Oggetto del Consiglio n. 177 del 7 ottobre 1969 - Verbale

OGGETTO N. 177/69 - Dichiarazione programmatica del Presidente della Giunta.

Il Presidente, MONTESANO, riferendosi alla discussione avvenuta nell'odierna seduta antimeridiana in sede di trattazione dell'oggetto iscritto al n. 2 dell'ordine del giorno riguardante l'elezione degli Assessori Regionali, osserva che il Presidente della Giunta, BORDON, deve fare ora la dichiarazione sul programma del nuovo Governo regionale.

Dà, pertanto, la parola al Presidente della Giunta, BORDON.

Il Presidente della Giunta, BORDON, dichiara quanto segue:

"Signor Presidente, On.le Deputato Ollietti, Signori Consiglieri, stiamo vivendo la seconda fase per la costituzione del nuovo Governo regionale e non posso fare a meno di ricollegarmi, per alcune impostazioni, alla prima fase che ebbe luogo il 18 settembre. Dissi allora che, grazie a Dio, giammai in Valle d'Aosta si era verificata una situazione così delicata, perché mai si era dovuto sostituire un Presidente della Giunta, deceduto durante il suo mandato in seguito a lunghissima e crudele malattia, con le conseguenze di un certo vuoto di potere, una crisi che si trascinava da troppo tempo.

Al momento in cui mi venne affidato l'ingrato compito della Presidenza - ingrato perché tanto difficile, forse troppo difficile per le mie forze - dissi che mi dovevate perdonare, d'altronde non ne avevo colpa, se mi presentavo in Consiglio senza una formula, senza una Giunta e senza un programma.

Come spesso accade in politica, e in particolare in Valle d'Aosta, da parte di alcuni avversari non ci vennero risparmiate le critiche per queste sincere dichiarazioni. Eppure è una verità non da noi voluta e di quelle gravi lacune avremmo fatto volentieri a meno.

Promettevamo anche che, nel lasso di tempo più breve possibile, avremmo cercato di ovviare a queste carenze, tranquillizzando coloro che, ingenerosamente, prevedevano altri sei mesi di attesa.

Ebbene, eccoci qui oggi, con una formula, con una Giunta e con un programma che sono oggetto di aspre critiche che già prevedevamo ed attendevamo con tutta tranquillità.

Durante la seduta del 18 settembre mi permettevo di formulare un auspicio. "Desidererei, dicevo, a costo di qualsiasi sacrificio, vedere qui in quest'aula realizzarsi la più vasta unione dei Partiti democratici autonomisti che affiancasse, in uno spirito di amicizia e di serietà amministrativa, tutti i Consiglieri della Regione, nativi e non nativi, tesi all'unico scopo di lavorare per il benessere delle nostre popolazioni.

Io sono certo che questo è un sogno realizzabile, perché io ritengo che Democristiani, Socialisti, Rassemblement Valdôtain e Union Valdôtaine, possano, solo che lo vogliano, dare vita ad uno dei più funzionali ed efficaci Governi regionali".

Con l'aiuto di amici iniziai, quindi, i sondaggi presso tutti i predetti Partiti, nell'intento di raggiungere tale scopo, discutendo anzitutto su una impostazione generale, avendo però presente una base programmatica suscettibile di qualsiasi variazione, in aumento o in diminuzione o addirittura in sostituzione.

Nuovi aspetti ed impostazioni politiche, durante le trattative, ci resero ancora più difficile il compito, ma ad un risultato positivo siamo giunti, anche se non è quello che avremmo tanto desiderato; ed intendo parlare dell'assenza dell'Union Valdôtaine in questa formula.

Ricorderete che il 18 settembre dissi ancora: "...un invito sincero, vorrei dire appassionato, all'Union Valdôtaine..." perché in quanto valdostano l'avrei voluta avere al più presto nella Giunta Regionale. Analogo calore usammo nell'incontro che la delegazione dell'Union Valdôtaine ebbe con la delegazione della D.C. in una atmosfera veramente amichevole, che almeno ci conforta per il futuro. Facemmo presente, con tutta sincerità ed onestà, ai delegati dell'Union Valdôtaine il nostro vivo desiderio di avere l'Union con noi al Governo; offrimmo due Assessorati; accennammo brevemente al programma, senza entrare nei particolari, ed ascoltammo con attenzione e comprensione le difficoltà prospettateci per una loro partecipazione al Governo regionale.

Ebbene, ancora oggi qui, anche se il loro comunicato è in qualche punto non generoso e non obiettivo nei nostri confronti, anche se esprime alcuni giudizi di imposizione del Centro sulla Democrazia Cristiana Valdostana che potrebbero anche offenderci, in quanto non ci sentiamo, nella difesa delle nostre idee, secondi a nessuno, ancora oggi, ripeto, noi esprimiamo il nostro vivo rammarico che l'Union Valdôtaine non abbia potuto o voluto raccogliere il nostro invito, partecipando con noi attivamente all'amministrazione della cosa pubblica, vivendo le nostre difficoltà e le nostre impostazioni.

Abbiamo, però, l'animo ben tranquillo di aver agito nel migliore dei modi e di aver dimostrato ai Valdostani che, ancora una volta, checché se ne dica, la Democrazia Cristiana valdostana era pronta a qualsiasi sacrificio pur di poter unire i Valdostani. Continueremo su questa strada a qualsiasi costo, perché questo è il nostro obiettivo. Le malignità e le illazioni non contano.

Di fronte a questo diniego e alla crisi che ha travagliato e travaglia - e qui' bisogna dirlo - il Rassemblement Valdôtain e forse anche altri Partiti, penso che tutti coloro che sono in buona fede non possano che approvare la nostra impostazione. Avevamo fatto del nostro meglio per essere 25: 13 D.C., 4 fra P.S.I. e P.S.U., 2 del Rassemblement. e 6 U.V.; purtroppo con la mancanza dei 6 Unionisti ci eravamo ridotti a 19. Ma il difficile delle trattative, Signori - e non è che con questo si cerchino delle giustificazioni - lo avete visto voi stessi giorno per giorno, in quanto che, per un cumulo di fattori facilmente valutabili, mentre un giorno potevamo trattare con un determinato Gruppo politico, il giorno dopo questo Gruppo politico non esisteva più o aveva avuto delle scissioni.

Ad ogni modo, noi da 25 eravamo scesi a 19 e con 19 potevamo formare tranquillamente la nostra maggioranza; sennonché, stamattina, noi siamo arrivati in questa sala consiliare e abbiamo visto che mancavano alcuni componenti di questi 19; mancavano precisamente il Consigliere Balestri, il Consigliere Benzo e il Consigliere Ramera. Tutta una ridda di allusioni e di sospetti sono nati per queste assenze. Però, se mi consentite, avvalendomi di una simpatica battuta della quale si serve spesso il Consigliere Caveri - e per il Consigliere Caveri è una battuta mentre per noi, purtroppo, è una realtà - voglio dire che io pure sono un ingenuo e che non voglio credere a tutto quello che si è detto qui a questo proposito, non voglio credere che questi assenti, assenti lo siano soltanto perché, hanno perso un posto di Assessore, anche perché sono confortato in questo mio giudizio dal fatto che, per esempio, oggi è pure assente il Consigliere Savioz, la cui assenza penso che non si possa attribuire a questo fatto, dal momento che il Consigliere Savioz non concorre oggi al posto di Assessore.

Naturalmente il Consigliere Germano, che è più malizioso di me attribuisce queste assenze a delle intenzioni a cui io non voglio pensare neanche lontanamente, perché sarebbero talmente assurde che, penso, gli elettori farebbero la giustizia dovuta di simili posizioni.

Comunque, se questo fosse vero, se questa fosse veramente la situazione reale, ebbene, Signori, voi forse non me lo potreste dire, ma certamente condividereste l'opinione che noi oggi abbiamo finalmente preso una posizione netta e decisa, perché noi siamo arrivati e non ci siamo preoccupati di bruciarci le ali, ma ci siamo preoccupati soltanto di dotare la Regione di quella Giunta che era assolutamente necessaria per poter funzionare, come ci siamo sentiti dire da tutti voi e come noi tutti riteniamo.

Dunque, noi siamo venuti, ci siamo messi su questi banchi - e io ringrazio i miei colleghi che, come me, si trovano qui - ma la paura di bruciarci non l'abbiamo avuta, perché chi non fa della professione politica una professione abituale non ha paura di bruciarsi, per il semplice fatto che, se bruciato in questa sede, certamente fuori continuerà o riprenderà la sua professione.

Io penso, pertanto, che noi abbiamo fatto bene, oggi qui, a continuare la nostra strada, a continuare a portare avanti quello che era stato il compito affidatoci, compito ingrato per me come per i miei Assessori, perché ci troveremo di fronte ad un grande cumulo di pratiche accumulate attraverso, purtroppo, sei o sette mesi di vuoto politico, non desiderato, sia ben chiaro.

È, quindi, ingiusto e ingrato incolparci di una certa crisi che dura da troppo tempo, quando voi sapete che tutte queste colpe non sono nostre ed, in particolare, mi sia consentito di dire, non sono mie. Infatti, l'aver io iniziato la mia nuova attività il 18 del mese di settembre e le trattative per la formazione della Giunta il 22 settembre e l'essere giunto oggi qui con le forze che abbiamo, forze che possono essere valide o non valide - questo ce lo diremo dopo e lo vedremo - costituisce, a mio avviso, uno dei punti positivi che voi, Signori Consiglieri, amici e non amici, e l'elettorato valdostano devono prendere in considerazione, perché è segno di serietà sotto qualsiasi aspetto, tanto amministrativo che politico.

Detto questo, io sono sicuro che molte illazioni e molte perplessità cadranno e che noi, certamente, avremo ancora il piacere di avere qui con noi i nostri colleghi, oggi assenti per motivi di salute e per altri motivi.

Ho fatto un accenno alla Giunta e non mi dilungherò a parlarne; ma qualche cosa voglio dirvi, perché, personalmente, la presenza dei miei colleghi Assessori e la loro esperienza ed amicizia hanno fugato quel senso di smarrimento che mi pervase al momento della nomina a Presidente. Vi dirò subito che questa Giunta lavorerà con tutte le sue forze, con devozione e sacrificio, con umiltà e diligenza verso i cittadini, per mandare avanti i problemi così pressanti della Regione, e che ciò faremo con serenità e tranquillità, anche se già fin d'ora sappiamo che non avremo altra soddisfazione se non quella di adempiere al nostro dovere.

Terremo sempre conto dell'opposizione - amico Tonino, questa mattina dicevi che le opposizioni non contano niente - terremo sempre conto dell'opposizione tutte le volte che questa sarà seria, costruttiva, non demagogica; anzi, fin d'ora La ringraziamo per l'apporto che ci vorrà dare. Si sappia, però, che da questa opposizione non ci lasceremo intimorire e che tutti gli attacchi subdoli che essa vorrà portare per dividere la maggioranza in simpatici e antipatici, in buoni e reprobi, in destra e sinistra, rimarranno infruttuosi.

Questa maggioranza e questa Giunta sono veramente animati da propositi di distensione e di comprensione per un lavoro comune di tutti, teso a raggiungere il solo fine che perseguiamo, che è la risoluzione dei problemi politici e amministrativi della Regione.

Sono certo che anche l'opposizione, a cui tendiamo una mano, non vorrà disilluderci nell'aiutarci ad attuare il nostro programma.

Ed eccoci finalmente al programma.

Io chiedo scusa se, stamane, ad un certo momento, mi sono un po' irrigidito nel non voler accedere ad una richiesta che poteva anche essere giusta, ma ho giustificato questo mio atteggiamento. Io vorrei - e mi rivedo così, indietro nel tempo, le figure dei Presidenti di Giunta che mi hanno preceduto, certamente tutti più abili e più competenti di quanto io sono - ebbene ad ognuno di questi io vorrei chiedere oggi: nuova l'Amministrazione, nuova la sostituzione, nuovo il ritmo col quale si deve procedere.

Perciò mi perdonerete se io pure desideravo ardentemente di rientrare in quell'alveo di normalità che mi avrebbe dato una certa garanzia di poter rispondere, con una certa serenità e con una certa preparazione, a quei quesiti e a quelle domande che mi si potevano porre.

Ed eccoci finalmente al programma.

Ognuno ha un modo suo di vedere le cose, ed allora io vi dirò con tutta sincerità che i programmi non mi sono simpatici. Ve lo dico chiaramente: non mi sono simpatici, perché molte volte si sono dimostrati semplici elencazioni, più o meno lunghe, di intenzioni, sagge, proficue, messe lì in buona fede con l'intenzione di eseguirle, di portarle a compimento, che però non si sono potute realizzare molte volte per causa della volontà altrui.

Se non erro, è questa l'ottava Giunta Regionale (Chabod, Caveri, Bondaz, Marcoz, Caveri, Bionaz, Bionaz e Bordon). Ebbene, Signori - e non è una boutade - se noi volessimo riandare indietro nel tempo e ci prefiggessimo di portare avanti tutto quello che è stato messo nei programmi e non attuato, ne avremmo per molte e molte decine di anni.

Vorrei dirVi, quindi, semplicemente, che il nostro programma è quello di fare tutto il nostro dovere, affinché si riesca ad attuare tutto l'attuabile nell'interesse del Paese.

Anziché parlarVi di programma, vorrei tacere ora e vedere alla fine del mandato quello che abbiamo realizzato; vorrei dire che dobbiamo mettercela tutta, al fine di completare l'edificio della nostra Autonomia regionale, per rendere questo edificio sempre più confortevole e degno del tempo in cui viviamo, cioè per un sempre più grande progresso civile e sociale dei Valdostani.

Solo questo vorrei dirVi, se motivi vari non mi costringessero ad aggiungervi qualche cosa.

È innanzitutto prassi (è la parola che è venuta fuori oggi e che continua a venire fuori) è innanzitutto prassi - e questa prassi seguiamo, per non essere accusati di non averla seguita - che si presenti una base programmatica che ci serva di guida (così si dice) e consenta all'opposizione di pungolarci e di criticarci.

È, d'altronde, di moda presentare un programma avanzato in tutti i settori, progressista, sociale, spinto, e chi più ne ha, più ne metta.

Ma più che per i motivi anzidetti, devo parlare di un programma a causa della composizione di questa maggioranza e di questa Giunta, che avremo voluta più ampia, ripeto, con nuove forze democratiche ed autonomiste, ma che, non per nostra mancanza di volontà, si presenta nella quasi identica formula del Governo Regionale del 1968.

Essendo quindi continuatori di quella formula, non potevamo che riprendere il programma - e di ciò del resto siamo lieti - impostato dal Presidente Bionaz e da noi condiviso e votato in allora, vale a dire un anno e mezzo fa circa. E così abbiamo fatto: abbiamo ripreso quel programma quasi al completo; l'abbiamo variato, togliendovi quei problemi che a più di un anno di distanza non erano più attuali e integrandolo con quei suggerimenti, provenienti da altre forze politiche, che abbiamo condiviso, pronti ad aggiungervi suggerimenti provenienti dai rappresentanti delle forze del lavoro, Sindacati, ACLI, Associazioni, ecc. che siamo pronti a ricevere e ad ascoltare.

Abbiamo ritenuto di fare cosa saggia dividere questo programma in due parti: in una prima parte che, seguendo la falsariga di prima, vorrei definire spirituale e, in una seconda parte, che vorrei chiamare materiale, politico-economica e sociale. La parte spirituale, io penso, è per noi tutti la più importante.

Innanzitutto, ci deve essere una intransigente difesa della democrazia e della libertà. Cosa sarebbero per noi i Lavori Pubblici in generale ed altre opere materiali, se non avessimo la libertà di parola, di stampa, di sciopero e di elezione?

