Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3128 del 2 aprile 2003 - Resoconto

OGGETTO N. 3128/XI Situazione produttiva ed occupazionale della Cogne Acciai Speciali. (Interrogazione)

Interrogazione Preso atto dell'avvenuta liquidazione volontaria da parte della "Cogne Acciai Speciali" della Società DAM Steel R.E. con sede sociale a Miskolc in Ungheria, a seguito delle perdite registrate nei due anni di attività (2001-2003);

Vista l'importanza che riveste la "Cogne Acciai Speciali" di Aosta per l'economia valdostana;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

il Presidente della Regione e l'Assessore competente per conoscere:

1) se, e quali, conseguenze ritiene potranno esserci sul piano economico-finanziario e produttivo sullo stabilimento di Aosta, a seguito delle perdite registrate nella gestione della DAM Steel ungherese;

2) qual è l'attuale situazione della "Cogne Acciai Speciali" agli effetti produttivi ed occupazionali.

F.to: Beneforti - Squarzino Secondina

Président La parole à l'Assesseur à l'industrie, à l'artisanat et à l'énergie, Ferraris.

Ferraris (GV-DS-PSE)Rispetto alla prima questione posta, quella relativa alle conseguenze sul piano economico e finanziario della chiusura della "DAM Steel" ungherese, credo che in premessa vada ricordato come la situazione economica generale sia una situazione difficile - e i dati di questi giorni lo confermano -, quindi la chiusura di questo stabilimento va inquadrata in questa dimensione.

In ogni caso la "Cogne" in questi anni ha mantenuto e consolidato la propria quota di mercato soprattutto sui prodotti inossidabili, i quali sono diversi da quelli che venivano prodotti nello stabilimento ungherese, che erano dei prodotti in acciaio da costruzione. Ovviamente la situazione che si è creata con la liquidazione della "DAM" comporterà un impatto negativo sui conti della "Cogne", sia in riferimento al bilancio del 2002 e, probabilmente, anche al bilancio del 2003.

I motivi che hanno portato alla liquidazione di questa società sono stati determinati dal fatto che l'azienda aveva accumulato un disavanzo di circa 24 milioni di euro negli ultimi anni, pur a fronte di un impegno dell'azienda di miglioramento degli impianti e di razionalizzazione della produzione. Hanno inciso comunque sulla specificità di questo stabilimento i costi energetici non competitivi con quelli che attualmente sono a carico della concorrenza, la scarsa disponibilità di materie prime: problemi, quindi, legati alla rigidità dei prezzi di mercato della materia prima. La "Cogne" ha evidenziato anche come in questa vicenda vi sia stata una scarsa attenzione da parte delle autorità ungheresi ad affrontare tale situazione e come problemi di tipo valutario, in particolare la rivalutazione del fiorino ungherese rispetto all'euro, abbiano reso diseconomica la prosecuzione dell'attività produttiva in Ungheria.

Per quanto riguarda la situazione produttiva occupazionale attuale della "Cogne", lo stabilimento di Aosta della "C.A.S." ha registrato nel 2002 168 assunzioni contro 119 dimissioni, quindi l'occupazione alla "Cogne" lo scorso anno è salita di 49 unità. Gli occupati, al 31 dicembre 2002, erano 954; l'obiettivo che l'azienda si propone di realizzare nel 2003 è di raggiungere le 980 unità, con una leggera crescita rispetto al trend dell'anno passato.

Per quanto riguarda gli investimenti, l'azienda mantiene un buon livello di investimento. Nel 2002 sono stati fatti investimenti per 5,760 milioni di euro; per il 2003 si prevede una quota superiore ai 5 milioni di euro.

Per quanto riguarda la produzione spedita, nel 2001 è stata di 130.000 tonnellate, nel 2002 di 137.000 (con crescita rispetto al 2001); rispetto al 2003, le previsioni sono di 150.000 tonnellate.

Credo che un quadro di questo genere renda realistico prevedere una possibilità di assorbimento delle conseguenze economiche derivanti dalla liquidazione della "DAM", anche in considerazione del fatto che il fatturato della "C.A.S." negli ultimi tre anni si è attestato fra i 250 e i 300 milioni di euro dell'ultimo anno. Questo è il quadro generale.

