Oggetto del Consiglio n. 20 del 1° febbraio 1968 - Verbale
OGGETTO N. 20/68 - Legge regionale concernente modificazioni alle norme della legge regionale 21.8.1962 n. 20, recante provvidenze per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse della Valle d'Aosta.
Con lettera in data 27.12.1967 prot. n. 4670, il Presidente della Commissione di Coordinamento per la Valle d'Aosta ha restituito, non vistato, il disegno di Legge regionale in oggetto indicato (n. 40) approvato dal Consiglio Regionale nell'adunanza del 24.11.1967, per i seguenti motivi:
"A norma di quanto previsto dal quarto comma dell'art. 31 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, approvato con legge costituzionale 26.2.1948, n. 4 rinviò non vistata la legge regionale indicata in oggetto, per i seguenti motivi:
a) premesso che in materia di Industria e Commercio di cui all'art. 4 lettera A) dello Statuto speciale la Regione ha potestà di emanare norme di integrazione e di attuazione delle leggi della Repubblica, si rileva che l'art. 3 della legge in esame, nel prevedere l'acquisto diretto da parte dell'Amministrazione Regionale di aree da cedere, poi, ad imprese industriali in luogo dei contributi di cui al precedente art. 2, dopo avere provveduto parimenti direttamente alla loro attrezzatura, non trova riscontro nella vigente legislazione statale, sicché mancano al riguardo norme statali suscettibili di svolgimento e adattamento mediante norme regionali;
b) non è conforme poi (giusta i principi enunciati dalla Corte Costituzionale in sentenza n. 1 del 1966) alle disposizioni contenute nell'art. 81 della Costituzione, circa l'idoneità della copertura degli oneri afferenti agli esercizi finanziari 1969 e seguenti, rimettersi alla generica disponibilità di bilancio;
c) osservasi, infine, che mentre il secondo comma dell'art. 6 determina in £. 100 milioni la spesa per l'applicazione della legge nell'esercizio 1968, lo stanziamento del Capitolo 283, la cui attuale dotazione è da porsi in relazione alle spese indicate dall'art. 16 della legge del bilancio per lo stesso esercizio, viene incrementato solo di 50 milioni".
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In merito ai rilievi sopraindicati si fa presente quanto segue:
A) gli organi della programmazione regionale hanno affrontato, tra gli altri, anche il problema dei possibili interventi degli Enti locali per promuovere lo sviluppo dell'attività industriale; in particolare si sono preoccupati, in via preliminare, del problema riguardante la costituzione di zone industriali opportunamente dislocate ed attrezzate.
Come è noto, la costituzione di programmate zone industriali consente di ridurre i costi di insediamento in quanto la politica urbanistica, - puntando sulla separazione delle aree industriali dalle zone residenziali -, riduce la rendita edilizia e provoca un ribasso del costo delle aree.
Tale politica, inoltre, tende a favorire la concentrazione dello spazio di iniziativa industriale e, pertanto, permette più efficienti collegamenti, determinando economie esterne che sollecitano l'insediamento di nuove attività produttive.
L'ipotesi di assetto territoriale a tale scopo prospettata dallo schema di programma regionale di sviluppo economico corrisponde alle norme e agli obiettivi del programma economico nazionale quinquennale approvato con legge 27 luglio 1967 n. 685 e, in particolare agli obiettivi generali dell'assetto territoriale risultanti nella parte 3^ - Capitolo XVI (articoli da 153 a 161 della citata legge statale n. 685) - (vedi allegato).
L'articolo 167 della legge n. 685 precisa inoltre in proposito quanto segue:
""Gli investimenti industriali si dovranno localizzare in particolare nelle "aree di sviluppo globale" e nelle aree e nei nuclei di industrializzazione, attraverso una politica dell'incentivazione che assicuri il volume degli investimenti lordi indicati al paragrafo 1 del capitolo XIX. Nel resto del territorio si dovrà tenere in particolare considerazione l'esigenza di riconvertire l'attuale apparato industriale, caratterizzato da un'accentuata presenza di imprese di tipo artigianale.""
Gli organi della programmazione regionale hanno, quindi, segnalato, fra i possibili provvedimenti regionali da adottare, ai fini sopraesposti, l'emanazione di norme in base alle quali la Regione potesse più efficacemente risolvere il problema dell'assetto territoriale per il miglior sviluppo del processo di industrializzazione, in conformità agli orientamenti del programma economico nazionale quinquennale, mediante la delimitazione, l'acquisizione e l'attrezzatura di idonee aree di terreno destinate all'insediamento di stabilimenti industriali in zone particolarmente depresse della Valle d'Aosta.
Le vigenti norme regionali prevedono la possibilità di interventi della Regione per favorire la creazione di nuovi stabilimenti nelle sopramenzionate zone della Valle d'Aosta mediante la concessione di contributi nelle spese per l'acquisizione dei terreni necessari, nonché di contributi nelle spese per interessi passivi su mutui bancari assunti presso Istituti di credito convenzionati.
Il disegno di legge in esame prevede norme integrative della legge regionale 21.8.1962 n. 20 riguardante nuove forme di intervento regionale a favore dell'industria, nonché la possibilità della cessione di terreni da parte della Regione per l'impianto di nuovi stabilimenti in zone economicamente depresse; la precedente citata legge regionale prevede soltanto la possibilità della concessione di contributi regionali in denaro nelle spese per l'acquisto di terreni da destinare a tale scopo.
Da vari anni Enti pubblici territoriali locali (Provincie, Comuni e Consorzi di Comuni) intervengono finanziariamente nelle spese per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse, concedendo aree di terreni idonei, oppure contributi nelle spese per l'acquisto di terreni, oppure contributi annui commisurati al numero di nuovi posti di lavoro.
Analogamente anche l'Amministrazione Regionale intendeva quindi intervenire in questo campo, oltreché mediante la normale concessione di contributi nelle spese per l'acquisto dei terreni per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali, anche mediante la concessione di contributi per l'ampliamento, l'ammodernamento e il trasferimento di stabilimenti industriali, nonché mediante la cessione di aree di terreno idonee e convenientemente attrezzate a cura della Regione, ai fini di una programmata realizzazione di nuove zone industriali.
Questa ultima forma di intervento regionale poteva essere considerata come una forma integrativa e sostitutiva del normale intervento finanziario mediante concessione di contributi.
Poiché questa particolare forma di intervento regionale non trova riscontro in analoghe forme di intervento statale previste dalla vigente legislazione dello Stato e mancano al riguardo norme statali suscettibili di svolgimento e di adattamento mediante norme regionali di integrazione, si propone al Consiglio di soprassedere a tale particolare forma di intervento regionale e, conseguentemente, di modificare il disegno di legge di cui si tratta mediante la soppressione dell'art. 3 del disegno di legge stesso.
B) Le spese annue previste e da assumere a carico della Regione per l'applicazione delle norme del disegno di legge sono da imputare al cap. 283 del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1968, che già presenta la necessaria disponibilità di fondi; pertanto risulta assicurata la copertura delle spese stesse anche per i successivi esercizi finanziari.
C) Allo stanziamento del capitolo di spesa 283 nel bilancio preventivo per l'anno 1968 viene apportato un aumento di soli 50 milioni, in quanto si prevede una minore spesa per gli interventi regionali di cui all'art. 16 della legge regionale di approvazione del bilancio stesso.
Si osserva, infine, che le spese annue per gli interventi regionali previsti dalle precedenti norme in vigore a favore del settore industriale si ridurranno in seguito al ricorso, da parte delle Imprese, alle nuove forme di intervento regionale previste dal disegno di legge in esame.
Si propone, pertanto, di modificare-completare il disegno di legge stesso mediante l'aggiunta del seguente nuovo articolo:
Art.... - "È approvata la riduzione, da Lire centocinquantamilioni a lire centomilioni, della spesa annua massima già autorizzata, con l'articolo 16 della legge regionale 22 dicembre 1967 n. 33, sul capitolo di spesa 283 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1968, per le finalità e gli interventi previsti da precedenti norme e provvidenze a favore delle piccole e medie industrie e dell'artigianato".
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In relazione a quanto sopra, è stato predisposto e si sottopone all'approvazione del Consiglio regionale il nuovo allegato testo di disegno di legge recante le modificazioni in premessa riportate.
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Segue: Allegato nuovo disegno di legge regionale.
Benzo (D.C.) - I Signori Consiglieri avranno potuto vedere dagli allegati le motivazioni per cui non è stata vistata la legge dal Presidente della Commissione di Coordinamento. In sintesi si tratta di quell'articolo 3 che prevedeva, su segnalazione degli organi proprio della programmazione, la possibilità da parte della Regione di acquistare aree idonee, terreni idonei da attrezzare convenientemente proprio per questi insediamenti industriali.
Ora, si tratta di un provvedimento che non trova riscontro in analoghi provvedimenti statali in questa materia per l'industria. Visto che noi abbiamo facoltà legislativa di integrazione nell'attuazione di queste norme, noi allora avevamo pensato di intervenire in tal senso, ma la particolare forma di intervento non ha trovato riscontro in analoghe forme di interventi statali, pertanto si propone al Consiglio di soprassedere e conseguentemente di modificare il testo del disegno di legge con la soppressione dell'articolo 3.
Le altre due osservazioni della Commissione di Coordinamento concernono un problema molto limitato, cioè che le spese previste al capitolo 283, come per altre leggi del resto, sono già imputate parlando del 1968 ed è sufficiente questa chiarificazione perché la loro seconda osservazione sia superata.
