Oggetto del Consiglio n. 2472 del 7 febbraio 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2472/XII - Interventi finanziari per aziende funiviarie. (Interpellanza)
Interpellanza
Vista la delibera n. 4023 del 22 dicembre 2006 ("Conferimento di incarico alla Finaosta s.p.a.... per la sottoscrizione di capitale azionario della società S.I.T.I.B. s.p.a. di Brusson, e variazione delle modalità di restituzione del finanziamento infruttifero concesso alla medesima società con DGR 3908/2005"- sottoscrizione di 125.002,80 €);
Vista la delibera n. 79 del 19 gennaio 2007 ("Conferimento di incarico alla Finaosta s.p.a.... per la sottoscrizione di capitale azionario delle funivie Gran Paradiso s.p.a. di Cogne" - sottoscrizione di 294.749,56 €);
Considerato che con la DGR 3678 del 1° dicembre 2006 si approvava la graduatoria per l'anno 2006 concernente i finanziamenti alle aziende funiviarie per quasi 15 milioni di euro;
Atteso che a tali spese, si aggiungono altre sovvenzioni, a vario titolo, a favore di vari impianti a fune, sia come contributi in c/capitale, sia per la gestione di esercizio;
Considerato che, per l'esercizio finanziario corrente, sono previsti contributo per lo sviluppo e la riqualificazione degli impianti a fune per un importo complessivo di 19 milioni di euro;
il sottoscritto Consigliere regionale presenta la seguente
Interpellanza
per sapere:
1) se i diversi e cospicui aiuti finanziari che, a vario titolo, sono disposti dall'Amministrazione regionale a favore delle aziende funiviarie, sono parte di un piano di sviluppo del settore o se invece si limitano a rispondere alle richieste o sollecitazioni che provengono di volta in volta dalle singole realtà;
2) se la Giunta non intenda modificare le proprie linee di intervento nell'ambito del turismo legato alla montagna in generale, e a quello invernale in particolare, in relazione alle difficoltà legate alla mancanza di neve e ai crescenti costi per assicurare la praticabilità di piste e percorsi sciabili (innevamento artificiale);
3) se si ritenga opportuno perseverare nella politica di partecipazione finanziaria diretta nelle aziende di questo settore, con conseguenti obblighi di sanare perdite di gestione, finanziare nuovi impianti, eccetera;
4) quali caratteri presentano, a parere della Giunta e dell'Assessorato competente, le prospettive di medio termine del settore, anche a livello dei singoli comprensori.
F.to: Bortot
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - L'interpellanza prende spunto dall'ennesimo finanziamento di società di impianti a fune della nostra Regione; di per sé non sarebbe grave, sennonché, assieme a queste ricapitalizzazioni ci fossero a fianco dei primi indirizzi per uscire da un comparto estremamente in crisi. Faccio un esempio: diventa difficile, nell'arco di poco tempo, eliminare i TIR che trasportano merci attraverso la nostra Regione, ma tutti siamo consapevoli che questo non è il sistema di trasportare le merci, a parte le merci inutili, che le merci devono essere trasportate con altri mezzi che inquinano meno.
Qui siamo di fronte a un cambiamento climatico, è di questi giorni la "Conferenza di Parigi", accertata scientificamente da tutti, capisco che sono 50 anni di finanziamenti a un comparto che ha dato molto lavoro e soddisfazioni a settori produttivi della nostra Regione, ma le cose non sono immutabili soprattutto di fronte all'evenienza. L'evenienza è che occorre cominciare a cambiare indirizzi e orientarsi verso un altro modo di concepire la montagna, soprattutto nel periodo invernale, meno legato all'attività dello sci e legato ad altri valori e ad altre proposte. Non vedo da parte dell'Assessore tentativi di cambi di indirizzo, il rischio è che si fa finta di non vedere quello che capita, si viene incontro alle esigenze che arrivano dalle varie località, ci sono i soldi per finanziare ma, anche qui, non c'è un indirizzo per uscirne. Non è che si esce in 15 giorni, ci vorranno 5-10-15 anni, ma occorre cominciare a dare degli indirizzi!
