Oggetto del Consiglio n. 1978 del 7 giugno 2006 - Resoconto
OGGETTO N. 1978/XII - Intesa tra lo Stato e le Regioni in materia di contenimento dei tempi di attesa sanitari nel triennio 2006/2008 e tempistica delle liste d'attesa nella sanità regionale. (Interrogazione e interpellanza)
Interrogazione
Premesso che:
- il 28 marzo 2006 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ha ratificato l'intesa in materia di contenimento dei tempi di attesa sanitari per il triennio 2006/2008;
- la stessa Conferenza ha sancito il 14 febbraio 2002 i criteri di priorità per l'accesso alle prestazioni diagnostiche terapeutiche e i tempi massimi di attesa;
- l'articolo 1, comma 282, della finanziaria 2006 ha stabilito il divieto di sospendere le attività di prenotazione delle prenotazioni;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
l'Assessore competente per conoscere:
1) quali prestazioni sanitarie non siano comprese nel servizio CUP e quindi comportino per gli utenti la necessità di recarsi personalmente nelle differenti strutture sanitarie o comunque di accedere in altra sede o con altro mezzo di comunicazione rispetto a quelli del servizio unificato;
2) quali siano i tempi di attesa delle prestazioni di cui al precedente comma, ed in particolare se vi sia un tempo di attesa superiore rispetto a quello medio delle prestazioni gestite dal CUP;
3) in quali settori e durante quali periodi avvengano le chiusure delle agende o comunque la sospensione delle prenotazioni, col fine di non dover evidenziare un superamento dei tempi di attesa previsti per legge;
4) in quali settori diagnostico-terapeutici siano stati attivati dei progetti-obbiettivo per favorire la riduzione dei tempi di attesa, con la specificazione di tutti quelli realizzati negli anni 2004, 2005 e 2006.
F.to: Fontana - Sandri
Interpellanza
Premesso che:
- il 28 marzo scorso il Governo Berlusconi ha sottoscritto un accordo con le Regioni per contenere i tempi delle liste d'attesa nella sanità, stanziando risorse finanziarie;
- alla Valle d'Aosta sono stati assegnati 315.319,00 euro;
- l'intesa prevede che entro 90 giorni dalla sottoscrizione le Regioni adottino e trasmettano al Comitato permanente per la verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza un Piano regionale sul contenimento dei tempi di attesa, nel rispetto dei principi sanciti nell'accordo stesso;
I sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
Il Presidente della Regione e l'Assessore delegato per conoscere:
1) qual è la situazione attuale delle liste d'attesa nella sanità regionale;
2) se sono a conoscenza - e nel caso quale giudizio esprimono - che il Centro Unico Prenotazioni per evitare di sforare i tempi massimi di attesa prefissati congela le prenotazioni, rifiutandole;
3) come intendono procedere per dare attuazione all'accordo con il Governo citato in premessa.
F.to: Frassy - Lattanzi - Tibaldi
Presidente - Vi proporrei, se la collega Fontana e il collega Frassy sono d'accordo, di discutere congiuntamente i punti n. 8 e n. 18 dell'ordine del giorno.
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Penso che una breve illustrazione a chiarimento di questa interpellanza sia opportuna. L'argomento non è sicuramente nuovo, è un argomento con una valenza che va al di là del gioco della politica, come d'altronde è il settore che lei gestisce, quello della sanità, ma qui in particolare parliamo delle liste di attesa, che sono, nel momento in cui vengono definite liste di attesa, l'evidenza di un malessere della sanità, nel senso che l'"optimum" - non sempre si riesce a fare quello che si vorrebbe - è eliminare il concetto di liste di attesa. Le liste di attesa invece in un periodo relativamente recente erano uno dei grossi problemi per la fruizione e l'erogazione delle prestazioni sanitarie, si è cercato con una serie di accorgimenti di migliorare l'attesa che il paziente cittadino molte volte deve sostenere prima di poter ottenere la prestazione sanitaria, ma siamo ancora lontani da quell'"optimum", che forse è quantificato nei 90 giorni ma, in realtà, anche 90 giorni possono essere un tempo lungo. È vero che per le urgenze i tempi sono minori, è vero che per esse ragioniamo al massimo dei 15 giorni.
