Oggetto del Consiglio n. 59 del 21 marzo 1974 - Resoconto
OGGETTO N. 59/74 - Proseguimento discussione generale sul bilancio di previsione per l'esercizio 1974.
Dolchi (Presidente) - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Manganoni, Fosson, Jorrioz, Tonino, Parisi e Chanu. La parola al Consigliere Manganoni.
Manganoni (PCI) - In campo nazionale la crisi zootecnica, già da tempo molto grave, ha raggiunto in questi ultimi mesi i limiti estremi della bancarotta, soprattutto per quanto riguarda il settore della carne bovina. I noti provvedimenti, varati a luglio dal Governo contro l'aumento dei prezzi al consumo, hanno avuto immediata ripercussione sulla produzione agricola e zootecnica, nel momento in cui i costi dei mezzi tecnici, indispensabili all'attività agricola e agli allevamenti, raggiungeva livelli iperbolici, provocando un insostenibile squilibrio a danno dei produttori tra costi e ricavi per quanto riguarda la carne e il latte. A causa di tutto ciò si è verificato un aggravamento tumultuoso del grave processo di riduzione e depauperamento del nostro patrimonio zootecnico, già in atto da tempo, per l'abbattimento di un gran numero di bovini e la chiusura delle stalle da parte dei produttori agricoli.
Il Ministero dell'agricoltura ha denunciato l'abbattimento nel corso dell'anno 1973 di almeno 900.000 capi di bestiame, altre fonti riferiscono l'abbattimento di circa 500.000 lattifere. Si tratta in genere di fonti imprecise, ma che denunciano una situazione drammatica; non va infatti dimenticato che la netta crisi zootecnica del 1974 e dovuta a quanto già si è detto, cioè all'aumento dei mangimi e alla caduta dei prezzi del latte e della carne alla stalla e anche in conseguenza alle massicce e incontrollate importazioni, favorite tra l'altro dall'errata politica economica degli importi compensativi comunitari, la cui applicazione è stata richiesta o accettata dal precedente Governo, quale contropartita per il libero scambio della nostra moneta nei confronti delle monete europee e del dollaro. A causa della stretta interdipendenza tra allevamento bovino, zootecnia in generale e ordinamento agrario nelle sue caratteristiche economiche e sociali, tecniche e produttive, la crisi zootecnica si presenta come aspetto della crisi generale che investe l'agricoltura italiana e quella regionale; pertanto qualsiasi sviluppo sano, corretto e duraturo della zootecnia, non può prescindere da profonde trasformazioni agrarie, e dalla valorizzazione equilibrata del nostro potenziale agricolo e del nostro suolo agrario. Per il rilancio degli allevamenti e per la ripresa della zootecnia sarà soprattutto decisivo l'apporto dell'associazionismo, della cooperazione, sia in alcune fasi della produzione vera e propria, sia nella fase della raccolta, del trattamento e della commercializzazione del latte e della carne.
Il deficit della bilancia commerciale agricola è salito nel corso dell'anno 1973 a circa 2500 miliardi, 1500 dei quali per le sole produzioni lattiero-casearie e, principalmente, delle carni, animali vivi, carni macellate fresche e congelate. Il patrimonio zootecnico che ormai disceso sui valori del 1908 e la capacità dei nostri allevamenti si è ridotta a tale punto da coprire almeno il 55 percento del consumo di carne e il 50 percento del consumo di latte e latticini. L'obiettivo è di contribuire ad arrestare o perlomeno a frenare il processo di depauperamento del patrimonio zootecnico con l'integrazione del reddito agricolo. Se la situazione zootecnica in campo nazionale è fallimentare non è certamente lusinghiera in Valle d'Aosta, dove l'agricoltura è basata quasi esclusivamente sull'allevamento del bestiame; i capi bovini sono infatti passati da un numero di 56.000 nel 1953, a 51.000 nel 1965, a 39.000 nel 1973; mi risulterebbe, inviterei l'Assessore a fornire ulteriori precisazioni, che nell'ultimo anno il patrimonio zootecnico sia diminuito di circa 2000 unità.
Non va dimenticato che l'indice del valore della produzione agricola, zootecnica e forestale per ogni ettaro di superficie produttiva della Valle d'Aosta è il più basso di tutta l'Italia e corrisponde a 51.000 lire; la Campagna registra un indice di 1.900.000 per ettaro, l'Emilia 700.000 per ettaro. Questi sono dati presi dalle statistiche del 1971.
Inviterei dunque i Consiglieri a fare un confronto fra il reddito dell'agricoltura valdostana e di quella emiliana.
Se gli allevatori in pianura smettono le stalle poiché sono costretti a vendere i loro prodotti in perdita, ancora peggiore è la condizione degli allevatori in montagna, ove i costi di produzione sono di circa un terzo superiori a quelli della pianura. In Valle d'Aosta, come d'altronde è già stato riconosciuto dal passato Consiglio regionale, l'agricoltura deve essere considerata come un servizio sociale e l'opera svolta dal lavoratore della terra non deve essere considerata dal punto di vista del reddito economico, bensì quale giardiniere della montagna, la cui opera è indispensabile al mantenimento dell'equilibrio idrogeologico, alla tutela dell'ambiente, alla conservazione del suolo e del paesaggio e tende a evitare la disgregazione della montagna e le altre disastrose conseguenze, che graverebbero pesantemente sulla comunità, causate dal nuovo modello di sviluppo di questa società, basata quasi esclusivamente sullo sviluppo industriale e turistico a scapito dell'agricoltura. Ogni anno il patrimonio rurale va sempre più deteriorandosi, crollano le case dei villaggi di montagna abbandonati e la stessa sorte subiscono molti mayens e non pochi alpeggi, questo processo di disgregazione avanza con estrema celerità.
Non va dimenticato poi che l'occupazione di coltivatore diretto a pieno tempo in Valle va diminuendo, ormai la percentuale dei conduttori di aziende agricole rubati anche nell'industria supera largamente il 50 percento. È necessario quindi evitare assolutamente la migrazione in città o nei centri industriali di questi operai-contadini, che devono essere agevolati in tutti i modi, particolarmente dotando delle infrastrutture e dei servizi sociali di cui sono fornite le città e i centri industriali e turistici i nostri villaggi ancora sprovvisti di questi mezzi, così da evitare un ulteriore sviluppo delle zone già sviluppate e un ulteriore regresso delle zone arretrate.
Farò un esempio: nel Comune di Perloz, uno dei comuni più poveri della valle, ben 22 frazioni, una buona parte delle quali abitate tutto l'anno, sono ancora sprovviste di strade per mezzo delle quali raggiungere i mayens e gli alpeggi di detto Comune, mi permetto di ricordare che in questi alpeggi sono ospitati circa 400 bovini nel periodo estivo, i contadini del luogo sono così costretti a raggiungere i mayens e gli alpeggi di questo Comune percorrendo a piedi, per ore, ripide mulattiere; in situazioni simili si trovano altri comuni quali quelli di Lillianes, Fontainemore.
Io mi auguro quindi che nel Piano Programmatico dei lavori dell'Assessorato ai lavori pubblici per il 1974 si tenga conto di queste esigenze e nella distribuzione dei fondi per l'incremento turistico non si concentrino gli investimenti nelle zone già oltremodo sviluppate, come si è fatto nel passato, ma si tenga conto dello squilibrio economico e sociale esistente nella nostra regione.
Sei in Valle la crisi della zootecnia è grave, ma non ancora disastrosa come in altre regioni d'Italia, quali il Piemonte per esempio, tutto questo è dovuto innanzitutto alla tenacia e allo spirito di sacrificio dei nostri montanari, ma anche ai provvedimenti legislativi attuati dalla Regione che prevedono varie forme di incentivazione, mi riferisco particolarmente alla legge regionale n. 32 del 10 settembre 1973 che prevede forme di intervento regionale in favore degli allevatori di bestiame, la quale anche se non ha risolto la crisi dell'agricoltura, ha costituito però un mezzo di opposizione all'abbandono della campagna è un modesto incoraggiamento per gli allevatori a mantenere il loro patrimonio zootecnico.
È però necessario riesaminare detta legge e, tenendo conto della svalutazione della lira, dell'aumento del prezzo dei mangimi per il bestiame, dei concimi chimici, degli attrezzi e macchinari agricoli, adeguando con un aumento dei contributi stabiliti. In questi ultimi sei mesi questi generi sono aumentati del 40 o del 50 percento mentre i prezzi dei prodotti che gli agricoltori vendono, latte e carne, sono rimasti immutati. Il contributo di 30.000 lire per ogni capo adulto di bestiame era remunerativo quando la legge è stata approvata, circa un anno fa, ma ora non lo è più, infatti l'Alleanza dei Contadini propone alla Regione Piemonte, un contributo di 60.000 lire per ogni capo adulto in pianura, maggiorato del 20 percento nelle zone di montagna. Si dovrà inoltre ammettere, sempre riferendomi alla legge n. 32, al contributo, ridotto di 1/3, anche gli allevatori di bestiame che acquistano fieno prodotto in Valle, perché molte aziende oggi venduto il bestiame, continuano a coltivare i prati ammassandone il fieno; qualora infatti in Valle non avessimo il bestiame sufficiente per consumare questo fieno, dovremmo andarlo forse a vendere a Chivasso?
Questa è stata forse una lacuna della legge che ci deve fare riflettere e ci deve spronare a ridiscutere riesaminare questo problema sin da oggi.
Invito quindi la Giunta e la Commissione per l'agricoltura a riesaminare gli importi dei contributi della legge n. 32. È necessario inoltre rivedere il prezzo pagato al produttore del latte per uso alimentare umano, portandolo a 150 lire al litro; questa è una richiesta sempre dell'Alleanza Cooperativa per la pianura del Piemonte; ora affinché la produzione del latte sia remunerativa vengono chiesti 150 lire in pianura, in montagna dovrebbero poter offrire una cifra superiore, comunque sarebbe positivo almeno raggiungere quel prezzo. Bisogna osservare che accogliendo questa legittima richiesta il prezzo di 1 l di latte rimarrà comunque sempre inferiore al prezzo di una bottiglia di acqua minerale.
È necessario sollecitare l'entrata in funzione dell'Agraria Regionale, a condizione però che fornisca i prodotti necessari all'agricoltura: mangimi, concimi chimici, attrezzi e macchinari agricoli, eccetera a prezzi ridotti e non diventi un carrozzone destinato soltanto fornire uno stipendio a inutili, quanto dannosi, burocrati.
L'Assessorato all'agricoltura dovrà inoltre snellire le procedure burocratiche in modo tale da permettere che i contributi per l'abbattimento del bestiame da risanare, per l'acquisto di macchinari agricoli, eccetera eccetera, non si debbano attendere per otto, dieci o anche quindici mesi, ma vengano corrisposti in un periodo di tempo non superiore a sessanta giorni.
Inutili sono i discorsi, le parole, sono necessari provvedimenti immediati per ridare fiducia a coloro che ancora non hanno abbandonato la campagna e in primo luogo ai giovani e alle altre valide forze dell'agricoltura, a tutti costoro è necessario dare la prova che è cosa giusta e remunerativa continuare a lavorare la terra.
Come dicevo prima, sono necessari provvedimenti urgenti per salvare ciò che rimane della nostra dissestata zootecnia e incoraggiare gli agricoltori ai quali troppo è stato chiesto e poco si è dato. Voglio ricordare a questo proposito che la Regione Emilia-Romagna ha destinato all'agricoltura il 28 percento del suo bilancio per l'anno 1974; se questa Regione che ha la fortuna di disporre di una pianura fertile e di un'agricoltura fra le più ricche d'Italia, ha destinato poco meno di un terzo del suo bilancio per l'agricoltura, cosa dovrebbe fare la Valle d'Aosta, zona esclusivamente montana e con l'agricoltura più povera d'Italia?
Concludo invitando il Consiglio a riflettere sulla necessità di impostare una politica di deciso indirizzo degli investimenti pubblici verso l'agricoltura prima che sia troppo tardi.
Dolchi (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Non vorrei in questo momento prendere in esame il bilancio di previsione che viene sottoposto oggi all'approvazione del Consiglio, vorrei fare invece alcune considerazioni sulla relazione fatta dal Presidente della Giunta che ho seguito, come sempre, con particolare attenzione.
Concordo pienamente sull'analisi della crisi generale che travaglia gran parte del mondo e delle inevitabili ripercussioni sulla vita stessa della nostra Regione.
Concordo pure sull'affermazione che esprimeva la richiesta di particolare impegno alla classe politica regionale per un rinnovamento della vita politica e amministrativa della nostra Regione, come concordo su altre affermazioni fatte stamani dal Presidente della Giunta, ma l'esperienza vissuta in questi ultimi anni mi obbliga a denunciare che i fatti molte volte non corrispondono alle parole, in questo momento direi che si predica bene, ma si razzola male.
Si è parlato della necessità di un momento di riflessione e di ripensamento su quanto è stato fatto in passato, ebbene su questo punto, mi sia permesso dire, che il confronto non va certamente a vantaggio dell'attuale Amministrazione. Nel passato sono stati naturalmente commessi degli errori, l'analisi di essi ha permesso di provvedere alla loro correzione. È indubbio però che anche con mezzi ridotti e senza l'ausilio dei Comitati della Programmazione, si è provveduto a trasformare la vita della nostra Regione, e credo non sia necessario ricordare oggi come si presentava la Valle d'Aosta nel 1945.
Per quanto riguarda i grandi obiettivi realizzati basterebbe citare la costruzione dei due trafori che hanno dato alla nostra Regione la funzione di collegamento durante tutto l'anno con i paesi vicini: la Francia e la Svizzera.
In questi ultimi anni abbiamo stanziato vari milioni per alcuni studi sulla programmazione, che, terrei a ribadire, consideriamo indispensabile, molte volte invece si è accusato l'Union Valdôtaine di essere contro tale programmazione. Ma tutto quanto è stato fatto avvenuto forse conto degli indirizzi dettati dalla programmazione? Senza tema di smentita si può dire che il più delle volte si è operato contro ogni sano criterio programmatico; il Consiglio regionale, d'altra parte, non ha ancora potuto discutere alcuni piani di sviluppo. Sino a oggi si sono dette solo parole, e certamente non è possibile programmare quando si vuole accontentare tutti, quando in ogni decisione predomina l'interesse elettorale e ci si preoccupa solo di aumentare di centri di potere e quando vengono creati nuovi enti, si mettono alla loro direzione uomini scelti non secondo le loro capacità o attitudini, ma in base alla loro tessera di partito, al loro apporto di voti, al contributo che possono dare al rafforzamento del potere di un certo partito a scapito, il più delle volte, della collettività. Noi abbiamo sempre disapprovato e continuiamo a disapprovare questi metodi, poiché favoriscono l'opportunismo e la corruzione, e minano alla base la democrazia.
Il Presidente della Giunta ha espresso la necessità di un'adeguata efficienza dell'apparato burocratico, anche in questo campo noi abbiamo denunciato più volte in quest'aula il modo in cui venivano decise le assunzioni.
Signor Presidente, Signori Consiglieri, se si vogliono instaurare nuovi metodi di governo è necessario sopra ogni cosa dare alla nostra popolazione una maggiore fiducia nei propri amministratori, moralizza and in ogni campo la vita pubblica e credo che su questo punto dai nostri banchi consiliari siano state esposte varie volte proposte sempre inascoltate. Ogni partito, ogni movimento, deve avere il coraggio di emarginare i suoi rappresentanti disonesti: questa è una richiesta che viene direttamente dalla popolazione valdostana. Solo dando per primi l'esempio gli amministratori potranno pretendere uguale onestà e dedizione da parte del personale regionale; gli amministratori si devono convincere inoltre che devono amministrare la collettività come insieme di cittadini e non di sudditi. Sono, queste, affermazioni estremamente semplici, ma solo se sapremo ritornare a questi principi considerati una volta virtù fondamentali, mentre oggi sono derisi, noi potremo salvare la nostra autonomia e con essa la libertà.
Ceux qui ont cru et lutté pour l'autonomie de la Vallée d'Aoste sont déçus par la dégénération dans laquelle est tombée aujourd'hui la classe politique, je ne fais pas de différences, je parle de toute la classe politique; c'est pour cela que je lance un appel urgent à toutes les forces politiques avant qu'il soit trop tard, si nous voulons que la Vallée d'Aoste continue à vivre comme Région autonome et pouvoir s'administrer d'elle-même.
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Si dà atto che da questo momento le funzioni di Presidente del Consiglio sono svolte dal Vicepresidente Consigliere Chanu.
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Chanu (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Jorrioz. Ne ha facoltà.
Jorrioz (PSDI) - Signor Presidente e Signori Consiglieri, concordo con quanti hanno già preso la parola prima di me e hanno esposto le difficoltà economiche che stiamo vivendo in campo nazionale, e che si riflettono naturalmente in campo regionale.