Vi do solo un dato: nella zona del lago Goillet, a Valtournenche, a 2.500 metri negli anni '90 cadevano 17 metri di neve... lo scorso anno ne sono venuti da 1 a 1,5 metri. Questo dato, siccome è un "trend" di decrescita delle nevicate, non può non farci riflettere e l'alternativa non possono essere solo gli impianti di innevamento! Anche qui non possiamo avere gli impianti di innevamento, d'accordo in tutte le località, ma per tutte le piste che danno un'offerta a sciare a un numero sempre più ridotto di sciatori; allora cominciamo a dare degli indirizzi per le stazioni sciistiche di contingentare le piste che vengono innevate con neve artificiale. All'interno poi delle stazioni sciistiche cominciamo a ragionare che non tutte possono aprire tutti gli anni e creare delle rotazioni, creare degli indirizzi anche qui e cominciare a lavorare su delle alternative di offerte turistiche, non solo più per il singolo sciatore, ma per i nuclei familiari e per altre utenze che possono benissimo utilizzare la montagna e non hanno assolutamente bisogno di neve.
Il senso dell'interpellanza, al di là dei 2 fatti specifici citati: il rifinanziamento della "SITIB" e "Funivie Gran Paradiso" ha questo senso, cioè vorremmo vedere il Governo, l'Assessore, il Consiglio che cominciasse a riflettere su questa crisi che noi riteniamo irreversibile e cominciasse a dare delle indicazioni, a proporre degli incontri con il settore, con gli operatori per capire anche da loro cosa intendano, se pensano che il "trend" sia solo questo, che se nevica poco oltre all'innevamento artificiale faremo le serpentine per terra per far gelare il terreno, perché neanche più si riesce a fare la neve artificiale, o si inizia insieme con i settori e in modo condiviso a scegliere altri orientamenti in questo comparto che dà lavoro a tante persone.
Presidente - La parola all'Assessore al turismo, sport, commercio e trasporti, Pastoret.
Pastoret (UV) - Non ho la pretesa di convincere delle mie opinioni il collega Bortot, neanche ho la pretesa di convincerlo citando un rapporto recente del "WWF" sugli impianti di risalita, che ha "bacchettato" un po' tutte le Regioni, ma non ha citato la Valle d'Aosta. A qualche giornalista che ha telefonato per conoscere le ragioni di questo, è stato detto che la Valle d'Aosta non era citata perché era da loro considerata, sotto questo punto di vista, una Regione virtuosa, poiché tendenzialmente non ha più realizzato, da diversi anni, impianti di risalita sotto una certa quota... voi sapete che ci sono delle stazioni che si collocano con le quote di partenza a 5-6-700 metri di altitudine, mentre quelle della Valle d'Aosta, secondo quanto i nostri amici svizzeri predicano da circa 20 anni, è da diverso tempo che si sono adeguate a questo criterio, ed è stato anche citato il fatto che l'utilizzo che è stato fatto dell'innevamento artificiale in Valle d'Aosta, per quanto importante, è stato fatto con dei criteri di compromesso accettabili.
Tout cela dit, on demande si les aides financières répondent à un plan de développement dans notre Région... non, elles ne répondent pas à un plan de développement fixé, parce que nous ne prévoyons pas de développement des actuels domaines skiables, comme cela est dit par une loi régionale. Sur la base de cette loi il est appliqué une politique de maintien du niveau des dotations en infrastructures des différents domaines skiables régionaux, compte tenu des dimensions actuelles, et cela en modernisant les installations obsolètes, mais en évitant l'agrandissement des domaines sauf pour ce qui est du complètement des pistes, et ce de façon à trouver un bon compromis entre la sauvegarde du territoire de montagne et la gestion même de ces domaines. Face au nombre des passages des skieurs, moi je pense que dans la plupart des cas la dimension des domaines skiables actuels est adaptée aux besoins de notre Région et aux besoins de la requête de la clientèle.
