Oggetto del Consiglio n. 135 del 17 dicembre 1959 - Verbale

OGGETTO N. 135/59 - PROVVEDIMENTI PER LA SALVAGUARDIA DEL CAMOSCIO. (Interrogazione del Consigliere regionale Signor Montesano Giuseppe)

Il Presidente, FILLIETROZ, dichiara aperta la discussione sulla seguente interrogazione del Consigliere regionale Signor Montesano Giuseppe, concernente l'oggetto: "Provvedimenti per la salvaguardia del camoscio", interrogazione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:

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Aosta, 4 Dicembre 1959

INTERROGAZIONE AL SIG. PRESIDENTE

DELLA GIUNTA E AL SIG. ASSESSORE

ALL'AGRICOLTURA

In considerazione di quanto è avvenuto in Valle nelle ultime settimane della stagione venatoria, nelle quali, nonostante le limitazione prescritte dal calendario venatorio e in conseguenza di sopravvenute condizioni metereologiche avverse alla fauna, vi è stata una scandalosa e indiscriminata caccia al camoscio specie nelle valli confinanti col Parco Nazionale del Gran Paradiso, con l'abbattimento di gran numero di capi resi ancor più vulnerabili dal critico periodo di amore della specie,

interrogo

il Sig. Presidente della Giunta ed il Sig. Assessore all'Agricoltura per avere risposta

"se e quali provvedimenti il Governo della Regione voglia adottare nella prossima stagione venatoria allo scopo di salvaguardare il camoscio nel periodo degli amori e contenere l'esercizio della caccia nelle finalità di un equilibrato esercizio sportivo".

Il Consigliere Regionale

F.to Prof. Giuseppe Montesano

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Il Consigliere MONTESANO rileva che è a tutti noto come, in seguito al prolungamento del calendario venatorio dal 9 novembre al 30 novembre e per le sopravvenute condizioni metereologiche avverse alla fauna, gli stambecchi ed i camosci sono scesi in zone più basse, dando così agio a cacciatori senza scrupoli di fare una vera e propria carneficina che, in alcuni giornali, è stata chiamata anche "mattanza".

Comunica che i capi abbattuti raggiungerebbero la cifra di 400-420.

Precisa che lo scopo della sua interrogazione è quello di analizzare le cause che hanno determinato questo fatto eccezionale e di chiedere l'adozione di provvedimenti per la prossima stagione venatoria.

Afferma che è necessario, soprattutto, creare le condizioni necessarie per esplicare l'esercizio della caccia nell'ambito di uno sport nobile, che dia anche alla selvaggina la possibilità di crearsi quelle difese che la natura e la specie stessa comportano.

Il Presidente della Giunta, MARCOZ, premette di essere grato al Consigliere Montesano per aver presentato l'interrogazione in esame perché gli viene dato modo di illustrare al Consiglio un argomento che è stato oggetto di una campagna di stampa scandalistica da parte di alcuni corrispondenti di quotidiani torinesi, che sembra siano lieti quando possono dire male della Valle d'Aosta sulle colonne dei giornali.

Osserva che ciò che maggiormente è triste è il constatare che tale motivo sia stato ripreso anche da corrispondenti locali i quali, anziché esporre il problema in una posizione di equilibrio, non hanno fatto che rinfocolare delle polemiche che non hanno ragione di essere o, per lo meno, che non dovrebbero essere esasperate come è stata esasperata la polemica sulla caccia ai camosci.

Rileva che è stato già accennato dal Consigliere Montesano al prolungamento del calendario venatorio dal 9 al 30 novembre - e a sopravvenute condizioni meteorologiche avverse alla fauna, cioè ad una eccezionale caduta di neve, cause che hanno facilitato l'abbattimento da parte dei cacciatori di un maggior numero di camosci in confronto degli altri anni.

Comunica che vi è un terzo fattore di cui bisogna tener conto, e cioè che vi sono nel Parco del Gran Paradiso oltre 3.000 camosci, per cui, anche ammettendo che i capi abbattuti nella scorsa stagione venatoria siano dai 300 ai 400, si avrebbe una percentuale di camosci abbattuti del 10-11%.

Osserva che se in altre zone di montagna, ove vivono gruppi isolati di camosci, venissero abbattuti i camosci nella percentuale del 10-11% nessuno si sognerebbe di parlare di strage e di epicedio di camosci, come è stato scritto su un giornale.

Dichiara di essere contrario all'abbattimento indiscriminato dei camosci, ma desidera però equilibrare il problema e rispondere a coloro che esagerano, che nessuno alza la voce quando in certe riserve di ricchi signori si abbattono, in una sola giornata, cento capi di selvaggina.