Perché questa interpellanza? Tale iniziativa "prende le mosse" da un accordo, uno degli ultimi atti che ha fatto il "Governo Berlusconi" con le Regioni e in questo atto, che è datato 28 marzo, si ipotizzavano dei ragionamenti di ulteriore miglioramento rispetto alla problematica dell'erogazione delle prestazioni sanitarie. Non sto qui a soffermarmi se quei finanziamenti che sono stanziati in quell'accordo competano o meno alla Regione Valle d'Aosta - che sappiamo non partecipa al riparto del Fondo nazionale della sanità, probabilmente non partecipa neppure ad obiettivi specifici di settore come può essere quello siglato il 28 marzo scorso per l'abbattimento dei tempi di attesa -, il fatto che queste risorse assegnate, 315mila euro, alla nostra Regione siano risorse che rimangono sulla carta e che vanno a compensazione penso non siano un motivo sufficiente per esimerci dal fare delle riflessioni sul problema delle liste di attesa.
Le altre Regioni probabilmente hanno la certezza di percepire dei contributi nella misura in cui presenteranno entro 90 giorni a decorrere dal 28 marzo una serie di progetti che servano a risolvere i tempi massimi di attesa, penso che comunque la nostra Regione abbia un obbligo di tipo morale, di tipo etico che prescinde dai 315mila euro, che probabilmente rimarranno sulla carta e andranno a compensazione. Penso allora sia opportuno capire (forse anche come elemento propedeutico rispetto al discorso più approfondito che faremo nel dibattito generale sul Piano socio-sanitario) qual è quella situazione generale esistente nella sanità valdostana in riferimento alle liste di attesa, perciò questa è la prima domanda che serve anche ad introduzione del dibattito successivo sul punto n. 28.
Quello che però vorremmo sapere - e, se lei ne è a conoscenza, che tipo di giudizio esprima - riguarda una situazione che ci è stata segnalata da più parti in merito al Centro unico delle prenotazioni (CUP). A prescindere dal fatto che poi le prenotazioni non transitano tutte per il CUP per una serie di motivi, in parte condivisibili, in parte discutibili, la questione che poniamo in questa interpellanza è che le prenotazioni che dovrebbero transitare attraverso il CUP e che dovrebbero stare in quei tempi che l'Assessorato della sanità si era dato nel passato più o meno recente, ossia di contenimento dei tempi massimi di attesa, di fatto sono gestite in maniera disinvolta. Questo significa che quando al CUP si rendono conto che i tempi massimi che erano stati definiti dalle deliberazioni di Giunta, recepiti dall'USL attraverso i meccanismi d'intesa fra Regione e USL... cosa fanno? Non prendono le prenotazioni, perciò oggi possiamo dire che non abbiamo liste di attesa che sforino i 90 giorni, ma lo possiamo dire perché non prendiamo le prenotazioni che superano i 90 giorni, questo è il paradosso! Tant'è che quando i cittadini dicono: "ho capito che nei 90 giorni non posso avere l'esame o la visita, mi dica almeno quando, cosa sono 4 mesi?", gli rispondono: "guardi, lei deve richiamare e, quando richiama, richiama per ottenere una prestazione che sta nei 90 giorni, considerando però il tempo pregresso".
Vorremmo capire se questo meccanismo le è noto, se lo avalla, che giudizio esprime e che tipo di proposizioni reputa di poter fare su tale situazione, perché la riteniamo una situazione perlomeno poco trasparente dal punto di vista delle procedure adottate: ecco perché abbiamo richiamato nelle premesse l'accordo del 28 marzo, perché il "Governo Berlusconi" in uno dei suoi ultimi atti di politica sanitaria ha espresso una sensibilità rispetto all'esigenza di limitare i tempi di attesa nelle prestazioni sanitarie e l'aveva associata ad una contropartita di tipo economico. Ora questa contropartita, anche dai ragionamenti che abbiamo fatto in Commissione, alla Regione Valle d'Aosta, così come ad altre Regioni a statuto speciale, non spetta in virtù del fatto che non partecipiamo al meccanismo del riparto del Fondo nazionale della sanità, penso però che la riflessione vada fatta comunque, cioè che qualche intervento per modificare in meglio e per dare un servizio più funzionale al cittadino vada fatto ed è su questo che poniamo le domande e ci riserviamo una replica alla luce della sua risposta.
Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.
Fosson (UV) - Cercherò di concentrare le risposte alle domande un po' diverse, ma sovrapponibili. I tempi di attesa direi che più che un malessere siano un indicatore importante della funzionalità di un sistema, questo è evidente, nel senso che, se un sistema funziona, deve avere delle liste di attesa estremamente limitate. Su questo mi permetto di dire che il nostro bacino di utenza piccolo è un meccanismo molto poco elastico, nel senso che è difficile da gestire: è sufficiente un'epidemia, un'indicazione epidemiologica di un certo tipo, perché molte richieste si spostino in un settore che non ha capacità numerica di rispondere completamente a questo. Pensate cosa vuol dire nell'ambito dell'oculistica che un medico abbia dei problemi di salute o rimanga incinta.
