Oggetto del Consiglio n. 220 del 9 ottobre 1970 - Resoconto
OGGETTO N. 220/70 - Sperimentazione di un primo biennio unitario negli Istituti di istruzione secondaria superiore della Valle d'Aosta per l'anno scolastico 1970/1971. (Discussione congiunta di mozioni)
Montesano (P.S.D.I.) - A questo punto, prima della discussione degli oggetti che riguardano la Pubblica Istruzione, vengono portate per l'inversione dell'ordine del giorno, le mozioni Maghetti e Siggia, distinte.
Ora, il Presidente della Giunta ha fatto questa proposta. Io credo che il Consiglio sia d'accordo, se non è d'accordo nella sua unanimità dobbiamo richiedere la votazione.
Ci sono osservazioni a questa proposta? Ecco, allora si apre la discussione sulle mozioni oggetto n. 47 e oggetto n. 49, presentate separatamente dal Consigliere Maghetti e dalla Vice Presidente Siggia.
Facciamo, io credo, una discussione congiunta, per poi fare le due votazioni distinte. Sono d'accordo i signori Consiglieri su questa procedura? Allora si apre la discussione e si dà la parola a uno dei due proponenti.
Consigliere Maghetti, perché porta il numero d'ordine 47.
Maghetti (P.L.I.) - Signor Presidente, signori Consiglieri, ci troviamo di fronte ad un avvenimento grave e del quale non sono facilmente prevedibili tutte le conseguenze. Alcune però si sono già manifestate: disorientamento nella maggior parte del corpo insegnante, disorientamento nelle famiglie, e sono tali da giustificare apprensioni e timori.
Ho detto grave, perché è di fatto una lesione della democrazia, in quanto si impone un esperimento.
Come medico posso affermare che gli esperimenti vanno condotti con molta ponderazione e cautela e quindi anche in un esperimento condotto nel campo dell'istruzione si dovrebbe agire con maggior cautela; si obbligano, in modo dittatoriale, famiglie e alunni per un nuovo tipo di scuola, una nuova metodologia, una nuova didattica, non collaudata attraverso esperimenti probanti; una nuova scuola basata sull'improvvisazione, sul sapersi arrangiare degli insegnanti, che, tra l'altro, non devono più insegnare, ma stimolare secondo quanto insegna il Signor Gozza (?); una scuola senza programmi, senza strumenti adatti, gabinetti di ricerca, gabinetti linguistici, locali di ricreazione, mense, mezzi di trasporto adatti. E tutto deve essere gratis per le famiglie, spero, spero, perché è un'imposizione; senza insegnanti preparati, frettolosamente preparati all'ultimo momento, per cui si è dovuto ritardare l'inizio dell'anno scolastico. Invece di rivolgersi a tecnici veri, presidi e insegnanti ricchi di esperienza.
È giusta e doverosa una riforma della scuola e a priori nessuno è contrario a un esperimento, purché accanto ai corsi di esperimento vi siano i corsi tradizionali, i corsi tradizionali che hanno permesso nel passato di arrivare ad alti livelli tecnico-scientifici, mentre in alternativa non si propone nulla.
Signor Assessore, io le rivolgo qualche domanda:
1°) perché, contravvenendo allo spirito dell'articolo 34 della Costituzione, che prevede una scuola uguale per tutti solo fino al quattordicesimo anno di età, violando il diritto di patria potestà, impone una scuola d'obbligo in Valle d'Aosta?
2°) perché non si è richiesta la collaborazione di tutto il corpo insegnante per i tempi, i modi, per condurre una così impegnativa riforma e si è tenuto conto soltanto dell'opinione di un così ristretto e non eccelso gruppo di chiara impostazione politica, che non rispetta perciò tutte le opinioni della maggioranza? Sarà una combinazione, ma una combinazione che puzza un po'.
3°) perché si è ritenuto opportuno comunicare alle famiglie soltanto ieri in forma ufficiale quanto è stato deciso in alto loco?
4°) durante le pubbliche conferenze vi sono state rivolte da più parti delle validissime obiezioni. In che conto ne avete tenuto? Potete sostenere voi di aver agito e di continuare ad agire in modo sostanzialmente democratico?
5°) che ne facciamo dei libri acquistati a spese della Valle, cioè dei contribuenti? Li buttiamo al macero? Con il denaro pubblico e magari con il cervello dei ragazzi cavia? Quanti soldi dei valdostani sono stati sprecati?
6°) è vero che dal prossimo anno saranno aboliti tutti gli istituti professionali, in quanto prematuramente caratterizzanti, così è stato detto su quel laureo libretto che accompagnava la richiesta di autorizzazione dell'esperimento. Perché invece non istituire per gli alunni veramente capaci delle classi di collegamento con altre scuole superiori, il che darebbe anche elasticità e dinamicità all'ordinamento scolastico, salvaguardando il sacrosanto diritto di azione.
Se non si concede il diritto di opzione, si dia il diritto delle famiglie degli alunni dei consigli di classe a indirizzare verso il tipo di studio che i genitori e gli insegnanti ritengono più adatti per questi ragazzi. Si coarta la volontà di molti con imposizioni di tipo nazista.
Di conseguenza ritengo anticostituzionale il biennio obbligatorio, cioè ritengo sia stata sorpresa la buona fede del Ministro che, in una intervista concessa alla Stampa di Torino, ha sostenuto il carattere facoltativo dell'esperimento. Il Ministro, se avete il Decreto guardatelo, concede la sperimentazione di corsi-pilota, non concede l'abolizione di corsi tradizionali, cioè l'Istituto magistrale, per geometri, ragionieri, e via dicendo.
A pagina 7 di questo documento di richiesta, si legge: "In particolare si potranno prevedere un numero minimo di due classi sperimentali per ogni tipo di scuola", ma l'espressione "numero minimo" ha senso soltanto se si presuppone un maggior numero di classi, altrimenti più onestamente si sarebbe dovuto scrivere: "si aboliranno tutti i corsi tradizionali".
Il Ministro è al corrente, avete l'esplicita approvazione per abolire, oltre che per sperimentare?
Montesano (P.S.D.I.) - Prima di dare la parola al Consigliere Pedrini, sono obbligato a dare la parola all'altra proponente, che è la Vice Presidente Siggia. La parola alla Vice Presidente Siggia.
Siggia (P.C.I.) - Signor Presidente, sarò brevissima nella prima parte del mio intervento, perché penso che non vi sia collega che ormai non abbia recepito e compreso tutti gli aspetti positivi del nuovo esperimento del biennio unitario della scuola media superiore.
Mi pare inutile ripetere quanto in queste due ultime settimane è stato detto e scritto sull'argomento da persone ben più autorevoli di me in questo settore.
Voglio però sottolineare come quest'anno sia stato compiuto in Valle d'Aosta un primo passo decisivo nella riforma della scuola.
L'attuale Amministrazione regionale pare voglia imboccare con decisione la strada del rinnovamento, della trasformazione delle scritture scolastiche regionali, della realizzazione del diritto allo studio. La strada insomma tracciata dal voto unanime del Consiglio regionale del 2 febbraio scorso con l'ordine del giorno per la riforma della scuola. Infatti, a seguito del precitato decreto 31 luglio del Ministro della Pubblica Istruzione, a giorni inizieranno i corsi del biennio unico nella nostra Regione.
L'istituzione di tale nuova scuola trova noi comunisti completamente favorevoli all'iniziativa, perché essa significa per noi, prima di tutto, scardinare uno dei principali meccanismi di selezione classica della nostra scuola, quello appunto dell'attuale struttura rigida e differenziata della scuola media superiore, che destina i figli della borghesia ai ruoli sociali dominanti attraverso i licei, mentre segrega i figli dei contadini e degli operai attraverso scuole precocemente professionalizzanti come gli Istituti professionali e tecnici, le scuole magistrali, e ruoli sociali subalterni.
Istituire il biennio unico, significa perciò per noi dare vita ad uno strumento fondamentale di realizzazione del diritto allo studio, significa fare una scuola davvero per tutti.
Il biennio unitario, oltre a questo carattere fortemente innovatore sul piano sociale, presenta altri aspetti positivi. Innanzitutto l'Amministrazione regionale si è impegnata ad assicurare la gratuità dei libri di testo, dei trasporti, delle mense, dei posti nei collegi.
L'aspetto però che, pur essendo per il momento sulla carta, può permettere un rinnovamento effettivo della scuola, sta nella possibilità di realizzare una scuola veramente nuova per contenuti, metodi e rapporti con la comunità circostante.
Nel documento che presenta i fini generali e le modalità dell'esperimento sono infatti elencati, tra gli obiettivi generali, la creazione di strutture scolastiche capaci di dare una formazione connessa con i ritmi personali di apprendimento, con la maturazione degli allievi e le esigenze della vita comunitaria, la connessione tra la struttura scolastica e la comunità locale, possibile solo se la struttura è aperta, decentrata, atta a recepire gli stimoli dell'ambiente.
Una scuola, dunque, quasi del tutto nuova, un tentativo di operare nella scuola quelle trasformazioni profonde sulla cui necessità ed urgenza molti ormai sono d'accordo, un'innovazione che si collega nel quadro della riforma della scuola media superiore, ormai alle porte speriamo, e in generale dell'intera struttura scolastica.
