Oggetto del Consiglio n. 193 del 27 marzo 1979 - Verbale
OGGETTO N. 193/79 - Indirizzi per l'attuazione di una politica agricolo-montana. (Approvazione di mozione)
Mozione
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Considerato che le Direttive CEE in materia di politica agraria e la legislazione regionale conseguente non hanno trovato finora un'applicazione adeguata alle reali esigenze dell'agricoltura valdostana;
tenuto conto che a tutt'oggi la Giunta regionale eletta nel luglio 1978 non ha ancora presentato al Consiglio regionale le linee programmatiche dell'azione che intende svolgere in materia agricola regionale;
rilevato il pericolo che la situazione attuale di insufficienza legislativa e di contraddizione ed incertezza amministrative consacri tutti i limiti e i vincoli che rendono - allo stato attuale - inadeguate alle condizioni locali le Direttive CEE;
preoccupato per la continua degradazione dell'economia agricola e montana della Valle d'Aosta, non contrastata efficacemente dalla politica agricola regionale che, come nel caso della legge sul "verde agricolo", ha subito modificazioni sostanziali di indirizzo e di intervento;
impegna
la Giunta regionale a:
1°) presentare al Consiglio regionale entro un mese i suoi indirizzi in materia di politica agricola dai quali emerga il comportamento che intende tenere nei confronti delle Direttive CEE e quindi conseguentemente quali leggi regionali intenda revocare, modificare, integrare e proporre;
2) prendere immediati contatti con gli altri Enti locali dell'arco alpino al fine di ottenere il loro contributo all'identificazione e all'attuazione di una politica agricolo-montana comune e, quindi, voler riferire al Consiglio in merito.
Si ringrazia.
F.ti: Maquignaz - Dujany Cesare
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Vice Presidente Maquignaz.
Maquignaz (D.P.) - Con questa mozione intendiamo sollecitare, pur ammettendo che non si tratta di una cosa evidentemente facile, una programmazione nel settore dell'agricoltura, con particolari riferimenti ai rapporti esistenti, alla direttiva della CEE e alla specifica realtà dei coltivatori valdostani. Mi rendo conto che questo non è un momento propizio, perché siamo un po' stanchi, è un argomento noioso, però ritengo fondamentale che anche il settore dell'agricoltura in particolare...il Consiglio regionale inizi un dibattito...che comporta una programmazione a livello generale. Come tutti sappiamo, le direttive della CEE rappresentano dei provvedimenti che vincolano e obbligano gli Stati membri al raggiungimento degli obiettivi indicati nella direttiva stessa, lasciando poi una certa libertà di azione agli Stati per quanto concerne la predisposizione degli strumenti necessari per il raggiungimento degli obiettivi.
Mi limiterò quindi a fare una breve panoramica, a fare alcune osservazioni sulle quattro fondamentali direttive della Comunità economica europea e soprattutto sulle prime tre: la n. 159, la n. 160 e la n. 161, che in Valle d'Aosta non hanno trovato applicazione, perché inadeguate alla realtà dell'agricoltura valdostana, e sulla n. 268, che invece parzialmente ha trovato applicazione, che si è maggiormente per alcuni aspetti adeguata alla realtà dell'agricoltura valdostana. Passiamo quindi ad analizzare brevemente le prime tre direttive. Queste tre direttive prevedono l'istituzione di un regime di aiuti per la riforma come sappiamo strutturale dell'agricoltura tendente al raggiungimento di alcuni obiettivi, che elenco per sommi capi: promuovere innanzitutto sollecitamente l'ammodernamento e il potenziamento delle colture agricole; secondo, la qualificazione professionale delle persone che lavorano in agricoltura.
Quali sono i benefici che dovrebbero derivare ai contadini da queste direttive? È prevista la concessione di un insieme di benefici a favore di coloro che lavorano le aziende agricole singole o associate che siano in grado di conseguire, attraverso una più razionale organizzazione del fattore della produzione, adeguata a livello di reddito...e siano condotti da imprenditori che esercitano l'attività a titolo principale. Queste provvidenze poi sono subordinate ad alcuni requisiti fondamentali, requisiti che chiaramente non li troviamo, ripeto: non li troviamo nei contadini valdostani. Vediamo brevemente quali possono essere e quali sono questi requisiti richiesti dalle direttive della CEE. Facciamo alcuni esempi: l'imprenditore deve esercitare l'attività agricola a titolo principale, primo; l'imprenditore deve essere dotato di una sufficiente capacità professionale; deve esistere l'impegno di tenere una regolare contabilità aziendale secondo le norme della direttiva della CEE, addirittura poi deve essere presentato un piano di sviluppo per l'ammodernamento dell'azienda tale che dimostri che l'azienda stessa sia in grado di raggiungere almeno un reddito comparabile a quello di cui beneficiano i lavoratori di altre attività nella stessa zona, quindi pensate un contadino deve avere un reddito tale da raggiungere i livelli che raggiungono le altre categorie sociali. Nella sostanza brevemente i benefici: mutui agevolati, garanzie sussidiarie fideiussorie agli imprenditori, contributi in conto capitale per la produzione bovina ed equina, contributo di avviamento per azienda e via dicendo... Tutto questo per quanto riguarda le prime direttive della CEE e vedremo in seguito come tali direttive non abbiano assolutamente trovato applicazione in Valle d'Aosta, addirittura questi fondi previsti per tali interventi siano bloccati, siano paralizzati nei vari capitoli del bilancio regionale.