Mi permetto poi di introdurre un concetto che deve essere condiviso: siamo in un periodo particolare, un periodo di emergenza per la sanità, non solo per il Patto di stabilità - ne parleremo dopo - che ha comunque previsto un rientro economico e un risparmio improvviso non previsto, per cui in primo luogo è andato a tagliare certi meccanismi di compensazione esistenti e secondo aspetto, forse più tecnico, che non è stato citato: l'accordo dello scorso anno che prevedeva per le prestazioni aggiuntive una retribuzione non più a prestazione, ma ad orario ha provocato in servizi come il nostro, unici, che venivano retribuiti diversamente, obiettivamente dei problemi, perché far rientrare dei servizi ad una prestazione oraria è molto corretto mentre quando erano retribuiti a prestazione era difficile. È chiaro che non si può obbligare la gente a fare delle prestazioni aggiuntive, per cui abbiate pazienza è un momento di passaggio che comporta nuove norme contrattuali ed economiche.
L'interpellanza nasce proprio nell'ottica di questo documento che il Governo precedente ha siglato con le Regioni il 28 marzo e che tutte le Regioni hanno definito estremamente importante: un documento di controllo delle liste di attesa. È importante perché dà dei criteri di uguaglianza in tutte le Regioni e soprattutto fissa delle priorità, cioè non si può fare una visita oncologica 60 giorni dopo la richiesta, quando altre prestazioni invece per la loro non urgenza possono essere dilazionate. I tempi di questo decreto, purtroppo - la Conferenza degli Assessori lo ha detto chiaramente -, non potranno essere rispettati completamente, nel senso che il Comitato ex articolo 9, il Comitato dei LEA, non si è ancora pronunciato sulle linee guida. Non pronunciandosi sulle linee guida, i DRG regionali slittano almeno di 2 mesi, le aziende avranno 90 giorni per rispondere, per cui si è previsto che le linee guida del Comitato dei LEA vengano espresse nel mese di giugno e si è spostato il termine al 30 luglio per i DGR regionali. Il tempo quindi slitta, ma il documento importante rimane, in attesa che vengano formulate e descritte queste linee guida.
Come ha già definito il collega Frassy, i 315mila euro sono solo sulla carta in quanto la Regione Valle d'Aosta è fuori dal sistema sanitario nazionale e non gode di tali risorse aggiuntive. Questo però dà una linea di quanto detto al Ministro, che comunque il rapporto economico fra lo Stato e le Regioni che si finanziano la sanità deve essere rivisto, alla luce dell'IRAP, che dà molte meno entrate e dei costi della sanità sempre maggiori. Sapete che le liste di attesa della Valle d'Aosta sono attentamente monitorate, è vero che in questi ultimi periodi vengono rilevate il 15 di ogni mese, poi viene fatta una media trimestrale ed è vero per queste condizioni di momentanea emergenza, cioè la chiusura delle prenotazioni per esempio delle liste in libera professione per l'azienda, in quanto queste ultime sono state bloccate dal mese di marzo proprio per tale problema contrattuale, su cui anche stamani abbiamo posto con la Giunta un documento importante di deroga - in linea con il Patto di stabilità e per mantenere dei livelli qualitativi - dalla cifra che invece dovevamo risparmiare... quindi, per essere corretti, lì bisogna far notare che per gli esami urgenti esistono codici di due colori diversi, per cui è compito del medico curante, laddove c'è un'urgenza nell'esame o nella visita, segnalare con un codice rosso che deve essere fatto nei primi 15 giorni o con un codice verde che deve essere fatto nei 30 giorni.
Le prime visite che superano i 30 giorni alla data del 21 marzo 2006 sono per l'ambulatorio di Proctologia 40 giorni, per la visita dermatologica 40 giorni, per la Dietologia e le malattie dell'obesità 45 giorni, l'Odontostomatologia 45 giorni, quindi ci siamo allungati rispetto alla media di circa 15 giorni. Rimane un sistema difficile da governare per dei numeri molto piccoli, ad esempio l'Allergologia, il fatto dell'arrivo di uno specialista importante allergologo ha fatto sì che tutti i medici di famiglia inviassero i loro malati a questo allergologo per cui le visite vengono prenotate a 60 giorni, stiamo cercando di potenziare il servizio portando in Valle un altro allergologo. Questo è giusto, le liste di attesa in questo momento si sono allungate in tempi contenuti, ma allungate rispetto al "trend" normale proprio per tali emergenze che vi ho significato.
