Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1709 del 23 marzo 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1709/XIII - Reiezione della proposta di legge: "Disposizioni relative all'impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura. Abrogazione della legge regionale 18 novembre 2005, n. 29".

Articolo 1

(Oggetto)

1. Con la presente legge la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dà attuazione all'articolo 26bis della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, relativa all'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio, al fine di provvedere alla salvaguardia delle colture agricole da possibili contaminazioni con organismi geneticamente modificati (OGM).

Articolo 2

(Divieto di coltivazione)

1. Su tutto il territorio regionale è vietato l'impiego in ambito agricolo di organismi geneticamente modificati.

Articolo 3

(Obbligo di rimozione)

1. Qualora siano coltivate parti di piante o sementi in violazione della disposizione di cui all'articolo 2, l'Amministrazione regionale ordina al conduttore del fondo di adottare i necessari provvedimenti per la rimozione delle suddette parti di piante o sementi e delle piante da queste derivanti, fatta salva l'applicazione delle sanzioni amministrative di cui all'articolo 4, comma 2. Analogo procedimento è avviato qualora si accerti che una coltura contiene o è costituita interamente da organismi geneticamente modificati.

2. Qualora il soggetto interessato non ottemperi all'ordine di cui al comma 1 entro i termini stabiliti dall'Amministrazione regionale, quest'ultima provvede coattivamente, secondo le modalità previste dalla legge, addebitando le spese al conduttore o al proprietario del fondo.

Articolo 4

(Sanzioni)

1. L'Amministrazione regionale, attraverso la struttura competente individuata dalla Giunta regionale con la deliberazione di cui all'articolo 5, svolge attività di vigilanza e controllo sull'applicazione della presente legge.

2. Chiunque non rispetti il divieto di cui all'articolo 2 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma di denaro da euro 2.500 a euro 25.000.

3. Le somme riscosse ai sensi della presente legge sono introitate nel bilancio regionale.

4. Per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge si osservano le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale).

Articolo 5

(Rinvio)

1. La Giunta regionale definisce, con propria deliberazione da pubblicare nel Bollettino ufficiale della Regione, ogni altro adempimento o aspetto, anche procedimentale, relativo all'attuazione della presente legge.

Articolo 6

(Abrogazione)

1. La legge regionale 18 novembre 2005, n. 29 (Disposizioni in materia di coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche), è abrogata.

Président - Nous reprenons nos travaux. Le point n° 14 à l'ordre du jour est en discussion; le rapport a été illustré et la discussion générale a été fermée.

La parole à l'Assesseur à l'agriculture et aux ressources naturelles, Isabellon.

Isabellon (UV) - Grazie Presidente.

Credo che, come si è potuto vedere anche nella discussione generale di stamani, il tema OGM è un tema sentito, è nell'interesse generale anche dell'opinione pubblica, e gli approcci possono essere di tipo diverso: di tipo più emozionale, di tipo più scientifico, a seconda anche della formazione e dei percorsi, anche di tipo amministrativo, degli intervenuti.

