Oggetto del Consiglio n. 578 del 5 dicembre 1979 - Verbale

OGGETTO N. 578/79 - Redazione del Piano Urbanistico Regionale. (Interpellanza dei Consiglieri Tonino, Péaquin e Cout)

Interpellanza

È dal lontano 1974 che la Regione non presenta proposta per un Piano Urbanistico Regionale e, tra l'altro, le proposte di allora non hanno avuto alcun seguito operativo.

La Regione ha recentemente affidato a tecnici dell'Università di Trieste lo studio sulle caratteristiche naturali del nostro territorio regionale.

Tenuto conto che esistono gravi problemi di uso distorto del territorio e che permangono minacce speculative in consistenti aree turistiche, è particolarmente urgente una proposta di Piano Urbanistico Regionale.

Tutto ciò premesso, si

Interpella

la Giunta regionale per conoscere in quale modo e con quali tempi si intende promuovere la redazione del Piano Urbanistico Regionale, tenendo conto dell'esigenza di uno stretto collegamento fra Uffici regionali, eventuali rapporti di consulenza e Consiglio regionale oltre che del necessario collegamento con i Comuni e le forze sociali.

Aosta, 22 novembre 1979

F.ti: Tonino Alder - Péaquin Sergio - E. Cout

Dolchi (P.C.I.) - Illustra l'interpellanza il Consigliere Tonino, che ha la parola.

Tonino (P.C.I.) - Molte delle considerazioni che volevo svolgere sul problema del Piano Urbanistico Regionale le faremo discutendo del Piano di Sviluppo, per cui mi sembra importante...

Andrione (fuori microfono) - ...dovrà essere discusso dopo il bilancio, quindi ci sarà una richiesta di rinvio.

Dolchi (P.C.I.) - ...nei dieci minuti prescritti per sviluppare l'interpellanza.

Tonino (P.C.I.) - Allora cerco di anticipare alcuni di questi concetti che comunque meglio svilupperemo quando si discuterà il Piano di Sviluppo per gli agganci che ci sono con quel documento. In sostanza, però, noi parliamo nella nostra Regione dell'esigenza di un Piano di Sviluppo da prima degli anni '60. Non ho con me la prima proposta di legge urbanistica regionale che fu presentata dal Consigliere Bondaz in questo Consiglio allo scadere della terza legislatura nella quale già si parlava dell'esigenza di un Piano Regolatore della Regione; comunque, da quel periodo in avanti, sistematicamente, quando si discutono leggi urbanistiche e quando si discute dello sviluppo della Regione, si parla della necessità e dell'urgenza di un Piano Urbanistico Regionale. Alcune esperienze che avevano il loro valore sono state fatte, mi riferisco evidentemente a quel periodo del 1974 quando, assieme ad alcune linee di sviluppo che avevano anche contenuto di intervento politico della Regione, fu predisposto uno schema di Piano Urbanistico Regionale che, al di là di alcuni contenuti che erano criticabili in quel momento - e che lo sono tanto di più oggi - era una base di discussione, credo, molto utile. Neanche quell'esperimento ebbe fortuna e in genere c'è la difficoltà a discutere del Piano Urbanistico se non si presentano, assieme al Piano Urbanistico, anche delle linee di sviluppo della Regione e dei progetti di intervento specifici nei vari settori.

Qual è oggi la situazione nella nostra Regione? Intanto diventa sempre più evidente che utilizzare soltanto come Regione il momento di controllo sugli strumenti urbanistici comunali è decisamente insufficiente, perché l'azione che fa la Regione in quel momento è estremamente scoordinata, al limite arbitraria e soggettiva, tant'è che ci sarebbe evidentemente da discutere sul come sono stati approvati alcuni Piani Regolatori della nostra Regione, di qui la necessità di avere uno strumento regionale che permetta di fare un dibattito allargato sulle scelte strategiche della Regione. Già nell'adunanza di questo Consiglio saranno discusse delle mozioni che affrontano il problema della viabilità, che è uno dei problemi di carattere strategico della Regione, che non possiamo dare sempre per scontato e accettare supinamente senza discutere e senza avere un ruolo attivo, considerato che queste scelte strategiche sono poi estremamente necessarie anche per quanto riguarda lo sviluppo turistico.

