Oggetto del Consiglio n. 109 del 10 maggio 1967 - Verbale
OGGETTO N. 109/67 - Rinvio della ratifica della deliberazione n. 626 in data 16.3.1967: "Concessione alla Signora Bovet Pascasia della somma di lire 3.500.000 a titolo di indennità per il trasferimento del proprio esercizio pubblico dal demolendo fabbricato di proprietà regionale di Piazza Arco d'Augusto ad altro fabbricato. Approvazione ed impegno di spesa".
L'Assessore BALESTRI chiarisce che la Sig.ra Bovet occupava i locali dell'ex proprietà Schiagno e quelli di Rosset Onorina in Summa. Per quanto riguarda i locali di provenienza della Schiagno, precisa che nel contratto c'è una clausola secondo cui la Schiagno doveva consegnarli liberi, ma, poiché la Schiagno non voleva firmare in presenza di tale clausola, l'allora Assessore alle Finanze Colombo si è impegnato a non considerare tale clausola.
Il Consigliere FILLIÉTROZ sostiene che il comportamento dell'allora Assessore alle Finanze è evidentemente illegale perché non era nel suo potere il soprassedere a una clausola contenuta in una deliberazione, ciò che ha valore legale è la deliberazione del Consiglio e le condizioni, le clausole in essa inserite.
Le Conseiller ANDRIONE relève l'importance du texte de l'acte signé qui fait preuve jusqu'à plainte pour faux. Il ajoute qu'il n'y a personne qui puisse dire, après avoir signé un contrat fait auprès d'un notaire, qu'il y a une clause qui ne vaut pas.
L'Assessore BALESTRI fa presente che riferirà i fatti come sono andati: la Signora Bovet ha ancora due stanze più degli scantinati di provenienza di Rosset Onorina e per tali locali ha pagato 3.500.000 lire. L'Esecutivo regionale ha affidato al Geometra Lévêque lo svolgimento di una perizia circa il valore attuale dei locali nel senso di importo mensile; tale importo è stato moltiplicato per 30 mesi, che è la clausola che normalmente c'è e tale calcolo ha determinato la cifra presente nella deliberazione in questione.
Aggiunge che, se la volontà del Consiglio è che non si faccia niente, la Giunta regionale aspetterà a demolire la casa quando sarà il momento.
Il Consigliere ANDRIONE annuncia che il Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine è favorevole alla demolizione della casa. Manifesta però irritazione per il sistema per il quale la Regione è considerata una mucca da mungere come dimostra il fatto che due stanzette si paghino 3.500.000 lire.
In conclusione ribadisce che il Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine è favorevole alla demolizione della casa senza però che quella casa venga a costare alla Regione 100 e più milioni.
Il Consigliere CUSUMANO fa notare che alla Signora Bovet era stata posta quale data limite per lo sgombero dei locali il 30 di aprile. Ora, nonostante tale data sia trascorsa e lì vicino sia già stato ultimato il bar in cui la Signora Bovet dovrebbe trasferirsi, la stessa continua a occupare i locali della casa da abbattere.
Chiede se tale casa si riuscirà ad abbattere entro la fine del decennio, anche se spera di non dover aspettare la fine del decennio per vederla abbattuta.
L'Assessore al Turismo BALESTRI fa presente che, quando la Schiagno è stata interpellata, la stessa ha detto di fidarsi della parola dell'allora Assessore alle Finanze circa la clausola.
Il Consigliere ALBANEY rileva che l'indennità è a titolo di indennizzo per il trasferimento della Signora Bovet da un posto di primissimo piano, dove c'è la possibilità di avere un grande afflusso di gente, a un locale di secondo piano. Inoltre la Bovet dovrà affrontare delle spese non indifferenti perché, per allestire degli esercizi commerciali, dato che non ci sono ancora i mutui per i commercianti, il costo per arrivare alla sistemazione di un nuovo locale è di 5 o 6 milioni come minimo.
Le Conseiller ANDRIONE affirme qu'il trouve incroyable qu'un notaire puisse déclarer qu'une clause de l'acte qu'il va rédiger n'est pas valable; il pense qu'il est possible que le notaire Colombo ait déclaré de s'engager de parler auprès de la Junte pour la prier de modifier cette clause.
