Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3146 del 3 aprile 2003 - Resoconto

OGGETTO N. 3146/XI Approvazione del piano energetico ambientale relativo alle catene energetiche stazionarie, elaborato dalla Finaosta S.p.A. in esecuzione delle deliberazioni n. 2407 in data 1° luglio 2002 e n. 5161 in data 30 dicembre 2002.

Deliberazione Il Consiglio

Vista la legge 9 gennaio 1991, n. 10 (Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia), che all'articolo 5 prevede che le regioni predispongano un piano relativo all'uso delle fonti rinnovabili di energia;

Richiamata la precedente deliberazione della Giunta regionale n. 4120 in data 20 settembre 1996, concernente l'approvazione del progetto di Piano energetico regionale elaborato da Finaosta S.p.A. e l'affido alla stessa Società, ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale 28 giugno 1982, n. 16, dell'incarico per la redazione del Piano medesimo, integrato da un piano di utilizzo delle acque a scopo idroelettrico;

Richiamata la propria deliberazione n. 3126/X in data 14 aprile 1998, concernente l'approvazione del Piano energetico regionale;

Richiamata la precedente deliberazione della Giunta regionale n. 2407 in data 1° luglio 2002, relativa all'affido alla Finaosta S.p.A., ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 16/1982, dell'incarico per la redazione di uno studio finalizzato all'aggiornamento del Piano energetico regionale;

Ricordato che in data 11 novembre 2002 ha favorevolmente esaminato le risultanze del bilancio energetico regionale, sottoposte dalla stessa Finaosta S.p.A. a parziale evasione dell'incarico affidato con la menzionata deliberazione n. 2407/2002;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 5161 in data 30 dicembre 2002, in merito all'integrazione - con proroga del termine al 31 gennaio 2003 - dell'incarico affidato con la citata deliberazione n. 2407/2002, ai fini della redazione di un Piano energetico ambientale relativo alle catene energetiche stazionarie, incentrato sulle problematiche affrontate in sede di elaborazione dello studio di cui sopra;

Considerato che gli elaborati preliminari per la redazione del Piano energetico ambientale sono stati esaminati in via informale dal Comitato tecnico per l'ambiente, il quale ha ritenuto che il documento di cui si tratta non ricade tra gli strumenti di pianificazione da sottoporre a procedura di valutazione dell'impatto ambientale, come risulta dalla nota prot. n. 26961 in data 4 dicembre 2002;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 5116 in data 30 dicembre 2002, concernente l'approvazione del bilancio di gestione della Regione per il triennio 2003/2005, con attribuzione alle strutture dirigenziali di quote di bilancio e degli obiettivi gestionali correlati e di disposizioni applicative;

Visto il parere favorevole rilasciato dal Direttore della Direzione energia dell'Assessorato dell'Industria, Artigianato ed Energia, ai sensi del combinato disposto degli articoli 13, comma 1, lettera e) e 59, comma 2 della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45, sulla legittimità della presente deliberazione;

Visto il parere della IV Commissione consiliare permanente;

Delibera

di approvare il Piano energetico ambientale relativo alle catene energetiche stazionarie - allegato al presente atto - elaborato dalla Finaosta S.p.A. ad evasione dell'incarico affidato con le deliberazioni della Giunta regionale n. 2407 in data 1° luglio 2002 e n. 5161 in data 30 dicembre 2002, dando atto che il Piano medesimo costituisce documento di pianificazione energetico rivolto a:

1) aggiornare ed approfondire i contenuti del Piano energetico regionale, di cui all'articolo 5 della legge n. 10/1991, approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 3126/X del 14 aprile 1998;

2) stabilire i criteri preliminari per l'applicazione dei decreti ministeriali 24 aprile 2001, relativi all'individuazione degli obiettivi quantitativi, rispettivamente, per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali, ai sensi del decreto legislativo n. 79/1999, e per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ai sensi del decreto legislativo n. 164/2000;

3) individuare gli obiettivi di pianificazione energetica regionale conformi alle indicazioni contenute nel protocollo d'intesa per il coordinamento delle politiche finalizzate alla riduzione delle emissioni dei gas-serra nell'atmosfera, sottoscritto a Torino, il 5 giugno 2001, dalla Valle d'Aosta congiuntamente alle altre regioni.

Allegato

(Omissis)

Président La parole à l'Assesseur à l'industrie, à l'artisanat et à l'énergie, Ferraris.

Ferraris (GV-DS-PSE)Il piano energetico ambientale viene dopo il piano che questo Consiglio aveva votato nel 1998; allora si trattava di un piano energetico e non di un piano energetico ambientale come in questo caso, e credo che allora - e io mi auguro anche oggi - i piani votati dal Consiglio regionale avevano avuto degli elementi anticipatori rispetto alle politiche che poi si sono sviluppate a livello nazionale. Vorrei ricordare gli interventi per quanto riguarda il ramo relativo al settore idroelettrico, ma anche gli interventi relativi al finanziamento del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, quindi le parti del piano che andavano espressamente nella direzione di una salvaguardia e di una difesa dell'ambiente.

Ora, essendo a una riedizione del piano, ci muoviamo all'interno di un modello consolidato, abbiamo dei dati consolidati per quanto riguarda il bilancio energetico, è stata realizzata una pianificazione che ha portato importanti risultati - su questo tornerò dopo - ma gli obiettivi che si volevano raggiungere con il piano del 1998 intendevano andare verso una maggiore autonomia energetica della Valle, volta ad uno sviluppo economico, alla qualità della vita e, di conseguenza, alla salvaguardia dell'ambiente, alla riduzione delle emissioni inquinanti incentivando le fonti rinnovabili, il risparmio energetico e ad intervenire in questo settore cercando di razionalizzare e ridurre l'impatto delle infrastrutture energetiche sul territorio.

Uno degli effetti di questo piano, sicuramente rilevante, è quello relativo all'acquisizione del ramo di azienda ENEL. Come sapete, la Regione ha acquisito, tramite "CVA", 30 centrali ENEL per una producibilità di 2960 gigawatt anno, ed è proprietaria del 49 percento della società di distribuzione DEVAL: questa operazione è stata fatta con dei ritorni finanziari che sono tutti a favore della Regione, oltre che ritorni in termini di sostegno dell'economia regionale, che poi illustrerò. Dal punto di vista delle entrate e sborsi della cosiddetta "operazione ENEL", nel 2001 abbiamo avuto delle entrate per 42.787.000 € e, nel momento in cui in quell'anno non sono state pagate rate di ammortamento dell'emissione delle obbligazioni, queste entrate sono state totali, quindi ai 42 milioni di entrate non hanno corrisposto spese.

Nel 2002 le entrate sono state di 71.083.000 € a fronte di una rata di 41.813.000 € con una differenza positiva di 29.269.000 €. Se sommiamo questi due anni, abbiamo che la differenza cumulativa 2001-2002 è di 72.057.000 €; se lo trasformiamo in miliardi, ci rendiamo conto di cosa abbia significato questo tipo di operazione. Tenete conto che il "trend" è positivo per il 2003 e, qualora venga approvato il disegno di legge "Marzano" sul riordino del sistema elettrico nazionale, con la sottrazione al settore idroelettrico dei costi aggiuntivi che non competono a tale settore, i risultati tenderanno ulteriormente a migliorare. Questa operazione ha consentito un altro dato: la possibilità per 52 imprese valdostane di avere delle riduzioni significative del costo dell'energia elettrica, una riduzione intorno al 15 percento del costo del kwh e la possibilità, a partire dal 1° maggio di quest'anno, di consentire queste facilitazioni ad altre 300 aziende, perché a partire da questa data le aziende che consumano più di 100mila kwh/anno diventano clienti idonei, quindi possono utilizzare direttamente l'energia prodotta da "CVA" senza doversi risolvere alle società di distribuzione.

Tenete conto che qualora venga approvato dal Parlamento il disegno di legge "Marzano", la soglia scenderebbe a 50mila kwh e questo vorrebbe dire per altre 400 imprese valdostane poter avere dei costi energetici favorevoli. Da questo punto di vista credo che tale tipo di operazione, prevista nel piano approvato dal Consiglio regionale del 1993, abbia dato dei risultati positivi; intanto, perché questa risorsa favorisce lo sviluppo delle imprese riducendo i costi dell'energia, che sono una componente significativa dei costi dell'azienda, e poi perché dà la possibilità alla Regione di controllare un settore molto delicato: quello delle centrali elettriche e delle dighe. Direi quindi che la Regione si è mossa per far sì che un patrimonio regionale, quello delle acque, fosse adeguatamente valorizzato.