Per quanto riguarda la terza osservazione, in effetti noi avevamo previsto uno stanziamento di 50 milioni aggiuntivi sempre allo stesso capitolo 283; si precisa che questo stanziamento di 50 milioni è previsto sul capitolo proprio in quanto noi prevediamo una minore spesa per gli altri interventi di quelle provvidenze di cui alla legge regionale del 1957, riapprovata poi con modificazioni nel 1967, l'anno scorso.
La Giunta pertanto ripropone al Consiglio questo testo con solo una modificazione all'articolo 5 che recita: "è approvata la riduzione, da lire 150 milioni a lire 100 milioni, della spesa annua massima già autorizzata, con l'articolo 16 della legge regionale 22 dicembre 1967 n. 33, sul capitolo di spesa 283 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1968, per le finalità e gli interventi previsti da precedenti norme e provvidenze a favore delle piccole e medie industrie e dell'artigianato".
Germano (P.C.I.) - Anche l'illustrazione fatta dall'Assessore Benzo sulle osservazioni da parte della Commissione di Coordinamento brilla sempre per la stessa chiarezza. Non trova riscontro in altre leggi dello Stato, ma vi avevamo detto che questa legge, così com'è concepita, è una cosa impossibile. Non c'è nessun Ente locale, nessuno che distribuisca i soldi agli industriali come volevate fare voi. Non ce n'è nessuno e infatti cosa fate? Nella risposta alla Commissione di Coordinamento usate tutti gli argomenti di cui noi abbiamo dibattuto per ore e ore; usate proprio gli stessi argomenti, però alla fine come concludete? Scivolate di nuovo nello stesso errore, perché questo progetto di legge, se non si modifica qualche cosa, cade di nuovo nello stesso errore.
Quali sono le argomentazioni che usate per rispondere alla Commissione di Coordinamento? Quelle che abbiamo detto noi: che bisogna in via preliminare cercare le zone industriali opportunamente dislocate e attrezzate e in quella direzione orientare le iniziative. Tutta l'argomentazione sia per quanto riguarda questo... e io lo faccio per brevità, sia per quanto riguarda anche la citazione che poi fate finale... quando citate i fatti della legge sulla programmazione sono nella stessa direzione delle osservazioni. Dite: "impianti di nuovi stabilimenti", poi nella legge scivolate di nuovo. Ora, io non voglio fare un lungo discorso su questo argomento, ne abbiamo discusso ampiamente l'altra volta. Credo che molte cose si debbano limitare... si discute della perdita del tempo, ma il tempo in questa occasione l'avete fatto perdere voi abbondantemente non accettando nessuna delle osservazioni fatte, salvo quella marginale. Allora, restano i due problemi che sono ancora contenuti in questa legge: quello delle zone e quello dell'occupazione. Questa legge quindi va bene se noi correggiamo e togliamo quell'"ammodernamento" -perché tutti sappiamo che cos'è l'ammodernamento, tende a ridurre l'occupazione di un'azienda, non ad aumentarla -, noi vogliamo degli incentivi per aumentare l'occupazione, per risolvere il problema di determinate zone, e se all'articolo 3 togliessimo la dizione "di preferenza" di modo che diventi: "Le provvidenze regionali previste ai precedenti articoli saranno concesse alle aziende industriali che daranno garanzia di una maggiore occupazione e che attueranno...", io credo che questa legge andrebbe bene, come sarebbe andata bene l'altra volta se noi avessimo aspettato.
Ora, vedendo il Consigliere Benzo che comincia già a dire di no, comincio a prevedere una discussione che andrà abbastanza avanti. Come si fa a non capire questo? Tutta l'organizzazione dello Stato, le leggi, la nostra programmazione regionale dicono che bisogna fissare delle zone per superare determinati squilibri economici per creare un'occupazione, perché i costi sociali sono inferiori se si creano queste zone e tutta la programmazione attuale nostra, nazionale è in questa direzione. Io dico di togliere "di preferenza" e il Consigliere Benzo comincia a muovere la testa...
Tutta l'impostazione della programmazione è una creazione di nuovi posti di lavoro, difatti la discussione che avviene oggi fra programmazione nazionale e programmazione regionale... non so da noi, perché noi siamo abbastanza "codini" ma, per esempio, in Sardegna avviene che per il fatto che la Sardegna prevede una maggiore occupazione che non quella media nazionale... anche se noi vogliamo vedere solo quella media nazionale... prevediamo una maggiore occupazione, e allora, se noi manteniamo "l'ammodernamento" e se non fissiamo l'esigenza di una maggiore occupazione... e allora facciamo una legge per distribuire soldi agli industriali, se vogliamo fare questo, facciamo così. Io dico questo tanto per iniziare la discussione.
Benzo (D.C.) - Consigliere Germano, a parte il fatto che respingo quanto detto da lei inizialmente nella parte introduttiva del suo discorso, perché non è assolutamente esatto che voi abbiate fatto delle osservazioni in merito a quello che noi avevamo portato proprio in seguito a una precisa segnalazione, una richiesta del Comitato consultivo per la programmazione in ordine a queste zone industriali. La discussione avvenuta nel precedente Consiglio regionale su tutto quanto concerneva questi insediamenti industriali e le finalità di occupazione che essi prevedevano comunque è stata sufficientemente lunga per passare alla seconda parte, perché non si debba - perlomeno per quanto mi concerne - continuare a farla, tanto più che allora la legge è stata votata quasi all'unanimità dal Consiglio regionale (31 voti). Se mi permette, se lei ha la memoria ancora buona... vuole che le legga il verbale? Pensavo che si ricordasse di questo fatto importante ...(voce)... no, ma me lo ricordavo bene che c'erano stati due soli Consiglieri che non avevano votato la legge, sono anche l'Assessore competente quindi... comunque, in quella votazione c'erano 31 voti favorevoli e 2 voti contrari. Dicevo, quello è un fatto scontato...
Montesano (P.S.D.I.) - Consigliere Caveri, io volevo solo assicurare che non è il verbale, è la delibera.
Benzo (D.C.) - ... è la deliberazione, scusate la mia inesattezza. La deliberazione ...(voce del Consigliere Caveri)... sì, verremo poi tutti a scuola da lei. Comunque, dicevo, premesso quel fatto che per me ha già un suo valore, una sua importanza, mi sono accorto che, di fronte alla proposta della Giunta di riproporre al Consiglio l'esame del progetto di legge con quella modificazione... indubbiamente non ci permetterebbe di avere questo provvedimento, che invece è estremamente valido.
Le due richieste che lei ha fatto sono dell'eliminazione di due parole ripeto già votate allora: "l'ammodernamento", quindi tutto il discorso che lei faceva sulla questione dell'ubicazione delle aziende non c'entra niente, questa è questione di ammodernamento, e la dizione "di preferenza"...
Germano (P.C.I.) - ... questo non c'entra? "Preferenza" con l'ubicazione dell'azienda c'entra?
Benzo (D.C.) - ... si parla di garanzia sa? Le provvidenze regionali... se lei leggesse bene l'articolo, Consigliere Germano, ogni tanto io e lei dobbiamo proprio ricominciare dall'abecedario... "le provvidenze regionali previste ai precedenti articoli saranno concesse, di preferenza, alle aziende industriali che daranno garanzia di una maggiore occupazione..."
Germano (P.C.I.) - ... "e che..."
Benzo (D.C.) - ... "e che attueranno le iniziative di sviluppo industriale indicate all'articolo 2 nelle zone industriali..." ...(voce del Consigliere Germano)... certamente, daremo di preferenza a quelle che attueranno in quelle zone, ma mi permetta che anzi...
Germano (P.C.I.) - ... a quelle che andranno lì, non di preferenza...
Benzo (D.C.) - ... ma indubbiamente no, ma anche per quanto concerne la discussione in Consiglio mi richiamo a quanto disse l'Avvocato Caveri, che ho trovato quella volta d'accordo su quelli che potevano essere dei piccoli insediamenti di medie e piccole industrie in certe zone che possono avere caratteristiche idonee proprio per gli insediamenti di una piccola industria, tipologica, non fumogena, mentre invece le caratteristiche ambientali che noi riteniamo le migliori per la nostra Regione... effettivamente era stata una cosa di una validità estrema, tant'è vero che io stesso dissi che l'Avvocato Caveri aveva fatto bene a parlare di queste zone, una di quelle era Chambave...
Comunque, Consigliere Germano, io non ritengo di continuare la discussione su questo terreno, la Giunta ripropone il provvedimento, che, ripeto, era già stato approvato alla quasi unanimità in questi termini, con l'abolizione dell'articolo 3 e quella correzione che riguarda il capitolo 283 del bilancio.
Germano (P.C.I.) - Io sono molto condiscendente verso gli altri, se ci sono altri che vogliono parlare, io non insisto.
