Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 35 del 11 febbraio 1972 - Resoconto

OGGETTO N. 35/72 - Interventi per evitare la riduzione dei posti di lavoro in Valle d'Aosta nell'anno 1972. (Approvazione di Mozione)

Montesano (P.S.D.I.) - Chi illustra la mozione? Consigliere Tonino o Manganoni?

Manganoni (P.C.I.) - Data l'importanza della questione, se non sarebbe il caso di aspettare il Presidente della Giunta.

Montesano (P.S.D.I.) - Tutte le mozioni interessano, credo, la presenza del Presidente della Giunta. Vediamo un pochino. Forse sarà impegnato.

L'Assessore alla Sanità non c'è neanche. Ecco, chiamiamo qualcuno, neanche l'Assessore all'Industria, c'è; c'è il problema concernente la distribuzione dei generi contingentati, quindi bisogna che attendiamo la presenza degli Assessori e del Presidente della Giunta. Bisogna aver pazienza.

Signor Presidente, scusi, ci sono delle mozioni che richiedono la sua presenza.

Tonino (P.S.I.U.P.) - Vorrei lamentare a cotesto Consiglio che nel mese di giugno, o luglio, non ricordo bene, del 1968, allorché era entrata in funzione la Giunta di allora, si erano costituite le varie Commissioni.

Mi ricordo che uno dei problemi che maggiormente ci preoccupava un po' tutti, in modo particolare, i membri della Commissione Industria e Commercio; era la situazione occupazionale della Valle d'Aosta e l'urgente necessità di modificare la legge regionale sulle sovvenzioni alle industrie. Si era fatta tutta una serie di riunioni della Commissione Industria e Commercio, sia per le modifiche della legge, sia per vedere in che modo creare nuove industrie, già allora richieste.

Altre riunioni congiunte con i Sindacati, con gli imprenditori e anche qui, tutto per vedere in che modo poter promuovere l'installazione di industrie serie in Valle d'Aosta, soprattutto per la mano d'opera femminile.

Quindi, già tre anni or sono, si manifestava una carenza di posti di lavoro, soprattutto in Bassa Valle; questa era la situazione occupazionale di circa tre anni or sono.

A questa situazione, già grave, si sono aggiunti i nuovi licenziamenti: prima la FERA di St. Vincent, poi i 150 della SIRCA-DAVIT, poi 350 della Brambilla Filatura, il blocco dell'assunzione alla Società Nazionale Cogne, la crisi di altre piccole industrie.

Si può dire, quindi, che nel giro di tre anni sono venuti a mancare all'incirca 1.000 posti di lavoro. 1.000 posti di lavoro in meno, che si sono aggiunti a quelle necessità dei posti di lavoro che già erano state oggetto di passate discussioni, senza peraltro giungere a dei seri propositi.

Se teniamo poi conto che nessuna delle industrie esistenti in Valle ha avuto un incremento di mano d'opera, eccetto l'ILSSA-VIOLA di Pont St. Martin, che però sarebbe ora che il Presidente della Giunta o l'Assessore competente si interessassero per sapere quale sia, oggi, la situazione reale dell'ILSSA-VIOLA, in quanto circolano voci di crisi e anche di cambiamento di gestione. Bisogna vedere fino a dove queste voci siano vere...

Dicevo che, se esaminiamo tutti questi aspetti negativi, il numero dei posti di lavoro diminuirà ancora.

Da tutte le riunioni avute, gli incontri a Roma, con il Ministro alle compartecipazioni statali, siamo giunti oggi ad un nulla di fatto o quasi nulla.

L'impegno della Nazionale Cogne per quanto riguarda la costruzione di impianti industriali in Bassa Valle non è tra i più soddisfacenti, per non dire che, quasi, è stata una presa in giro quell'accordo che si è preso e, ammesso che vadano in porto le promesse della Cogne, così come sono state stipulate, il problema dell'occupazione non... che per un otto o dieci per cento della reale situazione che abbiamo davanti, in modo particolare, per la mano d'opera femminile, continuiamo ad avere 500 posti di lavoro in meno, da quelli che erano tre anni or sono, quando già si pensava di cercare di installare nuovi posti di lavoro per quel tipo di lavoro.

Quindi, malgrado si fossero consumati milioni di parole, quintali di carta scritta, la situazione si è sempre più aggravata, tanto da creare la sfiducia nella popolazione e il malcontento generale che si dilaga sempre più.

Mi risulta, come ebbi già a dire nella passata riunione del Consiglio regionale, che da parte del Ministro delle Compartecipazioni statali, lo stesso ebbe a dire: "Cercatevi un industriale tessile, serio, disposto a venire in Valle d'Aosta e il Ministero comparteciperà con il trenta-quaranta per cento".

La commissione Industria e Commercio aveva avuto contatti con un industriale di questo tipo, però, da allora, nessuno ha più saputo niente.

Ci eravamo recati a vedere un biscottificio che dava lavoro a 200 donne e, anche per questo, non si sa più niente.

Lo stesso proprietario di questo biscottificio, mi pare che sia andato a visitare lo stabilimento della SIRCA-DAVIT, mi pare con seri propositi di farlo funzionare e, anche per questo, non si sa niente.

I cittadini interessati, specie in Bassa Valle continuano a chiederci se ci sono delle novità e non si sa cosa rispondere, salvo ripetere quelle cose, cui nessuno più ci crede.

La situazione quindi è gravissima, aggiungendovi la non assunzione per rimpiazzare i posti di lavoro vacanti, la Nazionale Cogne continua a peggiorare la situazione.

Per tutti questi motivi abbiamo presentato la mozione, per sollecitare, per impegnare la Giunta perché si dia da fare e porti al Consiglio delle novità che ci possano fare sperare che la disastrosa situazione occupazionale si avvii ad un miglioramento.

Questi sono i motivi per cui abbiamo presentato questa mozione.

Manganoni (P.C.I.) - A quanto ha esposto Tonino, vorrei solamente aggiungere alcuni dati sulla SADEA di Verrès. Dall'incontro che abbiamo avuto a Roma con Einaudi, cosa è risultato? Che si vuole risolvere il problema dell'occupazione a Verrès, spostando Ferroleghe da Aosta a Verrès e la Monital, la produzione di monete, da Aosta a Verrès.

Ebbene, io penso che questo sia da respingere, perché non si creano duecento posti di lavoro a Verrès, togliendo duecento posti di lavoro ad Aosta. Sarebbe come se noi volessimo risolvere il problema dell'occupazione femminile a Verrès prendendo la SOIE di Châtillon e la portiamo a Verrès. Ora, io penso che questo piano, che di positivo ha un solo punto, cioè la prosecuzione della produzione chimica a Verrès, tutto il resto è assolutamente negativo e sia da respingere o, se vogliamo esaminiamolo prima, ma non si può accettare, non si può continuare ad essere presi in giro, come giustamente ha detto Tonino.

Nel corso del 1971 - e io vorrei attirare l'attenzione del Consiglio su queste cifre, perché qui non sono delle opinioni, si tratta di cifre e di cifre gravi - noi abbiamo avuto, oltre ai licenziamenti della Brambilla, della SIRCA-DAVIT, della chiusura dello stabilimento, oltre ai 25 del Lanificio... che... detto all'Assessore, che forse stava riprendendo... abbiamo avuto l'industria molitoria di Pollein, che ne ha licenziati dieci e chiuso lo stabilimento, la MEC meccanica di Pollein, lo stesso abbiamo l'ILSSA di Pont St. Martin, che ha ridotto, nel corso del 1971, di 48 unità i posti di lavoro, quindi 48 di meno all'ILSSA, la Guinzio e Rossi di Verrès, ha ridotto di diciotto, oltre all'ottantina che sono in cassa integrazione, la Brambilla chimica ha ridotto di undici, undici posti di lavoro in meno, che sono, solamente per queste industrie, 602 posti di lavoro in meno nel corso del 1971, dell'anno scorso. Ma, sempre nel corso del 1971, alla Nazionale Cogne i dipendenti sono diminuiti di 166 al Sider di Aosta e di 5 alle miniere, totale: 172, non tenendo conto delle riduzioni avvenute negli anni precedenti. Non parliamo della Fera, di tutto quello che sappiamo, rimaniamo solo nel 1971: i posti di lavoro, in Valle, sono stati ridotti di 602, quello che ho accennato, più i 171 alla Cogne: 773 posti di lavoro in meno in un anno!

Da questa cifra pare evidente la minaccia per l'intera economia della Valle, chiudendo ogni possibilità di impiego per i giovani che dovranno riprendere il sacco come una volta - e noi ce lo ricordiamo - per andare fuori Valle - Ivrea, Torino o Svizzera - questo nella progreditissima Valle d'Aosta!

Ora, mentre in Bassa Valle il licenziamento delle maestranze ha allarmato l'opinione pubblica, alla Cogne, non si licenzia, ci si limita a non sostituire i dimissionari, quelli che sono in pensione, i deceduti, ecc. è un'operazione silenziosa, indolore, ignorata dall'opinione pubblica. E osservate, dalle affermazioni della Direzione Cogne, neanche nel 1972, non avverranno le assunzioni e saranno altri circa 300 dipendenti in meno - adesso parlo della Cogne - 300 nel 1972, 171 nell'anno decorso, totale circa 500 posti di lavoro in meno alla Cogne e, sommandoli a quelli che ho accennato prima, sono 1.100 in tutta la Valle. Ma io qui vorrei rivolgere una richiesta al Presidente della Giunta: io per attingere a questi dati, devo cercare, domandare, telefonare, richiedere ecc.

Non potrebbe il Presidente della Giunta o l'Assessore interessato, fornire al Consiglio questi dati esatti, cioè con la riduzione di tutti i posti di lavoro - non andiamo indietro, rimaniamo nel 1971 - in tutte le aziende, perché io ne ho citate un po', ma ne mancano, ce ne sono altre che hanno ridotto, in modo di avere uno specchio, in modo da sapere come stanno esattamente le cose.

Ora, io mi chiedo che cosa ci riserva il 1973 e gli anni seguenti, con l'attuale politica di smobilitazione perseguita dalla Cogne. È una conseguenza dovuta alle direttive emanate in alto loco, tendenti a potenziare altri stabilimenti dell'EGAM, a scapito della Cogne, oppure la si deve attribuire all'incompetenza ed agli errori grossolani commessi dai vari gruppi dirigenziali e tecnici che si sono susseguiti al Sider della Cogne?

La volontà di smobilitare parte delle lavorazioni degli impianti del Sider non è solamente una convinzione generale suffragata dalle cose più strane ed inspiegabili che avvengono nell'interno dello stabilimento, ma viene confermata da un esame dei fatti e dai dati forzatamente incompleti, perché non possiamo attingerli alle fonti, non so se attingere questi dati alle fonti, non so se.... attingere questi dati alle fonti, forse è possibile per la Presidenza della Giunta, per noi lavoratori, certamente che quelle porte ci rimangono chiuse.

Ora noi tralasciamo l'elencazione degli impianti efficienti - ed è qui che vorrei attirare l'attenzione del Consiglio - impianti efficienti ceduti a terzi, che acquistati a prezzo di rottame, o comunque deprezzati, sono stati reinstallati e rimessi in efficienza, nei tempi passati, come il treno lamiere, le forgiatrici Aiax oppure gli impianti demoliti perché tecnicamente superati e che non sono stati sostituiti.

