Oggetto del Consiglio n. 588 del 5 dicembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 588/79 - Discussione generale sul disegno di legge n. 99 concernente l'organizzazione dei servizi socio-sanitari.
Dolchi (P.C.I.) - Do la parola, per la relazione, all'Assessore Rollandin.
Rollandin (U.V.) - I motivi fondamentali del rinvio da parte della Commissione di controllo della legge che era stata presentata sono legati, in parte, all'interpretazione della legge e, in parte, a rilievi legati a strutture che ci vedono cointeressati.
A proposito dell'articolazione dell'ambito territoriale in un'unica Unità Sanitaria Locale ho già detto, nell'argomentare per la non accoglienza del rinvio del disegno di legge, che sull'interessamento dei Comuni alla previsione dell'unica Unità Sanitaria Locale o di due Unità Sanitarie Locali non era stato espressamente richiesto e formulato un quesito a parte. Essendo stata fatta questa discussione antecedentemente alla data di approvazione della legge, si era sempre partiti dall'impostazione, nell'ambito di questa discussione, di un'unica Unità Sanitaria Locale trovando una parte di dissenzienti, cioè non tutti i Comuni erano d'accordo su questa impostazione. Ciò è stato riportato nelle risposte e nella formulazione dei pareri che sono giunti nei termini predisposti come consultazione, quindi l'impostazione essenzialmente politica di avere nell'ambito della Regione un'unica Unità Sanitaria Locale anziché due era già stata ampiamente argomentata e delegata a motivi che sono gestionali, amministrativi e di partecipazione.
È stato detto nelle premesse che, quando si parlava di un'Unità Sanitaria Locale, si partiva da un determinato numero legato alla popolazione, in quanto nella legge sono fissati dei minimi e dei massimi e su questo punto è già stata richiamata l'attenzione nello spiegare che il limite minimo di 50.000 abitanti e il limite massimo di 200.000 abitanti erano già stati oggetto nell'ambito della discussione in aula e nell'ambito della discussione da parte della 14a Commissione della Camera, in cui era stato spiegato che questi limiti dovevano seguire degli iter diversi nelle differenti Regioni. Quindi l'impostazione di avere un'unica Unità Sanitaria Locale legata ad un numero di abitanti di tutta la Regione, cioè 114.000, rientra in questo tipo di discorso, mentre erano state presentate proposte alternative a quel momento da determinati Gruppi che volevano che il minimo fosse fissato a 100.000 abitanti senza deroghe, questo in sede di discussione in aula, ed altri che volevano che il tetto massimo fosse alzato a 300.000 abitanti. Ora, nell'ambito di questa discussione, si era partiti nei Comuni e le risposte erano state nel senso che avevo detto, vale a dire alcuni che ritenevano di dover abbassare il quoziente x minimo dei 50.000 al fine di avere due Unità Sanitarie Locali legate ad aggregazioni di Comunità Montane, il che creerebbe una serie di problemi a livello gestionale, perché l'impostazione nelle altre Regioni delle Unità Sanitarie Locali è legata all'autonomia di una serie di servizi, che comprendono Ospedali e Laboratori di Igiene, per poter compiere ed adempiere quelle norme prefissate dalla legge e a cui è tenuta l'Unità Sanitaria Locale.
Ora, è chiaramente comprensibile come, nell'ambito della Regione con un unico Ospedale, un unico Laboratorio e un unico Consorzio Antitubercolare che un domani passerà nelle mani dell'Unità Sanitaria Locale, avremmo avuto delle situazioni paradossali, per cui la gestione dell'unica Unità Sanitaria Locale porta a partecipare tutti alla gestione dell'Ospedale, mentre con l'individuazione di due Unità Sanitarie Locali questo non sarebbe avvenuto, perché solo in seconda istanza sarebbero state fatte presenti, da parte della seconda Unità Sanitaria Locale, le necessità legate all'utilizzo delle strutture sanitarie che prima ho citato. La stessa cosa sarebbe sorta a livello di problematica di mobilità del personale, che avrebbe dovuto essere convenzionato o comunque strutturato creando ulteriori difficoltà al problema attuale, oltre che naturalmente - punto non irrilevante - le spese legate alla gestione di questi organi e alla strutturazione in presidi e servizi che dovrebbero essere legati alla strutturazione dell'Unità Sanitaria Locale.
Per quanto riguarda le argomentazioni relative ai Distretti, c'è da dire che il rilievo fatto dalla Commissione di controllo era, da una parte, che avevano una competenza eccessiva, quindi, a dispetto di quello che viene detto a proposito degli intenti dell'attuale Giunta di voler accentrare, il rilievo della Commissione di controllo aveva il senso opposto, di voler decentrare anche il potere politico-amministrativo che, invece, deve essere tenuto in capo agli organi di programmazione, mentre nel momento come erano strutturate, e quindi con l'elezione indiretta a livello di Distretti, si dava troppa autonomia a questi organi. Questa è un'osservazione che va in senso diametralmente opposto alle critiche che sono state mosse a questo progetto di legge.
Per quanto riguarda l'elezione dell'assemblea dell'U.S.L., c'è da fare una precisazione: è detto, nel punto quarto delle osservazioni della Commissione di controllo, che l'elezione - com'è stata strutturata - non è conforme, vale a dire un tipo di elezione indiretta che prevede la nomina dell'assemblea da parte del Consiglio di zona che era a sua volta un'espressione dei Consigli comunali, a quanto previsto dall'articolo 15 della legge 833/1978 che prevede l'elezione da parte dei Comuni. Questo aspetto, sempre nell'ambito della discussione in aula e nella prima stesura della legge, era formulato in modo diverso, perché si faceva riferimento ai rappresentanti dei singoli Comuni eletti con criteri di proporzionalità dai rispettivi Consigli. Questa formulazione, che non è stata accettata in sede di formulazione definitiva, aveva le sue ragioni in questi termini, vale a dire con la formulazione originaria ogni Consiglio comunale, cosa che ho visto riproposto in alcune delle proposte dei Gruppi di minoranza, elegge nell'ambito dei rispettivi Consigli. Questa dicitura, ripeto, non è stata riportata nella formulazione definitiva e quindi si fa rilevare che il tipo di elezione deve avvenire nei modi di aggregazione successiva dell'Associazione dei Comuni. Difatti noi, in quest'ultima stesura, abbiamo previsto che sono i Consigli comunali - mentre prima avevamo detto il Comitato di zona, che era già espressione del Consiglio comunale - che eleggono nell'ambito dei rappresentanti del Consiglio di zona i propri rappresentanti d'assemblea, quindi abbiamo variato in questo senso, però con la precisazione che non può esserci un rappresentante minimo oppure con formulazioni diverse legate al numero di abitanti per ogni comune, perché in quel caso il discorso della proporzionalità non sarebbe rispettato. Se ne mettiamo tre, ritorniamo, per rispettare il tutto, a delle formulazioni di assemblee pletoriche, situazione che era da evitare con la formulazione definitiva, perché moltiplicando minimo tre per ognuno dei Comuni, quindi 3 per 74 fa subito un numero non irrilevante e che senz'altro fa parte di un'Associazione di dimensioni enormi rispetto alla possibilità di lavoro dell'Associazione.
Per quanto riguarda i rilievi successivi dei controlli legati all'articolo 49, nel testo ultimo formulato viene ribadita la necessità di un adeguamento alle possibilità di controllo da parte degli organi già esistenti.
Un altro punto cruciale era legato all'articolo che prevedeva il commissariamento dell'Ente Ospedaliero Regionale: su questo punto ci sono state notevoli perplessità, perché non si riusciva a capire in che modo doveva avvenire questo commissariamento e se era legato a una sovrapposizione di incarichi per l'attuale Commissario del Mauriziano, legato alla nota sentenza del Consiglio di Stato, mentre i riferimenti cui ci affidavamo erano legati alla formulazione delle leggi e alla possibilità di poter intervenire sull'Ente Ospedaliero Regionale così come è stato nominato dal Consiglio regionale, e quindi il Consiglio di Amministrazione reggente che tuttora porta avanti l'amministrazione dell'Ospedale secondo quanto stabilito dal Consiglio. Ci riferivamo quindi alle competenze proprie della Regione, nella formulazione definitiva in cui si citano gli articoli 41 e 80 della legge 833/1978, per riprendere il discorso della necessità del riordino dell'Ordine Mauriziano, vale a dire, visto che la legge fissa dei termini che devono essere rispettati, per sapere in che modo il Consiglio regionale, che sarà tenuto a pronunciarsi successivamente sull'inquadramento dei ruoli, potrà definire univocamente la gestione del personale che altrimenti verrebbe fortemente compromessa, in quanto ci sarebbe un ente multiregionale che vedrebbe inquadrato del personale nell'ambito della gestione dell'Unità Sanitaria Locale.
Per quanto riguarda le convenzioni da stipulare tra i Comuni, abbiamo precisato che lo schema è propositivo, ossia da parte della Regione si dà uno schema (che potrà essere seguito oppure variato e quindi non ha carattere impositivo essendo previsto a livello di proposta) relativo a singole associazioni che sono già state delimitate con provvedimento antecedente, e che quindi hanno già avuto parere dei singoli Comuni, quindi con queste osservazioni e soprattutto sulle modalità di elezione che, ripeto, hanno suscitato notevoli perplessità e hanno dato adito a delle strumentalizzazioni da parte di determinati partiti che hanno voluto far credere che con questa struttura fosse un movimento, e la maggioranza in generale, che si assicurava per il domani la gestione del fondo sanitario. Tale affermazione ha dell'assurdo perché la gestione del patrimonio, e quindi dei fondi, è legata ad una programmazione della Regione, ci sono gli organi di controllo e quindi non gestisce secondo delle linee proprie legate a quella particolare impostazione del movimento, questa gestione è invece legata all'impostazione del piano sanitario regionale che, a sua volta, discende dal piano sanitario nazionale. Questo aspetto viene totalmente dimenticato, quindi si vuole far violenza sull'impostazione politica per dire che ci sono determinate maggioranze che, comunque si varino i numeri, rimangono; non è stravolgendo la struttura che farà diventare un Comune a determinata maggioranza di senso opposto, perché questo non succederà comunque si valutino i numeri e comunque non si stravolgono, quindi non è vero il fatto di voler cambiare queste carte e di voler strumentalizzare il tutto per dire che è un'appropriazione e comunque una violenza ai Comuni nel voler farli esprimere da una parte secondo delle modalità predisposte dalla Giunta, perché questo è stato discusso e, nel contempo, le maggioranze che si formano sono legate all'elezione diretta nei singoli Consigli comunali.
Rifiuto quindi assolutamente quella speculazione che è stata fatta a proposito di questa legge, si è puntato per questa legge a livelli d'informazione che è poi risultata disinformazione nel dire che tutto si risolve nei meccanismi di elezione, mentre il punto fondamentale è nella gestione e nella partecipazione che è garantita e non è nel fatto di programmare! Sono le Regioni che danno delle linee programmatiche, sentite, secondo una prassi garantita dalla legge, tutte le amministrazioni e gli Enti locali, quindi non voglio dilungarmi perché tanto dovrò ribadire questi concetti puntualmente a tutte le singole osservazioni, quindi è inutile che li anticipi.
Ribadiamo che questo progetto di legge non è fatto per nessun movimento in particolare e per la maggioranza, ma segue una sua logica ed una sua impostazione desunta dai principi della legge 833/1978.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, è aperta la discussione generale. Si è iscritto a parlare il Consigliere Péaquin, ne ha facoltà.
Péaquin (P.C.I.) - Ritorniamo ancora sull'argomento in questo Consiglio regionale. Si parla sovente che non bisogna creare dei momenti di ulteriore difficoltà - anche l'Assessore adesso lo accennava -, bisogna cercare di andare via lisci, però mi chiedo quale difficoltà rappresenta per la Valle d'Aosta e per i Comuni non essere riusciti ad analizzare nel concreto e fino in fondo i compiti che vengono loro attribuiti con la legge della riforma sanitaria ''833''. Credo che queste siano delle difficoltà molto grosse che poi ci metteranno purtroppo in posizione di vedere una riforma che non potrà andare avanti e che troverà delle grosse difficoltà e dei grossi ostacoli. La riforma sanitaria prevede che, per la tutela della salute del cittadino, le strutture siano articolate in modo tale da permettere la partecipazione di tutti i cittadini e questo, stando alle parole dell'Assessore e alla legge proposta, sembra che sia vero. In parte potrebbe anche essere vero, ma riteniamo che la difficoltà più grossa ed evidente sia quella della consapevolezza - mi ripeto ancora - degli Assessori comunali e degli Enti pubblici di riuscire a contare e a capire.
L'Assessore ci ha ripetuto ancora oggi quanto in altre occasioni ci aveva già detto e quanto diremo ancora probabilmente, ossia che i Comuni sono stati ascoltati in occasione dell'approvazione della legge regionale 60/1978. Devo ripetere quello che ho detto prima: basta che facciamo un giro nei Comuni, oggi, domani o quando vogliamo, e chiediamo ai Sindaci e agli Assessori i loro compiti, che cosa dovranno fare e sentiremo una risposta sola ''È una grossa cosa, non abbiamo le capacità, non sappiamo dove prenderemo i soldi, non sappiamo neanche quali sono le competenze, vorremmo poter gestire in proprio tutto questo, vorremmo svolgere il nostro ruolo, ma abbiamo paura di non riuscire''...questo è il problema! Mi ricordo di avere già invitato l'Assessore e la Giunta, in diverse occasioni, incontri ed adunanze consiliari, di avvalersi di tutti gli strumenti possibili. Ricordo di aver detto che non bisognava soltanto pensare che l'Assessore potesse andare lui, di persona, a parlare con tutti, ma di avvalersi dei funzionari della Regione e di quegli strumenti di carattere culturale che sono le Biblioteche esistenti in Valle d'Aosta per fare passare attraverso i cittadini questa nuova concezione. Io comprendo che esistano difficoltà anche in questo senso, ma è indispensabile, ci siamo incamminati male, se si può dire così, con questa legge: dal mese di luglio, quando è stata portata in discussione in questo Consiglio, sembrava che non era assolutamente possibile un rinvio della discussione in quell'occasione perché si doveva essere pronti per la partenza del 1° gennaio 1980. Ebbene, oggi abbiamo la possibilità di vedere come allora questa previsione non era vera, perché ci troviamo oggi, proprio a venti giorni dalla fine dell'anno 1979, senza legge di riforma sanitaria. Ritengo che, se in quell'occasione fosse stato accettato serenamente il confronto con le forze politiche presenti in Consiglio regionale, quindi con il nostro Partito e con la Democrazia Proletaria-Nuova Sinistra, con le Organizzazioni Sindacali, che sempre l'hanno richiesto, e con le organizzazioni mediche della Regione Valle d'Aosta per coinvolgere tutti in questo...oggi ci troveremmo sicuramente un passo più avanti della situazione in cui ci stiamo trovando.
Voglio ricordare alcune cose brevemente, a dimostrazione della limitazione del discorso che è stato fatto. Ripeto quanto già detto prima quando abbiamo dichiarato di essere disponibili ad appoggiare la richiesta di rinvio avanzata dal Consigliere Riccarand: proprio la Commissione Sanità, ma anche la Commissione Affari Generali, quindi le Commissioni competenti per dare i pareri su queste leggi, non hanno mai dato parere, ed è curioso vedere nelle relazioni fatte come sistematicamente dai componenti della maggioranza stessa, e non dai componenti della minoranza, veniva chiesto un rinvio per poter approfondire questa legge...le richieste decise ed energiche del Consigliere Manganone, Presidente della Commissione Affari Generali, del Consigliere Lanièce, membro della Democrazia Cristiana, all'interno della Commissione Sanità e le dichiarazioni fatte così, a dimostrazione di non approfondimento della legge, dal Consigliere, assente, Salvadori che dice che dava il parere favorevole per fiducia nell'Assessore!