Ribadiamo che dovremmo andare avanti con visuali ed idee moderne, molto aperte verso i giovani, perché solo così riusciremo a formare i nuovi cittadini di domani, coscienti dei loro diritti, ma anche dei loro doveri di democratici, liberi ed autonomi.

En ma qualité de valdôtain, profondément attaché à toutes les valeurs de ma terre natale, je tiens à souligner que nous avons encore un grand devoir à accomplir. C'est, d'ailleurs, à mon avis, l'un des plus importants: nous devons non seulement, comme par le passé, mais en augmentant chaque jour davantage nos efforts dans ce sens, défendre avec acharnement notre langue maternelle, le français, et notre patois, qui expriment si bien nos états d'âme et nos sentiments profonds; notre culture et notre ethnie; nos traditions, nos jeux populaires hérités du passé, nos paysages, avec le type particulier de nos demeures, de nos constructions, de nos architectures, de nos églises et de notre idéal chrétien.

Nous devons défendre de toutes nos forces cet ensemble d'éléments et de facteurs, même ceux qui pourraient sembler de peu d'importance à première vue et qui pourtant, au cours des siècles, ont façonné, lentement mais définitivement, le visage de notre belle Vallée.

Car, c'est de la fusion des différentes parties de notre patrimoine spirituel, moral, social et culturel que s'est créé ce particularisme valdôtain, cette manière d'être qui n'appartient qu'à nous Valdôtains, qui nous rend différents des autres et, qu'en définitive, par le moyen de nos camarades de la Résistance, nous a valu ce bien incomparable qui a changé l'aspect de notre Pays et qui s'appelle "Autonomie".

Per la parte economica e sociale, ritengo che sia meglio leggere, sinteticamente, i vari punti scritti di quello che io chiamo appunto il nostro programma. Con questa lettura, penso di rispondere in parte all'intervento del Consigliere Caveri, pur riservandomi di riprendere il dialogo alla fine.

Dunque, ecco il programma che, ripeto, non è altro che quello del 1968, aggiornato e integrato proprio con quelle richieste presentate dal Consigliere Caveri e che noi abbiamo recepito, salvo piccole variazioni in due punti.

Ed allora ci soffermeremo su questi punti e, senza voler fare la gara con il Consigliere Caveri, dichiaro che non corrisponde al vero l'affermazione che noi abbiamo modificato il suo programma. Noi, innanzitutto avremmo benissimo potuto rivedere anche quei punti che abbiamo variato; però non è questo che intendo sottolineare, ma il fatto che, in fondo, noi abbiamo recepito quello che l'Union Valdôtaine ha ritenuto di dire, che era condiviso da moltissimi di noi e che abbiamo voluto immettere nel nostro programma, naturalmente variando alcune frasi.

Mi dirà il Consigliere Caveri che tali variazioni hanno cambiato il significato, ma questo non è vero. Però non voglio fare alcuna discussione: il Consigliere Caveri rimarrà con le sue opinioni e noi rimarremo con le nostre.

Ad ogni modo, abbiamo sentito questa mattina quello che ha letto il Consigliere Caveri ed io ora ve lo ripeto, perché fa parte di questo nostro programma, in aggiunta a quanto contenuto nel programma del 1968.

Moralizzazione della vita pubblica: impegno a rispettare la assoluta incompatibilità tra le funzioni di Assessore regionale e incarichi retribuiti di nomina regionale, nonché a proporre e a fare approvare apposite norme regolamentari riguardanti le incompatibilità dei Consiglieri regionali e dei Sindaci.

Nella proposta discussa prima, che noi avevamo preso in esame, c'era probabilmente una dizione che suonava cosi: "Impegno dei Partiti e Movimenti a fare dimettere immediatamente i loro Consiglieri... nonché a fare approvare una proposta di legge nazionale in tal senso".

A noi è parso che, fissati i criteri di incompatibilità per gli Assessori per quegli incarichi retribuiti di nomina regionale, fosse più logico che i Partiti dovessero obbligarli a dimettersi. Questo è poco ma sicuro, perché sarebbe veramente strano che un Partito non appoggiasse o contraddicesse un provvedimento regionale di questo genere.

Inoltre a noi parve strano - e potremmo anche essere in errore, e lo avremmo anche potuto discutere, ma non ha importanza, io mi auguro che lo si possa discutere in futuro - a noi parve strano di dover presentare una proposta di legge in campo nazionale in tal senso, perché ci sembrava più saggio e più semplice fare una regolamentazione regionale della materia, in quanto in questa sede un simile provvedimento potrebbe essere assunto subito ed avere efficacia immediata.

Passando agli altri punti, mi è facile dire che sono identici:

- politica di rispetto del denaro pubblico, al fine di evitare ogni sperpero;

- assunzione di personale solo attraverso concorsi e prove di selezione;

- rispetto delle norme vigenti in tema di licitazione privata per ogni appalto e fornitura, impegno dei Partiti e Movimenti a non aumentare le indennità di rappresentanza;

- problemi linguistici, scolastici e del patrimonio culturale, etnia valdostana;

- impegno della Giunta a richiedere al Governo l'installazione dei ripetitori della televisione francese e svizzera, nonché dei Partiti e Movimenti di appoggiarne la richiesta in sede politica (stamattina è stato detto che bisognerà ricorrere addirittura a Rumor e noi faremo tutto il nostro possibile per ricorrere a Rumor direttamente);

- rispetto delle competenze della Regione in materia scolastica;

- prova scritta di francese per i concorsi e le prove di selezione.

A questo proposito, voglio precisare che qui alla Regione, quando abbiamo fatto dei concorsi, per le prove di francese abbiamo sempre nominato una Professoressa di francese e che io non posso credere che si sia verificato il caso di quell'esame cui ha fatto cenno il Consigliere Caveri. Quindi, la difesa del francese noi abbiamo sempre cercato di attuarla, come deve essere attuata.

- politica di difesa della mano d'opera locale, al fine di evitare ogni forma di clientelismo politico e per la piena valorizzazione delle risorse umane della Valle d'Aosta. Questo punto lo abbiamo riportato integralmente. Ci siamo solo permessi di aggiungervi la seguente frase: "ed applicazione dell'art. 38 dello Statuto".

Infatti, a causa della parola "possibilmente" contenuta nel predetto articolo dello Statuto, noi vediamo affluire in Valle dei vincitori di concorsi nazionali che, come cittadini italiani, hanno il diritto di venire, ma che non sono stati sottoposti a prova di francese. Però, finché noi continueremo a discutere sull'opportunità, o no, dell'applicazione di questo articolo 38 e non muoveremo foglia, indubbiamente le cose continueranno a rimanere come sono.

- nuovo riparto fiscale: presentazione del relativo progetto in Consiglio Regionale. La soluzione di tale problema deve essere prospettata con l'aumento della quota fissa, da conteggiarsi possibilmente sul gettito complessivo di tutti i tributi comunque pagati in Valle e riferiti ad attività produttive ed economiche della Valle.

Su questo punto avevamo avuto delle discussioni, che qui ricordiamo soltanto al fine di essere più precisi nella dizione, perché è inutile, per esempio, che si dica che bisognerebbe ammettere a riparto tutta l'I.G.E. che viene versata fuori della Valle d'Aosta, quando non riusciamo a farci dire quale ne è l'ammontare. Io sono perfettamente convinto di quanto dico, mentre, invece, il Consigliere Caveri ritiene che sia possibile venire a conoscenza di tale ammontare; ma il fatto di dover insistere lui sul suo sì e noi sul nostro no, lascia le cose come sono senza progredire per niente. E allora ci siamo permessi di completare il relativo periodo in questo modo: ... tutti i tributi comunque pagati in Valle e fuori Valle per produzione, consumi, ed altre attività economiche di pertinenza della Valle d'Aosta.

Su questo punto voglio essere ancora più onesto, perché, come abbiamo detto prima, siamo qui per collaborare, per cercare di portare avanti le cose non a fini politici, ma a fini amministrativi e dirci che noi questa frase l'avevamo, in un primo tempo, così concepita: "... i tributi comunque pagati dai contribuenti valdostani in Valle e fuori Valle". Lei, Consigliere Caveri, mi fece rilevare che forse simile dizione poteva lasciare dei dubbi ed essere interpretata come una esclusione dei contribuenti non valdostani e, perciò, noi l'abbiamo modificata nel senso sopradetto. Tale dizione, mi consenta, non è tutta farina del mio sacco, perché ci eravamo messi in tre per cercare di trovare la formula più consona, più precisa, ma questo suo scuotere di capo mi demoralizza, perché, insomma, non ci siamo ancora ed è un vero peccato, in quanto noi vorremmo proprio che la formula fosse quella adatta per poter arrivare alla soluzione del problema".

Il Presidente della Giunta, BORDON, proseguendo nella sua esposizione, dichiara che non è suo intendimento di rispondere ora a tutte le osservazioni fatte dai vari Consiglieri nel corso della seduta antimeridiana ma che, approfittando dell'elencazione degli altri punti del programma della nuova Giunta, darà una risposta solo alle osservazioni che più gli interessano.

Richiamandosi quindi all'intervento fatto dal Consigliere Manganoni nel corso della seduta antimeridiana, osserva che il medesimo non è stato generoso nei suoi confronti quando l'ha accusato di non aver compiuto tutto il suo dovere nel trattare la questione riguardante la revisione del nuovo riparto fiscale fra lo Stato e la Regione. Dichiara di avere fatto di tutto, fin dall'inizio, per portare avanti tale problema, ma fa presente di avere trovato le stesse difficoltà che aveva trovato a suo tempo la Giunta del Leone in sede di trattative con il Governo per la soluzione del problema stesso.

Osserva che la Giunta del Leone aveva elaborato numerose proposte di nuovo riparto senza riuscire, però, a portarne a conclusione nemmeno una in sette anni di Governo.

Dichiara che questa sua osservazione deve essere intesa non come un rimprovero, ma come una semplice constatazione. Fa presente, inoltre, che per la Giunta del Leone la battaglia per la revisione del riparto fiscale si presentava più facile perché, dopo aver trasmetto al Governo le relative proposte, poteva incolpare della mancata soluzione del problema la Democrazia Cristiana.

Rileva che un simile atteggiamento non è possibile per l'attuale Giunta, che è dello stesso colore politico dei Partiti che costituiscono o appoggiano il Governo nazionale, perché essa deve affrontare tale problema in un modo più responsabile e impostarlo su dati ben sicuri per quanto riguarda il gettito dei vari tributi statali da sottoporre a riparto. Fa presente che ciò è necessario soprattutto ora che si prevede l'entrata in vigore della riforma tributaria entro il 1971, riforma che comporterà l'abolizione di numerosi tributi erariali. Rileva ancora che il Consigliere Manganoni, oltre che ingeneroso è stato anche cattivo nel suo intervento, perché ha evidenziato solo le pecche della precedente Giunta Bionaz senza metterne in risalto i meriti. Osserva, infatti, che il Consigliere Manganoni non dovrebbe dimenticare che nel 1965 la Regione percepiva dallo Stato, a titolo di riparto fiscale, una somma dell'ordine di annue Lire 4.300.000.000, mentre la precedente Giunta è riuscita ad ottenere a tale titolo, anche se non tutto in quota fissa, una somma di annue Lire 9.500.000.000, non molto lontana dai 10.500.000.000 previsti nella proposta di nuovo riparto fiscale predisposta dalla Giunta Caveri.

Ribadisce quindi di essere sempre stato favorevole a portare avanti il problema della revisione del riparto fiscale fra lo Stato e la Regione anche se, in attesa di questo riparto, ha cercato i modi per ottenere da Roma i fondi necessari per amministrare.

Passando quindi ad elencare gli altri punti del suo programma di Governo, dichiara che è intendimento della nuova Giunta di tutelare i diritti della Regione, in relazione ai dettati statuari, per quanto riguarda la zona franca. A questo proposito, riallacciandosi a quanto detto nella seduta mattutina dal Consigliere Dolchi, ammette che si è lasciato passare il primo ottobre senza compiere alcun passo per la difesa della zona franca in Valle d'Aosta in sede di Mercato Comune Europeo, ma sottolinea che, in mancanza di un Governo regionale efficiente, non era possibile portare avanti tale problema. Elenca ancora i seguenti punti del suo programma di Governo:

- Acque pubbliche: impegno della Giunta, dei Partiti e dei Movimenti politici a sostenere, in competente sede, la soluzione adottata all'unanimità del Consiglio Regionale;

- beni patrimoniali e demaniali: trasferimento alla Regione, come da proposta di legge presentata al Senato.

Dichiara quindi che i vari punti finora elencati costituiscono un po' il programma discusso con le Delegazioni dell'Union Valdôtaine e del Rassemblement Valdôtain e aggiunge che la nuova maggioranza consiliare ha ritenuto di dover includere nel detto elenco anche alcuni punti contenuti nel programma della Giunta Regionale eletta nel 1968, punti che possono essere così riassunti:

- favorire, mediante una più cospicua incentivazione, la politica di nuovi insediamenti industriali e di ammodernamento di quelli esistenti.

Rileva che questo problema dovrà essere attuato con molta accortezza, per evitare di richiamare ancora in Valle d'Aosta, con la concessione di determinate facilitazioni finanziarie, delle industrie non sufficientemente solide e destinate quindi ad una triste fine.

- migliorare le provvidenze a favore delle categorie economiche, industriali, commerciali ed artigianali;

- problema della Soc. Nazionale Cogne: per la Società Nazionale Cogne la Regione esplicherà la sua azione presso gli organi competenti per ottenere l'incremento della produzione e della occupazione, avendo di mira l'obiettivo della trasformazione del prodotto grezzo in loco e sollecitare interventi finanziari statali allo scopo di modernizzare gli impianti e di avviare a soluzione il problema del fumo (saggiamente ricordato questa mattina dall'Avv. Caveri), delle malattie professionali, migliorando le condizioni dei lavoratori all'interno delle aziende.

A questo punto, poiché si tratta di un problema che riguarda una grande parte dei lavoratori valdostani, ritiene opportuno rispondere alle osservazioni fatte dal Consigliere Germano durante la seduta del mattino, allorquando il medesimo ha illustrato il problema degli operai in termini quasi apocalittici e accusando la destra democristiana di non essere sensibile ai problemi degli operai.

A proposito di destra democristiana, dichiara che, se essere della sinistra democristiana vuole dire seguire la politica comunista, allora tutta la Democrazia Cristiana è di destra: se invece essere della sinistra democristiana significa portare avanti il progresso economico e sociale della Valle d'Aosta, allora tutti i Consiglieri regionali del gruppo democristiano sono della Democrazia Cristiana di sinistra.

Osserva che le accuse mosse dal Consigliere Germano alla destra democristiana non fanno ormai più presa sui lavoratori, che votano tanto per il Partito Comunista Italiano, quanto per la Democrazia Cristiana, perché, come aveva dichiarato recentemente il Consigliere Ramera, non tutti i 26.000 voti ottenuti dalla Democrazia Cristiana nelle ultime elezioni sono voti di banchieri di Wall-Street, ma sono voti anche di operai e di contadini.

Osserva che il lavoratore italiano ha visto ormai troppe cose e conosce le difficoltà della nostra situazione, ma si rende conto che in Italia vi è stato un continuo miglioramento soprattutto in termini di libertà di sciopero e di libertà di protesta, mentre ciò non avviene in certi altri Paesi.

