Oggetto del Consiglio n. 2655 del 24 ottobre 2012 - Resoconto
OGGETTO N. 2655/XIII - Interpellanza: "Ricorso dell'Azienda USL alle prestazioni aggiuntive da parte dei dirigenti medici ospedalieri della "libera professione agevolata"."
Interpellanza
Constatato che l'informazione regionale ha portato all'attenzione dei valdostani il fenomeno della lievitazione degli stipendi tabellari dei dirigenti medici ospedalieri per effetto della cosiddetta "libera professione agevolata";
Appreso che le prestazioni aggiuntive fornite su richiesta dell'Azienda USL vengono pagate in misura maggiorata rispetto alle retribuzioni base;
Considerata l'inderogabile necessità di produrre risparmi sulla spesa sanitaria regionale e l'esigenza di garantire un corretto carico di lavoro per professioni che implicano l'assunzione di grandi responsabilità nei confronti della salute dei cittadini;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore competente per sapere:
1) in cosa consiste la "libera professione agevolata", quando e per quali motivazioni vi si ricorre;
2) se esistono limiti orari o di spesa per il ricorso a tale prassi;
3) a quanto ammonta la spesa annuale complessiva per tale prestazione e quale incidenza percentuale ha la maggiorazione di retribuzione dovuta;
4) quali sono le intenzioni rispetto al ricorso a tale modalità di servizio in considerazione della necessità di ridurre la spesa sanitaria.
F.to: Patrizia Morelli - Cerise - Chatrian
Presidente - La parola alla Consigliera Patrizia Morelli.
Morelli (ALPE) - Merci Président.
Di quelli che i media hanno definito i medici "paperoni" ci eravamo già occupati lo scorso anno in sede di discussione del bilancio e avevamo segnalato come poco coerente con la spesa sanitaria la presenza di dirigenti medici dell'ospedale che percepivano retribuzioni che superavano ampiamente i 200.000 euro annui, partendo da uno stipendio tabellare medio di 43.000 euro. Da parte della Giunta e dell'Assessore non vi era stata nessuna replica puntuale, ma una sorta di silenzio-assenso, o come tale lo avevo interpretato, ma dobbiamo constatare che il problema si ripropone anche per il 2011, grosso modo con gli stessi protagonisti. Tutti i cittadini possono verificarlo sul sito dell'USL, in cui è stato fatto un certo sforzo di trasparenza, peraltro obbligatorio, perché vi compaiono tutte le tabelle delle retribuzioni di tutti i dirigenti: quelli medici, quelli sanitari non medici, quelli amministrativi, quelli veterinari, quelli tecnici, degli ultimi tre anni e vi è a corredo una nota esplicativa della Direzione dell'USL, che specifica le modalità di formazione delle singole voci, allora: dallo stipendio tabellare, che è mediamente di 43.625 euro; dalla posizione di parte fissa, che viene data in base alle qualifiche; dalla posizione di parte variabile attribuita ai dirigenti con un'anzianità superiore a cinque anni, in cui si estrinseca la graduazione delle funzioni e la pesatura degli incarichi; dalla retribuzione di risultato, che è legata al raggiungimento degli obiettivi, e da una colonna "altro", che comprende, oltre a varie indennità (fra cui quella di bilinguismo), gli straordinari, la pronta disponibilità e la libera professione a favore dell'azienda. La tabella non comprende la libera professione intramoenia e non vi compare una colonna totale, che riassuma la situazione totale, cosa che in certi casi potrebbe risultare molto significativa.
È sulla libera professione a favore dell'azienda, quella che ho chiamato nella premessa libera professione agevolata, riprendendo una definizione utilizzata in un articolo comparso di recente, che la nostra interpellanza pone l'attenzione. Per effetto di questa colonna "altro", la retribuzione di almeno il 30 percento dei dirigenti medici sanitari si ritrova maggiorata di cifre comprese fra i 40.000 euro, pari all'incirca allo stipendio tabellare, e i 100.000 euro, con gradazioni crescenti (40.000-60.000- 70.000- 80.000) fino a superare per una decina di casi i 100.000 euro e per un caso, il più eclatante, i 200.000 euro. Francamente ci è sembrata un'anomalia che perdura nel tempo e su cui chiediamo di avere dei chiarimenti: in cosa consiste questa libera professione agevolata o a favore dell'azienda e in quali casi vi si fa ricorso; "se esistono dei limiti orari o di spesa per il ricorso a tale prassi"; a quanto ammonta la spesa annuale complessiva legata a questa modalità e quale incidenza ha la maggiorazione legata a questa modalità rispetto alla retribuzione di base dovuta; infine come si concilia questa modalità con la necessità di ridurre la spesa sanitaria.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce.
