Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1721 del 6 aprile 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1721/XIII - Dibattito sulla nuova situazione politica e sulla composizione della maggioranza in seno al Consiglio regionale della Valle d'Aosta. (Reiezione di una risoluzione)

Président - Nous allons continuer la discussion sur le point n° 5 à l'ordre du jour. Le dernier intervenu était le Conseiller Louvin.

La parole au Conseiller Bertin.

Bertin (ALPE) - Questo allargamento, questo accordo è la logica conclusione di un percorso politico che da diverso tempo accomuna l'Union Valdôtaine e il PdL, un percorso, come si diceva questa mattina, nato diverso tempo fa - già si accennava alle elezioni comunali di Courmayeur... - e che ha avuto un'accelerazione, come al solito in questo campo piuttosto decisa, quando ad Augusto Rollandin sono stati affidati i pieni poteri dall''Union Valdôtaine; una soluzione da questo punto di vista, anche alla luce del nuovo dominus della situazione, inevitabile, conoscendo ormai le logiche e gli interessi che guidano l'azione del Presidente Rollandin. Non si tratta pertanto di uno scherzo o un pesce d'aprile, come ancora qualche giorno fa sperava l'Onorevole Caveri dal suo blog, che fra l'altro definiva questo accordo fra il partito berlusconiano e l'Union Valdôtaine come una bizzarria.

Certamente bisogna dire che, da un certo punto di vista, almeno apparentemente, la cosa è poco comprensibile: non lo è innanzitutto perché questa mattina abbiamo scoperto che tale accordo non è neanche fatto su un programma: il programma non ci è stato illustrato e non si capisce quale sarà e su cosa poi si baserà quest'alleanza. Diventa anche difficile commentare, di solito le alleanze nascono dalla condivisione di un programma nell'agire concreto, questa mattina ci è stato fatto l'elenco delle cose fatte, che poco aveva a che fare con un nuovo programma di una nuova maggioranza.

Se guardiamo poi la cosa da un punto di vista strettamente numerico, il cosiddetto "centro autonomista", così si era autodefinita l'alleanza Stella Alpina, Fédération, Union Valdôtaine presentandosi alle elezioni regionali del 2008, si era presentata come una specie di terzo polo... già di per sé dire terzo polo porta piuttosto sfortuna e in effetti si vedono i risultati, oggi il centro autonomista di fatto muore.

Ritornando a quanto dicevo prima, con 23 consiglieri se si vuole fare qualcosa, tipo governare, non è necessario allargare la maggioranza, 23 consiglieri sono più che sufficienti per garantire un'azione politica decisa e chiara, non c'è bisogno di un allargamento. Politicamente poi, se crediamo che la politica abbia ancora qualcosa a che fare con le idee e con i valori, diventa francamente difficile spiegarsi cosa ha a che fare l'autonomismo valdostano, che storicamente nasce dall'antifascismo e dalla resistenza e che ha nel 18 maggio simbolicamente la data nella quale nasce l'autonomismo post bellico in Valle d'Aosta: nasce appunto il giorno della morte di Emile Chanoux, trucidato dai nazi-fascisti. Cos'ha questa storia autonomistica a che fare con personaggi come La Russa, Coordinatore nazionale del PdL, o la nipote di Mussolini, o altri personaggi di questo calibro che fanno parte integrante del PdL, con l'idea di Stato e di Nazione che hanno queste persone...è francamente difficile capire cosa hanno in comune...oggi, come si diceva, c'è oggettivamente una rottura storica dell'autonomismo valdostano nei rapporti con la destra.

Anche scendendo ad una analisi più pragmatica sui risultati che ha dato questo lungo fidanzamento precedente al matrimonio che celebriamo oggi, non vi sono grandi cose. L'accordo sul federalismo fiscale ci ha visti uscire perdenti in una posizione sia politicamente, sia finanziariamente debole, nella quale ci siamo prestati ad operazioni che alla fine non si sono rivelate così vincenti, se le paragoniamo a quelle di altre Regioni autonome, non ne vediamo dei grandi benefici.

Questa certamente è una Giunta regionale, guardando da un altro punto di vista ancora, lontanissima da qualunque idea liberale. La presenza dell'Amministrazione regionale nella società e nell'economia valdostana è stata confermata da questa Giunta, tant'è che il primo atto significativo di tale Esecutivo è stato l'acquisto della Cervino S.p.a. nel luglio 2008 e stiamo assistendo ad un apparato pubblico che in questi due anni e mezzo non ha certamente subito una riduzione, anzi oggi probabilmente ci troviamo di fronte ad un numero di dirigenti mai superato finora da nessuna Giunta regionale, il che evidenzia che l'apparato pubblico è rimasto invariato, se non accresciuto, con una presenza nell'economia e nella società capillare, asfissiante che si dedica soprattutto al controllo. Non capisco come forze politiche che si ispirano al liberalismo trovino un accordo - poi su quale programma? - con un agire che non solo non è liberismo, ma non è neanche liberale, vede una concezione, un'idea e una presenza della Regione nella società che è francamente lontanissima da ogni idea liberale di società!

Questa operazione invece si inserisce perfettamente nelle strategie di Augusto Rollandin e del gruppo dirigente dell'Union Valdôtaine, ammesso che un gruppo dirigente ancora esista nell'Union Valdôtaine...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

...qui vediamo che c'è soprattutto il Presidente Rollandin, poi certamente ci saranno anche altri. Un'operazione un po' simile a quella di Berlusconi a livello nazionale, con uno sdoganamento della destra, che diventa parte della maggioranza regionale per la prima volta dal dopoguerra, formalizzando anche a livello regionale quello che è stato fatto al Comune di Aosta: una grande coalizione che abbiamo visto per le elezioni comunali di Aosta basata essenzialmente e principalmente sulle grandi opere, detto altrimenti: sui grandi affari. Grandi opere per lo più inutili, quando non sono dannose, e che certamente non porteranno niente di buono alla Valle d'Aosta, dei grandi affari che non daranno grandi benefici ai cittadini valdostani, per cui non si può che esprimere una certa inquietudine rispetto a questa nuova situazione politica.

Président - La parole au Conseiller Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie Presidente.

L'appuntamento di oggi rappresenta indubbiamente un momento politico di rilevante importanza. L'allargamento della maggioranza regionale è un dato di fatto ormai palesato e indiscutibile, anche per coloro che come noi hanno fin da subito manifestato, pur legittimamente, dubbi e in alcuni casi scetticismo. Crediamo di poter dire che questo fatto abbia obbligato un po' tutti i singoli partiti e movimenti ad un dibattito interno serio e approfondito. Siamo convinti che gestire tali passaggi politici alla luce del sole, a contatto diretto con i nostri elettori, senza quindi assumere decisioni verticistiche, costituisca il modo per raggiungere obiettivi condivisi. Oggi salutiamo questo evento con la dovuta considerazione e lo facciamo perché l'allargamento di una coalizione dovrebbe essere considerato sempre portatore di nuove risorse in tutti i sensi e, quando è condiviso l'obiettivo comune di migliorare un progetto per dare ulteriore impulso al prosieguo della legislatura, l'allargamento deve essere accolto come un fatto positivo in senso assoluto. È indubbio - e non può essere certamente sottaciuto - che il tragitto sia stato complesso, per certi versi, irto di ostacoli per tutti, compreso crediamo per Il Popolo della Libertà. D'altronde le diverse sensibilità, ma anche le inevitabili posizioni culturali e ideologiche presenti nelle rispettive compagini hanno aumentato fortemente il dibattito, a volte con toni molto accesi come era preventivato, ma, come affermano molti osservatori, il dibattito e il confronto sono il sale della politica.

Anche noi di Stella Alpina quindi, come abbiamo già detto, non ci siamo certo sottratti al dibattito interno, decidendo di avere una serie di incontri con i nostri iscritti sul territorio per affrontare il problema contingente e per confrontarci ulteriormente sui temi più problematici del momento. Il dibattito si è sviluppato partendo dai contenuti dell'ultimo nostro Congresso, in cui si individuava nell'accordo fra le forze autonomiste la migliore formula per il governo della nostra Regione, avvalorata dal fatto che nelle consultazioni elettorali del 2008 abbiamo conseguito un eclatante risultato di coalizione. La stessa soddisfazione è stata espressa per quanto riguarda l'eccellente lavoro svolto in questi tre anni, caratterizzati da una maggioranza solida e coesa, pur trovandosi ad operare in un contesto di forte crisi economica. Proprio per questo Stella Alpina, nel momento più importante delle riforme in senso federalista e nell'ottica di rilanciare un modello unico di governo per la Valle d'Aosta, rivendica l'importanza di mantenere ben salda la barra al centro dell'unità delle forze autonomiste, unità costruita con l'Union Valdôtaine e Fédération. Nello stesso tempo non possiamo che prendere atto con soddisfazione che nel corso della legislatura Il Popolo della Libertà ha modificato il suo atteggiamento politico, condividendo sostanzialmente il programma di legislatura delle forze regionaliste ed è quindi in questa fase di grave crisi economica che abbiamo potuto apprezzare l'appoggio del PdL, che ha concretizzato il suo percorso con l'approvazione di una serie di provvedimenti di fondamentale importanza per la nostra comunità, giungendo infine alla votazione perfino dei documenti economici più importanti sotto il profilo politico, come la finanziaria e il bilancio di previsione della nostra Regione. Il rapporto con Il Popolo della Libertà peraltro nasce subito all'insegna della condivisione di una serie di passaggi di forte impatto politico, che si realizzano cammin facendo, dalla realizzazione di un accordo politico per le elezioni europee al cartello per le elezioni al Comune di Aosta e ora concretizzatosi con l'ingresso nella maggioranza regionale.

Oggi auspichiamo che l'allargamento della maggioranza possa contribuire ad una maggiore attenzione del Governo nazionale su questioni di grande rilievo per la nostra Valle, sia sotto l'aspetto economico che istituzionale, in modo particolare ci riferiamo alle problematiche inerenti la definizione del principio dell'intesa per le riforme statutarie, ad una politica specifica per la montagna, al riconoscimento del diritto ad una rappresentanza nel Parlamento europeo, nonché alle problematiche legate all'energia, ai trasporti e all'ordinamento finanziario. Non sappiamo se il momento contingente possa essere considerato storico per la nostra Regione, forse lo è sotto il profilo prettamente politico; certo è che siamo chiamati tutti a rispondere a problemi vecchi e nuovi che la società in piena evoluzione ci propone. Siamo chiamati a dare risposte concrete al problema delle nuove povertà, alla crisi inarrestabile dell'occupazione, alla nuova immigrazione, alla salvaguardia di un'autonomia finanziaria senza la quale, lo vogliamo sottolineare ancora una volta, non si può avere una vera autonomia. Per noi di Stella Alpina, senza voler cadere nella retorica, tutto ciò sarebbe già storico: sarebbe storico sapere di aver contribuito a risolvere buona parte dei problemi della gente, in modo particolare di coloro che sono in seria difficoltà. Ecco perché ci diventa difficile comprendere, anche dopo aver cercato di ragionare in modo laico e razionale, dopo aver messo tutto sul piatto della bilancia, come sia possibile per qualcuno considerare ancora così complicato condividere un nuovo percorso con una forza politica che, al di là delle legittime aspirazioni di entrare nel circuito della maggioranza, vuole mettersi al servizio degli interessi della Valle condividendo il nostro programma di legislatura e aprendoci una corsia preferenziale per Roma. Questa maggioranza non ha certo bisogno di allargamenti numerici, questo pare ovvio a tutti, ma, in un momento di grande difficoltà in senso generale, sarebbe irresponsabile non accettare la collaborazione di chi ha dimostrato con caparbietà di voler contribuire al miglioramento e al benessere dei valdostani. In questa situazione, a meno che non si voglia sottovalutare il momento, abbiamo sempre più bisogno di allargare la condivisione delle scelte, c'è bisogno di più dialogo e più assunzione delle responsabilità, così come sono auspicabili meno risse verbali e scontri ideologici diventati ormai obsoleti. La gente insomma ha bisogno di risolvere i problemi del quotidiano, ma anche di sentire meno chiacchiere. Oggi quindi, oltre ai temi contingenti già citati, ci sono sul tappeto partite in gioco di rilevante importanza che si discutono anche sui tavoli romani. Basti pensare ad alcuni problemi ancora irrisolti nell'ambito dei trasporti, vedi la questione della ferrovia, dell'aeroporto, le tariffe autostradali tanto per citarne alcuni. In questo senso siamo chiamati tutti, maggioranza ed opposizione, ad un senso di responsabilità più alto e per questo è bene isolarsi da quelle frange di tifoseria politica più esaltate, che hanno da sempre prodotto ostacoli verso un leale dialogo costruttivo nell'interesse generale. Vogliamo riaffermare anche che rifuggiamo da chi proclama improvvidamente "no" al dialogo, è fuori dalla nostra cultura soprattutto in momenti come questi di forte degrado della politica, ma anche di valori; dialogo e leale confronto sono l'unico vero richiamo al senso di responsabilità che crediamo ci debba in qualche modo competere. Per tutti questi motivi la Segreteria del movimento di Stella Alpina invita i propri amministratori, a fronte di una conclusione positiva del confronto fra le forze autonomiste e Il Popolo della Libertà, a continuare a lavorare nella nuova maggioranza con uguale impegno e responsabilità, ponendo sempre come orizzonte del nostro agire il bene delle famiglie valdostane. Grazie.

Président - La parole à la Conseillère Carmela Fontana.

Fontana (PD) - Grazie Presidente.

Da oggi la Regione Valle d'Aosta è governata dal centro-destra, poco importa la formula tecnica o i numeri, quello che conta è che la maggioranza autonomista che ha vinto le elezioni del 2008, dopo aver preso atto del suo fallimento politico, con una mossa ha deciso di imbarcare la destra per tentare di ottenere tangibili favori dal Governo nazionale e dal Presidente del Consiglio. Tre sono i fatti evidenti che emergono da questa nuova pagina politica: primo, lo svilimento delle prerogative della nostra autonomia ridotta ormai a presentarsi a Roma con il cappello in mano per tirare a campare, accettando in cambio qualsiasi compromesso politico; secondo, l'ammissione del fallimento di tre anni di Governo autonomista incapace di affrontare la crisi in Valle d'Aosta; terzo, il disprezzo dimostrato dalla dirigenza dell'Union Valdôtaine nei confronti degli elettori valdostani e anche dei suoi elettori, che nel 2008 avevano indicato con chiarezza una maggioranza e un programma di governo e oggi fanno i conti con un ribaltone degno della Prima Repubblica.

Mi voglio soffermare in particolare sul grave fallimento politico della maggioranza autonomista. Come già evidenziato durante la campagna per le elezioni comunali del 2010, il blocco autonomista si è dimostrato incapace di gestire la difficile situazione che si è prodotta in Valle a seguito della crisi economica, incapace di affrontare e risolvere il caos nel settore dei trasporti, incapace di rispettare le promesse di stabilizzazione dei lavoratori precari, incapace di risolvere le difficoltà crescenti del settore zootecnico, l'impasse dell'edilizia e il declino industriale della nostra Regione. Di fronte a queste e ad altre gravi emergenze regionali nel settore del lavoro e dei trasporti, a difficoltà nell'accesso all'occupazione per i giovani, a mancanza di regole trasparenti per l'assunzione delle società partecipate regionali, al ridursi dei benefici per tutti connessi all'autonomia speciale e più in generale di fronte alla grave crisi del sistema economico valdostano, il partito di maggioranza della Valle d'Aosta ha messo in scena una rappresentazione sbiadita della vecchia politica tanto contestata quando il teatrino si svolge a Roma. Il PdL diventa allora una stampella indispensabile per mantenere in piedi numericamente un Governo regionale in affanno. È molto grave che questo avvenga in totale spregio della legge elettorale che si configuri di fatto come un ribaltone politico, che non ha il coraggio di restituire agli elettori il diritto di decidere chi li governa. Nonostante la manfrina politica delle trattative che non si riferiscono a poltrone nel palazzo, alludendo a forme ancora più gravi - perché nascoste - di accordi, resta il fatto che da tempo la decisione è stata presa dai vertici dell'UV senza che nessuna proposta riguardasse la soluzione dei problemi veri e stringenti della comunità valdostana.

L'allargamento si configura inoltre come una grave anomalia rispetto alla legge elettorale in vigore, che ha consentito agli elettori valdostani di individuare nel 2008 una precisa maggioranza e un programma di governo. Ora i casi sono due: o il PdL aderisce al programma degli autonomisti e dichiara esplicitamente che in due anni ha cambiato idea, oppure la nuova maggioranza regionale di centro-destra si presenta con un nuovo programma e con nuove priorità. Nel primo caso c'è da chiedersi per quale motivo ci hanno tediato per mesi e mesi con consultazioni, dibattiti, litigi e mezze scissioni; se invece stiamo parlando di un cambiamento politico programmatico della coalizione che ha vinto le elezioni nel 2008, allora la faccenda è diversa. Se cambiano i presupposti che hanno determinato quel voto, è necessario tornare a votare: diventa necessario perché la legge elettorale valdostana non conferisce al vincitore una delega in bianco, ma un voto sulla base di una precisa opzione politica, vincolato appunto alla presentazione di un programma comune. Se esso cambia in corso d'opera, anche l'orientamento e il voto dell'elettore potrebbero cambiare, ecco quindi che la posizione del PD - che chiede di sancire con un nuovo voto il cambiamento degli equilibri politici e delle alleanze in Regione - non è una questione virtuale, ma di rispetto della legge e degli elettori. Stante l'attuale legge elettorale, devono essere gli elettori ad esprimersi rispetto ad un cambio di maggioranza, quindi l'unica strada percorribile è quella di tornare al voto. Grazie.

Président - La parole au Conseiller La Torre.

La Torre (FA) - Grazie Presidente.

