Oggetto del Consiglio n. 17 del 25 gennaio 1979 - Verbale

OGGETTO N. 17/79 - Condanna dei recenti atti terroristici.

Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, prima delle comunicazioni del Presidente del Consiglio sull'attività svolta, devo purtroppo richiamare l'attenzione dell'Assemblea su un nuovo fatto di sangue, un infame delitto contro un'esemplare figura di lavoratore e di rappresentante sindacale. Una nuova manifestazione di terrorismo ha avuto luogo nel nostro Paese nella tragica spirale della violenza. Ieri mattina, a Genova, mentre saliva in automobile per andare al lavoro all'Italsider, Guido Rossa è stato ucciso dalle Brigate Rosse con il metodo ormai usuale del proditorio attacco alle spalle. Lascia la moglie ed una figlia a cui vanno le condoglianze e il sentimento di affettuosa partecipazione al dolore del Consiglio regionale della Valle d'Aosta.

Come dice un quotidiano di questa mattina: "...per Guido Rossa, aggiustatore elettrico, sindacalista e militante del Partito Comunista Italiano, le parole vigilanza e lotta al terrorismo non erano semplici slogan. Scoperto un postino delle Brigate Rosse alla Italsider lo aveva affrontato e denunciato al Consiglio di Fabbrica in ottobre. Era la prima volta che la mobilitazione operaia dava un risultato concreto portando all'arresto di un brigatista rosso, da ciò si pensa la sua condanna, la sua uccisione".

Credo di interpretare il pensiero unanime del Consiglio regionale nel riaffermare, ancora una volta, lo sdegno, il cordoglio, il lutto che colpisce quest'Assemblea, tutta la Valle d'Aosta, i suoi lavoratori che già ieri, con interruzioni di lavoro, con manifestazioni varie promosse dalle Organizzazioni Sindacali, hanno dimostrato la ferma volontà popolare di respingere la violenza, il terrorismo, il tentativo di sovvertire l'ordine democratico e repubblicano.

Chiediamo, noi come Consiglio regionale, come popolo valdostano, come popolo italiano, che la Repubblica usi le armi della giustizia e della democrazia in modo fermo e dia la prova che la violenza, che vuole provocare confusione e paura, non è in grado nel 1979, come accadde invece nel 1920, 1921 e 1922, di aprire la via ad un nuovo Fascismo.

Il disegno è questo: uccidere la democrazia, ecco perché ieri a Milano un Capo infermiere del Policlinico, sindacalista della C.I.S.L. (Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori), iscritto alla Democrazia Cristiana, è stato vittima di un attentato, colpito da due proiettili alla gamba destra da cosiddette "squadre proletarie di combattimento". Nomi diversi ma uguale la matrice, uguale gli obiettivi.

La Presidenza del Consiglio, in accordo e sentiti i Capi Gruppo e la Presidenza della Giunta, propone che in segno di lutto, di solidarietà e di partecipazione, i lavori vengano sospesi alle ore 12 di questa mattina per permettere, come anche da loro richiesta, un incontro nella vicina sala delle Commissioni, tra le Organizzazioni Sindacali valdostane, i Capi Gruppo e le forze politiche. Potranno così essere esaminate, assieme, ulteriori iniziative concrete per testimoniare la presenza della Valle d'Aosta e del suo massimo consesso elettivo in questo momento così drammaticamente difficile e importante per il nostro Paese.

La parola al Consigliere Mafrica.

Mafrica (P.C.I.) - Nell'esprimere il dolore e la rabbia dei Comunisti valdostani per questo infame assassinio, credo che comunque non ci si possa sottrarre al dovere di fare una breve riflessione di carattere politico. I giornali dicono che si tratta di un salto di qualità; io credo che effettivamente uccidendo un sindacalista, un operaio, un iscritto al P.C.I., le Brigate Rosse abbiano da una parte gettato la maschera e dall'altra aperto una nuova fase molto pericolosa per la nostra vita civile in Italia e, credo, in tutte le Regioni.

Il Presidente del Consiglio parlava di "spirale della violenza"; io credo che sarebbe più preciso parlare di un piano per abbattere la democrazia nel nostro Paese e non si tratta di un piano mascherato perché queste cose sono state dette, scritte nell'ultimo documento distribuito alla F.I.A.T. di Torino; si dice l'apertura di una nuova fase, cioè quella della costruzione della guerra civile antimperialista, affiancando sempre più alla propaganda armata la disarticolazione delle strutture dell'apparato del nemico, a livello politico, economico e militare; in quella stessa risoluzione le Brigate Rosse - che credo oramai di rosso non hanno assolutamente nulla - parlano anche di individuare, smascherare il ruolo controrivoluzionario dei "berlingueriani" e dei burocrati sindacali individuando le spie infiltrate all'interno della fabbrica. Queste cose credo rendano chiaro a tutti come il movimento operaio sia oggi il nemico principale di questi terroristi e come il movimento operaio sia la difesa fondamentale della democrazia nel nostro Paese.

