mondo dei dirigenti, sugli emolumenti spesso nascosti dietro premi di produzione ed altre voci, che sono costituiti da somme molto elevate. A Roma come qua, ritengo che su questo punto si debba intervenire, perché non è possibile che in Valle d'Aosta ci siano dirigenti che sono tutti proiettati con livelli di retribuzione al massimo...guarda caso, a Roma come qua, tutti al massimo del cosiddetto "bonus di risultato"! Non ce n'è uno a Roma e non ce n'è uno qua che non prenda il massimo dell'indennità di risultato...chissà come mai! Anche su questo punto credo sia opportuno nel prossimo futuro, dopo aver dato l'esempio, mettere mano alla legge che su questo punto evidenzia un certo tipo di anomalia e che sia anche importante andare in questa direzione.

Concludo dicendo che il fatto che questo bilancio debba affrontare questi tagli plurimi che sono arrivati da Roma non è una bella cosa, anche per il metodo con il quale sono giunti; quindi, pur facendo parte io di una forza politica che sostiene insieme al PD questo Governo, non ho mai lesinato le critiche a tale riguardo, perché i metodi e le salvaguardie del nostro status devono essere messe al primo posto. Ciò non toglie che questo acuirsi dell'esiguità delle risorse che sono state imposte da Roma ci mette nelle condizioni di dover affrontare in un modo serio, coatto se vogliamo, una situazione che noi da tempo avevamo perorato che venisse introdotta, come ha detto il collega Lattanzi. E anche se attraverso queste forme molto discutibili siamo chiamati a prendere delle decisioni drastiche per il prossimo futuro, vediamo in questo contesto un'occasione non così negativa, ma positiva, perché induce tutto il popolo valdostano a tirarsi su i pantaloni da soli ed a prendere quelle graduali manovre e ricette che dovranno portare la nostra Regione in un nuovo contesto, non più un contesto di "vacche grasse" di cui abbiamo goduto negli ultimi anni, ma in un contesto di risorse che dovranno essere oculatamente suddivise fra funzionamento della macchina e somme che devono essere destinate agli investimenti; questi ultimi, purtroppo, in questo momento sono ridotti.

Il nostro auspicio è che gradualmente - come questo bilancio sta dimostrando e che riscuote, ma non solo per questo, il nostro convinto voto - si vada in questa direzione e quindi, proprio nell'imminenza della fine della legislatura, il nostro gruppo, pur facendo i distinguo sulla forma, voterà in modo convinto questo bilancio, perché va nella direzione che il nostro gruppo da tempo sostiene.

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Grazie Presidente.

Ritengo importante fare un intervento su questo bilancio, che arriva a chiusura di una legislatura perché, per la mia esperienza personale in questo Consiglio regionale, è stato l'atto più importante con cui ho dovuto confrontarmi fin dal 2008. Diciamo che avevo in mente un intervento che, prestando attenzione a quanto è emerso dall'aula, mi sento di correggere, perché pensavo ci fosse una visione univoca da parte della maggioranza della situazione ed invece ho dovuto constatare che si passa dal "Via Crucis" del collega Rosset, che lamenta questa terribile situazione e chiude addirittura in maniera molto preoccupata la sua relazione dicendo che questa maledetta crisi rischia di incidere sul benessere dei valdostani, a situazioni di ampio ottimismo, di prospettive future molto favorevoli per noi e per il rimettere in sesto una Regione molto male organizzata. Come dire: ho delle perplessità rispetto a queste letture così difformi della situazione, intanto perché non c'è un rischio che la crisi incida sul benessere dei valdostani, la crisi ha già inciso, picchiato duro e le famiglie che stanno male e sono in situazione di difficoltà sono tante.

