Oggetto del Consiglio n. 576 del 5 dicembre 1979 - Verbale

OGGETTO N. 576/79 - Questioni concernenti la gestione della rivista "Lo Flambò". (Interpellanza del Consigliere Riccarand)

Interpellanza

Il sottoscritto Consigliere regionale di Democrazia Proletaria-Nuova Sinistra,

Visto l'articolo "A Monsieur Ezio Riccarand" pubblicato sul n. 3 automne 1979, della rivista "Lo Flambò" a firma di Aimé Chenal, redattore capo della rivista;

Premesso che "Lo Flambò" viene stampato a spese della Regione e che, di conseguenza, essendo finanziato dall'ente pubblico, dovrebbe garantire una pluralità di posizioni e non essere gestito in modo partigiano;

Rilevo che il citato articolo, oltre che contenere affermazioni false e distorte nell'intento di minimizzare la censura sistematicamente praticata dalla redazione di "Lo Flambò" su tutti i contributi non allineati, contiene altresì frasi ingiuriose e affermazioni calunniose nei confronti miei e del movimento politico con cui opero;

Constato altresì che il citato articolo si conclude con una affermazione estremamente grave: "Monsieur Riccarand, faites une petite réflexion et venez avec nous. Vous serez à même de publier dans cette revue tout ce qui vous passera par la tête"; in cui è affermato esplicitamente che solo gli articoli allineati possono essere pubblicati su "Lo Flambò";

Ricordo, per ristabilire la verità dei fatti, che non uno, come affermato da Aimé Chenal, ma tre miei interventi sono stati censurati da "Lo Flambò" pur essendo del tutto attinenti ai temi affrontati dalla rivista; ed esattamente:

a) "Italiano, francese e francoprovenzale in Valle d'Aosta", fatto pervenire nel febbraio 1977 e mai pubblicato;

b) "Inchiesta linguistica a Pontboset", fatto pervenire in data 10.2.1978, e mai pubblicato;

c) "Lettera a Chenal e Vauterin" fatta pervenire in data 10.2.1978 e mai pubblicata. Lettera che si allega integralmente alla presente interpellanza e che ne fa parte integrante;

Ribadisco che la questione non è affatto di natura personale, ma che essa costituisce un rilevante problema di democrazia e di correttezza nella gestione di una rivista culturale finanziata pubblicamente, tanto più che sono convinto che "Lo Flambò" non operi delle censure solo nei miei confronti;

Interpello

l'Assessore regionale alla Pubblica Istruzione per sapere:

1) per quali motivi i miei interventi sui problemi linguistici della Valle d'Aosta non possono essere pubblicati da "Lo Flambò", che invece dedica ampio spazio alla pubblicazione di articoli di confutazione delle mie tesi a firma di Pierre Grosjacques, Alexis Bétemps e Aimé Chenal;

2) se condivide e avalla l'affermazione conclusiva del citato articolo del capo redattore di "Lo Flambò" per cui la possibilità di avere uno spazio sulle lussuose pagine di tale rivista sarebbe condizionata dalla adesione all'ideologia dell'Union Valdôtaine o dei Democratici Popolari;

3) se ritiene conforme alle finalità di una rivista culturale finanziata pubblicamente che il suo capo redattore pronunci affermazioni ingiuriose nei confronti di un movimento politico e dei suoi aderenti;

4) quale misura intende adottare per far sì che:

a) "Lo Flambò" diventi una rivista finanziata e gestita da un gruppo privato e, in quanto tale, legittimata ad operare qualsiasi tipo di censura e di scelte ritenute opportune;

b) "Lo Flambò" rimanga una rivista finanziata pubblicamente, ma garantendo pieno diritto di espressione anche a tesi differenti e contrapposte a quelle ufficiali, purché rientranti nell'ambito degli argomenti affrontati dalla pubblicazione.

Aosta, 22 novembre 1979

F.to: Elio Riccarand

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Credo che il significato dell'interpellanza sia chiaro: ci troviamo di fronte ad una rivista, Lo Flambò, che è stampata a spese della collettività e che ha un costo notevole, anzi direi eccessivo, perché ha un formato estremamente lussuoso. La spesa per la Regione, stante le delibere che ho visto, è di circa di 3 milioni e mezzo di lire al numero, il che significa 14 milioni di lire all'anno. Questa rivista, che dovrebbe garantire un confronto d'idee sui vari temi attinenti alla cultura valdostana, è invece gestita in modo partigiano e settario, operando sistematicamente censure e discriminazioni, e quindi, in definitiva, offre un prodotto che è culturalmente squalificato.

