Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1708 del 23 marzo 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1708/XIII - Discussione generale della proposta di legge: "Disposizioni relative all'impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura. Abrogazione della legge regionale 18 novembre 2005, n. 29".

Presidente - La parola al relatore, Consigliere Louvin.

Louvin (ALPE) - Grazie Presidente.

Un relatore un po' inconsueto, perché siamo in presenza di una proposta di legge che non ha avuto espressione formale del parere da parte della commissione, anche se credo sia stata fra le leggi più discusse e approfondite di questa legislatura e la singolarità di tale posizione discende anche dal fatto che il nostro gruppo è stato in quella sede l'unico ad esprimersi favorevolmente sulla proposta di legge regionale n. 130 e che si sono espressi con un'astensione i colleghi presenti in commissione. Devo peraltro ringraziare il Presidente della commissione e i colleghi che hanno consentito sul piano procedurale, attraverso un piccolo escamotage, di portare all'attenzione dell'aula questa iniziativa sperando di assistere a qualche ripensamento o rivisitazione da parte dei colleghi delle loro posizioni sul tema. Se prenderemo un po' di tempo, è perché crediamo, a dispetto del mancato consenso registrato in seno alla commissione, che si tratta di un argomento di particolare pregnanza che richiede un livello di conoscenza elevato da parte di noi tutti, che siamo chiamati a farci carico dei problemi di salute non solo dell'oggi, ma anche del medio e lungo termine all'interno della nostra comunità e dei problemi di natura economica, che sono sottesi a questa problematica dell'utilizzo degli organismi geneticamente modificati nell'ambito dell'agricoltura valdostana.

La legge che era stata votata dal Consiglio regionale alla fine del 2005, la legge n. 29, aveva stabilito delle disposizioni che consentono la coesistenza fra le colture transgeniche convenzionali e le biologiche. Aveva in particolare previsto delle procedure molto elaborate per identificare dei livelli e delle misure di coesistenza che si riteneva dovevano evitare la commistione con le coltivazioni convenzionali e biologiche da parte di questi organismi di nuova e recente introduzione, delle misure che avrebbero consentito di salvaguardare la tipicità delle produzioni agro-alimentari locali. Di fatto, questo va detto fin dall'inizio per chiarezza nel dibattito che andiamo a tenere, questa norma non ha avuto una concreta applicazione e non si sono registrate in questi anni sollecitazioni per l'uso di organismi geneticamente modificati nel territorio regionale, nondimeno è stata attivata una commissione sul piano tecnico che ha operato e che tuttora sta operando formalmente per identificare queste modalità di ipotetica coesistenza.

I promotori di questa iniziativa hanno ritenuto di andare oltre la linea tracciata nella passata legislatura e hanno ritenuto necessario che anche la Valle, al pari di molte altre Regioni, che si stanno pronunciando proprio in queste settimane sul tema, adotti misure idonee per garantire una protezione più elevata per le proprie produzioni agro-alimentari rispetto a possibili contaminazioni dall'impiego di OGM in agricoltura. Su questo punto le motivazioni sono ben esplicitate già nella relazione del progetto di legge, che richiamano la particolare natura del territorio regionale: l'elevata parcellizzazione, il fatto di avere dei terreni così piccoli dimensionalmente che non consentono linee e spazi di rispetto particolarmente ampi, la specificità anche delle condizioni di clima del fondovalle, la forte ventosità, il rischio costante e molto diffuso di dispersione di pollini e semi e la natura, tutta nostra, dell'elevata pendenza naturale dei versanti che li vedono esposti a fenomeni di erosione e di possibile trasporto a valle anche involontario di materiale organico verso i terreni sottostanti, anche senza andare ai momenti di massima criticità ambientale, questo è un fenomeno che si registra costantemente. L'idea quindi di abbandonare la linea della coesistenza è dettata dalla necessità di conservare integre le colture locali, la filiera lattiero-casearia in modo particolare, che è la colonna vertebrale del settore, oltre alle produzioni viticole e apicole di qualità che si sono sviluppate in questi ultimi anni, tutte molto legate al territorio e alla tradizione, che richiedono la salvaguardia di un habitat eccezionale, caratterizzato oltretutto da un'ineguagliabile biodiversità e da una grande ricchezza di risorse floristiche e faunistiche da tenere in debita considerazione. Questi motivi hanno spinto i proponenti a richiedere l'introduzione di un divieto assoluto di impiego di organismi geneticamente modificati, con l'obbligo oltretutto di rimozione delle coltivazioni eventualmente in atto e l'intervento sanzionatorio da parte dell'Amministrazione.

Sui contenuti della proposta di legge c'è stata un'ampia discussione non solo con l'intervento del Governo regionale - di cui forse darà meglio conto lo stesso Assessore, o qualche collega della maggioranza, che attivamente ha partecipato alla discussione -, che ha esplicitato le proprie posizioni che sinteticamente dopo riassumeremo, ma anche di numerosi altri soggetti che sono intervenuti.