Sul fatto che alcune liste siano state bloccate... questo è stato un comportamento anomalo, perché lo stesso decreto del Ministero dice che le liste non possono mai essere bloccate. Penso che la confusione sia avvenuta proprio perché sono state chiuse le liste delle attività fatte in libera professione per conto dell'azienda; su questo abbiamo già cercato di rimediare, non tutti gli esami è stato detto... per queste difficoltà contrattuali, per tale problema delle prestazioni aggiuntive pagate ad ora sono stato il 9 maggio con il grande Dirigente dell'ARAN, la Dott.ssa Dragonetti, e abbiamo cercato di fare un percorso con una certa gradualità che abbiamo sottoposto ai sindacati e spero di arrivare a un accordo. È vero, il CUP non prenota tutti gli esami, ma questa mi sembra un'esigenza del medico, dove è stata fatta invece una prenotazione unificata si è dimostrato non valido... nel senso - e qui rispondo soprattutto alla collega Fontana e al collega Sandri - che alcune prestazioni in cui sono necessarie delle preparazioni particolari e adeguate al malato vengono prenotate non dall'amministrativo, non dal CUP, ma direttamente dal reparto: vuoi colonscopia, vuoi clismi opachi, o addirittura degli altri esami importanti che prevedono un rischio nell'effettuare l'esame, come ecografie transesofagee, eccetera. Tra questi due elenchi non mi risulta vi siano delle grosse disparità, siamo sempre leggermente più ampi dei tempi che erano previsti e che erano effettuati prima di tali emergenze che vi dicevo. C'è da dire che un ritardo è dovuto al fatto che il CUP si sta informatizzando in tutti i settori e una grande novità è stato l'accordo ottenuto con i medici famiglia e l'informatizzazione di quasi l'85% degli stessi medici di famiglia che arriveranno a prenotare direttamente attraverso il loro sistema informatico con il CUP.
Sui progetti obiettivi che sono stati anch'essi bloccati per questo problema di rimanere nel Patto di stabilità... e derogare da una legge nazionale non è sempre facile, e la Giunta si è presa stamani una grossa responsabilità che poi andrà specificata con le associazioni sindacali, comunque i progetti obiettivi che erano attivati per il contenimento delle liste di attesa sono quelli della Radiologia, della Chirurgia generale, dell'Ortopedia e della Chirurgia vascolare, che in questo momento hanno ottenuto uno "stop" perché le risorse finanziarie a ciò destinate erano in dubbio.
È chiaro che si potrebbe parlare dei giorni delle liste di attesa, sono un indicatore del funzionamento del sistema e quindi estremamente importante; nell'attesa che vengano applicate le linee guida dell'accordo Stato-Regioni che ci diranno le priorità, vorrei fare delle considerazioni finali. I numeri piccoli e la poca elasticità del nostro bacino, non poter comprare dei servizi da ospedali vicini, ma doverli comprare lontano con costi aggiuntivi e con difficoltà per il paziente quindi portano a delle difficoltà a governare questo sistema. Una logica dipartimentale come è quella prevista dal piano porterà un miglioramento soprattutto per le liste di attesa nei tempi chirurgici, perché andiamo verso una semplificazione: da due Dipartimenti di chirurgia arriveremo a un unico dipartimento, che distribuirà finalmente la disponibilità di sale operatorie in funzione delle liste di attesa e non di programmi preordinati.
Termino dicendo che tutti gli schieramenti stanno lavorando su questo, abbiamo parlato con il Ministro sul problema dell'appropriatezza. Direi che il grande discorso sul contenimento delle liste di attesa è proprio quello di vedere le prestazioni che sono utili, che servono al malato, e invece delle prestazioni che sono superflue addirittura sono prescritte da specialisti e da altre vie. Vi do solo un dato - il collega Sandri lo conoscerà -, è un dato che ho letto in riviste specialistiche e che è molto significativo: l'Italia ha lo stesso numero di apparecchiature TAC di risonanza magnetica che hanno insieme la Germania e la Francia e badate che loro non hanno liste di attesa al contrario di noi su queste pratiche.