Dichiara quindi che anche l'attuale Giunta ha ben presenti tutti i problemi dei lavoratori, dal problema della casa al problema della scuola aperta a tutti e illustra i seguenti punti programmatici:

- Turismo. Favorire il potenziamento delle attrezzature alberghiere, la creazione di villaggi turistici e delle infrastrutture turistiche, nonostante alcune difficoltà fino ad oggi incontrate, la Regione farà tutto quanto è nelle sue possibilità per ottenere l'assegnazione delle Olimpiadi Invernali 1976.

- Agricoltura: interventi a breve termine; creazione di condotte agrarie per organizzare il servizio di assistenza tecnica, economica e sociale, al fine di favorire la qualificazione degli operatori agricoli e l'incremento qualitativo e quantitativo della produzione nell'organizzazione di mercato, l'organizzazione cooperativistica lattiero-casearia e l'elevazione sociale della categoria; interventi a lungo termine; sperimentazione di riaccorporamento fondiario; piani economici forestali (sarà necessario che la Regione provveda a stilare un piano regionale di rimboschimento); riorganizzazione delle aziende silvo-forestali.

- Infrastrutture economiche e sociali: piano regionale di acquedotti; fognature; completamento della viabilità regionale con particolare riguardo alla creazione di nuovi parcheggi nella Città di Aosta. Informa che il problema della costruzione di adeguati parcheggi nella Città di Aosta sta andando avanti, anche se lentamente, e dichiara di concordare con il Consigliere Caveri sulla necessità di applicare l'espropriazione per l'acquisizione delle aree necessarie quando le richieste dei proprietari interessati sono troppo esose e, quindi, inaccettabili.

Aggiunge che, appunto per risolvere anche questo problema, avrebbe desiderato avere in Giunta anche Assessori appartenenti all'Union Valdôtaine. Comunque si augura che questo possa avvenire in un prossimo futuro.

- Adeguamento dell'edilizia scolastica, delle attrezzature culturali e ricreative e potenziamento degli impianti sportivi.

- Potenziamento delle attrezzature sanitarie-ospedaliere: fa presente che la Giunta vedrà che cosa si potrà fare e che, comunque, i terreni per la costruzione dell'Ospedale Geriatrico sono già stati acquistati e che si sta trattando per l'acquisto dei terreni da destinare alla costruzione dell'Ospedale Psico-Medico-Pedagogico.

Osserva che si tratta di problemi dì grande importanza, sia per quanto riguarda la spesa necessaria per la costruzione delle opere ospedaliere e la fornitura delle attrezzature, sia per quanto riguarda le spese per la loro gestione e che, perciò si tratta di problemi che richiedono uno studio molto approfondito e anche molta cautela.

Aggiunge che, per quanto riguarda gli strumenti necessari a raggiungere gli obiettivi sopra elencati, la Giunta fa riferimento alle indicazioni contenute nella bozza del piano di sviluppo, predisposto ed aggiornato dagli organi della programmazione regionale, da sottoporre al più presto all'esame e all'approvazione del Consiglio.

Respinge l'accusa che non si voglia portare avanti i lavori della programmazione regionale perché, in effetti, tutti coloro che in questi ultimi anni si sono interessati della programmazione, hanno lavorato con serietà e assiduità e aggiunge che è intenzione della nuova Giunta di insistere perché al più presto i lavori in questione siano ultimati, in modo che la programmazione regionale possa al più presto essere attuata in tutti i suoi vari aspetti.

Rileva che per il settore urbanistico occorrerà adeguare la legge urbanistica nazionale alle esigenze locali, con particolare riguardo alla difesa del paesaggio. Ricorda che nel corso della seduta mattutina era stata appunto sottolineata la necessità dell'emanazione di una legge urbanistica regionale ad integrazione della legge urbanistica nazionale, anche allo scopo di evitare una crisi nel settore edilizio. Dichiara di concordare su tale necessità ma osserva che nella legge urbanistica regionale si dovrà tenere soprattutto conto delle esigenze dei piccoli proprietari valdostani i quali, in base alle norme della legge urbanistica nazionale, non possono più costruire una propria casa di abitazione perché non sono proprietari di una sufficiente superficie di terreno.

Dichiara infine che la Giunta Regionale provvederà quanto prima a sottoporre al Consiglio una bozza di legge recante norme sul controllo degli atti degli Enti locali, nel rispetto dello Statuto e sulla base delle esperienze fatte in materia nelle altre Regioni.

Ricorda che la precedente proposta di legge sul controllo degli atti degli Enti locali aveva costituito la causa della lunga crisi politica regionale a causa di una impostazione non condivisa da tutti i gruppi politici. Dichiara che la nuova Giunta è intenzionata a predisporre al più presto un nuovo disegno di legge con il quale, senza diminuire i poteri statutari della Giunta, si conceda ai Comuni e agli altri Enti locali quella giusta autonomia amministrativa decisionale che è richiesta da tante parti.

Ultimata l'elencazione dei punti programmatici della nuova Giunta, osserva che vi sarebbero ancora parecchie altre questioni che meriterebbero una sua risposta, ma che non è sua intenzione fare della polemica, per cui si limiterà a rispondere solo a poche di queste questioni.

Al Consigliere Tonino, il quale ha paragonato, nel suo intervento la coalizione di Centro-Sinistra ad un teatro di burattini, con burattinai che tirano le cordicelle da lontano, e burattini che si muovono senza alcuna autonomia decisionale, risponde che tale paragone non è stato molto felice e che, d'altra parte, il Consigliere Tonino fa parte di questo gruppo di burattini.

Osserva che il fatto che i burattinai, che sarebbero i Partiti nazionali, siano più di uno, costituisce ancora un fatto positivo e che assai grave sarebbe se il loro numero si riducesse ad uno solo, perché in questo caso sarebbero finite anche le libere discussioni che oggi avvengono in seno al Consiglio Regionale.

Riferendosi alla dichiarazione fatta dal Consigliere Pedrini, ritiene doveroso ringraziare il Partito Liberale per il voto favorevole che i due Consiglieri liberali hanno dato a titolo personale.

Dichiara che ogniqualvolta in sede di Consiglio saranno dati dei voti favorevoli all'attuale Giunta, anche se da parte dei liberali e dei comunisti, per l'approvazione di proposte utili per la Valle d'Aosta, la Giunta sarà sempre disposta ad accogliere questi voti.

Dichiara infatti di credere nella buona fede delle persone, perché sarebbe veramente doloroso se nei rapporti quotidiani si dovesse comportarsi in malafede. Aggiunge che, partendo da questo presupposto, non vi è motivo di diffidare della lealtà delle dichiarazioni dei Consiglieri liberali, soprattutto quando essi dicono che, anche se la direzione nazionale del loro Partito glielo imponesse, essi non andrebbero mai contro l'autonomia e gli interessi della Valle d'Aosta.

Concludendo il suo intervento, formula il seguente augurio: "Io mi auguro che in questa nostra tanto amata Valle non vi sia più l'odio e la discordia, ma vi sia comprensione e rispetto reciproco delle varie opinioni; io mi auguro che tutti abbiano a dare il loro contributo fattivo e costruttivo e non soltanto critico; io mi auguro che, quando si prende in esame una determinata questione e la si vuole portare avanti, tutti contribuiscano a portarla avanti, senza limitarsi a dire: io vi guardo da fuori e io vi seguo se voi andate avanti bene. Io non condivido, infatti, questo punto di vista e mi auguro che questo non abbia più a verificarsi in futuro.

Da parte nostra assicuriamo che, malgrado le nostre carenze ben conosciute e la nostra incapacità, nel lasso di tempo che ci sarà dato di lavorare faremo del nostro meglio per fare bene e confidiamo che, con l'aiuto di Dio e degli uomini di buona volontà, ciò ci riesca".

Monsieur le Conseiller FOSSON prend acte que de la part du Président de la Junte on a entendu aujourd'hui en cette salle un langage un peu différent que par le passé; mais il pense que, sans vouloir faire trop de polémique, il soit nécessaire d'éclaircir encore une fois quelle a été et quelle est la position de l'Union Valdôtaine vis-à-vis de la crise politique qui vient d'être résolue.

Il observe que Monsieur le Président de la Junte s'est froissé tout-à-l'heure des critiques qu'on lui a faites quand le 18 septembre il s'est présenté dans la salle du Conseil sans formule de gouvernement, sans la Junte et sans un programme.

Il pense que cette critique est naturelle parce que, après une si longue crise politique, tout le monde pensait que le 18 septembre, au moment de l'élection du nouveau Président de la Junte, celui-ci se fût présenté au Conseil avec quelque chose de plus substantiel.

Il pense aussi qu'il soit opportun d'éclaircir de quelle façon est arrivé à la formation de la nouvelle Junte, afin que tous les Valdôtains puissent s'en rendre compte à travers les événements de ces derniers jours et de ses dernières heures.

Il rappelle que, par le passé, l'Union Valdôtaine avait déclaré d'être disposée à appuyer une Junte minoritaire, qu'elle n'aurait pas fait une opposition préconçue et qu'elle aurait donné son appui à la Junte pour les solutions des différents problèmes conformément aux intérêts valdôtains et que, en cas contraire, elle se serait battue contre les solutions. Il déclare, pour définir la position de l'Union Valdôtaine, que ces déclarations sont encore valables aujourd'hui. Il ajoute cependant que l'Union Valdôtaine ne peut pas approuver la façon dont a été formée cette Junte, car il y a eu un marchandage plus qu'évident et que, par conséquent, avec toute sa sincérité habituelle, il doit dire que cette Junte est née mal.

Il continue en précisant que cette Junte est née mal parce qu'il y a encore des personnes qui font part de cette Junte, même si elles ont donné leur démission d'un certain Mouvement ou d'un certain Parti dans lequel elles avaient été élues, tandis que, pour un minimum de cohérence, elles n'auraient dû accepter aucune charge;

que cette Junte est née mal aussi à cause de la lutte pour les places d'Assesseur dans la Démocratie-Chrétienne, lutte qui a évidemment porté aux absences de Monsieur Benzo et de Monsieur Ramera à la séance d'aujourd'hui, même si Monsieur le Président de la Junte a cherché d'expliquer que ces absences sont dues à d'autres motifs;

que cette Junte est née mal parce que la formation de cette Junte a provoqué une nouvelle "scissione" dans le P.S.I., tant il est vrai qu'aujourd'hui, sans tenir compte du PSIUP qui s'est déjà divisé il y a quelques années, en Vallée d'Aoste il y a 3 Partis socialistes pour 4 Conseillers.

Il demande si l'actuelle majorité du Conseil ne pense pas aux réactions de l'opinion publique devant ces faits qui se sont vérifiés dans ces derniers jours, en ces dernières heures; il demande si la majorité actuelle pense de pouvoir avoir assez de confiance de la part de l'opinion publique pour gouverner la Vallée d'Aoste en cette situation.

Il ajoute qu'il s'agit-là d'une demande que l'Union Valdôtaine doit faire parce que, à ce point de vue, l'Union Valdôtaine a la conscience tranquille ayant toujours suivi une certaine ligne et ayant dit clairement ce qu'elle pensait et ayant aussi donné des indications pour une certaine ligne politique à suivre pour résoudre la crise politique qui s'était déterminée, indications qui pouvaient être, ou non, partagées par les autres Partis.

Il souligne, cependant, que dans l'actuelle Junte et dans les forces politiques qui la composent il y a un méli-mélo qui ne permet pas de découvrir une quelconque ligne politique cohérente.

A ce propos, il déclare de n'avoir même pas été surpris de l'appui donné par les Libéraux à cette Junte, même si de la part de la majorité il y a eu une grande déclaration contre cet appui.

Il souligne que, en effet, les voix des Libéraux ont été aujourd'hui déterminantes pour la nomination des Assesseurs, même si à travers un calcul on peut dire qu'on serait arrivé quand même à cette nomination avec les seules voix des 16 Conseillers des Partis du prétendu Centre-gauche, qui n'est sûrement pas un Centre-gauche plus dynamique et plus à gauche du précédent, car il s'appuie sur les voix des Libéraux.

Répondant à Monsieur Pedrini, qui a accusé les unionistes et les communistes d'être contraires aux élections immédiates, il observe que Monsieur Pedrini ne devrait pas tant se scandaliser, car en 1966, lorsqu'il y avait à la Région une situation aussi délicate que l'actuelle, il n'avait pas soutenu la nécessité d'élections anticipées.

Il affirme, cependant, que l'Union Valdôtaine n'a aucune peur d'aller aux élections, car elle a la conscience tranquille et sait que toute la population valdôtaine connait la position qu'elle a tenue au cours de cette crise.

Il fait présent encore que, si on ne veut pas accepter les voix des Libéraux, on doit admettre que l'actuelle Junte peut disposer seulement de 16 voix et qu'elle a donc encore moins de force que la Junte du Lion, qui pouvait disposer de 18 voix, et de la Junte Bionaz, qui pouvait en disposer de 17.

Il dit que, par conséquent, il n'est pas difficile d'être prophète pour prévoir que cette Junte n'aura pas une longue vie.

A propos du programme de gouvernement présenté par Monsieur Bordon, il pense de pouvoir faire certaines observations, tout en laissant à quelqu'un d'autre de ce mouvement de mettre en évidence la différence entre le programme qui avait été concordé par les délégations de la Démocratie Chrétienne, de l'Union Valdôtaine et du Rassemblement Valdôtain.

Se référant aux déclarations de Monsieur Bordon au sujet des épreuves de français dans les concours ouverts auprès de l'Administration Régionale, il déclare d'avoir des doutes sur le sérieux de ces examens, car il suffit d'aller au Musée Archéologique ou bien au Théâtre romain pour voir des employés de la Région qui ne savent pas un mot de français et qui ne le comprennent même pas. Il déclare qu'il faudrait quand même s'assurer que, non seulement les employés, mais aussi les huissiers et l'autre personnel de service connaissent la langue française avant de les employer auprès de l'Administration Régionale.

A propos du problème de la Cogne, il dit que c'est bien tout ce qu'a dit Monsieur Bordon: le financement pour moderniser les installations, la question de la fumée et des maladies professionnelles, etc..., mais qu'il faut aussi tenir compte d'une autre question importante qui n'a pas été discutée par la Commission nommée pour l'étude des problèmes de la Cogne, c'est-à-dire la question de l'emploi de personnel nouveau, sans titre d'étude, qui prend la place de certains ouvriers qui, souvent, avec beaucoup de sacrifices, sont arrivés à prendre leur titre d'étude et qui travaillent depuis longtemps à la Cogne. En effet, déclare-t-il, en ce moment on voit arriver à la Cogne des gens qui viennent de Taranto ou de Bagnolo ou de Piombino, sans titre d'étude et sans aucune capacité, auxquels on assigne des places d'employés de première catégorie. Il ajoute que ces faits sont connus par tous les ouvriers de la Cogne et même par les Syndicats, qui ont mis le doigt sur la plaie plusieurs fois en discutant de ces arguments avec la Direction de l'établissement et qu'il n'est pas difficile de comprendre quel est le but de cette opération.

Il déclare que, par conséquent, l'Administration Régionale devra faire tout le possible pour empêcher que cela continue afin de défendre la main d'œuvre locale, c'est-à-dire tous les ouvriers, originaires ou non du Val d'Aoste, qui travaillent depuis longtemps à la Cogne.

Il fait encore présent que, pour résoudre ces problèmes dont il a parlé tout-à-l'heure, il faut certainement faire un effort politique, ce qui probablement manque à cette Junte et il répète que les Conseillers de l'Union Valdôtaine sont disponibles pour tout ce qu'on pourra faire à ce sujet.