Questa proposta è ispirata ad un principio di precauzione e spinta anche da un notevole cambiamento che ha imposto il dibattito in atto da una decina di anni, soprattutto in seguito alla triste e nota vicenda della cosiddetta "mucca pazza", che ha riorientato le richieste dei consumatori rispetto alle scelte legate al territorio in modo meno insicuro e più tradizionale, favorendo lo sviluppo della filiera del biologico. Fra i contributi che abbiamo registrato riteniamo doveroso richiamare quello anzitutto dell'Associazione regionale degli allevatori, l'AREV, che, dopo aver ricordato l'intervento di autoregolamentazione del Consorzio della fontina - su cui tornerò fra breve -, ha sottolineato come la proposta dovrebbe essere opportunamente affiancata da ulteriori misure di valorizzazione dei prodotti lattiero-caseari che compensino o almeno attenuino il differenziale nel costo di produzione che si registra per il fatto che in Valle d'Aosta il prodotto fontina è realizzato sulla base di un allevamento che non deve utilizzare mangimi contraddistinti da OGM. Questa è stata la precisazione che ha fatto lo stesso Consorzio produttori e tutela della fontina, che ci ha ricordato come fin dal 2006 essa si sia dotata di questo regime di autodisciplina operante per tutta la filiera della fontina, che non può oggi utilizzare mangimi contenenti OGM. Il Consorzio ha anche illustrato i profili di vantaggio di tale scelta in termini promozionali. Molto evidente anche l'utilizzo di questa caratterizzazione "DOP fontina, buona come sempre e con una garanzia in più, no OGM", utilizzata dal Consorzio e devo dire che anche lo stesso Consorzio non lesina nel mettere in evidenza come la bovina valdostana gradisca questa condizione "no OGM", pensiamo che questo sia stato un punto di forza negli ultimi anni nello sviluppo commerciale del prodotto.

La parte distributiva o commerciale della produzione tipica è stata interpellata nel soggetto della Cooperativa Lo Pan Nër, che ha ugualmente portato un contributo significativo e anche molto acuto nel riconoscere che questa scelta per loro è innanzitutto una scelta di tipo etico e di biosicurezza, ma ha anche una forte valenza di beneficio per i molti produttori locali, mentre sull'altro piatto della bilancia non c'è nessun danno nei confronti di altri soggetti, in quanto nessuno verrebbe pregiudicato oggi dalla possibilità di sviluppare le sue coltivazioni in atto, non essendoci al momento nessun coltivatore di mais transgenico, di patata transgenica o di altri alimenti simili.

L'Institut agricole régional, per sua competenza, ha fornito un apporto particolarmente qualificato e ha indicato l'esistenza di un fondato rischio che si introducano coltivazioni surrettizie o in qualche caso anche involontarie di OGM, con un possibile danno per l'agricoltura valdostana e ha espresso l'auspicio che si eviti questo pericolo, ritenendo benvenuta un'iniziativa che vada nella direzione del provvedimento proposto. L'opinione dell'Institut agricole régional, attraverso il tecnico che l'ha formulata a nome dell'Institut, è stata molto significativa: "è vero che non c'è bisogno di stoppare niente, ma non c'è neanche l'esigenza di consentire nulla". Con questa formula, che ho citato testualmente, ha riassunto la posizione dell'Institut.

In ultimo darei conto dell'articolato e documentato apporto di idee fornito dalla Coldiretti, che ha consegnato un dossier molto "robusto" sull'argomento richiamando la campagna lanciata dalla stessa nel 2004 contro gli OGM su scala nazionale e ricordando come la legge n. 29/2005 - legge di cui oggi si propone l'abrogazione e il superamento - fosse stata avviata sulla base dell'intendimento di vietare l'utilizzo degli OGM, intendimento poi parzialmente smentito en cours de route e sfociato invece nell'approvazione di una legge tutto sommato ibrida. L'organizzazione ha espresso apprezzamento per la chiarezza e la semplicità della proposta, che consente di superare definitivamente i rischi di contaminazione accidentale e perfino involontaria.

Riferisco incidentalmente un'opinione non espressa in dibattito di commissione, ma espressa poche settimane fa dal Presidente nazionale della Coldiretti, che ha affermato: "le iniziative legislative "salva territorio" - nel cui filone si innesta anche questa proposta analogamente a quella già approvata dalla Provincia di Bolzano alcune settimane fa e a delle altre che sono in discussione in Regioni come la Toscana, quella friulana è già legge, ed altre - adottate per difendere le campagne dalle contaminazioni del transgenico rappresentano un impegno concreto per la valorizzazione delle realtà produttive locali, ma anche un monito nei confronti dei crimini ambientali reali o solo annunciati - i termini sono forti, sto citando testualmente, non credo che la Coldiretti possa essere qualificata come un soggetto che opera sul piano del terrorismo ambientale -, sui quali chiediamo alle autorità responsabili di intervenire per evitare, come purtroppo già avvenuto, danni irreparabili".