Intanto l'Assessore della questione "ammodernamento" non ha parlato. Siamo d'accordo, siamo tra persone ragionevoli, che l'ammodernamento di un'azienda non prevede uno sviluppo dell'occupazione, perlomeno la tradizione di tutti gli ammodernamenti che abbiamo visto noi, la programmazione è un caso inverso ...(voce del Consigliere Benzo)... perché a "La Soie" ce ne sono in più dopo l'ammodernamento? Alla Cogne se procedono all'ammodernamento, ce ne sono in più? Come non si può discutere? Qualsiasi azienda che faccia un ammodernamento riduce l'occupazione ...(voce di alcuni Consiglieri)... questo non lo neghiamo; noi ci troveremo di fronte agli ammodernamenti che riducono l'occupazione e noi diamo il premio agli industriali che la riducono? C'è poco da fare, ma che non sia vero in senso assoluto, che sia vero tutto quello che volete voi... nella casistica succede sempre così: con l'ammodernamento di un'azienda vecchia si riduce la mano d'opera occupata. Allora noi usiamo dei soldi dei contribuenti per aiutare gli industriali, non per aumentare l'occupazione. Non ci può essere quindi questa voce, o ci può essere solo a condizione che noi diciamo: un ammodernamento che preveda un tale aumento dell'occupazione ...(voce)... "di preferenza alle aziende che daranno garanzia di una maggiore occupazione" senza nessun termine. Insomma, abbiamo deprecato tanto la delibera del B.I.M., l'abbiamo deprecata soprattutto perché è andata a finire nelle mani di gente che questi soldi li ha presi con anticipo e poi non ha mantenuto i suoi impegni, ma perlomeno tale delibera dava dei soldi per ogni occupato in più. Qui diamo fino a 100 milioni di premi industriali senza nessun termine preciso, cioè regaliamo dei soldi agli industriali per le loro operazioni, come se ne avessero pochi, poverini! E qui c'è la mucca grassa che distribuisce ...(voce del Consigliere Lustrissy)... io mi interrompo e ti lascio dire, perché mi interessa che ci sia dibattito, dì pure...
Lustrissy (D.C.) - Volevo solo precisare questo per quanto riguarda l'ammodernamento. Intanto non è dimostrabile in senso assoluto la verità delle sue affermazioni, cioè che l'ammodernamento produca una diminuzione delle occupazioni, tant'è vero che alle volte è necessario procedere all'ammodernamento per il mantenimento dell'occupazione. Noi, per esempio, adesso assistiamo a un caso molto preoccupante: quello dell'industria della Bassa Valle, sono industrie vecchie, industrie che a quanto pare non hanno nessuna intenzione di procedere all'ammodernamento dei loro impianti. Perdurando questa situazione, cosa si prevede? Si prevede una riduzione dell'occupazione perché non saranno più in grado di reggere certe concorrenze, dovranno diminuire l'occupazione, dovranno chiudere i battenti se non procederanno all'ammodernamento.
Nella legislazione statale, anche nei diritti della programmazione, se lei vede il piano nazionale di sviluppo, ha degli incentivi proposti per l'industria, principalmente sono quelli destinati all'ammodernamento, perché, oggi come oggi, sostenere certe concorrenze è pesante per certe industrie. Allora dobbiamo dare la possibilità a queste industrie di procedere alla riconversione degli impianti, a tutti ammodernamenti che si rendono necessari per aggiornarsi rispetto al progresso tecnologico, che è in continua evoluzione, non è che si arresta oggi. L'ammodernamento delle industrie perciò non è che si possa eliminare, è intanto necessario per mantenere una certa occupazione, poi non è detto che esso non provochi un aumento di occupazione. Questo per quanto riguarda l'ammodernamento.
Per quanto riguarda la preferenza nelle zone indicate nel piano di sviluppo, abbiamo voluto lasciare aperta questa possibilità proprio per le ragioni esposte dall'Assessore Benzo e su queste ragioni abbiamo trovato concorde anche la Commissione Consultiva della programmazione, compresi i tecnici, quando si è discusso del problema. Se noi nelle Valli laterali dobbiamo prevedere un certo sviluppo e l'arresto di un certo spopolamento, non possiamo affidarci esclusivamente alla riconversione dell'agricoltura e del turismo, dobbiamo anche prevedere un insediamento in queste valli laterali di un certo tipo di industria che non dia fastidio né al turismo, né all'agricoltura, ma che serva a frenare quell'esodo, industrie che, naturalmente, non provocheranno guai dal punto di vista del turismo. Le zone industriali debbono esistere perché lì maggiormente si dovranno promuovere determinati investimenti: saranno le zone di intenso sviluppo industriale. Non è da escludere che in certe vallate laterali, in certe altre zone si possano insediare altri tipi di industrie che vengono ad alleviare un pochino la situazione della mano d'opera locale. Vi è, per esempio, l'industria di Sarre: è fuori dalla zona industriale, eppure è un'aziendina che non dà fastidio a nessuno, né al turismo, né ad altri, ma che dà una certa occupazione. È questo tipo di piccole industrie...
(voce di un Consigliere) - ... e la Fera?
Lustrissy (D.C.) - ... la Fera è stato uno sbaglio e non possiamo fare delle previsioni per il futuro, cioè prevedere di andare a incentivare o finanziare industrie di questo tipo per il futuro. Siamo attenti a quello che facciamo e se costruiremo la società finanziaria, questa sarà una maggior garanzia per determinati accertamenti che la Regione per natura di cose non è in grado di poter effettuare.
Io pertanto non vedo quelle preoccupazioni che lei ha per questi tipi di interventi. L'ammodernamento è un indirizzo che è seguito anche dalla programmazione economica nazionale ed è necessario per garantire un certo tipo di occupazione. Cosa sarebbe successo alla Cogne se non si fosse proceduto a quel tipo di riconversione e di ammodernamento? A un certo punto c'era la prospettiva di una riduzione massiccia dell'occupazione ...(voce)... ne parleremo poi a suo tempo, ma l'ammodernamento non si può negare che sia un processo necessario in certi casi, altrimenti ci troviamo nella necessità di correre dei rischi abbastanza gravi. Intanto né La Soie, né la Cogne avrebbero potuto beneficiare di queste provvidenze regionali, perché sono al di fuori di questi finanziamenti dato che gli investimenti della fabbrica La Soie sono nell'ordine di 7 o 8 miliardi e non avrebbe potuto beneficiare di questo tipo di finanziamento. Intanto la Birra Zimmermann, che ha proceduto all'ammodernamento dei suoi impianti, è in grado di raddoppiare l'occupazione; sarà un'occupazione ridotta a 100 unità, però sarà raddoppiata rispetto a quella precedente...
Germano (P.C.I.) - ... è più grossa la produzione, non è un ammodernamento...
Lustrissy (D.C.) - ... d'accordo, è un ampliamento e un ammodernamento nello stesso tempo, però con questa modalità la Giunta regionale ha la possibilità di garantire una certa occupazione rispetto a quella precedente, c'è la possibilità di discriminare anche il contributo per ogni tiro di azienda. Non vedo che ci debbano essere queste preoccupazioni.
Casetta (P.C.I.) - Mi pare che bisogna partire dal presupposto che l'ammodernamento è un fatto che interessa solamente l'industria privata, perché il capitalista privato, se non ammoderna la sua azienda, cessa la sua attività e evidentemente ne pagano i costi la collettività, gli operai. Noi non dobbiamo pagare i costi sociali di questa operazione, perché, in effetti, quando parliamo della Birra Zimmermann, facciamo ridere perché è rimasta all'etichetta, è un nuovo insediamento. Non è vero che lo Stato paga per il riammodernamento, paga per quello delle industrie di Stato, ma non per quello delle industrie private.
Allora il costo della Cogne è comprensibile in questa direzione, ma non è il costo della fabbrica La Soie che ci può interessare; chiedetele un po' quanti quattrini ha preso dallo Stato per il suo riammodernamento. Il riammodernamento è un fatto privato che interessa unicamente l'industria privata.
Ora, noi condividiamo l'opinione del contributo, dell'incentivo dello Stato per l'industria di Stato, questo è chiaro, perché lo Stato paga i conti sociali di queste operazioni, ma per i privati no e se poi, oltre a questo, non garantiamo, non ci ancoriamo nemmeno a una maggiore occupazione, è chiaro che noi pagheremo solamente col denaro pubblico i costi per permettere ai capitalisti di capitalizzare di più.
Mi pare che il buon senso ci dica che non dobbiamo fare questo e tanto più di non farlo se non ci ancoriamo nemmeno a una maggiore occupazione.
Manganoni (P.C.I.) - Cercherò di non ripetere quanto hanno detto i miei colleghi.
L'ammodernamento in genere non crea posti di lavoro. Io vi cito dei casi concreti: alla Cogne la vergella si faceva coi vecchi laminatoi; alla Cogne si è ammodernato e si è creato un nuovo reparto il quale ha decuplicato la produzione con un numero inferiore di operai, perché? Perché ha sostituito i vecchi treni di 50 anni fa con dei treni moderni, che aumentano enormemente la produzione riducendo il numero del personale. Perché? Perché hanno adottato delle tecniche moderne, non più le tecniche di 50 anni fa. Questo quindi è un fatto, perché se un'impresa per avere la stessa produzione deve ammodernare e poi aumentare ancora il numero dei dipendenti, quell'impresa va in bolletta immediatamente.
Ora, vi sono dei casi in cui gli ammodernamenti possono anche aumentare l'occupazione della mano d'opera quando essi comportano anche un ampliamento, perché? Perché se noi aumentiamo il numero delle macchine, se sostituiamo i vecchi impianti con macchine e impianti moderni e in più li ampliamo, di conseguenza aumentiamo la produzione notevolmente. In questi casi si può avere l'aumento dell'occupazione, però diciamolo nella legge, condizioniamolo.
