Oggetto del Consiglio n. 535 del 8 aprile 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 535/XII - Approvazione elenco annuale per il 2004 e del programma lavori per il triennio 2004/2006 per la realizzazione di interventi di conservazione, di restauro e di scavo archeologico della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali del Dipartimento cultura.
Il Consiglio
Viste le funzioni del Dipartimento Cultura che prevedono la realizzazione di interventi di conservazione, restauro e scavo archeologico;
Esaminati i programmi di intervento da effettuarsi sul territorio regionale nell'anno 2004 nonché il piano pluriennale 2004/2006 redatti sui modelli di scheda forniti su programma informatico dell'autorità dei LL.PP. ai sensi del decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 21 giugno 2000, dai Servizi della Direzione Beni Archeologici e Paesaggistici e della Direzione Beni Architettonici e Storico Artistici, in base alle valutazioni riguardanti le necessità di tutela del patrimonio archeologico artistico e architettonico regionale;
Evidenziato che sono stati effettuati da parte degli uffici competenti preventivi e valutazioni per ogni singolo cantiere e che gli interventi sono stati a loro volta suddivisi per tipologia e costi presunti come riportato negli allegati alla presente deliberazione, dai quali traspare anche l'entità globale degli interventi ripartita nel triennio di programmazione;
Richiamate le proprie deliberazioni:
- n. 3116/XI del 20 marzo 2003 con la quale si approvava il piano annuale 2003 e il programma lavori per il triennio 2003/2005;
- n. 2678/XI del 12 giugno 2002 con la quale si approvava il piano annuale 2002 e il programma lavori per il triennio 2002/2004;
Richiamata la delibera della Giunta regionale n. 3295 del 15 settembre 2003 relativa all'adozione preliminare, ai fini della pubblicità prevista dall'articolo 2, comma 2, del decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 21 giugno 2000, del piano annuale per il 2004 e del programma lavori per il triennio 2004/2006 per la realizzazione di interventi di conservazione, di restauro e di scavo archeologico della Direzione Beni Archeologici e Paesaggistici e della Direzione Beni Architettonici e Storico Artistici;
Preso atto che la programmazione triennale, pur rispettando la priorità degli interventi, ha subito delle modifiche, a causa della riduzione del bilancio triennale 2004/2006;
Visto il D.M. dei Lavori Pubblici del 21 giugno 2000, pubblicato sulla G.U. n. 148 del 27 giugno 2000;
Richiamata la legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modificazioni e in particolare l'articolo 14;
Richiamata la L.R. n. 12/96 e, in particolare, l'articolo 46, comma 5 e successive modificazioni e integrazioni, riguardanti l'applicazione della stessa al settore dei Beni Culturali;
Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 5016 in data 30 dicembre 2003 concernente l'approvazione del bilancio di gestione per il triennio 2004/2006, con attribuzione alle strutture dirigenziali di quote di bilancio e degli obiettivi gestionali correlati e di disposizioni applicative;
Visto il parere favorevole di legittimità rilasciato dal Soprintendente per i beni e le attività culturali, ai sensi del combinato disposto degli articoli 13, comma 1, lettera e) e 59, comma 2, della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45, sulla presente deliberazione;
Verificato che l'attuale programma può discostare dalle previsioni, relative agli anni 2004 e 2005, già espresse nella deliberazione del Consiglio regionale n. 3116/XI del 20 marzo 2003, effettuate per i vari Servizi e a seguito delle seguenti motivazioni:
- Beni architettonici: si è potuta effettuare una migliore individuazione degli stanziamenti a seguito dell'espletamento delle procedure progettuali e di affido tramite gara pubblica;
- Beni artistici e storici: la definizione del programma manutentivo ha enucleato le attività che si possono considerare di programmazione e di promozione ritenute necessarie a seguito degli attuali lavori di adeguamento dei castelli;
Visto il parere della V Commissione consiliare permanente;
Delibera
1) di approvare le linee programmatiche di intervento per il triennio 2004/2006, come da allegati alla presente deliberazione;
2) di stabilire che la Giunta regionale possa, nella realizzazione degli interventi, operare scostamenti del 10% rispetto al costo preventivo previsto per ognuno, nel limite della spesa impegnata;
3) di prendere atto che, in considerazione dell'entrata in vigore del Piano Lavori 2004-2006 e relativo Elenco Annuale per il 2004, le deliberazioni del Consiglio regionale n. 3116/XI del 20 marzo 2003 e n. 2678/XI del 2002 mantengono la loro validità unicamente sotto l'aspetto programmatico;
4) di approvare a tale titolo la spesa complessiva per il triennio 2004/2006 di € 12.125.000,00 (dodicimilionicentoventicinquemila/00), di cui:
- € 1.515.000,00 (unmilionecinquecentoquindicimila/00) per l'anno 2004;
- € 4.655.000,00 (quattromilioniseicentocinquantacinquemila/00) per l'anno 2005;
- € 5.955.000,00 (cinquemilioninovecentocinquantacinquemila/00) per l'anno 2006;
Queste somme troveranno copertura
PER L'ANNO 2004
sul Cap. 65920 (Spese per restauro e manutenzione straordinaria di beni mobili e immobili di interesse artistico e storico nonché installazione impianti e sistemazione museale -comprende interventi rilevanti ai fini IVA) per un totale di € 865.000,00 (ottocentosessantacinquemila/00) di cui:
- € 710.000,00 relativi al Servizio Catalogo e Beni Architettonici
- € 155.000,00 relativi alla Direzione Beni Architettonici e Beni Storico Artistici;
sul Cap. 66000 (Spese per scavi e ricerche di interesse archeologico) per un totale di € 250.000,00 (duecentocinquantamila/00);
sul Cap. 66060 (Spese per restauri e opere di manutenzione del patrimonio archeologico) per un totale di € 400.000,00 (quattrocentomila/00);
PER L'ANNO 2005
sul Cap. 65920 (Spese per restauro e manutenzione straordinaria di beni mobili ed immobili di interesse artistico e storico nonché installazione impianti e sistemazione museale - comprende interventi rilevanti ai fini IVA) per un totale di € 4.655.000,00 (quattromilioniseicentocinquantacinquemila/00) di cui:
- € 4.550.000,00 relativi al Servizio Catalogo e Beni Architettonici
- € 105.000,00 relativi alla Direzione Beni Architettonici e Beni Storico Artistici;
PER L'ANNO 2006
sul Cap. 65920 (Spese per restauro e manutenzione straordinaria di beni mobili ed immobili di interesse artistico e storico nonché installazione impianti e sistemazione museale - comprende interventi rilevanti ai fini IVA) per un totale di € 5.955.000,00 (cinquemilioninovecentocinquantacinquemila/00) di cui:
- € 5.850.000,00 relativi al Servizio Catalogo e Beni Architettonici
- € 105.000,00 relativi alla Direzione Beni Architettonici e Beni Storico Artistici;
5) di approvare come parte integrante del programma lavori 2004/2006 i seguenti allegati:
- relazioni programmatiche
- relazione esplicativa
- tabelle "ministeriali" ai sensi della l. n. 109/1994, corredate di tabelle esplicative redatte dagli uffici
- tabelle riassuntive redatte secondo il modello della L.R. n. 12/1996;
6) di stabilire che la Giunta regionale può autorizzare l'esecuzione di interventi non compresi nel Piano Lavori 2004/2006, in quanto urgenti e imprevedibili, nel limite degli stanziamenti di bilancio dei capitoli di competenza, nei seguenti casi:
- interventi necessari alla tutela e alla conservazione dei beni culturali (beni mobili e immobili);
- interventi necessari alla tutela della pubblica incolumità.