Ora, esaminare cosa è avvenuto in questi ultimi anni e quanto avviene oggi nei vari reparti, nelle varie lavorazioni, richiederebbe un tempo lungo e vi assicuro che non vi affliggerò con tutto questo esame, perché mi limiterò a riassumerlo, ma potrebbe costituire un argomento per un secondo libro bianco sulla Cogne: dei 5.884 operai occupati alla Cogne nel 1953, ne sono rimasti, nell'ottobre del 1971, 4.278. 1.606 in meno in 19 anni, cioè in questi 19 anni, quasi 100 all'anno in meno e poi noi ci arrabattiamo per cercare di far venire delle industrie in Valle e poi non reagiamo con la dovuta energia contro questa diminuzione continua annuale dei posti di lavoro alla Cogne.

Ora, cosa prevede il piano di smobilitazione della Cogne?

La chiusura della Monital, la chiusura del reparto lavorazione a freddo, che dovranno andare a Vittuone, la semi-smobilitazione della fonderia che è in corso... è da otto giorni che la società ha smesso di produrre le lingottiere per l'uso interno della Cogne, per il fabbisogno delle acciaierie, le fa fare fuori.

Il Consiglio di fabbrica ha protestato, ma andare a protestare contro quei...

E quindi giornalmente avvengono delle smobilitazioni per la diminuzione di produzione. Alla fucina, non sappiamo cosa dovrà avvenire, all'altoforno, da 187 operai, l'anno scorso, hanno fermato l'altoforno, hanno fermato la macchina a colare, oggi ci sono 90 operai; in un anno, la metà... ridotto l'organico a metà. E osservate che le affermazioni aperte di alcuni dirigenti, lo dicono chiaramente: la Cogne dovrà essere ridotta a 3.000 dipendenti. Quindi, questi sono i propositi chiari della Cogne, cioè ridurne altri 1.000 e rotti, 1.400, oltre a tutte le riduzioni già avvenute in precedenza.

Ora, quando si vuole smantellare un reparto od eliminare un tipo di lavorazione, è sempre possibile dimostrarne la non convenienza economica. Questo è il loro cavallo di battaglia, con abili manipolazioni contabili dei posti. In seno all'EGAM, quali sono gli accordi per la suddivisione delle produzioni fra i vari stabilimenti? Quali lavorazioni si è concordato di sottrarre alla Cogne per affidarle ad altri?

Quali accordi sono stati conclusi fra Breda e Cogne - Breda fa parte dell'EGAM - per la produzione e la lavorazione dei vari tipi di acciai? Perché i piatti nervati, quelli che servono per fare le molle dei vagoni ferroviari, che li ha sempre prodotti la Cogne, perché oggi non li produce più e li fanno produrre alla Breda?

Questi sono fatti, sono dati che ci devono allarmare e che io porto alla conoscenza del Consiglio. Il Consiglio dovrebbe riflettere: quale funzione riveste l'inserimento di Vittuone come deposito e finitura della produzione della Cogne e della Breda?

Quali lavorazioni verranno sottratte ad Aosta?

La programmazione, le direttive degli organismi nazionali, suggeriscono il decongestionamento del triangolo industriale, a favore delle zone depresse, tendenti a raggiungere una più equilibrata distribuzione territoriale delle attività e dell'occupazione.

La Cogne con il graduale trasferimento delle lavorazioni di finitura degli acciai, da Aosta a Vittuone, e Vittuone è vicino a Milano, segue un indirizzo esattamente opposto alle direttive ministeriali. SIAS, questa famosa società costituita dalla Breda e dalla Cogne per la vendita degli acciai, la sua funzione di coordinamento nella vendita degli acciai - dicono loro- di coordinamento, non permetterà o ne permette le preferenze alla produzione Breda a scapito della produzione Cogne?

Costi: ci si dice: "I costi sono alti", ma le cifre della contabilità industriale presentano un'assoluta attendibilità?

I costi delle Ditte appaltatrici esterne, si dice, sono inferiori, e ne sono effettivamente inferiori? Si è fatta un'analisi dei costi? Si è ricercato il perché se fosse vero - ma non è vero - se fossero vere le affermazioni della Direzione della Cogne che le ditte appaltatrici esterne vengono a costare meno, perché?

O non si pagano gli operai o si sfruttano in un modo indegno o sono delle storie che ci stanno raccontando... Crisi di mercato, ci si dice: "Ah! Il mercato non tira", questa è la giustificazione che ci sentiamo sempre ripetere. Può anche corrispondere alla realtà per alcuni prodotti, per alcuni tipi di produzione, ma non regge per il materiale finito, laminato a freddo, rettificato, trafilato, pelato, lavorato di macchina. Per cui, non solo non si riesce a far fronte alla richiesta e a mantenere le date di consegna - deficienze che ci fanno perdere i clienti - ma devono respingere delle ordinazioni, perché non si riesce a far fronte alle richieste. Difatti, mentre viene riconosciuta, in genere, sul mercato, l'ottima qualità sia del materiale Cogne che della sua lavorazione, generali sono le lamentele sul rilevantissimo ritardo nelle consegne.

Ora il piano della direzione, tendente a trasformare lo stabilimento di Aosta in una ferriera, e - osservate - che prima la si trasforma in una ferriera, eliminando le lavorazioni di finitura, dopo ci sarà buon gioco per dire: "Eh, già il trasporto del minerale, del carbone, dal porto di mare ad Aosta, incide troppo" ed allora trasformiamo anche quello che rimane, cioè la ferriera, in un porto di mare.

Fate molta attenzione, perché l'orientamento dovrebbe essere questo. Ora, a questo piano di smobilitazione cosa propone il Consiglio di fabbrica? Il Consiglio di fabbrica propone non di smobilitare, ma di potenziare le lavorazioni della Cogne con un programma che il Consiglio di fabbrica sta elaborando e che prevede l'incremento e non la smobilitazione degli impianti.

La commissione per la programmazione regionale ha avuto i necessari contatti con la Cogne, ne conosce i piani di sviluppo, o meglio, di smobilitazione.

Ora, io mi chiedo se l'ufficio di programmazione, il Comitato di programmazione della Valle d'Aosta che deve prevedere lo sviluppo economico e quindi anche industriale, occupazionale in Valle, è al corrente di questi piani della Cogne? Se è al corrente, cosa ne dice? E se non è al corrente, io mi chiedo che cosa programma? Cosa programmiamo? La produzione delle lumache?

Comunque, io dico, cosa parliamo di programmazione, quando non conosciamo cosa sta avvenendo nel più grande stabilimento di Aosta.

Ora, io vorrei citarvi brevemente alcuni passaggi di una proposta di legge che riguarda l'EGAM, proposta dei senatori comunisti.

Qui si incomincia ad accennare alle zone depresse del centro nord ed era tempo che si accennasse alle zone depresse del centro nord, perché stiamo arrivando come alle zone depresse del meridione. Si accenna a disordinata, non sufficientemente motivata smobilitazione di impianti e di concessioni.

E questo è esatto, per chi... rimanendo nel caso della Cogne, dove sono le giustificazioni di tutte queste smobilitazioni. Si parla più avanti, dice sempre questa proposta di legge: "Il Parlamento, consultate le Regioni ed i Sindacati, discute ed approva il programma". Qui si sono sentiti i Sindacati, si è sentita la Regione? No, per queste smobilitazioni. Qui parla di piano di programmi, no, piani di sviluppo, ma questo è un piano di smobilitazione.

Comunque, è stata sentita la Regione? I Sindacati, le Regioni e i Sindacati - sempre la legge che propone - possono avanzare al Ministro delle Partecipazioni Statali, proposte di modifiche ai programmi approvati. Ma cosa proponiamo, cosa avanziamo, se non conosciamo niente! Il Ministro delle Partecipazioni Statali promuove nelle Regioni, dove l'EGAM svolge la sua attività, d'intesa con la Regione interessata e si continua a parlare di regioni, indirizzi produttivi dell'azienda, programmi di produzione e d'investimenti, in relazione al programma degli enti e qui cosa ha programmato la Cogne in accordo con la Regione?

Da quel che mi risulta, l'ha completamente ignorata! Ora, io penso che questa esposizione anche se è troppo breve, ma io penso che il Consiglio di fabbrica si stia interessando seriamente del problema della Cogne, provvederà ad informare più dettagliatamente l'Amministrazione regionale, sul come avviene questa smobilitazione della Cogne. Io penso che - anche se è troppo riassuntiva - debba allarmare tutte le forze politiche della Regione, anche quelle che hanno pensato bene di abbandonare la loro poltrona, il loro posto, la loro sedia per andarsene magari a prendere il caffè, anche queste forze politiche devono essere interessate, per le gravissime ripercussioni osservate che si avrà sull'intera economia della Valle e quando si sarà smobilitato, sarà tardi. Bisogna partire in tempo, per evitare il guaio, perché poi non si rimedierà più.

Dobbiamo correre ai ripari, non dobbiamo perdere altro tempo. Io non propongo i soliti ordini del giorno che lasciano il tempo che trovano.

Bisogna affiancare e sostenere l'azione del Consiglio di fabbrica dei Sindacati, che si stanno battendo per salvare la Cogne.

Ora, noi chiediamo che il piano d'investimenti e di sviluppo dell'azienda, chiamiamolo così, anche se i fatti... si vuol sviluppare un bel niente!... venga discusso da parte dei dirigenti dell'EGAM e della Cogne con il Consiglio di fabbrica e con l'Amministrazione regionale.

Io propongo che il Presidente della Giunta richieda un incontro tra il Ministro delle Partecipazioni Statali, i rappresentanti dell'EGAM e della Cogne con una delegazione unitaria nella quali siano rappresentate le forze politiche di questo Consiglio, i Sindacati, naturalmente, presieduta dal Presidente della Giunta.

Ora questo ci si potrà dire - e qualcuno me l'ha già detto - le solite chiacchiere, le solite promesse di Roma! A parte che nell'ultimo incontro che abbiamo avuto, la delegazione valdostana non ha avuto il tempo di esporre le sue richieste, prima di tutto, perché mancava di documentazione ed è quella che in parte io avevo portato e che presto rifornirà il Consiglio di Stato, primo. In secondo luogo, sempre in quell'incontro, alle tre ci è stato detto: "Sono le tre, dobbiamo andare a pranzare perché alle quattro si vota il Presidente", ed allora c'era da votare il Presidente, e va bene, andiamo a mangiare.

Si era iniziato all'una passata, il prossimo incontro non dovrà essere strozzato e non ci sarà l'elezione del Presidente che... alle tre, "arrivederci, ritornatevene ad Aosta".

Il problema dovrà essere esaminato a fondo, ci vorranno degli impegni chiari, scritti, da parte degli organismi ministeriali, da parte dell'EGAM, da parte della Cogne, in modo che non ci si possa giocare e prendere in giro, sempre come si è fatto fino adesso.

Questa è una proposta che io faccio, io non mi irrigidisco su questa proposta. Ce ne sono altre, migliori? Bene, noi le accettiamo. Qualsiasi decisione prenda il Consiglio, noi siamo pronti a ritirare la proposta che io ho fatto, ad accettarne delle altre, però bisogna che noi ci muoviamo presto, in un modo energico e in modo particolarmente concreto, per evitare la smobilitazione dell'economia in Valle d'Aosta, non solo, perché le ripercussioni della smobilitazione industriale si riflettono su tutte le altre attività e, quindi, sarebbe un guaio grave per la Valle d'Aosta.