En ce qui concerne la question "sperimentazione di riaccorporamento fondiario" citée par Monsieur Bordon dans le programme de l'agriculture, il souligne qu'il s'agit d'une question très difficile à résoudre et que, par conséquent, il faut agir en cette matière avec une grande prudence pour ne pas donner des illusions aux gens, parce que les expériences faites à cet égard en d'autres endroits n'ont pas donné jusqu'à présent de bons fruits à cause de la loi sur l'héritage. Il fait présent que les difficultés pour résoudre ce problème sont encore augmentées en ces dernières armées parce que dans les Communes touristiques il y a de grandes différences entre les prix des différents terrains selon leur position.

Au sujet de la loi sur le contrôle des actes des Communes, il rappelle à Monsieur Bordon que, dans les pourparlers entre la Démocratie Chrétienne, l'Union Valdôtaine et le Rassemblement Valdôtain pour la constitution d'une Junte minoritaire, l'Union Valdôtaine avait indiqué les motifs pour lesquels elle n'était pas favorable à se baser, pour la préparation de cette loi, sur les expériences faites par les autres Régions autonomes, parce que la situation de la Région de la Vallée d'Aoste est complètement différente de celle des autres Régions. Il observe que, en effet, dans les autres Régions autonomes il y a encore les Provinces, le contrôle sur les actes des Communes n'a pas été dévolu à la Junte et le Président de la Junte n'a pas les pouvoirs de contrôle qui sont spécifiques du Président de la Junte de la Vallée d'Aoste.

Il déclare que l'Union Valdôtaine est favorable à donner la plus grande autonomie aux Communes et qu'elle est d'accord sur le nombre des matières dont le contrôle doit rester à la Junte, mais qu'elle n'est pas d'accord d'enlever totalement à la Junte ses pouvoirs de contrôle.

Il conclut en disant que les Valdôtains devraient se rendre compte, en faisant un examen de conscience et en examinant le comportement des membres des différents Partis, de quel côté il y a encore un certain sérieux et de quel côté au contraire on cherche de faire prévaloir les intérêts particuliers sur les intérêts collectifs.

Il ajoute que, quand les Valdôtains se seront rendus compte de la réelle situation en ce sens, ils pourront peut-être de nouveau se trouver tous d'accord, parce que, comme disait ce matin le Conseiller Caveri, il faudrait avoir le courage de prendre un bon balai pour faire chacun chez soi un bon nettoyage de tous ceux qui ne servent pas et qui font un grand mal au prestige même du Conseil Régional.

Il souligne qu'en effet les nouvelles parues ce matin sur les journaux nationaux n'ont certainement pas fait honneur à la Vallée d'Aoste et n'ont pas augmenté le prestige du Conseil Régional.

Nous pouvons toutefois dire en toute conscience, ajoute-t-il, que, en ce moment, aussi l'Union Valdôtaine a donné la démonstration de sérieux et de cohérence dans l'intérêt exclusif de la Vallée d'Aoste et des Valdôtains.

Monsieur le Conseiller CAVERI déclare ce qui suit:

"Je me suis aperçu que le Président Bordon est conscient de la difficulté de sa tâche.

Il a donné ainsi une preuve de bon sens et nous voulons le reconnaître.

En venant au programme, je dois malheureusement confirmer ce que j'ai dit ce matin, c'est-à-dire que le programme de l'Union Valdôtaine, qui avait été accepté par la Démocratie Chrétienne et par le Rassemblement, a été coupé et mutilé en deux points importants.

Premier point. Nous retournons à la question de la moralisation de la vie publique.

Il y a une grande différence entre ce qui avait été écrit sur notre programme et ce qui est écrit sur le programme du Président Bordon. Nous avions demandé qu'on établit d'une façon draconienne l'incompatibilité entre les charges de Conseillers régionaux et les mandats rétribués de nature financière.

Or, Monsieur Bordon ne parle plus d'incompatibilité des Conseillers régionaux, mais il parle "di assoluta incompatibilità tra le funzioni di Assessore regionale" et les charges financières.

Voilà qu'on a restreint comme la peau de chagrin de Balzac l'incompatibilité des Conseillers seulement aux Assesseurs. Nous ne sommes pas d'accord.

Autre réduction importante: nous avions demandé qu'il y eût l'engagement de tous les Partis et de tous les Mouvements à faire présenter les démissions aux Conseillers régionaux qui se trouvaient dans cette condition d'incompatibilité. Et voilà que Monsieur Bordon a enlevé cela, peut-être pour ne pas donner des chagrins à quelques Conseillers régionaux, richement pourvus de charges très importantes de grandes sociétés, qui ce matin ont voté pour sa Junte.

Là aussi il y a une réduction, là aussi il y a une mutilation.

Monsieur Bordon, par son clochement de tête, me fait comprendre qu'il veut dire: "Il faut étudier un règlement sur ce problème". Veut-il faire comme la buonanima de Balestri qui disait toujours qu'il voulait étudier? Quand Balestri disait qu'il voulait étudier un problème cela signifiait qu'il voulait le mettre dans un coin.

Alors, voyez-vous, Monsieur Bordon, étudier les règlements c'est une belle chose, mais c'est insuffisant. Vu que vous vous pouvez, Monsieur Bordon, établir le principe de l'incompatibilité absolue des Assesseurs, vous pouvez, si vous voulez, établir, de la même façon, l'incompatibilité absolue pour les Conseillers.

Pourquoi avions-nous parlé d'une proposition de loi nationale? Pour une question juridique, parce que le système des incompatibilités et des inéligibilités est contenu dans la loi nationale, dans la loi d'Etat sur les élections régionales. Malheureusement, selon le Statut, le Conseil Régional n'est pas compétent à faire la loi électorale, c'est seulement l'Etat qui est compétent.

Dans l'attente de l'approbation de cette proposition de loi nationale, l'engagement de tous les Partis, de tous les Mouvements de faire démissionner leurs Conseillers, c'était une mesure apte, prompte, radicale, draconienne. C'était mieux que tous les règlements.

Evidemment, Monsieur Bordon, vous n'avez pas un grand enthousiasme dans cette matière de l'incompatibilité des Conseillers et c'est pour cela que vous avez réduit l'incompatibilité aux seuls Assesseurs.

Deuxième point. Dans le programme qui avait été concordé à propos de la Télévision, on parlait de la nécessité d'une requête écrite du Président de la Junte au Gouvernement.

Même si vous avez un peu estompé la question de la requête écrite, nous voulons espérer que vous voudrez bien écrire une lettre à Monsieur Rumor comme Président du Conseil des Ministres sur cet argument. Je vous demande de m'envoyer une petite photocopie de cette lettre.

Venons maintenant à un troisième point, aussi que vous avez mutilé. De votre programme il y a eu plusieurs éditions: la première édition disait: "La soluzione di tale problema deve essere prospettata con l'aumento della quota fissa da conteggiarsi possibilmente sul gettito complessivo di tutti i tributi, comunque pagati dai contribuenti valdostani in Valle e fuori Valle".

Dans la dernière rencontre qu'il y a eue entre les représentants de la Démocratie Chrétienne dont vous faisiez part et les représentants de l'Union Valdôtaine, nous vous avons dit que cette phrase "dei contribuenti valdostani in Valle e fuori Valle" ne nous semblait pas trop exacte, mais pas pour les raisons que vous venez de dire, mais pour d'autres raisons, parce que quand nous parlons "dei tributi pagati fuori Valle", nous voulons faire allusion aux impôts payés par les grandes sociétés qui ont leurs établissements et leur activité économique dans la Vallée, et qui payent certains impôts, comme l'I.G.E., hors de la Vallée.

Voilà pourquoi cette phrase "dai contribuenti valdostani" ne nous persuadait pas. D 'autre part, même cette dernière phrase que vous avez ajoutée et que vous nous avez lue, cette phrase aussi ne nous plait pas, parce que c'est une phrase ambiguë, équivoque et qui se prête à des différentes d'interprétation. En tout cas, je pense que votre programme sera publié et nous vous enverrons par écrit nos modifications de ce passage qui, d'ailleurs, a une grande importance.

Je ne veux pas rallumer avec vous la polémique sur l'IGE. Peut-être nous devons nous habituer à un autre style de discussion, à un style de discussion objective, et alors je ne parlerai pas de votre personne, je ne parlerai pas des positions que vous avez prises en tant qu'Assesseur aux Finances sur la question de l'I.G.E., mais je parlerai de la question en dépersonnalisant, en ne faisant plus votre nom, en parlant de la question dans ses termes objectifs.

Or, on a dit qu'on ne peut pas calculer l'I.G.E. hors de la Vallée; cela, nous affirmons, n'est pas vrai, et nous vous en donnons la démonstration. Cette démonstration nous vous l'avons déjà donnée et nous nous permettons de la donner aussi aujourd'hui. C'est-à-dire: considérons la Cogne. Nous l'avons dit combien de fois et nous le répétons aujourd'hui que le bilan de la Cogne du 1967 démontre quel est le "fatturato" de l'établissement d'Aoste, démontre quel est le "fatturato" d'Imola, quelles sont les ventes de Castellamonte. On peut très bien calculer l'I.G.E. de la Cogne et il suffit de demander au Tribunal de Milan et d'autres villes le bilan des différentes sociétés et on verra très bien quelles sont les parties de vente des différents établissements.

Il nous semble que ce paragraphe, en ce qui concerne la répartition des impôts, pourrait être conçu dans les termes suivants: "La soluzione di tale problema deve essere prospettata con l'aumento della quota fissa da conteggiarsi possibilmente sul gettito complessivo di tutti i tributi comunque pagati in Valle e fuori Valle".

Si ce paragraphe du programme est conçu de cette manière, nous l'acceptons et nous trouvons que ce point est satisfaisant.

Un autre point: villages touristiques. Pour le sérieux de la question c'est exagéré de parler de "creazione di villaggi turistici"; il faudrait seulement parler "di esperienza pilota di un villaggio turistico", parce que notre Junte et la Junte Bionaz avaient examiné le problème de la création d'un village. Il y avait le projet du Géomètre Benzo et du Géomètre Thérisod. Ceux qui ont examiné ce projet ont dit qu'il faut des sommes remarquables pour créer un seul village. Commençons à créer une expérience pilote et nous verrons comment nous pourrons surpasser les graves difficultés d'ordre financier et les graves difficultés d'ordre psychologique. L'excessif individualisme des propriétaires est un obstacle important. D'autre part il faut sauvegarder les propriétés des paysans, parce que ce serait inutile de faire un village touristique à base capitaliste, comme on a fait en Suisse.

Quand vous descendez en voiture d'Orsières à Martigny, à la droite de la France, il y a un village touristique. Tous les journaux suisses ont fait un grand cancan sur ce village touristique, mais ce village touristique par qui a été fait? Par un groupe de spéculateurs qui a exproprié les paysans valaisans qui habitaient dans ce village. Ce n'est pas ça que nous voulons.

Un village touristique fait par des spéculateurs peut respecter l'ambiance, peut respecter le paysage. Il n'y aura pas ces horribles gratte-ciels qu'on a fait au Breuil et qu'on veut faire à Pila.

On parle d'un horrible projet de Monsieur Pignataro, d'un grattacielo au beau milieu de la conque de Pila. Là-dessus j'attire l'attention de la Junte et particulièrement de l'Assesseur au Tourisme et du Président de la Junte.

On peut sauvegarder le paysage d'un village touristique mais du point de vue social ce village est mal organisé. Si des spéculateurs exproprient des paysans, qui sont chassés pratiquement de leur terre d'une façon plus ou moins légale, même si ces paysans vendent leur propriété à des spéculateurs, ce n'est pas ça que nous nous voulons. Nous voulons l'intégration touristique et sociale de nos villages, qui sont dépeuplés et abandonnés.

Fosson a parlé d'une manière assez ample "di sperimentazione, di riaccorporamento fondiario", Fosson vous a dit quelle difficulté immense il y a aujourd'hui à vouloir imiter les lois vaudoises et valaisannes en matière d'améliorations foncières.

Vous savez qu'en Suisse on formait des consorces obligatoires de propriétaires. Des techniciens faisaient le replâtrage des propriétés et des servitudes; cela coûtait très cher et à travers les successions, qui doivent forcément prévoir l'égalité des parts des fils, après quelque temps il faut recommencer à distribuer les terres par un autre plan.

Il faudrait peut-être étudier des coopératives de propriétaires qui confient la conduction des terres à des groupes de gestion, parce qu'ainsi on peut faire une grande économie d'heures de travail et on peut augmenter la rentabilité de notre agriculture, qui aujourd'hui n'est pas compétitive surtout après le marché commun.

Vous savez que le lait arrive en camion de la Normandie et de la Hollande au prix de 50 lires, tandis que la Centrale du Lait paye 78 lires le litre au producteur.

Certes, le problème du morcellement de la campagne existe, quand on pense qu'en Vallée d'Aoste la moyenne de la parcelle agraire est de deux "quartanées" et demie et quand on pense que la moyenne à Pollein d'une parcelle agraire est de 143 mq. Le problème existe, mais ce n'est plus avec la loi des améliorations foncières qu'on peut arriver à des solutions positives.

Je viens à la fameuse loi qui a été un peu une espèce de "cavallo di Troia", puisqu'elle a servi comme prétexte pour déterminer la crise régionale.

C'est la loi sur l'autonomie des Communes. Je dirai seulement deux mots, parce que Fosson a déjà parlé longuement de la question.

Nous sommes favorables à l'autonomie des Communes. Les Conseils Communaux et les Juntes Communales devraient être libres dans l'exercice de leur administration, sauf sur les questions principales.

Mais la compétence, comme disait justement Monsieur le Président Bordon, doit rester à la Junte Régionale sur les matières qui seront encore sujettes au contrôle.

On a dit tant de choses contre l'Union Valdôtaine, on a dit que nous étions contraires à l'autonomie des Communes. Nous sommes tellement contraires à l'autonomie des Communes que nous avons présenté une proposition de loi à cet égard.

Malheureusement Monsieur Bordon ne s'est pas aperçu qu'avec cette phrase "sulla base delle esperienze fatte in materia dalle altre Regioni a Statuto speciale", on retombe dans le pétrin que Monsieur Bordon justement voudrait éviter.

Conclusion: je répète ce qu'avait dit Andrione ce matin et ce qu'a dit cet après dîner Fosson, c'est- à- dire: quand votre Junte présentera des lois et des délibérations qui seront conformes à notre programme, nous voterons à faveur. Cela est évident, puisque nous serions tout à fait dépourvus de bon sens, si nous votions contre des lois et des délibérations réalisées en base à des points de notre programme.

Si vous nous présenterez des lois ou des délibérations contraires à notre programme, nous voterons contre. En tous cas, notre opposition ne sera pas une opposition pour l'opposition, notre opposition ne sera pas une opposition systématique. Nous voulons simplement nous poser dans une collocation de critique constructive. Nous voulons exercer à vos égard une fonction d'aiguillon. S'il nous semblera que vous dormirez de nouveau sur les problèmes de la Vallée d'Aoste, notre fonction sera celle de l'aiguillon ou du réveille-matin.

Si nous apercevrons que vous serez trop lents dans l'exécution des délibérations du Conseil, nous présenterons des motions à cet égard.

Notre opposition sera alors une opposition vive et ferme et même âcre, comme vous savez que nous sommes capables de faire l'opposition, quand nous nous nous y mettons de bonne envie".

Monsieur le Conseiller CAVERI, après avoir déclaré d'avoir terminé son intervention sur la question de la Junte Régionale et de son programme, communique que le Syndic d'Aoste par un manifeste a avisé les habitants d'Aoste et des autres Communes de la Vallée du Buthier que le 14 octobre la Commission des digues fera une ouverture spérimentale des écluses du Bassin de Place Moulin et que, par conséquent, il faudrait que ce jour-là les gens et le bétail s'éloignent des rivages du Buthier.