Si discute tanto di politica in Italia in questo momento, è un argomento che "attraversa" non solo quest'aula, ma il Parlamento, le strutture stesse dei partiti; in realtà, però, la politica oggi si dovrebbe interrogare dove ha messo quello che, a mio avviso, è un elemento fondamentale del modo di fare politica, ossia il coraggio di fare politica. Oggi non si riesce più a capire che il coraggio di fare politica è uno degli elementi portanti del fare politica e io rivendico questo diritto, lo rivendico per me stesso e lo riconosco anche a chi lo pratica e lo porta avanti nelle sue azioni: il coraggio di fare politica, il coraggio di mettersi in discussione, il coraggio di confrontarsi, di aprirsi al confronto. Certamente una maggioranza di 23 voti è una maggioranza che non ha nessun tipo di problema e che può andare ovunque, fare tutto quello che vuole, ma c'è un elemento: corre il rischio di essere una maggioranza che non ha il coraggio di fare politica. Noi oggi, rivendicando tale ragionamento, veniamo in quest'aula a presentare questo allargamento della maggioranza. Noi crediamo che nel cambiamento, in chi realmente crede nel cambiamento....sia implicito il cambiamento nell'evoluzione che intorno a noi si sta muovendo...solo affrontando questo cambiamento e questa evoluzione possiamo dare quelle risposte che vengono richieste alla politica. Chiedetevelo per voi stessi se avete il coraggio di fare politica, se avete il coraggio di mettervi in discussione; noi ce lo abbiamo. Credo sia proprio questo uno dei mali - mi consenta e non c'è polemica - che attraversa in questo momento la sinistra: il non coraggio del cambiamento; lo dicono al loro interno tanti degli esponenti, lo dice Renzi, lo dicono altri...la staticità. Ebbene, non vogliamo essere prigionieri di questo, crediamo che la politica si debba dare anche una risposta, che non può essere quella di dare una risposta semplicemente a noi stessi trovandoci le garanzie per essere rieletti. Noi dobbiamo riportarci alle vere risposte che devono essere date, ossia l'obiettivo di garantire alla nostra collettività una crescita e quel benessere che noi, come amministratori di quella collettività, dobbiamo continuamente difendere. La politica, quindi, deve continuare ad essere la ricerca del bene comune, anche mettendosi in discussione, anche con delle scelte coraggiose, anche cercando di vivere il momento politico che attraversiamo e trovando all'interno delle energie, che sono disponibili....quella capacità di affrontare e trovare le soluzioni, perché la politica è energia, non ce lo possiamo dimenticare. La politica dovrebbe essere energia e partecipazione, dovrebbe essere pensiero positivo, non può essere pensiero negativo!

Ho ascoltato con attenzione le parole di Louvin questa mattina, che ci voleva spiegare la sua visione della politica: una visione di opposizione, una visione delle ragioni che devono dividere, una visione delle differenze che dovrebbero impedire di mettere insieme queste energie al positivo, una visione quindi negativa. Mi permetto di dire che il collega Louvin, dopo tanti anni di maggioranza, probabilmente è sazio di governo e ha pensato che adesso la nuova politica possa essere quella del "no". Io credo al contrario che la scelta coraggiosa da noi effettuata oggi sia una scelta assolutamente al positivo, è una scelta che però giustamente deve avere una chiarezza di percorso, questo sì che è legittimo che venga chiesto: una trasparenza di percorso, una correttezza di confronto, però una correttezza e una trasparenza che c'è stata a tutti i livelli. Non nasce casualmente, nasce attraverso un confronto che c'è stato nel tempo. È stato ricordato questa mattina dal Presidente della Regione, forse anche da altri...per quelle che sono state le azioni politiche che questa Regione ha portato avanti sia al Parlamento europeo...al Comune di Aosta, dove (non dimentichiamo) la stessa discussione era stata fatta in via preliminare, dove sembrava che questo spostamento politico-amministrativo al positivo per rilanciare la città di Aosta e trasformarla nel motore di quello che potrà essere questa Regione, sarebbe stato distrutto nelle urne; così non è stato, non solo abbiamo registrato che così non è stato, ma al Comune di Aosta quella alleanza ha portato una maggioranza che ha vinto con molti punti in più della precedente maggioranza. Evidentemente è perché la gente percepisce che ci deve essere e che va sostenuta una volontà che va verso un cambiamento al positivo, che si fa carico anche di scelte difficili.

Certo che era più semplice probabilmente anche restare in una maggioranza di 23, ma io credo che il percorso che si sta portando avanti insieme con gli amici del PdL, che hanno dimostrato, con una grande discussione interna, dignitosa e con posizioni giustamente diverse, ognuna con la sua dignità, la capacità di mettersi a disposizione della Valle d'Aosta in tutti quelli che sono stati i passaggi fondamentali e che probabilmente dovremo ancora affrontare. Non ultima la questione della DEVAL, ma non vorrei arrivare a questo pragmatismo così esasperato, vorrei raccogliere anche la sollecitazione di Bertin di fare un ragionamento più elevato. Non è solo quindi una questione pragmatica, ma è anche una questione di coraggio di mettersi in gioco, di riuscire a dare una svolta a questa Regione, nel senso che questa Regione oggi ha bisogno di impegnarsi; fino ad oggi è andata bene, abbiamo saputo gestire bene le nostre risorse, da oggi c'è bisogno di impegnarsi ancora di più e raccogliere intorno a questo nucleo che si vuole impegnare le migliori energie, quel famoso pensiero positivo che deve guidare le nostre azioni. Ecco perché questo è un punto di partenza non un punto di arrivo; non sento alcuna necessità di vantarmi di niente, ringrazio chi mi ha riconosciuto un ruolo di pontiere, penso di aver fatto solo il mio dovere all'interno di quel coraggio di fare politica, ma questo è un punto di partenza. Non è oggi che noi raccogliamo il frutto di questa apertura, lo verificheremo sul terreno nelle cose che faremo. Non a caso il programma - lo ha detto bene il Presidente - era un programma aperto fin dall'inizio, che oggi, alla luce dei grandi cambiamenti attorno a noi, è un programma che si aggiorna e trae energia dalla disponibilità che viene data. Questo è un elemento eccezionale nella sua semplicità e nella sua trasparenza; ecco perché oggi la discussione ha anche un binario sereno, non c'è bisogno di tante cose o di arrivare a un voto per dire cose che sono percepite da tutti. È chiaro che è una sfida, non so se la vinceremo e se, quando arriveremo al momento elettorale - che comunque è sempre a valle di un percorso anche politico -, i risultati ci saranno, ma non ho paura di mettermi in discussione e ringrazio anche il Presidente che accetta questa sfida e la porta avanti. Non abbiamo paura di metterci in discussione, perché siamo convinti che possiamo lavorare per il bene della nostra collettività e possiamo migliorare la qualità della vita ancora una volta in questa regione. E non ho neanche paura di perdere la mia identità, so benissimo chi sono, non perdo la mia identità; chi ha paura di perdere la propria identità è perché probabilmente ha dei dubbi con sé stesso ed è lì che si deve interrogare qualcuno, perché chi conosce da dove viene sa chi è e sa dove vuole andare, non ha paura di perdere la propria identità. Il rapporto "viaggia" anche sulle spalle delle persone, perché anche la realtà poi è fatta dalle persone e devo dire personalmente - mi direte che sono di parte - che la collaborazione con il gruppo del PdL è una collaborazione fatta anche con delle persone che hanno il senso della responsabilità e lo hanno dimostrato, cosa che molte volte in quest'aula altri non hanno dimostrato. E non è una cosa da poco, sennò si banalizza sempre tutto, non è solo la questione della DEVAL che è importantissima e sarà epocale quando sarà capita fino in fondo, non è solo quello, ma è anche un senso della responsabilità, che molte volte viene banalizzato, perché molte volte non si ha il coraggio di fare politica; quando uno ha il coraggio, si alza in piedi e dice quello che pensa, è così che si fanno le cose e che si cambiano le cose. Io ho il coraggio di farlo e ho sostenuto questa posizione, questa battaglia, ritengo che sia giusta: lo faccio non per me stesso, perché non so neanche se mi darà dei frutti o dei benefici, ma perché credo in questa Regione, ritengo che questo possa portare avanti un miglioramento. La collaborazione con lo Stato ha già dimostrato che è la strada giusta per garantire a questa Regione ancora la capacità di mantenere al pieno la sua visione di autonomia e credo sia una cosa che la gente capirà. È inutile "fare" quelle voci di corridoio, dove si cerca di "abbattere" attraverso il corridoio quelli che sono invece i momenti politici fondamentali e pregnanti di una discussione come questa! Penso che oggi stiamo facendo un passo importante, un passo che verrà ricordato anche nella storia della nostra Regione, ma sono convinto che questo passo sarà un punto fondamentale d'inizio per migliorare ancora la qualità della vita della nostra regione, nell'interesse dei nostri cittadini. Mi riservo di intervenire ancora dopo.

Président - La parole au Conseiller Secrétaire Tibaldi.

Tibaldi (PdL) - Grazie Presidente. Faccio anch'io un primo intervento con l'ausilio di alcuni fogli che mi sono preparato e mi riservo eventualmente un secondo intervento qualora siano necessarie delle repliche. Prenderei spunto dalle parole che ha finito di dire il collega La Torre, ossia bisogna avere il coraggio di mettersi in discussione e di mettere in discussione, allora vorrei fare alcune considerazioni che non ho lesinato di effettuare anche nelle settimane scorse e che oggi in parte ripropongo guardando dall'interno il PdL, ma anche con gli occhi non tanto del Consigliere, ma soprattutto dell'elettore pidiellino, perché in fondo se noi siamo qui, è perché abbiamo la legittimazione popolare; di conseguenza, dobbiamo alla fine dei conti rendere conto del nostro operato - scusate il gioco di parole - a loro.

Leggevo nei giorni scorsi sui giornali alcune dichiarazioni: si parlava di svolte epocali in Regione - e questi erano i giornali di marzo -, gli unici fatti epocali che abbiamo vissuto in queste ultime settimane sono su scala mondiale e vorrei riferirmi in particolare al Giappone, che è stato colpito da un terremoto la cui intensità non era mai stata registrata così forte, e alla guerra al regime di Gheddafi, evento in merito al quale l'Italia sta ricoprendo un ruolo importante. Lo scenario politico regionale invece non ha registrato nulla di epocale, nemmeno quella rottura storica di cui parlava poc'anzi il collega Bertin, perché ancora immaginare o evocare il fascismo e l'antifascismo mi sembra piuttosto pretestuoso e strumentale. Lo scenario politico regionale ha registrato il fatto che molti elettori di centro-destra stanno constatando con preoccupazione - e sottolineo il termine "preoccupazione" - l'esistenza di un minimalismo senza precedenti, talmente evidente che rasenta lo zero e che stamattina mi è parso di cogliere anche nell'intervento del Presidente della Regione, ma sul quale poi torno. La legge elettorale regionale del 2007 stabilisce la presentazione preventiva della lista (o della coalizione) e del relativo programma agli elettori che, esprimendosi attraverso il voto, decidono chi è deputato a governare la Regione e chi è assegnato alla minoranza. Il PdL si è presentato alle elezioni regionali del 25 maggio 2008 con un programma chiaro ed inequivocabile, di cui voglio - non per il gusto di tediarvi, ma per rinfrescare la memoria di qualcuno - rileggere in aula una breve parte dell'introduzione: "Da tempo i valdostani auspicano un cambiamento nei modi del Governo regionale, da tempo sono illusi che per cambiare sia necessario tempo. Noi affermiamo che non è solo una questione di tempo - ne è passato in abbondanza! - ma anche e soprattutto una questione di uomini e di idee. Coloro che hanno governato finora la Valle hanno dimostrato di essere ispirati principalmente da logiche clientelari, che poco hanno a che vedere con il benessere collettivo e con l'efficienza del sistema. La politica di governo nella nostra regione è stata fino ad ora fine a sé stessa; scopo principale creare facile consenso elettorale a prescindere dalle reali esigenze di sviluppo della comunità valdostana". Aggiungevamo: "l'Union e i suoi alleati autonomisti hanno fatto la politica per sé stessi, la politica degli incarichi delle consulenze che servono solo a beneficiare gli amici e gli amici degli amici". Concludevamo: "i valdostani per noi contano più di chi li governa!". Non ve l'ho letto tutto ovviamente, vi ho letto alcuni passaggi significativi, che sono stati tratti non da quel documento che leggeva sta mattina Louvin, ma dal Foglio Azzurro, che comunque era il foglio di propaganda elettorale da me ancora firmato a quell'epoca e comunque condiviso da Bongiorno, Lattanzi, Benin e Zucchi. Il cartello autonomista Union, Stella Alpina e Fédération Autonomiste è una coalizione distinta e distante in termini programmatici dal PdL, chi ha votato nel 2008 gli uni non intendeva certamente sostenere gli altri e viceversa, il contenuto dei rispettivi programmi è ben diverso, io me li sono letti entrambi: ho quello del PdL qui e mi sono anche letto quello della coalizione vincitrice, sono qui allegati. La forzatura della lettera e dello spirito della legge elettorale che oggi si vuole imprimere col cosiddetto "allargamento" non è sanzionabile sotto il profilo giuridico, ma avrà inevitabili conseguenze sotto l'aspetto politico. È un atto di infedeltà nei confronti del corpo elettorale, egoisticamente guardo con preoccupazione al nostro elettorato, e non a quello del cartello autonomista, visti i malumori che ho raccolto in questi mesi da molte persone. Non sono l'unico malpancista, come qualcuno mi ha amorevolmente definito nelle colonne del Peuple; ci sono migliaia di malpancisti come me e sono anche arrabbiati, anche tra le vostre fila, ma io di voi non mi preoccupo. Dicevo che molti elettori stanno assistendo attoniti al fatto che il PdL - o, meglio, chi ne regge le sorti in sede locale -, dopo mesi di rincorsa spasmodica per conseguire l'inserimento nella coalizione di maggioranza, abbia ottenuto l'anelato e fatidico assenso dalle componenti autonomiste. Assenso che oggi viene consacrato con una chiacchierata sull'argomento; una chiacchierata, che, pur avendo una sua valenza formale perché svolta in quest'aula, resta comunque e sempre solo una summa di parole. Le perplessità e il disappunto che non ho mai celato sull'ingresso in maggioranza del PdL trovano oggi un'altra immediata conferma nel titolo dell'ordine del giorno, che non fa un cenno alcuno alla sostanziale revisione del programma di legislatura, né all'introduzione specifica di punti salienti del nostro programma elettorale, quello del PdL, e manca inoltre di un vero e proprio documento politico tra le parti.

La nuova situazione politica presentataci dal Presidente della Regione si traduce nell'accettazione incondizionata da parte del PdL di un programma di governo ideato e sostenuto da forze politiche completamente diverse dal PdL per origine, per idealità, per principi e per obiettivi; al quale si aggiunge inoltre l'accettazione altrettanto incondizionata di riconoscersi nella Giunta regionale, che non viene scomposta di una virgola, ovviamente senza assessori azzurri.

Alla collega Fontana, che ha esordito dicendo: "da oggi il centro-destra governa la Regione", vorrei dire che non vedo nessun assessore azzurro, forse lei sì, ha le lenti a contatto diverse dalle mie... io ho delle lenti che non mi permettono di vedere assessori azzurri nella compagine di Giunta.

"Orgogliosi di essere italiani" e "rien à fêter" sono due slogan che riassumono efficacemente la grande differenza tuttora vivida tra l'area di centro-destra e quella tipicamente localista. L'infelice dichiarazione del Presidente dell'Union alla vigilia del 17 marzo, giorno celebrativo del 150° anniversario dell'unità d'Italia, ci ha fatto capire la profonda distanza culturale e politica che ci separa su un argomento come questo: l'appartenenza ad un popolo, quello italiano; questione che non è di secondaria importanza e che molti di voi ancora rifiutano o tendono a strumentalizzare per mera convenienza di parte. D'altronde l'esordio delle consultazioni sezionali da parte dell'Union è stato scandito dalle parole chiare e forti del Presidente della Regione, riportate fedelmente da La Stampa del 3 febbraio scorso, secondo il quale l'alleanza col PdL conviene all'Union perché "il Governo - il "Governo Berlusconi" si intende - è debole e ci fa comodo, barcamenandosi tra scandali e fiducie risicate". Sono considerazioni pesanti - qua c'è la fotocopia -, che deridono l'interlocutore politico e che hanno offeso molti elettori del PdL. Stamattina ho ascoltato il Presidente, che quasi con un certo distacco ha annunciato l'allargamento della maggioranza al PdL, non so i miei colleghi - probabilmente la sensazione è solo mia -, ma io mi aspettavo un pochino più di partecipazione emotiva, ho colto invece delle parole estremamente formali, un riassunto di un elenco di leggi che sono state votate all'unanimità, tant'è che vi è stato lo scambio di una battuta con Lattanzi: "potevamo restare una minoranza collaborativa, tanto votavamo già all'unanimità prima, per votarci dopo non vedo cambiamenti di sorta". Ho soprattutto colto dalle parole del Presidente che il PdL serve per i rapporti con lo Stato: per avere i rapporti con lo Stato, il Governo debole ovviamente è un'opportunità, e a livello locale quale ruolo giochiamo? Anche qui ho sottolineato o, meglio, ho annotato una frase: "che il PdL a livello locale serve per accentuare il sentimento di unità della comunità valdostana", se ho capito bene, se ho annotato tutte le parole che ha detto in quel preciso passaggio. Vi è poi stato un elenco di una serie di principi: meritocrazia, sburocratizzazione, Aosta capitale, sviluppo, impiego occupazionale, ma questi principi non si possono che condividere, penso che in tutti i programmi elettorali e di governo siano parole che si trovano scritte in un modo o nell'altro: il problema è come applicare questi principi, attraverso quali atti o fatti si da concreta attuazione agli stessi. È questa allora la realpolitik, quella tipica di chi usa il potere fine a sé stesso? O è aspetto deteriore della politica, che ha forse abbagliato anche qualche mio collega? Numerosi iscritti e simpatizzanti del PdL mi hanno scritto evidenziandomi come il partito non abbia mai convocato un'assemblea generale o delle consultazioni territoriali, lasciando una decisione di questo peso nelle mani di alcune persone che hanno agito per conto di tutti ignorando la base. Mi permetto quindi di stendere un velo pietoso sulla democrazia interna dei partiti - adesso in questo caso sto guardando il mio partito, perché oggi è inesistente la democrazia interna -, secondo moderne logiche di un assolutismo che spesso è ben poco illuminato.

