Oggetto del Consiglio n. 772 del 7 ottobre 2009 - Resoconto
OGGETTO N. 772/XIII - Interpellanza: "Problematiche relative allo stoccaggio dei materiali inerti da scavo".
Interpellanza
Premesso che permane il problema dello stoccaggio dei materiali inerti da scavo, riguardando non solamente i soggetti privati che devono conferire da qualche parte i residui di demolizioni o di piccoli scavi ma soprattutto le imprese del comparto edile che movimentano volumi di materiali ben più consistenti;
Atteso che, ai sensi della legge regionale 31/2007, il conferimento dei rifiuti inerti da scavo non può più essere effettuato in discarica;
Considerato che, con la prossima applicazione del c.d. Piano casa, è prevedibile un incremento dei cantieri edili e, di conseguenza, anche delle attività di scavo e movimentazione di materiali inerti e residui di demolizioni;
Sentita la risposta dell'assessore delegato all'interrogazione a risposta immediata del gruppo PDL nella scorsa adunanza consiliare;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
il Presidente della Regione o l'Assessore delegato per conoscere:
1) quanti e quali sono i siti di stoccaggio per materiali inerti oggi disponibili in Valle d'Aosta e se non sia opportuno crearne altri;
2) se ha attentamente valutato quali complicazioni burocratiche e quali costi sono costretti a sopportare coloro che devono smaltire, ai sensi della legge regionale vigente, i rifiuti inerti;
3) quali intendimenti o propositi coltiva per risolvere la situazione denunciata in Premessa ed evitare che possa peggiorare ulteriormente.
F.to: Tibaldi - Lattanzi
Presidente - La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.
Tibaldi (PdL) - Grazie, Presidente. Eravamo intervenuti su questo argomento nella scorsa seduta consiliare, proponendo un'interrogazione a risposta immediata all'Assessore Zublena in relazione agli effetti della sentenza n. 61/2009 della Corte costituzionale, che ha cassato alcune parti della legge regionale n. 31/2007 e della legge regionale n. 5/2008. Al di là degli aspetti giuridici, che sono già stati affrontati nella scorsa seduta, il problema sostanziale permane, perché qui parliamo di rifiuti, di materiali inerti da scavo, che devono essere stoccati una volta che sono prelevati dai terreni sedi di lavorazioni, o di cantieri, o comunque da opere edilizie che devono essere stoccate e devono essere conferite da qualche parte, come i residui delle demolizioni o di piccoli scavi. È naturale che questo problema riguarda non solamente i privati che hanno piccoli volumi, ma significativi per le loro entità da conferire da qualche parte, ma riguarda soprattutto le imprese del comparto edile che movimentano quantità di terreno o di rocce ben più consistenti.
Noi torniamo sull'argomento perché, come dicevo, il problema permane, a nostro avviso è irrisolto, è un problema che è stato anche sollevato nella III Commissione, di cui faccio parte, anche in occasione di una recente audizione sul piano cave, in particolare le posso citare che si tratta del 17 giugno 2009, dove è stata messa in evidenza, ma non quella volta una tantum, per l'ennesima volta la problematica del collegamento delle terre e delle rocce di scavo. Se vuole poi, le lascio copia delle dichiarazioni rilasciate dall'esponente degli imprenditori del settore: "Siamo in assenza totale di aree dove collocare le terre e le rocce di scavo e questa situazione si è accresciuta negli ultimi periodi". Segue un'altra serie di considerazioni che sottolineano il problema. Lei sa, Assessore, che al di là dell'aspetto giuridico il problema rimane in capo a chi deve costruire, siano essi privati, enti pubblici, imprese ed è legato soprattutto alla necessità di smaltire la terra e il materiale di risulta dello scavo, così come le macerie da demolizione. Sappiamo che, quando un privato fa un progetto, lo stesso discorso vale anche per l'ente pubblico, deve già indicare quale e quanta