Fosson (U.V.) - Io non ho preparato nessun intervento su questo argomento e non pensavo neanche di prendere quasi la parola, perché ne abbiamo già parlato tante volte in questo Consiglio, abbiamo avuto occasione di esprimere molto chiaramente il nostro pensiero - in dissenso con qualcun altro - direttamente al Ministero delle Partecipazioni statali, abbiamo avuto più volte l'occasione di parlare con il Presidente della Giunta e dire chiaramente quello che pensavamo su questo argomento, ma l'argomento è effettivamente così importante, che devo dire qualche cosa.

E vorrei dire a Manganoni, che così appassionatamente ha seguito questa questione, specialmente in questi ultimi tempi, e che anche ha potuto occuparsi, direttamente, con il Consiglio di fabbrica per avere qualche dato, avrebbe fatto bene, nelle sedi, anche del suo partito, a un certo momento, quando parlavamo e discutevamo della Cogne e proprio per la questione del Libro bianco, di farsi portaparola, perché sono sicuro che quello che ha detto Manganoni oggi, non l'ha detto solamente attraverso i dati che ha conosciuto adesso, perché chi ha vissuto per lunghi anni, come abbiamo vissuto noi nella Nazionale Cogne, sul posto di lavoro, ha avuto più volte occasione di vedere certe cose, ha avuto più volte occasione e sa anche la storia della Cogne e, quindi, avrebbe dovuto imporre maggiormente questa sua volontà quando, per delle ragioni di partito...E qui accomuno il partito comunista con il partito socialista, perché quando noi abbiamo detto qui, in questa sede, nel 1969, e abbiamo detto i pericoli che c'erano di un passaggio tout court di mettere la Cogne in questa grande EGAM, in una piccola IRI, e che questo non sarebbe venuto certamente a vantaggio della Società Nazionale Cogne, ma questo sarebbe stato deleterio, e allora abbiamo sentito sia da parte del Consigliere Germano, che oggi non è presente, sia da parte del Consigliere Milanesio, difendere questa tesi, dicendo quasi a noi che eravamo dei provinciali, che non sapevamo che oggi ci vogliono le holding perché, attraverso queste holding, la Cogne sarebbe stata potenziata.

Io mi sono permesso di sostenere questa stessa tesi - e ne sono buoni testimoni sia il Presidente della Giunta, sia l'Assessore Milanesio, sia il Consigliere Manganoni - direttamente al Sottosegretario delle partecipazioni statali, perché, cari signori, noi abbiamo difeso nel passato - e qui Manganoni è buon testimone e i vecchi Consiglieri lo sanno - ci siamo difesi dal passaggio della Cogne all'IRI, a suo tempo, perché in quel momento il passaggio della Cogne all'IRI voleva dire: smobilitazione della Cogne. E ci siamo opposti. Perché? Perché c'era questo pericolo di smobilitazione e, attraverso un'azione di tutti, abbiamo evitato questo passaggio all'IRI. Siamo caduti dalla padella nella brace, perché, invece del passaggio all'IRI, siamo passati all'EGAM e siamo passati all'EGAM con l'aiuto di molti che credevano - siccome non si sono mai interessati, non hanno mai vissuto la vita della Società Cogne - credevano che questo effettivamente sarebbe stato un vantaggio per la Società.

Ora, quando il sottosegretario diceva: "Ma vedete, con il passaggio all'EGAM, noi abbiamo la possibilità di dare dei finanziamenti alla Cogne", altrimenti, non avrebbe potuto dare dei finanziamenti alla Cogne e questo... Si può parlare a dei profani in questa maniera, perché la Cogne era completamente dello Stato e, quindi, nell'IRI ci sono delle partecipazioni miste dello Stato e dei privati, nell'EGAM attualmente ci saranno delle partecipazioni miste dello Stato e dei privati, perché quelle varie società che passano all'EGAM hanno parte di partecipazione statale attraverso l'EGAM e una parte l'avranno ancora di partecipazione privata, mentre la Cogne era completamente a capitale statale e, quindi, non vedo quali ragioni ostassero a poter assicurare i finanziamenti che erano necessari alla Società Cogne per svolgere il suo lavoro.

Quello che è il collegamento commerciale e via dicendo e quella che è, eventualmente, la specializzazione delle varie lavorazioni che possono essere divisi fra vari stabilimenti, questo è un altro paio di maniche e quindi si poteva conciliare.

La questione è questa; che direttamente, se la Cogne manteneva la sua autonomia, certamente che l'Amministrazione, battendo il chiodo che aveva battuto per diversi anni in precedenza, poteva trovare a un certo momento la possibilità di potersi ingerire maggiormente nella questione Cogne, mentre, nella grande EGAM, questa possibilità non esiste più, perché non possiamo pretendere di andare a mettere il becco dell'Amministrazione regionale in attività che si svolgono fuori della Regione della Valle d'Aosta. Mentre questa possibilità l'avevamo e doveva a un certo momento esserci riconosciuta, se c'era un'attività puramente in Valle d'Aosta.

Quindi, questo va detto per la precisione, perché credendo di orientarsi in un dato modo, non abbiamo fatto certamente gli interessi della popolazione valdostana e quindi della Valle d'Aosta. Modestamente il sottoscritto, quando ha sentito quelle affermazioni, le ha ribadite e ha voluto che fossero messe a verbale in maniera che chi si legge il Libro bianco... E tutti i Consiglieri si ricorderanno che abbiamo richiamato l'attenzione su questo, proprio ritenendo che delle dichiarazioni abbastanza brevi in quel senso, però fossero state gravissime per il futuro della Nazionale Cogne e oggi arriva quello che noi avevamo previsto, perché a un certo momento, l'abbiamo denunciato più volte, abbiamo denunciato più volte questa volontà di smobilitazione. Un momento fa l'amico Manganoni diceva: "Ma qui, il Comitato di programmazione ha avuto i necessari contatti con i dirigenti della Cogne, per sapere quali sono i programmi della Cogne?". Ma io devo dirvi che, facendo parte del Comitato consultivo della programmazione, in una data riunione, nel 1967, o che cosa, giù di lì, mi sono trovato.... c'era quel primo studio della Soris sulla Cogne e questo studio della Soris tirava certe conclusioni e dava certe direttive. La Soris ha avuto dei contatti con la Cogne e dopo un certo periodo, un anno dopo, o cosa, ha presentato delle soluzioni completamente diverse e abbiamo sentito anche dei conferenzieri che sono venuti qui, ad Aosta, a parlarci del problema, dicendo esattamente il contrario di quello che avevano scritto su quel primo rapporto che avevano rimesso all'Amministrazione regionale e certamente questi hanno fatto quel secondo rapporto, in base a quello che era il programma dei nuovi dirigenti della Cogne, che era necessariamente orientato verso un certo sistema e verso certi obbiettivi. Certi obbiettivi che, allora, noi non vedevamo ancora nella costituzione dell'EGAM, ma che erano già abbastanza chiari su quella di un'impostazione totalmente errata del programma che si sta svolgendo alla Cogne. Noi abbiamo ripetuto - e possiamo ripeterlo e non saremo mai smentiti - che l'errore principale è stato quello di dire: "Potenziamo la Cogne per fare una produzione di quantità invece di fare una produzione di qualità" e ci è magnificato la questione dell'LD, il non plus ultra della tecnica moderna, però noi l'abbiamo detto e dispiace di dover dire e ricordare queste cose.

Abbiamo detto chiaramente che l'LD non era giustificata ad Aosta, perché l'LD aumentava enormemente la produzione, ma questa produzione aumentata avrebbe dovuto essere alimentata attraverso l'importazione di minerale dall'estero, con l'aggravio dei costi di produzione, che non sarebbero stati mai competitivi con delle altre industrie che sono a livello del mare e che, quindi, possono avere sia il carbone sia il coke, sia il minerale a un prezzo molto più basso del nostro.

Abbiamo portato degli esempi chiari, abbiamo portato l'esempio della Böhler (?) che è un'acciaieria che fa acciai speciali, che è in Austria, in una Valle alpina, dove si fanno 12.000 tonnellate al mese di produzione - quindi molto lontani dalla produzione che fa oggi Aosta - e con queste 12.000 tonnellate al mese, occupa 4.000 e tanti operai, ha a circa 7-8 chilometri dal suo stabilimento uno stabilimento di trasformazione e quindi occupa altre qualche migliaia di operai per fare dei prodotti finiti, ma la Böhler non vende il suo acciaio a 200 lire al kg. Perché la Böhler lo vende a 2.000 lire, 3.000 lire, 4.000 lire al chilo, perché non fa che fare una produzione di alta qualità e, guarda un po', una grande produzione della Böhler più di 6.000 t., di 30.000 tonnellate all'anno viene esportata in Italia e noi paghiamo tranquillamente una produzione che noi potevamo benissimo fare in Valle d'Aosta, perché si faceva! Io ho dimostrato, a suo tempo, che la produzione di acciai specialissimi, cioè acciai per utensili e tutto questo, che una volta davano un certo tornaconto alla Cogne, sono diminuiti di produzione enormemente: prima si produceva almeno un mille tonnellate all'anno di acciai per utensili, ultimamente non se ne producevano neanche più 500.

E quelli sono acciai che rendono, acciai che non hanno bisogno di una grande quantità di minerale e quindi poteva essere prolungata l'esistenza della miniera di Cogne - anche se fosse costato qualche cosa di più dell'altro minerale - si poteva avere un minerale che nella trasformazione faceva diminuire lo stesso i costi di trasformazione, perché si parte da un minerale esente da zolfo, esente da fosforo, di cui tutti i lavori di riduzione di queste impurità costano meno e quindi anche se si parte da un costo del minerale leggermente superiore, si poteva ottenere qualche cosa.

Ma, io l'ho già... allora, ottobre del 1969, parlando della Cogne, qui, ho detto: "Noi avremo solo la soddisfazione di dire queste cose, perché abbiamo, non abbiamo solo il diritto, abbiamo il dovere di dirlo, perché chi conosce certe cose ha il dovere di informare gli altri colleghi che non le conoscono", ma purtroppo, l'ho già detto allora, è una magra soddisfazione, perché fra qualche anno, potremo dire e avere l'unica soddisfazione di dire: "Leggete quello che abbiamo detto nel 1969, avevamo ragione, avevamo visto chiaro, però gli effetti sono completamente contrari".

Io non voglio essere così pessimista, perché ogni questione, ad un certo momento, si può anche raddrizzare, se c'è però l'intento generale di raddrizzare e non si dicano solo delle parole a un certo momento per far tacere certe correnti, per far tacere certi settori, ma effettivamente si voglia lavorare intensamente per ottenere qualche risultato positivo.

Ora, è chiaro che nella situazione in cui siamo, c'è un chiaro intento di smobilitazione e tutto quello che è stato detto da Manganoni è perfettamente vero. Non so cosa potremo fare per riportare il programma della Cogne su un piano che sia, che possa essere condiviso dall'interesse della Valle d'Aosta e dell'Amministrazione regionale, perché al punto in cui siamo, siamo già molto avanti in questo processo di smobilitazione.

D'altra parte, questo processo di smobilitazione è dovuto anche ad altri fattori, perché già nel passato, per degli interessi di altro genere, si è sempre cercato di non facilitare il sorgere di industrie che avrebbero potuto essere collegate con la Cogne in Valle d'Aosta. Ho già citato questi esempi, in altre occasioni, non ci ritorno più oggi, però bisogna che noi diciamo a un certo momento ai vari responsabili, al Ministero delle partecipazioni statali, ai dirigenti dell'EGAM e della Cogne, ai rappresentanti che sono nel Consiglio di Amministrazione della Cogne, dobbiamo dire chiaramente qual è il nostro pensiero e, a un certo momento, non permettere che questa gente attraverso dei bellissimi discorsi e attraverso degli specchietti delle allodole, che ci fanno brillare, credono che il popolo valdostano e i suoi amministratori siano tutti dei deficienti e che solo loro sono i furbi perché stanno sulle spalle dei lavoratori, sanno fare le scalate che hanno fatto.