È molto difficile per un neo eletto affrontare per la prima volta la discussione su un documento così importante come quello sottoposto alla nostra valutazione, il bilancio regionale è infatti un documento che impegnerà l'attività del Consiglio per l'anno 1974, ancora più difficile è il mio compito se si tiene conto che i bilanci in esame sono 2:1 per l'anno 1974, l'altro per l'anno 1975. Potrei anche provare il bilancio del 1975 ma lo esamineremo a suo tempo, oggi penso siamo chiamati soprattutto a valutare il bilancio per il 1974.
Da un attento esame di quest'ultimo mi pare esso altro non sia che la brutta o bella copia, secondo i punti di vista, dei bilanci precedenti. Mi sembra di rilevare inoltre la preoccupazione di destinare i fondi della pubblica amministrazione in modo tale da accontentare tutti senza scontentare nessuno, ma senza tener conto né dei suggerimenti dati dagli uffici della programmazione, né delle priorità di risoluzione dei problemi più urgenti che interessano la nostra Regione.
Ho apprezzato il tentativo dei compagni del PCI di presentare nuove soluzioni, alle quali potrei dare il mio voto favorevole o contrario dopo il dibattito all'interno del Consiglio regionale. Sebbene apprezzi lo sforzo fatto dai rappresentanti del PCI mi chiedo però quale sia il motivo che vi induce ad accettare un bilancio che per vari anni avete criticato. Stamattina ho ascoltato con particolare interesse gli interventi dei Consiglieri che con molta preparazione hanno esposto il loro punto di vista sul bilancio presentato dall'attuale maggioranza. Lasciando ad altra occasione la mia valutazione sul bilancio per l'anno 1975, esporrò il mio pensiero sul bilancio per l'anno 1974.
Esamineremo assieme ogni punto del bilancio e ognuno di voi potrà valutarlo in particolare, vorrei solo esporre il mio modesto parere sui punti basilari che dovrebbero essere tenuti presenti nella formulazione del bilancio per la nostra Regione. Prima di tutto è necessaria la difesa ad oltranza del bilinguismo e del "patois" che ci hanno consentito di ottenere un'autonomia regionale speciale, basata non su vuote parole o su semplici allocuzioni come ad esempio "nò predzen patoué", ma su un apporto di tutti gli abitanti della Valle i quali, se anche non conoscono il "patois", si sentono valdostani e difendono gli interessi della Valle d'Aosta.
È necessaria, inoltre, la revisione di tutte le leggi regionali che interessano il settore dell'agricoltura al fine di incentivare la produzione agricola e offrire le migliori possibilità ai nostri agricoltori di evitare lo spopolamento delle nostre montagne. Il Consigliere Manganoni ha fatto un esame della situazione agricola, ma ha dimenticato di esaminare in particolare l'agricoltura valdostana. Si è parlato molto di ciò che possiamo fare dimenticando spesso che le nostre proprietà sono estremamente suddivise, in alcuni casi sulle mappe si possono trovare appezzamenti 1 mq di terreno; la soluzione del grave problema dell'agricoltura dovrebbe partire quindi dallo studio della situazione attuale, dell'estrema suddivisione e del frazionamento degli appezzamenti di terreno riusciremo così a concentrare gli sforzi fatti fino a ora dall'Amministrazione regionale per risolvere i principali problemi dell'agricoltura valdostana.
Come terza proposta indicherei la difesa del patrimonio naturale della Valle contro tutti i tentativi di speculazione edilizia e turistica, a danno delle popolazioni valdostane, evitando così gli interventi occasionali che l'attuale Amministrazione regionale ha dovuto adottare in certe situazioni.
Se noi continuiamo a intervenire con azioni isolate non riusciremo a risolvere nessun problema. Infatti, nella zona di Morgex, nell'alta zona di La Salle e in varie altre zone, sono stati presi immediati provvedimenti, ma se continuiamo ad andare avanti di questo passo riusciremo ad attuare alcuni piccoli argini senza però difendere la Valle d'Aosta, le proprietà dei valdostani, contro le speculazioni provenienti da fuori o anche dal in eterno della nostra Regione.
Se questi saranno i punti fermi della nuova impostazione programmatica per l'attuazione dei prossimi bilanci io sarò pienamente d'accordo, in caso contrario mi dichiaro sin d'ora contrario.
Chanu (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Tonino. Ne ha facoltà.
Tonino (PCI) - Il capogruppo Monami ha ampiamente illustrato in modo abbastanza chiaro quali sono le caratteristiche del bilancio 1974, strettamente legato al bilancio dell'anno 1975. Non entro quindi in merito al problema generale, ma mi limiterò ad alcune considerazioni sul bilancio dell'Assessorato all'industria e commercio, di cui sono Presidente della Commissione.
Esaminando i capitoli degli investimenti di questo assessorato non si può non notare come non vi sia nessuna novità rispetto agli bilanci passati. L'aumento di 12 milioni della spesa totale e dovuto solamente all'aumento degli stipendi al personale, mentre le altre cifre sembrano congelate. Sarebbe facile polemizzare su questo. Qualora non si considerassero i massicci investimenti avvenuti in questo settore tramite altri canali per supplire, in parte almeno, alla grave crisi occupazionale che in questi ultimi tempi ha colpito la Bassa Valle con la chiusura di alcuni stabilimenti. Ho voluto sottolineare questo fatto poiché ritengo che l'intervento della Regione in questa circostanza sia stato di importanza fondamentale; infatti, con i semplici mezzi a disposizione dell'Assessorato all'industria e commercio certamente quel problema non sarebbe stato risolto. Devo però sottolineare che il problema dell'industrializzazione e tutt'altro che risolto in Valle d'Aosta; vi sono ancora varie zone sprovviste di insediamenti industriali, ad esempio, la zona compresa tra Châtillon e Nus e quasi tutta l'Alta Valle, dove dovrebbero trovare collocazione industrie di non grandi dimensioni, ma che potrebbero favorire un buon numero di cittadini costretti ora a fare i pendolari o a vivere del magro bilancio dell'agricoltura. Se noi pensiamo che questo problema rimane in parte da risolvere e che l'Assessorato dovrà intervenire per le normali richieste avanzate ogni anno dalla Regione da parte di industrie che tendono a modificare e rinnovare i loro impianti; risulterà chiaramente che con un bilancio di 150 milioni, molti problemi rimarranno irrisolti.
Ho sentito molte volte parlare di cooperazione, ma eccetto che nel campo dell'agricoltura, dove vi sono leggi abbastanza importanti, mi pare poco si sia legiferato per favorire l'associazionismo e la cooperazione. Vi sono in Valle d'Aosta alcune lodevoli iniziative in alcuni settori, ad esempio a Verrès, è stata creata una Cooperativa EdilMeccanica costituita da cittadini del luogo, la quale con le attuali leggi regionali non ha diritto ad alcun finanziamento che agevoli il suo sviluppo. Altre iniziative sono state prese nel settore alimentare per la vendita al dettaglio; infatti, vari dettaglianti si sono resi conto che per sopravvivere al momento di crisi economica è necessario si costituiscano in cooperative, soprattutto per contenere i prezzi che oggi vengono fatti lievitare artificiosamente dagli innumerevoli passaggi della merce da un grossista all'altro. Per questi settori mi pare che il bilancio regionale non preveda nessun capitolo che possa favorire questi insediamenti e queste iniziative cooperativistiche in Valle d'Aosta.
Pregherei dunque la Giunta di prendere in questo settore delle decisioni adeguate, non possiamo infatti abbandonare a sé stesse delle iniziative così lodevoli; sarebbe cosa assurda, infatti, adoperarsi in favore della cooperazione e quando iniziative di questo genere vengono prese non provvedere con i dovuti di aiuti, soprattutto di carattere economico quali finanziamenti a titolo di mutuo, non già mai finanziamenti a titolo di fondo perduto per sostenerle.
Rinnovo quindi alla Giunta la preghiera di trovare una soluzione, io non ho suggerimenti da dare per inserire nel bilancio attuale con una modifica alla legge o intervenendo sul fondo di rotazione con aiuti per tutte le forme cooperativistiche costituitesi per l'iniziativa spontanea e che vengono avanti sia nel settore alimentaristico, in cui si decide in questi anni la possibilità di sopravvivenza dei piccoli dettaglianti nei paesi, sia anche in tutti gli altri settori economici.
Chanu (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.
Parisi (MSI-DN) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, mi rivolgo soprattutto a Lei, illustre Sig. Presidente Dr. Dujany, e mi rammarico di non avere la memoria di un tempo per poter recitare in quest'aula il contenuto della sua relazione programmatica del 19 luglio 1973.
Le dissi allora, Signor Presidente, che mi sembrava una relazione ambiziosa, e le diedi atto che quando si ha grande ambizione è necessario anche un pizzico di intelligenza. Credevo però, a seguito di quell'ampia relazione programmatica che, lo confesso ancora oggi, era un capolavoro, di trovarvi vari riferimenti nel bilancio che oggi si presenta al Consiglio per l'approvazione. Invece questo bilancio, registrando le entrate e le uscite come in una comune contabilità, non presenta nulla di nuovo.
Mentre l'esposizione delle entrate è esatta, mi lasciano molto perplesso i capitoli comprendenti le uscite; infatti, pensavo che in esse si potessero riscontrare elementi di programmazione, cosa questa che sta molto a cuore a tutti noi; pensavo che alcuni fondi anziché essere assegnati agli Assessorati che recentemente non hanno il problema, diciamo, di una ripresa economica a favore della comunità, fossero stati assegnati a qualche altro Assessorato.
Ovviamente prenderò in esame l'Assessorato alle foreste, che più mi sta a cuore, e all'agricoltura poiché quest'ultima, come giustamente è stato detto dal Sig. Presidente e ribadito dal Consigliere Manganoni, è alla base dell'economia nazionale. Mi sembra però che per questo settore non vi sia un piano di sviluppo programmatico; per quanto concerne le Foreste, ad esempio, la zona collina di Aosta necessita di un razionale rimboschimento poiché in caso contrario i 100 milioni stanziati per le calamità non servirebbero a nulla; verremmo colpiti da una calamità così grande da non sapere dove reperire i fondi per porvi rimedio. Ora, mi corregga se sbaglio, Assessore Lustrissy, il capitolo per i rimboschimenti volontari prevede una spesa di soli dieci milioni. Lei sa benissimo quanto occorra per imbottire un ettaro di terreno, e allora stanziando solo dieci milioni evidentemente si cade nel ridicolo.
Per quanto riguarda l'Agricoltura il collega Manganoni ha fatto una disamina che riguardava essenzialmente la cattiva amministrazione del Governo italiano, verso il quale io non posso avere nessun rispetto, dato il modo in cui assolve il suo mandato.
Il Consigliere Manganoni ricordava che sono stati spesi dei fondi per incrementare l'abbattimento del bestiame e io vorrei aggiungere che questo non è avvenuto soltanto per il bestiame ma anche per eliminare tonnellate e tonnellate di pere di mele, di aranci, eccetera, di cui non se ne data notizia ma ne ho la netta sensazione. Conoscendo oggi i retroscena dello scandalo del petrolio, penso che, anche se nulla è trapelato, a quell'epoca certamente vi sarà stata qualche istanza, ben accolta da parte del Ministro competente, in cambio dell'abbattimento di questo bestiame che avremmo poi dovuto importare dalla Spagna, dalla Francia, dalla Svizzera, eccetera; una bella bustarella.
Oggi il Governo, in una situazione catastrofica, si rende perfettamente conto che sull'agricoltura è basata l'economia del popolo italiano e che senza agricoltura non si mangia, non si vive, non si lavora, ma ormai ben poco può fare.
I fondi che sono stati stanziati per l'Assessorato agricoltura e foreste sono irrisori e non risolveranno nessun problema; quindi, proporrei di attingere nuovi fondi dal bilancio di altri Assessorati, non certo da quello del Commercio poiché è il più povero, per cercare di finanziare meglio lo sviluppo dell'agricoltura.
Mentre mi riservo eventualmente di intervenire sui capitoli, voglio sperare che nelle risposte che daranno i responsabili della Giunta si accenni ai provvedimenti che dovranno essere presi con l'aiuto della programmazione.
Chanu (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, per prendere la parola in occasione della discussione di questo bilancio, un Consigliere deve vincere la tentazione di alzarsi e dopo aver detto alcune parole cattive, risedersi e pensare ad altro; purtroppo il dialogo tra maggioranza e minoranza è tornato a essere simile a quello instaurato dalla Giunta dell'Avv. Bionaz, un dialogo cioè fra sordi. Allora si seguiva il sistema brutale di ricorrere sempre il più celermente possibile alle votazioni, oggi, grazie probabilmente alla presenza del Partito Comunista, questo metodo non può più avere una valida applicazione. Si sbaglia comunque l'attuale Giunta se pensa, usando vari astuti accorgimenti, di instaurare un dialogo serio tra opposizione e maggioranza, che, si è fondamentale per un'amministrazione democratica. Noi non parleremo dunque dell'esercizio contabile, foderato di giallo, senza alcun valore giuridico o amministrativo; esso è semplicemente un'operazione aritmetica che avrebbe potuto essere scritta in lettere romane o in ideogrammi cinesi e avrebbe avuto esattamente lo stesso significato. Il bilancio presentato oggi alla discussione dall'attuale Amministrazione non ha nessun significato, esso è un tentativo di ingannare il Consiglio e facendo apparire in un bilancio di normale routine cose che in realtà servono a poco e che non possono essere discusse.
Penso che il momento più interessante della discussione sia stato quello in cui il mio amico - mi permetto di dirlo - Consigliere Monami, ha espresso questa splendida antinomia: da un lato egli ha annunciato che le forze di maggioranza si erano rese conto della impossibilità di presentare un nuovo bilancio a causa dei tempi ristretti, ed era necessario quindi proporre al Consiglio l'approvazione di un esercizio provvisorio; dall'altro lato però, dopo che l'esercizio provvisorio aveva funzionato per tre mesi, non si poteva presentare un bilancio nuovo poiché ormai quei tre mesi erano stati amministrati secondo la regola del passato bilancio.
A noi non sembra che un bilancio possa essere dichiarato nuovo o possa avere la minima pretesa di essere il riflesso di una politica più aggiornata quando altro non fa che spostare vecchi termini o somme a disposizione dell'Amministrazione regionale sotto nuovi titoli o nuove suddivisioni.
Secondo il nostro punto di vista, proprio in relazione alle spiegazioni che sono state date, il bilancio avrebbe potuto essere rivoluzionario anche conservando la stessa veste e la stessa distribuzione in capitoli qualora nelle innumerevoli voci, che iniziano con la parola "Contributi" comprendenti tutte le categorie che intervengono nella nostra Spesa, fosse stato scritto 10, oppure, come bene ci insegnava il Dr. Brero in altri tempi, "per memoria"; per memoria di un tempo in cui purtroppo attraverso questa inutile, dannosa, corruttrice, parcellizzazione della spesa pubblica, è stata attuata una cattiva amministrazione.
Questa era la riforma che doveva essere attuata e non quella di perseguire la stessa politica clientelare che ha garantito all'attuale maggioranza, attraverso spostamenti di voci in capitolo, di poter usufruire di cospicue somme che possono garantire l'interesse, e qualche volta l'affetto, di coloro che vengono chiamati a parteciparne, senza merito, alla distribuzione.
La situazione a nostro avviso è talmente grave, la degenerazione della cosa pubblica ha raggiunto un punto estremo, per cui non è più in discussione una Giunta o una maggioranza, l'abbiamo già detto e non ci vergogniamo di ripeterlo, ma in discussione l'Istituto stesso dell'autonomia; se continuiamo infatti a fornire prove così negative sarà difficile giustificare la nostra volontà di amministrati da soli.
Dopo quanto avvenuto nel passato, per rendere credibili i piani di sviluppo e la programmazione era necessario che innanzitutto si definissero gli obiettivi dell'azione politica della maggioranza e del Consiglio stesso; cosa questa che assolutamente non è avvenuta nel passato e non avviene neppure oggi.
Le Commissioni di studio della Programmazione sono state completamente escluse dalla vita politica, dalla Giunta e dal Consiglio. Non mi è stata così comunicazione alcuna tra la programmazione e la politica amministrativa decisa in questa aula. Personalmente rileggevo recentemente alcuni studi di alcuni anni or sono che mi sono sembrati ricchi di idee e di reali possibilità di sviluppo politico.
Si è invece continuato ad amministrare come se quegli studi appartenessero, non alla Regione Autonoma Valle d'Aosta ma al Dipartimento Alta Savoia o alla provincia di Alessandria. Bisogna dunque definire sia gli obiettivi prioritari, sia le modalità con cui si intendono realizzare. In effetti in Valle d'Aosta la politica viene decisa giorno per giorno, rifiutando la necessità di determinare con correttezza amministrativa agli obiettivi e le strade da seguire per realizzarli.