Io credo che le istituzioni, il Consiglio regionale, non possano limitarsi a commemorazioni che a volte possono essere un po' rituali, credo che vada iniziata anche nella nostra Regione una fase di sensibilizzazione politica di massa su questi problemi perché, altrimenti, rischiamo di discutere di questioni che risultano astratte mentre altri operano concretamente per impedire anche la possibilità di discutere.

La solidarietà del Consiglio regionale va quindi tradotta in modo operativo rivolgendosi soprattutto verso le giovani generazioni, illustrando quelle che sono le caratteristiche del terrorismo, facendo opera di educazione alla democrazia, ricordando quello che rappresenta per il Paese la Resistenza. Se non opereremo con capacità in questa direzione temo che questa data, il 24 gennaio, giorno in cui le Brigate Rosse hanno cominciato ad attaccare direttamente il movimento operaio, possa essere ricordata negativamente, per un lungo periodo, come l'inizio di una fase ancora più grave nel nostro Paese; attorno a questi terroristi si vanno sempre più addensando strati di opinione che anch'essi teorizzano che il movimento operaio è un nemico da combattere. Mi riferisco, per esempio, ai rappresentanti della cosiddetta "Autonomia" che proprio in questi giorni, non si sa con quali finanziamenti, stanno per mettere alla luce delle riviste in cui queste cose vengono teorizzate. A questa azione propagandistica di sostegno all'azione dei terroristi, va contrapposta un'azione politica altrettanto ferma e capillare, soprattutto verso le giovani generazioni, perché altrimenti il terrorismo agisce uccidendo mentre, molto spesso, nelle istituzioni si fanno soltanto parole.

Io, quindi, invito il Presidente del Consiglio a prendere contatto con i Capi Gruppo, con le forze politiche; qualcosa è già stato fatto per oggi, per studiare delle forme concrete di intervento, per sensibilizzare l'opinione pubblica valdostana, per isolare, per impedire che in Valle d'Aosta anche un solo fatto di questo genere si possa verificare.

Dolchi (P.C.I.) - Ci sono altri che chiedono la parola? Il Consigliere Berti.

Berti (Art. e Comm. Vald.) - Io vorrei portare a conoscenza del Signor Presidente della Giunta, nelle sue vesti di Prefetto della Regione Valle d'Aosta, l'insostenibile situazione creatasi alla Motorizzazione Civile alla scadenza della presentazione delle domande per conto proprio per gli automezzi.

Dolchi (P.C.I.) - Ricordo ai Consiglieri che questa prima parte delle comunicazioni è stata dedicata ai recentissimi fatti di sangue e al problema della violenza terroristica.

Berti (Art. e Comm. Vald.) - Chiedo scusa.

Dolchi (P.C.I.) - Avrà facoltà di intervenire su questi argomenti nella seconda parte delle comunicazioni; non mancheranno quelle di ordinaria amministrazione e relative all'attività consiliare.

Ci sono altri che prendono la parola sulla commemorazione? La parola al Consigliere Fosson.

Fosson (D.C.) - L'assassinio del sindacalista Guido Rossa e il ferimento dell'altro sindacalista Battista Ferla segnano il tentativo, da parte delle Brigate Rosse, di accentuare l'omertà che esiste attorno al loro vivere e al loro agire. L'uno e l'altro hanno testimoniato in processi a carico delle B.R.. Quindi, le azioni rivolte nei loro confronti stanno a significare quello che può accadere ai cittadini e agli uomini onesti che intendono testimoniare, intendono adempiere al loro dovere civile.

Questo vuole essere un avvertimento da parte delle Brigate Rosse. È un avvertimento al quale noi dobbiamo rispondere con il coraggio di continuare a fare il nostro dovere di uomini e di cittadini, con il coraggio di chiudere con certe forme di demagogia che tollerano le aggressioni dei facinorosi ed altre forme di violenza delle quali queste azioni delle B.R. non sono altro che degenerazioni.