Il Consigliere MARCOZ ritiene che ci si trovi di fronte a una questione di principio e di etica amministrativa: una concessione verbale che sarebbe stata fatta da uno degli Amministratori potrebbe essere presa in considerazione in assenza di una deliberazione di Giunta che statuisca sul punto. Essendoci invece una deliberazione di Giunta che dispone al riguardo, è semplicemente inaudito che un Amministratore singolo possa aver esonerato il destinatario dall'impegno previsto in delibera.
Il Consigliere GERMANO, richiamandosi all'intervento del Consigliere Savioz nell'adunanza della mattina secondo cui la Giunta passata avrebbe dato incarico all'Ufficio legale di effettuare una relazione e che tale relazione sarebbe stata negativa, chiede che tale relazione sia esibita.
Il Consigliere SAVIOZ precisa che dei locali acquistati un buon 90% era di proprietà della Signora Schiagno e il 10% erano altri locali comprati successivamente che non erano vincolati al fatto della licenza e dell'esercizio. Chiede perché l'Amministrazione avrebbe dovuto pagare di più i secondi locali quando i secondi locali da soli non possono servire a niente. Fa presente che la verità è che la Regione ha comperato dalla Signora Schiagno i locali a condizione che fossero liberi immediatamente, pagandoli fior di quattrini perché da Amministratore, se non capace, almeno serio, egli non poteva far altro che arrivare a un concordato.
Ritiene quindi che non sia giusto che oggi si ritorni ancora a cercare dei quattrini dall'Amministrazione regionale che ha già pagato quanto doveva pagare. Conclude sostenendo che se la Signora Bovet ha da fare delle recriminazioni, dovrebbe rivolgersi a chi aveva stipulato il contratto d'affitto con lei e non all'Amministrazione regionale.
Il Consigliere CUSUMANO sostiene di avere l'impressione che, con la deliberazione in questione, si siano voluti regalare altri tre milioni e mezzo alla Signora Bovet. Concorda con gli altri Consiglieri che hanno fatto rilevare che è incredibile che un pubblico Amministratore abbia potuto verbalmente negare la validità di una clausola inserita in un contratto. Ribadisce che gli piacerebbe sapere quando il fabbricato sarà abbattuto.
L'Assessore al Turismo BALESTRI risponde ai Consiglieri Andrione e Marcoz sostenendo che è indiscutibile che abbia valore legale l'atto sottoscritto e non le parole pronunciate. Fa presente che dei testimoni gli hanno riferito circa le dichiarazioni dell'ex Assessore alle Finanze Marcello Colombo.
Risponde al Consigliere Cusumano sostenendo di non avere nessun interesse all'abbattimento del fabbricato, per il quale, a suo dire, si potrebbero aspettare ancora due o tre anni.
Circa l'entità del contributo, ricorda che si era partiti da 14 milioni e fa presente che l'entità finale dello stesso è stata determinata dai tecnici dell'Assessorato.
Il Consigliere ANDRIONE ribadisce che si rifiuta di credere che l'ex Assessore alle Finanze Marcello Colombo - che è laureato in legge, ha vinto il concorso per notai e che, tra l'altro, al momento della stipula dell'atto era Pubblico Ufficiale perché firmava un atto a nome dell'Amministrazione, e che quindi avrebbe commesso un reato penalmente perseguibile - abbia effettivamente pronunciato quelle che il Consigliere Andrione definisce "cretinerie".
Ribadisce inoltre che l'ex Assessore Colombo può aver dichiarato di impegnarsi di parlare in Giunta circa la modifica della clausola, dichiarazione che può essere stata riferita dai testimoni e che la Signora Bovet può aver interpretato come promessa più favorevole a lei che all'Amministrazione regionale.
Conclude che il punto è quello di sapere se si sia favorevoli oppure no a gettare i soldi dell'Amministrazione dalla finestra.
L'Assessore al Turismo BALESTRI precisa che i testimoni cui aveva fatto riferimento sono dei Funzionari e che non va a sentire il primo che passa.
Il Consigliere ANDRIONE chiede che si metta a confronto il notaio Colombo con questi testimoni.
L'Assessore al Turismo BALESTRI risponde che egli, fino a prova contraria, deve credere a quello che i Funzionari gli dicono.