Ora, quando il B.I.M. ha approvato quel famoso regolamento a favore dell'incremento dell'industria, noi lo abbiamo esaminato in Giunta e, malgrado i difetti che abbiamo fatto rilevare: le garanzie... lo abbiamo fatto osservare allora in Giunta: "ma quale garanzia abbiamo che questi soldi che il B.I.M. dà (soldi dei Comuni, denaro pubblico) non vengano spesi male?". Ora, a quel regolamento si può fare questa osservazione, e difatti la Fera insegna, però li condizionava, anzi ancorava il contributo al numero dei dipendenti che venivano occupati, questo è serio e io penso che la stessa cosa la dobbiamo fare noi.
È rientrato Lustrissy... Lustrissy non è che io voglia polemizzare con te, tu parli dell'industrializzazione delle Valli laterali per evitare lo spopolamento, eccetera, questo non è l'argomento da discutere. Io sono d'accordo che le Valli laterali sono quelle che bisognerebbe aiutare, però siamo obiettivi, domani tu sei in grado di trovare un'industria che vada a installarsi a Champorcher? Che faccia il trasporto da Hône a Champorcher e viceversa? ...(voce del Consigliere Lustrissy)... io questo lo accennavo solo, ma non voglio in questa sede impostare la discussione, perché io penso che avremo modo di discuterne a suo tempo.
Rimaniamo nel campo dell'incremento dell'occupazione, vogliamo aumentare il numero dei posti di lavoro? Almeno per noi lo scopo della legge dovrebbe essere quello. Anche per voi Giunta è così? Se il vostro scopo è di aumentare il posto degli occupati, il posto delle maestranze, diciamolo chiaro, diamo i contributi solamente se vi è un incremento dell'occupazione; in tal caso noi possiamo includere anche l'ammodernamento, però a queste condizioni. Se una data impresa che occupa 100 operai vuole un contributo per l'ammodernamento, ci deve dimostrare, ci deve assicurare che dopo l'ammodernamento gli operai, le maestranze occupate da 100 passeranno a 120 o a 150, in tal caso le si dà un contributo in base al numero degli operai, ai posti di lavoro che crea.
Se noi parliamo di ammodernamento senza condizionare l'emanazione di contributi all'aumento dei posti di lavoro, noi arriveremo all'assurdo di dare dei contributi a delle industrie che, dopo essersi ammodernate, diminuiranno il numero degli occupati - e questo è un assurdo che noi assolutamente non ammettiamo - e penso, se in buona fede, neanche la Giunta, salvo che non succeda, come si è detto prima, che si voglia dare soldi agli industriali per poter dire: "vedete, vi elargiamo un sussidio di dieci milioni, perché noi siamo bravi, siamo generosi". Io penso che questo non rientra nelle funzioni dell'Amministrazione regionale e insisto affinché il contributo venga condizionato e ancorato al numero dei posti di lavoro che si creeranno con l'industria nuova o, se si tratta di ammodernamento, col numero di operai, di maestranze che verranno occupate in più dopo l'ammodernamento.
Fosson (U.V.) - Io penso che se noi analizziamo un po' in fondo questa questione, si può trovare anche la quadra, perché si è parlato con un linguaggio diverso, ma ci sono dei punti che senz'altro sono comuni e c'è qualche cosa che forse dovrebbe essere rivisto, perché, purtroppo, queste leggi sono fatte così a tamburo battente e anche questa risente di tale carenza e ci sono delle cose che sono dette abbastanza male, perché si vuole includere tutto senza specificare troppo e quindi può dare adito, specialmente nell'applicazione un domani, a dei malintesi. Io vorrei ritornare sui tre articoli.
Sull'articolo 1 mi sembra che affermiamo un principio sul quale siamo tutti d'accordo, perché qui si dice: "possono essere concessi anche alle imprese che intendano provvedere all'ampliamento e al trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti in Valle d'Aosta. Se noi consideriamo il lato pratico, che cosa può capitare? C'è stato l'esempio di una data industria che certamente non poteva essere ampliata dov'era ubicata perché era nel pieno centro cittadino, quindi in questo caso questa industria, per potersi ampliare, per poter creare dei nuovi posti di lavoro, aveva l'assoluta necessità di trasferirsi. Per quanto riguarda quella dizione dell'articolo 1, quindi noi vediamo che, anche se non è citato in questo caso l'aumento di mano d'opera, parliamo già di ampliamento e parliamo di trasferimento che deve essere giustificato.
Permettete che parli dopo dell'articolo 2 e analizzi ora l'articolo 3. All'articolo 3 avevamo proprio impostato la discussione l'altra volta, perché su questo punto la legge che era stata preparata e che ci era stata proposta non teneva conto di questo. L'abbiamo suggerito allora, se ben ricordo, di mettere una preferenza per quelle industrie che andassero ad installarsi nelle zone industriali attrezzate che saranno poi definite dal piano della programmazione. Mi sembra quindi che anche la dizione dell'articolo 3 possa andare in questo senso - vedremo se c'è qualche aggiunta da fare -, viene detto: "le provvidenze regionali previste ai precedenti articoli saranno concesse, di preferenza, alle aziende industriali che daranno garanzia di una maggiore occupazione e che attueranno le iniziative di sviluppo industriale indicate all'articolo 2 - su questo non sono d'accordo all'articolo 2, ritornerò dopo - nelle zone industriali previste dal piano regionale pluriennale di sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta". Mi pare quindi che anche per questo articolo 3, fatte poi le osservazioni sull'articolo 2, possiamo concordare... perché "di preferenza"?
Anche se non sono completamente d'accordo con quanto forse ha detto il Consigliere Germano prima, proprio nella discussione dell'altra volta io ho insistito che si mettesse la dizione "di preferenza" e si desse una priorità a quelle industrie che vanno a finire in queste zone industriali, ma non siamo e non sono stato così tassativo così come poteva essere un momento fa il Consigliere Germano - se ho capito bene, perché posso anche avere capito male - e dicesse: "non diamo contributi se si installano fuori dalle zone industriali".
Per me ci deve essere la possibilità di dare dei contributi, e qui in questa legge possiamo lasciare questa possibilità, nel dettaglio nell'eventuale regolamento bisognerà poi entrare in una specifica maggiore affinché non ci sia poi la scappatoia che un'industria di una certa mole e via dicendo, insediandosi in una zona non industriale, cioè in una zona non prevista come industriale dal piano, dalla programmazione, possa poi avere gli stessi contributi che ha quella che va nella zona industriale. Vorrei quindi che fosse molto chiaro il mio pensiero su questo punto: vorrei che si lasciasse una possibilità per quelle eccezioni che noi oggi non possiamo eventualmente prevedere, per poter venire incontro - almeno questo dovrebbe essere l'intenzione e questo è il mio punto di vista - anche a delle piccole industrie, che non sono di ostacolo al turismo e che potessero insediarsi in certe zone che sono fuori da quelle previste dal piano.
Veniamo all'articolo 2: "È autorizzata la concessione di contributi straordinari, a' sensi della legge regionale 21 agosto 1962 n. 20, anche nelle spese per la costruzione di nuovi stabilimenti industriali e per la trasformazione, l'ampliamento, l'ammodernamento e il trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta...". All'articolo 1 si dice già per l'ampliamento e il trasferimento; qui all'articolo 2 invece c'è scritto: "l'ammodernamento e il trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta", che potrebbe domani, se non è ben chiarito qual è il nostro pensiero, dare adito a certe incongruenze.
Io anche qui non sono tassativo come lo sono stati i miei colleghi del Partito Comunista, perché effettivamente la questione dell'ammodernamento purtroppo qualche volta porta con sé una diminuzione di personale, però bisogna anche che noi ragioniamo tenendo conto del progresso tecnologico. Effettivamente posso anche concordare in parte con quello che ha detto il Consigliere Lustrissy, cioè noi non possiamo dire: non prendiamo in esame l'ammodernamento, perché un'industria se non viene ammodernata, non essendo più competitiva, potrebbe poi avere un domani una diminuzione di mano d'opera e quindi indirettamente potremmo avere un effetto contrario a quello che noi desideriamo avere. Forse non è possibile dirlo in questa legge, è per questo che forse sarebbe meglio stralciare queste cose e rimandare a una regolamentazione più dettagliata in modo che questo non possa servire un domani per tutti i casi e che sia effettuata una valutazione di volta in volta sull'assoluta necessità di questo ammodernamento e se con lo stesso si ottiene una diminuzione tale di personale da essere controproducente anche per l'aiuto che la Regione dà a livello di contributi. Bisognerebbe quindi, secondo me, contemperare questo.
Relativamente alla questione legata al trasferimento, io sono d'accordo sul trasferimento giustificato - e abbiamo fatto un caso pratico dove non c'è possibilità di ampliamento -, però, premesso che qui parliamo di grandi, di medie e di piccole industrie, potrebbe domani saltare il ticchio a uno, il quale potrebbe dire: "un momento, va bene, io potrei andare avanti qui con il mio stabilimentino, però, per ottenere il contributo della Regione, mi sposto da un'altra parte, diminuisco il personale, perché faccio un ammodernamento e ottengo, perché faccio un trasferimento, questi contributi", e in definitiva la Regione, invece di averne un vantaggio collettivo, ne avrebbe uno svantaggio. Secondo me, quindi nella legge bisognerebbe definire i punti che riteniamo che possano dare un vantaggio nel senso di occupazione e nel senso di insediamento, accennando eventualmente a quegli altri casi in un regolamento a parte. Non so se ho spiegato qual è il punto da raggiungere. Perché così noi, mettendo in questa forma l'articolo 2, mettiamo sullo stesso piano, non facciamo quasi delle priorità, la priorità viene solo dall'articolo 3 e quindi potrebbe effettivamente verificarsi questo fatto, non so se ho reso bene qual era il mio pensiero su questo punto.
