Oggetto del Consiglio n. 31 del 2 febbraio 1970 - Verbale
OGGETTO N. 31/70 - Problemi della scuola in Valle d'Aosta.
Il Presidente, MONTESANO, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione presentata dal Vice Presidente del Consiglio Signora Siggia Avv. Giovanna in Bianco, concernente l'oggetto: "Problemi della Scuola in Valle d'Aosta", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri in allegato all'ordine del giorno dell'adunanza del 19/20 dicembre 1969:
MOZIONE
Il Consiglio Regionale
Constatato che in Valle d'Aosta i problemi della scuola si presentano meno esplosivi che nel resto del Paese, ma nella sostanza sono gli stessi che caratterizzano l'attuale crisi, profonda, di tutta la scuola italiana;
Constatato anche che in Valle d'Aosta esistono le condizioni di autonomia statutaria e di bilancio per l'avvio di una riforma della scuola che, pur non risolvendo tutti i problemi, incida profondamente sulle attuali strutture, mettendo così in moto già ora un generale processo di rinnovamento del settore;
Constatato soprattutto che per la conquista di tale riforma si sviluppa oggi in Valle d'Aosta un largo movimento reale, dentro e fuori la scuola - movimento in cui un ruolo decisivo è svolto dalle lotte studentesche, ma in cui sono presenti anche, direttamente e con una parte non meno importante, gli insegnanti, le famiglie, la stessa classe lavoratrice con le sue organizzazioni (come risulta dalla "Piattaforma programmatica" unitaria dei sindacati);
Rileva che il movimento in atto, partendo dalla esigenza di una trasformazione radicale della scuola, pone richieste concrete a cui, in buona parte, è possibile dare risposte adeguate a livello regionale e nell'immediato futuro;
sottolinea che il nodo centrale intorno a cui tendono a convergere gli obiettivi più qualificanti avanzati dalle diverse lotte è il diritto allo studio, e che realizzare questo diritto significa non solo rendere di fatto (economicamente, ecc.) possibile a tutti l'accesso all'istruzione, ma insieme trasformare la scuola, impedire che i figli dei lavoratori - attraverso gli attuali meccanismi di selezione classista - siano ricacciati dalla scuola o ricevano una preparazione culturale e professionale limitata ed insufficiente;
individua perciò come tema di fondo della battaglia per una scuola nuova quello del diritto allo studio, inteso:
a) come diritto a una scuola di fatto aperta a tutti;
b) diritto a una scuola diversa nell'organizzazione, nei contenuti culturali (in particolare anche bilinguismo), nei metodi di insegnamento;
c) diritto a una scuola democratica nella partecipazione degli studenti, degli insegnanti e dei lavoratori alla sua gestione.
Considera prioritari, in tale quadro e partendo dalle proposte che vengono emergendo in Valle d'Aosta sotto la spinta degli studenti, degli insegnanti, dei lavoratori, i seguenti punti:
1 - Completa gratuità (tasse, libri di testo, materiale scolastico, trasporti, mensa, ecc.) dalla scuola per l'infanzia all'Università;
2 - Piano regionale e piani settoriali urbanistico-edilizi, per le attrezzature scolastiche, ecc.;
3 - Limitazione del numero massimo di alunni, per classe a 15;
4 - Iniziative programmate per la qualificazione degli insegnanti;
5 - Abolizione di fatto degli esami di riparazione e loro sostituzione con corsi di ripasso;
6 - Soluzioni medico-pedagogiche adeguate al problema dei bambini ipo-dotati, caratteriali, ecc.;
7 - Avvio alla generalizzazione della scuola pubblica per l'infanzia (impostata su criteri pedagogici che ne facciano il primo momento del processo educativo);
8 - Riorganizzazione della scuola elementare attraverso la graduale eliminazione delle scuole sussidiate e delle pluriclassi e il consolidamento in plessi di zona;
9 - Attuazione del pieno tempo nella scuola media inferiore;
10 - Pieno riconoscimento dei diritti democratici degli studenti della scuola media superiore (diritto di assemblea, all'uso dei locali e delle attrezzature scolastiche, ecc.);
11 - Salario agli studenti della scuola media superiore (nella misura di 20-30.000 lire al mese e, provvisoriamente, con criteri restrittivi per i redditi più alti);
12 - Istituzione di sezioni serali in tutti gli Istituti medi superiori;
13 - Unificazione dei programmi del biennio della scuola media superiore (art.40 dello Statuto speciale) e possibilità di passaggio da un Istituto all'altro;
14 - Assegnazione agli studenti universitari che non godono di presalario nazionale (e che non hanno redditi elevati) di un presalario regionale,
DELIBERA
- Di impegnare l'Assessore alla Pubblica Istruzione, in collegamento con la Commissione consiliare, a prendere contatto con il Movimento degli Studenti, con gli insegnanti e con le organizzazioni dei lavoratori, affinché si possa avviare, con rapidità e democraticamente, un'organica riforma della scuola in Valle d'Aosta;
- Di impegnare inoltre l'Assessore alla Pubblica Istruzione ad impostare, sulla base di questi contatti, relativamente agli interventi immediati, i necessari stanziamenti da iscriversi nel bilancio di previsione per il 1970.
Il Vice Presidente del Consiglio, SIGGIA in Bianco, dichiara quanto segue:
"Presidenti, Colleghi Consiglieri,
da tempo ritenevo necessario che in quest'aula consiliare si svolgesse un largo dibattito sui problemi della scuola, che stimolasse i vari gruppi politici presenti ad assumere impegni precisi di riforme sostanziali per creare in Valle d'Aosta una scuola nuova, democratica, adeguata ai tempi. E la mozione da me presentata aveva appunto questo scopo: quello, cioè, di esaminare con voi carenze e difetti dell'attuale sistema scolastico e prospettare soluzioni globali per la sua giusta ristrutturazione.
Ma oggi questo discorso, che avevo in animo di fare e che avrebbe potuto apparire teorico ed utopistico, si è reso davvero necessario perché si è sviluppato in questi ultimi mesi in Valle un largo movimento reale per la conquista delle riforme della scuola: le lotte studentesche, il largo movimento degli insegnanti, la presa di coscienza delle organizzazioni sindacali per una scuola aperta a tutti, hanno contribuito a collocare il "diritto allo studio" al centro delle rivendicazioni che scaturiscono dalla nostra società, a farne uno dei punti nodali delle richieste dei lavoratori.
È doveroso, però, anche da parte mia, prima dì affrontare il discorso di fondo, premettere che in Valle d'Aosta i problemi della scuola si presentano meno esplosivi che nel resto del Paese. L'autonomia, la particolare sensibilità dei nostri amministratori, le maggiori possibilità finanziarie, hanno consentito alla nostra Regione di provvedere fino ad oggi in modo migliore che nel resto d'Italia all'istruzione dei nostri ragazzi. I dati statistici che abbiamo sono, per esempio, quasi soddisfacenti - nell'attuale sistema scolastico - per quanto riguarda l'edilizia (non conosciamo il dramma dei doppi turni), per quanto riguarda la gratuità nella scuola media inferiore, per l'istituzione di servizi di trasporto ecc. Ma, nella sostanza, i difetti congeniti ed organici di struttura classista della scuola italiana sono gli stessi anche da noi e sono quelli che caratterizzano l'attuale crisi di tutta la nostra società.
Avvio quindi ad una riforma scolastica significa interventi che incidano sull'organizzazione globale della scuola d'oggi, attuando un profondo rinnovamento delle sue strutture. Il nodo centrale da affrontare è quello del "diritto allo studio", nel senso non soltanto di rendere effettivamente accessibile a tutti i figli degli operai e dei contadini l'istruzione, a tutti i livelli, ma insieme di impedire che essi, attraverso gli attuali meccanismi di selezione classista interni alla scuola, ne siano ricacciati e ricevano una preparazione culturale sbagliata, inutile ed insufficiente. Ed è necessario che a questo proposito io vi segnali dei dati, estremamente significativi, che provano come ciò che ho ora esposto sia valido anche nella nostra Valle.
Nel 1968 si registravano nelle scuole medie superiori della Valle d'Aosta soltanto 1948 studenti (di cui ben 562 all'I.P.R.) su 7016 ragazzi usciti dalla scuola media inferiore. Quindi soltanto il 27,8% degli studenti, dopo la scuola dell'obbligo, frequentava le classi superiori. Questa percentuale è invero salita negli ultimi 5 anni, perché era solo del 16,4% nel 1964, ma ancora troppo scarso è il numero dei giovani che concludono gli studi superiori.
Il dato più eloquente però lo riscontriamo analizzando, nei vari istituti, la composizione sociale degli studenti:
- al Liceo: il 64% è costituito da figli di imprenditori, lavoratori in proprio con dipendenti, liberi professionisti, dirigenti, impiegati, ecc.; il 36% da figli di operai, artigiani, contadini, piccoli commercianti, pensionati;
- all'Istituto Magistrale: il 28% appartiene alla prima categoria; il 72% alla seconda;
- all'Istituto Tecnico: il 22% alla prima categoria; il 78% alla seconda.
Ma vi è di più:
- al Liceo: soltanto 16 su cento sono figli di operai e 2 su cento figli di contadini (e desidero ricordare che la popolazione contadina costituisce il 18% di tutta la popolazione della Valle);
- all'Istituto Magistrale: soltanto il 42% i figli degli operai e l'8% i figli dei contadini;
- all'Istituto Tecnico: soltanto il 41% i figli degli operai (rispetto al 3% dei figli dei professionisti) ed il 5% i figli dei contadini.
Se esaminiamo poi il ritardo scolastico, dobbiamo rilevare come al Liceo 1/3 dei ragazzi è incorso, nell'arco scolastico, in una bocciatura (il 31%); alle Magistrali la metà (il 50%); all'Istituto Tecnico i 3/5 (il 58%). Ma al Liceo i ragazzi in ritardo sono il 38% tra i figli degli operai, contadini, piccoli commercianti, pensionati e solo il 28% tra i figli dei professionisti, imprenditori ecc..
È quindi chiaro come anche da noi la scuola sia fatta in modo da respingere, ai diversi livelli del suo ordinamento e con meccanismi diversi, i giovani delle classi subalterne, i figli dei lavoratori; li tiene fuori attraverso l'esclusione, li ferma attraverso le bocciature, li relega in indirizzi di studio con prevalenti contenuti tecnico-esecutivi.
Per creare le condizioni necessarie per una società più giusta, più avanzata, noi sosteniamo che è necessario per prima cosa eliminare fra i giovani gli squilibri e, quindi, creare una scuola che non deve più selezionare i ragazzi secondo le loro condizioni economico-sociali.
Ecco perché noi parliamo di scuola diversa e non soltanto di scuola gratuita. Se è giusto che tutti i ragazzi frequentino almeno le scuole dell'obbligo, dobbiamo però anche imporre che esse educhino tutti i giovani nello stesso modo, indipendentemente dalla loro estrazione sociale e culturale. Ed in più è giusto che tutti siano posti nelle uguali condizioni per poter continuare gli studi,
Mi rendo conto che attuare riforme di così vasta portata (scuola gratuita da quella materna all'Università, quindi libri, tasse, trasporti, collegi; ma anche scuola media inferiore a tempo pieno, presalario per le scuole medie superiori, scuole apposite per i ragazzi caratteriali, per i disadattati, biennio unico, nuovi metodi di studio ecc.) comporta un onere finanziario estremamente impegnativo per la nostra amministrazione. Dobbiamo, però, se son valide le premesse che ho esposto, con coraggio e con estrema consapevolezza, fare una scelta quanto mai importante ed impegnativa.