Allegati
(Omissis)
Président - La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Charles Teresa.
Charles (UV) - La Surintendance aux biens culturels a préparé un programme intense de conservation et présentation de l'énorme patrimoine dont la Vallée d'Aoste dispose.
Le dernier exemple de l'intérêt de ce patrimoine date de vendredi passé, jour de la présentation de l'exposition relative à la sculpture gothique qui va de 1200 à 1500 auprès du siège Saint-Bénin. Etaient présentes environ 300 personnes, ce qui démontre l'intérêt aussi pour cet argument et pour ce domaine artistique. L'avant-dernier exemple a été celui du 20 mars, quand 1.500 personnes ont en 2 jours franchi les portes du Château Sarriod d'Introd.
Conservation et utilisation sont les deux mots-clé que nous nous sommes donnés, deux mots étroitement liés, mais pas seulement parce que l'un devrait être la conséquence de l'autre, dans le sens qu'une bonne conservation permet l'utilisation, c'est ça aussi, mais c'est encore autre chose, parce qu'une chose sert nécessairement l'autre. Si on applique une bonne utilisation, si on favorise la jouissance de la part du public d'un bien, les gens se rendent compte de la valeur de notre patrimoine et ils oeuvreront pour sa conservation, c'est-à-dire qu'ils seront convaincus de la nécessité de la conservation. C'est de cette manière qu'on crée une conscience auprès de la population, la synergie entre citoyens et institutions est donc absolument nécessaire et elle permet une meilleure collaboration pour la sauvegarde de notre patrimoine culturel et crée en nous tous le sentiment des valeurs de notre environnement paysager et culturel.
Nous destinons aux biens culturels des ressources imposantes et dignes d'une terre et d'un pays qui a un grand héritage à gérer: fouilles, sites archéologiques, artistiques, châteaux, églises, fresques, routes romaines, biens meubles, sculptures, fragments, mobilier, pièces archéologiques et ainsi de suite. Toutes ces richesses ont souvent des caractéristiques d'excellence historique, artistique, architecturale, environnementale. Dans le plan trisannuel le coût pour les biens culturels s'élève à 11,5 millions d'euros, un chiffre qui peut être considéré important ou non, mais qui démontre tout de même l'effort de l'Administration régionale dans ce sens.
Si nous examinons le plan qu'on nous présente, nous constatons qu'on a fait des choix pour des projets de grande envergure; certains qui ne sont pas loin de la conclusion, d'autres qu'on amorce ces années-ci. C'est le cas notamment du Château de Quart, complexe riche, avec des bâtiments d'époques différentes, avec des fonctions diverses qui mérite un projet de restauration et d'utilisation qui doit être fait avec une grande pondération. C'est le cas du Palais de Lostan ou de la Tour du Baillage, juste pour faire quelques exemples. Pour travailler autour de ces monuments, sont évidemment nécessaires des consultants, des comités scientifiques de haut niveau et d'un très grand nombre de spécialistes. À côté des grandes choses il y a les petites choses, qui peuvent être l'entretien des ruines, une bonne signalisation, l'attention pour les sentiers qui servent pour atteindre des lieux sensibles qui sont hors des routes de grande communication et après nous avons la mise en valeur des sites secondaires. Nous avons ouvert l'hiver le site archéologique du Mont Blanc, c'est-à-dire de la nécropole romaine, où dans les années '70 des fouilles archéologiques ont mis à jour une vaste aire funéraire non loin de la Porta Decumana, ainsi que - toujours un site moins important, secondaire disons - nous ouvrirons dans quelques mois le site appelé "Les jardins des enfants", parce que l'entrée se présente à travers les jardins fréquentés par les enfants, ici en face de notre Palais régional, dans l'aire Bramafam. Il s'agit là pour le site "Mont Blanc" et pour "Les jardins des enfants" de deux sites qui, faute de personnels, ne pourront pas être ouverts tout le temps et dont l'ouverture sera confiée aux guides touristiques; toutefois, nous avons prévu l'ouverture une fois tous les 15 jours, une fois par mois aussi pour la population qui voudra visiter ou simplement les voir, sans les obliger à se servir d'une guide. Parmi les petites choses je signale par exemple le nettoyage des monnaies et des vitrines de la collection Pautasso, qui attend la totale présentation de cette grande donation du grande numismate, qui a été, il y a quelques années, si généreux avec notre Région et qui a voulu nous confier sa grandiose collection. Encore: la prochaine installation auprès de la Bibliothèque régionale de la collection des médailles de Giampaoli, fruit celle-ci aussi d'une donation que nous avons acceptée au mois de mars 2003, dont nous préparons l'installation; encore le nouvel aménagement de notre petit Musée archéologique, dont nous avons parlé hier dans l'interrogation n° 12.