Credo sia importante in questo momento sintetizzare, per quel che riguarda il Governo regionale - come d'altronde ho già avuto modo di fare in commissione -, su quello che è stato il percorso fin qui adottato dall'Amministrazione regionale e, successivamente, andare a dare un'indicazione per quanto concerne la proposta del disegno di legge. Nel corso dell'audizione sono stati sentiti anche gli attori del territorio, in particolare per quel che riguarda il settore agricolo gli attori legati alle produzioni zootecniche, l'AREV, il Consorzio Produttori e Tutela della Fontina, e anche l'Institut per il suo ruolo, Coldiretti, e credo che sia emersa in generale una posizione che da un lato ha ribadito la finalità e la motivazione per le quali all'epoca si era arrivati all'approvazione della legge n. 29/2005. Arrivando a queste posizioni, credo che vada anzitutto evidenziato che, per quello che è del regime di autodisciplina del Consorzio Produttori e Tutela della Fontina adottato nel febbraio 2006, non a caso alcuni mesi dopo l'approvazione della legge n. 29/2005, questo è stato - lo ricordo a chi non ha potuto partecipare, o perché non era presente o perché non era a conoscenza all'epoca delle considerazioni che hanno portato a questa posizione - totalmente condiviso dall'Amministrazione, dall'Assessorato e dal Governo in genere. Si era arrivati a questo - ne può essere buon testimone il collega Prola che aveva partecipato attivamente in qualità di attore tecnico per quel che riguarda queste problematiche - attraverso una serie di incontri con il consorzio, perché i dubbi espressi anche dall'AREV, cioè quella che può essere la ricaduta, da una parte, della bontà dell'immagine che può derivare dall'avere un prodotto che può fregiarsi, come è stato ricordato nell'intervento del collega Louvin o del collega Chatrian, che ci ha fatto vedere alcuni dépliants, di questa caratteristica di utilizzo di mangimi che non abbiano contenuto OGM per l'alimentazione integrativa delle bovine...ma dall'altra c'è anche la contropartita che in questo modo si vanno ad aumentare dei costi. Questo è stato rilevato in commissione da parte sia dell'AREV che del Consorzio Produttori Fontina. Che ci sia un'immediata ripercussione sul maggiore valore sul mercato della fontina, questo non è di così facile corrispondenza. Evidentemente il percorso è quello giusto, credo che queste attenzioni vadano nella buona direzione.

Attualmente noi abbiamo una considerazione, per quel che riguarda gli OGM ci sono diverse posizioni anche a livello internazionale che sono state ricordate in quest'aula; sicuramente il tema è controverso, è un tema che si presta a molte considerazioni. Mi viene in mente, pensando all'intervento del collega Donzel, che le posizioni sono a volte mutevoli e sono a volte legate alla situazione del momento, perché anche l'espressione del rappresentante della Chiesa cattolica in sede di un importante incontro legato alla possibile presenza negativa e l'influenza delle multinazionali nella zona dell'Africa in generale è una presenza che non vale solo per gli OGM, ma può essere discutibile; ricordiamo che ci sono anche delle posizioni puntuali, ad esempio nella zona subsahariana, dove alcuni esperimenti sono stati fatti su delle piante per cercare di garantire la loro sopravvivenza ed ovviare alla carenza idrica attraverso degli interventi mirati per quel che riguarda l'aspetto delle modifiche genetiche, esperimenti che possono essere anche virtuosi nel momento in cui si va ad intervenire in situazioni specifiche, senza andare a sconvolgere un'economia. Sicuramente non bisogna fare di tutta un'erba un fascio...questo per dire che le posizioni possono essere legate anche ad una che può essere o generalista o legata a situazioni specifiche.

La Giunta regionale, lo scorso anno, ha istituito con deliberazione n. 1999/2010 una commissione consultiva regionale con il compito di presentare alla Giunta la bozza di piano per la realizzazione della coesistenza fra coltivazioni transgeniche, convenzionali e biologiche sul territorio regionale entro 90 giorni dalla conclusione dell'iter di adozione a livello nazionale e relativa notifica alla Commissione europea delle linee guida per le normative regionali di coesistenza fra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate. La scelta della Giunta regionale di ispirarsi al suddetto documento per la stesura delle proprie linee guida regionali è dovuta al fatto che, nel periodo successivo all'approvazione della legge regionale n. 29/2005, cioè nel 2006, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province ha voluto che fossero elaborate delle linee guida per consentire alle Regioni e Province autonome di predisporre le proprie norme regionali in materia di coesistenza, avendo come base un riferimento concordato a livello nazionale e notificato, come prevede la legge, in un'unica soluzione. Ripercorro anche questi passaggi perché può essere importante saperli.

