Oggetto del Consiglio n. 24 del 3 febbraio 1956 - Verbale
OGGETTO N. 24/56 - CENSIMENTO GENERALE DELLE OPERE DI PUBBLICA UTILITÀ DA ESEGUIRE IN VALLE D'AOSTA ED ELABORAZIONE DI UN PIANO DI OPERE DISTINTE PER CATEGORIE DI LAVORI (STRADE, ACQUEDOTTI, SCUOLE, FOGNATURE, ECC.). (Mozione dei Consiglieri regionali Signori Nicco Giulio, Chabod Renato e Manganoni Claudio)
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione concernente l'oggetto: "Censimento generale delle opere di pubblica utilità da eseguire in Valle d'Aosta ed elaborazione di un piano di opere distinte per categorie di lavori", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza del 27 gennaio 1956:
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Al PRESIDENTE del Consiglio della Regione Autonoma "VALLE D'AOSTA"
AOSTA
La preghiamo voler portare all'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio regionale la seguente mozione:
"Il Consiglio regionale
1) - preso atto dell'avvenuto riparto fiscale e del predisposto mutuo per l'ultimazione dei lavori di sistemazione di talune strade regionali e di particolare interesse turistico;
2) - considerato che è necessario ed urgente predisporre un piano generale che tenga conto delle necessità più impellenti dei vari Comuni della Valle e di tutte le esigenze turistiche;
invita e dà mandato alla Giunta regionale, all'Assessore ai Lavori Pubblici ed all'Assessore al Turismo di predisporre, per il prossimo Consiglio regionale, il censimento generale ed un piano di lavori diviso per categorie (strade, acquedotti, scuole, fognature, ecc.) e con una graduatoria prestabilita di esecuzione, tenendo conto della loro importanza, necessità ed urgenza".
Dicembre 1955.
F.ti: Giulio Nicco, Renato Chabod, Manganoni Claudio"
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Il Consigliere NICCO Giulio dichiara quanto segue:
"Signori della Giunta, Signori Consiglieri,
Tutte le volte che sono intervenuto in merito ai programmi dei Lavori Pubblici presentati nell'altro e nel presente Consiglio a favore dei Comuni della nostra Regione, non mi sono stancato di ripetere la stessa cosa: necessità di elaborazione, sentiti gli interessati, di un vero e predisposto piano di lavori che tenga conto delle effettive necessità dei nostri Comuni, della loro urgenza e gradualità, in modo da evitare quella snervante ed antidemocratica caccia a chi prima arriva, a chi è più astuto o più o meno simpatico, a chi gode di maggiori favori o raccomandazioni o rappresenta questo o quel partito, questa o quella corrente.
In questo nostro stesso consesso vi è tra di noi tutti, e non escluso nemmeno il nostro settore, la tendenza di rappresentare gli interessi particolaristici di ogni singola zona e non, invece, una visione più ampia e meno egoista delle reali necessità della Regione nel suo complesso. È umano che sia così, ma è necessario reagire contro questa tendenza impostando il problema su dei criteri nuovi e più sani. Abbiamo davanti a noi ancora tre anni di lavoro da svolgere insieme e pertanto ritengo che sia possibile l'elaborazione di un piano triennale di lavori a favore dei nostri Comuni. Sarebbe questo un titolo d'onore per questo Consiglio e soprattutto per l'attuale Assessore ai Lavori Pubblici.
La prima scusa più o meno plausibile sulla difficoltà di varare un piano era basata sulla instabilità del nostro bilancio. Oggi, questa scusa non ci può più essere, perché abbiamo un bilancio con entrate sicure e garantite..., anche se non rispondenti alle nostre reali necessità, ed una più completa ed organica conoscenza dei nostri problemi, dei problemi dei nostri Comuni.
Facciamo sì che questo piano venga al più presto, che si realizzi e tranquillizzi le nostre popolazioni, che i futuri amministratori dei nostri Comuni abbiamo il loro compito già facilitato. Questo non impedirà che nelle ultime sedute dell'attuale Consiglio non si possa poi già preparare il materiale per il Consiglio che ci succederà. Sul bilancio approvato la scorsa settimana sono già state cifre che dovrebbero rientrare nella mia proposta.
Nulla vieta che non ci si possa avvalere delle altre leggi particolari di finanziamento di opere pubbliche da parte dello Stato, ma per queste sono del parere che vengano proposti lavori che, pur essendo necessari, non sono di immediata urgenza e possono aspettare la mora delle lungaggini amministrative.
Questo è quanto ritengo sia, nell'interesse della Valle, proponibile e effettuabile".
L'Assessore VESAN dichiara quanto segue:
"In merito all'auspicato censimento o programma generale delle opere di pubblica utilità non posso fare a meno di rilevare che già la precedente Amministrazione aveva predisposto un vasto programma di lavori da attuarsi in Valle, programma approvato dal precedente Consiglio regionale nella seduta del 21 settembre 1954.