L'iniziativa ha comunque ancora dei limiti, anche pericolosi e gravi, che si riferiscono soprattutto al modo come sono portati avanti, alla mancata mobilitazione di larghe forze dentro e fuori la scuola, anche se con ammirevole sforzo l'Assessore, per cercare di smuovere almeno ora l'opinione pubblica, e soprattutto i genitori dei giovani studenti, ha promosso dibattiti e incontri come quello che ieri si è tenuto nella sala del primo piano di questo palazzo. E limite ancora da non dimenticare per la ricerca di migliori, future soluzioni è l'attuale esclusione dall'esperimento dell'Istituto professionale.
Tuttavia, anche questi aspetti negativi devono essere valutati alla luce della grande importanza positiva dell'esperimento, importanza che, va detto con estrema chiarezza, non sta tanto nelle innovazioni tecnico-didattiche, ma nel senso politico dell'iniziativa.
Ed esposta così brevemente la parte emotiva del mio intervento, dovrei ora illustrare al Consiglio le richieste da me formulate nella parte deliberante della mozione. Ma l'argomento mi pare davvero superato da tempo.
Quando avevo presentato la mozione, ero preoccupata che le difficoltà pratiche, inevitabili, che si accompagnavano ad iniziative nuove, coraggiose, che le reazioni negative degli ambienti più retrivi della nostra città, spaventassero l'Assessore e la Giunta, tanto da suggerire loro di confinare il nuovo esperimento ad alcune classi-pilota.
Ma così non è stato. Il prossimo 12 ottobre, in tutta la Valle, prenderà vita la prima classe media unificata. È stato compreso appieno il vero significato innovatore di questa riforma che avrebbe perso ogni senso se limitata ad alcune classi sperimentali, che nulla sarebbe riuscita a modificare nella scuola se vi fosse stata la possibilità nell'ambito della Regione di ricreare o far sopravvivere una differenziazione fra le prime medie. Anzi un tale indirizzo avrebbe permesso di rafforzare il carattere del ... (?) oggi riconosciuto ai ginnasi rispetto agli istituti, trasferendolo raddoppiato nell'ambito di alcune scuole.
E mi avvio così alla conclusione.
Ma non posso sottacere due considerazioni che mi nascono spontanee leggendo la mozione del collega Dr. Maghetti.
Egli chiede che le suddette classi sperimentali non siano coercitive, ma che sussistano classi di collegamento e quarte ginnasiali di tipo tradizionale per rispettare il diritto alla libera scelta.
Il Dr. Maghetti non difende la scuola quale essa oggi è. Non ha il coraggio di chiedere che sia mantenuta una organizzazione scolastica che tutti ormai, indipendentemente dalle ideologie politiche, sono concordi nel ritenere non adeguata ai tempi, insufficiente, deficitaria.
Egli vuol soltanto difendere e salvare la quarta Ginnasio. Tutore degli interessi e dei privilegi di una classe dominante, non può rassegnarsi all'idea che l'istruzione generalizzata per tutte le scuole tolga i figli, ai figli di papà il vanto di frequentare un tipo di scuola creata per loro, a loro misura, per il loro predestinato avvenire.
In sostanza il Dr. Maghetti è d'accordo che non esistano più differenziazioni fra alunni degli istituti professionali magari, fra maestri, geometri, ragionieri oggi; ma salviamo la quarta Ginnasio. Democrazia e maggior livellamento possibile fra tutti gli studenti, sì, ma non si tocchino gli interessi e i privilegi di chi, non si sa per quale designazione di linea, deve frequentare il liceo, deve essere depositario di una istruzione speciale, deve essere il solo predestinato a divenire classe dirigente.
E poi, mi permetta Dr. Maghetti, una seconda considerazione. Lei nasconde il suo tenace attaccamento a posizioni di prestigio di un determinato mondo. Ricordiamoci di rispettare il diritto alla libera scelta. Ma quando è nata la scuola media unica, egli ... più la libera scelta di frequentare la media tradizionale con l'insegnamento del latino, per esempio, come ai nostri tempi? Voglio dire, non può esistere la libertà di pretendere il mantenimento di strutture superate, di esigere il sopravvivere di posizioni individuali quando lo Stato stabilisce e decide che per gli interessi della collettività, per il progresso del mondo, un certo tipo di organizzazione superata deve essere modificata e provvede a modificarla.
E proprio in questo senso è necessario che l'esperimento valdostano, che non è ancora attuabile in campo nazionale soltanto per ragioni pratiche, soprattutto economiche, sia nella nostra Valle esteso a tutto l'ambito regionale ed a tutte le classi.
Mentre mi rallegro di essere oggi in condizione di ritirare la mia mozione, perché superata ampiamente dall'operato dell'Assessore, mi permetto di anticipare al Consiglio la presentazione di un ordine del giorno, che penso e spero possa trovare tutti consenzienti nella votazione unanime.
Pedrini (P.L.I.) - Desidererei, Signor Presidente e Signori Consiglieri, fare un piccolo punto velocissimo sull'argomento.
Prima di tutto io contesto in pieno quello che il Consigliere Siggia ha detto, perché evidentemente non è al corrente allora di un progetto di legge proprio sulla scuola dell'On.le Valitutti che è stato inviato a tutti, forse hanno mancato e ne farò avere una copia all'Avv. Siggia; ma evidentemente non si può dire che noi Liberali siamo in questo campo arretrati, conservatori od altro, quando proprio mi pare che il progetto Valitutti sia stato discusso con tavole rotonde in tutta Italia, nell'ambiente scolastico in modo particolare, con tavole rotonde in alta, media e bassa Italia, diciamo, per fare raduni, va bene, quando proprio in questo argomento noi evidentemente non eccepiamo delle impostazioni del profilo detto dalla Dott.ssa Siggia.
E voglio poi fare un'altra precisazione: non è che noi siamo contro a questo esperimento, tutt'altro. Noi siamo perfettamente d'accordo all'esperimento, perché tutti gli esperimenti, noi Liberali, in qualsiasi campo essi vengano fatti, siamo disposti ad appoggiarli. Appoggiarli però significa appoggiare l'esperimento in sé e non evidentemente con un colpo di spugna cancellare tutto quello che di buono vi era nel passato e che di buono si potrà fare ancora nel futuro. Ed è per questo il motivo della mozione Maghetti che evidentemente dice che non vi deve essere coercizione di coscienza sui genitori, ma lasciare a questi la libertà di vedere come vanno a finire le cose quest'anno, dopo di che si potrà trovare una soluzione e, se effettivamente questo biennio proposto e che si esperimenta darà degli esiti positivi, nulla ci vieta, giunti a questo punto di incassare tutto il resto, noi in testa a dire: sì, siamo perfettamente d'accordo.
Io devo dire al Presidente della Giunta, al Presidente del Consiglio, all'Assessore che noi, se la nostra mozione verrà bocciata, e veramente ci preoccupiamo di questo, ci preoccupiamo non tanto come Partito, non tanto dal lato politico, quanto veramente dal lato della istruzione e dal lato della, diciamo, sotto la questione valdostana, noi preannunciamo già fin d'ora un ricorso al Consiglio di Stato, perché riteniamo che questo non sia possibile.
In caso contrario, noi ripetiamo questa nostra proposta di ricorrere al Consiglio di Stato e staremo a vedere evidentemente l'esperimento di quest'anno.
Devo ancora aggiungere un'altra cosa. Ci sono degli studenti, e questo sia il Presidente della Giunta, che è stato per anni Assessore all'Istruzione, sia l'attuale Assessore all'Istruzione sanno perfettamente che ci sono molti valdostani che in questo momento stanno preparandosi, alcuni si sono già dirottati, altri stanno preparandosi a dirottare su Ivrea e su Torino. Questo mi pare che nessuno lo possa smentire, nemmeno la Dott.ssa Siggia.
Ora, giunti a questo punto, io pongo un'altra domanda: a questi studenti che vanno fuori, la Valle pagherà i libri sì o no? Perché no, ma sono valdostani come tutti gli altri e hanno diritto ... ecco come voi non siete più, come diceva Lei, Dott.ssa, verso tutti gli scolari, ma noi li vogliamo veramente aiutare tutti, indipendentemente dalla loro questione scolastica o meno.
Ma evidentemente voi veramente volete imporre allora volutamente una cosa per degli scopi non scolastici, ma esclusivamente politici, perché più l'abbassamento culturale si avvererà, più voi probabilmente avrete agio di poter fare quello che meglio ritenete. Questa è una valutazione politica che io faccio, così come voi fate le vostre, perché questa è la realtà di fatto.
Ed evidentemente io dico che i valdostani, di fronte alla scuola, sono tutti uguali, studino a Canicattì o studino ad Aosta, e hanno diritto ad avere i libri gratuiti perché questo è un volere di tutta la popolazione valdostana, perché i soldi li tiriamo fuori noi valdostani, non soltanto voi comunisti. Tutti quanti. E quindi come tali hanno diritto anche loro ad avere i libri gratuitamente. Questo sia ben chiaro, che se evidentemente fosse fatta una discriminazione su questo, faremo una campagna in tutta la Valle e, se è necessario, in campo nazionale, in cui diremo come vengono trattati i valdostani: una parte, perché segue una determinata impostazione politica, libri gratis; gli altri, che invece non seguono quella data impostazione, a quelli niente; quelli devono continuare a pagarli. È una cosa veramente che non sto a giudicare con parole più pesanti, perché penso di aver espresso già abbastanza chiaramente il nostro pensiero.
Io sono convinto che il Consiglio a un certo punto mediterà un pochino prima di portare il caos nelle scuole della Valle.
Noi siamo coscienti e responsabili nel dire: noi abbiamo approvato, approviamo l'esperimento. Però, non perché siamo in minoranza, non perché continuiamo ad essere in minoranza, noi riteniamo di dover essere sempre cassati in ogni nostra proposta. Lasciamo pertanto al Consiglio la decisione su questo argomento, che è di primaria importanza per il futuro intellettuale scolastico della Valle d'Aosta.