Oggi si tratta di affrontare una situazione diversa, basata sul raggiungimento di obiettivi significativi, ma si tratta senza dubbio di andare avanti; da qui la necessità di tenere conto delle tendenze in atto: prima fra tutte, la necessità di adeguare il sistema energetico regionale alle indicazioni del "protocollo di Kyoto" del 1997, recepito con legge nazionale n. 120/2002, protocollo che definisce precisi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas in atmosfera e prevede che, per quanto riguarda l'Italia, entro il 2012 le emissioni di gas-serra in atmosfera debbano ridursi dell'8 percento rispetto alle emissioni del 1990. Sulla base del "protocollo di Kyoto", è stato raggiunto un protocollo di intesa Stato-Regioni nel luglio 1991 che impegna le regioni ad operare per la riduzione dei gas-serra e per l'elaborazione di piani energetici regionali ambientali, che dovevano essere realizzati entro la fine dello scorso anno.

Si è ulteriormente proceduto sul piano della liberalizzazione del mercato elettrico, sulla base delle direttive dell'Unione europea del 1999, dei decreti legislativi "Bersani" e "Letta", che hanno determinato la liberalizzazione rispettivamente nel settore dell'energia elettrica e nel settore del gas. Ci troviamo di fronte anche a modifiche delle norme costituzionali: in particolare, il titolo V della Costituzione è stato modificato dalla legge costituzionale n. 3/2001 e stabilisce che, per quanto riguarda produzione, trasporto e distribuzione di energia, queste diventano materie di legislazione concorrente fra Stato e Regione. Proprio sulla base degli impegni assunti dalla Regione e degli impegni sottoscritti anche in sede di protocollo intesa Stato-Regioni, il Consiglio dovrà oggi affrontare la questione relativa al piano energetico ambientale regionale. Vorrei sottolineare come la Valle d'Aosta oggi sia la prima Regione, a livello nazionale, che porta all'approvazione del Consiglio questo piano, anche se altre regioni stanno lavorando in questa direzione. Il piano si basa su un esame del sistema energetico valdostano, un sistema che è caratterizzato da un fabbisogno di 4300 gigawatt/h all'anno e da un "surplus" elettrico di 1975 gigawatt anno, fabbisogno che è caratterizzato da un forte import di combustibili liquidi e gassosi.

Per quanto riguarda i consumi, in Valle d'Aosta questi sono divisi a metà: 50 percento sono consumi di tipo civile e 50 percento consumi industriali. Rispetto ai consumi nazionali abbiamo un maggior consumo di combustibili nel settore dei trasporti (40 percento in Valle, 33 percento in Italia), un maggior consumo nel terziario (17 percento in Valle, circa il 10 percento in Italia), un consumo sulla media nazionale per quanto riguarda l'uso residenziale (20 percento in Valle, 22 percento a livello nazionale). Nel settore industriale invece i consumi sono molto più bassi (21 percento in Valle, 31 percento in Italia) e c'è un consumo più basso anche in agricoltura (0,5 percento in Valle, 2,7 percento in Italia).

Ora quali sono gli obiettivi del piano a fronte di questi dati? Innanzitutto il rispetto dei protocolli internazionali relativi alla salvaguardia dell'ecosistema; si punta alla promozione delle fonti rinnovabili e anche alle interconnessioni delle catene energetiche, cosa che attualmente non c'è. In Valle d'Aosta, abbiamo infatti le catene energetiche che sono separate, abbiamo catene energetiche che vengono fatte con combustibili liquidi, altre con combustibili gassosi, la catena idroelettrica, le biomasse, ma non c'è interconnessione fra queste catene. Obiettivo del piano è quello di avere una forte attenzione all'impatto ambientale e, contemporaneamente, far sì che si mantenga un buon livello dello sviluppo economico e soprattutto che si consolidi la produzione del settore idroelettrico, tenuto conto di alcuni elementi, quali: l'evoluzione del sistema elettrico, sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista dei consumi; la necessità di realizzare interventi che vedano il coinvolgimento sia di soggetti privati che pubblici; la necessità di valutare l'impatto dei singoli interventi di razionalizzazione, e quindi valutare sul piano dei costi e dei benefici quali interventi fare, che vadano nella direzione del risparmio energetico e della difesa dell'ambiente. Quali sono gli interventi previsti da questo piano? Li ricordo in estrema sintesi, sono quelli di incentivare le fonti rinnovabili, quindi gli impianti solari e la biomassa, la realizzazione di impianti idraulici competitivi, la realizzazione di impianti mini-idraulici - quelli con potenza inferiore a 1 megawatt -, l'incentivazione del risparmio sugli usi finali, l'incentivazione degli impianti a pompa di calore, l'incentivazione e lo sviluppo degli impianti cogenerativi. Quali sono i risultati che ci si attende da questo tipo di iniziative? Innanzitutto ottenere una riduzione del carico combustivo locale. Di conseguenza, si dovrà puntare alla riqualificazione dei combustibili, ad esempio passare dall'olio combustibile al gas - che ha minori emissioni di gas-serra -, e l'obiettivo che ci si pone è una diminuzione del biossido di carbonio del 16 percento rispetto al 1990; tenete conto che l'obiettivo previsto a livello nazionale è dell'8 percento. Questo si riferisce alle catene energetiche stazionarie. È ovvio che vogliamo ottenere tali risultati anche con il mantenimento o il leggero incremento dei livelli di consumo idroelettrico.

Il piano poi dettaglia - e io non entrerò nel merito sicuramente - sulle azioni e sugli strumenti: quindi, per privilegiare ad esempio il solare termico è necessario fare delle agevolazioni di carattere finanziario, è necessario anche fare delle iniziative di formazione, delle campagne di informazione, realizzare progetti-pilota, così vengono indicati per quanto riguarda il fotovoltaico, la biomassa, la cogenerazione, le pompe di calore, quali sono gli strumenti e quali sono le azioni che devono essere fatte a supporto di questi strumenti.

Un'altra questione che affronta il piano è relativa ai sovraccosti perché passare da forme di energia pulita comporta dei sovraccosti precisi di euro-gigawatt/h. Sulla base di una previsione di spesa di 12 milioni di euro nei 12 anni si è calcolato quali possono essere le priorità e gli interventi che hanno un maggior impatto dal punto di vista del miglioramento ambientale e con un costo compatibile con i miglioramenti che si vogliono realizzare. Per fare un esempio paradossale, se dovessimo pensare di utilizzare energia solo prodotta dal solare, avremmo costi enormi con producibilità molto basse, però è vero che in alcune situazioni la produzione di energia fotovoltaica è una condizione importante e utile. Si indica qual è il potenziale di ogni tipo di intervento, qual è l'efficacia e si indicano delle priorità: ad esempio, la cogenerazione che passi da degli impianti di riscaldamento, dall'utilizzo dell'olio o del gasolio al gas naturale, è una priorità di primo grado; le pompe di calore, che sempre per il riscaldamento sostituiscano impianti ad olio combustibile, lo stesso; lo stesso per quanto riguarda il rafforzamento dell'idroelettrico e del solare. Indubbiamente una cogenerazione che trasformi un impianto di riscaldamento a gas naturale a un impianto di cogenerazione a gas naturale ha una priorità di secondo livello. C'è comunque un'indicazione di quali devono essere le priorità sulla base dell'efficacia dell'intervento di miglioramento e di razionalizzazione energetica ambientale, e poi c'è anche un'ipotesi di come allocare questi 12 milioni di euro. Non sto a dire quanto c'è in tabella, ma indubbiamente c'è un'indicazione di come individuare gli interventi che devono essere finanziati: quelli dell'idroelettrico di piccola taglia, le biomasse, le pompe di calore, la cogenerazione.

La cogenerazione è il settore che ha la priorità anche finanziaria maggiore, in quanto è prevista una spesa intorno ai 4,5 milioni di euro, anche perché è quella che dà i ritorni migliori dal punto di vista sia energetico che ambientale; da questo punto di vista, anche le pompe di calore hanno un impatto significativo. Il piano dà anche indicazioni che vanno oltre il termine, situato al 2010, in direzione di un potenziamento di alcuni interventi, quindi di andare a un ulteriore contenimento dei consumi finali, a uno sviluppo delle piccole produzioni idroelettriche, a un ripotenziamento degli impianti idroelettrici, a un'ulteriore diffusione delle pompe di calore e realizzazione degli impianti cogenerativi. Vi sono poi nuove iniziative rivolte alla creazione di reti di microgenerazione, prevalentemente quella idroelettrica, e poi, nella parte dedicata alla ricerca, vi sono alcune applicazioni del vettore a idrogeno, quindi impianti di celle a combustibile e impianti innovativi per la trazione urbana, dove si ipotizzano due tipi di interventi: il primo, riguarda veicoli a zero emissioni, quindi possiamo pensare ai veicoli a idrogeno e, il secondo, riguarda veicoli a emissioni ultra basse, quindi possiamo pensare a veicoli ibridi che utilizzano la trazione elettrica con fonte combustibile.

