Oggetto del Consiglio n. 57 del 21 marzo 1959 - Verbale
OGGETTO N. 57/59 - LEGGE 27 DICEMBRE 1953, N. 959, RECANTE NORME MODIFICATIVE AL T.U. DELLE LEGGI SULLE ACQUE E SUGLI IMPIANTI ELETTRICI. QUESTIONI VARIE. (Interpellanza del Consigliere regionale Signor Savioz Fabiano)
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente interpellanza del Consigliere Signor Savioz Fabiano concernente l'oggetto: "Legge 27 dicembre 1953, n. 959, recante norme modificative al T. U. delle leggi sulle acque e sugli impianti elettrici. Questioni varie", interpellanza trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza delli 20-21 marzo 1959:
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Preg.mo Signor Presidente
del Consiglio Regionale della Valle di
AOSTA
La prego di voler inserire nel prossimo ordine del giorno la seguente interpellanza:
Interrogo il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) Se risponde a verità che il Consorzio Comuni canavesani incassa il 20% sugli introiti dovuti alla legge 27 dicembre 1953 n. 959, quando nemmeno un kilowat gravato di questa tassa viene prodotto fuori della Valle d'Aosta.
2) Di conoscere il testo di questo accordo fra i due consorzi bacini imbriferi valdostano e canavesano e da chi venne autorizzato l'accordo per quanto si riferisce alla Valle d'Aosta.
3) Se il Presidente della Giunta regionale ritiene che il semplice ricorso al tribunale regionale delle acque di Torino sia sufficiente a tutelare gli interessi dei Comuni valdostani o se non trattasi da parte del Ministero dei LL.PP. di violazione alla legge costituzionale 26-2-1948 n. 4.
4) Quale intervento ritiene di poter fare presso le Società non paganti il dovuto sovracanone onde indurle ad adempiere a quanto prescritto dalla legge n. 959.
5) Se non ritiene che si debba rendere pubblico il nominativo delle Società che non adempiono al pagamento di questo sovracanone, con un elenco preciso delle concessioni che arbitrariamente si esonerano da tale obbligo.
6) Se nel riparto dell'80 per cento e del 20 per cento siano compresi anche i proventi derivanti dalla legge 959 per quanto è attinente alle subconcessioni date dalla Regione.
7) Se la Commissione consiliare per l'acqua e l'elettricità abbia preparato un adeguato studio per l'applicazione dell'art. 3 della legge 27-12-1953, n. 959, riferentesi alla possibilità di prelievo di energia da parte dei Comuni.
8) Di conoscere quanto ha fino ad oggi incassato il Consorzio Comuni Valdostani e quanto il Consorzio Comuni Canavesani.
La prego Sig. Presidente di voler gradire i miei più deferenti ossequi.
Aosta, 15-2-1959
F.to F. Savioz
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Il Consigliere SAVIOZ rileva che l'interpellanza è chiara ed esauriente e che non occorre, quindi, illustrarla.
Prega il Presidente della Giunta, Bondaz, di voler rispondere ai vari quesiti fatti in detta interpellanza.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, in risposta all'interpellanza di cui si tratta, dichiara quanto segue:
"Io cercherò di non essere come quello che diceva sarò breve e prolisso; sarò soltanto breve.
Io cercherò di rispondere punto per punto.
Naturalmente il discorso potrebbe essere molto lungo perché, in generale, in questa materia le idee non sono mai chiare, anche perché è una materia piuttosto ostica, per cui, se non viene studiata, si possono avere anche delle idee sbagliate.
Qui si chiede, prima di tutto, di sapere dal Presidente della Giunta: "1) Se risponde a verità che il Consorzio dei Comuni Canavesani incassa il 20% sugli introiti dovuti alla legge 27-12-1953 n. 959 quando nemmeno un Kw gravato di questa tassa viene prodotto fuori della Valle d'Aosta".
Risponde a verità che alcuni Comuni canavesani introitano, cioè percepiscono, questo 20% delle somme devolute ai due Consorzi dei Comuni del Bacino Imbrifero della Dora Baltea; ma ciò è dovuto ad una disposizione ministeriale che ha un valore contingente.
Naturalmente bisogna dire qualche cosa di questa materia che fa oggetto anche del n. 2), ove si chiede: "2) Di conoscere il testo di questo accordo fra i due Consorzi Bacini Imbriferi Valdostano e Canavesano e da chi venne autorizzato l'accordo per quanto si riferisce alla Valle d'Aosta".
Non esiste alcun accordo e, quindi, nessuno ha autorizzato questo accordo che non esiste; tanto meno è stato autorizzato dal Presidente della Giunta, che non aveva competenza per autorizzare un siffatto accordo.