Comprendiamo che il Consigliere Salvadori abbia fiducia nel proprio Assessore, ma noi vogliamo che si vada a fondo nella legge, che sia discussa in tutti i suoi punti e non soltanto per fiducia, tutti possiamo avere fiducia, ma vogliamo discutere; il nostro punto fermo è che si arrivi ad una discussione reale. Avevo già avuto occasione di dire in Commissione che non è certamente colpa del nostro Partito se i componenti di maggioranza della Commissione Sanità non hanno mai voluto esprimersi. Ciò che cosa significa? Significa forse che all'interno della Giunta regionale e delle forze di maggioranza non si è mai avuto un dibattito su questi problemi? Significa che tutto viene fuori solamente dalla proposta dell'Assessore, dalla sua lodevole - l'ho detto in altre occasioni - volontà di andare avanti? Comunque sia non riuscirà da solo a fare capire fino in fondo questo problema se non ci sarà un discorso collegiale, e ripeto che non è certamente colpa dei Partiti dell'opposizione se nessuno si esprime.
Siamo stati accusati, nell'ultimo Consiglio di settembre, quando è stata approvata la legge oggi in discussione, di aver tenuto un atteggiamento da "Pannelliani"...lo avevamo già detto in quell'occasione che non è nel nostro costume tenere atteggiamenti di quel tipo. Era, lo abbiamo detto e lo ricordiamo ancora oggi, la posizione di un Partito che voleva fare capire che la questione era di un'estrema importanza, che bisognava ripensarci e confrontarci, non certamente per ostruzionismo, perché potremmo, se le intenzioni fossero di voler bloccare i lavori del Consiglio, fare ostruzionismo in qualunque momento su qualunque proposta di legge, ma non è nel costume del nostro Partito assumere tali atteggiamenti.
Ci ricordiamo ancora come, in occasione della votazione della legge regionale 60/1978, dieci Comuni della Comunità Montana n. 5 hanno detto che non erano favorevoli a quel progetto di legge perché non teneva conto dei passi fatti dalla Comunità Montana che, in una relazione, esprimeva delle considerazioni critiche dichiarando che la legge non tiene conto, ed è in contrasto, dei piani dei servizi sociali e sanitari della Comunità, approvata all'unanimità dal Consiglio di Comunità in data 3 giugno 1977.
L'istituzione di un unico Distretto in quella Comunità era contraria ai principi della Comunità Montana che prevedeva un Distretto unico, ma diviso in 5 aree di base. Sempre dalla relazione, emergeva inoltre che la divisione in 14 Distretti comporta una serie di conseguenze negative come la moltiplicazione di Enti operanti sul territorio, l'aumento delle spese di gestione amministrativa, il mancato coordinamento tra i vari settori sanità, scuola, eccetera. Avevamo presentato - anche il Consigliere Riccarand lo aveva ricordato nell'interpellanza dell'altro giorno - in data 14 marzo una mozione nella quale si chiedeva l'impegno della Giunta ad avviare un discorso di confronto con i Comuni della Valle d'Aosta, ma in quell'occasione era stata respinta con la motivazione che i Comuni erano già stati sentiti. Credo però, anche se i Comuni fossero già stati sentiti, che non si riuscirà mai a sentirli abbastanza per poter capire fino in fondo le loro difficoltà; inoltre la legge non riconosce il ruolo delle Comunità Montane quale Enti intermedi di decentramento tra Regione e Comuni, sono tutti problemi che noi riteniamo necessario tenere nella giusta considerazione.
Oggi assistiamo al metodo per riuscire ancora una volta a fare in fretta, per far partire la riforma sanitaria con i primi dell'anno 1979, cosa che crediamo che sarà impossibile - anche se noi ce lo auguriamo - appunto per le nostre difficoltà, ma anche per le difficoltà che altre Regioni hanno in merito. Ci auguriamo che, nelle altre Regioni che devono legiferare, i migliaia di Comuni che esistono in Italia non siano nelle medesime condizioni ed abbiano potuto esprimere i loro concetti in modo migliore rispetto a quanto avvenuto nella nostra Regione. Crediamo che questa legge, lo dicevo prima, sia nata male e rischi di portare, oltre che delle divisioni non produttive tra i Movimenti e i Partiti in Valle d'Aosta, delle divisioni negative anche nella popolazione.
Non possiamo non dire oggi tutto quello che ci sembra nostro obbligo dover dire in merito a questa questione. Non avevamo insistito più di tanto nella scorsa adunanza del Consiglio, perché sinceramente credevamo di trovare più disponibilità nel trattare, credevamo di poter essere più uniti nel dibattere problemi d'importanza fondamentale come questo. Non possiamo oltrepassare con quattro parole questa riforma, perché le lotte del movimento operaio per il diritto alla salute, per poter avere almeno su questo tema un po' più di eguaglianza e di giustizia, partono da lontano, da sempre direi, ma dovremmo ricordare come già nel periodo della Resistenza, periodo indimenticabile con difficoltà che è facile intuire, le Repubbliche partigiane di allora esprimevano dei concetti precisi sulla tutela della salute del cittadino. Anche il Comitato di Liberazione Nazionale aveva espresso dei concetti molto chiari e molto precisi e la Consulta Veneta ha fatto delle dichiarazioni estremamente importanti sulla sanità che sono, ancora oggi, più che attuali, come ad esempio il fatto che la cura del malato a domicilio è la regola, mentre il ricovero in ospedale è l'eccezione, affermando che le condizioni pregiudiziali della riforma sono individuate: a) nella creazione di organi periferici completi ed efficienti esecutori delle norme igienico-assistenziali; b) nella posizione degli organi sanitari con gli organi assistenziali; c) nell'indipendenza degli organi igienico-assistenziali dagli organi politici ed amministrativi; d) nel decentramento degli organi capaci di risolvere i problemi igienico-sanitari. Si potrebbe continuare, ma non ho intenzione di mettermi a leggere un libro, non c'è intenzione di fare dell'ostruzionismo. Perché da allora ad oggi la riforma sanitaria non ha potuto andare avanti nel nostro Paese? Evidentemente le grosse pressioni e le grosse forze economiche contrarie alla riforma esistevano ed esistono tutt'oggi. Dobbiamo ricordare come il movimento sindacale, la C.G.I.L. in particolare, nel 1958 cominciava a fare dei progetti e subito dopo le altre Organizzazioni Sindacali, i Partiti ed i Movimenti politici si affiancavano per elaborare delle linee; dobbiamo ricordare come delle dure battaglie sono state fatte non solo nel Parlamento dai Partiti politici, ma anche nel Paese. Dei passi significativi sono stati compiuti proprio nel 1970, tappa fondamentale, con il riconoscimento delle Regioni e a proseguire con le leggi 382/1975, con la legge 349/1977 sul superamento del sistema mutualistico, il D.P.R. 616/1977 e, alla fine a coronamento di tutta questa lunga strada, la legge 833/1978 che ha dettato in modo preciso i compiti delle Regioni e dei Comuni.
Per tutto ciò noi crediamo che sia utile discutere e approfondire il discorso e che si possa, magari anche in buona fede, creare delle condizioni che buttano a mare decenni di lavoro, fatti con passione, da diverse forze politiche e movimenti sindacali. Pensiamo che sia utile discutere su questa legge anche perché c'è bisogno di estrema chiarezza, ed è molto difficile, sulla proposta che il Consiglio ha già discusso e che oggi dovrebbe di nuovo essere messa in votazione, vedere le cose in modo veramente chiaro. Noi crediamo che, innanzitutto, sia necessario tener ben presente che non necessariamente l'Associazione dei Comuni deve servire soltanto per l'U.S.L., che tutta la prima parte dell'articolato messo in discussione debba precisare in modo chiaro che cos'è l'Associazione dei Comuni, i suoi compiti; non è possibile confondere l'Associazione dei Comuni con il Comitato di gestione, sovente cambiano nomi, Comitato di gestione per la zona, Comitato di gestione per i Distretti, Comitato di gestione per l'U.S.L., e tutto questo contribuisce alla confusione!
Pensiamo che sia necessario fare due Associazioni dei Comuni e, come conseguenza naturale, due U.S.L.: sono considerazioni che abbiamo fatto in altre occasioni, ma che facciamo ancora proprio per la caratteristica del territorio della Valle d'Aosta. È vero che la legge 833/1978 fissa i limiti dell'U.S.L. in 50.000 abitanti e 200.000 abitanti, dando però la possibilità di deroghe per particolari condizioni e crediamo che in Valle d'Aosta queste condizioni ci siano tutte! Avere un'unica U.S.L. - sono i medesimi concetti che esprimevo già in occasione della votazione della legge regionale 60/1978 - di fatto significa autorizzare i Comuni di pensare che comunque ci sarà sempre l'Assessorato della Sanità che comunque penserà a risolvere i problemi; solo il fatto di far pensare questo vuol dire che si limita la possibilità di gestione, di incidere completamente e realmente nei problemi e di sapere individuare realmente le responsabilità dei singoli operatori e, pertanto, secondo noi, sono opportune due Associazioni di Comuni e due U.S.L.. È chiaro che queste sono condizioni politiche, l'Assessore ha già detto in altre occasioni che questa maggioranza ritiene che si debba fare un'Associazione di Comuni e un'U.S.L., rispettiamo questa posizione, ma crediamo - lo ripetiamo ancora - che si debba chiarire assolutamente che cosa è l'Associazione e che cosa è l'U.S.L., e diciamo chiaramente che l'Associazione fatta una volta può servire per gestire diversi rami dei servizi della nostra Regione.
Credo che se ci fosse stato un discorso collegiale all'interno della maggioranza sulla formazione dell'Associazione dei Comuni, se l'Assessore, lo ripeto ancora, non fosse stato lasciato troppo solo dalla Giunta e dagli altri Partiti o Movimenti che fanno parte della maggioranza, si sarebbe potuto vedere come la medesima Associazione dei Comuni avrebbe potuto, in un futuro che ci auguriamo molto vicino, creare degli altri Comitati di gestione per gestire magari i servizi scolastici, la difesa del territorio...invece tutto è stato in funzione soltanto dell'U.S.L.!
Secondo noi occorre allora una distinzione precisa tra Associazione dei Comuni ed un Comitato, un ramo che oggi gestisce la sanità pubblica in Valle d'Aosta, ma con tutte le porte aperte per poter gestire domani un altro tipo di servizio. Bisogna fare una prima chiarezza fondamentale sui meccanismi di elezione: si parlava prima che non bisogna creare delle ulteriori difficoltà, ce ne sono già tante, ma ci chiediamo, e ci ripetiamo sempre: la difficoltà non è quella che, nell'assemblea dell'Associazione dei Comuni, 34 Comuni della Valle d'Aosta non vengono rappresentati? La realtà è questa: in ogni Distretto ci sono dei Comuni che non vengono rappresentati e non ci pare che questo rispecchi la volontà della legge 833/1978! Infatti nel Distretto n. 1 vi sono 5 Comuni (Courmayeur, La Salle, La Thuile, Morgex e Pré-Saint-Didier) nell'Assemblea generale, secondo i meccanismi proposti in questa legge ne saranno presenti 4, un Comune resterà escluso...quale sarà il Comune che non potrà fare parte dell'Assemblea generale? Sarà presente, dice l'Assessore, nel Comitato di Distretto, ma non crediamo che sia giusto se ci ricolleghiamo al discorso che l'Associazione dei Comuni potrà domani gestire anche altri servizi. Il Distretto n. 2, che corrisponde a 7 Comuni...in realtà sarà presente nell'Assemblea un Comune, 6 Comuni rimarranno esclusi, e così via, per arrivare al totale di 34 Comuni che non saranno presenti nell'Associazione! Noi crediamo che, con un confronto reale ed onesto, queste situazioni potevano essere superate prevedendo degli altri meccanismi per la rappresentanza dei Comuni.
L'Assessore parlava prima del pericolo di tenere delle assemblee pletoriche, delle assemblee troppo grosse, dando per scontato che l'U.S.L. sarà solo una, perché non ci illudiamo che possa passare la nostra proposta di cambiamento in merito, anche se invitiamo ancora tutti i Partiti a pensare bene su questi aspetti...i meccanismi proposti con i nostri emendamenti porterebbero i rappresentanti nell'Assemblea generale al numero di 96 che proporremmo di arrotondare a 100, forse anche influenzati in questo senso dall'Assemblea dei 100 dei Democratici Popolari. Non crediamo che questa sia un'assemblea tanto pletorica, che non si possa poi più discutere, ripetiamo che il problema è quello di fare assumere ad ognuno il proprio ruolo consapevole e proponiamo delle modifiche per quanto riguarda l'elezione dei rappresentanti nell'assemblea dell'Associazione dei Comuni.
Ritorniamo al problema della città di Aosta che si trova fortemente mortificata per la rappresentanza che le viene assegnata, si fanno queste distinzioni quando si deve formare un organismo di questo tipo, ma quando, come in questi giorni, il Comune di Aosta deve pagare la propria parte per il Consorzio Antitubercolare paga per tutti i suoi cittadini! Sicuramente non le viene fatto uno sconto, perché è la città di Aosta e ci pare che bisognerebbe tenere in considerazione anche questi aspetti.
È necessario che ci siano l'Associazione dei Comuni, i Comitati di gestione, i Comitati di zona per la partecipazione e gestione sociale e bisogna che per ognuno venga definito il proprio ruolo, che i Comuni si associno, come noi proponiamo, con una convenzione fatta da loro su criteri fissati dalla Regione; è necessario inoltre, secondo noi, modificare i meccanismi dell'elezione, della partecipazione a livello di Distretti sanitari e socio-assistenziali di base. L'articolo 11 della legge prevede la partecipazione nei Comitati di zona delle organizzazioni rappresentative di forze sociali e, a tale proposito, le Organizzazioni Sindacali audite nei giorni passati si ponevano la domanda su quali sono le forze sociali più rappresentative.
È evidente che si lascia il tutto in una grande confusione, non può stabilirlo oggi l'Assessore, ma saranno in grado, domani, i Distretti, di stabilire tutto questo oppure le scelte verranno fatte secondo simpatia o secondo le possibilità che avranno? Questo non lo sappiamo! Abbiamo sentito le forze sindacali dire che loro non volevano gestire questi Distretti in quanto non era compito loro, ma volevano che ci fosse una loro consultazione nei momenti più significativi degli atti dell'U.S.L.. Crediamo anche che la Regione abbia svolto dei compiti che non erano suoi, li ha fatti in occasione della votazione della legge regionale 60/1978 con la formazione dei Distretti, ma la legge 833 dice in modo molto preciso che deve essere l'U.S.L. ad articolarsi in Distretti; qui è la Regione che ha articolato i Distretti con la legge regionale 60/1978, i Comuni associati dovevano poi articolarsi secondo le loro necessità ed era un momento di crescita culturale. Su questo aspetto, invece, l'Associazione dei Comuni e l'U.S.L. si troveranno i Distretti già fatti ed è un momento che si toglie alla loro competenza.
Vi sono altri problemi che nelle nostre proposte di emendamento portiamo avanti, non sto ad elencarli adesso in modo preciso, in quanto li riprenderemo nei nostri interventi. Sulla questione dei controlli ci pare evidente come ci siano dei momenti di non alta democrazia, come ad esempio quello che prevede che i bilanci dell'U.S.L. siano inviati alla Giunta regionale che esprime il proprio parere entro 45 giorni; ci chiediamo perché la Giunta regionale ha 45 giorni di tempo per rispondere, quando ai Comuni dà 30, 20 o 10 giorni!