L'area di centro-destra, rappresentata in Regione dal PdL, assiste attonita ad una clamorosa rinuncia alla propria identità, nel nome di un'operazione della quale non si ritrovano contenuti politici. Un aspetto ulteriormente originale è che la coalizione che oggi incorpora il PdL ha ribadito "che il nucleo portante della nuova maggioranza sarà comunque costituito dalle tre forze regionaliste che si sono presentate in coalizione alle elezioni del 2008 e hanno dato assicurazione al Senatore Fosson che potrà esprimere al Senato il voto che meglio contribuisce a valorizzare l'autonomia e la specificità della Valle d'Aosta senza obbligo di voto a favore del Governo Berlusconi". È quindi un patto che, come vedete, è estremamente agevole per una parte, estremamente condizionato per l'altra. Le tre forze regionaliste non solo non rinunciano alla propria identità, ma addirittura rafforzano la loro coesione, come è stato ricordato da Salzone, nei confronti del quarto partner di maggioranza, confermano il loro programma, che non è quello del PdL, e la compagine di governo, che rimane invariata, e autorizzano, se necessario o anche solo opportuno, il Senatore valdostano a votare contro Berlusconi, relegando il PdL valdostano ad un ruolo marginale. L'impressione che se ne ricava, soprattutto da parte dei nostri elettori, è che il PdL si stia svendendo e assoggettando completamente all'Union e ai suoi partner. Avrei ritenuto più dignitoso una proposta diretta di iscrizione all'Union Valdôtaine, l'affermazione può apparire provocatoria, ma rende bene l'idea del minimalismo di cui parlavo prima. In questi tre anni di legislatura non ci sono stati segni tangibili di discontinuità col passato: a parte l'insediamento di un amministratore unico presso la casa da gioco - proposta già formulata dal gruppo La Casa delle Libertà nel gennaio del 2008, ben sette mesi prima che si insediasse la nuova Giunta -, c'è una sostanziale perpetuazione dei metodi del passato - sono state costituite altre s.p.a. di scopo a regia pubblica, nelle quali si effettuano assunzioni su chiamata e poi le classiche consulenze a raffica -, la gestione che abbiamo sempre contrastato e contestato e che oggi è accentuata da una concentrazione di decisioni in capo ad una sola persona e da una dipendenza sempre più marcata della comunità dai suoi voleri.

Il programma del PdL presentato alle regionali del 2008 era notevolmente critico nei confronti del modus operandi della maggioranza uscente, in quel caso presieduta da Caveri, e si proponeva come nettamente alternativo ad esso. I nostri canoni basilari di alleggerimento della mano pubblica nella società locale - "meno Regione e più ragione" era lo slogan portante - oggi vengono ignorati e gettati nel nome di un accordo - anche se non ho visto alcun foglio che sancisca un'intesa o qualcosa di simile - che non dà una minima garanzia di cambiamento a noi e ai nostri elettori. Mi hanno chiesto da più parti e a più riprese: "cosa farà il PdL in maggioranza? Quali svolte epocali sarà in grado di imprimere a questa società che soffre da tempo di un preoccupante immobilismo?". Un attento lettore mi ha spontaneamente rimarcato che il compito pidiellino rischia di essere senza arte né parte - io auspico di no -, perché non c'è alcuna possibilità di dimostrare, nei due anni che residuano al termine della legislatura, di concretizzare idee e progetti propri del nostro programma, presentato e votato dai nostri sostenitori, o di cooperare all'esecuzione del medesimo, o di parte di esso, attraverso un nostro componente in Giunta. La prima forza politica italiana e che esprime il Capo del Governo è stata trattata in Valle d'Aosta come l'ultimo dei servi sciocchi in un cospetto feudale. La mediazione di Fédération, e in particolare del suo Capogruppo, che ha un'elevata capacità di spostamento nell'assetto politico domestico - da ni droite, ni gauche a soi droite que gauche -si è rilevata disastrosa e sicuramente improduttiva per il PdL.

"Il PdL non cerca poltrone" ha sostenuto qualcun altro dall'alto della sua protervia intellettuale dopo essersi garantito la riconferma della propria e gli organi di stampa ne sono buoni testimoni. Nei giorni scorsi il Coordinatore regionale, che probabilmente ci sta ascoltando via streaming e che saluto, mi ha parlato con entusiasmo dell'allargamento in itinere sventolandomi una velina Ansa del 25 marzo (di cui vi ho letto sopra un passaggio significativo) come se si trattasse di un evento unico e inimmaginabile. A questo punto mi è sorto un dubbio: o io non sono più capace di intendere e di volere, oppure lui è a conoscenza di fatti che mi vengono taciuti. Mi sono sforzato di capire in questi mesi quale sarà il punto di approdo per il PdL, per ora vedo molta acqua da tutte le parti - e per una volta non mi riferisco a centrali, centraline idroelettriche -, così come una quota significativa dei nostri elettori non vede alcun principio politico in questa operazione e tantomeno alcuna strategia di crescita per il partito. Probabilmente c'è già chi ha già incassato qualche vantaggio personale in termini di interessi o di affari propri o di propri amici, o ancora è in attesa di ricompense promesse, ma questa è politichetta, fatta di piccole gratificazioni, incarichi, consulenze et similia; politichetta con la "p" minuscola, che perpetua i metodi del passato e non persegue quegli obiettivi almeno un po' più moderni e più nobili di cui la comunità valdostana meriterebbe di vedere la realizzazione.

Caro Massimo, mi rivolgo a te, sempre a te, persona con la quale ho sempre avuto un dialogo franco e aperto e persona alla quale ho sempre espresso tutte le mie perplessità e difficoltà a riconoscere la validità di un simile compromesso. Sei il Capogruppo regionale e hai un ruolo fondamentale non solo nell'ambito del gruppo, ma anche nel partito: non ci si può accontentare di un inciucetto di palazzo, a queste condizioni indecenti, per etichettarlo come risultato politico! Ti esprimo tutta la preoccupazione di quei nostri elettori che si sentono smarriti e non hanno capito le ragioni di questa scelta. Preparati a lavorare molto per recuperare quel consenso che, a maggior ragione se sarai indicato come Coordinatore regionale, con questo passaggio incomprensibile per i nostri elettori, rischiamo seriamente di perdere nel tritacarne elettorale e, come ben sai, le prossime consultazioni non sono così lontane.

Non ho pregiudiziali nei confronti dell'Union Valdôtaine, vorrei sottolinearlo, certamente non mi aspettavo un'umiliazione di questo tipo, a "zero tituli", come direbbe Mourinho, e auspicavo - ma sono rimasto una voce inascoltata - un percorso di preparazione più attento e più comprensibile per tutti, con eventuali ipotesi di fattibilità per il 2013. Le tappe sono state invece bruciate con forza e imperio utilizzando addirittura l'alibi di Berlusconi, che avrebbe personalmente dato il suo placet a questa operazione. Oltre a non sapere come sia stata realmente rappresentata al Presidente del Consiglio la realtà valdostana (questo rimane uno dei tanti misteri che aleggiano nel partito e che rimangono senza risposta), non mi risulta che egli abbia dedicato molto del suo tempo e dei suoi pensieri ad una regione che non ha mai visitato negli ultimi 20 anni, se non in via occasionale e privata al Congresso della Democrazia Cristiana delle autonomie (Rotondi) nell'ottobre del 2006. Non fate però sapere al Presidente Berlusconi su quali basi concrete e concordate si è conclusa la trattativa, perché il PdL valdostano non ci farebbe e non ci fa certo una bella figura! Ciò detto, sono costretto a prendere atto - e oggi mi limito a prendere atto - della situazione politica che si è venuta a creare in Consiglio regionale. È una maggioranza, come mi ha suggerito qualcuno o meglio diversi elettori, geneticamente contro natura, nei confronti della quale mi comporterò osservando scrupolosamente due principi: il primo, la facoltà operativa offerta dalla Costituzione in merito al mandato elettorale, che non è soggetto ad alcun vincolo imperativo; il secondo, i principi del programma presentato dal PdL agli elettorali che hanno indicato a quattro Consiglieri regionali di rappresentare dignitosamente ed efficacemente la nostra area politica e di portare avanti il nostro programma nella massima istituzione valdostana; questa è la bussola che ha guidato e che continuerà a guidare il mio agire in politica.

Président - La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie Presidente.

Tutto si può dire, meno che questa cosa non sia alla luce del sole, cristallina e trasparente, la vera democrazia! Siccome abbiamo ascoltato parecchi pareri, di camere segrete, appalti, affari...abbiamo l'opportunità di dibattere di questo evento importante e il coraggio di farlo in piena trasparenza, nella coscienza e nella consapevolezza che per il PdL - lasciatemelo rivendicare - oggi è un giorno importante. È un giorno importante, al di là dei punti di vista particolari, lo è e rappresento questa importanza e questa soddisfazione politica a nome di tutto Il Popolo della Libertà e del gruppo consiliare regionale che rappresento. Ho il compito anche di rappresentarvi la nostra piena consapevolezza e la nostra piena coscienza del momento politico che stiamo vivendo.

Ho ascoltato con attenzione l'opposizione, gli alleati, che ringrazio per il lungo percorso di dialogo che abbiamo intrapreso e anche il collega Tibaldi per il contributo che ha voluto dare al dibattito politico, che non vedo né scandaloso, né disastroso: sono punti di vista, è evidente che sono difformi e dissenzienti dal gruppo e dal partito ma, a mio avviso, legittimi e democraticamente espressi. Siamo consapevoli che oggi formalizziamo istituzionalmente un percorso in cui invece noi abbiamo lavorato da tempo: non nasce oggi, non nasce improvvisamente, non nasce nelle ultime settimane e non nasce esclusivamente per convenienza, lasciatemelo dire con l'orgoglio di chi sa di aver lavorato insieme ai colleghi consiglieri, al Coordinamento regionale de Il Popolo della Libertà per raggiungere questo obiettivo. Un obiettivo che mi dovete lasciare gentilmente qualche secondo per associarlo al momento in cui nel 1993, con alcuni amici, in un piccolo ufficietto, cominciammo a dare la vita al nostro primo embrione, che era Forza Italia, il primo club e la prima idea di centro-destra valdostano. Me lo dovete oggi, perché credo sia non solo doveroso nel rispetto di chi ha iniziato quello sforzo nel lontano 1993, ma di tutti gli elettori che hanno creduto in quel progetto politico. Un progetto che, diceva bene Enrico, si fondava su alcune convinzioni e si fonda - lo ribadisco con orgoglio - su delle convinzioni politiche: le convinzioni che il centro-destra in Valle d'Aosta avesse qualcosa da dire, l'avesse da dire da protagonista e, anche se in quel momento non eravamo ancora rappresentati nelle istituzioni, eravamo pienamente consapevoli che il futuro era nostro per il nostro modo di pensare, per il nostro bacino culturale, per la storia e per le tante storie dalle quali provenivano gli elettori e i dirigenti quadri del nostro costituendo partito in quegli anni. Non ve la voglio fare lunga, solo un piccolo momento di ricordo che ci è dovuto, perché noi c'eravamo dai primi momenti e in questo abbiamo creduto. Oggi poter dire che Il Popolo della Libertà entra in maggioranza a Palazzo regionale...io ho la pelle d'oca e il mio pensiero va a tutti quelli che ci hanno lavorato, che ringrazio con cuore.

Noi non entriamo in maggioranza per annacquare i nostri valori, non entriamo in maggioranza neanche per annacquare di un solo centimetro la nostra volontà politica; noi entriamo in maggioranza, perché ce n'è l'opportunità e perché, a nostro avviso, non solo non c'è spartizione, caro Louvin, perché la dietrologia va bene e la demagogia anche e l'opposizione anche, credo che posso permettermi di esprimere anche come ex oppositore cosa è giusto fare. Sentire però parlare di comitati di affari, di accordi di affari... noi non abbiamo fatto nessun affare: noi abbiamo una bandiera di valori e di convinzioni che abbiamo messo sul tappeto da anni, delle forze autonomiste, la loro attenzione, trasparentemente lo abbiamo sostenuto da questi banchi, ad ogni dibattito sui bilanci abbiamo sempre espresso con piena consapevolezza e convinzione le nostre idee e cioè che la nostra Regione avrebbe dovuto prima o poi condividere e accettare la sfida di un cambiamento e noi oggi di questo parliamo. La manifestazione dei forestali di questa mattina è uno di quei segnali del cambiamento. Qualcuno dirà che non è un segnale positivo, invece è un segnale di coscienza; è anche un segnale il fatto che un Presidente della Giunta scenda fra quei lavoratori che soffrono e dica loro in faccia con coerenza, correttezza e lealtà la verità, ossia che si sta facendo tutto il possibile e l'impossibile all'interno delle norme e delle leggi del Patto di stabilità concordato e condiviso da tutte le forze politiche del Parlamento e imposto dall'Europa, affinché questo Paese assuma le decisioni di risparmio della spesa pubblica, tra le quali, purtroppo, ci sono anche i precari. Precari che in altre regioni sono stati dimezzati e nella nostra regione, anche per il lavoro politico che c'è stato della maggioranza e del Popolo della Libertà, abbiamo potuto stamani certificare in poche unità, che sono convinto troveranno lavoro magari in altre sedi. Siamo oggi qui con la coscienza pulita di chi non ha barattato nulla, né un centimetro del proprio e delle proprie progettualità politiche, né ha svenduto nulla, perché non avevamo nulla da svendere!

Abbiamo messo sul tavolo delle forze autonomiste una serie di problematiche e voglio ricordare che lo abbiamo fatto dal primo istante di questa legislatura. Voglio fare allora riferimento alle citazioni della legge elettorale, che alcuni di voi hanno fatto, che imporrebbero, se non legalmente, perlomeno politicamente l'impossibilità a modificare, ad allargare delle maggioranze. Credo che invece la politica abbia il dovere, come diceva anche Leonardo, di assumersi delle responsabilità e di cogliere la necessità dei cambiamenti. Noi non stiamo smontando una maggioranza: noi la stiamo allargando, noi abbiamo dato una disponibilità alle forze autonomiste ad essere al loro fianco per portare avanti in maniera specifica dal nostro punto di vista alcune tematiche che riteniamo fondamentali per la Regione Valle d'Aosta, per i nostri cittadini tutti di destra e di sinistra. E lo abbiamo fatto ancor prima che ci potesse essere l'occasione di pensare che oggi il PdL sarebbe entrato in maggioranza: lo abbiamo fatto nel 2008, quando all'insediamento del "Governo Rollandin" abbiamo espresso un voto di astensione condizionato...un giudizio condizionato alle attività che questo Governo avrebbe fatto. Lo abbiamo fatto quindi non esprimendo una contrarietà, ma una disponibilità; abbiamo detto da quell'istante - potrei citare a memoria la dichiarazione di voto che feci a nome del mio gruppo - che ci mettevamo in una condizione di minoranza costruttiva e propositiva, naturalmente riservandoci l'opportunità di condannare i gesti politici e amministrativi che non condividevamo, cosa che abbiamo regolarmente fatto. Non è sfuggito però a nessuno che già nel 2009 il dialogo con le forze autonomiste, che aveva prodotto l'accordo per le europee, era a vantaggio esclusivo della Valle d'Aosta. Noi abbiamo fatto un ragionamento non semplicemente opportunistico, abbiamo fatto un ragionamento di rappresentatività politica: tutti eravamo concordi che la Valle d'Aosta meritava, al di là delle norme di legge vigenti, una rappresentatività al Parlamento europeo e su quella logica avevamo iniziato a dialogare con le forze autonomiste per capire se potevamo essere uno strumento. Mi sarei aspettato che le sinistre facessero lo stesso, mi sarei aspettato che la lista ALPE non presentasse un candidato in alternativa all'unico vero candidato europarlamentare che la Regione Valle d'Aosta, i cittadini valdostani potevano esprimere, l'unico che aveva una mezza chance, agganciandosi ad un partito nazionale e ad un partito europeo, come il Partito Popolare Europeo, di poter andare a rappresentare al Parlamento europeo...questa opportunità... Oggi noi l'europarlamentare valdostano non ce lo abbiamo e non ce lo abbiamo perché qualcuno non ha avuto il coraggio di fare un passo a favore dei valdostani: ha avuto l'ambizione della propria visibilità personale, del proprio ego politico, del proprio egocentrismo attivistico, ma non ha fatto un passo indietro per lasciare alla Valle d'Aosta l'opportunità di avere un europarlamentare, che oggi, se Aurelio Marguerettaz fosse a Bruxelles, certamente sarebbe preziosissimo non per il centro-destra, o per il centro-sinistra, o per l'Union Valdôtaine, o per le forze regionaliste, ma per i valdostani!

Con lo stesso senso di responsabilità, senza svendere nessun valore, perché questa è stata la prospettiva con la quale abbiamo affrontato tali tematiche, abbiamo affrontato il dialogo per dare ad Aosta un governo più congruo e più consono alle nuove esigenze di Aosta capitale. Aosta capitale aveva ed ha bisogno di uno scatto, quindi ci siamo ancora una volta resi disponibili con le forze autonomiste a ragionare su questo scatto e sapevamo che esso non poteva che non arrivare attraverso ingenti risorse che il Governo nazionale doveva mettere a disposizione. Il Popolo della Libertà, come mi sarei aspettato dalla sinistra - cosa che non ho visto fare in tutti gli anni che Prodi ha governato -, quindi metteva a disposizione il proprio Governo nazionale per affrontare le tematiche di viabilità, di università. Stamani il Presidente della Giunta regionale ha ricordato che il Ministro La Russa fu uno dei primi a concedere dopo anni di diatriba politica che Prodi certamente non aveva risolto... la questione della Testafochi per dare ai nostri studenti valdostani la possibilità...

(interruzioni dai banchi della minoranza, fuori microfono)

Presidente - ...per cortesia, vi invito ad evitare questo teatrino, grazie...

Lattanzi (PdL) - ...avrete certamente la possibilità di alzarvi e parlare.

Noi abbiamo valutato il dialogo con le forze autonomiste come l'unico strumento per dare al pensiero liberale un'opportunità.

Quando sento alcuni dei nostri colleghi, Enrico che rappresenta una parte minoritaria del nostro elettorato, che evidentemente non può che essere così, visto che noi non abbiamo uno statuto che ci autorizza a fare assemblee degli iscritti...è uno statuto molto semplice, presidenzialista e indica negli eletti i rappresentanti della base elettorale e del popolo e agli eletti è demandata la responsabilità di rappresentare queste volontà. Non posso quindi che trarre la conclusione che gli eletti de Il Popolo della Libertà hanno preso una serie di decisioni e, per quanto ci riguarda, nella serenità di doverlo fare nell'interesse de Il Popolo della Libertà, del nostro pensiero liberale e della comunità tutta. Certo, ogni qualvolta l'interesse di parte si contrappone all'interesse di tutti, è un bel momento di confronto, è un bel momento in cui l'onestà intellettuale deve prevalere. Quante volte noi siamo messi di fronte a delle decisioni che forse potrebbero accontentare la nostra base elettorale per farci riconfermare in questo Consiglio, magari individualmente, ma quante volte ho dovuto spiegare ai nostri elettori, agli amici che mi hanno votato, che una posizione era insostenibile come Consigliere, perché andava contro l'interesse di tutti, ossia della comunità valdostana stessa? Non è facile, Enrico, lo so, la tua posizione, non è facile la nostra, però credo sia una posizione responsabile e che questo debba essere riconosciuto, senza mettere in gioco interessi personali che penso non si possano sostenere. Io non ho personalmente notizie che i miei colleghi abbiano degli interessi personali da condividere, perché adesso in maggioranza avrebbero chissà quali vantaggi. Chiedo, per cortesia, quando si spara con il "ventilatore" queste cose, di farlo con estrema serenità! Mi spiegava il Consigliere Caveri qualche giorno fa che a Roma una delle tante cose che ha imparato è che c'è uno stile che va mantenuto nei rapporti fra chi si occupa di politica, proprio per non delegittimare una classe che ha delle responsabilità e deve potersi presentare di fronte ai propri elettori con la faccia pulita senza aver nascosto nulla. Noi abbiamo una responsabilità se volete: quella di aver creduto fortemente che solo 4 Consiglieri regionali da soli non avremmo potuto governare la Regione, Enrico questa è la nostra colpa! È quella che ci siamo resi conto che forse a 17 o 18, maggioranza assoluta, il PdL ci sarebbe arrivato fra qualche decennio, forse, quindi avremmo dovuto fare necessariamente delle alleanze, mettendo sul piatto della mediazione dei passi avanti e dei passi indietro che tutti hanno fatto. È curioso, a conferma di questa volontà serena e leale di fare mediazione, come la sinistra dica che oggi la Valle svolta a destra, qualcuno dice che non è cambiato nulla, che "sono rimaste solo le forze autonomiste, il PdL è solo una minoranza esterna che ci dà una mano formalizzando all'interno", piuttosto che...oggi qualcuno di noi dice: "ma noi non siamo in maggioranza, siamo rimasti sostanzialmente in un peso specifico pari a zero". È tipico del pensiero e conferma che la questione è molto più complessa.