In detto programma troviamo elencati tutti i lavori di pubblica utilità da eseguire in Valle, precisamente:
- lavori stradali d'interesse regionale o su strade regionali, per un importo di oltre 2 miliardi;
- lavori stradali di interesse comunale o su strade comunali, per un importo di 2.500.000.000;
- ponti ed opere idrauliche, per un importo di 216 milioni;
- edifici scolastici ed asili, per un importo di 500 milioni;
- opere varie (fognature, ecc...), per un importo di L. 174 milioni;
- cimiteri, per un importo di 110 milioni.
Si tratta, cioè, di lavori per una spesa complessiva di L. 5.500.000.000.
Nello stesso programma sono pure elencate diverse altre onere, per le quali sono stati richiesti i benefici della legge Tupini, già approvate dal Consiglio regionale, per un importo complessivo di spesa di lire 558 milioni.
Inoltre, nel programma, sono pure elencate altre opere di cui non è stata indicata la spesa ma che, da una valutazione sommaria fatta dall'Ufficio tecnico regionale. comporterebbero una spesa di circa 3 miliardi.
Quindi gli elenchi delle opere del programma approvato dal Consiglio il 27 settembre 1954 prevedono lavori per un importo complessivo approssimativo di spesa di lire 9.058.000.000.
Dobbiamo ammettere che ci troviamo già di fronte ad un vero programma di lavori impostato sulla carta e che, pertanto, vi è già, in linea di massima, il censimento al quale si allude nella mozione e che dovrebbe servire come punto di partenza.
Allo stato attuale converrebbe aggiornare e completare questo programma secondo la richiesta formulata dai Presentatori della mozione, aggiungendovi le onere che potranno essere segnalate dai Consiglieri regionali, dai Sindaci e dai vari Enti pubblici della Valle d'Aosta.
Successivamente, dopo aver raccolto tutti gli elementi e aver fatto l'inventario completo delle varie opere, si dovrebbe stabilire una graduatoria di precedenza, basata sulla necessità e sull'importanza dei singoli lavori; detta graduatoria dovrebbe essere approvata dal Consiglio.
Tutto questo può andare bene, in linea teorica, anche perché oggi è di moda impostare, per ogni cosa, progetti di pianificazione.
Ma veniamo al lato pratico: dobbiamo ammettere che l'attuazione dei programmi di lavori è strettamente subordinata alle possibilità di finanziamento, cioè alle disponibilità di bilancio. Non sarà inutile rilevare che vi sono varie possibilità di finanziamento.
Infatti, vi sono lavori eseguibili ai sensi e con i benefici della legge Tupini, lavori eseguibili con i fondi stanziati dallo Stato a' sensi della legge per le zone depresse, lavori eseguibili con i fondi per i cantieri di lavoro a sollievo della disoccupazione e con i contributi speciali, lavori eseguibili dall'Amministrazione regionale con i fondi del proprio bilancio.
Infine dobbiamo ricordarci che molti lavori potranno essere eseguiti con i proventi dei sovracanoni degli impianti idroelettrici erogati a favore del Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta.
Quindi, diversi e molteplici sono i sistemi di finanziamento dei lavori e, pertanto, non è praticamente possibile impostare a priori un programma concreto di lavori da realizzare per un lungo periodo di tempo.
In base agli elementi sommariamente raccolti dall'Ufficio tecnico regionale, ci troviamo oggi di fronte ad un programma di lavori (approvato dal precedente Consiglio, per un importo di spesa di circa 9-10 miliardi) che verrebbe ad impegnare il bilancio regionale per 12-15 anni, cioè per una durata notoriamente superiore al periodo di tempo della nostra gestione. Questo significherebbe ipotecare non soltanto la nostra gestione ma anche l'attività delle future Amministrazioni regionali per molti anni.
Ora, io domando, è questo praticamente possibile e conveniente? È questo, dal lato amministrativo, molto regolare?
Possiamo noi impegnare ed ipotecare l'azione futura dell'Amministrazione regionale per un così lungo periodo di anni?
Oppure non sarebbe forse più opportuno limitarci a studiare ed a predisporre un programma più ridotto, che rientri nelle nostre concrete possibilità di attuazione e di finanziamento?
A mio modesto avviso, sarebbe controproducente formulare ed impostare un vasto e grandioso programma di lavori che già a priori sappiamo di non poter noi praticamente realizzare.
Spetta, comunque, al Consiglio di dare un orientamento al riguardo: a voi, dunque, signori Consiglieri, l'ardua sentenza".
Il Consigliere NICCO Giulio rileva che il precedente Consiglio regionale, nell'adunanza del 21-9-1954, aveva approvato non già un programma di lavori, ma un elenco generale dei lavori di pubblica utilità da eseguire in Valle d'Aosta, per cui non si deve parlare di un programma di lavori, ma di una semplice elencazione di opere di cui erasi allora rilevata la necessità.