L'iter di approvazione di tali linee guida, benché sollecitato più volte dal Ministro Galan, ha subito però una battuta di arresto nell'autunno dello scorso anno ed è ad oggi bloccato, in quanto l'intesa è stata ritirata dalle Regioni e dalle Province autonome in occasione della Conferenza Stato-Regioni del 7 ottobre 2010, poiché tali linee guida sono state ritenute superate nel merito tecnico-giuridico dai nuovi orientamenti proposti dalla Commissione europea il 13 luglio 2010, orientamenti che introducono la prospettiva per gli Stati membri di poter vietare su tutto, o su parte del loro territorio, le coltivazioni di OGM. In quella stessa sede è stato anche presentato un ordine del giorno, con il quale si chiedeva al Governo di procedere con l'esercizio della clausola di salvaguardia per vietare su tutto il territorio italiano la coltivazione di OGM. In mancanza delle suddette linee guida per le normative regionali, visto che il Ministro Galan ha continuato fino a qualche settimana fa a sollecitare le Regioni ad approvare i propri piani di coesistenza, gli uffici tecnici dell'Assessorato dell'agricoltura si sono comunque attivati predisponendo un documento dal titolo: "Linee guida regionali per la coesistenza", nel quale implicitamente si esclude la coltivazione degli OGM attualmente autorizzati alla coltivazione a livello europeo con la definizione di distanze di sicurezza molto restrittive.

Si deve rilevare come la normativa europea attualmente non consenta di vietare la coltivazione di OGM invocando motivazioni diverse da quelle legate alla valutazione di effetti negativi sulla salute e sull'ambiente, come avviene invece nella proposta di legge presentata da ALPE, e qualsiasi legge approvata ora recante divieto assoluto di coltivazione degli OGM, come predisposta nel disegno di legge presentato, non sarebbe approvata in sede di notifica all'Unione europea, come è d'obbligo ai sensi della direttiva comunitaria 93/34 del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 2008. La possibilità di invocare aspetti particolari di tipo economico, naturale ed agricolo come fatto nel disegno di legge in questione, già contemplata dalla raccomandazione della commissione 2010/200/01 approvata in data 13 luglio 2010, riguarda al momento unicamente l'adozione di misure nazionali in materia di coesistenza fra colture OGM, convenzionali e biologiche e non il divieto assoluto di coltivazione di OGM. La possibilità per gli Stati membri, previa comunicazione alla commissione a fini informativi di adottare misure che limitano in tutto il territorio o in parte di esso la coltivazione di tutti o di determinati OGM autorizzati, invocando motivazioni diverse da quelle legate alla valutazione degli effetti negativi sulla salute e sull'ambiente, è invece subordinata alla futura approvazione del regolamento di modifica della direttiva 2001/18 con l'inserimento nella stessa dell'articolo 26ter, come proposto nella comunicazione del 13 luglio 2010.

Alla luce di quanto affermato, siamo nella situazione di essere attenti ed in attesa dell'evolversi della situazione a livello statale e comunitario e, anche in base a quello che è emerso durante i lavori in commissione e dal contributo oggi in aula, esplicitato in particolare dagli interventi dei colleghi Comé e Prola che hanno ripreso la posizione dell'Assessorato e della Giunta espressa in III Commissione - che ringrazio per il fattivo contributo e per il lavoro fatto -, ribadisco la posizione che abbiamo espresso in questa sede, una posizione che porta a proporre al Consiglio di esprimere un voto di astensione sul disegno di legge in oggetto.

Président - La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (ALPE) - Grazie Presidente. Ringrazio anche i colleghi che sono intervenuti e l'Assessore, seppure su posizioni nettamente diverse da quelle che abbiamo sostenuto e che sosteniamo.