La cosa che mi preme di più ricordare è che proprio in queste ore è arrivato un ultimo dato sulla disoccupazione in Valle d'Aosta, è il 7 percento, una cifra record, in un quadro - quello nazionale - non positivo, dove cresce la disoccupazione. Ma non è la stessa cosa che avviene a Bolzano (siamo ancora sotto al 5 percento), o a Trento (siamo sotto il 6 percento), ha meno disoccupazione di noi il Friuli. Allora noi partivamo da una situazione molto positiva 4 anni fa ed oggi dobbiamo prendere atto che queste straordinarie misure anticrisi, questo straordinario sforzo che è stato messo in campo sul lavoro non paga!

Sono state fatte scelte non sufficienti, se non addirittura errate, sbagliate, altrimenti non si spiegherebbe perché una delle Regioni che poteva dire dal punto di vista occupazionale di essere fra le migliori in Europa, oggi si avvicina alla media euro che è 7,9 di disoccupazione. Quindi non siamo più la Regione che aveva quei dati splendidi e li abbiamo patiti molto di più sia di altre Regioni a Statuto speciale, sia di altre Regioni non a Statuto speciale, perché abbiamo più disoccupati dell'Emilia Romagna. Questo perché è avvenuto? Perché al di là dei consigli preziosi che sicuramente il PdL che aveva capito tutto già 20 anni fa ha dato anche ai colleghi di maggioranza, c'è stata una profonda incomprensione della crisi. Nella relazione 2009-2011 si leggeva (nella relazione dell'Assessore Lavoyer, che immagino fosse condivisa da tutta la Giunta e la maggioranza): "Il bilancio in discussione viene approvato all'inizio di un periodo di crisi economica; come appena illustrato, questo bilancio non ne risente gli effetti, bensì è stato costruito per creare le premesse per arginarla". C'era la perfetta convinzione che in Valle d'Aosta, sì, c'è la crisi, ma noi, con tutti i soldi che abbiamo e anzi con i provvedimenti che stiamo prendendo non si muoverà niente; "3.000.000 di euro sono stati iscritti nei fondi globali per un primo intervento di risposta alle necessità più urgenti - si leggeva - ma l'intero bilancio, settore per settore, presenta gli stanziamenti necessari per far fronte a questo periodo di incertezza economica". Questa cosa si è ripetuta nel 2010 perché nel 2010 le risorse complessive del bilancio addirittura crescono nonostante la crisi, perché si passa da 1.675.000.000 a 1.685.000.000 del 2010, ancora si cresce e...previsioni astronomiche di entrate.

Oggi la realtà che abbiamo davanti è molto più dura, perché il bilancio dell'anno scorso, 1.470.000.000 di euro, si riduce di ulteriori 50.000.000 con il dato di quest'anno, 1.420.000.000, e il trend è a decrescere. A questo si sommano tanti provvedimenti e - devo dire - con una lettura leggermente diversa, non c'è stato tutto quell'entusiasmo in Valle d'Aosta quando sono arrivati i 10/10...a me pareva di aver capito anche dal Presidente che lui aveva cercato di arginare con l'introduzione di alcuni 10/10 il pesantissimo taglio dei 300.000.000 che derivavano dalla sostituzione di IVA da importazione ed aveva cercato di diluirli nel tempo perché non fossero così impattanti. Quindi quella era una compensazione ad un pesante taglio che si cominciava a costruire, perché era evidente che questo paese aveva accumulato un deficit pubblico che doveva essere corretto. Altrettanto non nutro un particolare entusiasmo nel leggere che siamo messi bene perché abbiamo un rating AA-, nel senso che l'anno scorso era AA+, quest'anno è AA-, diciamo che siamo contenti perché c'è un altro che sta peggio. No, è andata male, non siamo riusciti a tenere questo rating. Non è che diciamo: però ce n'è uno più zoppo di noi...allora, ho già dimostrato che come disoccupazione il trend nostro è uno dei peggiori, quindi la situazione è molto difficile.

