Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2633 del 5 aprile 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2633/XII - Rinvio della mozione: "Iniziative per garantire una piena autonomia per il Tibet".

Mozione

Viste

- le risoluzioni sul Tibet del Parlamento europeo del 14 ottobre 1987, 15 marzo, 1989, 15 settembre 1993, 17 maggio 1995, 13 luglio 1995, 14 dicembre 1995, 18 aprile 1996, 23 maggio 1996, 13 marzo 1997, 16 gennaio 1998, 13 maggio 1998, 15 aprile 2000;

- le risoluzioni sulle violazioni dei diritti fondamentali in Tibet adottate dal Bundestag tedesco (15 ottobre 1987 e 20 giugno 1996), dalla Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati italiana (12 aprile 1989), dalla Camera dei Deputati belga (20 giugno 1990), dalla Commissione Affari Esteri del Parlamento irlandese (21 luglio 1998);

- la risoluzione adottata il 23 agosto 1991 dalla Sotto-Commissione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle discriminazioni e la protezione dei diritti delle minoranze;

- la risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (D.E. 173, 5 ottobre 1988);

- le risoluzioni adottate dalla Camera dei Deputati, dal Congresso degli Stati Uniti d'America, dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti australiani, dal Parlamento del Liechtenstein e dal Parlamento ceco;

Ricordando

- che il Tibet fu invaso e occupato nel 1949 e 1950 dalle forze armate del regime di Pechino e che è tuttora occupato;

- che la rivolta di Lhasa contro l'occupazione del regime di Pechino (10 marzo 1959) provocò la morte e l'incarcerazione di decine di migliaia di persone e l'esilio del Dalai Lama e di altre decine di migliaia di Tibetani;

- i rapporti del 1959 e del 1960 della Commissione Internazionale dei Giuristi sulla questione del Tibet;

- che la lotta di resistenza del popolo tibetano negli anni '50 e '60 provocò la morte di oltre un milione di tibetani, cioè di oltre un quinto della popolazione di allora;

- la distruzione di oltre 6.000 monasteri tibetani, l'incendio di centinaia di biblioteche, il saccheggio di templi, la razzia di tesori religiosi e culturali, le esecuzioni sommarie di decine di migliaia di tibetani eseguite dalle guardie rosse durante la cosiddetta rivoluzione culturale cinese del 1968;

- le manifestazioni di protesta del 1987-88 contro l'occupazione cinese e la violenta repressione scatenata dalle autorità di Pechino;

- la legge marziale imposta dalle autorità di Pechino in Tibet nel 1989 e 1990;

- la trasformazione nel 1992 del Tibet in "Zona Economica Speciale" e il conseguente trasferimento massiccio di coloni cinesi in Tibet, che, in pochi anni, ha reso i tibetani minoranza nel loro stesso Paese, anche a causa della pratica, mai cessata, delle sterilizzazioni e degli aborti forzati delle donne tibetane;

Ricordato in particolare

- che l'"accordo in 17 punti" firmato sotto costrizione a Pechino dalle autorità tibetane, pur sancendo l'annessione del Tibet alla Repubblica Popolare, garantiva anche la piena autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa;

- che le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959, 1723 del 1961 e 2079 del 1965 chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello dell'autodeterminazione;

- l'istituzione nel 1965 della Regione Autonoma del Tibet (TAR) da parte delle autorità di Pechino;

- i molteplici tentativi di dialogo rilanciati nel 1979, dopo la scomparsa di Mao Ze Dong, dal Dalai Lama e dal Governo tibetano in esilio nei confronti delle autorità di Pechino;

- i tentativi reiterati di rilanciare il dialogo con le autorità di Pechino fatti dal Dalai Lama con il "Piano in 5 punti", presentato davanti al Congresso americano nel 1987, e con la "proposta di Strasburgo", presentata davanti al Parlamento europeo nel 1988;

- il conferimento nel 1989 del Premio Nobel per la Pace al Dalai Lama;