Noi questo lo dobbiamo dire con piena fermezza perché quando sentiamo certi programmi e chi gioca sulle parole, ci viene a dire, quando noi abbiamo detto: "Ma voi volete portare via tutte le lavorazioni a freddo e le portate a Vittuone" e qualcuno ci dice: "Ah! Ha ragione Lei Fosson, di dire che queste lavorazioni le potremmo fare anche a Verrès, noi però a Vittuone continueremo a fare queste lavorazioni per conto della Breda". Credono proprio che noi si possa mettere qui la parola "cretini". A un certo momento, c'è un minimo di rispetto in certe riunioni dove si è in diversi e c'è un minimo di educazione che uno non tira fuori delle parolacce, ma verrebbe anche voglia, qualche volta, di tirarle fuori.

Ora c'è la questione fondamentale della Tecnosud, e anche lì, quando si è parlato qui del programma, cosa si è detto del programma della Cogne? Si è detto noi... la Tecnosud dovrà orientarsi a fare degli acciai speciali, per dire, le industrie aereonautiche che si faranno nel Sud, per servire l'Alfa Sud, che avrà la sua orientazione, la sua base nel Sud.

Noi abbiamo detto, allora, che praticamente gli acciai speciali si possono fare ad Aosta e mandare nel Sud. E mi permetto di dire una cosa che è molto ovvia, che non c'è bisogno di essere dei tecnici per capirla: che sarà sempre meno costoso mandare un prodotto finito il cui costo è molto alto, mandarlo da Aosta in quel di Pomigliano o di Salerno, che non fare venire dei treni di minerale povero da Savona, che deve essere sbarcato a Savona, caricato sulla teleferica di Cairo Montenotte, poi ripreso in treno e riportato ad Aosta. Perché noi portiamo delle migliaia e migliaia di tonnellate di minerale povero e quindi, se il costo è di 20 lire al chilo, il costo originale, a un certo momento noi vediamo cosa incide il trasporto su questo. Ma se portiamo molte meno migliaia di tonnellate di prodotto che costa dalle 2.000 alle 3.000 lire al chilo, l'incidenza del trasporto vedete che è molto inferiore, quindi questa è una operazione elementare, non c'è bisogno di essere... di andare nella matematica superiore per fare questi conti.

E allora noi abbiamo detto queste cose, non è più venuta fuori la questione degli acciai speciali. Abbiamo sentito da certi dirigenti della Cogne che hanno detto: "Noi in quel settore laggiù faremo delle leghe speciali". Non hanno più parlato di acciai speciali, perché hanno detto: "Noi gli acciai speciali li riserveremo ad Aosta". Ma credono proprio di prenderci per dei deficienti? Ora sappiamo benissimo che queste leghe super speciali che dovrebbero essere fatte laggiù sono nient'altro che degli acciai speciali. Quindi, alla Cogne di Aosta doveva essere riservato il settore degli acciai speciali e se si voleva fare degli acciai normali, li può fare Taranto, faranno un altro centro siderurgico a Gioia. Com'è là?...

Montesano (P.S.D.I.) - Funziona? Bene, prego!

Fosson (U.V.) - Quindi il problema che il Comitato della programmazione possa sapere quali sono i programmi della Cogne, questo è essenziale, perché noi lo abbiamo detto anche allora, abbiamo detto: "Cosa, quale programmazione sul piano industriale facciamo in Valle d'Aosta, se non possiamo incidere e se non possiamo conoscere quali sono i programmi della sua massima società, cioè quella che ha il massimo di occupazione in Valle?". Quindi questo è assolutamente necessario. E altrettanto necessario è che, pur facendo quella riunione, se domani il Presidente della Giunta accetterà di fare quella riunione presso il Ministero delle partecipazioni statali, a questa riunione si vada con delle idee chiare, con una preparazione appropriata e con una discussione fatta preliminarmente in Consiglio, in modo che non si vada lì con delle voci discordi, perché, invece di fare un qualche cosa di utile, noi faremmo certamente qualche cosa che sarebbe contrario agli interessi della Cogne.

Ci sarebbero molte altre cose da dire su questo argomento ma visto che tutta la Giunta è in altre faccende affacendata, io non so se devo continuare, perché è inutile... (Bordon: rimane a verbale...) ...No, no, ho già detto per solo le cose che rimangono a verbale, non contano niente. Volevo ripetere al Presidente della Giunta solo una cosa e poi faccio grazia, perché tanto avremo di nuovo da discutere di questo problema e potremo entrare nei particolari, io dicevo se il Presidente della Giunta si orienta ad accettare la proposta di Manganoni di una discussione presso il Ministero delle Partecipazioni Statali con i rappresentanti dell'EGAM, della Cogne, dei sindacati e dell'Amministrazione regionale, io dico che prima bisognerà preparare molto bene questa riunione, in maniera che almeno da parte dell'Amministrazione regionale non ci siano delle voci discordi, ci sia una unità di intenti e si sappia effettivamente che quello che si vuole chiedere e gli scopi che si vogliono raggiungere. Gli scopi che si vogliono raggiungere sul piano occupazionale sono molto chiari, ma bisogna a un certo momento poter mettere con le spalle al muro i responsabili di questa situazione e avere una parola chiara anche da parte loro. Questo è quello che noi dobbiamo fare se vogliamo vedere di poter salvare, se vogliamo tentare di salvare il salvabile per quanto concerne la Cogne. Naturalmente che anche nel Comitato della Programmazione ... ho detto prima e lo ripeto solo perché il Presidente non c'era, che il Comitato della Programmazione può svolgere un suo lavoro nel campo dell'industria in Valle d'Aosta, se è a conoscenza con precisione e se può a un certo momento orientare anche quello che è il programma della massima industria in Valle d'Aosta, che è la Cogne. Cogne che è a partecipazione competa dello Stato e che, quindi, deve essere trattata in un modo anche diverso da quella che può essere la singola industria del proprietario privato.

Montesano (P.S.D.I.) - Altri che chiedono la parola? Presidente, vuol fare parlare prima il Consigliere Tonino? La parola al Consigliere Tonino.

Tonino (P.S.I.U.P.) - Certo che qui è stato sollevato un grosso problema, il problema sollevato da me per quanto riguarda la situazione occupazionale nella Bassa Valle, il problema sollevato dal Consigliere Manganoni e il Consigliere Fosson sulla situazione disastrosa che abbiamo alla Cogne, su questo piano generale di smobilitazione, io penso che anche altri gruppi sentano il dovere di dire alcune cose su di questo. Il gruppo della Democrazia Cristiana che ha nel suo seno un Consigliere di Amministrazione della Società Nazionale Cogne, io penso che il minimo che potesse fare fosse dare alcune informazioni di tutte queste riunioni che loro fanno nel seno del Consiglio di Amministrazione per fare edotti i Consiglieri regionali sulla vera situazione in cui versa la Nazionale Cogne; altrimenti, se non abbiamo questa soddisfazione, a che ci serve a noi un Consigliere regionale all'interno del nostro Consiglio e che sia anche Consigliere dell'Amministrazione Nazionale Cogne?

Fosson (U.V.) - Ma vi è anche il Partito Socialista che ha il Presidente della Cogne là?!!

Montesano (P.S.D.I.) - La parola al Presidente della Giunta. La parola allora al Consigliere Pollicini. Scusi Presidente, sa che....

Pollicini (D.P.) - La costante dei rapporti fra la Cogne e la Regione è sempre stata la stessa: la incomunicabilità. Salvo alcuni episodi, che però non hanno prodotto frutti, sostanzialmente, la Cogne è sempre stata, per sua volontà, il corpo estraneo nella realtà valdostana. È evidente che, parlando di problema occupazionale, non possiamo non tener presente che la funzione delle partecipazioni statali è proprio quella di intervenire laddove si verificano situazioni di difficoltà per una iniziativa privata e sopperire, appunto, a quelle esigenze, attraverso l'intervento dello Stato. Invece, qui, in Valle d'Aosta, assistiamo proprio in questo momento di particolare necessità, in cui si giustifica proprio le partecipazioni dello Stato, a una assenza di intervento in cui si verifica una crisi di occupazione.

È evidente che le attività della Cogne in Valle, dovrebbero rientrare in un piano di programmazione regionale in modo da avere un complesso organico fra attività politica e amministrativa della Regione e attività industriale e, quindi, occupazionale della Cogne.