Risulta così chiaramente che tutte le iniziative prese, sono state determinate non dall'intento di raggiungere uno scopo ma di porre riparo a un pericolo o di agevolare una cosca garantendosene, evidentemente, l'appoggio.
Esaminerò ora alcuni dati in particolare, ad esempio: negli spostamenti di spesa previsti per le leggi in corso di approvazione non vi è il minimo accenno, Assessore Pollicini, per quanto riguarda gli inceneritori, non vorrei fosse già presa la decisione di eliminare questa spesa considerando la inutile; non vi è nessuna previsione riguardante investimenti infrastrutturali in materia di cura, si continua infatti ad amministrare con metodi ormai superati e noi pur essendo d'accordo sull'utilità di limitare varie spese possiamo concordare con il blocco apolitico della spesa corrente, in essa vi sono delle voci che hanno invece bisogno di ottenere degli aumenti. Le spese che devono essere eliminate sono sopra quelle inutili, che al contrario vengono e continueranno a essere fatte, spesso infatti gli stanziamenti per incrementare lo sviluppo della Regione non si trovano, mentre quelli per garantirsi la clientela elettorale si trovano sempre.
Oggi per essere sicuri di essere eletti bisogna ricoprire la carica di Assessore confermando ciò che un proverbio arabo recita cioè che "chi ha bevuto le acque dell'Africa, le verrà ancora". È infatti sufficiente sapere bene impiegare il denaro regionale e investirlo in maniera opportuna e coerente.
Un altro punto di vista che per quanto ci riguarda non manca di interesse è la descrizione di questo bilancio, evidentemente frutto di un compromesso, tra forze politiche eterogenee che hanno dato luogo a una struttura illogica.
Io non voglio ripetere quanto dicevo il 19 luglio in questa aula, ma è cosa certa, che quando diverse forze politiche concorrono a formare una Giunta, nella quale una sola formazione ottiene il 90 o il 95 percento dei posti di governo e le altre si battono dall'esterno, l'unico documento politico in cui gli UNI condizionano le scelte degli altri e quello del bilancio, poiché attraverso questo documento fondamentale per ogni Amministrazione, ogni forza determina esattamente il proprio peso politico facendo avanzare la forza delle proprie idee. Il risultato è che voi, Signori della maggioranza, siete diventati degli ideologi dell'immobilismo, perché soltanto non facendo niente potete mantenere, come viene detto in patois "la barca plana", e rimanendo nella posizione in cui non soffiando venti e non essendoci i marosi potrete continuare a navigare.
Ebbene tutto questo secondo noi è come un cancro che corrode dall'interno l'autonomia. Noi giustifichiamo infatti la nostra autonomia non soltanto con la necessità di difendere alcuni valori culturali, che devono essere reinseriti nel mondo moderno, ma anche per garantire una più intensa partecipazione di tutti all'amministrazione pubblica che deve essere garante di una maggiore libertà e del massimo di giustizia sociale per tutti i cittadini.
Ora, tutti questi obiettivi sono completamente esclusi da questo bilancio, che se poteva avere un significato positivo dieci o quindici anni fa, oggi è stato per una lenta, continua, voluta degenerazione, incominciata con il centro sinistra, ridotto solamente a strumento di potere.
Questa nostra analisi che non vuole essere polemica, ma semplicemente chiarire i termini del problema, ci spinge necessariamente a invitare tutte le forze politiche della maggioranza, e in particolare il Partito Socialista e gli Unionisti Progressisti a sostenere posizioni che noi definiamo "tranchantes". Ci sembra che quando vi è molta confusione sia poiché purtroppo mancano idee, sia perché non se ne vuole avere, è necessario che le analisi politiche siano fatte nel massimo rispetto delle opinioni altrui così da non lasciare spazio a proposte ambivalenti o a intese oscure.
Secondo noi occorre che ogni gruppo consiliare prenda le opportune decisioni e dichiari di volere fare parte di una determinata maggioranza oppure di credere, come noi affermiamo, che soltanto modificando profondamente i rapporti di forza all'interno di questo Consiglio sia possibile rivoluzionare profondamente il modo con cui si è amministrato fino a ora. Soltanto facendo chiarezza su questa scelta e analisi è possibile effettivamente dare luogo a una nuova politica. Bisogna ritornare al precetto evangelico che mi impone di dire: "pane al pane, vino al vino"; ognuno deve scegliere la propria strada.
Aveva ragione il Consigliere Monami allorché affermava: "... noi crediamo in certe cose e in altre no, ..."; Il confronto infatti deve essere il più leale possibile.
Vorrei esporre ancora due considerazioni riguardanti le gravi lacune di questo "documento contabile". Innanzitutto, si può notare la mancanza di scelte precise in materia di assetto del territorio. Si continua in modo imperterrito a presentare come importanti modifiche, il fatto di incentivare anziché gli investimenti prevalentemente stradali quelli igienico-sanitari. Questo tipo di mutamento può essere fatto anche da coloro che, come dice l'On. Giancarlo Pajetta, nel breve corso di studi che in cinque anni porta alla licenza elementare hanno imparato che tutto non si può fare contemporaneamente, quindi dopo una Giunta, della quale abbiamo fatto parte, Manganoni, Fosson e io, che ha impostato soprattutto il suo lavoro sulla costruzione di strade e logico che la Giunta successiva, avendo trovato già attuate le infrastrutture necessarie, scelga di operare in altri campi. Agire in questo modo tuttavia non vuol dire pianificare o programmare, né tantomeno tutto ciò costituisce un'evoluzione, ma semplicemente un cammino, lo ripeto, routinier, dove viene modificata leggermente l'impostazione principale della spesa.
Il problema di fondo non è quello di affermare che l'attuale Giunta farà certe opere, e quindi invece di strade larghe tre metri le farà larghe sei metri, ma quello di enunciare le scelte prioritarie che si intendono approntare per questo territorio; infatti, soltanto dopo che sapremo gli obiettivi che vogliamo raggiungere, potremo programmare le opere necessarie alla loro realizzazione.
Il Consigliere Manganoni parlando sull'agricoltura ha espresso delle affermazioni molto sensate; noi ripetiamo che non tutti i terreni della Valle d'Aosta possono oggi essere considerati zone agricole e che non è possibile applicare le stesse regole ovunque, d'altronde non tutte le zone possono essere considerate turistiche. Per mezzo di un "aménagement du territoire" da noi deciso, è possibile impedire varie speculazioni, al contrario continuiamo a impostare il bilancio in questo modo due sotto la voce "Opere Sanitarie" l'Assessore Pollicini potrà dotare di fognature i paesi a 1900 m di altitudine e lasciar sprovvisti quelli di fondo Valle; infatti, si tratterà sempre della costruzione di opere igienico-sanitarie. Lo stesso ragionamento potrebbe essere fatto per quanto riguarda gli investimenti culturali. La Valle d'Aosta ha avuto nei secoli passati periodi di grande splendore culturale nei quali, sebbene fosse un piccolo paese delle Alpi, è stato diremmo "alla page" con le grandi civiltà contemporanee.
Oggi noi forse sotto la voce "Spese Correnti" corriamo il rischio di tornare troppo indietro nel tempo e di fossilizzarci sui ricordi dei grandi meriti ottenuti nel passato; noi abbiamo il dovere di rendere contemporanea la cultura valdostana inserendola nel mondo moderno. La povertà di infrastrutture in questo campo è spaventosa, credo che in Valle vi siano solamente due biblioteche e pur non volendo fare delle critiche gratuite mi sembra che, come scelta di materiali, queste biblioteche siano estremamente arretrate, manca infatti tutta la produzione culturale contemporanea, fondamentale per capire il mondo moderno. Comprendo benissimo che questi sono problemi di difficile risoluzione e che presentano grosse difficoltà, mi sembra tuttavia che dal 1970 a oggi qualche provvedimento si sarebbe potuto prendere; invece, nulla è stato fatto e oggi promettendo che finalmente qualcosa in futuro si farà, si continua a ingannare il Consiglio.
Esaminando il bilancio presentato appare evidente che quest'anno faremo spesso economia su investimenti che noi riteniamo fondamentali, se economie devono essere fatte noi proponiamo che esse vengano fatte sui contributi rivelatisi uno spreco e che non produrranno mai nulla di positivo.
Dopo l'installazione di questa Giunta, nel luglio scorso, era giusto le fosse concesso un periodo di assestamento e di ricerca, in cui le differenti forze studiassero esattamente la loro reciproca posizione e le possibilità di azione; purtroppo ora però ci siamo resi conto che il coacervo di forze e di interessi che si è formato vi obbliga a scegliere la via del conservatorismo assoluto sia in materia di amministrazione, sia in materia di nuovi investimenti, per cui la nostra opposizione diventerà più precisa, più dura, più intransigente. Faremo tutto questo nella speranza, purtroppo molto debole, che anche dai banchi dell'opposizione potremo contribuire a indicare le strade da seguire affinché la nostra Regione Autonoma non diventi esempio di pessima amministrazione.
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Si dà atto che da questo momento il Presidente Dolchi riassume la Presidenza del Consiglio.
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Dolchi (Presidente) - È iscritto a parlare il Vicepresidente Chanu. Ne ha facoltà.
Chanu (DP) - Signori Consiglieri, non ritengo che le considerazioni espresse dai Colleghi che mi hanno preceduto siano adeguate al bilancio di previsione per l'anno 1974 e al modo in cui la maggioranza e la Giunta lo hanno presentato all'attenzione e all'approvazione del Consiglio regionale.
Vorrei dire che proprio da quanto è stato detto da parte dell'opposizione trova giustificazione e validità questo nuovo modo di impostare il bilancio; infatti non abbiamo ritenuto opportuno stilare un documento di carattere puramente contabile, questo bilancio infatti costituisce un valido contributo all'ideazione e all'impostazione politica che la maggioranza intende seguire per la soluzione dei problemi amministrativi della Regione; mi si permetta di dire che la presentazione del progetto di bilancio, le relazioni che sono state allegate, le precisazioni di politica generale rese stamane dal Presidente della Giunta e quella più tecnica fornita dall'Assessore alle Finanze, ci convincono che la nuova maggioranza nonostante le difficoltà interposte dalla burocrazia amministrativa, che risale ormai a decenni or sono, intende percorrere una strada nuova e diversa.
Ritengo che questo sia in effetti il punto qualificante e caratterizzante del nostro bilancio quello, chiamiamo così, dal colore giallo della copertina, che certo non vuole essere uno specchietto per le allodole o un inganno per il Consiglio. Vi è stata un'esigenza che, per ragioni di tempo, non ha potuto essere attuata prima della presentazione del bilancio 1974, esigenza che tuttavia la maggioranza intende portare avanti sino alla sua completa realizzazione.
Il bilancio 1974 recependo le nuove istanze, presenta sin d'ora nelle sue linee alcune novità di metodo, illustrate in precedenza, che gli permettono di essere l'anello di saldatura fra la nostra nuova impostazione è quella tradizionale.
Il contenimento delle spese correnti può sembrare a prima vista ad alcuni Consiglieri un elemento negativo e superficiale, io ritengo invece che unito alla concertazione di una serie di interventi nei grandi e più importanti settori, allegati E e F, costituisca una novità di metodo che, a nostro avviso, si imponeva come fondamentale, essendo manifesta la volontà di predisporre dei documenti contabili che non diventassero poi un freno per l'elaborazione di un piano di sviluppo programmatico che è nostra intenzione attuare.
Questa novità nel metodo comporta le particolarità della scelta da noi fatta per il raggiungimento e il perseguimento di obiettivi che arguiamo, da quanto è stato esposto negli interventi dell'opposizione e dai Colleghi della maggioranza, essere obiettivi comuni. In questi interventi erano presenti molti punti ed elementi di valore, che dovranno certamente essere tenuti in considerazione in sede di elaborazione delle soluzioni concrete dei problemi che devono essere, razionalmente programmate, alla base delle nostre scelte.
Definivo questo un bilancio di transizione, infatti con esso inizia un nuovo discorso tra l'impostazione tradizionale precedente e quella nuova che non vuole più essere settoriale, assessorile o ministeriale, come diceva l'amico Monami stamattina, ma deve essere globale e programmata.
La dimostrazione di tutto ciò, a mio avviso, la possiamo trovare nella bozza del possibile bilancio 1975, che vi è stata recapitata, e, soprattutto, nella sintetica ma eloquente relazione che ha accompagnato questo secondo progetto di bilancio, nel quale vengono focalizzate le nuove metodologie che serviranno effettivamente, grazie ad una nuova strutturazione del bilancio, a imboccare una nuova strada rispetto all'Amministrazione tradizionale.
Concordo naturalmente che la realizzazione degli obiettivi, che sono stati illustrati dalla relazione di questa mattina, presuppone, per dare un aspetto logico al nostro discorso, la tempestiva presentazione del futuro progetto di bilancio per l'anno 1975. Concordo pure sulla necessità di discutere a tempi brevi il piano di sviluppo regionale, in concomitanza con le risultanze degli organi di programmazione che hanno continuato a studiare i problemi. Sarà necessario provvedere poi a una revisione rigorosa i provvedimenti di carattere legislativo a scadenza, che sono stati protratti nel tempo, i quali certamente decisi senza una precisa visione di carattere programmatico, contribuiscono ad accrescere la rigidità del bilancio che deve già sopportare un pesante onere dovuto all'aumento delle spese di carattere ordinario.
La relazione che ha accompagnato la bozza del possibile bilancio 1975 propone nuovi criteri e presupposti che chiarifica fino e giustifichino meglio la percettibilità dell'entrata, rendendo in tal modo più organica e razionale l'impostazione della spesa. Per attuare tutto questo saranno senz'altro necessarie strutture a livello burocratico regionale e dirigenziale che forniscano la possibilità di agire non più con interventi settoriali, ma in modo più razionale, tenendo conto non già delle competenze del singolo Assessore e dei vari settori della pubblica amministrazione.
Quindi io ritengo che, nonostante quanto è stato detto, il bilancio attuale costituisca l'avvio, un importante avvio, di un'impostazione che si differenzia da quella tradizionale, la quale risultava sinteticamente definita per Assessorati. È necessario prendere in considerazione un arco di tempo il più ampio possibile e i principali settori di intervento per raggiungere gli obiettivi che trascendono le dimensioni e le competenze dei singoli Assessorati, nelle quali la tradizionale impostazione dell'Amministrazione regionale sembrava porre il principio e la fine di ogni attività.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri non c'è più nessuno iscritto a parlare; si iscrivono l'Assessore Milanesio, il Consigliere Manganone. La parola all'Assessore al Turismo, Milanesio.
Milanesio (PSI) - Signori Consiglieri, ogni anno in tutte le pubbliche amministrazioni e anche in altri Enti, Organismi, Società per Azioni, si discute il bilancio di previsione per l'anno in corso. Malgrado la mia relativa giovane età, sin dal 1965 nei Consigli Comunali e Regionali mi è parso che sempre si affrontasse la discussione sul bilancio di previsione per l'anno in corso come il momento più significativo della pubblica amministrazione. In verità, penso, che se noi avessimo la possibilità di estraniarci un attimo dai problemi dibattono in Consiglio Comunale o Regionale e riuscissimo, il tutto con un po' di humor, molto sovente ci accorgeremo di assistere a un rito come, mi pare, faceva notare il Consigliere Dolchi, quale Presidente del Consiglio, qualche anno fa. Vorrei ritornare su questo argomento; in realtà, forse per una convinzione, della quale nessuno ha mai cercato di approfondire le ragioni continuiamo a sostenere che la discussione di un bilancio è l'aspetto più importante è qualificante di un'amministrazione. Non intendo sminuire l'importanza di questa discussione, tuttavia mi permetto di contestare l'ampio e ricco manto con il quale si intende coprire la medesima.
Il bilancio di previsione è indubbiamente un documento amministrativo perché reca le previsioni di entrate e di spesa dell'anno in corso; tuttavia, sarebbe opportuno chiederci quanti momenti altrettanto decisivi si presentino nel corso dell'anno finanziario o dell'attività del Consiglio. Spesso, infatti, si decidono variazioni o addirittura stravolgimenti dello stesso bilancio, si dovrebbe poi considerare la notevole di coerenza tra un bilancio di previsione e un bilancio consuntivo e l'esigua programmazione dell'attività che si può esercitare in un anno. In questo mi sembra stia il limite delle discussioni svolte fino a oggi su qualunque bilancio.
Bisogna rilevare però che oggi vi è una dichiarazione di intenti abbastanza precisa, che si manifesta nella formulazione di una proposta per un comportamento nuovo della ricca amministrazione. Si deve dedurne un cambiamento della linea di tendenza e dell'atteggiamento nei confronti del bilancio, inteso come strumento di attività dell'Ente Pubblico.