Passons maintenant aux grandes choses, voyons quels sont les programmes de la Direction des biens architectoniques, historiques et artistiques. Conformément aux programmes définis ces dernières années, à la suite de l'avancement des interventions, des projets et de réalisation de la régularisation des monuments et des châteaux ouverts au public, qui a été considérée une priorité absolue par la Direction des biens architectoniques, historiques et artistiques, sont actuellement en cours les travaux de rénovation des annexes du Château d'Aymavilles, les travaux du Château Gamba de Châtillon, la Tour du Baillage, ainsi que les façades du Château d'Aymavilles. Au cours de l'année commenceront aussi les travaux des chantiers de rénovation et de la mise à norme des Châteaux de Fénis, de Gressoney-Saint-Jean et de Verrès. De même, pour les édifices que l'on ne peut pas visiter actuellement, se poursuit le programme des interventions, qui permettront l'accès au public des monuments et des collections contenues. En effet, en respect de la planification des travaux sur 3 ans, se poursuivent les interventions à Aymavilles, à Sarriod et à Quart, auxquelles s'associe la régularisation des installations et des équipements de la Cathédrale d'Aoste. En particulier, dans la liste annuelle la planification des travaux, au sujet des biens architectoniques, comprend les interventions de manutention ordinaire, considérées tout à fait prioritaires dans le but de sauvegarder les monuments de propriété de la Région; deuxièmement les interventions concernant les décorations picturales de l'Eglise paroissiale de Courmayeur, dont le projet préliminaire a été approuvé sur la base de l'entente avec la Région, dans le cadre des collaborations entre l'Etat et l'église pour la tutelle du patrimoine artistique, visée à l'article 12, alinéas 1 et 2 de l'accord entre l'Italie et le Saint Siège, et encore les travaux à la Crypte et à l'Eglise de Saint-Léger d'Aymavilles, qui était avec l'Eglise de Saint-Martin une des deux paroisses historiques de la communauté d'Aymavilles.
Pour ce qui concerne les biens historiques et artistiques, la planification des travaux comprend: des interventions de manutention pour la conservation concernant les biens meubles de propriété régionale, et ici on fait la distinction pour le montant de l'IVA et ce qui n'entre pas dans le montant de l'IVA. Alors, pour ce qui est important pour le montant de l'IVA, il y a les interventions prévues pour un montant limité, pour la raison que le programme développé au cours des années précédentes a été quasiment terminé, la priorité en effet avait été donnée dans le but d'harmoniser les interventions architectoniques aux collections de propriété régionale accueillies dans des monuments ouverts au public, qu'elles soient l'objet d'adaptation aux normes en vigueur quant aux installations et à la sécurité ou qu'elles soient objet de révision de l'organisation et des parcours de visite. Par la suite toujours la même planification prévoit des interventions de manutention et de conservation au sujet des biens meubles de propriété régionale, ce qui ne compte pas pour l'IVA, priorité qui a été donnée aux collections destinées à la réorganisation des châteaux qui ne peuvent pas encore être visités et dont est en cours le projet de restauration, en particulier à la collection du Château d'Aymavilles, qui est destinée à meubler les salles à la conclusion des travaux, et des interventions de manutention et de conservation concernant les biens meubles, qui ne sont pas de propriété régionale. Il s'agit bien des propriétés essentiellement ecclésiastiques de grande valeur artistique et dont le public peut jouir. Parmi les interventions majeures il se trouve la manutention et la conservation des objets appartenant à la collection de l'Académie Saint-Anselme, destinés à être exposés dans les salles du Château d'Aymavilles.
Quant à la Direction des biens archéologiques et du paysage, pour ces services, la programmation sur les trois années 2004-2006 prévoit des interventions d'urgence de manutention du patrimoine archéologique, meubles ou biens immeubles, et prévoit aussi des travaux nécessaires à faire en sorte que se poursuivent des initiatives touchant la recherche archéologique et la mise en valeur, qui avait déjà été préparée les années précédentes. En particulier, le personnel du service qui a des tâches institutionnelles envers la recherche et la tutelle des biens archéologiques au cours de 2004 devra s'appliquer à la réalisation de deux projets importants et déterminants, tels que le parc archéologique de la zone mégalithique de Saint-Martin de Corléans et la mise en valeur du cryptoportique qui est relié à la Cathédrale d'Aoste. La réalisation du parc archéologique, déjà financée par la planification des travaux précédents et que vous ne trouverez donc pas dans le détail, aura lieu au cours des premiers mois de 2004 et devra se terminer en 2008, à la suite de l'exécution des procédures d'adjudication européennes. Au sujet du cryptoportique, une fois terminée la phase actuellement en cours d'imperméabilisation des structures anciennes et une fois acheté les zones qui n'appartiennent pas encore à la Région dans la partie ouest du monument, il sera possible d'entreprendre la phase successive de valorisation de l'ensemble architectural uni à la Cathédrale.
Voilà en gros une partie des nombreux travaux qui sont mis en chantier; j'entrerai éventuellement plus dans les détails à la fin de la discussion générale, suivant les remarques de ce Conseil.
Président - La discussion générale est ouverte.
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Siamo convinti, come l'Assessore ha detto, che la nostra Regione è veramente un "unicum" non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista delle testimonianze del passato. Ieri l'Assessore, rispondendo all'iniziativa del nostro gruppo, ha elencato una serie di siti archeologici, in parte ripresi anche oggi, che testimoniano aspetti delle diverse culture che nel tempo si sono succedute in Valle. Credo vi siano pochi territori che in spazi così ristretti presentino tante, e così differenziate per tipologia e per età storica di riferimento, testimonianze del passato come la nostra Regione. Si tratta di un patrimonio prezioso, che può essere un "atout" importante anche per il nostro sviluppo economico, specie per quanto riguarda il turismo culturale: quel turismo che è valido in tutte le stagioni, specie in quelle intermedie in cui non è possibile effettuare né il turismo invernale, né quello prettamente estivo.