Noi abbiamo posto dei temi in questi anni - e qui non abbiamo cambiato, Enrico - per noi di fondamentale importanza per la Regione, per tutta la Regione. Abbiamo detto che ci voleva più ragione e meno Regione, abbiamo avuto l'acceleratore della crisi che ha creato la giusta consapevolezza affinché oggi questo accordo si potesse fare. Quando all'inizio di questa legislatura le forze politiche hanno presentato i programmi... e condivido con il Presidente della Giunta quando dice: "se li leggiamo tutti, si somigliano tutti quanti, perché tutti vogliono il bene dei valdostani, vogliono più lavoro, meno burocrazia, però dopo bisogna fare le scelte". Certamente quando nel 2008 abbiamo iniziato questo processo, noi, come molti di voi, eravamo consapevoli che sarebbe stata una legislatura molto delicata sotto l'aspetto delle riforme, vuoi perché qualche mese prima aveva vinto a livello nazionale il centro-destra, che aveva un accordo strategico con la Lega che imponeva un processo di riforma federalista, quindi sapevamo perfettamente cosa questo avrebbe significato per la nostra Regione. Certo non immaginavamo che a noi ci potesse andare così bene, immaginavamo delle preoccupazioni. Abbiamo iniziato la legislatura nella coscienza comune e condivisa che sarebbe stata una legislatura pesante. Certo non ci aspettavamo ad ottobre 2008 Lehman Brothers, gli effetti finanziari, la crisi economica, la globalizzazione, l'impatto dell'economia cinese, indiana e pakistana sull'economia europea, le difficoltà del dollaro e poi dell'euro, dei debiti pubblici, delle banche che devono pagare i debiti delle aziende private e quindi socializzare i debiti, non sapevamo che tutto questo avrebbe portato alla necessità nel 2009 di immaginare dei provvedimenti regionali anticrisi a favore delle famiglie e delle imprese anche nell'isola felice della Valle d'Aosta. Non lo sapevamo, ma credo che ci debba essere riconosciuto a noi 4 Consiglieri regionali de Il Popolo della Libertà, a chi noi rappresentiamo, al pensiero liberale che rappresentiamo il senso di responsabilità per avere approvato, al di là delle ideologie, dei provvedimenti che non andavano verso il libero mercato, ma verso l'aiuto sociale alle famiglie e alle imprese! Avremmo dovuto essere accusati - e non vi ho sentito - di socialismo, di assistenzialismo: non è vero! Come quando abbiamo ragionato sulla "salva precari", cosa c'è di più antiliberale che una società che aiuta dei precari a non essere tagliati fuori da norme finanziarie dettate a Bruxelles, di cui si è dovuto prendere atto e fare proprie da Roma, perché sappiamo che la situazione della Valle d'Aosta non è quella della Sicilia, o della Campania, o della Calabria. Abbiamo affrontato questi temi a viso aperto, quello che pensavamo, quello che abbiamo nella testa e nel cuore ve lo abbiamo sempre detto: siamo fortemente consapevoli e convinti che ci sia bisogno dopo la crisi - e mi fa piacere che il Presidente della Regione abbia ribadito questo - di rinforzare la maggioranza non solo per avere una buona interlocuzione con Roma, che c'è già dal 2008 e che non avrebbe bisogno di aumentare i numeri della maggioranza regionale, ma di un insieme di energie culturali, intellettuali, professionali per aiutare la Valle d'Aosta e chi la governa ad affrontare tematiche ancora più drammatiche di quelle che abbiamo già affrontato, che sono la creazione di posti di lavoro vero! Perché voi dovete scendere sotto con la lealtà di chi dice alle persone la verità, Louvin, e non: "noi ci batteremo perché tutti sarete assunti in Regione"! Bisogna dire alle persone la verità, ossia che è un momento difficile, che la Regione deve tagliare e non ci fa piacere farlo...

(interruzione del Consigliere Louvin, fuori microfono)

...non ci fa piacere farlo, perché ci sono bambini in quelle famiglie, ci sono mutui da pagare, ci sono affitti da pagare! Ma io gli ho guardati in faccia per dirgli: "faremo il possibile, non vi garantiamo il posto di lavoro...", perché il posto di lavoro è un diritto se riusciamo a crearglielo e noi abbiamo la responsabilità di creare i posti di lavoro! Noi questo ci sentiamo di dire! Se non vi convincevate sulla "salva precari", la metà di quelle persone erano a casa...

La Torre (fuori microfono) - ...le cooperative avevano proposto...

Lattanzi (PdL) - ...avevate proposto le cooperative, grazie Leonardo.

Io allora, fiero di poter rappresentare un pensiero diverso dal vostro - da quello delle sinistre evidentemente, ma anche differente da quello degli autonomisti, che hanno sensibilità diverse -, rivendico con orgoglio la capacità di essere stati tutti capaci...in maggioranza e in opposizione come Popolo della Libertà...di aver avuto il coraggio di dialogare e di fare politica; credetemi, non abbiamo altri argomenti. Qualcuno del nostro partito o anche dell'opposizione ci dileggia, perché non avremmo ricevuto poltrone...non le abbiamo chieste, né pretese, ma chi rifiuterebbe l'opportunità di poter stare seduto in un posto di governo con il prestigio e gli aspetti economici che ne derivano, ma cosa c'entra questo? Cosa c'entra questo con la volontà di portare nel programma delle forze autonomiste...che, posso essere d'accordo, questa mattina poteva essere presentato con un documento sottoscritto da tutti, presentato in maniera ufficiale, istituzionale per dire quello che ormai si sa da mesi, talmente trasparente...e cioè che le forze autonomiste, per motivi di opportunità e di relazione assolutamente condivisibili, per motivi di ampliamento dell'opportunità di ragionamento e di riflessione politica, hanno ritenuto Il Popolo della Libertà una rappresentatività credibile e leale - e io ringrazio le forze autonomiste di questo - per poter finire questa parte di legislatura insieme...non ci dobbiamo ringraziare perché abbiamo un lavoro enorme da fare. Il Presidente stamani ha citato per capisaldi l'accordo politico-programmatico che abbiamo raggiunto negli incontri che abbiamo avuto nelle settimane scorse con Stella Alpina, con Fédération e con l'Union Valdôtaine; ha citato quattro capisaldi, che sono di un'importanza assoluta, che solo chi vuole banalizzare, strumentalizzare o ridurre semplicemente ad una macchietta: e perché non c'è un documento firmato non valevole, di valenza politica... Credo che i notai della Valle d'Aosta siano pieni di documenti firmati da forze politiche e traditi e gli accordi politici non si fanno sui documenti firmati, si fanno sulle condivise coscienze e gli obiettivi comuni ed è lì che ci siamo trovati! Abbiamo la voglia di finire questa legislatura dando a tale autonomia un significato di economia libera. È un'illusione, un'utopia? Siamo in 4, faremo quello che possiamo. Cercheremo, Enrico, di incidere per quello che possiamo, sperando di convincere gli altri 4 Consiglieri di Stella Alpina, gli altri 2 di Fédération e i 17 di Union Valdôtaine che abbiamo delle proposte vere, condivisibili: questo è il nostro compito! E non la presunzione e l'arroganza di chi, peraltro non più seduto qui, ci deve venire a spiegare che noi dobbiamo rivendicare la pari dignità. La dignità la decidono gli elettori - parlo di quella politica -, di quella personale ognuno di noi!

Noi con orgoglio, Presidente, forti di queste convinzioni, le diamo la nostra fiducia come gruppo, una fiducia rinforzata rispetto a quella che avevamo già esternato nel 2008, perché era un'astensione condizionata, oggi è: noi ci siamo, facciamo parte di questa squadra, come le abbiamo promesso e come abbiamo promesso alle forze autonomiste e abbiamo una parola sola, noi lealmente lavoreremo per far crescere il risultato politico-amministrativo a favore dei valdostani, tutti, anche quelli di sinistra, che oggi mi fischiavano e mi mandavano a quel paese, perché bisogna trovare i posti di lavoro anche per quelli che oggi ci insultano e ci accusano di essere quelli che il lavoro glielo tolgono. Oggi abbiamo il compito su quei capisaldi programmatici - che abbiamo citato e che non sto a ripetere, perché i giornali sono stati pieni di articoli in tutti questi mesi - di fare un lavoro enorme di ristrutturazione della macchina pubblica. Presidente, so che c'è un impegno preciso; maggioranza, so che c'è un impegno preciso cosciente e consapevole che dobbiamo ridurre l'impatto della burocrazia e del ruolo della pubblica amministrazione in tutti i suoi gangli nel rapporto con i cittadini e con le imprese. Abbiamo bisogno di liberare risorse, perché la gente viene qua sotto a chiedere lavoro e non abbiamo soldi per mantenere tutti in Regione, perché se assumiamo quelli che oggi protestano, allora dobbiamo assumere tutti quelli che sono disoccupati, perché, se questo è il nostro ruolo, dovremmo essere coerenti. Non solo i fortunati che hanno fatto già tre mesi in forestale, dovremmo assumere tutti quelli che sono disoccupati e dare uno stipendio sociale a tutti e non è possibile. Dobbiamo creare posti di lavoro veri che passano solo attraverso la ricerca di nuovi mercati economici, industriali, turistici e commerciali e su questo abbiamo fatto proposte precise alla maggioranza, ma credo neanche troppo sconosciute a tutti gli altri, perché sono anni che ripetiamo con convinzione e fermezza sempre le stesse cose. Oggi accendiamo una luce per quanto ci riguarda nel programma di maggioranza, abbiamo dato il nostro contributo relativo al nostro peso politico e su questo ci impegniamo. Chiedo in questo senso a tutto il gruppo di essere unito in tale lavoro, perché un conto è rendere conto agli amici e ai parenti che ti votano, un altro è rendere conto alla comunità valdostana e noi a quella dobbiamo far riferimento se vogliamo dare un futuro ai nostri figli.

Président - La parole au Conseiller Zucchi.

Zucchi (PdL) - Grazie Presidente.

Sono rispettivamente nipote e figlio di militari ufficiali di carriera e come tale ho imparato fin da piccolo il senso e il rispetto delle gerarchie, dei compiti e delle competenze. Per questo motivo non intendo intervenire nelle logiche riferite al gruppo, che sono state ben sintetizzate dal collega Capogruppo Lattanzi, ma il mio intervento è solo una conseguenza dell'intervento precedente del collega Tibaldi, a cui credo di dover dare una risposta - e qui vengo alla spiegazione delle competenze - in qualità di Coordinatore vicario del partito che rappresento: il PdL. Pur rendendomi conto che si tratta di un'occasione ufficiale e che abitualmente "i panni sporchi si lavano in famiglia", in un'occasione come questa - che è un'occasione storica alla quale il gruppo del PdL ha lavorato per due anni e mezzo, dall'inizio della legislatura, con impegno, coerenza e dedizione -, sento di dovermi esprimere in quest'aula anche per un dovere di chiarezza e affinché non ci siano dei malintesi in futuro.

Le dichiarazioni del Consigliere Tibaldi hanno, se vogliamo, un pregio: quello di aver esternato una situazione di non condivisione di una linea politica che il partito a livello nazionale e a livello locale, attraverso tutti i settori in cui si è costituito e si costituisce, secondo le regole dello statuto del PdL...ha sancito anch'esso in un percorso lungo e complesso. Per questo motivo mi sento di dover dare atto al Consigliere Tibaldi che se è in qualche modo legittima la sua posizione - egli ha ricordato che l'elezione di un consigliere non è sottoposta a vincolo di mandato -, e è legittima una posizione sicuramente difforme da quelle che sono le decisioni di un partito, altrettanto legittima e nelle regole democratiche credo di tutti i partiti, non solo del PdL...in questo senso ripeto di nuovo pubblicamente quello che ho avuto modo di dire più volte anche in privato - e non ho difficoltà a dirlo oggi in questa sede -: che si devono seguire delle regole per cui anche nei partiti ci sono le maggioranze e le minoranze democratiche. Se quindi è positiva l'espressione di un dissenso anche fatto in una maniera irrituale, l'aula consiliare...in un momento che noi definiamo storico e per cui noi sentiamo di aver dato un grande contributo in questi anni di lavoro senza che ci siano state delle arrière-pensées, per uno spirito veramente di collaborazione, e in questo senso ringrazio il Presidente della Regione e i colleghi Capigruppo della maggioranza che sono intervenuti e che hanno riconosciuto un ruolo fattivo e concreto da parte dei Consiglieri del PdL e naturalmente anche del PdL a livello nazionale...dico che questo atteggiamento del Consigliere Tibaldi, che è positivo da un lato, non può essere accettabile da un punto di vista del partito. Senza addentrarmi in logiche sicuramente interne che verranno esaminate, ma con il desiderio di fare chiarezza - perché credo sia anche giusto farlo nei confronti di tutti i colleghi consiglieri e dei mass media - in merito a questo tormentone, vorrei che fosse chiaro un concetto: se è lecito dissentire, è altrettanto lecita la libertà da parte di un partito di dover adire e quindi prendere delle decisioni che vanno di conseguenza alle decisioni della maggioranza. Senza nulla togliere, non mi voglio far rovinare la giornata, una giornata storica, una giornata sicuramente importante come è stato ricordato, da una situazione che ha un carattere più interno. Io penso in positivo, penso che oggi si tratti solo del coronamento di un lavoro, ma, come è stato ricordato, si tratta di un momento rispetto al quale si deve immediatamente voltare pagina, perché da domani mattina, inteso nel vero senso della parola, sarà determinante e importante che il PdL continui, in una maniera più efficace rispetto a quanto fatto finora, a contribuire nell'interesse dei valdostani a lavorare in un supporto di idee, di programmi e di progetti che sono stati riconosciuti e inseriti, perché qualcuno fa finta di non averli sentiti, ma le dichiarazioni del Presidente Rollandin hanno chiaramente espresso le tematiche che sono state condivise e inserite in questa nuova parte della legislatura, che dovrà vedere le forze di maggioranza che sono state espresse dal voto insieme al contributo fattivo e collaborativo del PdL in questa nuova allargata maggioranza. Al di là delle dinamiche interne ai partiti che seguiranno il loro iter, di cui noi oggi prendiamo atto all'interno del nostro partito, per cui non mi resta altro che dichiarare questo concetto...quindi esprimo la mia soddisfazione per l'esito della giornata odierna, con l'impegno e il proposito di lavorare da domani mattina sempre in maniera maggiore e più forte nei rapporti con il Governo centrale e a livello locale nell'interesse dei valdostani.

Président - La parole au Conseiller Empereur.

Empereur (UV) - M. le Président, chers collègues, au printemps 2008 notre proposition politique pour la législature 2008-2013 - la proposition de l'Union Valdôtaine, de Stella Alpina et de Fédération Autonomiste - a bénéficié d'un très bon résultat électoral, ce qui témoigne qu'elle a été appréciée par les valdôtains. Nous avons donc formé un Gouvernement composé de forces autonomistes et régionalistes à la tête de la Région, qui, bien conduit par le Président Rollandin, a fait preuve d'efficacité au niveau politique et administratif. Presque trois années sont passées et nous pouvons dire qu'un excellent travail dans l'intérêt du peuple valdôtain a été accompli. Un programme clair et précis a été proposé tout en étant ouverts aux contributions d'autres forces politiques, d'où notre ouverture dès le début de cette législature. Nous étions prêts à accepter toutes les collaborations ayant à cœur l'intérêt du peuple valdôtain. Au printemps 2009, à l'occasion des élections européennes, l'Union Valdôtaine avec ses partenaires Stella Alpina et Fédération, a conclu un apparentement avec le PdL. Le résultat espéré n'a pas été atteint pour très peu de voix. Mais l'année 2009 est placée aussi sous le signe de la difficulté; nous avons dû affronter la crise économique et financière, gérer les manœuvres financières conséquentes et en même temps les réformes étaient en cours. Au printemps 2010, dans le cadre des élections administratives de la Commune d'Aoste, l'Union Valdôtaine, toujours avec Stella Alpina et Fédération, a stipulé une alliance politique avec le PdL. Le résultat attendu est finalement atteint; il s'agit là d'un très bon résultat qui nous permet, ensemble, d'administrer la ville d'Aoste. Nous pouvons donc parler d'une collaboration accrue dans le temps entre les forces autonomistes et régionalistes qui gouvernent la Région et le PdL. Les deux parties font preuve d'une bonne disponibilité réciproque qui obtient des résultats intéressants.