Per quanto riguarda invece la quarta direttiva - la n. 268 -, vediamo brevemente qual è l'obiettivo: è d'istituire un regime di aiuti particolari per preservare l'attività agricola necessaria al mantenimento di un livello minimo di popolazione e per la conservazione dell'ambiente naturale in talune zone di montagna svantaggiate. Questa direttiva, come tutti sappiamo, ha trovato parzialmente applicazione forse dico io per il motivo che essa è fondata sulla politica del contributo e quindi chiaramente ha trovato forse per tale motivo maggior applicazione in Valle d'Aosta, perché da anni a livello regionale si porta una politica fondata per valorizzare l'agricoltura sulla politica del contributo e forse per questo motivo tale direttiva ha trovato parziale applicazione in Valle d'Aosta. Infatti tale direttiva prevede appunto la politica del contributo, ossia l'indennità integrativa e compensativa nell'intento "di ridurre - così dice la legge - lo squilibrio dei redditi agricoli tra le zone montane e le altre zone".
Vorrei fare adesso alcune osservazioni di carattere generale appunto sull'applicabilità di questa quarta direttiva in Valle d'Aosta. L'argomento chiaramente meriterebbe un esame molto approfondito, mi limiterò soltanto ad esaminare quelli che sono, a mio avviso, gli aspetti più salienti. Mi pare che le direttive della Comunità europea nelle linee generali si possano condividere, però se teniamo conto dell'applicabilità di queste direttive...valdostane il discorso cambia. Se scendiamo infatti nel fatto applicativo le cose cambiano radicalmente e si avverte subito che una loro corretta applicazione presuppone l'esistenza di un'agricoltura che abbia raggiunto livelli organizzativi, prestazione tecnica, forza contrattuale economica, preparazione professionale degli addetti, associazionismo dai quali l'agricoltura italiana e soprattutto quella valdostana sono ben lontani. Sappiamo benissimo tutti le grosse difficoltà che incontriamo nel settore per quanto debba essere considerato valido nel settore dell'agricoltura valdostana. Quindi per questi motivi noi solleviamo dei seri dubbi sulla possibilità di attuare su larga scala le direttive CEE in Valle d'Aosta e a tale proposito vorrei ancora dare alcuni esempi per dimostrare come queste direttive siano veramente inapplicabili nella nostra Regione. Addirittura queste direttive prevedono ed incoraggiano la cessazione dell'attività in Valle d'Aosta e nell'attuale situazione riteniamo veramente assurdo che in alcuni casi si preveda la cessazione dell'attività agricola per certe aziende che non raggiungono certi livelli di reddito.
Analogo pessimismo penso che si debba nutrire circa la possibilità che gli agricoltori cedono le terre non più coltivate ad altri imprenditori agricoli mediante affitto a lungo termine, questa è l'altra condizione che è prevista nella direttiva della CEE. Il raggiungimento poi di certi livelli di reddito di lavoro agricolo comparabile ad altri settori mi sembra veramente anche questo un'utopia, perché giustamente bisognerebbe pretendere che gli agricoltori raggiungano un certo livello di reddito, però rendiamoci conto che in Valle d'Aosta tale discorso è estremamente difficile. Un altro esempio: le direttive prevedono l'obbligatorietà da parte dei contadini di mantenere certe scritture contabili, anche questo è un discorso estremamente difficile, perché sappiamo che i nostri contadini in tale campo si trovano in grosse difficoltà. Si potrebbero fare ancora tanti esempi, comunque, per concludere, mi sembra che queste direttive, pur rivestendo un grande interesse nel campo della politica agraria comunitaria, in considerazione della particolare situazione economico-agraria della Regione, sono scarsamente applicabili, come ho già detto, non rispondenti per niente alle esigenze dell'economia valdostana: in particolare, le prime tre direttive - la n. 159, la n. 160 e la n. 161 - non hanno per niente trovato applicazione in Valle d'Aosta e i fondi sono rimasti bloccati e paralizzati nei vari capitoli del bilancio regionale.