Lanièce A. - Grazie Presidente.
Per quanto riguarda la prima domanda, peraltro una questione molto complicata questa della libera professione nell'interesse dell'azienda, perché l'affermazione "Libera professione agevolata" era apparsa su qualche articolo di giornale. Richiamo un po' di normativa perché la materia è non di facile comprensione all'inizio. Il contratto collettivo nazionale per l'area medica del 3 novembre 2005 inseriva all'articolo 14, comma 6, la possibilità di richiedere al personale la prestazione di attività aggiuntive individuandone la remunerazione in 60 euro orarie (richiamando l'articolo 55 del contratto collettivo nazionale dell'8 giugno 2000, laddove si prevedeva la partecipazione ai proventi di attività professionali richieste da terzi all'azienda, anche al fine di consentire la riduzione dei tempi di attesa secondo programmi predisposti dall'azienda stessa, di intesa con l'équipe dei servizi interessati. Questo era il motivo per cui è nata la libera professione parallela, quindi per ridurre le liste di attesa).
Si considerano prestazioni erogate nel suddetto regime anche le prestazioni richieste in via eccezionale, temporanea e ad integrazione dell'attività istituzionale, dalle aziende ai propri dirigenti allo scopo di ridurre le liste di attesa o di acquisire prestazioni aggiuntive. L'effettuazione di tali prestazioni, come emerge da consolidata dottrina giuslavoristica, non costituisce un obbligo di servizio per il dipendente, ma solo una facoltà di adesione, pertanto, laddove il dipendente non accetti di rendere la prestazione aggiuntiva a fronte di tale remunerazione, l'azienda non può esercitare alcun potere coercitivo in merito.
In relazione alla questione sollevata dall'interpellanza, la Giunta regionale con delibera n. 4259/2006 è intervenuta stabilendo che, in deroga a quanto previsto dall'articolo 14 del contratto collettivo nazionale dell'area medica del 2005, le attività aggiuntive rese dal personale al sistema sanitario regionale possono essere remunerate con specifica valorizzazione per prestazione o pacchetti di prestazioni limitatamente ai casi in cui venga accertato da parte della direzione il minor costo in caso di acquisto delle prestazioni medesime all'interno rispetto a quello sostenuto con risorse esterne. L'azienda, alla luce delle disposizioni sopracitate, ha disciplinato in materia con regolamenti aziendali approvati con deliberazione del Direttore generale n. 134/2007 e n. 893/2007: la prima per la dirigenza e la seconda per il comparto.
Sul secondo punto si deve precisare che il limite complessivo viene indicato all'inizio dell'anno dalla Giunta, quando si stabilisce l'entità dello specifico fondo vincolato, quindi la delibera che dà indicazioni all'azienda su tutta l'attività, che per il 2012 era stato quantificato definitivamente (e con l'applicazione della spending review) in 2.100.000 euro, contro i 2.503.000 nel 2011, per cui si è già registrata una riduzione del 16%.
Per quanto riguarda il limite di orario per il comparto esiste un limite massimo annuale di prestazioni extraorarie complessive (fra straordinario e libera professione per l'azienda) di 250 ore pro capite, mentre tale limite non è applicato per il personale dirigente, essendo tale personale svincolato dai limiti orari annuali oltre a quelli normati dalla legislazione europea.
Punto tre: "a quanto ammonta la spesa complessiva...". Per le prestazioni rese con la valorizzazione a prestazione ovvero a pacchetti di prestazioni (laddove l'azienda calcola il risparmio fra tariffa da nomenclatore e il costo della LPA in un risparmio medio del 60%, oltre al fatto che vengono utilizzate al massimo le tecnologie esistenti da parte dei sanitari che le usano abitualmente). Questo è un altro aspetto importante, è chiaro che, usufruendo dalle LPA, si utilizzano al massimo le tecnologie soprattutto nella diagnostica per immagine, radiologia, eccetera, che è quella che è più coinvolta in tutto il meccanismo delle liste di attesa, quindi è quella che abbiamo sempre cercato di spingere di più, perché è lì che si hanno più problematiche di liste di attesa. L'incremento dipende dai volumi delle prestazioni rese dal prestatore, quindi il lavoro viene effettivamente effettuato e questo è un punto importante, perché c'è la radiologa che è stata sui giornali con tanto di nome e cognome, ha fatto un quantitativo enorme di ore in ospedale e la differenza è dovuta alla prestazione effettuata dal medico. Per le prestazioni rese a tariffa oraria, la maggiorazione nella differenza fra il relativo valore dell'ora straordinaria contrattuale, che poi dipende dalla fascia oraria e dalla giornata settimanale di prestazione, e la tariffa convenuta, quindi 60% per la dirigenza e 32% per il comparto, perché, come sapete, molte di queste prestazioni vengono effettuate alle 9,00-10,00 di sera per ridurre le liste di attesa nel programma che è stato concordato con l'azienda.
