Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 369 del 28 gennaio 2004 - Resoconto

OGGETTO N. 369/XII - Interventi finanziari della Regione a favore della "Cogne Acciai Speciali". (Interrogazione e interpellanza)

Interrogazione

Premesso

- che Finaosta ha erogato a Cogne Acciai Speciali tre mutui per il trasferimento di impianti e strutture nell'ambito dell'area siderurgica;

- che tali mutui erano garantiti con fidejussioni bancarie e, in seguito a richiesta della stessa azienda, esse sono state sostituite con crediti commerciali;

- che la Regione ha recentemente autorizzato la sostituzione della garanzia, malgrado la situazione economico-finanziaria della Cogne Acciai Speciali evidenzi segnali piuttosto preoccupanti;

ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

l'Assessore delegato per sapere:

1) per quali ragioni è stata autorizzata la sostituzione di cui in premessa, benché la garanzia rappresentata dalla cessione di crediti commerciali non sia assolutamente equiparabile a una fidejussione bancaria escutibile a prima istanza, con conseguente incremento del rischio del finanziamento;

2) qual è l'interesse dell'Amministrazione regionale in questa operazione;

3) qual era l'arco temporale coperto dalle fidejussioni bancarie e qual è quello coperto dai crediti commerciali.

F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi

Interpellanza

Premesso

- che la fallimentare esperienza ungherese DAM sta ripercuotendo i suoi infausti effetti anche sull'andamento dello stabilimento siderurgico valdostano;

- che tali conseguenze si propagano anche sul piano finanziario, ove il bilancio d'esercizio 2002 della Cogne Acciai Speciali e il "consolidato" del Gruppo evidenziano una situazione di sostanziale peggioramento rispetto al passato, con un livello di indebitamento che è cresciuto di quasi 64 milioni € rispetto all'anno precedente;

- che l'azienda ha richiesto la cassa integrazione per un'ottantina di dipendenti nel periodo intercorrente tra ottobre e dicembre 2003 e ha allungato notevolmente il pagamento di diverse forniture;

- che segnali di preoccupazione pervengono sia da fonti sindacali sia da piccole aziende locali che costituiscono l'indotto;

- che la Cogne Acciai Speciali ha beneficiato di cospicue provvidenze pubbliche (comunitarie, statali e regionali) per l'avvio e per la continuità della sua attività, tra le quali la disponibilità di un fondo straordinario di 145 miliardi (di vecchie lire) in occasione del trasferimento della proprietà dell'industria siderurgica dall'Ilva all'attuale proprietario;

- che la Regione Valle d'Aosta si è assunta notevoli oneri per la bonifica dell'area industriale e per la realizzazione di una discarica di tipo 2B per ospitare le scorie della lavorazione siderurgica;

ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore delegato per sapere:

1. quali considerazioni esprime su quanto esposto in Premessa;

2. quali sono le provvidenze che la Regione ha erogato dal 1993 ad oggi, in forma di finanziamenti e/o di contributi a vario titolo, a favore della Cogne Acciai Speciali;

3. se la Regione intende improntare un'azione di monitoraggio più incisiva nei confronti di un'azienda che costituisce un'importante realtà economica per la Valle d'Aosta.

F.to: Tibaldi - Frassy

Président - La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (CdL) - È opportuna questa riunione delle 2 iniziative presentate dal nostro gruppo, anche perché c'è una sostanziale analogia sul tema trattato.

Il tema trattato, come si evince dal tenore letterale dei 2 documenti, si riferisce alla "Cogne", importante realtà industriale, senz'altro la più importante della Valle d'Aosta, nei confronti della quale va garantita l'autonomia delle scelte privatistiche che devono essere compiute dal "management" aziendale, ma non va assolutamente negata l'azione di controllo da parte della pubblica amministrazione, anche perché questa, fin dal momento in cui lo stabilimento "Cogne" è stato privatizzato - quando c'è stato il passaggio da ILVA al privato - ha avuto un ruolo importante sia nell'organizzazione delle aree che sono state destinate al nuovo stabilimento sia, soprattutto, nei contributi finanziari destinati all'azienda.

Prendiamo spunto ancora una volta da un evento recentissimo: la chiusura e la messa in liquidazione dell'azienda ungherese "DAM", che stanno ripercuotendo i loro effetti sull'andamento della "CAS". Il fatto che "DAM" e "Cogne" siano state autonome da un punto di vista produttivo e per quanto concerne i mercati di destinazione dei prodotti, ciò non ha impedito che sotto il profilo finanziario si stia verificando un forte sbandamento a livello di gruppo.