La direttiva n. 268, chiaramente approvata, ha trovato parzialmente applicazione, però teniamo conto che si tratta pur sempre di una legge che non è, diciamo, migliorativa rispetto alla precedente legge del verde agricolo che prevede certe agevolazioni nei confronti dei contadini. Veniamo al fatto concreto: con la legge sul verde rurale approvata dalla precedente Giunta si raggiungevano 90.000 lire per ettaro, con questa legge invece arriviamo sì e no a 55.000. Ora, io mi rendo perfettamente conto che questo non è colpa della Giunta, perché ha dovuto limitarsi ad applicare quelle che erano alcune impostazioni della CEE, quello che però noi chiediamo all'Esecutivo è che a livello di Consiglio regionale sollevi un dibattito su tale problema e che la Regione Valle d'Aosta faccia una battaglia affinché le direttive della CEE veramente si adattino e si adeguino alla realtà dell'agricoltura valdostana.
Riteniamo quindi per finire che si debba prima fare un lavoro di verifica della validità delle direttive e che questo lavoro di verifica, questo dibattito debbano essere fatti in Consiglio regionale, perché è un problema estremamente importante quanto l'industria e il turismo; chiediamo che la Giunta si renda promotrice di incontri con le altre Comunità dell'arco alpino per vedere di verificare una politica agricolo-montana che tenga conto delle realtà esistenti in montagna e non esistenti in pianura, in modo che sia possibile, assieme ad altre Comunità Montane, portare una politica alla Comunità Europea Economica che veramente tenga conto della realtà dell'agricoltura valdostana.
Dolchi (P.C.I.) - È aperta la discussione sul punto n. 27 dell'ordine del giorno. La parola al Consigliere Carral.
Carral (P.C.I.) - Noi siamo d'accordo su quanto si chiede nella mozione del Consigliere Maquignaz, ossia siamo preoccupati per la situazione dell'agricoltura in Valle d'Aosta, comunque non è un fatto nuovo: da quando sono in questo Consiglio regionale, più volte ho già avuto l'occasione di ripetere le stesse cose, ossia manca una programmazione in tale senso, tutte le leggi per le provvidenze in agricoltura sono scoordinate, non abbiamo dei riferimenti precisi, un piano di quella che può essere l'organizzazione del terreno in Valle d'Aosta. Sono anche d'accordo su quanto dice Maquignaz sull'applicazione delle direttive CEE: si parla di riforma strutturale, di qualificazione di personale, bisogna tener conto che in Valle d'Aosta la situazione è molto delicata, è difficile ed è diversa per l'organizzazione dei terreni, per il modo in cui vengono fatte le considerazioni. Purtroppo fino ad oggi non abbiamo mai avuto uno studio completo su queste cose, non abbiamo mai avuto una riqualifica su quelle che sono le leggi regionali, sulla validità dei contributi che abbiamo erogato tutti gli anni.
Io sono convinto che ci sia poca differenza tra le 90.000 e le 50.000 sulla legge del verde rurale, perché difatti non cambiano la situazione del contadino in Valle d'Aosta, anche perché dobbiamo tener conto che non vi è che la minima parte dei contadini che fanno principalmente i contadini, la questione del part-time, che va comunque vista, è un problema reale. Io sono convinto che in questa programmazione debba essere inserito anche il problema del turismo in Valle d'Aosta, dell'agriturismo, ossia in questo senso possiamo anche recepire le direttive CEE, però il problema è difficile ed è lungo; io spero, però non ho molta fiducia, che la Giunta presenti un programma in questo senso.
Dolchi (P.C.I.) - Altri che intendono prendere la parola sulla mozione di cui al punto n. 27 dell'ordine del giorno? La parola all'Assessore all'Agricoltura e Foreste, Marcoz.