La Cogne non può andare per conto suo, come sta andando. Evidentemente qui sono state illustrate le carenze, le difficoltà e diremo pure chiaramente situazioni non facilmente comprensibili - mettendoci della buona fede - del comportamento della Cogne. Se già vi erano difficoltà di comunicabilità quando la Cogne era un'azienda a sé stante alle dirette dipendenze dello Stato, oggi, che è in una finanziaria nazionale, è evidente che queste difficoltà sono sicuramente di molto e molto maggiori. Il suo centro, ormai, direzionale è a Roma, mentre sino a poco fa era a Torino e quindi ha interessi nazionali, direi nazionali con particolare propensione a seguire la politica governativa, che è quella di uno sviluppo industriale nelle zone del mezzogiorno. Noi non siamo qui a dire che questo non è uno dei compiti che deve avere anche questa EGAM - se l'hanno creata, è evidente che è anche con questi compiti -, però noi non vogliamo che il perseguire questi compiti sia a danno di uno sviluppo industriale della Cogne in Valle d'Aosta. Si tratta, quindi, di creare i presupposti per un tipo di rapporto da instaurare, direi organico, fra Regione e Cogne; rapporti che, dopo alcuni episodi, praticamente si sono sfilacciati, che non hanno portato anche quei rapporti a risultati concreti, se non brevissimi e piccoli risultati, tanto che si possa veramente dare una garanzia alle funzioni della Cogne in Valle d'Aosta, perché sia stato quello, che è un pericolo che indubbiamente tutti sentono, di una riduzione dell'attività industriale della Cogne in Valle d'Aosta al solo settore siderurgico. Cioè noi possiamo comprendere tutte le esigenze che può avere l'EGAM, possiamo comprendere, quindi, una visione generale della Cogne, nell'ambito di questo problema, però non possiamo comprendere che questa visone generale sia a danno dell'attività della Cogne in Valle d'Aosta. Quindi che cosa è la Cogne limitata alla sola lavorazione siderurgica? Vuol dire lasciare ad Aosta soltanto la fatica, la silicosi, la manovalanza e la dequalificazione del personale inserito nella azienda stessa. Noi sappiamo che, oggi, molto meno del 10% del prodotto della Cogne viene lavorato negli stabilimenti di Aosta, quando riteniamo sia largamente possibile superare il 30%-35%-40% del materiale che venga lavorato a prodotto finito o semi-finito in Valle d'Aosta. Questo comporterebbe, innanzitutto, un notevole aumento del plusvalore del materiale, porterebbe l'impiego di molta manodopera. Mentre l'industria pesante ha poca manodopera e altissimo capitale, l'industria manifatturiera ha molta manodopera e molto minor capitale. Oltre a questo, si potrebbe avere un personale altamente qualificato poiché se, anziché vendere le barre come vanno vendute per fabbricare le valvole, si fabbricassero le valvole, se anziché fare billette di acciai speciali e si vendessero come billette, si lavorassero queste billette di acciaio speciale e si vendessero con forma di prodotto finito o quasi finito, è evidente che si creerebbe la possibilità di instaurare un certo numero di posti lavoro e direi un certo numero di posti lavoro con personale altamente qualificato. Siamo di fronte, ad esempio, a quello che è un trasferimento di attività secondarie della Cogne, che è quella della lavorazione del prodotto finito in quel di Vittuone, in quel di Scafati. Ora, se è vero come è vero che c'era quella esigenza di preparare altamente speciale nel meridione per industrie aereonautiche e automobilistiche nel meridione, è altrettanto vero che o i calcoli sono stati sbagliati, o effettivamente l'obiettivo a cui si mirava non è stato raggiunto, in quanto, ad esempio, a Scafati sono meno di 20 le unità impiegate dopo un anno e mezzo di attività, quando si è letto che era stato impostato inizialmente un reparto, cioè uno stabilimento per 80 persone. Se, dopo un anno e mezzo, l'impiego di queste persone è limitato a 20 unità, vuol dire che in effetti non si è raggiunto l'obiettivo o si sono sbagliati i calcoli o le previsioni. Abbiamo il problema relativo ai trasferimenti della lavorazione a freddo e delle rettifiche a Vittuone, delle traf...a Vittuone, ebbene noi riteniamo che in una piazza come Milano - e mi rifaccio al discorso che ha fatto Manganoni - dove già congestionata, dove la manodopera da reperire è indubbiamente molto più difficoltosa che non da reperirsi in Valle d'Aosta e molto più costosa per le stesse paghe - in quanto è una zona zero extra come paghe salariali - siamo di fronte a un problema che ci impone un attimo di riflessione e cioè, noi qui eliminiamo le lavorazioni a freddo, noi eliminiamo gli altri tipi di lavorazione che potrebbero essere sviluppate proprio nella zona di Verrès - e cioè la trafilatura, la successiva rettifica dei materiali e le successive lavorazioni di questi pezzi - perché non dimentichiamoci che il solo macchinario attualmente nella zona di Vittuone e quello che andrà a Vittuone per questi tipi di lavorazione a freddo del materiale, potrebbero impegnare circa 120-130 persone. Le attività che le macchine potrebbero sviluppare in quel di Scafati - una ottantina - ecco che noi potremmo avere senza far dei calcoli fantasiosi, ma rimanendo con i piedi per terra, un 200 posti di lavoro attualmente nella zona di Verrès, senza pensare allo sviluppo che potrebbe avere questo tipo di lavorazione. Non illudiamoci che con il trasferimento dell'Acmonital in quel di Verrès si porti a sviluppi di impiego di personale in quella zona, perché il trasferimento dell'Acmonital in quel di Verrès comporta, proprio per la meccanizzazione che ha l'impianto, al massimo, l'impiego di una ventina di persone con, al massimo, un terzo di queste venti formato da manodopera femminile. Quindi non facciamoci delle grosse illusioni su questo tipo di lavorazione in quel di Verrès e nello sviluppo che dovrebbe avere qui in questa zona di Aosta della lavorazione dei cilindri noi sappiamo che la tecnica moderna raggiungerà il raddoppio o il triplo dell'attuale produzione, ma con le stesse persone, proprio per razionalizzazione dell'impianto e per l'inserimento di macchine moderne. Quindi neanche attraverso questa nuova azienda, che fa i cilindri, si può pensare a un ulteriore assorbimento di manodopera. L'unico modo che si può raggiungere, proprio per rispettare le funzioni che dovrebbe avere le partecipazioni statali di intervenire laddove non interviene il privato nei momenti di crisi, sarebbe proprio l'inserimento, in quel di Verrès, di questa attività che oggi viene portata in quel di Milano, che presumo non ne abbiano bisogno e in quel di Scafati, che presumo per l'esperienza che si è detto, non ha raggiunto.... che ha raggiunto.

Quindi, mi pare che sia necessario arrivare a un tipo di rapporto con la Cogne... io penso che insistendo, riuscendo appunto a trovare un modo di interesse comune fra questi rapporti, che potrebbe essere un certo intervento regionale nei confronti della Cogne, magari in cambio del trasferimento della sede fiscale in Valle d'Aosta per cui possiamo noi recepire i 9/10 delle imposte, questo potrebbe essere un punto di incontro a cui noi dovremo cercare di perseguirne l'obiettivo per trovare il modo di agganciare la Cogne, proprio nel momento in cui, per il suo inserimento nell'EGAM, sta sganciandosi sempre di più dagli interessi regionali.

Quindi mi pare che sia importante tener presente gli stretti legami che sono indispensabili per la Cogne e per la Regione se si vuol raggiungere, risolvere questo problema della occupazione, senza di che, con i privati, le difficoltà abbiamo visto tutti quanti sono estremamente grandi. Riteniamo ed è giusto ribadire che la funzione delle partecipazioni dello Stato ha una ragione nella misura in cui risolve problemi, che il privato non è in grado di risolvere.

Pedrini (P.L.I.) - Nelle ultime battute, il Consigliere Pollicini praticamente mi ha tolto diciamo l'argomento. Io avevo già presentato proprio in merito a questo una interpellanza in cui chiedevo proprio che tutto quello che è il fatto amministrativo-finanziario della Cogne fosse portato ad Aosta appunto per poter avere quello che, secondo noi, è giusto si abbia. Il problema mi pare che sia stato dibattuto molto bene sia da Manganoni, che da Fosson, che da Pollicini. Potrei ripetere le stesse identiche cose, forse con altre parole, ma il succo sarebbe uguale. Io mi permetto soltanto di dichiarare, a nome del gruppo liberale, che aderisco pienamente alla richiesta che ha fatto il Consigliere Fosson al Presidente della Giunta, quindi sono perfettamente d'accordo con Fosson nella richiesta che ha fatto, ossia, di fare le cose veramente come devono essere fatte e di essere preparati e non fare come ha aggiunto o pensano di essere i soliti fessi. Secondo: aderisco pienamente a quello che ha detto il Consigliere Pollicini per quanto riguarda il fatto amministrativo-finanziario. Grazie.

Mappelli (D.C.) - Che un problema così importante dove si parla di industrializzazione e di programmazione non si siano manco gli Assessori responsabili di questi settori... comunque cercheremo di portare il nostro contributo ugualmente per questo, che è un problema che ci riguarda direttamente... (voce di Manganoni) ....Tu fai l'avvocato difensore della Giunta? (Manganoni: No) ...Si direbbe di sì.

Montesano (P.S.D.I.) - Consigliere Manganoni! Continui Mappelli.

Mappelli (D.C.) - Esatto e poi, d'altra parte, tu che vuoi sempre essere il primo della classe, ai tuoi compagni socialisti che hanno la presidenza della Cogne non hai il coraggio di dire che hanno il dovere di prendere... (Chantel:...a dire al tuo collega che...) ...Tu non preoccuparti, quello che devo dire al mio collega lo so io e non ho bisogno delle lezioni di uno come te. Caso mai, le lezioni a gente come te le vediamo dove ci sono i regimi socialisti, i sistemi di rapporti e quello che dovete dire.

Comunque io avevo rilevato questo inconveniente e mi dispiace per l'amico Albaney e ne prendo atto con dispiacere di questo fatto personale. Noi qui abbiamo accennato di uno sviluppo della siderurgia di una programmazione della siderurgia in Valle d'Aosta. Io ritengo che si giustifichi un certo tipo di sviluppo specialmente nella specializzazione degli acciai speciali, ecc. e lo sviluppo industriale nella misura in cui... Signor Presidente, vorrei che la sua attenzione fosse completa su questo mio punto di vista... nella misura in cui vi è la materia prima a nostra disposizione.

Io ho seguito diversi dibattiti in questa Aula e fuori di questa Aula, a tutti i livelli, sia dalla Commissione di studio, ecc. sulla Nazionale Cogne. Il vecchio chiodo da definire, secondo il mio punto di vista, è di cominciare seriamente - ma seriamente! - delle ricerche non solo in quel di Cogne, ma un po' in tutta la Regione della Valle d'Aosta, al fine di definire una volta per tutte quelle che sono le nostre risorse naturali, perché soltanto nella misura in cui noi abbiamo un quadro chiaro, un quadro preciso della situazione mineraria in Valle d'Aosta, noi possiamo programmare un certo tipo di sfruttamento e di sviluppo industriale. Mi spiego meglio.

Noi abbiamo ancora e lo sappiamo che abbiamo, oggi, circa 4 milioni di tonnellate di magnetite a nostra disposizione. È chiaro che se, malauguratamente, nel sottosuolo in quella direzione non vi fosse più niente, bisognerà programmare una più lunga scadenza e un sistema di sfruttamento diverso dell'attuale, al fine di mantenere un certo tipo di produzione di materia prima e allora poi integrando... e sullo stesso binario, gli stabilimenti di Aosta, specializzandosi nei vari tipi di produzione, è chiaro che noi avremo un altro tipo di industria in Valle d'Aosta. Diversamente, se il Buon Dio vuole che al di sotto di queste lenti, al di sotto di questi 4-5 milioni di tonnellate che abbiamo oggi scoperto e che esistono ancora fra le miniere di Cogne, dovessimo avere come dico - e speriamo che il buon Dio ci abbia dato questa fortuna -, alcune decine di migliaia di tonnellate, ebbene, cari Signori, il discorso anche del tipo di produzione e il tipo di industrializzazione cambia. Pertanto io ritengo... effettivamente, tutti quanti noi, possiamo capire e condividiamo che deve essere sostenuto un nuovo tipo di rapporto. Questo è pacifico. Però che sia con delle idee chiare da parte nostra e sia da parte nostra un discorso portato avanti molto seriamente, perché sennò ogni due, sei mesi, fra quattro o cinque mesi, ritorniamo in questa Aula e dobbiamo sentire - giustamente - risollevare sempre gli stessi problemi. Però se questi problemi non li portiamo avanti concretamente, cari Signori, noi i posti di lavoro continueremo a dire che non ci sono, ma non avremo risolto il problema dei posti di lavoro. Ora, voi dite: "Bisogna essere a due per sposarsi". Siamo perfettamente d'accordo, bisogna allacciare quei rapporti con la direzione a cominciare dalla presidenza. Poi, per quanto riguarda, è chiaro, per quanto riguarda coloro che sono del nostro partito in quella sede, noi dovremo fare tutto quanto è di nostra competenza, al fine che questo problema venga concretizzato. Ma, secondo me, la base di partenza rimane vedere quale è la possibilità di sfruttamento di materia prima; solo in conseguenza a questa disponibilità, riusciamo a fare una programmazione di sviluppo industriale che è conseguente a questa disponibilità.

Pertanto, per quanto riguarda queste ricerche minerarie, noi sappiamo che l'EGAM aveva programmato in base ai suoi bilanci, abbiamo sentito anche lo stesso Presidente alla televisione, per cui a un certo momento avevano preso degli impegni di portare avanti... adesso si aspettava la questione dei finanziamenti, ma indipendentemente da quelli che possono essere i finanziamenti, bisogna vedere fino a che punto la stessa Società, la stessa direzione, Presidenza di questo EGAM ha già preparato in questo senso un piano di lavoro, un piano di ricerca seria, un piano di ricerca programmato.