Il contraccolpo della fallimentare esperienza ungherese, quantificabile in almeno circa 100 miliardi di vecchie lire, secondo dichiarazioni che sono state rese pubbliche anche sui mass media, ha propagato e sta propagando le sue conseguenze fino ad Aosta. Non avrà funzionato il cambio fra il fiorino ungherese e l'euro, saranno state introdotte misure di salvaguardia all'importazione in Europa dai Paesi dell'Est come conseguenza in parte dell'anti-dumping degli Stati Uniti, i costi energetici saranno stati anche meno competitivi e sarà pure emersa una certa difficoltà di relazioni esterne con il mondo politico locale. Cause a parte, cause che peraltro sono state anche ricordate dall'Assessore Ferraris, resta il fatto che gli effetti negativi siano oggi quanto mai percepibili e non solo all'interno, ma anche all'esterno dello stabilimento.

Dicevo che la conseguenza più marcata e preoccupante si sta riscontrando sul piano finanziario: sui bilanci della "Cogne" e del gruppo al quale essa appartiene appare la svalutazione della partecipazione. Non si può nascondere che dal punto di vista finanziario l'operazione ungherese abbia pesato - e non poco - sulla gestione finanziaria dello stabilimento "Cogne". Nel bilancio di esercizio 2002 della "CAS" nel consolidato del gruppo emerge una situazione di notevole peggioramento rispetto al passato, con un livello di indebitamento cresciuto di quasi 64 milioni di euro rispetto all'anno precedente.

Gli effetti del disastro "DAM" non si conoscono ancora nella loro completa dimensione, anche perché bisognerà attendere il documento contabile del 2003, che è in fase di stesura. Le recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato, che lei, Assessore, ha riproposto in quest'aula rispondendo ad un'altra interpellanza da noi proposta nello scorso mese di novembre, secondo le quali non vi sarà alcuna ripercussione sull'attività produttiva e neppure sull'occupazione della "Cogne", non erano convincenti allora, tanto meno lo sono adesso. In particolare, nell'interpellanza che oggi proponiamo destano inquietudine anche le dilazioni dei pagamenti che vengono effettuate nei confronti dei fornitori, anche per quanto riguarda l'approvvigionamento di materie prime.

Oggi però vogliamo portare all'attenzione anche un altro aspetto: ci sono una quindicina di aziende valdostane, in prevalenza a carattere artigianale, che costituiscono il cosiddetto "indotto della CAS", che da diversi mesi attendono invano ragione dei loro crediti. Sono piccole imprese, aventi un numero significativo di lavoratori, che hanno dimensionato la loro attività sulla base del cliente "CAS"; oggi, alle loro legittime richieste corrisponde una preoccupante assenza di risposte da parte della dirigenza "Cogne". Anche questo è un sintomo da non trascurare, ove emergono le difficoltà che sta attraversando lo stabilimento aostano; difficoltà che vengono spalmate anche su quell'indotto, su quelle piccole realtà produttive che hanno anticipato lavoro e non hanno ricevuto il corrispettivo delle loro prestazioni.

La situazione "CAS" rischia di indebolire anche l'indotto, i cui fornitori svolgono paradossalmente in questo momento la funzione di banca, esattamente come i clienti, e qui mi aggancerò poi all'interrogazione che abbiamo proposto. Essi hanno svolto con le loro obbligazioni la funzione di garanti. C'è di più: "CAS" si orienta oggi verso aziende esterne, che praticano ribassi fuori mercato, reclutano manovalanza a bassissimo costo - in prevalenza extracomunitaria, secondo le nostre informazioni - e forse non sempre in regola con le norme contributive e previdenziali. Dobbiamo quindi soffermarci su tale aspetto, che va a toccare altre realtà produttive valdostane, altrettanto importanti, come si parlava anche stamane della "questione Centrale del Latte", in cui vi sono 16 persone che attendono risposte al loro futuro. Qui ci sono 15 aziende aventi una media di 6 operai per ciascuna, quindi si parla di un indotto che, anche in termini occupazionali, coinvolge almeno un'ottantina di persone.