parte di terra andrà a sottrarre e reimpiegare nello stesso cantiere e quanta e quale dovrà essere conferita altrove e come sarà riutilizzata. Per il materiale da scavo il progetto deve indicare anche il sito di destinazione e dell'attività di recupero; sappiamo che, ai sensi dell'articolo 14, 12° comma della legge regionale n. 31/2007 dal 30 giugno dello scorso anno, il conferimento di questo materiale in discarica è assolutamente vietato. Fra l'altro, c'è anche una circolare diramata dal suo Assessorato ad aprile 2009 dove mi piacerebbe ripassare alcuni passaggi, che sono molto significativi: "i progetti relativi alla realizzazione di opere pubbliche o private per i quali è previsto l'ottenimento di un titolo abilitativo edilizio... - si legge - o la presentazione di una dichiarazione di inizio lavori devono contenere il bilancio di produzione di materiali inerti e dei rifiuti da demolizione e scavo eventualmente prodotti; in particolare si chiede a chi intraprende delle opere 1) la stima della quantità e tipologia dei materiali da scavo (terre e rocce), la stima della quantità e tipologia di materiali da demolizione e costruzione, comprese le costruzioni stradali, la quantità di materiali da scavo, demolizione e costruzione effettivamente avviati al riutilizzo all'interno dello stesso cantiere in cui sono prodotti, previa dichiarazione di compatibilità tecnico-ambientale da parte del progettista...", ossia, prima di movimentare la terra, qui bisogna movimentare un sacco di carta, come lei capirà!
Inoltre "... la quantità dei materiali da scavo residui con indicazione del sito di destinazione e dell'attività di riutilizzo diretto o di recupero certo a cui sono destinati, la quantità di rifiuti da demolizione e costruzione che residuano dall'attività di riutilizzo diretto nel cantiere di produzione con indicazione della destinazione finale, che deve essere in via prioritaria un impianto di riciclaggio e solo in via residuale la discarica".
Si rammenta poi quello che ho detto prima: il divieto assoluto di conferire in discarica.
Lei si rende conto che qualunque privato o imprenditore del settore si trova di fronte a un ginepraio burocratico prima ancora di poter mettere in moto lo scavatore con il quale si preleva il materiale e poi lo si conferisce da qualche parte, ma dove lo si conferisce oggi? Ecco perché la prima domanda che le proponiamo è quali sono oggi i siti utilizzabili in Valle d'Aosta, perché a noi risulta che ci siano non solo privati, ma anche Comuni che hanno difficoltà ad individuare delle sedi di stoccaggio di questi materiali.
Noi con questa interpellanza, Assessore, le chiediamo di essere più esaustivo - complici anche i tempi estremamente stretti del question time - su questo argomento, quindi quali sono i siti di stoccaggio presenti in Valle d'Aosta, sappiamo che l'articolo 14, commi 4 e 5, che è la parte residuale di quell'attenzione che la Corte ha posto in riferimento alla legge n. 31/2007, prevede proprio che vi sia un'interazione fra Regione, Comuni e Enti locali, quindi per definire geograficamente dove queste aree devono essere situate e di quante di queste aree necessita la Valle d'Aosta e se non sia il caso di crearne delle altre vista l'insufficienza odierna. Siamo poi nelle more dell'attuazione del piano casa... lei lo sa, è stato approvato prima della pausa estiva... piano casa che prevede ampliamenti e ricostruzioni, genererà inevitabilmente un volume di residui da demolizioni, di scavi, quindi di terre e di rocce che anch'essi andranno non solo ad aumentare la volumetria già prelevata quotidianamente in Valle d'Aosta, ma anche ad aumentarla e cercheranno anche loro una destinazione finale. Assessore, lei ha valutato attentamente tutte queste complicazioni burocratiche previste dalla legge regionale e da questa circolare? Paradossalmente sembra che la legislazione nazionale sia più semplicistica rispetto alle norme regionali in materia.