- la lettera inviata dal Dalai Lama a Deng Xiao Ping l'11 settembre 1992, nella quale si ribadiva la volontà di dialogo delle autorità tibetane con il Governo di Pechino;

Facendo propria

- la risoluzione del Parlamento Europeo del 6 luglio 2000, nella quale il PE "invita i Governi degli Stati membri dell'Unione europea ad esaminare seriamente la possibilità di riconoscere il Governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora, entro un termine di tre anni, le autorità di Pechino e il Governo tibetano in esilio non abbiano raggiunto un accordo relativo a un nuovo statuto per il Tibet, mediante negoziati organizzati sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite";

Il Consiglio regionale

Chiede

- al Governo della Repubblica di dare immediata attuazione alla risoluzione del Parlamento Europeo, concorrendo in questo modo a un accordo che garantisca la piena autonomia dei tibetani in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della politica di difesa e della politica estera;

Decide

- di aderire all'Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet;

- di mantenere esposta la bandiera tibetana in apposita bacheca ricavata nei locali del Consiglio regionale della Valle d'Aosta fino a quando il Governo della Repubblica Popolare di Cina e il Governo tibetano in esilio non avranno concordato un nuovo status che garantisca una piena autonomia per il Tibet;

Impegna

- il Consiglio regionale della Valle d'Aosta a trasmettere la presente mozione al Settore Relazioni Esterne del Consiglio regionale del Piemonte, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Camere, ai Presidenti delle Regioni e dei Consigli regionali, al Presidente e al Primo Ministro della Repubblica Popolare di Cina, al Dalai Lama, al Governo e al Parlamento tibetano in esilio, al Presidente del Parlamento Europeo e al Segretario Generale delle Nazioni Unite.

F.to: Viérin Adriana - Squarzino Secondina - Sandri - Comé - Lavoyer - Lattanzi

Président - La parole au rapporteur, la Conseillère Viérin Adriana.

Viérin A. (UV) - En 1950, quelques années à peine après la fin de la Deuxième guerre mondiale, le Tibet, Nation indépendante avec une historie qui remonte au 127 avant Jésus-Christ, est envahi par la République populaire de Chine. L'invasion et l'occupation du Tibet représentent un acte d'agression et de violation du droit international sans équivoque. Le Dalai Lama, Chef politique et religieux de Tibet tenta une cohabitation pacifique avec les Chinois, mais les volontés colonisatrices et la dure répression mise en œuvre par les Chinois déclenchèrent une résistance populaire. Le 10 mars 1959 le peuple tibétain initia une vraie révolte nationale. L'Armée de libération populaire chinoise mis fin à l'insurrection d'une façon brutale, tuant entre mars et octobre 1959 quelque 87.000 civils dans le seul Tibet central. Le Dalai Lama, suivi par 100.000 Tibétains, se décida à fuir et demanda asile politique en Inde où constitua le Gouvernement tibétain en exil. L'occupation chinoise présente toutes les caractéristiques de la pire domination coloniale, plus d'un million de Tibétains sont morts suite à l'occupation (il s'agit de 1/5 de la population totale). Le 90% du patrimoine artistique et culturel du Tibet, y compris quelque 6.000 temples, monastères et monuments, a été détruit; la Chine à exproprié le Tibet d'immenses richesses naturelles. Au Tibet résident quelque 500.000 militaires chinois. Des milliers de prisonniers politiques et religieux sont aux travaux forcés, où la pratique de la torture est utilisée au quotidien; les femmes tibétaines sont encore aujourd'hui stérilisées de force et obligées à avorter, beaucoup de femmes se refusent d'accoucher dans les hôpitaux car très souvent le bébé est enlevé et considéré mort pendant l'accouchement. En outre le Tibet - jadis Etat pacifique entre Inde et Chine - est devenu une énorme base militaire qui héberge la plus grande partie de la force de frappe nucléaire de Chine (550 missiles à ogive nucléaire). L'afflux incessant d'immigrés chinois menace la survie de l'identité même du peuple tibétain et a réduit la population autochtone à une minorité à l'intérieur de son propre Pays. La politique de discrimination mise en œuvre par les autorités chinoises a marginalisé la population tibétaine dans tous les secteurs de la vie sociale. Le développement économique apporte des bénéfices quasi exclusivement aux colons chinois.