Riprendendo la sollecitazione dell'esponente della Coldiretti, che è stato ascoltato in commissione, abbiamo ricostruito il percorso storico della legge n. 29/2005 e chiarito come all'origine della stessa ci fosse la volontà di intervenire con una legge "no OGM", come risulta dalla stessa corrispondenza intercorsa da parte del Presidente della commissione dell'epoca, Fedele Borre, che, esprimendo il proprio compiacimento per la posizione assunta dai promotori - si trattava della Coldiretti -, annunciava con soddisfazione l'istituzione in Consiglio regionale di un gruppo di lavoro con il compito di - cito - "redigere una proposta di legge sul divieto di utilizzo degli OGM nella nostra regione", invece qui si è assistito all'edulcorazione di questa proposta e all'attestamento sulla linea della cosiddetta "coesistenza". Oggi il quadro è cambiato, la Giunta ha espresso una posizione attendista - poi l'Assessore Isabellon avrà la cortesia di esplicitarne i contenuti -, ritenendo opportuno aspettare indicazioni puntuali dal Governo italiano e la formalizzazione di un nuovo regolamento comunitario. Spero di aver riassunto correttamente, ma non c'è malizia se così non è. Essa non ha considerato - almeno negli atti della commissione - sufficiente, al fine di questa innovazione legislativa sulla quale non pareva pregiudizialmente contraria, la raccomandazione del 2010 della Commissione europea con cui viene riconosciuto in capo agli Stati membri un elevato grado di flessibilità nell'adozione di misure nazionali per ridurre i rischi da contaminazione. Di opposta opinione - ripeto - sono i sottoscrittori della proposta di legge n. 130, che ritengono necessaria l'adozione di queste misure per un'adeguata protezione e che ricordano come stia prendendo piede fra le Regioni italiane un vasto movimento, assolutamente trasversale - se sarà ritenuto utile, si richiameranno più puntualmente posizioni di varie Regioni, dal Veneto alla Toscana, per citare due poli molto distinti fra loro sul piano della collocazione politica -, che vorrebbe portare l'Unione europea a mettere al bando gli organismi geneticamente modificati, posizione di fronte alla quale il Governo italiano ha scelto di rallentare le proprie determinazioni.

L'insieme di queste considerazioni porta il relatore, a titolo individuale e in disaccordo con il voto di astensione espresso in commissione, a ritenere utile e preziosa l'approvazione della proposta, alla luce soprattutto della sua valenza chiarificatrice rispetto alla realtà agricola valdostana e al tempo stesso foriera di un rafforzamento qualitativo del prodotto, con l'aggiunta della possibilità di valorizzare commercialmente l'assenza di OGM sul suolo regionale.

Vi rubo un istante ancora per un accenno a due emendamenti che sono stati presentati stamani dai colleghi, ma non sono una novità per i membri della commissione che hanno già avuto modo di interloquire sulla questione: uno contiene una precisazione rispetto al divieto di impiego degli organismi geneticamente modificati e introdurrebbe una dizione più allargata, sollecitata dagli interventi effettuati in commissione dalle rappresentanze di categoria, per cui su tutto il territorio regionale sarebbero vietate la coltivazione e l'impiego in ambito agricolo di organismi geneticamente modificati; il secondo invece è molto importante perché introduce la possibilità di dotare la Regione di un contrassegno di qualità che garantisca una corretta informazione del consumatore sui prodotti coltivati nel proprio territorio e con l'intento di sostenere promozionalmente i produttori locali di alimenti, mangimi e sementi non geneticamente modificati, queste caratteristiche del contrassegno di qualità, il suo procedimento quindi sarebbero rimessi ad una deliberazione del Governo regionale, da adottare con il previo parere della commissione competente.

Questa è la relazione - chiedo scusa per la lunghezza, ma il contenuto dell'iniziativa credo meritasse il dovuto approfondimento - che riassume l'operato della commissione, la quale ha approfondito la proposta di legge n. 130 e sul quale questa volta, parlo a titolo di rappresentante del gruppo ALPE, chiediamo a tale Consiglio l'espressione di un voto favorevole. Grazie Presidente.

Presidente - Ricordo che la proposta è stata iscritta per decorrenza dei termini e che sono stati presentati due emendamenti dal gruppo ALPE. Dichiaro aperta la discussione generale.

La parola al Consigliere Prola.

Prola (UV) - Grazie Presidente.

La proposta di legge che ha presentato il gruppo ALPE ha acceso i riflettori su un argomento che è di estrema sensibilità nel mondo agricolo, ma anche e soprattutto verso i consumatori. Permettetemi, prima di affrontare l'argomento, di fare una piccola premessa per una valutazione, se possibile di ordine generale, per affrontare l'argomento cercando di essere più laico possibile. L'Italia importa dal Brasile e dall'Argentina oltre 4.000.000 di tonnellate annue di semi di soia derivati, che sono transgenici fra il 50 e il 100 percento, a cui vanno aggiunti 2.500.000 di tonnellate di mais, anch'essi transgenici in parte. Senza di essa l'agricoltura e l'industria mangimistica non riuscirebbero a produrre gli integratori alimentari che sono necessari anche per la nostra zootecnia. Attualmente nel mondo ci sono 114.000.000 di ettari rispetto a 1.500.000.000 di terre agricole che sono coltivate ad OGM, 15.000.000 di coltivatori usano il transgenico e oltre il 90 percento di questi sono contadini poveri dei Paesi in via di sviluppo; questo a testimonianza dei benefici che tale pratica colturale esprime.

D'altra parte l'opinione pubblica è attenta e vuole avere delle risposte alla domanda: se è sicuro il cibo che deriva da OGM. Per onestà intellettuale, bisogna dire che 10 anni di sperimentazione non hanno assolutamente mai evidenziato un possibile danno causato da questi alimenti e neanche una semplice ipotesi che suggerisca un possibile danno da alimenti provenienti da OGM. Le piante e gli alimenti transgenici sono testati prima di essere commercializzati, differentemente da quanto accade per una nuova varietà ottenuta con tecniche convenzionali. Vi sono effetti decisamente positivi utilizzando sementi OGM, che permettono di avere piante di grano resistenti ad infezioni fungine ed evitano contaminazioni da microtossine decisamente cancerogene, vi sono alcune tipologie colturali dove assistiamo ad una forte resistenza a patologie distruttive: per la coltivazione di varietà di mais, resistenti alla piralide, frutti come la papaia che hanno sementi che resistono ad un virus per loro devastante e che hanno ormai 10 anni di sperimentazione, o l'olio derivato da una pianta di colza modificata che possiede meno acido erucico garantendo un cibo più sano e non cancerogeno. Purtroppo sia il fatto che la spinta a proporre OGM è in mano alle multinazionali, che chiaramente hanno come primo obiettivo l'utile di impresa e fanno i propri interessi, ad esempio ricercano esclusivamente sementi resistenti ai loro erbicidi, per poter vendere erbicidi, aumentando la chimica... dall'altra parte, l'immagine che è stata finora trasmessa all'opinione pubblica con allarmi a volte fantasiosi e ingiustificati è così negativa che sono consapevole che questo è un argomento facilmente strumentalizzabile per creare allarmismi, discussioni e posizioni schematiche e ideologiche. Sono d'accordo che un sano principio di precauzione è necessario, ma bisognerebbe avere una valutazione laica sui vantaggi e sugli svantaggi degli OGM, non vorrei che anche qui nella nostra situazione qualcuno abbia la voglia di mettersi un distintivo per dire: "noi sì e voi no".