Devo anche per correttezza informare il Consiglio che la classificazione economica-funzionale adottata per la compilazione di questo bilancio, non è una novità assoluta, benché sia la prima volta che viene adottata in Valle d'Aosta. Questa classificazione venne proposta circa dieci anni or sono dal Prof. Forte per la compilazione del bilancio dello Stato e circa cinque o sei anni fa per quello della Regione, al tempo degli studi fatti dalla Società di ricerca SORIS; la proposta però in quel momento non venne recepita e adottata.
La novità relativa mi pare sia rappresentata, in questo bilancio, dalla proposta logica e razionale di suddividere e soprattutto di valutare gli effetti degli interventi di un ente pubblico in base a una classificazione in settori economici di intervento che raramente vengono a coincidere con gli assessorati, con i ministeri, con i dicasteri; tutto questo razionalizza l'impostazione del bilancio permettendone una lettura è una comprensione più corretta.
Riprendendo un concetto già espresso al momento dell'approvazione dell'esercizio provvisorio e in altre discussioni, direi che la discussione sul progetto di bilancio acquista importanza, nella misura in cui noi riusciamo a legare questo documento ha un piano di sviluppo pluriennale, che preveda anche nella scansione annuale momenti di realizzazione e di controllo sul progetto inizialmente impostato.
Il progetto di sviluppo pluriennale per le ragioni illustrate dal Presidente della Giunta, dall'Assessore alle finanze Albaney e da diversi Consiglieri che sono intervenuti, è ancora in corso di definizione e di discussione all'interno della maggioranza e non ha trovato ancora una formulazione.
Il significato quindi del bilancio di quest'anno è, a nostro avviso, positivo, non tradizionale e innovativo rispetto ai bilanci precedenti. Per la prima volta infatti viene presentata una classificazione economica-funzionale a un metodo di lavoro valido oggi, domani e in avvenire. Vengono inoltre comprese le spese correnti, sebbene io concordi con il Consigliere Andrione sulla nonna identificazione tra spesa corrente e spesa inutile, tuttavia molte spese vengono classificate come produttive per un errore di classificazione che si riscontra spesso nei passati bilanci. Con il contenimento della spesa corrente si è voluto porre fine a un'amministrazione che continuava a dilatare le spese senza selezionare e classificare le priorità di intervento, questo errore di impostazione si può rilevare con un esame critico e storico della struttura del bilancio regionale presentato dagli assessori ed ai presidenti della Giunta dal tempo della Liberazione dal fascismo ad oggi.
La nuova impostazione del bilancio comporterà come primo provvedimento il contenimento drastico della spesa corrente, questa conseguenza potrà subire alcune modifiche collegate tuttavia sempre al piano programmatico. Come punto fermo rimane la volontà di porre fine alla degenerazione che coinvolgeva l'amministrazione pubblica, malgrado i nostri sforzi e la volontà di rinnovamento più volte espresso in questo Consiglio.
Il progetto di bilancio per l'anno 1974, che viene presentato al Consiglio con una nuova illustrazione della suddivisione economica delle spese, intende segnare il punto d'avvio indispensabile per la costruzione di una nuova impostazione della programmazione di un piano di sviluppo, per ora non ancora definito. Concordo con quanti hanno sostenuto che l'assenza di questo piano ci farà cadere ogni anno nelle pastoie di un bilancio che, non ponendo obiettivi raggiungibili in un arco temporale abbastanza vasto, diventa inutile. I limiti posti da un bilancio annuale sono soffocanti, si presenta la necessità di ottenere una lunga resistenza e una grande capacità respiratoria per raggiungere velocemente gli obiettivi, queste capacità sono paragonabili al bilancio pluriennale e al piano di sviluppo.
Vorrei aggiungere alcune considerazioni.
Il Partito Socialista Italiano durante le fasi di progettazione del bilancio per l'anno 1974, si è battuto sempre per programmare un piano di sviluppo poliennale. Per ragioni tecniche e di tempo si è dovuta registrare l'impossibilità di varare subito questo piano di sviluppo, per cui il bilancio, oggi in discussione, si presenta come un ponte tra vecchie e nuove metodologie di intervento, per questo voteremo a favore dell'approvazione di questo bilancio.
Rimane aperta la discussione sui contenuti e sugli obiettivi del previsto piano di sviluppo, oggetto sul quale, oltre che averne presentato le linee che noi riteniamo qualificanti nella campagna elettorale e sui giornali del nostro partito, intendiamo confrontarci con tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Pensavamo che la discussione sul bilancio sarebbe stata un'occasione per iniziare questo confronto, sollecitato anche dal Consigliere Andrione in modo garbato e direi anche giusto.
Il nostro partito non intende fare dei discorsi diplomatici semplicemente cercando di raggiungere, diremmo, l'equilibrio verbale, espressione questa usata in varie circostanze nei confronti degli interventi e dei comunicati dell'onorevole Moro. Il dibattito nel nostro partito sui contenuti da dare al piano di sviluppo e sulle forze che lo dovranno o vorranno sostenere e aperto e il confronto con tutte le forze presenti in questo Consiglio avverrà senza tenere conto di vuote formule o concetti, di false fedeltà le impostazioni per le quali ci batteremo dovranno trovare la loro forza nei contenuti concreti, precisi sul piano politico e programmatico.
I nostri interventi, quindi, dovranno riferirsi essenzialmente per unanime ammissione delle forze politiche che compongono l'attuale maggioranza, verrà presentato all'attenzione del Consiglio regionale nel corso di quest'anno, proponendo così una verifica delle volontà politiche e dei contenuti che dovranno guidare l'azione di governo in Valle d'Aosta.
Dolchi (Presidente) - È iscritto a parlare il Consigliere Manganone, ne ha facoltà.
Manganone (Ind.) - Oggi, 21 marzo 1974, primo giorno di primavera potremmo dedicarlo alla sagra degli oratori, infatti tutti i Consiglieri che si sono succeduti a parlare da questi microfoni hanno fatto sfoggio di ottima oratoria ed eloquenza, senza però entrare nel vivo dei problemi posti dalla presentazione del progetto di bilancio oggi in discussione. Si è parlato di tutto, in generale, e nessun concreto problema è stato affrontato, neppure da parte della maggioranza.
È la prima volta in diversi anni che ho avuto la possibilità di esaminare contemporaneamente due bilanci, uno per l'anno in corso è un altro, dalla copertina gialla, per l'anno prossimo. Se molto non è ancora cambiato penso che ci siano le premesse, lo auguro e lo spero, per una nuova gestione dell'amministrazione pubblica.
Dicevo l'altro giorno a un Consigliere, che questo bilancio dalla copertina gialla è paragonabile a un mazzo di carte che, anziché essere messe alla rinfusa, sono già ordinate, con gli assi da una parte, i fanti dall'altra, eccetera. Da questa nuova impostazione potrei trarne un giudizio positivo, perché non è certo che il Consigliere Monami che ha contribuito alla stesura di questo piano abbia varato, potrebbe avere impostato le carte in modo da offrire la possibilità di creare un nuovo sistema di amministrazione della Valle d'Aosta.
Ho preso molti appunti dagli interventi fatti stamattina, ma novità sostanziali, credetemi, non ve ne sono molte. Si è parlato del contenimento delle spese correnti, sulle quali, a mio avviso, non dovremmo soffermarci, la cosa più importante, infatti, sono le decisioni che riguardano le spese in conto capitale.
Io mi auguro che nella discussione dei vari capitoli traspaia più lucida, più eloquente la volontà di questa Giunta; sono certo che se sono stati presentati due bilanci vi sarà certamente qualche novità, posso assicurare che seguirò con molta attenzione gli interventi dei colleghi Consiglieri per cercare di comprendere il futuro piano di sviluppo della nostra Regione e le sue conseguenze.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Ramera, ne ha facoltà.
Ramera (DC) - Non avendo preparato l'intervento chiedo scusa ai colleghi se passerò da un argomento all'altro.
Si è parlato di novità, abbiamo sentito vari Consiglieri dichiarare il loro lavoro e i loro studi più per approntare un nuovo strumento amministrativo, mi sembra opportuno chiarire che questa proposta di una nuova impostazione del bilancio non è altro che l'attuazione della riforma del bilancio dello Stato, suggerita dall'allora sottosegretario democristiano e attuale Presidente della Società Nazionale Cogne, onorevole Curti, che prevedeva appunto che i capitoli fossero presentati in due parti: una economica secondo i ministeri e una funzionale per settori di attività pubblica.
Mi sto chiedendo, visto che tutti parlano di libro giallo, dove sia il maggiordomo che normalmente è il colpevole dell'omicidio.
Ora, io ho potuto ascoltare questa mattina il Presidente della Giunta fare un discorso serio, coloro invece che gli hanno fatto coro, per ottenere un voto favorevole o giustificare determinati atteggiamenti dell'opposizione, che non ha partecipato di certo alla stesura di questo bilancio, hanno detto molto male ciò che il Presidente aveva esposto molto bene; tutto questo mi ha impedito di restare tranquillamente seduto a votare secondo coscienza.
Nei quattro anni in cui sono stato capogruppo della Democrazia Cristiana ho sempre annunziato il voto contrario del gruppo democristiano, perché il progetto del bilancio ricalcava pedestremente quello dell'anno precedente; quindi, come la Giunta ricopiava il bilancio, io ricopiato il mio intervento dell'anno precedente.
Ora, quest'anno si è voluto inventare un metodo nuovo; noi diciamo che lo prenderemo in esame l'anno prossimo, avremo un anno intero per studiarlo. Si è sottolineato che il bilancio di revisione è stato predisposto dalla Giunta dopo aver sentito il parere del Comitato Tecnico, delle Organizzazioni Sindacali, dei Sindaci della Valle d'Aosta, secondo il mio parere si poteva sentire anche il parere della minoranza in questo Consiglio su un documento così importante, sarebbero stati sufficienti due ore di discussione.
Io non voglio ripetere quanto è stato detto dai Consiglieri Viglino, Bondaz, Bordon, che con interventi preparati hanno esposto brillantemente le motivazioni della nostra opposizione. Vorrei però sottolineare che se anche l'Assessore Milanesio pensa che anche noi partecipiamo a un rito quando discutiamo il bilancio, il documento politico più importante della vita di un'amministrazione, di una società, di un ente pubblico o di un ente amministrativo, noi alla fine di questa discussione votiamo la delega alla Giunta ad amministrare gli otto o nove decimi del bilancio, per cui noi da oggi fino alla discussione del bilancio del prossimo anno ci diventeremo come bambinetti presentando interpellanze, mozioni, per riempire l'ordine del giorno delle due sedute del Consiglio in programma ogni mese.
Mi ricordo che nella Commissione dei Capi Gruppo, allorché si discusse la riforma del Consiglio regionale avevamo stabilito due sedute mensili per permettere una partecipazione fattiva e attiva i Consiglieri, che avrebbero, per il bene della comunità valdostana, collaborato con la Giunta nell'amministrazione pubblica. Noi oggi al contrario, soprattutto votando a favore degli allegati conclusivi, deleghiamo, questo accade da sempre e non solo in questa occasione, la Giunta ad amministrare in nostra vece, quali fossimo dei politici sottosviluppati, i nove decimi del bilancio e noi ci dovremo accontentare di sedere in quest'aula per ratificare delibere prese in via di urgenza o per discutere qualche progetto di legge.
Se il compito della minoranza e questo, ritengo necessario che i Capi Gruppo si riuniscano nuovamente per modificare il sistema, perché non è onesto, da parte nostra almeno, riunirsi due volte al mese in Consiglio per non fare nulla. Se infatti ci riteniamo Consiglieri incapaci, diamo mandato alla Giunta di amministrare e ci riuniamo due volte all'anno per le sedute previste dallo Statuto speciale.
Vi è però un problema che mi interessa in modo particolare, essendo i miei elettori unicamente della città di Aosta. Venti giorni or sono il Consiglio comunale di Aosta ha votato il progetto di bilancio per l'anno 1974, nel quale a pagina 10 trovo scritto che quest'anno l'intervento regionale per il Comune di Aosta ammonterà a 2.173.000.000 di lire pari a un mutuo ventennale di 250.000.000 di lire. Ho cercato inutilmente questo stanziamento nel bilancio regionale e questa mattina benignamente mi è stato spiegato che questo mutuo fa parte dei 500.000.000 di lire stanziati in aiuto agli Comuni e alle Comunità montane e fa parte dell'elenco dell'allegato F.
io avevo suggerito ai miei amici del Gruppo consiliare democristiano al Comune di Aosta di assumere una posizione benevola e di attesa nei confronti del progetto di bilancio, considerato il momento politico ed economico particolarmente difficile. Poiché purtroppo il bilancio votato al Comune di Aosta si è dimostrato essere un documento poco credi, come Segretario della DC o sollecitato il voto contrario. Oggi vorrei accusare il Comune di Aosta di aver votato un bilancio inesistente, perché i 2.173.000.000 di lire sono stabiliti da una legge ancora da approvare e i cui fondi non sappiamo ancora come verranno distribuiti.
Avrei voluto porre questa mattina questo problema come pregiudiziale alla discussione del bilancio; infatti, o il progetto di bilancio regionale o quello del Comune di Aosta debbono certamente essere ritenuti inopportuni.
I Consiglieri Sig.na Viglino e l'amico Bordon hanno esposto chiaramente i difetti del Comitato di programmazione; io personalmente posso dire che, come fanfaniano, non posso certo credere nella programmazione, definita dasll'On. Fanfani "il libro dei sogni"; in Valle d'Aosta non è stato neppure questo poiché mai lo abbiamo visto operare. È inutile dunque ogni anno ripetere in Consiglio che il bilancio è frutto di una programmazione economica o addirittura che quest'anno verrà preso in esame il piano di sviluppo per il prossimo anno; mi rifiuto di credere a tutto questo, capirei invece se fosse portata avanti l'esigenza che il Consiglio regionale e tutte le forze politiche democratiche, su questo problema non ho consultato gli amici del mio Partito quindi parlo a titolo personale, considerato il momento difficile attraversato dal Paese, si sentano in obbligo di operare insieme a difesa delle istituzioni democratiche e per questo devono approvare il documento oggi all'esame del Consiglio, ma non vengano giustificati alcuni atteggiamenti allora con altre spiegazioni, se non ci fosse il pubblico accetterei volentieri l'invito fatto dall'Assessore Milanesio di fare un po' di humour.
Ora tutti sappiamo che l'Italia sta attraversando un periodo particolarmente difficile, la Valle d'Aosta con una disponibilità del bilancio superiore a tutte le Regioni d'Italia - e il Presidente Dujany molto probabilmente nelle riunioni dei Presidenti di Giunta regionale se lo sarà sentito dire, e in una condizione privilegiata - tuttavia in questo momento particolarmente occorre responsabilità da parte non solo dei Partiti ma dei singoli, se vorremo ritrovarci in questo Consiglio un altro anno a discutere nuovamente del progetto di bilancio infatti non mi sembra di esagerare dicendo che il Paese va incontro ad avventure pericolose e di difficile previsione.
Oggi coloro che hanno fatto coloro al Presidente della Giunta che aveva tenuto un discorso chiaro e onesto avrebbero dovuto fare eco alle sue parole ponendo la responsabilità di Consiglieri al di sopra e al di fuori dei Partiti per la difesa delle istituzioni democratiche.
Invece hanno inventato il libro giallo e nuove formule di bilancio che, lo ripeto per il Consigliere Monami prima assente, non sono che la riforma proposta per il bilancio dello Stato.
Se fossi un irresponsabile accuserei semplicemente la Giunta di malgoverno e li voterei contro senza partecipare alla discussione, la stessa cosa potrebbe fare l'opposizione comunista in campo nazionale, quest'ultima invece ha dimostrato grande responsabilità proprio di fronte al difficile momento politico economico e noi democristiani siamo disposti in qualunque momento a dargliene atto. Al di sopra degli interessi di partito e di parte credo siano da salvare gli Istituti Democratici; per questo noi abbiamo lottato venticinque anni fa e parecchi di noi si sono trovati in montagna con le bande partigiane. Parlando venti giorni fa in una sede del Partito Comunista Italiano dicevo che non c'è differenza tra l'operaio comunista e l'operaio democristiano, perché i nostri Partiti partendo da ideologie diverse tendono a una finalità unica, come penso sia prerogativa di tutti i partiti popolari, la quale però - come diceva benissimo oggi il Consigliere Bordon - deve essere raggiunta con mezzi realistici e di rapida attuazione, in caso contrario otterremo solamente dei risultati negativi e ci ritroveremo in quest'aula a modificare ulteriormente i termini del bilancio successivo.