Per quanto riguarda la ricerca, il piano prevede una spesa di 3 milioni di euro che concerne la realizzazione di una mini-rete cogenerativa, la realizzazione di un impianto-pilota a celle combustibili da 30 kwh, e la gestione di flotte sperimentali di veicoli urbani ecocompatibili, sia pure in numero limitato, ma che indica la volontà di intervenire in questa direzione, la generazione di idrogeno su scala sperimentale con un impianto che dovrebbe produrre da 10 a 100 kwh. Questi sono gli obiettivi che si intende realizzare. Tale piano ha anche un'altra caratteristica: quella di essere un piano che presuppone una forte integrazione con altri interventi di programmazione, nei quali c'è un influsso sullo sviluppo dei consumi energetici. Un riferimento viene fatto al piano territoriale paesistico, il quale prevede che vi siano degli interventi di salvaguardia dell'ambiente e di compatibilità ambientale; al piano del bacino di traffico, sappiamo che il 40 percento dei consumi energetici e i combustibili liquidi sono utilizzati dai trasporti e la città di Aosta sta lavorando ad un piano urbano del traffico che ha come obiettivo quello di migliorare le emissioni; al piano della gestione dei rifiuti, dove è previsto il recupero e la riutilizzazione dei rifiuti con conseguenti risparmi in termini energetici relativi al recupero delle materie prime, il riciclaggio, la captazione di biogas derivanti dalla discarica per il trattamento dei rifiuti, che consente già oggi di operare in termini di cogenerazione; al settore agroforestale, dove si devono recuperare le biomasse legnose per riutilizzarle in termini energetici; al piano regionale per il risanamento della qualità dell'aria, dove sono previsti interventi di monitoraggio e interventi che vanno in direzione del miglioramento delle condizioni ambientali. Il problema energetico ambientale - come dicevo - va visto in una dimensione trasversale, integrata, e il piano presentato al Consiglio è stato confrontato con le associazioni aderenti al "Patto per lo sviluppo".

Concludendo, vorrei fare un'ultima considerazione. Ricordavo prima che questo diverrebbe, se adottato, il primo piano energetico ambientale adottato da una regione in Italia; vorrei però notare come molta attenzione nella nostra regione sia rivolta al problema dei trasporti, il 40 percento dei combustibili liquidi è utilizzato nel settore dei trasporti, ma se andiamo a vedere quali sono i combustibili utilizzati negli altri settori, civile e industriale, vediamo che la somma fra combustibili liquidi e combustibili gassosi ci porta a 1900 gigawatt/h di consumi annuali, a fronte di 1600 gigawatt/h annui di consumi per i trasporti. Pensare alla salvaguardia ambientale, credo che significa occuparsi anche di questa parte, che non è una parte residuale, ma è significativa. Questo piano quindi, che ha una dimensione trasversale dovendosi integrare con gli altri piani, dà delle indicazioni specifiche rispetto al 60 percento dell'utilizzo di fonti energetiche.

In questa percentuale una quota è l'idroelettrico, ma è una quota che è circa un terzo dei consumi effettuati in Valle, escludendo i consumi relativi ai trasporti. Abbiamo da fare degli interventi sulle fonti energetiche determinate dai combustibili liquidi e dai combustibili gassosi che hanno un fortissimo impatto sull'ambiente, in particolare nella nostra regione. Questo piano tende pertanto a colmare una lacuna, ma io direi che dovrebbe spostare l'attenzione del dibattito politico perché sull'ambiente è giusto occuparsi del 40 percento, ma dobbiamo ricordare che c'è un altro 60 percento di cui è necessario occuparsi, e tale piano intende fornire delle soluzioni che non sono miracolistiche, ma sono indicate con precisione insieme alle risorse che la comunità deve mettere a disposizione. Direi che questo piano crea le premesse - come era avvenuto nel 1998 - per affrontare in misura anticipatrice i prossimi anni rispetto a un tema che sarà una delle priorità dell'agenda politica, non solo della Valle d'Aosta, ma in termini generali.

Président J'ouvre la discussion générale.

La parole au Conseiller Borre.

Borre (UV) Le mie sono riflessioni dovute a seguito di una lettura di questo aggiornamento del piano. Non entro nei particolari della cogenerazione o delle pompe di calore, perché ho bisogno ancora di capire meglio il valore tecnico di queste fonti di cui, già da quindici anni, si parlava, e che erano, a quel momento, fonti che non avevano valore. Si diceva che le pompe di calore in Valle d'Aosta erano una cosa assurda, perché andare a pescare l'acqua e restituire per prelevare un certo tipo di calore, la differenza era costosa e quindi era stata accantonata. Non parliamo della cogenerazione perché in quei momenti, quando è arrivato il metano e alla "Cogne" si produceva già il vapore, fatto che avrebbe senz'altro portato beneficio nella città di Aosta, non se n'è fatto niente perché la cogenerazione produceva energia, ma a basso calore, quindi il costo era troppo alto: queste erano le valutazioni di allora. Si vede che la tecnologia oggi è estremamente avanzata, quindi permetterà di beneficiare di queste fonti.

Le mie riflessioni sono legate un po' alle cose più leggibili e trasportabili sul territorio. Nello Studio di "Boffa" del 1992 venivano individuati momenti strategici per delineare le linee guida per la realizzazione del piano energetico regionale della Valle d'Aosta; fra queste, ve ne sono tre che voglio citare: lo sfruttamento delle risorse energetiche locali come contributi al soddisfacimento dei consumi finali della Regione; l'impiego razionale dell'energia tramite l'incentivazione del risparmio energetico; il riequilibrio del sistema energetico con diffusione dell'utilizzo del gas naturale. Sono punti che sono stati ripresi anche in questo aggiornamento e fanno parte degli obiettivi che hanno contribuito alla predisposizione del piano energetico del settembre 1996.

Riferendomi pertanto al primo dei tre obiettivi che ho menzionato, vorrei conoscere quali sono le intenzioni per sfruttare al meglio le risorse ancora producibili di energia idraulica, perché nel piano non mi è chiara l'indicazione, ad eccezione dei nuovi impianti di La Thuile e della Balme. Dal presente documento emerge che gli impianti con possibilità di sfruttamento sono 68 con potenza superiore al megawatt; di questi 68, 7 sono stati ritenuti di maggiore interesse realizzativo, quindi mi chiedo se vi sarà l'intervento di privati o l'interesse superiore riproporrà il monopolio ex ENEL. Si parla di potenzialità microidrauliche, e qui non ho capito bene se l'Assessore si riferiva alle stesse, perché dalla relazione traspaiono cose diverse; per "microidrauliche" credo che si intendano centraline con turbina a servizio di "mayen", alpeggi, rifugi. Nella relazione sarebbe interessante capire cosa significano le parole di pagina 18 - cito -: "Ciò non esclude naturalmente che qualche singolo impianto possa risultare conveniente, probabilmente nel caso di autoproduzione ed in zone isolate".

Sempre per lo sfruttamento delle risorse energetiche ed idrauliche, la "CVA" sta avviando la costruzione del nuovo impianto di La Thuile, che andrà in esercizio nel 2007, ed è in attesa della concessione per La Balme: qui mi sembra che il totale sia 67,5 gigawatt. Inoltre, visti gli interventi in programma per Hône e Chavonne, sarebbe importante avere dei dati per capire quali sono i benefici in termini di produzione qualitativa e quantitativa, sia per questi interventi che per gli interventi fatti o si dovranno fare per migliorare le condizioni delle strutture acquistate da ENEL. Sarebbe importante capire qual è lo stato dell'occupazione in "CVA" e qual è la situazione circa il soddisfacimento degli utenti, perché sembra che le lungaggini a cui gli utenti erano abituati con ENEL siano addirittura peggiorate in alcuni casi.

La risorsa energetica è anche la biomassa costituita dal legno; vorrei leggere quanto si dice a pagina 38 sull'argomento, perché questo è uno dei momenti che mi interessa particolarmente. È stato avviato uno di questi impianti a Morgex e oggi tale impianto conosce le difficoltà per non essere riusciti a legare l'impianto con il recupero di legname dalla pulizia del bosco. Chi produce scarti - mentre prima li consegnava felice di consegnarli gratis - oggi si è accorto che l'impianto ne ha bisogno, quindi comincia ad alzare il prezzo. Allora, se fosse stata data attuazione alla legge che parlava di pulizia dei boschi, quindi di recupero di quel materiale, questo problema non sarebbe forse alla luce. Si può rimediare, però, e in tempi brevi.

