Oggetto del Consiglio n. 2837 del 6 novembre 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2837/XI Interventi per la riqualificazione e lo sviluppo dell'area industriale Cogne di Aosta. (Interpellanza)
Interpellanza Considerata la legge regionale 26/1/1993 n. 4 recante "interventi per la riqualificazione e lo sviluppo dell'area industriale Cogne di Aosta";
Vista la legge regionale 12/5/94 n. 17 concernente "integrazione e modalità di attuazione della legge regionale 26/1/1993 n. 4" in applicazione della quale è stata costituita la società Vallée d'Aoste Structure srl interamente partecipata dalla R.A.V.A. per tramite di Finaosta S.p.A.;
Evidenziati i successivi approfondimenti in ordine alla riorganizzazione e riconversione dell'area attraverso:
- l'accordo di programma regione Comune di Aosta;
- il progetto planivolumetrico della zona di D2 redatto in applicazione del menzionato accordo di programma;
- il modello di sviluppo della zona di D2 dell'area di cui la Giunta ha condiviso l'impostazione con propria deliberazione n. 897 del 2/4/2001 che individua nella zona di D2 quattro aree di attuazione:
- Greenfield
- Area imagine
- Condominio industriale
- Area sport.
Richiamata la deliberazione n. 3445 del 24/9/2001 concernente l'approvazione della stipulazione di una convenzione con Vallée d'Aoste Structure srl. per la realizzazione di interventi di riorganizzazione urbanistica e di riconversione produttiva dell'area Cogne in Aosta comprendente la realizzazione del Master Plan della zona D2;
Evidenziato che con delibera n. 2205 del 17/6/02 la Giunta ha approvato il master plan di Vallée D'Aoste Structure srl. della zona D2 dell'area Cogne;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
la Giunta regionale per conoscere:
1) le motivazioni che hanno portato la scelta di tale master plan e per sapere perché la Giunta regionale ha voluto escludere la possibilità da parte delle aziende di poter acquistare le aree riconvertite;
2) quali criteri intende adottare per favorire l'insediamento delle aziende nell'area destinata allo sviluppo produttivo e quali condizioni sono prospettate alle aziende che hanno o vorranno richiedere la possibilità di insediamento;
3) quante sono le aziende che si sono rivolte all'ente pubblico per chiedere la documentazione necessaria alla domanda di insediamento e quante hanno mostrato reale interesse all'iniziativa dell'Amministrazione regionale.
F.to: Lattanzi - Tibaldi - Frassy
Presidente La parola al Vicepresidente Lattanzi.
Lattanzi (FI) Anche qui, Assessore, la riporto, visto che dialogheremo ancora insieme, ad un altro dei punti importanti del suo programma di legislatura. Lei, come titolare dell'Assessorato dell'industria, aveva nel 1998 messo in programma una serie di dichiarazioni importanti che noi condividevamo, ma sulle quali oggi è opportuno fare il punto della situazione.
Vorrei rileggerle un passaggio che ritengo qualificante, quando nel suo programma viene detto che: "Sarà quindi importante ottimizzare le possibilità offerte dall'Unione europea per favorire l'insediamento di nuove imprese nelle aree di riconversione industriale, come ad esempio l'Area Cogne, l'Ilssa Viola a Pont-Saint-Martin, l'Autoporto di Pollein e Brissogne che costituiscono un'enorme potenzialità per lo sviluppo economico regionale. Ciò dovrà essere accompagnato dal completamento e dall'affidamento di attuali strumenti regionali di incentivazione che dovranno essere più selettivi e destinati come negli altri settori economici ad accrescere la competitività delle imprese".
