Oggetto del Consiglio n. 580 del 5 dicembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 580/79 - Esame della proposta di Decreto del Presidente della Repubblica per l'estensione alla Regione Valle d'Aosta delle disposizioni del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Vice Presidente Faval.
Faval (U.V.) - La legge 16 maggio 1978, n. 196, oltre ad avere provveduto al trasferimento o alla delega di funzioni amministrative alla Regione Valle d'Aosta e all'attribuzione ai Comuni e alle Comunità Montane della Valle di tutte le funzioni amministrative che il D.P.R. n. 616 attribuisce a detti Enti e ad aver dettato altre norme di attuazione dello Statuto speciale, delegò, all'articolo 72, il Governo ad emanare decreti aventi forza di leggi ordinarie per estendere alla Regione Valle d'Aosta le disposizioni del decreto legislativo 24 luglio 1977, n. 616. La delega non consentiva di derogare agli spazi delimitati dal decreto n. 616, se non attraverso i necessari aggiustamenti derivanti dalla specialità dell'Autonomia regionale della Valle d'Aosta; infatti, nel dettare principi e criteri direttivi di delega, la legge imponeva che i nuovi trasferimenti e deleghe alla Regione Valle d'Aosta fossero identici a quelli previsti per le Regioni a Statuto ordinario e la formula legislativa ha quindi reso particolarmente difficoltosa l'opera della componente regionale della Commissione paritetica istituita ai sensi del presente articolo di legge. La delega, scaduta una prima volta il 30 giugno 1978, è stata rinnovata, con legge 6 dicembre 1978, n. 827, sino al 12 luglio 1979, sebbene nel frattempo la Commissione avesse concluso i propri lavori. Gli ulteriori adempimenti (approvazione del Consiglio dei Ministri previa audizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali e successiva emanazione delle norme con decreto legislativo) hanno imposto un ulteriore rinnovo della delega e il relativo disegno di legge, che già è stato trasmesso a un ramo del Parlamento, prevede la proroga di 60 giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge.
La Commissione paritetica, composta da tre rappresentanti del Governo centrale, Consiglieri di Stato, e da tre rappresentanti della Regione Valle d'Aosta designati dal Consiglio regionale, il Dottor Barbagallo, il Dottor Moussanet e il Signor Pramotton, è stata presieduta dal Dottor Imperatrice per comune accordo di tutti i componenti della Commissione senza che ciò, come si dirà in seguito, abbia potuto influire sulla manifestazione di volontà dell'organo collegiale paritetico nei casi di contrasto fra le due rappresentanze. Essa ha svolto i suoi lavori con una serie di sedute che vanno dal 20 maggio 1978 al 3 maggio 1979; il testo è stato concordato fra le due componenti della Commissione, quella regionale e quella del Governo centrale, superando anche alcuni contrasti insorti in riferimento a singole parti dell'articolato.
Il primo problema che si è posto alla Commissione è stato di ordine procedurale, ossia si è dovuto prevedere il caso in cui le due componenti potessero assumere posizioni non conciliabili: i rappresentanti della Regione, fatta rilevare la composizione paritetica della Commissione, hanno fatto cadere una proposta volta a far prevalere, nel caso anzidetto, il voto del presidente appartenente, come già sopra evidenziato, alla componente governativa. La Commissione decise, pertanto, di dar luogo a testi paralleli in caso di divergenza, ma ciò, pur verificandosi talvolta, come è già stato detto, dei casi di divergenza nel corso dell'elaborazione dell'articolato, non ha lasciato traccia nel testo definitivo, essendosi in ogni caso raggiunta alla fine una soluzione soddisfacente per entrambe le parti.
Prima di passare ad un esame sintetico dell'articolato, va rilevato che i principali problemi di ordine generale affrontati dalla Commissione sono stati i seguenti.
Primo: la delega di cui all'articolo 72 della legge 196, se puntualmente considerata nell'ambito desumibile dall'accezione letterale della norma medesima che prevede che il trasferimento e la delega di funzioni alla Regione Valle d'Aosta devono essere identici a quelli previsti per le Regioni a Statuto ordinario, non dà spazio a deroghe.
Secondo: in connessione con la questione di cui al punto precedente, si è posto il problema se il trasferimento o la delega alla Regione Valle d'Aosta dovesse avvenire con riferimento alle singole materie indicate nel D.P.R. 616, come il testo normativo della delega lasciava presupporre, oppure avendo riguardo a settori organici di competenza, secondo lo spirito informatore del citato D.P.R. 616, soprattutto per rendere pienamente adattabile alla Regione Valle d'Aosta la normativa riferita alla Regione a Statuto ordinario.
Terzo: molto tempo è stato dedicato alla risoluzione del problema concernente il recepimento e l'attuazione delle direttive della C.E.E. nelle materie attribuite alla competenza legislativa, in particolare a quella esclusiva della Regione Valle d'Aosta. La tesi sostenuta dalla componente governativa è stata originariamente quella della necessaria ricezione con leggi dello Stato a cui si è contrapposta la tesi della componente regionale volta, quanto meno, a limitare l'opposta interpretazione alle materie di cui l'articolo 3 dello Statuto speciale, ferma restando comunque la successiva derogabilità delle norme statali da parte della Regione nelle materie di cui all'articolo 2 dello Statuto speciale, in linea quindi con quanto la legislazione dello Stato, in particolare quella concernente la quarta direttiva comunitaria in agricoltura, aveva già ammesso.
Quarto: altro problema che ha lungamente impegnato la Commissione è stato quello concernente la funzione di indirizzo e di coordinamento sull'attività amministrativa della Regione. Come noto la formula della delega, nella sua evidenziata accezione limitativa, sembrava imporre la detta funzione espressamente richiamata dal D.P.R. 616 anche nei confronti dell'attività amministrativa della Regione Valle d'Aosta nelle materie sulle quali quest'ultima ha competenza legislativa esclusiva.
Si può ritenere ampiamente soddisfacente per la Regione il risultato ottenuto in ordine ai quattro problemi sopraesposti: infatti, per quanto concerne l'adattamento della normativa del D.P.R. 616 alla Regione Valle d'Aosta e la conseguente questione concernente in concreto i trasferimenti e le deleghe, ha prevalso la tesi regionale basata sulla formulazione statutaria dei campi di competenza regionale e sulla conseguente considerazione che, essendo avvenuto per settori organici il trasferimento di competenze alle Regioni ordinarie, altrettanto si sarebbe dovuto fare nei confronti della Regione Valle d'Aosta, intendendo pertanto i settori di competenza comprensivi di materie non attribuite alle Regioni a Statuto ordinario e considerando le altre materie previste, sia nello Statuto speciale, sia nell'articolo 117 della Costituzione, nella dimensione che il legislatore costituente intende conferire alla nostra Regione a Statuto speciale; ciò ha permesso, fra l'altro, l'inserimento della materia industria nel testo concordato.
Circa l'applicazione delle direttive C.E.E., la formulazione concordata fa riferimento al mero recepimento di esse nell'Ordinamento interno, in tale modo appare impregiudicata la competenza regionale a legiferare in materia.
Circa infine la funzione di indirizzo e coordinamento, si è ottenuto di non prevederla per tutte le materie sulle quali la Regione Valle d'Aosta ha competenza legislativa esclusiva: tale risultato può considerarsi di particolare rilievo, sia perché sarebbe difficilmente ipotizzabile l'assenza della funzione statale di indirizzo e coordinamento sull'attività amministrativa regionale nelle materie sulle quali la competenza legislativa della Regione Valle d'Aosta è limitata all'emanazione di norme soltanto integrative e attuative delle leggi statali, al solo fine di adattare queste ultime alla realtà regionale, perché la previsione della detta funzione nei confronti delle altre Regioni a Statuto speciale quali la Sardegna (articolo 32 del D.P.R. 22 maggio 1975, n. 480) e il Friuli Venezia Giulia (articolo 43 del D.P.R. 25 novembre 1975, n. 902) aveva riguardato anche le materie attribuite alla competenza legislativa esclusiva regionale.
L'ultima annotazione riguarda la disciplina dell'assistenza sanitaria ospedaliera, cui nel D.P.R. 616 era dedicato un apposito capo: la sopravvenienza della legge di riforma sanitaria, legge n. 833 del 23 dicembre 1978, che, come noto, si applica anche alle Regioni a Statuto speciale, ha indotto la Commissione, scostandosi da una ristretta interpretazione letterale della norma di delega, a tenere conto dell'intervenuta innovazione normativa. Si è comunque ritenuto necessario proporre la modifica del secondo comma dell'articolo 80 della legge n. 833, dato che detto comma stabilisce che il trasferimento delle funzioni...nelle Regioni e Province a Statuto speciale si provvederà con le procedure previste nei rispettivi Statuti, evidentemente riferendosi il legislatore a particolari procedure che gli Statuti speciali della Sicilia (articolo 43), della Sardegna (articolo 56), del Trentino-Alto Adige (articolo 107) e del Friuli Venezia Giulia (articolo 65) prevedono per il trasferimento di funzioni alle rispettive Regioni e Province, mentre il trasferimento medesimo alla Regione Valle d'Aosta non avviene attraverso l'emanazione dei decreti legislativi atipici previsti dagli Statuti speciali testé menzionati, bensì a mezzo di legge ordinaria, quindi la proposta mira a far sì che il trasferimento in argomento abbia luogo in forza della stessa legge n. 833.
Sempre riferendomi allo schema di decreto, accenno ancora in particolare ad alcuni punti: alla norma di cui al secondo comma dell'articolo 3 dello schema di decreto riguardante l'attività promozionale all'estero relativa alle materie di competenza regionale, norma volta per noi al positivo; il testo recita che si "può svolgere...previa intesa" invece di "non possono svolgere, se non previa intesa" e priva del limite nell'ambito degli indirizzi e degli atti di coordinamento governativi, norma che trova poi corrispondenza nell'articolo 39 riguardante la propaganda turistica all'estero.
Un altro punto è quello concernente il contenuto dell'articolo 9 che si riferisce non solo alla classificazione dei beni o di opere, ma anche all'identificazione, entro una data determinata, dei beni del demanio dello Stato che interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale concernenti funzioni amministrative trasferite o delegate ai sensi e per gli effetti dell'articolo 5 dello Statuto, cioè per l'identificazione per esclusione dei beni appartenenti al demanio regionale. Questa norma si è resa necessaria per l'impossibilità di estendere alla nostra Regione norme del D.P.R. 616 riferentesi a funzioni amministrative riguardanti il demanio dello Stato, stante il fatto che, per statuto, i beni demaniali dello Stato sono già trasferiti alla Regione, salvo quelli che interessano appunto la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale che quindi devono essere identificati direttamente dallo Stato.