Se partiamo dalla duplice considerazione che lo studio è un diritto per tutti i giovani, ma anche che l'istruzione generalizzata è un capitale che la collettività si crea per future, migliori condizioni, allora le ingenti somme che la società impegna per risolvere questo problema le verranno restituite negli anni sotto forma di più vaste intelligenze, di più proficuo lavoro, di maggiori redditi. E così questa scelta che il nostro Consiglio Regionale può fare, diventa inevitabilmente scelta politica di fondo nell'amministrazione del bene pubblico,
Noi, quali gestori del denaro della collettività, dobbiamo avere il coraggio di usarlo in gran parte per ridistribuire, sotto forma di servizio pubblico più giusto possibile, ed anche più nuovo, se mi è consentita l'espressione, ma soprattutto più generalizzato di quanto non sia oggi, di ridistribuire - dicevo - alla società quanto essa ci ha dato da amministrare, creando migliori condizioni di vita e di lavoro per cittadini di domani.
Penso che al mio discorso si potrebbe obiettare che, se è vero che per Statuto noi abbiamo capacità normativa nel campo della scuola, è altrettanto vero che troviamo dei limiti invalicabili nelle leggi dello Stato e che non possiamo modificare l'organizzazione scolastica a nostro piacimento.
Queste argomentazioni le conosciamo, ma non siamo così sprovveduti da voler cambiare in questo modo la scuola in Valle d'Aosta.
Diciamo, però, e credo che nessuno possa smentirci, che se attuiamo quelle riforme che sono a noi per Statuto consentite, ed a cui ho brevemente fatto cenno, indubbiamente avremo in parte modificato alcune strutture, o meglio storture, della scuola di oggi, che, per prime, alimentano discriminazioni e selezioni ingiustificate. Per esempio: istituire le scuole materne e la scuola media inferiore a tempo pieno potrebbe essere la necessaria premessa per un lento rinnovamento delle attuali strutture scolastiche nel senso da me indicato.
E, pur richiedendo oggi un massiccio intervento finanziario in questo campo, noi per primi ci rendiamo conto che tutto non è possibile fare in una volta sola. Per questo motivo indichiamo la scelta di alcuni obiettivi per noi prioritari da raggiungere; obiettivi, però, che aprano un largo discorso in prospettiva e che portino di nuovo - come, in fondo, con giusto orgoglio nostro abbiamo registrato negli anni passati - la scuola valdostana all'avanguardia, riconosciuta da tutti come la più avanzata in Italia.
E sottoponiamo alla discussione del Consiglio ed all'attenzione dell'Assessore competente i seguenti punti:
1 - generalizzazione e qualificazione della scuola per l'infanzia;
2 - la progressiva eliminazione delle scuole sussidiate e delle pluriclassi nella scuola elementare;
3 - l'attuazione del pieno tempo nella scuola media inferiore;
4 - la completa gratuità, dalla scuola per l'infanzia all'Università ed il salario generalizzato agli studenti della scuola media superiore;
5 - il riconoscimento dei diritti democratici degli studenti delle scuole medie superiori.
Per quanto io mi auguri che la discussione in quest'aula sia la più ampia possibile, riconosco, però, onestamente, che noi Consiglieri Regionali se pure appassionati a questo discorso, non possiamo oggi affrontare scelte decisive in un settore tanto complesso e delicato, sia per insufficienza di dati precisi, che di cognizioni specifiche. Ma ritenevo fosse giusto che il Consiglio Regionale pigliasse coscienza dell'importanza e della priorità che la scuola assume nei confronti di altri settori della vita pubblica e, soprattutto, che noi rispondessimo con impegno e sollecitudine a tutte le richieste e le aspettative che i movimenti reali di lotta e le categorie interessate al problema ci rivolgono con insistenza.
E poiché risolvere le carenze della scuola non è solo compito nostro, con la mozione da me sottoscritta, intendiamo chiedere all'Assessore alla Pubblica Istruzione l'impegno a discutere tutti i problemi di questo settore della vita pubblica con le persone che più li conoscono, con gli studenti, gli insegnanti, i sindacati che si son fatti portavoce delle precise richieste dei lavoratori."
Il Consigliere ROLLANDOZ dichiara quanto segue:
"Signor Presidente, Signori Consiglieri,
È fuori dubbio che il tema della scuola rappresenta un problema di estrema importanza, non solo nel nostro Paese, ma nel mondo intero. Della gravità, della complessità e della drammaticità della questione, è informata anche la gran parte dell'opinione pubblica, che ha potuto conoscere attraverso la stampa che, a New York come a Praga, a Varsavia come a Parigi, a Madrid, a Roma e in cento altre città, gli studenti in modo clamoroso rifiutano schemi, strutture, autorità di una società ritenuta oppressiva ed ingiusta. Il movimento, preso l'avvio dalle Università, lungi dall'estinguersi in tempo breve - come erroneamente previsto da alcuni superficiali osservatori - si estendeva alle scuole medie ed oggi, dopo alcuni anni, ancora dimostra vitalità e validità di obiettivi e di giudizi.
La battaglia iniziata dagli studenti è ben lungi da considerarsi chiusa e il fatto che oggi, ad alcuni anni dai primi movimenti, molti pregiudizi siano caduti e molte valutazioni - inaccettabili sino ad ieri - siano accettate da un largo strato della popolazione, dimostra la validità dell'azione iniziata dagli studenti e che i problemi da essi sollevati sono problemi che vanno risolti.
Se vi è un modo sbagliato di affrontare quindi il problema è quello di ricorrere o al paternalismo o cercare di falsare i dati del problema stesso. Non possiamo illuderci di risolvere una situazione assegnando ad essa connotati che non ha. Chi crede che il problema della scuola sia un problema che investa semplicemente le strutture scolastiche e che, quindi, possa essere risolto con l'incremento dell'edilizia scolastica o col semplice rinnovo dei programmi o con la concessione dei contributi e sussidi, compie un grosso errore.
Uno dei dati di partenza delle lotte studentesche è stato quello di considerare il problema della scuola come problema della società e, quindi, la crisi che ha investito la scuola come una crisi dell'intera società.
Gli studenti, o meglio, i giovani nel loro insieme, scoperto che il meccanismo di sviluppo delle società industriali assegna alla scuola un preciso compito di sostegno e di supporto ad un sistema ingiusto, che limita di fatto la libertà dell'uomo, declassandolo a pedina, a strumento inerte ed indifeso di un meccanismo di cui non conosce né i confini, né gli obiettivi, gli studenti, i giovani nel loro insieme, hanno rifiutato una simile visione della scuola, così come è voluta dalle necessità produttive, e hanno condannato anche gli obiettivi di una società in vari modi soffocatrice della persona umana.
Scuola e società non sono più viste come realtà diverse ed incomunicabili, ma come realtà unitaria. Le domande di libertà, di giustizia, di democrazia, non sono d'altra parte del solo ambiente della scuola, ma più in generale della società intera.
Porre quindi in termini corretti il problema della scuola significa affrontare il tema dei modi di sviluppo, della crescita civile e democratica dell'intera società.
Ciò che ho voluto dire a premessa di questo, che vuole essere un modesto contributo su di un tema di tale complessità, non deve intendersi come tentativo di evadere dalla concretezza di un tema così come ci è stato posto dalla mozione in discussione oggi, in questo Consiglio; vuole precisare al contrario alcune posizioni, per dare un senso alla discussione stessa e qualificare politicamente le decisioni che questo Consiglio vorrà prendere su questo argomento.
Mi pare proprio che la carenza più vistosa della mozione presentataci, pur avendo il merito di portare alla discussione del Consiglio Regionale un problema così importante, sia una carenza politica nel senso che, se molte delle proposte contenute nella mozione possono essere facilmente accettate ed accolte, ciò che manca al documento è una prospettiva, ossia l'indicazione degli obiettivi che è possibile raggiungere con i provvedimenti proposti, la sottolineatura di un elemento importante come quello, per la nostra comunità, del profondo legame tra scuola e comunità valdostana, tra scuola e la sopravvivenza e valorizzazione dei valori della comunità valdostana, tra scuola e l'Autonomia della Valle d'Aosta.
Sono carenze di natura politica nel senso che affrontare oggi in Valle d'Aosta il problema della scuola significa, anche qui, dover correttamente parlare del futuro della Valle, di come questa Regione dovrà essere, di come dovrà svilupparsi, degli obiettivi che vorrà raggiungere, di come dovranno essere i valdostani di domani.
È proprio compito nostro, di Consiglieri regionali, affrontare in questi termini il problema della scuola, e ricercare obiettivi e metodi che rendano possibile la miglior utilizzazione di tutte le nostre risorse, perché lo sviluppo della Valle d'Aosta sia nel senso del progresso, della libertà e della democrazia
Per concludere questa parte introduttiva del mio intervento, vorrei sottolineare questo dato di fondamentale importanza nell'affrontare il problema della scuola in Valle d'Aosta e cioè il legame profondo che esiste tra la scuola e il futuro della comunità valdostana. Dobbiamo innanzitutto essere convinti che la possibilità di sopravvivenza dell'autonomia, le possibilità di sviluppo e di crescita della comunità valdostana, dipenderanno in massima parte da ciò che oggi riusciremo a fare per la scuola.
Prima di dire cosa si deve fare, dobbiamo dire il nostro pensiero su come vogliamo la Valle d'Aosta di domani. Solo allora possiamo anche proporre la scuola che vogliamo.
Questo significa, a mio avviso, fare una proposta politica.
Se siamo convinti che ha un senso parlare oggi di autonomia della Valle d'Aosta, questo vuol dire che la comunità valdostana ha giustamente diritto di avere una sua vita particolare per ragione di ordine culturale, storico, etnico, geografico ed economico. E, se poniamo allora come problema di importanza primaria il discorso di una comunità, quella valdostana, che vuole progettare un futuro che non cancelli i dati di fondo del suo passato, ma che, al contrario, tenga conto dei valori fondamentali nella sua storia passata, e vogliamo che questo discorso possa trovare una risposta adeguata, in termini di civiltà, agli interrogativi dell'uomo d'oggi, dobbiamo allora sostenere che il ruolo della scuola è un ruolo essenziale, determinante.
Se vogliamo che i valdostani diventino realmente capaci di scegliersi il proprio destino, dobbiamo ancora sostenere che la scuola gioca un ruolo di importanza fondamentale.
Se vogliamo che nella nostra comunità vengano superati artificiali steccati ed artificiose divisioni e si riscoprano infine i motivi comuni di un discorso comune di crescita della Valle d'Aosta, ancora una volta si ritrova nella scuola uno degli strumenti essenziali per dare una risposta valida agli interrogativi che ci stiamo ponendo.