Osserva che anche nella mozione non si parla di un programma di lavori, ma di un "piano triennale" di lavori da finanziare con i fondi di cui la Regione può ora disporre in base alle possibilità del suo bilancio, in relazione all'avvenuto riparto delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione, il cui bilancio è ora stabile e sicuro nelle previsioni delle entrate.
Insiste sulla necessità che si elabori e si approvi il predetto piano triennale, includendovi lavori che, secondo il Consiglio, possono essere eseguiti nei tre anni in cui rimarrà ancora in carica la presente Amministrazione regionale, lavori da finanziare sui fondi iscritti annualmente nel bilancio della Regione, senza ipotecare, quindi, l'azione delle Amministrazioni future nei successivi esercizi finanziari.
Fa presente che il piano triennale dei lavori dovrebbe comprendere le opere di maggiore interesse e dovrebbe essere compilato secondo una graduatoria di precedenza prestabilita ai fini della esecuzione, tenendo conto dell'importanza, della necessità e dell'urgenza dei lavori.
Fa presente che, in tal modo, tutti i Comuni della Valle d'Aosta avranno garanzia che non saranno fatti favoritismi e sapranno quanto tempo dovranno attendere per l'esecuzione delle opere di pubblica utilità di loro interesse.
Ritiene che dovrebbero essere finanziati con sussidi e contributi statali previsti da leggi speciali, quali ad esempio la legge Tupini e la legge a favore delle zone depresse, soltanto le opere di minore entità, che non dovrebbero, quindi, essere incluse nel piano triennale.
Dichiara che, con i fondi di cui dispone annualmente e ad avvenuta ripartizione delle entrate erariali, l'Amministrazione regionale può benissimo approvare un programma o piano di lavori triennale e che, così facendo, i Consiglieri agirebbero da amministratori savi ed avveduti.
Per quanto riguarda i fondi che, ai sensi della legge 27 dicembre 1953, n. 959, vengono annualmente devoluti al Consorzio dei Comuni Valdostani del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta, osserva che tali fondi sono amministrati non già dalla Regione ma dai Comuni e, per essi, dal menzionato Consorzio, in cui tutti i Comuni della Valle sono rappresentati.
Fa presente che tali fondi devono servire ai Comuni per l'esecuzione di lavori di piccola entità interessanti i Comuni stessi (sistemazione di strade e di traverse comunali abitate, ecc.), mentre alla esecuzione dei lavori di maggiore importanza dovrebbe provvedere l'Amministrazione regionale, che ha maggiori possibilità finanziarie.
Lamenta che, purtroppo, è invalso nei Comuni della Valle d'Aosta la tendenza a rivolgersi spesso all'Amministrazione regionale per l'esecuzione di qualsiasi lavoro, anche di quelli che comportano spese minime.
Riferisce, ad esempio, di aver udito una volta un amministratore comunale lamentare che l'Amministrazione regionale aveva rifiutato la fornitura di un camion di ghiaietta necessario per la manutenzione di un tratto di strada comunale. Osserva che ragionamenti del genere si sentono fare, purtroppo, molto spesso.
Esprime il desiderio che il Consiglio si pronunci a favore o contro la sua proposta di approvazione di un piano triennale di lavori di pubblica utilità predisposto tenendo conto dei criteri sopra enunciati.
Il Consigliere MANGANONI concorda su quanto ebbe a dire il Consigliere Nicco Giulio, - di cui ribadisce le dichiarazioni, - in merito al noto programma-elenco di lavori approvato dal precedente Consiglio regionale nell'adunanza del 21 settembre 1954.
Dichiara che, a suo avviso, l'approvazione di detto programma-elenco generale di opere costituisce un merito della precedente Amministrazione.
Osserva che il precedente Consiglio, nel fare tale elencazione di lavori, non aveva stabilito un periodo di un determinato numero di anni entro il quale le opere avrebbero dovuto essere eseguite, limitandosi ad indicare in elenco la maggiore o minore urgenza delle singole opere.
Ritiene opportuno che i Signori Consiglieri abbiano sott'occhio un elenco, se non di tutti, di gran parte, almeno, dei lavori da eseguire in Valle d'Aosta, affinché i Consiglieri della bassa Valle possano rendersi conto delle necessità dell'alta Valle e, viceversa, i Consiglieri dell'alta Valle possano rendersi conto delle necessità e dei problemi che interessano i Comuni della bassa Valle.
Osserva che, se si approvasse un piano triennale di lavori, si verrebbe ad impegnare solamente tre esercizi finanziari e, cioè, i bilanci relativi ai tre esercizi finanziari durante i quali sarà ancora in carico l'attuale Amministrazione e non si vincolerebbe l'azione delle Amministrazioni future.