È noto a tutti che, finora, in questo campo l'azione della Regione è stata quella di andare a rimorchio di scelte spontanee e le minacce di compromissione di aree estremamente interessanti dal punto di vista paesaggistico è una minaccia che, secondo noi, non è assolutamente passata, anzi credo che si faccia avanti in questo settore un modo di intervenire più alla chetichella, più fatto di piccoli interventi che è comunque estremamente deteriore. Per questi motivi, e tralascio il rapporto con le linee di sviluppo che è un argomento di estremo interesse - che però richiederebbe troppo tempo e che vedremo un'altra volta -, noi abbiamo fatto l'interpellanza per chiedere, da un lato, che alcune linee di sviluppo comincino ad essere discusse, e ben vengano, in quanto le abbiamo sempre sollecitate. Sono incominciati alcuni studi sulla conoscenza del suolo, e anche questo è un fatto positivo, perché la conoscenza delle caratteristiche del suolo è evidentemente fondamentale. Si tratta però, parallelamente e contestualmente a questi due momenti, anche di cominciare a tratteggiare degli interventi sul territorio non in modo estemporaneo, ma sulla base di scelte e di considerazioni sullo sviluppo che c'è stato fino ad oggi e di interventi sul territorio, sempre nell'ambito di grosse scelte strategiche della Regione in termini di utilizzo delle aree e delle zone, quindi la definizione che noi preferiremmo è quella di "Piano di coordinamento regionale" più che Piano Regolatore.

Noi vorremmo che, anche in questo caso, l'autonomia dei Comuni, che hanno maggiore conoscenza delle realtà delle varie zone o delle Comunità Montane, sia attiva, tant'è che, quando chiediamo che cosa vuol fare la Giunta, parliamo di questo necessario collegamento con gli Enti locali e con le forze sociali. Questo "Piano di coordinamento regionale" è uno strumento che può essere fatto subito, può intanto cominciare a definire le aree della nostra Regione, sulle quali non ci sono previsioni di sviluppo immediate, che vanno salvaguardate e che perciò devono essere garantite per successive utilizzazioni. Ciò deve essere anche fatto subito proprio perché ci sono delle scelte importanti che devono essere prese immediatamente sul piano strategico, sul piano di ''che cosa succede e di che cosa diventa la nostra Regione''.

Con l'interpellanza chiediamo a che punto siamo, se si vuole incominciare, perché siamo convinti che, e lo diremo anche quando discuteremo del Piano di Sviluppo, se anche in questa occasione ci limitiamo a discutere di tendenze e dello sviluppo spontaneo nei vari settori della nostra Regione, ma non riusciamo poi a concretizzare delle politiche e dei nostri orientamenti sul territorio. Ancora una volta faremo dell'accademia e il Consiglio regionale sarà occasione di palestra oratoria dove però non ci sarà concretamente la dimostrazione della volontà di intervenire pianificando. Questa è la nostra impostazione, e per questi motivi chiediamo in che modo si vuole muovere la Giunta e, soprattutto, in che modo la Giunta intenda coinvolgere su questo discorso non soltanto il Consiglio - e già questo comunque è un interrogativo -, ma anche gli Enti locali e le forze sociali.

Dolchi (P.C.I.) - Risponde l'Assessore al turismo, Ramera, che ha la parola, e poi il Presidente della Giunta.

Ramera (D.C.) - Sarò brevissimo, visto che l'argomento potrebbe essere maggiormente trattato in occasione del Piano di Sviluppo, perché è logico che una maggioranza deve darsi delle direttrici sui vari aspetti della Regione. Nell'interpellanza si fa appunto cenno che la Regione ha affidato all'équipe dell'Università di Trieste, diretta dal Professor Masoli, lo studio delle caratteristiche naturali del territorio; per cui ne deriva, almeno a mio parere, che ne scaturirà, al termine di tutto questo, un Piano Territoriale della Regione dove verranno naturalmente messi in luce l'aspetto idrogeologico, le foreste, le cave, le miniere, e tutto, in modo che poi si possa anche successivamente toccare certi aspetti urbanistici del territorio.

Per il momento sono due questioni che corrono parallele: una è lo studio del territorio che porterà al Piano Territoriale e, l'altra, è l'assetto urbanistico che continua ad essere portato avanti dai Comuni con il dovuto controllo e confronto con gli organi preposti dalla Regione, quindi con la Giunta regionale, con la sezione urbanistica, con il C.R.P.T., e quindi per il momento è così. Poi, quando avremo tutti questi studi, avremo la possibilità di fare delle scelte ben precise sul territorio.