Noi trarremo le conclusioni al momento del voto; speriamo che i nostri suggerimenti troveranno un'adeguata rispondenza; compito dell'opposizione non è la critica fine a se stessa, essa alcune volte deve essere accolta poiché se venisse sempre respinta, quasi emarginata, noi saremmo costretti a votare contro il progetto di bilancio.
A conclusione di questo dibattito vorrei dire che se quest'anno vi è la volontà di varare un nuovo bilancio regionale tenendo conto del sistema funzionale per l'attività, la Giunta in carica non dovrà limitarsi a interpellare soltanto sindaci, sindacati, Ufficio di programmazione, ma dovrà interpellare soprattutto la minoranza di questo Consiglio.
Dolchi (Presidente) - Non c'è più nessuno iscritto a parlare nella prima tornata della discussione generale. C'è qualcuno che chiede la parola?
Ci sono degli Assessori a cui, nel corso della discussione, sono state rivolte delle domande; penso che prima di dare inizio alla seconda tornata a cui hanno diritto i Consiglieri, sarebbe opportuno che questi Assessori diano le eventuali delucidazioni. La parola all'Assessore all'agricoltura e foreste Lustrissy.
Lustrissy (DP) - Risponderò ad alcune domande che sono state poste da parte dei colleghi Consiglieri in merito a problemi specifici. Mi scuso con il Consigliere Manganoni per non essere stato presente durante il suo intervento; qualora non rispondessi a tutte le sue domande rispondessi in maniera soddisfacente interverrò in seguito per chiarire meglio i punti oscuri del mio discorso.
Il Consigliere Manganoni ha chiesto informazioni sul numero dei capi di bestiame presenti in Valle d'Aosta nell'ultimo anno. In base ai dati delle vaccinazioni antiaftose, che potrebbero essere paragonati a quelli del censimento completo, con la possibilità di errore dell'uno o due percento, del patrimonio zootecnico esistente eccezion fatta per i vitelli di tre mesi e dei capi destinati al macello, nel 1970 avevamo 39.406 capi; nel 1971 38.845; nel 1972 36.166; nel 1973 36.721. Notiamo quindi una diminuzione costante del numero dei capi di bestiame negli anni che vanno dal 1970 al 1972, in seguito sembra ci sia stata un'inversione di tendenza; infatti, nel 1973 si è registrato un aumento di circa 600 capi. Se questa tendenza fosse confermata dalle rilevazioni di quest'anno sarebbe indubbiamente un dato estremamente interessante e positivo, che confermerebbe la validità della politica zootecnica messa in atto dall'Amministrazione regionale in questi ultimi anni.
Per quanto riguarda il problema dei rimboschimenti, sollevato dal Consigliere Parisi, egli si è limitato a citare il capitolo n. 376 riguardante le spese e contributi per i rimboschimenti volontari, se vogliono essere obiettivi è necessario nel contesto del bilancio esaminare i dati complessivi relativi al rimboschimento, in quanto buona parte di questa attività viene svolta direttamente dai cantieri di lavoro istituiti dall'Amministrazione regionale.
Nel 1973 sono state messe a dimora 800.000 piante di essenze diverse. Tale rimboschimento ha interessato circa 500 ettari. Altri 700 ettari di terreno hanno ricevuto cure culturali nel quadro di intervento per il miglioramento e la razionalizzazione dell'attività forestale.
Per l'anno 1974, avendo puntato maggiormente la nostra attenzione sul problema dei rimboschimenti, contiamo di portare il numero delle piantine messe a dimora a 1.000.000, interessando circa 650 ettari, mentre manterremo costante l'intervento per quanto riguarda le cure culturali.
L'intervento dell'Amministrazione regionale nel settore forestale nel settore dei rimboschimenti non credo possa essere me sottaciuto né sottovalutato, in quanto l'attività prevalente dei nostri cantieri forestali e proprio destinato a questa attività. Nel programma di lavoro del 1974 abbiamo previsto di svolgere, con l'aiuto delle stazioni forestali, una ricerca completa, su tutto il territorio, sulla disponibilità dei terreni, classificando cioè i terreni liberi, quelli cosiddetti marginali, i terreni abbandonati o di proprietà delle amministrazioni comunali o dell'Amministrazione regionale che possono essere suscettibili di rimboschimento. Questa ricerca permetterà una politica più incisiva di rimboschimento e il recupero alla produzione, nel settore estremamente importante delle foreste, di una parte del territorio che attualmente è incolta o male utilizzata.
Tutti i Consiglieri nei loro interventi hanno trattato il problema dell'agricoltura in generale, credo quindi sia necessario puntualizzare l'interrelazione tra questo progetto di bilancio regionale e gli interventi nel settore agricolo. Alcuni Consiglieri hanno dichiarato che nel settore dell'agricoltura tutto era ancora da fare, quasi che in questi lunghi anni di attività dell'Amministrazione regionale non sia stato attuato nessun intervento qualificante; i Consiglieri che hanno preso in esame problemi più specifici hanno messo in evidenza la loro preoccupazione per la crisi, ancora più accentuata in questi ultimi anni, della nostra agricoltura. Ebbene, noi possiamo affermare che alcune scelte importanti sono state fatte in questi ultimi anni, prova ne è che, come dicevo prima, ora registriamo un'inversione di tendenza, o perlomeno un contenimento, per quanto riguarda la diminuzione dell'attività zootecnica; se questi dati saranno ancora più confortanti nell'anno 1974 saranno senz'altro un primo risultato positivo dovuto agli interventi dell'Amministrazione regionale volti alla ristrutturazione o alla riorganizzazione di tutta l'attività agricola del nostro territorio.
Se nel progetto di bilancio di quest'anno non sono state fatte nuove scelte nel settore dell'agricoltura, è necessario dire che stiamo verificando, quest'anno in modo particolare, l'efficacia e la rispondenza degli interventi predisposti negli ultimi due anni in cui l'Amministrazione si è distinta nel settore agricolo portando innanzi incisivamente la riorganizzazione strutturale e l'assistenza tecnica a sostegno diretto dell'attività economica degli agricoltori.
Quando ci riferiamo agli interventi di tipo strutturale consideriamo dell'agricoltura l'aspetto dell'organizzazione e della collocazione, commercializzazione dei prodotti agricoli. Le nostre aziende, come ha ricordato qualche Consigliere, sono colpite dalla dispersione degli interventi e da mali cronici che si sono perpetrati in questi ultimi anni. Per combattere tali mali è necessaria la riorganizzazione della nostra attività agricola, che viene attuato attraverso miglioramenti fondiari, con la creazione delle infrastrutture necessarie per la sopravvivenza di determinate attività, e in modo particolare di quella zootecnica, attraverso investimenti infrastrutturali comprendenti: i collegamenti, le strade interpoderali, gli impianti di irrigazione, la ristrutturazione di tutta la rete dei canali irrigui e gli interventi più diretti miranti alla ricomposizione fondiaria per mezzo di istituti di diritto, leggi particolari che incentivi la l'organizzazione cooperativa che mira all'unione delle forze, non solo degli agricoltori ma delle stesse proprietà terriere, che, messa in comune, favoriscono lo sviluppo di un'attività meglio organizzata è finalizzata alle esigenze di un agricoltura moderna. Oltre alla creazione di stalle sociali, attività cooperative, consorzi, la nostra attività e direttamente intervenuta a sostegno della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. L'anno scorso, ad esempio, è entrato in funzione il nuovo caseificio di Villeneuve: a un anno di distanza in occasione della prima assemblea del Consorzio abbiamo potuto verificare la rispondenza di questa infrastruttura alle esigenze concrete dell'agricoltore che ha visto potenziata e difesa la sua produzione grazie all'ottima gestione del Consorzio.
La ristrutturazione in tutti questi settori viene portata avanti grazie alle leggi varate in questi ultimi anni che hanno permesso la succitata inversione di tendenza negli interventi tradizionali dell'Amministrazione regionale, non solo nel settore della trasformazione dei prodotti zootecnici e lattiero-caseari, ma anche nell'organizzazione della produzione frutticole e viticola della nostra regione. In definitiva la riorganizzazione attuata tramite una nuova legislazione regionale ha interessato tutti i settori vitali e fondamentali della nostra attività agricola. Inoltre, abbiamo anche approvato altri provvedimenti più specifici diretti a migliorare il settore dell'assistenza tecnica che è stato da decentrata in varie zone della Valle, denominate condotte per permettere la più completa rispondenza alle effettive esigenze dell'agricoltura, facendogli risparmiare tempo e denaro.
Il servizio di assistenza sperimentato in questi ultimi anni, in alcuni settori, verrà potenziato. A questo scopo sono stati indetti concorsi per l'assunzione di nuovi tecnici; abbiamo inoltre approvato la legge sull'Azienda Agraria Regionale, già in attività, il cui scopo principale è di fornire la possibilità all'agricoltore sia di reperire sul mercato i beni e i mezzi di produzione indispensabili che comprendono: macchine agricole, concimi chimici, antiparassitari, mangimi e tutti i beni strumentali utili a un'azienda agricola, sia di possedere una azienda, gestita in modo diretto, che possa effettivamente agire da calmieratrice dei prezzi permettendo all'Amministrazione regionale di determinare o per fissare quale sarà la politica degli anni futuri e un prezzo politico all'acquisto dei prodotti agricoli.
L'amministrazione pubblica, sopportando alcuni oneri passivi, potrà fornire così direttamente alla produzione agricola molti strumenti estremamente necessari per la sua vitalità e la sua ripresa economica.
Il settore dei mangimi pone oggi grosse preoccupazioni agli agricoltori, credo quindi sia necessario un immediato intervento da parte della pubblica amministrazione al fine di assicurare all'agricoltore il rifornimento di mangimi di qualità a un prezzo inferiore a quello del mercato, si potranno così diminuire i costi di produzione e dare vita a un efficiente rete di distribuzione che non veda più l'agricoltore in posizione di totale sudditanza verso il rivenditore. Oltre all'assistenza tecnica dovremo fornire all'agricoltore, al contadino, indicazioni che lo conducano verso scelte redditizie per la sua azienda anche sotto il profilo dell'investimento.
Si è provveduto inoltre al sostegno diretto dell'attività economica agricola con la legge sulla concessione dell'indennità agli agricoltori, tuttora in fase di applicazione. A questo proposito posso comunicare al Consiglio i dati relativi all'anno 1973. Le domande pervenute sinora sono 6800, quelle esaminate ammontano a 4500; le domande già deliberate dalla Giunta e liquidate sono 2300, ne rimangono da esaminare quindi 2300; dobbiamo inoltre tenere conto che alcune di esse rimarranno necessariamente in sospeso per i dovuti accertamenti, poiché molta cura deve essere data anche all'accertamento della veridicità delle domande presentate. Questo provvedimento, che tende a sostenere il reddito economico dell'agricoltore, sta trovando la sua concreta attuazione partendo dalla premessa espressa nella legge secondo la quale la presenza dell'agricoltore è necessaria all'equilibrio ecologico del nostro ambiente naturale e quindi è necessario indennizzare l'agricoltore dell'attività da lui svolta in favore della propria comunità, che non sempre viene giustamente considerata e remunerata.
Tutti questi provvedimenti volti alla riorganizzazione dell'agricoltura sono il frutto delle discussioni, delle ricerche, delle proposte dei vari comitati della programmazione.
Accanto a queste leggi fondamentali per l'agricoltura, abbiamo approvato la legge è molto importante sui fondi di rotazione. È stata questa una scelta programmatica, voluta dall'Amministrazione regionale, frutto di lunghi anni di discussione e di dibattiti nei quali l'Amministrazione regionale ha ricercato le forme economiche di intervento per sostenere i propri settori produttivi. La scelta fatta in questi anni si dovrà verificare in sede di attuazione concreta; le convenzioni sono già state siglate e sono in pratica già pronte per essere attuate. I fondi di rotazione si inseriscono nel settore agricolo in quanto incideranno sui miglioramenti fondiari e permetteranno l'acquisizione a basso tasso di interesse di capitali di esercizio e di conduzione, estremamente necessari all'azienda agricola per poter gestire la propria attività e affrontare le previsioni annuali di investimento.
Non voglio prolungare oltre il mio intervento, tuttavia ritengo necessario chiarire, a me stesso e al Consiglio, che già da parecchi anni si è dato inizio a un'azione volta a perseguire obiettivi precisi nel settore agricolo che si stanno oggi raggiungendo grazie a questi interventi. Noi pure sappiamo che tutto ciò che è stato fatto ancora non è sufficiente, che saranno necessari altri provvedimenti; l'attuale situazione economica, ad esempio, ha posto all'attenzione di tutti il problema fondamentale della produzione della carne bovina e della zootecnia in generale, che noi abbiamo tenuto presente nella formulazione del bilancio regionale. Infatti 400 milioni di lire saranno destinati in modo particolare a incentivare l'allevamento la produzione di carne, in aggiunta ai fondi che saranno messi a disposizione dal Governo, infatti la legge del piano carne è già passata all'esame della Commissione legislativa del Senato ed è già pronta, in sede di Amministrazione regionale, una proposta di legge per l'intervento nel settore della produzione carne, che speriamo di poter completare e portare all'attenzione di questo Consiglio in breve tempo, affinché oltre che con la produzione lattiero-casearia anche la Valle d'Aosta possa portare il proprio contributo per risolvere in questo momento la grave crisi economica connessa ai deficit della bilancia dei pagamenti, alla zootecnia e alla produzione forestale.
Noi crediamo con tutto questo di avere oggi come Amministrazione regionale la possibilità di risolvere parecchi problemi dell'agricoltura con l'aiuto e la collaborazione di tutti quanti. Dobbiamo ancora dire una cosa, tutti, più o meno velatamente, l'Assessorato all'agricoltura e foreste ha già predisposto un elenco di provvidenze legislative delibere attive da sottoporre all'esame degli organi tecnici dell'Assessorato e delle competenti Commissioni consiliari, affinché si possano individuare nuovi strumenti di intervento e si tralasciano quelli ritenuti superati.
Vorrei ancora aggiungere alcune parole per quanto riguarda la ricerca tecnologica. Ringrazio il Consigliere Bondaz per la sua interessante analisi sui nessi tra ricerca e problema della difesa del suolo che la Giunta e io condividiamo pienamente. Riteniamo estremamente importante, riorganizzando l'attività dell'Amministrazione regionale, il prevedere un apposito servizio di ricerca e di protezione del suolo che esamini tutti i problemi esposti dal Consigliere Bondaz.
Un altro problema esposto dal Consigliere Bondaz e sul quale concordo è quello della ricerca tecnologica e della sperimentazione. Nel nostro paese, in modo particolare, si può notare come manchino collegamenti tra le attività economiche, gli istituti di ricerca e le amministrazioni pubbliche. Mentre le industrie che operano nel contesto di un mercato concorrenziale hanno propri laboratori e sono attente e sensibili al campo della ricerca. Altrettanto non possiamo dire dell'amministrazione pubblica in quanto, pur avendo a disposizione questi strumenti che appartengono al complesso dell'organizzazione burocratica della pubblica amministrazione, non li utilizza per contribuire alla soluzione di determinati problemi. Ebbene, questo è un discorso che non ci lascia insensibili, in quanto anche in questo settore, come Assessorato all'agricoltura, da anni stiamo curando questi collegamenti e gli stiamo intensificando proprio perché consideriamo vitale l'esigenza di unire la sperimentazione, lo studio e la ricerca con l'attività sul campo; per questo noi da anni, come Assessorato, collaboriamo con gli Istituti Universitari di Torino e di Piacenza e altre ancora, affinché si possa perfezionare la ricerca e si possano tradurre in risultati concreti alcune ricerche nuove che hanno trovato una positiva verifica in sede sperimentale. Mi riferisco all'analisi completa pedologica svolta tramite l'Università di Piacenza per quanto riguarda la viticoltura. Questa analisi sta dando oggi i primi risultati, in quanto siamo in grado di dire ai nostri viticoltori come intervenire per la correzione degli elementi chimici del suolo, come intervenire con la concimazione per avere un prodotto di migliore qualità. Ci si pone il problema di scartare quei terreni che in base a queste indagini non risultano idonei, il problema dell'isolamento dei fermenti per la fontina, sempre tramite l'Università Cattolica di Piacenza; quello degli incroci e selezioni tramite l'Istituto Zootecnico di Torino. C'è poi la ricerca che stiamo conducendo sui mangimi tramite l'Istituto Zootecnico universitario della Facoltà di agraria di Torino, e ancora l'indagine che abbiamo intrapreso tramite l'Istituto universitario della Facoltà di scienze forestali di Padova per quanto riguarda la ricerca sulla situazione delle acque e dei bacini imbriferi della nostra regione, per avere a disposizione uno studio completo che poi ci permetta di intervenire con cognizione di causa.