Ho sottolineato nell'interpellanza che non si tratta di un problema personale e che ero convinto che la redazione attuale de Lo Flambò praticasse la censura non solo nei miei confronti, ma anche nei confronti di altre persone. Mi è giunta in questi giorni una lettera del Professor Italo Cossard che conferma questa mia affermazione, e che quindi leggo al Consiglio: "Sig. Consigliere regionale, ho letto con attenzione la mozione riguardante Lo Flambò che ella ha presentato per il prossimo Consiglio regionale, e mi permetto, e ciò nella mia veste di privato cittadino, di chiederle cortesemente di voler correggere un'inesattezza nella quale certamente in buona fede ella è purtroppo incorso. L'affermazione secondo cui il Signor Chenal Amato, attuale Direttore responsabile della rivista in oggetto, accetterebbe soltanto la collaborazione dei Democratici Popolari e degli Unionisti non è rispondente alla verità. Fondatore de Lo Flambò, lo scrivente non ha mai potuto collaborare a Lo Flambò dall'assunzione della carica di direttore di detto Signor Chenal, il quale, non solo agisce con pubblico denaro secondo le sue finalità, ma utilizza la rivista che dirige quale pedana di lancio per le sue personali battaglie. Le allego un trafiletto apparso su Lo Flambò, secondo trimestre dell'estate '77, che critica un mio articolo pubblicato da Le peuple valdôtain nell'aprile dello stesso anno, ed in cui, forte di alcuni studi di filologia, sostenevo l'utilità della lettera K nel patois, parlata franco-provenzale che conosco per diretto apprendimento della viva voce di mia madre fin dalla più tenera età. I miei ragionamenti in proposito potevano essere opinabili, non già oggetto di basso insulto; ella può vedere, dal tono del trafiletto allegato, che la spinta motrice allo scrivere per il Signor Amato Chenal non deriva certo da passione politica. Sono iscritto all'Union Valdôtaine...né tanto meno da amore per il sapere, ma soltanto dall'assoluta mancanza di ogni conoscenza, sia nel campo culturale che in quello della civile convivenza in cui nuota e si pasce il Signor Amato Chenal".

Ora, accolgo volentieri l'invito di Cossard a precisare che non è vero che Lo Flambò accetta soltanto la collaborazione di esponenti dell'Union Valdôtaine e dei Democratici Popolari; io però, in realtà, nell'interpellanza non avevo affermato esattamente questo, avevo affermato che Lo Flambò dà spazio soltanto a chi dimostra un allineamento nei confronti dell'ideologia dell'Union Valdôtaine, che è cosa ben diversa dall'essere iscritti all'Union Valdôtaine! Evidentemente, quando il Signor Cossard esprime delle posizioni che non sono condivise dall'ideologia dominante dell'Union Valdôtaine, viene anch'egli censurato su Lo Flambò, anch'egli come capita a molte altre persone. Quella che diffonde Lo Flambò è la più sciatta e squalificata propaganda dell'ideologia francofona, e chi non si allinea viene pesantemente insultato come nel caso del Signor Cossard che viene definito "discepolo di Vegezzi-Ruscalla" o, come nel mio caso, che sono stato definito fascista in diverse occasioni, un'ideologia, ecco...

Vorrei anche sottolineare che credo che sia sbagliato addebitare le responsabilità di tutta questa situazione a una persona, cioè al Signor Chenal, evidentemente il Signor Chenal ha agito perché esisteva un gruppo di persone che aveva un certo incentivo a muoversi in questo modo, e non si spiegherebbe altrimenti, se non ci fosse questo avallo da parte del potere regionale, come Lo Flambò, per tanti anni, abbia potuto costantemente fruire di cospicui finanziamenti regionali senza che ci fosse nessun controllo sulla democraticità o meno della gestione.

Credo che questa grave e scandalosa situazione, profondamente antidemocratica, debba cessare. Spero che la risposta dell'Assessore alla Pubblica Istruzione contenga delle proposte precise, chiare e risolutive per questo problema.

Dolchi (P.C.I.) - Risponde l'Assessore alla Pubblica Istruzione, Viglino.

M. Ida Viglino (U.V.) - Je voudrais avant tout préciser certaines choses et c'est à dire que Lo Flambò n'est pas la seule revue subventionnée par la Région, il y a également la Société de la flore valdôtaine, l'Association Augusta d'Issime, la Société de recherche et d'études préhistoriques alpine, la revue Débats et propos que vous connaissez, et des associations culturelles ou des instituts comme l'Institut Historique de la Résistance. Je dois dire donc que j'ai pris connaissance de l'article qui a été publié sur Lo Flambò après avoir vu l'interpellation de Monsieur Riccarand, parce que je dois confesser que mon travail actuel ne me permet malheureusement pas assez de temps pour aller, disons, lire tout ce que nous pouvons subventionner comme revues ou associations culturelles.

Je dois rappeler que Lo Flambò est la revue du Comité des Traditions Valdôtaines qui est une association culturelle que nous subventionnons comme nous subventionnons toutes les autres. Disons, le fait de payer des éditions de Lo Flambò ou de payer des éditions de l'Association Augusta ou de la Société de recherche d'études préhistoriques fait partie d'une façon que l'Administration régionale a toujours eu de subventionner des associations culturelles et, lorsque les associations culturelles n'ont pas de reçus, nous les subventionnons directement. Étant la revue d'un organisme, appelons-le comme ça, privé, évidemment je retiens que si Monsieur Riccarand a quelque chose à dire à propos de l'article de Monsieur Chenal, qu'il s'adresse directement à lui.