Vengo ad alcune questioni che sono state sollevate. È stato evocato spesso il clima di "antipolitica profonda"...poi, andando a prendere qualche dato, cercherò di spiegare come alle volte si manifesta nella popolazione un senso di insofferenza nei confronti delle istituzioni, ma starei attento a non classificare tutto come "antipolitica". Sta nascendo una buona politica fra i cittadini, perché non è che c'è un anarchismo di fondo che dice spazziamo via tutte le istituzioni, sta crescendo invece una quota della popolazione che dice voglio delle istituzioni migliori. Non è antipolitica chiedere più sobrietà ai rappresentanti politici, alle istituzioni di fare il loro dovere; condivido che sarà antipolitica quella che dice mettiamo una bomba nei parlamenti ed aboliamo tutto, questo non è corretto, ma sta crescendo una fascia larghissima di popolazione che non vuole abolire le istituzioni, le vuole semplicemente migliorare, le vuole diverse! Quindi starei attento a classificare tutto questo mondo come antipolitica, perché ci chiede di lasciare un obolo rispetto alle nostre indennità.

Nella relazione leggo: serve un sistema pubblico regionale più moderno ed efficiente, meno costoso, che rappresenti una leva essenziale in grado di assicurare una forte riduzione delle spese, soprattutto di funzionamento, salvaguardando le risorse per gli investimenti essenziali per lo sviluppo, fornire servizi di maggiore qualità alla collettività e contribuire al corretto riequilibrio della finanza pubblica. Ma perché non lo avete fatto? Perché da 4 anni ce lo raccontate? Fatelo! Siete voi che avete il Governo regionale, perché continuate a scrivercelo?

Così come sono sconcertato da alcune affermazioni fatte anche dall'Assessore, tutte a mo' di interrogativo nella sua relazione in cui lui, che dovrebbe dire, interroga: quali prospettive di programmazione adeguate per il 2013 si possono avere nell'incertezza della mancanza di un interlocutore politico fra Stato e Regioni? Ma come quali certezze? Con quello che abbiamo dobbiamo fare i conti! Se non me lo sa dire lei, glielo dobbiamo dire noi che siamo all'opposizione? Sono stupito da questo smarrimento, perché la popolazione che si è smarrita è normale, quando andiamo a dirle ci sono molte meno risorse, è un dato di fatto, e sappiamo che molte di queste responsabilità sono della crisi economica, ma sono anche di una pessima politica nazionale che ha contribuito a creare deficit pubblico. Però che la Regione Valle d'Aosta si tiri completamente fuori da questo atteggiamento, quando ha partecipato sia a sostenere Governi di Centro-Sinistra che Governi di Centro-Destra, come il Governo Berlusconi, che adesso dica: però, che cattivi che sono a Roma! Va bene, sono il primo a dire che a livello nazionale sono state fatte delle malefatte incredibili, ma non è che qui ci sia stato quell'atteggiamento rigoroso da condannare questi Governi! No! Si andava giù a cercare di pigliare la nostra parte di quella torta che veniva spartita di fronte ad un debito pubblico dilagante. Quindi anche queste azioni rispetto all'aspetto economico non le condivido.

Condivido invece tutte le preoccupazioni al tentativo di intervenire pesantemente sulle istituzioni regionali ed il tentativo - mai visto prima - a livello governativo di un attacco pesante all'autonomia regionale. Questa cosa è inaccettabile e va respinta con forza all'unanimità da tutte le forze politiche che ci credono, quindi su questo siamo solidali alla maggioranza...ma attenti sulla questione economica, perché ci sarebbe molto da discutere! Ho assistito alle difficoltà con cui l'Assessore La Torre comunicava i tagli...gli mancava solo la lacrimuccia per essere la Fornero che, mentre dava una mazzata sulle pensioni, poi si metteva a piangere.