Il Consigliere ALBANEY fa presente che non vorrebbe che nell'Amministrazione regionale ci fossero due pesi e due misure. Cita infatti il caso della ditta Cochetti, alla quale, per trasferirsi dall'Ospizio di Carità al Campo di aviazione, sono stati offerti 4 milioni. Sostiene che avrebbe dovuto essere l'Ospizio di carità a pagare la ditta Cochetti.
Il Presidente della Giunta BIONAZ crede che, alla base di tutta la discussione, ci sia un equivoco. Pensa che se quella che definisce promessa è stata fatta alla Signora Schiagno è perché doveva essere libera la parte di appartenenza alla Rosset. Sostiene che probabilmente è stata fatta qualche promessa alla Bovet dicendole che, quando si liquiderà la Rosset, si terrà conto anche dell'impegno preso nei suoi confronti.
Il Consigliere CAVERI ribatte alle considerazioni del Consigliere Albaney sostenendo che non è possibile effettuare un parallelismo tra Ospizio di carità e ditta Cochetti da una parte e Schiagno e Bovet dall'altra: infatti la Schiagno ha ricevuto lei l'equivalente dell'avviamento commerciale che si è impegnata a dare alla Bovet. Dichiara di stupirsi che un Consigliere regionale possa arrivare al punto di confondere due cose così diverse, di fare di ogni erba un fascio.
Il Consigliere CUSUMANO chiede conto all'Assessore Balestri delle sue dichiarazioni secondo cui non gliene importa assolutamente nulla se la casa in questione rimarrà in piedi ancora per tre anni. Esprime perplessità sul fatto che l'Assessore al Turismo dichiari di non importargli nulla di un edificio, che indubbiamente è un pugno nell'occhio dal punto di vista urbanistico e che crea grave intralcio alla circolazione.
L'Assessore al Turismo BALESTRI ribatte alle affermazioni del Consigliere Cusumano sostenendo che la dimostrazione del fatto che gliene importa del fabbricato in questione è che egli ha trattato quattro o cinque volte cercando di fare del suo meglio e, circa la difficoltà di condurre le trattative, interpella il Consigliere Savioz.
Il Consigliere SAVIOZ concorda con l'Assessore Balestri circa la difficoltà di condurre le trattative. Fa presente che la sua coscienza non gli ha consentito, nel modo più assoluto, di trattare in modo diverso le varie parti.
Fa presente che non ha privilegiato neppure il Signor Summa, marito della Signora Onorina Rosset, il quale, facendosi forte della comune militanza nel Partito Comunista, auspicava che, in cambio dello sgombero dei locali, gli venisse concesso un alloggio di altrettanti metri quadrati in un palazzo nuovo di Aosta.
Ricorda che spiegò al Signor Summa che il problema non si poneva in senso di appartenenza politica e di ideologie, ma si poneva in senso amministrativo e che la Regione sarebbe stata disposta a pagare equamente, a un prezzo superiore al prezzo di mercato, ma che egli non poteva accedere alle sue richieste; dopo lunghe trattative si addivenne alla soluzione del pagamento dei sei milioni. Rammenta inoltre che nei sei milioni non erano comprese le attività del locale a pian terreno, senza finestre e in condizioni penose, ma ribadisce che, come Amministratore della cosa pubblica, non poteva pagare due volte l'avviamento di un'azienda commerciale, in quanto l'avviamento era già stato pagato alla Schiagno.
Sostiene che se l'attuale Giunta ritiene, in via di magnanimità, di concedere un qualche indennizzo alla Bovet per quella cantina al piano terreno che deve lasciare libera si dovrà addivenire al principio di concedere un indennizzo una tantum a chi deve abbandonare dei locali non solo se essi sono degli esercizi commerciali, ma anche se essi sono degli alloggi di civile abitazione. Fa presente che, in tal caso, l'indennizzo dovrà essere nell'ordine delle centinaia di migliaia di lire e non dei tre milioni e mezzo.
Ricorda inoltre che, l'edificio essendo rimasto in piedi, l'azienda della Bovet ha funzionato a tutti gli effetti e la stessa, per cinque anni consecutivi, ha versato 20.000 lire al mese all'Amministrazione regionale che erano la terza parte di quello che versava prima all'ex proprietaria.
Ritiene, quindi, che la Signora Bovet abbia avuto un ampio beneficio su tutta la linea e che l'Ente pubblico non debba farsi carico dei tre milioni e mezzo che essa ha pagato per poter entrare nei locali: questi, infatti, sono affari suoi. Sostiene, infine, che la sua coscienza di amministratore di denaro pubblico non gli ha consentito di transigere al riguardo.