Per quanto ho detto finora dell'importanza di questa legge di riforma sanitaria, non possiamo non denunciare apertamente l'atteggiamento di Partiti che fanno parte della maggioranza, non possiamo chiamare alla propria responsabilità tutti e chiedere un pronunciamento preciso sulle intenzioni, su che cosa vogliono fare, se condividono, se almeno hanno guardato questa legge di riforma sanitaria, perché in certe occasioni viene da pensare che qualcuno non l'abbia vista. Vogliamo chiedere innanzitutto ai rappresentanti del Partito Socialista, del Partito Repubblicano e dell'U.V.P. se siano d'accordo fino in fondo con questi meccanismi. Vogliamo chiedere ai Democratici Popolari...il Consigliere Pollicini ci dirà che tutto questo è, come ha detto in Commissione, ''figlio dell'intesa di fine legislatura, oramai non si può più fare niente, siamo morti tutti'', c'è stato quel periodo, è naturale che ognuno tiri fuori le armi che ha per dibattere, magari anche un pochino spuntate certe volte, e per discutere i propri problemi... Vorremmo sentire anche da loro, fino in fondo, che cosa pensano dell'esautoramento dei compiti delle...che contano sempre di meno; in una prima proposta vi è un articolo nel quale erano previsti alcuni compiti, nella proposta poi votata questi compiti non c'erano più. Ci sono stati dei momenti negativi ed altri positivi anche alla fine legislatura, ricordiamo anche la legge regionale 47/1978, sempre in tema di sanità e di assistenza pubblica, votata proprio nel clima dell'intesa di fine legislatura che sta dando i suoi frutti e, a questo proposito, diciamo all'Assessore Rollandin e alla Giunta che in quel campo si sta operando per il decentramento e si va avanti sulla strada giusta; riconosciamo questi meriti per questa legge, ma non sicuramente per quelli che ci pare che non siano da considerare alla medesima stregua.
Vorremmo soprattutto sapere una volta che cosa fa la Democrazia Cristiana, il Partito che ha avuto da sempre nel nostro Paese la maggioranza legislativa, è il Partito che in diverse occasioni si è battuto per i suoi uomini, ad esempio con il Senatore Cravero, relatore della legge 833 in Parlamento, per mandare avanti la riforma, è il Partito che sovente non ha potuto e non ha saputo superare le grosse contrapposizioni dei...economici che stavano al di sotto, ma anche qui, proprio nel clima del passato governo dell'unità nazionale, è stato possibile superare. È anche una piccola risposta al Consigliere Pollicini quando diceva che il governo di unità è stato peggiore degli altri, non credo che la riforma sanitaria sarebbe oggi in discussione se non ci fosse stato quel periodo, ma dobbiamo augurarci che quel periodo ritorni se si vuole che il nostro Paese si salvi, non crediamo che siano necessarie le divisioni.
La Democrazia Cristiana come si pronuncia su questo fatto? I suoi componenti all'interno delle Commissioni, lo dicevo prima, continuavano a chiedere il rinvio, il Segretario della Democrazia Cristiana aveva chiesto un incontro con il nostro Partito per approfondire, ma che cosa è successo perché il Segretario della Democrazia Cristiana - prima volta in tutta la storia - chiedesse un incontro con il Partito Comunista? Cosa c'era sotto per fare una mossa così azzardata? Non l'abbiamo capito, un giorno in Commissione i rappresentanti della Democrazia Cristiana chiedevano il rinvio, il giorno dopo in Consiglio decidevano di approvarla, non abbiamo capito bene! Stiamo vedendo delle ''manovre'', non so se questa sia la parola giusta, dei Movimenti all'interno, delle manovre di correnti della Democrazia Cristiana che non interessano l'opinione pubblica, così penso, in modo molto approfondito. Noi non riusciamo più a tenere il conto di quante correnti ci siano nella Democrazia Cristiana e di come stia andando l'altalena, ma non è un fatto nostro e non ci interessa. Ci interessa però che la Democrazia Cristiana dica che cosa pensa sui problemi della Valle d'Aosta in Consiglio regionale e ci interessa un suo pronunciamento sulla legge della riforma sanitaria, non crediamo che sempre e comunque debba stare zitta!
Condividiamo quando il Consigliere Fosson, Capo Gruppo della Democrazia Cristiana, propone gli ordini del giorno per i Processi di Praga, del dissenso nell'Est, ci va bene, ma vogliamo che la Democrazia Cristiana dica anche qualcosa sui problemi della Valle d'Aosta! Non accettiamo che non si dica niente, perché un Partito politico ha il dovere di dire che cosa pensa nella nostra Regione. Crediamo che anche il Consigliere Berti dovrebbe dire qualcosa, ma è assente, sovente non si vede in questo Consiglio, e non debba limitarsi soltanto a delle posizioni strumentali sulla richiesta di Commissioni d'inchiesta per il Reparto Infetti dell'Ospedale, ma debba essere più presente in Consiglio e assieme al suo Partito-Movimento - non so come lo possiamo chiamare - dare delle risposte a tutti gli interrogativi che ci sono in Valle d'Aosta!
Si potrebbe continuare sicuramente ancora tanto a discutere, lo...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...per bocca del Traforo del Monte Bianco.
La situazione non è sicuramente rosea in Valle d'Aosta e nessuno può stare alla finestra a guardare. Ci ricordiamo che, proprio un anno fa di questi tempi, il Consiglio regionale approvava il bilancio regionale che aveva iscritto nei suoi numeri un finanziamento straordinario di 10 miliardi di lire per l'ultimazione dell'Ospedale Beauregard. Ci ricordiamo come due mesi fa il Presidente della Giunta, Andrione, prometteva al Comitato delle 10.000 firme di trovare, entro un mese, i finanziamenti alternativi per la soluzione di quel problema, gli organi di stampa l'hanno detto, lo abbiamo letto e lo abbiamo sentito, ma del problema del Beauregard non sappiamo ancora niente! Il medesimo bilancio dell'anno scorso iscriveva una cifra, mi pare di 20.000.000 di lire, per la costruzione del Poliambulatorio in Bassa Valle, ma anche di questo non sappiamo ancora niente, non sappiamo dove si andrà a finire! Ricordo anche che una lettera in proposito era pervenuta dai Consiglieri della Jeunesse Valdôtaine per la richiesta di chiarimenti dall'Assessore.
Ricordiamo come tanti altri servizi nella nostra Regione non trovino ancora attuazione, mi riferisco alla legge sulla Psichiatria, difficoltà al Brefotrofio. Abbiamo detto dei problemi dell'Ospedale, dei problemi del Reparto Infetti, ci fa onore sicuramente una Valle d'Aosta rinnovata per altri modi, ma in questo senso certamente l'aria della nostra Valle non è di gran giovamento per i ricoverati nel Reparto Infetti dell'Ospedale! Dobbiamo ricordare come per la stessa raccolta del sangue in Valle d'Aosta non sia stata trovata alcuna soluzione, si tratta di problemi reali che restano sul tappeto che non rappresentano sicuramente una dimostrazione di una nostra vitalità, di una nostra capacità di sapere gestire i nostri problemi in modo molto efficiente. Questi non sono problemi dell'ultimo anno, ma sicuramente degli ultimi anni, sono problemi che si trascinano, e il fatto è molto più grave per una regione autonoma che vuole amministrarsi, giustamente, da sola, e alla quale bisogna sapere dare delle risposte positive. Sul territorio manca ancora un'attuazione della legge regionale 2/1977, se ricordo bene, di corsi professionali per le persone handicappate, ma soprattutto oggi ci troviamo in una situazione ancora più difficile proprio per l'incognita che è venuta a cadere sull'Ente Ospedaliero Mauriziano.
Tutti ci chiediamo che cosa succederà e dobbiamo constatare con amarezza che oggi tutto è ritornato in discussione. L'Assessore aveva fatto approvare un ordine del giorno in questo Consiglio, un anno fa, e noi avevamo votato ed apprezzato per poter inserire nella legge 833 - all'articolo 80, mi pare - la proposta di una convenzione, ma non si è potuto fare in questi periodi questa convenzione...la sentenza del 1977; siamo nel 1979 e la convenzione non è fatta, il tutto ritorna in discussione con un grave disagio per i lavoratori dell'Ente Ospedaliero Valdostano, per i medici, per la popolazione valdostana e per le medesime forze politiche coscienti della nostra Regione.
Come dicevo, i problemi in Valle d'Aosta sono tanti, e si potrebbe anche dire enormi, non è tempo di giocare a fare braccio di ferro fra le forze politiche, a fare dell'ostruzionismo, non è tempo per nessuno di volere andare a tutti i costi verso soluzioni rapide, ma è un tempo che deve vederci tutti concordi nell'esaminare profondamente i nostri problemi e cercare assieme di risolverli, lasciando da parte la polemica e quelle condizioni strumentali che, a volte, vengono utilizzate un po' da tutte le parti e non sempre soltanto dalla medesima parte.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, siamo sempre in sede di discussione generale. Non c'è nessuno iscritto a parlare? Chi chiede la parola? La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Questo disegno di legge è, sia nel metodo con cui è stato elaborato che nei suoi contenuti, estremamente indicativo di che cosa sono questa Giunta regionale e questa maggioranza consiliare e di quali sono le preoccupazioni di fondo che la caratterizzano; nel metodo l'Assessore Rollandin e, tramite lui, la Giunta, ha dimostrato su questo disegno di legge un totale disprezzo per il Consiglio e per il dibattito democratico.
È vero che questo disegno di legge è in circolazione dal 4 luglio, quindi da 5 mesi, ma mai in tutti questi mesi è emersa neppure la volontà di tener conto di quanto i Consiglieri regionali e i rappresentanti dei Comuni, delle Comunità Montane e delle Organizzazioni Sindacali potevano dire in merito. In ogni momento che ha caratterizzato le tappe di questo disegno di legge i Consiglieri regionali, le Commissioni consiliari e i rappresentanti dei Comuni, delle Comunità Montane e delle Organizzazioni Sindacali si sono trovati a rincorrere l'Assessore per chiedere in tempo una possibilità di confronto e di discussione.
La Giunta regionale e l'Assessore in prima persona hanno programmato l'iter di questo disegno di legge in modo tale che non ci fosse mai spazio, mai tempo per un dibattito approfondito tra le forze sociali e le forze politiche presenti in Consiglio.
Ricordo brevemente i tempi e i fatti che hanno caratterizzato l'iter di questo disegno di legge: il disegno di legge è stato presentato il 4 luglio dalla Giunta e iscritto senza i pareri delle Commissioni Sanità e Affari Generali all'ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale del 12-13 luglio, e senza che fossero decorsi i termini previsti dal Regolamento perché potesse essere inserito all'ordine del giorno. In quell'occasione il disegno di legge non poté essere votato per la situazione creatasi all'interno di quella seduta del Consiglio, in ragione di un certo tipo di opposizione che impedì materialmente la discussione del disegno di legge; ricordo però che in quell'occasione si alzò il Presidente della Giunta e disse che era disposto a rinviare tutti gli altri disegni di legge, però chiedeva e pretendeva che fosse approvato questo disegno di legge, cosa che poi non fu possibile, però la volontà fu quella di far approvare il 13 luglio un disegno di legge presentato il 4 luglio che non era stato esaminato da nessuna forza politica, da nessuna Commissione consiliare e che non era neanche stato portato a conoscenza di nessuna forza sociale! Il disegno di legge fu poi nuovamente riscritto dell'ordine del giorno dell'adunanza del 25 e 26 settembre, la prima dopo il periodo estivo, e ancora senza passare attraverso il parere delle Commissioni consiliari competenti e senza consultazione dei rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali, se non gli affrettati abboccamenti del mattino prima del Consiglio, per cercare all'ultimo momento di recuperare un consenso che non esisteva da parte delle Organizzazioni Sindacali sul testo di legge, senza sentire il parere dei Comuni e delle Comunità Montane, con l'Assessore che giunse addirittura in quella seduta ad introdurre una nuova pratica nei lavori del Consiglio, una prassi che io non avevo mai visto praticare in questo Consiglio e che credo che sia totalmente abnorme in qualsiasi assemblea: la prassi di arrivare in Consiglio con 55 emendamenti a un proprio disegno di legge, costituito da 48 articoli, cioè in pratica presentare in sede di discussione generale in aula un nuovo testo, cosa questa che non permetteva - evidentemente una volta di più e una volta ulteriore - ai Consiglieri e alle forze politiche presenti in Consiglio di esprimere una valutazione e di presentare gli stessi emendamenti sul nuovo testo presentato dall'Assessore.
Infine arriviamo a quest'ultimo testo che, anch'esso, arriva in aula privo di un parere, anche se da un punto di vista formale, forse trattandosi di una riapprovazione della legge, non era neanche più necessario ai sensi del Regolamento; ma soprattutto questo testo giunge in aula senza una discussione, ancora una volta, nelle Commissioni competenti.
Questa legge, cosa ancora più grave, era stata rinviata dal Presidente della Commissione di Coordinamento con una serie di motivazioni, che vedremo successivamente, di cui la prima era che non erano stati consultati i Comuni, questo disegno di legge è stato redatto ed è stato presentato in Consiglio prima ancora che fossero decorsi quei tempi estremamente stretti che erano stati concessi ai Comuni per esprimere il loro parere, cioè, prima ancora che un solo Comune avesse espresso il proprio parere, l'Assessore aveva già scritto sul disegno di legge che i Comuni si erano espressi favorevolmente per l'istituzione di un'unica Unità Sanitaria Locale, con un rispetto, diciamo così, per la consultazione e per la democrazia di base che è veramente esemplare! Questo modo di procedere, che è sempre stato seguito dalla Giunta regionale, non è dettato dall'urgenza reale di questo provvedimento di legge, anche se esiste un'urgenza, ma non è quella prefigurata dall'Assessore regionale...in realtà, con tutta l'urgenza che sempre l'Assessore alla Sanità ha manifestato, si è finito soltanto col perdere del tempo invece che di guadagnarne!
Molti rilievi della Commissione di Coordinamento avrebbero potuto benissimo essere evitati se soltanto fosse stato fatto un dibattito approfondito a settembre, se soltanto fossero state ascoltate le osservazioni fatte in quest'aula da parte dei Consiglieri delle forze di opposizione, quindi non l'urgenza del provvedimento, ma la fretta di far passare una legge di estrema importanza e di grosso peso istituzionale. Prima il Consigliere Péaquin ha opportunamente ricordato che il problema della sanzione dei Comuni riguarda adesso l'aspetto sanitario, ma l'aggregazione dei Comuni, sia per essere un'Associazione che un'aggregazione di Comunità Montane, tende a prefigurare, per un domani, l'assetto del futuro ente intermedio, quindi si tratta di un intervento a livello istituzionale di estrema importanza e rispetto al quale la Giunta regionale manifesta, ancora una volta, una volontà di accentramento estremamente pericolosa che è emersa nitidamente da una serie di rilievi presenti nel disegno preparatorio al piano di sviluppo regionale, che non è stato discusso in questa seduta e che comunque verrà prossimamente discusso.
Come dicevo in relazione, alla fretta di far passare questo provvedimento di estrema importanza e di grosso peso istituzionale prima che le varie forze sociali, i Partiti, i Sindacati e gli Enti locali si rendessero realmente conto del suo significato e mettessero i piedi nel piatto della discussione, secondo me la preoccupazione fondamentale della Giunta - e qui non ho trovato in tutti questi mesi occasione di essere smentito - è di far passare un disegno di legge di estrema gravità senza che su di esso si sviluppi una coscienza, a partire dagli Enti locali, dalle Comunità Montane e dalle forze sociali, su che cosa significa questa legge regionale.
L'obiettivo di far passare questo provvedimento alla chetichella, in silenzio, è in parte fallito, in parte perché la capacità di controllo delle forze di maggioranza anche sui mezzi d'informazione è estremamente grosso, l'udienza data all'Assessore da parte dei mass media è estremamente grossa, mentre evidentemente da parte delle forze di opposizione, ossia da parte di chi contrasta questo tipo di disegno, è molto più difficile riuscire ad esprimere e rendere pubblica una propria posizione; comunque, l'obiettivo di passare sotto silenzio questo disegno di legge è in parte fallito soltanto perché da parte di questa numericamente esigua opposizione consiliare, ma penso non qualitativamente, ci si è impegnati seriamente nel contrastare questo metodo.