Mi sia permesso prima di tutto di sottolineare come il dibattito che abbiamo in corso non sia un dibattito che ci vede schierati su due versanti, uno scientifico e l'altro emozionale; non siamo portati a ragionare soltanto con la pancia, né mi pare che abbiano fondamento scientifico assoluto le asserzioni che abbiamo sentito in particolare dai colleghi Prola e Comé su questo tema. Gli OGM non sono la soluzione principe per il futuro dell'alimentazione su questo pianeta; sono stati una via che è stata imboccata con molti problemi, e soprattutto con una scelta politica di fondo che contestiamo, che è l'accaparramento della risorsa alimentare alla matrice da parte di grandi multinazionali. Credo sia più che noto come, proprio dalla manipolazione degli organismi della vita e dal loro brevetto, sia disceso uno dei problemi principali che riguardano appunto questo tentativo di avere un monopolio assoluto sulla produzione alimentare del pianeta, e lo stesso esito tecnico di questa scelta è oggi fortemente contestato e contraddetto in sede scientifica. Anche autorevoli settimanali molto diffusi e molto letti come l'Espresso, che pure non ha mai preso posizioni pregiudiziali sul tema, chiariscono in questi ultimi giorni la situazione del flop che hanno fatto gli OGM su scala internazionale e mettono in guardia dall'opposizione che manifesta l'opinione pubblica rispetto alla manipolazione genetica, ma sui problemi collegati con queste attività.

Noi riteniamo che, trattandosi di una materia così delicata come quella alimentare, il principio di precauzione debba essere posto a monte delle nostre decisioni e che ci debba essere anche la consapevolezza politica di ordine complessivo sugli interessi in gioco. Proprio l'Espresso, qualche settimana fa, metteva in evidenza come dietro il blocco della legge anti-OGM messa in campo nel 2003 dal Ministro Alemanno - stiamo parlando di un esponente del fronte del centro-destra, all'epoca Ministro dell'agricoltura - ci sia stato un intervento non esattamente leggero, quello dell'Ambasciatore degli Stati Uniti che, facendo una vigorosa pressione sul Governo italiano attraverso il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta e poi sul Presidente del Consiglio stesso, abbia ottenuto l'assenso al blocco dell'interdizione già all'epoca degli OGM in Italia. Letta ha previsto che potrebbero essere - questa era una delle rivelazioni di Wikileaks, che ci tocca direttamente in questo caso - trovati dei meccanismi tecnici o procedurali per far deragliare la "bozza Alemanno". A quel punto l'Ambasciatore, soddisfatto, offre i suoi ringraziamenti - ironicamente sottolinea l'articolista - genuini, almeno quelli, e non geneticamente modificati. Questo per dire come dietro questa nostra discussione, che vorremmo, qui, quanto meno centrare sulla nostra agricoltura regionale e sui riflessi che ha su di essa, ci sia come scenario di fondo una situazione molto articolata ed un braccio di ferro di grandissimo momento.

Quello su cui non possiamo concordare è la ricostruzione del quadro decisionale come c'è stata riproposta dall'Assessore poco fa, attraverso una lettura degli atti che trascura alcuni aspetti che sono invece assolutamente risolutivi. Il fronte delle Regioni è oggi spaccato, con un numero crescente di Regioni che si sta spostando verso una posizione nettamente anti-OGM, e una parte che si sta riducendo a vista d'occhio e che si sta invece ripiegando. Questo fronte però ha avuto un'espressione assolutamente unanime, e credo di non rivelare degli arcani, perché sono documenti che ci sono stati messi a disposizione in queste settimane, che la posizione della Conferenza Stato-Regioni del 7 ottobre, a cui faceva allusione l'Assessore, si sia conclusa con un ordine del giorno unanime con il quale si chiede al Governo di procedere all'esercizio della clausola di salvaguardia...quindi le Regioni hanno chiesto al Ministro di bloccare il tutto. Ma le Regioni, in particolare la Commissione politica agricola delle Regioni ha confermato (cito): "la propria unanime posizione relativamente alla non praticabilità della coesistenza"; unanime vuol dire anche a nome della Regione Valle d'Aosta, fino a prova contraria, perché non abbiamo saputo di posizione diversa, come pure alla richiesta di clausola di salvaguardia nei confronti delle varietà geneticamente modificate. Quindi una posizione forte ed energica, a cui stanno facendo seguito una serie di iniziative legislative che vengono rappresentate con toni molto accesi dagli esponenti delle varie Regioni, anche qui in modo assolutamente bipartisan sulla questione della non accettazione della coesistenza. Penso al Veneto con il progetto di legge del leghista Finco, che chiede la chiusura dell'accesso ai contributi e l'istituzione del marchio per prodotti OGM-FREE con la richiesta che il Veneto costituisca una Regione libera da OGM, la cui coltivazione sarà fermamente vietata. Naturalmente non di diverso segno è la posizione di un'altra Regione importante come la Toscana...stiamo parlando di due Regioni che fanno della produzione agroalimentare e di alcuni pilastri della loro economia...questa posizione della Toscana espressa recentemente dal suo Assessore regionale all'agricoltura è altrettanto netta: "Presto la Regione Toscana avrà una nuova legge anti-OGM e si porrà alla testa di un movimento per portare l'Unione europea"...è questo il percorso che noi chiediamo di fare, Assessore, non quello di mettersi in posizione di dipendenza da un'attesa - che sicuramente tarderà - decisione dell'Unione europea, ma di mettersi alla testa di un movimento che porti al bando degli organismi geneticamente modificati. Intendiamo snidare il Governo dalla posizione attendista che ha assunto sulla materia e lavorare con quanti vorranno seguire questa linea, perché Bruxelles imbocchi con decisione questa strada: questo stanno chiedendo oggi le Regioni italiane all'Unione europea!