Precisa che, per porre la questione nei suoi giusti limiti, nel caso in discussione, bisogna riconoscere anzitutto che i camosci sono stati uccisi non già nel comprensorio del Parco, ma in terreno libero da vincolo venatorio.

Fa presente che, se vi è qualcosa da recriminare, è che i 300 e più camosci abbattuti, di cui un centinaio uccisi in un mese in cui la caccia non può essere chiusa, cioè nel mese di ottobre, siano finiti nelle mani di pochi cacciatori.

Osserva che se i 300-400 capi di camosci fossero caduti nelle mani dei 200 cacciatori di camosci che vi sono in Valle di Aosta, nessuna lagnanza sarebbe stata sollevata, nessuna recriminazione sarebbe stata fatta.

Dichiara che questa è la risposta che intendeva dare a coloro che approfittano di ogni occasione per fare dell'allarmismo.

Circa la richiesta intesa a sapere quali provvedimenti saranno adottati per la stagione venatoria ventura per la salvaguardia del camoscio, dà assicurazione che saranno adottati i possibili provvedimenti.

Afferma che occorrerà, anzitutto, cominciare col restringere il calendario venatorio, riportando al 9 novembre la data di chiusura della caccia.

Fa presente che coloro che esercitano la caccia per passione non possono dolersi di una tal misura perché essi hanno certamente a cuore la conservazione del patrimonio faunistico.

Rileva che, qualora i provvedimenti che saranno adottati non dovessero risultare sufficienti, potrà essere eventualmente presa in esame dal Consiglio di Amministrazione del Parco l'opportunità dell'acquisto di un'area di terreno a scopo di rettificare il confine del Parco in una zona in cui vi è una striscia di terreno libero che si incunea nel parco in territorio di Valsavaranche, al fine di eliminare tale cuneo, che è particolarmente pericoloso per i camosci.

L'Assessore FOSSON informa che, al momento della firma del calendario venatorio per il 1959, avvenuta il 20 giugno u.s., era stato chiesto al Comitato regionale per la Caccia se tale calendario portasse qualche modifica essenziale in confronto al calendario venatorio del 1958; precisa che gli fu risposto che detto calendario era stato compilato all'incirca come quello dell'anno precedente.

Comunica che per tale inesatta risposta è stato già mosso un appunto a detto Comitato, ma che si rende tuttavia opportuno esaminare ed approfondire i motivi che hanno indotto il Comitato a prolungare il periodo della caccia al camoscio spostando dal 9 al 30 novembre la data di chiusura della caccia.

Informa che gli risulta in modo certo, perché la notizia gli è stata confermata dallo stesso Direttore del Parco, Prof. Widesott, che l'anno scorso circa 400 camosci sono morti di fame nel Parco, in seguito alle nevicate eccezionali che hanno tolto loro la possibilità di nutrirsi.

Riferisce che il Comitato regionale per la Caccia ha pensato che, anziché lasciar perire di fame circa 400 camosci durante l'inverno, fosse preferibile lasciarli uccidere nel periodo di caccia.

Precisa che questa è una delle ragioni per cui il Comitato Caccia è venuto nella determinazione di prolungare il periodo di caccia del camoscio.

Comunica che altra ragione potrebbe forse essere il malcontento che la Direzione del Parco ha provocato nelle popolazioni dei Comuni inclusi nel comprensorio del Parco e in seno allo stesso Comitato regionale della Caccia.

Riferisce di aver fatto presente al Prof. Widesott che è necessario che il Parco provveda ad eliminare tale malcontento se vuole ottenere la collaborazione della popolazione per la protezione della fauna del Parco.

Informa che sono da ritenersi giustificate le numerose richieste di risarcimento di danni presentate alla Direzione del Parco dai proprietari danneggiati dalla incursione della fauna del Parco e fa presente che è, quindi, giusto e doveroso che tali richieste siano soddisfatte.

Circa il numero di camosci abbattuti durante l'ultima stagione venatoria, comunica che i capi uccisi nella zona di Valsavaranche ammonterebbero a 158, di cui 84 uccisi nel periodo dal 9 al 30 novembre.

Precisa che il fenomeno va, quindi, riportato ed esaminato nei suoi giusti limiti.

Dichiara di concordare con il Presidente della Giunta sulla opportunità di adottare per il prossimo anno i provvedimenti necessari per la tutela della fauna locale.

Rileva che, purtroppo, molti cacciatori si preoccupano soltanto di cacciare il maggior numero di capi di selvaggina, disinteressandosi totalmente del problema della tutela del patrimonio faunistico.