Caveri (U.V.) - Je voudrais demander au Président de la Junte et à l'Assesseur à l'Instruction Publique un éclaircissement; cet éclaircissement je l'ai déjà demandé hier à un jeune Professeur et j'ai une certaine réponse et alors la même question je sens le devoir de la poser au Président de la Junte et à l'Assesseur à l'Instruction Publique. C'est-à-dire: si un étudiant choisit l'orientation classique, humaniste, dans ses études, pour lui l'enseignement du latin et du grec sont obligatoire ou non?
Je voudrais savoir ce point. Ça on ne l'a jamais dit, au moins je n'ai pas su le lire moi.
Io aspetto che mi rispondano i responsabili.
Lustrissy (D.C.) - Forse voi avete avuto in allegato il documento del Comitato tecnico preposto alla sperimentazione. Nel documento che vi è stato inviato in allegato, è precisato che le ore di insegnamento per i filoni fondamentali che comprendono lettere, per i tre filoni fondamentali, letterario, linguistico, matematico-scientifico e storico-sociale, ci sono 29 ore di insegnamento.
Caveri (U.V.) - ... sono obbligatori o no?
Lustrissy (D.C.) - No, il latino è una scelta opzionale e la scelta verrà fatta da colui che probabilmente intenderà proseguire la sua carriera scolastica negli studi classici. È lasciata facoltà all'allievo, alla famiglia di scegliere la materia opzionale, dandogli un lasso di tempo per decidere.
Caveri (U.V.) - Non sono soddisfatto di questa risposta. Je reprends à dire ce que m'a dit le jeune professeur, qui était beaucoup plus clair dans son explication, c'est-à-dire: j'ai demandé à ce jeune professeur: mais est-ce que l'étudiant qui voudra faire le lycée classique devra apprendre le latin et le grec? Et le jeune professeur avec l'air plus séraphique de ce monde, m'a répondu: mais non, parce qu'il n'existera plus le lycée classique; il y aura la scuola comprensiva, il y aura une école unique et là ce sera comme une fondue, comme une bouillabaisse de toutes les écoles possibles imaginables. La bouillabaisse, il y aura le fricandeau général et il n'y aura plus ni de lycées classiques, ni de lycées scientifiques, ni d'Instituts techniques pour les comptables.
Et alors, et alors une déclaration de ce genre qui au fond coïncide avec la réponse de l'Assesseur à l'Instruction Publique nous préoccupe.
Et je continuerai le fil de ce premier discours plus tard, avant je veux faire une constatation et c'est que l'école italienne, comme d'autre part les écoles de plusieurs autres Etats, n'a fait d'autre que suivre les lignes de la décadence en dernières 30 ou 40 années. Premier motif de décadence: l'institution du Magistero, c'était une première mauvaise décision, parce qu'on a commencé à déclasser les Professeurs de lettres.
Deuxième motif de déclassement et décadence d'école: l'erreur immense de l'école moyenne unique obligatoire. Vis-à-vis d'une déclaration très grave de ce genre, j'imagine déjà les cris de scandale, et alors on dira: mais il faut penser à l'aspect social. L'aspect social on peut le sauvegarder en sauvegardant dans le même temps la qualité de l'école, parce que c'est très bien le nombre des étudiants, et on a bien fait d'élargir le nombre des étudiants. Nous sommes parfaitement d'accord. Mais pour sauvegarder l'aspect social il y aurait un système beaucoup plus simple, c'est-à-dire que l'Etat paye un appointement à l'étudiant au moins à partir d'une certaine classe.
Et voilà, l'aspect social serait déjà sauvegardé, comme a su faire l'église catholique avec l'institution des séminaires: si vous regardez dans les séminaires, il n'y a que les fils des paysans qui vont au séminaire, ou presque. Si vous allez voir ce qu'il arrive en Lombardie dans les séminaires, il n'y a pas les fils des paysans, mais il y a les fils des ouvriers qui entrent dans les séminaires. Donc l'aspect social, à travers, le séminaire on a trouvé le système de la sauvegarder. Dans le séminaire il y aura d'autres aspects qui nous plaisent un peu moins; mais ça c'est une autre paire de manches.
Et alors nous disons: on veut sauvegarder l'aspect social des écoles, on veut, comme disait Mme Siggia, éviter seulement que les fils de la bourgeoisie aillent à l'école, c'est très simple, on paye l'appointement à l'étudiant et quand l'étudiant est méritant, il peut aller en avant tant qu'il veut et l'Etat lui paye un appointement qui lui permet d'étudier, d'arriver à l'université, de prendre la lauréat, de devenir un avocat, un ingénieur, ou un dirigeant industriel. Et alors l'aspect social on peut le sauvegarder très bien sans fracasser l'école, comme on est en train de faire en ce moment.
Alors ce professeur m'a dit qu'on supprimera le lycée classique. On supprimera, alors je pense, aussi les Instituts techniques des comptables et des géomètres, on créera une école unique supérieure et de cette école unique supérieure sortiront des étudiants qui ne sauront faire rien du tout, parce qu'ils ne peuvent pas savoir faire les géomètres, ils ne peuvent pas savoir faire les comptables, actuellement il faut cinq années pour devenir géomètres, il faut cinq années pour devenir comptables, il n'y aura plus la possibilité d'apprendre un métier.
Et alors non seulement on liquidera la culture humaniste, qui est la base de toute culture humaniste, qui est la base de toute culture, mais on saccagera, on ruinera aussi les écoles professionnelles, de manière que nous sommes convaincus de la nécessité d'une spécialisation. Il faut qu'il y ait toujours le lycée classique, qu'il y ait le lycée scientifique et qu'il y ait les deux Instituts à orientation professionnelle.
On dit, on dira: mais alors vous êtes contraires à la réforme. Non, nous ne sommes pas contraires à la réforme, nous sommes favorables à la réforme, mais cependant il faut dans le même temps sauvegarder la qualité de l'enseignement qui n'a pas fait d'autre que des choix en ces dernières 20, 30, 40 années; il y a eu un déclassement des étudiants.
Prenez-vous la peine comme je me suis pris moi la peine de lire les compositions des étudiants et des étudiantes de la deuxième école moyenne: il font des compositions qu'autrefois on faisait en quatrième élémentaire. C'est vraiment l'infantilisme qui domine dans ces compositions; mais ces pauvres enfants, après les désastres de l'école moyenne, ils ne peuvent pas être qu'à un niveau élémentaire. Cela correspond à la quinta, à la sesta d'autrefois. Il n'y a plus rien de l'école moyenne.
J'ai parlé avec un professeur, il m'a dit que de chaque école moyenne à Aoste, au moment de la licence, sortent sur le nombre global, 7 ou 8 étudiants qui peuvent être classifiés bons. Tous les autres sont des insuffisants, ce sont des gens qui ne pourront pas continuer les études et que, si continueront les études, ils les continueront très mal. Et voilà qu'on crée le biennio unico en enlevant, en supprimant la quatrième et la cinquième gymnase, qui permet la préparation au Lycée et voilà qu'on fait une grande salade de manière qu'après le déclassement de l'école moyenne il y aura le déclassement de l'école moyenne supérieure et l'université, quand l'université recevra ces éléments de troisième classe ce sera tout l'enseignement universitaire supérieur qui sera déclassé et on se plaint aujourd'hui de la classe politique qui est insuffisante, certes qu'aujourd'hui la classe politique est insuffisante, certes qu'aujourd'hui la classe politique est insuffisante et vraiment à cause de l'école du passé qu'il faut réformée, mais si on continue de ce pas la classe politique de demain sera inférieure à la classe politique d'aujourd'hui. Du reste, regardez, nous nous apercevons quand parlons avec les jeunes; une société m'a chargé de faire un petit examen à un certain nombre de jeunes filles qui aspiraient à une place. Et j'ai fait faire une dictée en français; j'ai pris la dictée d'une page de l'Abbé Henri, c'était l'écroulement de la Becca France. Alors, il y a une qui a fait un texte meilleur que les autres; mais en fait de culture générale, bien que locale, j'ai demandé à cette jeune fille: mais vous est-ce que vous avez déjà entendu parler de l'histoire de la catastrophe de la Becca France? "Jamais senti predzé de sen-lé". Mais au moins est-ce que vous savez où c'est Becca France? "Na, mé si pa iu l'é Becca France". C'est une jeune fille qui habite à 10 kilomètres de Sarre, dans la haute Vallée. Elle n'avait jamais entendu parler de Becca France, ne sais même pas où existe Becca France. Mais si vous parler avec des jeunes d'arguments de culture générale, y vous tombent les bras, parce qu'ils se donnent des airs de grands pontifes, ils savent tout, ils veulent réformer l'Etat, la société, tout le bazar, mais quand on leur fait des demandes de culture générale, c'est à faire tomber les bras.
Il y a une grande décadence, il y a un déclassement complet. Il faut avoir le courage d'énoncer ces choses et il ne faut pas faire de la surenchère, de démagogie comme on est en train de faire en ce moment.
L'école c'est une chose sérieuse, il faut en parler objectivement, sérieusement, courageusement et quant à l'aspect social il suffit pour l'aspect social donner l'appointement aux étudiants, et voilà, et surtout il faut encourager ceux qui sont les plus méritables.
