Oggetto del Consiglio n. 155 del 30 luglio 1969 - Verbale

OGGETTO N. 155/69 - (Varia) - Cambio di appartenenza ad un gruppo consiliare. - Comunicazione del Presidente del Consiglio.

Il Presidente, MONTESANO, riferendosi al titolo IV "Dei Gruppi consiliari", quarto comma, del Regolamento interno del Consiglio Regionale, in cui è previsto che "in caso di cambio di appartenenza ad un Gruppo, il Consigliere è tenuto a farne comunicazione al Presidente del Consiglio", dichiara quanto segue:

"Desidero fare presente al Consiglio che io non faccio più parte del Partito Socialista Italiano, ma che faccio parte del Gruppo del Partito Socialista Unitario.

Desidero, però, in questa occasione riaffermare la mia piena indipendenza dal Partito per quanto riguarda la mia funzione di Presidente del Consiglio Regionale".

Il Consiglio prende atto.

Il Presidente, MONTESANO, chiede se qualche Consigliere intenda prendere la parola per eventuali dichiarazioni sulle comunicazioni da lui fatte.

Prendono la parola, nell'ordine, i Consiglieri Germano, Tonino, Manganoni e Fosson.

GERMANO. - In queste comunicazioni vi sono alcuni fatti che occorre rilevare. Vi è un Gruppo, il Gruppo del Partito Liberale, che ha dichiarato di non presentarsi in quanto non ritiene valide, o opportune, le riunioni del Consiglio Regionale in una situazione di crisi.

Vi è il Presidente del Consiglio, il quale ha notificato il suo passaggio ad un altro Gruppo, pur ribadendo la sua piena indipendenza dal Partito per quanto riguarda la sua posizione di Presidente del Consiglio; e io sono d'accordo su questo.

Abbiamo avuto anche una comunicazione di lieve importanza del Presidente del Consiglio, che però è indicativa. Detta comunicazione invita i Consiglieri che intendono assentarsi in questo periodo di ferie a lasciare il loro indirizzo, il che significa che non vi è alcuna prospettiva di soluzione di questa crisi per il mese di agosto e probabilmente neanche per il mese di settembre. Eppure siamo in crisi dal 28 aprile u.s. e dal 2 febbraio manca il Presidente della Giunta che svolge anche, come tutti sappiamo, le funzioni di Prefetto.

Abbiamo saputo dai giornali dell'incontro, avvenuto il 21 luglio a Peroulaz, fra i rappresentanti dei Partiti del Centrosinistra e il Movimento Rassemblement Valdôtain, conclusosi con un nulla di fatto.

Direi che eravamo stati facili profeti nell'intuire le intenzioni di Tubère, di Bordon e soci della destra democristiana, i quali intendono tirare alla lunga le trattative per dimostrare che è necessario arrivare ad elezioni anticipate, con tutto quello che segue. Ora, però, noi riteniamo arrivato il momento di dire basta a questi Signori. Non è corretto questo comportamento, non è democratico e soprattutto non è nell'interesse della Valle d'Aosta agire in questo modo.

I problemi ci sono, premono e non sono affrontati, l'immobilismo più piatto continua a vivere nell'Amministrazione Regionale. A questo punto io credo che sia necessario, da parte nostra, rivolgerci agli amici dell'Union Valdôtaine e ai compagni del Partito Socialista di Unità Proletaria, dicendo loro chiaramente che soltanto una iniziativa unitaria può sbloccare la situazione.

Occorre fare intervenire le masse valdostane, mobilitandole, chiarendo loro i pericoli cui andremo incontro.

Occorre partire dai problemi insoluti degli operai, dei contadini e dei giovani, se vogliamo che la crisi si risolva in modo positivo.

Vi è un pericolo che sta dinnanzi a noi ed è quello del diffondersi del qualunquismo, della sfiducia nell'organismo elettivo e che porta a dire, - lo si sente ampiamente affermare -, "che sono tutti uguali, che sono soltanto li per prendere i soldi e per fare i loro interessi".

È un pericolo grave, che deve preoccuparci tutti e noi ci rivolgiamo anche ai compagni del Partito Socialista Italiano e alla sinistra della Democrazia Cristiana; lo diciamo loro, con molta chiarezza, che continuare a temporeggiare nella situazione in cui ci troviamo non significa altro che portare acqua al pozzo della Democrazia Cristiana, non significa altro che favorire le sue manovre e i suoi disegni.

Vi sono in Consiglio Regionale le forze per costituire una maggioranza e un governo capace di affrontare con metodo nuovo i grossi problemi dell'economia valdostana, con un programma e con scadenze ben precise, soprattutto per cambiare sistema.

Tutto ciò, ripetiamo, può avvenire senza confusione ideologica e politica. Ci vuole però un certo coraggio politico, che emerge solo quando vi è onestà politica e vi è una spinta ad agire nell'interesse della popolazione valdostana.