Il pense cependant que ce manifeste soit insuffisant pour aviser de ce fait les populations des Communes intéressées et qu'il faudrait aussi diffuser cette nouvelle par radio à travers la Voix de la Vallée et même en envoyant des voitures avec des haut-parleurs dans les villages situés le long du Buthier et en priant les Curés des Paroisses de la Vallée du Buthier d'aviser leur population pendant le sermon, afin d'éviter que le 14 octobre n'arrive aucun inconvénient.

Toujours au sujet du barrage de Place Moulin, il invite la Junte à nommer immédiatement la nouvelle Commission d'experts pour l'étude de ce barrage selon les indications qui ont été données ou bien qui devront être données en ces jours par la Commission du Conseil qui a étudié ce problème.

Il souligne la nécessité de nommer au plus vite la Commission d'experts dont il s'agit parce que le 14 de ce mois la Commission Ministérielle veut faire le collaudo définitif du barrage de Place Moulin et il dit qu'il sera donc opportun que la Commission d'experts de la Vallée puisse se rencontrer ce jour-là avec la Commission Ministérielle.

Monsieur le Conseiller ANDRIONE déclare ce qui suit:

"Puisque je ne ferai qu'une question, je voudrais bien prendre la parole, mais, comme nous de l'Union nous avons monopolisé jusqu'à maintenant le micro, s'il y a quelqu'un qui veut parler avant, je lui céderais mon tour, d'autant plus que je trouve que mes camarades de Parti ont été un peu trop peu polémiques envers Monsieur Bordon. En cas contraire je n'aurais aucune difficulté à prendre la parole en ce moment.

Alors, première question. Monsieur Bordon, qui m'excusera si je le tutoie en parlant d'un certain programme valdôtain, d'un certain programme d'autonomie et de valdôtainisme, a affirmé que ce programme ne vaut que pour nous. Eh bien, je ne suis pas d'accord sur ce "qui ne vaut que pour nous", parce que cela me semble un clignement d'œil fait à l'Union Valdôtaine, alors que, en réalité, certains problèmes sont objectifs et ils concernent aussi bien Monsieur Bordon que moi-même, que Monsieur Pollicini ou Monsieur Germano, parce que au fond il s'agit là de choisir une certaine ligne de conduite qui est la ligne de conduite de la défense et de l'appréciation de certaines valeurs.

Pour souligner ce fait, je rappellerai à Monsieur Bordon que, tout en appréciant ses qualités intellectuelles, nous avons été et nous sommes contraires à ce que Frédéric Chabod a représenté au Val d'Aoste.

Il y a une ligne de division qui n'est pas celle que vous avez soulignée, une ligne de division qui est faite par l'acceptation de certains principes, par l'acceptation d'une certaine position par rapport au problème valdôtain.

A ce sujet, je vous poserai une question. Jusqu'à quand jouerons-nous sur l'équivoque, jusqu'à quand permettrons-nous que des fausses questions, comme celles de droite et de gauche, interviennent dans les problèmes qui sont les vrais problèmes du Val d'Aoste, pour nous faire perdre de vue ceux qui sont nos intérêts? Sur ce point, je voudrais dire à Monsieur Germano, dont j'apprécie évidemment les positions politiques, que Monsieur Bordon est de gauche de la même façon que Monsieur Dujany est de droite, c'est-à-dire que la gauche et la droite démochrétienne ne sont qu'une apparence politique qui n'existe que pour ceux qui veulent y croire.

La réalité ce sont les vrais problèmes qui sont sur le tapis et auxquels le Président de la Junte, à mon sens, n'a pas répondu.

On a soulevé, par exemple, la question de la loi sur le contrôle des Communes et moi je voudrais rappeler à Monsieur Bordon que les Conseillers de l'Union étaient, sont et seront toujours contraires à cette loi en tant qu'elle est antirégionale et que, par conséquent, ils se sont battus, ils se battent, ils se battront contre un type de loi de ce genre, qui est faite pour enlever à la Junte des compétences qui sont spécifiques de la Junte.

De la même façon Monsieur Bordon a déclaré qu'il fera le possible pour ce qui concerne la télévision française. Or, ce n'est pas l'impossible que nous demandons, mais simplement de signer une lettre à Monsieur Rumor.

Donc, là il ne s'agit que d'une lettre, il ne s'agit pas d'un problème difficile, il ne s'agit pas - et Monsieur Germano voudra m'excuser - ni de droite ni de gauche, mais simplement de prendre une position en tant que valdôtain.

D'ailleurs, cette position doit être prise, parce que c'est un problème qui, tôt ou tard, d'une façon ou de l'autre, par la technique moderne, par voie de satellite ou autre, sera résolu. Par conséquent, le risque n'est pas tel à disqualifier un Président de Junte qui le demande avec quelques années d'anticipation.

Je voudrais encore souligner cette phrase que vous avez dite, Monsieur Bordon: "Les programmes ne sont pas sympathiques". Cependant, il faut quand même travailler sur un programme; il faut quand même qu'il y ait quelques idées à la base d'une Junte, il faut qu'elle dise ce qu'elle veut et ce qu'elle ne veut pas, tandis que Monsieur Bordon a été, comme disait Monsieur Farinet autrefois, très habile, mais il n'a pas dit ce qu'il veut et ce qu'il ne veut pas.

Eh bien! C'est sur ce point, c'est sur un engagement, qui n'est pas seulement un engagement par rapport à une situation politique immédiate ou un engagement électoral, mais un vrai engagement sur les choses, que nous jugerons cette Junte.

Je ne voudrais pas répéter ce que j'ai dit ce matin, mais nous sommes là pour vous donner acte de ce que vous ferez de bien. Cependant, faites quelque chose, parce que la situation est grave".

Il Consigliere TONINO dichiara quanto segue:

"Ho già manifestato, nel mio intervento di questa mattina, quali sono i miei pensieri sulla ricostituzione di una Giunta di Centro-sinistra e sarei un ingenuo se dovessi credere nei programmi in questo momento in cui vediamo a quale punto di degradazione politica è giunta tale coalizione.

Il programma testé illustrato dal Presidente della Giunta non è che una parziale riedizione del vecchio programma del defunto Presidente Bionaz, la cui realizzazione, peraltro, non era stata nemmeno iniziata o appena toccata.

Era quello, invero, un programma che il sottoscritto aveva a suo tempo ampiamente criticato, in quanto in esso non si intravvedeva alcuna iniziativa che potesse collegarsi con le esigenze del mondo operaio e con i problemi che assillano le categorie meno abbienti.

Difatti abbiamo poi visto che quel programma ha cozzato contro una grande realtà, la realtà del mondo del lavoro, che non vedeva in una coalizione, che poi ha fatto la fine che ha fatto, lo strumento adatto per la risoluzione dei grandi e gravi problemi che ostacolano la via del progresso, della civiltà e della democrazia.

D'altronde, abbiamo sentito or ora dal Presidente della Giunta come questa Giunta abbia i piedi su di un terreno franoso. Come si fa dunque ad avere fiducia in un programma, ammesso che esso abbia una qualche efficacia, quando si sa già in partenza che della realizzazione di tale programma sarà ancora una volta arbitro il Partito Liberale?

Il Presidente Bordon ha testé detto di essere fiero di portare avanti il programma elaborato nel 1968. Ora, vuole dirmi, Presidente, se la realizzazione di quel programma voleva dire azioni da parte della Magistratura nei confronti di operai, dirigenti, politici, sindacalisti, come è avvenuto nel corso degli scioperi della Cogne? Voleva dire quel programma che la legge sull'Ente Ospedaliero non si doveva attuare o, almeno, doveva subire dei grandi ritardi? Voleva dire quel programma che i silicotici, ad un certo momento, avrebbero dovuto occupare la sede dell'INAIL per farsi rispettare? Voleva dire quel programma che lo sperpero del denaro pubblico si estendesse a dei limiti che nessun metro può misurare, con la sua complicità in questo caso, in quanto lei era Assessore alle Finanze? Voleva dire quel programma che, in linea generale, le cose sarebbero rimaste come stavano e come staranno ancora domani? Voleva dire quel programma mutilare l'attività dell'Assessorato all'Industria e Commercio in fatto di industrializzazione in modo che lei ha ragione oggi di essere preoccupato circa l'insediamento di complessi industriali che si servirebbero della Regione solo per carpire contributi, per poi magari finire come la Società Fera di Saint Vincent?

Però non è giustificato dire: sono stato fregato; bisogna non farsi fregare. Altre Regioni d'Italia, non autonome, ma con forze politiche qualificate, non si sono fatte fregare in questo modo, ma hanno incrementato l'industria, dando la possibilità di lavoro a dei lavoratori che ne avevano bisogno.

In merito agli ospedali in programma lei ha dichiarato poc'anzi di avere dei dubbi sul problema delle spese di gestione. Ora, noi vediamo che, in applicazione della legge Mariotti, già diverse Regioni, non a Statuto speciale come la nostra, hanno affrontato il problema, proprio perché è un problema primordiale e umano.

Io non le auguro di essere ricoverato in taluni ospedali come quello di Ivrea, che fra l'altro a noi della Bassa Valle serve molto, in quanto la lontananza che ci divide da Aosta ci obbliga al ricovero in detto ospedale; ma se malauguratamente questo dovesse avvenire e lei dovesse alloggiare nei corridoi delle corsie, penso che la sua preoccupazione circa un piano ospedaliero che dia la possibilità a tutti di farsi ricoverare cambierebbe un tantino.

Lei ha parlato della "Cogne". Ma lei crede che le cose siano cambiate nell'interno della "Cogne"? È di pochi giorni la notizia che un altro operaio, fra i già tanti, ha lasciato la vita nell'interno dello Stabilimento della "Cogne".

Perché questo succede ancora oggi? Perché i padroni sono sempre i soliti; spremono i lavoratori, caricandoli di lavoro ai ritmi logoranti di oggigiorno, senza curarsi della salute di chi si sacrifica nell'interno della "Cogne" o di altri stabilimenti della Valle.

Per quanto riguarda il problema dell'industrializzazione collaterale alla "Cogne", a cui lei ha accennato troppo brevemente, tengo a dire che non c'è la volontà politica dei dirigenti a portare avanti questo problema. Noi continueremo a vedere il materiale grezzo della Società Cogne andare fuori Valle per la lavorazione finale, mentre gli operai della Bassa Valle continueranno a recarsi a lavorare all'Olivetti di Ivrea e alla Fiat di Torino; partendo il mattino alle sei per ritornare a casa alle sette e mezza della sera.

Non entro nei dettagli di tutto il programma che lei, Presidente, ci ha fatto conoscere, proprio perché non ho più motivo per credere nelle cose programmate, in quanto ho visto che le forze politiche alleate che dovrebbero portare in porto questo programma appartengono a determinati schieramenti che sono falliti su tutto. Non c'è quindi più motivo di credere in quelle quattro parole messe giù in tutta fretta, perché queste forze politiche, che hanno permesso ancora una volta la ricostituzione di un sinistro Centro-sinistra - tanto per richiamarmi a un detto di qualche anno fa - non hanno mai dimostrato in passato di avere sensibilità per i problemi umani e tanto meno dimostreranno di averne d'ora innanzi con questa nuova Giunta nata all'insegna della corsa alle poltrone, dove è dimostrato che chi non è riuscito a vestire la maglia gialla, come aveva detto questa mattina il Consigliere Caveri, si è dato alla macchia.

Quindi dal sottoscritto, rappresentante di un Partito che vuole portare avanti delle cose serie e utili nel mondo del lavoro, il programma che lei, Presidente, ha testé illustrato non trova consenso, anche se valuterò caso per caso, problema per problema. Man mano che verranno a maturazione le proposte e i disegni di legge e gli altri provvedimenti, voterò a seconda di quelli che sono gli interessi dei lavoratori, dei contadini e di tutti coloro che servono alla società.

Mi felicito sinceramente con il neo-eletto Assessore ai Lavori Pubblici, Geom. Manganone, e voglio sperare che la sua nomina serva a smuovere non solo nel settore dei Lavori Pubblici, ma in tutti i settori, quel tipo di sottile discriminazione che si perpetua a danno dei cittadini della Bassa Valle. In questo lei avrà un collaboratore, anche se non ha avuto il mio voto questa mattina per il motivo che avevo visto che questa Giunta sarebbe stata eletta oggi con l'apporto dei Consiglieri Liberali e, quindi, un mio voto a titolo personale non avrebbe avuto un suo riscontro.

Lei, Presidente, si è meravigliato che questa mattina ho ricordato il teatro dei burattini, che mi piaceva tanto vedere quando ero bambino. Ma che altro può fare un Consigliere, un Consigliere nuovo, diciamo, perché è un anno e mezzo che sono qui, quando assiste ad una corsa sfrenata ai posti, quando assiste alle cose che abbiamo visto questa mattina, quando vede negare che la forza dei Liberali è determinante, mentre sappiamo benissimo tutti che sedici più due fanno diciotto, che cosa altro può fare questo Consigliere se non paragonare simile spettacolo al teatro dei burattini, se vuole essere coerente con delle dichiarazioni del genere?".

Il Consigliere PEDRIN1 dichiara quanto segue: "Voglio fare solo alcune brevi considerazioni.

Visto che l'Union Valdôtaine e lo stesso rappresentante del P.S.I.U.P. hanno dichiarato che valuteranno caso per caso quanto stabilirà e farà questa Giunta, a noi del Partito Liberale non rimane altro che ripetere quello che avevamo già detto precedentemente all'amico Avv. Bionaz.

I voti del Partito Liberale sono stati più o meno educatamente respinti. Noi non abbiamo alcuna pretesa che i voti del Partito Liberale siano determinanti, il che almeno per il momento non è.

È evidente che noi ritorneremo alla nostra impostazione politica di circa due anni fa, con la stessa chiarezza, con la stessa onestà politica, dicendo pane al pane e dichiarando il nostro dissenso quando questo deve essere dichiarato.

E proprio in questa sede, in questo momento, io desidero mettere il dito su di un problema a cui nessun Partito, nessun Consigliere, nessun neo-Assessore né il neo-Presidente hanno accennato. Non so che cosa sta dietro o sotto a questo argomento, non so perché non se ne voglia mai parlare, mentre, per la terza volta, il sottoscritto ne parla, chiedendo di chi sono le responsabilità e proponendo, se è il caso, come per la "Cogne", un dibattito chiaro, pulito, per una o due giornate intere.

Mi riferisco, tanto per parlare chiaro, al problema della SITAV. Insomma sono anni che questa Società ha promesso di costruire determinate opere, sono anni che abbiamo tre miliardi da spendere a Saint Vincent per quanto riguarda i problemi del centro e bassa Valle, ma qua nessuno parla di questo, che è la fonte finanziaria primaria della Valle d'Aosta.

Ripeto, non so bene per quali motivi, per quali sottoboschi o sottofondi, nessuno ne parla mentre io, invece, desidero chiaramente dire che questo doveva essere uno dei primi punti, insieme al problema della "Cogne", da includere nel programma, proprio perché ritengo che quelle opere sono necessarie per lo sviluppo turistico e finanziario della Valle d'Aosta.

Ed allora, a un dato punto, parliamoci chiaro e diciamo al Presidente e alla Giunta: noi vogliamo vedere e sapere di chi sono le responsabilità, chi è che tira tardi, chi deve pagare di tasca o non di tasca, perché questo è attualmente uno dei problemi maggiori della Valle.