Io potrei limitarmi a questa risposta aggiungendo, per spiegare telegraficamente quanto ho detto prima, quale è la cronologia dei fatti.
In data 20-7-1956, con un provvedimento a firma dell'allora Ministro dei Lavori Pubblici, Romita, sentito il parere espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con voto del 20-7-1956, venne stabilita dal Ministero, in via provvisoria e in attesa di diversa ripartizione, l'assegnazione al Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta dell'80% dei fondi giacenti presso la Banca d'Italia, versati, sino a tale data, dalle Società idroelettriche per sovracanoni relativi alla produzione di energia elettrica delle centrali del bacino imbrifero della Dora Baltea.
Questo provvedimento ministeriale era stato provocato da una richiesta della Presidenza del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta in data 18 maggio 1956.
In questa lettera il predetto Consorzio chiedeva che venisse effettuata una ripartizione provvisoria con assegnazione della quota del 90% al Consorzio dei Comuni della Valle d'Aosta e della quota del 10% al Consorzio dei 24 Comuni del Canavesano.
Perché il Consorzio richiese questo? Bisogna ricondursi, in proposito, a quella che è stata la genesi dell'esistenza del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta.
Voi sapete che, in base alla citata legge n. 959 - che fa obbligo alle Società Idroelettriche di pagare ai Comuni o ai Consorzi facenti parte dei bacini imbriferi montani un certo sovracanone e cioè 1300 lire ogni Kw. di energia di produzione delle centrali comprese nei bacini predetti - in Valle d'Aosta si costituì il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta.
Voi sapete quante furono le discussioni e come il Presidente della Giunta sostenne sempre la necessità di costituire al più presto questo Consorzio.
Infatti, tra le altre cose, risultava chiaro, in base alla legge 959, che le somme che erano già state, sia pure parzialmente, pagate dalle Società idroelettriche in base a questa legge (che venne poi impugnata, come dirò in seguito, e andò a finire fino alla Corte Costituzionale) dovevano essere dal Ministero ripartite fra i numerosi Comuni costituenti questi due Consorzi del Bacino Imbrifero della Dora Baltea, oppure fra i due Consorzi dei Comuni stessi.
Era evidente, quindi, la necessità pratica di costituire in Consorzio tutti i 74 Comuni della Valle d'Aosta, che, altrimenti, non si sarebbero mai messi d'accordo per la ripartizione di questi denari ed il Ministero, in mancanza di accordo, non avrebbe pagato quello che doveva dare ai Comuni e non lo poteva fare se i Comuni non andavano d'accordo.
Il Ministero avrebbe potuto d'ufficio fare lui stesso una ripartizione di fondi ai Comuni, ma non si sa in quale modo e quando questa ripartizione avrebbe potuto essere fatta.
La mia tesi ebbe il conforto dei fatti, perché il nostro Consorzio fu il primo Consorzio che praticamente si costituì in Italia e il primo che ebbe la possibilità di introitare nella cassa consorziale i primi denari che erano stati versati a Roma sul fondo del Ministero dei Lavori Pubblici dalle Società idroelettriche, e cioè la somma di 536 milioni di Lire.
Successivamente, il nostro Consorzio poté introitare anche altre somme, per cui tutti sappiamo che in Valle d'Aosta il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero valdostano ha già potuto erogare per delle opere pubbliche una somma che supera il miliardo di lire.
Se Voi studiate la questione e fate il paragone con la situazione dei molti altri Comuni d'Italia, che sono nella stessa situazione di quelli della Valle d'Aosta per quanto riguarda la legge n. 959, Voi troverete una moltitudine di Comuni i quali non hanno ancora avuto il becco di un quattrino, perché non si sono messi d'accordo sulla ripartizione del sovracanoni e, quindi il Ministero LL.PP. non ha versato i denari, che rimangono depositati nel fondo a disposizione del Ministero, che lucra anche gli interessi su queste somme.
Ma come mai il Ministero dei Lavori Pubblici, ad un certo momento, di fronte alla richiesta di pagamento di queste somme da parte del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta, decise questa ripartizione provvisoria di fondi non al 90%, ma all'80%, fra il nostro Consorzio e il Consorzio dei Comuni canavesani?
Voi sapete che il decreto emanato nel dicembre del 1954 dal Ministro Romita, in esecuzione della legge n. 959, aveva fatto una delimitazione del Bacino Imbrifero montano della Dora Baltea, comprendendo in questo Bacino anche 24 Comuni del Canavese.