Quand on parle de plus méritables, on se rappelle de la décoration prussienne au mérite, c'est-à-dire pour le mérite; naturellement, quand on parle de mérite aujourd'hui, on peut être accusé seulement pour ça d'être des conservateurs réactionnaires, parce que on dira: ah, ma questo ha la meritocrazia!
Voilà quels sont les principes que selon nous on devrait suivre.
Les étudiants sortis de l'école supérieure unique qui suivra fatalement au biennio unico, seront des étudiants qui ne sauront rien du tout, on pourra pas comparer sortis de l'école supérieure pas même à ceux qui sortaient de la 5a ginnasio d'une fois.
Nous allons vers une parfaite décadence et quand on parle de "tempo pieno" il y aurait aussi beaucoup de choses à dire, mais je ne veux pas en parler pour ne pas m'éloigner trop de l'argument.
Mais, regardez, cette réforme ou l'on finira à créer une école où l'on n'enseignera plus rien, ou pour le moins on enseignera très mal; cette école on l'avait déjà prévue dans un chef d'œuvre de la littérature italienne, un livre d'or, "Le avventure di Pinocchio", parce que Pinocchio à un certain moment dit: "vado ad abitare in un paese che è il più bel paese di questo mondo, una vera cuccagna - Dove vuoi trovare un paese più salubre per noi altri ragazzi? Lì non vi sono maestri, non vi sono libri, in quel benedetto paese non si studia mai; il giovedì non si fa scuola, ogni settimana è composta di 6 giovedì e di una domenica. Figurati che le vacanze d'autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono con l'ultimo dicembre. Ecco un paese come piace veramente a me, ecco dovrebbero essere i paesi veramente civili".
Et puis on dit: "Dunque addio, e salutami tanto le scuole ginnasiali e anche quelle liceali se le incontri per la strada".
Et alors c'est vraiment là qu'on veut arriver: addio alle scuole ginnasiali, addio alle scuole liceali, qui étaient celles qui formaient les hommes de culture.
On dit: mais il ne faut pas que ce soit seulement les fils de la bourgeoisie qui vont au Lycée classique, au Lycée scientifique. Très bien, et alors donnons un appointement à tous les étudiants; et les fils des ouvriers, les fils des paysans iront au lycée classique.
On dit que l'école classique est une école réactionnaire; vous savez qu'en Angleterre, comme d'ailleurs dans la Russie Soviétique il y a l'école sélective, parce qu'en Russie il y a l'école sélective, comme en Angleterre. Et l'école sélective de l'Angleterre fait en manière qu'il y a, le 30% de ceux qui ont un doctorat sont des fils d'ouvriers et dans tout l'occident il n'y a pas un pays où il y a un pourcentage si élevé et d'autres pays qui ont cru de faire l'école progressiste, plus progressiste comme l'Italie a le pourcentage des fils d'ouvriers bien plus bas. Voilà ceci est encore la prova del nove de ce que nous disons.
Voilà, moi je crois d'avoir terminé. S'il y aura quelque chose à ajouter, je prendrai encore la parole, mais je ne le crois pas parce que j'ai senti le besoin de dire ce que vraiment nous pensons et, je répète, ce n'est pas une position conservatrice, ce n'est pas une position réactionnaire, nous sommes pour les réformes, nous sommes pour la socialité dans l'école, mais il y a les instruments financiers pour cela.
Et du reste même dans le vieux royaume de Sardaigne il y avait le collegio delle Province qui permettait aux plus méritants même pauvres d'étudier. Il s'agit évidemment d'élargir ces initiatives qui sont trop vieilles aujourd'hui, nous pouvons très bien faire en manière que tous les étudiants de toutes les classes aillent en avant dans leurs études, jusqu'à la seizième, jusqu'à la dix-huitième, jusqu'à la vingtième année.
Il y a cette possibilité, mais nous devons sauvegarder la spécialisation et la qualité de l'école, parce qu'autrement se sera un cafardon complet et d'ici quelques années on touchera avec doigts les conséquences des réformes qui ont été trop précipitées, et qui n'ont pas été préparées avec la pondération voulue; nous avons lu sur le journal certaines décisions qu'à jusqu'au Conseil régional ni dans les préconciliaires ou en d'autres réunions on n'avait jamais parlé de cette question.
Et alors, comment on peut embarquer des réformes de ce genre sans aucune préparation, sans aucune étude approfondie, sans aucune pondération. Nous voulons les réformes, mais les réformes il faut les étudier comme il faut, avec le temps voulu et avec la pondération et avec la connaissance voulues.
Tonino (P.S.I.U.P.) - Io non voglio entrare nel merito del problema così tanto appassionato, il quale penso che ci farà andare via di nuovo alle due del pomeriggio. Devo però riconoscere di essere stato un ingenuo.
Non ho letto prima il contenuto della mozione del Consigliere Maghetti, per cui ritenevo che tale mozione grosso modo volesse dire quello che dice in altre parole la mozione Siggia.
Ho sentito invece dalla relazione Maghetti tutto un altro discorso. Il Consigliere Maghetti ha parlato addirittura di esperimento dittatoriale nazista.
Ora, io non voglio difendere l'operato di questa Giunta, tant'è che alla sua costituzione ho votato contro. Però mi consenta, Consigliere Maghetti, parlare di un esperimento dittatoriale nazista non solo può offendere l'Assessore alla Pubblica Istruzione, ma addirittura ritengo un'offesa a tutto il Consiglio.
È pur vero che il nazismo qua e là cerca di sopravvivere; ma stia tranquillo, Consigliere Maghetti, che il nazismo è stato sconfitto a suo tempo e anche se ci sono alcune forze politiche che cercano di lievitarlo, essi non potranno ormai fermare la marcia della classe operaia, che ha già pagato e condannato una volta per sempre una forma politica che ha seminato il terrore nella nostra nazione e nella nostra Valle.
Quindi ritengo doveroso doverle dire, Consigliere Maghetti, che alcune parole da lei pronunciate non possono essere accettate da questo Consiglio. Ripeto, non dico questo per difendere l'operato della Giunta, dell'Assessore alla Pubblica Istruzione, ma lasciamo che quei benedetti nazisti si spacchino loro il cappello da soli, insomma, per sopravvivere.
Savioz (P.C.I.) - Qualche anno fa io ebbi occasione di occuparmi di un problema che è stato sollevato un momento fa dal Consigliere Pedrini. Forse Pedrini lo inquadra in questa nuova situazione che viene a determinarsi in seguito a queste modifiche che vengono apportate all'ordinamento scolastico della Valle d'Aosta.
Però, ritengo di dire che in seguito a questa mia preoccupazione di allora, mi sono fatto dare dei dati e interrogato delle persone e ho avuto anche un risultato nei concorsi della Regione, concorsi a cui partecipo da circa 20 anni, quindi ne ho avuto del tempo di vedere certe cose.
Ebbene, le dirò che una buona parte, non dico tutti, ma una buona parte di coloro che vanno a studiare fuori dalla Valle, vanno fuori dalla Valle con il preciso scopo di non studiare la lingua francese. Le potrei fare dei nomi ... ma io le voglio parlare anche un po' del passato e quindi è necessario che vediamo anche questo.
Perché, quando poi succede che questi studenti si presentano agli esami della Regione, ai concorsi dell'Amministrazione regionale, succede come è successo nell'ultima stornata dei geometri, dove più del 50% venne escluso, perché non conoscevano la lingua francese, e una buona parte di questi venivano proprio da quegli istituti fuori dalla Valle. Vi è stato anche un altro aspetto - (voce di Pedrini) - comunque per la Valle d'Aosta lei sa meglio di me che è indispensabile conoscere la lingua francese, che su questo siamo stati molto rigidi, però c'è una buona parte di questa gente che è andata perché non vuole studiare la lingua francese.
Questo l'ho appurato. E va bene, ascolterò, è un problema che va porsi e si pone. Ora non vorrei che la comodità anche di andare fuori Valle come è stato visto per determinati elementi, siccome sappiamo che in certi istituti è più facile avere le promozioni, ... succederà ... (voce di Maghetti) ... io le dirò che per esempio c'è stato qualcuno che ha anche parlato alla televisione e ci sono stati esperimenti in quel di Milano che hanno dato delle ottime e positive reazioni.
Maghetti (P.L.I.) - ... in via privata è un esperimento fallito, pur condotto a buon livello.
Savioz (P.C.I.) - Ci sono anche delle altre relazioni che dicono il contrario di quello che lei dice, Dr. Maghetti. Però, a un certo momento, io dico bisogna pure avere il coraggio di cominciare a fare qualche cosa. Tutti vi lamentate, siete tutti d'accordo nel dire che la scuola così come è non va; si propone di fare qualche cosa e allora trac; allora secondo voi, non si dovrebbe fare più niente. Facciamolo questo esperimento, vediamo che cosa può risultare; se poi sarà così catastrofico, come dite voi, e allora si rivedrà di prendere i provvedimenti necessari.
... Ma no, per quanto concerne la classe politica italiana e quella valdostana, anche con tutte le vostre scuole fatte così come le volete voi, assistiamo a delle cose che sono terribili, benchè escano da quelle scuole, già con una preparazione, secondo voi, superiore, ecc. ecc.. State tranquilli, la classe politica si forma non soltanto nei banchi della scuola; ci sono degli ottimi politici che i banchi della scuola purtroppo li hanno visti ben poco ... (voci). E allora!
Maghetti (P.L.I.) - Perché noi abbiamo detto: accanto ai corsi sperimentali ...i corsi tradizionali.
Fosson (Vice Presidente) - Consigliere Maghetti, dopo avrà la parola, a suo turno ribatterà.