I lavori di costruzione dell'autostrada Quincinetto-Aosta sono finiti e vi sono numerosi operai che vengono lasciati a casa senza lavoro. Abbiamo la possibilità di dar loro del lavoro per tre, quattro, cinque anni; ma no, tutto rimane fermo. Io ho visto qua una volta, per sbaglio, un progetto di tali opere, progetto che poi non è mai più stato riportato, di cui non si è mai più parlato se non in sede di discussione di una mozione, e perciò oggi io pensavo proprio che qualcuno facesse un accenno a questo problema che io ritengo vitale per la nostra Regione.

Detto questo, non mi dilungo, come hanno fatto altri Consiglieri, ad esaminare punto per punto quello che è, diciamo, il piccolo programma presentato a nome della Giunta dell'attuale Presidente della Giunta. Come ho detto in precedenza, ripeto che lo vedremo insieme questo programma, lo vedremo da questi banchi che sono banchi di amici sinceri e leali ed altrettanto banchi di sinceri e leali oppositori quando noi riterremo non giuste certe vostre iniziative che voi invece riterrete giuste. Ma questo ve lo diremo chiaramente, come abbiamo sempre fatto, con estrema franchezza,

tenendo presente che ogni volta che si farà una virgola soltanto per il progresso della nostra Valle noi saremo disposti ad aggiungere a quella virgola anche il punto".

Il Consigliere MANGANONI, riferendosi alle dichiarazioni testé fatte dal Presidente della Giunta, Bordon, rileva che le colpe della lunga crisi che ha travagliato il Governo regionale ed il relativo vuoto politico sono da attribuire unicamente ai Gruppi consiliari di maggioranza i quali, da soli, hanno generato la crisi stessa ed hanno impiegato ben otto mesi per risolverla.

Prende atto della dichiarazione, fatta dal Presidente, che la nuova Giunta terrà conto della opposizione, se questa sarà seria e costruttiva, ma teme che queste siano soltanto delle parole.

Vedremo di fatto - egli aggiunge - se la Giunta terrà fede a questo impegno e se, effettivamente, vi comporterete come avete annunciato io penso che si potrà fare qualche cosa di utile per la Valle d'Aosta.

Passando ad esaminare il programma testé enunciato dal Presidente della Giunta, dichiara di voler sottolineare quanto di buono vi è in detto programma e di sorvolare i lati negativi e le omissioni del medesimo.

Osserva, però, che in tale programma ben poco si prevede per eliminare le gravi e profonde ingiustizie sociali che affliggono la Valle d'Aosta.

A proposito del punto che concerne il completamento dell'edificio dell'autonomia regionale, dichiara che è ormai tempo, dopo 20 anni, che tale edificio sia completato ed anche in un modo solido con una intransigente difesa della democrazia e della libertà.

Raccomanda al Presidente della Giunta di tenere sempre ben presente il seguente punto programmatico: "Défense de notre culture, de notre ethnie" e di far sì che la ricezione dei programmi televisivi francesi non continui a rimanere solo allo stato di promessa.

In merito alla moralizzazione della vita pubblica, al rispetto del denaro pubblico, alla revisione del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione, all'attuazione della zona franca e al passaggio dei beni demaniali dallo Stato alla Regione, osserva che si tratta di problemi che avrebbero già dovuto essere risolti da molto tempo.

Fa presente la necessità di favorire nuovi insediamenti industriali in Valle d'Aosta per evitare che giornalmente oltre 2000 lavoratori valdostani debbano recarsi fuori dalla Regione e che centinaia di donne debbano stagionalmente emigrare in Svizzera per ottenere quel modesto guadagno che la Valle d'Aosta non è in grado di assicurare loro.

Ricorda il problema della Società Nazionale Cogne e i problemi degli operai in genere, compreso quello della sicurezza e della salute, ricordando che tali problemi interessano non solo i lavoratori della "Cogne", ma anche i lavoratori delle altre industrie valdostane.

Dichiara di non avere particolari osservazioni da fare sugli altri punti programmatici, ma rileva che il programma enunciato dal Presidente della Giunta Bordon contiene una grave lacuna, che consiste nella mancanza assoluta di termini di scadenza per la soluzione dei vari problemi trattati.

Teme che questa lacuna non sia del tutto involontaria ed aggiunge che questo fatto lo lascia molto perplesso sulla volontà della Giunta di realizzare il programma presentato.

Ricorda il programma enunciato il 31 marzo 1966 dall'allora Presidente della Giunta, Avv. Bionaz, programma che, nonostante le più ferme dichiarazioni di volontà di attuazione, dopo tre anni non risulta che parzialmente attuato in un punto solo e, precisamente, in quello che concerne l'aumento dei generi contingentati nella parte che riguarda i soli quantitativi e non anche l'estensione dalla esenzione fiscale a nuove voci.

Dichiara che, dopo questa esperienza, egli non nutre molta fiducia nel programma testé enunciato dal Presidente della Giunta, soprattutto per il fatto che non sono previste delle scadenze.

Assicura comunque che il Gruppo consiliare del Partito Comunista, come già in passato, non farà una opposizione preconcetta alla Giunta Regionale neo-eletta, ma cercherà di essere un pungolo al governo della Regione per la approvazione di quei provvedimenti favorevoli agli interessi della Valle e dei lavoratori valdostani.

Il Consigliere CAVERI rileva l'equivoca posizione della D.C. nei confronti dei voti liberali favorevoli alla elezione della Giunta in carica.

Osserva che la Democrazia Cristiana per bocca del Consigliere Pollicini ha respinto, come non graditi, tali voti, mentre invece, per bocca del Presidente della Giunta Bordon, ha assunto una posizione molto meno intransigente in tal senso.

Per quanto riguarda il rilievo - mosso dal Consigliere Pedrini a tutti gli altri Gruppi consiliari presenti in seno al Consiglio - di non aver sollevato nel corso dell'odierna seduta il problema riguardante le inadempienze contrattuali della Società SITAV, ricorda che il Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine, come del resto anche gli altri Gruppi consiliari di opposizione, ha già avuto ripetute occasioni di trattare di tale problema con parole abbastanza chiare.

Aggiunge che per sincerarsi di tale fatto è sufficiente andare a rileggere i verbali delle adunanze consiliari in cui si è discusso di tale problema.

Il Consigliere PEDRINI afferma che anch'egli ricorda benissimo che la questione delle inadempienze contrattuali della SITAV è già stata trattata dal Consiglio Regionale, in precedenti occasioni, attraverso mozioni presentate sia dal Gruppo consiliare Comunista sia dal Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine. Dichiara comunque di essere sorpreso che un uomo come il Consigliere Caveri, il quale nel corso della odierna adunanza ha fatto una analisi così acuta del programma di governo enunciato dal Presidente della Giunta Bordon, non abbia pensato di fare un accenno durante la sua replica al sopraddetto problema che costituisce una delle attuali note dolenti della Valle d'Aosta.

Ribadisce l'assurdità di lasciare fermi per anni 3 miliardi di lire destinati all'esecuzione di opere di carattere turistico in Comune di Saint Vincent e che allevierebbero la disoccupazione della media e della bassa Valle, soprattutto ora che i lavori di costruzione dell'autostrada Quincinetto-Aosta stanno per essere ultimati, con conseguente disoccupazione per numerosi operai.

Il Consigliere CAVERI risponde che nessuno può rimproverare all'Union Valdôtaine una debolezza o una dimenticanza sul problema in discussione, perché i rappresentanti dell'Union Valdôtaine hanno sempre parlato con franchezza e con coraggio di questo argomento in sede di Consiglio Regionale e si riservano di farlo ancora in futuro.

Al Consigliere Pedrini risponde di non aver parlato oggi del problema delle inadempienze contrattuali della SITAV, perché tale problema scaturisce come un corollario da quel contratto da lui stipulato anni addietro, allorquando rivestiva la carica di Presidente della Giunta, contratto nel quale sono stabilite tre opere fondamentali con tre scadenze principali, scadenze che purtroppo non sono state rispettate.

Aggiunge che l'Union Valdôtaine non ha aspettato oggi per denunciare tali inadempienze contrattuali, e che, d'altra parte, tale problema non avrebbe dovuto entrare in una discussione di carattere politico sulla costituzione di una nuova Giunta e sul relativo programma di governo, perché si tratta dì un problema che non può costituire un punto di detto programma, in quanto si tratta semplicemente dell'adempimento di un contratto stipulato a suo tempo.

Il Consigliere GERMANO ricorda che la questione delle inadempienze contrattuali della SITAV è già stata ripetutamente trattata dal Consiglio Regionale in occasione della discussione di due mozioni, di cui una presentata dai Consiglieri del Gruppo Comunista e del Gruppo dell'Union Valdôtaine e un'altra dai soli Consiglieri del Gruppo Comunista, nonché in occasione della discussione del programma regionale di opere pubbliche e dei finanziamenti regionali per l'esecuzione di opere pubbliche in Comune di Saint Vincent.

Aggiunge che la responsabilità di tali inadempienze contrattuali non è da ricercare nel Gruppo consiliare del Partito Comunista, né nel Gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine, ma nelle precedenti Giunte Regionali che non hanno saputo fare rispettare dalla Società SITAV quegli impegni contrattuali assunti e sottoscritti a suo tempo.

Dichiara che la relazione programmatica fatta dal Presidente della Giunta Bordon rappresenta un po' la confessione del fallimento dell'azione dal medesimo intrapresa per la soluzione della lunga crisi politica che ha travagliato la Regione, in quanto nella relazione stessa è stato precisato che all'inizio disperava di poter costituire una nuova maggioranza consiliare forte di 25 Consiglieri, che ieri si sperava ancora in una maggioranza forte di 19 Consiglieri, mentre oggi si è, invece, constatato che la nuova Giunta è stata eletta con soli 16 voti dei Gruppi consiliari di Centro-sinistra.

Dichiara che si tratta, quindi, per il momento, di una Giunta minoritaria, anche se si spera di ritornare ad una maggioranza di 19 Consiglieri,

Al Consigliere Andrione - il quale ha dichiarato che, a suo avviso, non esiste né una destra né una sinistra democristiana, ma una sola Democrazia Cristiana autonomista - fa osservare che tale dichiarazione non poggia su basi reali perché, effettivamente, esiste una differenza tra la destra e la sinistra democristiana, differenza che è stata messa anche in risalto dal modo in cui i voti favorevoli del Partito Liberale sono stati accolti, rispettivamente, dal Consigliere Pollicini, rappresentante della sinistra democristiana, e dal Presidente Bordon, rappresentante della destra democristiana.

Passando ad alcune considerazioni sul programma enunciato dal Presidente Bordon, osserva che il Presidente medesimo non può respingere l'accusa di non aver fatto nulla per portare a soluzione il problema della revisione del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione, perché nella sua precedente veste di Assessore alle Finanze non solo non ha fatto nulla in tale senso, ma ha addirittura sabotato l'azione della minoranza consiliare rivolta a far sì che la proposta di legge statale di iniziativa consiliare non venisse approvata dal Consiglio.

Aggiunge ancora che anche la tanto decantata concessione di contributi straordinari dello Stato, dell'importo di lire 3 miliardi, a' sensi del terzo comma dell'articolo 12 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, rappresenta, in ultima analisi, un'azione antiautonomista, perché per avere adeguate entrate nel bilancio della Regione è necessario addivenire alla revisione del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione stessa e non già fare ricorso ai contributi previsti dal terzo comma del precitato articolo dello Statuto e per la concessione dei quali è necessaria una lunga procedura.

Aggiunge che il Presidente Bordon, allorquando rivestiva la carica di Assessore alle Finanze, seguiva la cosiddetta politica dei rubinetti e che, pertanto, non è da stupirsi se egli non abbia mai voluto risolvere in modo definitivo il problema della revisione del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione, perché questo avrebbe consentito a qualsiasi forza politica di amministrare la Regione senza difficoltà finanziarie.

Rileva che anche nella enunciazione programmatica testé fatta dal Presidente Bordon si è fatto un passo indietro per quanto riguarda la soluzione del problema della revisione del riparto fiscale, mentre il defunto Presidente Bionaz, nelle sue dichiarazioni programmatiche, aveva parlato della necessità di richiedere al Governo nazionale la emanazione di una legge per la soluzione di tale problema, oggi il Presidente Bordon ha parlato solo di una proposta di legge statale di iniziativa del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta.

Osserva che è indubbio che tale proposta di legge statale debba essere discussa ed approvata dal Consiglio, ma che per risolvere tale problema è soprattutto necessario ottenere l'impegno del Governo e dei gruppi parlamentari per l'approvazione della relativa proposta di legge.

Fa presente che non si può far colpa alla precedente Giunta del Leone di non aver saputo risolvere il problema di cui si tratta, problema che d'altra parte non è stato ancora risolto nemmeno dall'attuale maggioranza di centro-sinistra, nonostante le esplicite promesse elettorali fatte in tal senso.

Dichiara che la responsabilità della mancata soluzione del problema stesso è da attribuire solo alla Democrazia Cristiana nazionale, o meglio alla destra della Democrazia Cristiana che ancora attualmente dirige il Partito.

Per quanto riguarda la questione operaia, ritiene che quanto già detto nel suo precedente intervento non sia per nulla esagerato, perché oggi ci si trova di fronte ad una classe operaia che acquisisce ogni giorno di più coscienza della sua forza e che vuol contare di più non solo nella fabbrica, ma anche nell'intera società per difendere a tutti i livelli il potere di acquisto dei propri salari.

E che la classe operaia - egli continua - prenda coscienza di questa sua forza lo dimostra la forte ripresa delle lotte sindacali su di un piano di unità sindacale molto avanzato e decisivo per il successo delle lotte stesse.

Osserva che è necessario che la classe politica si renda conto di questa nuova situazione per ricercare una diversa unità, anche sul piano politico, di tutte le forze che si ispirano ai lavoratori.

Per quanto riguarda la moralizzazione della vita politica e amministrativa della Regione, rileva che, prima ancora di approvare una apposita legge regionale o di ottenere dallo Stato l'emanazione di norme in tal senso, sarebbe opportuno che le forze politiche regionali dimostrassero di avere una ferma volontà di moralizzare la vita pubblica regionale, obbligando i Consiglieri appartenenti ai rispettivi Gruppi a rassegnare le dimissioni dalle cariche retribuite e dai medesimi ricoperte per mandato dell'Amministrazione Regionale.

Aggiunge che i provvedimenti legislativi regionali o statali non farebbero poi altro che codificare una situazione di fatto già realizzata dalla volontà delle forze politiche valdostane.

Denuncia la mancanza di serietà del programma testé enunciato dal Presidente Bordon, il quale ha lasciato chiaramente capire di non credere molto nei programmi e non ha fatto alcun cenno sui tempi e sulle scadenze per la soluzione dei vari problemi previsti nel programma stesso.

Dichiara che questa omissione di tempi e di scadenze nei programmi di governo è un metodo costantemente seguito dalla destra democristiana locale per eludere precisi impegni nella soluzione dei vari problemi che interessano la Regione.

Osserva che i problemi della comunità valdostana esistono ed urgono e che la popolazione lotterà per la loro soluzione e dichiara che il Partito Comunista si impegna ad essere a fianco dei lavoratori per aiutarli a portare avanti la loro lotta, sia in sede di Consiglio sia fuori del Consiglio.

Conclude dichiarando quanto segue:

"Tutte le volte che sarà possibile far fare un passo in avanti alla classe operaia, ai contadini, ai commercianti, noi saremo d'accordo; tutte le volte che si andrà assieme verso gli interessi e le esigenze della gente che più ha bisogno, noi saremo d'accordo e non guarderemo alle etichette politiche.

Però siamo convinti che con questa Giunta non si faranno molti passi avanti in questa direzione".