Voi sapete pure, perché la questione è già stata trattata in Consiglio, che immediatamente la Giunta si era preoccupata di ricorrere contro questo Decreto ministeriale, sia in proprio come Regione, sostenendo che il Ministero aveva violato le norme statutarie che governano il' regime idrico nella Valle d'Aosta, e sia facendo fare ricorso anche a due Comuni della Valle, e cioè al Comune di Hône e a quello di Valtournanche che erano i due Comuni più interessati in questa materia.
I ricorsi tendevano a fare affermare il principio che non dovevano essere inclusi nel Bacino Imbrifero montano della Dora Baltea i 24 Comuni del Canavese, perché la Valle d'Aosta costituiva nel suo insieme, nella sua giurisdizione, da Courmayeur a Pont Saint Martin, un bacino imbrifero montano a sè stante, ove non avevano nulla a che vedere i 24 Comuni del Canavese.
Naturalmente, però, le cause dovevano avere il loro corso e il Decreto, frattanto, sussisteva anche se impugnato; ed allora che cosa si doveva fare? Attendere la definizione di queste cause per poter riscuotere i denari, oppure cercare di prendere la massima parte di questi denari in via provvisoria, e di fatto nulla di concesso né di pregiudicato in linea di diritto?
Evidentemente ha fatto molto bene il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero valdostano a fare questa seconda proposta che non impegnava, diciamo così, il principio e che era una proposta di ripartizione di fondi in base alle quote del 90% e del 10% in via provvisoria.
Il Ministero decise di dare l'80% al nostro Consorzio, invece del 90%.
Il nostro Consorzio non ha mai accettato quanto ha fatto il Ministero, ma il Ministero confermò questa percentuale, che è sempre in via provvisoria; anzi, il Ministero richiese al nostro Consorzio che si mettesse d'accordo con il Consorzio dei 24 Comuni del Canavese, ma nessun accordo fu fatto e fece bene il nostro Consorzio a non fare questo accordo.
Notate che tutte queste cose che vi dico esulano dalla nostra competenza, come Amministrazione regionale, perché il Consorzio dei Comuni Valdostani, Voi lo sapete, è un Ente a sè stante, con propria personalità giuridica e con propria amministrazione.
Noi abbiamo dei contatti con tale Consorzio solo come Giunta di tutela, perché è un Consorzio controllato come i Comuni, a' sensi della legge n. 959 e del T. U. legge comunale e provinciale.
Queste cose è bene dirle per chiarire bene i concetti. Molte volte si dicono e si leggono anche sui giornali delle affermazioni che sono completamente destituite di fondamento in linea di fatto e in linea giuridica.
Si è persino scritto che vi era un accordo Bondaz-Oberto; non si comprende proprio perché. Forse perché l'Avv. Oberto è Vice Presidente dell'U.N.C.E.M.? Non vi è stato mai, per quanto concerne la questione in esame, alcun accordo fra il Presidente della Giunta Regionale e l'Avv. Oberto o altri.
La Regione non c'entra in tutto questo.
Quindi il nostro Consorzio, così facendo, ha potuto agire, ottenere i fondi e finanziare lavori pubblici, mentre le sopramenzionate cause sono in corso.
Voi sapete che la legge n. 959 è stata impugnata dalle Società Idroelettriche, le quali sostenevano che questa legge era anticostituzionale; ma la Corte Costituzionale decise, invece, in conformità delle tesi sostenute dal Ministero LL. PP. e dai vari Consorzi e Comuni interessati, per cui ora le Società Idroelettriche sono obbligate a pagare e stanno pagando i sovracanoni spettanti ai Comuni dei Bacini Imbriferi montani.
È vero che c'è chi paga subito, chi non paga subito e chi vuole resistere, ma questa è un'altra questione.
Quindi, riconfermo che in ordine al secondo punto non vi è stato alcun accordo: questa dichiarazione è sufficiente, per cui non occorre che risponda in modo più dettagliato.
"3) Se il Presidente della Giunta regionale ritiene che il semplice ricorso al Tribunale regionale delle Acque, di Torino, sia sufficiente a tutelare gli interessi dei Comuni valdostani o se non trattasi, da parte del Ministero dei LL. PP., di violazione alla legge costituzionale 26-2-1948 n. 4".
Noi abbiamo ricorso all'Autorità competente, cioè al Tribunale regionale e al Tribunale superiore delle Acque, contro il Decreto del 14 dicembre 1954 del Ministro dei LL. PP. che delimitava il perimetro del bacino imbrifero montano della Dora Baltea.