Savioz (P.C.I.) - Io non ho molto da aggiungere, alcune cose le ha già dette il Consigliere Fosson, quindi non le ripeterò.
Vorrei aggiungere due questioni: la prima sulla voce "ammodernamento". Ci sono stati dei casi di ammodernamento anche nella nostra Regione che hanno portato sì a un aumento di produzione, ma in alcuni casi anche alla diminuzione del personale e coloro che sono rimasti hanno avuto un aggravio di lavoro ben più grave di quello che avevano prima. C'è un esempio tipico: uno stabilimentino nella Valle d'Aosta dove prima i dipendenti del medesimo lavoravano otto ore con intervalli per differenziazione di lavorazione. Hanno ammodernato lo stabilimento, hanno messo un nastro e i dipendenti in questo momento fanno nove ore consecutive, qualche volta dieci, e la sera, quando si ritirano, a forza di lavorare sul medesimo punto al banco di lavoro, escono tutti con le caviglie gonfie così, e questo è stato l'ammodernamento di quello stabilimento, questo è uno dei casi, non dico che siano tutti così. Sulla questione di ammodernamento quindi stiamo attenti, perché se è vero che certe industrie lo devono fare per mantenersi alla pari con altre per la competitività sul campo nazionale, è altrettanto vero che in certi casi sono soltanto ed esclusivamente un peggioramento per le maestranze. Ricordate il film di Charlot "Temps modernes"? Io quindi direi che bisognerebbe studiare molto attentamente la questione relativa all'ammodernamento, non dico che si possa sopprimere, però occorre vederla e legiferarla in un modo diverso, in un modo più completo, più preciso.
La seconda questione che volevo porre è questa: in questa legge all'articolo 2 si dice: "sino all'ammontare massimo del 10% delle spese ammesse ed effettivamente sostenute". Non credete che sia più opportuno vedere di differenziare il quantum che l'Amministrazione regionale dà? Faccio degli esempi: c'è un piccolo industriale che spende 20 milioni, mettiamo una cifra, per fare un qualche cosa. La Valle gli viene incontro con 2 milioni. Questa persona fa uno sforzo enorme per poter riuscire a ottenere qualche cosa, mentre invece a un'altra persona che spende non so 100 milioni gli si danno 10 milioni. Mi sembra che la percentuale così fissata, uguale per tutti, non sia la migliore delle cose e non è che io proponga qui un qualcosa di nuovo, perché già in altre leggi della Regione vi è una differenza. La legge, per esempio, che ultimamente abbiamo riveduto per l'industria alberghiera prevede una differenziazione tra il piccolo, il medio e il grande albergo, e via di seguito. Potremmo anche vedere questa situazione, nella nostra Regione è pensabile di poter mettere delle grandi industrie? Io non ci credo, perché abbiamo i due Tunnel aperti, ma comunque in un certo senso siamo ancora sempre una Regione molto difficile per l'accesso e l'uscita, per la distanza dai porti e via di questo passo, mentre invece nella nostra Regione potrebbero fiorire delle piccole industrie, tipo quelle che già esistono in questo momento. Ora, per questi piccoli industriali sarebbe più opportuno che la Regione venisse loro incontro con un maggiore contributo, in modo, primo, di invogliare; in secondo luogo, di dare la possibilità anche alla nostra gente, del posto, di fare un qualche cosa, come mediante società... o mediante capitale azionario e via di questo passo. Condivido quanto ha detto il Consigliere Fosson, che sarebbe opportuno rivedere tutto questo ed esaminarlo attentamente e togliere queste incongruenze, perché se lasciamo l'articolo 2 così com'è, a un certo momento possiamo dare a tutti quelli che chiedono, e ancora più grave glielo diamo nella stessa misura, tanto all'industriale che ha le spalle robuste, quanto a quell'altro che è piccolo e che ha bisogno di maggior ossigeno.
Germano (P.C.I.) - Io vorrei ancora far rilevare che questa legge, diciamo così, integra la legge 21 agosto 1962 n. 20, non l'abroga, la integra, è così in genere. Abbiamo già nella legge del 1962 delle formulazioni che sono molto più chiare sotto un certo aspetto. Cosa dice la legge del 1962 all'articolo 3? "I contributi straordinari regionali previsti dalla presente legge saranno concessi, con deliberazione del Consiglio regionale, alle imprese industriali che, a giudizio dell'Amministrazione regionale, diano le necessarie garanzie finanziarie per l'impianto e la gestione dei nuovi stabilimenti industriali, per il maggior impiego della mano d'opera locale e per lo scrupoloso rispetto della legislazione sul lavoro". La legge del 1962 era molto chiara in materia e parla di impianto di nuovi stabilimenti industriali e di trasferimenti e non parla assolutamente di ammodernamento. Se qui facciamo un ampliamento di questa legge dando maggiori fondi, aumentando le cifre, arrivando fino alla somma dei 100 milioni, allora dobbiamo restringere nel senso di fissare bene l'occupazione e nel senso di fissare bene che siano nelle zone di futuro sviluppo industriale.
Per le piccole aziende a cui accennava il Consigliere Fosson c'è già lo stanziamento di 60 milioni di questa legge che prevede un contributo per l'acquisto di un terreno fino a 1.300 lire e la costruzione di questi piccoli stabilimenti, quindi non ne resterebbero esclusi; il maggiore stanziamento diamolo a quello che vogliamo ma che risolva un nodo in un determinato punto della Valle.
Benzo (D.C.) - Mi pare che quest'aggiunta alla lunghissima discussione che avevamo svolto nella precedente seduta consiliare non abbia portato nulla di nuovo in quanto la stessa discussione, per molte ore, era stata fatta e di concerto erano anche state messe alcune parti che erano poi le più valide per precisare questo concetto sia di maggiore occupazione, sia di posto di insediamento industriale. Ritengo quindi di non dilungarmi, soprattutto perché vedo che ci si ripete tutti e io ho cercato di essere sintetico all'inizio, ma mi pare che il Consigliere Lustrissy, come Presidente del Comitato della programmazione, abbia chiarito e precisato il concetto moderno dell'economia industriale di questa contemperazione tra produttività e occupazione.
Per quanto riguarda la questione sollevata anche dal Consigliere Casetta, indubbiamente se prendiamo in esame la sua affermazione, dobbiamo constatare che solo le industrie privata possono accedere a queste provvidenze e, anche se fanno nuovi stabilimenti industriali, non c'è bisogno che si ammodernino.
Per quanto riguarda anche quanto detto dal Consigliere Manganoni, mi conforta il fatto che nello stesso tempo ha fatto un'affermazione... se l'ammodernamento vuol dire ampliamento... io giro quest'affermazione in questo senso: è implicito che in un qualsiasi nuovo insediamento industriale una trasformazione, come prevista nell'articolo 1 e come già detto prima dal Consigliere Fosson, presuppone questo ammodernamento. È un presupposto basilare di qualsiasi iniziativa; lei non potrà dirmi che se si fa un ampliamento, una trasformazione di un stabilimento industriale, quest'ultimo non abbia come necessità, direi, assoluta il fatto di ammodernare addirittura le macchine, lei vorrebbe solo cambiare le macchine... Se questi modi di concepire le nuove attività, le nuove industrie fossero stati seguiti, per esempio, da quella Nazione (il Giappone) che in questo momento effettivamente sta invadendo le altre Regioni anche europee, le altre Nazioni europee, non so come avrebbe potuto ritrasformare solo le macchine anche per costruire la bicicletta Honda.
A me comunque interessa precisare un concetto: quanto è stato discusso nella precedente seduta del Consiglio regionale, soprattutto con l'accettazione di questa maggior garanzia di occupazione e di insediamento nei piani di sviluppo previsti dal piano, sempre salva restando la possibilità - e ha fatto bene a ricordarlo il Consigliere Fosson -, che avevamo già allora previsto, di insediamenti industriali non di grandi industrie, perché non neghiamo l'evidenza dei fatti, ossia l'impossibilità nelle vallate laterali di insediamento di grandi industrie... Rispondo a quello che diceva il Consigliere Manganoni, che per quello che è stato sottolineato dal Consigliere Lustrissy sulla esistenza di una piccola industria a Issime, questa piccola industria è venuta proprio a richiedere già un corso professionale proprio in vista di una nuova occupazione: quello è un piccolo stabilimento che non dà fastidio, sarà ordinato nell'azione... e quindi sarà uno di quegli stabilimenti che possono certamente essere ben visti da noi per permettere appunto che non avvenga questo fenomeno così massiccio, certe volte, dello spopolamento dei nostri Comuni montani.
Per quanto mi concerne e per quanto concerne la Giunta, si ritiene pertanto che il provvedimento debba essere approvato così, perché? Perché appunto anche quanto è previsto all'articolo 2 viene salvaguardato dall'articolo 3; non solo è salvaguardato dall'articolo 4 della precedente legge del 1962, che prevede il preventivo rilascio di atto di impegno proprio da parte delle imprese industriali di assumere al lavoro mano d'opera locale secondo la percentuale della mano d'opera complessivamente impiegata nei costruendi stabilimenti.