Il Consigliere CAVERI osserva che la proposta di legge statale per la revisione del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione dovrà essere trasmessa al Governo e al Parlamento dopo l'esame e l'approvazione da parte del Consiglio Regionale.

Per quanto riguarda il problema della moralizzazione della vita pubblica regionale, dichiara che l'Union Valdôtaine non è disposta a farsi ingannare in questa materia e, quindi, presenterà quanto prima una mozione per invitare i Consiglieri che ricoprono cariche retribuite, di nomina regionale, in grandi organismi economici e finanziari a presentare le loro dimissioni.

L'Assessore MILANESIO dichiara quanto segue:

"Signori Presidenti, Colleghi Consiglieri, cercherò di essere il più breve possibile e, nel contempo, di aggiungere alcune considerazioni alla relazione programmatica che ci ha fatto il Presidente Bordon.

Innanzi tutto, noi Socialisti condividiamo il programma presentato e lo condividiamo come programma di coalizione e, perciò, approviamo certe parti con più entusiasmo di altre. Riteniamo, però, che in un programma di coalizione non possa essere detto tutto quanto potrebbe far esprimere compiutamente una forza politica. Noi non siamo maggioranza relativa, e tanto meno assoluta, di questo Consesso e, quindi, dobbiamo trovare degli accordi, dei compromessi onorevoli. Noi riteniamo che questo sia un compromesso onorevole.

Comunque, voglio precisare che noi condividiamo quanto in esso contenuto a proposito della incompatibilità tra le funzioni di pubblico amministratore e le cariche economiche o comunque retribuite di nomina regionale. Noi riteniamo, però, che il discorso debba essere approfondito perché non pensiamo che si debba generalizzare. Occorre esaminare il problema con un po' di buon senso, soprattutto tenendo conto delle necessità di scindere la figura dell'Amministratore pubblico, quale portatore di interessi generali, da quella di eventuale rappresentante di interessi particolari, che potrebbero contrastare con gli interessi generali di cui è il depositario in quanto eletto dal popolo.

Si tratta, quindi, di un problema sul quale noi vogliamo discutere. Non vogliamo, però, che tale problema si presti ad una rissa o a revanches personali o a cose del genere. Questo lo vogliamo dire con tutta serenità, perché molte osservazioni fatte dal Consigliere Caveri noi le condividiamo, così come condividiamo tutto quanto è contenuto nella prima parte del programma che va sotto il nome di moralizzazione della vita pubblica.

Abbiamo cercato anche noi, pur avendo commesso degli errori come molti altri Partiti, molti altri Movimenti, molte altre forze - che qui però si dimenticano alle volte di essere incorse in errori analoghi - abbiamo cercato di superarli e abbiamo avuto un dibattito anche piuttosto duro, forse anche feroce per certi aspetti, dentro il Partito e mi pare che qualche cosa sia accaduto. Non voglio aggiungere altro su questo problema.

Ovviamente noi condividiamo pienamente tutto quanto è contenuto nella seconda parte del programma, cioè nella parte che riguarda i problemi linguistici, scolastici e del patrimonio culturale. Ci ricordiamo che abbiamo più volte votato mozioni o, comunque, appelli affinché il Governo intervenisse per i famosi ripetitori delle TV francese e svizzera. Certo è che occorre svolgere in questa direzione un'azione più efficace, più incisiva e penso che il suggerimento di rivolgersi direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri sia migliore che non quello di rivolgersi al Presidente della RAI-TV, il quale, non essendo un'autorità politica, non ha probabilmente l'autorità e, comunque, non ha forse avuto il placet superiore per portare avanti la soluzione di questo problema.

Per quanto riguarda il riparto fiscale, io concordo pienamente sull'impostazione data a tale problema dal Presidente Bordon, come concordo sull'impostazione data agli altri problemi che via via ha elencato.

Per quanto attiene al Turismo, devo subito dire che io non sono molto convinto che sia possibile e che forse neanche sia utile (non lapidatemi) portare le Olimpiadi Invernali del 1976 in Valle d'Aosta. Tra l'altro, non ritengo che questo sia possibile a causa del tipo di territorio che esiste in Valle d'Aosta e non ritengo che sia utile, perché una iniziativa di questo tipo non farebbe che congestionare in modo irrimediabile la Valle d'Aosta, costringendo la Regione, lo Stato ed altri Enti a sostenere rilevanti spese di prestigio che non si risolverebbero certamente a favore dei lavoratori e neanche degli operatori turistici della Valle d'Aosta. Si tratta, comunque, di un discorso che avremo modo di prendere in esame in seguito.

Concordo, invece, pienamente sulla necessità di una sperimentazione sui villaggi turistici. È chiaro che ci sono vari tipi di villaggi turistici. Un conto è, infatti, il riattamento di vecchi insediamenti che hanno anche un valore, un caché particolare, che possono essere rivitalizzati e che hanno un significato anche sociale ben preciso; un altro conto è, invece, l'intervento massiccio, intensivo, del grande capitale. Io conosco, per esempio, il progetto a cui si riferiva l'Avv. Caveri e penso che sia un progetto da portare avanti, perché concepito con buon senso e, diciamo così, con buona fede e con entusiasmo.

Non voglio dilungarmi oltre sui vari aspetti singoli del programma; voglio solo dire che l'aspetto determinante che, secondo me, dovrà caratterizzare questo programma e la funzione precisa che dovrà avere questa Giunta dovrà consistere nella programmazione, nel cui campo si è parlato tanto, si è fatto anche qualche cosa, senza però giungere finora a delle conclusioni.

È difficile, quasi impossibile, anche in una Regione piccola come la Valle d'Aosta, governare senza avere un quadro preciso della realtà politica, economica e sociale e, soprattutto, senza aver fatto delle scelte di metodo e di priorità.

L'impegno che questo Governo regionale, secondo me, deve assumere è appunto quello di portare avanti una politica di programmazione democratica che sia collegata intimamente alle forze sindacali. A questo proposito io ho apprezzato l'intenzione del Presidente Bordon di consultare al più presto le Organizzazioni Sindacali e altre Organizzazioni tipo le A.C.L.I., perché da un dialogo, da un contatto proficuo con queste forze possono scaturire delle indicazioni che certamente non potranno essere contraddette dalle forze presenti in questo Consiglio.

Noi sappiamo che le Organizzazioni Sindacali stanno portando avanti il discorso molto impegnativo dell'unità sindacale; noi sappiamo che stanno portando avanti anche il discorso della incompatibilità tra cariche sindacali e mandato politico. Sono discorsi questi che fanno onore ai Sindacati e che li toglie dalla sfera d'influenza dei Partiti. Però noi dobbiamo lo stesso attribuire al Sindacato un potere decisionale e, comunque, una sfera di influenza superiore a quella che fino ad oggi ha avuto.

Io ritengo, pertanto, che un'altra caratteristica di questa Giunta debba consistere nella ricerca di un contatto profondo e proficuo con queste Organizzazioni di lavoratori che, del resto, hanno espresso determinate esigenze, determinate istanze praticamente in modo unitario, tranne alcune sulle quali la discussione è sempre aperta e su cui noi socialisti manteniamo le nostre posizioni che sono ben precise e nette.

Per quanto attiene alla legge urbanistica regionale, faccio notare che questo problema ricade nelle competenze del mio Assessorato. Il Presidente ha dichiarato che sarà cura della Giunta di predisporre quanto prima e sottoporre all'esame del Consiglio un disegno di legge regionale in questa materia. Ebbene, io mi adoprerò affinché questo disegno di legge sia predisposto al più presto possibile e nel senso della difesa del paesaggio della Valle d'Aosta, perché, oltre ai valori affettivi che ci legano ad un paesaggio così bello, così incomparabile, anche esigenze di ordine economico ne richiedono la difesa.

In fondo, nell'industria turistica, il paesaggio è uno strumento di produzione e se noi compromettiamo il paesaggio compromettiamo nello stesso tempo l'industria turistica. Dobbiamo quindi fare molta attenzione nel consentire insediamenti massicci; ma ritengo che dobbiamo anche fare molta attenzione nel concedere con facilità autorizzazioni di piccole costruzioni. Ovviamente non vogliamo andare contro gli interessi di nessuno, e tanto meno dei contadini e dei lavoratori in genere, questo deve essere chiaro; però si può compromettere il paesaggio sia costruendo un grattacielo, sia costruendo una miriade di casette o di casupole mal ambientate e mal dislocate.

Questo è un problema su cui, secondo me, questa Giunta dovrà misurare la sua volontà politica. Questo è uno dei problemi più importanti, perché la pianificazione del territorio, che sarà la rappresentazione sul territorio del piano di sviluppo, ci indicherà quale scelta avrà fatto questa Giunta.

Vi saranno diversi tipi di scelte da compiere. Noi potremmo scegliere una Valle d'Aosta capace di ospitare mezzo milione di abitanti e, consentitemelo, sarebbe una cosa esagerata; possiamo scegliere, invece, di progettare una Valle d'Aosta equilibrata, che sia in grado di dare una ricettività turistica e di ospitare una popolazione forse superiore all'attuale. Certamente noi dovremo fare delle scelte quantitative, che saranno anche qualitative, perché al di là di un certo numero ipotizzato di abitanti si turbano degli equilibri che sono sociologici ed anche culturali.

Dovremo quindi fare molta attenzione in questo settore.

Questo sarà dunque un problema di fondo, che dovrà essere esaminato dalle forze politiche, dovrà essere discusso da questo Consiglio e dovrà essere alla base della politica di programmazione.

Per quanto riguarda la proposta di legge regionale sul controllo degli atti degli Enti locali, io non ho condiviso e non condivido la proposta che era stata presentata dall'Avv. Caveri, perché, per certi versi, secondo me, era peggiorativa dell'attuale situazione. Però noi rimaniamo aperti su una discussione che consenta di dare un'autonomia reale - e su questo insisto - ai Comuni. Noi vogliamo, o almeno è nostra intenzione, sganciare la Giunta Regionale da un lavoro troppo faticoso e a volte anche improduttivo di controllo pletorico, di superdirezione dei Comuni.

Questo è il nostro obiettivo e i mezzi e i modi sono aperti alla discussione. Certo è, ripeto, che il nostro obiettivo è la completa autonomia dei Comuni non solo sul piano decisionale, ma anche sul piano che fa la base poi delle possibilità decisionali, cioè sul piano finanziario. Visto il problema sotto questo profilo, penso che sarà opportuno presentare dei disegni di legge a questo scopo.

Io non voglio polemizzare, anche se, come rappresentante del Partito Socialista Italiano, devo riferirmi ad alcune dichiarazioni che sono state fatte nel corso dell'odierna seduta mattutina. Io non credo che il compagno Nenni (io lo chiamo così) sia - come disse, mi pare, Luigi Sturzo - un borghesuccio di fatto. Io ritengo che il compagno Nenni abbia dato un grande contributo alla storia d'Italia di questi ultimi anni. Ricordo che egli ha sofferto e lottato per l'avvento della Repubblica, per la Costituzione Repubblicana, che ha dovuto rifugiarsi all'estero come perseguitato politico ed ha avuto nella sua famiglia dei lutti dovuti alla persecuzione nazista e fascista. Quindi, io non darei su di lui dei giudizi così leggeri, perché, se la figura Pedini è certamente una figura nobile, quella di Nenni penso lo sia altrettanto.

Per quanto riguarda poi le considerazioni sui socialisti e sul socialismo locale, mi pare che l'Avv. Caveri abbia esagerato forse per comodo di discorso; noi non riteniamo nel modo più assoluto di meritare certi apprezzamenti. Comunque il modo migliore per verificare queste cose è l'azione, è il comportamento. Questa Giunta è una nuova Giunta: siamo qui per farci giudicare, ma non possiamo accettare giudizi a priori, questo deve essere molto chiaro.

Ho apprezzato invece molto l'intervento del Consigliere Andrione, il quale ha saputo elevarsi al di sopra della polemica politica, personalistica, nominalista, e fare un discorso che si riferisce a tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio.

Il Consigliere Andrione ha rilevato che c'è una crisi non solo della classe dirigente, ma dello stesso istituto autonomistico e, in effetti, quello che si sta verificando oggi, anche con le ripercussioni giornalistiche e le polemiche, non porta onore alla Valle d'Aosta. Di questo siamo profondamente convinti tutti; ma io penso che, per migliorare questa situazione, più che fare del sarcasmo o dei discorsi eccessivamente polemici, sia necessario prendere atto di quanto è successo e fare in modo che non abbia più a ripetersi.

Dobbiamo fare in modo che il dibattito rimanga al livello di forze politiche di rappresentanza di interessi reali, se vogliamo dare un contributo alla moralizzazione della vita pubblica in generale e all'elevazione del tono della lotta politica, perché se è vero che è necessario moralizzare la vita pubblica in generale (noi diciamo che è necessario farlo, ma non a senso unico, perché rifiutiamo tante considerazioni che sono ingenerose nei nostri confronti) è altrettanto vero che è necessario elevare il tono del discorso politico, il tono della lotta politica, altrimenti noi non contribuiremo alla moralizzazione della vita pubblica in Valle d'Aosta.

Dunque il Partito Socialista ha aderito alla costituzione di questa Giunta e ha ravvisato in questa Giunta, più che una continuazione di quella precedente, una Giunta che succede a quella precedente, perché anche un certo schema politico è venuto a saltare, o meglio si è un pochettino logorato. Mi pare infatti che il Centro-sinistra, così: com'era stato impostato originariamente, abbia mostrato la corda.

Con questo non voglio fare discorsi avventuristici ed eccessivamente aperturistici; però una cosa è certa e, cioè, che nella realtà valdostana, di fronte al premere di certe forze politiche, alle quali noi riconosciamo una rappresentatività reale anche se non sempre riconosciamo una bontà di discorso politico, noi abbiamo preso atto con coerenza, con serenità di questa situazione e certamente non siamo stati quelli che hanno voluto fare il discorso della discriminazione.

Noi abbiamo ritenuto e riteniamo che sia possibile allargare la base politica e numerica di questa maggioranza. Lo abbiamo detto nei nostri documenti senza ombra di strumentalismo e lo ripetiamo in questa sede, perché pensiamo che molte divergenze spesso siano più nominali ed epidermiche che sostanziali.

Ad ogni buon conto, noi crediamo che questa Giunta - che ha presentato un programma preciso e nello stesso tempo sintetico - sia aperta ai contributi costruttivi di quelle forze che vogliono andare incontro all'interesse dei lavoratori e dello sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta.

In questo quadro quindi opereremo e ci muoveremo, difendendo le nostre posizioni e cercando di portare al programma quei contributi di fatti e di impostazioni che sono patrimonio del Partito Socialista.

Io riconfermo la fiducia del Partito Socialista Italiano al programma presentato dal Presidente Bordon e confermo che ci muoveremo nel senso della sua attuazione secondo l'ordine di scelte prioritarie che ho prima elencate e che devono essere viste in una stretta logica di politica di programmazione".

Monsieur le Conseiller CHAMONIN déclare ce qui suit:

"Nous aurions vraiment aimé voir ce matin une convergence des représentants régionalistes en ce Conseil, comme nous l'avions déjà indiqué et comme nous nous étions plusieurs fois publiquement exprimés en différentes occasions depuis bientôt deux mois.

Cela a été impossible par différentes raisons que nous ne voulons pas en cette occasion analyser, car cela rentre dans les décisions intérieures de l'Union Valdôtaine, décisions responsablement prises dans le cadre d'une position politique sur laquelle nous ne pouvons concorder, mais sur laquelle nous n'avons aucun droit ici de discuter.