In questo senso il diritto allo studio, cioè la possibilità reale e concreta per il figlio dell'operaio della Cogne, come per il figlio del piccolo agricoltore valdostano, di poter raggiungere, se ne ha la volontà, i gradi massimi dell'istruzione, assume il significato rivoluzionario di dare l'avvio anche ad una nuova ed interessante fase della vita della nostra Valle.
Significa compiere un vero atto di giustizia, perché si offre effettivamente la possibilità a coloro che sino ad oggi sono stati forzatamente emarginati dalla vita politica della Regione di partecipare domani alle scelte fondamentali riguardanti la nostra Regione. Significa impedire che si mantenga una discriminazione tra chi ha e chi non ha, tra chi abita nei centri importanti e chi vive nei piccoli e molte volte troppo lontani comuni della Valle. Significa rompere l'ingiusto cerchio che vuole medico il figlio del medico, che vuole contadino il figlio del contadino. Significa effettivamente offrire a tutti la possibilità di decidere del proprio destino.
C'è stata per anni una lunga polemica su un dato di fatto indiscutibile e cioè che i valdostani sono sempre meno padroni del loro destino, nel senso che le grandi decisioni vengono prese o fuori della Valle d'Aosta o da chi poco o nessun interesse ha per le cose di casa nostra. Se ciò è vero, dobbiamo pur dire che una soluzione non la si può trovare con sterili piagnistei o con velleitarie quanto innocue grida di vendetta, che si spengono a Pont Saint Martin e non sono più udite a Carema, ma creando reali possibilità per la Valle d'Aosta di formazione di una classe dirigente, effettivamente in grado, domani, di tenere le redini dello sviluppo regionale, con una coscienza regionalista ed autonomista.
Garantire a tutti il diritto allo studio significa offrire a tutti i figli di questa terra l'effettiva possibilità di partecipazione democratica alle scelte fondamentali che riguardano il futuro della Valle d'Aosta, sino ad oggi feudo riservato ai rampolli delle trenta o quaranta famiglie dominanti per censo, e non per intelligenza o particolare attaccamento alla Valle.
V'è poi un'altra e non meno importante considerazione da fare. Se è vero che in Valle d'Aosta la passata immigrazione ha portato soprattutto nuove braccia, è altrettanto vero che le nuove generazioni, i figli degli immigrati, che in Valle d'Aosta sono nati, sono cresciuti, e sentono profondamente come loro il problema della Valle, non solo già oggi rappresentano una parte della Valle, ma saranno domani anch'essi protagonisti della vita regionale.
Esiste, quindi, se lo si vuole, la possibilità di creare un reale punto di incontro di interessi e di obiettivi, di creare un momento di una comune condizione di sviluppo, tra i nuovi giovani valdostani, nella scuola.
Possiamo fare altre considerazioni su questo problema; ma più si ampliano e si approfondiscono queste considerazioni, più dobbiamo rilevare che il diritto allo studio rappresenta uno dei nodi fondamentali da sciogliere per garantire alla Valle un futuro valdostano.
E se questo Consiglio crede veramente nei valori dell'autonomia, non può concludere che affermando, come fondamentale e qualificante, l'impegno che la scuola diventi il primo problema della Valle d'Aosta di oggi.
Stabilito che a tutti i giovani deve essere garantito il diritto allo studio sino ai massimi gradi, dobbiamo dire come deve essere questa scuola. Non voglio qui soffermarmi sui dati tecnici, sulle nuove strutture, sui nuovi metodi di insegnamento, che devono essere accolti nelle scuole e sono imposti dallo sviluppo del Paese e dalle esigenze emerse nel corso di questi ultimi anni.
Altri lo faranno meglio di me e, comunque, questo discorso spetta al tecnico più che al politico. A me interessa porre l'accento su alcuni aspetti politici del problema.
La scuola in Valle d'Aosta deve consolidare ed esaltare i valori, le tradizioni, i caratteri di questa Regione, deve cioè far risaltare e non lasciare affievolire o considerare come elemento folcloristico, l'esprit valdôtain. In questo spirito, i caratteri, i valori, i modi di essere, il modo di vivere e di esprimersi, di una comunità, anche di una piccola comunità come la nostra, vanno difesi, vanno valorizzati, per lo stesso sviluppo della personalità umana e sono altrettante possibilità per l'uomo di evitare i rischi ed i pericoli derivanti dai processi in atto di livellamento e di soffocamento della personalità umana.
Non a caso nell'intera Europa (per non parlare dell'Italia, dove qualche ripresa, in questo senso, pare esista), va allargandosi il discorso delle etnie; non a caso, di fronte ai processi tendenti a comprimere la libertà umana, si ricerca, nelle dimensioni naturali della convivenza umana, la difesa della dignità dell'uomo.
Vi sono quindi, oggi, delle forze in ripresa che ripetono a loro volta che la nostra autonomia è valida, che il nostro compito è di valorizzarla, di farla comprendere ed amare.
E la scuola in Valle d'Aosta deve avere questa impronta: di essere valdostana, di avere cioè l'obiettivo di essere per la Valle d'Aosta e di formare cittadini che sappiano domani essere coerenti con quanto di valido e di positivo è stato fatto nella Valle.
Non possiamo e non dobbiamo essere pessimisti. Gli avvenimenti, a volte drammatici di questi ultimi anni, nulla tolgono alla validità di questo discorso. Anzi, si manifesta nel Paese, negli insegnanti e negli studenti una volontà di chiarezza, di serietà, di sincerità, che lungi dal mettere in forse il discorso autonomistico, lo rinforzano e ad esso aggiungono vitalità ed attualità.
Vi è un secondo aspetto del problema, che vorrei definire come un problema di democrazia. Ciò significa porre l'accento sui rapporti all'interno della scuola e tra la scuola e la società. Anche a questo argomento dobbiamo dare una risposta; cioè dire come li vogliamo questi rapporti.
Se vogliamo risolvere il problema in senso democratico allora dobbiamo indicare quali sono gli ostacoli da superare e indicare quali sono le vie da seguire.
Occorre avere il coraggio di affermare che ci sono molti scogli, che conosciamo, da superare: vecchie abitudini e vecchi schemi, che più non si adattano ad una scuola che vuole essere al passo con le mutate e mutevoli esigenze moderne; mal concepite concezioni autoritarie, che tendono ad annullare la personalità dello studente; modi superati di intendere il ruolo dell'insegnante, avvilenti sia per il docente, sia per l'allievo; e soprattutto una mentalità, un modo di vedere e di sentire la scuola come isola protetta da alte mura, cui è impossibile l'accesso, o comunque vietata ai non addetti ai lavori.
È anche tutta questa impostazione, consolidata da tanti anni di tranquilla esistenza, che viene attualmente messa in discussione. E lo è discussa questa impostazione e dagli studenti e dagli insegnanti e dalla società o per lo meno da quella parte di società che assegna alla scuola un ruolo importante.
Non possiamo parlare di risoluzioni di tipo miracolistico. Non esistono cure immediate o medicine a pronto effetto. Occorre fantasia politica e volontà politica.
Occorre che all'interno della scuola si trovino nuovi rapporti che stabiliscano la nuova funzione dell'insegnante e dell'autorità scolastica e che offrano allo studente l'occasione per la piena crescita della propria personalità.
Occorre estendere la coscienza che è necessario ed insostituibile l'apporto di chi è stato sinora all'esterno della scuola: i genitori, le famiglie, le associazioni e gli organismi più interessati ai problemi scolastici e anche, più in generale, di tutti coloro che hanno coscienza del peso che l'esperienza scolastica ha sul processo di formazione dei giovani e sullo sviluppo della società.
Ripeto che, ancora oggi, non vi sono proposte taumaturgiche da suggerire. Vi è però una sensibilità da acquisire e una volontà ferma di operare nel senso di ampliare l'area della democrazia.
Vi è indubbiamente al fondo delle agitazioni che hanno in questi ultimi anni travagliato la nostra scuola, una domanda di partecipazione e quindi di democrazia. Più che alimentare un clima di tragedia per aspetti secondari o comunque non incidenti sulle vicende della scuola occorre intravvedere questo motivo essenziale: la richiesta di maggior democrazia.
In pratica i giovani vogliono conoscere e vogliono partecipare alle decisioni che interessano la loro vita, la loro condizione, il loro futuro. E gli insegnanti più avvertiti ricercano un nuovo ruolo della loro funzione, che li veda responsabili e partecipi alla crescita della personalità delle nuove generazioni. Vi è inoltre, anche se manifestata sino ad oggi in forme incerte e molte volte diffidenti, una nuova attenzione che dall'esterno si rivolge verso la scuola. È l'attenzione di chi prende coscienza che la società di domani dipende dalla scuola di oggi.
Non possiamo pensare di avere domani un Paese più democratico, più libero, più giusto, se la scuola non è libera, non è giusta, se nella scuola non si vive la democrazia.
Su questi tre problemi fondamentali: diritto allo studio, per tutti i giovani che ne hanno la capacità e la volontà; scuola che tenda a formare cittadini coscienti del valore dell'autonomia; scuola non come settore che interessa alcune categorie, ma come problema di tutti, su questi tre problemi, vi deve essere una convergenza di tutto il Consiglio.
Noi non possiamo crearci degli alibi o scaricare tutte le responsabilità sull'Assessore alla Pubblica Istruzione; noi dobbiamo invece riconoscere che gli sforzi, le iniziative e l'opera dell'Assessore Dujany sono sempre stati diretti in questo senso. Basterebbe, a dimostrarlo, la vittoria che per la prima volta e per l'azione convinta di Dujany la Regione ha ottenuto recentemente davanti alla Corte Costituzionale nei confronti dello Stato, in una materia fondamentale per le nostre prerogative.
Ma questo non è sufficiente; occorre anche che tutto il Consiglio prenda coscienza della primaria importanza del problema, perché l'obiettivo del rinnovamento della scuola non può essere l'obiettivo di una persona, di un Assessore o di una parte del Consiglio, ma deve essere un obiettivo comune di tutte le forze politiche operanti in Valle, che veramente hanno a cuore il progresso e la crescita morale, civile ed economica della nostra Regione Autonoma.
Spetta a noi politici dare una risposta adeguata, una risposta che deve tener conto della nuova domanda di democrazia, di partecipazione del Paese alle scelte che lo interessano, di superamento di vecchie concezioni esclusiviste e classiste, secondo le quali la scuola doveva garantire la conservazione del potere a chi deteneva le leve di comando della società; una risposta che deve tener conto che vi è una larga disponibilità di forze e di energie per fare del discorso della scuola uno dei punti fondamentali per lo sviluppo positivo in senso autonomistico, di giustizia, di democrazia, della nostra Regione."
Il Consigliere LUSTRISSY dichiara quanto segue:
"Sull'argomento della Scuola mi pare che esista ormai una vasta tematica e che i tempi siano maturi per operare delle scelte. Si potrebbe pertanto demandare l'intera questione all'esame della Commissione consiliare per l'Istruzione Pubblica, affinché la medesima indichi alla Giunta Regionale i modi ed i tempi di intervento.
Non posso però non rilevare come in genere tutte le volte che si parla della Scuola, si ha la tendenza a trattare il problema come se nell'ordinamento scolastico regionale non esistessero le scuole di istruzione professionale e quasi che la Regione non avesse, in questo settore, competenza legislativa ed amministrativa esclusiva.