Un altro punto riguarda l'inclusione (articolo 30) nelle materie di cui si trasferiscono le funzioni dell'assistenza scolastica quale componente intrinseca della materia statutaria - istruzione materna, elementare e media - ferme restando (articolo 24) le vigenti norme che disciplinano l'Ordinamento scolastico nel territorio della Regione.
Abbiamo ancora l'inclusione dell'articolo 42 relativo alle funzioni amministrative relative alla materia ''cave e torbiere'', non prevista dagli articoli 2 e 3 dello Statuto, per cui le cave in Valle d'Aosta, quando la disponibilità è sottratta al proprietario del fondo, rientrano nel patrimonio indisponibile della Regione, come previsto dall'articolo 6 dello Statuto.
La formulazione dell'articolo 73 in materia di acque tiene conto della già esistente disciplina statutaria delle acque pubbliche trasferite al demanio della Regione o date in concessione per 99 anni alla Regione.
Con l'articolo 88 si trasferiscono ai Comuni il personale, i beni ed i servizi degli Enti e Istituzioni le cui funzioni sono trasferite o attribuite ai Comuni medesimi ai sensi della legge n. 196 del 1978 e si prevede la data di soppressione degli enti e istituzioni.
La formulazione del secondo comma dell'articolo 95 rende esplicito il principio di cui all'articolo 72, secondo comma, punto n. 3 della legge n. 196 del 1978 circa l'accertamento della conoscenza della lingua francese da parte del personale che sarà trasferito alla Regione ai fini delle preferenze.
Il contenuto dell'articolo 105 che estende alla Valle d'Aosta le disposizioni contenute nelle tabelle A e B allegate al D.P.R. 616, con particolare riferimento all'attribuzione alla Regione dei beni della A.A.I. (Amministrazione per le attività assistenziali italiane ed internazionali) ed infine l'articolo 106 che rende esplicito il principio di cui all'articolo 72, comma secondo, punto n. 4 della legge n. 196 del 1978 circa la salvaguardia di tutte le funzioni amministrative già esercitate dalla Regione.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, ricordo che questo testo che ci è stato adesso illustrato dal Vice Presidente Faval, che ringraziamo, è stato già trasmesso circa sei mesi fa ai Consiglieri, e che è stato ritrasmesso per l'adunanza del 14 e 15 novembre, unitamente ai testi della legge 16 maggio 1978, n. 196 relativo alle norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta e allo stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 616, per cui i colleghi Consiglieri avevano tutta la documentazione per poter intervenire.
Pertanto apro la discussione. Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino, ha facoltà di parlare.
Tonino (P.C.I.) - Signor Presidente, noi crediamo che la proposta di decreto del Presidente della Repubblica, che oggi esaminiamo, sia un atto di una certa importanza se lo collochiamo all'interno di quel processo che c'è stato in questi ultimi anni di appropriazione di funzioni e di competenze da parte della Regione che prima erano centralizzate nello Stato. Noi vogliamo innanzitutto, con l'occasione, esprimere - credo che debba essere fatto - l'apprezzamento del Gruppo del Partito Comunista per il lavoro che è stato svolto; è stato un lavoro non facile, svolto con competenza, come del resto l'illustrazione del Vice Presidente Faval ha già messo in evidenza, e perciò noi intendiamo, anche in questa occasione, esprimere l'apprezzamento per il lavoro svolto dai componenti della Regione, il Dottor Barbagallo, il Dottor Moussanet e il Signor Pramotton, nella Commissione paritetica.
Abbiamo esaminato con attenzione, cercando anche di approfondire i contenuti di questa proposta, e dobbiamo dire che, al di là di alcune questioni particolari che sono pure molto importanti, ci ha colpito un fatto, direi, di fondo: è molto difficile leggere oggi nel processo di decentramento, che è in atto nel Paese, tra lo Stato e le Regioni quali sono i caratteri della specialità della Valle d'Aosta. A partire dal 1970, ma soprattutto in questi ultimi anni con la "382" e il "616", il problema della specialità, e non lo metto tra virgolette perché è un problema importante, delle Regioni a Statuto speciale ha cercato di identificarsi tout court con quello dell'Autonomia, così come è stato nel passato e questa specialità oggi credo che ci sia l'esigenza di...problema peculiare, come problema di speciale articolazione dello Stato, come problema di partecipazione originale di queste popolazioni all'articolazione degli Stati. Si è discusso, anche in questi ultimi anni, di come recuperare la specialità della nostra Regione, è stato fatto un giusto richiamo agli Statuti, all'esigenza di una loro completa attuazione e rilettura, in alcuni casi di una loro reinterpretazione alla luce di criteri di orientamento che oggi stanno alla base di quel processo di rinnovamento che è in corso nello Stato italiano. Questa è una riflessione politica che noi Comunisti riteniamo più che mai urgente, di estrema utilità e ci teniamo anche che su questo ci sia un ampio dibattito che veda, con le altre Regioni a Statuto speciale, anche una posizione della nostra Regione; solo in questo modo noi riusciamo poi a far sì che l'attuazione degli Statuti sia un pochino tolta da quella logica di contrattazione di vertice che, malgrado tutto, ha contraddistinto anche la vicenda del D.P.R. 616 che noi oggi esaminiamo.
Ci sono state, quando si discusse delle norme di attuazione, delle recriminazioni nei confronti anche della stampa e della televisione, perché poco spazio era stato dato a questo aspetto di una certa rilevanza, ma, finché il discorso è troppo specialistico e non entra nei contenuti politici della specialità della nostra Regione, credo che sia molto difficile far sì che di questo problema si interessino larghi strati di popolazione e di forze politiche, sociali e culturali.
Credo che, per fare questa riflessione odierna, sia necessario valutare e valorizzare il senso del D.P.R. 616 che è nato in un momento politico in cui la presenza nella maggioranza del Paese delle forze popolari, ed in particolare del P.C.I., ha oggettivamente significato dei consistenti passi in avanti verso una riforma dello Stato accentratore a favore di uno sviluppo delle Autonomie e credo che questo sia un dato incontestabile. Questo orientamento, che era forte soprattutto alcuni anni or sono, si è evidentemente scontrato con delle vecchie mentalità accentralistiche, contro tesi che sostengono un falso efficientismo di una politica accentrata, e su questi temi si è avuto uno scontro politico molto forte, soprattutto in questi ultimi due anni, sul problema dello sviluppo delle Autonomie. È diversa anche oggi la situazione politica, l'attacco alle Autonomie è più che mai forte e credo che esse stiano oggi subendo un attacco che non ha precedenti.
Il Governo è anche in questo campo passivo, oggi non si sentono proposte in tal senso. Al trasferimento dei poteri non sono poi susseguentemente seguite, con coraggio politico, le altre riforme che potessero dar corpo a questo decentramento, e parlo della riforma della finanza locale e del riordino delle Autonomie che è una riforma a metà strada, che zoppica, perché queste riforme sono osteggiate da grosse componenti politiche della maggioranza che oggi governa il Paese. Noi crediamo che vada anche detto in quest'aula che, da questo punto di vista, appaiono quanto mai colpevoli gli atteggiamenti dell'Onorevole Dujany e del Senatore Fosson che hanno votato a favore di questo Governo; proprio coloro che sostengono di rappresentare la punta avanzata del regionalismo e dell'Autonomia oggi sorreggono e votano un Governo che è, da quel punto di vista, largamente inadempiente, né ci risulta che ci siano state prese di posizioni eclatanti o perlomeno significative da parte dei nostri Parlamentari rispetto a questi problemi.
Credo che i Consiglieri, se avessero occasione di leggere l'intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri Cossiga a Viareggio, si renderebbero immediatamente conto dell'attenzione che questo Governo pone al problema delle Autonomie in generale. Ora, se è vero che attraversiamo una crisi profonda e che ci sono tendenze che spingono verso delle misure accentratrici, che, a prima vista, sembrano le più efficaci, in quanto le più immediatamente seguibili...e voglio aprire una parentesi dicendo che questo discorso, badate bene, è estremamente valido anche nella nostra Regione! Questa impostazione concettuale, che sta alla base nel Paese di un attacco di grossa portata rispetto al decentramento alle Autonomie, è poi un concetto largamente presente in questa maggioranza dove i discorsi di efficientismo mascherati dietro al centralismo nella Giunta regionale sono presenti, sono teorizzati e sono, ripeto, profondamente in contrasto con una visione dell'Autonomia e della partecipazione che si deve sviluppare anche qui. Se è vero che questo concetto dell'efficientismo, che passa attraverso l'accentramento, ha avuto ed ha delle ripercussioni in taluni Partiti, io non nascondo neanche che alcuni settori, anche nel nostro Partito, hanno commesso errori di questo tipo. Deve essere fuori discussione, e noi lo affermiamo sempre, che, anche in una situazione difficile come quella che stiamo attraversando, le Regioni hanno dato prova, nel Paese, di saper governare e là dove le Regioni, invece, non hanno saputo governare, e guarda caso sono alcune Regioni meridionali soprattutto governate dalla D.C., questi esempi vadano indicati e denunciati, ma non si può partire da queste giustificazioni per condannare l'intero sistema delle Autonomie!
Noi, come Regione a Statuto speciale, dobbiamo difendere la validità del movimento regionalista nel nostro Paese, dobbiamo essere convinti, ed avere una parte attiva che non abbiamo come Regione Valle d'Aosta, che un rilancio del movimento regionalista è oggi necessario, dobbiamo avere la coscienza che non è inevitabile, come sono ormai molti a ritenere, un arresto o un rallentamento del processo di democratizzazione dello Stato in questa contingenza politica, dobbiamo sottolineare con forza come Regione questi elementi. C'è, è vero, una caduta di tensione anche all'interno delle Regioni a Statuto speciale che ha anche connotati, secondo noi, politici e culturali, e ribadisco che noi facciamo troppo poco come Regione Valle d'Aosta.
Dobbiamo fare una riflessione sui processi che ci sono nel Paese, dobbiamo riuscire a collocare il problema - che non è nostro, ma nazionale - delle Regioni a Statuto speciale e, adesso, questo problema non può collocarsi né fuori, né contro i processi di decentramento che ci sono nel Paese. Noi siamo convinti che, se non si riuscisse a collocare tale questione proprio dentro a questo processo...e d'altronde ci scontriamo ogni giorno nel dover porre il nostro problema all'interno di questo processo e la discussione di oggi ne è la dimostrazione...con tutte le implicazioni di carattere politico che ci sono, in sostanza di fatto neghiamo la specialità dei nostri Statuti. Ci sono degli Statuti speciali rispetto a che cosa? Non riprendo adesso le questioni storiche perché le conosciamo tutti troppo bene, ma il nostro Statuto...è speciale rispetto a che cosa all'interno dello Stato italiano? Credo che la posizione di coloro che, da un lato, dicono "noi siamo un'altra cosa e con le altre Regioni non abbiamo nulla a che fare", e, d'altra parte, e sono molti, la posizione di quelli che dicono "Regioni speciali, voi dovete essere come le altre" siano ambedue nella sostanza sbagliate, e che tutte e due, nella sostanza, annullano il concetto di specialità, di Autonomia e di regime autonomistico differenziato che è tipico delle nostre Regioni.