Signori Consiglieri, io ritengo, con questo mio modesto intervento, di aver chiarito a me stesso e a voi i problemi dell'agricoltura di oggi. Non siamo insensibili alle richieste che sono state fatte, però come dicevo poc'anzi, non siamo partiti dal nulla, ma da una serie di interventi che hanno costituito e che costituiscono la premessa per un maggiore e più efficace intervento in questo settore.
Dolchi (Presidente) - Ci sono altri Consiglieri che intendono chiedere la parola? Siamo sempre in fase di discussione generale, i Signori Consiglieri possono intervenire due volte.
Vi ricordo che a norma di regolamento chiuderò la discussione generale dopo le risposte eventuali fornite dall'Assessore alle finanze e dal Presidente della Giunta.
La parola al Consigliere Monami.
Monami (PCI) - Vorrei sapere se è possibile stabilire un programma dei lavori.
Dolchi (Presidente) - Io chiederei ai colleghi Consiglieri che intendono ancora parlare in sede di discussione generale di iscriversi. Se il numero degli interventi sarà limitato si potrebbe forse prevedere di chiudere questa sera la discussione generale e rimandare a domani l'esame dei capitoli del bilancio e dei relativi allegati.
Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Ricordo la discussione che avemmo allorché si votò il Regolamento del Consiglio durante la quale, se ricordo bene, il Consigliere, avvocato, Caveri era intervenuto per dire che le regole sarebbero state applicate alle discussioni esclusa quella sul bilancio e questa proposta era stata accettata da tutti. Da parte nostra quindi non saremmo d'accordo di chiudere la discussione generale con le risposte forniteci dalla Presidente della Giunta e dall'Assessore alle finanze, ma vorremmo che invece si svolgesse un dialogo più articolato in maniera da permettere ai Consiglieri di non parlare a "bâton rompu" ma di avere una risposta e poter in seguito riprendere la discussione.
Ora abbiamo ascoltato gli interventi dell'Assessore all'agricoltura e foreste, penso che altri membri della Giunta potrebbero prendere la parola.
Dolchi (Presidente) - Vorrei ricordare al Consigliere Andrione che la proposta del Consigliere Caveri era stata recepita e inserita all'articolo 53 del regolamento. Infatti nel corso dell'esame e della discussione concernente l'approvazione del bilancio la parola non è limitata a due interventi in sede di discussione generale, lo è invece per quanto concerne le richieste di chiarimento nel corso dell'esame di singoli capitoli, in quanto interpretando alla lettera il regolamento dopo la chiusura della discussione generale i Consiglieri avendo solo diritto a due interventi non avrebbero più potuto intervenire su ogni capitolo. Mi sembra però che per quanto riguarda la discussione generale, anche se questa può essere ripresa, estremizzando il concetto, durante gli interventi sui singoli capitoli, dovrebbe avere una sua conclusione.
La parola al Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - Come ha detto il Presidente del Consiglio, estremizzando i concetti si può arrivare al blocco totale del dibattito o a una discussione che riprendendo continuamente lo stesso punto, impedisce di svolgere il programma; vi prego di credere che questa non era la nostra intenzione. Semplicemente volevamo proporre un dialogo fra Consiglieri e Giunta nel quale fosse possibile ai Consiglieri intervenire dopo che i membri della Giunta avevano risposto alle loro domande e a questi ultimi di illustrare ulteriormente alla fine il loro pensiero sulle osservazioni poste dai Consiglieri nella loro seconda tornata di interventi.
Dolchi (Presidente) - Non ho nessuna difficoltà a recepire questa proposta, si tratta solo di determinare chiaramente quando cessiamo la discussione generale e ci accingiamo a prendere in esame i singoli capitoli.
Ha chiesto la parola il Vicepresidente Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Mi pare che bisognerebbe chiarire questo particolare, perché c'è un malinteso. Praticamente ogni Consigliere ha diritto a prendere la parola due volte; c'è stata un'illustrazione da parte del Presidente della Giunta e da parte dell'Assessore all'agricoltura e foreste questa mattina è una gran parte dei Consiglieri hanno preso la parola per il primo intervento; facendo questi interventi c'è chi ha posto delle domande e mi sembra che proprio per aiutare lo svolgimento della discussione, si dovrebbe da parte della Giunta, come ha fatto adesso l'Assessore all'agricoltura e foreste Lustrissy, rispondere alle domande formulate. Chi tra i Consiglieri intenderà prendere una seconda volta la parola, ne avrà il diritto e poi, per la chiusura definitiva, rimane l'intervento del Presidente della Giunta e dell'Assessore alle finanze e così si concluderà la discussione generale. In seguito, passeremo all'esame dei capitoli perché altrimenti sei Consiglieri prendessero la parola due volte, non avendo avuto ancora una risposta alle domande che sono state poste, si creerebbe un controsenso.
Dolchi (Presidente) - Mi sembra che comunque, riprendendo il concetto che ha espresso il Vicepresidente Fosson, il Consigliere che non si ritenesse soddisfatto delle risposte nel corso della discussione generale, potrebbe riprendere poi nel corso della discussione sui capitoli dell'assessorato, le stesse domande poste in sede di discussione generale.
Per quanto è stato detto nella giornata di oggi, le domande e le osservazioni riguardavano l'Assessorato all'agricoltura e l'Assessore Lustrissy ha illustrato il suo punto di vista.
Prima di dare la parola al Consigliere Maria Ida Viglino vorrei vedere se ci sono altri Assessori che vogliono fare adesso il loro secondo intervento, in modo da dare al Consiglio maggiori elementi di discussione, invece di intervenire nella discussione capitolo per capitolo.
La parola al Consigliere Maria Ida Viglino.
Viglino (RV) - Io ho posto una domanda molto precisa questa mattina, che non rientra evidentemente nella discussione capitolo per capitolo, perché ho chiesto alla Giunta se fosse possibile avere l'elenco dei componenti il Comitato Tecnico per la Programmazione e quindi questo esula dalla discussione sui capitoli. Io aspetto una risposta a questa mia precisa domanda.
Dolchi (Presidente) - La parola all'Assessore alla pubblica istruzione, Lanivi.
Lanivi (DP) - Cercherò di fare un intervento il più possibile logico anche se, dato l'ampio ventaglio degli argomenti e dei temi toccati dai singoli Consiglieri, il mio sforzo sarà molto difficile.
Vorrei partire dalla domanda che ha posto il Consigliere Viglino sugli organi di programmazione per estendere il discorso e arrivare a una conclusione precisa.
Sino a oggi, sino all'entrata cioè in funzione di questa Giunta, erano tre gli organi che dovevano portare avanti il discorso della programmazione: un Comitato Tecnico Consultivo per la programmazione socioeconomica regionale, composto da sette membri nominati dalla Giunta; una Commissione Consultiva Regionale per la programmazione economica, composta da circa 45 membri; un Ufficio del Piano che è entrato in funzione nel febbraio del 1971. Anche basandomi sull'esperienza che ho avuto lavorando in questi uffici, vorrei fare alcune precisazioni e sottolineare il faticoso lavoro di molte persone che spesso è stato incompreso e comunque frainteso. Quando si parla di programmazione si usa il termine "lautamente" con una certa facilità; vorrei dire con le cifre quanto poco lautamente siano stati retribuiti tutti i tecnici e come l'Amministrazione regionale in genere abbia trattato in modo ingiusto le persone che si sono occupate di questo argomento.
In base alla legge del 10 aprile 1967 sono previsti questi organi: un Comitato Tecnico Consultivo, la cui funzione dovrebbe essere quella di fornire una consulenza tecnico-politica alla Giunta in carica e in effetti viene nominato dalla Giunta ed è cade quando questa esaurisce il suo mandato. È formata da sette membri e l'ultimo era così composto: il sottoscritto, in qualità di Presidente, dimissionario alla vigilia delle elezioni del Consiglio regionale, retribuito con 150.000 lire mensili. Queste retribuzioni non sono stipendi veri e propri in quanto nessuno di noi aveva Assicurazioni Sociali quindi né mutua, né pensione, né altre previdenze assicurative. Al netto 150.000 lire vogliono dire circa 60.000 lire, vale a dire un trattamento inferiore alla persona che veniva a fare le pulizie alla sera negli uffici.
Oltre ai due presidenti così retribuiti, vi erano altri cinque membri che elenco: il Sig. Dagnes, il Prof. Alliod Clément, il Dr. Perruchon, il Geom. Perinetti, il Rag. Armand Attilio. Costoro non hanno ricevuto mai alcuna retribuzione, ma solo un gettone di presenza di 5000 lire per riunione e non per ore di lavoro svolte.
La Commissione Consultiva era formata, oltre che dai sette membri del Comitato, da rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e Imprenditoriali, dei Comuni della Valle. Anche costoro non hanno avuto mai retribuzioni, eccetto un gettone di presenza ogni volta che questa Commissione si riuniva. La funzione di questa Commissione era di rappresentare un momento di verifica delle proposte o ipotesi di lavoro e degli obiettivi che il Comitato Tecnico, consultata la Giunta, poteva sottoporre all'esame di questa Commissione.
Dal febbraio del 1971 è entrato in funzione un organo da molto tempo richiesto dai vari comitati: l'Ufficio del piano. In base alla legge, l'ufficio era composto da un numero massimo di dieci persone, formato: o dal personale dell'apparato regionale o da consulenti, senza un rapporto di lavoro con l'Amministrazione regionale, cioè da personale precario e assunto a tempo determinato. Quindi compariva la strana figura dell'esperto che non aveva rapporti di lavoro con l'Amministrazione regionale e veniva utilizzato temporaneamente e precariamente. Questo Ufficio è composto da un numero ridottissimo di persone che in maggioranza non ricevono più gli stipendi del mese di dicembre del 1973. Vi erano due persone comprese nell'organico regionale: il geometra Giunti e il ragioniere Cornaz. Attualmente è rimasto solo il geometra Giunti, il ragioniere Cornaz è ritornato nell'Amministrazione regionale. Poi vi era il professor Umberto Girod laureato in scienze politiche che percepiva lire 150.000 mensili tutto compreso senza assicurazioni sociali; il professor Luigi Lorenzin, insegnante, laureato in economia e commercio con una specializzazione negli Stati Uniti in economia regionale, lire 150.000 mensili tutto compreso, anche lui non viene pagato dal dicembre 1973; l'architetto Luigi Bochet con una retribuzione di lire 250.000 mensili, questo trattamento differente dagli altri, deriva dal fatto che dovendo prestare il suo servizio a tempo pieno veniva retribuito con uno stipendio che eguagliava quello percepito in precedenza dall'Assessorato al turismo, di cui egli era dipendente.
Accanto all'Ufficio del piano c'erano due segretarie cui una appartenente all'organico regionale, l'altra, Jordaney Alba, percepiva lire 90.000 mensili anche lei senza previdenze assicurative.
Queste sono le alte prebende che i membri del Comitato tecnico consultivo, la Commissione consultiva e l'Ufficio del piano per la programmazione economica hanno avuto in questi tre anni, di cui io sono personalmente a conoscenza.
Ma quali dubbi esistono al di là dei discorsi sul denaro e sulle retribuzioni? Mi pare che oggi il Consiglio regionale possa scegliere due vie nella discussione: una prima via è di cadere in una tentazione di provincialismo, cioè di ridurre questo dibattito a uno scontro, a una polemica tra maggioranza e minoranza, quasi che la vittoria spettasse alla persona più abile, al Consigliere o all'Assessore che meglio sa esporre la propria merce, e la sconfitta ad altri che meno validamente sanno sostenere la loro tesi. In questo caso faremmo questa discussione senza tener conto dei reali problemi della nostra Regione, problemi che in questi ultimi anni si sono aggravati e resi più evidenti sia per motivi dovuti a un'incapacità complessiva di adeguarsi ai tempi da parte della classe politica in generale, sia per obiettive situazioni di disagio della Valle d'Aosta. La Valle d'Aosta, non dimentichiamolo, presenta un carattere che può essere positivo e negativo allo stesso tempo ed è il problema della sua dimensione. È estremamente difficile, e lo abbiamo visto nella costruzione dell'Ufficio del piano e degli Organi di programmazione, reperire in loco del personale in grado di far fronte alla complessità e alla vastità dei problemi attuali. Questo è un problema fondamentale per la nostra Regione: nella misura in cui la Valle d'Aosta non fa uno sforzo per avere del personale politico, tecnico, amministrativo in grado di dirigere la nostra Valle come entità a sé stante, come piccolo Stato in mezzo alle altre Regioni, la Valle d'Aosta sarà destinata fatalmente a essere guidata da forze tecniche e amministrative che dobbiamo recuperare all'esterno.
Nell'esame e nella proposta di nuovi organi della programmazione dobbiamo tenere conto di questo problema, oltre quelli reali che la nostra Regione presenta oggi e di cui, attraverso alcuni dati, dare le dimensioni.
Perché dobbiamo modificare gli organi di programmazione? Perché l'esperienza ci ha dimostrato che è impossibile operare una saldatura valida tra gli organi di programmazione da una parte, intesi come uffici che devono studiare linee politiche e obiettivi, e gli organi come il Consiglio e come la Giunta dall'altra.
Il meccanismo della legge del 1967 prevedeva una Giunta regionale che doveva programmare il Piano con alcuni organi preposti proprio ad aiutarla in questo compito e un Consiglio che doveva confrontarsi sul discorso del piano di sviluppo. Ora, l'esperienza ci ha insegnato che se esiste l'Ufficio del piano, un Comitato tecnico consultivo, una Commissione tecnica consultiva, fatalmente si viene a creare una frattura, anche di informazione, tra questi organi e gli organi politici. Oggi dobbiamo pensare a nuovi organi che lavorino in parallelo, cioè Consiglio, Giunta e organi della programmazione che nello stesso tempo lavorino sullo stesso tema e abbiano le stesse informazioni.
In effetti, avevo notato, nell'esperienza fatta alla programmazione, che i tecnici si sentivano distaccati: venivano utilizzati solo per affrontare i problemi dello sviluppo, e ciò portava inevitabilmente a uno scollamento dal Consiglio regionale e dalla Giunta. Non è vero infatti che l'Ufficio egli Organi della programmazione non abbiano prodotto nulla. In realtà hanno prodotto una quantità di materiale e di volumi tale per cui, anche uno studioso esterno ha potuto tranquillamente affermare che la Valle d'Aosta e la Regione in Europa che ha la più grande mole di dati rispetto alla sua dimensione e ai suoi problemi. La verità è che accanto a questa massa di dati che venivano di volta in volta periodicamente proposti al Consiglio regionale, io credo, che tranne i membri dell'Ufficio del piano nessuno si sia interessato a leggere i diciassette volumi editi nel secondo periodo di studi programmatici, quasi non fosse possibile ai Consiglieri regionali leggere due o tremila pagine. Forse qualcuno li ha letti e avrà potuto vedere come soprattutto "Le Rapport de synthèse" curato dal Prof. Bernard Janin di Grenoble conteneva, pur non volendo costruire un piano di sviluppo, nei documenti, nei singoli rapporti, indicazioni più che valide per una discussione approfondita in Consiglio regionale.
La verità è che lo studio su questi argomenti è soprattutto avvenuto negli uffici tecnici e dobbiamo riconoscere che la Giunta, il Consiglio ne sono stati solo parzialmente coinvolti. Oggi possiamo dire, che se mantenesse inalterato nel futuro lo stesso meccanismo degli stessi organismi, arriveremmo agli stessi risultati. Perciò occorre modificarli essendosi dimostrati ormai inadeguati, anche se hanno dato dei risultati. Io non darei un giudizio totalmente negativo su tutto quanto si è fatto, anche se i risultati non sono stati quelli che il Consiglio regionale si auspicava.
Riprendo il discorso più generale, cioè quello del modo con il quale questa Giunta ha voluto presentare questo bilancio. Io concordo con quanto ha detto il Consigliere Ramera, allorché affermava che questa proposta di ristrutturazione del documento di bilancio non è una novità, tuttavia obiettivamente e serenamente possiamo dire che la Giunta ha fatto una scelta; e ha ragione in questo senso il Consigliere Andrione e anche il Consigliere Manganone, quando dicono che se l'operazione si riducesse a un puro e semplice rimescolamento delle carte del mazzo non avremmo fatto un grande lavoro, troveremmo infatti le stesse cifre, le stesse voci in capitoli diversi, in sezioni diverse; tuttavia è altrettanto vero che alla ristrutturazione formale del Documento si accompagna una nuova volontà politica di riforme.
Ecco che allora anche questo strumento rinnovato trova la sua ragione di essere nella volontà politica che lo sostiene.
Esiste o non esiste questa volontà politica e come si è manifestata nella redazione di questo bilancio? Nella redazione di questo bilancio la scelta politica è stata quella di bloccare la spesa tradizionale; molto probabilmente si sono limitate le spese di capitoli che obiettivamente non dovevano subire una contrazione, e qui entro in causa in prima persona. Questa scelta è stata però l'impegno più grande per la Giunta; infatti, se entro pochi mesi non riusciremo a presentare dei progetti, a fare delle scelte precise, ci troveremo in grande imbarazzo per aver bloccato la spesa tradizionale.