Nel rapporto si dice: "In Valle d'Aosta le maggiori fonti di disponibilità di biomassa legnosa risultano dall'attività di lavorazione in bosco. Si stima che se alle utilizzazioni forestali nelle proprietà pubbliche si addizionassero quelle eventualmente realizzabili nelle proprietà private, si otterrebbe un volume di 30-35 mila metri cubi di biomassa legnosa da destinare ad usi energetici. In tali ipotesi la filiera legno-energia rappresenterebbe un settore di sviluppo economico di un certo interesse, per il cui ottimale sfruttamento occorre risolvere alcune problematiche di tipo organizzativo, normativo, economico, formativo e informativo, attualmente presenti a livello regionale". In queste ultime parole è compreso il fatto che dovremmo riuscire ad effettuare anche la pulizia del bosco. L'energia solare sembra possa offrire particolare interesse nei posti isolati, come alpeggi, rifugi alpini, o singoli edifici: in questo ultimo caso, solo al fine di produrre acqua calda. Vi sono però anche qui delle difficoltà, norme e regolamenti edilizi che sono difformi nei vari comuni. Vi sono comuni che richiedono la concessione edilizia, altri per i quali è sufficiente la denuncia dei lavori; quindi, se vogliamo potenziare questo discorso, sarebbe importante verificare se è possibile normare in maniera uguale nei 74 comuni. Passando all'impiego razionale dell'energia tramite l'incentivazione del risparmio energetico, per "impiego razionale" si intendono interventi miranti a ridurre la richiesta energetica, mantenendo gli stessi effetti per il risultato finale, e cioè usare dispositivi più efficienti che, riducendo le dispersioni, consumano meno energia elettrica o termica.

Il documento porta indicazioni circa il risparmio energetico, andando ben al di là di quanto prendo io in esame; il documento infatti parla di "ottimizzazione delle politiche energetiche regionali" e di altre questioni. Ho ritenuto di prendere quelle facilmente attuabili: miglioramento termico dell'involucro edilizio, utilizzo dei sistemi di regolazione distributiva degli ambienti (termoregolazione), manutenzione razionale programmata degli impianti, rinnovo degli attuali elettrodomestici con sistemi a basso consumo (utilizzo di corpi illuminanti ad elevata efficienza). Ho più volte chiesto se non fosse cosa intelligente avviare il progetto e la costruzione di un edificio sperimentale che contenga tutte le misure miranti al risparmio energetico; penso a misure che oggi sono singolarmente oggetto di contributo per il risparmio energetico. Potremmo avere una misura che prevede il contributo per interventi atti al risparmio in una certa percentuale, l'insieme delle misure porterebbe a un risparmio non indifferente.

Perché queste misure entrino nella cultura non solo dei privati, ma anche degli enti pubblici, dovranno essere messe in atto forme di informazione e coinvolgimento. È necessario che gli impianti di illuminazione pubblica rispondano a determinate caratteristiche indirizzate al risparmio, caratteristiche che sono evidenziate da questo documento. È indispensabile che gli eccessi di calore e di illuminazione negli edifici pubblici non vengano regolati con finestre aperte o tende tirate, bensì con impianti di termoregolazione o fotoregolazione. Attuando da subito, nel pubblico, le prospettive di risparmio energetico, avremo da subito un bel risparmio, ma soprattutto potremmo essere un esempio da seguire. Altro punto degli obiettivi e delle linee guida "Boffa": il riequilibrio del sistema energetico con diffusione dell'utilizzo del gas energetico. Forse mi è sfuggito, però non trovo nulla sul teleriscaldamento negli obiettivi che si pone questo aggiornamento. È vero che non è trascurabile dove si parla di utilizzo della cogenerazione di metano, ma il servizio serve prioritariamente per l'energia! Ritengo che anche le centrali di teleriscaldamento a gas di tipo tradizionale risponderebbero forse ad un risparmio, ma senza dubbio sarebbero coerenti con il rispetto dell'ecosistema e dei protocolli internazionali sulla salvaguardia dell'ambiente. L'Assessore ha citato il capitolo 1.3 a pagina 10, dove si dice che noi produciamo energia elettrica per oltre 3 milioni di megawatt, però non siamo autosufficienti per quanto consumiamo di energia; quindi dovremmo fare un'attenta riflessione su quello che è il consumo perché potrebbe essere ridotto all'interno della nostra regione.

Concludendo, questo documento dà indicazioni precise su iniziative finalizzate ad uno sviluppo qualitativo, ma anche quantitativo, delle fonti energetiche nel settore idroelettrico; definisce interessante il possibile utilizzo di biomasse derivanti dalla filiera agroforestale in impianti di taglia sufficiente ad assicurare efficienza e controllo delle emissioni: questo è un settore in cui c'è ancora tanto da lavorare. Vi sono soprattutto - e qui mi compiaccio - precise indicazioni sul risparmio, o meglio, sul non spreco di energia, indicazioni che possono dare, da subito, risultati.

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) Credo sia difficile non dire "sì" agli obiettivi che il piano si propone, perché sono quelli individuati nei protocolli internazionali per la salvaguardia dell'ambiente: siamo di fronte al tentativo di tradurre in loco questi grandi obiettivi che mirano a migliorare la qualità dell'aria e quindi a prevenire l'effetto-serra. Mi sembra che a livello descrittivo sia molto analitico relativamente ai dati che ci sono: indica anche, nei vari settori, possibili azioni che dovranno poi essere tradotte in concreto nella prossima legislatura. Credo però che questo piano abbia una serie di limiti.

Intanto prendiamo atto che tale piano viene per rimediare errori fatti da questa Amministrazione, non parlo di questa Giunta, parlo dell'ente pubblico. Per esempio, è chiaro che uno degli elementi di inquinamento dell'aria è dovuto agli impianti di riscaldamento a gasolio - pensiamo alla città di Aosta - che erano stati attivati con incentivi regionali, come pure si parla di risparmio energetico; però, ci sarebbe da chiedersi come vengono costruiti alcuni edifici pubblici che sembrano fatti apposta per favorire un dispendio energetico. Ho in mente il municipio di Sarre: sembra proprio fatto apposta per disperdere energia e calore! Questo per dire che è necessario un cambiamento radicale di prospettive culturali in tutti i settori, altrimenti questo piano rimane "carta straccia", oppure viene solo attivato in quei due o tre settori in cui vi sono alcune imprese interessate a portare avanti particolari soluzioni tecnico-ingenieristiche. Senza entrare nelle varie soluzioni tecniche, credo però che bisognerà vedere di volta in volta il rapporto costi/benefici complessivamente, non solo legati alla qualità dell'aria.

Faccio l'esempio dell'industria elettrica: l'aumento di centrali e centraline idroelettriche deve confrontarsi con la qualità complessiva dell'ambiente, del paesaggio, con la qualità dell'agricoltura, la qualità dell'acqua potabile, per cui anche le soluzioni che vengono individuate perseguendo l'obiettivo del risparmio energetico vanno integrate con tutti gli altri. Assessore, c'è un limite molto grosso in questo piano - lei ha cercato di evidenziarlo, e questo mi dispiace, d'altra parte questo è un piano riguardante le catene energetiche stazionarie - ed è il problema dei trasporti. Qui si dice che l'incidenza dei trasporti sui consumi energetici è nettamente superiore alla media nazionale, più 40 percento, leggo a pagina 34.

L'Assessore ha ricordato prima che il 40 percento dei consumi - anche se questo dato io non l'ho trovato - è nei trasporti; resta un 60 percento su cui poter lavorare e il piano va su questo 60 percento. Ma c'è un elemento che il piano non ha preso in considerazione, o forse non poteva prenderlo, non lo so; a pagina 53, per quanto riguarda la qualità dell'aria, si dice che dipende, specialmente nelle zone fortemente antropizzate - e il piano prima aveva indicato come fortemente antropizzato tutto il corridoio centrale della Valle -, dal settore dei trasporti in maniera dominante, dal 60 all'80 percento; quindi tutto il lavoro che viene fatto, con tutti questi tentativi di intervenire nei vari settori o con varie tecnologie, incide, per quanto riguarda la qualità dell'aria, sul 20-30 percento, mentre la parte rimanente è legata in modo particolare ai trasporti.