I medici di famiglia... penso sia un grosso avanzamento sull'appropriatezza, perché abbiamo siglato un accordo molto importante che riporta il medico di famiglia in una sinergia con l'Ospedale... quindi la possibilità di vedere delle linee guida e un'appropriatezza. La nostra finanziaria ha previsto una Commissione che, in accordo con il Consiglio, determini - e non è stata impugnata - alcune linee per l'appropriatezza, credo che negli anni a venire bisognerà lavorare su questo, anche sul risparmio non solo economico... ma certe pratiche e certi interventi che escono da un'appropriatezza, un sistema che abusa in certe vie di una maggior quantità di prestazioni... per contenere queste liste di attesa. Vorrei citare due commenti su questo: uno del Ministro Storace quando qui ci aveva detto che certi atteggiamenti dei pazienti sono impropri, aveva citato l'elisoccorso, eccetera, o un commento del Ministro Turco che recentemente ha detto: "risolvere il problema delle liste di attesa significa anche affrontare il tema del dovere e della responsabilità dei cittadini nei confronti della loro salute". Il Ministro ha portato l'esempio delle troppe persone che richiedono inutili analisi, non le vanno a ritirare e contribuiscono così ad un importante spreco di risorse. Questo è un argomento che va al di fuori dell'elemento politico e un sistema che riesca a rispondere ai bisogni della salute dei propri cittadini dovrà andare verso un potenziamento e una regolarizzazione dell'offerta, delle prenotazioni, ma anche verso una maggiore responsabilizzazione del cittadino e dei tecnici che controllino l'appropriatezza di queste prestazioni.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Sono abbastanza soddisfatto della risposta data dall'Assessore, perché mi sembra che si sia arreso all'evidenza di una situazione incomprensibile per certi aspetti, la Francia e la Germania hanno le stesse strutture che abbiamo noi, ma non hanno le liste di attesa e noi come mai abbiamo le liste di attesa? Vorrei dare un'interpretazione diversa da quella che è stata data dall'Assessore. Non credo che in prima battuta si debbano "mettere alla berlina" i pazienti che fanno delle prestazioni improprie o i medici di base che si fanno convincere a prescriverle; credo che il problema delle liste di attesa in Italia rispetto agli altri Paesi sia legato ad un fatto molto più semplice: che in Italia per motivi di organizzazione sanitaria le liste di attesa sono strettamente collegate con la remunerazione del personale sanitario.
Se cominciamo a pensare ad un sistema moderno di organizzazione come quello che è stato suggerito dalla Commissione prescritta da Umberto Veronesi quando era Ministro della sanità in materia di riorganizzazione di un Ospedale nuovo ed efficiente ad alta tecnologia, ci renderemo conto che l'organizzazione sanitaria dovrebbe dal punto di vista anche delle liste di attesa non dipendere più dai primari, o dagli accordi sindacali, o far parte di trattative come oggi la Giunta si è trovata a fare rispetto a sforamenti di tetti di spese, ma dovrebbe solo essere gestita da chi è capace e tecnicamente competente in materia, cioè dalla Direzione sanitaria. Bisogna togliere le liste di attesa dalle mani dei primari, questo è il concetto fondamentale! Bisogna togliere le liste di attesa dalle commistioni con gli accordi remunerativi di stipendio indiretto, diretto o quant'altro! Probabilmente allora ci renderemo conto che le liste di attesa vengono ampliate o ridotte in modo diverso, in un modo che sia veramente corrispondente alla richiesta e non alla necessità di utilizzare questo "grimaldello" per ottenere delle prebende. Questa è un'analisi che potrebbe dare dei risvolti, perché in termini di strutture concordo con l'Assessore quando dice: "il giorno che avremo più sale operatorie le liste per quanto riguarda i trattamenti chirurgici si ridurranno", questo è verissimo.
Mi sembra che oggi gli "standard" ci dicano che oggi in Valle d'Aosta ci andrebbero dalle 12 alle 18 sale operatorie, certo non siamo a questi livelli, ma in altri settori vi sono le macchine migliori esistenti sulla faccia della terra: sto pensando alla Radiologia. Mi si deve allora spiegare come mai quel tale settore, oltre ad aver speso tanti soldi per i progetti obiettivi degli anni scorsi, è proprio un settore dove si è fatto fino a poco tempo fa il "giochino" della chiusura delle liste. A Donnas più volte quest'anno i pazienti sono andati a prenotare non una TAC o una risonanza magnetica, ma banali esami, tipo un esame di un osso della gamba, piuttosto che di un torace, e non hanno potuto farlo perché sono state bloccate le prenotazioni! È stabilito - mi fa piacere che l'Assessore lo citi nel suo intervento - il divieto di sospendere l'attività di prenotazione all'articolo 1, comma 282, della finanziaria 2006. Credo che in questo settore vi sia molto da fare soprattutto come ragionamento di impostazione politica.