Voglio, pertanto, con il mio breve intervento, mettere a fuoco la situazione di questo particolare settore, in considerazione che altri colleghi hanno trattato o tratteranno il problema generale della scuola.
Oggi, purtroppo, il settore dell'istruzione professionale è ancora considerato la "Cenerentola" dell'organizzazione scolastica. Ciò in netto contrasto con i propositi di una maggiore incentivazione dell'industrializzazione della Regione,
Il protrarsi dell'istruzione obbligatoria sino al 14° anno di età, impone una netta revisione dell'intero problema dell'istruzione tecnico-professionale, collocandolo nella nuova realtà economico-sociale regionale che si sta rapidamente trasformando da agricola ad industriale ed erogatrice di servizi turistici.
Non si può oggi sostenere che la formazione professionale sia superflua o tanto meno che gli strumenti attraverso i quali viene oggi formata professionalmente la forza di lavoro, sia adeguata alle esigenze del sistema produttivo. È indubbio che nell'attuale fase di sviluppo economico, ed ancor più in previsione dello sviluppo futuro, sia necessaria una maggiore qualificazione della forza di lavoro.
Sinora, gli strumenti posti in essere non hanno permesso di imprimere una spinta decisiva all'adeguamento delle strutture della formazione professionale. Ciò dipende anche dalle condizioni particolari del nostro Paese. A livello imprenditoriale, l'esistenza di una discreta massa di forza di lavoro disoccupata, consentiva di contenere i costi salariali e rendeva quindi economico l'utilizzo di forze di lavoro, anche a livello di produttività non elevata.
Occorre poi rilevare che, a livello di responsabilità politica, i lunghi e non sempre costruttivi dibattiti sulla scuola, spesso esasperati nei loro aspetti ideologici, rappresentano un esempio clamoroso di come si possa ampiamente dibattere un problema di importanza fondamentale per la vita di una Nazione, senza tuttavia incidere in esso con la necessaria urgenza.
La formazione professionale, in quanto aspetto della formazione dell'uomo, è problema strettamente connesso alla scuola e, certamente, non ha avuto sorte migliore di altri importanti aspetti della formazione culturale e civile. Ha finito anzi col divenire problema vecchio, che suscita un senso di fastidio e di noia in molti.
Noi siamo afflitti, da un po' di tempo a questa parte, dagli stessi mali della società nazionale; abbiamo, cioè, il debole delle mode: si affrontano determinati problemi con grande concentrazione di attenzione per alcuni anni e poi si abbandonano rapidamente a sé stessi e coloro che se ne erano occupati si rivolgono a problemi più stimolanti e "vitali"; l'opinione pubblica resta satura di parole e le indicazioni programmatiche mai trattate in pratica; chi continua a lavorarvi viene considerato con sufficienza e si sente incompreso o fuori dal grande dibattito culturale.
Tuttavia, nonostante questa sensazione di stanchezza, nonostante le frustrazioni che tutti coloro che si occupano di formazione professionale hanno provato e provano, il problema resta di viva e bruciante attualità.
La formazione professionale viene intesa come una delle solite tante cose che sono nell'elenco delle cose da fare, senza riferimento ad una politica dell'occupazione, ad una strategia di sviluppo di particolari livelli di funzioni e di mansioni essenziali per lo sviluppo tecnologico, a particolari programmi di riqualificazione di massa (vedi agricoltura e commercio) per facilitare il trasferimento di mano d'opera tra i vari settori produttivi.
La tendenza, infatti, è quella di assecondare il raggiungimento di un livello decoroso e dignitoso ai processi evolutivi attuali emersi all'interno del sistema di formazione professionale esistente e non sembra andare oltre tale modesto obiettivo. E stranamente questo concetto è contenuto in quell'opuscolo che raccoglie le indicazioni e le proposte del tristemente famoso comitato per lo sviluppo industriale della Valle, nel quale si richiama l'attenzione degli imprenditori sul fatto che in Valle d'Aosta esiste un certo numero di mano d'opera disponibile con scarsa qualificazione professionale e di conseguenza appetibile agli imprenditori industriali forgiati nelle vecchie fucine della Confindustria.
Ben diversa è invece la collocazione dei problemi della formazione professionale in due significative esperienze di programmazione.
Nel piano inglese, ad esempio, le forze di lavoro sono considerate uno dei presupposti dello sviluppo (basis of grouth) alla stessa stregua della produzione, della produttività, dell'efficienza industriale, ecc.
Strumento essenziale di questo programma, che comporta, oltre il resto, un'elevata mobilità della mano d'opera nei diversi settori, è la formazione professionale, perché è in grado di assicurare al complesso delle forze di lavoro, l'elasticità necessaria, ed è utile strumento a disposizione dei pubblici poteri mediante il quale essi possono, a maggior titolo e con maggiore efficienza, intervenire.
Analogamente, nel piano francese, la formazione degli uomini è considerata come una delle "condizioni per l'espansione" ed in ordine ad essa si afferma: "senza disconoscere che il fine principale dell'istruzione, non è di ordine economico, si è deciso di attribuire... una attenzione particolare al difficile problema di conoscere in quale modo il sistema formativo potrà soddisfare il bisogno futuro."
Anche il programma economico nazionale 1966-1970 rileva che: "la ricerca dell'efficienza non può prescindere certamente dal fattore umano. Le risorse destinate, nell'ambito degli impieghi sociali del reddito, allo sviluppo della cultura con il rafforzamento delle strutture scolastiche; alla qualificazione delle forze di lavoro attraverso i programmi di formazione professionale, ecc., benché non concorrano immediatamente, nel breve periodo, alla produzione, costituiscono la condizione per la continuità del processo introduttivo, in un mondo in cui tale processo è sempre più contraddistinto dal qualificante impulso dell'intelligenza."
È chiaro, dunque, che la problematica dell'istruzione professionale è strettamente collegata alla politica economica ed al divenire della nostra comunità. Questo collegamento era già stato avvertito dallo stesso Vanoni che, nello schema di sviluppo, che porta il suo nome, per il decennio 1954-64 affermava esplicitamente che "la realizzazione di un programma di sviluppo implica così profondi cambiamenti nella composizione e nell'utilizzazione delle forze di lavoro da porre problemi rilevanti di formazione professionale."
Questo problema dovrà dunque essere affrontato decisamente con maggiore chiarezza concettuale e coerenti conseguenze operative, in vista dell'elaborazione del prossimo piano regionale di sviluppo. Però dobbiamo muoverci subito perché vi sono già, a mio avviso, alcune indicazioni che possono costituire valido motivo di riflessione sin da questo momento.
La vecchia tradizione dell'addestramento per mestieri, in base al quale era soprattutto importante il profilo professionale individualizzato e di conseguenza l'attività manuale rapportata all'uso di una o pochissime macchine fondamentali, è stata completamente sovvertita dalla nuova tecnologia tesa ad una sempre maggiore meccanizzazione dell'apparato produttivo e ad una accentuata razionalizzazione dei singoli atti e delle diverse fasi di lavorazione.
Le capacità, di cui deve essere fornito il lavoratore, mutano perciò sostanzialmente in quanto, dai primi tempi della rivoluzione industriale, la fatica fisica è ridotta enormemente; ma devono svilupparsi capacità di attenzione, di concentrazione, di giudizio, di disponibilità a riflessi pronti e consapevoli.
L'attività produttiva, concepita nel suo contesto più ampio, pone perciò delle esigenze che sarebbe irrazionale contrastare, ma soltanto se tali esigenze vengono assunte, interpretate e guidate, è possibile dare loro una risposta non meramente strumentale, è anzi addirittura possibile correggerle, umanizzarle, tradurle in fatto di superiore civiltà. In questo senso, il discorso sulla formazione professionale come valore, non può farsi se non collegato al discorso sulla scuola.
L'insegnamento deve soprattutto tendere a fornire ai giovani i metodi di ricerca delle varie discipline, deve sviluppare la capacità di riflessione, di coordinamento, di giudizio. L'insieme delle conoscenze umane intese nel significato nozionistico, hanno ormai raggiunto una velocità di incremento ed insieme un tasso di decadimento assai pronunciato. La memoria degli uomini sembra sempre meno idonea a contenere una massa di informazioni sempre più rilevante. Per questo è necessario sviluppare soprattutto le qualità che fanno dell'intelligenza dell'uomo un fattore difficilmente sostituibile anche dai più raffinati cervelli elettronici: l'iniziativa e la creatività.
Ed ecco perché, già a livello dell'istruzione di base, la formazione deve essere politecnica, cioè deve badare a far conoscere ai giovani i principi fondamentali delle scienze e delle tecniche, i metodi comuni e le loro differenze più rilevanti, i loro procedimenti nei loro passaggi più significativi. La specializzazione, soprattutto nei primi anni dell'istruzione, è chiaramente un non senso ed è, oltretutto, un imperdonabile errore nei confronti dei giovani, perché li spinge a considerare l'attività scolastica come un ciclo della loro esistenza da concludere in un determinato numero di anni, anziché come un'attività che deve permeare almeno tutto il corso della loro vita attiva.
La formazione professionale moderna non è più infatti un addestramento al mestiere che, una volta acquisito, resta tale per tutta la vita e non stimola certo la mobilità del lavoratore alla ricerca di una posizione migliore per sua libera scelta.
Il progresso tecnologico mette proprio in crisi dunque i profili professionali definiti e relativamente specializzati, togliendo valore all'abilità manuale ed attribuendo invece importanza a gruppi di mansioni, a livelli di funzioni. A tutto ciò si potrebbe ovviare con il superamento degli stereotipati profili professionali vigenti, creando, a monte dell'addestramento, un processo ben definito di formazione professionale, e cioè una formazione scolastica dalla quale il lavoratore ha ricavato principi di cultura generale, che costituiscono valori ed interessi permanenti sui quali si possa contare per una formazione professionale di tipo metodologico che permetta al lavoratore di comprendere la complessività del processo produttivo e quindi riadattarsi rapidamente e consapevolmente ad un altro tipo di mansioni.
Il discorso sugli Istituti Professionali resta comunque ancora oggi un discorso aperto, essendo certamente possibile trasformare o riordinare l'Istituto in una struttura più agile, che consenta uscite già in sé compiute dopo il primo o il secondo anno. Ciò certo richiede una profonda trasformazione della sua impostazione, in particolare del tradizionale criterio deduttivo secondo cui dal primo al terzo anno vi è un rapporto inversamente proporzionale tra l'insegnamento teorico e l'addestramento pratico.
Attualmente si passa cioè da un prevalentemente insegnamento teorico, all'inizio del corso, ad un prevalente insegnamento pratico alla fine, per cui, l'uscita prima dei tre anni, costituisce un'autentica perdita di tempo.
Inoltre, nella Regione, dell'istruzione tecnico-professionale si occupano un po' tutti gli Assessorati; è necessario che del problema si occupi un solo Assessorato e, l'Assessorato più indicato a fare queste cose, mi pare debba essere quello della Pubblica Istruzione. E questo si deve fare sin da quest'anno apportando al bilancio regionale le conseguenti modificazioni.
Si ritiene, altresì, che l'Amministrazione pubblica dovrebbe tenere i necessari contatti con gli operatori economici, l'Ufficio del Lavoro e Sindacati, al fine di avere, ogni anno, la possibilità di adeguare i corsi professionali alle mutate esigenze del mercato del lavoro.