La raccomandazione europea del 13 luglio 2010 indica la possibilità agli Stati membri di stabilire misure per evitare la presenza involontaria di OGM nelle colture convenzionali e biologiche e, di conseguenza, gli orientamenti ci limitano a tracciare principi generali per la definizione delle misure di coesistenza; riconosce la possibilità agli Stati membri della flessibilità necessaria per tener conto di specificità ed esigenze locali, riconosce inoltre il principio agli agricoltori di scegliere liberamente quale tipo di coltura praticare: biologica, convenzionale o OGM; ricorda di valutare tutti gli aspetti intrinseci ad una possibile diversa scelta: produzione costosa per i biologici e prezzi alti per i consumatori, esigenze di separazione difficile e costosa in determinate situazioni a causa dei vari vincoli, aspetti scientifici legati alla ricerca e alla valutazione ambientale, la variabilità dei sistemi di produzione e dei metodi colturali e le condizioni naturali. La Commissione europea quindi demanda allo Stato di stabilire le misure che devono essere proporzionali all'obiettivo perseguito e infine dà la possibilità di escludere la coltivazione OGM da vaste zone del loro territorio.

Concordiamo con quanto dice la raccomandazione, credo che anche nella nostra regione sia necessario procedere ad una seria valutazione che permetta di analizzare la problematica in tutti i suoi aspetti, compresa la valorizzazione dei cibi "OGM Free" o dei prodotti "OGM Free", che è una domanda che ho posto in ripetute situazioni in commissione, ma a cui non mi è stata mai data risposta.

Per ora abbiamo quindi un forte orientamento della Commissione europea, ma al momento questa è una raccomandazione e non è un regolamento. Il quadro giuridico è in continua evoluzione, abbiamo ripetute sentenze che trattano il problema e, a fronte di eventuali ricorsi, le leggi che vietano gli OGM sul proprio territorio non sono per niente garantite dalla giurisprudenza attuale. Leggo: "la Commissione europea - questo è del mese di marzo - deferisce la Polonia alla Corte di Giustizia per il bando di mangimi biotech". Nessun Paese al momento attuale può opporsi alla coltivazione sul proprio territorio di specie geneticamente modificate, già autorizzate alla coltivazione, invocando l'applicazione di norme europee. L'articolo 26bis della direttiva 2001/18 della CE, a cui si ispira la proposta di legge del gruppo ALPE, è decisamente sibillino e al comma 2 parla delle informazioni e delle osservazioni che pervengono dagli Stati membri... dello sviluppo e degli orientamenti sulla coesistenza delle colture OGM. Fa riferimento quindi a misure di coesistenza e non alla possibilità di vietare in modo assoluto la coltivazione di OGM. Quest'ultimo aspetto si deduce anche dal documento redatto dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea della Camera dei deputati del 4 ottobre 2010, in linea con l'articolo 26 bis della direttiva 2001/18 "gli Stati membri possono adottare nelle zone in cui sono coltivati gli OGM misure opportune cosiddette di coesistenza, per evitare la presenza accidentale di OGM in altri prodotti". La possibilità di invocare aspetti particolari di tipo economico, naturale, agricolo, così come fatto nel disegno di legge di ALPE, riguarda al momento unicamente l'adozione di misure nazionali in materia di coesistenza fra colture OGM convenzionali e biologiche e non il divieto assoluto di coltivazione di OGM. Vi leggo ancora un articoletto uscito su La Stampa di domenica: "Non c'è intesa nell'UE sull'autorizzazione delle coltivazioni di organismi geneticamente modificati, i Ministri europei dell'ambiente non hanno trovato un accordo sulle regole troppo morbide per giustificare il divieto di coltivazione", quindi sono ancora a livello di discussione e hanno fatto una riunione la settimana scorsa. La possibilità per gli Stati membri, previa comunicazione alla Commissione a fini informativi, di adottare misure che limitano in tutto il territorio o in parte di esso la coltivazione di tutti o determinati OGM autorizzati, invocando motivazioni diverse da quelle legate alla valutazione degli effetti negativi sulla salute e sull'ambiente è invece subordinata all'approvazione del regolamento di modifica della direttiva 2001/18 attraverso l'inserimento nella stessa dell'articolo 26ter, come proposto dalla comunicazione 375/2010; a questo punto avremo le garanzie giuridiche necessarie. Siamo convinti che la questione verrà risolta, visti gli orientamenti che sono in discussione a livello europeo e all'estrema sensibilità che viene avvertita fra i consumatori, ma al momento nessuna legge regionale o provinciale è stata notificata, perché? Il motivo è evidente: perché al momento le certezze giuridiche su questo aspetto non ci sono.