Parlare di beni architettonici, storici, artistici e archeologici della nostra Regione significa quindi parlare anche di prospettive economiche di sviluppo turistico. Sentiamo a volte gli operatori turistici della nostra Valle esprimere l'esigenza che vengano predisposti pacchetti integrati di offerte, tarati sulle esigenze di diversi "target" di popolazione a cui ci si vuole rivolgere; altre regioni si sono specializzate in questo tipo di offerta, noi credo che siamo ancora agli albori di queste tipologie di esperienze. Alcuni passi forse si stanno facendo per alcune AIAT, però molti passi sono ancora da fare in questa direzione, anche perché devono essere fatti a livello regionale e non solo lasciati ai piccoli comuni, perché i vari itinerari storici, artistici, culturali tarati sulle diverse epoche storiche toccano diversi comuni della Regione e non solo una comunità montana o una zona limitata del nostro territorio a cui compete il compito di predisporre l'offerta turistica. Il Piano dei lavori pubblici relativamente agli interventi di conservazione, restauro e scavo archeologico della Sovrintendenza ai beni culturali potrebbe essere uno dei tasselli di un piano più ampio di cura, tutela, valorizzazione dei beni esistenti, al fine di consentirne la fruizione ad un maggior numero di utenza. Avevo notato anch'io come vi sia questa "fame" di cultura, avevo posto come esempio soltanto il successo avuto con la visita al Sarriod de la Tour, l'Assessore ha aggiunto altri elementi, ma sono gli ultimi elementi… e direi che è un fenomeno in accentuazione in questi ultimi anni; per questo siamo attenti a questo piano e mi spiace di non essere stata presente in commissione, ma per motivi contingenti.
Vorrei ricordare che questo è il primo Piano lavori relativo ai beni architettonici, storici, artistici e archeologici di questo Assessore, di cui conosciamo la passione per la cultura e di cui ricordiamo gli interventi in Consiglio regionale per rivendicare e per ricordare la ricchezza del patrimonio artistico presente in Valle, per chiederne una maggiore attenzione, cura, tutela e anche lo stanziamento di risorse adeguate. Ci saremmo aspettati di trovare queste sue competenze ed interessi tradotti nel primo piano triennale della sua azione di governo; ci saremmo aspettati da parte sua la presentazione di un quadro culturale operativo in cui si inseriscono i vari interventi previsti nel piano, invece il piano è un po' tutto come prima dal punto di vista formale, dal punto di vista dei contenuti, come se fosse l'ultimo piano lavori del precedente Assessore alla cultura.
Dal punto di vista formale, si continua a far riferimento a una normativa nazionale, perché la normativa regionale non può essere applicata in quanto non è stata ancora emanata la norma relativa. Sappiamo che vi è una legge regionale in materia di lavori pubblici - la legge regionale n. 12/1996 - che, all'articolo 46, prevede che: "con separata legge la Regione procede ad uniformare ai principi della presente legge la disciplina prevista per la realizzazione di lavori relativi ai beni culturali". Questa "separata legge" non è stata ancora attuata e ogni anno leggiamo nella parte deliberativa che accompagna il piano lavori che questo piano è redatto sulla base della legge nazionale n. 109/1994, in quanto è in corso di definizione l'articolato richiesto dalla legge regionale n. 12/1996, adeguamento già previsto, ma che ha subito un ritardo a causa della revisione di tale legge regionale conseguente, ma mi sembra che sarebbe opportuno individuare con chiarezza a quale norma si fa riferimento per la presentazione di questo piano. Anche dalle schede emerge che l'utilizzo di schede previsto dalla legge n. 109/1994, proprio per il programma informatico poco flessibile delle schede, non consente sempre di rispecchiare la filosofia del piano lavori che la Sovrintendenza predispone. Tra l'altro, vi è una filosofia di fondo di questa legge nazionale: quella di indicare le priorità, le finalità, il contesto in cui si inseriscono. È vero che nelle schede predisposte dagli uffici e portate qui in Consiglio per l'approvazione, per ogni tipologia di intervento è scritto: "in base all'articolo 14 della legge nazionale n. 109/1994 priorità di categoria 1, 2", quindi si fa riferimento alle priorità ma, a nostro avviso, proprio perché è un piano così importante, forse il piano stesso dovrebbe essere accompagnato da una relazione esplicativa dell'Assessore: la legge non lo prevede ma, proprio per l'importanza del piano, per la filosofia che sottintende tutte le scelte del piano, forse accompagnare la deliberazione che va in Consiglio con una relazione che non sia solo una relazione puramente programmatica, l'elenco degli argomenti ma una relazione da cui far emergere la filosofia, le scelte politiche di fondo del piano? Ho provato ad andare a vedere il programma della maggioranza, ma su questo punto è abbastanza generico. Forse il tentativo di tradurre con chiarezza qual è la programmazione politica e culturale relativamente a questo settore per il triennio 2004-2006 potrebbe aiutare a capire meglio la filosofia dell'intero atto che è stato predisposto.
Dal punto di vista dei contenuti, anche qui come diceva l'Assessore, si registra una continuità rispetto al 2003. Si continua a dare la scelta prioritaria ai castelli, che lei ha elencato; si portano avanti alcune iniziative per quanto riguarda le chiese parrocchiali, la manutenzione ordinaria di beni mobili, i progetti relativi alla casa Lostan, al criptoportico, al Monte Tantané de La Magdeleine, e purtroppo, anche il progetto dell'area megalitica di Saint-Martin de Corléans; dico "purtroppo" perché sarei contenta se lei venisse una volta in V Commissione per far vedere questo tipo di progetto molto importante, perché questo è un progetto che il Consiglio non ha visto e vorrei che vi fosse una condivisione o meno di questo Consiglio rispetto al progetto e a tutte le sue implicazioni. Sarebbe opportuno che, per ogni edificio collegato ai siti archeologici, si mettesse una targa con ivi indicati i responsabili di quel modo di conservare i beni archeologici.