Dal complesso panorama che ho cercato di tracciare fino ad ora, mi pare che si possano trarre alcune considerazioni conclusive.
La prima riguarda la necessità di una revisione della legislazione attuale: una serie, cioè, di provvedimenti legislativi da realizzare anche gradualmente, al fine di creare la sicurezza dei finanziamenti, l'efficacia dei controlli e la chiarezza delle finalità nel campo della formazione professionale. È inutile, infatti, il continuare ad auspicare una formazione professionale moderna ed evoluta, collegata alla trasformazione della società e alla riforma della scuola, quando poi tutti i provvedimenti che disciplinano la formazione professionale rimangono tali quali sono stati prodotti nel periodo in cui la formazione professionale era concepita come assistenza più che come funzione propulsiva per l'avvenire. Occorrerà, per fare queste cose, una forte volontà politica, una seria disponibilità dei Sindacati e degli imprenditori, e ricercare altresì nel seno della Giunta Regionale una comune intesa per disciplinare il settore della formazione professionale, con la chiara visione che si tratta di un problema di interesse generale.
In attesa dei necessari provvedimenti legislativi, sarà però necessario insistere con dibattiti, studi ed approfondimenti per creare i presupposti perché la nuova legislazione che dovrà nascere ponga in un quadro giuridico coerente i compiti che dovranno essere svolti dai vari organismi che si occupano di formazione professionale.
Il secondo ordine di conclusioni riguarda l'azione concreta che è possibile svolgere nel breve periodo in attesa della legge. Vi è in questa prospettiva uno spazio abbastanza ampio di riordinamento, di razionalizzazione, di uscita dalla polverizzazione delle risorse, di trasformazione degli strumenti, che può essere coperto facendo idealmente riferimento alle finalità della nuova legge, in primo luogo con l'attribuzione di tutte le competenze in materia di istruzione tecnico-professionale all'Assessorato alla Pubblica Istruzione. E questo si deve fare subito."
Il Consigliere DOLCH1 dichiara quanto segue:
"Colleghi Consiglieri,
Come ha già affermato la collega Siggia nella sua illustrazione, la riforma scolastica, anche per la Valle d'Aosta, significa una serie di interventi che incidano nell'organizzazione globale con l'attuazione di un profondo rinnovamento delle strutture scolastiche.
Sono d'accordo sulle premesse di fondo poste dal collega Rollandoz, ma non vorrei che l'esame di tutta la situazione valdostana o, come egli la definisce, della concezione che dobbiamo avere dell'avvenire della Valle d'Aosta, procrastinasse l'adozione di provvedimenti possibili, attuabili subito e che già farebbero fare dei notevoli e decisivi passi in avanti.
In fondo, la mozione presentata, mentre - e io ritengo giustamente - nelle sue premesse indica tutti i problemi che stanno sul tappeto, nel dispositivo che si sottopone al voto e all'attenzione del Consiglio, puntualizza quella che può essere l'attività della Commissione consiliare e dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione e quelle che possono essere le iniziative più immediate da attuarsi. E questo, direi, non per scaricare sull'Assessore alla Pubblica Istruzione l'adozione e la responsabilità di detti provvedimenti, ma per collaborare con l'Assessore e con tutto l'Assessorato, in modo da giungere unanimi all'adozione di alcuni provvedimenti, facendo, in proposito, delle precise scelte prioritarie, tra cui io, nel mio intervento, mi permetto di indicarne tre.
Fra i vari problemi esistenti sul tappeto - e mi sembra di capire, dagli interventi dei colleghi Rollandoz e Lustrissy, che esiste, in fondo, un accordo sulla possibilità che nella Regione Autonoma della Valle d'Aosta dei provvedimenti possono essere adottati in questo senso - riveste, secondo me, una primaria importanza il problema della scuola per l'infanzia, cioè, di quella scuola per bambini dai tre ai sei anni. Ora a questa scuola - malgrado che sia universalmente riconosciuto che in essa si manifesta il periodo più importante per la formazione del futuro studente, per l'acquisizione delle prime nozioni - ancora troppo scarsa è la partecipazione; e direi che proprio per la soluzione di questo problema esistono medicine e rimedi immediati, e non soluzioni taumaturgiche, né ricerche a lunghissima scadenza.
Esaminiamo brevemente qual è la situazione della scuola per l'infanzia in Valle d'Aosta.
In base ai più recenti dati disponibili in Valle vi sono 79 scuole per l'infanzia: 37 private, 40 comunali e una statale. La Scuola è frequentata da 2228 bambini su 4083 bambini fra i tre e i sei anni che vivono in Valle d'Aosta, cioè da poco più del 50%, esattamente del 54,6% della popolazione scolastica riferita ai bambini di tale età.
Le scuole per l'infanzia mancano in 23 Comuni della Valle d'Aosta: ne sono prive intere vallate, come la Valgrisanche, la Val di Rhêmes, la Valsavaranche, la Valpelline, la Val d'Ayas, di Gressoney, di Champorcher, ecc.... Tali scuole sono, il più delle volte, dei parcheggi per bambini, dei luoghi di custodia, invece di essere il primo momento, il momento decisivo per il processo educativo del bambino. Altro fatto che conferma come troppe volte queste scuole siano concepite come parcheggi per bambini, è costituito dal numero degli insegnanti. A Morgex vi è un'insegnante per 50 bambini, a Issogne uno per 65, a Donnaz uno per 64, a Pont Saint Martin uno per 73, e via di questo passo. Un terzo, più di un terzo, degli insegnanti non ha un diploma specifico; e ben 27 su 97 insegnanti non hanno alcun titolo.
Questi dati, in genere, sono dati che si riferiscono al periodo iniziale, quando la frequenza è più assidua o quando, per lo meno, esistono tutte le iscrizioni; ma si deve ritenere che molte iscrizioni poi non hanno un seguito nell'effettiva presenza dei bambini a scuola. Quindi anche la Valle d'Aosta, che noi diciamo essere all'avanguardia in campo nazionale, superando di poco la media del 50% non si discosta molto dalla media nazionale. Inoltre, il collega Germano mi fa osservare che, in genere, sono anche dati che hanno un carattere ottimistico, non dico gonfiato, ma ottimistico, perché le scuole comunali ricevono un contributo dell'Amministrazione Regionale e quindi per ottenere questo contributo, alle volte, non dico, alterano, ma esprimono dei dati molto ottimistici. Da questo si deduce però che il 50% dei bambini della Valle d'Aosta dai 3 ai 6 anni non frequenta la scuola per l'infanzia.
Ora, se guardiamo, come brevemente ho fatto e vi ho illustrato, quali sono le carenze della scuola per l'infanzia nelle valli laterali e nelle zone più lontane dal centro, ebbene, possiamo dire che del 50% che non frequenta la scuola per l'infanzia, la stragrande maggioranza riguarda figli di operai e di contadini che avrebbero, proprio per condizioni ambientali, maggiormente bisogno di uno stimolo culturale frequentando la scuola fin dall'età di 3 anni.
Dobbiamo e abbiamo la possibilità in questo settore di compiere uno sforzo per trasformare la scuola per l'infanzia in modo che sia tale non più considerata un parcheggio.
Ho detto prima: troppe Insegnanti non sono in possesso del prescritto titolo di studio. Hanno forse una grande esperienza di bambini, ma non certo esperienza di tecniche didattiche. E a quanti potrebbero obiettare che una trasformazione della scuola per l'infanzia potrebbe portare alla disoccupazione di questi Insegnanti, noi controbattiamo subito che questo pericolo non esiste, perché, indubbiamente, bisogna prevedere lo stesso, per questo tipo di scuola, delle attività di custodia, di collaborazione con gli Insegnanti in possesso dei titoli. Quindi, anche le attuali responsabili di queste scuole per l'infanzia non correrebbero pericolo di disoccupazione.
Direi, e concludo su questo primo punto, che è oltremodo qualificante quello che si fa, che si intende fare, che si dovrebbe fare per la scuola per l'infanzia. Direi che molti interventi auspicabili e possibili che si suggeriscono e si studiano per la scuola elementare d'obbligo e superiore, risulterebbero inutili o la loro importanza risulterebbe diminuita se non si compie uno sforzo in questo settore, perché la selezione più massiccia, le difficoltà che successivamente incontrano i giovani, soprattutto i figli dei contadini e dei lavoratori, si attenuano nella scuola per l'infanzia.
Non a caso un importante ed interessante libro di Francesco De Bartolomeis su questo argomento precisa che "non si tratta soltanto di una operazione di estensione educativa. Essa deve essere condotta ed impostata con grande spregiudicatezza nella direzione di una nuova cultura che si ponga decisamente come fattore di progresso sociale, in modo che l'educazione infantile entri nel quadro di un rinnovamento generale dell'educazione. E l'abbandono del bambino alla logica del sistema che deve essere con ogni forza negato, impugnato e combattuto; è a questo abbandono che deve sostituirsi un rilancio dell'iniziativa pubblica che abbia caratteri profondamente innovatori, che si apra democraticamente alla collaborazione della famiglia, che si articoli con gli organismi più vicini e più sottoposti al controllo delle masse popolari, cioè i Comuni e le Regioni."
Un altro dei problemi che, secondo me, potrebbe essere oggetto di una scelta prioritaria è quello che riguarda la scuola dell'obbligo. In Valle d'Aosta la scuola elementare è frequentata, sempre in base agli ultimi dati disponibili, da 7937 alunni, suddivisi in 204 scuole, con 466 classi, di cui 37 sussidiate. Oltre il 50% delle classi, cioè 230 classi su 466, sono delle pluriclassi e vi sono soltanto 5 classi differenziali, con 50 alunni e solamente in Aosta.
Per quanto riguarda la scuola media, 3267 sono gli alunni e il doposcuola funziona solo per le due classi differenziali, con 14 alunni, esistenti alla scuola 25 aprile di Aosta.
Su 319 Insegnanti, ben 221, quindi, più dei 2/3, sono fuori ruolo e dei 98 Insegnanti di ruolo, ben 82 sono concentrati in Aosta. Questa la situazione.
Quali i rimedi, o quali le possibilità di migliorare la situazione che noi sottoponiamo all'attenzione del Consiglio e dell'Assessore alla Pubblica Istruzione? Ebbene la cosa più importante riguarda l'eliminazione delle pluriclassi.
Il fatto che in una classe ci siano allievi che debbano contemporaneamente, ad esempio, frequentare la prima, la seconda e la terza elementare, naturalmente riduce, per ogni frequentante di questa classe, di un terzo la possibilità di acquisizione delle nozioni che sono impartite. L'insegnante deve necessariamente, se ha tre classi, distribuire le ore di lezione e gli allievi ricevono un terzo dell'insegnamento che dovrebbero ricevere.
Qui c'è il problema dei trasporti e qualcuno potrebbe fare l'obiezione dell'eventuale disoccupazione degli Insegnanti elementari che deriverebbe dall'eliminazione delle pluriclassi.