Savioz (P.C.I.) - Un esempio no? Io sono stato zitto, ho ascoltato pazientemente tutto quello che lei ha detto; lei mi ha interrotto per almeno 20 volte. E lei viene da una di quelle scuole.
Fosson (Vice Presidente) - Finito Consigliere Savioz? La parola al Consigliere Andrione.
Andrione (U.V.) - Si d'un côté on ne peut pas nier que la crise de l'école a atteint un niveau que nous a conduit à demander des réformes et sur ce point je crois que tout le monde est d'accord, de l'autre côté nous sommes perplexes devant ce projet, vraiment parce que nous croyons qu'un réformisme mal compris risque d'empirer la situation, risque de créer des dégâts très graves à certaines générations et en général à l'école.
Je dirai qu'en Italie, depuis quelque temps, quand on parle de l'école c'est un certain esprit d'américanisme mal compris qui triomphe, de façon que sans connaître la réalité de l'école américaine, qui est une école commerciale, où les titres n'ont pas d'Etat et un titre pris à la New Cambridge School dans la cité de Harvard a une valeur énormément supérieure à un titre pris dans une autre université et par conséquent il y a une sélection qui est faite par la vie et par les écoles elles-mêmes, nous voulons faire un titre unique, c'est-à-dire déplacer à un âge supérieur le certificat d'étude qu'autrefois on donnait en cinquième ... (?).
Quel est le danger de ceci? Que des douze à 18 ans, les enfants, les jeunes hommes ont besoin d'une école difficile et formatrice; ont besoin de se trouver devant à des problèmes intellectuels et culturels qui soient à même de les former.
Si au contraire on leur donne du blanc-manger, insipide, simplement pour qu'ils arrivent au moment donné à avoir une forme de maturité, de baccalauréat, un papier en poche, nous assistons au phénomène actuel des chômeurs continuels qui sortent des écoles valdôtaines, parce qu'ils ont un titre d'étude et ils sont destinés à devenir des gratte-papier, mais il n'y a pas des places pour employer tous les comptables, tous les géomètres qui chaque jour sortent de nos écoles.
Qu'est-ce qu'il arrive? Il arrive une perte de prestige totale du titre d'étude de façon que le titre n'a plus aucune signification. Non seulement, on n'a pas donné une formation, mais on a créé une classe uniforme des gens qui ne trouvent pas une place dans la société.
Le grave danger d'une réforme de ce genre, qui abolirait, et là je reconnais que ce que Madame Siggia a dit - dans cela il y a quelque chose de juste - le lycée classique était une école de classe, c'est vrai, mais le prestige du lycée classique venait aussi du fait que c'était une école difficile et bien faite, tant il est vrai que, par exemple, dans les universités le titre du polytechnique de Milan ou de Turin a un certain prestige, même si c'est des études tout-à-fait différentes, parce que c'est une école difficile, parce que celui qui a fait cette école a dû lutter, a dû travailler. Et ici, au contraire, on va vers une école qui est simplement la médiation de l'effort pris à cet âge.
Là-dessus nous voyons le plus grave danger; le vrai danger d'une école de classe, c'est-à-dire une forte poussée dans l'école privée. Ce qui arrive dans tous les pays où l'école d'Etat n'est pas à même de former les gens, c'est que se créent des écoles privées où la formation est donnée d'une façon sérieuse, c'est-à-dire, pour parler très simplement, en Italie il y aura un tas d'ordres religieux, à partir des jésuites, des dominicains et autres choses, qui formeront, feront des écoles bien faites où les enfants de cette fameuse bourgeoisie qu'on voudrait mettre dans une école d'un certain type uniforme, iront se former pour avoir après plus facile de faire l'université et autres études de culture supérieure.
C'est-à-dire, on fait une réforme pour arriver, en pratique, à un résultat contraire et buts qui sont déclarés au départs.
Quel est le danger de cette école, de cette réforme? Non pas la réforme elle-même, mais le fait qu'on ne veuille pas comprendre que l'école doit être difficile et formative. Et si l'on prend dans les nations modernes les exemples de l'Union Soviétique, du Japon, de l'Allemagne, certaines réussites commerciales, certaines réussites techniques sont dues vraiment au grand nombre d'écoles, à la diversification de l'école, à la possibilité d'un jeune-homme de 18 ans d'avoir eu des écoles qui donnent un titre ... d'entrer dans une usine directement.
Nous avons assisté dernièrement à une annonce sur le Corriere della Sera, qui demandait à embaucher, une usine de Milan demandait à embaucher des architectes, précisément "laureati prima del 1967". Voilà.
Nous sommes arrivés à un point où le titre d'étude qui devrait être égal pour tout le monde, ne sert plus à rien, parce que finalement ce titre d'étude ne donne pas une garantie à qui doit embaucher des jeunes hommes, que ces jeunes hommes ont fait effectivement quelque chose.
Et bien, mâchez les préoccupations, et celles-ci, parce que bien que je comprends les raisons de Monsieur Caveri en défense du latin et du grec, je crois qu'il est encore démontré que l'étude de Dostoïevski ou celle de Goethe soit moins formatrice que celle de Pindare ou le Lutèce. Cependant le programme de l'école doit être un programme qui sert aux jeunes hommes à se faire les os, à se former, à comprendre quelque chose.
Jusqu'à ce que nous ferons simplement des réformes qui consistent à abolir les difficultés dans l'école, nous risquons de faire le mal des jeunes gens et le nôtre aussi.
Bordon (D.C.) - J'aurais bien voulu que entre l'intervention de Monsieur Andrione et la mienne y soit été une autre intervention. En tous les cas, je veux lire les notes que j'ai prises ici et je continuerai en italien parce que les notes je les ai prises en italien.
Avant tout je voudrais vous dire que je suis vraiment preoccupato di prendere la parola su questo argomento, perché certamente il mio intervento non avrà il livello di preparazione tecnica e così appassionata come io ho sentito fare qui dentro prima dall'Avvocato Caveri e adesso da Andrione, perché, nel modo più assoluto, lo riconosco, le mie capacità, specialmente in questo settore, sono molto più modeste, ma questo intervento si basa su di un qualche cosa che rode qui dentro la coscienza e che non può fare a meno di venir fuori per un problema di questa importanza.
Ora, sembrerà strano, ma qui dentro tutto le volte che abbiamo un dibattito di una certa importanza, non si riescono a trovare le vie di mezzo. E le vie di mezzo consistono in questo: si tratta di una riforma, abbiamo sentito con molta attenzione la relazione della Dott.ssa Siggia, in parte condivisa, in parte no, però è ingiusto che se noi qui dentro, dopo aver sentito la relazione della Dott.ssa Siggia e dopo aver sentito la relazione dell'Avv. Caveri, se uno qui dentro viene per fare della saggia amministrazione e non della politica, indubbiamente deve riconoscere che l'impostazione che ha dato l'Avv. Caveri a questo problema, come hanno dato altri predecessori suoi, è indiscutibile e fondato nel modo più assoluto e documentato; quindi io non posso che guastare quello che avrebbe detto così bene l'Avv. Caveri, per cui cercherò di superare certi appunti che io avevo preso qui e di continuare su altri binari.
E allora, dirò innanzitutto che qui dentro, tutte le volte che abbiamo un problema di fondo e di grossa importanza, noi ci sentiamo, qualora non fossimo concordi in tutto o anche solo in parte, ci sentiamo forse accusati di avere la mentalità retriva, perché questo noi l'abbiamo sentito dire.
Ora, io non penso che questo sia così facile come giudizio espresso da uno qualunque qui dentro, perché in politica e specialmente in sala consiliare dibattiti ne abbiamo sentiti, dei giudizi più o meno sballati e questo potrebbe anche esserne uno. Ma io dovrei innanzitutto puntualizzare una cosa: ce lo siamo sentiti dire da tutti e tutti condividiamo questo punto di vista, che nel modo più assoluto siamo tutti d'accordo per una riforma della scuola.
Su questo chiunque possa intervenire, possa esprimere dei giudizi, deve cominciare a sentirsi questo punto di partenza. Tutti d'accordo per una riforma della scuola. Però, noi, arrivati a un certo momento, ci dobbiamo pur anche dire: ma per arrivare a una riforma della scuola, io ritengo che il Consiglio regionale debba essere informato per questa riforma; perché arrivati a un certo momento, in coscienza, al di fuori delle beghe e dalla demagogia politica, ma soltanto come un'impostazione di amministratore, e vorrei chiamare impostazione di coscienza, io penso che a un certo momento chi deve decidere qualcosa debba effettivamente essere a conoscenza del problema.
Perché, se noi partiamo già dal principio che tutta la scuola passata, io condivido quello che ha detto la Signora Siggia, ma noi vogliamo la scuola aperta a tutti, noi vogliamo, e l'ha detto l'Avv. Caveri, che la scuola sia gratuita a tutti, specialmente quelli che se lo meritano, io credo che in questi paesi ben conosciuti qui si acceda alle università addirittura quasi per concorso. Cioè, quando uno, arrivato a un certo momento, ha dimostrato di saperci fare di andare avanti, ebbene quello lì ha da avere delle fonti d'oro per andare avanti, deve essere pagato e coccolato perché vuol dire curarsi dei cervelli che in una nazione possono avere importanza.