Pensavo che vi fosse nel suo intervento qualche accenno al complesso delle Porte Pretoriane, cosa ne facciamo di tutto questo complesso? Ricordo nella passata legislatura, quando come commissione siamo andati a visitare il complesso, che alcune suggestioni erano emerse dalla commissione e cercavamo di convincere gli allora dirigenti dell'Assessorato della bontà delle stesse; speravo che alcune di queste suggestioni fossero riprese in questo primo piano, mi spiace, ma non le vediamo. Capisco che non si possa innovare in un anno l'intera impostazione, tanto più che le risorse messe a disposizione sono diminuite.
Sono andata a riprendere, come ha fatto anche lei, quanto era stato detto in Consiglio il 12 giugno 2002 approvando l'elenco annuale delle opere per il 2002; allora lei era intervenuta, si parlava del programma 2002-2004 e per quel programma lei ha detto: "Nous destinons aux biens culturels des ressources imposantes dignes d'une terre et d'un Pays qui a un grand patrimoine à gérer… Dans le plan le coût pour le biens culturels s'élève à presque 16 millions d'euros". Allora poteva essere anche degno… adesso non siamo più…
(interruzione dell'Assessore Charles, fuori microfono)
… "dignes" simplement… importantes… ma è l'aggettivo "degne" che mi ha colpito in modo particolare. Allora il limite della dignità di queste risorse rispetto ai beni culturali era fissato a 16 milioni di euro, adesso è meno di 12 milioni di euro; questo per dire che è una dignità il cui livello è diminuito di 5 milioni di euro. Per un settore così importante per gli aspetti economici che ha in questa Valle, sottrarre 5 milioni di euro in un piano triennale non ci soddisfa assolutamente.
Non sono entrata nell'analisi dei singoli interventi, ho preferito rimanere invece su temi più generali, sulle questioni di fondo: una è la questione delle risorse, che a noi sembrano non degne della ricchezza patrimoniale di questa Valle, la seconda è il problema della destinazione dei beni ristrutturati. Sarebbe importante che il piano presentato indicasse quale destinazione vogliamo dare ai vari edifici che ristrutturiamo, perché anche la stessa messa in sicurezza degli edifici dipende dal tipo di destinazione. Credo sia importante che nel piano vengano indicate le destinazioni dei vari edifici, penso ai castelli; alcuni - Fénis, Issogne - sono visitabili in quanto castelli, altri invece potrebbero essere utilizzati come musei. Siamo molto scettici sulla possibile utilizzazione della Torre dei Balivi come sede dell'Istituto musicale, chiederei che l'Assessore facesse avere alla sottoscritta un'analisi costi-benefici rispetto alla Torre dei Balivi, cioè quanto costa ristrutturarla al fine di farla diventare una sede adeguata per l'Istituto musicale. Ci si chiede se può essere questa l'utilizzazione migliore, se questo edificio medievale può essere utilizzato per farne un istituto di musica; credo che possano esserci delle difficoltà. Forse un Saint-Bénin potrebbe essere più adatto, o altri edifici di questo tipo.
Condivido quanto diceva l'Assessore sul rapporto fra conservazione e utilizzazione, ma mi sembra che su questo rapporto e su questa integrazione in Valle bisogna fare un grosso passo avanti, perché purtroppo abbiamo una serie di esempi che sono molto preoccupanti e li ricordo brevemente. A parte la solita Piazza Severino Caveri - che lo so, non voglio che diventi il tormentone di questa legislatura… però forse varrebbe la pena di riflettere su questo affinché errori simili non vengano più fatti, per questo continuo a prenderla in considerazione -, anche reperti come la necropoli di Vollein sono scomparsi dal circuito turistico - culturale e aspettano di essere valorizzati. Si tratta o si trattava - io uso l'imperfetto a questo punto, perché non sono più andata a vedere, ma dalle cose che mi dicono…- di un bene preziosissimo del periodo neolitico della vita della popolazione in Valle. A mio avviso, la visita di una simile necropoli anche per i bambini abitanti in questa Valle poteva essere un documento e una fonte di informazione chiara, lampante della vita esistente prima di noi; ora questa necropoli di Vollein non c'è più, si è come volatilizzata! Accettare che beni così preziosi si degradino e siano inutilizzabili… grida vendetta, ad ogni amante della cultura e a chi intende conoscere la storia della nostra Regione o fare un progetto culturale degno di una Regione ricca di monumenti. Credo che vi debba essere da parte della Sovrintendenza un'attenzione maggiore a tutelare questi reperti labili; come reperti neolitici alla quota BP in cui si sta costruendo un parco cittadino con l'autorizzazione data dalla Sovrintendenza… per cui le ruspe scavano in resti di villaggi neolitici… Credo che ciò sia molto grave.
Spero che lei inizi fin da adesso ad attuare una politica culturale più attenta al patrimonio di questa Regione, che so che è prezioso al suo cuore non solo alla sua intelligenza, perché non vorrei che ci trovassimo fra alcuni anni a dire: "cosa hanno mai fatto nel portare alla luce questi beni!", perché o sono deturpati con strutture architettoniche che vogliono tutelarle - vedi la piazza, ma vedi anche Saint-Martin de Corléans -, oppure sono stati rovinati da interventi urbanistici sconsiderati, oppure ancora si sono annullati per incuria, per cui al limite soltanto quei resti, che hanno la fortuna di essere in zone molto alte come La Magdeleine e che sono in pietra e non in terra friabile, hanno il privilegio di poter essere conservati per i posteri.
Président - La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (CdL) - Il mio sarà un intervento breve, perché correrebbe il rischio di essere il solito intervento che viene svolto sul piano triennale, in quanto questo piano si ripropone in maniera rituale di anno in anno in base ad una previsione legislativa. Non voglio entrare sulle considerazioni che hanno già accompagnato il dibattito degli anni precedenti e anche l'intervento della Consigliera che mi ha preceduto sulle carenze da un punto di vista dell'impostazione del piano, piuttosto che della non attuazione di una previsione legislativa datata 1996.