La nostra legge n. 29/2005 già disciplina in modo equilibrato la coesistenza e tutela in maniera efficace la separazione delle filiere. La scelta non è imposta a tutti gli agricoltori, che quindi sono liberi di decidere cosa coltivare. Al momento nessuna istanza è stata presentata e, cerchiamo anche di essere realisti, non credo che neanche in futuro avremo qualche agricoltore che voglia coltivare mais, colza, cotone, grano OGM in Valle d'Aosta; le nostre condizioni territoriali sono talmente particolari che le tipologie colturali possibili si riducono drasticamente, quindi siamo di fronte ad un falso problema. Oggi le varietà consentite e autorizzate sono sole due: il mais e la patata, il mais non è una produzione tipica e soprattutto mancano le condizioni territoriali per praticarne la coltura estensiva; la patata amflora non è commestibile e viene utilizzata per produrre collanti e anch'essa, per essere redditizia, deve avere superfici di colture estensive. In Valle d'Aosta abbiamo una legge che traccia perfettamente i confini della coesistenza, evitiamo quindi di dipingere questi argomenti con mentalità da tifo di stadio e cerchiamo di assumere le scelte più ponderate e razionali. In questo momento la possibilità di una coltura OGM in Valle è pari a zero e vorremmo evitare di avere in questo momento chi solleva la discussione sotto un profilo ideologico, anziché soffermarsi sul problema reale. Tutte le nostre filiere tipiche tradizionali sono garantite dai labelli europei: DOC, DOP, IGP; concordiamo con quanto è stato detto sia in sede di commissione, sia dal relatore: è un problema di immagine e quindi confermiamo la nostra volontà di valutare in seguito la possibilità di procedere: quando avremo la certezza giuridica necessaria di analizzare la possibilità di dichiarare il nostro territorio "OGM Free". Attualmente siamo tutelati e, nel momento in cui avremo qualcuno che abbia la minima intenzione di chiedere un'autorizzazione per una coltivazione OGM con le attuali norme di coesistenza, con la situazione particellare delle nostre proprietà, con le condizioni climatiche, non sarà possibile avere l'autorizzazione. Siamo di fronte, quindi, ad un problema di cui potremo discutere con le dovute certezze.

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA-UdC-VdA) - Grazie Presidente.

Sarò breve specialmente dopo la relazione e le dichiarazioni del collega Prola, che è entrato nel merito dimostrando una buona conoscenza della questione. Anch'io devo esprimere valutazione positiva sulla proposta di legge n. 130, in quanto ha il merito di aver sollevato l'attenzione su un tema che tocca in particolare i consumatori sulla questione dell'alimentazione e riguarda la salute dei cittadini. Bene, questa è una questione che si discute a livello mondiale da parecchi anni e anche su questa, come su problemi importanti che toccano le persone, vi sono delle scuole di pensiero che sono in antitesi. C'è una scuola di pensiero che ritiene che sia una follia ideologica rinunciare agli OGM, che possono essere una grandissima risorsa per il nostro mondo sovraffollato e con un continuo aumento di popolazione. Prola ha dato prima i dati delle coltivazioni, l'America, il Brasile, l'Argentina e l'India, che sono i principali Stati... l'America ha 64.000.000 di ettari di coltivazione transgenica, il Brasile 21, 21.000.000 di ettari l'Argentina e 8.000.000 e qualcosa l'India e il Canada. Questi, fra l'altro, sono considerati comunque, come sottolineato dal collega Prola, non creare nessun pericolo per la salute umana, così come avviene ormai da anni dove milioni di persone si nutrono di cibi geneticamente modificati e questo non ha mai provocato danni all'esistenza umana; questo è stato dichiarato anche da una persona illustrissima, quale Umberto Veronesi. Le specie vegetali sono un'evoluzione dovuta ad ibridazioni naturali od opere di manipolazione dell'uomo: ad esempio, il mais, se non fosse stato manipolato, sarebbe una pianta che produce minuscole pannocchie assolutamente immangiabili; altra considerazione a favore dell'OGM è il fatto che non si possono abbandonare le sperimentazioni genetiche in campo, che possano permettere una ricerca sempre più avanzata. L'altra scuola di pensiero esprime che i prodotti OGM sono meno salutari rispetto a quelli tradizionali e che questi rischiano un'omologazione mettendo a forte rischio la tipicità dei prodotti e le biodiversità, rischio inoltre di una forte contaminazione soprattutto nei territori a dimensioni molto limitate.

Tornando adesso sul nostro territorio, ho letto la relazione del collega Louvin; lui dice che ci sono molte altre Regioni che si stanno pronunciando in questo momento al riguardo. Ho fatto una ricerca e devo dire che ci sono effettivamente otto Regioni che hanno dichiarato "no" agli OGM, alcune Regioni hanno delle posizioni intermedie e nove Regioni sono posizionate come la Valle d'Aosta. Louvin sottolinea che questo è necessario in quanto serve a preservare integre le colture locali, ma allora mi sono detto: ci sono state in questi anni delle politiche agricole che hanno tentato di svalorizzare i prodotti locali? Assolutamente no, anzi i 4 DOP, la ricerca di migliorare la qualità dei vini e dei prodotti valdostani dimostrano come vi sia in noi la consapevolezza del nostro patrimonio unico e che noi vogliamo migliorare per raggiungere livelli qualitativi sempre più alti.

