Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2766 del 25 settembre 2002 - Resoconto

OGGETTO N. 2766/XI Pagamenti di ticket per controlli di esami diagnostici effettuati presso gli ambulatori dell'USL. (Interpellanza)

Interpellanza Appreso che, per quanto riguarda le visite mediche specialistiche presso gli ambulatori dell'USL, viene richiesto all'utente il pagamento del ticket, anche per chi deve solo far controllare l'esito di un esame, prescritto precedentemente dallo stesso specialista, durante una visita medica, per cui era già stato regolarmente pagato il necessario ticket;

Constatato che in tal modo l'utente per ogni visita medica, in cui viene prescritto un esame necessario per la definizione della diagnosi, si trova a pagare più ticket:

- uno per la visita medica

- uno per l'esame diagnostico

- uno per presa visione da parte dello specialista dei risultati dell'esame, da lui prescritti, al fine dell'individuazione della diagnosi;

Appreso inoltre che tale procedura, alquanto vessatoria nei confronti dell'utente, parrebbe essere la conseguenza di errate indicazioni da parte degli uffici amministrativi che, non contemplando una voce per indicare la semplice presa visione degli esami, classificano tale attività comunque come "visita" che, in quanto tale, è soggetta al pagamento di ticket;

la sottoscritta Consigliera regionale

Interpella

l'Assessore competente per sapere:

1) se le risultano vere le informazioni di cui in premessa;

2) se ritenga giusto che la semplice lettura dei risultati di esami diagnostici possa essere omologata ad una visita, per la quale occorre versare il relativo ticket;

3) se intende attivarsi perché cessi tale atteggiamento vessatorio nei confronti dell'utente.

F.to: Squarzino Secondina

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Il tema che intendo porre all'attenzione del Consiglio potrebbe essere definito come un tema "particolare" perché si sofferma su un aspetto procedurale delle visite specialistiche presso gli ambulatori dell'USL. Apparentemente non prende in considerazione temi di fondo della sanità, che qui sono stati più volte ricordati, ma mi sembra che questo argomento, pur partendo da fatti singoli che tuttavia si ripetono e si presentano in modo continuativo nel tempo, mette l'accetto sul tipo di servizio che l'ente pubblico dà all'utente e sui costi che l'utente deve affrontare per accedere a questi servizi. Qual è la situazione che noi sottolineiamo? Quando un utente o un'utente intende avvalersi della visita medica specialistica presso gli ambulatori dell'USL è tenuto o è tenuta a pagare - io dico giustamente se ne ricorrono le condizioni economiche - il costo del ticket che si aggira sui 22 euro, così pure, ogni volta che deve tornare dallo stesso medico per una visita di controllo, è tenuto o è tenuta a pagare nuovamente il ticket, anche se di una cifra inferiore: 12 euro, quasi 13 euro, e su questo non ho nulla da eccepire. Il problema nasce quando il medico, ad esempio nella prima visita, chiede che siano eseguiti determinati esami che sono necessari per definire la diagnosi.

Orbene, l'utente che torna dal medico per riportare i risultati dell'esame prescritto, risultati che consentano al medico di perfezionare la diagnosi, deve pagare nuovamente un ticket. Da notare che ha già pagato il ticket per sottoporsi all'esame richiesto dal medico, per cui giungiamo all'assurdo che l'utente, per ogni visita medica in cui viene prescritto un esame necessario per definire la diagnosi, si trova a pagare più ticket: uno per la visita medica, uno per sottoporsi all'esame diagnostico e uno per presa visione da parte dello specialista dei risultati dell'esame da lui prescritti al fine di identificare la diagnosi.

Di fronte a questa, che noi riteniamo un'assurdità, di fronte a richieste precise che sono state fatte all'USL sulle motivazioni che stanno alla base di questa scelta, cioè di far pagare il ticket anche solo per andare a portare i risultati di un esame, pare che la risposta fornita sia stata la seguente, nel programma informatico usato dagli uffici amministrativi non è contemplata una voce che indichi la semplice presa visione degli esami, essendoci soltanto la prima visita oppure la "visita successiva".

Per cui ogni richiesta di incontro successivo con il medico dopo una visita, anche se si tratta solo di portare l'esito degli esami, viene classificata come visita successiva, pertanto soggetta a ticket; da qui l'assurdo che quanto più il medico è serio, quanto più chiede accertamenti diagnostici, tanto più l'utente deve pagare per la semplice lettura degli esami.

A noi questa procedura sembra vessatoria, così come abbiamo detto nel testo della nostra interpellanza, per cui vorremmo sapere innanzitutto se sono vere le informazioni di cui in premessa, se ritenga giusto che la semplice lettura dei risultati di esami diagnostici possa essere omologata ad una visita, e quindi sottoposta a pagamento del ticket, e cosa intenda fare rispetto a questa situazione.

Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.