Anche qui un passaggio conclusivo della relazione dell'Assessore al bilancio, si dice: dobbiamo tener duro, dobbiamo fare uno sforzo...e poi si dice: arriverà la crescita del PIL a partire dal 2014. Questi sono i dati che rappresentano tutte le agenzie che spesso hanno sbagliato nel prevedere la ripresa, perché doveva esserci nel 2011, poi nel 2012, poi 2013 adesso siamo arrivati al 2014! Ma questo dato è un dato importante, che però attiene solo a quelle realtà che avranno messo in campo le misure per ripartire, non sarà uno sviluppo che ripartirà in modo generalizzato; ci saranno dei luoghi attrezzati per ripartire, ma se non riapre l'Olivetti I-Jet non riparte nessuno sviluppo, bisogna che la fabbrica riapra perché ci sia la ripresa del PIL. Se le fabbriche hanno chiuso i cancelli, non c'è nessuna ripresa economica, se sono diminuite le imprese, ne nascerà qualcuna nuova trascinata dallo sviluppo, ma avremo uno sviluppo più lento rispetto ad altre Regioni.

Naturalmente il passaggio fondamentale della relazione è quando si dice: è fondamentale la responsabilizzazione della classe politica valdostana a tutti i livelli, con la riduzione anche del numero dei Consiglieri regionali. Ci mancherebbe! Siamo a qualche mese dalle elezioni, parte la campagna elettorale in cui tutti quelli che hanno accusato di demagogia ed irresponsabilità chi nel passato parlava di questi provvedimenti e presentava anche dei disegni di legge (bocciati!), adesso diventa il campione dei tagli dei costi della politica! Noi abbiamo cercato di dire non vogliamo essere campioni, sosteniamo il provvedimento insieme alla maggioranza, ci fa piacere che su questi provvedimenti si crei unanimità, è un grosso lavoro prezioso che si sta facendo, però quali sono i numeri che presentiamo ai valdostani al termine di questi cinque anni? Cioè presentiamo un bilancio che è passato, nel 2010, da 1.685.000.000 di euro a 1.470, cioè 1.458 nel 2013, quindi siamo regrediti di oltre 200.000.000 di euro. Se vado a fare invece il confronto per quanto riguarda il riepilogo delle funzioni, riepilogo funzione 1, troviamo una riduzione pesantissima del bilancio regionale e, come vedremo in altre voci, riduzioni consistenti, ma sul funzionamento degli organi istituzionali non abbiamo un segno negativo. Quindi io dico - e me ne assumo la responsabilità personale - che ci presentiamo ai valdostani, abbiamo chiesto due anni fa di evitare questa cosa qui, cioè che avremmo presentato dei segni negativi ai valdostani con meno servizi, meno trasporti, meno questo e meno quell'altro, c'era anche un meno nei costi della politica...poi, tanto non accontenti mai nessuno...però qui c'è un segno più!

Allora sicuramente si vede leggendo le macrovoci che la maggioranza ha cercato di tenere sulla questione occupazionale, quindi essendo la maggior parte del personale dipendente pubblico, si vede il grosso sforzo di non incidere sulle voci personale, in particolare quello della scuola, ma attenzione: oggi per il 2013 c'è questa difesa, ma sono molto preoccupato se vado a vedere il bilancio in modo prospettico. Infatti il bilancio sulla voce del personale scuola è stato tirato al lumicino e negli anni prossimi va in calo...me lo spiegate come facciamo a mantenere l'occupazione se diminuisce quella voce? Bisogna avere un colpo di fortuna, che arrivano dei soldi da chissà dove nel bilancio regionale; ma sappiamo che non è così! Allora per il 2013, anno elettorale, tutto fermo, poi si vedrà!

Finanza locale: questa permette di leggere con chiarezza come aveva anticipato bene il collega Chatrian quello che è avvenuto in questi anni, perché leggendo i trasferimenti senza vincolo di destinazione nel 2010 abbiamo 127.000.000 di euro; nel 2013, 95, quindi un calo pesantissimo dei finanziamenti senza vincolo di destinazione, mentre quelli con vincolo di destinazione passano da 55 a 128. Questo vuol dire che noi predichiamo l'autonomia, gli enti locali devono avere le risorse, autonomia della scelta, eccetera, poi nella nostra Regione è la Regione che dice ai Comuni ti do questi soldi per fare questo e ti riduco il margine di quelli con cui tu liberamente fai la tua politica comunale. I Comuni non protestano, dicono che va bene; sì, non protestano nei luoghi istituzionali, protestano nei bar, come si fa politica in Valle d'Aosta, ma non è che questo dato passi inosservato! Anche qui, giuste le critiche a questo tentativo folle, centralistico, sbagliato di Monti, per quanto ci riguarda abbiamo detto che siamo dell'idea che lo Stato debba ridurre il numero dei parlamentari, riorganizzarsi in modo federale e, al di là dei comportamenti sbagliati dei singoli che rappresentano le istituzioni locali di cui si deve occupare la Magistratura, deve esserci un impianto federale di questo Stato e questo non sta avvenendo. Però non è che noi, perché il Governo nazionale accentra, allora diventiamo Regione-centrico rispetto ai nostri enti locali!