Sul piano occupazionale poi, da un punto di vista interno, è notorio che le assunzioni effettuate da "CAS" nel 2003, di cui lei ci ha parlato recentemente, siano servite a bilanciare parzialmente il prepensionamento massiccio collegato all'amianto. In chiusura d'anno 2003 è stato richiesto un periodo di cassa integrazione da ottobre a dicembre, da lei definito come "evento strutturale" e che ha riguardato alcune decine di persone. Evento strutturale che noi - e non solo noi - guardiamo con particolare attenzione, anche perché non abbiamo mai sentito parlare di cassa integrazione strutturale fino ad oggi.

Perché questa attenzione da parte del nostro gruppo? Non bisogna dimenticare che la "CAS" è un ente privato, che ha la facoltà di decidere le scelte che ritiene più opportune per il proprio futuro, ma ha una dimensione tale e un ruolo economico e sociale nella nostra regione, che non può non destare l'attenzione e richiedere quel monitoraggio continuo che compete non solo a chi ha la responsabilità diretta dell'Amministrazione, come lei, Assessore, e la Giunta che rappresenta, ma anche come noi, che siamo sollecitati a rivolgere i nostri occhi e le nostre iniziative sulla situazione complessiva dello stabilimento.

Dicevo che la "CAS" ha beneficiato di cospicue provvidenze pubbliche in questi anni: comunitarie, statali e regionali, di cui poi chiediamo in una risposta specifica un panorama completo; provvidenze pubbliche per l'avvio e per la continuità della sua attività, fra le quali la disponibilità di un fondo straordinario di 145 miliardi di vecchie lire in occasione del trasferimento della proprietà dell'industria siderurgica dall'ILVA, ente pubblico, all'attuale proprietario, soggetto privato.

La "Cogne S.p.a." aveva scorporato nel 1992 la "Cogne Acciai Speciali S.r.l." ("CAS") mediante conferimento dell'attività siderurgica; con tale operazione aveva già creato in capo alla scorporata un 1° fondo di ristrutturazione di 15 miliardi, come risulta dal bilancio al 31 dicembre 1992. Successivamente, per chiudere la trattativa di cessione con la società di "Marzorati", nel bilancio al 31 dicembre 1993, aveva stanziato 2 fondi, rispettivamente di 105 miliardi, per ristrutturazione industriale, e di 40 miliardi, per svalutazione impianti, mediante versamento di pari importo a fondo perduto. Sono cifre che si evincono dai bilanci della "CAS" e della "Cogne S.p.a." in liquidazione. L'Assessore si ricorderà quali sono state le procedure, piuttosto complesse, di questo scorporo di società, di smembramento societario e di salvaguardia nella "CAS" della continuità dell'attività industriale. Non solo, ma "Cogne S.p.a." in liquidazione si è tenuta a suo carico altri costi straordinari, per cui cedette la "CAS" alla società di "Marzorati" per 7 miliardi, con un onere straordinario complessivo di oltre 197 miliardi per prepensionamenti e svalutazioni; quindi la differenza rispetto ai 145 miliardi conferiti in contanti si trova nella remissione di debiti verso la controllante.

Negli anni successivi la "CAS" ha utilizzato questo fondo cospicuo di ristrutturazione di 120 miliardi per ripianare le perdite di gestione e lo scorso anno per aumentare il capitale sociale, in modo da far fronte alle perdite sopportate con l'operazione "DAM". Dico questo senza aggiungere commenti particolari, ma solo per sottolineare il fatto che vi sono stati comunque notevoli benefici e provvidenze pubbliche: di qui, il nostro ruolo fondamentale di verificare come l'utilizzo del denaro pubblico sia orientato a mantenere dinamica un'attività produttiva industriale, monitorando con attenzione situazioni che oggi ci paiono in decisivo peggioramento.

Due parole ancora sull'interrogazione collegata a questo quadro generale e che si riferisce ad una situazione curiosa: "Finaosta" ha erogato a "CAS" 3 mutui per il trasferimento di impianti per la compattazione dell'infrastruttura industriale nell'area assegnata. Questi mutui erano inizialmente garantiti con fideiussione bancaria e, recentemente, poco prima di Natale, in seguito a richieste della stessa azienda "Cogne", esse sono state sostituite con crediti commerciali. La Regione ha autorizzato la sostituzione della garanzia, malgrado la situazione economico-finanziaria della "Cogne" evidenzi segnali preoccupanti. Allora: per quale ragione sono state autorizzate le sostituzioni delle garanzie, sapendo che il credito commerciale non è assolutamente equiparabile alla fideiussione bancaria esecutibile in prima istanza? E, naturalmente, qual è l'interesse dell'Amministrazione regionale in questa operazione? Non ci risulta che analogo trattamento a livello di garanzie, a fronte di aperture di credito o mutui concessi da "Finaosta", sia riservato a piccole o medie imprese valdostane che operano sul territorio!

