Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2807 del 16 ottobre 2002 - Resoconto

OGGETTO N. 2807/XI Valutazione dei dati della ricerca sulla povertà in Valle d'Aosta promossa dalla Caritas diocesana. (Interpellanza)

Interpellanza Vista la ricerca promossa dalla Caritas diocesana e pubblicata dall'Osservatorio Permanente delle risorse e delle Povertà, con il titolo "Lo sguardo della Diocesi sui poveri" e fatta pervenire durante l'estate a tutti i consiglieri;

Visti i dati interessanti che essa contiene in quanto sono indicati situazioni problematiche, bisogni e aspettative che emergono dal mondo della povertà presente in valle e che sollecitano riflessioni, ulteriori analisi e ricerca di risposte;

Considerato che alcuni dei bisogni evidenziati sono già presi in considerazione nella predisposizione di servizi attivati dall'ente pubblico o dal privato, mentre altri interpellano oltre che la comunità civile anche l'ente pubblico;

Ritenuto che dall'analisi di tali dati possano emergere suggerimenti o indicazioni di lavoro nell'ambito delle politiche sociali dell'assessorato;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore alla Sanità e Politiche Sociali per sapere:

1) quale valutazione dà dei dati della ricerca;

2) quali, a suo avviso, sono più significativi al fine della definizione delle politiche sociali;

3) se, e come intenda utilizzarli.

F.to: Squarzino Secondina - Curtaz

Presidente La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Durante l'estate è stato fatto pervenire a tutti i consiglieri un documento, redatto ad opera della Caritas diocesana, interessante per una serie di dati e di considerazioni che vi sono contenute. È la prima volta, infatti, che in Valle è stata fatta una ricerca così ampia, su vasta scala come quella di cui parliamo proprio sul tema della povertà. E qui vorrei sottolineare il ruolo importante che il volontariato svolge nella nostra Valle, non solo a livello di coinvolgimento diretto nella gestione dei servizi, ma anche come apporto culturale di studio e di stimolo. Per la seconda volta in pochi anni è la società civile che raccoglie dati, che esamina il problema, che porta i risultati all'attenzione del pubblico come stimolo ad agire e come suggerimenti per ulteriori approfondimenti. È successo la prima volta con il dossier sulla casa, che tutti abbiamo apprezzato e che molte volte abbiamo richiamato nei nostri commenti e discussioni sul tema, ma che purtroppo abbiamo fatto fatica e fatichiamo ancora a tradurre in azioni concrete.

Questo è un tema su cui le soluzioni individuate non ci sono ancora e ora siamo chiamati a soffermarci su una serie di questioni, situazioni, esigenze, bisogni che emergono dal mondo difficilmente delimitabile e definibile delle "povertà". Proprio nella speranza che questo dossier non rimanga inutilizzato, incominciamo a farlo diventare oggetto di riflessione condivisa, occasione per individuare tracce di lavoro e stimolo alla decisione politica. Intanto scopriamo che le povertà, le situazioni di disagio sono diffuse non tanto e non solo fra la fascia degli extracomunitari, ma soprattutto fra i residenti, fra la nostra gente. Così servizi pensati sotto la spinta dell'esigenza di dare un tetto e un pasto per extracomunitari sono diventati un punto di riferimento essenziale per molti residenti, per persone in difficoltà, sole, anziane, senza fissa dimora, bisogni che non erano stati così chiaramente intercettati dai servizi sociali.

Parlo, ad esempio, di due servizi: il primo è quello della "Tavola amica" in cui solo un quarto dei buoni è utilizzato da extracomunitari o da non residenti, mentre ben i tre quarti dei buoni sono usati da residenti; parlo della "Casa per donne" sole in cui circa la metà delle ospiti non è straniera. Ho richiamato solo due esempi che sono citati nel documento della Caritas. Sono servizi concreti che, nati per risolvere problemi essenziali, hanno fatto emergere l'entità del bisogno, forse perché finalmente c'è una risposta che gli stessi servizi sociali possono indicare e che si comincia pian piano a quantificare. Si scopre così che la povertà è in mezzo a noi, non pensavamo, e non pensiamo, che anche in una delle regioni più ricche d'Italia - il reddito medio pro capite è di un terzo superiore a quello nazionale: 10 milioni di lire, è scritto nel nostro Piano socio-sanitario - potessero albergare situazioni così diffuse di difficoltà economiche, sociali, relazionali. Ritroviamo ad esempio alcune forme di povertà e difficoltà che già conosciamo, ad esempio le difficoltà familiari.