Les aides financières que le Gouvernement régional a octroyés au fil des années en faveur des sociétés régionales de transport par câble, ont essentiellement visé à l'amélioration des pistes, même du point de vue de la sécurité, et au développement des installations d'enneigement artificiel ou de révision voire de substitution de télésièges, ski lift, télécabines. Notre objectif a donc été, dans le temps, toujours celui d'être concurrentiel par rapport aux autres localités alpines, nationales et étrangères et, en même temps, de réussir à optimiser la gestion en réduisant les dépenses courantes que les différentes sociétés doivent soutenir, sans pour ce faire prévoir donc des agrandissements des actuels domaines.
Quant aux points 2, 3, 4 de l'initiative, il faut avoir conscience de l'histoire aussi pour bâtir le futur, donc il est à peine le cas de rappeler qu'en Vallée d'Aoste la pratique du ski a eu une grande influence au cours des années et cela sur le développement des domaines skiables et aussi sur toute une série d'activités économiques, qui sont étroitement liées à ces domaines skiables: c'est le cas de l'hôtellerie, de la restauration, du commerce, des professions libérales. En effet pour un grand nombre de localités de moyenne et de haute montagne de notre Région, le maintien sur le territoire de certaines activités afférentes au tourisme de la neige, représentent aujourd'hui encore, si non pas la seule possibilité, une des seules possibilités de contrer efficacement le phénomène de l'abandon progressif du territoire et cela même de la part des résidents et d'éviter toutes les conséquences négatives que cela comporterait inévitablement, aussi bien sous l'aspect économique que du point de vue culturel et environnemental. Trop souvent on parle de dépeuplement de la montagne, lorsqu'il y a des inondations, des éboulements de terre, mais l'abandon de la montagne emporte l'abandon du territoire et donc ce qui a été fait jusqu'à présent a comporté dans beaucoup de cas la présence de l'homme sur le territoire. Il est donc possible de développer et de maintenir les domaines et les activités y relatives, que par le biais d'une adaptation constante tant réglementaire que fonctionnelle, des infrastructures et du niveau de l'offre dans un secteur où la concurrence des autres zones de l'arc alpin, et pas seulement, impose un effort continu, finalisé à l'amélioration, voire au maintien des positions atteintes sur le marché du tourisme hivernal. Dans la plupart des cas les domaines interagissent du point de vue économique avec les activités hôtelières et touristiques en général, avec les manifestations sportives et culturelles, avec les activités scolaires générant ainsi des retombées positives même sur le plan social.
Sur la base de ces constatations, les sociétés de remontée mécanique doivent être conçues aussi comme des instruments de soutien et de développement socio-économique du territoire, car elles produisent une série de bénéfices induits par les activités humaines et économiques des différentes localités de montagne et, par conséquent, les importants investissements soutenus par la Région jusqu'à présent doivent être considérées non seulement du point de vue économique et financier des budgets des diverses sociétés, mais également d'une façon plus large. Dans ce contexte il est donc très restrictif de parler d'analyse économique des différentes sociétés de remontée mécanique du fait que ces dernières entraînent une série de bénéfices qui profitent aux localités et qui, même si difficiles à quantifier, peuvent sûrement être qualifiés de "significatifs" pour la croissance de la Région. Ils ont des retombées tout aussi importantes sur l'emploi. En effet, les domaines skiables et les activités y relatives garantissent un niveau d'emploi élevé: il suffit de voir que les sociétés de remontée mécanique emploient à elles seules, à l'heure actuelle, 1.000 personnes pendant l'hiver et que 800 moniteurs de ski inscrits dans les 21 écoles de ski de la Région enseignent dans les différents domaines skiables; à ceux-ci s'ajoutent d'autres environ 700 moniteurs de ski qui font cette profession d'une façon moins continuelle.