Oggettivamente la legge approvata a settembre nel testo elaborato dalla Giunta era talmente zeppa di illegittimità che neppure il più benevolo e il più ben disposto dei funzionari dei Ministeri romani ha potuto chiudere entrambi gli occhi di fronte ad una legge che era in contrasto profondo con una serie di norme della legge 833 e del D.P.R. 616.
Sempre per quanto riguarda il metodo, vorrei rilevare il modo di operare della Giunta, che ha dato carta bianca all'Assessore alla Sanità perché facesse e disfacesse a suo piacimento e nella sua più grande confusione questo disegno di legge.
Sarebbe veramente interessante riuscire a sapere che tipo di discussione c'è stata in Giunta regionale su questo disegno di legge, credo proprio che dal metodo in cui è stato presentato in quest'aula sempre di corsa, all'ultimo momento, cercando di afferrare l'ultimo giorno per poter essere...credo di poter dire che in Giunta non c'è stato, su questo disegno di legge, nessun dibattito che entrasse nel merito dei punti affrontati da questa legge.
Dal primo testo che era stato presentato dall'Assessore il 4 luglio, cioè dal primo testo presentato in Consiglio - quindi non parlo delle prime bozze, ma parlo del testo ufficiale presentato in Consiglio - ad oggi ci sono state, per un disegno di legge di 48 articoli, oltre 100 modifiche!
Nel corso di ogni settimana, da luglio in avanti, sono state apportate delle modifiche del testo e anche quest'ultima stesura modifica delle parti della legge su cui il Presidente della Commissione di Coordinamento non aveva fatto delle osservazioni, modifiche che si rendono necessarie perché l'Assessore stesso si rende conto di una serie di incongruenze presenti nel disegno di legge e questi continui rifacimenti del testo sono il segno esplicito ed evidente del disordine e dell'approssimazione con cui questa legge è stata redatta! Venendo al merito del contenuto, sarò estremamente breve innanzitutto, perché ho già fatto una serie di considerazioni il 26 settembre e vedremo dopo che si tratta semplicemente di ripeterle.
Abbiamo dato un preciso giudizio politico sul primo testo, e lo riconfermiamo su quest'ultimo testo, ossia che con tutte le modifiche apportate al disegno di legge è venuta meno la sostanza, l'ispirazione di fondo di questa legge, ma mai è venuta meno la preoccupazione di fondo di questa legge, che non è quella di creare una struttura adeguata per un'organizzazione razionale ed efficiente che sia gestita democraticamente, che è di vedere chi andrà a controllare questo grosso nuovo centro di potere costituito dal Comitato di gestione dell'Unità Sanitaria Locale che amministrerà, a partire dal prossimo anno, 30 miliardi di lire e che diventa evidentemente un importante centro decisionale in Valle d'Aosta!
Abbiamo definito questa legge "un'operazione di potere di un partito", l'Union Valdôtaine; riconfermiamo e ribadiamo in questa sede che tutti i meccanismi elettorali di composizione delle Assemblee, degli organi e dell'Associazione dei Comuni dell'Unità Sanitaria Locale sono stati studiati appositamente per fare in modo che i rappresentanti dell'Union Valdôtaine abbiano la maggioranza assoluta e la quasi totalità all'interno di tutti gli organi decisionali dell'Unità Sanitaria Locale (questo per una serie di modifiche estremamente chiare all'interno della legge). Si tratta di un'operazione di potere che si concretizza in scelte politiche ben precise di mortificazione del ruolo dei Comuni, ho già svolto una serie di considerazioni come ha già fatto anche il Consigliere Péaquin, che non sono stati consultati, siamo giunti al paradosso per la Regione Valle d'Aosta di essere ripresa dallo Stato italiano per un mancato rispetto di forme di consultazione e di democrazia nei confronti degli Enti sub-regionali...mortificazione dei Comuni perché si impone un'associazione obbligatoria ai Comuni senza che tutti i Comuni abbiano almeno un rappresentante all'interno degli organismi dirigenti di questa organizzazione! Credo che sia il primo caso, a mia conoscenza, di un consorzio di Comuni in cui 1/3 dei Comuni non è rappresentato, quindi la mortificazione del ruolo dei Comuni che passa attraverso la creazione di un'unica Unità Sanitaria Locale.
L'Assessore dice che nella legge 833/1978 si parla di Unità Sanitarie Locali che devono andare da un minimo di 50.000 ad un massimo di 200.000 abitanti, e quindi la scelta della Regione Valle d'Aosta sarebbe conforme al dettato della legge 833; in realtà il 2° comma dell'articolo citato dall'Assessore Rollandin precisa che sono consentite, in considerazione delle particolari caratteristiche geomorfologiche dei vari territori, delle deroghe sia del numero minimale (50.000 abitanti) che del numero massimale (200.000 abitanti), e questo è un punto su cui l'altra volta ci eravamo soffermati e ci soffermeremo più avanti esaminando gli emendamenti. E quale Regione, quale territorio italiano se non la Valle d'Aosta ha delle caratteristiche geomorfologiche tali che richiedono delle Unità Sanitarie Locali piccole, anche che raggiungano un numero inferiore ai 50.000 abitanti indicati come cifra di base nella legge 833? Questo è un concetto estremamente chiaro, estremamente...alla densità della popolazione, le distanze che esistono fra i Comuni, il numero stesso dei Comuni indicano la necessità che ci siano due Unità Sanitarie Locali.
Un ultimo aspetto che caratterizza questa mortificazione dei Comuni è la scelta di imporre dall'alto la delimitazione dei Distretti socio-sanitari. Mi pare proprio ridicola l'affermazione dell'Assessore che le osservazioni del Presidente della Commissione di Coordinamento sui Distretti riguardano il fatto che si è dato troppo potere ai Distretti; il rilievo fatto dalla Commissione di controllo è invece di tutt'altro tipo e riguarda il fatto che la delimitazione dei Distretti non è di competenza della Regione e su questa la legge 833 è estremamente chiara. È proprio non voler leggere quello che c'è scritto, soltanto facendo in quel modo si può negare questa realtà: la legge 833 dice che la Regione deve limitarsi a definire i criteri per l'articolazione dell'Unità Sanitaria Locale in Distretti socio-sanitari di base, sono i Comuni associati o le Comunità Montane, ed è questa l'espressione che usa la legge, che devono articolare le Unità Sanitarie Locali in Distretti socio-sanitari, e questa era un'impostazione che lasciava ampio spazio per un'impostazione diversa e nuova dei Distretti in Valle d'Aosta.
Il secondo aspetto che caratterizza le scelte politiche presenti in questo disegno di legge è la mortificazione del Comune di Aosta, in quanto sono inseriti dei commi che vanno nel senso di impedire che il Comune di Aosta abbia - non parlo di una rappresentanza proporzionale ai suoi abitanti - un'adeguata rappresentanza nei vari organismi previsti. Anche questa è una scelta politica che non è dettata, come si diceva già nella discussione l'altra volta e su cui ritorneremo in sede di discussione di emendamenti, da un tentativo di riequilibrare; peraltro l'equilibrio sarebbe opportuno ed evidentemente va perseguito, il rapporto fra il grosso centro urbano di Aosta e una realtà di piccoli paesi.
La preoccupazione di fondo è quella proprio di mortificare, di impedire che le forze sociali e politiche progressiste di Sinistra che si esprimono all'interno del Comune di Aosta abbiano un'adeguata rappresentanza all'interno degli organi di gestione dell'Unità Sanitaria Locale. Questa è la preoccupazione di fondo che anima, che caratterizza tutta la legge nei confronti del Comune di Aosta.
Un terzo punto, una terza...politica di fondo della legge è il no alle Comunità Montane: credo che su questo qualsiasi camuffamento possa fare il Presidente della Giunta, Andrione, che tutte le volte che si parla di Comunità Montane dice: ''No, le Comunità Montane hanno compiti estremamente limitati e non devono essere tirate in ballo su queste cose'', sono tutti camuffamenti che può fare l'Assessore alla Sanità, ma non possono nascondere che il D.P.R. 616 e legge 833 attribuiscono un ruolo centrale alla Comunità Montana, tant'è vero che prevedono che gli organismi di gestione della Comunità Montana siano gli organismi di gestione dell'Unità Sanitaria Locale quando Comunità Montana e Unità Sanitaria Locale coincidono!
Noi abbiamo una situazione paradossale che accade con questo disegno di legge: la Valle d'Aosta è, credo, l'unica Regione in Italia che ha l'intero territorio ricoperto da Comunità Montane, con l'eccezione parziale di una parte del Comune di Aosta. In questa realtà le Comunità Montane dovevano essere l'ente base del soggetto portante di tutta l'organizzazione dei servizi socio-sanitari e potevano esserlo in base alla legge 833; invece accade il paradosso che proprio in questa situazione la legge regionale della Valle d'Aosta sarà probabilmente l'unica legge delle Regioni italiane in cui esistono Comunità Montane e che non le cita mai una sola volta!
Sfido qualsiasi Consigliere a leggere la legge della Regione Veneto, le bozze della legge della Regione Toscana, la legge della Regione Emilia, tutte le leggi in discussione...se non attribuiscono dei ruoli ben precisi alle Comunità Montane anche quando le Comunità Montane vengono ad assorbire dei Comuni non compresi all'interno del territorio delle stesse, con adeguati strumenti per integrare la rappresentanza di quei Comuni all'interno degli organi, che rimangono tali e quali, delle Comunità Montane. Oltretutto usare gli organismi delle Comunità Montane in Valle d'Aosta come struttura di base dell'Unità Sanitaria Locale significava anche, di fatto, garantire una presenza delle minoranze politiche, garantire quella proporzionalità che è richiesta esplicitamente dalla legge 833, mentre con i meccanismi elettorali proposti dalla legge regionale si instaura un sistema maggioritario che risponde alla preoccupazione che dicevo prima, cioè la preoccupazione di garantire a una forza politica, l'Union Valdôtaine, il controllo della quasi totalità degli organismi di gestione dell'Unità Sanitaria Locale.
Un ultimo concetto riguarda un'ultima scelta politica caratterizzante questo disegno di legge che è la trasformazione del concetto di partecipazione e di controllo dal basso in un'ambigua impostazione di cogestione a livello di Distretto: si propone un coinvolgimento delle forze sociali o delle Organizzazioni Sindacali a livello di gestione di Comitati di zona, di Comitati di Distretto, con dei criteri su cui le stesse Organizzazioni Sindacali hanno espresso delle osservazioni pesantemente critiche, non si prevede nessuna presenza a livello di gestione evidentemente degli organismi superiori e non si prevede nessun meccanismo perché le forze sociali di base e le Organizzazioni Sindacali abbiano un'adeguata possibilità di essere consultate e di controllare i funzionamenti e le prestazioni del Servizio Sanitario Regionale.
Non mi soffermo ulteriormente su tutti questi punti perché saranno oggetto di dibattito particolare, uno per uno, in relazione alla discussione degli emendamenti che presenterò e che son già stati presentati da altri Gruppi presenti in Consiglio. La Giunta ha dovuto, per far quadrare il cerchio e raggiungere gli scopi che si propone, fare un disegno di legge che, come dicevo prima, è in contraddizione con una serie di punti caratterizzati fondamentali della legge 833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.
L'impalcatura stessa su cui si regge il disegno di legge è completamente in contraddizione con la legge 833, in quanto il telaio fondamentale del disegno di legge regionale è costituito dalla delimitazione fatta con la legge regionale 60/1978 dei Distretti socio-sanitari, delimitazione che, ripeto, non era e non rimane di competenza della Giunta regionale. Ora su questa impalcatura, che è illegittima e che è stata fatta osservare come illegittima dal Presidente della Commissione di Coordinamento, si regge il disegno di legge; se crolla il discorso dei Distretti, come deve crollare stante a quanto previsto nella legge 833, crolla tutta quanta l'impalcatura.
Vengo ai rilievi del Presidente della Commissione di Coordinamento: su questi rilievi l'Assessore è stato molto sbrigativo e anche la relazione che accompagna le modifiche proposte dal testo della legge regionale sono molto sbrigative; in realtà si tratta di otto rilievi, di cui almeno sei o sette riguardano i punti sostanziali della legge, che hanno una sostanza e un peso ben maggiore di quanto l'Assessore vuole far credere.
Il primo punto è la consultazione dei Comuni: ora, se si pretende semplicemente un rispetto formale della legge, la Giunta potrà dire che la consultazione è stata fatta, ma la consultazione in realtà non è stata fatta perché, dalle parole che l'Assessore ha pronunciato prima nella sala della Commissione, sono stati nove i Comuni che hanno espresso parere, tutti gli altri o non hanno avuto il tempo di esprimere il parere o sono stati invitati tranquillamente a non esprimere parere, perché così era più comodo per la Giunta che l'interpretava comunque come parere positivo. È questo un metodo di favorire la partecipazione, la coscienza di base, la democrazia partecipante che è veramente stupefacente; quindi questo primo criterio fondamentale posto dal Presidente della Commissione di Coordinamento non è stato rispettato e qui ci sono degli inizi di illegittimità già subito evidenti.
Il tipo di Associazione dei Comuni e loro statuto (osservazione n. 8 del Presidente della Commissione di Coordinamento) era un'osservazione che la Commissione di Coordinamento aveva fatto anche rispetto alla Regione Toscana e, se esaminiamo com'è stata modificata la legge della Toscana sulla situazione dei Comuni, vediamo che invece nel testo riproposto dall'Assessore regionale si incappa nuovamente nei vizi di legittimità, perché viene imposto un consorziamento obbligatorio ai Comuni, in cui i Comuni non hanno dei loro rappresentanti, che non risponde ai criteri richiesti nei rilievi del Presidente della Commissione di Coordinamento.
Una terza osservazione riguarda il ruolo dei Distretti, la natura dei Comitati di zona e delle osservazioni che dicevo prima, e del telaio su cui si basa la legge regionale, che mantiene completamente le sue illegittimità.
La disciplina sul controllo degli atti e sugli organi dell'U.S.L.: in questo caso l'osservazione, pur avendo evidentemente un rilievo minore degli altri, aveva però un significato ben preciso, ossia che 1'Unità Sanitaria Locale è un Ente autonomo che non deve essere sottoposto a una tutela forzata da parte della Giunta regionale come invece si richiedeva da parte dell'Assessorato della Sanità nel presente disegno di legge.
Il commissariamento dell'Ente Ospedaliero Regionale: la precisazione che su questo aspetto è stata fatta da parte dell'Assessore è del tutto insoddisfacente; infatti, in base agli emendamenti proposti dall'Assessore, si dice che il commissariamento non riguarda la parte del Mauriziano, ma semplicemente la parte che rimane dell'Ente Ospedaliero Regionale, però non si capisce assolutamente per quale motivo la parte che rimane di competenza dell'Ente Ospedaliero Regionale deve essere commissariata dal momento che, automaticamente in base alla legge 833, questa parte deve passare alle dipendenze dell'Unità Sanitaria Locale e non c'è nessun bisogno di commissariamento.
Le modifiche fatte dalla Giunta in merito ai rilievi del Presidente della Commissione di Coordinamento sono dei puri aggiustamenti linguistici, delle modifiche che non cambiano la sostanza della grave antidemocraticità della legge, si tratta di una revisione linguistica che lascia parecchi buchi e contraddizioni, che non risponde alla sostanza delle osservazioni del Presidente della Commissione di Coordinamento e che rischia di fare incappare la legge in un'ulteriore bocciatura. Sarebbe il colmo se, con tutta la fretta che si è dimostrata, fra due mesi si fosse nuovamente a discutere in quest'aula dell'organizzazione dei servizi socio-sanitari in Valle d'Aosta!
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi, alla Presidenza non sono pervenute richieste in sede di discussione generale. La parola al Consigliere Mafrica.