Il Consigliere ANDRIONE formula una proposta pratica indirizzata all'Assessore Balestri: quella di convocare una riunione di tutti coloro che hanno preso parte alla stesura dell'atto notarile in modo da far emergere la verità su questo punto.
Ritiene che si potrebbe poi effettuare un'offerta per quei due locali seminterrati: l'attuale proposta di indennizzo potrebbe essere ridimensionata, magari non superando il milione e mezzo e rientrando quindi nella competenza della Giunta. Sostiene che tale offerta potrebbe essere effettuata in quindici giorni soddisfacendo così anche la legittima fretta del Consigliere Cusumano.
Conclude sostenendo che, con l'attuale impostazione della deliberazione, si paga due volte l'avviamento commerciale.
Il Consigliere MARCOZ, rispondendo anch'egli al Consigliere Albaney, sostiene che il paragone da lui operato non regge assolutamente.
Ricorda che, come affermato dal Consigliere Savioz nell'adunanza del mattino, la Signora Schiagno, in fase di determinazione del prezzo del suo immobile, ha fatto valere il vincolo di liberare i locali. Ritiene che, poiché non si è adempiuto a tale vincolo, i soldi che sono stati ottenuti in più in forza di esso vanno restituiti: queste sono le precisioni giuridiche e legali.
Fa presente che il Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine mantiene al riguardo le proprie posizioni.
Il Presidente della Giunta BIONAZ legge una relazione dell'Ufficio legale secondo cui i locali ex Rosset consistono in un locale ad uso bar, più retro e piano terra, un locale di abitazione, al primo piano, ed una grande cucina - dunque niente cantiere - che la Signora Bovet occupa a titolo di locazione. Afferma che quest'ultima non libera i locali, in base alla legge di avviamento commerciale, che le consente di pretendere l'importo equivalente a 30 mensilità per andarsene. Fa presente che si è addivenuti a questa trattativa con la Signora Bovet affinché essa liberi i locali.
L'Assessore al Turismo BALESTRI chiede al Consigliere Savioz se all'epoca in cui quest'ultimo era Assessore è stato firmato un compromesso fra l'Assessorato e la Schiagno.
Il Consigliere SAVIOZ risponde che vi era un atto notarile.
L'Assessore al Turismo BALESTRI ribatte che l'atto notarile è successivo; chiede se esso è stato preceduto dalla firma di un compromesso.
Il Consigliere SAVIOZ risponde che vi era un compromesso verbale.
Fa presente che, se si fosse deciso di pagare le 30 mensilità, l'importo totale dovuto sarebbe di 600.000 lire perché la Bovet paga un canone di locazione mensile di 20.000 lire.
Sostiene che se la Giunta regionale decide di versare un indennizzo alla Bovet, esso deve essere rapportato al valore dei locali e non al valore completo dell'attività aziendale perché l'indennità di avviamento commerciale fu già pagato alla Signora Schiagno, che si era impegnata a lasciare liberi i locali entro cinque mesi dalla conclusione della trattativa e dalla stipula dell'atto notarile.
Quanto alle promesse fatte dall'ex Assessore alle Finanze Marcello Colombo, sostiene che una deliberazione di Giunta non può basarsi su delle promesse e che su di esse non si può spendere il denaro pubblico.
In conclusione ritiene che se si decide di versare un qualche indennizzo alla Signora Bovet, esso deve essere dell'ordine di quanto concesso agli altri occupanti dell'edificio.
Le Conseiller ANDRIONE reprend la proposition du Conseiller Marcoz de demander à Madame Schiagno d'exécuter le contrat qu'elle a signé avec l'Administration régionale.
Il affirme que 3.500.000 lires ce n'est pas une grande somme, mais on ne doit pas donner l'impression de payer d'une façon différente les uns et les autres parce que quelqu'un est plus rusé que les autres, puisque de cette manière on discrédite toute l'Administration régionale.
Il Consigliere GERMANO legge il contratto da cui risulta che la Signora Favre, vedova Schiagno, garantisce che l'immobile da lei trasferito in permuta all'Amministrazione regionale "è libero da cose e da persone e in piena disponibilità dell'Amministrazione acquirente a partire dalla data odierna, 4 luglio 1963".