Se vogliamo fare un po' il punto sull'area Cogne, devo dire che nel 1998 lei sosteneva che con questa legislatura sarebbe stato importante e determinante favorire l'insediamento di nuove imprese nelle aree di riconversione industriale, come l'area Cogne, ma che lì di imprese non ce ne sono ancora, nonostante che dal 1993 quell'area sia oggetto di un'attenzione particolare di questa Amministrazione, ma soprattutto sia oggetto di un'attenzione particolare da parte della Comunità europea, con centinaia di miliardi - e di questa Regione con decine di miliardi -, che hanno quindi investito fondi per la riqualificazione di quell'area.
La legge n. 4/1993 ha definito una prima serie di interventi per la riqualificazione di quell'area; nel 1994 la legge n. 17, quindi antecedente al suo insediamento, si è occupata ancora di quest'area in applicazione della legge n. 4, ha definito le modalità di attuazione di questa legge un anno dopo e ha costituito la società Valle d'Aosta Structure, interamente partecipata da RAVA, perché qui la privatizzazione dei lavori non si vede neanche con il binocolo, e naturalmente da Finaosta. Ad inizio legislatura… e successivi approfondimenti dal 1998 in avanti, in ordine alla riorganizzazione e alla riconversione di quell'area, furono fatti, attraverso gli accordi di programma con il Comune di Aosta, il progetto planivolumetrico della zona D2, redatto in applicazione del menzionato accordo di programma, il modello di sviluppo della zona D2 dell'area e di cui la Giunta poi condivise l'impostazione con una deliberazione: la n. 897/2001; siamo già nel 2001, ci sono voluti tre anni per decidere e definire questa zona D2 cosa se ne doveva fare dopo sette anni di lavori, zona nella quale si individuavano quattro aree: una, inglese, Greenfield; una, italiana, Areaimmagine; un'altra con dominio industriale; un'altra area sport.
Queste impostazioni vennero poi successivamente approvate con la stipulazione di una convenzione con VDA Structure nel settembre dell'anno scorso, dove finalmente si chiedeva a VDA Structure di realizzare interventi di riorganizzazione urbanistica in funzione proprio di quelle quattro aree e quindi per la riconversione produttiva finalmente l'area Cogne, comprendente la realizzazione del Master Plan, dopo dieci anni il Master Plan… e cioè la previsione di che cosa fare in quella zona. Ho citato questi provvedimenti solo per ricordare che questa è una storia lunga sulla quale la città di Aosta e credo l'intera Regione stanno soffrendo moltissimo e sulla quale il suo Assessorato ha avuto un ruolo importante in questi anni.
Nel giugno del 2002 la Giunta finalmente ha approvato il Master Plan di VDA Structure della zona D2 dell'area Cogne. In questo Master Plan ci sono una serie di tabelle, planimetrie, definizioni, ma ci sono soprattutto un paio di passaggi che noi abbiamo ritenuto importanti; ad esempio si è ritenuto con questa deliberazione di approvare il Master Plan, ad eccezione di alcuni elaborati, nel quale si rendeva necessaria la revisione per tener conto della volontà, politica aggiungerei io, di non procedere alla vendita degli immobili dell'area. È una scelta che è stata presa, scelta curiosa, sulla quale non si è mai discusso abbastanza in questo Consiglio, anzi non credo che mai che questo Consiglio si sia occupato di definire né l'approvazione di qualunque strategia, né la definizione dei criteri che naturalmente per legge la Giunta si era fatta demandare. Credo però che sia opportuno che questo Consiglio, almeno come spettatore, non come decisore, possa essere informato su che cosa volete realmente fare.
Lei qualche mese fa parlava di una cittadella dell'artigianato, dove servivano 57 milioni di euro ulteriori per andare a definire tutta una serie di situazioni, tra le quali i criteri. Noi la interpelliamo su tre fatti specifici, sui quali credo che il Consiglio abbia grande interesse.
Primo: vorremmo sapere quali sono le motivazioni che vi hanno portato alla scelta di questo Master Plan curioso e perché la Giunta regionale ha voluto escludere la possibilità da parte delle aziende di poter acquistare le aree riconvertite. Si è proceduto, ad esempio, all'offerta, mi pare, e vorremmo averne conferma dall'Assessorato… dell'opportunità di poter affittare per 30 anni queste attività o di costruire, ma con il diritto esclusivo per 30 anni e non di più, e quindi può essere un problema per le imprese non avere la tranquillità relativamente alle proprie strutture.