Si dice che gli inquinanti normalizzati prodotti dalle altre attività umane incidono in modo relativamente meno rilevante, anche in virtù di una maggiore diluizione rispetto ai punti di immissione in atmosfera: questo per dire che il problema - e qui lo ribadisco - della qualità dell'aria in Valle d'Aosta è il problema dei trasporti, che non è solo il problema dei trasporti urbani, dove giustamente sono previsti mezzi meno inquinanti, ma è un problema di trasporto anche internazionale. Ragionando dal punto di vista politico, noi spendiamo miliardi per migliorare la qualità complessiva dell'aria, ma tutte queste risorse servono solo a incidere su un 20-30 percento sulla qualità dell'aria! Credo vada fatta una riflessione sul fatto che c'è un punto importante: il trasporto a livello internazionale, su cui questo piano non dice nulla e non intravede nessuna possibilità di intervento. Un altro elemento carente del piano è il problema del metano, punto sul quale valeva invece la pena di intervenire. Da una parte, si dice che il gas naturale è quello che ha un fattore di emissione molto inferiore di Co2 rispetto agli altri e, poi, si prende atto che, avendo ormai raggiunto un 25 percento di diffusione, si ritiene di non procedere oltre. Si suppone di aver sostituito il 25 percento delle utenze alimentate a gasolio localizzate nelle adiacenze della rete del metano; forse è ancora poco il 25 percento delle utenze, forse in questo settore si dovevano individuare ulteriori interventi!

Président La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (LCdL) Ho ascoltato con attenzione, Assessore, l'introduzione al suo piano energetico così come lei oggi lo propone al Consiglio. Devo dire che ho apprezzato la qualità e la quantità delle informazioni, e qui devo rendere merito a lei e a chi, dietro di lei, ha predisposto questo documento, perché ci ha fatto comprendere bene qual è la situazione, a partire dagli anni '90 ad oggi, della distribuzione dell'energia e di quelle che sono le conseguenze dirette della produzione e del consumo di energia e dei piani energetici in Valle d'Aosta attraverso le diverse fonti. Così come ci ha ben fatto comprendere, proprio per la ricchezza e la qualità della relazione al piano, le prospettive attese rispetto alle decisioni assunte con questo piano in termini di investimenti finanziari - mi pare di aver capito 12 milioni di euro - e alla luce di una serie di impostazioni politico-culturali di strategia, che dovranno portare a quelli che consideravamo, come in deliberazione, i risultati previsti.

Prendo la deliberazione, perché analizzando le relazioni ci si perde un po' nei dati, nelle tabelle e nelle strategie; allora è sempre utile guardare agli obiettivi che il piano energetico si pone attraverso il documento principe di questa deliberazione, che è il deliberato, e leggo quali sono i reali obiettivi perseguiti dal documento:

" - aggiornare ed approfondire i contenuti del Piano energetico regionale, di cui all'articolo 5 della legge n. 10/1991, approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 3126/X del 14 aprile 1998";

" - stabilire i criteri preliminari per l'applicazione dei decreti ministeriali 24 aprile 2001, relativi all'individuazione degli obiettivi quantitativi, rispettivamente, per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali…" "… e per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili…", quindi è uno dei tre criteri quello delle fonti rinnovabili;

" - individuare gli obiettivi di pianificazione energetica regionale conformi alle indicazioni contenute nel protocollo d'intesa…" - che lei citava - "… per il coordinamento delle politiche finalizzate alla riduzione delle emissioni dei gas-serra nell'atmosfera…".

Questo è un piano che ha evidentemente obiettivi molto ambiziosi; obiettivi che però considererei coerenti con i sentimenti, oggi, di tutta una comunità occidentale avanzata, la quale comprende che bruciare e consumare energia può portare, da una parte, dei benefici assoluti in termini di benessere e qualità dello sviluppo, ma che può avere un impatto sull'ambiente, sull'ecosistema e sullo sfruttamento delle risorse energetiche. Un documento importante, quindi, un documento che ha l'ambizione di tenere la Valle d'Aosta nel mondo occidentale - se mi permette la definizione - sicuramente allineata alle politiche italiane e a quelle europee per quanto riguarda gli impegni che anche lei ha citato, quelli di "Kyoto".

Devo dire che le tabelle intanto danno un giudizio della politica attuata in questa regione per quanto riguarda il discorso dell'energia, del consumo, della diversificazione delle fonti di energia e dei ritorni. Vedo i grafici delle prime pagine, dove l'analisi ci indica come in realtà in Valle d'Aosta i consumi energetici fra il 1990 e il 2000 non sono modificati; vi sono state delle flessioni di consumo energetico tra il 1994 e un piccolo ribasso nel 1996, per poi riprendere con un leggero rialzo, un "trend" che è una linea abbastanza piatta in termini di consumo generale dell'energia. I primi dati ci dicono che da dieci anni la nostra regione non consuma né più né meno energia di quella che consumava dieci anni fa: è un dato, lo teniamo lì a nostro utilizzo. Andando nelle quattro fonti di energia: l'energia elettrica, i liquidi, i gassosi e i solidi, anche qui si vede che le quattro linee sono sostanzialmente piatte, come evidenzia il grafico a pagina 8, e l'analisi mostra come nelle quattro fonti di energia questa regione non abbia modificato nei suoi dieci anni passati, nonostante le tante belle parole e i tanti programmi che sono stati presentati anche dalle ultime maggioranze, il suo consumo in generale!

Questo consumo non è cambiato, si aggira sempre intorno ai 4500 kwh e le fonti energetiche sono rimaste sostanzialmente le stesse di dieci anni fa, nonostante - ripeto - tante parole! C'è stato un aumento leggerissimo delle attività di energia utilizzando i gassosi; i liquidi anche qui hanno avuto una piccola flessione fra il 1994 e il 1995, per potersi riassestare ai dati di dieci anni fa; l'energia elettrica, tanto se ne consumava nel 1990, altrettanta - più o meno - se ne consuma nel 2000! Dall'analisi di questi dati e dall'evidenziazione di questi grafici, mi sento di poter prendere atto che siamo, ormai da dieci anni, in una situazione stagnante di consumo di energia elettrica, di energia liquida gassosa e di energia da solidi, per un totale generale di energia che, in questi dieci anni, in Valle d'Aosta non è cambiato! Bisognerebbe allora porre questo dato vicino a tutte quelle ipotesi di sviluppo economico che fanno dell'energia il motore di ogni sviluppo e portare avanti una riflessione. La riflessione che noi facciamo è la seguente: se in questi dieci anni l'energia non è aumentata in termini di consumo, non solo in termini generali, ma le fonti non inquinanti non hanno visto grafici in crescita rispetto ai grafici dell'energia combustibile, possiamo concludere che, al di là delle parole, poco si è fatto per modificare le fonti di energia e modificare lo sviluppo in Valle. E noi sappiamo come l'energia sia veramente il cuore pulsante di ogni sviluppo, di ogni benessere di qualsivoglia popolazione! Così come la collega Squarzino sottolineava, se si va a vedere gli effetti di questi consumi, i consumi per trasporti, parlo della Valle d'Aosta, troviamo un dato che ci colloca fra i maggiori consumatori di energia per trasporti. Saranno i buoni benzina? Sarà la possibilità di pagare meno un'energia più facilmente reperibile? Certo è che anche qui le politiche di questi dieci anni non hanno visto una controtendenza!

Ad un certo punto la relazione dice anche che l'utilizzo dell'energia per trasporto non ha avuto delle modificazioni perché non si sono attivate certe politiche per far sì che il cittadino usasse meno l'auto, e poi parlerò anche dei gas di scarico, del Co2. I Valdostani consumano più di qualunque altro italiano energia per trasporto e questo in carenza di una politica di piani di trasporto che favoriscano l'utilizzo di navette elettriche, piuttosto che di mezzi di spostamento qualificati di massa, di fatto incentivando l'utilizzo individuale del mezzo di trasporto e quindi del consumo di energia per trasporto: la Valle d'Aosta è veramente al di sopra di ogni parametro nazionale! A questo punto viene da chiedere cosa avete fatto per disincentivare il trasporto individuale a favore del trasporto pubblico: la risposta è "nulla", perché rimaniamo ancora fra le comunità che utilizzano in maniera più spensierata l'energia da trasporto, e questo con un'incidenza importante sul consumo energetico generale.

Si parla poi degli obiettivi di questo Governo regionale, che impegna anche futuri governi; in questo piano energetico vi sono delle prospettive che potranno essere modificate dalle prossime maggioranze, ma intanto questo Governo, a due mesi dal suo rinnovo, pone un piano decennale e punta su degli obiettivi: il rispetto dell'ecosistema e dei protocolli internazionali, la promozione delle fonti rinnovabili e l'efficienza energetica. Sicuramente la Valle d'Aosta si è posta una sfida: quella di qualificare la propria fonte energetica in termini di minore impatto ambientale. Si è parlato molto di ciò, anche in questo Consiglio, in questi cinque anni; si è parlato molto della legislazione regionale che in termini di cartaceo è molto voluminosa, ma poi abbiamo visto che tutte le leggi di incentivazione, per le quali erano state previste anche delle risorse, sono naufragate in un'assenza totale di cultura e di promozione della cultura delle fonti energetiche rinnovabili! Infatti, ancora una volta, leggiamo fra gli obiettivi di questo Governo regionale delle buone proposte per i prossimi anni; le leggo, perché è interessante capire con quale cultura si affrontano questi temi!