Marcoz (U.V.) - Molto semplicemente il Consigliere Maquignaz ha detto giustamente...ha illustrato le direttive CEE al Consiglio; io personalmente credo che noi della Giunta concordiamo pienamente sulla scarsa applicazione delle varie direttive della CEE: sia delle n. 159, n. 160 e n. 161, sia anche dell'ultima direttiva del 1975 n. 268, che per la nostra Regione tipica di montagna non ha avuto assolutamente nessuna applicazione. D'altra parte, è chiaro che le direttive CEE, la n. 159, la n. 160 e la n. 161 sono direttive promulgate nel 1972 e quindi hanno avuto...siamo nel tempo...sono direttive inadeguate all'andamento dei tempi e i vari convegni sia a livello ministeriale, sia altri convegni, proprio l'ultimo quello di Verona, il 15, 16 di marzo abbiamo sollevato...non solamente come RAVA, ma tutte le Regioni dell'arco alpino e tutte le Regioni italiane sull'inconsistenza di queste direttive, difatti la scarsa applicazione delle direttive CEE la si vede in tutti i bilanci di tutte le Regioni italiane. Sono una massa di fondi che le Regioni non riescono, non possono spendere non perché non vogliono spenderli, ma perché ogni Regione ha le sue leggi, diciamo, inadeguate alle direttive, quindi intervengono nei vari settori, ma non si possono fare questioni di fondi in altri campi, quindi le direttive sono rimaste così ferme.
Vorrei soltanto accennare a quella direttiva di cui abbiamo parlato pochi mesi fa qui in Consiglio. È da pochi giorni sui giornali, sui quotidiani che la CEE ha bocciato la legge regionale del Piemonte, la famosa legge...è un'ottima legge quella del Piemonte - qui condivido pienamente questa legge quadro di tutte le direttive -, purtroppo, andando in contrasto con quelle che sono le famose direttive che prima diceva Maquignaz - è la quarta sulla montagna -, la CEE l'ha bocciata. Come dicevo prima, sono direttive temporanee per noi, perché sono state fatte nel 1972 e quindi veramente dovranno essere modificate e questo è stato proprio lo spunto dell'Assessorato della Regione, che in qualsiasi riunione, in qualsiasi convegno ha fatto presente questo inconveniente; lo dicevo difatti in data 15 e 16 marzo, quindi pochi giorni fa, a Verona c'è stato il Convegno sulle direttive CEE ed era presente il Ministro Marcora, io rappresentavo il Consiglio regionale, era presente anche il funzionario italiano a livello CEE.
Da parte di tutte le varie Regioni, di tutti gli Assessori presenti e dei funzionari a livello direttivo si è sentito che le direttive CEE dovevano essere modificate, in quanto, come ripeto, la n. 159, la n. 160 e la n. 161 avevano avuto nessuna ripercussione, nessun beneficio in Italia. Cosa si è convenuto? Si è convenuto, con tutte le precauzioni dei vari funzionari delle varie zone, in modo particolare di rivedere, di portare questo problema addirittura in campo nazionale e in campo europeo tramite i Ministri...di una modifica che...a quanto detto dal Ministro Marcora, che era presente, addirittura si verrebbe a scavalcare l'ultima nostra legge, la n. 49, che prevede dei finanziamenti per aziende sotto i due ettari, questa era l'integrazione della famosa direttiva n. 268, ma di più abbiamo voluto...in più, cioè dare la possibilità alle Regioni di gestire, di spendere questi fondi che attualmente sono in base alla legge attuale in vigore delle singole Regioni...in più di vedere dei programmi specifici, settori per settori, Regione per Regione, perché chiaramente le esigenze della Valle d'Aosta sono diverse dalle esigenze della Sardegna o Sicilia, quindi lasciare una certa disponibilità, lasciare un certo arco di lavoro alle singole Regioni.
Non sto a leggere tutta la relazione sul Convegno di Verona, comunque gliela farò avere, la conclusione è stata ovviamente chiara e l'impegno del Ministro Marcora è stato quello che in breve tempo visto che la CEE ha capito finalmente che le direttive non sono adeguate e devono essere modificate....qui si dice addirittura che queste direttive nell'arco di un mese, fino marzo o aprile, dovrebbero essere riviste.
Per quanto riguarda specificatamente la mozione dei Consiglieri Maquignaz e Dujany, l'unica giusta applicazione che si è fatta in Valle d'Aosta, come si è potuto fare in altre Regioni, è stata indubbiamente quella della direttiva n. 268: quella sulla montagna. Difatti sulla montagna, noi con la legge n. 49 abbiamo recepito le condizioni più favorevoli della direttiva, abbiamo regolato le nuove indennità come diceva giustamente...purtroppo sono passate a 55.000 lire e qui condivido l'opinione del Consigliere Carral che non sono le 50.000 o le 90.000 lire che possono, diciamo, salvaguardare tutta l'agricoltura in montagna, soprattutto della Valle d'Aosta. Abbiamo modificato sostanzialmente le altre leggi, le vecchie leggi uniformandole alla CEE, difatti c'è una legge del...agli articoli 5 e 6 si era predisposto un certo tipo di regolamento, che era in antitesi addirittura con la legge CEE.
