Oggetto del Consiglio n. 2748 del 25 luglio 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2748/XI Prosecuzione dell'esame delle proposte di legge n. 160 e n. 166 relative alla modifica della legge elettorale.
Président Je vous rappelle que nous sommes en train de procéder à la discussion conjointe des objets n° 17.2 et n° 17.3 à l'ordre du jour. En discussion générale qui est le premier volontaire?
La parole au Conseiller Aloisi.
Aloisi (GM1) Non so se sia più conveniente intervenire alla fine della giornata o all'inizio della seduta pomeridiana: lascio a lei la scelta, Presidente...
(ilarità dell'Assemblea)
... farò alcune brevi considerazioni, anche perché sono stato uno dei più convinti assertori dell'approvazione della legge n. 31/1997, quando utilizzammo la prima modifica relativamente al sistema elettorale del Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Esordirò con alcune considerazioni di tipo pratico. Ho avuto modo di leggere la proposta di legge n. 160, presentata dai Consiglieri Curtaz, Squarzino e Beneforti, la reputo una proposta di legge interessante, ma non per questo la vado a definire una legge di basso profilo.
Ci troviamo di fronte a due filosofie, a due concezioni di sistemi elettorali che sono completamente diverse e con ciò si deve anche dare atto del lavoro svolto. Questo non significa che le modifiche che si propongono alla legge tuttora in vigore facciano sì che tale legge sia una leggina, un qualcosa di poco importante, anche perché, alla luce dei fatti, gli obiettivi e i risultati che si era prefissi sono stati raggiunti; sotto questo aspetto quindi credo che abbia lo stesso diritto di cittadinanza che va riconosciuto alla proposta di legge n. 160.
Dicevo che siamo di fronte a due opposte filosofie. Sono stato per mia natura riformista, sono sempre stato un convinto proporzionalista, anche perché credo che la politica sia confronto, dialogo, scontro e anche sintesi e perché reputo, nonostante tutto, che sia attraverso il ragionamento che si possa sviluppare una forte cultura di governo, da qualsiasi parte uno sia collocato, anche quando è all'opposizione.
La cultura di governo è un qualcosa insito in chi con tenacia vuole perseguire sempre e comunque il confronto. In base a questo ragionamento ieri non sono stato presidenzialista, non lo sarò oggi e credo che non lo sarò neanche domani, perché già in questa Regione - il Presidente della Regione non me ne voglia - i poteri del Presidente della Regione sono talmente forti per cui, in un futuro ragionamento, bisogna anche capire come si può riequilibrare la competenza nei confronti del Consiglio regionale.
Tornerò anche su questo aspetto perché la relazione del Consigliere Nicco è stata pregevole, però non si deve nel modo più assoluto confondere quello che è un concetto di legge elettorale, che peraltro è uno strumento, con quello che è un ragionamento di una modifica istituzionale che va a rivedere le competenze dell'organo esecutivo e dell'organo legislativo. Questo è il tipo di ragionamento che dobbiamo tener presente perché in questa fase ci stiamo muovendo in un modo minimale, ma credo che vada rilanciato tutto il ragionamento che lo stesso Consigliere Nicco ha sviluppato con la riscrittura dello Statuto, anche perché in quella proposta ci sono forti elementi che vanno a configurare meglio la centralità e la competenza di questo Consiglio.
Dicevo prima della mia contrarietà all'elezione diretta del Presidente della Regione perché i poteri ci sono già; attenzione, nel resto d'Italia non è vero che la modifica della legge del sistema elettorale con quella indicazione dei governatori ha risolto i problemi, al contrario! Spesso infatti abbiamo assistito ad una caduta della democrazia nell'ambito delle aule consiliari. Non per niente il potere coercitivo dei governatori rispetto a quei sistemi che eleggono il Consiglio in modo proporzionale è senz'altro più forte e dà a volte una caratura di quello che può essere l'uomo che decide tutto a prescindere da volontà diverse del Consiglio regionale. Lì si è spesso sotto "la spada di Damocle" dello scioglimento del Consiglio e sarebbe opportuno andare a vedere, in questo periodo quanti sono stati gli assessori sostituiti non per volontà delle forze politiche o dei diretti interessati, ma per volontà dei governatori.
Io, convinto proporzionalista, ho avuto sempre il rammarico di aver consentito, nella scorsa legislatura, di legiferare avendo come riferimento il Regolamento del Consiglio, che prevede che i gruppi siano formati da almeno due Consiglieri, ed è la prima Regione in cui una legge è espressione di un regolamento consiliare, e quindi non ho sostenuto con adeguata convinzione lo sbarramento al 5 percento, che non solo dava garanzie, ma dava anche certezza per come affrontare la campagna elettorale.
Questo tipo di ragionamento, l'ho riproposto in modo semplice, non è stato recepito e ne prendo atto malvolentieri. Restiamo comunque sempre nell'ottica dello sbarramento, restiamo nell'ottica di avere capacità di rappresentanza, restiamo in questa ottica anche con una forte volontà di partecipazione da parte dell'elettorato. Gradirei ricordare ancora come la partecipazione al voto rispetto ai sistemi proporzionali è fortemente diminuita e la stabilità non si garantisce perché c'è un partito forte, ma si garantisce perché si ha volontà e voglia di governare. In passato non c'è stato un partito forte, non c'è stato un partito con 17 consiglieri in quest'aula, c'è stato un partito con 9 consiglieri e la stabilità e la governabilità sono state comunque ampiamente garantite, quindi questo discorso della stabilità e della governabilità va a configurarsi assolutamente con quello che è un ragionamento di un sistema elettorale. Ripeto: sono strumenti che credo abbiano una loro validità perché si collocano in una fase temporale che si può giocare al meglio.