Si dice: "l'obiettivo ambizioso deve essere conseguito attraverso una pluralità di interventi tesi a migliorare la natura e l'assetto del bilancio energetico regionale", e credo che questa frase sia riportata anche in quelle 3 o 4 leggi che in questi ultimi 15 anni hanno promosso l'opportunità di fonti rinnovabili con finanziamenti. Si parla di "sviluppo ulteriore delle fonti rinnovabili": ora, "sviluppo ulteriore" mi sembra una parola grossa; possiamo limitarci a dire "sviluppo", perché, a parte qualche scarso dato che l'Assessore Ferraris ha citato in una recente interpellanza del nostro gruppo, qualche mese fa, parlando di tetti fotovoltaici di energia rinnovabile, ricordo che di ulteriore non vi era nulla, e forse sarebbe meglio parlare di "sviluppo iniziale di fonti rinnovabili"!

Ancora: "risparmio sugli usi finali attraverso l'impiego di tecnologie di conversione più efficienti di controllo ottimizzato delle utenze"; rimane ancora scelta prioritaria di questo Governo regionale quella dei combustibili a minore impatto ambientale globale, gas naturale e il GPL. Vi si trovano poi le solite frasi di rito che si devono mettere, fra cui la razionalizzazione, l'interconnessione, il miglioramento della catena energetica attraverso le tecnologie di conversione evolute, come pompe di calore e cogenerazione, cioè generazione combinata di energia elettrica e calore, di cui parlava il Consigliere Borre. Su questo obiettivo vi sono parole importanti, però anche qui vorrei sottolineare come non ci si debba tanto illudere di queste intenzioni, intanto perché chi le presenta con tanta enfasi sono le stesse persone che hanno utilizzato queste stesse parole dieci anni fa e, visti i grafici della tabella 8, non essendoci stati risultati, se non di tipo cartaceo, la credibilità su questo obiettivo viene meno, Assessore!

La domanda sorge allora spontanea: quanto credete negli obiettivi che avete dopo dieci anni ribadito e per i quali in questi dieci anni fatto poco? E poi, è così corretto, al di là della procedura burocratica che vi impone di presentare un piano energetico alla fine della legislatura, dire oggi che i prossimi dieci anni vi impegnerete su obiettivi di questo tipo? Non sarebbe più opportuno dire che forse gli obiettivi dovrebbero essere di una comunità valdostana, non di un governo regionale che fra due mesi andrà a casa? Gli interventi pianificati previsti parlano di interventi importanti negli usi industriali, e anche questa parte è interessante leggerla: si tratta di interventi molto vari, differenti per ogni singola realtà industriale, si ipotizza complessivamente nei dieci anni previsti dal piano una riduzione del carico termico del 3 percento all'anno 2000, derivante dalla razionalizzazione della gestione del calore di processo dal recupero di fluidi termici, oltre che dalla coibentazione di alcuni edifici. Il risparmio energetico annuo previsto è di 15 gigawatt. Ora, noi parliamo di migliaia di gigawatt, parliamo di investimenti importanti per poi avere marginali risparmi. Inoltre si prefigurano risparmi di emissioni in Co2 pari a 4500 TA, e anche qui parliamo di risultati marginali a fronte di impegni finanziari e di legislazione veramente importanti!

Energia idroelettrica: qui si prevede, nell'arco del prossimo decennio, la realizzazione degli impianti citati al paragrafo 2.2.1, oltre agli impianti in corso di realizzazione; non si sono prudenzialmente considerati - seppure auspicabili - eventuali aumenti di produzione derivanti da interventi sul parco impianti esistente e neppure quelli derivanti dalla realizzazione di piccoli impianti, per sfruttare la portata di acquedotti e di impianti di irrigazione. Qui non si sono considerati perché probabilmente non c'è un'intenzione in questo senso! La potenza che si prevede di installare è quindi pari ad una producibilità annua di 110 gigawatt, parliamo anche qui di poca cosa!

Energia solare: si prevede la realizzazione di piccoli impianti monoutente dedicati per lo più a piccole palazzine; qui, in pratica, si riprendono le buone intenzioni di quelle leggi che intendono promuovere il processo fotovoltaico. Si prevede entro il 2010 la realizzazione di circa 1000 impianti fra fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e termici. Sarebbe interessante sapere questa previsione su quali basi scientifiche è stata fatta perché, a parte le belle dichiarazioni degli ultimi dieci anni sullo sfruttamento dell'energia solare, lo stesso Assessore, cercando di controbattere al Consigliere Lattanzi che riteneva opportuno investire nelle nuove tecnologie di sfruttamento dell'energia solare, poiché oggi hanno redditività diverse da quelle degli ultimi dieci anni, diceva un po' sconsolato: "sì, si sta facendo qualcosa, ma in realtà gli impianti sono molto costosi e producono poca energia, per poter pensare di fare qualcosa di così rivoluzionario".

Qui, invece, di rivoluzionario qualcosa c'è, perché si prevedono addirittura 1.000 impianti nuovi fra fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e termici per la produzione di acqua calda sanitaria; alcuni impianti saranno dedicati a servire siti isolati tipo rifugi e alpeggi. Tale prospettiva che prolificherà sul territorio valdostano 1.000 impianti fotovoltaici è molto interessante, se correlata agli scarsissimi risultati che questa Amministrazione ha ottenuto con tutte le leggi e i finanziamenti in questo settore, anche perché alla disponibilità di finanziamenti e di leggi - ripeto - non è mai corrisposta una vera intenzione strategica, politica e programmatica, per fare in modo che quelle disponibilità venissero utilizzate, perché di promozione e di cultura in questo settore ne è stata fatta molto poca! Si stanziano però i soldi, che poi alla fine dell'anno vengono stornati perché non utilizzati e vengono rimessi nel capitolo per l'anno successivo. La cogenerazione distribuita: questo procedimento non lo conoscevo; sono andato a leggermi qualcosa per capire cosa si intendeva fare, anche perché in questo settore sono previsti forti investimenti, addirittura un 42 percento dei prossimi 12 milioni di euro…

(interruzione dell'Assessore Ferraris, fuori microfono)

… 4,2 milioni di euro che sono circa il 40, il 35 percento, quindi la parte degli investimenti più importante verrà utilizzata per promuovere questa operatività. Si dice: "sono presenti in Valle d'Aosta un elevato numero di impianti termici, con potenze installate interessanti ai fini di applicazioni di tipo cogenerativo"; si ipotizza prioritaria la realizzazione degli impianti in zone raggiunte o raggiungibili dalla rete metano, dal momento che i maggiori vantaggi si ottengono dall'utilizzo del gas naturale. Le ipotesi di penetrazione della tecnologia a dieci anni sono differenti a seconda del tipo di intervento attuabile in relazione al beneficio ambientale generato. Alla fine del decennio si prevede il panorama degli impianti cogenerativi così articolato: un numero di impianti realizzati pari a 12, 15 in totale, tutti alimentati a gas naturale, per una potenza termica sostitutiva di 20 megawatt.

La produzione annua da cogenerazione prevista per il 2010 è di 41 gigawatt termici, corrispondenti a 16 gigawatt elettrici, per una emissione di Co2 annua evitata pari a 6500 TA. Chiedo lumi, Assessore, perché se è vero - come è vero - che con questo piano è stata fatta una scelta importante di investimenti in tale settore, a me pare che la stessa relazione citi dei risultati previsti assolutamente modesti rispetto alle risorse impegnate! Allora, se non è così, mi illumini, Assessore, perché questa relazione lascia perplessi su un aspetto, fra l'altro riassunto a pagina 49: lo scenario di medio-lungo termine "previsto" per i risultati "previsti", e allora "si prevede" che i consumi che nel 1990 erano di un certo tipo, rimangono sostanzialmente dello stesso tipo, non è previsto sviluppo di energia in Valle d'Aosta! Mi chiedo come pensiamo di sviluppare economia se non sviluppiamo energia, a meno che non si sia deciso di tenere il motore a basso regime energetico, quindi si prevede che l'energia - di qualunque tipo di fonte - sviluppata nei prossimi dieci anni sarà la stessa nel 2010 rispetto al 1990, cioè di vent'anni prima! In Valle d'Aosta, in vent'anni, non si sarà modificato il consumo energetico, ma non vi saranno neanche, come si evince da queste tabelle, grandi rivoluzioni nel saldo di Co2, quindi in termini di inquinamento, perché i saldi ad uso termico delle emissioni di Co2 passeranno da 668.000 a 557.000, cioè veramente marginale, dopo vent'anni! Così come il saldo di esportazione di energia elettrica passerà da 2043 gigawatt a 2023 gigawatt, cioè non prevediamo in vent'anni di esportare più energia, nonostante tutte le parole spese quando si è affrontato il tema della privatizzazione e regionalizzazione dell'ENEL, della DEVAL, quindi della grande opportunità di far diventare la Valle d'Aosta anche un'industria di produzione, distribuzione ed esportazione di energia elettrica per favorire una maggiore entrata per la Regione e quindi un maggior impatto della bolletta per i Valdostani.