I problemi da risolvere sono ormai sufficientemente individuati e vanno dalla realizzazione di un giusto riparto fiscale, - secondo i voti ripetutamente espressi da questo Consiglio, che garantisca una reale autonomia finanziaria e amministrativa alla Regione -, ai problemi del rammodernamento della Nazionale Cogne, della industrializzazione, soprattutto per la bassa e media Valle, ad una programmazione regionale che avvii l'agricoltura ad un superamento della crisi endemica, ad una legge urbanistica che, rispettando il paesaggio, apra ampie prospettive di sviluppo per il turismo e dia la possibilità ai lavoratori di risolvere il problema della casa, al diritto per tutti i giovani allo studio, rimuovendo le difficoltà di carattere economico e didattico.

Siamo tutti d'accordo, dice Colombo; certo su questi termini e su altri si può facilmente discutere per accordarsi, ma il fatto è che questo non si fa; mentre su questo noi siamo disponibili, invece non siamo disponibili per quello su cui continuate a discutere, cioè sul colore e sulla etichetta della nuova Giunta e sui posti di sottogoverno.

Vi è in Consiglio una maggioranza la quale è disposta ad appoggiare la realizzazione di questo programma, ma occorre che questa maggioranza si esprima e sconfigga una buona volta le mene, i rinvii e la tattica del non far niente, tattica atta soltanto a salvare posizioni di potere di Partito volute dalla destra democristiana.

Per dimostrare la validità del programma della Democrazia Cristiana, dirò che si tratta di un magnifico programma nel quale, fra l'altro, si chiede una legge che stabilisca la incompatibilità tra incarichi consiliari ed incarichi cosiddetti "economico-finanziari".

Vi si parla di moralizzazione e di non sprecare denaro pubblico; di queste cose parleremo ampiamente a suo tempo.

A questo proposito, dirò che questa mattina abbiamo appreso che il Capo Gruppo democristiano è stato nominato Presidente della Società SADEA, composta dalla Nazionale Cogne, dalla Società Breda e da un'altra Società, il cui programma sarebbe quello di costruire uno stabilimento in quel di Villeneuve.

Naturalmente il Capo della Democrazia Cristiana riceverà per tale incarico uno stipendio, ma questo non ci interessa; ci interessa, invece, il fatto che l'amico Ramera non è un dirigente industriale, come io non so il cinese. Questo è un altro esempio di come risolve la crisi la destra della Democrazia Cristiana.

Lasciamo che le cose vadano avanti così e vedremo a quale punto noi arriveremo.

TONINO. - Signor Presidente, Signori Consiglieri,

dalle comunicazioni del Presidente del Consiglio ho appreso quello di cui già ero venuto a conoscenza tramite i giornali e tramite i Partiti e per essere stato a fianco dei lavoratori silicotici in lotta e, cioè, che la vertenza si può considerare conclusa fra le parti.

Questa, ancora una volta, è la prova che la lotta ha avuto ragione e mi auguro che per la soluzione di tutti i problemi che assillano i lavoratori di ogni branca, di ogni settore, si adotti come arma di difesa la lotta, che è sempre stata e sarà sempre l'unica arma in mano ai lavoratori contro i gruppi di potere.

Ho pure appreso, dalle comunicazioni fatte dal Presidente Montesano, che i Consiglieri del Gruppo Liberale non partecipano alla riunione di questo Consiglio, ritenendo non valida la convocazione dello stesso, essendo la Giunta Regionale dimissionaria.

Io non voglio entrare nel merito di questa loro determinazione, né intendo polemizzare con essi, soprattutto per il fatto che non sono presenti.

Nell'ultima adunanza consiliare, il mio Partito, tramite il suo rappresentante in questo Consiglio, si è stranamente trovato sulle stesse posizioni del Partito Liberale nel richiedere le elezioni anticipate per la risoluzione della crisi.

Mi pare di aver già detto come questa coincidenza non significhi che il Partito Socialista di Unità Proletaria abbia qualcosa in comune con il Partito Liberale Italiano.

A chiarimento del nostro pensiero, ripeterò che noi, Socialproletari, chiediamo nuove elezioni perché pensiamo che esse siano rispondenti al tipo di crisi in atto ormai da quattro mesi e che sembra ancora prolungarsi nel tempo, paralizzando tutta l'attività dell'Amministrazione Regionale, che non può attendere remore.

Il Partito Liberale Italiano, invece, chiede nuove elezioni perché i suoi Consiglieri non sono più considerati determinanti agli effetti della formazione di una nuova maggioranza consiliare e soprattutto per il fatto che sono venuti a mancare al Partito Liberale i posti di sottogoverno.

Su questa mia affermazione non intendo polemizzare, anche se vi sarebbero ancora molte cose da dire a comprova, ove ve ne fosse bisogno, del fatto che le ragioni che determinano il comportamento del Partito Socialista di Unità Proletaria sono diverse da quelle alle quali si ispira il Partito Liberale Italiano.

Circa la comunicazione del Presidente Montesano concernente l'avvenuta costituzione del nuovo Partito Socialista chiamato Unitario, debbo rilevare anzitutto che la sigla non rispecchia l'essenza del nuovo Partito, perché, a mio avviso, non può denominarsi unitario un Partito nato dalla scissione di un altro Partito.