Ebbene, noi, invece, diciamo che questo non deve avvenire, può non avvenire, se parallelamente si ottiene, si realizza la riduzione del numero degli alunni, se concentrando, con un adeguato miglioramento dei trasporti, le classi in determinate scuole che possano essere abbastanza facilmente raggiunte dai bambini delle differenti località, le classi non superino però il numero che adesso è alle volte largamente superato. Quindi, semmai, non disoccupazione degli Insegnanti elementari, ma maggior impiego.
È chiaro che con la pluriclasse si realizza una discriminazione nell'educazione, nell'insegnamento di base che viene conferito nelle scuole elementari, perché laddove più difficile è la situazione ambientale, ancora una volta le pluriclassi esistono; laddove la maggior parte degli alunni sono figli di contadini, di operai, cioè alunni che avrebbero invece maggiormente bisogno di avere tutto quell'insegnamento che la Costituzione e la legge prescrivono e una Regione, una Nazione civile debbono assicurare, laddove lo studio è già più difficile proprio per le condizioni ambientali, come dicevo già per i bambini dai 3 ai 6 anni, esistono le pluriclassi.
Un altro problema di fondo, risolvibile non con esperimenti ma con una trasformazione graduale, è quello del tempo pieno. Bisogna rivedere gli orari, le attrezzature; istituire delle mense; migliorare, facilitare, realizzare i trasporti; rivedere i programmi e l'utilizzazione degli Insegnanti. Realizzare la scuola a tempo pieno significa assicurare a tutti gli alunni, e in primo luogo ai figli dei lavoratori, non solo il diritto alla scuola, ma una scuola migliore a cui essi stessi hanno diritto.
Ho voluto attirare l'attenzione dei colleghi Consiglieri su questi tre problemi che noi pensiamo possano trovare, con un attento studio da parte della Commissione consiliare e dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione, se non immediate, rapide soluzioni, per avvicinarci a quel diritto allo studio che in fondo tutti, anche noi in questa aula, invochiamo; diritto allo studio che significa diritto alla scuola per l'infanzia, diritto a 8 anni effettivi di scuola uguale per tutti, scuola che non selezioni i ragazzi con bocciature, ma sia capace di portarli tutti almeno fino alla conclusione della scuola obbligatoria; diritto allo studio che significa diritto ad una scuola, anche dopo quella obbligatoria, il più possibile unitaria, senza barriere tra diversi indirizzi.
Non si tratta di fare tutti dottori, ma di elevare al massimo il livello culturale e professionale di tutti quanti frequentano la scuola, di tutti i figli dei lavoratori, perché ci sono - e non starò qui ad insistere - delle differenziazioni, delle discriminazioni nella scuola di oggi. Questa scuola non giusta si manifesta, come diceva il collega Rollandoz, soprattutto nei primi anni. E su questa scuola noi possiamo intervenire adottando dei provvedimenti che siano ancora una volta di esempio.
Concludendo questo mio intervento, vorrei ribadire che sono convinto che non si può risolvere tutto in un momento, tutto oggi. Ma bisogna cominciare e cominciare laddove la Regione ha maggiori possibilità e gli interventi sono possibili ed efficaci. Ecco perché ritengo che i tre problemi su cui mi sono soffermato, cioè, scuola per l'infanzia, scuola dell'obbligo con eliminazione delle pluriclassi e scuola a tempo pieno, costituiscono tre scelte prioritarie su cui dovrebbe concentrarsi l'attenzione del Consiglio Regionale. La soluzione di questi tre problemi sarebbe già un grande e decisivo passo in avanti per quella riforma scolastica che travaglia tutto il Paese e a cui la Valle d'Aosta potrebbe dare un notevole contributo di esempio, dimostrando, nella pratica, la possibilità di modificazioni e di attuazioni che vadano nell'indirizzo auspicato, cioè di una scuola uguale e a cui tutti possano accedere con parità di diritti."
Il Consigliere MANGANONI dichiara che intende attirare l'attenzione del Consiglio su alcuni dati statistici di uno studio di larga massima, approssimati alcuni per eccesso e altri per difetto, che possono comunque dare un'idea del costo che verrebbe a gravare sull'Amministrazione Regionale dalla riforma della Scuola.
Illustra i seguenti punti essenziali:
- gratuità delle tasse scolastiche sia per gli studenti delle Scuole Medie Superiori e sia per gli studenti universitari: costo Lire 45 milioni;
- gratuità dei libri e del materiale scolastico per gli studenti delle Scuole Medie Superiori e per gli studenti universitari: costo Lire 45 milioni;
- gratuità dei trasporti per gli studenti delle Scuole Medie Superiori e per gli studenti universitari: costo Lire 55 milioni;
- presalario a tutti gli studenti delle Scuole Medie Superiori e agli studenti universitari, le cui famiglie abbiano un reddito inferiore ad un certo livello: costo Lire 225 milioni.
Osserva ancora che il pre-salario calcolato come sopra, se può considerarsi sufficiente per tutti quegli studenti che possono rientrare alla sera alle proprie famiglie, è insufficiente per quegli studenti che devono rimanere assenti da casa per lunghi periodi di tempo, studenti per i quali sarebbe necessario pagare la retta di pensione in appositi Collegi.
Rileva quindi la necessità di programmare la costruzione di appositi Collegi o Case dello studente nei centri in cui hanno sede Scuole Medie.
Fa presente l'opportunità della gratuità della mensa per quegli studenti che frequentano la scuola anche al pomeriggio, oppure che abitano lontano dai centri in cui hanno sede gli Istituti scolastici, gratuità che impone il problema della costruzione di appositi edifici da destinare a tale scopo,
Ribadisce che i dati da lui esposti sono dati di larga massima e suscettibili quindi di correzioni, ma rileva che importante oggi è che il Consiglio esamini e discuta il problema della riforma scolastica in Valle d'Aosta in cui, anche se, grazie all'autonomia concessa alla Regione dallo Statuto speciale, si sono fatti grandi passi avanti soprattutto per quanto riguarda la costruzione di edifici scolastici, rimane ancora molto da fare per dare la possibilità a tutti di accedere allo studio, soprattutto agli appartenenti alle classi meno abbienti.
Dichiara che non è sua pretesa che il Consiglio proponga oggi una soluzione completa al grave problema in questione, ma ritiene che il Consiglio stesso dovrebbe comunque indicare fin d'ora le linee generali e l'arco di tempo ragionevole in cui tale problema debba essere risolto.
Il Consigliere TONINO, dopo aver dichiarato di essere d'accordo sul contenuto della mozione in discussione ed anche su quanto detto in precedenza dai Consiglieri Siggia, Rollandoz, Lustrissy, Dolchi e Manganoni, ritiene che l'importante è di verificare se esista nel Consiglio la volontà di attuare in Valle d'Aosta una vera riforma scolastica o se, invece, tutto questo non faccia parte dei bei discorsi che si fanno in sede consiliare.
Dichiara di concordare sulla mozione di cui si tratta nel punto in cui si impegna L'Assessore alla Pubblica Istruzione, in collegamento con la Commissione consiliare, a prendere contatti con il Movimento studentesco, per affrontare il problema della riforma scolastica in Valle d'Aosta, perché ritiene che nulla si possa fare in tale senso senza l'apporto di coloro che sono direttamente interessati alla riforma.
Chiede all'Assessore alla Pubblica Istruzione se è a conoscenza del seguito delle 62 denunce fatte alla Magistratura nei confronti di studenti e di Insegnanti, circa un anno fa, per certi fatti avvenuti nell'ambito delle Scuole Medie Superiori di Aosta, denunce che, sotto il profilo della disciplina e del profitto, hanno tutta l'aria di essere un'azione di repressione.
Chiede, inoltre, all'Assessore alla Pubblica Istruzione se sia a conoscenza e, in caso affermativo, quale posizione intenda assumere sul fatto che agli studenti del Movimento studentesco sia stata tolta da tempo quella sede loro assegnata in Via Mons. De Sales e non siano più, agli stessi, concessi i mezzi, carta, ciclostile, sedie e tavoli già concessi fin dall'anno scorso.
Il Consigliere GERMANO dichiara quanto segue:
"Mi pare che noi, seguendo un po' quello che era l'impegno che avevamo assunto all'inizio di questa legislatura, con questa mozione, stiamo discutendo un problema che è di fondo, che costituisce uno dei nodi della nostra società. Siamo d'accordo anche noi col Consigliere Rollandoz - e lo abbiamo detto nella mozione - che non è un problema settoriale, ma un problema regionale, nazionale e internazionale. Siamo convinti anche noi, come diceva ancora il Consigliere Rollandoz, che il problema deve essere affrontato in modo globale, anche se teniamo conto della necessità di tempi diversi, di obiettivi da affrontare subito, di altri da affrontare a medio tempo e di altri da affrontare a lungo termine.
È evidente che il problema della Scuola non è un problema settoriale, neanche nel senso di un problema degli Insegnanti o degli studenti, ma è un problema che interessa tutte le forze sociali, gli operai, i lavoratori in primo luogo, perché interessa tutte le famiglie.
Per questo, affrontare il problema della Scuola, avviare un processo di rinnovamento reale della Scuola è una scelta politica di carattere generale, prima ancora che una scelta di utilizzazione di capitali, prima ancora che una scelta di bilancio, che avverranno in seguito, se noi abbiamo l'orientamento di affrontare in modo globale questo nodo della nostra società.
Innanzitutto, io credo che occorre essere convinti che la Scuola attuale non è solo vecchia e insufficiente, che fa acqua da tutte le parti, ma che essa esclude i figli degli operai e dei contadini, che essa è uno strumento di discriminazione di classi, una Scuola di classe, come la chiamano gli studenti, il che non è solo uno slogan, ma una realtà. E credo che le cifre fornite per la Scuola valdostana che, nel complesso italiano, non è di quelle più indietro, lo dimostri ampiamente. Ormai questa affermazione non è più solo uno slogan, ma è una cosa che tutti constatano nella realtà. Quando si parla di questi problemi con gli operai, con i contadini, tutti l'afferrano immediatamente questo concetto, tutti vedono subito il termine di paragone e di confronto nella loro famiglia o nella famiglia vicina.
Perciò cambiare la Scuola non è solo una questione di giustizia verso quei gruppi sociali che oggi sempre di più chiedono uguaglianza con la lotta e con i sacrifici chiedono di contare di più, non è solo una questione di giustizia verso gli operai e i contadini. Cambiare la Scuola significa anche fare crescere tutta la società, fare un investimento sociale di enorme portata.
Il problema, discusso sovente negli ambienti politici, delle manchevolezze dell'attuale gruppo dirigente, della formazione di un gruppo dirigente per il futuro in prospettiva è legato alla decisione di affrontare con questa ampiezza il problema in esame.
Certo si tratta di un problema grosso, di impegni notevoli, anche sul piano finanziario, ma io credo che si possano risolvere anche se sono pesanti, si possono risolvere se noi vogliamo fare questa scelta.
È evidente che, se noi vogliamo continuare ad amministrare come si è fatto sino ad ora, noi non facciamo questa scelta, non affrontiamo questo problema.
È anche evidente che, se ci mettiamo a fare la somma dei milioni citati dal compagno Manganoni, ci sarà subito qualcuno che dirà: beh! non potremo più fare tutte queste piccole strade, non potremo più fare tutte queste piccole cose. Ma è un problema di scelta e dobbiamo avere coscienza di fare questa scelta.