Noi dobbiamo riuscire ad essere la Regione speciale nel nuovo Stato regionale così come siamo stati nel passato la Regione nello Stato accentratore e questa distinzione oggi non è palpabile, non si vede, non è sentita! Il grosso problema della nostra Regione è quello di rivendicare ogni giorno le ragioni della nostra specialità che sono delle ragioni permanenti e di dare, allo stesso tempo, concretezza alla nostra capacità di autogoverno. Di questo purtroppo si discute poco, per la povertà, lasciatemelo dire, del dibattito culturale che caratterizza questo momento politico della nostra Regione, per la prevalenza di posizione sull'Autonomia che hanno carattere propagandistico per l'ostinatezza di alcune forze politiche, fra le quali metto l'U.V., di propagandare una concezione di Autonomia che noi abbiamo sempre definito "di facciata" e mai di contenuti, senza alcuna ricerca su un concetto di Autonomia che si basi sull'autogoverno e sull'autodeterminazione della nostra Regione. Questo aspetto dell'autogoverno non vale solo nel rapporto fra Stato e Regione, storicamente l'autogoverno è stata la risposta politica più giusta ai problemi posti da molte Regioni all'interno dei diversi Stati: la storia dimostra che, quando si comprime o peggio ancora si reprime, c'è la spinta alla separazione e alla disgregazione dello Stato. Questo non è, fortunatamente, un nostro fenomeno, per rendersene conto basta però pensare ai Paesi Baschi, all'Irlanda e a quegli Stati in cui il problema non è stato risolto da un punto di vista dell'autogoverno. Questi principi dell'autogoverno e della partecipazione devono però essere estesi nel modo più capillare.
Secondo noi, crediamo che manchi all'interno della Regione la capacità di diffondere questa pratica all'autodeterminazione, alla partecipazione ai processi più generali che si hanno nella Regione. Ci sono spinte alla disgregazione, al corporativismo più deteriore, questo purtroppo è quello che sta avvenendo nella nostra Regione e la validità perciò permanente, che io definirei proprio "permanente", della specialità degli Statuti, è dunque fondamentalmente questa che abbiamo indicato. Nell'attuale fase, in cui le spinte disgregatrici sono molto forti, il riconoscimento di queste verità significa il riconoscimento delle Autonomie speciali come una forza aggregante dello Stato e non come una forza di disgregazione dello Stato, come una forza unitaria, come una partecipazione speciale di queste Autonomie al processo di democratizzazione dello Stato, e noi crediamo che è su questa piattaforma che si debba innestare l'attuazione completa degli Statuti.
Se questo non avviene, se questa coscienza politica non prevale, evidentemente nascono le difficoltà, nascono le posizioni destinate a polverizzare nella nostra Nazione le competenze ed è, credo, quello che è avvenuto con la legge 382 e con il decreto 616. Il problema del rapporto tra quelle determinazioni contenute in quei provvedimenti e le Regioni a Statuto speciale, sul piano politico e sul piano costituzionale, non è stato posto, tanto meno si è avuta una posizione della Valle d'Aosta, che è la più antica storicamente delle Regioni a Statuto speciale, che servisse da orientamento rispetto a questa tematica. Guardiamo concretamente alla vicenda della "382" e del "616", si è difeso il principio di non entrare come Regione a Statuto speciale nella "382" ed è stata questa una richiesta giusta, a nostro avviso, per evitare di abolire proprio la specialità del rapporto con i poteri dello Stato, anche se, come noi abbiamo ripetutamente sostenuto, ciò non deve significare che si considera la specialità della nostra Regione come un qualcosa di separato rispetto alla riforma dello Stato...su questo concetto evidentemente noi non siamo d'accordo.
È mancato anche un confronto con il Governo e con lo stesso Parlamento sul ruolo delle Autonomie speciali: questi problemi sono ancora patrimonio, tra l'altro, di pochissimi, e scarsamente presenti nel dibattito politico e anche culturale nella nostra Regione, sono ancora oggetto di convegni chiusi. Qualcuno di voi ricorderà l'assenza totale della Regione al Convegno di Saint-Pierre del 1978 in cui, su questi argomenti, si fece anche un dibattito ed un confronto politico. L'impostazione non può essere quella di guardare solo ai maggiori o minori poteri da verificare nei confronti dello Stato con delle richieste episodiche o, peggio ancora, con le elemosine da patteggiare sul piano della bassa politica! Questo è poi, in sostanza, quello che stiamo facendo come Regione Valle d'Aosta: episodicamente cerchiamo di strappare delle competenze, oppure alcune cose arrivano perché l'Assessore Ramera riesce ad incontrarsi con il Gruppo dei fanfaniani...questa è un'impostazione che evidentemente non condividiamo!
Non si tratta di presentarsi al confronto portando avanti la lamentela, che troppo spesso si fa da parte nostra, secondo la quale saremmo rimasti indietro, poveri noi!, come Regione a Statuto speciale rispetto alle Regioni a Statuto ordinario, senza mai chiederci, in fondo, dove e in che cosa siamo rimasti indietro! Noi crediamo di poter dire che siamo rimasti indietro proprio nella definizione del nostro ruolo, nell'impianto complessivo della riforma dello Stato, di questo non si parla mentre oggi sono al centro del dibattito dello Stato, e anche questo è evidente, soltanto i problemi delle Regioni a Statuto ordinario.
Per il resto, tra l'altro, non possiamo neanche dire che i nostri poteri siano inferiori alle altre Regioni, noi manchiamo solo su quel piano, per il resto non siamo rimasti indietro. Basta pensare, tutto sommato, alla funzione legislativa che, anche se non pienamente sviluppata, è molto più ampia di quella delle altre Regioni, al regime finanziario che, seppure oggi è stranamente mutilato, ormai antiquato e da cambiare, non ha comunque nulla a che vedere con il regime finanziario che la legge 281/1970 ha previsto per le Regioni a Statuto ordinario, a tutte le potestà in materia di agricoltura, di opere pubbliche, di urbanistica, di beni culturali, di artigianato, di turismo, eccetera...che la Regione ha riconosciute. Il problema è che questi poteri sono stati esercitati male. Credo che se riuscissimo effettivamente a fare un bilancio di come abbiamo esercitato le funzioni che erano già nostre, questo bilancio sarebbe, oggettivamente, negativo, e noi siamo profondamente convinti che, se queste competenze fossero state esercitate meglio, evidentemente oggi saremmo come Regione Valle d'Aosta più forti in questo dibattito che sta avvenendo nel Paese...ma questo è evidentemente un discorso politico. Se maggiore fosse stata l'attenzione su questi problemi dell'autogoverno, sullo sviluppo dell'Autonomia, minore avrebbe dovuto essere il tempo dedicato alla politica clientelare, alla ricerca del consenso personale prima di tutto, alla gestione giusta e parcellizzata delle nostre risorse; si tratta, evidentemente, di un salto di qualità che è necessario.
A partire soprattutto dagli anni del boom economico si è fatta avanti nella nostra Regione una concezione del potere che noi dobbiamo combattere: da alcune parti è stato detto che il rilancio della funzione della Regione, avvenuto negli anni '70, nella pratica è sceso ed è continuamente decaduto; noi qui abbiamo concorso a questo giudizio perché nella nostra Regione si è continuato ad accentrare, a consolidare un ruolo assistenziale della Regione, è stata fatta diventare questa struttura un enorme pachiderma amministrativo che è sempre meno in grado di dirigere lo sviluppo della nostra Regione e di partecipare al dibattito sul ruolo delle Regioni a Statuto speciale. Non c'è dubbio che, per esempio, pur non essendoci nello Statuto speciale richiami al concetto della programmazione d'intervento della Regione, sarebbe bastato mettere in relazione il complesso dei poteri regionali con le risorse disponibili e, in tal modo di fatto, la Valle d'Aosta avrebbe potuto programmare lo sviluppo economico.
Dicendo queste cose, ed ho concluso, noi non vogliamo rischiare di essere fraintesi, non dobbiamo limitarci in quell'azione di rivendicazione di poteri che è, tutto sommato, il contenuto della discussione di oggi, ma dobbiamo sganciarci da una certa concezione rivendicazionista e dobbiamo rivalutare il concetto di "Autonomia speciale", partendo dal quadro che ci offre oggi il "616" e da questo processo nato nel Paese, svecchiando molte delle nostre mentalità, e credo che ciò sarà occasione di futuri dibattiti. Abbiamo avuto la pazienza di leggere questo libro sul Convegno di Saint-Pierre e ci sono alcune indicazioni, che non è il caso di illustrare compiutamente oggi, che mi sembrano estremamente interessanti e, rispetto ad una, voglio fare una precisazione: è stato detto, in quell'occasione, della necessità e dell'urgenza di contrastare la tendenza alla programmazione settoriale, di cui prima ha parlato anche il Presidente della Giunta, che, attraverso il meccanismo finanziario, poi esercita, di fatto, un controllo rigido sulle competenze della Regione. Il Senatore Modica parlava in quell'occasione addirittura di elementi di dubbia costituzionalità di questo metodo e credo che questi elementi debbano essere tenuti presenti.
L'appiattimento della specialità delle Regioni a Statuto speciale può essere superato se, rispetto a questo metodo, noi riusciamo a proporre dei nuovi meccanismi istituzionali, altrimenti questo appiattimento, evidentemente, continua. Il metodo interessante, che ha seguito la Regione Autonoma della Sardegna, può essere quello di individuare dei progetti e di avere su questi progetti la competenza d'intervento complessiva anche per le parti che riguardano la programmazione settoriale dello Stato. È un esempio che, credo, debba essere da noi estremamente valutato per evitare che sull'appiattimento del nostro ruolo sia fatta soltanto dell'azione propagandistica o siano espresse soltanto delle lamentele.
Salvadori (U.V.) - Mon intervention sera d'ordre exclusivement politique et elle aura, évidemment, une optique différente de celle du Conseiller Tonino, car même si dans l'intervention du Conseiller Tonino on a pu remarquer aujourd'hui ce qu'on pourrait définir "dei toni amendoliani", ou moins en partie, sur ce qui concerne les discours sur l'autogouvernement et l'autodétermination du Peuple valdôtain reste l'optique que considère la Vallée d'Aoste une Région à l'intérieur de l'État italien, une Région pratiquement comme les autres, à laquelle on peut simplement ajouter cet adjectif de "spéciale".