Sappiamo - perché i dati ISTAT sono lì a ricordarlo e nei documenti ufficiali della Regione sono ripresi - che nella nostra Regione è alto il numero delle separazioni familiari, abbiamo il primato italiano per separazioni e divorzi; sappiamo che più del 30 percento delle famiglie è costituito da un solo membro, sono famiglie unipersonali, ma - ed è questa un'osservazione che avanzo proprio come contributo alla riflessione - non sono stati studiati interventi né messe in atto azioni che aiutino i nuclei familiari, che facilitino le relazioni fra i coniugi, che sostengano la famiglia. Anzi i servizi sociali continuano a ricorrere alla famiglia come risorsa per curare anziani, disabili, quindi ad affidarle sempre nuovi compiti senza offrirle adeguati supporti. La stessa legge sulla famiglia, che è stata applicata soprattutto per la parte relativa all'assegno post-natale, non ha trovato riscontro, traduzione nelle politiche sociali; eppure, anche analizzando i dati del Centro di ascolto di Aosta, si può affermare che - leggo -: "C'è una povertà ricorrente, che taglia trasversalmente uomini e donne e caratterizza in particolare le povertà di casa nostra; sono le situazioni legate a crisi, disgregazione della famiglia, sia originarie, sia sopravvenute nel corso dell'esistenza. Si potrebbe dire che questa povertà familiare è la prima vera emergenza".

Chiedo allora se non sarebbe il caso di pensare ad interventi integrati che traducano le grandi finalità della legge sulla famiglia che non sono state attuate. Certamente l'Assessore si rende conto che non basta organizzare annualmente od ogni due anni una conferenza sulla famiglia per dare una risposta a questi bisogni. Voglio parlare anche di un'altra forma di povertà perché è quella che è indicata fra le prime: le povertà legate alla dipendenza, in primis, dall'alcol. Questa situazione è ampiamente conosciuta nella nostra Regione, basta scorrere il documento ufficiale distribuito dall'Assessore regionale durante la "Giornata della prevenzione" e distribuito anche oggi in Consiglio, in cui si dice: "In Valle d'Aosta il 28 percento degli uomini, il 6 percento delle donne eccede nel consumo di alcol, questi valori sono fra i più elevati d'Italia; tenendo conto dell'età sono valori superiori del 70 percento rispetto a quelli piemontesi e italiani per gli uomini e il 10-15 percento per le donne".

Probabilmente la dipendenza da alcol non è da sola causa di povertà, lo sappiamo benissimo; in genere la dipendenza dall'alcol diventa la causa scatenante della povertà associandosi ad altre emergenze: l'emergenza della disoccupazione, l'emergenza abitativa, la malattia. Ma questa dipendenza, questa causa di povertà avrebbe bisogno nella nostra Valle di maggiore attenzione nelle politiche regionali. Non è sufficiente - credo che anche lei condivida, Assessore - ospitare nel corso della "Giornata del volontariato o della prevenzione" lo stand degli Alcolisti anonimi, di associazioni di volontariato. Il volontariato può in questo caso svolgere un ruolo importante, ma esso interviene quando il problema è già esploso, toccherebbe invece ai servizi sociali, ai servizi culturali, ai servizi scolastici, ai servizi sanitari operare in ambito preventivo con azioni integrate. Lo so, molte volte l'Assessore dice: "Noi facciamo… il Piano socio-sanitario prevede…" ma, finché non ci sarà una reale diminuzione del tasso di alcolisti in Valle, non si potrà dire di avere operato in modo efficace.

Questa ricerca testimonia, al di là dei singoli bisogni - nella replica eventualmente ne parlerò -, la presenza di un disagio diffuso che coinvolge molte più persone e molte più famiglie di quanto il nostro sguardo superficiale possa cogliere. Credo che questa ricerca solleciti delle risposte da parte dei responsabili politici - risposte che noi aspettiamo - e vorremmo oggi, Assessore, una parte di queste risposte.

Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.

Vicquéry (UV) Le rapport "Lo sguardo della Diocesi sui poveri", qui a été remis cet été à tous les conseillers régionaux, illustre les résultats de l'enquête menée de l'été 1999 au printemps 2000 par l'Observatoire permanent des ressources et de la pauvreté pour le compte de la Caritas diocésaine. En l'occurrence toutes les paroisses de notre diocèse ont été invitées à remplir un formulaire sur les caractéristiques et l'ampleur de la pauvreté, ainsi que sur les ressources disponibles à niveau local. Comme le précisent les auteurs du rapport dans leur préambule, cette enquête n'avait pas la prétention d'élaborer une recherche sociale rigoureuse et d'ailleurs un certain nombre de critères scientifiques n'ont pas été suivis.