En 1959, 1961 et 1965 les Nations Unies approuvèrent 3 résolutions en faveur du Tibet, dans les quelles on demandait la cessation immédiate de tout ce qui enlève au peuple tibétain la liberté et les droits fondamentaux, y compris le droit à l'autodétermination. A partir de 1986 nombreuses résolutions des USA, du Parlement européen et de nombreux Parlements nationaux ont déploré la situation existante au Tibet et dans la Chine même et ont exhorté la Chine au respect des droits de l'homme et des libertés démocratiques. Malgré tout cela, le droit du peuple tibétain à la liberté de la parole est systématiquement violé, des milliers de Tibétains sont emprisonnés, torturés et condamnés sans aucun procès, les conditions pénitentiaires sont par ailleurs abominables. Les Tibétains subissent des persécutions à cause de leur religion; les moines sont obligés à se remettre à des sessions de rééducation patriotiques, à dénoncer le Dalai Lama et à déclarer pleine obéissance au Parti Communiste.

Au cours des années le problème tibétain a été l'objet d'une attention croissante de la part de la Communauté internationale. Le Dalai Lama lui même a reçu le "Prix Nobel pour la paix" en 1989 et il a été reçu officiellement par un grand nombre de Chefs d'Etats. Dans plusieurs Pays se sont constitués des groupes interparlementaires en faveur du Tibet et dans environ 60 Pays sont désormais actif 130 groupes de soutien. En Italie est né en mai 2002: "l'Intergruppo parlamentare Italia-Tibet", qui au lendemain de sa constitution a présenté une résolution approuvée à très large majorité le 9 octobre 2002 (1 seul vote contraire, 1 seul abstenu). Quelques mois auparavant, le 9 mars 2002, se constitua à Turin "l'Associazione dei Comuni, Province, Regioni per il Tibet", auprès du Conseil régional du Piémont, sur initiative de la Région Piémont avec l'adhésion de l'ANCI. L'Association se propose, entre autres, de promouvoir et coordonner sur le plan national la campagne européenne "Un drapeau pour un statut de pleine autonomie du Tibet", de soutenir auprès des Etats membres de l'Union européenne la résolution du Parlement européen du 6 juillet 2000 et de favoriser les initiatives du Dalai Lama et du Gouvernement tibétain par rapport aux autorités de la République populaire de Chine. Sont désormais 129 les Municipalités qui ont adhéré à l'Association, ainsi que 10 Provinces et 4 Régions - Trentino, Piemonte, Liguria e Basilicata - et 1 Communauté de montagne. En ce qui concerne la campagne européenne "Un drapeau pour un statut de pleine autonomie pour le Tibet", qui prévoit l'exposition permanente du drapeau, elle a connu un succès indiscutable avec l'exposition de plus de 200 drapeaux dans les sièges institutionnels de Communes, Provinces et Régions. Souvent j'entends des collègues qui disent: "mais que pouvons nous faire, nous les Valdôtains, pour modifier certains processus, pour intervenir de façon déterminante dans des problèmes de si grande envergure". Il est vrai, nous ne pouvons pas les résoudre, mais nous avons nous aussi, comme tous les habitants de la planète, le devoir de défendre les valeurs de la liberté, le devoir de demander à haute voix l'application des droits fondamentaux de l'homme où qu'il soit: ici, au Tibet, en Afrique ou partout ailleurs. Il est nécessaire que les hommes et les femmes qui ont l'énorme chance de vivre dans des Pays démocratiques sachent ce qu'il se passe au Tibet, il faut que tout Gouvernement démocratique prenne conscience et s'engage dans une action commune pour une responsabilité universelle en faveur du Tibet.