Mafrica (P.C.I.) - L'Assessore, già nelle premesse, ha cercato di anticipare alcune considerazioni che forse presupponeva sarebbero venute dal nostro Gruppo, ma, nonostante queste anticipazioni, noi riteniamo opportuno esporre le nostre critiche, in quanto le riteniamo necessarie e motivate. In questi giorni come Partito Comunista abbiamo presentato un manifesto nel quale si dice che questa legge della riforma sanitaria in Valle d'Aosta costituisce, a nostro giudizio, una legge truffa e vogliamo qui chiarire - siccome il termine usato è certamente pesante - il significato di quest'affermazione, e vogliamo dimostrare comunque che si tratta di un termine appropriato. Già la volta scorsa abbiamo insistito molto sulle carenze di metodo usate per condurre avanti la discussione sulla riforma sanitaria in Valle d'Aosta sottolineando come ci fosse stata una mancata consultazione dei Comuni, dei Sindacati e delle Organizzazioni mediche e come fosse stata portata in Consiglio una legge molto affrettata, costruita da pezzi diversi incastrati anche in modo pasticciato, ma ci sembra che si continui con la stessa volontà!
Nelle premesse l'Assessore ha detto che: "abbiamo consultato i Comuni, d'altronde è un adempimento formale, abbiamo chiesto che si pronunciassero, e se non hanno risposto significa che sono d'accordo": ci pare abbastanza grave questo metodo per una consultazione, perché consultare significa innanzitutto, ed era stato sottolineato prima, rendere edotti, fornire delle informazioni, mandare invece una comunicazione che dà questa possibilità di scappatoia, per cui se non si risponde alla stessa...significa fare una falsa consultazione.
Noi crediamo che qui si persegua una linea di svuotamento del ruolo dei Comuni che riteniamo negativo e oggi vogliamo entrare ancora di più nella discussione di questa legge in merito ai meccanismi, perché riteniamo che non tutte le forze politiche presenti in Consiglio, sia la maggioranza che le forze in posizioni non ancora definite, abbiano preso coscienza dei rischi effettivi contenuti in questa legge. Innanzitutto credo che si debba partire da questo ragionamento: quale meccanismo viene di fatto proposto per le elezioni dell'Assemblea generale e dei Comitati di zona? L'Assemblea generale dell'Associazione, che funziona poi anche da Assemblea dell'U.S.L., è una struttura che ha compiti rilevanti, che sono quelli riservati all'Associazione dei Comuni e in sostanza quest'Assemblea ha tutti i poteri che non sono dello Stato o della Regione in questa materia, come viene ricordato all'articolo 13 della legge 833 in materia di riforma sanitaria.
La legge per la riforma sanitaria stabilisce all'articolo 15 che l'Associazione dei Comuni deve rappresentare i Comuni e che nel meccanismo di elezione di quest'Assemblea deve essere rispettato il criterio della proporzionalità. A nostro giudizio il meccanismo studiato - noi diciamo addirittura che non si tratta di una cosa casuale ma, se vogliamo, di una macchinazione - è in contrasto effettivo con lo spirito della riforma sanitaria. Cerchiamo di vedere perché: si dice, ad un certo punto, che il numero dei membri dell'Assemblea generale non deve essere superiore a 74 perché 74 sono i Comuni della Valle d'Aosta, con questo numero si vuol forse lasciare ad intendere che è possibile una partecipazione di tutti i Comuni. Quale meccanismo viene invece utilizzato? Si utilizza il meccanismo di dividere il numero degli abitanti della Valle per 74 e di trovare un certo coefficiente che, in questo caso, è intorno a 1.500, si tratta poi di dividere il numero di abitanti di ogni Distretto per questo coefficiente 1.500 e trovare, trascurando i resti, i rappresentanti che toccano a quel Distretto nell'Assemblea. Ebbene, già semplicemente con questo piccolo particolare che non si contano i resti, invece di 74 persone nell'Assemblea dell'Associazione ce ne possono stare soltanto 66, che non rappresentano 66 Comuni, perché - come ha detto prima il compagno Péaquin e come illustro con molta pazienza - sono ben 34 i Comuni che non riusciranno ad avere una presenza in questo organismo!
Ha già fatto l'esempio prima il Consigliere Péaquin del Distretto che comprende i Comuni di Courmayeur, La Salle, La Thuile, Morgex e Pré-Saint-Didier che, avendo un po' più di 7.000 abitanti e dividendo questo numero per 1.500, hanno diritto, salvo il resto, a soltanto quattro rappresentanti, mentre sono cinque i Comuni, per cui non si sa quale Comune rimarrà fuori. Nel Distretto che comprende Arvier, Avise, Introd, Rhêmes-Notre-Dame, Rhêmes-Saint-Georges, Valgrisenche e Valsavarenche, siccome ci sono meno di 2.500 abitanti, dividendo per il coefficiente 1.500, i posti in Assemblea risultano uno solo. Sei Comuni in meno...
(voce fuori microfono) - ...tutti dell'Union...
...ma questo è un altro discorso che vedremo in seguito, adesso facciamo un po' l'esemplificazione.
Nel Distretto n. 3 gli abitanti sono quasi 6.000, ma dividendo per 1.500 ci sono soltanto tre rappresentanti nell'Assemblea...e quali tra questi Comuni: Aymavilles, Cogne, Saint-Nicolas, Saint-Pierre e Villeneuve, resterà fuori? In questo caso sono altri due Comuni che non avranno la rappresentanza! Nel Distretto n. 4 sono ben undici Comuni, ma poiché la popolazione non arriva a 5.000, soltanto due avranno diritto alla rappresentanza; i Comuni sono quelli di Allein, Bionaz, Doues, Etroubles, Gignod, Ollomont, Oyace, Roisan, Saint-Oyen, Saint-Rhémy e Valpelline, per cui nove Comuni non vengono rappresentati nell'Assemblea. Nel Distretto n. 5 la rappresentanza è possibile perché ci sono sette Comuni e diciannove posti. Nel Distretto n. 6 i Comuni sono cinque, i posti sono quattro...si tratta dei Comuni di Brissogne, Fénis, Nus, Quart e Saint-Marcel...un Comune non sarà rappresentato. Nel Distretto n. 7 i Comuni sono cinque, i posti sono soltanto due; tale Distretto comprende i Comuni di Antey-Saint-André, Chamois, La Magdeleine, Torgnon e Valtournenche. Nel Distretto n. 8 ci sono tre Comuni: Chambave, Saint-Denis e Verrayes...e soltanto un posto. Nel Distretto n. 9 con quattro Comuni i posti risultano essere sufficienti perché sono sei. Nel Distretto n. 10, con i tre Comuni di Ayas, Brusson e Challand-Saint-Anselme, ci sarà soltanto una rappresentanza. Nel Distretto n. 11, sui sei Comuni, Arnad, Challand-Saint-Victor, Champdepraz, Issogne, Montjovet e Verrès, ci sono soltanto cinque possibilità. Nel Distretto n. 12, con i cinque Comuni di Bard, Champorcher, Donnas, Hône e Pontboset, ci sono soltanto due rappresentanti possibili. Nel Distretto n. 13, con i quattro Comuni di Perloz, Lillianes, Fontainemore e Pont-Saint-Martin, ci sono tre posti. Nel Distretto n. 14, sui quattro Comuni di Gaby, Gressoney-La-Trinité, Gressoney-Saint-Jean e Issime, ossia i Comuni dei Walser che spesso vengono difesi a spada tratta, c'è una sola rappresentanza!
Abbiamo voluto anche scendere nei dettagli perché si capisca che cosa significa fino in fondo. Abbiamo detto che, in base ai calcoli possibili, erano soltanto 40 Comuni rappresentati e 34 quelli non rappresentati e, a nostro giudizio, è un fatto molto grave perché il Comune, per quello che dice la legge sulla riforma sanitaria, è il perno dell'Unità Sanitaria Locale. Si continua, a nostro giudizio, in quella linea di attacco al ruolo dei Comuni che abbiamo potuto verificare già la volta scorsa quando si è cercato di accentrare, a livello di Regione, i poteri e le competenze che devono rimanere ai Comuni. La cosa che stupisce è che delle forze politiche possano seguire supinamente impostazioni altrui su questo tema!
Prima il Consigliere Péaquin ha già fatto appello un po' a tutte le forze politiche...torno nuovamente ad un appello particolarmente importante, rivolto ai Democratici Popolari, chiedendo loro se non si siano accorti di questo meccanismo, se lo ritengano la via più idonea, ma, se se ne sono accorti e stanno zitti, a mio giudizio significa che stanno facendo di tutto per superare quell'esame del Comitato Centrale dell'Union Valdôtaine che il Consigliere Salvadori ha posto come premessa alla possibilità d'ingresso dei Democratici Popolari nella Giunta. Nel penultimo numero de Le Peuple Valdôtain, per chi non lo sapesse, c'è un editoriale che dice che il Comité Central dell'Union ha predisposto dei criteri che costituiscono un esame; se i Democratici Popolari supereranno quest'esame, allora ci sarà possibilità di continuare la discussione...non so se i Democratici Popolari ne avevano notizia, mi fa piacere poter dare loro questa informazione. La sostanza del discorso è che se si va avanti con questa presenza dei Comuni nell'Assemblea generale dell'Associazione, i Comuni non potranno far sentire la loro voce; se poi quest'Associazione, come ci auguriamo, avrà ulteriori compiti, ci saranno Comuni che anche in altri compiti non potranno dire la loro.
Noi riteniamo, e facciamo una proposta (in quanto non facciamo soltanto opposizione per far perdere tempo): che si possa modificare questo meccanismo, prevedendo, per esempio, che tutti i Comuni siano presenti all'interno dell'Assemblea. La questione della proporzionalità dipende dal fattore assunto come fattore di proporzionalità: se si sceglie, per esempio, che fino a duemila abitanti ci sia un rappresentante, e che poi ad altri duemila, tenendo conto anche dei...ci sia un altro rappresentante, è possibile tener conto della proporzionalità, non è che esista un'impossibilità matematica di soluzione a questo problema. Non c'è però solo questa palese ingiustizia e contraddizione che, secondo me, i Comuni - che sono stati zitti o quelli che non hanno avuto il tempo di rispondere - non conoscono. L'ingiustizia è presente anche all'interno della struttura che permette l'elezione dei Comitati di zona che, com'è già stato sottolineato, non sono previsti con queste funzioni, all'interno della legge per la riforma sanitaria è previsto che queste strutture non siano determinate dalla Regione, ma siano semmai utilizzate dall'Associazione dei Comuni con compiti tecnico-funzionali e ricordo che una delle osservazioni della Commissione di Coordinamento era proprio che si davano dei compiti eterogenei e non adatti a queste strutture.
Crediamo che, al di là di questa posizione che è per parte nostra di principio, effettivamente si siano volute studiare delle tecniche che l'Assessore ci deve spiegare; se dice che queste tecniche sono per andare incontro alla democrazia, ci spieghi perché sono stati introdotti determinati meccanismi che vogliamo sottolineare. A nostro giudizio si tratta di un tentativo di controllare (in questo caso l'Union Valdôtaine, perché è oggi il Partito di maggioranza relativa, anche se io mi auguro che prima o poi il Partito di maggioranza relativa possa anche essere il nostro) con questo meccanismo l'Assemblea e di controllare soprattutto il Comitato di gestione. Vediamo di spiegare questo concetto e il perché, attraverso questo meccanismo, ci sarà poi un controllo del Comitato di gestione: è vero che il Comitato di gestione dovrà seguire criteri, piani sanitari, indicazioni e leggi per la programmazione, ma in sostanza, salvo controllo dell'Assemblea generale, è quello che opererà in concreto, che utilizzerà questi 30 e più miliardi di lire che poi saranno indicizzati e diventeranno una cifra ancora più rilevante.
Quando noi diciamo che il meccanismo è studiato in modo macchinoso, vogliamo far riferimento a due aspetti precisi: per esempio, oltre allo sbarramento del mancato computo dei resti che già faceva scendere da 74 a 66 e da 66 a 54 la rappresentanza nell'Assemblea generale, ci sono altri due sbarramenti.
Il primo sbarramento dice che, per esempio, soltanto un numero di membri pari a quello della metà del Consiglio comunale possa essere stabilito per i Comuni all'interno dei Distretti. Vorremmo sapere quale criterio sta alla base di questa scelta, che cosa significa in concreto questo sbarramento; per esempio, nel Distretto n. 1, il Comune di Courmayeur, che ha quindici Consiglieri e che dovrebbe avere in base ai suoi abitanti nove rappresentanti, ne può avere soltanto sette; il Comune di Aosta, che in base alla sua popolazione dovrebbe avere nel Comitato di Distretto trentuno rappresentanti, ne può avere soltanto venti; il Comune di Valtournenche, che avrebbe diritto a dodici rappresentanti nel Comitato di Distretto, siccome non può superare la metà del numero dei rappresentanti che ha in Consiglio comunale, può averne soltanto sette; il Comune di Verrayes, invece di nove rappresentanti, può averne soltanto sette; il Comune di Châtillon, invece di avere undici rappresentanti, può averne dieci; il Comune di Saint-Vincent, invece di undici rappresentanti, può averne dieci; il Comune di Ayas può averne sette invece di otto, non vediamo come queste piccole differenze, per esempio, possano incidere tanto nella pletoricità di queste strutture che poi sono di base!
Potevamo continuare: il Comune di Verrès, con sette rappresentanti invece di otto; il Comune di Donnas con sette rappresentanti invece di undici; il Comune di Pont-Saint-Martin con dieci rappresentanti invece di diciotto...in questo elenco vediamo tanti Comuni, ma vediamo soprattutto i maggiori Comuni della Valle, come Pont-Saint-Martin, Saint-Vincent ed Aosta, che sono quelli non controllati oggi dalla forza di maggioranza relativa...oppure l'Assessore ci dia un'altra spiegazione, perché noi diamo questa spiegazione e vorremmo che ci fosse spiegata questa questione!
Il secondo sbarramento consiste nel ridurre ulteriormente il peso di Aosta, che, come ho già detto, con il precedente sbarramento ha già soltanto venti rappresentanti invece di trentuno, prevedendo che il Distretto di Aosta non può avere più di metà del numero dei rappresentanti complessivi nel Distretto che, siccome sono trentotto, porta ad un'ulteriore riduzione per Aosta da venti a diciannove. Che significato ha, siccome non è questione di un rappresentante in più o in meno, questo ulteriore sbarramento, perché non si può togliere, perché non ce lo spiega l'Assessore? Noi riteniamo che ci sia in questo tipo di discorso fondamentalmente una volontà di ghettizzare il Comune di Aosta, perché gli sbarramenti per il Comune di Aosta diventano tre, non soltanto uno! Riteniamo pericolosa questa volontà, perché temiamo molto una contrapposizione all'interno della Regione tra Comune e Comune, crediamo che invece la strada giusta sia quella della collaborazione tra i Comuni.
C'è un altro elemento che, credo, deve essere sottolineato e di cui vogliamo spiegazioni: una volta eletta quest'Assemblea, con tutti questi meccanismi macchinosi che ho cercato di illustrare e che comunque non è facile illustrare - sarebbe magari opportuno che li illustrasse meglio l'Assessore per contestarli -, ce n'è ancora uno che dice che l'Assemblea deve eleggere il Comitato di gestione. Normalmente si studia il modo di garantire una possibilità di presenza in quest'organismo delle diverse componenti; invece il meccanismo, per quello che abbiamo capito, fa sì che siano eletti i quindici rappresentanti del Comitato di gestione, votando uno per uno. Quindi, se all'interno dell'Assemblea c'è una certa maggioranza, tutti questi nomi potrebbero - magari siamo maliziosi - essere tutti di un'unica forza. Non diciamo che avverrà questo, ma abbiamo questo timore. Che cosa ci vuole a cambiare il meccanismo di elezione, almeno di quello, prevedendo che per i quindici rappresentanti previsti tutti possono votare 2/3 dei nomi e quindi 1/3 dei posti rimane per le forze non rappresentate nella maggioranza? Si vuole effettivamente andare nella direzione che una certa maggioranza abbia tutte e quindici le presenze nel Comitato di gestione oppure no? Siamo anche noi attenti a questi aspetti e, poiché nel Comitato di gestione possono essere eletti soltanto rappresentanti di un certo ambito territoriale...facciamo un esempio: questo Comitato di gestione dovrà avere, nel proprio seno, un rappresentante dell'ambito territoriale che, per esempio, fa capo a Verrès; supponiamo che nel Distretto di Verrès vi siano tutti rappresentanti di una forza non gradita alla forza che in quel momento può avere la maggioranza relativa, che cosa capita allora? In quel caso è previsto che non si debba pescare tra quei rappresentanti di quel Distretto, presenti nell'Assemblea, ma che si possa anche uscire all'esterno...ci chiediamo perché è stato introdotto questo meccanismo, non c'è dietro questa volontà di arrivare comunque in modo ferreo, in modo...a controllare tutto? Queste sono domande che facciamo all'Assessore e vorremmo anche delle spiegazioni!