Ora la situazione è questa: il Tribunale Superiore delle Acque, ad un certo momento, ebbe a dichiarare il suo difetto di giurisdizione in tutte le questioni, non solo per la Valle d'Aosta - e sono 60 e più i ricorsi dei vari Comuni e piccoli Consorzi - motivando che gli accertamenti tecnici effettuati dal Ministero dei LL. PP. non avevano carattere di atti amministrativi e discrezionali e, quindi, non avrebbero affievolito gli interessi ed i diritti soggettivi in materia di sovracanoni.
Avendo il Tribunale Superiore delle Acque deciso in questo modo, noi provvedemmo subito, a mezzo del Prof. Astuti e del Prof. Bodda, di Torino, a fare un nuovo ricorso avanti il Tribunale regionale delle Acque di Torino che, naturalmente, diventava competente in seguito alla decisione del Tribunale Superiore.
Questo ricorso, però, in un primo tempo non fu notificato perché noi avemmo notizia che il Consiglio di Stato, nanti il quale vi erano delle cause pendenti, non era dell'avviso del Tribunale Superiore delle Acque ed era disposto a riesaminare la questione.
Abbiamo fatto ricorso nanti il Tribunale regionale delle Acque, di Torino, per non lasciare scadere i termini: stiamo attendendo la decisione del Consiglio di Stato e, pertanto, qualunque sia la decisione del Consiglio di Stato, le cause verranno al più presto assegnate a sentenza.
Questo anche perché noi abbiamo sempre cercato di sottrarre queste cause dall'insieme di tutte le altre numerose cause, sostenendo che la Valle d'Aosta è in una situazione tutta particolare, in quanto costituisce un bacino imbrifero montano a sè stante.
Tutto questo tempo è servito a noi e ne trarremo i frutti.
Allora non vi era ancora alcuna legge regionale sulle acque pubbliche; il Consiglio ha, successivamente, emanato ed io ho promulgato due leggi regionali sulle acque, che sono entrate in vigore.
Nell'articolo 3 della legge regionale 8-11-1956 n. 4 noi abbiamo confermato il principio che il territorio della Valle d'Aosta costituisce un unico bacino idrografico montano e tale legge regionale è stata prodotta in queste cause per dimostrare, anche da un punto di vista legislativo, che effettivamente la Valle d'Aosta costituisce un bacino imbrifero montano a sè stante.
Voi sapete che questo è un grande " atout" per noi, perché il Tribunale delle Acque e il Consiglio di Stato si trovano di fronte ad un atto legislativo consacrato anche dallo Stato. Evidentemente noi ci potremo così sottrarre a tutte le questioni che vi sono (altimetriche e altre), perché noi siamo in una situazione giuridica buona e direi quasi che il tempo trascorso - non dipendente dalla nostra volontà, poiché queste cause non si decidono in 24 ore - ci ha dato la possibilità di arrivare, per altro verso, a dare una documentazione legislativa che indubbiamente favorirà la nostra tesi che, io sono certo, avrà un esito favorevole.
Mi si chiede se ritengo che il semplice ricorso al Tribunale regionale delle Acque, di Torino, sia sufficiente a tutelare gli interessi dei Comuni valdostani: io rispondo di sì, ma non dico che da parte del Ministero dei LL. PP. non si sia violata la legge costituzionale 26-2-1948 n. 4.
Voi sapete che vi è un principio, elementare da un punto di vista procedurale e giuridico, secondo il quale quando si sceglie una strada per un giudizio non si può discostarsene prima che il giudizio sia definito.
Ad ogni modo, una cosa è certa e, cioè, che con una tempestività notevole - basta vedere la data noi immediatamente abbiamo fatto il ricorso: notate che il Decreto del Ministro Romita, di delimitazione del perimetro del bacino imbrifero montano della Dora Baltea, è del mese di dicembre 1954, quando noi non eravamo ancora a questo banco, ed il nostro ricorso è del 1° del mese di gennaio 1955.
Quindi noi abbiamo immediatamente preso posizione nell'interesse della Regione e nell'interesse dei nostri Comuni rivieraschi.
"4) Quale intervento ritiene di potere fare presso le Società non paganti il dovuto sovracanone onde indurle ad adempiere quanto prescritto dalla legge n. 959".
A questo quesito rispondo che nessun intervento deve fare il Presidente della Giunta, perché noi non abbiamo azione per intervenire nei confronti delle Società Idroelettriche, in quanto i denari sono dovuti non già alla Regione ma al Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero.
Spetta al Consorzio intervenire e credo che il Consorzio sia già intervenuto.
"5) Se non ritiene che si debba rendere pubblico il nominativo delle Società, che non adempiono al pagamento di questo sovracanone con un elenco più preciso delle concessioni che arbitrariamente si esonerano da tale obbligo".