C'è di più: è tutta una potestà questa della Giunta ...(voce del Consigliere Germano)... ma, Consigliere Germano, torniamo sempre all'abecedario... "è autorizzata la concessione di contributi straordinari, a' sensi della legge regionale 21 agosto 1962 n. 20...". Le abbiamo viste anche col Segretario generale queste parti giuridiche, quindi sono valide, perché sennò quali atti avremmo avuto, quali possibilità di negare... tant'è vero che abbiamo accettato una vostra richiesta, e allora di passare la terza rata a saldo non tre mesi dopo la data di versamento della precedente seconda, ma un anno dopo, ed era giusto, ed effettivamente la Regione prese in esame bene quello che era stato fatto di questo nuovo stabilimento. Ripeto: fondamentalmente ritengo che questa sia la volontà del Consiglio, è che questa potestà... perché, Consigliere Savioz, per quanto riguarda il suo problema di 2 milioni o dei 100 milioni, la Regione può concedere... per comprendere che quel 10 percento è facoltativo. Vede quindi che quell'articolo 3 e la precedente legge salvaguardano l'impostazione di diritto. Si provvederà all'applicazione di questa legge in base alle norme stesse scritte, ripeto, all'articolo 3 e all'articolo 4 della precedente legge e quindi potrà dare, proprio in quei casi, se noi ci troveremo di fronte a delle questioni di questo genere... cioè un'industria che pensa solo di ammodernare i dieci torni vecchi di modo che ci siano dieci torni nuovi... io penso che avremo altre domande proprio di insediamenti in zone industriali o di piccoli nuovi stabilimenti, o di ampliamenti o di un vero totale rammodernamento di tutto l'insieme, sempre che ci diano questa garanzia, siamo legati alla legge.
Io quindi mi permetto di dire ai Signori Consiglieri che queste perplessità in piena onestà non le ho, come non le ha avute il Comitato della programmazione. Ritengo che possano essere veramente fugate da questa sicurezza che sia la legge attuale, che è una modificazione della precedente del 1962, sia quella del 1962 ci danno in ordine a quelle che saranno le facoltà che la Regione e la Giunta avranno nel determinare la priorità delle scelte delle imprese industriali che beneficeranno di questi contributi.
Manganoni (P.C.I.) - Non voglio prolungare la discussione, voglio solo puntualizzare due aspetti.
L'Assessore Benzo dice che l'ammodernamento presuppone l'ampliamento. Io potrei discuterne per un quarto d'ora, mi limito a citare dei casi pratici, e lì non si tratta di opinioni, si tratta di dati, di fatti.
La Cogne aveva i vecchi forni (il 1915 è la data di costruzione) importati qui dai Belgi, i quali producevano 15 tonnellate di acciaio ogni colata e ogni colata aveva, la durata di circa 7 ore se era carica solida, quindi 15 tonnellate ogni 7 ore. Questi forni Ruhr del 1915 sono stati aboliti e la Cogne ha fatto bene, doveva farlo. Abbiamo adesso un forno da 60 tonnellate, tempo di colata dalle tre alle quattro ore, perché si usano i sistemi con l'ossigeno, eccetera, quindi un forno ne ha sostituiti quattro e ne ha raddoppiato la produzione.
Praticamente quel forno produce quanto otto forni precedenti, quindi è stata ampliata in questo modo l'acciaieria? No, perché si è passati da quattro forni a uno. La mano d'opera è aumentata? No, è diminuita, perché un conto è far funzionare quattro forni del 1915 e un conto è far funzionare un solo forno coi criteri di automazione moderni. Questo caso - io mi limito a questo per non citarne altri - quindi dimostra esattamente il contrario di quanto sosteneva l'Assessore Benzo_ ammodernamento può anche significare ampliamento se effettivamente si aumenta, ma può significare il contrario dell'ampliamento, cioè la riduzione come occupazione di spazio, perché un forno non occupa il posto di quattro forni; in tale caso si è moltiplicata per otto la produzione, però è diminuito il numero degli operai.
Ora, questo è un caso tipico, io ne potrei citare tanti altri, con questo non intendo dire che la Cogne ha fatto male, ma ha dovuto fare così perché sennò non reggeva più la concorrenza, perché non si può lavorare con macchinari del 1915. Questa quindi è una necessità per mantenere la concorrenza, perché oggi le imprese o si aggiornano, o chiudono e noi sappiamo che il periodo, grosso modo, di durata di un impianto o di una macchina oggi non supera i dieci anni, entro i dieci anni - dipende da quale tipo e quale macchina - la macchina, anche se nuova, va cambiata perché superata. Il fatto di ammodernare un impianto quindi è una necessità di tutte le imprese, di tutte le aziende.
Ora, se noi dobbiamo intervenire anche per questo ammodernamento... se porta un aumento di posti di lavoro, allora sono d'accordo con lei, ma se non porta l'aumento delle maestranze - e in certi casi può portare anche una diminuzione - perché in certi stabilimenti moderni automatizzati risparmiano la mano d'opera, allora no, perché allora noi finanzieremmo un'impresa per ridurre i posti di lavoro.
Va bene, ma allora partiamo da un altro principio, Consigliere Bordon, diciamo che, per evitare che le fabbriche chiudano, noi le finanziamo. Io penso che questo non sia un compito nostro, perché allora noi dovremmo finanziare tutti i cittadini che vogliono rinnovare la macchina o il frigo, per esempio, perché se il frigo è vecchio, ce ne vuole uno nuovo. Ora, voi finanziate l'industriale che deve rinnovarsi il suo macchinario, allora finanziatemi anche per il mio frigo che non funziona più, perché è vecchio, superato ...(voce)... ma allora stabilite questo criterio, non dite: "incrementare l'occupazione", dite: "per evitare la diminuzione dell'occupazione", perché dovete essere chiari nell'enunciazione degli scopi che ci prefiggiamo. Qui si dice per incrementare l'industria e quindi l'occupazione.
Ora, io sono della tesi che, quando l'ammodernamento significa aumento di occupazione, si debba finanziare, ma quando non c'è l'assicurazione che l'ammodernamento aumenta il numero dei posti di lavoro, allora no, perché allora andiamo contro gli interessi sociali della Regione, dei Valdostani, della popolazione.
Seconda domanda, che è breve: la vecchia legge del 21 agosto 1962 diceva: "I contributi regionali previsti dalla presente legge saranno concessi con deliberazione del Consiglio regionale". Ora, io chiedo che la nuova legge che si sta discutendo e poi varando segua questa falsariga. E io vi dirò: è giusto che il Consiglio ne sia anche informato, che possa anche discutere ed esprimere dei pareri, perché voi lì avete messo "con preferenza" mi pare, ''con preferenza a quelle imprese che..." dov'è quella legge? Rimane quindi un po' facoltà della Regione di stabilire, non dovrebbe essere una cosa rigida, cioè tutti hanno diritto, no, dice con preferenza. Allora l'Amministrazione regionale a suo criterio deve giudicare se dobbiamo dare la preferenza a queste richieste o ad un'altra richiesta, ma in questo caso chi sarebbe l'Amministrazione regionale? Io penso che dovrebbe essere il Consiglio e allora i contributi dovrebbero essere proposti dalla Giunta d'accordo, ma con l'approvazione del Consiglio.
Savioz (P.C.I.) - Io volevo ancora ritornare un momento sulla questione di questo ammodernamento. Non è per ribadire quanto ho detto prima, non vorrei ripetermi, però vorrei avere dell'Assessore, se fosse possibile, un'assicurazione nel senso che almeno gli ammodernamenti non producano diminuzione di personale addetto alle lavorazioni e possibilmente vi sia un aumento di occupazione. Vorrei pregarla anche di esaminare un po' attentamente il problema dell'ammodernamento sotto l'aspetto del maggior consumo di energia da parte degli addetti al lavoro. Vi sembrerà strano ma è così in quanto, non in tutti i casi ma in genere, cosa succede? Sono delle macchine che vanno più veloci, l'individuo deve fare molta più attenzione, è molto più pericoloso e certamente alla fine della giornata ha dato energie in più, che non vanno a suo beneficio, ma di chi ha l'azienda nelle mani, quindi mettere del denaro pubblico per determinate situazioni mi sembra che non sia la miglior cosa. A questo punto io chiederei che ci fosse un qualche cosa, ripeto, che potesse dare una certa assicurazione: questa la prima richiesta.
La seconda richiesta l'ha già fatta il Consigliere Manganoni, ma la voglio ribadire: che i casi di finanziamento delle richieste che vengono avanzate siano di competenza del Consiglio, non perché non abbiamo fiducia nella Giunta, tanto più che non sappiamo nemmeno quale sarà, quando, come verrà e chi ci sarà, però il fatto che venga dibattuto in un'Aula consiliare un eventuale finanziamento per chiunque lo venga a richiedere dà una maggiore possibilità di individuare le eventuali pecche. Io sono sicuro che quando abbiamo accettato la costruzione dello stabilimento La Fera in quelle località, prestati o non prestati... e non vediamo i perché dei perché... ma se quella costruzione fosse stata determinata in seno al Consiglio regionale, forse il Consiglio regionale non l'avrebbe condivisa, perché adesso ne vediamo i risultati e dal punto di vista sociale e via di questo passo. Quella fabbrica purtroppo è nata male, è nata con un mezzo inganno in quanto le planimetrie non erano esatte ed è venuta fuori in una posizione che non era quella che era stata prevista, e continuiamo a dare dei soldi, ma stanno andando a ramengo gli uni dopo gli altri. A quanto risulta, non è che si risani adesso, le voci che corrono, purtroppo, sono tutt'altro che soddisfacenti e rassicuranti. Io quindi chiederei proprio questo: la competenza del Consiglio e un riesame più approfondito per dare maggiore sicurezza, per non avere il triste spettacolo che noi diamo del denaro per mettere della gente in condizioni peggiori di quelle già esistenti.