È chiaro che nel momento in cui prendiamo una posizione opposta - come è stato giustamente sottolineato anche dai colleghi del Partito Democratico, quella di coloro che dicono: intanto aspettiamo che loro decidano - ci troveremo fatalmente fra uno, due o tre anni nella condizione di avere un'agricoltura non difendibile sul piano non sostanziale, ma sul piano dell'immagine, che non potrà spendere questa tipicità e questo carattere di non presenza degli OGM come un atout necessario nella propria promozione commerciale. Questo ci dispiace, come ci dispiace che si dica che l'Unione europea non lo consente; ringrazio molto per le parole di stima e anche forse di augurio, chissà, del collega Comé, ma non credo che ci sia alcun difetto da parte nostra rispetto al diritto dell'Unione europea nel momento in cui il suo Commissario europeo all'agricoltura, Dacian Ciolos, che spesso viene ricordato anche in quest'aula, si dice convinto (cito): "che la decisione di coltivare o meno OGM nell'UE debba essere presa dai singoli Stati membri" e da noi vuol dire dalle Regioni, perché questa è una competenza regionale. È il commissario stesso che lo sostiene a chiare lettere: la questione della coesistenza fra produzioni OGM e OGM-FREE, spiega Ciolos, resta agli Stati definirla secondo le condizioni legate alla produzione agricola locale. Questo ci dà libertà, quella latitudine di intervento che oggi ci consente senza tante difficoltà di superare, fra l'altro nel momento in cui l'ex Ministro Galan non è neanche più Ministro. Curiosa coincidenza, la sospensione del nostro Consiglio da questa mattina a questo pomeriggio fa sì che abbiamo in questo momento un Ministro dell'agricoltura diverso, peraltro molto contestato per problematiche giudiziarie, ma questa è una condizione non nuova all'Esecutivo nazionale. Però abbiamo una posizione che ha assunto in questi mesi il Ministro Galan che è stata di costante ostruzionismo nei confronti di questa dinamica regionale, di un invito unanime delle Regioni al Governo di muoversi su una certa linea e che trova oggi - curioso! - come ultimo paladino la Valle d'Aosta, per bocca della sua maggioranza, che dice: no, adesso dobbiamo aspettare... Tutti si muovono, tutti vanno avanti su questa linea e noi rimaniamo bravi, bravi, a difendere - questo è il paradosso! - la possibilità di OGM là dove OGM non ci sono e nessuno vorrebbe portarli.