Vorremmo sapere quali sono i criteri che si intendono adottare per favorire l'insediamento di queste aziende in quell'area. Mi permetto di segnalarle che presso le aziende con cui noi abbiamo parlato c'è una grande confusione, perché io personalmente ho ricevuto il plico per poter accedere alla prenotazione eventuale di uno spazio e credo che disincentiverebbe chiunque, quindi vorremmo sapere quali sono questi criteri per favorire l'insediamento delle aziende in quest'area destinata, come diceva lei nel suo programma di legislatura, allo sviluppo produttivo.
Vorremmo sapere quali condizioni intendete prospettare alle aziende, se le avete già decise, quali sono realmente, perché si parla di tante condizioni e tutte molto diverse tra loro. Naturalmente le chiediamo, se le è possibile fornirci il dato, quante aziende hanno già proceduto alla compilazione della corposa documentazione che ho avuto modo di vedere per poter accedere a queste opportunità, tenendo presente che alcune aziende che lo hanno fatto mi hanno già anticipato che lo hanno fatto in termini preliminari perché, non avendo molto ben chiaro cosa succederà - quali saranno le metrature disponibili, a quali condizioni, i prezzi -, con quale chiarezza si possa impostare una nuova attività produttiva in quell'area, c'è molta confusione. Chiedo a lei chiarezza in questo senso.
Si dà atto che dalle ore 18,18 riassume la presidenza il Presidente Louvin.
Président La parole à l'Assesseur à l'industrie, à l'artisanat et à l'énergie, Ferraris.
Ferraris (GV-DS-PSE) Per venire alle questioni poste, credo che innanzitutto si debba tenere conto del fatto che l'area industriale Cogne era un'area che andava riconvertita e quindi risanata. È quanto è stato fatto in questo periodo con i finanziamenti europei e siamo giunti alla fase conclusiva. Per prevedere l'insediamento di imprese, è necessario vedere i capannoni ed è quello che si intende fare nel prossimo periodo.
Cercherò di rispondere analiticamente alle questioni poste, non dimenticando che oggi ci troviamo in un contesto economico particolare. Non voglio cercare responsabilità da parte di nessuno, ma credo che la congiuntura economica negativa che si prolunga da parecchi mesi e di cui qualcuno, almeno qualche istituto di ricerca incomincia a vedere gli esiti non nel 2003, ma nel 2004, è un dato con cui fare i conti, ma questo indipendentemente dalle collocazioni politiche di maggioranza o minoranza.
Per quanto riguarda la questione del Master Plan, che è stato definito fantasioso, un po' curioso, questo curioso Master Plan ha un obiettivo molto semplice: quello di tener conto delle cosiddette "aree Greenfield", cioè aree in cui si parte dalla cruda area per andare a costruire, vedere quali sono gli elementi di attrattività, e questo è stato fatto dalla Finaosta e dalle società di consulenza che hanno lavorato in questo settore. Il risultato che è venuto fuori è quello di avere delle strutture immobiliari flessibili, con dimensioni da 1.000 a 2.000 metri quadri, che sappiano collegarsi a filiere produttive, che attualmente, pur in una situazione congiunturale che è quella che dicevamo, mantengono ancora degli elementi di vitalità, la possibilità di avere una modularità nello sviluppo degli immobili industriali, una possibilità di utilizzo immediata, di qui la necessità di intervenire per la costruzione dei capannoni stessi… e dotati di servizi e impianti che ne consentono un utilizzo immediato. Si è cercato anche di curare un insediamento ambientale positivo, nel senso che la collocazione dell'area a ridosso della città e dell'acciaieria necessita la predisposizione di aree verdi e un'unitarietà anche dal punto di vista progettuale per quanto riguarda la tipologia e le facciate degli edifici, e poi un rispetto dell'ambiente, tant'è che c'è l'orientamento di certificare dal punto di vista della normativa ambientale, penso alle norme ISO 14001, l'area stessa.