Quindi io chiedo così al Consigliere Maquignaz e ai proponenti e a tutto il Consiglio, visto che c'è stato l'impegno come dico in sede dell'ultimo Congresso, chiamiamolo così, a Verona sulle direttive CEE - l'impegno formale sia da parte ministeriale (era presente il Ministro Marcora), sia di funzionari a livello CEE, che stanno rivedendo tutta l'organizzazione in materia di CEE -, di non limitarsi a mettere: "entro un mese portare un programma in Consiglio", perché onestamente non sarebbe una cosa possibile, non potrei attuarla. Non lasciare chiaramente alle calende greche questo problema, ma lasciare un termine utile, almeno che possa recepire gli ultimi indirizzi della CEE che stanno adesso svolgendo; non fare per il momento una nuova legge di modifica, che potrebbe essere nociva, perché, se per caso andassimo contro alle direttive che stanno sviluppandosi in questo momento, potrebbe tornare a danno sia delle leggi regionali esistenti, sia soprattutto alle famose delibere consiliari, le vecchie delibere consiliari che permettono di fare fronte a certi interventi in campo agricolo. Chiedo di darci un lasso di tempo un po' più lungo, adesso io qui non dico due o tre mesi, è una cosa che...valuti un pochettino il Consiglio regionale.
Mentre per il punto n. 2 sono completamente d'accordo con quello che abbiamo già fatto - abbiamo spinto con le Regioni dell'arco alpino per vedere di ottenere quello che giustamente vogliamo ottenere, cosa che non dico si sia già fatta -, a Bruxelles i funzionari l'hanno recepito e spero che con la quinta direttiva che deve uscire, che dovrebbe recepire le tre prime direttive e la quarta sulla montagna, vengono...tutti i punti e tutte le osservazioni delle singole Regioni. Ecco, chiederei solamente ai proponenti di modificare la data ed il mese, perché onestamente non mi sentirei in grado, non avrei neanche i mezzi e diciamo la possibilità per portare il programma che tutti quanti i Consiglieri auspicano, io per primo, in questa sede.
Dolchi (P.C.I.) - Altri che intendono prendere la parola? La parola al Vice Presidente Maquignaz.
Maquignaz (D.P.) - Per quanto ci riguarda, penso che si possa, il termine di tre mesi potrebbe anche andar bene, però voglio fare ancora una piccola osservazione: mi sembra fondamentale che la Giunta prenda contatti con la CEE, io non conosco bene questi meccanismi, comunque penso che questo sia fondamentale.
Dolchi (P.C.I.) - Allora ci sono altri che intendono prendere la parola? Ci sono dichiarazioni di voto prima della votazione? Mi sembra di avere capito che i proponenti concordano sulla modificazione del primo punto: "presentare al Consiglio regionale entro tre mesi"...non ci sono altre variazioni? Dichiarazioni di voto? Allora io metterei in votazione la mozione già con la variazione concordata, che vede al primo punto il termine "tre mesi", anziché "un mese". Allora chi è d'accordo? Contrario? Astenuto?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: ventisei
Il Consiglio approva all'unanimità.
Mozione
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Considerato che le Direttive CEE in materia di politica agraria e la legislazione regionale conseguente non hanno trovato finora un'applicazione adeguata alle reali esigenze dell'agricoltura valdostana;
tenuto conto che a tutt'oggi la Giunta regionale eletta nel luglio 1978 non ha ancora presentato al Consiglio regionale le linee programmatiche dell'azione che intende svolgere in materia agricola regionale;
rilevato il pericolo che la situazione attuale di insufficienza legislativa e di contraddizione ed incertezza amministrative consacri tutti i limiti e i vincoli che rendono - allo stato attuale - inadeguate alle condizioni locali le Direttive CEE;
preoccupato per la continua degradazione dell'economia agricola e montana della Valle d'Aosta, non contrastata efficacemente dalla politica agricola regionale che, come nel caso della legge sul "verde agricolo", ha subito modificazioni sostanziali di indirizzo e di intervento;
impegna
la Giunta regionale a:
1) presentare al Consiglio regionale entro tre mesi i suoi indirizzi in materia di politica agricola dai quali emerga il comportamento che intende tenere nei confronti delle Direttive CEE e quindi conseguentemente quali leggi regionali intende revocare, modificare, integrare e proporre;
2) prendere immediati contatti con gli altri Enti locali dell'arco alpino al fine di ottenere il loro contributo all'identificazione e all'attuazione di una politica agricolo-montana comune e, quindi, voler riferire al Consiglio in merito.
