Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 3354 del 5 marzo 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3354/XII - Interrogazione: "Situazione del fenomeno della criminalità organizzata in Valle d'Aosta".

Interrogazione

Appreso che l'ultimo rapporto della Commissione parlamentare Antimafia ribadisce l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico valdostano;

Viste le dichiarazioni del Presidente della Regione che, nel suo ruolo di Prefetto, rassicura la comunità valdostana affermando che:

· "sono solo due le famiglie calabresi presenti in Valle d'Aosta e legate alla n'drangheta";

· "è una bufala la notizia riportata da diversi quotidiani nazionali, nella quale si ipotizza un'alleanza tra la malavita bulgara e la n'drangheta per l'accaparramento degli appalti pubblici nella nostra regione";

· "gli unici bulgari di cui ho notizia sono quelli di Aldo, Giovanni e Giacomo";

Ricordato, tra l'altro, che un'inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Palermo ha rilevato (2006) un'ampia e consolidata attività di riciclaggio di denaro sporco presso il Casinò di Saint-Vincent, collegata ad ambienti della mafia siciliana;

ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

il Presidente della Regione per sapere:

1) quali elementi possiede per smentire quanto contenuto nell'ultimo rapporto della Commissione parlamentare Antimafia;

2) quale sarebbe, dal suo osservatorio, la reale situazione sul fenomeno della criminalità organizzata in Valle d'Aosta e per quali ragioni la sua versione dovrebbe essere più credibile rispetto a quella della Commissione parlamentare Antimafia.

F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi - Ottoz

Président - La parole au Président de la Région, Caveri.

Caveri (UV) - In altre occasioni ho segnalato come l'attività esercitata dal Presidente nell'esercizio delle attribuzioni prefettizie non sia soggetta, come è evidente, al sindacato del Consiglio regionale, giacché altre sono, le garanzie, poste a presidio del suo corretto svolgimento. Tuttavia, in questo caso, e in termini generali - non entro nei particolari più minuti -, essendo la questione assurta agli onori della cronaca, ritengo di poter dire qualcosa in relazione a quanto richiesto dai Consiglieri della "Casa delle Libertà", non tanto nel quadro dell'abituale dialettica tra il Governo regionale e le opposizioni, ma semmai per fare chiarezza relativamente ad un tema particolarmente delicato e che, nei termini con cui è stato presentato dalla stampa nazionale - e purtroppo anche locale - ha sicuramente preoccupato la comunità valdostana e devo dire la verità, anche un po' avvilito quella comunità calabrese pienamente integrata in Valle, che si è trovata sul banco degli accusati. Per non dire poi dei Bulgari, che nel rapporto dell'antimafia non sono assolutamente riferiti alla nostra regione, e devo dire che scherzosamente ho detto che i Bulgari sono Aldo, Giovanni e Giacomo, perché proprio non ce ne sono in Val d'Aosta!

Ebbene, chi abbia letto con attenzione - come ho fatto io - la relazione della Commissione Antimafia (peraltro scaricabile da Internet), ha potuto comprendere come l'allarme lanciato dalla Commissione parlamentare abbia dei fondamenti erronei. In primo luogo, di ordine geografico: la stessa relazione infatti situa Valle d'Aosta e Val di Susa in Piemonte, riferendo ad entrambe fenomeni di cui invece v'è traccia solo in Val di Susa. L'errore è senza dubbio marchiano e spiace aver dovuto verificare come esso affondi le sue radici nel rapporto della D.N.A., dalla quale ci attenderemmo maggiore accuratezza. Che si tratti di un errore risulta inoltre evidente dalla lunga serie di audizioni che la Commissione Antimafia ha tenuto nel corso del 2007: il 7 febbraio 2007, il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, aveva modo di dichiarare che "si registrano infiltrazioni in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, in Emilia-Romagna, in Toscana, nelle Marche, in Umbria e nel Lazio, e spesso si tratta di presenze locali che cercano di infiltrarsi negli appalti (rifiuti, acqua, servizi, e quant'altro)"; e poi ancora, il 14 febbraio: "le principali Regioni del nord in cui sono presenti forme di criminalità organizzata, sia straniera sia nazionale, sono: il Piemonte, dove c'è una presenza di "Cosa nostra", della "'ndrangheta", della criminalità albanese, marocchina, nigeriana e tailandese (quest'ultima, soprattutto, per la riduzione in schiavitù ai fini della prostituzione); la Lombardia, con la presenza di "Cosa nostra", della "'ndrangheta", della "camorra", oltre che della "Sacra Corona Unita", dei gruppi pugliesi, della criminalità albanese, russa, rumena, cinese; il Triveneto, dove risulta rilevata la presenza della "'ndrangheta", così come della "camorra", della criminalità albanese, nordafricana, cinese e bulgara; l'Emilia Romagna, dove, oltre a "Cosa nostra", che ha alcune vecchie basi mai dismesse, vi sono la "'ndrangheta", la "camorra", la "Sacra Corona Unita", la criminalità albanese, nordafricana, rumena, serba, moldava, ceca, cinese; la Liguria, con "Cosa nostra", la "'ndrangheta", i nordafricani ed altro".