E "... quali costi sono costretti a sopportare coloro che devono smaltire... i rifiuti inerti"; poi la terza domanda di orientamento politico: quali sono gli intendimenti o propositi che lei coltiva per risolvere questa situazione che denunciamo oggi, ma che è già stata sollevata ieri e l'altro ieri e ripetutamente evidenziata nelle Commissioni competenti, ricordo ancora la III Commissione nel giugno scorso, dagli addetti ai lavori, per evitare che possa peggiorare ulteriormente.
Presidente - La parola all'Assessore al territorio e ambiente, Manuela Zublena.
Zublena (UV) - Grazie, Presidente. Certamente la materia di cui lei ha dato un'esaustiva illustrazione richiamando una serie di atti, circolari, note e leggi, è materia molto complessa. Questa complessità però discende da un quadro normativo molto restrittivo, che dipende direttamente dagli indirizzi forniti dalle direttive europee. In merito a tale argomento, credo che vada fatta chiarezza rispetto all'ambito cui ci riferiamo: quando lei ha citato il piano cave e le osservazioni sul piano cave, ci si riferiva ad una audizione che verteva sulle discariche di inerti. Qui viceversa l'interpellanza che segue al question time fa riferimento ai depositi di materiali inerti. È bene precisare che la materia della gestione dei rifiuti speciali inerti e dei materiali inerti derivanti da attività di scavo, demolizione e costruzione, comprese le costruzioni stradali, è disciplinata in via prioritaria dalle norme statali, in particolare dall'articolo 186 del decreto legislativo n. 152/2006 come novellato dal successivo decreto legislativo n. 4/2008.
Con la legge regionale n. 31/2007 la Regione ha inteso integrare la norma nazionale appena richiamata fornendo alcune indicazioni ai diversi soggetti interessati, progettisti, imprese, gestori di impianti di recupero e di smaltimento, in modo da assicurare, come lei ha richiamato, fin dalla fase di progettazione, una corretta gestione di tali materiali e rifiuti. Sappiamo che, laddove la legge regionale ha inteso adattare la norma generale al contesto regionale, è intervenuta la sentenza della Corte costituzionale che ha richiamato pesantemente come questa materia sia di competenza esclusiva dello Stato. Dalla lettura integrata delle norme nazionali e regionali vigenti quindi emerge oggi che vi sono quattro tipologie di depositi in cui stoccare i materiali inerti, che sono: deposito interno al luogo di produzione, deposito attrezzato di cantiere esterno al luogo di produzione, deposito del solo materiale inerte da scavo in sito esterno al luogo di produzione, infine aree di stoccaggio di materiale da scavo.
Veniamo al primo quesito: "quanti e quali sono i siti di stoccaggio...", tenuto conto delle diverse tipologie di depositi, è ipotizzabile che ogni cantiere abbia nel luogo di produzione o esternamente, dei depositi idonei a soddisfare le esigenze dei singoli lavori e l'individuazione di queste aree è comunque in capo ai soggetti responsabili dei lavori. Tutti gli impianti autorizzati all'esercizio di attività di recupero di materiali inerti sono autorizzati al deposito specifico di questi materiali. Ad oggi - e ribadisco quanto già detto in occasione della question time della scorsa seduta del Consiglio regionale - non sono pervenute in Assessorato richieste di realizzazione di depositi specifici di materiale secondo l'ultima tipologia che ho detto, ossia aree di stoccaggio di materiale da scavo che derivano da più cantieri o da lavori le cui progettazioni non definiscono in modo puntuale e certo la destinazione al riutilizzo e recupero dei materiali stessi. Questo fa pensare che nell'ambito del singolo cantiere vi sia la capacità di trovare tali aree di deposito, che immagino saranno tante quante sono i lavori in corso; reperiremo in Assessorato l'elenco delle autorizzazioni, di cui in questo momento non dispongo.
Circa il secondo punto, siamo consapevoli delle complicazioni burocratiche e dei costi, peraltro queste norme sono piuttosto stringenti e, come specificato nella sentenza della Corte costituzionale, la Regione non ha facoltà di disciplinare la materia in modo difforme rispetto allo Stato. Gli adempimenti a cui sono soggetti i detentori di rifiuti o di materiali inerti quindi sono stabiliti dalle due leggi che ho citato.