Président - La parole à l'Assesseur aux activités productives et aux politiques du travail, Ferraris.

Ferraris (GV-DS-PSE) - Farò una premessa di carattere generale scusandomi se dovrò entrare nei dettagli. Partendo dall'importanza dello stabilimento "Cogne" - su cui concordo - per l'economia regionale e per l'indotto che crea, si citavano circa una quindicina di aziende operanti in accordo con l'attività "Cogne", il problema che si è posto la Giunta regionale e che ha seguito il filo logico esposto dal Consigliere Tibaldi, portandolo a conclusione, è il seguente.

A fronte di una situazione finanziaria e di problemi di liquidità dell'azienda - darò qualche elemento successivamente -, a fronte anche di una situazione di mercato che per i prossimi mesi si presenta positiva, a fronte di una situazione di incremento dei costi delle materie prime - vedi rottame del nickel - che va a pesare sui problemi di liquidità, il ragionamento politico fatto - vale per la "Cogne", vale per gli altri stabilimenti all'interno di norme e leggi, che questa Regione si è data e nel rispetto delle normative sulla concorrenza previste dall'UE - e, di conseguenza, le deliberazioni approvate dalla Giunta, in particolare quella che riguarda l'erogazione di mutui in gestione speciale da parte di "Finaosta" nei confronti di "Cogne", il passaggio dalla fideiussione bancaria alla cessione di crediti, rispondono a una necessità: quella di tener conto dell'importanza dello stabilimento, di salvaguardare l'attività produttiva - dico cose ovvie, ma questa è la realtà - e, al contempo, l'occupazione, di intervenire per migliorare la situazione di liquidità dell'azienda perché in tal modo si viene incontro ai problemi di pagamento delle aziende dell'indotto valdostane. Tutto questo è stato fatto all'interno di una normativa che lo consente, perché la legge n. 37 consente di fare l'operazione fatta.

Questo è una conseguenza di un monitoraggio della situazione, che non è inteso come un monitoraggio per avere i dati - avere i dati è importante, ma occorre poi anche mettere delle azioni in campo -, anche perché se in una situazione di questo genere l'Amministrazione regionale non avesse assunto alcun provvedimento, probabilmente l'interrogazione o l'interpellanza successiva sarebbe stata: come mai la Regione, a conoscenza di una situazione di liquidità dell'azienda, non è intervenuta? E cosa intende fare per?? Questo in premessa. L'operazione è stata quindi fatta all'interno di norme previste dalla Regione e che vanno incontro ad una situazione delicata. Prima di entrare nel merito delle questioni, tenevo a dare il senso politico dell'attività della Giunta, al di là di fornire un elenco di dati.

Le fideiussioni che erano in essere per quanto riguarda i crediti dati nei confronti di "CAS" erano state controgarantite da titoli di credito per un ammontare indicativo pari al 60-70% del valore facciale di fideiussione. Il rilascio della fideiussione comporta perciò la liberazione di titoli negoziabili che, convertiti in cassa, immettono liquidità nelle casse della società. Sulla base delle considerazioni precedentemente fatte, la Regione ha ritenuto opportuno aderire alla richiesta di rilascio della fideiussione a fronte del mutuo scadente il 27 dicembre 2008, a valere sulla legge regionale n. 37/1995, residuante oggi in € 1.836.000. I crediti a garanzia, che vengono assunti in luogo delle fideiussioni bancarie, risultano caratterizzati da una "performance" storica positiva ed inoltre la Regione si è cautelata perché, è vero che una fideiussione garantisce di più rispetto a una cessione di credito, ma è altresì vero che i crediti che sono stati trasferiti come garanzia, sono crediti verso aziende clienti di "CAS" operanti in Italia e/o nell'Unione Europea, sono tutti assicurati dalla compagnia assicurativa "La Viscontea", per importi tra il 75% e l'85% e la compagnia assicurativa è una compagnia primaria; il fatturato disponibile, ad oggi, è pari a circa € 988.000 circa.