Nelle audizioni come sono state elencate dal collega Louvin, dove ha riportato in maniera sintetica i pregevoli contributi, devo dire che forse sono state tralasciate alcune considerazioni, perché tutti i soggetti, le associazioni che abbiamo sentito hanno tutti dichiarato che in termini concreti finora sul nostro territorio si sta parlando del nulla, non vi sono né richieste, né proposte. La nostra quindi è una posizione molto chiara, non è assolutamente una posizione attendista come ha sottolineato il collega Louvin, ma è una posizione rispettosa di norme nazionali, in modo particolare di norme europee. L'ho già detto in commissione: io ho sentito il responsabile della Provincia di Bolzano, il quale ha detto: "noi abbiamo preso questa posizione, ma non possiamo notificarla in quanto può essere impugnata" e mi fa specie che un candidato, anzi più che candidato sappiamo che diventerà quanto prima un parlamentare europeo, presenti una proposta di legge quando sa che questa è contro le norme europee contenute nel regolamento 2001. Vi è una raccomandazione della Commissione, ma come è stato sottolineato dal collega Prola, vi è una predisposizione del nuovo regolamento che dovrebbe recepire la raccomandazione. Riteniamo pertanto che dobbiamo aspettare la nuova proposta di regolamento e certamente auspichiamo che, a seguito del nuovo regolamento, ci sia una discussione e una convergenza di tutte le forze politiche su una questione così importante.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, cari colleghi, francamente non ho potuto seguire questo interessante dibattito in commissione e sono quindi profondamente mortificato e deluso da quanto sento oggi, perché pensavo che su questa materia una volta tanto la nostra Regione avesse qualcosa da dire di suo e ritrovassimo la nostra ragione di essere veramente Regione autonoma e non ormai Regione allineata sul berlusconismo e quindi su tutte le scelte nazionali di Berlusconi; pertanto siccome il Governo nazionale non prende posizione...

(interruzione del Consigliere Agostino, fuori microfono)

...ma c'è una cosa più grave... collega Agostino, stia tranquillo che argomenterò e lei avrà modo di replicare se quanto dico non risponde al vero! Argomenterò e si renderà conto di quanto è grave sottovalutare questo argomento oggi per noi per la nostra autonomia regionale!

Per quanto attiene al Partito Democratico, abbiamo visto con favore che qualcuno si occupava di tale questione, perché da due anni il partito se ne stava occupando in convegni, vi leggo un passaggio conclusivo di uno dei nostri documenti nazionali, in cui si dice: "per quanto riguarda l'impiego degli OGM in Italia in un quadro di incertezza sull'impatto ambientale e per la salute umana, riteniamo che non ci siano le condizioni strutturali per l'ingresso di colture geneticamente modificate e quindi la nostra opzione va chiaramente e senza dubbi a condividere il principio di precauzione e a favore della coltivazione biologica e convenzionale". Mi sembra una posizione chiara e non ambigua rispetto a quanti alle volte cercano sempre di gettare confusione, una posizione costruita con il contributo delle Regioni e questo per iniziare a chiarire quale sarà il nostro atteggiamento al riguardo. Siccome qualcuno ha cercato di creare confusione citando un dibattito vecchio che risale al 2003-2004, ha citato il problema... "questa sarà una straordinaria opportunità per la lotta alla fame nel mondo", eccetera e mi ha molto sorpreso oggi - ma si vede che in quest'aria di destra anche la Stella Alpina perde il suo collegamento con la Chiesa cattolica - che la Stella Alpina non citasse le posizioni della Chiesa cattolica su questo argomento. Le voglio allora ricordare io agli amici della Stella Alpina, ormai entrati a pieno titolo in questo clima di destra in Valle d'Aosta: la Chiesa cattolica nel 2004 fece una forte apertura alla questione degli OGM, perché riteneva importante, siccome il dibattito era ed è ancora aperto, trovare delle soluzioni alla fame nel mondo, ma vi leggo cosa pensa sull'Osservatore romano il massimo responsabile della Chiesa cattolica nel 2010: "appena preso possesso del nuovo incarico come Presidente del Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace, il Cardinale ghanese Peter Kodwo Appia Turkson ha espresso chiaramente il suo pensiero sull'utilizzazione degli OGM. Per Turkson proporre, come soluzione ai problemi della fame nel mondo e delle carestie, tecniche che non tengono conto della biodiversità delle coltivazioni africane o prevedono l'uso di organismi geneticamente modificati non può che suscitare sospetti sulle reali intenzioni. Un contadino africano che utilizza semi di mais conservati dal raccolto dell'anno precedente forse avrà una resa leggermente più modesta di quella ottenuta con gli OGM, sicuramente però non dovrà sborsare alcuna somma di denaro per l'acquisto di semi e soprattutto la sua attività non dipenderà da fattori esterni condizionanti, come la capacità e la volontà produttiva delle aziende multinazionali". Come dire... la Chiesa cattolica in questi anni ha fatto dei passi indietro sul via libera agli OGM e ha preso una posizione estremamente prudente, che non è contro, ma che è estremamente prudente...