Benzo (D.C.) - Al Consigliere Savioz innanzitutto e anche al Consigliere Manganoni non vogliano suonare offensive le mie parole se mi permetto di dire che forse a fine legislatura anche la stanchezza dei Consiglieri è tale da non permettere di leggere tutti gli allegati, o ricordarsi, o rivedersi le leggi nella loro effettiva descrizione. Lei, purtroppo, non c'era quella volta e in parte è scusabile, però il Consigliere Manganoni mi rifà -e lì la memoria si vede che incomincia a mancare - le stesse domande, lei me lo aveva già chiesto l'altra volta e l'altra volta le risposi che per gli atti, se lei si legge la legge del 1962, è di competenza del Consiglio l'approvazione di questi contributi, quindi l'abbiamo già detto.
Detto questo, mi pare che sia una questione di estrema importanza: ecco perché, giustamente, mi permetto di sollecitare al Consiglio su quello che è stato l'ampio, vasto e documentato dibattito che aveva portato a una quasi unanimità di approvazione, dopo aver discusso articolo per articolo, proprio perché ci siamo resi conto fin d'allora, con le precisazioni che ritenevo di aver già date e con chiarezza relativamente all'articolo 3, alla maggiore occupazione, all'articolo 4 della legge 1962 su quella che era anche l'occupazione di questi posti di lavoro, e non una lunga disquisizione sull'ammodernamento, sull'ampliamento che tutti noi conosciamo, Consigliere Manganoni.
Io potrei citarle tutti gli altri casi, ci sono dei casi di quel genere, quello che conta è che il Consiglio regionale si fermi, che questi contributi vadano veramente a delle imprese che noi, Consiglio regionale, riteniamo idonee considerando l'occupazione; non dimentichiamo, caso mai, di guardare i licenziamenti, questo non ho mai voluto dirlo prima, qui non facciamo della facile demagogia, dobbiamo essere anche consci che se è vero che nel nostro programma di sviluppo economico... questa legge io ritengo che sia di una validità estrema proprio perché prima non c'era e ne è stato dato atto dagli stessi vostri banchi, dal Consigliere Casetta e da altri, perché? Perché noi prevediamo e cercheremo in tutti i modi di salvaguardare questi 1.200 nuovi posti di lavoro, è qui che vedremo il valore che avrà il Consiglio regionale negli interventi.
Si darà il caso che ci troveremo in condizioni di considerare degli interventi che possono salvaguardare una possibile stasi di occupazione, una diminuzione della stessa e il Consiglio regionale prenderà le sue determinazioni. È in questo senso che io ritengo che il Consiglio desideri che questa legge vada avanti. Questi sono gli scopi, come diceva il Consigliere Manganoni, che ci prefiggiamo e sono proprio quelli di prevedere una possibile sistemazione in questo intervento decennale. Dodici miliardi di intervento - è giusto anche ripeterlo - è un intervento configurato in un miliardo circa all'anno se la Regione potrà, diciamo, intervenire, e sarà anche opera nostra fare una ricerca. L'Avvocato Caveri giustamente anche lì aveva toccato un problema, effettivamente noi stessi, come Assessorato, siamo preoccupati di iniziare. Voi sapete che c'è allo studio fra la Regione, la C.E.C.A. e la Società Nazionale Cogne l'industrializzazione della Regione. Per quanto riguarda la programmazione, la Commissione consultiva ha fatto un'opera notevole - partecipavano membri della minoranza - e ha portato il suo contributo.
Noi riteniamo pertanto che la legge, così com'è configurata, salvo restando tutte le prerogative del Consiglio e il migliore indirizzo di questi contributi, proprio in vista di questi scopi, debba rimanere tale e quale.
Manganoni (P.C.I.) - Scusi solo questo: lei ha parlato di 1.200 posti?
Benzo (D.C.) - Si tratta di nuovi posti di lavoro previsti dal piano quinquennale di sviluppo, la lettera è nella relazione sulla programmazione.
Manganoni (P.C.I.) - Io non l'ho avuto...
Benzo (D.C.) - Guardi che se legge la relazione di accompagnamento, Consigliere Manganoni, nel piano quinquennale di sviluppo, con questi nuovi insediamenti industriali, è prevista in Valle d'Aosta la possibilità di 1.200 posti di lavoro...
Manganoni (P.C.I.) - ... posso prendere visione di questo piano?
Benzo (D.C.) - ... ma certo! La Commissione consultiva, quella generale, l'ha approvato all'unanimità. Scusate, io relaziono come delegato, ho ricevuto gli atti... è esatto questo? Dalla Commissione consultiva che è terminata otto-nove giorni fa, non credo di più...
(voce di un Consigliere) - Guardi che qui ci sono dei Consiglieri che hanno partecipato con coscienza...
(voce del Consigliere Germano)
Benzo (D.C.) - ... non dipende da me, su questo è il Consiglio che è sovrano, se il Consiglio ha così deliberato...
Germano (P.C.I.) - ... i Consiglieri non lo conoscono: questa è la realtà di questo Consiglio!
Benzo (D.C.) - Guardi, Consigliere Germano, non dica quello perché il piano di sintesi ce l'hanno tutti. Per quanto riguarda il fatto se si è provveduto a far stampare e poi a consegnare a tutti i Consiglieri regionali il piano di sintesi, tale piano è stato consegnato alla programmazione, al Comitato tecnico-consultivo, il quale ...(voce del Consigliere Germano)... no, deve essere approvato dal Consiglio regionale.
Voi non sapete niente, non state a cercare. Io vi do solo il tempo esatto di questa programmazione. Vi ripeto che non più di nove giorni fa la Commissione consultiva per la programmazione ha ultimato i suoi lavori. Vi sono stati trasmessi gli atti, la Giunta ha preso atto di quanto è stato fatto, dovrà essere deliberato il piano di sintesi, così prevede la legge votata da noi, Consiglio regionale, quando sarà votato dalla Giunta, verrà sottoposto al Consiglio regionale.
Fosson (U.V.) - Ingegner Benzo, è meglio che non apra una discussione in questo momento sulla Commissione consultiva della programmazione o via dicendo, le do questo consiglio. Forse, se parleremo per qualche altro argomento, entreremo poi in questo campo e diremo poi anche quello che pensiamo. Ad ogni modo su tale questione io preciso che non so se è stato votato o no; io ho anche detto che le votazioni in quella sede non hanno nessuna ragione di essere, perché la Commissione consultiva non ha da pronunciarsi con un voto su queste cose, perché eventualmente sarà il Consiglio regionale che dovrà farlo. Lasciamo perdere il Regolamento, perché lei sa le critiche che hanno fatto a un certo momento al Regolamento ...(voce)... no, nessuno, perché le questioni del Regolamento, quella della Commissione...
Ad ogni modo non vogliamo star qui a far della polemica su quel punto. Io voglio solo ritornare un attimo su quello che abbiamo detto prima ...(voce del Consigliere Bionaz)... no, dica forte quello che ha da dire, lo dica pure ...(voce del Consigliere Bionaz)... io l'ho fatta e ci sono stati anche dei verbali che hanno travisato completamente quello che ho detto, ne riparleremo quando tratteremo della Cogne.
Ad ogni modo, ritornando alla legge che interessa l'insediamento degli stabilimenti industriali, l'articolo 1 deve integrare quell'altra legge, l'abbiamo già detto prima, lo ripetiamo adesso; mentre la vecchia legge del 1962 prevedeva solo gli stabilimenti nuovi, questo provvedimento prevede anche l'ampliamento e il trasferimento. Su questo punto, io, personalmente, sono d'accordo. Sull'articolo 2 ho già chiarito prima qual era il nostro pensiero e devo dire che, mentre all'articolo 2 della vecchia legge si parlava delle spese per i nuovi stabilimenti industriali, se noi facciamo questa legge di integrazione per l'altra legge, è inutile che parliamo di nuovo dei nuovi stabilimenti industriali, perché all'articolo 2 si aumenteranno i fondi. Le modalità per erogare sono quelle della legge del 1962 - su questo punto siamo d'accordo con i chiarimenti che ha dato l'Ingegner Benzo al Consigliere Manganoni - ma all'articolo 2 dovremmo ripetere quello che è stato detto all'articolo 1, cioè che queste provvidenze possono andare per l'ampliamento e il trasferimento di questi stabilimenti.
Per quanto concerne la parte degli stabilimenti nuovi, è ben chiarito già nella vecchia legge perché il titolo della legge è ancora lo stesso: "Provvidenze regionali per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse della Valle d'Aosta", questo non fa che integrare dei fondi per questa stessa ragione. Le modalità di distribuzione sono quelle previste dalla vecchia legge e quindi all'articolo 2 di questa legge è inutile ripetere la questione dei nuovi stabilimenti, perché basterebbe ripetere quello che si è detto all'articolo 1, cioè l'ampliamento e il trasferimento. Questo perché? Perché per la parte dell'ammodernamento abbiamo fatto tutta quella discussione e se si dovrà regolamentare, si potrà mettere nel regolamento la questione dell'ammodernamento. Io quindi, per essere pratico, propongo un emendamento all'articolo 2...