Informa che, ogni qualvolta il Comitato regionale Caccia impone qualche restrizione per quanto riguarda l'esercizio della caccia, pervengono all'Amministrazione regionale numerose petizioni intese ad ottenere la revoca delle restrizioni.

Cita le petizioni riguardanti la questione del "cartellino" e il divieto di uccisione dei piccoli uccelli, rilevando che tali petizioni sono state dall'Amministrazione regionale trasmesse al Comitato regionale Caccia con una lettera nella quale, fra l'altro, si diceva:

"È quindi dovere di questa Amministrazione regionale appoggiare i provvedimenti presi in questo senso dal Comitato Caccia, onde porre un freno al triste fenomeno della progressiva rarefazione della selvaggina nel territorio della Valle ed evitare di dover ricorrere, in un prossimo futuro, all'adozione di provvedimenti ben più drastici, poiché il patrimonio faunistico non è pertinente ai soli cacciatori, ma a tutta la collettività, per motivi vari quali: l'agricoltura, la silvicoltura, il turismo, la scienza ed altri, che sono alquanto più importanti della passione venatoria.

Chiarito con ciò l'atteggiamento di questa Amministrazione nei confronti del problema faunistico venatorio, ritengo opportuno fare presente che, oltre all'appoggio di carattere morale per tutti i provvedimenti diretti a tutelare ed incrementare il patrimonio faunistico, questa Amministrazione darà, quanto prima, un ulteriore appoggio di carattere finanziario, proponendo, nei limiti delle possibilità, un aumento del contributo annuo occorrente a codesto Comitato per svolgere i precipui compiti affidatigli".

Circa l'accenno fatto dal Presidente della Giunta, Marcoz, ad una eventuale possibilità, da parte del Parco di acquistare un striscia di terreno che attualmente si inserisce a cuneo nel comprensorio del Parco - al fine di estendere la zona di protezione e di tutelare meglio la fauna in territorio di Valsavaranche - comunica di ritenere assai problematica una tale possibilità e ne illustra le ragioni.

Ritiene che sarà forse possibile tutelare efficacemente la fauna del Parco con l'adozione di altri provvedimenti quali, ad esempio, la costituzione di una riserva o di una speciale bandita, da istituire di comune accordo con la Direzione del Parco.

Il Consigliere MONTESANO dichiara di concordare, in linea di massima, su quanto riferito dal Presidente della Giunta e dall'Assessore all'Agricoltura e Foreste, nonché di prendere atto delle assicurazioni avute circa l'adozione di provvedimenti a tutela della fauna del Parco per la prossima stagione di caccia.

Precisa che, nel presentare l'interrogazione di cui si tratta, non ha inteso muovere alcun appunto all'Amministrazione regionale anche perché, in Valle d'Aosta, il calendario venatorio viene approvato dal Comitato regionale per la Caccia, il che significa che l'Assessore regionale all'Agricoltura e Foreste non può modificare il calendario venatorio.

Richiama, in proposito, l'attenzione della Giunta e del Consiglio sulla legge regionale 15-5-1953, n. 1, recante provvedimenti per la tutela della selvaggina e per l'esercizio della caccia nella Regione Autonoma della Valle d'Aosta ed, in particolare, sul seguente articolo 16 di tale legge, di cui dà lettura:

"Il Comitato regionale per la Caccia provvede annualmente alla compilazione e tempestiva pubblicazione del manifesto o calendario venatorio, in cui debbono essere, fra l'altro, indicati gli speciali divieti o le particolari limitazioni di tempo, di luogo ed eventualmente di numero di capi di selvaggina, il tutto nell'interesse della protezione della fauna e dell'esercizio della caccia controllata nella zona faunistica delle Alpi, nella quale è compreso il territorio della Valle d'Aosta.

Il predetto calendario venatorio è firmato dal Presidente del Comitato regionale per la Caccia".

Rileva la necessità che si provveda, al più presto possibile, a modificare il predetto articolo 16 nel senso di dare la possibilità all'organo tutorio di modificare, se lo ritiene opportuno, il calendario venatorio predisposto dal Comitato regionale per la Caccia.

Il Presidente della Giunta, MARCOZ, concorda sulla proposta del Consigliere Montesano, ritenendo necessario che la Regione possa tutelare la fauna nell'interesse preminente dell'agricoltura, del turismo e per la conservazione del patrimonio faunistico.

Dà, quindi, assicurazione che la proposta fatta dal Consigliere Montesano sarà presa in esame, ai fini della modifica dell'articolo 16 della menzionata legge regionale nel senso che è stato illustrato.

Il Consiglio prende atto.

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