Noi temiamo molto, che, andando avanti in questo modo, in realtà si badi più a questioni, come quelle che ho illustrato, di meccanismi di prefigurazioni della struttura dal punto di vista delle maggioranze e delle minoranze che non dal punto di vista dei compiti che devono essere svolti effettivamente da queste strutture che poi gestiscono la salute dei cittadini. Se cominciamo già nella legge a badare più a queste cose che ai compiti effettivi, se non riusciamo a trovare un accordo per salvaguardare le diverse componenti politiche per avere la possibilità che siano rappresentati tutti i Comuni, come pensiamo che potranno funzionare queste strutture?
Noi abbiamo presentato in quest'occasione numerosi emendamenti: alcuni fanno parte di una certa impostazione politica come, per esempio, quelli sulle due Unità Sanitarie Locali, sulle quali facciamo un discorso e cerchiamo di fare una battaglia anche per dichiarare le nostre idee; altri sono, a nostro giudizio, correttivi di errori d'impostazione e di forzature presenti nel disegno di legge, quindi ci rivolgiamo in modo particolare all'Assessore, in quanto sembra che all'interno della Giunta e della maggioranza sia l'unico...ad accettare o a respingere le proposte fatte dall'opposizione, chiedendogli di voler aprire un confronto su questi temi, di voler discutere alcuni di questi emendamenti per permettere di approdare ad una legge per la riforma sanitaria che non sia il risultato di uno scontro di una maggioranza con l'opposizione, ma che sia un provvedimento meditato che ha raggiunto su alcune impostazioni almeno l'unità delle diverse forze, se vogliamo che poi si lavori e si risolvano i problemi.
Termino questo intervento con questo palpitante appello all'Assessore perché, se è vero che avere la convinzione delle proprie idee è sempre meritevole, a volte persistere in determinati errori può essere negativo!
Si dà atto che dalle ore 19,40 assume la Presidenza il Vice Presidente Renato Faval.
Faval (U.V.) - Ha chiesto la parola il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
Nebbia (P.S.I.) - Spero di esprimere molto rapidamente la posizione del nostro Partito, visto che la discussione si sta dilungando.
Nella precedente seduta del Consiglio, quando era stato discusso questo disegno di legge, avevamo già evidenziato alcuni aspetti che ci lasciavano perplessi, e molti di questi aspetti sono residuati negli emendamenti presentati dalla Giunta, che sono prevalentemente quelli che concernono la rappresentanza proporzionale della popolazione nei diversi organismi che costituiscono questa articolazione dei Comitati di gestione, dell'Assemblea, eccetera... Noi riteniamo necessarie una migliore e maggiore proporzionalità e una rappresentanza di tutta la popolazione, anche se variamente articolata e semplificata, per una migliore funzionalità degli adempimenti dei diversi organismi. Per questo motivo, non sto a ripetere le considerazioni di ordine generale che altri hanno già fatto e che conosciamo.
Presentiamo tre emendamenti molto semplici che permettono una migliore rappresentatività da parte dei Comuni che hanno una popolazione più elevata, cioè un po' con un procedimento contrario a quello che - come ci è parso di avere inteso - vuole esprimere la legge, in quanto riteniamo, come nel caso tipico di Aosta, che tutta la popolazione deve avere la possibilità di intervenire sulle decisioni che la concernono e non vedere invece delle grosse quote escluse da questa scelta. Se Aosta avesse la sua popolazione suddivisa in quartieri avrebbe una rappresentanza più ampia di quella che ha secondo il disegno di legge. Quindi - e termino - presenterò questi emendamenti, molto semplici e chiari, sperando che possano essere accolti; diversamente, il nostro Partito sul complesso del disegno di legge, di cui riconosce l'urgenza, la necessità e l'indispensabilità, si asterrà nella votazione finale e conclusiva.
Faval (U.V.) - Sempre in sede di discussione generale, ci sono altri Consiglieri che chiedono la parola? La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Credo che debbano essere fatte alcune riflessioni che sviluppano dei concetti che abbiamo già espresso, proprio perché sono d'accordo con chi ha affermato che questa non è una leggina qualsiasi. Questa legge, che non è soltanto una legge sanitaria, ha una grossa portata ed ha importanti aspetti di assetto istituzionale della Regione che possono avere conseguenze anche nella futura sistemazione della politica delle riforme nella nostra Regione.
La riforma sanitaria, e voglio fare alcune riflessioni su che cosa ha significato per i Comunisti questo momento, è stata votata nel Parlamento con delle polemiche e con dei contrasti che riguardavano soprattutto due aspetti: il primo, lo scontro sul mantenimento di un potere che si potrebbe esemplificare come la volontà di mantenere una mercificazione della salute, e su questa concezione della sanità c'è stato uno scontro violento, in quanto le forze che resistevano erano importanti; il secondo, proprio la capacità dei Comuni di gestire la riforma e perciò il concetto di decentramento di diffusione democratica della gestione della salute che era un aspetto irrinunciabile della battaglia delle forze di Sinistra e del Movimento democratico nel suo complesso. Queste armi si sono spuntate; molte di queste manovre, in una vicenda che è stata travagliata, sono fallite, e il fronte della riforma, malgrado le insidie e gli ostacoli, è riuscito a far passare questa riforma, che è ancorata ad alcuni principi che erano da noi stati valutati positivamente - e che già avevano trovato riscontro nella legge 349/1977 che aveva sciolto gli Enti mutualistici - e soprattutto ad alcuni principi del DPR 616/1977. Non voglio adesso ripetere su quest'argomento delle considerazioni che abbiamo sviluppato stamattina in modo, ci sembra, abbastanza approfondito, che rivalutano il ruolo programmatorio della Regione e traferiscono ai Comuni ogni funzione in materia di prevenzione, di cura e di riabilitazione; su queste premesse, la riforma ha costruito questo nuovo sistema fondato sull'esercizio partecipato dei poteri che la legge attribuisce nel campo della salute ai vari livelli regionali e locali, e non soltanto ai Comuni.
Come dicevo prima, questa battaglia non è stata né semplice, né facile; la posta in gioco era - ed è ancora oggi - il rinnovamento dello Stato ed anche di un costume politico. Questa riforma conteneva molte innovazioni, tant'è che lo scontro sui contenuti non si è evidentemente fermato nel momento in cui il Parlamento l'ha approvata, ma continua, ed è questa opposizione che noi facciamo in quest'aula, oggi, una battaglia vigile contro i tentativi di snaturare i principi contenuti nella riforma.
Oggi quello che conta è che il dato di partenza è stato raggiunto ed è contenuto nella legge di riforma che, da una parte, ci consente di partire bene con la ricerca, che dobbiamo fare a livello di Regione e di Comuni, di uno schieramento riformatore che contrasti quei punti - e ne esistono - del Paese ancora resistenti. Il dato che abbiamo anche oggi di fronte è che, se riusciamo a costruire questa unità riformatrice, evidentemente noi ci garantiamo nei confronti dei pericoli di controriforma, e noi sappiamo molto chiaramente che alcuni aspetti del provvedimento, che oggi riesaminiamo, hanno al loro interno proprio degli elementi, che poi cercherò di illustrare, di controriforma, che già prima altri colleghi hanno evidenziato. Non è stato semplice, come dicevo prima, giungere a questo risultato a livello nazionale e dico anche che non dobbiamo dimenticare lo scontro che c'è qui, oggi, nella dimostrazione palese che tradurre questo risultato nelle varie realtà del Paese è, tutto sommato, ancora difficile, significa camminare su terreni inesplorati, per cui ci sono, probabilmente, degli aspetti legati alla novità del tema, ma anche aspetti legati a un certo modo di vedere l'applicazione di questa riforma.
È importante il valore di questa riforma proprio perché il punto fondamentale è che, facendo partecipare in modo ampio i Comuni e tutto l'aspetto istituzionale, dobbiamo riuscire ad unificare i centri di spesa, a consentire un vero controllo democratico ed una reale lotta agli sprechi e alle diseconomie che sono aspetti caratteristici della gestione della sanità in questi anni. Il risultato che dobbiamo raggiungere, e che ha raggiunto concettualmente questa riforma, ha anche un evidente ed enorme valore umano perché concorre, diciamo così, a definire un quadro di riferimento ponendo al centro di questo quadro l'uomo, la sua vitalità e l'azione dei poteri pubblici, perché sollecita nella gestione della salute anche solidarietà ed intese di tipo nuovo.
La particolarità, per noi fondamentale, di questa riforma sanitaria è che fa corpo unico col sistema delle autonomie, per questo è un discorso di rilevanza istituzionale e anzi questa riforma costituisce una parte significativa. È sempre stato ribadito il decentramento istituzionale, per questo ne discende che, mentre la riforma poteva essere scritta da pochi - e di fatto è stato così -, oggi dobbiamo fare in modo che a realizzare la riforma siano invece in molti, e per noi è fondamentale questo concetto insito nella legge, cioè che a fare la riforma siano migliaia e migliaia di Assemblee regionali e comunali; in questo modo è evidentemente necessario un largo coinvolgimento di queste istanze in un ruolo che esse debbono avere.
Prima ho parlato delle battaglie intraprese per avere la riforma...oggi noi non sottovalutiamo l'importanza di come realizziamo la riforma, fare oggi in tempi rapidi e con consenso una giusta delimitazione degli ambiti territoriali delle Unità Sanitarie Locali è importante tanto quanto ieri è stato, per fare un solo esempio, vincere la battaglia sulla prevenzione. Non leggo un aspetto della relazione introduttiva fatta al Senato che rileva che nell'applicazione di questa legge ci voleva un salto di qualità dell'iniziativa regionale e locale e che occorreva adeguare i mezzi e il dibattito affinché a questo appuntamento si arrivasse in modo preciso e puntuale, e penso che i mezzi riguardano, direi principalmente, anche la qualità e la quantità delle forze che riusciamo a portare in questo impegno di fare la riforma. Da questo punto di vista, credo che noi dovremmo dare un giudizio negativo di come ci stiamo arrivando nella nostra Regione, non conosco certo tutte le situazioni che conoscerà meglio di me l'Assessore, però la mia sensazione è che in molte realtà il rischio è di trovarci poi, se al compito di fare la riforma noi non dedichiamo molte forze, di fronte a serie sorprese...già prima il compagno Mafrica ricordava il rischio di avere su questo aspetto una non unità e uno scarso impegno delle forze politiche.
Credo che nessuna legge possa, solo perché è scritta, produrre da sola delle cose buone; sono la volontà e la lotta degli uomini, in tutte le realtà, a dare corpo sul territorio alla riforma, e ritengo che questo sia un obiettivo anche di carattere politico che l'Assessore alla Sanità non può, diciamo così, sottovalutare se effettivamente vuole che questa riforma poggi su delle basi solide nell'interesse dei singoli cittadini e della società. Come fare la riforma se non coinvolgendo appunto le popolazioni interessate, se non ricercando delle forme adeguate di partecipazione e di massima democraticità e una solidarietà - e mi ripeto, perché questo è un punto fondamentale - per allargare lo schieramento unitario che può dar corpo alla riforma? Crediamo che questi aspetti siano importanti. È stato invece un atteggiamento, dell'Assessore e della Giunta, che definirei più settario che di chiusura...certo, noi non pretendiamo - l'ha spiegato anche il Consigliere Mafrica - di governare dall'opposizione dettando i contenuti delle leggi; noi svolgiamo il nostro ruolo di opposizione facendo delle battaglie, anche dure, come queste, là dove c'è un'opposizione tanto chiusa, ma ci sembra elementare, sul piano politico, che su temi di così grossa portata si ricerchi il massimo del consenso.
Il Consigliere Péaquin diceva che credevamo di trovare maggiore disponibilità nell'Assessore, credevamo di essere più uniti su questo tema. Io non credo che sia ingenuità quella del Consigliere Péaquin, c'è in realtà lo scontro nei confronti di chi ha una volontà pervicace nel non confrontarsi. Consiglierei all'Assessore Rollandin - non l'ho con me - di leggere un opuscolo che era stato fatto nel periodo della Giunta...che si intitola ''Ostruzionismo di maggioranza": chi ha vissuto questo periodo, io lo leggo solo sui libri, per cui non posso evidentemente essere completamente al corrente, sa che allora l'Union e il Partito Comunista dall'opposizione denunciavano proprio questo metodo dell'ostruzionismo della maggioranza, che era quello di portare le cose fatte, di non accettare nessun confronto e di dire ''queste sono le cose che debbono passare''. Credo che non faccia male rivedere in questi momenti questa legge, che è un esempio di tale metodo, che è stata fatta nel chiuso dell'Assessorato...altro che confronto e partecipazione ai vari livelli e quella parvenza di confronto che c'è stata! Credo che sia esemplare la vicenda della Commissione che ha incontrato le forze sindacali. L'Assessore li ha sentiti, ha registrato che i Sindacati non erano d'accordo sui meccanismi, badate bene, di partecipazione dei Sindacati e non sul resto. Sul resto avevano evidentemente ragione di esprimere tutte le riserve che hanno sulle due Unità Sanitarie Locali, e via dicendo, ma soprattutto hanno detto ''no, il meccanismo della partecipazione non ci va bene'' e l'Assessore ha risposto ''va bene, adesso vi abbiamo sentiti, noi continuiamo a pensarla come vogliamo noi e arrivederci, grazie della partecipazione, noi restiamo sulle nostre posizioni''!
Credo obiettivamente di dover dire che noi non siamo assolutamente d'accordo se questo è il confronto, quello del confronto non è un dovere che si deve fare perché è una formalità, si può dire che lo stesso metodo è stato già usato nei confronti dei Comuni ''ma se volevano partecipavano, 20 giorni, 10 giorni potevano dire sì o no'', questo è un metodo che assolutamente noi non vogliamo, che non accettiamo e che riteniamo profondamente sbagliato! Che cosa fare di fronte a un atteggiamento di questo tipo? Non ci resta - e l'abbiamo già fatto - che ribadire la nostra impostazione, nel modo più chiaro e più esemplificato possibile, riprendere i nostri temi e fare una battaglia in quest'aula. Credo che da questo punto di vista l'intervento del Consigliere Mafrica sia stato di una chiarezza esemplare, rispondiamo su questi contenuti, una battaglia perciò molto argomentata che abbiamo già incominciato fuori su alcuni elementi di pericolosità sul piano del principio e sul piano istituzionale.