La résolution que nous allons voter aujourd'hui représente par ailleurs une façon pour réaffirmer encore une fois les valeurs de l'autonomie, cette autonomie qui nous est si chère et qui est devenue de nos jours patrimoine de tous dans cette Assemblée et valeur partagée par toutes les forces politiques. Merci, par ailleurs, à toute les forces politiques présentes dans cette Assemblée d'avoir bien voulu cosigner cette résolution et de partager ainsi cette initiative.

Si dà atto che dalle ore 19,42 presiede il Vicepresidente Fiou.

Presidente - È aperta la discussione generale.

La parola alla Consigliera Viérin Adriana.

Viérin A. (UV) - Il y a un passage que mon Chef de groupe vient de me rappeler, bien évidemment. On m'avait demandé de supprimer la partie dans laquelle on demande l'exposition du drapeau tibétain dans les locaux du Conseil régional. Je le regrette beaucoup, parce que 200 autres Municipalités, Régions et Provinces l'ont fait, mais j'estime que, même si on enlève ce paragraphe, le contenu et la valeur de cette résolution restent; donc je demanderais de la voter avec l'élimination de cette partie qui consiste à demander l'exposition du drapeau dans les locaux du Conseil de la Vallée.

Si dà atto che dalle ore 19,48 riassume la Presidenza il Presidente Perron.

Presidente - La parola al Consigliere Frassy.

Frassy (CdL) - Mi dispiace questo secondo intervento della collega Viérin, perché il nostro gruppo aveva caldeggiato questa iniziativa fin dall'inizio, prima ancora che fosse formalizzata, e avevamo concordato un percorso: quello di aderire non a una forma fantasiosa, ma di aderire a una forma che era stata percorsa da chi ci aveva preceduto. Sarebbe stato buon gusto, collega Viérin, alla quale volentieri abbiamo dato l'onore della prima firma e dell'illustrazione, che questa richiesta interna al gruppo di maggioranza relativa fosse stata comunicata agli altri gruppi che hanno dato adesione alla mozione, anche perché penso che nessuno dei colleghi qui presenti possa pensare che la questione del Tibet possa essere risolta da questa petizione di principio esposta nella mozione che il Consiglio si appresta a votare; di conseguenza, tale mozione, al di là del fatto che potrà avere una mezza ANSA dedicata, ha una forza emotiva proprio nell'esposizione di questo vessillo. Ci piacerebbe allora capire qual è la "ratio" di questa marcia indietro, se è dedicata alla difficoltà di capire o dove comprare la bandiera, o dove esporla. Se sono difficoltà logistiche, forse possiamo adoperarci per risolvere, se ci sono altri motivi che ci sfuggono, sarebbe bene che venissero espressi, altrimenti chiedo che la mozione, che è stata sottoscritta in maniera condivisa, venga rinviata in Commissione per fare tutti gli approfondimenti sulle difficoltà che il gruppo dell'"Union" esprime, altrimenti non accettiamo questa conclusione che non ci aspettavamo e che snatura la mozione.

Presidente - La parola alla Consigliera Viérin Adriana.

Viérin A. (UV) - Je demande pardon au Conseiller Frassy, malheureusement j'étais persuadée qu'on n'arrivait pas à discuter de cette motion aujourd'hui compte tenu de l'ampleur de l'ordre du jour. La requête concernant la non présentation du drapeau m'est parvenue directement par le Président du Conseil lui-même, M. Vicquéry m'a rappelé ce que le Président du Conseil me l'avait signalé lors d'une réunion. Je regrette énormément cet oubli, mais je regrette encore davantage que vous, M. Frassy, le fait de ne pas l'exposer, donc je suis... ou bien une brève suspension maintenant, ou bien on la renvoie et on la rediscute et je vous demanderais de vous faire promoteur avec moi, et avec tous ceux dans ce Conseil qui voudront s'associer, pour arriver à convaincre le Président du Conseil à accepter cette partie. J'apprécie votre intervention et je demande donc de renvoyer la motion au prochain Conseil.

Président - L'objet est donc renvoyé au prochain Conseil.

Il Consiglio prende atto, concordando.