Noi non c'entriamo in tutto questo: è competenza del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero.
Io prego l'interpellante di rivolgersi alla Presidenza del Bacino Imbrifero, che certamente saprà dire quali sono le Società che hanno già provveduto al pagamento, quali non vogliono pagare e quali stanno pagando, perché è una questione che riguarda la Presidenza del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero e non la Presidenza della Giunta regionale.
Potrà riguardare noi soltanto nel momento in cui sorgeranno delle questioni di cui verremo a conoscenza, come Giunta di tutela, attraverso le deliberazioni del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero.
Vedremo allora, come organo di tutela, se dovremo vistare, per legittimità o nel merito, le deliberazioni del predetto Consorzio.
"6) Se nel riparto dell'80% e del 20% siano compresi anche i proventi derivanti dalla legge n. 959 per quanto è attinente alle subconcessioni date dalla Regione".
Anche qui dovrei rimandare al Consorzio; penso, però, di poter rispondere io stesso dicendo che, nel riparto attuale provvisorio di fondi con il Consorzio dei Comuni del Canavese, sono compresi anche i proventi dei sovracanoni derivanti dalle subconcessioni idroelettriche date dalla Regione.
"7) Se la Commissione consiliare per l'Acqua e l'Elettricità abbia preparato un adeguato studio per l'applicazione dell'articolo 3 della legge 27-12-1953 n. 959, riferentesi alla possibilità di prelievo di energia da parte dei Comuni ".
Qui si ha la comprova che in questa materia, che è piuttosto astrusa, non si hanno delle idee esatte.
L'articolo 3 della Legge n. 959 stabilisce, all'ultimo capoverso, che i Consorzi ed i Comuni interessati potranno chiedere la fornitura di energia, invece del sovracanone, dopo che il Ministro per i LL. PP. avrà emanato il Decreto di ripartizione del sovracanone ai sensi dell'articolo 1.
Orbene, siccome non vi è alcun accordo fra le parti per la ripartizione dei sovracanoni e non vi è alcuna determinazione definitiva da parte del Ministero dei LL. PP., è naturale che bisogna attendere che si definisca la ripartizione, che oggi è soltanto provvisoria, perché si possa, in qualche modo, avanzare l'ipotesi di una richiesta alle Società, da parte dei Consorzi e dei Comuni, non delle 1300 Lire ogni Kw. ma del pagamento in natura, cioè in energia elettrica.
È evidente, quindi, come la Commissione consiliare non abbia potuto preparare un adeguato studio né sia competente a prepararlo, perché tutto questo è di competenza del Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero.
"8) Di conoscere quanto ha fino ad oggi incassato il Consorzio Comuni Valdostani e quanto il Consorzio Comuni Canavesani".
Anche per questo quesito, io pregherei l'interpellante di rivolgersi, per avere dati precisi, alla Presidenza del nostro Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero.
Però, io mi sono sempre interessato di questa materia e - attraverso i dati desunti dalle deliberazioni che il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta mi ha comunicato e che noi abbiamo vistato come autorità di tutela - io posso precedere la risposta del Consorzio del Bacino Imbrifero, a cui certamente l'interpellante richiederà delle precisazioni in questa materia.
Dirò, quindi, che il nostro Consorzio ha incassato complessivamente, a tutt'oggi, la somma di Lire 1.210.669.357 e che il Consorzio dei Comuni del Canavese ha incassato la somma di Lire 302.667.340, in base ad una ripartizione che, ripeto ancora una volta, è del tutto contingente e provvisoria, perché, appena saranno definite queste questioni, chi ha avuta di più dovrà forzatamente restituire il più.
Non si può parlare di un accordo, perché si tratta, come già detto, di una determinazione fatta dal Ministero dei LL. PP. per una ripartizione provvisoria, e non definitiva, di fondi fra i due Consorzi.
Ritengo che la questione debba ritenersi chiarita".
Il Consigliere SAVIOZ dichiara di essere in parte soddisfatto dei chiarimenti dati dal Presidente della Giunta, in risposta all'interpellanza presentata, anche perché riconosce che alcuni dei quesiti elencati nell'interpellanza avrebbero dovuto essere fatti al Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero della Valle d'Aosta.
Ritiene, però, che il Consiglio regionale debba interessarsi di tutto ciò che di importante avviene nella nostra Valle e fa presente che per questa ragione si è rivolto al Presidente della Giunta regionale anziché al Presidente del predetto Consorzio, che avrebbe anche potuto non rispondergli.
Comunica che si riserva di esaminare con attenzione le risposte dategli dal Presidente della Giunta per poter decidere eventualmente sul da farsi.
Il Consiglio prende atto.
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