Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 192 del 28 luglio 1972 - Resoconto

OGGETTO N. 192/72 - Funzionamento degli uffici della programmazione regionale. (Interpellanza)

Chincheré (P.C.I.) - L'interpellanza recita testualmente: "Il sottoscritto Consigliere interpella il Presidente della Giunta per sapere se intende dotare gli uffici della programmazione di strumenti, anche legislativi, atti ad un corretto funzionamento teso a fornire alla Giunta e al Consiglio regionale tutti gli elementi necessari per operare in modo corretto le scelte di fondo di cui necessita la nostra Regione".

Il testo dell'interpellanza, dal testo dell'interpellanza viene fuori con una certa evidenza che il problema è di natura politica, non un problema di natura tecnico-burocratica.

Pertanto, credo che siano necessarie alcune premesse prima, che poi possono agevolare il Presidente della Giunta nella risposta che dovrà dare.

Il nostro partito e la sua rappresentanza consiliare in questa assemblea hanno avuto, in fase di discussione del bilancio preventivo del 1972, una posizione estremamente chiara e corretta. Dicemmo allora che questo bilancio non rappresentava quel salto di qualità che era pur necessario e possibile, non era ancora una sommatoria di cifre pure imponenti, articolate attorno ad alcune scelte di fondo qualificanti.

Malgrado ciò, il nostro voto fu positivo. Crediamo ancora alla giustezza di quel voto e per la situazione specifica nella quale ci trovammo allora a operare e nella situazione specifica attuale.

Ci dichiarammo favorevoli anche per le dichiarazioni politiche positive che il Signor Presidente della Giunta aveva nel presentare al Consiglio il bilancio preventivo.

Il nostro voto fu positivo perché, per la prima volta, un così importante atto politico fu elaborato in modo nuovo, con una larga consultazione che segna, anche se ancora timidamente, la volontà di instaurare un rapporto diverso, più avanzato, fra amministratori e amministrati.

Questo modo nuovo di amministrare deve continuare, deve essere ancora sviluppato, deve accelerare un processo sempre più marcato di democratizzazione dell'ente locale.

Ciò è possibile se la consultazione, con tutti i rischi di natura corporativa che comporta, si trasforma in partecipazione intesa come risultanze di un indirizzo politico che sia l'elemento unificante e qualificante di una amministrazione, condizione questa per gestire diversamente il maggior potere regionale che noi chiediamo allo Stato.

Ne deriva la necessità, per l'Amministrazione regionale, di muoversi in base ad alcune scelte principali, non intese come ipotesi di lavoro, ma come linee concrete di azione.

Linee concrete che solo una profonda conoscenza e analisi della realtà nella quale ci troviamo ad operare può darci.

Strumento principale, fortemente interlocutorio, nessuno ipotizza un sesto potere, deve essere la programmazione. In Valle d'Aosta gli uffici di programmazione esistono da circa dieci anni, ma non hanno ancora trovato un modo, a nostro avviso, un modo soddisfacente di operare.

Si ha la netta impressione che esistano forti carenze strutturali e legislative, soprattutto a causa della legge regionale sulla programmazione, che rispecchiava una certa situazione politica e un certo modo mediatore di amministrare in modo moderno.

Siamo perfettamente consci che la programmazione non è la panacea di tutti i mali di cui soffre la nostra Regione, ma ci anima il convincimento che rimane uno strumento fornitore di dati e analisi attorno ai quali forze politiche, sindacati, enti locali possono fare valide e positive scelte.

In concreto, noi vogliamo sapere:

1) se esistono, da parte del Comitato per la programmazione, proposte di ristrutturazione e di ulteriori finanziamenti. Quali sono queste proposte e che risposte ha dato la Giunta.

2) se, in fase di elaborazione del bilancio preventivo del '73, cioè quest'autunno, la programmazione, con le attuali strutture, sarà in grado di prospettare scelte a medio e a lungo termine, attorno alle quali, dopo le dovute discussioni, il Consiglio regionale farà le sue scelte. Se la risposta a questo quesito è negativa, cosa intende fare la Giunta?

Dujany (D.P.) - Con la legge del 1967, il Consiglio approvava gli organi di procedura per la programmazione e prevedeva l'istituzione di un Comitato tecnico consultivo, di un ufficio regionale per la programmazione e di una Commissione consultiva regionale per la programmazione.

Questi organi funzionano, mi pare, regolarmente dal 1970 e hanno iniziato un certo ritmo regolare di lavoro.

Mi pare che, però, la possibilità di utilizzazione e di organizzazione di questi uffici stiano, così, a evidenziare alcune difficoltà di funzionamento, difficoltà di funzionamento previste dalla legge regionale che potrebbe essere oggetto di revisione e di proposte nuove da approvarsi dal Consiglio regionale, in modo da renderla più aderente alle nuove necessità richieste da questo ufficio e richieste dalle necessità, oramai riconosciute da tutti, di poter programmare maggiormente quella che è la vita amministrativa e politica della Regione.

Quindi, ci riserviamo di riportare in Consiglio una proposta di legge, previ opportuni esami presso le varie Commissioni interessate, per rivedere il funzionamento di questi uffici di programmazione.

Chincheré (P.C.I.) - La risposta, Signor Presidente, credo che possa essere giudicata soddisfacente. Se esiste, chiamiamolo un neo, è che mancano delle scadenze; cioè, io avrei preferito, mi sarebbe molto piaciuto che il Presidente della Giunta dicesse che, entro una certa data, si riportasse questo problema in Consiglio e si andasse a una riesamina dell'argomento.