Il ne s'agissait pas non plus d'établir des statistiques pour brosser un tableau exhaustif de la pauvreté dans notre Région, compte tenu également de la nature des paramètres retenus et du fait que la collecte des données ne s'est pas basée sur des critères objectifs. Un des buts de cette initiative était de rendre compte de la situation de la pauvreté et des ressources existantes dans le contexte particulier des communautés paroissiales afin de sensibiliser les fidèles à la culture de la solidarité. Par ailleurs, malgré le fait que 55 paroisses n'aient pas adhéré à l'enquête - et c'est malheureusement une donnée très négative -, ce rapport renferme des données intéressantes à mon avis qui permettent de déceler les situations critiques et d'évaluer les besoins et les attentes liées au phénomène de la pauvreté en Vallée d'Aoste. Il nous livre également des informations précieuses sur l'activité du Centre d'écoute d'Aoste et du service "Tavola Amica", qui nous donnent les premiers chiffres relatifs au nombre et au type de personnes ayant recours à ces services.

Ces données sollicitent à mon avis la réflexion, elles exigent sans doute une analyse plus poussée et des réponses claires, étant donné que certains des besoins décrits dans le rapport sont déjà pris en compte par les services publics ou par les particuliers (privato sociale) ?uvrant dans le domaine social, tandis que d'autres interpellent à la fois la collectivité et les institutions. Des indications et des pistes de travail intéressantes se dégagent de la lecture des conclusions de l'enquête pour ce qui est des politiques sociales de l'Assessorat de la santé et je partage en partie ce que Mme Squarzino a dit.

C'est justement dans le but de promouvoir l'étude de la pauvreté et de l'exclusion sociale, d'analyser les différentes formes d'assistance mises en place et de mesurer l'impact politique régional dans ce domaine que la Commission régionale sur la pauvreté et l'exclusion sociale a été créée par délibération du Gouvernement régional n° 2318/2002, conformément au Plan socio-sanitaire régional. Elle est actuellement présidée par Mme Chiara Saraceno, professeur et expert en matière de politiques de lutte contre ce phénomène et Président jusqu'au mois de décembre 2001 de la Commission nationale d'enquête sur l'exclusion sociale.

Les organismes du tiers secteur, les plus actifs dans ce domaine ont été appelés à participer aux travaux de la commission, qui s'est installée, lors de la réunion du 12 juillet 2002, dans la grande salle de l'Assessorat et a nommé un représentant permanent au sein de ladite commission qui se compose de Mme Chiara Saraceno, Président, M. Piero Squarzino, représentant de la Caritas, M. Luigino Vallet, représentant du Centro servizio volontariato, M. Antonio Fosson, représentant du Banco alimentare della Valle d'Aosta, M. Alberto Ragazzi, représentant du Forum des personnes âgées, M. Riccardo Jacquemod, représentant du Consortium des coopératives sociales, M. Dario Ceccarelli, représentant de l'Agence régionale de l'emploi et en plus les Responsables de la Direction régionale des politiques sociales. Les membres de la commission se sont penchés sur le rapport, dont nous avons reçu un exemplaire et qui leur a été illustré par M. Squarzino lors de la séance du 23 septembre dernier. La commission a pris acte des informations contenues dans ce rapport et a envisagé d'approfondir cette étude en faisant également appel aux autres organismes qui participent à ces travaux.

Presidente La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Le confesso, Assessore, che non sono soddisfatta della sua risposta, nel senso che io le ho posto alcune domande precise, per esempio quali sono a suo avviso i dati più significativi ai fini della definizione delle politiche sociali: ho chiesto anche il suo parere. Credo che lei si sia fatta un'idea di questi dati, capisco che, come lei ha detto, si tratta di una ricerca i cui dati dovrebbero integrare quelli della Regione, però io sottolineo il fatto che questa ricerca ci dà la percezione della povertà e i dati relativi ai due esempi che le ho fatto, quello riguardante la povertà legata alle difficoltà familiari e quello legato alle dipendenze da alcol, li ho tratti anche da documenti ufficiali: ho letto chiaramente documenti della Regione in cui queste informazioni sono già presenti! Quello che manca è la percezione dell'importanza di avere dati. E qui lei, Assessore, deve ammettere che nel suo Assessorato non c'è questa cultura dell'informazione e dei dati e soprattutto non c'è la capacità né di reperirli, né di utilizzarli. Le osservazioni che le ho fatto, molto semplicemente, su queste due marginalità sono osservazioni che nascono da informazioni in suo possesso, ma che non fanno partire nessun intervento.