Chers collègues, nous traversons depuis un certain temps un moment très difficile sur le plan politique, institutionnel, économique et financier tant à l'échelon national qu'international. Il est par conséquent important d'entretenir des rapports politiques et des collaborations. Les rapports au sein du groupe de l'Union Valdôtaine, jusqu'à présent, sont heureusement très positifs et les rapports avec nos alliés sont clairs, efficaces, concrets. En ce qui concerne les rapports avec les autres forces, la confrontation fut positive dès le début de la législature et les collaborations qui ont été offertes et reçues nous ont permis et nous permettent de traiter certains dossiers importants se trouvant sur la table. En automne 2010 le PdL nous a fait une requête, une offre, une proposition de dialogue politique afin de parcourir un bout de chemin ensemble. Nous avons considéré cette proposition comme une opportunité politique, car elle nous offre la possibilité de renforcer les initiatives en cours et les actions prévues dans le programme de législature. Les forces autonomistes et régionalistes qui composent la coalition gagnante et assurent la gouvernance de notre Région, qui ont très naturellement entamé entre elles une confrontation, tout en confirmant la validité de l'accord politique du 2008, ainsi que la force et l'actualité du programme de législature, ont pris en compte les évaluations politiques et les opportunités pour la Vallée d'Aoste. Elles ont donc partagé l'expression d'une possible collaboration politico-administrative avec le parti au pouvoir au niveau national. Quels ont été les parcours, ainsi que l'attitude de l'Union Valdôtaine? Notre mouvement a voulu partager cette adresse politique avec la base, les adhérents, les sympathisants, en mettant en place un long et intéressant processus de confrontation et de dialogue. Les débats ont été sereins, francs, constructifs, démontrant une fois de plus que ce sont ces moments de dialogue et d'échange qui font notre force et notre richesse. La force de l'Union Valdôtaine découle de cette volonté précise de faire participer et collaborer tout le monde unioniste aux décisions et aux choix politiques. Cette confrontation, ce dialogue s'est ensuite poursuivi dans les organes compétents de notre mouvement. Cette proposition a été exposée et expliquée, débattue et partagée. Nous sommes donc finalement arrivés à un choix à l'issue d'un fort moment de démocratie, de franche et sereine confrontation avec naturellement quelques "distinguo" et des voix contraires, mais il s'agit néanmoins d'un choix largement partagé. Nous sommes arrivés aujourd'hui, au printemps 2011, à la formulation de ce choix: l'élargissement de l'actuelle majorité au sein du Conseil de la Vallée.

Nous avons donc décidé d'accueillir et d'accepter l'offre d'un partage de responsabilités sur les questions stratégiques indiquées dans le programme de législature avancée par les représentants locaux de Il Popolo della Libertà, dans la perspective d'un élargissement du consensus vis-à-vis du Gouvernement et d'un renforcement ultérieur de l'actuelle majorité régionale. Nous l'avons fait avec conscience et sens de responsabilité pour l'intérêt de notre communauté, parce que nous considérons fort important ce passage dans l'optique d'une consolidation de la position de la Vallée d'Aoste et de l'action des élus valdôtains auprès des institutions de l'Etat, dans le seul et unique but de faciliter les solutions aux questions qui se posent dans les rapports entre le niveau régional et national. Et tout cela nous l'avons fait et nous le faisons sans renoncer à nos valeurs, sans trahir notre électorat, sans oublier non plus notre voie maîtresse. Nous agissons en poursuivant notre action administrative et politique dans l'intérêt supérieur de la Vallée d'Aoste et naturellement en faveur du peuple valdôtain. La politique est aussi un instrument pour atteindre nos buts, nos ambitions, pour voir se réaliser nos rêves. Donc nous voulons continuer à travailler pour le bien de notre communauté et pour préserver les droits qui reviennent aux valdôtains; nous voulons continuer à travailler pour essayer de résoudre les problèmes de la Vallée d'Aoste; nous voulons continuer à travailler pour nous efforcer à donner les réponses attendues de la part de tous nos citoyens. Nous voulons faire tout cela sans oublier notre histoire, nos principes, nos valeurs et aussi notre vision politique.

Pour conclure, je souhaite, au nom du groupe de l'Union Valdôtaine, un excellent travail à la nouvelle majorité et, naturellement, la bienvenue aux représentants de Il Popolo della Libertà.

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Grazie Presidente.

Cari colleghi, alcune persone che mi consigliano e mi aiutano nell'agire quotidiano del consigliere regionale - che è una figura che agisce da sola, ma che si confronta prima di entrare in un'aula - mi hanno proposto di intervenire sull'allargamento della maggioranza delle forze autonomiste (Union Valdôtaine, Stella Alpina, Fédération) al PdL, raccontando una barzelletta possibilmente magari a sfondo sessuale, perché è chiaro che, al di là del teatrino che abbiamo vissuto in diretta, un piccolo congressino del PdL...se ci invitavate qualche tempo fa al vostro Congresso, avremmo potuto assistervi senza dover venire qui a sentire le vostre beghe personali, sostanzialmente si tratta di una farsa per gabbare gli elettori. La politica oggi è infatti in mano ai comici, il Premier Berlusconi più che della stoffa dei Cavour e dei De Gasperi, è il grande erede di Gino Bramieri; dal predellino in piena bufera del caso Ruby dice ai giornalisti: "Ma la sapete l'ultima?" e spara un sondaggio sulle donne italiane, tutte sue, tutte pronte a volare ad Arcore...saranno sue le mogli, le figlie dei suoi seguaci, però ci permettiamo di segnalare che le nostre donne, le nostre figlie valdostane probabilmente non si sentono rappresentate da questi sondaggi del Presidente Berlusconi. Ecco perché Crozza, la Littizzetto, Elio e le storie tese stanno registrando tanto successo come suoi antagonisti comici e sono già visti come un reale pericolo politico; servirebbe un altro editto bulgaro: "niente comici in tivù durante la campagna elettorale, c'è già Berlusconi per tutti!", la politica è ridotta a: "oggi le comiche". Ecco perché anche Beppe Grillo ha finito per credere che chiunque abbia una verve comica con quattro soldi in tasca possa fare un movimento politico. Basta lanciare uno slogan sulla fine della "Repubblica delle banane", classico frutto del "bunga bunga", per farsi una bella risatina, ridere che bello! Basta con la serietà: politica dell'ottimismo e delle barzellette! Sarà perché ho avuto una rigida maestra piemontese, che mi ha sempre inibito con la frase "il riso abbonda sulla bocca degli stolti", che mi dispiace non ci sarà oggi la barzelletta, mi limiterò ad un po' di sana satira appresa piuttosto nelle traduzioni faticose su Petronio ed altri, che pagarono con la vita il loro ideale di libertà artistica, non proprio come gli intellettuali prezzolati dal potere che vanno per la maggiore in questi tempi bui. E così inizio la favola, che pensavo di dover essere io a dover raccontare e che invece ho sentito raccontare da più esponenti della maggioranza, addirittura...la favola iniziava appunto con la Valle d'Aosta che regge ferma alla deriva della politica romana...governata dalle forze autonomiste, che applicano un modello regionale non piegato al degrado del sistema capitolino e "chez nous tutto funziona - dice il Capogruppo dell'Union Valdôtaine - questa coalizione un Gouvernement bien conduit avec efficacité". "Allora tutto che va bene - lo dice Salzone - abbiamo governato benissimo la Valle d'Aosta, tutto è perfetto, tutto funziona", infatti latte e miele che scorrono a fiumi, fontine pagate a prezzo d'oro come tartufi, rifiuti svaniti nel nulla, autostrade gratis, hôtel pieni zeppi di turisti, ferrovia fino a Aosta-Martigny, code ai castelli e alle mostre, energia elettrica adesso con DEVAL a metà prezzo per tutti i valdostani, imprese che litigano per affittare l'area industriale dell'ex Tecdis e delle due pépinières e posti di lavoro per tutti, la moltiplicazione degli uscieri, degli uffici, dei cantieri, crisi economica dissolta, PIL regionale alle stelle! Non vi basta? Due campi da golf a 18 buche a Quart e a Gignod, così la smettono di litigare i due Comuni su chi va il finanziamento: se a Quart o a Gignod, li facciamo tutti e due a 18 buche! E l'aumento contrattuale per tutti e ancora l'università piena di studenti berlinesi, scozzesi, finlandesi, francesi, infine non poteva mancare la zona franca: quella di "Lamped-U.S.A.". Tout le monde qui parle en français au café, les employés publics qui répondent en français aux questions... "é la lenva de noutra tèra lamaye é reuspétaye" (traduzione letterale dal patois: "è la lingua della nostra terra, amata e rispettata"). Questo è il quadro che ci viene disegnato e dipinto nel momento in cui si dice: "entra il PdL". "Se tutto funziona, perché cambiare?": questa è la domanda che si fanno in tanti.

Mentre nessuno se ne accorgeva, tutto questo ben di Dio merito del PdL che lavorava nell'ombra per noi inconsapevoli, una sorta di P2 locale...quindi si tratta di premiare questo intenso lavoro occulto. Oggi stranamente non s'odono squilli di trombe, ma fischi di manifestanti, non rulli di tamburi, ma grida arrabbiate di delusione e amarezza che accolgono la copula del leone rampante con la scalpitante cavalla alata de Il Popolo della Libertà, che si invola, scusatemi, verso gli ambiti CdA, perché, visto che di poltrone qua, come ha detto qualcuno, non se ne vedono, anzi se ne perde pure una...io pensavo ne perdessero due, invece adesso scopro che una l'hanno artigliata, sono riusciti in questo aggancio, sembrerebbe, che ci verrà svelato, dell'ultimo momento. Siccome è il Consigliere Lattanzi che ci dice: "ma ragazzi aprite gli occhi, è da mesi che c'era l'allargamento della maggioranza!", visto che è da mesi che c'era questa cosa, si giustifica il fatto che per tempo il collega del PD Rigo abbia capito che l'atteggiamento dell'Union non era più quello di dialogare con tutte le forze dell'opposizione, ma che si era innamorato di una e tanto valeva che ce lo dicesse prima o poi! Molto opportunamente quindi ha fatto capire che questo giochino, che, per voce del Capogruppo del PdL, è da mesi che si sa, "cosa pensavate?"...quindi, visto che è da mesi, noi per tempo abbiamo preso atto di questa storia d'amore.

Su per le scale del Palazzo regionale che portano al primo piano nessuno stamattina cantava quella magnifica canzone di Johnny Dorelli "Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più...", non sono bravo a cantare, ma il senso è: "se sposti un po' la seggiola, stai comodo anche tu...", ma non mi pare che fosse questo il tono di questi giorni, piuttosto musi lunghi e piedi ben puntati per non far scivolar via la propria di sedia, quindi niente champagne o Fripon, non si stappano le bottiglie. Qui non si vede l'orgogliosa avanzata di un nuovo Governo, che pure si poteva anche tentare, provare - perché no? -, ma un rimaneggiamento, un riaggiustamento, un programma che accoglie dentro di sé altri. Mi viene da fare una battuta sulla definizione del passaggio dalla coalizione autonomista ad una coalizione...raccogliendo le giuste impressioni di alcuni, alla coalizione degli impavidi e, tremate tremate, dei responsabili! Questa vi è un po' scappata a forza di usare la parola "responsabili"...perché i responsabili sono Romano, Scilipoti, Razzi, ormai nel linguaggio contemporaneo le parole corrono ad una velocità tale che adesso dire la parola "responsabili" è il peggior insulto che ti possa arrivare, ossia "sei un responsabile?", "no, giuro, no non lo sono", "sei un liberale?", "no, sicuramente non un lib-dem, quello no". Eppure questa coalizione degli impavidi e dei responsabili hanno una curiosa...non hanno un programma, perché il programma si chiama poubelle, è un programma aperto, può entrarci dentro di tutto, non possiamo darvi un resoconto scritto degli interessanti suggerimenti offerti dal PdL, perché sono talmente tanti che va a sapere, non si può leggere questo programma. Resta quello che c'era e via via lo aggiungeremo, ossia una maggioranza che via via...di solito tutte le maggioranze che si ricompongono dicono: "abbiamo due idee, tre...", che ne so?, come ha detto giustamente Lattanzi: "licenziamento dei forestali, questa è un'idea forte che ha portato il PdL in aula", ossia "queste 4 idee forti ce le abbiamo", invece no, non si possono svelare adesso i segreti, ossia questa cosa verrà dischiusa un po' alla volta: quella che ci viene presentata è come una rosa che sboccia giorno per giorno e naturalmente la parola d'ordine è - salvo un po' di polemica interna al PdL che fa parte delle dinamiche interne loro -: toni bassi. Sfugge un po' alla regola il simpatico La Torre, creatore e artefice di questo, passerà alla storia per aver creato con la sua forza questo nuovo allargamento, perché - sorpresa - c'è anche il grande assente che oggi girava su e giù per le scale, ma è il Segretario della Lega Nord, che non può ancora sedersi qui, ma è parte di tale maggioranza, è il Signore dei "fora di ball", che ci dà già l'idea che oggi fa due sparate contro il Vescovo...per chiarire che qui ci sarà l'intero arco costituzionale, i cattolici con quelli contro il Vescovo, tutti quanti assieme per governare non si sa con che programma la Valle d'Aosta. Toni bassi quindi per minimizzare il travisamento del voto degli elettori. Lo schiaffone a quelli dell'UV che magari avevano anche un qualche sentore di apertura verso ideali vicino alla sinistra, ma che dicevano però "dans notre petite patrie si vota l'Union Valdôtaine, ma il nostro cuore batte a sinistra". Certo, adesso bisognerà spiegargli che batte a sinistra insieme ad un altro pezzo che batte a destra e soprattutto quelli della Stella Alpina, che volevano il centro che più centro non c'è, il centro del bersaglio, per mascherare quello che è agli occhi di tutti - e lo hanno capito tutti gli elettori - un vero e proprio ribaltone politico.

La legge elettorale regionale fatta ad hoc, articolo 4bis...si parla del programma e già ci può stare questa storia del programma, oggi abbiamo visto che tutti hanno teso a dire che il programma non è cambiato. Se non è un problema quello del programma, allora diteci che lo avete cambiato, fatecelo vedere nuovo, invece non lo dite, perché un po' di problemi ve li crea la storia del programma! Vi è poi l'articolo 50 della legge elettorale, che dà un premio di maggioranza alla coalizione; non lo avete avuto il premio di maggioranza, perché i voti sono stati tali da superare questo premio, ma il concetto dice che quella è una legge che è maggioritaria già al primo turno, dunque una coalizione può addirittura prendere un premio di maggioranza, quindi almeno un impegno di quel tipo e poi articolo 50 bis, che prevede addirittura il ballottaggio. Non è quindi il vecchio sistema proporzionale dei partiti che fanno i programmi e dopo si alleano, cambiano, eccetera; poi, come giustamente ci ha ricordato il collega Tibaldi, secondo l'articolo 67 della Costituzione, c'è la libertà di mandato, si possono fare nomadismi, transumanze politiche, scilipotismi, razzismi e quant'altro, si può andare de qua e de là, saranno poi gli elettori a giudicare con il senno di poi. Se invece si vuole fare un percorso corretto e lineare, si presenta la nuova maggioranza alle urne e si vota; non lo si vuole fare, sarà ancora più dura per voi metterci la faccia fra qualche anno.

Qui il grave anche rispetto al livello nazionale, rispetto al nomadismo di Scilipoti e Razzi, è che qui la violazione è collegiale. Il concetto è questo: "se passiamo tutti con il rosso, non ci possono fare nulla, siamo 27 che passano con il rosso". Se poi a denunciare lo scandalo sono pochi, hanno certo torto, come se il giusto o l'ingiusto fossero ormai berlusconizzati, diventati categorie elettorali, misurabili numericamente. Anche se tutti poi sono a favore di questo procedimento, l'ingiustizia resta ed è bruciante, una vera vergogna! È un po' il concetto che Berlusconi è innocente, perché in Parlamento lo votano, ma cosa c'entra? Il senso della giustizia e del rispetto della legge non è dato dal numero di voti, uno può essere condannato anche se è il più votato di tutti, anche se è il primo degli eletti può venire condannato, perché non è il numero dei voti che prendete in quest'aula che vi dice che siete nel giusto, ma è se rispettate o meno la legge, che è un'altra cosa! La vergogna però è dell'uomo comune, non di Arlecchino, che saltimbanca di qua e di là. Arlecchino, fra l'altro, non è un ribelle o un rivoluzionario, uno che cambia, trasforma la società, la migliora, entra nei programmi e modifica, Arlecchino pensa solo a riempirsi la pancia, anche a discapito degli altri servitori, anche un piatto di lenticchie gli può andare bene, ma già l'occhio gli corre alla borsa di Pantalone, al pollo arrosto che sta cuocendo in cucina, ha una fame insaziabile, pensa già a cosa mangiare il giorno dopo.

Oggi non c'è tanto una svolta epocale, come mi sarei aspettato e infatti avevo da tempo nel cassetto un discorso in cui sarei entrato: la destra, la sinistra, i valori, l'antifascismo, eccetera, è molto più triste quello a cui assisto. Mi aspettavo un programma dove sarei venuto qui a dire: "ma che diavolo sta succedendo qui, la Valle d'Aosta, i nostri valori", eccetera. No, succede qualcosa di molto più brutto: una mascherata. Oggi non cambia un Governo, ossia si passa dal centro al centro-destra, oggi cambia la Valle d'Aosta come dimensione politica, come credibilità di quelli che stanno qui dentro, tutti quanti! Capisco anche che qualcuno possa dire: "forse siamo sulla strada giusta per il comando dell'uomo solo", perché se tutto questo Consiglio regionale diventa una burla, una farsa, un'arlecchinata, ma alla fine chi decide è chi comanda, ossia la gente dice: "ma questi sono dei buffoni, pigliano 6.000 euro, cosa ce li teniamo a fare!", quindi degradare lentamente, far perdere di valore agli atti, non venire con un documento politico, non votare un cambio di maggioranza è tutto nella strada di far perdere valore al Consiglio regionale. "Un Governo che si compiace del suo lavoro si vede suo malgrado costretto a chiedere aiuto al PdL per sbarcare il lunario e arrivare a fine legislatura": un breve riepilogo, faccio il controcanto, io ho sentito il canto delle cose fatte: "abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest'altro, quest'altro ancora", grazie al PdL, faccio un controcanto.