Pertanto noi riteniamo che su questa base, certo che il nostro contributo dovrà essere totale ed è chiaro che tutti assieme si farà un buon lavoro, però bisogna partire dall'inizio.

Chantel (P.S.I.) - Non ero intervenuto a questo dibattito perché, facendo parte della Giunta, questi problemi di occupazione e di maggior occupazione fanno parte di un lavoro della Giunta, di cui riferirà il Presidente e fa parte di una preoccupazione che è nostra, come vostra. In quanto all'accenno alla presenza o meno nei Consigli di Amministrazione, mi permetterei, di fare una piccola osservazione: se Froio è a Torino e a Roma, ma checché ne dica la Democrazia Cristiana, Ramera non solo è ad Aosta, non solo è presente o era presente in questo Consiglio fino a un momento fa, ma ha la duplice funzione di Consigliere di amministrazione della Cogne e, di Consigliere regionale e io credo, non solo, ma se non mi sbaglio, è anche Presidente della SADEA, almeno sulla carta. Ora mi sembra proprio strano anche da parte dell'Union, di preoccuparsi dei Socialisti mentre qui, nell'Aula, ci sarebbe qualcheduno che dovrebbe essere in grado di darci almeno qualche informazione, a parte che sia Presidente sulla carta e membro del Consiglio di Amministrazione, per modo di dire...mi rivolgo proprio a Ramera, che finalmente è entrato in Aula...

(voce: ...perché abbiamo chiamato in causa tutti i rappresentanti del Consiglio di Amministrazione, non soli i democristiani, ci siamo permessi di...)

Chantel (P.S.I.) - E avete fatto bene. In ogni modo, ripeto, non ero entrato in argomento, proprio perché membro della Giunta e in queste questioni vi darà relazione il Presidente. È logico che siamo d'accordo con tutte le osservazioni fatte; qui mi sembra che sia un problema dove il disaccordo non può sussistere, qualunque sia l'appartenenza dei colori dei partiti o dei raggruppamenti. Un'azione l'abbiamo fatta e la dovremo fare ancor più incisiva, senza dubbio, fra tutto il resto, bisognerà anche guardarci un po' alle spalle ed eventualmente, dopo aver richiesto tutto quello che è possibile dalla Cogne, bisognerebbe anche conoscere un dato problema. Se non mi sbaglio, guardandoci alle spalle, un tempo, molti anni fa, qui ad Aosta, delle piccole industrie rette anche da un valdostano come il Signor Cuatto o la trafileria ecc., avevano avviato qualche cosa con la possibilità di occupare della manodopera, però, se volevano comprare l'acciaio, lo dovevano comprare fuori dalla Valle d'Aosta, perché la Cogne rifiutava costantemente e ha sempre rifiutato costantemente di cedere il suo acciaio in loco alle stesse condizioni, allo stesso prezzo che lo chiede fuori e credo... (voce) ...lasciatemi finire...Ma va bene, lo avete detto, va bene, buonanotte... Credo che questo sarebbe un argomento che potrebbe avere la sua importanza, perché è vero che noi dovremo richiedere alla Cogne, in base al nuovo riparto, di portare qui la sua Amministrazione, almeno per quello che riguarda la produzione in Valle d'Aosta, siamo d'accordo, d'accordo anche se sarà necessario di intervenire finanziariamente, perché questa società si regga e aderisca alle nostre richieste, ma d'accordo anche nell'altro senso: se noi avremo una garanzia della disponibilità della materia grezza da trasformare, ci darà sempre la possibilità, fra tutti gli altri problemi, di studiare anche questo, cioè la possibilità di lavorazione dei prodotti grezzi della Cogne. Io non vado oltre, fuorché dichiarandoci naturalmente pienamente d'accordo su tutto quello che si è detto per gli interventi presenti e futuri e lascio naturalmente il resto degli argomenti e la risposta al Presidente della Giunta. Ho finito l'intervento.

Montesano (P.S.D.I.) - Chi chiede la parola? Allora, Presidente della Giunta, mi pare che l'aveva chiesta già la parola. La parola al Presidente della Giunta.

Dujany (D.P.) - Risponderò brevemente ai vari interventi, cercando di essere il più breve e il più sintetico possibile.

Dunque, qui siamo partiti da una mozione - mi pare- che tendeva ad attirare l'attenzione del Consiglio sul problema della disoccupazione nella Regione in genere, poi, in sede di discussione, il discorso si è centrato quasi essenzialmente sul problema della Cogne, dimenticando un po' - diremmo così - gli altri problemi.

Vorrei fare una prima osservazione di carattere generale: ritengo che sia opportuno attirare l'attenzione del Consiglio sull'inserimento della Regione nella gestione della Cogne. Ora la Cogne è stata inserita nel gruppo finanziario dell'EGAM; questa è una realtà dinanzi alla quale ci troviamo. In quale modo il Consiglio Regionale nel prossimo avvenire, o nell'avvenire non molto prossimo, potrà guidare e potrà incidere sull'attività svolta dalla Cogne? Solo esaminando il progetto di legge, istitutivo dell'EGAM e che tende al finanziamento dell'EGAM e che tende naturalmente a precisare quali sono i compiti dell'EGAM, che attualmente è all'esame del Parlamento. Solo in quel modo, portando proposte concrete in quel progetto di legge, la Regione riuscirà ad inserirsi in un modo permanente sul funzionamento, sulle finalità, sull'azione che dovrà svolgere questo Ente finanziario nei riguardi della Cogne locale.

Quindi, io vorrei pregare, vorrei qui fare una proposta concreta: la Commissione Industria e Commercio, in collaborazione con altre Commissioni Affari Generali, se lo ritenessero opportuno, possano esaminare questa proposta di legge e proporre eventuali modiche, in modo che la Regione sia veramente partecipe dell'attività che dovrà svolgere l'EGAM nelle sue scelte che dovrà fare nei riguardi della Cogne e nei riguardi del suo sviluppo aziendale in Valle d'Aosta. Mi pare che, in questo modo, quando ci trovassimo di fronte a uno strumento legislativo che ci dà il diritto di intervenire, dovremmo chiudere naturalmente tutto questo lungo discorso di interferenze e, soprattutto, di mancanza di dialogo fra un'attività industriale e l'Amministrazione regionale.

Nel merito della Cogne, non ho elementi in questo momento per poter rispondere a quanto è stato detto da parecchi Consiglieri. Mi riservo di procuravi una documentazione più precisa e di intervenire successivamente.

Per quanto riguarda la zona della Bassa Valle, la zona di Verrès, voglio informare il Consiglio che verso il 15... dal 15 al 20 di questo mese, la società Cogne-SADEA realizzerà l'atto notarile di passaggio di proprietà della Brambilla Costruzioni alla Cogne. L'Amministratore delegato della Cogne si è impegnato a iniziare immediatamente i lavori di sistemazione di quell'area industriale, per poi successivamente installare una prima quantità di posti di lavoro fin dalla, diciamo, redazione dell'atto di passaggio della proprietà. Quindi, io penso che nel mese di febbraio e di marzo si potranno incominciare a vedere alcuni lavori sul piano concreto che, in un primo tempo, saranno probabilmente lavori di pura edilizia e, in un secondo tempo, saranno lavori di costruzione per l'installazione di altre attività, di altri posti di lavoro.

Nello stesso tempo, abbiamo pregato la Società Cogne di voler svolgere quella attività che molte grandi industrie svolgono in campo nazionale e, esattamente, il problema di distribuire una certa quantità di lavoro ad attività industriali locali. La Cogne si è riservata di esaminare il problema, di verificare in quali condizioni di attrezzatura e di specializzazione di personale si trovano queste industrie che stanno sorgendo in Valle d'Aosta, in modo abbastanza soddisfacente, in modo da incrementare la quantità di lavoro, che finora era distribuito nella quantità di 300 milioni all'anno, per poter arrivare a distribuire una quantità di lavoro nei limiti di un miliardo, un miliardo e mezzo. Non sono naturalmente queste delle grosse soluzioni, dei grossi provvedimenti che tendono a risolvere il problema sul piano globale, ma credo che sia l'inizio di un dialogo e l'inizio di una certa azione che potrà favorire lo sviluppo dell'occupazione anche nella nostra regione, in attesa, naturalmente, che l'EGAM possa avere i suoi finanziamenti e possa sviluppare la sua attività sulla direzione che sarà stabilita dal Consiglio Regionale qualora il Consiglio Regionale, la Giunta regionale, la Regione sia ritenuta competente nella partecipazione dello svolgimento di questi programmi stabilito da questa industria.

Per quanto riguarda il problema finanziario, la Cogne si è impegnata, anzi, ha già fatto atti amministrativi concreti, per il trasferimento della sede fiscale da Milano ad Aosta. Pare che questo sia già un atto concreto, che mi è stato comunicato in questi giorni scorsi dall'Amministratore delegato.

Altre possibilità di occupazione sono i soliti di cui dicevamo questa mattina: i servizi terziari, che non dobbiamo dimenticare e non dobbiamo dimenticare fra i servizi anche il problema naturalmente dell'applicazione dell'art. 38 dello Statuto, che è stato già oggetto di discussione in questo Consiglio e che voi sapete è stato oggetto di concretizzazione da parte di un primo Ministero dei Lavori Pubblici, per cui sono in corso 15, mi pare 20-25 posti di lavoro nell'ufficio del Lavoro e della massima occupazione in Aosta, distribuiti: 15 fra coloro che sono in possesso di scuola media inferiore, 5 fra coloro che sono in possesso di scuola media superiore e 3 fra coloro che sono in possesso di laurea ed è significativo... Volevo anche così informarne il Consiglio, che finalmente si fa un bando di concorso, tenendo conto del contenuto dell'art. 38 dello Statuto, in modo espressamente... cioè espresso in un modo esplicito. I concorsi avranno luogo in Valle d'Aosta, cosicché, mentre nei concorsi che lo Stato realizza in campo nazionale, i valdostani sono quasi sempre assenti, in questo concorso, abbiamo più di 100 domande su 15 posti, quindi anche di qui desumiamo naturalmente quale è il livello di disoccupazione in certi settori.

Quindi, fatte queste premesse, io direi che su questo argomento dovremmo ritornarci in sede di discussione di bilancio o in sede di presentazione di bilancio, perché...però mi parrebbe opportuno informare il Consiglio che l'intervento della Regione sul piano finanziario per favorire lo sviluppo dell'industria, non dovrà più essere l'intervento simile a quello del passato. Non credo che possiamo continuare a distribuire contributi ad aziende od industrie che rappresentano uno sforzo di alcune decine di milioni, per poi non essere in condizioni di agire in modo concreto qualora queste industrie venissero a cessare la loro attività.

Quindi, la Giunta aveva in animo di portare in Consiglio un discorso di questo tipo: che le eventuali nuove industrie saranno sollecitate attraverso un intervento forse più, direi forse più sostanziale da parte dell'Amministrazione regionale, che dovrebbe consistere nell'acquisizione dell'area nella costruzione dei capannoni o delle attrezzature necessarie da cedere in uso ad un industriale in determinate condizioni e in determinati modi, per un determinato periodo di tempo e questo dovrebbe essere la forma di contributi dell'Amministrazione regionale. Per cui, se il conduttore - chiamiamolo così - l'industriale ad un certo momento, per motivi particolari, dovesse cessare l'attività, noi ridiventeremmo proprietari del nostro bene e non ci troveremmo nella triste condizione odierna in cui alla Sirca-Davit sono state concesse, ad esempio, alcune decine di milioni di contributi e oggi ci troviamo nell'impossibilità di poter utilizzare queste aree e questi locali, per mancanza di strumenti idonei e di strumenti validi.