Circa il terzo punto: quali sono gli intendimenti per risolvere questa situazione, al di là del fatto che queste denunce di difficoltà, di cui prendo atto, in Assessorato non sono pervenute, ferme restando le limitazioni che le normative statali comportano, è necessario che vi sia un'importante azione congiunta fra tutti gli attori coinvolti ed una presa d'atto delle possibilità che si presentano nel caso di una corretta applicazione delle disposizioni, soprattutto di quelle regionali. Ciò comporta, come abbiamo più volte auspicato, una formazione puntuale dei progettisti e delle imprese, un'attenzione particolare dei soggetti titolari dei lavori, soprattutto i soggetti pubblici, volti a ricercare in via preventiva soluzioni di interazione fra la necessità di avviare al recupero materiali e la necessità di utilizzare gli stessi. In questo senso abbiamo svolto alcuni incontri a partire dai soggetti pubblici e dagli enti locali, incontrando il CELVA, il Conseil de la Plaine, in cui si è affrontato il problema per cercare di stabilire delle strategie comuni.
Vorrei infine sottolineare come la nuova direttiva n. 98/2008 in materia di gestione dei rifiuti su questa tipologia di rifiuti preveda degli obiettivi ancora più stringenti per il recupero dei materiali, in particolare pone l'obiettivo che si raggiunga il 70 percento di recupero di questi rifiuti entro il 2020. La direzione in cui lavorare quindi è quella di favorire il massimo recupero e riutilizzo dei materiali.
Presidente - La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.
Tibaldi (PdL) - Vede, Assessore, capisco il quadro normativo stringente che c'è a livello nazionale, la difficoltà della normativa regionale di inserirsi in questo ambito e di cercare di lenire delle norme capestro, però abbiamo una limitata potestà normativa che possiamo utilizzare e abbiamo anche una discreta capacità amministrativa che potremmo utilizzare. Mi spiego: innanzitutto credo che lei, come tutti noi, quando ci spogliamo dei nostri abiti istituzionali, abbiamo occasione di parlare informalmente con tante persone, privati, impresari, imprenditori, addetti ai lavori, che ci comunicano con maggiore sincerità o veemenza le loro sensazioni, le loro difficoltà, i loro disagi. Non metto in dubbio che così non sia giunta all'Assessorato alla sua scrivania o sulla scrivania dei suoi dirigenti alcuna rimostranza che evidenzia questo problema, ma non ci credo che lei non abbia mai sentito parlare di esso! Primo, perché in questo ambiente lei è nata e cresciuta, di conseguenza territorio e ambiente sono argomenti a lei molto più familiari che non al sottoscritto, però ci viviamo tutti quanti, calpestiamo i piedi sul suolo e sappiamo di cosa si sta parlando. Qui innanzitutto non possiamo considerarci soddisfatti di questa risposta e spiego perché. La sua consapevolezza del fatto che si tratti di un arzigogolo burocratico pesante non è sufficiente come risposta, perché è paradossale che, per avviare un cantiere o dei lavori, oggi - e quante volte ci riempiamo la bocca con la parola "semplificazione"! - ci troviamo immersi in questa sequela - non so se lei ha letto il provvedimento dirigenziale che è stato firmato da un suo dirigente il 23 aprile 2009 - di cose che bisogna attivare, fra cui il progettista e il progettista costa, non è che venga lì generosamente e ti mette una firma, due calcoli a spanna e cerchiamo di organizzare la cosa.
Ci sono cinque punti di richieste burocratiche e alla fine di questo paragrafo si dice che i progetti che non riportano puntualmente il bilancio di produzione dei rifiuti potenzialmente prodotti non possono essere approvati dalle amministrazioni competenti! Se uno non dice dove conferisce i rifiuti da scavo, i progetti si bloccano, non per inadeguatezza del progetto, ma perché addirittura non si sa dove conferire i rifiuti e, se non provvede l'ente pubblico, la Regione insieme ai Comuni di stabilire quali sono i siti di stoccaggi, se non siamo noi amministratori pubblici a stabilire dove conferire questo materiale, mi dice lei un privato o un'impresa che cosa se ne fa di questi rifiuti? In tasca non si possono mettere; la riduzione dei rifiuti, che è uno dei grandi principi dell'ultima direttiva europea... ma come si fa a ridurre un rifiuto da scavo o un residuo da demolizione, quando uno deve ampliare una casa, piano casa, demolirla o ricostruirla? Me lo spiega?