Se entriamo poi nel dettaglio, non accetto l'idea dell'Assessore per cui non sono comprese nel servizio CUP gli esami che sono rischiosi e abbisognano di preparazione, a parte che la preparazione del clisma opaco non è così complicata, ma comunque sappiamo che nelle prenotazioni del CUP non vi sono una serie di esami molto semplici e questo fa sì che la gente abbia la difficoltà di dover andare in Ospedale per prenotare una o due, tre volte, per poi andare a far l'esame e infine ritirarlo con un grosso aggravio di complicazioni e di spese.
In conclusione, penso sia un tema in cui la "bacchetta magica" non ce l'ha nessuno, ma dare le solite risposte, l'inappropriatezza delle richieste o la disattenzione dei cittadini, non sia un modo per uscire dal problema. Il problema è di andare alla radice e di staccare quella che è competenza professionale dei medici dalle loro rivendicazioni sindacali rispetto a questo sistema delle prenotazioni.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Alcune brevi considerazioni a margine della sua risposta, Assessore.
Siamo soddisfatti che lei abbia convenuto sul problema, perché il problema delle liste di attesa è un problema e come tale è da affrontare e da superare. Prendiamo atto che lei ha riconosciuto e dato disposizioni tramite le strutture dell'USL affinché il comportamento non corretto del CUP abbia a non ripetersi, nel senso che le prenotazioni non possono essere bloccate per far fare bella figura e auspichiamo che questa precisazione sia stata recepita, anche perché sarebbe grave se ciò venisse smentito nel futuro breve.
Prendiamo atto con soddisfazione che avete dato applicazione alla finanziaria regionale, che a seguito di un dibattito che c'era stato nelle Commissioni aveva recepito la possibilità di deroga per quanto riguardava il campo sanitario, nel senso che nel campo sanitario la stabilità vale fino a un certo punto perché il bene prioritario è la tutela della salute dei cittadini. Su tutto quanto è stato detto però pensiamo vadano fatte due considerazioni riguardanti il modo di intervenire per risolvere un'anomalia tipicamente italiana in cui rientra la nostra Regione, cioè strutture dal punto di vista delle apparecchiature all'avanguardia, ma non in grado di dare delle risposte nei tempi auspicabili ai cittadini. Pensiamo che qui bisogna inventare dei meccanismi che vadano a scindere rivendicazioni di tipo salariale, sindacale, contrattuale da delle risposte a dei diritti: il diritto alla salute, che è costituzionalmente tutelato.
Deve essere dunque messo in piedi un sistema di monitoraggio che riesca a quantificare cosa voglia dire avere una determinata apparecchiatura e un determinato organico rispetto alle prestazioni che possono essere date, perché, senza voler applicare delle disposizioni che possano essere fraintese, è evidente che nella valutazione che l'azienda fa nell'ambito degli incarichi nella sanità dovranno essere considerati anche questi aspetti. Se la difficoltà è stata nel passaggio remunerazione a prestazione rispetto alla remunerazione oraria, questa è una rivendicazione di tipo sindacale che non può andare a penalizzare l'utenza finale. Auspichiamo che nel breve - e magari un contributo su questo potremmo individuarlo nella discussione del Piano socio-sanitario - si crei tale meccanismo di monitoraggio. Oggi si fa il monitoraggio su tutto, qui bisogna mirare un progetto particolare, ma essere poi nella determinatezza di adottare i provvedimenti conseguenti.
Prendiamo anche atto con soddisfazione che il collega Sandri, a lungo Presidente della V Commissione, nel momento in cui ha dismesso il "panno" di Presidente della V Commissione ha recepito un problema che forse poteva essere già affrontato per tempo nel periodo in cui lui ha presieduto i lavori della V Commissione, perché il problema "dell'Ospedale sì" o "dell'Ospedale no" è un problema politico, ma quello delle liste di attesa è un problema più concreto, perciò ci fa piacere che su questo aspetto concreto vi sia stata una sensibilità a 360° del Consiglio, dalla Sinistra al Centro-Destra, ai banchi del Governo.
Si dà atto che dalle ore 16,22 presiede il Vicepresidente Lanièce.