Vorrei solo soffermarmi su un paragone che mi viene facile: quello con il Piano lavori delle opere pubbliche che abbiamo esaminato nel pomeriggio di ieri; sono due piani lavori con due oggetti ben differenti, opere pubbliche proiettate al presente e soprattutto al futuro, opere pubbliche sulle quali le scelte politiche sono importanti e per certi versi determinanti, nel senso che le priorità delle opere pubbliche giocoforza soggiacciono alle valutazioni e alle considerazioni di tipo politico. Ritengo invece che il Piano lavori dei beni culturali non dovrebbe per certi versi soggiacere a valutazioni di tipo politico, perché auspico che i beni culturali siano beni comuni, che facciano parte del patrimonio di questa comunità, che ha una storia che è data anche dall'insieme delle vestigia, dei reperti archeologici, dei beni architettonici, perciò penso che su un piano lavori inerente i beni culturali le riflessioni dovrebbero essere più neutre rispetto a quanto non sia accaduto, e giustamente, sulle cosiddette "opere pubbliche".
Le riflessioni che faccio allora partono dagli utilizzi, le destinazioni funzionali che vengono date all'insieme delle opere contenute in questo piano, dicendo a premessa del ragionamento che sto per fare che tutti gli interventi sono in massima parte condivisibili. L'unico intervento sul quale mi sento di esprimere una netta contrarietà - ma non è una novità, perché abbiamo avuto modo di parlarne nel tempo e purtroppo ne parleremo ancora per molto tempo - è l'impostazione del piano di riqualificazione dell'area megalitica di Saint-Martin. Qui abbiamo il timore che si vada ad amplificare in maniera ancora più impattante quello scenario desolante della piazza intitolata a Severino Caveri; abbiamo la sensazione che lì non prevarranno tanto i reperti archeologici ma, come in quella piazza citata, le colate di cemento e l'impatto dei nuovi manufatti. Al di là di questo intervento, per quanto riguarda invece le altre questioni, le preoccupazioni sono sulle modalità con cui si procede ai restauri, evidenziando che tutti questi interventi sono condivisibili. Vi è però una valutazione di tipo culturale che ritengo sia importante fare: se certi beni del passato debbano parlare di per sé stessi per quello che sono stati o se debbano essere rimessi nell'utilizzo di quelle che possono essere nuove destinazioni d'uso contemporanee sul settore che abbiano un'attinenza di tipo culturale e allora, quando andiamo a vedere gli interventi sul Castello Sarriod de la Tour, sul Castello di Aymavilles, sul Castello di Quart, sul Castello di Gressoney, su tutta una serie di importanti beni architettonici, sulla Torre dei Balivi, penso che, prima di andare a mettere in programmazione questi interventi - che spesso sono interventi di risanamento, di consolidamento, ma poi anche di adeguamento degli impianti e quant'altro - dovremmo domandarci quali saranno le destinazioni finali di questi beni e soprattutto verificare se le destinazioni finali di questi beni sono compatibili con i beni stessi e se sono funzionali alle attività che vi vogliamo svolgere. Penso che questo dovrebbe comportare un approfondimento che vada al di fuori del piano, perché poi il piano alla fine rischia di passare per il suo aspetto meramente finanziario: vi sono delle risorse, certe volte più generose, altre volte meno, che vengono impegnate per una serie di lavori, ma il dibattito su cosa si farà una volta terminati questi lavori spesso non avviene o viene percepito da mezze dichiarazioni riportate dagli organi di informazione.
Il vero problema dei beni culturali non è solo le risorse che vi vengono destinate, ma anche le modalità con cui si vogliono far rivivere sostanzialmente queste vestigia del passato e penso che questa sia la carenza di questo piano, ma direi di più: di questa Amministrazione, e andrei oltre, perché non è una novità del 2004, ma di queste forze politiche che mi sembra trattino i beni culturali…
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
… colleghi Consiglieri della maggioranza, come trattate le opere pubbliche, cioè valutando meramente gli aspetti della finanza; se questo può essere per certi versi vero per le opere pubbliche… ma poi non è nemmeno così vero per le opere pubbliche, perché ancora ieri pomeriggio sulle infrastrutture sportive è emerso come i conti vadano fatti sì all'atto della costruzione, ma anche all'atto della gestione, e qui non vi è un conto che torni dal punto di vista gestionale. Su questo allora inviterei l'Assessore ad aprire una riflessione in commissione, dove probabilmente i tempi sono più generosi e dove è possibile arrivare anche a un confronto più pacato e meno prigioniero delle posizioni di schieramento che spesso prevalgono nell'aula consiliare.
Devo anche esprimere una preoccupazione per la gestione conseguente a questi interventi. È emerso negli scorsi Consigli come alcune sedi espositive ultimamente si siano caratterizzate più per le lunghe parentesi di chiusura delle sedi stesse che non per l'utilizzo. Assessore, penso che anche qui vada riconsiderata la gestione dei beni culturali, ma non mi riferisco solo a quanto è già stato discusso da questo Consiglio, mi riferisco all'esempio della villa romana, perché se non sono cambiate recentemente certe impostazioni… mi passi il termine, si diceva "casa di appuntamenti", è una "villa per appuntamenti", nel senso che in quella villa, se non c'è l'appuntamento, non si entra. Non è pensabile allora di utilizzare o, meglio, di sottoutilizzare le "vis-attrattive" del turismo aostano, ma anche valdostano in una maniera così casalinga.
Quanto al criptoportico - che è un "unico" non solo per la nostra Regione, ma anche per le testimonianze romane lasciate in giro per l'Italia e per l'Europa - è inagibile da un lasso di tempo ormai esageratamente lungo: è iniziato ad esserlo per una questione di poco conto - infiltrazioni dal sedime stradale sovrastante -, poi con un insieme di successive operazioni… mi sembra che sia inaccessibile da un anno e mezzo.