Il 13 marzo 2007 il direttore della Direzione investigativa antimafia, Cosimo Sasso, trattando il tema delle segnalazioni delle operazioni finanziarie sospette e del lavoro in tal senso svolto dalla D.N.A., dichiara che "le Regioni Molise, Sicilia e Calabria riportano i più alti tassi di segnalazioni trattenute..." (cioè valutate fondate) "rispetto alle segnalazioni pervenute, con percentuali che si attestano sull'ordine del 7%, a fronte di percentuali pari o prossime allo zero delle segnalazioni provenienti, ad esempio dalla Val d'Aosta, dal Trentino-Alto Adige, dalla Sardegna e dall'Abruzzo". È dunque dagli atti stessi dei lavori dell'Antimafia che emergono segnali rassicuranti a riguardo della situazione in Valle. Si è trattato di uno spiacevolissimo sbaglio. Spiace ancor di più che tale errore sia stato replicato tale e quale nella relazione dell'Antimafia e da quasi tutte le testate nazionali, esclusa solo "La Repubblica", che - sapendo dov'è la Val di Susa - ha indicato che la Val di Susa è Piemonte, per cui non c'è stato questo equivoco che invece è risultato in altri giornali.

Ad ogni modo, per tornare al tema principale, sono quotidianamente rassicurato dai vertici delle Forze dell'Ordine presenti in Valle, che sono i migliori osservatori possibili per quanto attiene a fenomeni criminosi di tal sorta, sull'inconsistenza, per fortuna, di fenomeni di questo tipo. La cospicua comunità calabrese presente in Valle vive e lavora, come il resto della popolazione valdostana, nel preponderante rispetto della legalità e le attività richiamate nella Relazione "incriminata" sono ad oggi sconosciute. Analogamente si può dire relativamente alle dinamiche legate agli appalti: anche per scongiurare infiltrazioni di tal fatto, la Regione ha instaurato procedure di affidamento che minimizzano davvero i rischi di turbativa. Relativamente agli appalti più cospicui, che, va detto, in Valle sono davvero pochi, ipoteticamente più allettanti per la criminalità organizzata, i controlli messi in atto sono estremamente penetranti e in un caso, proprio quest'anno, si è proceduto ad un'azione di controllo interforze in collaborazione con la D.I.A. di Torino... tale attività non ha dato esiti.

Certo, non possiamo abbassare la guardia nei confronti di un nemico che sappiamo essere particolarmente attento e pericoloso, né possiamo escludere che presenze e attività riconducibili a questo tipo di criminalità siano state operanti o possano operare in Valle in forme differenti. Credo di poter dire che c'è una collaborazione attiva da parte di tutti noi per fare in modo che questo pericolo, così come è stato paventato, non esista.

Président - La parole au Vice-président Tibaldi.