Forse non ho capito alcunché, e allora chiedo all'Assessore di spiegare meglio quanto è detto nella relazione! Siamo ancora in dibattito generale, quindi aspettiamo per esprimerci sulla sua controrelazione, ma la sensazione è che gli impegni del deliberato siano impegni importanti e di ampia filosofia, a fronte di numeri, dati, tabelle, investimenti che lasciano molto perplessi; intanto, perché a un mese e mezzo dalle elezioni impegnate il Governo regionale per i prossimi dieci anni e, poi, perché se questi sono i vostri obiettivi, lo sembrano più a parole che nei fatti! Aspettiamo quindi ad esprimere il nostro giudizio su questo deliberato, in attesa di avere, in fase di replica, delle risposte chiare ai dubbi che abbiamo sollevato.

Président D'autres Conseillers qui souhaitent intervenir? Si ce n'est pas le cas, je ferme la discussion générale.

La parole à l'Assesseur à l'industrie, à l'artisanat et à l'énergie, Ferraris.

Ferraris (GV-DS-PSE) Ringrazio tutti gli intervenuti; cercherò di rispondere ai problemi posti. Al di là di alcune note un po' polemiche del Consigliere Lattanzi - ma questo rientra nel suo stile - mi pare sia stato apprezzato lo sforzo che si è cercato di fare con questo piano energetico, il quale indica degli obiettivi - come diceva il Consigliere Borre -, non indica ancora quale canale finanziario va attivato e se debba essere attivato dal pubblico o dal privato! Questo è un piano che apre molto all'iniziativa privata, avrà molti limiti, ma ha un pregio: quello di indicare degli obiettivi precisi e concreti, di misurare le risorse che servono, indicando anche che questa Regione cerca di fare un po' di più di quello che cercherà di fare il Governo nazionale. Noi vogliamo ridurre i gas-serra del 16 percento al 2010; l'Italia lo farà all'8 percento e lo fa con quelle misure, che vengono un po' ridicolizzate dal Consigliere Lattanzi, il quale, però, se prendesse una banale calcolatrice e facesse i conti che hanno fatto all'interno del piano, arriverebbe a quel tipo di risultati! Sicuramente non è la risoluzione dei problemi, ma su questo tornerò dopo; è comunque il segno di una volontà politica chiara.

Il piano dice anche alcune cose. È vero, sulle pompe di calore vi sono delle mutazioni di carattere tecnologico, ma il piano dice una cosa chiara: che per gli impianti a pompa di calore bisogna andare a sostituire impianti che abbiano almeno una potenza di 800 kW. Ora, negli allegati del piano c'è un elenco di tutti quelli che sono gli impianti in Valle, quali potrebbero essere condominio per condominio, edificio pubblico per edificio pubblico, e lo stesso viene detto per… scusate, 800 kW per gli impianti a cogenerazione e 250 kW per gli impianti a pompa di calore, partendo da un presupposto scientifico: che l'acqua di falda che c'è in Valle è economicamente utilizzabile in modo favorevole dalle nuove tecnologie. Il piano dice anche che fare energia pulita vuol dire pagare un po' di più, non significa ridurre i costi! Le dimensioni limitate che ci rimprovera il Consigliere Lattanzi sono legate anche a questo, cioè di fare uno studio economico, perché l'ideale sarebbe fare tutta energia solare, ma quanto ci costa la produzione di energia? Lo sforzo che è stato fatto è stato quello di cercare un equilibrio rispetto a questo!

Gli impianti idroelettrici: a questo riguardo il piano è chiaro e dice che si vuole andare a costruire alcuni impianti con una potenza impegnata maggiore di 110 gigawatt, lasciando impregiudicato il potenziamento degli attuali impianti di "CVA". Questi sono impianti nuovi che è possibile fare; li devono fare i privati, li deve fare "CVA"? Sicuramente non è compito del piano stabilirlo! Come dice il Consigliere Lattanzi, siamo a fine legislatura, dunque saranno scelte politiche!

Il mini-idro: questi modi di scrivere, forse, a volte, sono molto espliciti, ma dicono che se si va a vedere qual è il ritorno energetico e l'impatto ambientale di mettere delle centraline da 1 megawatt su ogni torrente della Valle d'Aosta, si rischia di avere un impatto ambientale rilevante e di avere un ritorno economico tutto da discutere! Allora si prevede di metterlo là dove è necessario, nei posti in cui non è possibile trovare soluzioni di carattere diverso. Lo stesso vale per le biomasse; il discorso che faceva il Consigliere Borre è un discorso importante: qui, abbiamo una risorsa che è ampiamente sottoutilizzata. Il piano dice: "guardate, con le dimensioni che avete, con gli impianti che ci sono, è possibile fare questi tipi di produzione e quindi andare ad un incremento significativo per quanto riguarda il discorso delle biomasse, per arrivare dagli attuali 40 gigawatt a 65 gigawatt, con un incremento superiore al 50 percento".

So che la Consigliera Squarzino non è molto contenta rispetto alle biomasse, ricordo in passato le sue perplessità ma, se andiamo a vedere il bilancio energetico e le emissioni di gas-serra, la biomassa non incide sulle emissioni di gas-serra, questo è scientificamente provato! Qui non si è entrati nel dettaglio di fare edifici sperimentali o per quanto riguarda i risparmi energetici, ed esistono i problemi che diceva il Consigliere Borre rispetto all'utilizzo del solare, legato alle norme urbanistiche, e quant'altro. È chiaro che il piano indica una strada; bisognerà poi mettere in campo tutta una serie di strumenti che concretizzino questi obiettivi, perché la scommessa più grossa è che qui ci vuole un cambiamento culturale. Qui possiamo scrivere tutti i piani di questo mondo ma, alla fine, ci scontriamo con questi problemi!

Per rispondere alla Consigliera Squarzino, indubbiamente vi sono limiti nel piano, però è altrettanto vero che con questo piano si cerca di porre dei correttivi, ma è un limite che abbiamo tutti noi, in quanto penso che siamo tutti venuti in macchina, oggi, al lavoro! Tutti, in fondo, abbiamo delle abitudini che non è facile cambiare, visti gli stili di vita! Per quanto riguarda la "questione trasporti", che è una questione importante, cerchiamo di dare la giusta dimensione alle cose scritte. A pagina 53, dove si scrive che la qualità dell'aria dipende nelle zone fortemente antropizzate dai trasporti in maniera dominante, 60-80 percento, potrei dire che troviamo queste concentrazioni, ad esempio, all'incrocio dell'Ospedale, ma lì non vediamo neanche un TIR! Per dire che la Regione può intervenire con monitoraggi e controlli - e lo stiamo già facendo - possiamo dare indicazioni per passare dalla gomma al ferro, la "Aosta-Martigny" va in questo senso, però oggi la Regione può intervenire sul trasporto pubblico e nel piano di bacino di traffico si dice…

(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

… sì, lo diciamo e continueremo a dirlo, ma qualcosa è stato fatto e le dirò dopo i numeri!

Bisogna dire che vi sono dei settori in cui la possibilità di intervento nella Regione è più ampia, e si situa nel 60 percento che citavo prima rispetto ai consumi, e altri in cui vi sono maggiori vincoli; dopodiché è chiaro che alcune scelte dipendono dalla Regione e altre da scelte di carattere generale. Per quanto riguarda il delta fra i trasporti a livello nazionale e in Valle, siamo al 40 percento in Valle e al 33 percento come consumo energetico a livello nazionale, quindi in Valle d'Aosta c'è un più 7 percento. Sul discorso sviluppo del metano rispetto alle altre fonti, posso dire che, se andiamo a vedere i dati, nel 1990 avevamo un consumo di 413 gigawatt di metano, nel 2000 siamo a 670; nel 2010 il piano prevede di arrivare a 733 gigawatt anno, quindi siamo vicini al raddoppio, per cui c'è un'incentivazione ad utilizzare il metano. Sappiamo che il metano non è la soluzione di tutti i mali, perché il gasolio produce 260 grammi per kW/h prodotto di emissione e il metano è a 202 grammi per kW/h, siamo a un 30 percento in meno, ma siamo comunque a fonti energetiche che incidono sull'atmosfera. Per venire al Consigliere Lattanzi, le frasi che lei ha trovato nel piano sono delle frasi "bipartisan": se lei legge il disegno di legge "Marzano" sul riordino del settore energetico nazionale, troverà frasi simili.