Je dois reconnaître à Lo Flambò le mérite que les articles sont signés, parce que je me permettrais de dire que, par exemple, sur certaines presses locales que la Région subventionne également, il y a parfois des articles qui sont extrêmement offensants vers les personnes qui ne sont pas signées et je pourrais le prouver à Monsieur Riccarand, en rappelant un article paru sur un journal local qui me concernait directement et cet article était écrit en patois. Je vous assure que j'en ai été extrêmement blessée, tout au moins autant blessée que Monsieur Riccarand par l'article de Monsieur Chenal et, si j'avais eu le plaisir de connaître la personne qui avait écrit cet article, je me serais certainement adressée directement à lui, mais je n'en aurais donnée certainement pas la faute à Monsieur Riccarand!

D'autre part, je répète, étant la revue d'une association privée, il nous est un peu difficile d'intervenir directement. Évidemment j'ai convoqué, à la suite de cette interpellation, Monsieur Chenal et Monsieur Vauterin qui sont directement responsables, et je rappellerais à Monsieur Riccarand que Monsieur Chenal n'a jamais été inscrit à l'Union Valdôtaine et, d'autre part, cette revue est subventionnée depuis 1960 par toutes les administrations qui se sont succédées à la Région. Je les ai convoquées et je leur ai demandé si c'était possible de discuter à l'intérieur de leur Comité de rédaction la possibilité d'accueillir également des opinions différentes de celles qui peuvent paraître sur Lo Flambò.

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Riccarand per la replica.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - La risposta dell'Assessore è totalmente insoddisfacente.

Io ritengo estremamente grave che, ancora una volta, la Giunta regionale decida di avallare una impostazione profondamente antidemocratica. Ora, bisogna fare una distinzione molto netta fra il giornale, espressione di un organismo privato che fa delle sue scelte e verso il quale si possono fare tutte le critiche, da una rivista interamente pagata con soldi della collettività e che invece viene gestita in modo settario, in modo partigiano e questo è profondamente inaccettabile.

Ora, che l'Assessore mi dica che devo rivolgermi alla redazione de Lo Flambò è assolutamente inutile, ho allegato all'interpellanza una lettera che ho mandato nel febbraio del 1978 alla redazione de Lo Flambò che non è mai stata pubblicata, come non sono stati pubblicati una serie di interventi, perché sistematicamente la redazione de Lo Flambò opera una censura. Allora, il problema è semplicissimo: o Lo Flambò è un giornale che garantisce l'accesso a diverse posizioni, garantisce un dibattito realmente democratico (e allora è giusto che venga finanziato pubblicamente con i soldi della collettività), oppure è un organismo gestito dall'associazione privata, che pubblica soltanto quello che ritiene conforme alla propria impostazione (e allora non è giusto che tutta la collettività paghi questa spesa). Questo mi pare un problema di semplice democrazia...

Credo che qualsiasi ambiguità, qualsiasi...sia estremamente dannosa su questi problemi.

Dolchi (P.C.I.) - La parola all'Assessore Viglino.

M. Ida Viglino (U.V.) - Je veux simplement ajouter ceci: le "Institut Historique de la Résistance" est financé par la Région. Eh bien, cet Institut a produit un film, n'est-ce pas? sur la Résistance, où on ne parle absolument pas du capitaine des alpins César Ollietti que beaucoup de partisans se rappellent sous le nom de Mésard; eh bien, je trouve que c'est une façon, avec l'argent public, d'intervenir dans une question qui me semble fondamentale pour la vérité historique de la Région!

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - È inaccettabile questo metodo dell'Assessore di tirare in ballo delle cose che non c'entrano niente per, secondo me, confondere le acque! Se esiste un film fatto dall'Istituto Storico...a parte il fatto che non parlerei di un personaggio, perché ci sono tantissimi personaggi della Resistenza e non si può certo, in un film che dura un'ora, parlare di tutti i personaggi della Resistenza...ma questo è un altro problema.

Esistono, credo, degli organismi dirigenti dell'Istituto Storico della Resistenza che sempre hanno risposto a qualsiasi obiezione, a qualsiasi proposta e a qualsiasi suggerimento. Diverso è il caso invece di quanto riguarda Lo Flambò, ed io non riesco a capire come non si possa dire che ''Sì, il problema esiste, e noi cercheremo di risolverlo con delle scelte da parte dell'Assessore e da parte della Giunta'' perché è la Giunta che dà 3 milioni e mezzo per questo giornale, perché senza i soldi della Giunta questa roba non esce. Allora, siccome esce con i soldi della collettività, è giusto che ci sia un controllo e che sia garantito...democrazia, sennò non è giusto dare i soldi, sennò si fa una scelta di privilegiare certe impostazioni che sono profondamente antidemocratiche. Questa mi pare una cosa lapalissiana e mi stupisco che da parte dell'Assessore Viglino, di cui sempre affermo la sua correttezza...io spererei che ci fosse questa correttezza, ma non si riconosce questo semplice fatto.

Dolchi (P.C.I.) - Punto n. 5 dell'ordine del giorno.