Qui una cosa gravissima che è avvenuta in questi anni...a me pareva che il Presidente avesse aperto una discussione importantissima, quella di riorganizzare non solo i servizi, ma anche le funzioni dei Comuni, aveva dato un messaggio molto forte: mettetevi insieme, lavorate per mettere insieme queste cose, questa è una cosa importantissima! Ma io mi chiedo: cosa è successo? È successo nulla, perché la cosa che bisogna capire è che dobbiamo almeno dare un minimo di indirizzo; ma che senso ha che un Comune di una valle laterale perché ha un Sindaco amico da un'altra parte, va a fare l'accordo con il Comune lontano per gestire delle funzioni? Non si può...e invece si può, lei le conosce meglio di me queste cose, Presidente! Non si può, ma c'è un dibattito stranissimo fra i Comuni...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

...poi lei mi risponderà e mi dirà qual è il progetto in atto, per adesso c'è un dibattito stranissimo, addirittura alcune previsioni fanno risultare per Comuni più piccoli un aumento di spesa. Già siamo incorsi una volta in questa cosa nella gestione associata dei servizi a livello di comunità montana, dove ad alcuni Comuni, dopo la gestione associata dei servizi, venivano ad aumentare i costi. Allora non nascondiamoci dietro ad un dito, se si fanno questi sforzi di mettersi insieme lo si fa in un'ottica...garantendo la qualità del servizio, ma in un'ottica di risparmiare, mica per far aumentare i costi! Se un piccolo Comune si trova a pagare ancora di più dopo aver messo insieme le funzioni, che senso ha? Mi sembra che facciamo come con i costi della politica, non li facciamo e poi lo Stato dice: o li fate o vi taglio il bilancio! Ma questa è una libera scelta, scusi collega Zucchi, lo so che lei in cuor suo lo ha sempre avuto il desiderio di ridurre il numero dei Consiglieri regionali, ma non lo diceva per far dispetto al collega Tibaldi, ma francamente abbiamo avuto tutti l'impressione che fosse più la pressione del Governo nazionale a mettervi fretta su quel tema, che non un sentire profondo! Quello che stiamo dicendo noi, siccome da 4 anni diciamo che dobbiamo trovare un modello per le vallate alpine di federazione di Comuni che non annulli l'identità, non ho visto nulla di concreto!

Altra questione non indifferente è la riduzione che arriva sul settore dell'istruzione universitaria. Tutti devono fare dei sacrifici, ma noi facciamo una mega università con dei bilanci che vanno ad appiattire il futuro professionale della nostra università, cioè o abbiamo i soldi per sostenere l'università dal punto di vista professionale, altrimenti che senso ha fare una mega università? Anche qui, questo bilancio è in totale contrasto con alcuni aspetti fondamentali delle scelte che vengono fatte.

