Oggetto del Consiglio n. 138 del 15 ottobre 2003 - Resoconto
OGGETTO N. 138/XII - Problemi concernenti la scuola regionale per infermieri professionali per l'anno accademico 2003/2004. (Interpellanza)
Interpellanza
Visti i dati relativi alle iscrizioni alla scuola regionale per infermieri professionali, per l'anno accademico 2003/2004;
Constatato che anche quest'anno le iscrizioni sono in numero inferiore ai posti messi a disposizione, in quanto non si riescono a coprire i 30 posti, necessari per favorire il ricambio degli operatori sanitari;
Ritenuto tale dato preoccupante, in quanto sembra difficile, in prospettiva, procedere sia alla sostituzione del personale infermieristico che va via via in pensione sia alla copertura di posti ancora attualmente vacanti;
Considerato che comunque rientra tra le finalità del governo regionale garantire il funzionamento delle strutture sanitarie e territoriali dell'Usl, per rispondere ai bisogni di salute della popolazione,
I sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore competente per sapere:
1) quanti sono gli infermieri che negli ultimi anni hanno concluso positivamente tale scuola e quanti di questi lavorano presso l'USL della Valle d'Aosta;
2) se la scuola di infermieri professionali riesce a coprire il fabbisogno dell'Usl della Valle d'Aosta e, in caso contrario, come si intende operare per garantire comunque un adeguato servizio infermieristico;
3) se e come intende operare per superare la difficoltà della scarsa "appetibilità" della professione di infermiere professionale.
F.to: Squarzino Secondina - Riccarand
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Sugli organi di informazione sono apparsi alcuni dati circa il numero di iscrizioni al corso universitario per infermieri per l'anno accademico 2003-2004: si parlava di una presenza di 16 domande a fronte di 30 posti.
Correggo fra l'altro una dicitura dell'interpellanza in cui, erroneamente, ho parlato di "scuola regionale per infermieri professionali": è una vecchia dizione di quando non c'era ancora il diploma universitario, ma a volte siamo vittime di schemi mentali che ripetiamo senza adeguarci in modo consono alle nuove realtà.
Tornando all'argomento, la sottoscritta ha fatto una verifica rispetto ai dati apparsi su "La Stampa" per capire meglio se erano solo dati provvisori o se erano dati più definitivi e, dalla verifica fatta una decina di giorni fa, ho appreso che i dati non sono sostanzialmente cambiati, nel senso che su 30 posti messi a disposizione ne sono stati coperti 15 o forse 16 se qualcuno riesce all'ultimo momento a rientrare. Credo che anche l'Assessore concordi sul fatto che questo è un dato preoccupante, perché il numero di 30 allievi per corso è stato determinato tenendo conto delle esigenze del servizio sanitario regionale. Siamo invece di fronte a un numero decrescente di nuovi infermieri che ogni anno conseguono il diploma universitario - vedremo adesso i dati esatti che l'Assessore ci darà, ma mi sembra che vi sia un trend decrescente - e contemporaneamente l'USL è confrontata a un numero crescente di richieste di posti per infermieri, richieste che non riesce a soddisfare e allora è obbligata a ricorrere a degli escamotage e ne ricordo due.
Il primo escamotage è quello di pagare ore di straordinario per coprire i turni in reparto, al fine di consentire l'erogazione dei livelli minimi di assistenza; ma questo escamotage ha una conseguenza molto preoccupante rispetto al personale, nel senso che noi chiediamo al personale, già oberato di lavoro e stressato, un ulteriore impegno lavorativo. Sarebbe allora da chiarire a questo punto se si è fatta una verifica dei carichi di lavoro di questi infermieri e cosa comporti in termini di stress per questi infermieri lavorare tante ore in più rispetto al carico orario normale e quale risultato può avere questo rispetto alla resa del lavoro, rispetto all'efficienza del lavoro con gli utenti. Vi è quindi questo primo escamotage: pagare ore di straordinario.
Un secondo escamotage a cui l'USL è ricorsa è utilizzare convenzioni con cooperative, ricorrendo così a personale esterno, con contratti a breve termine, ma credo che a tutti possa essere noto che, tranne rarissimi casi in cui questo personale dà i concorsi e li supera, in tutti gli altri casi vi è una difficoltà a preparare le singole persone alla specificità dei diversi reparti o settori di lavoro.
Esiste un problema, non solo in Valle, anzi forse la Valle finora aveva un trend positivo rispetto ad altre regioni, nel senso che noi forse riuscivamo a coprire i posti a disposizione in misura superiore a quello che avveniva in altre regioni. La nostra Regione, tuttavia, si trova a confrontarsi con questa emergenza, quindi vorremmo sapere quali strategie l'Assessore intende perseguire. Noi abbiamo usato un termine nella nostra interpellanza: quello di rendere "appetibili" fra virgolette? comunque fare in modo che i giovani mettano anche questa professione come una delle aspirazioni del loro futuro. Come si intende intervenire? Non so, su un "battage" preventivo all'iscrizione, su una politica che all'interno dell'Ospedale valorizzi e riconosca l'autonomia e la responsabilità degli infermieri? Forse su una serie di incentivi non solo a carattere economico, che altre realtà ospedaliere offrono per utilizzare personale magari preparato in Regione? Oppure vi sono altri intendimenti? Penso che sia interessante conoscere quale tipo di politica l'Assessore intende portare avanti per affrontare questo problema.