E in questa scelta noi insistiamo soprattutto su due aspetti che, secondo noi, sono decisivi. Il primo aspetto è che la riforma della Scuola non deve avvenire dall'alto, in maniera burocratica, ma che le soluzioni, i provvedimenti, le decisioni che si assumono devono collegarsi con le spinte, con le esigenze, con le richieste che provengono dal basso, dai movimenti reali degli studenti, degli Insegnanti democratici, delle Organizzazioni Sindacali,
È questo il primo aspetto che noi vogliamo sottolineare, aspetto a cui accennava anche il Consigliere Rollandoz quando diceva: "... deve essere fatto in modo democratico ..."
Per farlo in modo democratico si fa con questa partecipazione, non pensando di costruire dal vertice delle soluzioni che poi non vanno bene quando si verificano alla base, ma verificando nella pratica; e verificando con i responsabili, con coloro che vivono nella Scuola, si può affrontare meglio questo problema.
L'altro aspetto della questione - e questo per non spaventare il Presidente della Giunta - è quello che noi non diciamo che si debbano affrontare subito tutti i problemi, noi diciamo che occorre stabilire delle priorità. Queste priorità il nostro Gruppo le ha indicate nella mozione, le indicano le stesse forze che dentro e fuori della Scuola si battono per il suo rinnovamento, direi che l'hanno indicato anche i Consiglieri della maggioranza, che sono finora intervenuti in questo dibattito.
Prima di tutto bisogna affrontare il tema del diritto allo studio nella Scuola di base, nella Scuola materna, nella Scuola elementare, nella Scuola media superiore, diritto allo studio che si ha attraverso la completa gratuità, la generalizzazione e la qualificazione della scuola materna e il tempo pieno nella scuola media. Non si può cominciare dal tetto di un edificio, bisogna cominciare dalle fondamenta.
Occorre, inoltre, affrontare, sulla base di un ordine del giorno che il Consiglio Regionale ha votato all'unanimità l'anno scorso, in occasione delle lotte degli studenti, ed anche di un progetto di legge che noi abbiamo presentato alla competente Commissione, il problema dei diritti democratici degli studenti, di un loro spazio nuovo, autonomo, dentro la Scuola.
Queste sono le due questioni fondamentali, secondo noi, per affrontare questo problema e se noi non lo affrontiamo, facendo questa scelta politica e stabilendo delle priorità, noi, muovendoci in questa direzione, possiamo veramente dare un contributo di grande valore, possiamo veramente offrire un modello di soluzioni avanzate alla battaglia che in campo nazionale si combatte per una Scuola nuova, aperta a tutti, diversa nei contenuti e nei metodi, democratica, come esige ormai la maturità delle masse popolari nel nostro Paese.
Per conto nostro, noi comunisti siamo disponibili per portare avanti questa scelta e ci impegneremo in Consiglio Regionale - come nei movimenti in lotta fra gli studenti, gli Insegnanti, i lavoratori - perché nel 1970 questa scelta si faccia in Valle d'Aosta e si cominci ad avviare questo problema verso la soluzione che deve avere.
Io vorrei ancora richiamare l'attenzione del Consiglio sul contenuto della mozione, là dove conclude: "delibera di impegnare l'Assessore alla Pubblica Istruzione, in collegamento con la Commissione consiliare, a prendere contatto con il movimento degli studenti, con gli insegnanti, con le Organizzazioni dei lavoratori, affinché si possa avviare con rapidità e democraticamente, una organica riforma della scuola in Valle d'Aosta".
Con questo noi non saltiamo avanti a nessuno. Pensiamo solo che nell'ambito dell'Assessorato e della Commissione consiliare, con la partecipazione degli interessati, si possa elaborare questa riforma, ed in secondo luogo chiediamo di impegnare - cosa che, mi pare, è contenuta anche nell'ordine del giorno proposto dalla maggioranza - l'Assessore alla Pubblica Istruzione ad impostare, sulla base di questi contatti e relativamente agli interventi immediati, i necessari stanziamenti di spese da iscrivere nel bilancio di previsione della Regione per l'anno 1970.
Sappiamo anche che le iscrizioni di tali stanziamenti di spese in bilancio, anche se non si fanno tutte immediatamente, si potranno fare in sede di successive variazioni di bilancio. Però il problema è di incominciare ad iscrivere subito quegli stanziamenti necessari per fare quelle cose sulle quali si è tutti d'accordo ed in seguito si vedrà.
Quindi, la nostra mozione non è una mozione che voglia mettere in difficoltà la maggioranza, ma è una mozione che vuole dare all'Assessore, alla Commissione consiliare tutto l'appoggio del Consiglio perché si faccia questa scelta politica, perché si affronti, nel modo anzidetto, questo problema che riteniamo problema di fondo per la nostra Regione."
L'Assessore DUJANY dichiara quanto segue:
"Vorrei, prima di tutto, ringraziare i Consiglieri che sono intervenuti in questo dibattito, in un modo serio e responsabile, per cercare di affrontare il grave problema della Scuola, che è un problema non semplicemente nostro, ma problema nazionale e internazionale, come è già stato detto da altri.
Tralascio certi dati statistici che ci sono stati forniti da alcuni Consiglieri, in particolare dai Consiglieri Dolchi e Siggia, che mi paiono non troppo precisi, non so se per mancanza di elementi o per altri errori molto più superficiali.
Qual è la nostra situazione scolastica dal punto di vista numerico? Noi abbiamo circa 8.000 ragazzi che frequentano le scuole elementari, 3.500 che frequentano la scuola media d'obbligo e circa 2.000 che frequentano le scuole medie superiori, con circa 300 alunni che frequentano fuori Valle Scuole medie superiori non esistenti in Valle d'Aosta.
La Scuola elementare è Scuola gratuita, in quanto le attrezzature scolastiche e i libri sono gratuiti. La Scuola media è quasi gratuita, in quanto sono gratuiti i libri di testo, gratuiti o semi-gratuiti i Collegi a favore di coloro che abitano in zone lontane dai centri scolastici, mentre per coloro che hanno la possibilità di raggiungere la sede mediante mezzi di trasporto, la Regione interviene con un importo del 50%, l'altro 50% essendo a carico dei Patronati Scolastici Comunali.
Per quanto riguarda, invece, la Scuola media superiore, notiamo una certa strozzatura, una mancanza di provvidenze amministrative da parte degli Enti pubblici e questo proprio nel momento, più difficile per i ragazzi, del trapasso fra la Scuola media d'obbligo e l'Università. Ed è proprio in base a questa prospettiva, ed anche in relazione alle sollecitazioni che ci provengono dal mondo scolastico, che nel bilancio preventivo per il 1970 è stato previsto uno stanziamento di 80 milioni per leggi in corso di perfezionamento, stanziamento destinato soprattutto a maggiorare gli importi destinati alle borse di studio o, meglio, destinato ai sussidi scolastici per gli alunni delle Scuole medie superiori, sussidi che variano dalle 100 alle 200.000 lire per ogni studente che sia stato promosso.
Con il nuovo stanziamento si potrà giungere alla gratuità dei libri di testo anche per gli studenti delle scuole medie superiori.
Tutto questo dovrebbe andare in vigore dall'ottobre dell'anno scolastico 1970/71.
Qualche precedente oratore ha affrontato il problema della scuola elementare e, particolarmente il Consigliere Dolchi, il problema della scuola materna e il problema della scuola d'obbligo: la scuola materna, come generalizzazione di questa scuola, la scuola elementare, come concentrazione di classi in determinate località, e scuola d'obbligo soprattutto come tempo pieno.
Per quanto riguarda la scuola materna, voi siete al corrente che l'Amministrazione Regionale interviene a favore dei Comuni, che fino adesso hanno competenza esclusiva in tale settore, per la retribuzione degli Insegnanti e per l'acquisto di determinate attrezzature.
È vero che la scuola materna è ancora più in fase di inizio di sviluppo; è vero che la scuola materna è ancora diretta in alcune località da Insegnanti non in possesso di diploma; è vero però che in Valle d'Aosta, sino ad oggi, non esisteva una scuola materna che preparasse Insegnanti di scuole materne.
Quindi, direi: c'è mancanza di personale umano e scarsezza di attrezzature.
Posso, però, assicurare che alcuni dati enunciati dal Consigliere Dolchi sulla quantità delle scuole e sulla quantità dei Comuni non ancora in possesso di scuole materne non sono esatti, in quanto, probabilmente, quei dati si riferivano all'anno scolastico scorso e non all'inizio di quest'anno. Quest'anno c'è stato un incremento, mi pare, di una decina di scuole materne, fuori dalla Città di Aosta.
Comunque, rimane il problema della scuola materna, della sua generalizzazione, della preparazione del suo corpo insegnante, e naturalmente, della qualità del corpo insegnante.
Rimane anche il problema di fondo, che è il problema base: di chi è la competenza della scuola materna? Perché, se ad un certo momento vogliamo portare su un piano regionale il problema della scuola, dobbiamo porci anche il problema di fondo: siamo noi competenti? Fino a quale limite siamo competenti? Entro quale limite noi possiamo agire e abbiamo il dovere di agire? Questi, mi pare, siano degli interrogativi che è bene porre al Consiglio, perché è bene che il Consiglio se ne renda conto, in quanto questo è il punto da cui si deve partire per poter agire seriamente, con cognizione e soprattutto con elementi concreti.
Il Consigliere Dolchi ha anche accennato al problema della concentrazione delle classi elementari: si tratta di un grosso problema umano, di un problema di maturità. Il Trentino, in questi ultimi due anni, ha fatto un lunghissimo studio per la concentrazione delle scuole elementari, studio fatto molto bene, che ha richiesto due anni di lavoro. Quest'anno tale studio stava per passare in sede esecutiva ma poi si è dovuto sospendere tutto per l'ostilità dei Sindaci e degli abitanti dei vari Comuni e dei vari villaggi. Quindi, pur riconoscendo che il problema della concentrazione è un problema valido, io penso che lo si debba affrontare attraverso un'opera di persuasione presso la nostra popolazione e presso i nostri Amministratori comunali.
Vi cito l'esempio di Valsavaranche: a Valsavaranche, quattro anni fa, si fecero funzionare tre scuole sussidiate con tre ragazzi ognuna. Ora sono state naturalmente tutte riunite in una sola scuola, al capoluogo, dove vi sono complessivamente 12 ragazzi. Però rimane il problema della pluriclasse coi 12 ragazzi ecc. Vedete dunque che si tratta di problemi complessi, perché non è assolutamente pensabile che una pluriclasse di Valsavaranche si possa completamente spostare nella zona di Introd o nella zona di Villeneuve. Comunque, siamo riusciti, perlomeno, a sopprimere le tre o le quattro scuole sussidiate con pochissimi ragazzi per farne una scuola unica, ma questo è stato possibile soprattutto grazie alla collaborazione degli Amministratori comunali di Valsavaranche. A me pare che questo sia un po' un problema generale, perché tutte le volte che si parla di soppressione o di concentrazione di scuole sussidiate o di scuole disperse nelle frazioni, noi ci troviamo dinanzi a grosse difficoltà che ci sono poste e dalla popolazione e dagli Amministratori comunali.