Sulle politiche sociali ha detto bene il collega Rigo: c'è stato un tentativo di dire qui si taglia poco, si contiene, eccetera, invece il taglio c'è stato; questo avrà fatto piacere a chi ha detto che qui c'era un welfare faraonico, ma qui non c'era un welfare faraonico, collega Lattanzi! Qui c'era un welfare che noi andavamo in giro per l'Italia a citare ad esempio, quindi non c'era nessun welfare faraonico. Vorrei ricordare che questo è un settore dove all'investimento che viene fatto corrisponde spesso lavoro nei due sensi, cioè lavoro che se apro un asilo nido, ho persone che lavorano nell'asilo nido, ma lavoro anche perché le donne riescono ad avere meno carichi familiari e ad intervenire nel sociale. Quando parlo di "badanti" parlo di lavoro e parlo di persone che, non dovendo accudire ai propri genitori, si liberano per lavorare da un'altra parte, quindi il welfare, come hanno detto bene i colleghi Fontana e Rigo, è il motore dello sviluppo e di una società che lavora e cresce, non è un peso!

Sono scioccato quando sento una maggioranza che ritorna in quest'aula ad accusarci: voi della Sinistra che avete creato quel welfare...certamente, ne andiamo orgogliosi, siamo convinti che non si debba tagliare, che l'operazione sulle badanti sia una follia perché aumenterà i costi di gestione di anziani soli, non accuditi, che dovranno essere ospedalizzati! È un errore scaricare sulle famiglie i costi della crisi! Non le accettiamo queste posizioni, non le condividiamo. Giustamente il collega Lattanzi dice: le badanti probabilmente sono tutte delle straniere, io vi invito invece ad andare a modificare la norma che non consente a familiari che hanno un certo reddito di poter avere il riconoscimento dei contributi per l'assistenza agli anziani; anche questo abbiamo chiesto noi, dare un riconoscimento ai valdostani e ridurre magari l'intervento di persone che devono arrivare da altri territori. È facile fare demagogia contro gli immigrati e poi non prendere i provvedimenti a sostegno delle famiglie valdostane!

Su tutto, a dire il dato più macroscopico di questo bilancio naturalmente, come è stato detto in precedenza, riguarda l'agricoltura, perché qui, di fronte a personaggi folcloristici che girano le fiere raccontando che il Partito Democratico avrebbe tagliato 500 euro per una festa in cui bisognava comprare il campanaccio, eccetera, dimenticando che i provvedimenti della Presidenza del Consiglio sono stati assunti all'unanimità - ma spero che arrivi presto la pubblicità delle delibere su questi temi - non si vede che il bilancio della zootecnica è tagliato in una misura incredibile. Abbiamo perso dal 2009 ad oggi la bellezza di 8.000.000 di euro, praticamente andiamo alla riduzione del 50 percento, siamo vicinissimi, è il 45; allora non c'è nessuna voce del bilancio che è stata massacrata come la voce zootecnia. Potete mandare in giro nelle feste tutti i personaggi folcloristici che volete, ma i numeri sono questi! C'erano 18.000.000, siamo scesi alla bellezza di 10 virgola... Se andiamo a vedere nel 2010 alla funzione "obiettivo agricoltura" si leggeva 77.000.000 di euro, oggi si legge 33.000.000 di euro; si può dire: ma abbiamo spostato, abbiamo girato...questo si legge. Agricoltura: 77.000.000 di euro quando iniziava la legislatura, oggi 33.000.000 di euro, è stato devastato questo settore! Potete raccontarla come volete, questi sono dei numeri scritti in un bilancio, non interpretabili perché sono tagli! Allora io dico: costi della politica più e costi dell'agricoltura zero.

Mi accingo a chiudere con una battuta. Salzone diceva: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Non so chi ha vissuto al di sopra delle possibilità, non le famiglie valdostane che ho conosciuto io, che hanno tirato in questi anni la cinghia! Dice Salzone, anche lui prendendo spunto forse dagli esempi alla Fornero: l'agricoltura è una prospettiva...ah sì, ma che agricoltura? Quella dello zappare l'orto lungo la ferrovia che verrà dismessa! Non ci sono più finanziamenti, che bilancio ha visto, collega Salzone, che prospettiva è questa agricoltura di cui lei parla?

Presidente - Vista l'ora, sospendiamo i lavori per questa mattina e li riprenderemo questo pomeriggio alle 15,30.

La seduta è tolta.

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La seduta termina alle ore 13,03.