Ma quando noi diciamo a un certo momento, siamo favorevoli a che tutto questo avvenga, non lo diciamo per dirlo qui dentro, lo diciamo perché lo sentiamo, e quando ci sentiamo dire per esempio che questa scuola, come l'abbiamo avuta fino ad oggi, è una sporca scuola - non è questa la parola, la dico io - perché ha soltanto permesso alla borghesia più o meno lurida di mandare avanti i suoi figli, più o meno in gamba, ma Signori mi sembra che si stia esagerando qui dentro. Perché se noi ci guardiamo qui intorno, e allora incominciamo dai banchi del governo, incominciamo da quello dei funzionari, dai vostri banchi, ma tutti noi che abbiamo potuto avere o un diploma di perito o di medico o di avvocato o di insegnante o di ragioniere o di geometra, ma noi siamo proprio andati avanti perché facciamo parte di quella sporca borghesia. Ma io rifiuto questo, perché credo che non so chi sia l'Avv. Andrione, l'Avv. Caveri, la Dott.ssa Siggia, il Consigliere Germano, insegnante elementare, il Bordon ragioniere, il Dolchi ragioniere, io non credo che sia solo perché facevamo parte di una borghesia che ci siamo riusciti e tutti gli altri no. Io protesto su questa impostazione, perché ... come dici Savioz? No, Savioz, lasciatelo interrompere, perché l'ho interrotto io prima, quindi poi con Savioz abbiamo dei rapporti particolari; ma Savioz, era proibito, ma allora ha ragione l'Avv. Caveri quando dice che tutt'al più si tratta di questione di finanze e che tu ci sapevi fare - e adesso dovrei farti un complimento, mi pesa un po', ma lo faccio perché sei tu - come hai dimostrato di saperci fare, perché tu sei venuto fuori, parlavi di uomo politico. Ma tu hai fatto bene il politico, tu sei stato un autodidatta, ma che tu debba venire a incolpare tutti noi perché facciamo parte della borghesia, per criticare tutto quello che è stato fatto, qui non puoi più essere d'accordo se sei quel galantuomo che sei.
Quindi arrivati a questo punto, questo concetto io lo rifiuto, lo respingo come lo dobbiamo respingere tutti. Il concetto è un altro; noi qui dentro dobbiamo vedere di dare la possibilità a tutti gli alunni in Italia, in Valle d'Aosta, a tutti quanti quelli che meritano di poter andare avanti. Questo è il primo giudizio che io mi sono permesso di esprimere, perché protesto su questa discriminazione che può esserci anche ed è dovuta proprio al fatto che una famiglia non è in condizione di poter spendere; siamo d'accordo. E allora ecco l'intervento finanziario di cui ha parlato l'Avv. Caveri e che io mi ero segnato perché veramente ne abbiamo già discusso anche qui.
Arrivati a questo punto, ho detto prima che sarebbe stato un intervento a un livello più modesto, ma è anche un livello di protesta, consentitemi questo. E qui la protesta la rivolgo alla Giunta, la rivolgo al Presidente della Giunta e all'Assessore alla Pubblica Istruzione, perché, arrivati a un certo momento, per venire qui a esprimere un giudizio su questa riforma, che noi riteniamo sia una cosa saggia, riformare, ma non riformare in questo modo; però per essere convinti se noi eravamo sulla strada sbagliata, a me pare che noi avremmo dovuto discutere di questo problema.
Il fatto solo che qui dentro sentiamo il Maghetti, il Consigliere Maghetti che chiede delucidazioni, sentiamo l'Avv. Caveri che anche lui chiede domande. Io poi dovrei chiedervi tutto, perché io non so dove noi abbiamo discusso di questo problema, per cui noi oggi qui dentro siamo per discutere non quasi la mozione del Maghetti, ma noi qui siamo per approvare o no il biennio unico, si direbbe, invece non è, perché ormai è deciso: Signori buona notte al secchio, arrivederci e grazie.
Perché io vi dico questo? Perché la storia del biennio unico noi l'abbiamo letto attraverso i giornali prima di ricevere il malloppo che ci avete mandato qui. L'abbiamo letto sulla Gazzetta del Popolo "Scuola di domani", "Esperimento pilota", dove giustamente ci sono delle varie idee. C'è l'idea di qualcheduno che è favorevole e io penso che fino a prova contraria ci siano anche delle idee di qualcheduno che non è favorevole. Ed era compito di quelli che erano favorevoli per convincere quelli che non lo erano.
Ma il bello è questo, che dopo abbiamo ricevuto quel malloppo, lo abbiamo letto, ha creato tantissime perplessità, io non sono qui per difendere né il liceo né il ginnasio, perché in terza ginnasio sono stato bocciato di latino e me ne sono andato in altri studi commerciali, quindi non è che goda le mie simpatie. Però la verità è questa; che noi a un certo momento, invece di discutere o in pre-consiliare o in altra sede questo problema, per essere convinti da voi che siete i propugnatori di questa idea, noi non lo abbiamo saputo. E a un certo momento, dopo abbiamo letto addirittura su un altro giornale che il biennio nelle scuole superiori della Valle era "un acte de foi". Accidenti, ma io gli atti di fede, prima di farli, li faccio in altro settore, non li faccio su questo settore. Questo settore non si può fare un atto di fede, che mi si dica: abbia fiducia, come diceva Savioz prima; tanto poi se non riuscirà vedremo quello che ne viene fuori.
Ma questo vorrei vedere se ci fossero i suoi figlioli lì dentro, che cosa ne direbbe. Quindi, non si poteva assolutamente venire qui con la coscienza tranquilla, tanto più che poi ci siamo trovati un precedente allegato nel quale ci si dice: Signori, 75.000 lire di più ai professori, siamo d'accordo con i Sindacati; mi sembra che sia una cifra anche onesta, non c'è niente da dire, perché hanno più ore di insegnamento; ma è altrettanto vero che il Consiglio è stato chiamato in causa soltanto per votare il bilancio con 30 o 33 milioni, adesso non mi ricordo di più, ma io credevo che il nostro compito qui non fosse solo quello della spesa.
Il nostro compito, come amministratori regionali come eletti dal popolo, era quello di venire e vedere questo problema, prima di mandarlo avanti, doveva essere ... per portare avanti, condurre, modificare, questo era il discorso che io ritenevo di fare.
E invece noi ci siamo presentati qui e abbiamo detto: benissimo, io mi sono astenuto sulla votazione del bilancio non perché fossi contrario, perché fino a prova contraria per quanto si provenga dalla borghesia, chi aumenta le ore di insegnamento è giusto che sia retribuito. Ma è altrettanto vero che prima di arrivare a questo stanziamento si doveva venire in aula e dirci: Signori, noi vogliamo fare questa prova; è d'accordo il Consiglio regionale? Salvo che questo non sia competenza del Consiglio regionale, e allora mi inchino, ma mi inchino contestando, perché non è questo il principio, perché io, se devo solo venire qui per approvare 100 o due o tre o quattro milioni di lavori pubblici e non posso mettere il mio giudizio in una riforma così importante, e allora io me ne sto a casa perché rubo le 80.000 lire che da Consigliere porto via qui mensilmente e voi i vostri da Assessori e Presidenti.
Quindi, su questo punto, c'è la protesta che è giusta, non me la potete negare, perché il Consiglio non è stato informato di niente, il Consiglio è andato avanti, la Giunta, ignorando tutto, la Giunta ha portato avanti questo problema, ha sentito le categorie degli insegnanti, tutto quello che volete, ma noi siamo stati ignorati in pieno.
Però con questo, vi abbiamo detto prima, noi non siamo e lo ripeterò almeno due o tre volte, non siamo contrari alle riforme. Però vogliamo che le riforme siano studiate. Non vengano portate avanti a spron battuto, come giustamente ha detto anche il Consigliere Andrione; noi non vogliamo che a un certo momento si veda venire avanti un provvedimento di questa importanza, ci si metta di fronte al fatto compiuto e si continui su questa strada.
Quindi, questo era il primo punto del discorso. Quindi protestavano per questo.
Quando poi volessimo entrare in merito, e si capisce che qui il problema è già stato dibattuto prima.
Come uomo della strada, arriviamo qui dentro e vediamo che da adesso in poi, e io mi auguro che vada tutto bene perché non ho nessun motivo di pensare che vada male, non lo so perché dovrei averne, abbiamo motivi perché così potremmo socializzare di più questa scuola, la potremmo aprire a tutti quanti, in più abbiamo il dovere e l'obbligo di essere contenti che vada a buon fine perché i soldi della Regione saranno almeno stati spesi bene, ma però certe domande ce le poniamo.
E le domande sono queste, sono già state dette prima, quindi la scuola obbligatoria andrà fino a 16 anni, da 14 a 16, perché fino a 16 anni ci dovrebbero andare. L'Assessore mi fa forse dei segni di diniego, ma l'Assessore è maestro in materia, io non lo sono. Io ho capito che fino a 16 anni adesso con questo è obbligatorio, ma più che l'Assessore, che non mi preoccupa tanto, mi preoccupano i giornali che dicono: questo è il principio per portare la scuola obbligatoria fino a 16 anni.
Ma non è neanche questo che mi preoccupa molto. La preoccupazione è quella che purtroppo è già stata illustrata molto bene da Andrione, ma noi ci dobbiamo pur porre di fronte a questo problema; il ragazzo che ha incominciato a studiare a 6 anni, ha studiato dieci anni per arrivare a 16 e alle porte di diventare ormai geometra o ragioniere, perché io penso che avrà ancora altri tre anni da fare, o due anni, non so quanti sono, ma ha ragione Andrione quando dice che noi avremo forse un sacco di diplomati, per esempio, che non potremo collocare, perché il mercato non assorbe questa manodopera qui.