Vicquéry (UV) Le premesse dell'interpellanza sono inesatte in parte e fuorvianti dall'altra e spiegherò perché. Allo stato attuale, nel momento in cui per l'utente si renda necessario controllare l'esito di esami prescritti dallo specialista ambulatoriale nell'ambito di precedente visita medica, possono verificarsi due situazioni: prima situazione, il paziente si presenta direttamente in ambulatorio in orario concordato con lo specialista e quindi senza prenotazione tramite il CUP; seconda situazione, prenota presso il CUP o su agenda cartacea di reparto una visita successiva.

Per la prestazione è previsto un ticket di euro 12,91 corrispondente alla voce "visita successiva"; si deve altresì precisare che la visita successiva prevede una tariffazione ridotta: 12,91 euro, rispetto alla prima visita che è di euro 20,66, e che quindi il nomenclatore tariffario ha già considerato la visita successiva all'interno di un processo assistenziale unitario con valori differenziati.

Il nomenclatore tariffario è stabilito da un decreto ministeriale del 22 luglio 1996, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che è legge dello Stato, non derogabile per quanto riguarda i ticket di prestazioni ambulatoriali da parte delle amministrazioni regionali; alla voce specifica prevede: "anamnesi e valutazioni, definite brevi, ticket 25.000 lire uguale 12,91 euro; storia e valutazione abbreviata, visita successiva alla prima…", eccetera, poi troviamo "… consulenza ginecologica…" e quant'altro.

Sotto un codice specifico c'è esattamente questa voce di "anamnesi e valutazioni definite brevi e/o storia e valutazione abbreviata, visita successiva alla prima…", per cui gli uffici non fanno altro che applicare quello che è previsto da un decreto ministeriale.

Rispetto al secondo punto, in realtà pare inappropriato, in caso di verifica di esami diagnostici, parlare di semplice lettura poiché l'analisi dei referti prelude ad una diagnosi che è un atto medico specialistico che comporta impegno e assunzione di responsabilità verso l'utente e quindi impiego di risorse dedicate.

Nell'ambito degli atti medici non esiste da nessuna parte la voce "semplice lettura di esami" e questo poi si può rivedere in altri contesti, anche riferiti al pagamento delle prestazioni per la specialistica ambulatoriale interna ed esterna, anche tutti gli atti medici nelle convenzioni vengono considerati così perché la seconda visita e quelle successive possono comportare un'ulteriore anamnesi, ulteriori accertamenti diagnostici, ulteriori approfondimenti. In alcuni casi prendiamo atto che così non è, perché dall'esame delle prestazioni diagnostiche specialistiche si constata che la diagnosi iniziale era corretta e la terapia iniziale deve essere proseguita, mentre in tanti altri casi si tratta addirittura di una visita più complessa della prima, purtroppo. Rispetto al terzo punto, la risposta è nelle premesse: se per atteggiamento vessatorio si intende l'applicazione puntuale di una disposizione di legge, evidentemente non siamo sulla stessa linea. Non si tratta di una disposizione vessatoria, si tratta di far capire al cittadino che il medico ha una professionalità di un certo livello e che, se è pur vero che a volte le prestazioni si risolvono in pochi minuti, in quei pochi minuti il medico deve assumersi le sue responsabilità dovute per deontologia professionale.

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Non sono soddisfatta della sua risposta, Assessore, perché lei ha dato essenzialmente una risposta burocratica, come quella che hanno dato gli uffici amministrativi, come se fosse semplicemente un problema di programma informatico o di codici informatici. Credo che la domanda di fondo da porsi sia la seguente: le sembra giusto questo atteggiamento? A questo quesito, quindi da un punto di vista politico, avrei voluto avere da lei una risposta. Lei non può dirmi che la professionalità del medico, dello specialista viene in qualche modo premiata a fronte del pagamento del ticket, io credo che la professionalità di un medico sia legata al ruolo che svolge all'interno di una struttura, al tipo di condizioni di lavoro che vengono riconosciute, ma non penso che la professionalità di un medico sia riconosciuta dalla quantità di ticket che l'utente paga…

(interruzione dell'Assessore Vicquéry, fuori microfono)

… era implicito nella sua risposta. Credo che il problema esista perché capisco che in alcuni casi può trattarsi di una visita successiva, ma in altri non lo è: si tratta solo della consegna di analisi, punto e basta, e per questa semplice consegna di esami l'utente è costretto a pagare un ticket. Non credo che si debba andare nell'ottica di favorire l'attività privata dei medici o nell'ottica di disincentivare l'attività dei medici nel servizio pubblico; ritengo che invece si debba venire incontro alle reali esigenze e non reputo neanche che questi ticket per la semplice lettura di dati possano servire a sanare il deficit della sanità pubblica. A mio avviso questo atteggiamento mi sembra più un atteggiamento, non dico truffaldino, ma sicuramente un atteggiamento vessatorio nei confronti dell'utente e mi chiedo se non sia possibile introdurre questa distinzione. Ripeto: è un problema che va affrontato con i medici anche da un punto di vista politico e non solo dal punto di vista informatico perché molti utenti hanno sottolineato proprio questa assurdità.