Benzo (D.C.) - ... vede, Consigliere Fosson, anche a lei devo dire che - forse mi ripeto - quest'anno rappresenta la fine della legislatura per i Consiglieri. Se lei guarda l'articolo 1, resta: "i contributi straordinari previsti dalla legge 21 agosto 1962, n. 20", quali sono? Per l'acquisto di terreni destinati all'impianto di nuovi stabilimenti. Quella legge valeva per l'acquisto dei terreni, quindi possono essere concessi anche alle imprese che intendono provvedere all'ampliamento, al trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti. Primo punto, questo è stato studiato dagli uffici, previsto dalla Segreteria generale, quindi lei avrà capito che il primo articolo concerne l'acquisto di terreni che non era previsto per le nostre industrie.
L'articolo 2 è comprensivo di tutto; allora questa è la nuova legge, quella è una modificazione: "è autorizzata la concessione di contributi straordinari, a' sensi della legge 21 agosto 1962 n. 20, anche nelle spese per la costruzione di nuovi stabilimenti industriali - stavolta anche per tali spese non più solo per l'acquisto di terreni - e per la trasformazione, l'ampliamento, l'ammodernamento e il trasferimento...", ha capito? Una è per i terreni, l'altra per la costruzione.
Fosson (U.V.) - Io presento lo stesso l'emendamento ...(voce del Consigliere Benzo)... modifico quello che presento, anzi l'avevo preparato prima e poi forse ho dato un'interpretazione errata non perché siamo alla fine della legislatura, ma perché siamo qui a ripeterci molte volte sugli stessi argomenti. La dizione: "l'ammodernamento e il trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta" verrebbe sostituita con "nonché il trasferimento giustificato di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta nelle zone industriali previste dal piano regionale pluriennale di sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta", di modo che i contributi per i trasferimenti siano destinati a quelle industrie che ampliano, perché praticamente procedendo alla trasformazione, all'ampliamento vanno a trasferirsi in quelle zone industriali; questo dovrebbe essere il concetto. Si ripete: "già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta, nelle zone industriali", perché è giusto che siano già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta - adesso "nelle zone" non è un italiano corretto -, si trasferiscono in quelle zone. Rispecchia quello che si dice all'articolo 3 di dare la preferenza.
Benzo (D.C.) - Premetto che la legge viene ripresentata così com'è e, Consigliere Fosson, che quanto da lei richiesto con questa specie di modificazione è già previsto all'articolo 3 chiaramente a livello di termini: che "attueranno le iniziative di sviluppo indicate all'articolo 2 nelle zone industriali previste dal piano regionale pluriennale...". Io le farei solo un caso, ripeto, come Giunta... ritengo l'emendamento oltretutto un po' pleonastico perché permetterebbe a un qualsiasi industriale in possesso di uno stabilimento qui in Valle d'Aosta di trovare più comodo andare in un altro stabilimento, in un capannone già precostruito a trapiantarci gli stessi macchinari, senza variare in nulla le possibilità di occupazione, di lavoro, solamente perché questo capannone vecchio gli fa comodo. Ho già risposto precedentemente che il Consiglio regionale dovrà valutare le possibilità di questi insediamenti e in quale misura debbono essere gli interventi regionali.
Noi pertanto manteniamo il testo originario di legge che l'altra volta, ripeto, era già stato votato all'unanimità senza che nessuno facesse disquisizioni sull'ammodernamento e sul trasferimento addirittura di questi stabilimenti. Poc'anzi, neanche a farlo apposta, lei ha fatto cenno a uno stabilimento che come occupazione ha circa 200-250 operai.
Montesano (P.S.D.I.) - Altri interventi? Allo io passo alla votazione articolo per articolo. Intanto prego il commesso di cercare il Segretario Consigliere Bianco.
Metto in votazione l'articolo 1.
Esito della votazione:
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
All'articolo 2 c'è un emendamento presentato dal Consigliere Fosson dopo la parola "ampliamento": "e conseguente trasferimento giustificato di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta nelle zone industriali previste dal piano regionale pluriennale di sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta".
Fosson (U.V.) - ... l'emendamento come l'avevo detto prima portava un pericolo che è stato sottolineato dall'Ingegner Benzo stesso, perché "nonché il trasferimento" poteva essere anche preso a sé stante, invece qui il trasferimento è legato alla trasformazione e all'ampliamento.
Montesano (P.S.D.I.) - Viene messo ai voti prima l'emendamento aggiuntivo e poi l'articolo. Chi accoglie l'emendamento del Consigliere Fosson alzi la mano, chi è contrario? Astenuti?
Esito della votazione:
Consiglieri presenti e votanti: 31
Favorevoli: 13
Contrari: 18
Il Consiglio respinge.
Allora viene votato per intero l'articolo 2 così come presentato dalla Giunta.
Esito della votazione:
Presenti e votanti: 31
Favorevoli: 18
Astenuti: 13
Il Consiglio approva.
Articolo 3: stesso risultato. Articolo 4: stesso risultato. Articolo 5: stesso risultato. Articolo 6: stesso risultato. Articolo 7: stesso risultato. Articolo 8: stesso risultato.
Si passa alla votazione a scrutinio segreto.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
Esito della votazione:
Consiglieri presenti e votanti: 32
Favorevoli: 30
Contrari: 2
Il Consiglio approva.
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Disegno di legge regionale n. 3
REGIONE AUTONOMA DELLA VALLE D'AOSTA
Legge regionale ............. n. .......: Modificazioni alle norme della legge regionale 21/8/1962 n. 20, recante provvidenze per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse della Valle d'Aosta.
Il Consiglio regionale ha approvato;
Il Presidente della Giunta regionale
PROMULGA
la seguente legge:
Art. 1
I contributi straordinari previsti dalla legge regionale 21/8/1962 n. 20, per l'acquisto di terreni destinati all'impianto di nuovi stabilimenti industriali, possono essere concessi anche alle imprese che intendano provvedere all'ampliamento e al trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti in Valle d'Aosta.
Art. 2
È autorizzata la concessione di contributi straordinari, a' sensi della legge regionale 21/8/1962 n. 20, anche nelle spese per la costruzione di nuovi stabilimenti industriali e per la trasformazione, l'ampliamento, l'ammodernamento ed il trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta, sino all'ammontare massimo del dieci per cento delle spese ammesse ed effettivamente sostenute.
L'importo dei contributi previsti dal presente articolo non potrà superare la somma di lire 100.000.000 per ciascuna impresa industriale.
Si potrà prescindere dalla condizione prevista dal capoverso lettera c) dell'articolo 4 della legge regionale 21/8/1962 n. 20 per le imprese industriali aventi anche stabilimenti fuori del territorio della Valle d'Aosta.
Art. 3
Le provvidenze regionali previste ai precedenti articoli saranno concesse, di preferenza, alle aziende industriali che daranno garanzia di una maggiore occupazione e che attueranno le iniziative di sviluppo industriale indicate all'articolo 2 nelle zone industriali previste dal piano regionale pluriennale di sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta.
Art. 4
L'ultimo capoverso della lettera d) dell'articolo 4 della legge regionale 21 agosto 1962 n. 20 è modificato come segue: "3^ rata a saldo: un anno dopo la data di versamento della precedente 2^ rata".
Le norme della presente legge avranno vigore per il periodo dal 1° gennaio 1968 al 31 dicembre 1977.
Art. 5
È approvata la riduzione, da lire centocinquantamilioni a lire cento milioni, della spesa annua massima già autorizzata, con l'articolo 16 della legge regionale 22 dicembre 1967 n. 33, sul capitolo di spesa 283 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1968, per le finalità e gli interventi previsti da precedenti norme e provvidenze a favore delle piccole e medie industrie e dell'artigianato.
Art. 6
Le spese derivanti a carico della Regione dall'applicazione della presente legge graveranno sul capitolo 283 della parte "Spesa" del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1968 e sul corrispondente capitolo di spesa dei bilanci preventivi della Regione per i successivi anni finanziari sino a tutto l'anno 1977.
Per il finanziamento delle spese derivanti a carico della Regione dall'applicazione della presente legge per l'anno finanziario 1968, previste ed autorizzate in lire cento milioni, sono approvate le seguenti variazioni alla parte SPESA del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1968:
a) la denominazione del capitolo di spesa 283 è modificata come segue: "Spese e contributi, concorso in spese per mutui, sussidi e interventi per iniziative e manifestazioni economiche e per lo sviluppo delle attività economiche";
b) lo stanziamento annuo del predetto capitolo di spesa 283 è aumentato da lire centocinquantamilioni a lire duecentomilioni, mediante prelievo della somma di lire cinquantamilioni dal capitolo 150 ("Fondo speciale per oneri derivanti da provvedimenti legislativi in corso di perfezionamento - Spese in conto capitale - Allegato F").
Art. 7
Le spese annue da assumere a carico della Regione per l'applicazione della presente legge per il periodo dal 1° gennaio 1969 al 31 dicembre 1977 saranno annualmente stanziate, sino ad un importo annuo massimo di lire centocinquantamilioni, in base alle disponibilità del bilancio, sul capitolo di spesa dei bilanci di previsione della Regione per gli anni dal 1969 al 1977 corrispondente al capitolo 283 della parte SPESA del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1968.
Art. 8
La presente legge entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
La presente legge sarà inserita nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei regolamenti della Regione Autonoma della Valle d'Aosta e sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.
Della promulgazione della presente legge sarà dato avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.