Vi è, quindi, una netta contraddizione.

La valutazione degli elementi che hanno indotto i socialdemocratici a provocare la scissione nel Partito Socialista Italiano, sia in Valle d'Aosta che nel resto del Paese, conferma il giudizio che io ebbi a dare della crisi sorta in seno alla maggioranza di Centro sinistra dell'Amministrazione Regionale: si tratta di una crisi profonda, che ha la sua origine dalla scissione socialista, di una crisi le cui cause obiettive vanno ricercate nel processo sociale del Paese, nel fallimento di un sistema, nell'accumularsi continuo di tensioni, di logoramenti, di interessi di parti extra nazionali, ed infatti la scissione socialdemocratica viene chiamata la scissione Nixon.

Pareva, alla luce di questi fatti, che il Partito Socialista Italiano, liberatosi non volutamente dei Socialdemocratici, volesse aprire un nuovo discorso con tutte le forze democratiche disponibili del Paese.

Sembra, invece, ora, che i dirigenti del Partito Socialista Italiano abbiano avuto paura della vittoria conseguita dal Comitato centrale e di questa paura, sinonimo di debolezza, abbiamo avuto la conferma con la posizione assunta dai Socialisti di Siena, che non hanno avuto il coraggio di formare una Giunta di Centro sinistra, nonché con il compromesso di Cagliari, siglato con i voti della destra e con i continui tentennamenti in atto per la soluzione della crisi sia in campo nazionale e sia in campo locale.

Ma insomma! È mai possibile che i Socialisti continuino ad affermare che l'unica formula politica valida rimane ancora il Centrosinistra? Bisogna avere proprio gli occhi bendati, e volutamente bendati, per non vedere quello che è successo nel breve arco di tempo che va dal Congresso delle ACLI al Congresso della CGIL, a quello della CISL e al nuovo sviluppo di una crisi nella stessa Democrazia Cristiana.

Voi, Socialisti, con i vostri tentennamenti e con i Socialdemocratici che guardano a Nixon, sembrate dare l'impressione di aver avuto paura di una vittoria e di stare ad aspettare che tutto si risolva a Roma; e così, intanto, la crisi in campo regionale si aggrava, i problemi di ordine sociale ed economico si ammucchiano e tutto rimane fermo.

Il popolo valdostano aspetta con impazienza che le promesse, le vostre tenui promesse siano mantenute.

Fino a quando pensate di portare avanti questa crisi? Mi rivolgo ai Socialisti rimasti nel P.S.I. e ricordo loro che la base, i compagni che lottano, vi stanno a guardare.

Non si può continuare rimanendo un po' di qua e un po' di là; il Socialismo non predica questo.

La stessa cosa vorrei dire a quelle altre forze che si battono per un altro corso più rispondente al volere delle masse e più realistico. É ora di rompere gli indugi e noi aspettiamo, ma badate che noi non siamo i soli ad aspettare; vi sono 50 milioni di italiani che aspettano, di cui 110 mila cittadini valdostani.

MANGANONI. - Io non intendo aggiungere nulla a quanto è stato detto, ma desidero soltanto puntualizzare la questione della rendita di passaggio spettante agli operai silicotici.

Il Presidente del Consiglio ha detto che è stato concluso un accordo fra i silicotici, l'INAIL ed i rappresentanti sindacali di patronato.

Questo accordo sarà soddisfacente soltanto se tutte le pratiche verranno definite in senso favorevole ai silicotici, cioè sia quelle giacenti e sia quelle che saranno presentate in futuro.

Per conseguire questo risultato occorre che siano ripetute le analisi eseguite a suo tempo sulla base dei campioni di polvere di silicio che sono stati prelevati in modo molto addomesticato nei vari reparti della "Cogne", perché il problema potrà essere considerato risolto soltanto allorquando tutti i reparti dello stabilimento Cogne saranno riconosciuti silicotigeni.

Io penso che non sia possibile oggi approfondire il problema, dato che la Giunta è dimissionaria; però io ritengo che le funzioni del Consiglio Regionale non siano soltanto quelle di procurare una poltrona lautamente retribuita ai singoli Consiglieri, ma che esse comprendano, altresì, l'interessamento attivo e continuo del Consiglio per i problemi e per la vita di chi lavora.

Mi riservo, pertanto, di risollevare la questione allorquando la crisi sarà finalmente risolta.

FOSSON. - Deux mots seulement au nom du Groupe du Conseil de l'Union Valdôtaine.

La crise actuelle dure depuis le 28 avril dernier et justement on a dit que la population n'en comprend pas les motifs.

Nous, Conseillers de l'Union Valdôtaine, nous pensons qu'un renvoi ultérieur de la solution de la crise est nuisible aux intérêts de la Vallée d'Aoste.

Nous souhaitons donc qu'une décision soit prise au plus tôt et que cette décision tienne compte des intérêts effectifs de la Région et que toute force politique combatte l'opportunisme politique personnel.