Mi sono permesso, così, di anticipare alcune...un certo concetto di intervento che la Giunta riterrà di poter portare alla discussione del Consiglio e chiederà evidentemente una certa impostazione di bilancio.

Manganoni (P.C.I.) - Io non sono molto soddisfatto delle risposte del Presidente, comunque, alla fine dell'intervento le dirò le ragioni per cui non sono soddisfatto. Vorrei attirare l'attenzione sempre del Presidente del Consiglio su una lettera che riflette la situazione Cogne-Breda. Mi dispiace darne lettura, ma sono cose molto istruttive e che dicono molto.

Diretta al Consiglio di fabbrica: "Occorre il vostro rapido intervento a salvaguardia degli interessi degli operai della Cogne".

Proviene da Milano, ci è giunta in febbraio.

"La SIAS che vende gli acciai della Breda e della Cogne è lasciata completamente nelle mani di gente Breda. Risultato: tutti gli ordini migliori sono passati alla Breda. Il magazzino di Milano della Cogne viene smobilitato e passato a Vittuone - e questo è vero - gli operai del magazzino sono passati alla Breda. Con questo sistema ed altri provvedimenti che i comandanti Breda stanno prendendo negli uffici, si ottiene che la Cogne non potrà più vendere dal pronto gli acciai per utensili e perderà le vendite degli acciai da costruzione. È in corso un lento processo per ridurre sempre di più la produzione di Aosta in favore di Sesto - Sesto Calende dove c'è la Breda -. I pochi uomini Cogne che tentano di opporsi non sono nemmeno ascoltati e non sono protetti. Non potete permettere che gli operai di Milano siano mandati alla Breda, non potete permettere che la Cogne sia mandata lentamente in malora. Non è la Cogne il capo gruppo? Le vendite, che sono la parte più importante, sono ormai un monopolio Breda conniventi i maggiori responsabili Cogne. Informatevi a Milano e intervenite".

Questo deve fare riflettere. Adesso voglio fare alcune puntualizzazioni: qui ci si è, da parte di alcuni, un po' scagliati contro gli amministratori, contro i valdostani che fanno parte del Consiglio di Amministrazione della Cogne e qui facciamo dei nomi: Tubère, Ramera, Palmas. Ora, io non sono della tesi di metterli sul banco degli accusati, anzi, io sono della tesi che noi, con questi tre Signori, dobbiamo incontrarci e discutere, perché non è ricorrendo qui in Consiglio a delle insolenze fra noi che si risolve il problema. Io penso che se quelli rappresentano o dovrebbero rappresentare la Valle d'Aosta in seno al Consiglio di Amministrazione della Cogne, hanno delle responsabilità. Allora, io proporrei che da parte della Giunta, da parte dei rappresentanti del Consiglio, da parte della Commissione Industria e Commercio, da parte di chiunque - io non mi fossilizzo su questo - vengano invitati cortesemente questi tre rappresentanti ad un incontro e si veda assieme quello che si può fare, perché io penso che se noi collaboriamo assieme, questi tre rappresentanti, con l'Amministrazione regionale, con il Consiglio di fabbrica ecc., qualche cosa si possa fare. Se noi qui ci insultiamo e ci urtiamo, ebbene, non è che risolviamo i problemi in questo modo.

Quindi questa è una proposta che io farei: sentiamoli, vediamo cosa possiamo fare.

Secondo ha detto il Presidente "si incomincino i lavori da parte della Cogne a Verrès". Ma quali impianti? Quella proposta che ci ha fatto l'EGAM a Roma l'altro giorno, Einaudi e compagnia, quando siamo stati a Roma, la Giunta lo ha accettato questo programma? Ed allora cosa installeranno? Che vanno a installare l'Acmonital laggiù, così ce lo portano via da Aosta? Ma io penso che noi non possiamo accettare questi principi, perché noi, in questo modo, avalliamo la smobilitazione del Sider di Aosta, accettando che si prenda l'Acmonital, il Ferro leghe e da Aosta lo si porti a Verrès, queste non sono delle soluzioni e io non penso che il buonsenso di nessun Consigliere possa accettare delle soluzioni del genere. Là si devono creare delle lavorazioni senza spostarle da Aosta e, quelle che sono ad Aosta, devono rimanere ad Aosta, guai se noi ci mettiamo su quella strada, perché noi, con quella strada, vorrebbe dire firmare e avallare la smobilitazione qui ad Aosta. Quindi hanno detto, in marzo mi pare, l'ha detto il Presidente, cominceranno i capannoni, ma i capannoni per quale lavorazione? Bene, io penso che questo il Consiglio lo debba sapere, perché finché ci mettono l'impianto di ossigeno, come hanno detto, ebbene, possiamo anche accettarlo, perché non è che spostino niente, nessuna lavorazione da Aosta, ma Ferro leghe e Acmonital qui dobbiamo chiarire, qui bisogna precisare, perché se noi stiamo zitti, naturalmente, chi tace acconsente.

Distribuire. Ha detto il Presidente, che la Cogne si è impegnata a distribuire, per un miliardo di lavoro alle piccole industrie locali ecc. Se noi assegniamo alle piccole industrie in Valle un miliardo di lavoro, che sottraiamo ai Sider di Aosta, non risolviamo niente. Anche qui il problema, come l'Acmonital e il Ferro leghe, deve andare a Verrès. (Voce: ...a Torino...). Ma no e io vi dirò una cosa e io qui mi faccio anche portavoce del Consiglio di fabbrica e questo documento che vi perderà, è chiaro... noi non accettiamo questa soluzione dicendo: "Diamo qui, diamo là". Noi diamo nuove lavorazioni - Sissignore - alle piccole industrie in Valle, però quello che si può fare ai Sider - e il Consiglio di fabbrica è in condizione di dimostrarvi quale lavorazione si deve fare ai Sider -, ebbene, quelle lavorazioni si facciano ai Sider, perché anche in questo caso noi, accettando queste proposte abili di quegli abilissimi dirigenti della Cogne e dell'EGAM, vuol dire togliere un lavoro che prima era alla Cogne, perché... di manutenzione alla Cogne, sono sempre stati fatti alla Cogne fino a 10 anni fa, è da 10 anni che li fanno far fuori... Noi cosa chiediamo al Consiglio di fabbrica? I posti di manutenzione della Cogne, per la manutenzione della Cogne, si facciano ai Sider. Cosa ci dice la Cogne? "No - non l'ha detto a noi ma pare che l'abbia detto al Presidente - li faremo fare per un miliardo di lavoro agli altri stabilimenti della Valle". Bene, questa non è una soluzione. Gli stabilimenti della Valle che fanno già il lavoro della Cogne, lo facciano, ma non si dica: "Noi, per non farli nell'interno dello stabilimento, li facciamo a quelle ditte fuori", perché oggi si fa alle ditte fuori. Poi, cosa fa la Cogne? Farà delle richieste di offerte. Naturalmente ci saranno delle offerte, perché noi sappiamo cosa succede alla contabilità della Cogne, lo sappiamo che la ditta "x" di S. Filugello dirà: "Io faccio per nove anziché per dieci come la fa la Ditta di Aosta". Ed allora la Cogne dirà: "Convenienza economica". Questo di solito è il motivo che da lei ci sentiamo, manipolato dalla contabilità industriale i cui dati non sono assolutamente attendibili ed allora naturalmente per la convenienza economica li diamo di nuovo a S. Filugello a fare e non più in Valle d'Aosta. Questo è il piano, questo hanno nella testa questi Signori, perché l'hanno dimostrato fino adesso e noi questo non possiamo accettarlo.

Sulla questione - mi scusi Presidente - io avevo fatto una proposta, perché fin quando noi ci limitiamo a dire: "Si, vediamo, è vero, esaminiamo, sentiamo", noi ci troveremo fra pochi mesi con diversi reparti della Cogne smobilitati se non corriamo ai ripari subito e quando saranno smobilitati - non facciamoci delle illusioni - le macchine che saranno portate a Vittuone o altrove non ritorneranno più ai Sider. Noi dobbiamo evitare che partano quei Sider di Aosta e secondo me per questo ci vogliono degli impegni precisi in alto loco ed io insisto allora sulla mia proposta che ho fatto e su cui il Presidente non mi ha risposto, di un incontro - lo ripeto, l'ho detto una volta, ma... - tutti i rappresentanti dei vari settori politici del Consiglio. Queste sono delle responsabilità che si dovranno prendere collettivamente. Noi potremmo anche dire: "Vada la Giunta", poi dopo scaricheremmo sulla Giunta. No, io questa proposta onestamente, io non sono qui a fare della demagogia e a dire: "Fate e date addosso alla Giunta che non fa". No, io mi rendo conto della difficoltà che incontrerà la Giunta e per evitare di scaricare sul suo Presidente, sul gruppo stesso tutte le responsabilità, io chiedo che siano presenti i rappresentanti dei vari gruppi politici ed allora lì, ognuno, si assuma le sue responsabilità.

Primo: che questo incontro abbia luogo col Ministro delle Partecipazioni Statali, con i rappresentanti dell'EGAM e della Cogne e, naturalmente, con il Consiglio di fabbrica e lì si chiarisca, non come l'ultima riunione, che qui ho riassunto brevemente come è avvenuta, e si sappia l'avvenire, cosa pensano gli altri dirigenti dei Sider di Aosta, cioè confermino o smentiscano la loro intenzione con dei fatti però, con degli impegni di non ridurre gli stabilimenti di Aosta ad una ferriera. Perché ricordatevi che questo dobbiamo farlo presto, perché se noi continuiamo a limitarci a fare delle belle chiacchiere qui in Consiglio dicendo: "Si è vero, siamo tutti d'accordo", però non ci muoviamo - vi ho citato dei dati; - in un anno, no in sedici anni, in diciassette anni mille seicento dipendenti in meno, 170 quest'anno, 300 l'anno venturo, almeno, come previsione, ebbene noi cosa aspettiamo ancora? Aspettiamo che poi sia dimezzato l'organico, che tutte le lavorazioni di finitura siano portate fuori e poi ci svegliamo e poi piangiamo. No, perché saremmo degli irresponsabili se noi dovessimo seguire questa linea. Noi dobbiamo muoverci subito e le responsabilità se le devono assumere tutti i gruppi politici, se le devono assumere il governo, se le devono assumere i dirigenti dell'EGAM, perché quelli, i dirigenti dell'EGAM, i dirigenti della Cogne ci stanno prendendo in giro tutti. Io chiedo che mi si risponda su questa proposta, se il Presidente o chiunque altro Consigliere ha altre proposte da fare, bene, fatele, ma da questa discussione che non deve finire così, come tante altre discussioni, che poi lasciano sempre il tempo che trovano, bisogna prendere delle decisioni urgenti ed immediate.

Montesano (P.S.D.I.) - Ci sono altri che chiedono la parola? Consigliere Manganoni, lei ha un documento da presentare, ha fatto delle proposte? E allora diamo prima la parola al Presidente della Giunta e poi vediamo di concludere con la proposta di Manganoni.