Per quanto concerne il piano, se lei va a leggere la pagina 33, si dice in sostanza che il piano si allinea agli impegni nazionali e internazionali e vuole essere uno strumento di governo con obiettivi e indirizzi identificati qualitativamente, ma anche quantificati nella misura del possibile e del ragionevole, in modo da permettere un monitoraggio dell'evoluzione del sistema energetico valdostano e dei suoi riflessi ambientali in relazione alle risorse impiegate. La verifica continua fra le attese politiche delineate, l'utilizzo degli strumenti agevolativi ed i risultati realmente consuntivati, attiverà la periodica revisione del documento in un processo dinamico, in cui ferme restano le motivazioni strategiche, mentre si adeguano, si adattano, si migliorano con continuità le azioni e gli interventi necessari al perseguimento degli obiettivi fondamentali. Si dice perciò una cosa semplice: il programma realizza gli obiettivi sulla base di cosa è riuscito a fare o meno e riprogramma l'azione.

Ora, le tabelle vanno lette; gli istogrammi sono ingannevoli, perché se prendiamo i dati dei consumi in Valle, i consumi gassosi nel 1990 erano di 413 gigawatt anno, nel 2000 sono di 670, abbiamo avuto un 62 percento in più; la curva è piatta, ma dipende da come viene fatto il diagramma. L'energia elettrica è 916 gigawatt anno, 989 con 7 percento in più. Combustibili solidi, quindi biomasse, 27 gigawatt nel 1990, 41 nel 2000, 51 percento in più. Per quanto riguarda i liquidi, oli combustibili, benzina e quant'altro, avevamo 3308 gigawatt nel 1990, 3090 nel 2000, meno 30 percento: questi sono i dati, quindi mi pare che siano diversi dalle cose che diceva lei. Se andiamo a vedere cosa dice il piano, ci sono due tabelle, una a pagina 11 e una a pagina 50. Se prendiamo i combustibili liquidi, passiamo da 1264 gigawatt a 1064, con una riduzione; per il gas naturale passiamo da 631 gigawatt a 730 gigawatt, quindi crescita; per i combustibili solidi: biomasse da 40 a 65, il solare non c'era e va a 4,5, l'idroelettrico - che lei dice rimane piatto - passa da 2609 gigawatt/h anno a 3072 gigawatt/h anno.

Esportazioni: attualmente siamo a 1812 gigawatt/h anno, si va a 2169 gigawatt/h anno: ora, dire che siamo in regressione, mi pare che sia inesatto!

Per concludere, mi pare che questo sia un piano che offre delle opportunità per il futuro; come tutti i piani non è la soluzione di tutti i mali, ma credo che qui ci sia una Giunta che ha dimostrato negli anni non solo di fare i piani, ma anche di realizzarli!

Président La parole au Conseiller Lattanzi, pour déclaration d'intention.

Lattanzi (LCdL) Credo lei debba riconoscere che quando abbiamo letto questa relazione, che lei dice essere "bipartisan", lo abbiamo fatto sollevando una serie di questioni e annunciando una serie di perplessità. I dati li ho letti e le perplessità le ho esternate, dopodiché lei aveva l'opportunità di controbattere, come ha tentato di fare.

Lei parla di "obiettivi concreti"; gli obiettivi concreti sono per lei degli obiettivi burocratici. Si doveva fare questo piano, questa è la sensazione dopo la sua replica, questo "libro bianco" dell'energia valdostana che definisse le politiche del prossimo decennio, che analizzasse la situazione attuale, quella passata e quella che si prospetta fino al 2010; è una relazione fatta da chi tecnicamente se ne intende e non ha potuto che lavorare sui dati che, al di là dei suoi giudizi politici, dicono quanto da me espresso. Allora la relazione è "bipartisan", ma è la motivazione politica che lei ha fornito che è insufficiente! Lei dice che bisogna fare i conti con la calcolatrice, ma dice una cosa sbagliata perché i conti sono già fatti e gabellati!

Questo piano identifica cosa si potrebbe fare, in maniera come dice lei "bipartisan", dice quello che voi avevate detto che avreste fatto, ma dice anche quello che "non avete fatto", e dice anche come le prospettive in termini scientifici siano di un certo tipo ma, mancando le prospettive politiche, non si possono che fermare a delle evoluzioni matematiche di possibilità. Lei dice che l'energia pulita costa di più e quindi il piano ha cercato un equilibrio finanziario rispetto ai ritorni; io le ho già detto una volta che l'energia pulita è una scelta politica che, a breve, costa di più, ma che poi porta ad un risparmio, sia in termini di inquinamento che di costo. Lei è ancorato ad una vecchia ideologia secondo la quale i sistemi tecnologicamente avanzati di sfruttamento di energia pulita siano molto costosi e non produttivi: questa è una sua cultura con la quale ci scontriamo!

Non sono d'accordo sul fatto che lei abbia cercato un equilibrio finanziario per una cosa che, sì, costa, ma che poi non è che dà certi benefici! No, per lei l'equilibrio è uguale a nulla, non facciamo nulla perché lei non ci crede, e questo controvertendo tutta l'ideologia di Sinistra che lei dovrebbe incarnare, che di ambiente si è riempita la bocca negli ultimi venti anni, ma che quando ha avuto la possibilità, come l'ha avuta lei, in questi cinque anni, in questa Regione, di fare qualcosa per l'impatto ambientale e per l'ecosistema, non ha fatto nulla!

È una disgrazia che il Governo abbia dato a lei la delega all'energia, magari pensando che lei, come uomo di Sinistra, fosse più attento e più sensibile! Potevano darla a chiunque altro, meno che a lei, perché lei ha dimostrato che la Sinistra dell'ecosistema di riempie la bocca, ma non fa nulla e questo piano lo testimonia nei numeri e nei dati! Quando i "Verdi" vi accusano di questo, non hanno tutti i torti! Non basta parlare di "ecosistema", bisogna fare delle cose quando si hanno i poteri e i soldi come li ha lei, ma evidentemente non ci si crede: si fa propaganda, si scende nelle piazze, si promuovono e si finanziano le associazioni, ma quando si ha i bottoni per spingere e decidere, non si fa nulla!

Questo è un "libro bianco" che, proprio perché scientifico, non impegna lei e non impegna nessuno, forse questo è l'unico vantaggio che a fine legislatura lei ci lascia! Il piano presenta in termini burocratici quello che si potrebbe fare, ma è presentato in tempi sospetti! È una bella propaganda elettorale che impegna 12 milioni di euro per dire: "in questo libro bianco c'è un quadro generale di opportunità, proviamo a metterci qualche soldino in maniera prospettica e poi vediamo, chi governerà deciderà!". È chiaro che il sospetto che questo sia un provvedimento elettorale è più che giustificato! Lei ha citato dei numeri di raddoppio della produzione di energia: sì, si raddoppia il nulla! Quando cita la percentuale di rapporto del 50 percento, quando è nulla, raddoppiare uno basta fare due: provi a raddoppiare 50! Lei ha raddoppiato il nulla!

I limiti di questo piano sono politici, questo è un buon piano energetico, ma è un quadro senza la tela, è un quadro di cornice di fine legislatura, che non impegna politicamente lei, ma le dà la possibilità di "lavarsi la coscienza", potendo andare a dire in campagna elettorale che lei, uomo di Sinistra, sensibile all'impatto ambientale dell'energia, ha disposto il piano energetico regionale! Ha disposto il nulla, che è esattamente quello che ha disposto in questi ultimi dieci anni e soprattutto negli ultimi cinque, in cui lei ha governato!

Président La parole au Vice-président Viérin Marco.

Viérin M. (SA) A nome del gruppo della "Stella Alpina", visto che la discussione è già stata ampia, si ritiene che questo sia un piano avente anche delle cose positive, ma che sia però un provvedimento riguardante - come qualcuno ha già anticipato - soprattutto la prossima legislatura. È quindi un impegno per gli altri che verranno, è un provvedimento più verso quello che è l'aspetto dell'appuntamento dell'8 giugno che non quella che è la concretezza per il futuro; pertanto su questo piano ci asterremo.

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) Voteremo a favore del piano perché, come dicevo prima, non possiamo non condividere gli obiettivi individuati. Vi saranno alcune attuazioni su cui abbiamo qualche interrogativo, che abbiamo già posto altre volte; però, visto che sarà compito dei prossimi governi regionali, in cui anche noi saremo a governare, saremo presenti nel realizzare questi obiettivi.

Président S'il n'y a pas de Conseillers qui souhaitent intervenir, je soumets au vote l'acte avec l'annexe:

Conseillers présents: 31

Votants: 23

Pour: 23

Abstentions: 8 (Comé, Frassy, Lanièce, Lattanzi, Marguerettaz, Piccolo, Tibaldi, Viérin M.)

Le Conseil approuve.