Abbiamo dimostrato anche la buona volontà, prima nella Conferenza dei Capi Gruppo e poi dichiarandoci disponibili anche a rinunciare alla presentazione di quella parte dei nostri emendamenti che si rifanno all'impostazione politica più generale, per trovare un accordo accettabile sui meccanismi che questa legge prevede nella gestione concreta della sanità. Ribadiamo alcune nostre impostazioni di fondo perché i fatti, anche questi ultimi, riportano con evidenza quanto siano state giuste alcune impostazioni che abbiamo avuto nel passato: abbiamo sempre proposto due Associazioni dei Comuni per fare due Unità Sanitarie Locali, in quanto si tratta di credere che i Comuni ai vari livelli riescono a gestire la sanità, di credere in una divisione della nostra Regione in cui ci sia veramente la possibilità di autogoverno delle nostre popolazioni e di credere che queste situazioni possono muoversi anche senza la supervisione ogni volta del livello regionale. Vorrei che l'Assessore riprendesse questo tema; non hanno oggettivamente validità alcune operazioni che hanno fatto, anche in sede di apertura di questo dibattito...si sa che il problema della gestione dell'Ospedale è risolvibile.
Noi abbiamo preparato un emendamento, il n. 23bis, che ricalca atteggiamenti già tenuti da altri Regioni, è completamente possibile, a livello di...anche gestire questi organismi, i problemi delle spese più elevate della mobilità del personale sono stranamente risolvibili. Stamattina dicevamo che è una velleità pensare che gli organismi funzionino meglio quando c'è una gestione centralistica, può anche costare di più inizialmente in termini di personale, ma poi l'efficienza di questi organismi crea sicuramente delle economie. Dunque riproponiamo questa impostazione nei nostri emendamenti, facciamo questo richiamo alla necessità di due Unità Sanitarie Locali così come facciamo, con i nostri emendamenti, delle proposte concrete per togliere una confusione, presente in questo disegno di legge, tra l'Associazione dei Comuni e l'Unità Sanitaria Locale, nel senso che il fatto di prevedere questa Associazione dei Comuni soltanto per la gestione della sanità è una confusione che va chiarita e che, a nostro avviso, ha anche poche affinità con il contenuto della riforma.
L'articolo 10 della riforma sanitaria (legge 833/1978) dice che: ''Alla gestione unitaria della tutela della salute si provvede in modo uniforme sull'intero territorio nazionale mediante una rete completa di Unità Sanitarie Locali. L'Unità Sanitaria Locale è il complesso dei presidi, degli uffici e dei servizi dei Comuni, singoli o associati, e delle Comunità Montane i quali in un ambito territoriale determinato assolvono ai compiti del Servizio Sanitario Nazionale di cui alla presente legge. Sulla base dei criteri stabiliti con legge regionale i Comuni, singoli o associati, o le Comunità Montane articolano le Unità Sanitarie Locali in Distretti sanitari di base, quali strutture tecnico-funzionali per l'erogazione dei servizi di primo livello e di pronto intervento.''. L'articolo 15, alla lettera b), in riferimento all'Assemblea generale, ricorda che l'Assemblea generale è costituita: "...dall'Assemblea generale dell'Associazione dei Comuni, costituita ai sensi dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 27 luglio 1977, n. 616, se l'ambito territoriale dell'Unità Sanitaria Locale corrisponde a quello complessivo dei Comuni associati''...
A nostro avviso, è chiaro che l'Associazione dei Comuni è un fatto di suddivisione territoriale istituzionale; non siamo favorevoli che in questo momento, con questa legge, venga utilizzata per la gestione della sanità attraverso l'Unità Sanitaria Locale. L'Associazione dei Comuni rimane sempre valida e rappresenta un livello che potrà essere in seguito funzionale all'applicazione nella nostra Regione di altre riforme, perciò noi siamo affinché questa confusione non sia fatta.
Noi volevamo le due Unità Sanitarie Locali anche perché a questo punto il discorso aveva coerenza e chiarezza, in quanto avevamo due ambiti territoriali della nostra Regione che hanno una validità e che potevano poi essere usufruiti come Associazione dei Comuni anche per la gestione di altri interventi come la raccolta di rifiuti, il problema dei trasporti, l'istruzione pubblica.
Noi vogliamo eliminare questa confusione e il contenuto di alcuni emendamenti - indico adesso alcuni aspetti generali dei nostri emendamenti, che evidentemente non illustro adesso - si richiama a questa linea: noi abbiamo presentato un emendamento all'articolo 19, che ha una sua importanza, proprio perché siamo convinti che il ruolo del Comune nella gestione della sanità, che già da altri è stato individuato come centrale, sia in quell'articolo sottovalutato; in particolare, il ruolo del Sindaco viene mescolato insieme ad altre funzioni, mentre ci sembra che debba essere messo in estrema evidenza che il Sindaco ha un ruolo importantissimo nella gestione della riforma, com'è previsto nell'articolo 13 della legge 833/1978 che recita che: ''Sono attribuite ai Comuni tutte le funzioni amministrative in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera che non siano espressamente riservate allo Stato ed alle Regioni. I Comuni esercitano le funzioni di cui alla presente legge in forma singola o associata mediante le Unità Sanitarie Locali, ferme restando le attribuzioni di ciascun Sindaco quale autorità sanitaria locale''...il Sindaco è la massima autorità sanitaria del Comune ed è giusto, come abbiamo proposto all'articolo 19, che sia evidenziato questo suo ruolo e, senza scendere nelle discussioni dell'emendamento, noi proponiamo che sia ben articolato nel disegno di legge.
Faccio soltanto alcuni esempi: per le funzioni e i compiti dell'Assemblea dell'Unità Sanitaria Locale, proprio perché teniamo a questa divisione fra il momento dell'Assemblea dei Comuni e il momento in cui quest'Assemblea svolge i compiti di Unità Sanitaria Locale, nel complesso degli emendamenti che abbiamo presentato ci sarà sempre questa distinzione molto chiara. Altri due esempi che ci sembrano significativi per capire la validità delle due Unità Sanitarie Locali sono - già prima lo ricordavo - l'articolo che affronta il problema di un Comitato di coordinamento dei presidi che abbiano la caratteristica di essere multizonali e di interessare più zone e, al fine di assicurare un collegamento funzionale dei presidi e dei servizi multizonali gestiti dall'Unità Sanitaria Locale territorialmente competente con quelli dell'Unità Sanitaria Locale interessata, è istituito un apposito Comitato di coordinamento composto dai Presidenti dei Comitati di gestione o dai loro delegati e da un eletto di ciascun Comitato di gestione delle stesse Unità Sanitarie Locali. Gli organi delle Unità Sanitarie Locali che gestiscono servizi multizonali devono sentire il parere del Comitato di coordinamento, che possono chiedere, ogni qualvolta lo ritengono opportuno, per tutti i problemi riguardanti l'accesso ai servizi, e il Comitato di coordinamento elegge il Presidente nel proprio seno, a maggioranza assoluta dei propri membri. Ci sembra un'indicazione molto semplice e, tutto sommato, molto chiara di come sia possibile una gestione di queste strutture multizonali anche con due Unità Sanitarie Locali. Sono di un certo rilievo, anche da un punto di vista della nostra impostazione, le correzioni che proponiamo all'articolo 26 del provvedimento in discussione, nel senso che ribadisce che è l'Assemblea dei Comuni che, su proposta dei singoli Consigli comunali, provvede a suddividere il territorio dell'Unità Sanitaria Locale in Distretti di base, in modo che essi di norma comprendano gruppi di popolazione da tremila a diecimila abitanti. In seguito si danno altre indicazioni, che non sto a leggere, sui criteri che debbono guidare l'individualizzazione e l'articolazione di questi Distretti (già è stato ricordato, ed è scritto nella legge di riforma nazionale che sono i Comuni a decidere la dimensione e la formazione di questi Distretti). L'ultimo comma dell'articolo 10 della legge 833/1978 dice chiaramente che: "Sulla base dei criteri stabiliti con legge regionale i Comuni, singoli o associati, o le Comunità Montane articolano le Unità Sanitarie Locali in Distretti sanitari di base, quali strutture tecnico-funzionali per l'erogazione dei servizi di primo livello e di pronto intervento"; questo è un aspetto, credo anche, di giusta modifica della legge che abbiamo proposto.
L'ultima questione - poi ho concluso questa illustrazione di carattere generale - riguarda i problemi della partecipazione. Con la nostra proposta creiamo due momenti di partecipazione: ad un livello, i Comitati partecipativi di Distretto e, ad un altro livello, la partecipazione delle forze sociali alla programmazione sanitaria. I Comitati partecipativi di Distretto, secondo la nostra opinione, sono formati dai Distretti sanitari; l'articolato prevede che nei Distretti sanitari di base si realizza la partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali presenti sul territorio alla gestione sociale dei servizi e, per consentire il controllo della funzionalità e dell'efficienza degli stessi, l'Assemblea generale dell'Unità Sanitaria Locale istituisce i Comitati di partecipazione - questo è poco rilevante - che operano in collegamento con le altre forme organizzate di partecipazione presenti a livello territoriale.
Abbiamo poi previsto che invece la partecipazione delle forze sociali alla programmazione sanitaria sia regolata dalla convenzione prevista all'articolo 3bis del nostro caso tra...e la convenzione che deve individuare le forme e le modalità per realizzare la partecipazione degli Enti locali, delle organizzazioni maggiormente rappresentative delle forze sociali e degli operatori della sanità alla programmazione sanitaria nell'ambito dei piani di sviluppo economico. Ci sembra che queste sintetiche illustrazioni di alcuni dei nostri emendamenti diano il taglio che noi vogliamo dare, se lo vogliamo chiamare così, al confronto.
Noi siamo estremamente convinti che, al di là delle osservazioni estremamente pertinenti del collega Mafrica in merito a meccanismi che non sono solo profondamente ingiusti, ma che sono al limite della correttezza, ci sia anche la necessità di correggere, nel disegno di legge che ci viene riproposto, questa impostazione di fondo relativa alla partecipazione democratica non soltanto dei Comuni, ma della gente, degli utenti, così com'è previsto nello spirito della riforma. Concludo questa prima riflessione sui contenuti della legge sottolineando proprio questo aspetto che cercheremo di riproporre e di specificare - meglio di come ho fatto adesso - nel momento in cui discuteremo delle nostre proposte.
Si dà atto che dalle ore 20 riassume la Presidenza il Presidente Giulio Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Alla Presidenza non risulta nessun altro collega che abbia chiesto di intervenire in sede di discussione generale. Non ci sono più iscritti a parlare in sede di discussione generale. Se nessuno chiede la parola per intervenire in sede di discussione generale, a norma di Regolamento, io suggerirei al Consiglio di considerare chiusa la discussione generale. La parola al Consigliere Mafrica, per il secondo intervento.
Mafrica (P.C.I.) - Ci sembra che la Giunta e la maggioranza stiano tentando di applicare la tecnica dello sfogatoio, di dire ''Va beh, l'opposizione è costituita da tanti Consiglieri, potranno parlare per i tempi prestabiliti, prima o poi finiranno e potremo andare avanti'', questo è il ragionamento tanto è vero che se contassimo i presenti credo che siano più numerosi i Consiglieri dell'opposizione che non quelli della maggioranza...o no? È entrato adesso un altro Democristiano, sennò prima mi sembrava che fossero in aula soltanto due, adesso sono diventati tre. Noi non crediamo che sia serio procedere in questo modo, crediamo che addirittura sia deleterio dare un'immagine del Consiglio regionale di questo tipo, per cui c'è una persona della maggioranza, l'Assessore che illustra anche brevemente gli argomenti in discussione, poi alcuni Consiglieri dell'opposizione esprimono le loro idee nel silenzio più assoluto delle altre forze di maggioranza e di alcune forze che ancora non si sa bene in quali posizioni si collochino...in aspettativa no? Allora la gente si convince che quando si parla di temi seri come la riforma sanitaria, che non riguardano le questioni di maggioranza, di Assessorati e di posti, sia legittimo non occuparsene, far finta di niente per lasciare il tempo...io mi chiedo e ribadisco...è tornato in aula il Consigliere Capo Gruppo della Democrazia Cristiana, cosa ci fa la Democrazia Cristina in questo Consiglio se non apre bocca su un problema come questo della sanità?...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...lo ripetiamo, e rispondeteci perché...prendi la parola poi dopo, e ci spieghi cosa fate nella maggioranza...
(nuova interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...certo, bravo, e grazie di questo augurio!
Io credo che l'Union Valdôtaine stia molto abilmente applicando la tecnica dell'anestesia, in questo caso con bocconi più o meno avvelenati o contenenti soporiferi, con cui riesce ad addormentare le forze all'interno della maggioranza e quelle in lista di attesa! Che cosa giustifica mai quest'acquiescenza, questo silenzio e questa subalternità più completa rispetto a un ruolo che risulta più centrale di questa forza che è l'Union Valdôtaine? Credo che, alla base di quest'acquiescenza e di questo silenzio che oggi deprechiamo, ci sia un ragionamento che è sbagliato e che si dimostrerà sbagliato. La logica che sta alla base è che si conta soltanto se si sta su quei banchi ed invece stare sui banchi dell'opposizione e dire cose giuste non serve; io credo che sia questa la logica e, a mio avviso, quando si accetta questa logica, si rischia già come forza politica di subire un colpo, di avere un ruolo meno definito, di perdere il caratteristico...
A mio giudizio non si può essere una forza che conta se in Consiglio regionale, su problemi come quello della sanità, non si hanno opinioni da esprimere, se non si è avvertiti dalla gente come forza che conta, che riesce a dire la sua, che riesce a pesare quanto ha pesato la Democrazia Cristiana su questo problema della riforma sanitaria quando è venuta a chiedere al nostro Partito di sostenere una battaglia comune per modificare i meccanismi...poi, invece, ha subito l'imposizione, il diktat interno di una forza. Credo che il fatto che agli occhi della popolazione appaia l'esistenza di un'unica forza centrale, una specie di sole intorno a cui ruotano i diversi pianeti, in realtà non vada a vantaggio delle forze che comunque oggi, intorno a questa forza centrale, cercano di avere un ruolo!
Mi rivolgo nuovamente ai Democratici Popolari, perché la Democrazia Cristiana sta zitta; oramai sta diventando un'abitudine e, molto spesso, quando i suoi Assessori parlano dicono delle cose che possono anche essere definite delle stupidaggini. Ma comunque, al di là di questo, chiediamo ai Democratici Popolari, che con una certa serietà sulla sanità negli anni passati hanno fatto delle battaglie che hanno fatto tremare le pareti di questo Consiglio, hanno parlato per ore e ore citando articoli, commi, sotto commi e emendamenti, riferimenti e...oggi non hanno niente da dire? È per passare l'esame che vi state comportando in questo modo? Avete paura di essere bocciati all'esame? Pensate di superare l'esame continuando a stare zitti? Pensate domani - se state zitti oggi su problemi come la Comunità Montana, il ruolo dei Comuni, la democrazia all'interno degli organismi di base e il collegamento con le forze sociali - di poter avere un ruolo all'interno della maggioranza? Non lo credo possibile... Siete convinti che dare l'idea che nel Consiglio regionale si facciano soltanto delle vuote chiacchiere e che quello che conta è che cosa sia vero in un Assessorato sia la soluzione migliore per dare poi spazio, ruolo e forza al proprio movimento? Non lo credo, se pensiamo che, per esempio, su questo problema della sanità si è riusciti, sotto la spinta di forze politiche, a raccogliere ben 10.000 firme per il problema dell'Ospedale Beauregard, se pensiamo che senza...partiti si stanno raccogliendo migliaia di firme in questi giorni per affrontare il problema degli handicappati, dobbiamo dedurre che il problema della sanità è un problema sentito dalla gente...la salute, il lavoro, la casa, problemi determinanti, problemi che alla gente interessano realmente!