Je suis sûr, en ayant lu des textes, que les trois représentants du Conseil régional (Messieurs Barbagallo, Pramotton et Moussanet), au cours de onze mois de travail très difficile, ont discuté et élaboré, avec les fonctionnaires romains, la question, ils ont très bien travaillé dans l'intérêt de la Vallée d'Aoste dans les limites, quand même, prévus par ce texte. Je dis "les limites", car si à l'intérieur de ce cadre nous avons obtenu tout ce qui est possible, même plus - comme on verra avant -, reste le fait fondamental que notre Autonomie, déjà largement mutilée en 1948, est aujourd'hui pratiquement au niveau des autres Autonomies des Régions italiennes.
Je veux commencer avec le fait positif dans ce conteste, donc ce qu'on a obtenu en plus, c'est-à-dire, à mon avis, l'article 3, quand on parle des "Competenze dello Stato" d'ailleurs le Vice-Président Faval avait déjà dit, mais je veux insister sur ce problème parce qu'il nous ouvre des possibilités d'intervention très intéressantes. La formule en effet qui a été insérée est très intéressante, car en la comparant à celle qui est prévue par la loi 616 où l'on dit: "l'attuazione è subordinata al ricevimento delle rispettive direttive da parte dello Stato, a mezzo di propria legge" le texte que nous discutons laisse ouverte la possibilité de légiférer dans les matières prévues par l'article 2 du Statut, selon les directives de la C.E.E. même avant l'initiative de 1'État. Ce terme ''avant'', évidemment, est très important, c'est un instrument donc, fondamental, si nous serons capables de l'exploiter convenablement.
L'autre aspect positif de l'article 3 est dans le deuxième alinéa, là où on affirme que "la Regione può svolgere all'estero attività promozionali relative alle materie di sua competenza, previa intesa con il Governo": là aussi, sur la base de l'article 2 du Statut, on peut avoir des bonnes possibilités d'action, et je pense notamment à la culture et au tourisme et à une notre indispensable et fondamentale présence à Strasbourg et à Bruxelles.
Au-delà de ces considérations en sens positif, le problème de fond de la situation valdôtaine reste ouvert: notre Région à Statut spécial, qui n'ayant pas obtenu les différents "pacchetti" d'autres Régions à Statut spécial, est, comme je disais au début, pratiquement au même niveau des Régions à Statut ordinaire. Hier j'étais à Rome, au Ministère du Bilan, pour représenter la Région dans une réunion très importante et également délicate, car il y avait à distribuer presque plus de 3.000 milliards de lires pour l'activité des Régions dans les différents secteurs de leur activité. Malgré ce chiffre qui au fond doit être assez intéressant, malgré l'inflation et la dévaluation de la lire, malgré ces 3.000 milliards, la réunion n'a pas été faite, car les Régions présentes étaient seulement huit, donc beaucoup moins de la majorité requise pour décider sur ces arguments. Pourquoi ce fait? Un manque de crédibilité vers l'État et donc une défaillance vers les Régions, vis-à-vis de Rome, ce serait un fait positif dans ce cadre où, bien plus dramatiquement, les Régions sont devenues photocopies de la bureaucratie de l'État et elles-mêmes ne répondent plus aux exigences des communautés...malheureusement ce discours a une valeur également pour nous, en Vallée d'Aoste. Le fait même que l'article 3 du Statut, qu'il faut toujours rappeler, est le fruit de l'après-guerre, élimine d'une autre possibilité préservative directe une série de domaines très importants de la vie actuelle.
La rigidité est souvent l'action de blocage de la part du représentant du Gouvernement à propos des lois régionales. La perte de vitesse de notre Vallée vis-à-vis de la lutte autonomiste des Südtyroliens et des Slovènes et le manque croissant de l'espace financier sont la suite de la politique de l'État dans ce secteur, chose énoncée par le point qu'on discutera dans quelques moments sur le Plan Régional de Développement, sont des faits très négatifs surtout s'ils se comparent à la situation internationale dans laquelle nous vivons.
En effet les Basques et les Catalans ont voté, il y a quelque temps, un plébiscite pour une Autonomie de Madrid, en comparaison de laquelle notre Statut n'est que la simple décentralisation de quelques compétences.
Le Québec a décidé de se libérer de la pression économique, et je souligne, des États-Unis et bureaucratique du Canada en préparant le référendum populaire de l'année prochaine pour devenir un État souverain.
Le Jura, obtenu le Canton, marche sûr dans son Autonomie réelle finalement obtenue. Ces exemples démontrent que dans cette Europe dans laquelle nous vivons, dans cette Europe en crise de conscience politique et sociale, en crise de système également politique, il y a des moyens et des possibilités pour donner à notre Peuple un avenir bien différent que celui de devenir, petit à petit, une Province du Piémont, et quand je dis "Province du Piémont" je le dis en sens totalement négatif! Trop souvent ce Conseil même s'est laissé et se laisse aller à la routine, à la petite administration, au petit fait contingent qui rend plus nébuleux ce futur "différent" que notre Peuple demande.
Si nous donnons trop peu d'espace à la culture - et malheureusement le budget 1980 est dramatique en ce sens -, si cette culture particulière est différente de notre Peuple, elle ne trouve pas d'oxygène pour vivre et pour diriger tous les secteurs de la vie valdôtaine.
Si nous continuons à ne pas contrôler en quelque sorte la masse croissante des épargnes des Valdôtains - presque six cents milliards, désormais, qui vont enrichir les banques de Turin et d'ailleurs -, si nous continuons à accepter que les TIR transforment la Vallée dans un immense tapis roulant de richesse qui passe sous nos yeux, en nous laissant tous les points négatifs de ce passage, si nous n'avons pas le courage de refuser les lois et les dispositions qui ne s'adaptent pas à notre réalité, si nous laissons encore que les eaux, la plus grande richesse du Pays, continuent à couler dans les caisses de l'ENEL sans que nous en ayons des bénéfices, si nous permettons que la RAI nous considère, encore et toujours, une colonie et nous envoie des gens non valdôtaines pour donner l'information valdôtaine aux Valdôtains, que toute la presse quotidienne nous arrive du Turin ou de Milan, que les télévisions locales deviennent toujours plus d'expressions d'intérêts non valdôtains, alors, si tout cela arrive nous ne pourrons jamais dire d'être ni autonomes, ni spéciaux! C'est donc dans ce sens qu'il faut agir sans perdre encore du temps en prétendant également la zone franche, ce mythe du passé, qui peut quand même et doit devenir vérité présente.
Nous devons exiger une nouvelle répartition financière qui donne justice à notre Peuple et finalement la réalisation d'un "pacchetto", selon la terminologie politique, valdôtain qui nous porte de l'avant sur la voie de l'autodétermination. L'objectif de l'autodétermination, fixé par le Congrès national de l'Union Valdôtaine et qui peut et doit passer par un contrôle toujours plus grand de notre réalité de la part de notre Peuple, reste, au-delà du fait de la spécialité dont le Conseiller Tonino parlait, des années '80, le seul espoir et le seul but politique qui peut permettre à la Vallée d'Aoste de vivre en liberté et à nous valdôtains d'être mis chez nous.
L'appel que nous, de l'Union Valdôtaine, faisons au Peuple valdôtain tout entier, que nous voulons représenter, est adressé aux "Partis Stato-Nationaux'', car vous aussi, représentants des "Partis Stato-Nationaux'', vous devez comprendre les risques énormes que nous courons de perdre notre personnalité et de devenir une petite Province sans espoir et sans avenir. Dans ce conteste vous parlez, comme a fait le Conseiller Tonino il y a un instant, des centralismes d'Aoste, sans tenir compte des dimensions sociales de la Communauté valdôtaine où la participation est déjà très grande et, en fait, très importante; il suffit de regarder la présente...ce n'est pas le moment de faire, ici, des discours de nature sociale, il est très dangereux ce discours, parce que cette thèse déplace le problème de fond de cette période historique qui se centre sur la liberté du Peuple valdôtain.
Revenant donc et en terminant l'objet en discussion, il ne s'agit pas évidemment d'une victoire aujourd'hui, mais d'un acte administratif qui doit quand même nous faire méditer longuement sur notre rôle et sur notre futur.
Dolchi (P.C.I.) - Ci sono altri Consiglieri che intendono prendere la parola? La parola al Consigliere Nebbia.
Nebbia (P.S.I.) - La discussione che si sta svolgendo in questo Consiglio e che riguarda l'oggetto all'ordine del giorno si sta tramutando praticamente in una discussione di carattere politico più generale. Credo che sul fatto specifico si debba dare atto, e do anch'io atto come altri hanno fatto, dell'ottimo lavoro che i rappresentanti nella Commissione paritetica della Regione hanno svolto, e del carico, direi anche politico e non solo tecnico, che si sono assunti per salvaguardare al massimo gli interessi della Valle d'Aosta. Credo che quanto ottenuto fosse in questo momento il massimo possibile e mi spiace soltanto che questa discussione avrebbe dovuto svolgersi non oggi, ma qualche mese addietro, in modo da evitare che praticamente affrontassimo il problema quando questo sta per essere risolto.
Credo che forse le modifiche che il Consiglio avrebbe potuto proporre sarebbero state di minimo conto, ma più importante è il tema politico generale sollevato prima dal Consigliere Tonino e poi successivamente ripreso dal Consigliere Salvadori, e dobbiamo, secondo me, iniziare un riesame dei motivi che hanno generato l'Autonomia speciale regionale perché probabilmente, se questa proposta di decreto del Presidente della Repubblica è il completamento della prima fase di vita dello Statuto regionale, credo che contemporaneamente dovremmo riprendere il discorso dall'esperienza trascorsa in questi oltre trent'anni e, dalle considerazioni fatte e svolte, dovremmo riprendere il discorso per un rilancio della nostra Regione, una revisione forse dello Statuto e una riconsiderazione dei motivi che hanno generato questo Statuto e quindi la nostra Autonomia speciale.