Osserva che si potrebbe pure non impegnare neanche i tre futuri esercizi, in quanto sarebbe sufficiente predisporre un elenco generale dei lavori da eseguire in Valle di Aosta, diviso in categorie, stabilendo l'ordine di precedenza dei lavori, basato sulla importanza e sull'urgenza dei lavori stessi.
Fa presente che, in tal modo, si saprebbe con sicurezza, - qualunque sia la somma a disposizione del bilancio dei lavori pubblici, - quali sono le opere che dovrebbero essere eseguite con precedenza sulle altre.
Supponiamo, egli dice, che per il 1956 si possa disporre della somma di lire 500 milioni, suddivisa in lire 100 milioni per edifici scolastici, 200 per la costruzione e sistemazione di strade, e così di seguito. In tal caso verrebbero eseguite le opere classificate per prime in graduatoria e, in seguito, mano a mano, le altre.
Ritiene che un tale procedimento sia più che regolare e che, se mai, sarebbe cosa non regolare il non seguirlo.
Per quanto riguarda i fondi annualmente devoluti al Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta, ai sensi della legge 27 dicembre 1953, n. 959, fa presente di non avere sott'occhio il testo di detta legge ma di ritenere che detti fondi debbano essere destinati e impiegati per l'esecuzione di lavori che non siano di competenza dello Stato e della Regione.
Dichiara che molte delle opere realizzate in Valle a cura e spese della Regione sono competenza dello Stato e che si tratta d categorie di lavori che non debbono essere finanziate con i fondi devoluti al menzionato Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara quanto segue:
"È un problema indubbiamente importante e vi debbono essere dei motivi di perplessità: questi motivi di perplessità li desumo dalle stesse argomentazioni dei Consiglieri Nicco Giulio e Manganoni proprio per la "contraddizione che nol consente".
Infatti, questi motivi di perplessità sono trapelati proprio dalle considerazioni da essi esposte. Si dice che dovremmo fare un programma di lavori secondo il criterio di una certa gradualità di precedenza, ma nella mozione presentata si è parlato anche di un censimento generale, mentre invece non vi si è accennato alla precisazione che è stata fatta oggi, e che doveva naturalmente essere fatta, di commisurare questo programma di lavori alle nostre effettive possibilità finanziarie.
Ora io noto che una specie di censimento generale è stato effettivamente già fatto dalla precedente Amministrazione, poiché leggo, nella menzionata deliberazione consiliare del 21 settembre 1954 (oggetto n. 138), che è stato approvato un elenco di opere di pubblica utilità, compilato con una certa gradualità di precedenza basata sull'urgenza e sulla necessità delle singole opere.
Proprio da tale elenco sono state stralciate, sempre in detta seduta, le opere urgenti che hanno formato oggetto di un programma separato di lavori di pubblica utilità.
Risulta, da detta deliberazione, che, come criterio di massima per il finanziamento e l'esecuzione dei lavori elencati nel programma stesso, è stato stabilito il seguente ordine di precedenza:
a) lavori di pronto intervento e di prima necessità;
b) lavori a sollievo della disoccupazione invernale;
c) edifici scolastici, cimiteri, opere idrauliche ed altre opere che rivestono carattere di particolare urgenza;
d) lavori stradali di interesse regionale, su strade regionali, e lavori di costruzione e di sistemazione di strade di allacciamento di frazioni o di Comuni ancora isolati.
Indubbiamente, in base all'elenco delle opere di pubblica utilità approvato con la citata deliberazione consiliare, una specie di censimento esiste già presso l'Ufficio tecnico regionale, un censimento che potremmo chiamare "dinamico", adoperando un termine in uso per il servizio elettorale, poiché dinamicamente viene aggiornato, a seconda delle necessità e delle richieste dei diversi Enti.
Ora, si parla di un piano triennale di lavori di pubblica utilità. In proposito, ho dei motivi profondi di perplessità che mi provengono proprio dalle considerazioni esposte dai due Consiglieri che mi hanno preceduto.
Sentiamo anche noi la necessità di fare una specie di programma, però, pur concordando con essi che il bilancio regionale non è più instabile - e li ringrazio di questa affermazione - per il fatto che oggi i proventi del riparto delle entrate erariali danno la possibilità di avere gli stanziamenti sui quali si può contare con sicurezza, dobbiamo tuttavia renderci conto della situazione che vi è in Valle d'Aosta.
Se noi vogliamo effettivamente dare uno sguardo al di sopra della "mêlée", dobbiamo attenerci a delle considerazioni che il Consigliere Nicco Giulio definisce molto umane.
Credo che egli sia pessimista e che abbia fatto delle confessioni molto più ampie di quello che fosse necessario nella realtà; perché parrebbe, secondo lui, che tutti noi siamo qui per tutelare gli interessi di questo o di quell'altro Comune.
Io non ho timore, invece, di dichiarare che non ho alcuna simpatia od antipatia per alcuno dei 74 Comuni della Valle d'Aosta.