(interruzione del Consigliere Comé, fuori microfono)

...lei lo ha letto e io lo cito in Consiglio. Lo stesso Papa aveva spiegato alla FAO che, quando si dice: "OGM biotech", bisogna pensare all'impatto socio-politico che le scelte occidentali in campo agroalimentare hanno sulle fragili strutture di Paesi che in teoria, grazie agli OGM, si vorrebbe aiutare. Se c'è una cosa che abbiamo in Valle d'Aosta, è un fragile e delicato sistema di produzione, come quello dei Paesi africani. Non abbiamo immense pianure da coltivare a cotone geneticamente modificato come nel Texas, qui siamo in una realtà piccolissima, delicata e preziosa, perché abbiamo in ogni dove un parco naturalistico che protegge delle specie biologiche naturali, quindi siamo in un territorio sensibile. La nostra amata Valle d'Aosta è un territorio fragile e delicato, non è una pianura uniforme, dove posso decidere di ritagliare dei quadretti per fare delle esperienze.

Ma c'è un'aggiunta, e vengo alla questione regionalistica, che è dovuta al fatto che l'interpretazione che diamo noi alla direttiva europea non è quella estensiva, che è stata qui rappresentata, ma è un'interpretazione che dice che gli Stati possono anche decidere di dire "no". Noi siamo un Paese che va verso il federalismo, cari colleghi, proprio io devo dire questo? Non è quindi lo Stato italiano che deve dire "no" all'OGM, non dobbiamo aspettare - anche perché aspetteremmo invano il "Governo Berlusconi", perché prima che prenda una decisione... come ha fatto con Gheddafi... chissà quando ce la dirà sugli OGM! - lo Stato, devono essere le Regioni a pronunciarsi e noi, che siamo Regione autonoma, perché non lo facciamo con una legge? Abbiamo paura di disturbare i manovratori del Governo nazionale? Siamo diventati timidi nella nostra autonomia da non poterci fare una legge che è nel nostro diritto e dire come la pensiamo? Eh no, perché il Governo nazionale potrebbe essere magari infastidito... Infastidito a tal punto che una deputata democratica, la Deputata Cenni, ha detto che nella circolare ministeriale si parla di esercizio del potere sostitutivo dello Stato nei confronti delle Regioni per superare lo stallo che da mesi vede contrapposto Ministro da un lato e Governatori dall'altro. Non so se ci rendiamo conto noi valdostani, ossia potere sostitutivo dello Stato, ossia lo Stato vuol decidere lui sugli OGM? Ma io dico che questa decisione spetta alle Regioni come abbiamo fatto per il nucleare, dove senza esitazione... ma probabilmente oggi l'assenza del Presidente sta generando un po' di confusione nel dibattito... allora, come il Presidente Rollandin ha detto sulla questione del nucleare: "nessuna esitazione, diciamo che in Valle d'Aosta non si può fare il nucleare", leggo con estrema positività la legge proposta dai colleghi di ALPE, che dice "no" agli OGM in Valle d'Aosta, se li facciano nella pianura padana! Personalmente sono contrario anche a farli nella pianura padana, ma intanto comincio a dire il "no" della Valle d'Aosta chiaro, fermo, preciso. Il Ministro Galan decida poi lui nei pochi mesi che gli rimangono da Ministro dell'agricoltura, non si sa se andrà a fare cultura dopo agricoltura, non si sa che balletto ci sarà... ma nel frattempo gli diciamo: "in Valle d'Aosta queste cose non ci interessano, perché a noi che interessa il prodotto di qualità", cosa aspettiamo? Dobbiamo dire che con una legge regionale... e non mi interessa che l'abbia fatta ALPE e che abbia la primogenitura l'ALPE, mi accodo tranquillamente, se una cosa è intelligente, non è importante chi è "il primo gallo che canta", è una cosa intelligente e basta! O una cosa è giusta, o non è giusta, quindi su questo tema sarebbe importantissimo che da alcune Regioni... e perché non capofila la Valle d'Aosta, visto che ci sono queste scritte che guidano il Consiglio regionale, a segnalare all'Europa che ci sono piccole regioni alpine che dicono "no" agli OGM. Cominciamo a dare il nostro messaggio, non è che dobbiamo aspettare di avere il Deputato europeo fra 5 anni o fra 1 anno per dire all'Europa che siamo contrari, lo diciamo dal Consiglio regionale. Diciamo che nelle nostre piccole realtà siamo in questo momento storico e, visto che le leggi si cambiano ogni 2-3 mesi, qua è successo più di una volta, in questo momento storico, con l'incertezza che c'è in campo scientifico, noi diciamo "no".

Fra due anni, se la scienza ci dimostra che abbiamo sbagliato, non avremo alcun problema a dire: "modifichiamo questa legge regionale", come ne modifichiamo a centinaia, ma si può capire questa ottusità che c'è in questo momento a dire: "qui in Valle d'Aosta, secondo la normativa attuale, ci sarebbe la possibilità di iniziare, seguendo delle procedure burocratiche, la coltura degli OGM", perché non possiamo dire subito "no" e togliamo ogni dubbio? E se per caso a qualcuno gli viene il pallino di inventarsi qualcosa diciamo: "non perdere tempo, investi sulla produzione della fontina o del buon vino di montagna, non perdere tempo ad andare a cercare scorciatoie con gli OGM, te lo consigliamo noi!". Non si vuol fare questo, c'è timidezza in questo senso? Noi non ce l'abbiamo e quindi sosterremo tale norma.

Presidente - La parola al Vicepresidente Chatrian.

Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.

Intervengo per fare solo qualche considerazione, visto che la proposta che abbiamo presentato è, a mio avviso, molto chiara e la relazione molto ben dettagliata ed esplicita. Capiamo che il posizionamento di ALPE non è ideologico, ho seguito tutti i lavori in III Commissione attentamente, ma sicuramente questo nostro posizionamento vorrebbe - utilizzo ancora il condizionale - veramente dare un segnale. Ho ascoltato attentamente gli interventi dei colleghi, parliamo del nulla, è un falso problema.