Dujany (D.P.) - Io sono d'accordo sull'incontro per esaminare naturalmente questi problemi, questa serie di problemi concreti che avvengono all'interno della Cogne, però vorrei che il Consiglio mi rispondesse anche se vuole esaminare la proposta di legge che è all'esame del Parlamento che stabilirà il funzionamento dell'EGAM nell'avvenire e stabilirà i rapporti tra l'EGAM, la Cogne e l'Amministrazione regionale. Vogliamo crearlo questo strumento legislativo, partecipare alla creazione di questo strumento legislativo in modo che fra cinque o sei o otto, dieci anni non fossimo ancora costretti un'altra volta a lamentarci che la Cogne agisce per conto suo al di fuori della Regione, che l'EGAM agisce per conto suo al di fuori della Regione, anche quando finanzia i programmi della Cogne? Cerchiamo naturalmente anche di crearci alcuni strumenti.

Per il problema immediato che è stato oggetto di proposte da parte del Consigliere Manganoni, io sono d'accordo di avere questo incontro, però non sono d'accordo di fissare questo incontro con il Ministro perché mi pare in questo momento poco serio chiedere un incontro con il Ministro. In questo momento, riterrei più opportuno, in questo momento, stabilire un incontro a livello locale per avere la quantità di informazioni sufficienti e necessarie per poter poi affrontare il problema successivamente con delle proposte concrete semmai in sede Ministeriale e in sede più alta, ma mi pare che in questo momento sia opportuno, naturalmente, e credo che qui si rientri anche un po' nel concetto espresso dal Consigliere Pedrini e dal Consigliere Fosson i quali sostengono: "Facciamo pure questo incontro con il Ministro, però prepariamolo bene". Prepararlo bene, cosa vuol dire? Cerchiamo di avere le necessarie informazioni in sede locale, attraverso un incontro con l'Amministratore delegato, con i membri del Consiglio di Amministrazione e le rappresentanze sindacali e i rappresentanti del Consiglio regionale.

Fosson (U.V.) - Manganoni era fuori quando forse io ho parlato appena, appena, di quel problema, perché effettivamente io ribadisco che si deve avere questo incontro. È un incontro che va preparato molto bene. Che la questione sia urgente, condivido le preoccupazioni di Manganoni.

Io nel mio intervento precedente ho detto che noi eravamo, avevamo visto male la questione dell'inglobamento della Cogne nell'EGAM e ho spiegato le ragioni perché ritenevamo che la Cogne, completamente di proprietà dello Stato, poteva avere una sua vita autonoma come Amministrazione, come finanziamenti, come tutto, con collegamenti per quello che concerne la parte commerciale. La questione, in questo momento, è molto compromessa, ma siccome la legge dell'EGAM non è ancora approvata e il Presidente della Giunta propone, se siamo d'accordo, di studiare a fondo questo problema, io ritengo che noi dovremmo prendere in esame a fondo la legge dell'EGAM e, a un certo momento, approfondendo questo problema, vedere se non sia ancora il caso (e chiedo scusa a tutti i Consiglieri, perché mi potranno anche trattare come incosciente in questo momento), di vedere se ci sarà una possibilità di far modificare ancora la questione, ridando alla Cogne la sua autonomia. Qualcuno potrà tacciarmi di utopista in questo, io dico che se tutti approfondiremo il problema e se verremo nella conclusione che l'unica soluzione nell'interesse della Valle d'Aosta e della sua popolazione sia quello di insistere in questo senso, noi dovremmo insistere in questo senso. Potremmo anche soccombere, essere soccombenti perché delle forze superiori potrebbero imporsi, ma almeno avremo la coscienza tranquilla. A questo proposito voglio solo richiamare un precedente: per venticinque anni l'Union Valdôtaine si è battuta per avere un riparto con una quota unica, nel '55 si è fatta una legge con le due quote, noi come Union Valdôtaine abbiamo votato contro e abbiamo sempre insistito sulla quota unica. Quando abbiamo presentato la legge in Consiglio Regionale, a un certo momento, ci è stato risposto, dall'allora Giunta, che eravamo dei visionari se insistevamo sulla quota unica, che non c'era nessuna possibilità di arrivare alla quota unica. Abbiamo detto in questa Aula che per un principio e per il rispetto dello Statuto noi intendevamo insistere sulla quota unica. Tutto il Consiglio, con un atto di coraggio, ha insistito e diciamocelo pure chiaramente, con poca convinzione di poter spuntare su questo punto, ma abbiamo detto: "Dobbiamo essere coerenti con lo Statuto" e gli avvenimenti, la situazione politica del momento, la nuova situazione politica del momento, la costituzione delle Regioni a Statuto ordinario, hanno fatto sì che questo principio sia stato approvato, anche se molti erano poco fiduciosi che sarebbe stato approvato. Quindi io dico anche... (Voce) ...Speriamo, dico, questo l'ho voluto solo dire nel senso che anche in questo noi dovremmo seguire una certa linea e anche se non verrà approvato quello che è nel nostro interesse, pazienza, ma noi dobbiamo insistere e quindi vedere... Quindi mi ricollego alla proposta fatta dal Presidente di analizzare a fondo quella che è la legge istitutiva dell'EGAM.

Montesano (P.S.D.I.) - Dunque, Consigliere Manganoni, guardi... (Manganoni: voto no.!) ...Un attimo, io volevo chiedere a lei una spiegazione perché la mozione sua e degli altri colleghi chiede al Consiglio di deliberare di impegnare la Giunta a voler intraprendere i passi necessari onde sollecitare gli opportuni interventi atti a sollecitare la dannosa prospettata paralisi. Lei mantiene questo deliberato? Non lo cambia? Va bene. Allora faccia una dichiarazione.

Manganoni (P.C.I.) - Noi non è che vogliamo cambiare la mozione, teniamo la mozione com'è. Qui io però, a nome del gruppo, avevo fatto una proposta concreta che adesso poi vedo che in parte è stata accettata dal Presidente, cioè, dice il Presidente: "Prima di incontrarci col Ministro, incontriamoci fra noi, ecc.". Può anche andare, può anche essere accolta questa sua richiesta, però io vorrei fare due precisazioni: 1) qui si parla della legge sull'EGAM, dice: "Aspettiamo l'approvazione della legge sull'EGAM,". Ma... no allora...scusa, precisa, perché.... Precisa sulla questione della legge sull'EGAM, io continuo dopo, sennò poi...

Dujany (D.P.) - È opportuno che il Consiglio regionale sia posto a conoscenza della legge sull'EGAM, in modo che possa esprimere un suo parere in sede di discussione parlamentare per evitare che, anche questa volta, si legiferi, naturalmente, circa il funzionamento di un Ente che dovrà interessarsi dello sviluppo della società Cogne, che è una delle società, sottoposte, naturalmente, a controllo finanziario dell'EGAM, in modo che la Regione possa esercitare un suo potere di partecipazione su questo sviluppo economico di interventi vari ecc., che riterrà di fare nel futuro. Cioè, se la Cogne prenderà una certa iniziativa di sviluppo economico, questa iniziativa dovrà essere presa solo dopo che il Consiglio regionale naturalmente sia stato interpellato e abbia espresso il suo parere. Ecco, non so, non vorrei che ci fossero delle confusioni, cioè, un conto è l'intervento di Manganoni, che è un intervento analitico di una certa realtà e preoccupato per un certo modo di occupazione, una certa quantità di occupazione. Un conto è la preoccupazione che io prospettavo al Consiglio di crearsi degli strumenti validi in modo che la Regione sia veramente partecipe, sia veramente attrice dello sviluppo della Cogne, assieme, naturalmente, alla Cogne e assieme al Parlamento. Ora questi concetti devono essere recepiti dalla legge istitutiva dell'EGAM, che stabilisce compiti e funzioni, altrimenti, fra 10 o 15 o 2 o 3 o 4 o 5 anni saremo ancora qui a lamentarci, come abbiamo fatto in questi ultimi dieci anni, che la Cogne fa quello che vuole al di fuori della Regione e contro la Regione.

Montesano (P.S.D.I.) - Allora continui la sua dichiarazione.

Manganoni (P.C.I.) - Dunque, sulla legge dell'EGAM, io vorrei far presente questo: quella che io ho consegnato, è una proposta di legge, però teniamo conto della situazione che c'è oggi a Roma. Si parla di elezioni anticipate - io non so le faranno questa primavera - quindi la proposta di legge non so io quando... Cioè, siamo dei realisti, dobbiamo stare con i piedi per terra; se ci fosse un governo efficiente, ci si può anche sperare che entro un po' di mesi passi questa legge, ma con il caos che c'è adesso a Roma - tutto per aria, elezioni, non elezioni, litigano, bisticciano, non si capisce più niente del caos che c'è laggiù - noi non illudiamoci che questa proposta di legge sull'EGAM passi con una certa celerità, perché indubbiamente dovremo aspettare le elezioni o, se si fanno - almeno sembra -, poi con tutto l'assestamento dopo le elezioni, governo, mesi per aspettare che abbiano finito di litigare, noi dove andiamo a finire? Quando questa legge passerà? Intanto, cosa vi succede? Che la Cogne smobilita. Vi ho detto adesso: la Cogne 15 giorni fa ha smesso di fabbricare le lingottiere nella fonderia e le dà tutte da fare fuori. Lei non aspetta la legge sull'EGAM, perché quando la legge sull'EGAM sarà passata - io non voglio eccedere in pessimismo - ebbene, noi andremo a chiudere le porte, ma i buoi saranno fuori, perché questa smobilitazione la sta facendo adesso. Ha già cominciato, ha già cominciato da tempo e continua, ma in un modo accelerato, ecco perché io attiro l'attenzione del Consiglio sull'urgenza di questo. Comunque, sulla questione degli incontri, possiamo anche concordare, però io chiederei di stabilire dei tempi. Di stabilire dei tempi, in che senso? L'esperienza insegna molte cose che gli incontri, adesso ci incontreremo con questi, poi ci incontreremo con quelli, poi non si conclude, poi si tira avanti e poi magari fra un anno noi staremo ancora facendo degli incontri preliminari. Non è che io voglia essere eccessivamente pessimista, ma a mio parere questi incontri preliminari, ed anche necessari, io ne posso convenire, perché prima di andare a Roma in alto loco e impegnare, facciamo il dovuto lavoro preliminare, però dovremmo stabilire dei limiti, nel senso che questi lavori non durino fino alle calende greche. Quando noi avremo finito i lavori preliminari, che dovremmo andare laggiù, ebbene, qui sarà smobilitato. La preoccupazione mia è quella, cioè, una questione di tempi, perché mentre prima questa smobilitazione la si vedeva in tempi lunghi, adesso i tempi sono brevi, perché adesso si sta già smobilitando in questi... Oggi, ieri, l'altro ieri, domani, si continua. Ecco, l'allarme mio è che dopo si arriva in ritardo. Quindi io accetterei, penso... Votiamo la mozione, che penso siamo tutti d'accordo sulla mozione. Potrei anche accettare le proposte del Presidente di queste riunioni, questi contatti in sede locale, però stabiliamo dei tempi. Quello che io chiedo è che non si continui a tirar per le lunghe, tirar per le lunghe senza concludere niente.

Montesano (P.S.D.I.) - Va bene, esaurita così la discussione, mettiamo ai voti la mozione, così come è stata presentata con le raccomandazioni aggiuntive fatte dal Consigliere Manganoni.

Chi è favorevole alzi la mano: contrari, astenuti? Il Consiglio approva all'unanimità.

Dunque, sono le dodici e quarantuno, allora il Consiglio cosa vuol fare? Vuole affrontare un altro argomento, oppure sospendere? Sembra che tutti siano...tentennano la testa, quindi io credo che sia bene sospendere.

La seduta è sospesa e il Consiglio .... Per le ore 16.

---

La seduta ha termine alle ore 12,41.