Il nostro giudizio, Assessore, non è tanto sulle risorse finanziarie, che sono poche, ma non tanto per quanto ha detto la collega Squarzino, che è già vero… ma perché abbiamo la sensazione che nel piano triennale - e vi è un ritorno cabalistico - vi sia il "gioco delle tre carte", perché se lei va a vedere i piani triennali precedenti, al di là del fatto che le risorse siano maggiori, vi è normalmente questo andamento: le risorse maggiori non sono quelle reali dell'anno in cui viene approvato il piano, ma sono quelle dell'anno successivo o del terzo anno del piano stesso. Sto guardando la deliberazione del marzo 2003 che prevedeva per il 2003 4 milioni di euro e per il 2004 8 milioni di euro; arriva il 2004 con il piano del 2004 e noi ci aspettiamo di trovare gli 8 milioni che erano stati previsti nel 2003, invece tale piano degli 8 milioni ne vede solo 1,5 milione di euro. Riteniamo che anche questo modo vanifichi la funzione programmatoria e di pianificazione degli interventi, perché capiamo che vi possano essere degli aggiustamenti, ma da 8 milioni precipitare a 1,5 milione vuol dire che qualcosa non funziona nell'impostazione del piano. Ancora una volta allora la considerazione è quella che facevo all'inizio: questo piano ha il limite di essere considerato solo come strumento finanziario, serve soprattutto ad impegnare delle risorse, serve a mettere in pareggio certi movimenti sul bilancio annuale, piuttosto che sul triennale, ma alla fine non entra nel cuore del problema, che dovrebbe essere quello di avere una maggiore attenzione e una maggiore sensibilità su un patrimonio comune di tutta la comunità, non è solo un patrimonio che possa far capo alla maggioranza o alla Giunta.
Con queste considerazioni il nostro gruppo esprimerà un voto di astensione, che non vuole essere un voto di contrarietà agli interventi sui beni culturali, ma vuol essere l'evidenza di una richiesta di maggiore attenzione sulle filosofie che dovrebbero essere preliminari all'analisi meramente finanziaria, che è poi quella contenuta in questo piano.
Président - S'il n'y a pas d'autres collègues qui souhaitent intervenir, je ferme la discussion générale.
La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Charles Teresa.
Charles (UV) - Il me semble que la formule magique normalement quand on répond c'est de dire: "je remercie les collègues qui sont intervenus" et cette fois il me semble qu'ils ont fait des interventions dans le sens d'une ample collaboration, donc raison de plus de le dire. Je verrai de reprendre surtout les points les plus importants, où vous avez soulevé des problèmes et donc de donner une réponse de comment nous voyons les choses. Naturellement j'apprécie ce qu'a dit Madame Squarzino, le collègue Frassy qui est intervenu après l'a dit aussi, c'est-à-dire nous avons des témoignages de différentes époques concentrées en mesure énorme sur notre petit territoire, ce qui peut et devra favoriser un tourisme culturel duquel on parle souvent au Gouvernement, pour essayer de créer des synergies de façon à faire notre possible, pour faire aller les choses comme tout le monde le voudrait.
Quant au contenu, il y a une continuité, parce qu'il me paraît juste qu'il y ait toujours une continuité dans ce sens, ça pour répondre à Madame Squarzino, qui dit que je porte de l'avant, heureusement qu'on porte de l'avant et qu'on ne fait pas marche arrière; je crois que normalement cela est dans l'ordre des choses et aussi des bonnes choses.
Maintenant quelques petites remarques sur des choses détaillées. Vous avez parlé - et hier vous l'aviez déjà dit sur une interpellation, peut-être avec une boutade - de la nécessité de mettre à côté des monuments des inscriptions avec le nom des réalisateurs. Je suis allée un peu à rebours et j'ai pensé à un moment où par exemple on a fait des polémiques énormes autour d'un grand monument, qui aujourd'hui est un des monuments dont nous allons fiers et c'est la restructuration de la Bibliothèque régionale, quand il paraissait qu'on faisait quelque chose qui allait contre l'ordre des choses; au contraire maintenant la Bibliothèque régionale, malgré tout ce qu'on a dit et tout ce qu'on a écrit, est un quelque chose qu'on fait voir volontiers. Si on avait mis l'inscription pour ironiser sur quelqu'un, maintenant ces personnes, ses noms inscrits seraient vraiment leur titre d'orgueil. Parfois donc on change même d'avis, parce qu'à ce temps-là ce n'était pas ainsi: au moment de la restauration de la Bibliothèque régionale, on avait fait vraiment des bruits énormes, qui n'étaient pas cohérents, et donc je crois que cette idée de l'inscription pourrait être une bonne chose, qui pourrait tout de même se revirer contre le principe que vous avez affirmé.
Vous avez parlé du complexe de la Porte Prétorienne et qu'en Ve Commission pendant la précédente législature on s'était rendus visiter la Porte Prétorienne; naturellement nous n'étions pas de spécialistes, chacun de nous avait dit la nôtre. Là il y a un complexe énorme, de toutes les époques, nous partons du théâtre, de la Porte Prétorienne, mais après il y a tout le Moyen Age qui s'est inséré là dessus, même le XIXe siècle, il y a toute une série de monuments. Pourquoi vous ne trouvez pas de traces cette fois? Ce n'est pas qu'on n'y pense pas, effectivement là il faut partir avec le "bon pied", alors on ne peut pas déjà prévoir un quelque chose qu'on n'a pas encore étudié à fond. On a simplement bloqué une restauration qui entre dans ce complexe et là on va étudier convenablement quelque chose qui puisse mettre en valeur tous les sites qui appartiennent à 2.000 ans d'histoire, donc à partir de cette terrible façade de la "Maison Farcoz" face à la Porte Prétorienne. Ce n'est pas qu'on n'y ait pas pensé, mais puisqu'on ne peut pas préparer et surtout on n'a pas encore les études prêtes, il faudra d'abord faire des études et procéder comme quelqu'un de vous l'a indiqué ce matin: d'abord il faut faire des études qui doivent être faites aux archives pour voir quelle était la destination de ces palais dans le passé, il faudra faire des stratigraphies, de façon que, quand on fait un projet, on sait déjà ce qu'il y a au-dessous, autrement, quand on creuse, on doit changer le projet. Voilà pourquoi vous ne voyez pas de traces de ce site auquel tout de même on pense et duquel on a déjà parlé au Gouvernement régional.