Con il collega Prola abbiamo partecipato la scorsa settimana al dibattito nella trasmissione Il Rosso e il Nero su quale domani per l'agricoltura in montagna, abbiamo parlato di disciplinare della fontina, abbiamo parlato di punti di forza e di debolezza, abbiamo parlato dei nostri piccoli numeri. Io non ho tutta quella competenza tecnica che ha il collega, ma conosciamo la nostra piccolissima realtà, i nostri numeri sono molto piccoli, il prodotto più importante che in questi decenni stiamo producendo, il prodotto fontina, ha dei numeri piccolissimi: 350.000 forme. Il Consorzio cinque anni fa si è posizionato in maniera chiara e diretta, lungimirante a mio avviso, e, proprio nel consiglio di amministrazione, in autodisciplina ha vietato l'utilizzo di mangimi per i quali in etichetta non sia riportato nessun alimento proveniente da coltivazione geneticamente modificata. Sappiamo però che tutto questo non è legato solo alla produzione, ma in questo momento forse la difficoltà maggiore è la commercializzazione dei nostri prodotti, commercializzazione legata però ad un prezzo dignitoso che in questo momento i nostri prodotti non hanno. È un prodotto a latte crudo che ha dei costi altissimi, è un prodotto che viene lavorato due volte al giorno, per il quale dobbiamo creare nuovi mercati per commercializzarlo fuori dalla Valle d'Aosta. Penso, ma tranquillamente, senza posizionamenti ideologici, che ci siano tutte le potenzialità dal punto di vista turistico, oltre a tutto quello che è stato detto oggi in aula per posizionarci dal punto di vista anche di immagine agroalimentare in un territorio che è importantissimo proprio dal punto di vista di immagine, pubblicitario e non solo, valorizzando la sua tipicità, anche perché, come è stato ribadito, questi prodotti sono trasformati proprio con una garanzia in più, che è quella dei "no OGM". Su questo dobbiamo fare chiarezza, l'Assessore dopo interverrà sicuramente, ma io dico che forse non avremo tutte quelle garanzie giuridiche necessarie, non lo so se ci sono o non ci sono, ma posizioniamoci con chiarezza e semplicità. Ce lo chiedono i produttori, ce lo chiede il mondo agricolo, ce lo ha chiesto una settimana fa il mondo agricolo che era presente a quel dibattito, tranquillamente... anzi andiamo ad integrare se possiamo, a modificare, ma pensiamo a tutta la filiera: dalla produzione alla vendita. Mi ricordo che il dibattito è nato proprio su quello, forse c'è qualcosa che cloche nella parte finale di questa filiera, la parte di vendita che non valorizza il prodotto di ottima qualità che abbiamo. Forse lì possiamo intervenire e non sarebbe bello se in questo momento uscisse dal punto di vista di immagine la Valle d'Aosta "OGM Free", i prodotti Valle d'Aosta "OGM Free"? Questi nostri piccoli numeri... penso che possano uscire fuori dai nostri confini, quindi nessun "attenti al lupo", nessun posizionamento ideologico, ma entriamo nel dettaglio dei nostri 4 prodotti che abbiamo, non aspettiamo, e poi aspettiamo chi e che cosa? Posizioniamoci e poi, se dovremo modificarla, la modificheremo - concordo con il collega Donzel - fra tre mesi o fra sei mesi, ma che ci sia un posizionamento chiaro, la Provincia di Bolzano lo ha fatto a gennaio 2011, la Toscana lo ha già fatto, il Friuli lo sta facendo, altre Regioni lo stanno facendo! L'Amministrazione regionale aveva deciso un percorso neanche alternativo, diverso nel 2005, adesso abbiamo una possibilità in più, perché forse ci siamo dimenticati che nel luglio 2010 comunque la Comunità europea ci ha raccomandato... quindi la possibilità in più rispetto al 2005 c'è, allora affrontiamola! Il mondo agricolo e i consumatori ce lo chiedono, ce lo chiedono i consorzi, le cooperative, pensiamo alla filiera finale, quella della commercializzazione, perché in questo momento è forse lì che possiamo con pochi sforzi e con qualche idea, con poche risorse pubbliche riuscire a rivalorizzare meglio questo nostro prodotto a latte crudo, che in questo momento viene messo sul mercato a dei prezzi che sono al di sotto delle sue reali potenzialità. Ritengo sia una nuova era anche per andare oltre, poi, se dovremo modificarla fra quattro mesi, la modificheremo; penso alla chiarezza di posizionarci tranquillamente e, a maggior ragione se per qualcuno questo problema non esiste, questo è il momento corretto e aspettare non paga mai. A mio avviso, anche dal punto di vista turistico e promozionale, in questo momento aspettare non paga. Grazie.

Presidente - È pervenuta all'Ufficio di Presidenza una risoluzione sulla questione del nucleare firmata dai gruppi ALPE e Partito Democratico. Se nessuno chiede di intervenire, dichiaro chiusa la discussione generale. C'è la proposta da parte dell'Assessore di rinviare al pomeriggio l'effettuazione della sua replica e di quella dei proponenti, per poi procedere alla votazione dell'articolato. Siete d'accordo? Dichiaro chiusi allora i lavori per questa mattinata, i lavori riprenderanno alle ore quindici e trenta con la discussione del progetto di legge in esame.

La seduta è tolta.

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La seduta termina alle ore 12,43.