Dunque, si sente la necessità di questo programma, ma non bisogna dimenticarsi che, se noi vogliamo effettivamente risolvere, attraverso un programma di lavori pubblici, qualche cosa di essenziale nella Valle d'Aosta, noi dobbiamo tenere presente le seguenti tre considerazioni: le possibilità dei bilanci dei Comuni, - che, disgraziatamente, sono molto poche, in generale -; le possibilità del locale Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano; le possibilità dell'Amministrazione regionale.
È giusto quanto è stato accennato dal Consigliere Nicco Giulio, secondo cui non bisognerebbe più che continuasse la mentalità, - che ci riconduce al citato episodio del camion di ghiaia -, secondo cui a tutto deve provvedere l'Amministrazione regionale, e sono pienamente d'accordo su questo punto con il Consigliere Nicco Giulio, ma è proprio qui che lo aspettavo.
I Comuni dovrebbero prendere a loro carico le spese per i lavori di non rilevante entità e che possono essere finanziate con le proprie disponibilità dei bilanci comunali.
Vi sono poi dei lavori che dovrebbero essere eseguiti, e speriamo che ciò avvenga al più presto, dal locale Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta, previa predisposizione dei programmi delle opere da eseguire. Trattasi di programmi di lavori che non debbono essere in contrasto con quelli dello Stato e della Regione.
In base alle legge 27-12-1953, n. 959, i fondi del Consorzio non devono essere considerati come entrate ad integrazione dei bilanci comunali, ma debbono essere impiegati in opere che servano alla collettività, cioè che servano ad aumentare lo standard di vita delle popolazioni dei Comuni di montagna.
Infine vi sono i fondi annualmente stanziati nel bilancio della Regione per risolvere i problemi di carattere regionale e per eseguire lavori di interesse regionale.
A mio avviso, attraverso l'armonia di questa azione triplice, noi possiamo raggiungere determinati e importanti scopi in ordine ai lavori pubblici, e così deve essere.
Sebbene vi siano delle opposizioni, da parte di Società idroelettriche, all'applicazione della legge 27-12-1953, n. 959, non può essere lontano il momento in cui detta legge dello Stato sarà resa operante nei confronti di tutti i cittadini italiani e di tutte le Società idroelettriche.
Già alla data di oggi il Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta ha la possibilità di finanziare programmi di lavori, perché può già disporre di un fondo che supera di molto il mezzo miliardo di lire all'anno.
Quindi io dico che, per fare un programma triennale di opere pubbliche, bisognerebbe tenere conto di tutti questi elementi per sapere su che cosa si può contare, senza dimenticare le possibili eventuali difficoltà di carattere amministrativo, essendo difficile sapere ora, a priori, quali saranno le possibilità finanziarie della Regione fra due o tre anni, in quanto non si può mai prevedere quello che può accadere.
Noi sappiamo che le nostre finanze regionali sono basate essenzialmente su due pilastri: quello della ripartizione delle entrate erariali riscosse dallo Stato e quello degli stabilimenti speciali di St. Vincent.
Evidentemente, se il provento della ripartizione delle entrate erariali oggi non è aleatorio, possono, però, essere aleatori i proventi della Casa da Gioco di St. Vincent. Ora, è impossibile, secondo il mio modesto avviso, prevedere quali saranno le future possibilità di finanziamento di programmi di lavori pubblici. Pertanto, pur volendo seguire il concetto del Consigliere Nicco Giulio, che è quello di approvare un piano generale di lavori, con una graduatoria di precedenza delle opere, basata sulla urgenza e sulla necessità delle opere stesse. detto piano deve essere limitato all'anno in corso, perché non abbiamo la possibilità di accertare quali opere potranno essere sottratte al nostro onere.
Sarebbe, evidentemente, cosa inutile fare oggi un programma includendovi delle opere che possono essere in seguito finanziate ed eseguite dai Comuni, e specialmente dal locale Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero, dal momento che questo Consorzio, essendo stato costituito da poco, non ha ancora potuto decidere in merito ai lavori che intende finanziare.
Ecco perché, anche indipendentemente dalle varie considerazioni di carattere amministrativo, a me pare che noi dobbiamo attualmente predisporre, con la dovuta serietà, ed approvare, - e questo sarà fatto nella prossima adunanza del Consiglio regionale -, un programma di lavori pubblici da eseguire, stabilendo, contemporaneamente, una graduatoria di precedenza per l'esecuzione dei lavori stessi, in base alla urgenza ed alla necessità delle opere.
Detto programma, però, dovrà essere limitato all'anno in corso, salvo poi esaminare, in prosieguo di tempo, avendo a disposizione tutti gli elementi necessari, quello che si potrà fare per gli altri due anni.