Tibaldi (CdL) - Vede, Presidente, lei oggi non ci offre per gentil concessione una risposta, ma fornisce un doveroso chiarimento a determinate sue affermazioni che sono state divulgate a mezzo stampa. Di fronte a una relazione della Commissione Antimafia, che lei oggi sembra continuare a banalizzare, ha fatto delle dichiarazioni sulla stampa che ci hanno lasciati perplessi. Gli unici Bulgari di cui ha notizia sono quelli di Aldo, Giovanni e Giacomo - dice il Presidente-Prefetto della Val d'Aosta - è una "bufala" la notizia riportata dai quotidiani nazionali, dove si ipotizzano delle infiltrazioni mafiose di questo livello in Valle...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... mi lasci replicare, Presidente. Noi oggi abbiamo preso atto, abbiamo anche noi scaricato da Internet la relazione della Commissione Antimafia, e allora affrontiamo per punti la sua risposta.

L'equivoco geografico, dove la Val d'Aosta è stata erroneamente inserita nel Piemonte, con una sorta di annessione macroregionale, che capisco possa infastidire non solo lei, ma anche noi, perché abbiamo la nostra dignità regionale... ma se lei ha letto le pagine della relazione fanno riferimento a una famiglia che ha proiezioni, nella nostra Regione, in Toscana. Nella prima Regione, cioè in Val d'Aosta, risultano presenti soggetti collegati con tale famiglia, probabilmente attratti dalle opportunità economiche connesse con l'industria turistica della zona e della favorevole posizione della Regione al confine con Francia e Svizzera. È naturale che ci si riferisca a noi...

(nuova interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... sto arrivando... e non ad altre località del Piemonte... che potrebbero favorire l'attività di riciclaggio di proventi illeciti. Presidente, vuole forse nascondere l'evidenza? Nel 2002 la Commissione Antimafia ci fornì un'altra relazione, che fu oggetto di una nostra interpellanza in Consiglio, mi ricordo che all'epoca abbiamo fatto cenno dell'On. Lumia dei "DS", che sottolineava il pericolo dell'attività di riciclaggio in Valle. Ricordo che a delle mie affermazioni rispose il dirigente Marco Fiore del casinò, come se avessi preso l'ennesimo granchio, ma nel 2006 ci siamo resi conto che questa attività di riciclaggio è stata portata alla luce! La DIA di Palermo - non sto parlando di Forze dell'Ordine locali - ha pescato un'ampia attività di riciclaggio, che vede ancora oggi coinvolte 22 persone. Con 4 anni di anticipo: l'Antimafia ha degli strumenti e delle possibilità di accesso a dati e informazioni che noi comuni mortali non abbiamo, e forse anche allora fu un eccesso di imprudenza banalizzare certe informazioni che venivano divulgate a mezzo stampa.

Oggi prendiamo atto che lei persevera in questa sua dichiarazione banale, ho visto che a lei si è affiancato l'Assessore Cerise, come dire: "'ndrangheta, appalti?... ma no, in valle ciò non accade, non sussiste"! Prendiamo atto, siete voi che avete possibilità di informazioni maggiori rispetto a noi, ma sta di fatto che le sottolineature dell'Antimafia forse non dovrebbero essere sottovalutate. Vi cito, per opportuna conoscenza, una pubblicazione pubblicata da "Limes", la rivista italiana di geopolitica, dal titolo "Come mafia comanda", che segnala ben 6 famiglie con tanto di nome e cognome, aree di influenza e attività esercitate in Valle. Lei dice: 2 o 6 famiglie che siano, poco importa! Sono solo 2 famiglie, ha dichiarato, in rapporto a una popolazione... Presidente Perron, è difficile parlare con un vociare del genere... dicevo e concludo: che siano 2 o 6 le famiglie infiltrate o siano anche di più. Sappiamo che la nostra popolazione è di 125mila abitanti, su una popolazione così esigua, 2 o 6 famiglie hanno un'incidenza decisamente maggiore che non su una metropoli, dove vengono esercitate attività criminali. L'esempio poi di Saint-Vincent del 2006 ci dovrebbe far riflettere, perché nessuno fino allora pensava che potesse essere scoperta un'attività di così ampio raggio, eppure è successo!

La invito, Presidente, a non banalizzare certe informazioni, a non leggerle solo con l'occhio ottimista o minimalista di chi vuole nascondere sotto il tappeto delle problematiche che, in realtà, possono esistere e possono radicarsi in quella terra promessa - o forse considerata erroneamente promessa - che è la nostra Regione.