Per quanto riguarda la questione della vendita o affitto, le possibilità sono due: una è quella della locazione degli immobili costruiti dalla Regione o ristrutturati come è il caso del cosiddetto "PAC" oppure la costruzione a cura dell'impresa dell'immobile con diritto di superficie trentennale. Queste sono anche le norme che, a partire dal periodo 1994-1996, sono state emanate; la prima delibera che ha regolato la materia, la n. 744/1994, afferma che le aree infrastrutturate saranno affittate agli operatori economici a prezzo di mercato, quindi c'era un esplicito riferimento all'affitto, così come poi le norme di insediamento prevedono la possibilità di costruire con diritto di superficie trentennale non oneroso per le imprese. Questo è uno strumento che è stato utilizzato in altre aree industriali, se penso all'area industriale di Pont-Saint-Martin, a Verrès abbiamo situazioni analoghe, a Châtillon, abbiamo situazioni che hanno visto da parte delle imprese l'utilizzo del diritto di superficie. Questo strumento è stato utilizzato da parte della Giunta perché è uno strumento che consente di intervenire in tempi molto celeri in caso di crisi aziendali.
Se vediamo il discorso Conner o Converter o Balzano, è chiaro che c'è stata la possibilità di intervenire per trovare alternative produttive o occupazionali e lo stesso vale per il diritto di superficie, perché le clausole di concessione del diritto di superficie prevedono che, nel momento in cui l'impresa fallisce o non continui l'attività produttiva, l'immobile viene al patrimonio della Regione, che quindi può disporne nel più breve tempo per creare alternative produttive.
Quella della proprietà degli immobili è una discussione che è stata fatta con le associazioni imprenditoriali, con l'AVI, e sappiamo che l'AVI non è su questa posizione, è per l'acquisto; questo fa parte di un dibattito che è stato fatto con le associazioni e ha visto una differente valutazione rispetto a questo, ma oggi questa maggioranza, a pochi mesi dalla conclusione del mandato - ce lo ricordava il Consigliere Lattanzi -, non modificherà una norma di questo genere.
Per quanto riguarda i criteri per l'insediamento degli stabilimenti, ci sono state alcune azioni di pubblicizzazione, che ovviamente…
(interruzione del Vicepresidente Lattanzi, fuori microfono)
… la locazione è una delle possibilità. Posso dare dei dati specifici di quelli che sono i valori della locazione, mi riprometto di trasferire all'interpellante il valore della locazione stessa, non c'era una richiesta specifica, ma non ci sono problemi a fornire questo dato, anche perché il valore della locazione è legato alla dimensione del capannone che viene affittato e comunque il valore della locazione è di 30 euro/metri quadri all'anno per lotti di superficie più elevata e 35 euro/metri quadri annui per lotti di superfici inferiori. Queste sono cifre indicative, è ovvio che un lotto di 1.000 metri lo possiamo considerare fra quelli a superfici più basse, mentre un lotto di 3-5.000 metri ha dimensioni diverse. Esistono comunque tutta una serie di valutazioni economiche fatte dalla Finaosta che consentono di fare una valutazione specifica; qui non mi sembrava il caso di entrare fino a questo livello di dettaglio.
Per quanto riguarda la promozione dell'area, è stata fatta un'azione di marketing a livello nazionale ed internazionale e questa è ancora in corso, soprattutto in relazione al fatto che si è fatta anche un'analisi di qual è la situazione dell'andamento del mercato a livello europeo e italiano. Verranno focalizzate azioni promozionali nei settori legati alla "Information, communication, technology", alle materie plastiche e ai call center. Bisogna tener conto che non possono essere le crisi congiunturali quelle che definiscono la crisi definitiva di un settore, perché se dovessimo ragionare in questi termini, di auto non ne parleremmo più, ma io penso, e quanto meno tutti ce lo auguriamo, che ci sia una modificazione da questo punto di vista.