Certo, come lei ha detto, questo rapporto deve essere usato in sinergia con i dati dell'Assessorato, però l'Assessorato ha difficoltà ad avere dei dati su questa situazione. Io faccio riferimento ad una delle delibere recenti, quella del 30 settembre 2002, in cui si parla dell'Osservatorio regionale per l'infanzia e l'adolescenza e nella delibera viene detto chiaramente che non c'è una serie di dati relativi a problemi legati alla povertà: famiglie con reddito inferiore al minimo vitale definito a livello legislativo, minori con genitori in situazione di tossicodipendenza, tasso di abbandono scolastico. Voglio dire che manca la raccolta, la ricerca di questi dati, non c'è una cultura di dati, di informazioni su questa situazione delle povertà, Assessore.

Ricordo come la V Commissione lo scorso anno avesse osato chiedere alcuni dati relativamente proprio al divario fra povertà nella nostra Regione rispetto ai limiti nazionali, al numero delle persone che nella nostra Regione beneficiano del minimo vitale, suddiviso fra maschi e femmine per tipologia di disagio, dati che ci sembravano grezzi ed elementari. "Questi dati…" - ci è stato risposto - "… non ci sono, l'Assessorato non è in grado di averli, li ha cartacei…e relativi solo al numero globale di alcuni casi trattati"; l'Assessorato non è stato in grado di rispondere a questa domanda semplicissima che la commissione aveva posto, tant'è vero che la commissione ha dichiarato di ritenere non sufficienti quei dati, anzi si è sentita presa in giro perché, insieme ai due numeri trasmessi, è stata allegata anche una relazione sul concetto di povertà relativa e povertà assoluta, per spiegarci le cose, ma noi chiediamo dei dati non sulla povertà in genere, ma proprio sulla legge del minimo vitale, su cui non c'è niente. Questo volevo dire, Assessore: manca questa attenzione ai dati e questo fa sì che ci sia un grande lavoro da fare. Questo ritardo si traduce in assenza di intervento in situazioni di disagio perché non se ne è a conoscenza e soprattutto si traduce nella cronicizzazione di situazioni che potrebbero essere preventivamente arginate se si conoscessero.

L'Assessore condivide una delle conclusioni del rapporto in cui si dice che molte persone in situazione di disagio appartengono a famiglie del ceto medio della nostra Regione cui è bastato perdere qualche sicurezza: il lavoro, la salute, la casa, ma anche solo il legame familiare, per andare in crisi e quindi per entrare nell'area delle povertà. Se non c'è questa attenzione ai dati che già la Regione possiede, si arriva addirittura all'assurdo di ignorare le difficoltà. Non ultimo il caso di una persona che, proprio perché verteva in una situazione di estrema povertà e viveva grazie all'aiuto degli amici, ha fatto domanda per l'assegno minimo vitale: gli è stato risposto in modo negativo adducendo quale motivazione il fatto che, non avendo reddito, non poteva rientrare nella legge. Così gli è stato risposto!

Una persona che non ha nessun reddito allora non può rientrare nella legge del minimo vitale, che è stata fatta per aiutare chi non ha reddito, chi è in situazione di disagio? Come mai c'è questa interpretazione errata? Abbiamo una legge regionale predisposta con l'obiettivo di aiutare, di dare il minimo - si chiama appunto legge del minimo vitale - che consenta di sopravvivere e chi non ha nessun reddito si sente rispondere: "Non hai nessun reddito, non puoi prendere questo assegno del minimo vitale, non rientri nei destinatari della legge". Questo per dire che, mancando un'attenzione a questi problemi, si giunge addirittura a tali distorsioni burocratiche. Spero che l'Osservatorio sulle povertà in Valle d'Aosta che l'Assessore sta costruendo aiuti la formazione di una cultura all'interno delle istituzioni, non solo del volontariato, ma nei servizi, nei responsabili, per cui si impari a guardare queste situazioni di disagio. Spero proprio che la prevenzione e il contrasto delle povertà siano considerati delle priorità da questo Governo regionale, perché non basta dirlo, se poi i comportamenti sono diversi! In occasione dell'esame del bilancio potremo verificare se effettivamente questa diventerà una delle priorità di questo Governo. Credo che non faccia piacere a questo Governo, che amministra una delle regioni più ricche d'Italia, constatare che fra la sua gente esistono situazioni di estrema povertà, di miseria, di indigenza. È una vergogna che spero questo Governo regionale voglia cancellare, questo è il mio auspicio.