Quindi siamo d'accordo anche noi affinché ci sia una vigilanza, affinché queste cose abbiano fine. La nostra solidarietà va quindi ancora alle persone che in questi lunghi anni di violenza hanno subito delle aggressioni, dei patimenti e delle uccisioni. Il nostro pensiero va a tutte le vittime di tutte le aggressioni e la nostra solidarietà va a tutti coloro che hanno, in questi anni, dovuto patire sofferenze o ferimenti o, peggio ancora, pagare con la vita.

Dolchi (P.C.I.) - Altri che intendono prendere la parola sempre su questo argomento? Non c'è più nessuno? La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - La morte di Guido Rossa mi ha particolarmente colpito a livello personale perché avevo avuto modo di conoscere la sua figura indirettamente, in quanto Guido Rossa ha degli amici, in particolare il Notaio Bastrenta, in Valle d'Aosta nel mondo alpinistico, essendo stato uno dei più grandi alpinisti italiani; dopo Gervasutti, ha aperto delle vie di grande difficoltà ed è quindi molto conosciuto nell'ambiente alpinistico valdostano e fra gli amici del Notaio Bastrenta. Quindi questa morte mi ha particolarmente colpito sul piano personale e questo è forse un motivo in più per accogliere quell'invito alla riflessione sul significato di questo avvenimento, una riflessione che deve essere evidentemente una riflessione politica sul problema più generale del terrorismo, sul problema del salto di qualità che il terrorismo ha effettuato con questa iniziativa.

Una riflessione che però, a mio avviso, deve cercare di individuare chiaramente quali sono le radici del terrorismo, i motivi con cui si è sviluppato il terrorismo, una riflessione che dal punto di vista della Nuova Sinistra, dal punto di vista delle forze democratiche, io penso che crei una grossa difficoltà e una grossa sensazione di impotenza, perché quelle istituzioni di cui parlava il compagno Mafrica, quello Stato di cui si parla, non sono certamente, oggi, in Italia, istituzioni in grado di garantire la democrazia contro il terrorismo, anzi, sono istituzioni che in prima persona hanno favorito e determinato lo sviluppo del terrorismo, del fenomeno delle Brigate Rosse, hanno gestito questi fatti. È inutile qui ricordare gli avvenimenti che hanno dato il via a questa catena di violenza, a questa catena di terrorismo; sono gli avvenimenti del 1969, la strage di Piazza Fontana, strage coperta dallo Stato, strage che oggi tutti possono definire tranquillamente, com'è stata già definita nel 1969, dalla Nuova Sinistra "strage di Stato", strage in cui i Servizi segreti e lo Stato erano dentro fino al collo, in cui esponenti delle forze militari erano dentro fino al collo, come poi hanno chiarito i processi, il processo di Catanzaro in particolare.

Quindi non è certo questo Stato, non saranno certo queste istituzioni che ci sono adesso in Italia che riusciranno a combattere il terrorismo, anzi, queste istituzioni si rafforzano grazie al terrorismo. L'uccisione di Aldo Moro è stata un'occasione, uno strumento per rafforzare un tipo di gestione ancora reazionaria, più reazionaria dello Stato, uno Stato che lascia fuggire i responsabili, quando sono smascherati, della strage di Piazza Fontana, prima Freda, e in questi giorni abbiamo visto la fuga ulteriore di Giovanni Ventura. Uno Stato che - ed è la cosa ancora peggiore, e qui non è necessario stare ad elencare tutti gli atti che si sono determinati - ancora di più alimenta il terrorismo perpetuando giorno dopo giorno ed aggravando in quest'ultimo periodo, cercando di aggravare le ingiustizie sociali, le diversità di trattamenti fra i cittadini, le libertà democratiche, emarginando i cittadini.

Io, quindi, accolgo l'invito alla riflessione, però penso che da questa riflessione non si possa fare una generica accusa contro il terrorismo, contro le Brigate Rosse, ma un appello allo Stato perché ci salvi, perché io ritengo, e i compagni di Nuova Sinistra ritengono, che nemici della democrazia in Italia siano tanto le Brigate Rosse quanto questo Stato, così com'è stato gestito, com'è stato diretto, come è stato utilizzato in particolare da una forza politica come la Democrazia Cristiana, dalla Liberazione ad oggi.

Dolchi (P.C.I.) - Se nessuno chiede più la parola su questo argomento, io ritengo che il Consiglio abbia accolto la proposta, di cui d'altra parte erano stati informati i Presidenti, i Capi Gruppo e il Presidente della Giunta, della sospensione della seduta alle ore 12 per permettere l'incontro con le Organizzazioni Sindacali, con le forze politiche e i Capi Gruppo, che quindi, fin da ora, convoco per le ore 12 nella stanza delle sedute delle Commissioni consiliari, al termine dei lavori.