Enfin, pour ce qui est des coûts que les sociétés doivent affronter pour produire de la neige artificielle, il est en tout cas inévitable et nécessaire de les soutenir si l'on veut telle que la situation actuelle reste celle-ci, assurer l'ouverture des pistes. En effet, lors des saisons comme celle-ci, caractérisées dès le début par le manque de chute de neige et par des températures anormalement élevées, il s'avère fondamental que le domaine skiable soit doté d'installations d'enneigement artificiel performantes et appropriées, afin de pouvoir ouvrir le plus de pistes possibles le plus tôt possible. Le fait d'avoir la garantie d'un bon enneigement dès le début de la saison permet non seulement d'ouvrir les domaines skiables, mais aussi toutes les activités qui se rattachent, comme par exemple l'hostellerie.
Dans le futur, dans n'importe quelle station de ski, on devra disposer d'équipements d'enneigement, sous peine de fermeture; peut-être que ces conditions atmosphériques se produiront encore dans le futur, les savants nous le disent, nous en prenons acte. Des actuelles techniques de ski, les équipements d'aujourd'hui, la résistance des pistes à l'effritement des passages déjà depuis une dizaine d'années, demandent une importante combinaison entre neige naturelle et neige artificielle: cela d'ailleurs est pratiqué pas seulement au Val d'Aoste, mais sûrement dans toute l'Europe et dans presque tous les Pays du monde nous avons un mélange de neige artificielle et de neige naturelle, même quand la neige naturelle est abondante et la couche est très élevée, maintenant on est arrivés un peu partout à mélanger les 2 types de neige. Tout cela parce que cela permet de maintenir un état des pistes qui garantisse, d'un côté, la sûreté; de l'autre, d'assurer la satisfaction des exigences des skieurs d'aujourd'hui qui disposent de techniques différentes et de matériels tout à fait différents par tout ce qui a été employé dans le passé.
Vous avez posé un problème que je partage... qu'est-ce qu'on fera dans le futur... parce que c'est une question qu'on doit se poser. D'une part nous ne pouvons pas imaginer que les remontées mécaniques doivent disparaître, elles emploient un grand nombre de personnes d'un côté, elles sont utiles à l'hôtellerie et au commerce de l'autre, mais il faudra imaginer, à partir de quelques petites stations de notre Région, d'indiquer des solutions alternatives pour essayer de faire en sorte qu'un tourisme d'autre genre, qui ne soit pas lié entièrement au phénomène neige, puisse prendre pied et représenter un exemple pour le futur.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Sono assolutamente d'accordo sulla ricaduta sugli investimenti e ripianamenti che gli impianti a fune hanno sull'indotto. Non sto a ripetere tutto il discorso che l'Assessore ha fatto, mi interessa solo la parte finale quando dice che non possiamo più pensare ai settori produttivi e turistici nel periodo invernale, legati interamente alla neve, ma che si deve lavorare su delle alternative. È in sostanza lo scopo della nostra interpellanza, cioè non si può rivoluzionare un settore consolidato come questo, ma l'importante è non far finta che non stia succedendo nulla, perché le conseguenze di questi atteggiamenti fanno sì che, aggravandosi la situazione man mano che andiamo avanti, ci troveremmo nel settore completamente in crisi, senza nemmeno avere cominciato a indicare e sperimentare soluzioni diverse di fruizione della montagna da parte dei turisti, con tutto quello che ha detto l'Assessore legato allo spopolamento, alle attività, alle persone che ci lavorano.
Staremo in guardia, sul chi va là, per vedere quando e dove inizieranno queste forme di sperimentazione. Non ci interessa una data, perché alcune cose si stanno già facendo, il problema è di confrontarsi con i comparti e con gli imprenditori e iniziare delle attività di tipo alternativo: su questo ci sono già delle idee e dei progetti già sperimentati in altre stazioni, che si sono rinaturalizzate e non sono più legate alla fruizione della montagna legata solo allo sci.