A ce propos, nous remercions Monsieur Fosson de la leçon de démocratie politique qu'il a bien cru devoir nous donner. Cela ne nous touche guère, car nous avions formé ce Mouvement, nous nous étions présentés aux dernières élections régionales avec un programme et une position et sur ce programme et sur cette position nous avions obtenu ce que nous continuons à estimer un succès. Successivement, malgré nos avertissements répétés, les Organes de direction du Rassemblement n'ont pas respecté le Statut et voilà pourquoi nous en sommes sortis et voilà pourquoi nous siégeons ici sûrs de continuer à interpréter les instances de la partie de l'électorat valdôtain qui a cru bon de nous donner ses voix.

Nous n'aimons pas discuter, nous l'avons déjà dit, les problèmes des autres Paroisses et nous estimons préférable, afin d'éviter les polémiques inutiles et profitables pour personne, que chacun pense à résoudre chez-soi ses propres problèmes.

Cela dit, nous confirmons encore une fois notre avis sur la nécessité de la participation à la Junte Régionale la plus massive possible des forces régionalistes.

Toutefois, puisque trop de temps a été déjà perdu par tout le monde en tâtonnements et indécisions et ne pouvant renvoyer encore ultérieurement la formation d'un Gouvernement régional pleinement fonctionnant, nous avons voté les Assesseurs aux différents Départements qui nous ont été indiqués par Monsieur le Président de la Junte.

Le programme, comme d'ailleurs tous les programmes qui l'ont précédé, est excellent. Je prierais toutefois Monsieur Bordon de se rappeler le plus tôt possible du fameux problème que différents Conseillers ont soulevé aujourd'hui attenant au contrat SITAV, d'autant plus que la théorie, que j'avais énoncée il y a quelque temps à ce Conseil, sur l'autofinanziamento des œuvres et des ouvrages à réaliser à Saint-Vincent, grâce aux intérêts accumulés sur les sommes non dépensées en temps utile et prescrits par contrat, devient, plus le temps passe, toujours plus valable.

Le programme, disais-je, est excellent et nous l'acceptons dans sa totalité. Faites, Monsieur le Président, qu'il ne reste pas seulement une pure énonciation de recherche des solutions des problèmes qui depuis trop longtemps attendent d'être résolus. Nous sommes sûrs que vous et vos collaborateurs ferez tout votre possible en ce sens et que vos efforts, appuyés par tous ceux qui en ce Conseil ont, non seulement à paroles, mais vraiment et profondément à cœur les intérêts du Pays, les intérêts des paysans et des ouvriers valdôtains, que vos efforts, disais-je, auront tout le succès que nous souhaitons pour la Vallée d'Aoste".

Il Consigliere POLLICINI dichiara quanto segue:

"Signor Presidente, Colleghi Consiglieri, ritengo doveroso fare alcune osservazioni serie, forse anche amare, che potrebbero prestarsi a speculazioni interessate, ma che nel mio intendimento vogliono essere la ricerca di una dimensione politica, così come la vuole la società civile nuova, seria, non trionfalistica, tesa alla ricerca di un equilibrio serio della politica valdostana, ancora insidiata da un mal concepito senso di rivalsa di taluni uomini che pongono la loro persona al di sopra degli interessi dei valdostani.

Mi limiterò alle sole considerazioni politiche inerenti alla recente crisi regionale e non alle considerazioni programmatiche, per le quali mi riservo di entrare in argomento in una prossima occasione.

La prima fase di rinnovamento in senso democratico della formula di governo in Valle d'Aosta è rappresentata dalla fine della coalizione del Leone nel maggio del 1966, la quale ha coinciso con la prima edizione del Centro-sinistra.

Questo primo aspetto politico, che non doveva essere una formula chiusa, ma che doveva rappresentare la prima tappa di un nuovo corso che mirava a chiamare alla corresponsabilità della conduzione della cosa pubblica regionale tutti i Partiti e i Movimenti democratici e autonomistici operanti in Valle, almeno per il momento, ha fallito l'obiettivo.

Secondo noi, l'assetto politico del maggio 1966, ottenuto grazie ad una coerente scelta socialista, avrebbe dovuto completarsi operando in direzione della componente dell'Union Valdôtaine. Ciò, nell'interesse della comunità valdostana, mediante l'adozione di quelle riforme e iniziative coraggiose e qualificanti che si possono portare avanti solo se sostenute da una forte maggioranza.

Il voto a sorpresa sulla legge per la tutela agli Enti locali, che in Commissione Affari Generali aveva ottenuto l'assenso di tutti i componenti ad eccezione dell'Avv. Caveri, e la malattia del Presidente Bionaz hanno rimesso in discussione una formula che risentiva di taluni squilibri di origine: vi era l'esigenza e la possibilità di arrivare ad un equilibrio politico che superasse il Centro- sinistra ristretto mediante l'apporto dell'Union Valdôtaine alla politica della maggioranza.

Ciò non si è verificato per i molti errori commessi da più parti. Vi sarebbe stata la possibilità di dare alla Regione un equilibrio politico più rispondente alle esigenze della popolazione e alle necessità amministrative. Non siamo riusciti a raggiungere questo doveroso obiettivo per la preclusione che l'Union Valdôtaine ha posto nei confronti del Partito Socialista Italiano.

Non vogliamo entrare nel merito delle decisioni di quelli che fecero un processo al Partito Socialista Italiano e neanche vogliamo difendere questo Partito; rimane però il fatto che chi ha voluto impostare una politica partendo da queste posizioni di discriminazione non è riuscito ad offrire al Consiglio Regionale una soluzione attuabile.

Naturalmente, vi erano anche quelli che volevano impedire all'Union Valdôtaine di collaborare ad una Giunta di Governo. Anche questa sparuta pattuglia di un esercito ormai in disfatta - i cui componenti per motivi personalistici, rafforzati da visioni nazionalistiche, sono poi gli stessi responsabili di una battaglia che in Valle si è combattuta per troppi anni - non può dire di aver dato un contributo positivo né alla causa valdostana né, in termini più pratici, alla soluzione dei nostri problemi amministrativi e legislativi.

Comunque, ritornando all'Union Valdôtaine, dobbiamo riconoscere che, a prescindere dalla bontà e dalla giustezza o meno della sua posizione di partenza che si è rivelata, come dicevo prima, utopistica, dobbiamo riconoscere che la politica di questo Movimento è stata conseguente a questa impostazione, anche se carente sul piano dei contenuti. Per questo non posso approvare chi si scandalizza perché l'Union Valdôtaine ha rifiutato di accettare due Assessorati nel costituendo Governo regionale, proposta rivelatasi inaccettabile dopo che il Presidente della Giunta era stato eletto con i soli voti politici del Centro-sinistra, conseguenti ad intese romane e locali fra DC e PSI, a dirla con "Le Progrès".

Per questa situazione che si è venuta a creare dopo otto mesi di snervanti trattative e, per dirla anche questa volta con un'altra persona - cioè con l'On.le Piccoli, Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana - di messa in moto di treni che poi non partono, proprio per questo io personalmente ho rinunciato all'interno del mio Partito a presentare per la Presidenza della Giunta Regionale la candidatura di un amico che avrebbe potuto coprire altrettanto degnamente questo incarico.

Non abbiamo voluto avanzare questa candidatura che da più parti - nonostante gli ostacoli romani e anche locali - con pressante insistenza ci veniva fatta presente proprio per la nebulosità della formula che esisteva sino al momento delle scelte consiliari.

Abbiamo quindi fatto il minimo di quello che dovevamo fare, perché il compito di noi Consiglieri è quello di amministrare; a meno che, come da parte di qualche sprovveduto si è ventilato, i Consigli regionali possano essere sciolti quando le formule o gli uomini scelti non ci garbano.

Purtroppo, anche i problemi degli uomini causano grosse difficoltà ai Partiti e, di conseguenza, al funzionamento dei Consigli Regionali. Si tratta quindi di stabilire, una volta per tutte, se gli uomini sono in questo Consiglio e nei Partiti per servire la collettività, il Paese, oppure per trarre da questa loro posizione degli onori e dei denari.

Per noi la risposta non è dubbia e credo che il responsabile comportamento della quasi totalità del nostro Gruppo ne sia la prova.

Debbo però aggiungere - e questo mi permetto di dirlo a voce ben chiara - che sarebbe molto imprudente chi scambiasse questo nostro senso di responsabilità e questa nostra vocazione al servizio dei nostri elettori per acquiescenza alla prepotenza del numero o a imposizioni esterne a questo Consiglio o estranee agli interessi della Valle. Sapremo dar prova di perseguire gli ideali politici di chi ci ha mandato in questo Consiglio nei posti di responsabilità amministrativa, a qualunque livello essi siano, così come potremmo farlo anche all'opposizione.

Con la stessa spregiudicatezza e sincerità con la quale ho espresso le mie opinioni personali in ordine alla crisi, a nome del Gruppo della Democrazia Cristiana, questa volta, esprimo la totale fiducia alla Giunta, che sosterremo per consentire lo svolgimento del programma enunciato".

Il Presidente della Giunta, BORDON, dopo aver rilevato che l'adunanza odierna - date le circostanze - si è svolta in un clima di serenità non comune, ritiene doveroso innanzi tutto ringraziare i Consiglieri che sono intervenuti nel dibattito sia in senso favorevole e sia in senso contrario alla nuova Giunta.

Ritiene anche di dover dividere l'opposizione consiliare in due settori, cioè in un settore di opposizione preconcetta e in un settore di opposizione più costruttiva. Aggiunge di voler prima rispondere agli interventi provenienti dal settore di opposizione preconcetta, pur sorvolando su molte osservazioni fatte dal settore medesimo per non dare ulteriori motivi di polemica.

Respinge innanzi tutto le accuse di non aver voluto portare a soluzione il problema riguardante la revisione del riparto fiscale fra lo Stato e la Regione e afferma che saranno i fatti a dimostrare la infondatezza di tale accusa.

Ritiene, comunque, che si tratti di un problema di non facile soluzione, come potrebbero benissimo confermare i membri delle precedenti Giunte del Leone, che nei loro sette anni di Governo non hanno saputo o potuto risolvere il problema stesso e si augura di aver più fortuna di loro in tale compito.

Al Consigliere Germano, il quale ha elencato molti problemi da risolvere e di opere da eseguire e che ha criticato la mancanza di tempi e scadenze nel programma della nuova Giunta Regionale, risponde di essere veramente lieto che il Consigliere medesimo sieda sui banchi dell'opposizione perché durante il periodo in cui il suo Partito aveva partecipato al Governo della Regione non erano stati fatti grandi progressi sulla via dei tanti e gravi problemi rimasti insoluti.

Al Consigliere Manganoni, il quale ha criticato più di tutti gli altri la mancanza di tempi e di scadenze per l'attuazione del programma della nuova Giunta, risponde che, in senso assoluto, non è vero che non siano stati indicati dei tempi e delle scadenze in tale senso perché egli ha detto che cercherà di realizzare tale programma durante il tempo in cui ricoprirà la carica di Presidente della Giunta. In proposito osserva che, se dovesse verificarsi una nuova crisi di Giunta a breve scadenza per mancanza di una valida maggioranza di Governo, è evidente che il programma in questione non potrà essere realizzato.

Dichiara che la nuova Giunta intende seguire con coraggio il suo cammino, forte anche del fatto che oggi in questa sede è stato detto da parte di tutti i Consiglieri di opposizione che essi voteranno a favore di quei provvedimenti che recheranno dei benefici alla popolazione valdostana.

Riferendosi all'intervento del Consigliere Tonino - il quale ha parlato di tanti problemi, e in particolare del problema ospedaliero e che ha attribuito alla precedente Giunta la colpa dell'occupazione della sede dell'Inail da parte degli operai silicotici valdostani e la denuncia di certi sindacalisti per uno sciopero effettuato alla Cogne - risponde che la precedente Giunta non ha alcuna di queste colpe perché l'Inail non dipende dalla Regione e perché i vari Assessori regionali di quel tempo si erano sempre interessati per cercare di risolvere i problemi sindacali senza giungere a denunce.

Dichiara che l'intervento del Consigliere Tonino è un intervento di carattere demagogico, che non tocca per nulla la precedente né l'attuale Giunta Regionale.

Dichiara ancora di non stupirsi che il Consigliere Tonino non possa avere fiducia nella Giunta nominata questa mattina perché è ovvio che il Consigliere Tonino non vuole una simile Giunta. Osserva, però, che si tratta di una valutazione di carattere politico e del tutto reciproco, perché neanche l'attuale maggioranza vorrebbe una Giunta come quella auspicata dal Consigliere Tonino.

Al Consigliere Chamonin, il quale ha rinnovato all'attuale Giunta la fiducia già accordata alla precedente, risponde che spera di non disilluderlo nemmeno questa volta, perché i problemi che la nuova Giunta intende portare avanti sono problemi che stanno a cuore a tutti i valdostani.

Aggiunge che nell'attuazione dei vari punti del programma enunciato si dovrà agire secondo certe priorità, in relazione anche alle disponibilità finanziarie di bilancio e alle impostazioni che il Consiglio deciderà di dare ai vari problemi da risolvere.

Per quanto riguarda la questione del mancato rispetto, da parte della Società SITAV, delle clausole contrattuali riguardanti la esecuzione delle opere di cui hanno parlato i Consiglieri Pedrini e Caveri, dichiara che quanto prima il Consiglio sarà chiamato a discutere di tale argomento e sarà messo al corrente delle cause che hanno determinato l'attuale situazione e il lamentato ritardo.

Ai Consiglieri Caveri e Andrione, i quali hanno svolto oggi una opposizione in parte costruttiva, risponde che, pur non avendo una grande fiducia nei programmi, ha fatto oggi una enunciazione programmatica contenente i vari punti già inclusi nel programma di governo della precedente Giunta, con alcune modificazioni apportate per rendere alcune soluzioni più aderenti alla nuova situazione e con l'inclusione di vari suggerimenti espressi in particolare proprio dal Consigliere Caveri.

Al Consigliere Caveri - il quale ha dichiarato di non condividere la formulazione data al punto del programma riguardante il problema del riparto fiscale fra lo Stato e la Regione - risponde di essere disposto ad accogliere qualsiasi modificazione di tale formulazione, purché tenda a risolvere in modo più favorevole alla Regione il problema in questione.

Assicura quindi che si interesserà fattivamente, non solo presso il Presidente del Consiglio dei Ministri, ma anche presso la RAI-TV per la soluzione del problema riguardante la ricezione in Valle d'Aosta dei programmi della televisione francese.

Fa presente che nel programma enunciato non è stata apportata alcuna di quelle modificazioni lamentate dal Consigliere Caveri e aggiunge che tale programma è un programma che la nuova Giunta sente profondamente e che cercherà di realizzare nel migliore dei modi. Osserva che per la soluzione di determinati problemi occorre avere anche un po' di fortuna, perché sovente sono i tempi e le circostanze a creare nuove difficoltà per la soluzione dei problemi, come ad esempio per la soluzione del problema della zona franca, in seguito alla posizione assunta in questi ultimi tempi dagli Organi del Mercato Comune Europeo.

Conclude, ringraziando tutti i Gruppi consiliari per la collaborazione che hanno voluto dare nel corso dell'odierna seduta e auspicando che coloro che oggi vogliono solo pungolare dall'esterno la nuova Giunta entrino al più presto a far parte della Giunta stessa, per collaborare alla soluzione dei vari problemi enunciati.

Il Presidente, MONTESANO, dichiara che, con la replica del neo-eletto Presidente della Giunta, considera chiusa la discussione sulle dichiarazioni programmatiche testé espresse per la nuova Giunta Regionale.

Il Consiglio prende atto.