Ma scusa, adesso, noi tanto per cominciare, quando cominciamo il quattordicesimo anno per prima cosa è diverso, perché noi con questo dobbiamo arrivare al sedicesimo, ma anche se questo fosse la preoccupazione nostra è questa: noi avremmo voluto che il dibattito avvenisse qui, che tu per esempio Presidente della Giunta, che con tanta semplicità, hai fatto e adesso, ma tu forse riuscivi a convincere me come tanti altri, e sarebbe stato cosa saggia. Ma invece, noi oggi qui, lo ripeto per la seconda volta, noi non stiamo mica discutendo di quello che può essere il biennio; ormai il biennio è varato, che piaccia o non piaccia ai Consiglieri regionali, questo è fatto, arrivederci e grazie.
Ma questa è l'impostazione che c'è qui, solo che noi non ci stiamo a questo punto di vista, perché, per esempio, quando entrassimo in merito, mi diceva qualche tecnico, l'Avv. Caveri, diceva: io ho parlato con un maestro di scuola, c'era un altro maestro di scuola che forse potrebbe dire molto di più di quello che dico io tecnicamente, che se non sbaglia mi parlava di 44 professori che sono necessari per questo. Quindi devono andare a fare un corso, sono andati a farlo questo corso. Sono tutti occupati i posti necessari per questo. La verità è un'altra.
Io non so perché sia venuta fuori questa urgenza assoluta di doverlo fare quest'anno e in questo modo, senza un dibattito, senza niente. Perché ci sono ..., io non faccio parte della Commissione per l'Istruzione Pubblica, ma io non so, allora rimprovererei il mio capo gruppo che fa parte di questa Commissione, di non averci illustrato abbastanza la situazione e di averci costretti a presentarci in aula così ignoranti come lo siamo in materia.
Quindi, io, oggi come oggi, qui dentro ... ecco, bravo, almeno io pensavo che la Commissione, sarebbe venuto il membro della Commissione che ci avrebbe detto: abbiamo discusso questo per due ore, tre ore, dieci minuti; io non so che cosa avete discusso. Ma a noi non risulta; e mi sono informato con tutti i miei colleghi, prima, sia ben chiaro. Ma poi ho sentito anche attraverso la parola del Consigliere Caveri che neanche nelle Commissioni è stato fatto.
Quindi ... (voce) ...ecco, tu sei arrivato con l'ultimo treno, ma va bene lo stesso. Difatti io volevo chiedere: attuata ad Aosta un'idea nata due anni fa. Ma io mi domando per esempio chi ha richiesto al Ministero questa autorizzazione ... No Signore, la Giunta Bordon non può aver richiesto questo, perché se l'ha firmata l'Assessore con la sua firma, ma immaginati se in una Giunta, e io chiedo al Segretario generale di produrre gli atti, se ci fosse stato un solo documento, perché per una cosa di questa importanza si va in Giunta e tu ritieni che non venga verbalizzato per un cambio di questa importanza? Allora, io ti dico; stai tranquillo Dolchi, che questo in Giunta non è stato fatto e non è stato verbalizzato nel modo più assoluto. E noi ignoravamo forse anche la lettera richiesta al Ministero, anche questo.
Ma non entro io in questa discussione. Io vi dico che qualsiasi Giunta, se lo avesse discusso e avesse preso d'atto, se io fossi stato presente lo sapevo, e non lo so. Ma non solo io, non lo sanno molti altri, che dormivano allora in Giunta, incominciando dai Mappelli, incominciando dai Manganone.
Ma questo non ha importanza. L'importanza è un'altra; anche se l'avessimo detto, ma con l'autorizzazione del Ministero, ma non doveva essere discusso in Consiglio questo problema? È così che tu rispetti l'autorità del Consiglio? È in questo modo che tu porti avanti i problemi di una certa importanza? ... (voce) ... ma lo sappiamo, siamo qui per questo, perché grazie a Dio la nostra democrazia ce lo permette, per adesso e ancora per qualche tempo ... (voce di Germano) ...ma d'accordo, l'abbiamo discusso sulla discussione, ma non doveva venire portato in Consiglio questo? E doveva essere varato in questo modo? Ah, io penso che siamo in tanti a dire di no qui dentro, perché un ordine del giorno votato qui dentro, anche se tu lo devi portare avanti, ti avrà pur detto qual era il modo di questa riforma.
Questo è il discorso. Difatti era tanto detto sull'ordine del giorno della riforma che qui dentro nessuno la conosceva, salvo forse qualcheduno dei banchi vostri.
Adesso, ragazzino, lasciami andare avanti, perché non mi lasci lavorare e mi fai perdere il discorso. Quindi tu stai bravo, pazienta e vai avanti, sopportaci, perché per adesso tu qui dentro il dittatore non lo fai ancora e quindi stai bravo.
Allora, arrivati a questo punto, faccio grazia, cioè per Germano continuerei ancora per insegnargli a non interrompere, ma visto che gli altri incominceranno certamente ad essere scocciati, allora dirò soltanto che noi siamo qui dentro purtroppo e non più per decidere il biennio unico o non unico, quello che è, noi qui dentro in questo momento siamo per esaminare se c'è la possibilità di dare, se c'è la condizione di dare la possibilità ai genitori di scegliere il ramo che vogliono. Questo è il problema, perché tutto quello che abbiamo detto non è stato niente altro che il votare il sacco pieno di amarezza per quello che non abbiamo potuto dire prima.
Quindi noi oggi qui abbiamo sottomano questa mozione, tutto quello che può venire detto in aggiunta è tutto sperato, ma il problema è questo: noi abbiamo dei genitori che hanno i figli che si trovano in queste condizioni, genitori che forse anche a torto, io mi augurerei Maghetti che voi foste a torto in questo timore, io mi auguro che questo esperimento dia degli ottimi risultati, l'ho detto prima e lo ripeto adesso, l'avete detto voi, però io penso che alla testa di ognuno, di ogni parente con la patria potestà, come l'hai chiamata tu, sia concesso di decidere delle sorti del proprio figliolo. E allora almeno questa possibilità di dire: diamo, visto che le cose sono fatte, io non sono contento per il biennio unico, quindi non lo mando lì, ma voglio mandarlo in un'altra scuola.
Il modo, anche qui, non sarà cosa facile, io non sono competente e grazie a Dio non sono né Presidente di Giunta né Assessore all'Istruzione Pubblica, se la sbroglino loro questo.
Naturalmente ho finito e ho finito dicendo che questa mozione in linea di massima verrà ancora dibattuta, ma io ritengo che dopo tutto quello che abbiamo sentito attraverso un po' il parere non dei politici, degli amministratori, come da Caveri, da tutti quelli che sono intervenuti, noi rispettiamo tutte le idee, perché tutte le idee sono opinabili, rispettiamo anche quella della Signora Siggia. Mi sono segnato un appunto, nella relazione della Signora Siggia c'è qualche cosa di giusto, ma è ovvio: quando la Signora Siggia mi viene a parlare che ci battiamo per dare istruzione a tutti, nel modo più ampio possibile, ma sono tutti d'accordo, mica solo merito suo; d'altronde io penso che faccio io parte della borghesia come ne faceva parte lei, io non so che cosa dire.
Quindi queste mentalità diverse si vogliono attribuire agli uni e agli altri per seguire una moda che è più o meno moda. Però la verità è questa: che noi siamo favorevoli alle riforme, l'avremmo voluta ponderare di più per poterla studiare meglio e dire con maggior tranquillità quello che pensavamo. Però, visto che questo è varato, che si tratta di studiare una mozione, questa mozione dovrà essere esaminata con molta attenzione; almeno questo, per cui almeno non sarà da dare di nuovo lo spunto all'amico Tonino, che è intervenuto sul nazismo, quindi fa attenzione Maghetti quando parli, ma, cambiando parola, di mettere in condizione un padre di famiglia di non dover subire un'imposizione, perché non mi sembra giusto.
Maghetti (P.L.I.) - Solo un piccolo chiarimento. Mi spiace di dover riecheggiare quanto già altri hanno detto. Quindi me la sbrigherò in pochissimo tempo.
Alla Signora Siggia, siccome tutto questo provvedimento era stato preparato alla chetichella, quando la maggior parte dei presidi e degli insegnanti erano in vacanza, nel mese di agosto, appena mi è arrivata alle orecchie questa razza di bomba che stava per scoppiare, mi sono affrettata a stilare quella famosa mozione.
È un chiarimento, Signora, la quarta ginnasiale, forse un caro ricordo del passato che sovveniva così all'improvviso, ho scritto quarta ginnasiale sottintendendo, vero, tutti gli altri corsi delle medie, e inoltre un'altra preoccupazione, quella già espressa dall'Avvocato Caveri: qui si vuole distruggere tutta la cultura umanistica, quella che ha portato veramente ad alti livelli di civiltà. Questo e niente altro.
Consigliere Tonino, ha capito tutto alla rovescia quindi non val manco la spesa che risponda.
Siggia (P.C.I.) - Io mi scuso con i Consiglieri, ma qui a questo punto una premessa mi pare necessaria e indispensabile: perché si cerca di sviare il senso del mio discorso. Perché pare, dagli interventi di quelli che mi hanno seguito, che io abbia inteso appoggiare quella scuola di Pinocchio su cui ci ha intrattenuto l'Avv. Caveri. La scuola dove non si studia. Sia chiaro, noi vogliamo una scuola dove si studia di più, dove si studi meglio, dove si studino delle cose che servono nella vita ... D'accordo, anche voi lo volete.