Ho difficoltà intellettuali e sicuramente congenite, magari genetiche, a capire dove stia l'interesse, cari amici, a difendere questo bidone della benzina nel deserto, che non ha più significato nel momento politico attuale. Nel momento in cui si lavora a livello europeo in modo dominante per ridurre gli spazi degli OGM, noi siamo attestati su una linea di coesistenza e questo è quanto. Questo superamento però lo stanno chiedendo con forza organismi che operano nel settore agricolo, non organismi minori o piccole frange di estremisti; lo stanno chiedendo i produttori, perché hanno chiarissimo di fronte a loro il bivio che c'è fra un tipo di agricoltura a vocazione industriale, che tenderà fatalmente a laminare tutte le piccole produzioni e la difesa di un assetto agricolo, che è funzionale alla nostra sostenibilità alimentare. Questa è la questione nodale che abbiamo di fronte, rispetto alla quale la raccomandazione del 2010 - ricordata anche dall'Assessore - ci dà mano libera, non potrebbe essere più chiara sul punto, perché dice espressamente che: "può essere necessario escludere la coltivazione di OGM da vaste zone, previa dimostrazione che in tale zone non è possibile prevenire la presenza involontaria di OGM". Lo siamo...è solare questo! Signori, abbiamo difeso per anni un'indifendibile trincea...scusate, l'ha difesa il Governo regionale...dei buoni di benzina, quando l'Unione europea ci diceva che bisognava metterli al bando e adesso che si tratta di fare, noi, un passo per la nostra comunità a favore di questa comunità, adesso no! Bisogna scattare sull'attenti ed essere ligi agli ordini dell'Unione europea! Ci sta dicendo invece il contrario: "devono solo essere proporzionali all'obiettivo, cioè alla tutela di esigenze specifiche degli agricoltori che operano secondo metodi convenzionali o biologici". La raccomandazione dice che: "gli Stati membri necessitano di sufficiente flessibilità per poter tener conto delle rispettive specificità regionali e nazionali e delle esigenze locali specifiche delle colture, nonché dei prodotti convenzionali, biologici o di altro tipo".

Questa dell'Unione europea è una posizione che vuol dire "mano libera agli Stati membri" e, nel nostro caso, alle Regioni per disporre in merito; questo attestarci su questioni di puro formalismo che sono già state ampiamente travalicate sul piano politico da tutto il fronte delle Regioni in Italia sembra veramente un assurdo, salvo credere - ma non vogliamo crederlo, anche se le parole di questa mattina ci hanno messo in allarme - che ci sia veramente da parte di esponenti e di partiti della maggioranza una valutazione di favore nei confronti degli OGM, perché ho sentito negli interventi dei colleghi di maggioranza che si sono espressi un peana a favore degli OGM, della loro importanza strategica, della loro vitalità. Qui non stiamo parlando della problematica della selezione genetica che viene fatta o su scala delle generazioni attraverso il tempo o anche in forma più ravvicinata con tecniche moderne, come è stata fatta nel settore dell'allevamento, la selezione è un fenomeno assolutamente ragionevole e compatibile; qui stiamo parlando della modificazione genetica, quella che è l'unione di parti di patrimonio genetico che non solo sono di specie diverse, ma sono addirittura di regni diversi, come ci è stato spiegato tecnicamente in commissione.