Per quanto riguarda le priorità negli insediamenti, esse privilegiano le imprese valdostane, ovvero l'espansione di attività imprenditoriali di aziende valdostane, la rilocalizzazione legata a motivi di carattere urbanistico o comunque sinergie che sono collegate alle filiere produttive che sono presenti in Valle e possono essere positivamente insediate in questa area. Un ulteriore criterio è quello di massimizzare le opportunità di scambio e di sdoganamento e l'apertura dei mercati, la propensione all'esportazione, l'occupazione creata, le professionalità create, la redditività dell'impresa, il tipo di piano industriale che viene presentato e il livello tecnologico dell'attività.
Per quanto riguarda le possibilità legate all'insediamento nello stabilimento, i benefici derivano dalla legge n. 3/2000, che consentono di utilizzare al massimo gli aiuti di Stato consentiti dall'Unione europea, articolo 87, 3 C del Trattato di quella istituzione, di conseguenza ci sono interventi che possono riguardare fino all'8 percento la grande impresa, fino al 15 percento la media impresa e fino al 20 percento la piccola impresa. Nelle aree del nord Italia è il massimo degli aiuti consentiti, così come la legge prevede anche delle possibilità di intervento specifiche per quanto riguarda la ricerca.
In risposta all'ultima questione, al momento sono pervenute 24 manifestazioni di interesse, di cui 23 presentate da singole aziende e 1 da un consorzio di imprese artigiane a cui aderiscono 31 imprese valdostane. Sapete che l'accordo di programma con il Comune di Aosta prevedeva che fossero messi a disposizione delle aziende artigiane della Valle 5.000 metri quadri; sulla base delle richieste pervenute, abbiamo messo a disposizione 12.000 metri quadri, quindi abbiamo tenuto conto delle richieste portate avanti dal Consorzio di imprese artigiane. Attualmente, per quanto riguarda chi ha ritirato questi moduli, che il Consigliere dice essere particolarmente complicati e voluminosi, attualmente sono sette le imprese che hanno provveduto in tal senso. Un'istanza è già stata favorevolmente istruita, mentre gli altri soggetti stanno predisponendo la documentazione necessaria all'inoltro della richiesta.
Nei prossimi giorni verrà completata da VDA Structure l'istruttoria degli appalti di progettazione di due edifici, destinati uno ai servizi e l'altro all'insediamento di industrie, perché, nel momento in cui la Regione mette questi immobili in locazione, è previsto che vengano costruiti gli immobili stessi quindi, per quanto riguarda l'immobile relativo ai servizi e il primo blocco dell'immobile industriale di 6.000 metri quadri, è previsto l'avvio dei lavori per il 2003 e la conclusione lavori a fine 2004. Nell'area c'è anche la Pépinière, che è in fase di conclusione dei lavori, questa ha a disposizione 16 lotti rispetto ai quali ci sono 37 domande. Le istruttorie sono in corso e la consegna della struttura e relativa possibilità di utilizzo per attività produttive o di servizio è prevista per i primi mesi del 2003. Questo è il quadro della situazione dell'area Cogne.
Président La parole au Vice-président Lattanzi.