Ritengo che ciò sia corretto anche dal punto di vista amministrativo, poiché, se noi non possiamo essere precisi in ordine alle somme da impegnare per il finanziamento dei lavori, questi programmi non sono più veri e propri programmi di lavori, ma diventano una elencazione di opere che rimangono sulla carta, come è avvenuto per l'elenco-programma di opere approvato dalla precedente Amministrazione nella seduta del 21 settembre 1954.
Noi siamo, infatti, dell'idea che, per potei fare un lavoro, bisogna avere la possibilità di impegnare la spesa necessaria per finanziare il lavoro stesso.
Quindi, per quest'anno, secondo il mio avviso, e data la situazione, è più logico che il Consiglio, nel prossimo mese di marzo, approvi un programma di lavori di pubblica utilità da eseguire nell'anno in corso, stabilendo anche l'ordine di precedenza per l'esecuzione dei lavori".
Il Consigliere NICCO Giulio dichiara che la nota abilità del Presidente della Giunta nell'esporre le cose ed i motivi di perplessità dallo stesso illustrati l'hanno convinto che il famoso piano generale dei lavori di pubblica utilità non si farà mai, perché non lo si vuole fare.
Per quanto riguarda le possibilità di finanziamento del piano di lavori, rammenta che la mozione dice, nelle sue premesse: "preso atto dell'avvenuto riparto fiscale".
Fa presente che il piano di lavori dovrebbe essere basato, secondo l'intendimento dei presentatori della mozione, sui proventi del riparto fiscale e non già sulla somma totale necessaria per la soluzione dei numerosi problemi che interessano i Comuni della Valle d'Aosta, perché questi problemi non possono essere risolti in breve volger di tempo, ma soltanto gradualmente e in una serie di anni.
Rileva che il Presidente della Giunta ha fatto, una analisi delle varie possibilità di finanziamento di lavori pubblici in Valle e che, parlando dei Comuni, ha riconosciuto, giustamente, che le loro possibilità finanziarie sono assai limitate.
Per quanto riguarda il Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta, premette che i fondi di cui potrà disporre detto Ente, ai sensi della legge 27 dicembre 1953, n. 959, devono andare a beneficio dei Comuni.
Osserva che, allorquando sarà diventata operante detta legge, le Società idroelettriche saranno costrette a pagare i sovracanoni idroelettrici, ma che non è possibile, ora, prevedere quando ciò potrà avverarsi. Il Consorzio predetto dovrà poi concretare il programma di lavori che potranno essere finanziati con le somme incassate.
Dichiara che, parlando di piano regionale di lavori, egli intende riferirsi ai lavori di una certa importanza che devono essere finanziati dalla Regione ed eseguiti con criteri di gradualità e di giustizia, affinché non si senta dire che è stato favorito il tale o tal altro Comune.
Osserva che, se da parte dell'Amministrazione regionale non si intende addivenire all'elaborazione di un piano generale di lavori di pubblica utilità, preferisce che la Giunta dichiari che non è sua intenzione di predisporre detto piano di lavori perché non lo ritiene necessario.
Precisa che, in tal caso, la minoranza prenderebbe atto delle dichiarazioni della Giunta e si continuerebbe con lo stesso sistema di prima, pur essendo ora definito il riparto fiscale che garantisce alla Regione determinati introiti annui.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, rilevo che, secondo lo Statuto regionale, le somme spettanti alla Regione, a titolo di riparto delle entrate erariali, devono essere impiegate per le "funzioni normali" dell'Amministrazione, il che significa che con tali proventi si deve fare fronte alle spese dei vari servizi di carattere generale, nonché alle spese ordinarie di bilancio, fra le quali rientrano in parte anche i lavori pubblici.
Fa presente che il piano generale di lavori al quale ha accennato il Consigliere Nicco Giulio concerne molti lavori di carattere straordinario, per una spesa rilevantissima, che non può essere finanziata con i proventi del riparto fiscale.
Fa presente che, se si predisponesse un piano di lavori di pubblica utilità da finanziare con i proventi del riparto fiscale, come prospettato nella mozione, non si potrebbero eseguire molte opere di carattere straordinario perché pochi sarebbero i fondi disponibili, dovendosi, con i proventi del riparto fiscale, fare fronte, in primo luogo, alle spese ordinarie della Regione.
Osserva che, in tal caso, per il finanziamento del piano di lavori si dovrebbe, forzatamente, attingere ai proventi della Casa da Gioco di St. Vincent.
Contesta l'affermazione dei Consigliere Nicco Giulio secondo cui non sarebbe negli intendimenti della Giunta di addivenire all'elaborazione di un piano di opere di pubblica utilità. Dichiara che una tale affermazione non ha fondamento perché la Giunta, lungi dal partire da posizioni ferme, da cui non intenderebbe recedere, è invece solita discutere i problemi con i Consiglieri ed ascoltare i consigli altrui, pronta a mutare orientamento qualora nel corso delle discussioni avesse a constatare che il proprio punto di vista è errato.