Les deux collègues qui sont intervenus ont parlé d'une diminution du budget par rapport à il y a 2 ans quant aux biens culturels; il est vrai, on est passé de 16 millions d'euros d'il y a 2 ans à 11,5; de cette manière je réponds au Conseiller Frassy en même temps. Vous disiez parfois changent les chiffres, mais pourquoi cela? Parce que parfois il y a des entraves, c'est-à-dire qu'on prévoit une ?uvre et parfois il y a des difficultés et, quand il y a des difficultés, il faut réfléchir à nouveau sur ce problème et alors en cours de route on peut faire des modifications. Après il est inutile - voilà ce que je voulais répondre à Madame Squarzino - d'indiquer des dépenses si on sait déjà qu'on ne peut pas les réaliser; alors il vaut mieux être prudents, avoir des précautions, faire des programmes qui soient réalistes, c'est inutile d'indiquer des chiffres qu'on sait déjà qu'après on ne peut pas dépenser.
Quant à la destination, les nouvelles tendances des spécialistes sont celles d'approfondir véritablement un monument pour décider la destination, pour ne pas se trouver des surprises au cours des travaux. Tout de même, quand on décide une destination, comme à propos de la Tour du Baillage comme siège de l'Institut musical, je crois que les travaux sont déjà si avancés qu'on ne peut pas revenir en arrière. Quelqu'un a dit Saint-Bénin pourrait être un siège adapté, alors d'abord Saint-Bénin n'est pas de propriété régionale et nous ne pouvons pas faire de prévisions sur ce qui ne nous appartient pas; donc, quand on décide quelque chose, il faut être conséquent et il faut aller de l'avant. Même chose quand vous me soulevez le problème de Place Caveri, on l'a déjà dit hier pour la place de la Cathédrale: si celle-ci n'appartient pas à la Région, la Surintendance s'occupe de la tutelle d'un bien, mais ne peut pas entrer dans les détails.
Sur la nécropole de Vollein nous en avons parlé aussi en Ve Commission, quelqu'un avait souligné la première fois que c'est quelque chose qui est un peu abandonné. Effectivement c'est une aire à ciel ouvert, mais à ciel ouvert qu'on a déjà couvert et ça je l'ai dit dans la deuxième réunion à laquelle n'avait pas participé la collègue, parce qu'il y avait eu une équivoque, vous l'avez rappelée, presque toutes les tombes sont couvertes, parce que le lieu n'est pas protégé et il n'y a pas de gardiens. On a couvert pratiquement la partie la plus importante pour éviter la dégradation et le vandalisme.
Sur Saint-Martin de Corléans j'avais déjà répondu à une interpellation, le chemin est tracé et donc on ne revient pas sur nos pas. C'est inutile de rediscuter ce qu'on a discuté déjà pendant une dizaine d'années. Moi j'espère que le jugement puisse être modifié, quand on verra des résultats, comme il est arrivé pour la Bibliothèque régionale.
J'ai apprécié ce qu'a dit M. Frassy, que les biens culturels appartiennent à tout le monde et qu'il faut donner des jugements neutres; moi je suis contente qu'il n'y ait pas de préjugés, idéologiques du moins, pour juger les biens culturels. Le collègue a dit qu'il faudrait traiter les biens culturels comme les ?uvre publiques, mais moi je revirerais paradoxalement la question, c'est-à-dire qu'il faudrait juger au contraire les ?uvres publiques qui pourraient devenir des biens culturels, puisqu'il y a aussi l'architecture moderne, chaque époque doit laisser sa trace et donc il faudrait avoir une approche différente et dire que même les ?uvres publiques peuvent laisser des traces. Ce serait peut-être une lecture constructive dans certains cas et surtout une approche différente au problème.
M. Frassy a dit: "la villa Consolata c'est quelque chose de privé"; il n'était pas là quand j'ai fait mon rapport au début de la discussion, pour cette villa on voudrait faire comme pour les "Jardins des enfants" et comme pour la nécropole du Mont Blanc, c'est-à-dire ce sont des sites qui sont confiés aux guides touristiques: les guides touristiques peuvent ouvrir ces sites pour leurs clients. On s'est dit: "il n'est pas juste qu'on doive être obligés d'avoir une guide touristique pour voir ces sites", alors on a décidé, puisqu'on a une pénurie de personnels, de fixer tous les 15 jours ou tous les mois - c'est juste à organiser - l'ouverture au public et de la Villa Consolata et des "Jardins des enfants" et de la nécropole du Mont Blanc aussi pour les citoyens qui veulent y aller sans les guides touristiques.
M. Frassy est intervenu aussi sur le manque de sièges pour les expositions; j'avais déjà répondu dans une interpellation aux collègues de "l'Arc-en-ciel" qu'en réalité ces sièges des expositions sont nombreux, il est vrai qu'on a fermé pour des raisons de mise à norme la Tour du Lépreux et la Tour Fromage, mais il est vrai aussi que la prochaine année nous aurons le Fort de Bard et qu'on va utiliser - comme cela a déjà été fait par le passé - l'espace Vallée d'Aoste à Paris, donc il y a aussi de nouveaux sièges. Il est vrai que quelque chose est fermé, mais il est vrai aussi que quelque chose s'est ouvert et que quelque chose s'ouvrira bientôt.
Président - Je rappelle que cet acte a eu l'avis favorable de la Ve Commission à la majorité.
Je soumets au vote l'acte dont au point n° 29:
Conseillers présents: 29
Votants: 24
Pour: 24
Abstentions: 5 (Curtaz, Frassy, Riccarand, Squarzino Secondina, Tibaldi)
Le Conseil approuve.