Lattanzi (FI) Ma non so se all'inizio di questa legislatura le avessimo prospettato questa fotografia, a fine legislatura lei sarebbe stato soddisfatto di questo quinquennio. Le devo dire che noi esprimiamo una forte preoccupazione, unita a una - come chiamarla? - forte volontà che quell'area possa diventare l'occasione di rilancio non solo di una città, Aosta, ma di un intero settore produttivo. Lei sa che in questi anni si è discusso molto, purtroppo se ne è solo discusso, della destinazione di quest'area; io credo che, a distanza di 11 anni, dopo le ingenti risorse investite, sentirsi dire che siamo ancora nella fase di contrattazione e di definizione e che abbiamo di fatto uno scarsissimo risultato in termini di insediamenti… io non voglio dare la colpa solo a lei degli ultimi 5 anni, ma mi permetto di dirle che io non mi sentirei soddisfatto fossi stato al suo posto! Non mi sentirei soddisfatto perché sapere che, dopo tutti questi anni, questi miliardi e questi impegni presi in riunioni, in progetti, in studi, in consulenze, in impianti di strutture societarie, messe in piedi ad hoc per questa situazione… essere ridotti oggi a dirci che ci sono 24 domande di cui 7 documentazioni consegnate, una sola approvata, e ancora molta confusione, non credo che sia un risultato politicamente accettabile; poi non sono io a doverlo giudicare, io esprimo una valutazione politica da parte del nostro gruppo, i giudici in assoluto saranno i cittadini che dovranno valutare il lavoro svolto da lei in questo quinquennio. Certo è che non possiamo politicamente non condannare - la parola è forte e forse non è neanche quella giusta - o quanto meno non esprimere la nostra amarezza sul fatto che ancor oggi, a distanza di tanto tempo, quell'area non è ancora chiaramente l'opportunità… Io concordo con lei che il contesto non è dei più favorevoli, siamo d'accordo e lo siamo "bipartisan" tanto per essere chiari, sia quando ragioniamo verso Roma, sia quando ragioniamo verso lei, voi lo siete un po' meno ma, quando dico che il Master Plan è curioso, lo dico perché contiene tutta una serie di scelte politiche tra cui le più stupefacenti sono quella della vendita possibile con diritto di superficie trentennale o dell'affitto di locazione a prezzi che veramente - io non so chi ha partorito quelle cifre, un imprenditore no di sicuro - sono prezzi al di fuori di un contesto di mercato.
La prima valutazione che lei ci ha detto è che il diritto di superficie viene concesso per soli trent'anni perché la Regione vuole mantenersi la proprietà dell'area, ma anche la possibilità di una flessibilità nel caso di aziende che possano andare in crisi, quindi alla fine si recupera per lo meno l'immobile. Mi consenta, Assessore, questa è una visione dell'economia alquanto aberrante, perché riteniamo che pochissimi saranno gli imprenditori - e sono pronto ad essere smentito visto che le mie dichiarazioni resteranno a verbale - che saranno disposti a mettere dei soldi per costruire dei capannoni che faranno parte del patrimonio della loro impresa per poi, in caso di problemi, dover andare a sostenere che non è patrimonio della loro impresa, perché, man mano che si avvicina la scadenza dell'usufrutto trentennale, il valore del patrimonio non esiste più nella sua impresa. Mi consenta, ma è veramente un concetto della politica che ha una sua logica, sì, ma non è una logica che è a favore dello sviluppo della libera impresa. Qui c'è una logica aberrante che la Regione rimanga proprietaria di un'area, sanata anche con soldi regionali in minima parte, ma per la stragrande parte con soldi europei, rimanga proprietaria del terreno e addirittura degli immobili dopo trent'anni, insomma: "Tutto mio, gestisco io, controllo io". Ma quale sarà mai l'imprenditore così pazzo che butterà decine di miliardi delle vecchie lire per farsi sfilare via il capannone o l'impresa a distanza di trent'anni! A meno che non ci sia un imprenditore più furbo degli altri che venga qui per un'operazione che vale meno di trent'anni e allora ci interessa questo tipo di imprenditore che magari prende il finanziamento per dieci anni e poi se ne frega, ci lascia il capannone e se la tela? Se è questa la vostra politica, è una politica non a favore dello sviluppo e glielo dico anche mentre si dibatte di questo specifico appunto. Quello dell'affitto a locazione… lei mi deve spiegare, se io e lei ci mettiamo a fare impresa, ma chi ce lo fa fare di venire ad affittare 2.000 metri quadri di una bella struttura ai margini di Aosta a 140 milioni l'anno di affitto quando posso avere 2.000 metri quadri ad Arnad che pago 20 milioni. Se poi vado nel sud, quasi me lo regalano! Ma allora quali saranno gli imprenditori che saranno disposti per il bene della Valle a "stracciarsi le vesti" e soprattutto i conti correnti e a venir qui a metter dei soldi per sostenere e mantenere sotto l'aspetto della locazione a questi prezzi? Mi perdoni, ma stiamo cercando di incentivare l'area riqualificata e mi sembra che stiamo pensando di fare le villette produttive. Qui non si tratta di cercare imprenditori ricchi disposti a sbranarsi in investimenti per pagarsi strutture fuori da ogni logica di mercato; o decidiamo di incentivare quest'area e quindi almeno l'offriamo a prezzi di locazione pari a quelli delle aree disagiate, perché quella è un'area che, se rimane così, è disagiata e crea disagio all'intera città, perché se rimane solo area verde è un costo e non un'opportunità, e quindi bisogna equipararsi.