Si dà atto che dalle ore 12,35 riassume la presidenza il Presidente Perron.
Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.
Fosson (UV) - La ringrazio di aver sollevato questa questione, perché è un problema vero ed è un problema per cui non è facile trovare le soluzioni, io non le ho, non dipendono solo da me, non dipendono solo da noi. La figura dell'infermiere professionale poi? per chi ha lavorato lì tanti anni? è sicuramente determinante e non è facile prevedere una struttura ospedaliera, un'assistenza senza questa figura.
Le do i dati che lei mi ha chiesto, che non sono molto differenti da quelli in suo possesso, anche perché li abbiamo presi tutti e 2 dallo stesso organismo: intanto nel 2000 si sono diplomati 21 infermieri professionali e l'USL ne ha assunti 13; nel 2001, 16 e l'USL ne ha assunti 10; nel 2002, 32 - è stato l'anno boom dell'infermiere professionale - e l'USL ne ha assunti 27; nel 2003, primo anno quest'anno in cui i dimessi dalla scuola sono laureati in scienze infermieristiche, abbiamo 30 alunni che hanno frequentato il corso, che non hanno ancora svolto la loro tesi e quindi non sono ancora stati assunti dall'USL. In questi anni alcuni hanno abbandonato la scuola in itinere: nel 1998, 6; nel 1999, 6; nel 2000, 6; nel 2001, 3; nel 2002, 5; nel 2003, 4 studenti. Le motivazioni di questo abbandono sono dovute a cause naturali, la gravidanza per esempio, oppure una mancanza di motivazione sopraggiunta in alcuni casi o, per alcuni, sono i motivi più frequenti, motivi di famiglia.
Il dato più importante che le ho portato e che dimostra come vi sia un trend negativo non solo nelle diplomate, ma anche nelle domande stesse? mentre nel 2000 avevamo 62 domande per 40 posti disponibili, queste sono passate a 39 per 30 posti nel 2001, a 35 domande per 30 posti nel 2002, a 26 domande nel 2002, mi scusi, per 26 posti e questo ultimo anno su 30 posti disponibili abbiamo avuto 16 domande che poi si sono risolte a 15, perché una di queste domande non era stata presentata in modo corretto. Come lei ha già detto, questo non è solo un nostro problema anzi, da quello che mi risulta, è un problema molto più importante nelle altre realtà viciniori, cioè in tutta Italia.
Con la seconda domanda mi chiede se bastano queste forze infermieristiche: no, non bastano, come ha già detto, anche perché la previsione di aprire delle RSA sul territorio impone comunque un aumento di queste figure professionali. Come ha detto, si è proceduto con procedure concorsuali o soprattutto con contratti libero-professionali, che ci hanno portato degli infermieri anche di altre professionalità: dai Magrebini, che all'inizio si erano inseriti male, ai Brasiliani ultimamente, a professionalità che giungono dall'est.
Le ore di straordinario richieste proprio per sopperire, perché di base non ne abbiamo a sufficienza? quindi bisognerà fare qualcosa per mantenere quei livelli assistenziali a cui accennava prima e che sono già stati determinati per il personale infermieristico, le ore di straordinario sono una soluzione temporanea, non sicuramente una soluzione ideale.
Il problema grosso, che è fonte di diverse analisi, però è proprio quello che lei ha definito giustamente di una "scarsa appetibilità". Non è un termine sbagliato, è giusto, anche se siamo vicini all'ora di pranzo, io e lei abbiamo delle relazioni in Consiglio sempre vicino a quest'ora? Abbiamo una scarsa appetibilità della professione, questo è vero. La domanda, girata in modo diverso, potrebbe essere: come mai i nostri giovani non vogliono andare a fare gli infermieri professionali? Mi creda, è già stato fatto tantissimo, l'informazione nelle scuole è non dico capillare, ma molto estesa, la scuola infermieri gira e ha delle presenze significative nei vari ordini di scuola. Aggiungo che dal 2000 al 2001 è stata fatta una convenzione con l'Università di Torino, e ha portato la scuola infermieri in Valle d'Aosta, una scuola a cui tutti riconoscono una grande validità. Le nostre infermiere hanno una professionalità sicuramente al di sopra del livello nazionale. L'Amministrazione precedente ha persino pensato a delle borse di studio che incentivassero questo. Attualmente un'infermiera professionale in formazione prende 2.600 euro annuali con un riconoscimento del 50% sempre al mese di maggio, a questo aggiunge contributi per l'alloggio, per il trasporto, la mensa, le divise; di più forse non si sa cosa fare. La pubblicità: il primo anno che sono arrivato qui ho fatto diversi proclami, ho detto che l'infermiera professionale era il lavoro più bello del mondo, abbiamo cercato in ogni modo di incentivare questa professionalità, che ha una grande validità nell'assistenza sanitaria e di cui abbiamo delle carenze. Le faccio notare che le nostre infermiere professionali godono di una retribuzione di bilinguismo che non esiste nelle regioni vicine; è in costruzione un nido aziendale che rende sicuramente ancora più appetibile la situazione delle nostre infermiere; è prevista una flessibilità di orario, di questo ne ho parlato con i sindacati e qui vi sono delle idee abbastanza buone, nel senso di prevedere una mobilità interna, perché spesso vi sono dei reparti in cui i carichi di lavoro sono di un certo tipo e reparti in cui i carichi di lavoro sono inferiori, per cui pensare ad una mobilità aumenterebbe una professionalità e al tempo stesso permetterebbe il turnover verso questi reparti.