Ora, io do atto e ringrazio Bordon di aver sottolineato e di aver detto che qui a un certo punto si trovano schieramenti politici. E io l'ho detto nel mio intervento; sono soddisfatta di questo esperimento che si inizia proprio perché attribuisco a questo un senso politico nella nuova iniziativa. Indubbiamente, il riorganizzare la scuola non è un problema solo ed esclusivamente amministrativo, diventa un problema politico che affrontiamo in modo serio con dati di fatto, esperienze che ci sono già state in Italia, dove sosteniamo che la scuola deve insegnare, e quindi non una scuola dove non si studi, ma dove alla partenza ci deve essere un'istruzione di base uguale fra tutti gli studenti. E con questo non dico, Mario Andrione, che a un certo punto non esisteranno più università, non esisterà la Bocconi a Milano o scuole di specializzazione. Siamo tutti certi che l'università continuerà a esistere. In Inghilterra gli studenti vanno a Oxford e se escono da Oxford hanno un titolo di merito maggiore degli altri, perché quella è una scuola più difficile.
Ma anche gli studenti inglesi partono da una istruzione di base che è uguale. Intendiamo anche noi mantenere le università, le specializzazioni; quello che noi chiediamo è però che all'inizio non ci sia un'istruzione differenziata che porta delle discriminazioni innate agli studenti.
E dice Bordon: è una questione di soldi. Non è vero, Consigliere Bordon, non è solo una questione finanziaria. Non bastano dei soldi, per permettere al figlio dell'operaio di frequentare il liceo che ho frequentato io; qui è un discorso veramente politico. L'istruzione di base deve essere uguale, con cognizioni che servano solo in un secondo momento per orientare chi vorrà fare gli studi classici e vorrà frequentare le università nelle materie letterarie di avere quegli elementi sufficienti per poterlo fare. E altri, come Bordon, per cambiare a un certo punto il tipo di scuole e finire negli istituti tecnici.
Dice Bordon mentalità diversa: sono due mentalità diverse, quella che esprimiamo in questo momento in Consiglio lui e io.
Bordon dice che proveniamo dallo stesso mondo, faccio parte di un mondo borghese e ho studiato in quel liceo istituito con quei sistemi classici e tradizionali. E ritengo che oggi i tempi siano maturi perché i ragazzini abbiano come base di istruzione, un tipo di istruzione diversa.
Direi al Dr. Maghetti, siccome mi piace essere precisa, che contesto che quell'esperimento di Milano sia fallito, perché l'esperimento che era iniziato a Milano l'anno scorso in un'unica classe, è vero, con 36 studenti è andato talmente bene che quest'anno a Milano sono aperte 12 classi in città e 12 classi in provincia sulla falsariga di quella dell'anno scorso.
Quindi non è vero che a Milano i risultati siano stati come da lui sottolineati.
Se permette, devo però anche contestare al Consigliere Pedrini che in questo momento è già a passeggio che conosco molto bene la posizione del Partito Liberale e nel mio intervento io contestavo quello che diceva qui il Dr. Maghetti, personalmente, con una mentalità che io non approvo di persona che resta ancorato a quel ginnasio che si vede ancora oggi in maniera tradizionale come la scuola di ...
Ma dirò di più: i famosi dieci punti di Frascati in cui sono contenute quelle che sono le indicazioni per la scuola futura media superiore globale, sono, direi, appoggiate dal Ministro Misasi che le ha illustrate addirittura e che le appoggia.
Questo per dire ... questo per dire che evidentemente determinati studi, determinate esperienze che sono state fatte, hanno portato alla conclusione che indubbiamente il tipo di scuola oggi esistente deve essere modificata e non è sufficiente, non può essere modificata solo con dei provvedimenti finanziari che permettano ai giovani figli di operai o di un determinato mondo di frequentare classi diverse ai licei, perché si tratta proprio di cambiare la struttura globale della scuola quale è oggi quella italiana.
Montesano (P.S.D.I.) - La parola al Consigliere Bordon ... Allora chi c'è, chi vuol parlare?
Bordon (D.C.) - ... lei quando vuol fare una discussione sulla mentalità diversa, ma no; io le dico che noi abbiamo la mentalità diversa, noi due, non su quello che è il problema della scuola. Quando lei spiritosamente dice: la scuola di Pinocchio che vuole l'Avv. Caveri, non è vero; l'Avv. Caveri e noi tutti non vogliamo la scuola di Pinocchio, vogliamo una scuola dove ... anzi protestiamo perché temiamo che diventi una scuola di Pinocchio. Quindi non è vero ... sa dove abbiamo la mentalità diversa noi? In questo... - qui non glielo dico, glielo dirò fuori poi, per la prima parte - sulla seconda parte questa, che noi non siamo d'accordo, quando lei per esempio nella sua relazione, potrei sbagliarmi, lei mi corregga, dice: perché noi riteniamo che siamo giunti al momento di scardinare. Ecco, lì non siamo più d'accordo, perché noi per le riforme, questo è questione di mentalità, ma non penso che lei mi possa dare tutti i torti. Io dico che una riforma deve essere portata avanti, qualche cosa deve essere riformato, non scardinare, perché secondo me scardinare vuol dire buttare tutto in aria senza sapere dove si va a finire. Ecco dove non andiamo d'accordo, questo è il discorso.
Siggia (P.C.I.) - Senta, mi permetta, ma visto che lei ... scardinare è ... ho usato in effetti questo termine e lo sostengo, perché quello che è modificato è completamente delle strutture sociali un tipo di mentalità e di vita per cui questa scuola, com'era organizzata, deve essere sradicata. Questo non vuol dire che non si deve studiare, deve essere, ecco, veramente sradicato, vuol dire che si deve modificare completamente all'origine questo tipo di struttura.
Pedrini (P.L.I.) - ... una cosa, siccome qua penso che la discussione vada molto avanti, perché ne abbiamo ancora tante da dire, se tu non avessi nulla in contrario, io non ho fatto in tempo ad arrivare fin da te, saresti il primo a parlare, ci riuniremmo, io farei la proposta al Presidente della Giunta di riunirci alle quattro anziché alle quattro e mezza, almeno così abbiamo un certo lasso e possiamo riprendere il tuo discorso, che si è fatto ... no, Germano, se lo fai adesso, poi riagganciarci diventa una cosa molto più difficile. Se invece lo fai nel pomeriggio ... il fondo della nuova maggioranza con l'Avv. Caveri; quindi, insomma ...
Germano (P.C.I.) - ... questo, poiché la polemica col Partito Liberale parte di qui; e loro dicono: i Comunisti, i Comunisti, i Comunisti! (Montesano: Germano, io direi di rispondere a questa proposta) ...no, io voglio rispondere, perché quello insinua, allora poi sono d'accordo. Dopo che ho parlato sono d'accordo.
Pedrini (P.L.I.) - Germano, senti: la mia è stata una battuta, tu sei tanto intelligente da capirla, quindi non ha niente a che vedere. Si tratta soltanto ... io ritengo che alle quattro la discussione sarebbe più proficua; se qui vogliamo andare avanti ininterrottamente, io non ho mica nulla in contrario.
Germano (P.C.I.) - Lasci solo che precisi il pensiero, perché da parte vostra questa è stata la polemica. È una cosa dei comunisti!
Montesano (P.S.D.I.) - Sono iscritti a parlare il Consigliere Germano, che ha la parola, e poi il Consigliere Tonino. Poi dopo si vedrà... (voci) ...io non lo so, dipende non dal Presidente, ma dipende dai Consiglieri. Mozione d'ordine. Scusa, Germano, ma c'è una mozione d'ordine. Allora, in che cosa consiste questa mozione d'ordine, Assessore Milanesio?
Milanesio (P.S.I.) - Chi porta pregiudizio ai lavori di questo pomeriggio, io chiederei che la seduta venga sospesa in questo momento, senza che non si porti pregiudizio anche alle intenzioni del Consigliere Germano, che voleva intervenire, e ripresa questo pomeriggio, più proficuamente penso che non continuare verso la fine della mattinata, come siamo in questo momento.
Montesano (P.S.D.I.) - Germano, è una preghiera che ti viene espressa da tutti, anche dal sottoscritto.
Germano (P.C.I.) - ... solo precisare questo; tre questioni. Prima di tutto non è una questione voluta dai Comunisti, perché noi abbiamo preso atto di quello che ha fatto la Giunta, l'abbiamo criticato per il metodo e quindi ci siamo dichiarati d'accordo solo per le finalità. Prima questione.
Seconda questione: il nucleo dirigente specializzato che ha preparato questo è composto da cattolici, non c'è un marxista, è composto da cattolici. È bene che si sappia.
Terza questione; guardate, la Stampa di oggi, e voi che siete lettori della Stampa, leggetela, ha un bellissimo articolo "Proposta del centro investimenti sociali" - "Per la scuola d'obbligo (è il titolo) chiesto il limite di sedici anni".
Il Camfit, in un rapporto che è ora all'esame del ... (?) (Snel) osserva che troppi ragazzi abbandonano gli studi; affinché l'obbligo scolastico sia veramente rispettato occorre dare aiuti finanziari ai più bisognosi. Scuola d'obbligo fino a sedici anni e gratuità della scuola. Sono le cose che noi faticosamente stiamo facendo ed è la richiesta che viene non dal Partito Comunista, ma dagli elementi più progrediti e meno retrivi della borghesia.
Montesano (P.S.D.I.) - Un momentino. Mi pare Ramera aveva chiesto di iscriversi a parlare... (voce in lontananza di Ramera) ...Capito, allora rimane Tonino. Prima Germano, scusami, hai ragione.
La seduta è sospesa, alle ore sedici è riconvocato il Consiglio.
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La seduta termina alle ore 12,34.