Ora è necessario verificare se avremo la forza di uscire positivamente da questa situazione e riuscire a far fronte ai problemi, oppure se ritorneremo a rimpiangere i soliti capitoli di spesa secondo una logica superata.
La maggioranza, pure nella diversità delle sue componenti e nella difficoltà di rapporti che devono esistere tra componenti così diverse che pure ritrovano una loro solidarietà se hanno obiettivi comuni, da tempo sta lavorando un documento politico programmatico che è già in fase finale di stesura. Per volontà della maggioranza questo documento sarà portato per la discussione in questo Consiglio, perché rappresenti un primo passo verso la costruzione di una logica politica nuova, su cui dovrebbe lavorare il Consiglio regionale d'ora in poi. Su questo documento, attorno al quale le forze della maggioranza unite hanno lavorato prima dell'estate, si svolgerà la discussione del Consiglio regionale.
Parlerò infine di problemi che stanno al di fuori di questo Consiglio di cui noi però dobbiamo essere i portavoce. In questi trent'anni di esperienza di vita regionale abbiamo visto, soprattutto le persone più anziane, cambiare profondamente il volto di questa Regione. In ognuno di noi vi è da una parte la soddisfazione di avere visto modificare in meglio molti aspetti, di avere risolto esigenze primarie della popolazione e dall'altra vi è il timore che questo sviluppo, per alcune conseguenze negative che notiamo, abbia modificato profondamente i caratteri originali e particolari della Valle d'Aosta. Cioè si ha la sensazione, da alcuni fatti che stanno avvenendo, che questi mutamenti significhino in definitiva la soppressione della comunità valdostana, intesa come comunità capace di autogestirsi, di autodeterminarsi secondo proprie regole e secondo proprie caratteristiche. È un discorso che è stato appena sfiorato e forse è stato trattato non molto chiaramente e oggi permettete che io lo riproponga.
Esiste il problema di fondo nello sviluppo della Valle d'Aosta, se la minoranza etnica valdostana possa o non possa più continuare a esistere in questa regione. L'attuale sviluppo confina la minoranza etnica valdostana in condizioni marginali e c'è il rischio che nel tempo, secondo le regole di questo sviluppo, questa minoranza non trovi più uno spazio, che invece egli gli deve essere riconosciuto e una posizione di protagonista. Questo è forse il timore che in modo più o meno cosciente e affiorato negli interventi precedenti.
Vorrei solo ricordare alcuni dati per rendere più concreto il senso di quanto ho detto. La popolazione valdostana cresce con ritmi ridotti, è una popolazione che invecchia e che non ha ricambio, che ha un indice di natalità tra i più bassi del nostro paese. Ciò vuol dire che la popolazione residente ha tra le sue fila pochi giovani, mentre vede aumentare il numero delle persone al di sopra dei sessant'anni. Si deve perciò tenere conto della dimensione demografica che il problema che sta al di sopra di tutti gli altri in questo quadro, che non voglio approfondire ulteriormente, rientrano questi dati: dal 1951 al 1971 gli abitanti per classi di età tra zero e 14 anni sono aumentati di 3333, cioè del 17 percento ed è un buon aumento; ma nelle classi di età tra 15:24 anni, nello stesso periodo, sono diminuiti di 1113 unità. Ciò vuol dire - si apre così un problema che non è stato toccato ancora in questo Consiglio - che continuiamo ad avere una popolazione relativamente giovane fino ai 14-18 anni, ma che l'attuale sviluppo sociale ed economico della nostra regione non consente più l'utilizzazione dei diplomati. È in effetti, se guardiamo un'altra tabella e teniamo conto di altri dati, scopriamo che dal 1961 al 1971, in solo 10 anni, sono aumentati del 76,8 percento il numero dei diplomati in Valle d'Aosta; e non certo casualmente al massimo incremento percentuale diplomi corrisponde il massimo di decremento a livello di classi di età. Ciò significa che il nostro sviluppo, attualmente, non permette l'inserimento dei giovani residenti in Valle d'Aosta che sono arrivati a un titolo di studio come quello del diploma. Qui si inserisce un importante discorso che quello dell'adeguamento della scuola alla struttura sociale ed economica. Vi è uno squilibrio che investe da una parte la scuola che produce titoli non richiesti dal paese, dall'altra parte una struttura sociale ed economica che non riesce a strutturarsi in modo da raccogliere i frutti migliori, i giovani diplomati o laureati, che escono dalle nostre scuole.
Ho voluto evidenziare uno dei problemi attuali di fronte ai quali sentiamo l'insufficienza delle nostre forze, delle nostre energie e direi più in generale che la Valle d'Aosta, per le sue dimensioni e anche per la sua storia, ha difficoltà ad affrontare e superare. Tuttavia è su questi argomenti che l'operatore regionale deve misurarsi in una duplice veste: da una parte secondo i termini tradizionali del perpetuo aumento della funzione dell'Amministrazione regionale in quanto organo politico e amministrativo, che tampona in effetti falle che nel tempo la società produce; dall'altra parte, ed è questa la sfida che i tempi moderni pongono a una piccola comunità come quella valdostana e a una piccola assise come il Consiglio regionale, per superare i problemi stessi.
Vorrei dire ancora qualcosa chiedendo scusa per questo mio intervento così lungo: è la prima volta che parlo e non mi rendo conto forse del tempo. In Valle, per tradizione, si è bravissimi nell'analizzare i problemi e anche nell'individuare certi obiettivi e nel lanciare poi, molte volte slogan; oggi è giunto il momento in cui forse tutto questo non è più necessario. Oggi il problema è di studiare come e con quali modalità realizzare concretamente gli obiettivi; è un discorso che necessita di uomini preparati, di organizzazioni efficienti, di metodi funzionali e di strumenti concreti. È questo uno sforzo che quasi costituzionalmente i valdostani hanno difficoltà a compiere; questo significherebbe far uscire la Valle da una visione pressoché artigianale, che oggi però rischia di essere compromessa e soffocata da interessi esterni molto meglio organizzati, verso una mentalità più moderna. In effetti, quando parliamo di utilizzazione del territorio occorre considerare i limiti delle nostre energie e delle nostre intelligenze tecniche che hanno a che fare con centri studi, con concentrazioni di denaro, con organizzazioni che sono infinitamente superiori a noi, per cui se è vero da una parte che dobbiamo fare uno sforzo, e questo è politica culturale, perché la comunità nel suo insieme acquisti coscienza del proprio destino, e altrettanto necessario si creino strumenti e organi tecnici sufficienti e adeguati alle esigenze, altrimenti finiremo succubi e vittime di interessi meglio organizzati, più forti sia come intelligenza, sia come capitali e come organizzazione.
Dolchi (Presidente) - È iscritto a parlare l'Assessore ai lavori pubblici Pollicini. Ne ha facoltà.
Pollicini (DP) - Io mi limiterò a rispondere alle domande che sono state formulate nel corso del dibattito. Mi riservo di fare poi domani un intervento a carattere politico.
Per prima cosa mi pare che sia opportuno rispondere ad alcuni quesiti e ad alcune critiche formulate dal Consigliere Andrione, quando accennava, con una critica abbastanza morbida nella forma ma dura nella sostanza, alle scelte politiche di questo bilancio. La risposta indirettamente è rivolta anche al Consigliere Viglino che lamentava la mancata presentazione del programma dei lavori pubblici; ricordo al Consigliere Viglino che per norma, dopo il bilancio, vi è una seduta apposita con la quale viene redatto il programma dei lavori pubblici e viene sottoposto all'approvazione.
Per quanto riguarda il problema delle scelte, criticate così aspramente dal Consigliere Andrione, vorrei esporre alcuni riferimenti che mi paiono abbastanza esemplificativi. Per quanto riguarda le opere stradali il Consigliere Andrione fa presente che è troppo comodo oggi rallentare la costruzione di strade, perché ormai sono già state fatte nel passato; quindi, non è una scelta ma tutt'al più è un passaggio obbligato a causa della saturazione del settore. Non mi pare tuttavia che la cosa stia esattamente in questi termini; la scelta è stata fatta in base a dati abbastanza precisi che probabilmente pochi conoscono e che in effetti neppure io conoscevo fino a qualche che tempo fa. Da un'indagine rigorosa, e mi soffermo sul termine, risulta che l'82 percento della popolazione valdostana è servita in adeguatamente per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico e il 27 percento e servito in adeguatamente o addirittura non è servito per quanto riguarda le fognature; se in questo campo per 10 anni non facessimo niente un altro 71 percento verrebbe ad essere servito inadeguatamente.
Ebbene, un altro aspetto dei dati che ci ha consentito di fare delle scelte è stato quello dell'edilizia scolastica. Risulterebbero mancanti circa 130 aule per le scuole materne, 40 per quelle elementari e altrettante per quelle di scuola media, pure avendo noi scuole in esuberanza ma in zone ormai spopolate. In base a questi elementi sono state fatte le scelte relative all'Assessorato ai lavori pubblici che vedono, ad esempio, le spese per la costruzione di strade passare dal 39 al 23 percento del bilancio, mentre vedono gli interventi dell'edilizia scolastica passare dal 19 al 25,5 percento e le opere igienico sanitarie dal 25 al 38,5 percento.
Ma voglio essere più preciso: si dice che non si è fatto niente per quanto concerne gli investimenti per la cultura. Io ritengo che si sia investito per la cultura, la costruzione di aule scolastiche, biblioteche, eccetera.
Ebbene, in questo campo devo ricordare che l'edilizia scolastica ha avuto un incremento di investimenti dall'anno scorso del 44 percento, cioè si è passati da una spesa di 1 miliardo a 1 miliardo 440 milioni di lire e le opere igienico sanitarie hanno avuto un incremento del 60 percento, cioè da una spesa di 1 miliardo 205 milioni si è passati ad 1 miliardo 940 milioni di lire. È evidente che queste sono delle scelte politiche precise e significativi, ma dirò che non è stata fatta una scelta soltanto in base a dati statisti; è in corso un'operazione di analisi e di verifica, che sta alla base di queste scelte e cioè si sta facendo un censimento della situazione in tutti gli edifici scolastici.
È stato creato a questo proposito un archivio permanente sulla situazione dell'edilizia scolastica e del suo grado di utilizzazione. Per ogni scuola, per ogni aula scolastica, su schede precostituite inviate agli insegnanti, ai sindaci, ai direttori didattici, eccetera, sono stati rilevati tutti i dati inerenti all'edilizia stessa, alle condizioni della scuola e per ogni scuola vi è una cartella dove sono riportati tutti i dati di cui dicevo prima, dalla fotografia che è forse l'atto meno importante alle piante, ai vari elementi di giudizio sulla struttura e funzionalità della scuola. Mi pare infatti che il tutto vada visto in relazione all'evolversi dei moderni indirizzi pedagogici e quindi è chiaro che occorreva puntualizzare la situazione; questo discorso per l'edilizia scolastica è stato fatto anche per le opere igienico sanitarie.
Comune per Comune, frazione per frazione, sono stati fatti studi relativi agli acquedotti e alle fognature rilevando esattamente tutte le sorgenti, cioè tutte le disponibilità idriche della zona; guardando quali zone erano servite adeguatamente e quali non lo erano, registrando la rete idrica esistente e la rete in previsione, i serbatoi, le zone di espansione e le necessità prioritarie oltre che, laddove vi è il piano regolatore, le previsioni di aumento di popolazione. Questo lavoro riguarda tutti i comuni e tutte le frazioni e per quanto riguarda le opere igienico sanitarie e già stato completato.
Il fatto stesso che i sindaci abbiamo già richiesto questi dati per poter intervenire sta a dimostrare che le scelte sul piano politico sono avvenute e sono state fatte in modo razionale, in accordo con la programmazione, anche per evitare quanto è accaduto nel passato, allorché si costruirono aule scolastiche e scuole rimaste poi inutilizzate dopo qualche anno. È vero che noi abbiamo bisogno di 40 aule per le scuole elementari, però è anche vero che c'è un'eccedenza di circa 130 aule scolastiche in zone dove oggi non vi sono dei ragazzi in età scolare.
Ora, in base a questi elementi, mi pare evidente che vi sia una scelta politica di base fondata sulla conoscenza profonda dei problemi. Infatti, prima di intervenire si è operata questa ricerca che continuerà ancora, perché ha bisogno di un continuo aggiornamento.
Un altro discorso che intendevo fare, dal momento che stamane se ne è parlato, e rispondo così ad alcune domande, riguarda la situazione relativa all'ospedale geriatrico. Posso informare il Consiglio che i due lotti, primo e secondo, sono ultimati; attualmente si sta provvedendo al collaudo, essendo state ultimate le opere che riguardano solo l'astro ora. Quindi, esclusi i tamponamenti, le pareti di divisione, i pavimenti, eccetera, la spesa fino a oggi si aggira sui 500 milioni salvo la revisione prezzi. Posso anche dire che per ultimare l'ospedale geriatrico non è da escludere che il costo possa richiedere ancora 2 miliardi di spesa, escluse evidentemente le attrezzature ospedaliere che si presume possano comportare spese di forte entità.
Sui tempi di previsione per la ultimazione dell'ospedale geriatrico dirò che i lavori non si finiranno certamente prima della fine del 1976. Questo ospedale verrà a costare circa 4 miliardi di lire quando sarà ultimato e sarà un ospedale da 200 posti letto. È un costo normale stando alle statistiche di questi giorni per i posti letto per ogni ospedale. Quindi mi pare che le scelte sono state operate in base a delle considerazioni ponderate, dal che si può dedurre che se è vero che il bilancio è stato impostato, come metodo, in modo tradizionale, per i motivi già illustrati, e anche vero che le scelte qualificano specificatamente questo bilancio come un bilancio rigoroso, redatto secondo i problemi concreti, tenendo conto della realtà che ci circonda, senza lasciarci attirare da scelte di carattere demagogico.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Maria Ida Viglino. Ne ha facoltà.
Viglino (RV) - Volevo semplicemente una precisazione, probabilmente sono stata fraintesa perché la mia domanda non era sulle competenze finanziarie; io parlavo di competenza e volevo sapere come erano state scelte le persone che attualmente fanno parte di questo Comitato della programmazione. Io ritengo infatti che se vogliamo programmare seriamente, è necessario che queste persone abbiano una certa preparazione in un determinato campo e quindi all'inizio non riuscivo a capire perché l'Assessore Lanivi mi stava elencando tutte quelle cifre mensili di emolumenti. Io non mi aspettavo l'elenco degli stipendi, ma che mi si dicesse semplicemente: la persona tale è stata scelta per questo motivo; dato che la nomina e la scelta vengono fatte dalla Giunta.
Lascio giudicare a lei, signor Presidente, se questo deve essere considerato come il mio secondo intervento o solo una puntualizzazione del primo. Mi rimarrà sempre il tempo di discutere capitolo per capitolo e allora posso già anticipare una cosa, dicendo che, in base a quei dati che non avevo richiesto, non riesco a spiegarmi i 32 milioni che sono stati destinati per il Comitato della programmazione.
Dolchi (Presidente) - Vorrei evitare questa discussione che fa parte della discussione sul capitolo per capitolo; la Sig.na Viglino si è riservata di farla in quella sede.
Non c'è più nessun Consigliere iscritto a parlare. La parola al Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - Vorrei conoscere il programma dei lavori, perché altrimenti prendiamo la parola e andiamo avanti fino all'esaurimento degli interventi; noi non abbiamo nessuna difficoltà in proposito.
Dolchi (Presidente) - Io direi che se noi interrompiamo i lavori adesso e domani mattina chiudiamo la discussione generale, con la buona volontà dei Consiglieri, tra domani pomeriggio e domani sera, penso si possa concludere l'esame del bilancio quindi per questa sera, si potrebbe eventualmente chiudere la discussione. Se invece lo ritenete opportuno potremmo andare avanti fino alle 20,30 e continuare ancora con interventi in sede di discussione generale.
La parola al Vicepresidente Fosson.