Noi siamo quindi dell'avviso che qui ci siano tutte le condizioni fattive perché ci si schieri in modo netto e trasparente per la posizione che oggi è richiesta a gran voce dal mondo agricolo, con interesse per la sua produzione e la sua commercializzazione. Certo, c'è una problematica etica, ci sono valutazioni di altro tipo che possono essere fatte, ma le abbiamo volute lasciare tutte da parte stamani; la relazione non ha insistito su fattori di tipo ideologico, non ha fatto appelli alla paura e all'irrazionale, ma qui la razionalità del momento ci chiede una normale, leggera svolta nell'andare oltre la posizione su cui si era attestata nel 2005 questa nostra Regione. Qui si tratta di difendere l'agricoltura valdostana in un quadro che è un quadro più generale di cui non possiamo nasconderci l'ampiezza. Due settimane fa l'Università della Valle d'Aosta ha chiamato un personaggio che oggi è un riferimento nel mondo della produzione agricola e del gusto, si chiama Carlo Petrini; lo ha chiamato a ragionare con docenti e studenti dell'università su queste problematiche e io, di Petrini, vorrei ricordare solo un brevissimo passaggio di un libro che consiglio alla lettura di tutti, perché mi pare fra i più illuminanti che ci possano essere. Nel difendere la sovranità alimentare delle nostre comunità, sottolinea come gli organismi geneticamente modificati siano il prodotto di un sistema commerciale, sono brevettati e risultano di proprietà di chi li ha progettati e questa caratteristica li rende incompatibili con i principi della sovranità alimentare, il seme è sempre stato una risorsa condivisa, un bene comune.

Noi abbiamo avuto la fortuna di ereditare dalla storia della nostra Regione e dall'agricoltura praticata in condizioni difficili, di frontiera nelle nostre vallate, un patrimonio genetico agricolo di particolare interesse e qualità, non dobbiamo sprecarlo e dobbiamo fare in modo che sia vendibile all'esterno in modo qualificato. In questo senso va l'emendamento che abbiamo presentato, perché la Valle d'Aosta si presenti, come fa il Friuli Venezia Giulia...certo avrà anche questa Regione le sue contestazioni, ci saranno anche lì delle battaglie...ma la Regione Friuli Venezia Giulia ha disposto la nascita di un marchio di qualità per prodotti che provengono da una Regione OGM-FREE e già si pone un passo avanti alla nostra. Noi non dobbiamo rimanere indietro, non dobbiamo perdere questo treno e facciamo appello al Consiglio perché ragioni con la testa e con la pancia, e faccia le scelte adeguate. A nostro modo di vedere, la più adeguata in assoluto è quella di dire "no" alle coltivazioni transgeniche all'interno del territorio regionale della Valle d'Aosta. Grazie Presidente.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel, per dichiarazione di voto.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, cari colleghi, ritengo sia stato prezioso e utile questo dibattito che ci aveva visto arrivare in quest'aula con una posizione del nostro partito molto definita e precisa, e credo che il dibattito non abbia che potuto riconfermarla in questo senso;, quindi, ad ulteriore specifica delle ragioni per cui voteremo questa legge, visto che sono stato anche chiamato in causa nell'intervento dell'Assessore, rispetto alla questione africana non solo la Chiesa cattolica, ma anche il Fondo internazionale per lo sviluppo dell'agricoltura, che si è riunito a Londra nello scorso dicembre, ha ribadito che, dove la politica ha aiutato - si dice nel rapporto - un nuovo approccio all'agricoltura su piccola scala negli ultimi dieci anni...almeno 350.000.000 di abitanti delle zone rurali del mondo sono riusciti ad uscire dal vincolo della povertà. Non è esattamente ciò che i terzomondisti di professione, affiliati alle multinazionali degli OGM ci raccontano, ma la realtà è questa. Quindi anche sul tema della lotta alla povertà è smentito che siano gli OGM la strada per far uscire dalla povertà, ma è piuttosto l'attenzione alle comunità rurali, e quant'altro.