I crediti extra Unione Europea hanno a fronte aperture di lettere di credito, irrevocabili non confermate; ad oggi, si tratta di un controvalore pari a € 1.648.000 circa. La banca d'appoggio italiana ha firmato una dichiarazione irrevocabile con la quale si impegna a non compensare con i proventi provenienti dai crediti citati eventuali proprie posizioni di credito con la "CAS".

La cessione rotativa di crediti comporta, necessariamente, un maggior rischio sul finanziamento erogato rispetto alla fideiussione bancaria, ma la composizione del portafogli clienti ceduti e le garanzie collaterali assicurano una soddisfacente copertura del finanziamento in oggetto. Qual è l'interesse dell'Amministrazione regionale in questa operazione? Anzitutto facilitare il superamento dalla crisi di liquidità aziendale nell'ambito delle azioni previste dalla legge n. 37, che consente, all'articolo 2, comma 5, espressamente la garanzia dei finanziamenti con fideiussione bancaria e/o cessione di crediti, il cui ammontare e la cui esigibilità verranno valutati da "Finaosta S.p.a." o da sua società partecipata abilitata alla gestione dei crediti. D'altronde, la deliberazione che autorizza "Finaosta" a sostituire la modifica parziale della fideiussione bancaria è motivata dalle questioni che dicevo prima, collegate a problemi di liquidità dell'azienda e alla salvaguardia della continuità produttiva ed occupazionale dello stabilimento, e soprattutto fare in modo che la migliorata liquidità dell'azienda consenta alla "CAS" di affrontare le situazioni debitorie presenti nelle aziende dell'indotto. A fronte dell'intervento dell'Amministrazione regionale c'è un impegno della proprietà di fare degli interventi, per migliorare la liquidità dell'azienda, le cui dimensioni dirò nel corso di completamento della risposta.

Nell'interrogazione si chiede qual era l'arco temporale coperto dalle fideiussioni bancarie e quale quello coperto dai crediti commerciali. Le fideiussioni bancarie scadono 6 mesi dopo il termine di scadenza dell'ultima rata dovuta. I crediti commerciali ceduti hanno una durata media di 90/100 giorni. "Aosta Factor" si fa carico della selezione e gestione del monte crediti costituito a garanzia, quindi è "Aosta Factor" che decide quali crediti accettare. La cassa relativa ai crediti liquidati sarà resa disponibile a "CAS" solo a seguito di presentazione di nuovi crediti commerciali ritenuti idonei da "Aosta Factor". Il monte crediti a garanzia è quindi rotativo e l'ammontare dei crediti e della cassa vincolati presso "Aosta Factor" rispetterà sempre gli scarti di garanzia previsti (15%, elevabile al 20% per la quota coperta da mere lettere di credito), quindi c'è questa ulteriore cautela da parte di "Aosta Factor", che è quella di avere garanzie superiori allo sblocco della fideiussione. Questo per quanto riguarda l'interrogazione.

Per quanto riguarda invece l'interpellanza, non sto a ripetere le cose dette al Consigliere Tibaldi nella riunione del Consiglio del novembre 2003. Va detto che la vicenda "DAM" ha pesato e pesa sul bilancio della "Cogne", soprattutto come svalutazione della partecipazione. Per quanto concerne le conseguenze sul bilancio finanziario, si evidenzia che nel bilancio "CAS" 2002, rispetto al 2001, il debito finanziario netto si è incrementato di 44 milioni di euro e che nel bilancio consolidato 2002, rispetto al 2001, il debito finanziario netto si è incrementato di 55 milioni di euro. La società ha allungato alcune condizioni di pagamento ai fornitori, ma continua il processo di approvvigionamento delle materie prime con regolarità, così come con regolarità vengono pagati gli stipendi ai dipendenti, compreso il premio di risultato.

Questa situazione presenta comunque degli aspetti problematici, non solo alla luce del risultato 2002, che ha registrato una perdita a livello consolidato di € 9,5 milioni, ma anche della perdita attesa per l'esercizio 2003, soprattutto per effetto della completa svalutazione della "DAM STEEL", come ricordava il Consigliere Tibaldi il bilancio è in fase di stesura e quindi i dati finali del risultato 2003 non sono ancora disponibili. In ogni caso, per far fronte alla situazione finanziaria, la proprietà di "CAS" è intervenuta attraverso 3 interventi: anticipo dei termini di pagamento dalle società svizzere alla "CAS"; immissione di liquidità nelle società "Novacciai S.r.l." e "Cogne France" per circa € 3 milioni, con conseguente rimborso da parte delle società di parte di loro debiti verso la "CAS"; immissione di € 5 milioni da parte della "MEG", che è la società controllante in "CAS", nella "CAS" stessa. A fronte di un impegno assunto dall'Amministrazione regionale, c'è un impegno consistente - 8 milioni di euro, più l'anticipo dei pagamenti - che la proprietà ha fatto per migliorare la situazione finanziaria dello stabilimento; credo sia un dato da tenere in considerazione.