Ribadisce la richiesta di esibizione della relazione dell'Ufficio legale.
Il Consigliere MANGANONI formula la proposta di incaricare l'Ufficio cantieri di depositare dei sacchi di cemento nei locali adibiti a bar; dopodiché alla Signora Bovet, non potendo più condurre l'esercizio commerciale, le si potranno offrire, anziché 3 milioni e mezzo, alcune centinaia di migliaia di lire.
Il Consigliere FOSSON afferma che l'esercizio commerciale è compreso alla parte di proprietà della Schiagno, che era la parte principale, mentre il resto costituiva una parte secondaria, ma per appurare ciò sarebbe stato sufficiente che la Giunta regionale allegasse alla relazione una planimetria.
Il Consigliere MARCOZ ritiene che la Giunta regionale dovrebbe intimare alla Schiagno di mettere a disposizione i locali, com'è suo obbligo, rappresentandole che, in mancanza di ciò, le si chiederà il pagamento dei danni e al contempo dovrebbe invitare la Signora Bovet a rivolgere la richiesta di indennizzo, anziché alla Regione, alla Signora Schiagno.
Il Consigliere GERMANO ribadisce che aveva chiesto di avere il parere dell'Ufficio legale mentre gli è stato fornito il contratto. Richiede quindi di avere almeno in visione tale parere.
Il Consigliere SAVIOZ fa presente che, quando era Assessore e conduceva le trattative, la Signora Bovet gli aveva richiesto di poter continuare l'attività commerciale. Ricorda che egli si era dichiarato personalmente favorevole, anche perché bisognava ultimare le procedure di acquisto nei confronti degli altri proprietari, ma aveva interpellato, al riguardo, la Giunta che si era pronunciata in senso favorevole alla continuazione dell'attività commerciale.
Ricorda però che, quando è stato necessario prendere una parte dell'area circostante all'edificio, adibita a dehors, per sistemare la circolazione nei pressi dell'Arco di Augusto, la Signora Bovet ha interpellato un legale per impedire all'Amministrazione regionale di dare corso alla soluzione auspicata.
Ribadisce, infine, che se si vuole concedere un qualche indennizzo alla Signora Bovet per i due locali adibiti a bar, tale indennizzo deve essere dell'ordine di centinaia di migliaia di lire e non dell'ordine di milioni perché, in caso contrario, si farebbe una discriminazione nei confronti degli altri proprietari.
Il Presidente della Giunta BIONAZ fa presente che tutti quelli che hanno abbandonato l'edificio in questione non avevano dei contratti d'affitto, la Signora Bovet, invece, aveva un contratto d'affitto che scadeva nel 1971.
Legge quindi le conclusioni dell'Ufficio legale, che propone o di concedere alla Signora Bovet, in via del tutto eccezionale e di equità, un'indennità per l'anticipata messa a disposizione di una parte dell'immobile oppure propone al Presidente della Giunta di proseguire nella procedura espropriativa e, contemporaneamente, di inoltrare una nuova richiesta al Presidente del Tribunale di Aosta di nomina di un perito per la determinazione dell'indennità per la porzione di fabbricato degli eredi Bernardo.
Il Consigliere SAVIOZ sostiene che gli eredi Bernardo sono stati liquidati dalla nuova Giunta con una determinata somma.
Il Presidente della Giunta BIONAZ ribadisce che gli altri non avevano un contratto di affitto.
Il Consigliere SAVIOZ afferma di essere a conoscenza di tale aspetto, ma sostiene che la nuova Giunta ha concesso un contributo una tantum perché i locali fossero abbandonati.
Fa presente che la passata Giunta ha pagato la Schiagno perché mettesse nella piena disponibilità dell'Amministrazione regionale i suoi locali.
Il Presidente della Giunta BIONAZ fa presente che per i locali della Rosset non c'erano impegni: non è il prezzo attualmente pagato che deve essere considerato agli effetti della valutazione dell'avviamento commerciale, è il prezzo che si deve pagare per ottenerne altri della stessa funzionalità.
Dichiara che è convinto che, se è stato fatto così, è perché non c'era altra soluzione se si volevano avere liberi subito quei locali e pensa che dovrebbe essersi espresso in questi termini il notaio Colombo se effettivamente ha formulato le promesse che gli vengono ascritte.