Fa presente che la Giunta ritiene che, nella situazione attuale, sia più opportuno proporre al Consiglio un piano o programma di lavori limitato all'anno in corso, piano nel quale dovrebbero essere inclusi i lavori aventi carattere di maggiore urgenza e necessità.
Osserva che il Consiglio, nell'approvare detto programma, dovrebbe, altresì, decide e sull'ordine di precedenza delle opere. onde evitare possibilità di accuse di favoritismi alla quale ha accennato il Consigliere Nicco Giulio. Fa presente che si potrà, quindi; procedere sollecitamente all'appalto delle opere aventi carattere d'urgenza in modo che lavori possano essere iniziati ed eseguiti nel corso dell'anno.
Il Consigliere MANGANONI premette che intende fare una proposta intesa a conciliare i punti di vista contrastanti del Consigliere Nicco Giulio e del Presidente della Giunta, Bondaz.
Dichiara, quindi, di concordare sulla proposta del Presidente della Giunta, secondo la quale il Consiglio dovrebbe approvare al più presto un piano di opere di pubblica utilità da eseguire nel corrente anno, onde i lavori possano essere subito appaltati ed avere sollecitamente inizio.
Precisa che nei prossimi mesi si dovrebbero, però, predisporre, a cura dell'Ufficio tecnico regionale, i dati necessari per l'elaborazione di un piano biennale di lavori di pubblica utilità da eseguirsi nei due anni 1957-1958 in cui l'attuale Amministrazione rimarrà ancora in carica, come richiesto dai presentatori della mozione.
Osserva che, qualora qualche opera inclusa nel piano dei lavori non potesse essere realizzata entro i due anni, potrà sempre essere attuata dalla nuova Amministrazione.
L'Assessore BIONAZ, premesso che, dopo la chiara esposizione del Presidente della Giunta, il suo intervento potrebbe anche essere superfluo, osserva che desidera tuttavia esporre al Consiglio alcune sue considerazioni.
Riferisce che la questione dell'elaborazione di un piano generale di lavori è una cosa vecchia, che si è sentita da anni ripetere in Consiglio tutte le volte che si è portato in discussione un programma di lavori di pubblica utilità.
Rileva che lo stesso Consigliere Nicco Giulio, allorquando era Assessore ai Lavori Pubblici, ha incontrato difficoltà e non ha potuto, evidentemente non per colpa sua, predisporre un piano generale di lavori.
Fa presente che egli stesso, assumendo l'Assessorato ai Lavori Pubblici nell' ormai lontano 1949, si era illuso di poter fare approvare un piano generale di opere pubbliche e si era accinto con entusiasmo al lavoro a tal fine, diramando una lettera-circolare ai Sindaci dei Comuni, invitandoli a segnalare all'Amministrazione regionale tutte le opere di pubblica utilità che ritenevano necessarie, elencandole in base all'ordine di precedenza proposto ai fini della esecuzione delle opere.
Comunica che trascorse molto tempo prima che tutti i Comuni trasmettessero gli elenchi delle opere segnalate e che, infine, sì accinse a predisporre un piano di lavori in base alle richieste pervenute dai Comuni, seguendo regolarmente l'ordine di precedenza proposto per le singole opere.
Rileva che, dopo appena un mese dalla sua elaborazione, il piano di lavori non andava già più bene ed avrebbe già dovuto essere modificato, perché dai Comuni pervenivano lettere con cui si pregava di includere nuove opere al posto di altre e di considerare urgenti altre opere che prima non erano state considerate tali.
Precisa che, in sostanza, se il piano di lavori fosse stato allora sottoposto all'esame del Consiglio e approvato, avrebbe già dovuto essere modificato nell'adunanza successiva, perché dopo poco tempo più non corrispondeva alle richieste dei Comuni.
Osserva che, se si rivedessero oggi gli elenchi delle opere trasmessi dai Comuni, ai fini della elaborazione di un piano generale di lavori di pubblica utilità, si constaterebbe che molte opere che erano state allora classificate urgenti dalle Amministrazioni comunali non sono più state sollecitate e che, invece, altre opere che non erano neanche state elencate sono state successivamente dichiarate urgentissime e sono state già eseguite.
Rileva che l'elaborazione di un piano generale di lavori pubblici diventa cosa difficile, all'atto pratico, anche per il fatto che non tutte le opere di pubblica utilità vengono finanziate ed eseguite dalla Regione.
Osserva, infatti, che vi sono opere realizzate a cura dell'Amministrazione regionale, altre a cura dei Comuni con i contributi e sussidi statali previsti da leggi speciali (legge Tupini, legge a favore delle zone depresse), oppure eseguite a mezzo di cantieri di lavoro e che ora vi saranno anche opere realizzate con fondi del locale Consorzio dei Comuni del bacino imbrifero montano.
Rileva che, se fosse soltanto la Regione a decidere e a provvedere sulle opere da eseguire, l'elaborazione di un piano generale di lavori non sarebbe difficile.