Vorrei ricordare come, non il Consigliere Beneforti, ma altri colleghi in quest'aula, avevano paventato la chiusura della "Cogne" derivante dalla possibilità di trasferire le produzioni da Aosta all'Ungheria. Devo notare che non è stato così.

Président La parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Prendo atto della risposta, Assessore. Questa interrogazione è stata presentata dopo aver letto le notizie pervenute dall'Ungheria sulla sorte della "DAM". Siamo preoccupati per la situazione debitoria in cui oggi si trova questa società ungherese.

Avevamo appreso dal bollettino metallurgico del 30 gennaio 2003, penso riservato alla siderurgia europea, che la "DAM" posseduta da "C.A.S." aveva annunciato la liquidazione volontaria il 22 gennaio 2003, a seguito di perdite per 26 milioni di euro, 52 miliardi, riscontrati nei due anni di attività. Nello stesso bollettino si informava che la compagnia stava negoziando con i suoi principali creditori, il più grande dei quali è il locale Emmaz, fornitore di energia elettrica, nell'intento di conseguire un accordo sul deferimento dei debiti a partire dal 18 febbraio. Avevamo inoltre appreso che nel frattempo la società aveva sospeso i suoi dipendenti riducendone lo stipendio, nell'attesa di poter riprendere la produzione, nel caso in cui possa essere conseguito un accordo soddisfacente con i creditori.

Nell'edizione successiva del 20 febbraio 2003 il bollettino informava della chiusura della società "DAM" il mese precedente, chiusura che veniva data per definitiva. Si diceva inoltre che la società, posseduta dalla compagnia italiana aveva messo in vendita il suo stock di rottami ed altri articoli, come richiesto dalla banca creditrice, in modo da riparare debiti per 15 milioni di euro e scongiurare le procedure di fallimento; che la cifra realizzata dalla vendita di tali articoli sul mercato era stata solo di 5 milioni di euro; che tutte le linee di credito a favore della "C.A.S." erano state chiuse e tutta la produzione cessata. Si è appreso questo dai bollettini che abbiamo letto, provenienti dall'Ungheria.

Prendo atto della sua risposta, Assessore, ma devo dirle che siamo preoccupati, perché il debito riscontrato dalla "C.A.S." sulla "DAM" non è di poco conto! Anche il quadro che è stato dipinto sulla stampa locale dal manager, a cui era stata affidata la gestione della "DAM", non è certamente brillante! È stato chiaro che dall'ammodernamento a cui doveva essere sottoposta la "DAM", si è passati a una situazione fallimentare, questa è la realtà! Ecco il perché della presentazione di questa interrogazione: perché siamo preoccupati per la ricaduta che il fallimento ungherese potrebbe avere sulla "C.A.S." di conseguenza sull'economia della Valle d'Aosta e sulla Valle d'Aosta.

Lei mi dice che, in futuro, con questa situazione non cattiva, la "Cogne" di Aosta può far fronte a questa situazione che le deriva dalla "DAM"; mi auguro che ciò avvenga, perché tutti sappiamo cosa rappresenta la "C.A.S." per Aosta e mi fa piacere sentire i dati che lei ha fornito, anche agli effetti occupazionali. Siamo inoltre preoccupati - anche se i dati ci consolano - per i rapporti sindacali che esistono all'interno di questa società, per niente edificanti, vista l'attuale situazione precaria in cui ci dovrebbe essere un maggior confronto fra azienda, organizzazioni sindacali e lavoratori. Oggi, di fronte a questa situazione, occorrerebbe un dialogo, un confronto aperto e anche un ruolo diverso delle stesse istituzioni.

Assessore, le chiedo di approfondire tutta la situazione e non di stare solo alle notizie che pervengono dalla società, perché i dati che lei ci fornisce sono quelli che le vengono forniti dalla società! Vorrei che lei li approfondisse, per vedere se corrispondono alla reale situazione, considerato il peso che la C.A.S. ha sia sul piano occupazionale che economico per la Valle d'Aosta. Chiedo pertanto il suo intervento, perché il confronto sindacale sia diverso e anche il confronto della "Cogne" con le istituzioni regionali sia improntato nella collaborazione, specialmente in un momento precario come questo della vita nazionale, oltre che della stessa azienda.