Tolti i buoni della benzina, soffiati 15.000 euro ai cittadini delle accise della benzina, sono solo 17.000.000 quelli che vanno per il finanziamento del bon chauffage e poi vedremo se verranno spesi tutti...la bugia clamorosa degli 800.000.000 di euro per le grandi opere al Comune di Aosta durante la campagna elettorale! Aspetto ancora che i giornali che misero quel titolo a tutta pagina scrivano un trafiletto di rettifica: che non è arrivato un euro! Ci sono quelli del Comune che piangono, che ogni volta raccontano che è colpa del federalismo, sono lì in affanno che aspettano e si è riesumata la legge del centro-sinistra per finanziare il Comune Aosta capitale...ossia il grande apporto del PdL è pescare la legge che era lì e finanziare il Comune con quella leggina! La bugia che non avremmo avuto tagli consistenti dal federalismo fiscale...Calderoli si vanta per tutta la Padania della stangata che ha dato ai valdostani, ne fa un vanto e dice: "gli ho dato giù a quelli lì, li ho messi in quadro!" e naturalmente la Lega è in questa maggioranza, non si vede, ma c'è ed è fuori che si aggira così...L'incapacità manifesta di gestire i tagli della manovra economica di Berlusconi e Tremonti, osannati dal centro-destra, naturalmente con la piccola premessa: "ce li impone l'Europa", ma è la strada giusta tagliare, ma non avevamo detto che bisognava andare a vedere la spesa storica, le Regioni virtuose che i denari li hanno spesi bene? No, saltato tutto, giusto tagliare anche alla Valle d'Aosta! E la "salva precari" votata da noi, perché in commissione ci è stato detto da più soggetti: "guardate che per i forestali vi è la riduzione delle giornate lavorative, ma viene garantito il contingente, saranno altri precari a pagare in parte lo scotto, ma non certo il 50 percento", sennò perché fare la "salva precari"? E ovviamente non si tiene fede e gradualmente, sotto la pressione dei lavoratori - che hanno fatto l'azione giusta di difesa, si sono autodifesi il posto di lavoro, non la maggioranza...i lavoratori hanno difeso con caparbietà e coraggio, grazie alle forze sindacali, il loro posto di lavoro -, adesso, per fortuna, farete marcia indietro. Le violazioni al piano regolatore della città di Aosta, ridotta da capitale a quartiere delle speculazioni con l'ampliamento a sud dell'ospedale, mascherato da una vile operazione di prefabbricato provvisorio permanente...la crisi delle piccole imprese, tagliate fuori dalle grandi opere o tenute al guinzaglio con piccoli subappalti e poi la crisi del settore zootecnico, il verde agricolo inesigibile per anni, le aziende annegate nei debiti, la tassa per presentare la domanda del verde agricolo: gli allevatori sono stati obbligati a rivolgersi alle associazioni, adesso pagano una tassa. E poi pensate che sciccheria, abbiamo una quantità incredibile di veterinari, 17 euro di tassa per risanare un vitello del valore di 50 euro, una tassa che arriva quasi al 50 percento del valore dell'animale! Questa è la maggioranza che governa la Valle d'Aosta: "non mettiamo tasse, non tassiamo; non tassiamo i ricchi, ma i poveracci quelli sì, quelli li tassiamo". L'ingerenza nei Comuni: scelte dei Comuni e delle Comunità montane cambiate dall'alto, ma non era questo il sistema delle autonomie...eppure invece dall'alto si interviene a modificare. La stabilizzazione dei precari negata: c'era una trattativa in corso da anni per stabilizzare gli impiegati forestali, di colpo svanisce tutto, il clientelismo dilagante... Non mi pare che di queste cose ci sia da vantarsi troppo.

Naturalmente sappiamo che c'è stata una crisi economica e abbiamo anche votato i provvedimenti anticrisi, salvo quando sono stati infilati nel bilancio regionale e alcuni di questi non hanno tenuto fede all'impegno, vedi il bon chauffage, dove l'impegno era di tutt'altro tipo: era un impegno di veramente mettere a disposizione le vecchie risorse dei buoni benzina per aiutare le persone in difficoltà. Non vorrei che dietro a tali questioni tecniche del programma ci dimenticassimo oggi di pronunciare la parola "destra", grande assente nell'illustrazione del Presidente. L'UV, come ha cercato di spiegare bene il Consigliere Empereur, guarda a sinistra e a destra senza che nulla cambi al suo interno e intorno a lei; mi sembra un po' presuntuoso. Le alleanze a sinistra rispondevano a scelte ideali, magari non sono state soddisfacenti, hanno avuto dei limiti, ma c'erano dei valori ideali che le hanno giustificate nel loro nascere, le hanno motivate nei programmi che hanno portato avanti e hanno avuto una dignità politica. Oggi c'è una farsa, ma ciò non toglie che anche questa svolta a destra porti con sé un cambiamento profondo nel modo di concepire la nostra comunità e la nostra maggioranza, non più chiusa nel logo autonomista, nella sua dimensione solo Valle d'Aosta, "a Pont-Saint-Martin finisce il mondo", ma allargata ad un partito nazionale, dovrà pur rispondere ai valdostani che cosa ne pensa delle amnistie personali di Berlusconi, delle prescrizioni brevi!

Ho capito che compattamente il gruppo del PdL sul Presidente Berlusconi ha una certa visione, mi piacerebbe capire che questa visione è condivisa da tutta la maggioranza, se sono rimasti entusiasmati dal discorso di Lampedusa, dell'apertura di una casa da gioco senza chiedere a nessuno, soprattutto a noi che ne abbiamo una, se siamo favorevoli a che si aprano case da gioco, magari siamo favorevoli a farla a Lampedusa, a Taormina, da altre parti, non so cosa ne pensiamo. Se siamo d'accordo delle intimidazioni alla Magistratura...guardo i colleghi dell'Union e gli chiedo se sono favorevoli alle intimidazioni alla Magistratura. La maggioranza pensa che i magistrati debbano essere indipendenti o controllati dal potere politico? Probabilmente come cittadini valdostani ci interessa anche a noi saperlo. Cosa ne pensa la maggioranza dell'umiliazione del Parlamento, costretto ad approvare in fretta e furia leggi e leggine per salvare il Premier, facendo addirittura finta di credere, per di più con il sigillo del voto di fiducia, che Ruby sia la nipote di Mubarak. Anche voi tutti convinti che questa simpatica Signorina sia la nipote di Mubarak, quindi era nelle sue funzioni di Presidente del Consiglio che Berlusconi si agitava per salvarla? Cosa ne pensa la maggioranza delle parole di Montezemolo: "Assistiamo ad un indecoroso e inaccettabile disfacimento del senso delle istituzioni e della responsabilità pubblica, il tutto accompagnato dal silenzio assordante della società civile - e qui anche Montezemolo è smentito dalla manifestazione dei forestali - delle associazioni e delle rappresentanze della classe dirigente del Paese che rischia di diventare complice del degrado"; questo mi interessa molto, ossia noi valdostani siamo complici del degrado, o a questo degrado ci opponiamo, oppure diciamo: "no a Roma non c'è degrado, va bene quello che fanno"! Personalmente non mi va bene, mi sarebbe piaciuto che un discorso non si riferisse soltanto al voto di Fosson, "se vota un po' de qua e un po' de là", già si è capito che non voterà secondo le indicazioni del PdL, ma almeno capire se si oppone fieramente al degrado politico che è stato condannato da tutti: dal Presidente della Repubblica in primis, dalle istituzioni anche religiose, tutti si sono lamentati di questo degrado politico, ma non una parola nel momento della formazione di questa maggioranza sul degrado politico.

Riguardo alla macchina del fango, la importiamo anche in Valle d'Aosta, minacciamo già le opposizioni che si alzano i toni, come è partito subito il Presidente dell'Union su Le Peuple valdôtain a dire: "occhio, qua, chi alza la voce lo riduciamo a pezzettini sui giornali!"? Visto che qua voce in capitolo le minoranze non ne hanno, si comincia subito con il mandare un messaggio su Le Peuple valdôtain al PD: "state attenti a quello che dite rispetto all'allargamento della maggioranza, cambiamenti...", eccetera, magari si intimoriscono... Va bene, non saremo più eletti e andremo a casa, ma quello che abbiamo da dire lo vogliamo dire e non ci spaventano le parole di Ego Perron. È giusto che si sappia anche come si condurrà il PD, perché è cambiato lo scenario, come si rapporta il Partito Democratico. Niente Aventino...

Presidente - ...vuole concludere, per favore? Ha diritto ad un secondo intervento...

Donzel (PD) - ...nel secondo intervento dirò questa parte, scusi Presidente.

Président - La parole au Conseiller La Torre, pour deuxième intervention.

La Torre (FA) - Grazie Presidente.

Mi ero ripromesso di non intervenire, ma è più forte di me, Donzel ha questa capacità di spingermi ad intervenire nel dibattito. Oggi pomeriggio nel mio intervento ho fatto un richiamo al coraggio e devo dire che lei di coraggio ne ha avuto tanto, ma io avevo detto anche il coraggio di fare politica e sulla politica mi sembra che siamo un pochettino più scivolati, anche perché ha dato un taglio alla Travaglio a Porta a Porta nel suo intervento, non si offenda! Stamani non so chi lo diceva, c'era quasi un'osservazione critica alla Stella Alpina dove si diceva: "alla fidanzata tradita", ma l'intervento di Donzel è molto peggio, sembra quasi quello di una fidanzata abbandonata in crisi ormonale e mi lascia abbastanza perplesso. E poi questo costante galleggiamento delle frustrazioni romane: so che anche a Roma stanno allargando la maggioranza, ma la stanno allargando con i vostri deputati, forse dovreste spiegare ai deputati della sinistra come mai stanno allargando la maggioranza con i vostri deputati. Queste frustrazioni e soprattutto questo sparare nel mucchio quindi io non lo accetto, perché non mi piace ricordare il passato e non lo faccio mai, ma lei non si è comportato bene, perché noi di Fédération...lei è venuto a fare la pesca dentro il nostro partito e non abbiamo detto niente, penso che si ricorderà quando è venuto a pescare i socialisti, quella parte socialista...

(interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...no, lei è venuto a pescarlo facendogli la promessa di fare il Vicesindaco al Comune di Aosta, se vuole che glielo dico, e mi faccia smentire da Crea che mi piacerebbe, e poi li avete soffocati, ma io glielo avevo anche detto a Crea, che è un'ottima persona, che alla fine al di là della prima vasellina dopo non c'è altro...

(nuova interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

Presidente - ...collega Donzel, sono affascinato dal gioco dell'amo con il verme, però lo fate al microfono e non gridando così, perché non diventa più un gioco, ma diventa un bordello, per cortesia!

La Torre (FA) - ...il suo intervento costringe a fare interventi che ci riportano allo stesso livello, anche perché prima il mio amico Turi mi chiedeva: "ma cosa faranno questi adesso, come si presenteranno quando andranno a chiedere i voti? Si presenteranno per fare il polo dell'opposizione?". Non è così semplice, Turi, perché nel polo dell'opposizione devono mettersi d'accordo prima con ALPE, perché non è che anche loro...noi abbiamo molto da fare, ma adesso anche loro hanno molto da fare, perché prima si devono mettere d'accordo con ALPE. Non mi sembra che questa vostra capacità di essere opposizione oggi si stia manifestando nello stesso modo, mi consenta di notare due diversi approcci anche alla fase del dibattito di oggi.

Guardi, io mi ero ripromesso di non intervenire, ma onestamente anche lei non ci tiri, perché veramente ci tira per i capelli...pochissimi, anzi per un capello che mi rimane, non lo faccia anche per rispetto a quest'aula! Travaglio lasciamolo andare a Porta a Porta, Crozza, le canzoni...dove va? Ad Annozero, ecco lasciamolo andare ad Annozero e anche le canzoni bellissime, ma non è nel suo stile. Capisco che si sente in crisi e in tempesta ormonale per essere stato abbandonato, ma ce lo risparmi. Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Caveri.

Caveri (UV) - Grazie Presidente.

Non polemizzerò con nessuno, non tirerò nessuno per i capelli, non creerò bordello, peraltro termine assolutamente nobile che viene usato anche da Dante Alighieri. Mi sento semmai come un altro personaggio della letteratura, un po' come Don Chisciotte di Cervantes, perché effettivamente il quadro si è delineato, è chiaro e quindi esprimersi diventa un esercizio quasi solitario. È stato molto elegante come sempre il Capogruppo Diego Empereur a dire all'interno dell'Union Valdôtaine: "ci sono stati dei distinguo", io sono uno di questi distinguo e credo di non essere solo in quest'aula. Ci siamo sforzati all'interno del nostro movimento, in una discussione democratica ed estremamente stimolante, di spiegare le ragioni dell'inopportunità di questo matrimonio che oggi celebriamo. Parlerò nel rispetto della linea politica decisa, non tanto per una disciplina di partito, perché lo status del Consigliere regionale è già stato ricordato dal collega Tibaldi: siamo senza vincoli di mandato, quindi rispondiamo ai nostri elettori, ma il sistema politico come si è sviluppato in Italia ha portato a delle situazioni diverse e questo richiamo alla linea politica decisa non è neanche nella logica del centralismo democratico, per cui, una volta che è stata decisa una linea, bisogna come dei somarelli andare tutti dietro. Credo che invece sia una logica di buon senso...perché, quando si decide, anche dopo averci pensato molto, di continuare una battaglia politica all'interno di un certo movimento politico, bisogna inchinarsi positivamente in questo caso alla linea politica stabilita...ma credo di poterlo fare fissando, piantando qualche chiodino che consenta di dire...perché all'interno dell'Union Valdôtaine c'è qualcuno che non era esattamente d'accordo con questa scelta. Ritengo poi che molto spesso non sia solo una questione numerica, perché non si risponde solo degli iscritti ad un movimento politico, ma chiunque faccia politica da tanto tempo immagino abbia sviluppato una sorta di sensibilità che va al di là dei pochi iscritti o dei tanti iscritti che si hanno.

Userò cinque vocali - a, e, i, o, u - per dire le ragioni per le quali questa operazione richiede la massima cautela. La prima credo sia sulla questione di fondo, la prima lettera è "a" come attenzione, perché questo Consiglio Valle ha voluto una legge elettorale che esplicitasse in maniera chiara delle alleanze. Potevamo non farlo, non eravamo obbligati, forse abbiamo fatto male a farlo, visto che abbiamo rinunciato, a differenza di tutti gli altri, con l'unica eccezione della Provincia di Bolzano, all'elezione diretta del Presidente della Regione, forse avremmo potuto rinunciare a questo tipo di alleanze preventive. E il "volemose bene" si poteva esplicitare in una fase successiva, quando il Consiglio Valle si riunisce la prima volta, in assenza di alleanze preventive, ognuno è libero di fare quello che vuole. Prima attenzione quindi è rispetto ad una credibilità, che non riguarda Tizio o Caio, ma l'intera classe politica in un'epoca in cui non siamo molto popolari. La verità è che la politica è accolta con sempre maggiore indifferenza da parte dei cittadini, innesca un processo crescente anche in tutte le elezioni della Valle d'Aosta negli ultimi anni, ovvero l'astensionismo, e c'è una sostanziale assenza dei punti cardinali, c'è una situazione di confusione che porta il 30-35 percento delle persone a non andare più a votare.

La seconda parola è equidistanza. So quanto siamo stati presi in giro a sinistra e a destra da questo slogan coltivato nel tempo, che è stato: "ni droite, ni gauche", che non ha mai significato l'assenza di interlocuzione a Roma con gli esponenti politici... necessarie anche le alleanze qui, perché è evidente che la politica, con un sistema proporzionale, pur corretto leggermente con una piccola iniezione di maggioritario, porta ad una logica di alleanze. Quando io dico ni droite, ni gauche, mi riconosco perfettamente nella posizione assunta ieri alla Camera dei deputati dal Capogruppo della Südtiroler Volkspartei, che nel dire "no" alla proposta della maggioranza sul conflitto di attribuzione, ha parlato della propria forza politica come di una forza che deve godere di autonomia e di indipendenza. Credo che questa logica di terzietà rispetto ai grandi schieramenti politici mai come in questo momento di confusione a Roma doveva essere coltivata. Non è quindi il Caveri gauchiste Sottosegretario di D'Alema, Europarlamentare, per colpa sembrerebbe quasi di sentirsi dire...per un accordo con Prodi, in questo momento sono pienamente dell'idea che, con la confusione che regna sotto il cielo italiano, la logica doveva essere quella del ni droite, ni gauche, riconoscendosi in questa proposta politica. È vero poi che tale proposta politica è cangiante per cui alcuni dei partigiani del cosiddetto "centro autonomista" adesso si sono spostati su altre posizioni, ma credo che l'Union Valdôtaine non avrebbe dovuto farlo.

La "i" sta per ideali, allora io so quanto Berlusconi divida l'Italia, Berlusconi o piace, o non piace, è un leader carismatico e i leader carismatici sono fatti così, qualcuno li ama, li abbraccia qualunque cosa facciano nel bene o nel male, altri invece li butterebbero già dalla finestra, perché il leader carismatico è fatto così. Non è un aspetto emotivo, è qualcosa di più, è una specie di innamoramento che coglie delle persone rispetto al leader carismatico e forse anche alcuni di noi in passato sono stati innamorati di alcuni personaggi. Il PdL, nel parlare di ideali, è Berlusconi, purtroppo uno può girarci attorno, ma la grande novità della politica italiana all'inizio degli anni '90 io l'ho vissuta, del dopo Tangentopoli, anche se rivedo moltissimi esponenti politici in tivù che facevano parte della Prima Repubblica e che, al posto di andarsi a nascondere, sono tornati in primissima fila, però Berlusconi è il PdL. Gli ideali allora vanno sacrificati nel nome della realpolitik? Probabilmente talvolta sì, ma bisogna essere convinti delle carte. Ho usato sul mio blog un'immagine classica: quella della cornucopia, questa specie di tubo da cui esce frutta, verdura, in grande abbondanza. Ora non so se la cornucopia porterà alla Valle d'Aosta tante cose, l'unica cosa che dico è: attenzione, perché la "o" in questo gioco delle vocali è ostaggi. Per tutta la vita, dall'atto fondativo dell'Union Valdôtaine in poi, si sono fatte sempre delle alleanze, ma evitando di cadere ostaggio di qualcuno, perché il rischio di cadere ostaggio di qualcuno è pericoloso, perché quella è esattamente la cosiddetta "politica del rubinetto", ossia aprire e chiudere le risorse finanziarie, ma non mi riferisco solo a quelle: voglio intendere il complesso di rapporti con Roma, a seconda del fatto che ci sia qualcuno che lubrifica i rapporti.