Fosson (UV) - Io ritengo che se vogliamo finire domani sera conviene andare avanti ancora un momento, così rimarranno pochi interventi per la chiusura della discussione generale domani. Cercheremo anche di fare degli interventi più brevi, contrariamente a quanto ha detto il Consigliere Andrione. Questo perché l'esperienza ci insegna a cosa porta la discussione capitolo per capitolo; se vogliamo finire domani sera conviene quindi andare avanti.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - Io prima avevo chiesto la parola, ma ora nutro delle preoccupazioni. Per me sarebbe davvero un invito a parlare nel mio secondo intervento, servendomi delle affermazioni fatte dall'Assessore Lanivi sulla possibile emarginazione delle nostre minoranze valdostane. Sono infatti affermazioni molto gravi, più gravi certamente di quelle che mi sono permesso di fare io questa mattina, quando sostenevo che le spese che noi facciamo portano considerazioni amarissime per noi valdostani, perché si rischia di distruggere le nostre etnie e tutto ciò che viene compreso con questo termine. Tuttavia, io rinuncio a intervenire adesso, perché, a mio avviso, se cominciamo stasera con i secondi interventi, si arriverà non alle 20,30 ma a mezzanotte; io penso cioè che se qualcuno vuole intervenire brevemente può farlo ancora stasera, ma su certi argomenti della programmazione che ci sono stati illustrati, io mi riservo di intervenire domani. Anche su alcuni argomenti enunciati dall'Assessore Pollicini, che forse sono criticabili più per l'impostazione che per il contenuto, io preferisco intervenire domani.
Se cominciamo a fare il secondo intervento stasera, che ci porta magari fare considerazioni puntuali capitolo per capitolo, non finiamo più. Io, ad esempio, avrei molte cose da dire all'Assessore Lanivi, perché si dice che continuiamo a studiare, ma da anni abbiamo ricevuto 14 o 15 chili di volumi e da allora non sappiamo più che cosa è stato fatto. Quindi, signor Presidente, io ho ancora molte cose da dire, anche sui trasporti, e penso sia meglio affrontare la discussione nella giornata di domani. Forse è un po' azzardato pensare di finire per domani sera; comunque è meglio riprendere domani anche perché da parte nostra si tratterà di riprendere certe affermazioni fatte stamattina, per dimostrare tra l'altro che non erano esercizi di oratoria, ma che si trattava di problemi veramente complessi.
Occorrerà probabilmente andare a rivedere i vecchi verbali del Consiglio regionale, quando facemmo delle lunghe discussioni sull'industrializzazione della Valle d'Aosta e quando si diceva di andare cauti su questo problema, perché in mancanza di manodopera locale si rischiava un'invasione esterna e poteva emarginare la minoranza valdostana.
Quindi riprenderemo la discussione domani con più tranquillità, perché in questo Consiglio, fino a ieri, alcuni Consiglieri affermavano determinate cose e oggi tutto è cambiato. Quando dicevamo che certe impostazioni della scuola erano assolutamente sbagliate, eravamo tacciati di oscurantismo; quando dicevamo che sfornare 60-70 geometri o 60-70 ragionieri all'anno creava delle grosse difficoltà, eravamo messi alla berlina e adesso gli stessi problemi riemergono...
Dolchi (Presidente) - ...c'è stata una proposta di continuare i lavori; non ho capito bene se il Consigliere Bordon ha fatto il suo secondo intervento...
Bordon (DC) - ...no, il Consigliere Bordon dice che se vogliamo continuare i lavori non è questione di andare avanti fino alle 20,30, ma si arriverà a mezzanotte. Se un Consigliere si avvia alla discussione, come quella che avevo iniziato io, riprendendo quello che abbiamo detto stamattina e che purtroppo si è dimostrato veritiero, tutto ciò stasera farà riflettere in modo particolare quei valdostani che sono qui dal 1943, e che si sono battuti per questa Autonomia Valdostana. Indubbiamente stasera non dormiranno sonni tranquilli; è una realtà triste, infatti, vedere che una minoranza etnica che ha ottenuto, come dicevo io stamattina, un'autonomia, a causa di determinate sue prerogative, si sta avviando all'emarginazione.
Dolchi (Presidente) - Bene, si tratta di vedere se c'è un Consigliere che intende intervenire questa sera. La parola al Vicepresidente Fosson.
Fosson (UV) - Siccome ho fatto la proposta di continuare, desidero intervenire adesso anche perché cercherò di non dilungarmi troppo. Vorrei parlare un po' degli interventi che sono stati fatti dai vari assessorati.
L'Assessore Lustrissy ha riconosciuto, mi sembra che per la questione agricoltura non si è partiti dall'anno zero ma che molte cose devono essere impostate a lunga scadenza. Certe impostazioni a cui ha fatto cenno sono già state impostate dalle amministrazioni precedenti delle quali abbiamo fatto parte e non starò certo qui ad illustrarle, però è bene puntualizzare, quando si parla del problema zootecnia, che vi sono diversi altri problemi che si ricollegano a questo e non ultimo quello del risanamento del bestiame. Qualunque base di sviluppo della zootecnia deve partire da una qualità di bestiame adeguata; non starò qui a illustrare la situazione in cui ci trovavamo quando abbiamo impostato questo problema; si è comunque influito sia sul bestiame direttamente, sia sull'atto riproduttivo, cercando di diminuire la brucellosi che provocavano numerosi aborti, sia sul piano della produzione lattiera. Con l'eliminazione della mastite, infatti, noi abbiamo potuto avere una ripercussione tangibile sulla produzione della fontina che in quel momento si basava su un bestiame più del 50 percento affetto da questa malattia.
Il problema della meccanizzazione agricola che era legato alla viabilità rurale e al miglioramento delle colture pregiate è stato affrontato con leggi approvate nel 1962; con piacere ho visto che i successori hanno continuato su questa via. Avevamo cioè impostato fin da allora giustamente il problema, perché certamente anche nel campo delle produzioni pregiate quando noi parliamo di viticoltura, non si provocano cambiamenti dall'oggi al domani e sia nei rimboschimenti, sia nelle produzioni pregiate, il risultato lo si vede a distanza di tempo, come spesso avviene in agricoltura. Quindi sono lieto che l'Assessore abbia dato atto di questo; almeno io ho interpretato le sue parole come un riconoscimento dell'attività svolta in precedenza e della necessità di continuare su questa strada.
Le difficoltà della cooperazione le abbiamo provate tutti perché, come può testimoniare l'ex Assessore Maquignaz e anche l'Assessore Lustrissy, allorché approvammo in Commissione agricoltura la legge sui lattodotti io dissi allora: 15 anni fa volevamo fare dei lattodotti completamente a carico della Regione, non siamo riusciti a farne uno; speriamo di avere maggiore fortuna ora che entrerà in vigore la legge. Purtroppo, anche questa legge è stata disattesa poiché l'Amministrazione regionale non può fare i lattodotti se gli agricoltori che ne sono interessati non sono convinti della loro utilità nel campo dell'agricoltura bisogna effettivamente fare un'opera di convincimento verso gli agricoltori stessi ed è un'opera estremamente difficile.
Quindi non voglio dilungarmi su questi problemi.
Ho sentito parlare però del piano carne e di un riferimento al piano carne nazionale, ed è su questo che io vorrei fare una raccomandazione all'Assessore all'agricoltura; avremo occasione di parlarne probabilmente in seno alla Commissione, sin d'ora però vorrei dare un avvertimento su questa materia. Ricordiamoci che c'è stato un momento in cui gli indirizzi della CEE erano quelli di diminuire la produzione lattiera e di abbattere il bestiame da latte; noi in questa aula abbiano detto che per la nostra zootecnia questo sarebbe stato il suicidio e ci siamo rifiutati di seguire quella strada e abbiamo fatto bene. Oggi, infatti, ci accorgiamo in Italia delle conseguenze di quella politica; c'era un articolo pochi giorni fa che esponeva la necessità di ricordarsi che per avere della carne bisogna avere dei vitelli, in altri termini bisogna ancora che le vacche partoriscano e se si uccidono le vacche non si hanno i vitelli e non si ha neanche la carne.
Ora, l'avvertimento che volevo fare è questo: avendo seguito quelli che sono i piani carne in questo momento in Italia, per conto mio, ho la netta impressione che faremo un altro buco nell'acqua. Infatti, non si parla di approvvigionarsi agli agricoltori, ma di investire del problema le industrie perché producano la carne, questo non per la Valle d'Aosta, ma per certe società che nel meridione dovrebbero interessarsi alla produzione della carne; vedremo a che cosa porterà questa nuova politica. Ricordiamoci soltanto che la nostra è una razza mista ma a prevalente produzione lattifera è che noi abbiamo un'economia che è basata sulla produzione del latte; su questo noi bisogna contare e quindi dobbiamo fare attenzione e non lasciarci influenzare da certi suggerimenti a produrre della carne. Cerchiamo di migliorare anche questa produzione, ma ricordiamoci che noi siamo stati i primi a iniziare uno studio anche sugli incroci per migliorare la produzione lattifera, per migliorare il tenore di grasso e quello delle proteine; quello studio che voi avete a disposizione è stato fatto in collaborazione con degli studiosi italiani e docenti universitari.
Ora, sarebbe necessario uno studio analogo per la produzione della carne, ma il problema è un po' diverso. Si può migliorare senz'altro questa produzione, anche con la nostra razza, basterebbe che si vietasse la macellazione dei vitelli troppo giovani. Quello che voglio dire, e lo ripeterò in altra sede quando si presenterà l'occasione, e che occorre meditare prima di fare degli incroci che portino all'aumento puramente del peso del nostro bestiame, perché poi si presenterà il problema dell'alpeggio, del bestiame troppo pesante e altre questioni che possono danneggiare la produzione lattiera.
Sulla questione agricoltura non voglio dire di più, perché ho voluto sottolineare in modo particolare questo problema.
Vorrei ora prendere in esame, un momento, quanto ha detto l'Assessore Lanivi e devo dire che il quadro che è stato presentato mi trova in gran parte consenziente. Ho fatto alcuni cenni di dissenso, quando l'Assessore Lanivi diceva che probabilmente i volumi editi dalla Programmazione li conosceva solo il Comitato tecnico, perché i Consiglieri non avevano voluto prendersi la briga di leggerli. Io devo dire di averli Guardate di anche se non dalla prima pagina all'ultima e devo riconoscere che è stato fatto un lavoro che fornisce la base per una conoscenza della situazione. Io questa mattina quando sono intervenuto, ho parlato di una programmazione che è rimasta sulla carta e da cui praticamente non abbiamo mai potuto trarne dei frutti. Non intendevo fare una critica all'indagine conoscitiva che è stata fatta; ho detto inoltre che abbiamo speso dei milioni per questa indagine conoscitiva che però non ha dato al Consiglio regionale la possibilità di mettere in pratica gli interventi che sono necessari. Mi pare che su questo punto anche l'Assessore Lanivi sia d'accordo, pur dicendo che certe nuove impostazioni si sono basate su queste indagini conoscitive. Però, se ho ben capito, ha dovuto dare atto che tutta questa indagine per il momento non è stata ancora usata per attrarre sul piano politico le conseguenze necessarie.
Ora, bisogna che noi arriviamo presto a delle conclusioni. Non penso che sia una cosa da prendersi troppo alla leggera, e uno sforzo grave che dobbiamo fare, uno sforzo enorme che deve fare la Giunta è, mi permetto di dire, anche il Consiglio. Non potrà infatti essere solo la Giunta a prendere delle decisioni in questo senso, ma dovrà esserci l'apporto di tutto il Consiglio. Ritengo che bisogna fare presto perché, a parte la situazione tragica in cui ci dibattiamo, e quanto è stato detto dall'Assessore Lanivi deve farci riflettere a lungo, a tutto ciò si aggiunge la grave situazione economica attraversata dal Paese in questo momento.
Bisogna fare presto perché, se noi non la sfruttiamo in un breve periodo di tempo l'indagine conoscitiva, occorrerà sia di nuovo aggiornata, perché i dati del problema potranno essersi nel frattempo modificati; ci saranno infatti delle linee fondamentali che rimarranno immutate, però molti dati non saranno più corrispondenti alla realtà e noi allora correremo il rischio di commettere un errore grave, basandoci su dei dati ormai sorpassati e prendendo delle decisioni su dei parametri che non saranno più reali.
Non aggiungo altro, perché su altre considerazioni che sono state fatte, e che sono molto gravi, io sono d'accordo. Questa gravità dura, tuttavia, da molto tempo; non sembri strano che vi sia un certo legame con le dichiarazioni politiche che ho fatto io questa mattina. Non si farà niente di buono se noi non partiremo da premesse fondate su un nuovo modo di governare, che deve riallacciarsi a quei principi che io modestamente mi sono permesso di esporre questa mattina e che non erano indirizzati a un partito o a un movimento piuttosto che un altro, ma erano constatazioni di fatto valide per tutti quanti e su cui dovremmo riflettere.
Infine, per quanto concerne l'intervento dell'Assessore Pollicini, mi sembra che non abbia risposto adeguatamente alla domanda posta dal Consigliere Andrione e che non abbia capito quello che gli chiedeva. Vorrei solo soffermarmi su un punto che riguarda dei problemi generali.
Lei, Assessore Pollicini, ha parlato dell'ospedale geriatrico e ha riferito che per l'ultimazione degli ultimi due lotti si spenderanno circa 4 miliardi di lire; quindi, ogni posto letto verrà a costare circa 20 milioni di lire e mi sembra si tratti di una spesa accettabile. Ma non voglio discutere se la spesa per ogni posto letto sia accettabile o no, anche perché non conosco in questo momento quale sia l'incidenza media del costo di un posto letto in un ospedale solo che noi avevamo fatto molte osservazioni quando si decise la costruzione di questo nuovo ospedale, sia sulla posizione, sia sul terreno disponibile, sia sul principio per cui si voleva costruire questo ospedale.
Non voglio ripetere oggi tutte queste considerazioni che torneranno d'attualità nel momento in cui sarà finito e si dimostreranno esatte. Vorrei dire, alla Giunta e all'Assessore ai lavori pubblici, che quando si esaminano certi progetti, occorre avere il coraggio di approvarli solo se sono veramente funzionali. Si possono benissimo fare anche delle opere d'arte e seguire dei principi architettonici, ma senza farne uno spreco inutile. Ora mi risulta, anche se non sono andato a vedere personalmente l'ospedale geriatrico, che certi architetti si sono serviti, ad esempio, nella costruzione di una scala centrale con dei rosoni, ricavati in cemento armato, anche se il cemento armato della scala poteva benissimo essere costruito liscio e poi, eventualmente, essere coperto con del platrio, come si fa normalmente; quest'opera è venuta a costare moltissimo, cioè tre, 4,5 volte di più al metro cubo solo perché si è voluto costruire tutto direttamente in cemento armato; si tratta quindi di milioni che vengono buttati dalla finestra e che non servono proprio a niente.
D'altra parte, anche su questi punti abbiamo avuto altre occasioni per richiamare l'attenzione della Giunta. Basta andare a vedere la scuola che è stata costruita in via Torino, dinanzi allo stadio Puchoz: anche lì ci sono dei cerchi in cemento che non servono assolutamente a niente. L'architetto ingegnere che ha progettato quella costruzione probabilmente crederà di avere fatto qualcosa di straordinario; in realtà non è valido esteticamente, non serve a niente ed è un aggravio di spesa. Bisognerebbe dire a questi architetti che esaminino un po' i monumenti romani di Aosta, che erano fatti effettivamente da esperti; erano costruzioni molto semplici, ma questa semplicità si addiceva al nostro carattere, all'ambiente e i monumenti hanno sfidato anche i secoli.
Io non penso che certe brutture architettoniche che sono state costruite dall'Amministrazione regionale possono sfidare con altrettanta bravura di secoli e neanche l'opinione; basterebbe, a questo proposito, citare la scuola media di Courmayeur ora, proprio come Amministrazione regionale, dobbiamo pretendere di avere dei progetti che siano funzionali e che si accordino esteticamente col nostro paesaggio; così, oltre ad avere fatto delle opere valide, avremo alla fine certamente risparmiato molto.
Avrò da chiedere ancora delle delucidazioni, ma mi riservo di presentarle nella discussione capitolo per capitolo, perché in questo momento non voglio prolungare oltre la discussione e voglio mantenere la promessa fatta all'inizio dell'intervento in cui promettevo che sarei intervenuto molto brevemente.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri, il Consiglio ha lavorato oggi con attenzione e applicazione per oltre otto ore; forse vi interesserà sapere che nella discussione vi sono stati ben 22 interventi. Penso pertanto di poter esprimere un apprezzamento positivo sul dibattito, poiché alla quantità degli interventi si è aggiunta la qualità, con la ricerca di confronto e chiarificazione.
Penso quindi di interpretare il pensiero di voi tutti, dei Consiglieri di cui avverto una certa stanchezza, nel proporre la sospensione dei lavori che verranno ripresi domani mattina.
Se siete d'accordo sulla sospensione, vi sarei grato se i Consiglieri che intendono ancora prendere la parola, si iscrivessero fin da adesso, in modo da poter regolamentare i lavori. Se siete d'accordo, chi vuole chiedere la parola già per domani mattina, è pregato di farlo.
Ritenete possibile che il Consiglio si riunisca domani mattina alle 9,00?
Allora la seduta è tolta. Il Consiglio riprenderà i suoi lavori domani mattina alle 9,00.
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La seduta è tolta alle ore 20,14.