Noi comunque cerchiamo di stimolare un dibattito, non abbiamo la preoccupazione di apparire di più di quello che siamo. Ci spiace, anche in prospettiva di un discorso politico più generale, che questa contrapposizione, che poi risulta essere di fatto tra l'Union Valdôtaine e il nostro Partito, lasciando da parte il ruolo che gioca il Consigliere Riccarand, porti ad una contrapposizione che può anche diventare forzata tra la nostra forza e i movimenti regionali, ma non abbiamo certamente paura, perché riteniamo di essere in questo Consiglio non soltanto per esprimere la nostra politica, ma anche per influire e per dare battaglia sulle questioni che riteniamo di una certa importanza. Termino, quindi, questo appello che ho fatto alle diverse forze con un ulteriore appello all'Assessore: noi, su questa legge, intendiamo dare battaglia, discuteremo gli emendamenti uno per uno, comma per comma, ma...è possibile sfuggire a questa impostazione di testa contro testa e accettare un confronto reale sui meccanismi che possano migliorare la democrazia di questa struttura? È possibile sospendere questa discussione, andare a un confronto anche rapido ed accogliere un contributo che non è di parte, come diceva prima il Consigliere Clusaz che si batte perché il Comune di Arvier abbia sicuramente la rappresentanza nell'Assembla generale? Se non è possibile, sappiate di non dover poi parlare di ostruzionismo, di tempo perduto da parte della minoranza; sappiate che c'è, a nostro giudizio e riconfermo quello che veniva prima riferito, un ostruzionismo reale da parte della maggioranza!
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, qualcuno chiede la parola in sede di discussione generale? Non c'è più nessuno che chiede la parola? Allora, a termine di Regolamento, dichiaro chiusa la discussione generale e, in chiusura della discussione generale, ha la parola l'Assessore alla sanità, Rollandin.
Rollandin (U.V.) - In relazione alle osservazioni mosse sul progetto di legge, indipendentemente dalla volontà di cambiare determinati meccanismi di elezione - che sembra essere l'aspetto che preoccupa di più il Partito Comunista, celando questo dietro la volontà di dare un'applicazione corretta alla legge, e dimenticando che l'Unità Sanitaria Locale è uno strumento di gestione e non uno strumento di programmazione -, si continua a fare una confusione voluta, visto che si è in campagna elettorale per le prossime amministrative e si vuole aleggiare presso i Comuni lo spauracchio di essere dimenticati, di non avere la rappresentatività sufficiente, e quindi di dare la dimostrazione che l'attuale maggioranza voglia dare un taglio netto alla possibilità di rappresentatività e di partecipazione dei Comuni che noi non solo sosteniamo, ma abbiamo dimostrato di voler accentuare, dando un'applicazione la più corretta possibile alle leggi e al dettame di questa riforma che, nel momento in cui si legge la discussione alla Camera, porta lontano.
Ripeto che le discussioni riguardano le possibilità d'intervento a livello programmatorio e di partecipazione. Si commette un primo errore di valutazione nel momento in cui si vuole definire l'Associazione dei Comuni un ente, perché uno dei punti di discussione è stato quello di evitare di creare un nuovo ente intermedio, cosa che invece è sostenuta da parte di chi mi ha preceduto nell'illustrazione. È stato detto chiaramente che i Distretti sono strutture tecnico-funzionali, e tali devono rimanere, e sono delle aggregazioni, delle Associazioni dei Comuni; ho già detto sulla prassi seguita per arrivare a questo, visto che i meccanismi previsti erano già chiari prima, quindi non è stata fatta nessuna violenza, perché è stato previsto, come ho sentito dire da alcuni su come dovevano essere le impostazioni, di dare 30 giorni di tempo ai Comuni per rispondere e su queste osservazioni è avvenuto il dibattito in Consiglio, perché in Consiglio doveva avvenire!
Tengo a precisare che la formulazione dei Distretti era legata a un altro discorso - che non è stato citato - relativo all'applicazione di una convenzione medica dove la partecipazione diretta, l'uso diretto di questo strumento dei cittadini che, se fosse avvenuto...l'indirizzo dei medici e la collocazione dei medici non potevano avvenire...nessuno sottolinea questo aspetto, però nella convocazione dei Distretti la Regione si trovava già in ritardo perché, già prima di avere l'U.S.L., era necessario avere i Distretti sanitari, in quanto era un'indicazione della convenzione, altrimenti non sapevo a che punto collocare l'assistenza che doveva essere nel rapporto medico-assistito legata a una determinata regolamentazione del territorio legata ai Distretti. Essendo già stato fatto questo lavoro prioritario non ci sembrava logico, se c'è una logicità nelle cose, riprendere il discorso da capo e reimpostarlo su una gestione sociale che già a quel momento era stata fatta. Quindi, ripeto, non è stata fatta nessuna violenza ai Comuni, che partecipano, perché il punto di partecipazione con le forze sociali è a livello di Distretto di base; che poi si voglia dire che il Distretto di base è formulato in un determinato modo o in un altro è un discorso che è già stato affrontato, con i Comuni sono state valutate delle osservazioni e si è arrivati a determinate deduzioni, e quindi voglio dire che sui meccanismi di elezione - che tanto preoccupano le forze qui rappresentate - non c'è nessuna macchinazione, nessun machiavellismo che qui si vuole ultimamente... E questa impostazione, che poi è stata seguita da altre Regioni tipo l'Umbria, che riprende tale impostazione con una percentuale che è rappresentata da noi, nei Distretti, e che quindi prevede la rappresentatività...quindi ricordo che tutte le forze e tutti i Comuni sono rappresentati nell'ambito del Distretto, è in quell'ambito che si discute come deve essere affrontato e nel quale partecipano tutte le forze sociali tra le quali i cittadini, come previsto nell'articolo 13 della legge 833/1978.
Quindi la preoccupazione di tagliar fuori i Comuni è meramente strumentale, perché a quel momento, quando arrivo a questa aggregazione e stabilisco determinate linee e determinati punti che, lo ripeto, non sono sganciati da tutto il resto perché non può essere così, in quanto la programmazione è la strutturazione definitiva di un programma sanitario...nemmeno quello della Regione è sganciato da uno schema formato da quello che è stato approvato prima dal Consiglio sanitario e poi dal Parlamento.
Quindi su queste linee è giusta la partecipazione, è giusto l'intervento, ma teniamo conto che tutto il discorso che si fa adesso, e che sembra prioritario in quanto sembra tagliare tutti gli altri discorsi a livello di partecipazione di gestione, non è sganciato dall'altro discorso di programmazione che invece ha preso...tutte le forze sociali, dev'esserci la partecipazione, dev'essere sentito sul...cosa che si farà, è lì che vengono definite le linee di programmazione. Il resto è esecutivo, tramite la gestione che il Comune fa attraverso l'Unità Sanitaria Locale, quindi il fatto che il Comune si è aggregato è una scelta; se si sceglievano le Comunità Montane...a parte il voler a tutti i costi da parte del Partito Comunista far la coscienza e risvegliare quelli che sono...È un discorso che si può fare se è in pre-campagna elettorale per le elezioni amministrative, si può fare tranquillamente questo gioco sbandierando determinati concetti, perché poi questa coscienza rimane, penso, chiusa a livello regionale, perché se si va al di fuori il discorso diventa pericoloso, ma è un discorso che non mi interessa in questo momento.
A noi interessa il discorso delle Comunità Montane; è vero che non si fa riferimento, però teniamo conto che non far riferimento non vuol dire disconoscere, non si tocca l'organizzazione del...legata ai compiti delle Comunità Montane e vorrei per l'ennesima volta ribadire che, se esaminiamo la legge 1102/1971 con tutti i compiti in capo alle Comunità Montane, io sfido a trovare dei punti che siano solo di gestione, mentre il discorso in questo momento è di gestione, è lì che si vuole tirare in ballo la dimenticanza delle Comunità Montane. Il discorso delle Comunità Montane ha una sua realtà e una sua logicità, è poi discutibile che siano strutturate in un modo o in un altro, è stato fatto con legge e quindi è una scelta; nel momento in cui però accetto la posizione di aggregazione di Comunità Montane io accetto una configurazione prefatta! È vero che la legge predispone questo meccanismo, però nell'ambito dell'Unità Sanitaria Locale e non dei Distretti come si vorrebbe fare; l'aggregazione di una frazione da noi non si pone, quindi non viene esaminata, non si vuole far nessun appunto alle Comunità Montane... Non è il caso di dilungarsi su questo, non è con questo che voglio evitare il confronto, perché non mi interessa assolutamente nei termini in cui sono esposti.
Riprendendo la critica fondamentale che riguarda la mancata partecipazione, ricordo un altro dato fondamentale: è stato detto, riprendendo il dibattito alla Camera, che non si permette la partecipazione a livello delle Organizzazioni Sindacali e che c'era l'intenzione di presentare degli emendamenti al fine che tutte le forze sociali fossero comunque rappresentate. Abbiamo precisato che si deve trattare di forze sociali ''istituzionalmente rappresentative'' perché chiaramente devono avere una certa logicità e una certa rappresentanza, e questo fatto viene a concordare con l'impostazione e l'impugnativa al TAR di una convenzione solo perché una determinata di queste forze sociali non è stata rappresentata! Quindi se noi, a priori, escludevamo determinate forze sociali facevamo violenza ai Comuni perché, nel momento in cui garantiamo una percentuale di rappresentazione alle forze sociali maggiormente rappresentative...il numero è di 78 su 220, quindi è elevatissimo, noi diamo la possibilità a queste forze sociali di essere rappresentate, la scelta è a livello di Comuni, perché sarà il Comune che valuta se sia meglio che vada a rappresentare il tutto, l'organizzazione dell'opera pia o l'organizzazione di una determinata forza sociale, questa è una scelta discutibile, ma una scelta che avverrà al livello dei singoli Consigli. Quindi, lo ripeto, non c'è nessuna macchinazione a monte, è un sistema molto semplice di rappresentatività in cui in una prima aggregazione, per gestione e partecipazione, tutti i Comuni sono rappresentati; nell'ambito di questo i Comuni eleggono un determinato numero, si parla di sbarramento a un certo livello, ma lo sbarramento è solo per evitare che una forza che ha una determinata maggioranza, ma non maggioranza come numero...non mi interessa il colore, perché non si guarda la realtà indipendentemente dalla disamina che comporta numerosi Comuni, non come è stato detto solo i più grossi, è chiaro che non deve penalizzare gli altri Comuni perché è forza partecipativa!
A livello di Comitato di gestione noi diciamo solo quindici rappresentanti, il Comitato di gestione di altre Unità Sanitarie Locali, per esempio una della Regione Veneto, ne prevede nove, quindi voglio vedere come si concorda questo con quello spirito antidemocratico - che si attribuisce all'Union e alle forze della maggioranza - di dire che non tutti i Comuni sono rappresentati nel Comitato di gestione...sono nove rappresentanti per 150 mila abitanti, quindi è un palese esempio di come il numero venga ridotto e non aumentato, e non secondo i criteri che si vogliono portare a esempio per questa formulazione. Noi ne portiamo quindici, garantendo per ogni Distretto che ce ne sia almeno uno, quindi è a quel livello che tutti devono partecipare a questa gestione, e due o tre rappresentanti per la città di Aosta, lascia il tempo che trova il discorso di numeri...
Lo sbarramento di cui parlavo prima è invece volto a non mortificare gli altri Comuni, perché nell'ambito della gestione - come nella Comunità Montana, in cui indipendentemente dal numero c'erano tre rappresentanti, ossia il Sindaco e due rappresentanti - è legato a un determinato numero che, a livello di amministrazione, è legato alle singole unità; tutti devono essere rappresentati, tutti i Comuni si sentono espressi da questo che, ripeto, è a livello di gestione e non di programmazione, e quindi non si confondano tutti gli altri aspetti della problematica, come trasporti o scuola, con questo tipo di Associazione che è un'Associazione tipicamente e meramente gestionale. È uno strumento dei Comuni - che hanno anche altri strumenti - e quindi non ci può essere una confusione con l'ente intermedio, su questo punto è avvenuta una grossa battaglia, ma questa Associazione non dev'essere intesa come ente, perché non è un ente, la figura dell'ente non esiste!
Non esamino adesso le altre questioni perché saranno eventualmente riproposte negli emendamenti, per cui ci sarà tempo di riprenderle una per una, e quindi non credo che sia il caso di entrare nel merito di questi aspetti, ma vorrei solo brevemente ricordarle: ritengo che il suggerimento di aumentare il numero dei rappresentanti dei Comuni da novantasei a cento sia, anche questo, un modo altrettanto criticabile; sulla questione dei piani e sull'attuazione delle leggi, quando si parla di partecipazione, di Comitato di 10.000 firme e di Comitato di handicappati, vorrei ricordare la coerenza che porterebbe su questi problemi ad avere sempre la stessa visuale e non ad avere dei punti che, a secondo dei momenti particolari, entrano in contrasto con questa linea generale. Non voglio adesso scendere nei particolari e in polemiche personali, però è chiaro che, nella disamina di tutto quello che si richiamava nel commento del Consigliere Péaquin a proposito dell'applicazione delle singole leggi, ci sono dei ritardi, come altrettanto è vero che ci sono dei ritardi di applicazione legati alle strutture portanti, perché non si risolvono i problemi di una struttura mandando una lettera o facendo una petizione, si risolvono studiando il problema ed arrivando a una soluzione, che è quello che noi stiamo facendo, con il coinvolgimento di tutte le forze che operano nel settore e, nel momento in cui studiamo queste progettazioni, c'è la partecipazione di tutte le forze interessate al problema su una linea che è stata discussa.
Con questo ribadisco che sono messi ad arte gli spauracchi che volutamente si mettono in giro riguardo alla limitazione delle possibilità partecipative dei Comuni per cercare di portare il discorso sul provvedimento dei Comuni, mentre - lo ripeto - è chiaro e preciso che il momento della partecipazione dei Distretti è un momento di gestione sanitaria e sociale, quindi il momento integrativo da noi è corrisposto e garantito! È inoltre importantissimo passare all'altro provvedimento che legherà il momento di articolazione di questa parte di gestione con le strutture e i servizi, e quindi l'articolazione a livello di coordinamento piramidale della gestione dell'Unità Sanitaria Locale; su questo si vuole spostare il discorso fondamentale di applicazione della legge, quindi non a livello di gestione, ma a livello di possibilità di utilizzo del sistema. È quello che si dà all'utente, che viene cambiato e che si cambierà nel momento in cui ci sarà l'integrazione dei sistemi mutualistici e l'applicazione della ''349'', in quel momento facciamo il servizio a favore dell'utente, e non con questi calcoli che vengono indicati come il massimo della sfacciataggine! E il provvedimento descritto come una legge-truffa...si truffa nel momento in cui non si vuole applicare e in cui si cerca di confondere il discorso della partecipazione con la programmazione!
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, nel corso della discussione generale l'Assessore ha fatto pervenire alla Presidenza un testo concernente l'articolato diviso in due parti, cioè il testo originale e le variazioni proposte, che viene distribuito e che può facilitare la discussione, articolo per articolo, e la discussione degli emendamenti che sono stati presentati, e che sono già anche stati distribuiti dal Gruppo Comunista e dai Consiglieri Riccarand e Nebbia. Per regolarità, tenuto conto che il documento distribuito adesso non è il documento ufficiale su cui il Consiglio è stato chiamato a deliberare in base all'ordine del giorno, la parte destra del documento che vi viene distribuito riguarda le note e gli emendamenti; la parte...diciamo così, modificativa, che è proposta dall'Assessore e che sarà messa in approvazione, mentre non sarà messa in approvazione la parte sinistra del documento. In approvazione sarà poi messo il testo allegato all'ordine del giorno, e cioè il documento fondamentale; questo per evitare eventuali errori di copiatura nel corso della stesura definitiva del provvedimento. Dopo questo chiarimento, penso di interpretare il pensiero del Consiglio sospendendo il dibattito su questo provvedimento per riprenderlo domani mattina, alle ore 9,30 precise, con l'esame, articolo per articolo, del provvedimento.
Ricordo che, per memoria e anche per sollecitazione del Presidente della Commissione Affari Generali, Finanze, Programmazione ed Urbanistica, essendo programmata la sospensione dei lavori alle ore 11,30, la suddetta Commissione è convocata per le ore 11,30, e che per la stessa ora è anche convocato l'Ufficio di Presidenza. La seduta è sospesa e riprende domani mattina alle ore 9,30 precise.
La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 20,54.