Ho avuto modo di ribadire come noi non siamo contrari allo sviluppo della ricerca scientifica su questo tema...ci mancherebbe, dobbiamo approfondirlo! Semplicemente avremmo voluto un maggiore protagonismo di questa Regione, che potesse, nel dibattito attuale a livello nazionale, porre la Valle d'Aosta non più fra le capofila, perché ci sono già altre Regioni, ma fra le prime Regioni che riescono a prendere posizione su questo argomento. E siccome nei giornali valdostani ho visto che c'è molta attenzione anche alle posizioni religiose, non mi sono permesso di interpretare il pensiero della Chiesa, mi sono limitato a citarlo, perché è giusto che si osanni quando si ottiene la possibilità di avere un crocifisso in un'aula, ma poi bisogna anche informarsi sugli specifici argomenti. In questo senso vorrei ribadire che nel secondo sinodo africano, tenutosi ad ottobre 2009, si legge nei documenti: "La campagna di semina degli organismi geneticamente modificati, che pretende di assicurare la sicurezza alimentare, non deve fare ignorare i veri problemi degli agricoltori africani: la mancanza di terre arabili, di acqua, di energia; questa tecnica, gli OGM - dicono i vescovi africani che vivono questa realtà, l'hanno già esperimentata e hanno più esperienza di noi che non abbiamo visto - rischia di rovinare i piccoli agricoltori e di sopprimere le loro semine tradizionali - quando leggo "piccoli agricoltori", mi viene da pensare alla Valle d'Aosta dove non ci sono grandi estensioni, né grandi produttori - rendendoli dipendenti dalle società produttrici di OGM".

Concludo citando dal sito di Padre Alex Zanotelli questa considerazione che lui trae citando un esperto studioso - lui dice uno dei migliori studiosi di area cattolica dell'argomento -, il sacerdote Marco Belleri di Siena, nel suo notevole studio "Tradimento del sogno di Dio": "Gli OGM sono quanto di più lontano ci possa essere nel disegno di Dio, quindi moralmente inammissibili". Mi limito a dire quindi che questo dibattito è un dibattito difficile, complesso; ho citato come nel 2004 la Chiesa avesse dato, a queste coltivazioni, piena fiducia, ma seguendo sul campo, vivendo in Africa direttamente queste esperienze, ci ha ripensato. Noi non siamo ancora andati a contaminarci con gli OGM, abbiamo la possibilità di dire: fermi tutti, rimaniamo lì dove siamo e aspettiamo di conoscere meglio l'evoluzione scientifica dell'argomento. Il nucleare qualcosa ci dovrebbe insegnare in questa direzione, quindi aspettiamo e, dal nostro punto di vista, votiamo questa legge che va nella direzione di far assumere un vero ruolo di Regione autonoma alla Valle d'Aosta.

Presidente - Pongo in votazione l'articolo 1:

Consiglieri presenti: 34

Votanti e favorevoli: 8

Astenuti: 26 (Agostino, Benin, Bieler, Caveri, Alberto Cerise, Comé, Crétaz, Empereur, Hélène Impérial, Isabellon, La Torre, André Lanièce, Lattanzi, Lavoyer, Maquignaz, Marguerettaz, Pastoret, Prola, Emily Rini, Rosset, Salzone, Tibaldi, Laurent Viérin, Marco Viérin, Manuela Zublena, Zucchi)

Il Consiglio non approva.

Presidente - Non essendo stato approvato l'articolo 1, ai sensi dell'articolo 77, comma 2, del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio, l'intera proposta di legge decade.

Do comunque lettura, per il verbale, dei due emendamenti presentati dal gruppo ALPE, che rispettivamente recitano:

Emendamento

L'articolo 2 è sostituito dal seguente:

"Articolo 2

(Divieto di coltivazione e di impiego)

1. Su tutto il territorio regionale sono vietati la coltivazione e l'impiego in ambito agricolo di organismi geneticamente modificati e di prodotti da questi derivanti.".

Emendamento

Dopo l'articolo 3 è inserito il seguente:

"Articolo 3bis

(Contrassegno di qualità)

1. La Regione, al fine di garantire una corretta informazione del consumatore in ordine ai prodotti coltivati nel proprio territorio e nell'intento di sostenere i coltivatori e produttori locali di alimenti, mangimi e sementi non geneticamente modificati, istituisce un apposito contrassegno di qualità che individui i prodotti regionali quali prodotti non modificati geneticamente.

2. Le caratteristiche del contrassegno di qualità e procedimento per la sua concessione sono stabiliti con deliberazione della Giunta regionale, previo parere della Commissione consiliare competente in materia di agricoltura.".

Il Consiglio prende atto e pertanto respinge la proposta di legge n. 130.