Si chiede quali sono le provvidenze che la Regione ha erogato dal 1993 ad oggi; mi limito ad elencarle, se il Consigliere è d'accordo gli consegnerò poi una copia di questi dati. Sono provvidenze che riguardano la promozione e la commercializzazione dei prodotti, riguardano interventi per l'inquinamento ambientale, contributi per la formazione professionale, i finanziamenti collegati al trasferimento degli impianti definiti dalla legge n. 37/1995, che era stata oggetto dell'interpellanza precedente?

(interruzione del Consigliere Tibaldi, fuori microfono)

? il totale complessivo dovrei farlo, le fornisco i dati e sarà possibile farlo. In ogni caso, i dati sono aggiornati tenuto conto del fatto che i finanziamenti, in particolare quello degli impianti, erano dei mutui e questi mutui si sono ridotti. Ad esempio, il finanziamento per quanto riguarda il trasferimento degli impianti riguardava un mutuo di 25 miliardi di lire e attualmente il valore residuo è di 7-8 milioni di euro (14-15 miliardi).

Per quanto riguarda l'azione di monitoraggio, credo che non solo sia giusta, ma doverosa in una situazione di questo genere; è chiaro che il monitoraggio viene fatto innanzitutto avendo dei contatti frequenti con l'azienda e con le organizzazioni sindacali, le stesse aziende dell'indotto hanno fatto presente la loro situazione nei confronti dell'Amministrazione regionale. Un monitoraggio è stato fatto anche dal Dipartimento per il commercio degli Stati Uniti, in quanto l'azienda è stata sottoposta a 3 controlli anti-dumping da parte del dipartimento stesso.

In sintesi, oltre al monitoraggio e proprio sulla base del monitoraggio, la Giunta ha inteso assumere una decisione per fare in modo che lo stabilimento possa essere messo nelle condizioni di superare una situazione difficile, sempre tenendo presente che questa è un'azienda privata con propria autonomia e sicuramente non vi è l'intenzione dell'Amministrazione regionale di sostituirsi nelle responsabilità e nelle scelte che sono proprie del "management".

Credo che l'Amministrazione regionale abbia operato, per far sì che questo importante stabilimento possa affrontare al meglio una situazione che presenta le criticità di cui dicevo in premessa.

Président - La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (CdL) - Chiedo innanzitutto che sia allegato al verbale il resoconto sulle provvidenze concesse dalla Regione alla Cogne Acciai Speciali.

Vorremmo fare alcune considerazioni sull'interrogazione alla quale abbiamo dedicato poco tempo in sede di illustrazione. Naturalmente si tratta di un intervento straordinario, lei dice giustificato dalla legge n. 37/1995 che lo consente. Non dimentichiamo che la legge n. 37 è una legge "ad hoc", è una legge che riguarda la "CAS", non è una legge che concerne tutto il comparto economico valdostano. È una legge alla quale, in particolare all'articolo 2, 5 comma, bisogna fare ricorso in situazioni straordinarie e una situazione straordinaria è quella della crisi di liquidità grave, che sta attraversando la "Cogne".

Qual è il ruolo che gioca la Regione in questo caso? La Regione gioca un ruolo di soccorso, che in poche parole si traduce in un alleggerimento notevole delle garanzie richieste a fronte dei mutui concessi. Non sappiamo se sia opportuna la scelta che è stata valutata da "Finaosta". Sulle valutazioni di "Finaosta" non ci sentiamo di spezzare una lancia a favore, perché prima l'Assessore Vicquéry citava le valutazioni della finanziaria regionale in merito al candidato idoneo a gestire la Centrale del latte, e con il senno del poi anche questa valutazione si è rivelata catastrofica. Speriamo che questa, invece, quella che si riferisce all'alleggerimento delle garanzie da parte di "CAS", non sia dello stesso tenore!