Occorre ricordare che lo Statuto della Valle d'Aosta era nato a seguito di uno sconvolgimento di carattere mondiale che aveva ribaltato completamente delle valutazioni di ordine sociale e politico in Europa e in tutto il mondo, e che aveva lasciato dietro di sé milioni di morti. Lo Statuto aveva caratterizzato la Regione come una delle poche, e in quel momento la prima, nello Stato Italiano che incominciava, se non altro per dettato costituzionale, a essere uno Stato decentrato pur derivando dallo Stato accentratore di origine napoleonica - siamo arrivati negli anni '70 allo Stato articolato in Regioni -. e ha fatto bene il Consigliere Tonino a ricordare che questa attuazione della Costituzione è stata sostenuta particolarmente dai Partiti della Sinistra. È anche vero che da qualche tempo stiamo assistendo a un rigurgito di centralismo, perché forse non tutte le riforme sono state portate fino alle loro estreme conclusioni, questo Stato articolato in Regioni non è stato sempre sostenuto, e ci sono sempre delle forze che contrastano questa grande riforma istituzionale.
Per tornare alla Valle d'Aosta e per ricordare i motivi di carattere culturale che prevalentemente hanno portato allo Statuto, dobbiamo oggi, secondo noi, rivalutare e riesaminare la situazione attuale e come la Regione Valle d'Aosta si possa porre nei confronti di questa situazione. Mi è spiaciuto un po' che nelle considerazioni del Consigliere Tonino - considerazioni validissime e che in buona parte condivido - non sia stata, ma può darsi che mi sia sfuggito, presa in considerazione l'Europa come il contesto più ampio nel quale la Regione o lo Stato italiano si trovano. È pur vero che la Regione Valle d'Aosta, come le altre Regioni, è un'articolazione dello Stato italiano, ma ricordiamoci che, in buona parte, lo stesso Stato italiano ha delegato e si è escluso da alcune sue competenze a favore della Comunità Europea. Ricordiamoci anche come questa Comunità Europea sia nata anche dalle ceneri dell'Europa prebellica e che in questi trent'anni abbia evitato delle tensioni all'interno dell'Europa occidentale, quelle tensioni che invece avevano generato la prima e la seconda guerra mondiale.
Secondo noi dobbiamo fare tutti gli sforzi, e avremo forse in questo Consiglio l'occasione per riparlarne, perché il clima di pace, sia pure pace armata di questi ultimi decenni, permetta lo sviluppo a tutti i livelli delle comunità regionali e delle comunità locali, per cui dovremmo rivedere, secondo noi, la Regione Valle d'Aosta almeno in un'ottica europea e non in un'ottica statale, cioè ci sono diversi livelli di decisione, tanto per fare degli esempi, a livello comunale, di consorzi tra Comuni, di Comunità Montane, di Regioni, di Stati, di Enti sovrastatali e sovranazionali, che devono permettere a ogni entità di assolvere al massimo la sua funzione e di rispondere meglio alle proprie esigenze.
È in questo quadro che dovremmo vedere la Valle d'Aosta, come ponte tra l'Italia e l'Europa che permette e deve permettere all'Italia di non staccarsi dall'Europa. Ricordiamoci gli allarmi che da molte parti e da diverse parti politiche sono stati lanciati per il pericolo dell'Italia di staccarsi dal contesto Europa per questioni di carattere economico, sociale, culturale e di affrontare il futuro completamente isolata, al di là di quegli aiuti e di quelle collaborazioni internazionali che ci dovrebbero essere e che, purtroppo, abbiamo visto ultimamente, come nel caso della Conferenza dei Presidenti, dei Capi di Stato e di Governo, dare un cattivo esempio.
Malgrado ciò, dovremmo riesaminare lo Statuto della Regione Valle d'Aosta perché quelle fratture che ci sono state, e che ancora in parte ci sono fra gli Stati, e quegli egoismi statali o nazionali che comportano dei contrasti di interessi e dei contrasti culturali vengano a cadere. Questo dovrebbe essere il senso della nostra specialità, della nostra funzione e in tale quadro non si tratta, secondo me, di appiattire delle competenze o di fare richieste di maggiori finanziamenti e stanziamenti da parte dello Stato italiano, bensì di affermare invece la nostra funzione specifica, e per poter risolvere la quale è necessario che ci sia una differenza netta tra la nostra Regione e le altre Regioni perché le funzioni e le aspirazioni sono diverse.
Credo che, in questo contesto, si possa dare una valutazione positiva al lavoro svolto, considerandolo però, da una parte, come dicevo, la conclusione di una fase, ma, d'altra parte, anche l'inizio di una fase di rilancio, di una fase positiva che permetta alla nostra Comunità, secondo una sua storica tradizione, di affermare la propria individualità e, nello stesso tempo, di essere legata al quadro e all'ambiente europeo.
Dolchi (P.C.I.) - Altri che intendono prendere la parola? Nessuno chiede la parola? La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Mi pare opportuno, innanzitutto, ricordare al Consigliere Tonino che l'atteggiamento dei Parlamentari nei confronti del Governo Cossiga è stato un atteggiamento responsabile, perché si trattava, collega Tonino, di dare un Governo al Paese che da troppo tempo ne era sprovvisto. Hanno fatto quindi bene i nostri Parlamentari a dare questo voto per il Governo Cossiga, anche in funzione degli impegni che il Governo Cossiga ha preso nei confronti della nostra Regione per quanto concerne una serie di problemi. A questo proposito occorre anche ricordare che il Governo Cossiga non è certamente peggio del Governo del compromesso storico occulto del marzo del 1978, anzi, se riguardiamo i risultati, abbiamo certo di che felicitarci!
Per quanto riguarda il problema di cui stiamo discutendo, noi esprimiamo l'apprezzamento ai tre funzionari regionali per lo sforzo che hanno fatto, ma ci rendiamo anche conto che il problema probabilmente era superiore alle loro forze, visto chi stava dall'altra parte.
Noi riteniamo che sia mancato, proprio per una rigidità in senso antiregionalista da parte dei rappresentanti del Governo, un taglio più marcatamente regionalista e autonomista nell'estensione alla nostra Regione del D.P.R. 616/1977. Vi sono molte carenze in questo decreto, il collega Lustrissy poi ne illustrerà alcuni aspetti dei contenuti che noi vorremmo appunto sottolineare, però un giudizio complessivo che possiamo dare è che, anche attraverso questo provvedimento, si assiste a un recupero da parte del Governo di un concetto centralista.
Diciamo che, proprio leggendo tale decreto, appare sempre più necessario il rafforzamento della linea regionalista e autonomista nella nostra Regione, abbiamo proprio la necessità di opporci a tentativi di appiattimento dell'Autonomia e di equiparazione della nostra Autonomia a quella delle Regioni a Statuto ordinario e noi non rivendichiamo concessioni preferenziali, bensì il rispetto dello spirito dello Statuto e della specialità che caratterizza la nostra Regione. In questo quadro, quindi, esprimiamo un giudizio severo nei confronti del Governo che ci ha presentato questo decreto.
Non so se - come ha detto prima il Consigliere Nebbia - questo era il massimo ottenibile, può anche darsi, ciò non toglie che occorre uno sforzo più marcatamente autonomista di tutto il Consiglio affinché siano concessi alla nostra Regione i diritti che da trent'anni sono compressi, ridotti e che sostanzialmente cercano di essere di fatto livellati in un appiattimento in cui oggi chi procede su questa strada è il Governo che vuole appunto portare a un recupero, da parte delle forze centraliste, delle Autonomie, dello spirito e del modo di gestire che ha la gente specialmente in una Regione autonoma come la nostra.
Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono di parlare? Non c'è più nessuno iscritto a parlare? La parola al Consigliere Lustrissy.
Lustrissy (D.P.) - Per quanto riguarda il giudizio politico su questa comunicazione, che a quanto pare viene data al Consiglio e sulla quale il Consiglio non è chiamato ad esprimere un voto, penso che quantomeno ai Gruppi consiliari sia consentito di presentare alla Presidenza del Consiglio alcune proposte in riferimento al decreto che ci è stato presentato, affinché la Commissione paritetica ne possa tenere conto nel completamento dei lavori o nella possibile revisione del contenuto del decreto che ci viene presentato. Chiaramente non possono essere sottaciute, data la caratteristica tecnica dell'articolato dello schema di decreto presidenziale che ci viene presentato, delle considerazioni politiche, non si può prescindere dal suo contenuto perché questo contenuto non può non richiamare quanto sinora è stato fatto in rapporto all'attuazione dello Statuto regionale. Credo che sia necessario, se si vuole operare un lavoro di critica in rapporto alle questioni che il Consiglio è chiamato a conoscere, perlomeno richiamarci alla discussione avvenuta già in questa sede, e non solo in questa sede, in ordine al problema dell'attuazione dello Statuto regionale.
Ritengo che uno dei problemi più grossi di confronto in questo Consiglio sia stato il famigerato "ex articolo 39" della proposta di legge, che poi si è tradotta in provvedimento di legge n. 76 del 1978, che riguardava il potere di indirizzo e di coordinamento del Governo nazionale e dello Stato sulle funzioni amministrative esercitate dall'Amministrazione regionale e, grazie a questa mediazione che il Consiglio fece all'unanimità, si arrivò poi allo stralcio di questo articolo.
Ora succede che questo famoso "articolo 39", che era stato stralciato dalla proposta di legge governativa del 1978, rientra dalla finestra mediante il dispositivo dell'articolo 3 del decreto sottoposto all'esame del Consiglio nel quale si stabilisce, nella ultima parte del primo comma, quali materie sono escluse dalla funzione di indirizzo e di coordinamento statale e si cita, come esclusione, solo l'articolo 2 dello Statuto regionale che, come noto, riguarda la competenza esclusiva della Regione.
Ora non nego che il potere di indirizzo e di coordinamento dello Stato nei confronti delle Regioni a Statuto ordinario e delle Regioni a Statuto speciale, ma non nei confronti delle potestà statutarie delle Regioni a Statuto speciale, si è sempre posto nei confronti dei trasferimenti di funzioni o, per meglio definirle, delle deleghe, perché in quella situazione particolare si tratta di attività concorrenziale tra Stato ed Ente Regione, per cui ormai consolidato in dottrina, e sfido chiunque a dimostrare che nelle materie elencate agli articoli 2 e 3 dello Statuto non permane in capo agli organi dello Stato alcun potere direttivo e vincolante, così come si è introdotto nell'articolo 3 ora citato, né esiste alcuna responsabilità degli organi esecutivi della Regione, Giunta e Presidente, verso gli organi statali, mentre essi sono unicamente responsabili per le competenze esercitabili nei confronti degli articoli 2, 3 e 4 dello Statuto nei confronti del Consiglio regionale.
Resta pertanto escluso qualsiasi potere di direzione dell'Esecutivo statale o di altri suoi organi nelle materie elencate nei nostri articoli statutari 2, 3 e 4, poiché nessun obbligo di uniformarsi alle direttive del Governo centrale fu imposto in tale caso agli organi amministrativi della Regione.