Fa presente che sono state già realizzate, a carico totale o parziale dello Stato, opere di pubblica utilità per un importo di parecchi miliardi e che, quindi, non è possibile rinunciare ai benefici previsti dalle leggi speciali dello Stato, anche se talvolta l'esecuzione di opere finanziate con contributi dello Stato viene ritardata per uno o due anni.
Osserva che, in teoria, un piano generale d; lavori può sembrare consigliabile, ma fa presente che, all'atto pratico, non lo è, perché il piano di lavori va considerato alla stessa stregua di un censimento dinamico e cioè, come il censimento, è suscettibile di modificazioni continue, nel senso che opere che ieri erano urgenti domani possono essere meno urgenti o non esserlo affatto.
Rammenta che molte volte, in passato, è stata prospettata la opportunità della contrattazione di un rilevante mutuo passivo per addivenire ad una sistemazione generale e totale delle strade regionali: comunica che il mutuo è stato ora stipulato e che, quindi, sarà possibile elaborare un primo piano di lavori nel quale saranno inclusi i tronchi stradali delle strade regionali ancora da sistemare.
Conclude, dichiarando che l'esperienza acquisita in questi ultimi anni gli ha dimostrato che l'elaborazione di un piano generale di lavori non è consigliabile per le varie ragioni esposte al Consiglio.
Il Consigliere NICCO Giulio comunica che non è sua intenzione di continuare ancora la discussione, ma fa presente che intende, però, richiamare l'attenzione dell'Assessore Bionaz sul fatto che il Comune di Saint Marcel è stato il primo dei Comuni della Valle d'Aosta a fare allestire, a proprie spese, un progetto per la costruzione della strada di allacciamento delle frazioni della collina al capoluogo e che, ciò nonostante, detta strada non è ancora stata realizzata.
Rileva, invece, che la strada della collina di Quart, che non era allora prevista, è stata già costruita e lamenta che siano stati seguiti criteri diversi per i Comuni di Saint Marcel e di Quart.
Il Vice Presidente, PASQUALI, dichiara che, a suo avviso, i punti di vista della Giunta e dei Consiglieri Nicco Giulio e Manganoni non sono così contrastanti come potrebbe sembrare a tutta prima.
Ritiene che, scartando, per ragioni evidenti, la proposta di un censimento generale, o elencazione generale o piano generale dei lavori, si possano conciliare le divergenze di vedute.
Esprime parere che sia ormai troppo tardi per elaborare un piano o programma generale pluriennale di lavori, comprendente anche le opere da eseguire nel 1956, essendo ormai urgente decidere circa il programma di lavori per il 1956. Fa presente che, in seguito, nel secondo semestre del corrente anno, si potrà esaminare un programma di lavori da eseguire nel 1957 e nel 1958.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, fa presente che la proposta del Vice Presidente, Pasquali, può essere tenuta in conto di raccomandazione dalla Giunta.
Il Consigliere NICCO Giulio dichiara che i Consiglieri della minoranza desiderano qualche cosa di più di una raccomandazione e ritiene che la Giunta dovrebbe dare assicurazione che farà del suo meglio per l'elaborazione di un piano generale di lavori, decidendo ora quando sottoporrà detto piano di lavori all'approvazione del Consiglio.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, rileva che la proposta del vice Presidente, Pasquali, corrisponde, in sostanza, sia con il punto di vista della Giunta che con quello dei Consiglieri della minoranza.
Osserva che la Giunta sta facendo sforzi considerevoli per la sollecita definizione della pratica di stipulazione del mutuo già approvato dal Consiglio. Comunica che è intendimento della Giunta di mettere presto in appalto le opere stradali straordinarie finanziate col mutuo.
Informa che la Giunta intende, altresì, presentare al più presto al Consiglio un programma di lavori da finanziarsi sul bilancio annuale dell'Assessorato ai Lavori Pubblici, in modo da mettere in appalto contemporaneamente sia le opere straordinarie finanziate con il mutuo che quelle finanziate sul bilancio ordinario, per un importo complessivo di spesa notevolissimo. Comunica che, nel secondo semestre del 1956, allorquando saranno maturate determinate situazioni, anche per quanto riguarda il Consorzio del bacino imbrifero montano, si potrà avere una visione più esatta della situazione e il Consiglio potrà esaminare un programma di lavori per i prossimi due anni.
Il Consigliere NICCO Giulio precisa che i presentatori della mozione, preso atto della proposta del Vice Presidente, Pasquali, e della dichiarazione del Presidente della Giunta, Bondaz, rinunciano a chiedere oggi quanto forma oggetto della mozione da essi presentata, riservandosi di ritornare, eventualmente, sull'argomento nei primi mesi del secondo semestre del corrente anno.
Il Consiglio prende atto, concordando, unanime, sulle proposte del Vice Presidente, Pasquali, e del Presidente della Giunta, Bondaz.
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