"Quali sono le intenzioni rispetto al ricorso a tale modalità di servizio in considerazione della necessità di ridurre la spesa sanitaria": la riduzione è già stata applicata nel 2012 con una riduzione di circa 400.000 euro (da 2.503.000 del 2011 a 2.100.000 del 2012) e la spesa per questa causale sarà ulteriormente razionalizzata nel 2013, lo vedremo nella discussione sul bilancio, a condizione che le esigenze che l'hanno determinata vengano comunque soddisfatte;
questo è uno dei mezzi per offrire delle prestazioni aggiuntive alla popolazione. È chiaro che ci sono delle riduzioni nel campo della spesa sanitaria di cui dovremo tenere conto.
Non voglio essere più realista del re, ma sono a disposizione per fare una seduta della V Commissione sul meccanismo della libera professione per l'azienda rispetto a quella intramoenia e extramoenia, perché è un argomento complicato, quindi sono disponibile a fare una commissione ad hoc e venire a spiegare come funziona il meccanismo.
Presidente - La parola alla Consigliera Patrizia Morelli.
Morelli (ALPE) - Merci Président.
Assessore, lei ci ha spiegato bene quali sono i casi nei quali si ricorre a questa modalità di servizio. Ci ha detto che la motivazione principale è ridurre le liste di attesa, dobbiamo però registrare che nella diagnostica il nostro sistema sanitario ha ancora importanti liste di attesa, basta verificarlo sul sito dell'USL: per una risonanza magnetica ci vogliono 84 giorni di attesa, quindi questa non è forse la risposta più opportuna.
Ci ha fornito un dato molto interessante, che dovrebbe farci riflettere: questo tipo di prestazione è retribuita con 60 euro all'ora. La radiologa di cui si è parlato nei giornali nella colonna "altro" ha 208.330 euro, diviso 60 - io non sono brava in matematica -, se il parametro medio che lei ci ha fornito è quello, vuol dire - me lo dice il collega Chatrian che è bravo in matematica - quasi 4.000 ore, vuol dire che sono stati sforati completamente i tempi e gli orari di servizio a cui i medici credo siano tenuti. Se lei ci dice che è diverso, acquisiamo volentieri la documentazione con cui lei ci spiega qual è il meccanismo che porta a queste cifre, perché ci sembra necessario approfondirlo.
È necessario porre dei limiti orari e dei limiti di spesa ad una pratica che è profondamente sperequativa. È vero che dipende dal dirigente medico aderire o meno alle richieste dell'azienda, ma ci sono situazioni in cui queste richieste sono molto più alte rispetto ad altre creando opportunità che non sono uguali per tutti. Fra l'altro, è un fenomeno che ci sembra tutto valdostano, che non ha rispondenza in nessuna delle altre aziende sanitarie; ci siamo presi la briga di andare a verificare sui siti delle aziende sanitarie di Milano, Torino, Bologna, Palermo, Napoli, Reggio Calabria, dove, per effetto della trasparenza, ci sono queste tabelle retributive, ma non esiste in nessuna di queste situazioni una colonna che riporti la voce "altro" neppure al di sopra dei 100.000 euro.
Le chiediamo quindi un impegno a normalizzare questa situazione che tanto normale non è. Apprezziamo come sempre la sua disponibilità a venire in V Commissione, perché riteniamo che sia un argomento da approfondire. Tengo a precisare che non ho fatto confusione fra questa metodologia di servizio e la possibilità della libera professione intramoenia, sono due cose diverse che non rientrano in tale tipo di metodologia. Riteniamo che sia un argomento da approfondire e con molto interesse credo che in V Commissione potremo farlo.