Il Presidente MONTESANO chiede alla minoranza di formulare le sue proposte, alla maggioranza di rispondere e invita il Consiglio a giungere a delle conclusioni sull'argomento.
L'Assessore al Turismo BALESTRI sostiene che gli attuali problemi sono la conseguenza del fatto che la passata Amministrazione non ha preteso qualcosa di scritto con cui le Signore Schiagno e Bovet si impegnassero a lasciare liberi i locali.
Il Consigliere SAVIOZ ribadisce che i locali della vedova Schiagno furono acquistati liberi da qualsiasi vincolo e immediatamente disponibili e che fu per gentile concessione dell'Amministrazione regionale che si consentì alla Signora Bovet di continuare a esercitare la sua attività.
Stigmatizza la campagna di stampa svolta sulla pagina locale della Valle d'Aosta, dalla Gazzetta del Popolo con cui si accusa la passata Amministrazione di non abbattere casa Schiagno.
In conclusione afferma che la concessione alla Signora Bovet non ha fatto nascere in capo a lei alcun tipo di diritto.
Il Consigliere FOSSON ritiene che concedere tre milioni e mezzo alla Signora Bovet per l'avviamento commerciale e per il trasferimento del suo esercizio commerciale non sia assolutamente logico e che la cosa migliore da fare sarebbe stata di approfondire meglio il problema ripresentando la deliberazione in Consiglio in un secondo momento.
Fa presente che l'indennizzo da concedere alla Signora Bovet riguarda solo una parte marginale dell'esercizio pubblico, senza la parte principale che è quella che apparteneva alla Schiagno, ritiene quindi che l'indennizzo debba essere proporzionato a questa marginalità e non essere quantificato in tre milioni e mezzo, diversamente si butterebbero dei soldi dalla finestra e si darebbe un premio, non meritato, a chi ha già potuto usufruire di questi locali gratuitamente per un certo numero di anni.
Afferma che nell'attuale formulazione la deliberazione in questione non può essere ratificata.
L'Assessore alle Finanze BORDON interviene per effettuare una ricostruzione della vicenda e ricorda che a un certo momento le Signore Schiagno e Bovet si recarono nell'ufficio dell'allora Assessore Savioz chiedendo se fosse stato possibile andare avanti con l'esercizio commerciale.
Il Consigliere SAVIOZ fa presente che la richiesta cui accennava l'Assessore Bordon fosse nel senso di poter continuare l'attività in attesa che fosse perfezionato l'acquisto delle altre parti dell'edificio.
Il Presidente MONTESANO invita a evitare questo scambio di interventi anche perché altrimenti c'è una confusione nella registrazione.
L'Assessore alle Finanze BORDON precisa che la passata Amministrazione avrebbe fatto bene a fare firmare un documento alla Signora Schiagno con cui la stessa si impegnasse a lasciar liberi i locali quando essi fossero stati richiesti dall'Amministrazione.
Ritiene che la soluzione di cui si discute non sia sul quantum: l'indennizzo alla Signora Bovet nasce dal fatto che la stessa ha diritto a rimanere nei suoi locali fino al 1971; l'indennizzo è un'incentivazione a farla uscire al più presto.
Sostiene che sarà l'Assessore al Turismo, che è l'Assessore competente, a stabilire il quantum: se l'Assessore avrà ancora lo spazio per trattare, si potrà scendere dai 3.500.000 alle 600.000 lire di cui parlava il Consigliere Savioz.
Il Presidente MONTESANO, riferendosi a una frase del Consigliere Fosson, secondo cui è da due ore che si ripetono le stesse cose, fa presente che egli non metterà alcun limite a questa discussione: quando maggioranza e minoranza si saranno messe d'accordo, solo allora egli chiuderà la discussione.
L'Assessore al Turismo BALESTRI, fa presente che in Assessorato ci sono i compromessi firmati dagli altri: l'unico mancante è quello relativo alla Signora Bovet.
Quanto a chi sostiene che l'entità dell'indennizzo è eccessiva, fa presente che vedrà se è possibile trattare ancora, ma chiarisce al Consiglio - e invita il Consigliere Cusumano a non fraintendere perché egli sarebbe per demolire subito - di non dare la colpa all'Assessore al Turismo se si dovrà andare avanti ancora per un anno o due.