Cosa possiamo fare di più? Quello dell'infermiera professionale rimane un lavoro duro, un lavoro che comporta dei turni la notte di Natale o di Capodanno; è un lavoro di grande responsabilità, dal punto di vista legale non sempre la nostra storia è stata positiva per la responsabilità di questa figura; una retribuzione che forse, nonostante che venga qui corrisposto un bilinguismo, non è altissima rispetto ad altri lavori. Cosa dobbiamo fare? Questo non lo so, è un problema nazionale e lei sa che in materia sanitaria non possiamo creare delle figure professionali nuove o modificare le competenze dell'infermiera professionale. Credo comunque - e ne ho già parlato anche a livello nazionale - che sia importante rideterminare il ruolo dell'infermiera professionale, tanto più adesso che è una laureata in scienze infermieristiche, cioè una maggiore responsabilità e autonomia professionale. Non so se lei sia mai stata in Francia in ospedali a verificare la situazione, però le infermiere professionali in sala operatoria conducono normalmente un'anestesia, nei reparti chirurgici, come era il mio, fanno le medicazioni e gestiscono l'assistenza del malato; da noi non è così. Se non avviene un ripensamento e una ridistribuzione di questa autonomia lavorativa, penso che non ne veniamo fuori e noi su questo possiamo incentivare, però non risolviamo il problema alla radice.
Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - È difficile replicare ad un'analisi di una situazione complessa o aggiungere elementi ulteriori di annotazione e di approfondimento.
Partirei dall'ultima annotazione dell'Assessore, perché credo che un grosso lavoro possa essere fatto anche in loco, anche nell'USL e nelle strutture regionali, sanitarie, proprio di ripensamento e valorizzazione di questa figura professionale, perché è vero che bisogna forse aumentare lo stipendio e ridefinire un ruolo a livello nazionale, però è anche vero che in termini di organizzazione di lavoro è possibile fare molto. Non so se lei ha avuto modo di parlare con alcuni di questi infermieri, che hanno conseguito il diploma in Valle, ma poi non sono stati assunti dall'USL oppure, una volta assunti, hanno deciso di andarsene per scegliere altre strutture ospedaliere fuori Valle; queste persone mi parlavano di un'organizzazione del lavoro totalmente diversa, mi parlavano di una valorizzazione all'interno della struttura ospedaliera del loro ruolo. Credo che sia possibile fare uno sforzo per dare un riconoscimento in termini di autonomia di lavoro, di formazione continua, di ulteriori spazi di crescita culturale e professionale, altrimenti anche se noi organizziamo la migliore campagna pubblicitaria del mondo, se non cambiamo la realtà lavorativa? è chiaro che i giovani si lasciano attirare da questa pubblicità, ma se per un attimo solo hanno avuto occasione di vedere le condizioni di lavoro e i rapporti anche di lavoro, forse fanno marcia indietro, cioè è proprio la realtà lavorativa che molte volte impedisce a questi giovani di trovare appetibile questo tipo di professione.
Non me ne voglia poi l'Assessore? capisco che ormai il progetto di un nuovo Ospedale è stato seppellito nella voragine che si sta scavando attorno all'Ospedale vecchio, capisco questo progetto e, pur con la morte nel cuore, magari lei è costretto a portare avanti i progetti che altri, prima di lei, hanno deciso. Lei però sicuramente avrà visto come funzionano altri ospedali, avrà visto come l'organizzazione degli spazi interni e dei percorsi, come l'utilizzo di posta pneumatica o di piccoli robot consenta agli infermieri di svolgere solo il lavoro professionale di cura e di attenzione all'utente, così che essi non devono, come avviene in altre strutture, occupare parte del loro tempo prezioso - non oso fare delle percentuali, ma moltissimo tempo prezioso - a fare i postini o i passacarte, o coloro che vanno e vengono da un posto all'altro per raccogliere o dare informazioni. Credo che un'organizzazione strutturale edilizia diversa avrebbe potuto garantire un ambiente fisico di lavoro diverso e più appetibile.