La "u" è Union, perché ritengo che l'Union Valdôtaine abbia tutte le caratteristiche, compresa l'attuale leadership del movimento, per non avere bisogno di lubrificante, è perfettamente in grado di interloquire con Roma mantenendo dei buoni rapporti con gli esponenti locali dei movimenti e dei partiti politici che ci sono a Roma, ma senza bisogno di immaginare che scompaia e svapori quella idea della maggioranza autonomista che si era sviluppata: si era sviluppata anche per degli elementi di casualità, ma si era sviluppata. Comincio ad essere abbastanza vecchio della politica, mi viene in mente quel personaggio di Blade Runner che comincia dicendo: "io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi", ma è abbastanza vero, perché dal 1979 la tribuna della stampa non era là, ma qua, ho seguito tutte le vicende della Valle d'Aosta e ritengo - tornando all'ultima parola che è Union - che oggi la centralità dell'Union Valdôtaine deriva dal fatto di aver stipulato un patto con gli elettori che prevedeva un proprio ruolo importante e io non vorrei - questo è un ammonimento, perché ho detto che mi adeguo alla linea politica del mio movimento - che invece tutto quello che sta capitando finisse alla fine per essere una specie di boomerang, che, una volta lanciato, ti torna sulla testa. La politica non è una scienza come la matematica, non basta un pallottoliere, ci vuole altro! Ho già detto che il rischio è che alla fine la gente non capisca quelli che sono i punti cardinali, farò piacere al collega Donzel a cui piace la filosofia con la citazione di una nota frase di Hegel, che parla delle mucche nere, della notte nera, per criticare la filosofia di Schelling, non vorrei che alla fine nell'embrassons-nous complessivo che rischiamo di vivere, non si riconoscano nelle mucche né gli uni, né gli altri, ossia che alla fine sembriamo tutti uguali, tutti autonomisti, federalisti e invece basta guardare i trascorsi, quella famosa da Blade Runner delle cose già viste per vedere che così non può essere. Nel nostro caso credo che il futuro sia nell'orizzonte delle cose da fare o delle cose da vedere, per cui può darsi che tutte le cose che ho detto adesso risulteranno sbagliate e per questo verrò punito fra virgolette. Ho l'impressione che nel post Berlusconi ci sarà un forte rivolgimento, quando sarà il post Berlusconi? Ogni tanto...visto che mi ha citato garbatamente l'amico Lattanzi, ha citato un'interlocuzione fra di noi...sono fra coloro che ritengono che il tempo del Berlusconismo sta scadendo e poi fra dieci anni mi prenderete in giro quando Berlusconi, ormai ottantacinquenne, si aggirerà per il Parlamento italiano per colpa anche della sinistra, perché la mancanza di leadership arriva anche di là. Saliamo allora oggi sul Titanic, siamo gli ultimi ospiti, nel salone la musica si sente, si sentono le risa e oggi non faccio battute su cosa ci può essere di altro nel salone d'onore, ricordo che 99 anni fa di questi giorni Pierre Joseph Bochet di Saint-Pierre fu l'unico valdostano morto nell'affondamento del Titanic. Era stato sfortunato, era salito all'ultimo minuto per fare il maître d'hôtel nel ristorante à la carte, che era il ristorante più elegante del grande transatlantico e poi è andata come è andata. Non vorrei portare iella a nessuno, ma si trattava di riflessioni politiche che ho voluto concludere con un po' di scherzo.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel, per secondo intervento.

Donzel (PD) - Grazie Presidente.

Dovevo finire con una battuta: cosa farà il PD, è giusto riferire anche questa cosa. Dicevo, niente Aventino, anche se non interessa nulla a Lattanzi, che già mostra di far parte di una maggioranza che non vuole il dialogo con nessuno. Dicevo, in democrazia c'è il tempo per il governo e c'è il tempo della momentanea opposizione, continueremo a fare una battaglia forte in commissione anche di piccoli emendamenti ai testi, senza posizioni pregiudiziali, perché questa è la nostra natura se questi testi vanno nell'interesse dei cittadini. Non snatureremo quindi il nostro lavoro di commissione, continueremo a presentare i nostri piccoli emendamenti cercando di migliorare i testi, come sempre abbiamo tentato di fare, e non sarà una scoperta nuova trovarci intransigenti, come già lo siamo stati, sulla legge elettorale dei Comuni o sul bilancio regionale quando non rispetta gli impegni. Noi abbiamo questo atteggiamento politico, che è quello di andare a vedere nei confronti della maggioranza i contenuti e di essere fermi, quando vediamo che tali cose non vanno nella direzione dei vantaggi per gli elettori.

Una piccola battuta mi è dovuta all'amico La Torre, vorrei ricordare la grande dignità del Partito Socialista Italiano, rappresentato da Crea, che non è stato assolutamente tratto in nessun inganno, ma ha fatto con anticipo una scelta chiara, ossia di non condividere la svolta a destra di Fédération Autonomiste. Lasciamo a qualcuno che ha degli ideali la possibilità di coltivarli, anche se sono momentaneamente, caro La Torre, minoritari, ma sono degli ideali di grande valore, rendo quindi onore ai rappresentanti del Partito Socialista, che per tempo non hanno condiviso i suoi abbracci alla Lega Nord, perché non condivide il Partito Socialista Italiano, che loro rappresentano in Valle d'Aosta, le posizioni di quel movimento con cui lei ha strettissimi rapporti. Hanno quindi inteso, non per ragioni di bravura eventuale di Donzel a prendere all'amo nessuno - non sono così bravo -, ma per una consapevole scelta politica fare un atto di chiarezza, per cui noi siamo enormemente grati, perché vuol dire che quella opposizione che lei non vede, vede così confusa, è un'opposizione che ha delle radici forti e che troverà modo, alla luce di questo allargamento, di trovare ulteriore consenso nella nostra comunità.

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie Presidente.

Ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi e non posso che ringraziare per la partecipazione, anche sentita, che c'è stata su questo tema, con un approccio sicuramente un po' diversificato nell'ambito del tema che oggi affrontiamo. Non a caso nel presentare questo passo ho parlato di integrazione del programma, poi darò copia a chi vuole, ho spiegato quali erano i punti, perché non sono stato a delineare e ad entrare nello specifico di punti programmatici che già conosciamo nel loro stile, ma che sono quelli che rimarcano l'esigenza di un'integrazione di programma. Programma che è alla base, qualcuno lo ha ricordato, di alcune alleanze elettorali che sono state fatte seguendo la legge. La legge diceva che le forze che si riconoscevano in un programma elettorale si presentavano e chiedevano l'assenso degli elettori. Ora, io ho fatto l'esercizio - che penso tutti abbiano fatto - di rileggere i programmi elettorali delle tre coalizioni e devo dire che, quando ho sentito qualcuno, ad esempio Louvin che ha detto: "attenzione, il PdL ha detto che non sta mica bene, il prefetto...", che c'è un'annotazione su quello che è l'atteggiamento delle forze politiche...sono gli unici due passaggi in cui su tutto il programma ci può essere un distinguo marcato e vi sfido a rileggerlo e a dire dove ci sono le altre differenze...ma anche con voi, che mi avete stupito: non avevo letto il vostro programma, perché francamente ero disinteressato, l'ho fatto ieri notte per curiosità, ma anche sull'ospedale voi alla fine eravate con noi, perché avete detto delle cose molto chiare: di rifare l'ospedale aggregando quello che c'era e via, io mi sono stupito. Parlate della metropolitana leggera, parlate di tutta una serie di questioni che mi ha fatto piacere rileggere, perché mi sono detto: porca miseria, mi erano sfuggite queste...questo programma così intelligente mi era proprio sfuggito!

Per quanto riguarda il PdL, invece mi accorgo che per l'alternativa dei buoni benzina ci siamo, perché i bonus riscaldamento a 500 euro, siamo a 450, ci siamo quasi. Per dire che, rileggendo tutti questi programmi, programmi elettorali eh...ho sottolineato tutto e quindi darò la copia al collega Louvin, adesso non voglio stare delle ore...

(interruzione del Consigliere Louvin, fuori microfono)

...lo so che hai già guardato, ma ti farò notare dove e come ci sono, come, ad esempio, di nuovo con il PdL credo che, senza essere in maggioranza, quando abbiamo accorpato in un'unica società tutte le aziende funiviarie a capitale regionale...ossia è tutta un'altra serie di punti...e anche con i programmi che voi fra l'altro avete presentato...perché è giustamente da notare che voi eravate Arcobaleno e lì ci stava tutto logicamente, perché, se fossimo Arcobaleno oggi, non discuteremmo nemmeno, perché nell'Arcobaleno ci sta tutto, ossia cosa manca? Vi era poi il PD, che adesso fa la sua strada, poi c'era Vallée d'Aoste Vive e Renouveau, che adesso ha cambiato sigla ed è diventato ALPE, sì perché il programma elettorale è Vallée d'Aoste Vive e Renouveau, tant'è che ci sono dei distinguo anche fra di voi sul nuovo soggetto ALPE, anche fra di voi c'è qualcuno che non è proprio entusiasta di essere un Alpino, questo dovete dirlo! Tanto per dire che nei programmi elettorali c'era di tutto e di più, allora ho fatto questa piccola premessa per dire che tutti avevano con buon gusto preparato programmi interessanti...poi si è arrivati al programma di legislatura, dove noi abbiamo presentato un documento che diceva...facciamo riferimento a quello, però specifichiamo l'intenzione di lavorare su dei temi ed ecco la prima differenza! Quando si dice: "ma nel programma elettorale di Tizio c'era questo...invece qui nella lettura...", ma il programma di legislatura...quello vincola all'azione...il programma elettorale è quello che viene fatto, permettetemi, anche un po' per propaganda. Uno che sta all'opposizione non può dire che chi è uscente ha lavorato bene, altrimenti per cosa chiede i voti? Dovrà quindi dire qualche maldicenza, dovrà esprimere qualche dubbio su quello che è successo e questo è legato all'applicazione della legge elettorale, non c'entra niente, non c'è nessun ostacolo al fatto che, rispetto ad una maggioranza che si è creata, si possa allargare, non esiste! A maggior ragione ho voluto dire che non c'è nessun dubbio su questo, nel momento in cui noi il programma - parlo della maggioranza autonomista - lo abbiamo rispettato e ho voluto fare questa annotazione sulle leggi per dire che non a parole, ma a fatti...i fatti sono lì a dire che si è agito. Per questo mi dispiace che la collega Fontana, di solito attenta un po' a tutto, si lasci andare al discorso del fallimento; veramente dico che, se guardiamo sul programma, quello che è stato fatto con l'assenso, il collega Tibaldi mi aveva anticipato e aveva detto che su 31 provvedimenti già due mesi fa c'era la votazione unanime di tutto il Consiglio, allora cosa ci rimproverate? Cosa dovevamo ancora fare?

In più credo che obiettivamente non possiate nascondere che la crisi, checché se ne dica, ha influito pesantemente su quello che si doveva fare: 100.000.000 di euro all'anno non sono bruscolini e ogni anno noi abbiamo speso questo per la crisi, per sostenere l'economia trasversalmente! Facciamo finta allora che questo non sia successo? Onestamente dobbiamo riconoscere che, se siamo intervenuti per i mutui delle famiglie, per i mutui delle imprese e delle piccole imprese, per la cassa integrazione di tutti fino alle cooperative, se abbiamo cercato di aiutare tutto il settore produttivo, di aiutare il "sistema lavoro" per i giovani, la formazione con la scuola, ma questo cos'è se non aiutare e intervenire? E anche sui precari abbiamo dato un'unica soluzione, abbiamo avuto il torto forse di fare questo sforzo, perché oggi, sentendoli, ci rimproverano di dire: "ma come, non ci sono tutti?", quando in quest'aula qualcuno malignamente ha detto: "stiamo a vedere adesso cosa succederà", va a finire che la legge sui servizi è un escamotage per dribblare il vincolo che viene a livello europeo e nazionale! Non si può dire tutto qui e il contrario di tutto fuori, quando ci sono giustamente i lavoratori che chiedono e che noi rispettiamo, ma, proprio per il rispetto, abbiamo detto tutto quello che succede e quello che si può fare. Su alcune tematiche se gli uffici legali ci dicono che le trasferte in quel modo non possono più essere pagate, io ho detto stamani: "vi sfido a dirmi il contrario!".

Quando si parla di mancato rispetto, del fatto che non si sono stabilizzati una serie di impiegati forestali, attenzione, perché questo è un tema scivoloso, perché nella pubblica amministrazione l'assunzione avviene solo attraverso concorso e lì c'è una situazione che è ancora tutta da chiarire e, siccome non si può fare, non lo abbiamo più fatto! E lo abbiamo detto e questo mi sembra rispettare le proposte che vengono fatte. Abbiamo avuto, mantenendo quello che abbiamo detto qui, la concertazione con i sindacati su tutti i requisiti per l'assunzione, è la prima volta che si fa e hanno firmato tutti! Hanno firmato tutti quelli che sono i criteri che saranno di indirizzo per la nuova società, proprio per evitare che ci fossero problemi e questo era uno dei modi. Tornando alla nostra proposta, abbiamo creduto importante valorizzare quest'ultimo periodo, accettando di avere una forza che ha degli ideali in cui ci riconosciamo, ma attenzione gli ideali qui qualcuno ha voluto...su questo mi permetto di dire, se il discorso degli ideali si traduce in una persona, non ci siamo più, ma questo non deve succedere mai, men che meno oggi, ossia il fatto che ci sia una forza politica che abbia alcuni principi e alcuni ideali è una cosa, il fatto che come elemento di coesione di questa forza politica oggi ci sia una persona, che può essere criticata come tutte le persone del tempo, è un'altra cosa, ma non possiamo collegare questi due aspetti, perché è un non senso! Oggi ci sono delle possibilità di valorizzare quello che possiamo fare, come in tutte le aggregazioni c'è una mediazione; non è che tutto quello che uno vuole fa, non credo che, quando voi avete fatto il programma, avete fatto una fotocopia di tutto quello che diceva il PD, o che dicevano i Verdi, o che diceva Renouveau, mi sembra difficile! C'è una mediazione, quando si fa il programma elettorale, c'è un'altra mediazione, ecco perché viene fuori un accordo che passa attraverso una giusta valutazione di questi sistemi.

Dispiace sentir fare alcune affermazioni, anche quella della valenza del ni droite, ni gauche. È uno slogan che, se vogliamo analizzarlo, è sempre stato detto e mai rispettato, basta leggere quello che è successo a Roma nei rapporti dei vari partiti, che di volta in volta hanno governato con Prodi, con Berlusconi, eccetera. Certo, c'è stato il collega Caveri che ha fatto parte anche di un Governo di sinistra, il "Governo D'Alema", ma non è stato mica fatto un referendum, non si è mica chiesto se era giusto andare a sinistra? Ha fatto parte, c'era un'opportunità, ha creduto opportuno e c'è stata questa esperienza, durata poco, tre o quattro mesi, però il discorso non è di quel tipo. Anche quando si parla di taxi, utilizzo del taxi...qui il taxi lo hanno preso un po' tutti, perché, quando per le europee da una parte c'era il PD, quello che oggi è l'ALPE ha preso il taxi dell'IdV, che non mi risulta sia oggi esattamente quello che si vuole come forza di riferimento da parte di tutti... È legittimo, non abbiamo contestato, ma non si può dire adesso: "prendiamo...o diamo l'idea di utilizzare qualcuno come taxi". Noi crediamo nel rispetto delle idee di ognuno e nella forza di tutte le aggregazioni, ognuno ha qualcosa da dare se sa ascoltare; paradossalmente, se sa ascoltare, può dare di più e noi riteniamo che un confronto e la possibilità di lavorare con chi ha la possibilità di apportare nuove idee sia un valore aggiunto.

Altro punto sostanziale: nessuno ha rigettato o rinnegato il proprio programma; nessuno ha rinunciato agli ideali, dove e quando mai? L'unica forzatura che mi permetto di dire qui nel discorso è che innestare sul nostro discorso di allargamento al PdL quello che succede a livello romano mi sembra esagerato, ritengo che sia fuori luogo ed esagerato, ogni giudizio ci sta, ma è esagerato su questo. Noi, quindi, stiamo parlando a livello regionale, laddove a livello regionale...anche qui l'Union ha fatto alleanze con la DC di allora, con i Comunisti, con le sinistre, con il centro, con gli ADP, è stata una questione che è stata valutata di volta in volta, quindi, sotto questo profilo, non credo che ci siano lezioni da dare.

Riteniamo che ci sia oggi da prendere atto che c'è la volontà di collaborare con una forza che può dare un apporto ed è importante sottolineare che anche il rapporto con Roma non è di dipendenza, qui nessuno è ostaggio e nessuno deve diventarlo. Credo che la dignità di ogni forza vada sempre rispettata. Il discorso con Roma è diverso, di collaborazione; noi riteniamo - lo abbiamo detto - nel caso specifico di DEVAL che, se non c'era l'intervento specifico, non si risolveva. Come noi abbiamo a quel tempo plaudito o pensato che fosse risolutivo e oggi Aurelio avrebbe qualche problema in meno, quando al Teatro Giacosa, presentando le politiche per Roma, sono venuti a dire che il problema della ferrovia sarebbe stato risolto...c'erano i soldi per fare tutti gli interventi, quindi era a posto e gli abbracci e i baci erano perché finalmente si diceva c'erano i soldi per... Noi eravamo contenti, non è che non valutiamo positivamente quando ci sono...in quel momento una forza politica aveva deciso di aderire al "Governo Prodi", farne parte organica non solo per gli ideali, ma perché si pensava e si è detto - andatevi a leggere le cronache -: "finalmente avremo delle risposte su...". Perché adesso il fatto di avere un atteggiamento...che possa dire: "vediamo se possiamo come Regione avere dei benefici da questo contatto che c'è", normale...ed è normale che ci sia e che sia avvantaggiato, per la gente non è una cosa positiva? Ma perché dobbiamo adesso criticare il fatto che qualcuno voglia avere delle carte in più da giocare per la gente, per i posti di lavoro, ma perché? Ma dove si è rinunciato, ditemi su cosa, quando mai qui si è rinunciato? Di quale ideale parlate quando si parla di rinunciare, a che cosa? Ma quando mai? Come dico, la nostra idea è che i momenti che viviamo non siano sicuramente facili, ma non è una banalità, il problema è che, quando è iniziata la crisi, tutti hanno detto: "è un anno, l'anno prossimo passerà". Siamo al terzo anno di crisi e non abbiamo ancora visto la fine, questo è il vero dramma che viviamo, sicuramente il tutto è peggiorato dalla crisi del Maghreb e di tutto quello che succede. Credo che fare forza comune, cercare di avere la possibilità di collaborare e noi lo abbiamo detto all'inizio, abbiamo collaborato con tutti quelli che hanno dato la disponibilità, oggi qui c'è una collaborazione organica, perché c'è stata una disponibilità e, come tale, noi riteniamo che sia importante. Gli esempi che abbiamo avuto di collaborazione sono positivi, quindi noi li sottolineiamo e crediamo sia importante per il futuro della Valle d'Aosta non tanto per la forza A o la forza B. Sotto questo profilo, credo che anche la gente...sicuramente è vero che è disaffezionata alla politica, ma perché la gente nei fatti aspetta che ci siano risposte serie, non risposte presuntuose o campate in aria, che poi non seguono a fatti pratici. Ecco perché nel piccolo come Regione abbiamo cercato di essere molto attenti a far sì che ci fossero delle risposte vere alla gente, con tutti i limiti che ci sono, ma se voi guardate...e ho citato dalla sanità al turismo, alla legge casa, perché quelle sono risposte! Non sono ancora completamente portate a termine? Verissimo, diamo insieme una possibilità di accelerare in questo senso, di ridurre una delle difficoltà maggiori, ossia la burocrazia, che è imperante malgrado tutto quello che si fa per ridurre le pratiche in sé e ancora oggi la gente si lamenta di questo, ecco questi sono i temi che ci vedranno impegnati. Con tale spirito credo che salutiamo positivamente l'ingresso della forza politica del PdL nella maggioranza.