Non so se la scelta compiuta da "Finaosta" e autorizzata dalla Giunta, autorizzazione della quale la Giunta si assume piena responsabilità, sia stata compiuta da altri istituti di credito che hanno concesso aperture e mutui alla "CAS". Non mi risulta che la filosofia bancaria sia quella di alleggerire le garanzie a fronte di un peggioramento della situazione finanziaria di un'azienda. Questa è una scelta che è fortemente politica, più che finanziaria. Penso che ancora prima di "Finaosta" la valutazione sia stata fatta dalla Giunta, ma - ripeto - ve ne assumete la responsabilità, anche perché le motivazioni che si evincono dalla lettura della deliberazione, confermate dall'Assessore, si riferiscono a crediti che sostituiscono le fideiussioni, ma sono crediti la sui esigibilità e certezza è piuttosto aleatoria.

Assessore, i crediti UE sono assistiti da polizza assicurativa per un controvalore solo di 988.000 euro a fronte del mutuo residuo di 1.836.000 euro. I crediti extra UE sono solo sulla base di lettere di credito non confermate, quindi i requisiti di esigibilità, certezza e liquidità che vengono chiesti ai sensi del Codice civile, qui ci sembrano vacillanti, perlomeno per quanto riguarda l'ammontare maggiore che è di 1.648.000 euro.

Comprendiamo che bisogna facilitare il superamento della crisi di liquidità aziendale, perché è una situazione che noi abbiamo evidenziato e noi stiamo monitorando da vicino e ci preoccupa. Possiamo anche comprendere l'intento di soccorso della Giunta, ma non riusciamo a credere che questo intento si tramuti in certezza, esigibilità e garanzia, come normalmente si richiede ad un'azienda che versa in queste condizioni.

Questa deliberazione, se arrivasse nelle mani di quella quindicina di operatori artigianali o piccoli imprenditori che hanno lavorato per "Cogne" e non vedono da tempo ragione dei loro crediti, urla vendetta perché loro stanno facendo da banca alla Cogne stessa, stanno anticipando con il loro denaro le sofferenze di Cogne! Essi si stanno indebitando con le banche, hanno chiesto mutui per poter evitare il tracollo della loro azienda. Paradossalmente la "Cogne" si tutela, da una parte, con i crediti dei clienti che vengono legittimati da "Finaosta" per garantire il mutuo erogato a suo tempo e, dall'altra, con i crediti dei fornitori; in questo caso, sono le piccole aziende locali valdostane che hanno svolto il lavoro, ma attendono - speriamo non invano! - il corrispettivo delle loro prestazioni. Speriamo non invano, anche perché diamo fiducia a un passaggio del suo intervento, Assessore, in cui ha affermato che il titolare della "CAS" si è assunto precisi impegni e speriamo che tali impegni vadano anche nella direzione di liquidare i titolari di queste aziende locali che attendono ragione dei loro crediti.

La cautela che lei ha citato in capo a "Finaosta", da parte nostra, non corrisponde al vostro punto di vista. Sappiamo bene che la situazione della "Cogne" è difficile, non vorremmo che questa operazione fosse propedeutica a un disimpegno della Regione nei confronti di una situazione industriale critica, un disimpegno che rischia di essere colpevole; anzi, anticipiamo la presentazione di una risoluzione, affinché questo intervento di soccorso deliberato dalla Giunta sia finalizzato alla soddisfazione delle legittime istanze che provengono da questi piccoli imprenditori valdostani.

Per quanto riguarda l'interpellanza, ci soffermeremo sui dati che lei ci fornisce. Prendiamo atto che finalmente anche voi, componenti della Giunta, vi siete resi conto che la situazione deve essere monitorata da vicino, onde evitare brutte sorprese in futuro; è una situazione che va monitorata senza interferenze - siamo perfettamente d'accordo - perché le responsabilità gestionali sono in capo al titolare e ai suoi manager, ma non va assolutamente trascurata.

Naturalmente di questo monitoraggio direi che dovrebbe farsi carico anche la IV Commissione consiliare, che è competente in materia di industria, e sarebbe opportuno chiedere l'audizione in commissione dell'amministratore delegato dell'azienda, per approfondire da vicino la fotografia a tinte fosche che è stata disegnata non solo da parte nostra, ma anche dallo stesso Assessore, perché c'è una sostanziale corrispondenza nelle rispettive percezioni.