D'altra parte, penso che ciò abbia anche un aspetto positivo, o perlomeno che ciò sia comprensibile perché la scuola, per le popolazioni delle nostre frazioni, era considerata come un qualcosa di cui erano orgogliose, un qualcosa che era costato, un qualcosa che era stato istituito con le loro sole forze, con i loro sacrifici, per cui oggi, probabilmente, vedono con molta amarezza scomparire tali Istituzioni che per loro rappresentano l'ultima speranza in zone che si stanno tristemente e irrimediabilmente spopolando.
Per quanto riguarda il problema della scuola d'obbligo, l'esperienza a tempo pieno, bisogna dare atto che abbiamo in atto un esperimento in questo senso, nella scuola media "J.B. Cerlogne", di Aosta. La scuola media "Cerlogne", da quest'anno, sta portando avanti un esperimento completo di scuola a tempo pieno e ritengo qui doveroso esprimere il senso di gratitudine al corpo insegnante e a tutto il personale di quella scuola che spontaneamente hanno assunto tale iniziativa, che è piena di responsabilità, di preoccupazioni e le cui conseguenze, i cui risultati saranno verificabili solo alla fine dell'anno scolastico.
Oltre a questa esperienza, che è abbastanza globale, vi è in questo senso un'altra esperienza più settoriale in alcune altre scuole medie della Città di Aosta.
Vorrei ancora accennare brevemente a quanto attiene alla edilizia scolastica. Voi vedrete sul bilancio di quest'anno uno stanziamento di 350 milioni di lire per l'edilizia scolastica. Ora, se voi pensate che lo Stato, in un bilancio triennale di edilizia scolastica, ha previsto per la Valle d'Aosta un finanziamento di 700 milioni di lire, voi vedete che gli interventi della Regione nel corrente anno finanziario rappresentano più del 50% dell'intervento straordinario dello Stato in tre anni.
Non sto ad illustrare in questa sede il programma annuale di edilizia scolastica, perché ritengo che questi dettagli saranno meglio precisati in sede di discussione del bilancio e, soprattutto, in sede di discussione del programma annuale dei lavori.
Comunque, nonostante tutte le nostre critiche all'attuale sistema scolastico, il problema di fondo della Scuola valdostana è ancora il problema delle nostre competenze per poter cambiare quello che è possibile nella Scuola nostra. Dobbiamo vedere quali sono le nostre possibilità sul piano legislativo e sul piano amministrativo; dobbiamo stabilire quali sono le nostre competenze sul piano dei programmi, dobbiamo stabilire quali sono i limiti delle competenze amministrative previste dall'articolo 4 dello Statuto.
Questo, naturalmente, non lo si può ottenere che attraverso una analisi di tutto il problema scolastico tra Regione e Governo perché, se non decideremo su questo problema, noi apporteremo un contributo alla Scuola che sarà un contributo materiale, un contributo di gratuità dei libri di testo, un contributo di maggiorazione di borse di studio, fino ad arrivare forse anche ad una forma di presalario, un contributo di maggiorazione dei finanziamenti per l'edilizia scolastica, di miglioramento dell'attrezzatura scolastica, delle biblioteche scolastiche, cioè dei mezzi materiali per il funzionamento della Scuola, ma non sarà un contributo per dare una struttura nuova alla Scuola, come mi pare sia il desiderio espresso da tutti i Consiglieri che sono intervenuti in questa sede.
Per quanto riguarda le domande postemi dal Consigliere Tonino, rispondo che non sono al corrente degli ultimi sviluppi riguardanti la denuncia alla Magistratura di quei 62 tra studenti e professori cui ha fatto cenno il Consigliere Tonino stesso.
In merito alla seconda domanda, faccio presente che avevamo dato la sede e, naturalmente, la necessaria attrezzatura al Movimento studentesco affinché potesse svolgere la sua attività. Avevamo chiesto agli studenti molta responsabilità e serietà, perché in primo luogo ritenevamo e riteniamo che attraverso un tale dialogo, una tale dialettica si potesse dare, in una Regione, cioè in una circoscrizione più limitata di quella nazionale, una prova che il contatto umano è valido solo in una entità regionale qual è la nostra e, in secondo luogo, perché pensavamo che attraverso questa dialettica si potesse svolgere un'azione educativa, formativa e di responsabilità che è nostro dovere svolgere. Detta sede è poi stata tolta al Movimento studentesco, perché il proprietario della sede stessa mi ha pregato, per cortesia, di toglierla, in quanto il comportamento degli studenti non era un comportamento dignitoso e responsabile.
Noi siamo disponibili, naturalmente, per rivedere il problema; però non vorremmo che terze persone estranee avessero a giudicare male dei giovani che noi abbiamo interesse di educare in un modo responsabile e serio".
Monsieur le Conseiller ANDRIONE déclare ce qui suit:
"Je voudrais signaler qu'un point qui manque soit dans la motion de Madame Siggia, soit dans l'ordre du jour présenté par Monsieur Pollicini, c'est un effort, une étude, pour chercher d'insérer notre école dans la Société actuelle en Vallée d'Aoste.
Je comprends qu'il s'agit d'un problème d'une gravité énorme, mais nous ne pouvons pas étudier l'école d'une façon complètement séparée du reste de la Société qui nous intéresse et qui nous occupe.
Nous assistons à ce phénomène que, avec des écoles d'un certain type, presque unilatéral, nous avons créé une machine à diplômes qui ne trouve pas une correspondance dans la réalité sociale et dans le besoin de travail qu'il y a en Vallée d'Aoste. Il faudrait donc, à ce point, prendre des contacts avec les industries valdôtaines, insister afin que notre école produise les éléments qui demain puissent travailler en Vallée d'Aoste.
Est-il possible que la quantité d'ingénieurs, de médecins, d'employés, d'experts industriels qui entrent à la Cogne soit minime par rapport aux licenciés valdôtains et que ce soit toujours des gens du dehors qui viennent occuper les places ici? Ne pouvons-nous pas faire quelque chose dans ce sens?
En deuxième lieu, je voudrais dire, en reprenant une phrase de Monsieur Germano, que, s'il faut commencer des fondements, il faut commencer par préparer un corps enseignant qui soit valable pour n'importe quel type d'école, qui soit à la hauteur de ses tâches.
Là aussi, bien que, il faut l'admettre, des améliorations soient intervenues dernièrement, il faut reconnaitre que trop souvent il y a une carence dans les cadres enseignants, ce qui provoque parfois certaines formes de contestation, qui de l'extérieur sont injustifiées, mais qui, pour qui connait un peu l'école, présentent bien des justifications.
Je partage l'avis de l'Assesseur qu'il faut, avant tout, établir dans quel cadre juridique nous pouvons agir; mais il me semble que l'évolution est en faveur du régionalisme en matière d'école et que vraiment, nous fondant sur cette évolution nationale, nous pouvons obtenir aujourd'hui ce qui peut-être était impossible hier. Là-dessus il y a un gros travail, avant tout d'étude et de prospection, à faire et après un travail évidemment politique, où je crois l'Assesseur compétent peut réussir à obtenir quelque chose,
Enfin, je crois qu'il est prématuré, en ce moment, de parler de concentration de l'école primaire. En tant que fédéraliste convaincu, je crois que la première compétence de l'école primaire est communale et l'exemple du Valais pourrait nous enseigner que c'est vraiment de la Commune qu'on commence à former les gens. Mais pour ce qui concerne l'école moyenne, surtout l'école supérieure, un certain type de concentration avec des Collèges pourrait donner des résultats inespérés.
Je voudrais encore souligner que le point n° 3 de la motion de Madame Siggia devrait être reporté dans l'ordre du jour de Monsieur Pollicini, même si je me rends compte que ce point représente une dépense énorme pour la Région. Quand même ce point devrait être reporté au moins comme finalité: classes de pas plus de 15 élèves, au maximum de 20 éléments. Comme finalité il faudrait arriver à avoir des classes homogènes, surtout dans les villes, et un corps enseignant qui soit à la hauteur.
Je crois que tous ces problèmes devraient être soumis à la Commission de l'Instruction Publique pour une étude approfondie et c'est seulement après cette étude que l'on pourra procéder à prendre des délibérations concrètes qui - et là-dessus je n'ai aucune illusion - pourront pour le moment améliorer le niveau de notre école, mais ne pourront pas représenter un changement total jusqu'à ce que, dans le cadre d'une loi nationale, nous ne puissions nous insérer avec plus d'autonomie et plus de compétence".
Il Consigliere POLLICINI dichiara di ritenere che i suggerimenti dati dal Consigliere Andrione e dai Consiglieri del Gruppo del Partito Comunista possano trovare spazio nell'ordine del giorno da lui proposto.
A questo scopo, ritiene opportuna una breve riunione dei Capi Gruppo consiliari per cercare di concordare un ordine del giorno unitario sulla Scuola.
Il Consigliere GERMANO osserva che l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Pollicini tende a risolvere il problema con una elencazione di punti e ribadisce che al Gruppo consiliare del Partito Comunista interessa soprattutto compiere una scelta di fondo, scevra da ogni intenzione di speculazione politica.
Ritiene quindi che sarebbe più corretto approvare la mozione presentata dal Consigliere Siggia, perché tale mozione tende a far compiere delle scelte prioritarie in ordine alla Scuola valdostana, ma non dopo un semplice dibattito in sede di Consiglio, bensì dopo un attento e approfondito esame del problema di comune accordo con coloro che sono direttamente interessati alla Scuola, cioè con gli studenti, con le relative famiglie e il corpo insegnante, con l'Assessore regionale alla Pubblica Istruzione e con la Commissione consiliare permanente per la Pubblica Istruzione, nella quale sono rappresentate tutte le forze politiche in seno al Consiglio.
L'Assessore DUJANY dichiara di concordare sulla proposta di una breve riunione dei Capi Gruppo consiliari per concordare un ordine del giorno unitario sul problema in esame che riveste un'importanza tale per cui va affrontato senza intenzioni di speculazione politica.
Sottolinea che, in concreto, l'Assessore regionale potrà fare qualcosa di valido in questo campo se ci sarà della buona volontà non solo da parte di tutte le forze politiche regionali, ma anche e soprattutto da parte del corpo insegnante, degli studenti e delle relative famiglie.
Aggiunge che solo se riesce a portare avanti un discorso dialettico serio, anche se un tantino politico, con le predette categorie si potrà fare qualcosa di valido per la Scuola valdostana, altrimenti si corre solo il rischio di fare delle chiacchiere inutili senza prospettive concrete in sede di Consiglio.
Il Presidente, MONTESANO, riassumendo la discussione svoltasi sulla mozione di cui si tratta, rileva che il Consiglio si trova ora di fronte ad una proposta - fatta dal Consigliere Pollicini e condivisa dall'Assessore alla Pubblica Istruzione - di un incontro fra i Capi Gruppo consiliari per concordare un ordine del giorno unitario sul problema della Scuola valdostana.
Chiede, pertanto, al Consiglio di pronunciarsi in ordine alla proposta stessa.
Si dà atto che il Consiglio concorda, unanime, sulla proposta di sospendere la discussione della mozione in oggetto, per dar modo ai Capi Gruppo di riunirsi per esaminare la possibilità di concordare un ordine del giorno unitario.