Il Consigliere FOSSON afferma circa il quantum che l'indennizzo da liquidare alla Signora Bovet riguarda solo la parte della Rosset, cosa che dovrebbe ridimensionare l'entità dell'indennizzo.
Il Consigliere ANDRIONE precisa che alla Signora Rosset in Summa si dovrà pagare una parte di avviamento, in misura comunque minore di quanto si propone oggi di liquidare alla Signora Bovet.
L'Assessore al Turismo BALESTRI ribadisce che, se quando si concesse alla Signora Bovet di continuare l'esercizio commerciale si fosse stati previdenti e le si fosse fatto firmare qualcosa di scritto, oggi si sarebbe in condizione di demolire.
Il Presidente della Giunta BIONAZ afferma che, se non si è d'accordo di ratificare la deliberazione, l'Assessore competente la ritirerà, proseguirà nelle trattative, ma fa presente che, a suo avviso, si aprirà una causa legale.
Fa presente inoltre che se il Consiglio ritiene che la somma dell'indennizzo sia esagerata, la si ridimensionerà, ma la prosecuzione delle trattative comporterà un ritardo nella demolizione del fabbricato.
Il Consigliere MARCOZ sostiene che è la Regione che dovrebbe fare una causa nei confronti di colei che ha firmato un obbligo di lasciar liberi i locali e non ha ottemperato a tale obbligo: la Signora Schiagno, se citata in tal senso, potrebbe adoperarsi per far mitigare le pretese della Signora Bovet. Ammette però che un'eventuale causa relativa all'avviamento commerciale potrebbe durare nel tempo.
Conclude sostenendo che non si tratta di essere principi del foro, ma si tratta del fatto che la Giunta vuole prendere per il naso la minoranza.
Il Presidente della Giunta BIONAZ replica che non si tratta di prendere per il naso nessuno: ribadisce che si aprirà una causa legale per i diritti che vanta la Signora Bovet in ordine ai diritti a lei trasmessi dalla Signora Rosset che scadono il 31 dicembre 1970.
Il Presidente MONTESANO ammonisce il Consiglio che, se il dibattito continuerà in maniera così caotica, si vedrà costretto a sospendere la seduta.
Il Consigliere ANDRIONE non ritiene che possa nascere una causa legale perché, a suo avviso, né la Signora Schiagno, né la Signora Rosset si imbarcheranno in quella che definisce un'avventura.
Ricorda che l'atto notarile di stipula di un contratto vale più di qualsiasi compromesso successivo: se nell'atto notarile si dice che dei locali devono essere lasciati liberi ci si basa sull'atto notarile e non sui compromessi successivi. Ritiene che pagare 3.500.000 una parte di avviamento commerciale quando alla Signora Schiagno si è pagato meno l'avviamento completo equivalga a buttare i soldi dalla finestra.
Il Presidente MONTESANO precisa che vi è la proposta dell'opposizione di rimandare la ratifica della deliberazione in questione. Chiede quali sono le decisioni della maggioranza in merito.
L'Assessore al Turismo BALESTRI ribadisce che se si fosse fatto firmare un impegno alla Bovet, molto probabilmente ora essa non accamperebbe delle pretese.
Il Consigliere SAVIOZ sostiene che, conoscendo la questione dalla A alla Z, il suo intendimento è solo quello di aiutare l'attuale Giunta a evitare di commettere un errore amministrativo perché ritiene che compito dell'opposizione sia anche quello di aiutare la maggioranza e la Giunta a risolvere determinati problemi.
Sostiene che se si vuole concedere un indennizzo alla Signora Bovet, esso non deve essere dell'entità prevista dalla deliberazione.
Conclude invitando l'Assessore Balestri a proseguire nello studio della pratica.
Il Consigliere MARCOZ chiede al Presidente della Giunta, poiché la Signora Schiagno si era impegnata a lasciar liberi i locali senza in realtà aver ottemperato a tale obbligo, come faccia egli a sostenere che la Signora Schiagno non c'entra niente.
Il Presidente della Giunta BIONAZ risponde che egli dà per acquisito che la Signora Schiagno non abbia nessuna rivendicazione da fare, ma che ciò non elimina le rivendicazioni della Signora Bovet.
Il Presidente MONTESANO chiude la discussione e annuncia il rinvio del provvedimento.
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Si dà atto che la ratifica della deliberazione n. 626 in data 16.03.1967 viene rinviata.