Il voler fare diversamente significa voler sottrarre volutamente una competenza statutaria a questa Regione grazie a certe formulazioni, così...ricopiate di sana pianta dalle norme di trasferimento adottate dalla legge del 1975 per le Regioni a Statuto normale, tant'è vero che l'ex articolo 39, che fu stralciato dopo ampia discussione in questo Consiglio, ripeteva letteralmente le norme dell'articolo 3 della legge del 1975, per cui credo che sia il caso di dire che certe distrazioni, non so se volute o così superficialmente accettate, pongono l'Amministrazione regionale in una situazione del tutto particolare per cui neanche nelle sue competenze primarie statutarie, siano esse esclusive o integrative, può liberamente determinare le sue scelte sul piano legislativo e sul piano amministrativo.
Esiste, poi, poi un'altra grave situazione riprodotta in queste norme di attuazione e sono le statuizioni dell'articolo 5 che hanno senso per le Regioni a Statuto ordinario, in quanto non hanno nessuna competenza esclusiva nelle materie oggetto di direttive da parte della Comunità Europea, soprattutto per quanto riguarda il problema dell'agricoltura.
Com'è stato risolto questo problema nelle altre Regioni a Statuto speciale? In Sicilia, per esempio, la questione è stata risolta nel senso che, muovendo dalla considerazione che nessuna disposizione di legge statale o di attuazione dello Statuto prevede una norma a carattere generale relativa al trasferimento alla Regione di funzioni amministrative relative all'attuazione di regolamenti e direttive della C.E.E., così come regolato per le Regioni ordinarie al punto n. 5 del 3° comma dell'articolo 1 della legge n. 382 del 1975 e nell'articolo 6 del D.P.R. n. 616/1977, e questa non è una lacuna da poco, infatti nella Regione gli atti normativi della C.E.E. hanno ricevuto e continuano a ricevere attuazione attraverso leggi statali. Così è avvenuto per le direttive comunitarie con le leggi statali n. 153 del 1975 e n. 352 del 1976 che hanno statuito la deroga, per le Regioni a Statuto speciale, per l'adattamento alle esigenze delle situazioni locali delle norme statali in attuazione delle direttive comunitarie.
Le condizioni della nostra Regione, come d'altronde quelle delle altre Regioni a Statuto speciale, sono pertanto decisamente svantaggiate rispetto a quelle delle Regioni ordinarie, in quanto costretta ad attendere per mesi ed anni, come è avvenuto per le direttive citate, che lo Stato provveda all'emanazione della legge statale corrispondente in materia senza poter fare nulla. S'impone, pertanto, l'emanazione, come per la Sicilia, di una norma di attuazione a carattere generale, come proposta negli emendamenti che presenteremo e che la Commissione, se vorrà, potrà prendere in considerazione, tenendo conto della potestà legislativa di cui agli articoli 2 o 3 dello Statuto, in quanto si tratta di potestà legislative integrative e, nelle ipotesi di persistente inerzia regionale che comporti un adempimento di obblighi comunitari assunti dallo Stato, si può fare ricorso al procedimento di scioglimento del Consiglio regionale con la procedura prevista dall'articolo 48 dello Statuto, e questa è la garanzia che lo Stato ha nei confronti delle inadempienze del Consiglio e della Giunta regionali.
Come dicevo, una norma generale delle norme di attuazione del D.P.R. 616 ha demandato all'Assemblea regionale della Sicilia qualsiasi provvedimento legislativo e amministrativo in rapporto non solo alle direttive della Comunità Europea, ma anche al recepimento nell'Ordinamento interno regionale dei regolamenti che, come sappiamo, hanno valore di legge nell'Ordinamento interno dello Stato membro e con l'opportunità di una normativa di adattamento per il recepimento nel diritto interno della Regione. Questo si chiama considerare le competenze statutarie alla luce delle disposizioni previste dal D.P.R. 616 e della situazione particolare in cui si trovano, lo ripeto, tutte le altre Regioni a Statuto speciale, e non solo la nostra Regione, nei confronti delle norme di attuazione. Tale questione è stata risolta per prima dalla Regione Sicilia che ha avuto il pieno riconoscimento delle competenze sul piano dell'agricoltura per il recepimento in sede legislativa delle direttive comunitarie, senza attendere la legge dello Stato che - come sappiamo - è arrivata in ritardo comportando dei tempi morti e facendo sì che, assieme alle altre Regioni italiane, nel 1979 perdesse dei finanziamenti poi riattribuiti.
Queste non sono le uniche contraddizioni che esistono in questa proposta di legge, perché ce n'è, secondo me, un'altra altrettanto grave e pericolosa inserita nell'articolo 24, dove si fa riferimento alla competenza per l'istruzione tecnico-professionale ad esclusione di quelle dirette al conseguimento di un titolo di studio o diploma di scuola secondaria superiore. L'ultimo comma è in contraddizione col primo, in quanto prevede che ''Restano ferme le vigenti norme che disciplinano l'Ordinamento scolastico nel territorio della Regione'': se intendiamo per norme che disciplinano l'Ordinamento scolastico, l'articolo 30 della legge n. 196 del 1978, ove si dice che la Regione è abilitata a riconoscere le scuole secondarie superiori di qualsiasi tipo relativamente alle competenze statutarie e pertanto a legalizzarne anche il valore dei titoli rilasciati, non vedo come in questa materia specifica, che tra l'altro è competenza prevista dall'articolo 2, si possa escludere, da una parte nel 1° comma, il rilascio, da parte dell'Amministrazione regionale, di diplomi degli Istituti preposti alla gestione della scuola di istruzione professionale di scuola secondaria di secondo grado, perché sappiamo che anche l'Istituto Professionale ha trasformato molti corsi triennali in quinquennali con rilascio di diplomi di scuola secondaria di secondo grado validi a tutti gli effetti sul piano legale e poi, all'ultimo comma, è previsto che restano ferme le norme...c'è una palese contraddizione tra le due statuizioni per quanto riguarda la competenza per l'istruzione professionale prevista all'articolo 2 delle competenze statutarie!
Lo stesso discorso relativo alle competenze statutarie è quello dell'articolo 41 del provvedimento ove, avendo la Regione una competenza piena ed esclusiva in materia di acque minerali, si sottrae alla Regione - non si sa bene in virtù di quale disposizione - la competenza in ordine al riconoscimento delle proprietà terapeutiche delle acque, non esiste nessuna disposizione vincolante per la Regione, a meno che non si voglia dire che le proprietà terapeutiche delle acque minerali regionali costituiscono un principio nell'Ordinamento giuridico dello Stato, altrimenti non vedo come si possa diminuire una competenza esclusiva per un aspetto particolare che riguarda l'attività delle acque minerali in Valle d'Aosta!
Per l'articolo 50 il discorso è abbastanza pesante, in quanto, da certe distrazioni o da atti assunti, diciamo così, con molta superficialità, si arriva addirittura ad un'elencazione delle funzioni amministrative in materia di agricoltura, come per esempio le foreste, la zootecnia, e via di seguito. Noi, per Statuto, abbiamo tra l'altro la competenza esclusiva - ai sensi dell'articolo 2 dello Statuto - in materia di agricoltura e possiamo esercitare le relative funzioni amministrative in materia senza bisogno di un elenco descrittivo perché, nella misura in cui si descrive la materia agricoltura, si può dimenticare un aspetto particolare dell'agricoltura, ed ecco perché poi in base a questa elencazione può anche darsi che, ad un certo punto, ci venga contestata la potestà di utilizzare questa norma dello Statuto per legiferare in un settore che non è compreso in quella elencazione che, non si sa bene, è ricopiata in parte dal D.P.R. 616 che vale, come dicevo, per le Regioni a Statuto ordinario che hanno una potestà legislativa concorrente in materia di agricoltura.
Si dovrebbe, quindi, accettare di questo articolo solo la parte relativa al trasferimento di funzioni e di deleghe per quanto riguarda l'alimentazione, gli usi civici e gli altri trasferimenti di competenze non ancora operate fino a questo momento. Ribadisco che la prima parte dell'articolo descrittivo non ha nessun senso perché la competenza dell'agricoltura in materia statutaria è piena ed assoluta. Poi, tanto per venire un po' al lato comico di tutta la vicenda, vi vorrei invitare a leggere l'articolo 55 che sta a dimostrare di come certe statuizioni, che vengono ricopiate di sana pianta senza nessuno riferimento ad una realtà regionale, vengono poi riportate così artificialmente ad una realtà regionale: non si sa bene per quale motivo sono trasferite alla Regione, come indicato nel primo comma, le funzioni di promozione della bachicoltura, di tutela igienico-sanitaria della produzione serica, di controllo amministrativo sull'allevamento dei bachi da seta, di miglioramento della produzione sericola, le funzioni di promozione per il miglioramento della produzione della canapa.
Ora, a meno che non si voglia introdurre il baco da seta in Valle d'Aosta, non mi risulta che, a distanza di quattordici secoli, essendo stato introdotto il baco da seta in Europa - tutti ricordano l'episodio dei due monaci che, per ordine di Giustiniano, nel secolo VI, trafugarono dei bachi da seta in Cina e li portarono in Europa -, il baco da seta si sia affermato come coltivazione in Valle d'Aosta, né esiste traccia che nel passato vi sia stata una coltivazione del baco da seta in Valle d'Aosta, adesso ritorna il problema dell'agal, ma credo che questo si riferisca alla canapa, cannabis sativa, coltivata per altre cose.
C'è poi un altro aspetto, ma non voglio poi perdermi molto in queste elencazioni, che è quello dell'articolo 58 che prevede il trasferimento alla Regione tra le funzioni amministrative di quelle concernenti l'ippicoltura...quando si dice ''datti all'ippica'', per il mantenimento degli stalloni di pregio... In Valle d'Aosta abbiamo un'intensa attività per quanto riguarda l'ippicoltura, abbiamo la produzione di una razza pregiata equina, e naturalmente bisogna tutelarla con le norme di trasferimento...
Lo stesso vale per l'articolo 79 in materia di pesca, per il quale si pone di nuovo un problema di principio: si prevede che le funzioni amministrative che riguardano la materia della pesca sono trasferite, ma, viva Dio, nell'ambito della legislazione prodotta dal 1950 al 1960 esiste proprio la legge regionale n. 2 del 1952 che trasferisce in Valle d'Aosta all'Assessorato dell'Agricoltura le competenze complete del Ministro dell'Agricoltura in ordine al problema della pesca...più competenza trasferita e completa di questa, non so che cosa si voglia ancora prevedere...quando all'articolo 79 si vogliono ritrasferire delle funzioni già trasferite! E poi è curioso anche l'ultimo comma per cui potrebbe anche succedere che dopo i 99 anni si ponga il problema per le concessioni a scopo di piscicoltura ove riguardino acque del demanio dello Stato in Valle d'Aosta e l'elencazione potrebbe continuare. Da una parte, quindi, si disconoscono le disposizioni statutarie sottraendo delle competenze e questo processo di disgregazione dello Statuto regionale, che abbiamo più volte affermato, è riprovato da questa proposta di norme di attuazione.