(interruzione dell'Assessore Manuela Zublena, fuori microfono)
... lo so che non l'ha scritta lei, ma lei ricopre una funzione che può dare risposte concrete ed efficaci al problema, lei è l'unica! Non sono certo io, io posso solo segnalare il problema, ma se glielo segnalo, questa non è una mia esigenza personale, è un'esigenza diffusa. Le dico questo: dell'articolo 14 della legge n. 31/2007, quello cassato quattro commi su sei, la Corte costituzionale ne ha salvati due, guarda caso sono i due commi che dicono testualmente... "Al fine di favorire l'avvio del riutilizzo dei materiali inerti da scavo, sono individuate apposite aree di stoccaggio attrezzate", dice il comma 4, ma il comma 5 dice che "all'individuazione delle aree di stoccaggio attrezzate provvedono i Comuni anche in accordo fra loro".
Primo: la risposta a nostro avviso... umilmente le segnaliamo, Assessore... l'individuazione di aree di stoccaggio... purtroppo non sappiamo quante sono queste aree, perché la prima risposta è rimasta inevasa. Gentilmente poi ci fornirà una fotocopia e vedremo quante sono e dove sono collocate; quelle che ci sono - se ci sono - sono insufficienti al fabbisogno regionale odierno, questa mi sembra una conclusione evidente.
Seconda cosa: le aree di stoccaggio devono essere individuate dagli enti competenti, non sono i privati e le imprese, ma i Comuni, come dice il 5° comma salvato, insieme alla Regione che ha la programmazione territoriale complessiva della nostra bella Valle d'Aosta.
Non ho altro da aggiungere. Lei ci ha detto: "ci siamo visti con il CPEL, siamo a livello di strategie", è un po' tardi essere a livello di strategie oggi! Le strategie servivano già ieri. Il legislatore del 2007 - fra cui c'era anche il sottoscritto - se approvò questa legge, è perché già allora il problema c'era ed era pesante. Lei ricorderà cosa è successo in bassa Valle con il sequestro dei cantieri, problematica invalicabile, perché c'erano dei limiti di legge, ma il problema c'era. La risposta è stata inadeguata, la Corte ci ha detto "no", ma se la Corte ci dice "no" e ci rifacciamo alla legislazione nazionale, utilizziamo la legislazione nazionale, ma il nostro potere amministrativo per stabilire quali sono i siti di conferimento... Oggi cosa le dico? Non so quanti sono i siti, perché non li ho sentiti pronunciare da lei, magari lo leggerò fra qualche minuto... e non ho sentito delle risposte convincenti da parte sua, che è l'organo esecutivo che potrebbe darci una risposta efficace, ma non a noi come parte interpellante, ma soprattutto ai cittadini e a numerose imprese che da tempo segnalano il problema. Non vorremmo che l'assenza di comunicazione che sussiste in questo momento fra il suo Assessorato e la società civile e produttiva fosse una sorta di... che quest'ultima ignora che l'Assessorato possa dare delle risposte in questo senso, non vorremmo che lei facesse la fine della Bella addormentata nel bosco, che, mentre tutto succede in questa foresta, lei è lì che dorme tranquilla e non si rende conto che il problema non solo sussiste, ma si sta in maniera preoccupante aggravando e incrementando.
Presidente - Cari colleghi, vista l'ora, dichiaro conclusi per questa mattinata i lavori dell'odierna adunanza del Consiglio regionale. I lavori riprenderanno alle ore 15,30 con la discussione del punto n. 18 all'ordine del giorno.
La seduta è tolta.
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La séance se termine à treize heures et une minute.