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V.) - ...lo stesso senso in cui ha già detto l'Assessore Ramera, questo "Piano di coordinamento", anche noi preferiamo l'espressione usata dal Consigliere Tonino, dovrà svolgersi su diversi piani, cioè dare un piano, che è puramente territoriale, che potrà essere cogente e che potrà tradurre in cartografie e in piani specifici certi articoli di leggi oggi esistenti, che sono poi di difficilissima interpretazione pratica...cito un esempio che ci ha fatti diventare matti, che è la definizione di "bosco" indicata dall'articolo 1 della legge regionale n. 14 del 1978. Questo studio dovrà potere tradurre in modo chiaro, e quindi anche cartografico, uno stato di cose esistenti e aiutare, o perlomeno chiarire, certi problemi per la redazione dei Piani Regolatori Comunali che deve continuare perché, anche se vi sono effettivamente delle difficoltà nel coordinare i differenti piani comunali, fino a quando quel tipo di legislazione è vigente è un obbligo per il Comune e per la Giunta regionale di partecipare all'atto complesso che si chiama "Piano Regolatore".

Un secondo stadio di questo piano di coordinamento è il necessario coordinamento tra piano territoriale e programmazione socio-economica; anche in questo caso il Consigliere Tonino ha toccato il problema. Voglio solo accennare ad una grossa difficoltà, ossia che in questo tipo di lavoro vi saranno numerose lacune, numerosi punti bianchi per quanto riguarda decisioni e responsabilità che non appartengono alla Regione.

In relazione all'esempio della circolazione internazionale, a tutt'oggi non sappiamo come continuerà da Les Iles al Monte Bianco la "26", ci sarà la strada a carattere autostradale quattro corsie finanziata dall'ANAS secondo certe promesse, salterà la barriera parlamentare contro le autostrade, eccetera...non sappiamo assolutamente niente, come non sappiamo ancora nulla sulle decisioni per il comparto degli acciai speciali. Il Senatore Modica, che non è iscritto all'Union Valdôtaine, martedì scorso diceva alla Commissione parlamentare - non smentito da nessuno dei Senatori e Deputati presenti che rappresentavano tutto l'arco costituzionale e non costituzionale - che manca totalmente una programmazione del Governo, fatta eccezione per quella che tutti hanno criticato, e cioè la programmazione settoriale per la quale si ricevono 50.000 lire per la...e 300.000 per la forestazione o cose di questo genere. Sarà questo probabilmente il punto più difficile e quello che, come paventa giustamente il Consigliere Tonino, rischia di far fare al Consiglio regionale dei dibattiti accademici se sia meglio la ferrovia o l'autostrada, quando una decisione di questo genere, a parte quello che ognuno può pensare, non dipende dalla Regione.

Dolchi (P.C.I.) - Il Consigliere intende ancora prendere la parola? La parola al Consigliere Tonino per la replica.

Tonino (P.C.I.) - Sono parzialmente soddisfatto, perché non sono uscite indicazioni su come opereremo, a parte quello di aspettare lo studio territoriale e di tener sempre conto dell'assetto urbanistico che viene avanti con i Comuni. Tuttavia dissento profondamente dall'impostazione del Presidente della Giunta su un aspetto, ossia che è vero che ci sono delle scelte che non dipendono da noi, ma da andamenti spontanei, che arrivano dal livello nazionale, o altre scelte che dipendono addirittura da indirizzi europei, però intanto cominciamo a fare il coordinamento tra il Piano di Sviluppo e il Piano Territoriale sulla base delle scelte che vogliamo noi! Se non lo facciamo, ogni volta ci troveremmo a dire: "Accidenti, come sono cattivi gli Europei o gli Italiani perché ci cade sulla testa questa scelta", senza aver avuto mai la capacità preventivamente di influire su queste decisioni o perlomeno di dire la nostra sulle decisioni. Questo è un aspetto di quella che consideriamo "la concezione pratica dell'Autonomia della nostra Regione", cui teniamo particolarmente, e che vorremmo fosse patrimonio di tutti.

Dolchi (P.C.I.) - Punto n. 7 dell'ordine del giorno.