Si sottrae ancora di più la competenza legislativa in materia di agricoltura, sulla quale la Regione ha competenza primaria, non avendo il coraggio di fare quanto è stato fatto per la Regione Sicilia, dove per le direttive comunitarie provvede direttamente l'Assemblea regionale tramite la sua attività legislativa. Inoltre ci troviamo una serie di norme che sono riferite a funzioni; ho citato solo la pesca, ma ce ne sono anche altre, come quelle relative alla protezione della natura ed altre ancora che adesso non mi ricordo, che sono state oggetto di ampio trasferimento con leggi regionali avvenuto dal 1950 al 1960 con l'attuazione, come la chiamano i giuristi, "non ortodossa", e dobbiamo riconoscere veramente che i nostri padri fondatori hanno avuto il buon senso, perlomeno in quegli anni, di curarsi molto del rispetto dello Statuto e del trasferimento delle competenze statutarie in modo intenso. Abbiamo una serie di leggi che trasferiscono completamente le funzioni dello Stato alla Regione, mentre oggi, per contro, dobbiamo constatare che questa attenzione e questa sensibilità non esistono più, e dall'altro, come dicevo, ci sono delle norme che per la Valle d'Aosta sono perfettamente inutili, a meno che non sia una sollecitazione sotto il profilo generale a certe categorie di imprenditori di occuparsi anche di quei problemi che per il momento non sono né retaggio storico, né tradizione economica e professionale in Valle d'Aosta.
Queste erano più o meno le osservazioni che intendevamo fare su questa proposta di decreto di Presidente della Repubblica e, dato che il Consiglio regionale non è chiamato ad esprimere una sua opinione, in quanto tale proposta non dev'essere votata in base a quanto è stato detto, ci permetteremo di far giungere alla Presidenza del Consiglio, che poi ne farà l'uso che riterrà più opportuno, le nostre osservazioni affinché la Commissione paritetica, se vuole, ne potrà tener conto...se non vuole, potrà benissimo cestinarle.
Il problema in realtà è diverso, è sempre quello di prima, cioè con la legge precedente abbiamo abdicato a certe funzioni e con questa riduciamo lo Statuto a qualcosa di diverso da quello che era prima, ed ecco perché oggi forse tutte le iniziative poste in essere in questi ultimi tempi di revisione statutaria provenienti da diverse parti dovrebbero essere, secondo noi, riviste ed esaminate, anche alla luce di queste nuove norme di attuazione, perché sosteniamo - e non siamo gli unici - che tali nuove norme di attuazione, a nostro modesto parere di Consiglieri che tentano di approfondire o di aggredire i problemi con una competenza che molte volte non abbiamo, ma ricorrendo a chi ce l'ha...di dare un contributo positivo a questo tipo di problematica, affinché di fronte a certe situazioni si faccia molto attenzione, si proceda con la dovuta cautela perché tutti questi problemi di trasferimenti, che sembrano problemi da poco, sono poco digeribili anche dall'opinione pubblica, in quanto non si tratta di erogare contributi, ma si tratta soprattutto di salvare un'istituzione e sappiamo che, di fronte alle istituzioni, solo forse la follia religiosa di qualche capo ispirato può raggiungere l'effetto che non siamo capaci di raggiungere noi nel sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema istituzionale del nostro Statuto regionale.
Questi argomenti non pagano sul piano regionale, certamente non pagano mai, e questo lo sappiamo, ma siamo consci della nostra funzione che è di attenta valutazione di tutte le questioni che questo Consiglio regionale è chiamato a esaminare, e che si devono svolgere all'insegna e nel rispetto delle statuizioni, sul piano legislativo-costituzionale e sul piano di attività interna. Questo Consiglio regionale da molti anni ha indirizzato la propria attività affinché certe prerogative e certi risultati conseguiti dal passato non siano messi in forse con questa nuova attività edificatoria che potrebbe, per certi versi, rappresentare una parziale demolizione dello Statuto regionale.
Dolchi (P.C.I.) - Altri Consiglieri che intendono prendere la parola sul punto n. 8? La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - A me sembra veramente paradossale che temi di questa portata siano affrontati con una posizione della Giunta e della maggioranza di questo Consiglio...Non mi è dato sapere che cosa pensano le altre forze politiche di questa maggioranza, emergono delle impostazioni che sono le più diverse e le più contrastanti, non so se le impostazioni del Consigliere Salvadori siano l'impostazione della Giunta. Vorremmo sapere come si muove questa maggioranza regionale, siamo abituati al silenzio tombale della Democrazia Cristiana, però il livello di mediazione tra posizioni diverse dovrebbe essere in genere rappresentato dalla maggioranza regionale. Lo chiediamo perché noi vogliamo replicare alle affermazioni del Consigliere Salvadori in questo senso: c'è l'abitudine ad usare una serie di roboanti affermazioni che fanno soprattutto effetto, ma che poi non hanno alcun nesso con la problematica reale, con le cose che dobbiamo fare giorno per giorno affinché quella preoccupazione ''Ahimè siamo come le altre Regioni a Statuto ordinario'', che ha anche il Consigliere Salvadori, abbia a cessare ed a modificarsi.
Noi dichiariamo il nostro imbarazzo anche come metodo di discussione, Consigliere Salvadori, sarebbe come se, ogni volta che ci alzassimo da questi banchi, dicessimo che noi siamo per il socialismo, ma abbiamo anche delle proposte per superare la crisi economica e per fare in modo che la nostra Autonomia vada avanti, e a noi sembra proprio che non ci sia questo concreto legame con le cose, proprio la povertà di questa maggioranza, la povertà anche di grossa parte di questo Consiglio regionale, lasciatemi passare una battuta, se le affermazioni del Consigliere Salvadori fossero largamente condivise da tutti, credo così che l'obiettivo sia quello di arrivare ad una repubblica autarchica e magari potremmo chiamarla anche "Unionista", sul modello o sullo stampo di quella di Khomeini. Cerchiamo di passare dalle enunciazioni generali e dagli slogan roboanti a delle affermazioni un pochino più pertinenti alla situazione che abbiamo e di esempi, Consigliere Faval, ce ne sono tanti, voglio capire quando dite che ''noi siamo per la zona franca'', però poi nelle linee del piano di sviluppo non se ne parla...e, allora, qual è la mediazione che svolge questa maggioranza regionale? Dobbiamo riuscire a capire per poterla contrastare e per poter portare il nostro contributo.
Voi siete per la separazione da questo Stato nazionale, ed è una posizione che, per carità, rispettiamo, ma cosa ci sta tra questa affermazione della forza di maggioranza relativa della separazione all'operare concreto, all'attuazione oggi del nostro Statuto, al miglioramento della situazione nella nostra Regione, alla differenziazione e alla difesa della nostra specialità? Qui la Giunta non lo dice. Di fatto assistiamo a questo impoverimento che è reale e di fatto dobbiamo dire che poi sono gli altri Partiti presenti in Parlamento, come il nostro, che fanno le battaglie concrete per difendere anche la nostra specialità e non siete voi che vi fermate a questo autonomismo bifacciale e a questi slogan!
Il rischio di perdere la nostra identità, come giustamente sottolineato dal Consigliere Salvadori, è reale, ma perdiamo questa identità se noi ci limitiamo, come si limitano questo Consiglio e questa maggioranza, a fare il lavoro di routine. Che cosa fa questa Giunta nel Paese affinché questi problemi vadano avanti, che posizione ha espresso questo Governo? Crediamo che le altre Regioni facciano molto di più nel difendere le loro prerogative, come nel caso delle politiche di settore, la cosiddetta famigerata "programmazione settoriale", dove le altre Regioni si fanno sentire e quella programmazione settoriale, basta leggere alcuni documenti di alcune Regioni, risponde a delle scelte che fanno loro, ha un nesso, un collegamento con le scelte che fanno nelle varie Regioni, mentre noi ci limitiamo in questo campo ogni volta semplicemente a lamentarci. Questa precisazione andava fatta, perché siamo profondamente insoddisfatti di questo modo di operare che, crediamo, non abbia alcuna utilità.
C'è stato un importantissimo movimento nel Paese relativo al Governo di solidarietà nazionale. Consigliere Pollicini, tu puoi anche fare delle battute, so che hai delle opinioni molto serie politicamente rispetto a quell'esperienza, però non possiamo dimenticare che quella maggioranza parlamentare di unità nazionale ha prodotto alcuni fatti significativi, tant'è che sul quel dibattito culturale siamo addirittura indietro, quando parliamo di ''382'' e di ''616'', lo vediamo in questa sede, non riusciamo ad esprimere un livello di proposte paragonabile al dibattito che è in corso nell'altro Paese e questo è, a nostro avviso, estremamente grave!
Credo che su questo tema debba essere fatto uno sforzo molto più grosso, alcune premesse qui sono state poste affinché diritti che sono della nostra Regione e particolarità nostre specifiche siano difese più dignitosamente di quanto avviene oggi.
Dolchi (P.C.I.) - Ci sono altri Consiglieri che intendono prendere la parola? La parola al Consigliere Salvadori.
Salvadori (U.V.) - Consentitemi una battuta, anche per terminare un po' col sorriso.
Se c'è una cosa che noi dell'Union Valdôtaine abbiamo imparato dal Partito Comunista è quella di andare sempre in giro con sottobraccio il Vangelo e il Consigliere Tonino aveva dato una dimostrazione un momento fa, quando dice noi e la Sinistra, noi, eccetera...noi qui abbiamo e così via, anche noi, Consigliere Tonino, abbiamo il nostro piccolo Vangelo, non è magari vecchio come il vostro, ma il congresso dell'Union Valdôtaine di Saint-Vincent ha tracciato le linee di natura economica, sociale, politica, culturale, e via dicendo, sulla quale l'Union Valdôtaine si muove e quando voi vi scandalizzate per il fatto che l'Union Valdôtaine punta alla maggioranza, per arrivare a quel discorso di autodeterminazione di cui parlavo prima, credo che non ci sia niente da stupirsi se una forza politica lotta per arrivare ad avere la maggioranza dei consensi là dove opera.
Quanto al discorso della Repubblica Valdostana khomeinista, vorrei solo ricordarti che è il P.C.I. che ha sostenuto Khomeini, e non l'Union Valdôtaine, all'inizio perlomeno.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Vorrei fare solo alcune considerazioni.