Lei oggi, parlando con il mio collega Frassy sull'interpellanza delle aziende… Arnad… ha citato lei i dati: 20 milioni per 2.200 metri quadri e, se andiamo al sud, credo che i prezzi siano quelli, se si vogliono incentivare gli insediamenti produttivi ma, se per incentivare gli insediamenti produttivi, mi si offrono 2.000 metri quadri a 140 milioni di vecchie lire… vada avanti lei che mi scappa da ridere! Provi lei. Forse quando gli imprenditori piccoli o in consorzio cominceranno ad avvicinarsi in maniera concreta, come hanno fatto con grande prudenza: 24 domande richieste di documentazioni, soltanto 7 consegnate; non è un messaggio? Non è un primo segnale di preoccupazione? Perché sta a significare che, quando uno si legge i criteri, dice: "È stato bello, fatevele voi le imprese nell'area Cogne, fatevele voi regioni, che fate i proprietari immobiliari, i proprietari terrieri, fatevi anche l'industria e fate anche gli industriali! Ma fate voi e vediamo quanto in termini economici la Valle d'Aosta porta a casa. Noi abbiamo perso in quell'area 2.500 posti di lavoro; come pensate di creare lavoro offrendo i soldi della Comunità europea e i soldi della comunità regionale? abbiamo finanziato la bonifica di quell'area e oggi vogliamo che qualcuno scommetta su quell'area? Ma i primi a non crederci in quell'area siete voi!" Ci sarebbero tante cose da dire su quell'area perché è di un'importanza strategica fondamentale.
Noi esprimiamo e ribadiamo una contrarietà ad un atteggiamento e a un concetto dell'economia che è distante da quello che considerate essere un atteggiamento produttivo, noi lo riteniamo un atteggiamento molto burocratico. D'altronde la storia di queste leggi dal 1993 in avanti ne è la testimonianza: avete speso soldi nella costruzione di studi di fattibilità, di progetti di consulenza, avete addirittura costruito una società per bonificare voi come Regione quell'area, perché non vi è neanche passato per l'anticamera del cervello che quell'area potevano bonificarla i privati, l'avete voluta bonificare voi come VDA Structure, naturalmente subappaltando alle vostre condizioni e con le vostre opportunità elettorali! Avete voluto mantenere e continuate a mantenere il controllo stretto di questa zona, volete avere una mano pesante in quella zona e volete che gli imprenditori accettino le vostre condizioni per poter avere la possibilità di recuperare i beni immobiliari. La Regione non deve essere proprietaria immobiliare, non deve essere proprietaria di terreni industriali, non deve essere proprietaria di capannoni e neanche deve essere affittuaria, ma deve dettare le linee programmatiche di sviluppo e possibilmente lasciar fare gli altri, che sicuramente fanno meglio di quello che abbiamo fatto noi in questi undici anni.