Presidente - Con questo intervento possiamo dichiarare la presa d'atto del Consiglio regionale circa l'allargamento della maggioranza.

Il Consiglio

prende atto della presentazione della nuova situazione politica e della composizione della maggioranza in seno al Consiglio regionale della Valle d'Aosta.

Presidente - La collega Fontana ha chiesto la parola e io gliela do, perché si passa alla discussione della risoluzione della quale la stessa Consigliera è una proponente, per cui può fare un intervento allacciandosi anche a quello che ha detto il Presidente della Regione. La discussione verte sulla proposta...c'è scritto ordine del giorno, in realtà c'è un errore, perché gli ordini del giorno si presentano sulle leggi o sugli atti amministrativi, questa è un'altra cosa, per cui viene convertito in una risoluzione, ma le procedure e i tempi rimangono gli stessi. Allora interviene dopo?

La parola al Consigliere Louvin.

Louvin (ALPE) - Certamente, Presidente, il tema è l'ordine del giorno, perché non abbiamo piacere di esprimerci su un documento conchiuso, tangibile, reale; abbiamo delle allegorie verbali, ma non abbiamo nemmeno una riga, lo abbiamo detto prima, che possa dare preciso riferimento su quella che intende essere...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

...mi darà solo qualche minuto della sua pazienza per poterlo esplicitare. Vorremmo poter rendere merito e onore anche al dissenso che si è manifestato in quest'aula, in particolare nei banchi della maggioranza e che riflette bene una preoccupazione che abbiamo esternato, non conoscendo anticipatamente, non abbiamo il dono della profezia, il tenore del dibattito, che è stato arricchito dal fatto che alcuni colleghi abbiano messo apertamente e onestamente sul tavolo delle preoccupazioni, delle note di sofferenza rispetto a quello che ritenevano essere il percorso, la linea di marcia delle loro rispettive forze politiche. Vorrei in particolare segnalare come questo ingresso felpato, quasi evanescente del PdL nella maggioranza regionale sia stato comunque foriero di qualcosa di straordinariamente importante, è un inizio di glasnost politica, è un inizio di trasparenza anche in quei movimenti: uno in particolare per la sua centralità e che domina la scena politica regionale, che per la prima volta ha messo sul tavolo delle aperte posizioni divergenti, oneste, trasparenti. Di questo voglio rendere merito e voglio farlo, Presidente Rollandin, anche rispetto agli organi di stampa e al sito internet del suo movimento, che ha reso pubbliche delle posizioni differenti nella Jeunesse valdôtaine, nel movimento e questo fa parte di una ricchezza che abbiamo la presunzione di avere fortemente spinto. Il nostro recente Congresso dell'ALPE è stato un congresso che hanno potuto seguire in diretta tutti i cittadini valdostani che lo hanno ritenuto dalle loro postazioni. C'è qualcosa che si sta muovendo, la glasnost quando parte non si sa dove possa finire e questo per noi è un fattore positivo. Meno positiva è la chiusura o l'assenza di chiarezza in quest'aula in questo momento attorno alle questioni programmatiche, perché non siamo in presenza di un dibattito politico generico, qui abbiamo un Governo che si presenta all'aula dicendo: "noi stiamo allargando la compagine che lo sostiene, ma non vogliamo dirvi precisamente dove e come la rotta va a cambiare". Che vada a destra è sicuro, ma non diciamo in cosa questo programma è integrato e lei è tornato, Presidente, sull'idea di un'integrazione di programma, ma mi dica dove posso andare a leggere una riga che mi dica che è cambiato il programma di legislatura da lei illustratoci. Siccome lei si richiama ad una legge elettorale che dà determinate linee di comportamento...lei è venuto qui a luglio 2008 con un programma, lo ha illustrato ed è stato votato; qui non abbiamo un'esplicitazione formale di questa adesione in nessun modo e intorno a nessun elemento preciso. In questo sta la debolezza di tale operazione, in questo i suoi nuovi partner di maggioranza...alcuni di loro dicono che il cartello autonomista è distinto e distante: per forza, non cambia una virgola del suo programma, non si scrive nero su bianco niente, per forza che qualcuno può sentire e giustamente ribadisce in quest'aula questo sentire! E che questo si trasformi poi in un ammaina bandiera degli ideali e dell'orgoglio di parte è più che naturale!

Come è naturale che ci siano dei disagi all'interno dell'Union Valdôtaine in particolare, quei "chiodini" di cui parlava il collega Caveri, che gli auguro non si trasformino in qualcosa di più vistoso, perché le tendenze alle crocifissioni nel dissenso sono sempre molto presenti in tutti i partiti, mi auguro che questo non avvenga e ci possa essere solidità di posizioni intellettuali e culturali distinte da questa scelta, che ovviamente non condividiamo e non condividiamo anche nel modo di porla, questo svilirla..."è una piccola storia che non merita neanche due colonne sul giornale" diceva Guccini, un po' di musica o due parole in rima; no qui è stata circoscritta ad un passaggio postale che denota, secondo noi, una certa pavidità, una mancanza di chiarezza e di slancio nell'affrontare una scelta politica comprensibile, che non abbiamo contestato. Lei sa, Presidente, che non abbiamo contestato questa sua decisione di allargare la maggioranza, sul piano del metodo è una vostra scelta, ma sul metodo le contestiamo di non aver portato qui un documento che la renda precisa. Qui siamo di fronte ad un non programma, ad una situazione, come molti hanno sottolineato, che dà orizzonti non esattamente rassicuranti.

Non so se mi spingerei fino all'idea del Titanic, ma riteniamo tutti noi del gruppo ALPE esserci molto da perdere per la Valle d'Aosta in questa posizione e la vicenda dei precari che abbiamo vissuto poche ore fa è emblematica di questa situazione, è una vicenda generata da scelte politiche fatte dal "Governo Berlusconi", imposte, blindate sulle Regioni, che si ripercuotono pari pari sulla situazione regionale e abbiamo un Presidente Rollandin che tenta di presentarsi come il salvatore della patria per aver tacconato le situazioni! Ora, questo non è l'esito che ha avuto la vicenda di questa mattina, credo sia parso molto chiaro a chi era sulla piazza che non siamo di fronte ad una soluzione brillante, ma quello che è ancora più chiaro a tali persone è che chi ha provocato questo dissesto sono le stesse forze con le quali oggi ci si allea sul piano locale, regionale e sul piano nazionale, perché non si può dire che sono due piani distinti. No, Presidente Rollandin, la fiducia al "Governo Berlusconi" non l'hanno data casualmente alcuni mesi fa al Senato, il Senatore della Valle d'Aosta...e si è visto in modo abbastanza chiaro che rispondesse ad una logica politica di scambio. Non è immorale, lo scambio in politica è un dato reale, ma non condividiamo che sia fatto in questo modo in questo momento e a spese degli interessi della nostra Regione.

Riteniamo che manchino quei presupposti di chiarezza e ne cito tre, riprendendo testualmente le parole del Capogruppo della Stella Alpina, che ha detto: "chiediamo più politica per la montagna, la previa intesa e la battaglia per il Parlamento europeo". La battaglia per il Parlamento europeo è stata persa due anni fa sul piano della legge elettorale sotto la legislatura governata da Berlusconi, non ce lo siamo dimenticato. La montagna è un problema di cui il Parlamento ha discusso qualche mese fa, ci ha messo 6.000.000 di euro per tutta l'Italia, è stata una legge che ha suscitato l'ilarità generale per la mancanza di convinzione sul tema! La previa intesa, caro Salzone, mi sa che non l'abbiamo vista da nessuna parte, nessun impegno, nemmeno una dichiarazione politica sul piano nazionale. Di fronte a questo velleitarismo, riteniamo sia più onesto in questo momento non valutare positivamente il nuovo assetto. Ci concederete di avere dissenso su questo, sul piano dei contenuti, ma la sottolineatura e la ragione per la quale l'abbiamo esplicitato in un documento...mentre in altri momenti avremmo semplicemente votato contro una proposta regionale, aver messo sul tavolo questo dissenso è dovuto solo al fatto che sul tavolo non è stato messo niente.

Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.

Fontana (PD) - Grazie Presidente.

La mia riflessione...ho detto quelle cose perché veramente sono amareggiata. All'inizio di questa legislatura, Presidente, avevo una grande fiducia in lei, nel senso che ci aveva detto: "collaborazione, partecipazione" e io sono stata una delle poche che - mi prendevano anche in giro - difendevo sempre questa maggioranza e anche lei, Presidente, anche se non la conoscevo, ma lei manteneva le cose che dicevo e questo mi dava la voglia di andare avanti e di lavorare nelle commissioni. Oggi, quando ha detto che Forza Italia ha collaborato, mi sono sentita anche mortificata, perché come hanno lavorato loro...lei ci può dire quante volte c'è stata una legge che era in funzione dei cittadini e che noi abbiamo fatto...non abbiamo mai fatto ostruzionismo, abbiamo sempre collaborato, abbiamo sempre lavorato! Mi metto nei panni dei cittadini, voglio vedere questo Consiglio regionale come lo vedono i cittadini fuori: "questa maggioranza dice che ha lavorato benissimo, ha fatto tante cose..." e lei ha fatto un elenco oggi e io avrei un altro elenco, altrettanto per le cose che non vanno, ma non è questo il momento, chiedo però al Consigliere La Torre, che tanto dice che ci vuole coraggio per fare politica, in questi tre anni questa maggioranza il coraggio allora dove lo ha avuto? Se questa maggioranza ha funzionato bene, perché oggi si cerca la "stampella" del PdL "per risolvere i problemi", dice Lattanzi, che questo Governo non è riuscito a risolvere, questi sono gli articoli sui giornali. Dico quello che penso io e non mi pongo come Consigliera, ma come cittadina. Una volta ne andavo fiera, perché vedevo un Governo regionale che ci teneva tanto all'autonomia, a quella autonomia valdostana che, quando parlava il Governo nazionale, diceva: "noi siamo qua e dobbiamo tutelare tutti i nostri diritti".

In questi tre anni mi sembra sia arrivato uno tsunami e questo filo diretto con Roma cosa ci ha portato di buono? Una crisi economica, anche se non dipende da Roma, ma tagli a non finire sulla scuola, tagli a non finire sull'agricoltura, le industrie che chiudono, c'è qualcosa che non funziona e forse tutti - non do la colpa solo al Governo, ci mettiamo di mezzo anche noi - non siamo stati all'altezza di vedere i veri problemi che stiamo affrontando, ma prima di tutto il lavoro, tutte le altre cose vengono dopo! Mi chiedo tutte queste spese pazze anche per fare il capannone per la trasfusione delle analisi...adesso non mi viene la parola...dico 4.000.000 di euro, perché non investirli nel mondo del lavoro e cercare di dare un lavoro a queste famiglie, che sono disperate, Presidente! Devono pagarsi un mutuo, hanno dei familiari...dovevamo fare un altro tipo di politica, poi le cose che si potevano fare più avanti le facevamo più avanti!

Davvero mi sento amareggiata, perché non riesco a dare risposte; la gente è arrabbiata, abbiamo perso quello stile di politica e mi sa tanto che stiamo rispecchiando veramente quello romano. Davvero mi sento mortificata, da donna non mi piace, continuerò a lavorare, come ho sempre lavorato, per fare veramente bene per la gente, ma mi ha dato l'impressione che questa entrata in maggioranza sia una presa in giro anche nei confronti degli elettori, perché avevano votato una maggioranza e un programma e questo non è stato rispettato. Porti pazienza, abbiamo detto che ognuno può dire quello che pensa, io mi sento di dire questo perché ci ho creduto e a tre anni di questa legislatura di risposte ai cittadini fuori ne abbiamo date ben poche! Scusi, ma...

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie Presidente.

Per quanto riguarda il programma - e poi darò una copia -, già nell'illustrazione avevo parlato esplicitamente di integrazione e completamento del programma di legislatura; parlando dei trasporti, vi è la proposta di effettuare a breve una discussione tematica - ho detto che lo porteremo qui... - sulla ferrovia, sull'aeroporto e l'autostrada; per la montagna vi è l'esigenza di un'azione importante svolta da tutte le regioni per uscire dal problema della competitività, ho detto anche che c'è un progetto in atto con tutte le Regioni; interventi a sostegno della piccola e media impresa: presenteremo una proposta in tal senso; politiche attive per l'impiego dei giovani e così via. Mi dispiace non tanto per...perché è giusto dire...ma perché durante questi tre anni non si è lasciata una sola occasione per cercare di risolvere i problemi di lavoro, anche parlando del laboratorio, lei avrebbe ragione di dire questo, se i soldi che investiamo per il laboratorio...che voglio dire è anche a favore dei lavoratori, perché lì aumenterà anche il numero dei lavoratori che possono lavorare, ma non è che possiamo prendere quei soldi e dire: "non li mettiamo per il laboratorio, li mettiamo per il pubblico impiego", perché non è così!

Già oggi nella pubblica amministrazione ogni due persone che vanno in pensione ne possiamo sostituire una, questo è nella politica in generale; credo che, se uno guarda quello che succede in Spagna, in Portogallo, o in Grecia, non è che c'è il Governo tale o tal altro: c'è dal Governo di sinistra al Governo di destra, l'Europa ha obbligato tutti a fare queste scelte! Il Patto di stabilità ci obbliga a ritenere possibili solo alcune spese, quindi non è che possiamo dire...e si immagini quale piacere avrei a dire: "non possiamo superare quel numero", che piacere avrei a dirlo? Anzi sarebbe tanto facile poter dire che ce n'è per tutti, ma non è così, perché i posti di lavoro non si inventano e abbiamo visto durante questi anni e abbiamo portato in tale sede tutto quello che era possibile inventarsi per creare posti di lavoro, abbiamo fatto dei programmi straordinari l'anno scorso, che era ancora possibile, quest'anno siamo stati messi in difficoltà anche su questo. Mi permetto quindi di dire che, sotto tale profilo - poi si può sempre fare meglio -, abbiamo fatto tutto quello che era possibile per risollevare e mantenere tale equilibrio.

Ho sempre dato atto non solo del comportamento delle forze politiche e della sua forza politica, che ho sempre rispettato e, quando ci sono stati dei suggerimenti, non ho mai nascosto...e ho sempre rispettato i suggerimenti. Qui il percorso è stato quello di valutare la disponibilità di una forza politica di far parte di una maggioranza per cercare di supportare in questi due anni tale percorso; il che non significa essere soggiogati da alcuno, essere ostaggi di altri o essere alla mercé di...no, abbiamo sempre difeso i nostri ideali, quando c'erano problemi scottanti, abbiamo sempre trovato le modalità per difendere la nostra autonomia, questo è sempre stato il punto essenziale della nostra azione, per cui, rispetto all'ordine del giorno, siamo contrari e voteremo contro.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel, per dichiarazione di voto.

Donzel (PD) - Grazie Presidente. Dovrei fare una richiesta all'aula di voto segreto, se me lo consente, a nome dei gruppi PD e ALPE.

Presidente - Va bene, la votazione si svolgerà con voto a scrutinio segreto ai sensi dell'articolo 71 del Regolamento interno. Se non ci sono altri interventi, ricordo che, siccome la risoluzione impegna con un "non": "non esprime", va da sé che chi è d'accordo con il "non esprime" vota "sì", chi invece vuole esprimere vota "no".

Pongo in votazione per scrutinio segreto la risoluzione, che recita:

Risoluzione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste

Preso atto dell'illustrazione da parte del Presidente della Regione dei nuovi assetti della composizione della maggioranza in seno al Consiglio regionale della Valle d'Aosta;

Richiamato il contenuto dei programmi elettorali presentati dai partiti e dalle coalizioni presentati dalle forze politiche in competizione nelle elezioni regionali del 2008;

Ritenuto in particolare che quelli presentati rispettivamente dalla coalizione Union Valdôtaine-Fédération Autonomiste e Stella Alpina-UdC-VdA (Centro autonomista) e dal Popolo della Libertà contengano indicazioni programmatiche significativamente divergenti fra loro;

Considerando che l'impegno di ciascuna forza politica, regionale o nazionale, operante in seno al Consiglio regionale della Valle d'Aosta deve sempre e comunque ispirarsi al perseguimento del bene della Regione, indipendentemente dalla sua collocazione nell'area della maggioranza o dell'opposizione e dalle opportunità;

Rilevata al momento l'assenza di pregnanti motivi politici per una diversa configurazione dell'attuale maggioranza politica, in assenza di nuove elezioni o di dimissioni dell'esecutivo attualmente in carica;

Non esprime

valutazione positiva in ordine al nuovo assetto proposto dal Presidente della Regione per la composizione della maggioranza in seno al Consiglio regionale della Valle d'Aosta.

F.to: Louvin - Carmela Fontana - Donzel - Chatrian - Giuseppe Cerise - Rigo - Bertin - Patrizia Morelli

Consiglieri presenti e votanti: 35

Favorevoli: 11

Contrari: 24

Il Consiglio non approva.

Presidente - Come era stato deciso in Conferenza dei Capigruppo, adesso faremo una sospensione con la convocazione di tale Conferenza per riassettare le commissioni. A questo riguardo, comunico che sono arrivate le dimissioni dei Consiglieri Hélène Impérial da membro della II Commissione e del Vice-presidente André Lanièce da membro della III Commissione, onde permettere, a seguito della nuova situazione politica, la corretta ricomposizione della stessa commissione. Sono anche pervenute, con la lettera che adesso vi leggo, le dimissioni del Consigliere Segretario Tibaldi:

"Il nuovo assetto politico del Consiglio regionale mi induce a rassegnare le dimissioni dall'incarico di Consigliere Segretario, si tratta di una decisione irrevocabile che decorre contestualmente a questa comunicazione. Ringrazio i colleghi Consiglieri delle forze politiche di minoranza che mi assegnarono a tale ruolo dall'inizio della corrente legislatura, ringrazio inoltre lei, i colleghi dell'Ufficio di Presidenza e tutto lo staff dei dirigenti e dei dipendenti per la cordialità dei rapporti intercorsi e per la proficua collaborazione instaurata. Augurandovi buon lavoro, porgo distinti saluti".

A nostra volta ringraziamo il Consigliere Segretario Tibaldi per il suo impegno, la sua serietà e per il suo contributo dato a questo clima di collaborazione.

La seduta è sospesa.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,46 alle ore 18,54.