Credo che nell'esame di una questione di questo genere sia opportuno distinguere ciò che è politica da quello che è diritto esistente (quello che i giuristi chiamano "diritto positivo") perché una cosa sono le posizioni differenziate in ambito politico che sono state illustrate - per esempio mi ha trovato perfettamente concorde l'accenno del Consigliere Nebbia al problema, chiamiamolo così, "Europa" per certe collocazioni che possono essere differenziate - e una cosa è l'esame che il Consigliere Lustrissy, per esempio, ha fatto in un certo modo di quello che è oggi il diritto positivo.
Vorrei ricordare, forse per me stesso, che il termine di specialità ha quattro Regioni prima e dopo il 1963, se ricordo bene anche alla Regione Friuli è stata data in considerazione di particolari situazioni geografiche, sociologiche, linguistiche, e cose di questo genere, ma che non ha, almeno per noi, nessun significato di avere più o meno rispetto a un disegno di decentramento dello Stato che, evidentemente secondo noi, non avrebbe dovuto essere condotto come è stato condotto, perché la ''382'' e il ''616'' sono povere cose, anche sotto il profilo culturale, ammesso che si voglia parlare di cultura. Non ci mettiamo in polemica con la Lombardia, con la Basilicata o con la Calabria per essere più autonomi, noi sosteniamo una tesi totalmente differente che è quella di dire che devono essere applicate a livello regionale le competenze che le Regioni sono in grado di svolgere, il concetto di esatta adeguazione delle competenze...non le cito, perché non ho voglia di parlare di Vangeli vari.
Allora, qual è il problema? Il problema, secondo noi, è che lo Statuto avrebbe, e questo è stato sostenuto da 34 anni a questa parte, dovuto precisare le competenze dello Stato, che rimanevano competenze dello Stato e non limitare alcuni settori nei quali, bontà sua, lo Stato prometteva alla Regione di fare qualche cosa. Quindi non ci sogniamo, per esempio, di rivendicare competenze in materia di difesa o di ricerca nucleare perché siamo completamente coscienti che non è a questo livello che si discute dell'Autonomia della Valle d'Aosta, ma storicamente di fatto è avvenuto che il disegno di decentramento, portato avanti in quella maniera, ha dovuto essere coordinato con delle Autonomie preesistenti, e anche noi abbiamo dato atto ai rappresentanti della Valle d'Aosta di avere fatto, nei limiti di una delega di legge estremamente restrittiva e stranamente...il massimo possibile per ottenere un coordinamento fra il ''616'' e lo Statuto della Regione, e questo in funzione di una vecchia polemica che ho avuto almeno 66 volte con il Consigliere Lustrissy, in funzione anche questo di un diritto positivo stabilito nella sentenza della Corte costituzionale che ha detto che, fino a quando non ci fosse stato un trasferimento per legge (vedi la ''196'') di certe funzioni alla Regione, queste funzioni dovrebbero considerarsi non delegate, e quindi l'importanza giuridica e indirettamente politica di questo documento è quella di avere fatto chiarezza, in uno Stato di fatto, in termini di diritto positivo sulle competenze della Regione. Questo non va oltre a quello che evidentemente politicamente è assolutamente insoddisfacente, ma questo è un altro tipo di discorso, è un altro fatto parallelo, poi ognuno di noi evidentemente esprimerà le sue critiche nelle sedi opportune.
È stato detto che la specialità della Regione è da recuperare e non solo, ma recentemente a Roma è stato approvato dal Presidente di quella Commissione... Noi abbiamo sostenuto che è da rispettare, e non da recuperare rispetto a qualcosa, semplicemente in base alle leggi in vigore che, per primo, il Parlamento italiano...non parliamo del Governo che si dimentica regolarmente quando si fanno delle leggi, esempio che ho citato non in questa, ma in un'altra Commissione interparlamentare, che in Valle d'Aosta non esiste la Provincia e potrei fare numerosi esempi. Si legifera come se la Provincia esistesse, per cui noi dovremmo avere due tipi di organismi che sovente avrebbero sempre lo stesso territorio, qualche volta è anche avvenuto che vi siano stati per organi statali o parastatali dei delegati che avevano la stessa competenza e uno era provinciale e l'altro era regionale quando una Provincia non esiste, questo è il tipo di rispetto che innanzi tutto deve essere difeso con la specialità. Potremmo continuare con gli esempi, ma quando si parla di problemi e, en passant, Consigliere Lustrissy, non voglio entrare nel merito di quell'articolo 39 di indirizzo e di coordinamento; rendiamoci conto che, da un altro punto di vista, noi sovente lamentiamo che lo Stato manca di indirizzi e di coordinamento.
Ci lamentiamo che lo Stato manca di quel minimo di programmazione proprio per il fatto che, nel diritto positivo, sarebbe nostro interesse avere le decisioni dello Stato su certe questioni: mi ricordo di avere detto, proprio in una discussione in questo Consiglio, che l'Anarchia di fatto esistente in questo momento in Italia non giova a nessuno, ma in particolare nuoce alle Autonomie, siano esse speciali o ordinarie, e una certa crisi del Regionalismo Ufficiale di Stato, delle Regioni a Statuto ordinario in modo particolare, è dovuta proprio a questo tipo di Anarchia, al fatto che la partitocrazia imperante fa sì che passare attraverso certi stadi di organismi regionali serva per poi approdare al Parlamento...e non voglio fare il nome di Golfari, di Guzzetti, di Lagorio, di Fanti, di Mancini, o roba di questo genere, sapete tutti chi sono e quale è stato il loro tipo di carriera politica, perché è evidente che la Regione è in questo momento una Regione a Statuto ordinario che è sfruttata come camera di risonanza per altri e più grandi destini. Ora la nostra posizione, come Giunta regionale, è molto precisa e molto chiara, in quanto noi diciamo che tutto quanto è il diritto positivo in materia di Autonomia deve essere rispettato.
Per quanto riguarda la questione politica, sosteniamo che quest'Autonomia è insufficiente e ci sono ancora larghi settori in cui per correzione statutaria, come abbiamo dato recentemente un esempio di discussione, anche se credo che, probabilmente - in definitiva non ci siamo capiti - con deleghe o con trasferimenti la Regione deve avere altre e più ampie competenze, proprio per poter svolgere il suo ruolo. Specialità della Regione vuol dire anche capacità di autogoverno, di amministrazione e un certo tipo di settorialità della programmazione; non è questione di competenze, è questione d'impossibilità di spesa, vedasi la ''Legge Quadrifoglio'' in base alla quale venti Regioni italiane non sono riuscite a spendere una lira e tutti i Presidenti di Regione, e la Commissione Parlamentare su questo ha concordato, hanno chiesto di poter partecipare alla formazione di quelle ''Leggi Quadrifoglio'' e non di essere informati a posteriori, e questo è successo recentemente, che vengono dati, per esempio, 300.000 lire o 300 milioni per delle colture che in quella Regione non possono essere collocate.
Questi sono i dati di fondo...e l'esame che il Consigliere Faval ha fatto di questo documento è stato un esame di diritto positivo e credo che la discussione del Consiglio si debba innanzitutto focalizzare in questo senso.
Benissimo, le considerazioni di politica generale, i bilanci su come abbia agito la Regione, sulla sua capacità di sfruttare al massimo le possibilità esistenti, sono idee e opinioni rispettabilissime che però non credo che in questa sede abbiano, per quanto ci riguarda, un'attinenza specifica con questo oggetto perché noi oggi eravamo chiamati ad esaminare in qual modo la Commissione, che ha finito i suoi lavori, presenterà al Governo il tipo di coordinamento al decreto 616 dell'attuale esistente Autonomia della Valle d'Aosta.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, credo che con l'intervento conclusivo del Presidente della Giunta possiamo trarre delle brevissime conclusioni a questo dibattito, e credo che la prima deve essere una chiarificazione al Consigliere Lustrissy. Il lavoro della Commissione è terminato con la stesura dell'articolato che è stato a suo tempo poi nuovamente ritrasmesso ai Consiglieri; la parola, adesso, se così si può dire, sta al Governo e alla Commissione interparlamentare per le questioni regionali che, in base alla procedura, devono poi esprimersi affinché questo articolato diventi decreto del Presidente della Repubblica. Pertanto le osservazioni che sono state annunciate dal Gruppo dei Democratici Popolari saranno inviate, a cura della Presidenza, al Governo e alla Commissione interparlamentare per le questioni regionali.
Eventualmente lasciando poi concludere al Vice Presidente Faval, se lo richiede, la Presidenza rinnova il suo ringraziamento, e interpreto le parole pronunciate dai rappresentanti dei differenti Gruppi, ai Commissari che hanno rappresentato la Regione Valle d'Aosta nella Commissione paritetica e che, come sono già stati ricordati, sono: il Dottor Barbagallo, il Dottor Moussanet e il Signor Pramotton. Io personalmente ringrazio anche i colleghi intervenuti questa mattina che hanno dato vita ad un interessante dibattito che, una volta tanto, è andato oltre le normali prese di posizione su questioni amministrative.
Prima di concludere definitivamente, chiedo al relatore se ha qualcosa da aggiungere. La parola al Vice Presidente Faval.
Faval (U.V.) - Personalmente non ho niente da aggiungere perché, per dovere d'ufficio, ho proposto al Consiglio regionale una relazione di carattere esclusivamente tecnico circa i lavori della Commissione e ciò che la Commissione è riuscita ad ottenere perché, come rappresentante dell'Ufficio di Presidenza, non potevo, per ovvi motivi, darne una valutazione dì carattere politico. Mi associo, però, alle parole del Presidente del Consiglio, al di là di valutazioni senz'altro diverse e qualche volta anche divergenti sul contenuto politico della bozza del decreto che abbiamo qui esaminato, per esprimere un parere positivo circa il dibattito che si è svolto in Consiglio regionale. Mi pare importante procedere su questa strada, e cioè che non si lascino passare, come troppo spesso è avvenuto in altre occasioni, argomenti di questa portata, importanza e delicatezza senza che il Consiglio, con un minimo di concretezza, non solo prenda atto, ma porti tutta la sua esperienza e la sua capacità di critica a favore di una migliore e sempre più efficace possibilità del Consiglio di svolgere le sue funzioni.
Dolchi (P.C.I.) - Grazie al Vice Presidente Faval.
Ritengo di poter proclamare, con l'impegno di trasmettere a chi di competenza le osservazioni che perverranno dal Gruppo D.P., che il Consiglio, dando atto della positività del lavoro svolto da parte dei nostri Commissari, prende atto dello schema dell'articolato della Commissione paritetica istituita ai sensi dell'articolo 72 delle norme di attuazione.
Il Consiglio prende atto.