Stamani ho sentito - non me ne voglia la Consigliera Squarzino - un trattato sulla condizione della donna, forse in un'aula universitaria gli studenti avrebbero applaudito, se fosse stato un laureando che discuteva la tesi, molto probabilmente gli avrebbero dato un centodieci con lode e il diritto di pubblicazione. Stamani sentendo questo trattato mi è venuto in mente che potremmo rivedere il ruolo della Consulta e nominare una commissione speciale che vada a verificare a fondo la condizione della donna, non solo per il ruolo attivo che deve giocare in politica, ma anche per il ruolo che svolge nell'ambito della società...
Credo che questo problema sia stato inquadrato in modo molto corretto ed onesto: si dà la possibilità di essere rappresentate e sulla base di questo ragionamento la legge deve dare questo strumento... forse le donne non si votano, o prevale l'uomo o prevalgono altri tipi di considerazioni, non penso che siano aspetti che possono riguardare il momento in cui si legifera.
Ribadisco che la legge n. 31 è stata una buona legge, ha raggiunto gli obiettivi, aveva posto anche nella giusta collocazione il problema della minoranza Walser con la proposta di apparentamento. Abbiamo dato a quella comunità linguistica uno strumento, se utilizzato nei modi giusti credo che nella prossima legislatura darà una presenza a quella minoranza etnico-linguistica. Credo che tutte le altre modifiche che sono state apportate vadano nella logica di migliorare questa legge che probabilmente consegneremo alla prossima legislatura con l'impegno di andare ad apportare quelle modifiche istituzionali che sono necessarie per un riequilibrio dei poteri, se non arriviamo a questo, ripeto, non cerchiamo di trovare scorciatoie perché le scorciatoie ci porterebbero in tutt'altra direzione. Non ho altro da aggiungere se non di votare con convinzione - anche perché ne sono fra l'altro presentatore - la proposta di legge n. 166.
Président La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI) Vorrei partire da dove il collega che mi ha preceduto ha terminato, il quale, lasciatosi prendere un po' dall'enfasi elettorale, ha chiuso il suo intervento con l'appello: votate, votate, votate! Effettivamente è una legge e anche la legge va votata. Devo però dire che questo è un dibattito un po' atipico rispetto alla materia che dovrebbe essere oggetto di votazione, di approfondimento, di modificazione e questo perché non sono stati trattati quegli elementi che normalmente caratterizzano i meccanismi di tipo elettorale.
Sicuramente ben diverso è stato il dibattito in quest'aula quando venne approvata, discussa, anche con grosse tensioni all'interno dell'allora maggioranza, la legge che ha radicalmente modificato i meccanismi di votazione e di elezione al Comune di Aosta. Sembrava l'inizio di un cambiamento che forse in quegli anni anticipava addirittura quella che sarebbe stata la tendenza nelle altre regioni ossia l'indicazione prima del confronto elettorale di chi avrebbe governato e con chi si sarebbe governato. È ovvio che parlare di legge elettorale non affrontando il tema relativo ai meccanismi di voto, ai meccanismi di governo e di efficacia del governo diventa forse riduttivo, soprattutto se pensiamo all'enfasi che in un primo tempo aveva accompagnato e anticipato questo tipo di disegno di legge.
Devo dire con rammarico che, stante la situazione di un dibattito congiunto sul progetto di legge del gruppo della "Valle d'Aosta per l'Ulivo" con il progetto di legge delle forze di maggioranza, con esclusione dei "Democratici di Sinistra", è evidente che i numeri ci portano a dedicare forse maggiore attenzione al disegno di maggioranza - che sarà poi approvato, seppure con modifiche significative ancora oggetto di emendamenti presentati in aula -, piuttosto che soffermarci sull'articolato del gruppo "Valle d'Aosta per l'Ulivo". Un articolato che ha il merito se non altro di aver fatto lo sforzo di individuare un sistema - condivisibile e non condivisibile -, di dare una visione organica con quella impronta politica su quelli che sono i meccanismi di voto, di governo, di programma e delle coalizioni.
Sono stupito della conclusione con cui la maggioranza giunge alla votazione del proprio disegno di legge perché mi sembra di poter dire che i colleghi della "Stella Alpina" e i colleghi dei "Democratici di Sinistra" siano antitetici non solo per le posizioni che hanno in aula ma, a loro dire, sono antitetici per essere alternativi gli uni agli altri e di conseguenza il momento antecedente al voto poteva essere un momento di chiarimento e di chiarezza politica che consentisse a quanti a parole predicano di essere alternativi di concretizzare questa alternatività gli uni rispetto agli altri; così non cambia nulla...
Paradossalmente a parole la "Stella Alpina" e i "Democratici di Sinistra" potevano essere, insieme a "Forza Italia" e ai colleghi del gruppo "per l'Ulivo", i presentatori di un disegno di legge che aveva i numeri, seppure risicati, per sbloccare la situazione politica in questa Regione perché non condivido con lei, collega Aloisi, che la legge preesistente ha funzionato: può avere forse funzionato, ma non ha sicuramente contribuito a "svecchiare" i meccanismi di governo di questa Regione.
La legge preesistente è quella legge che consente al partito di maggioranza relativa di decidere dopo, che consente al partito di maggioranza alternativa di cambiare quello che vuole, se lo vuole cambiare, e di obbligare gli alleati vecchi e gli alleati nuovi a quelli che sono i propri capricci di percorso. Questo invece era il momento per un atto di coraggio e di coerenza di queste forze politiche per mettere in chiaro ed in pratica quel principio degli schieramenti e delle differenti impostazioni programmatiche ed amministrative che a più riprese dicono di avere, ma che poi diventa sempre più difficile riconoscere.
Quando qualcuno dice che gli "Autonomisti", confluendo nella "Stella Alpina", sono entrati a costo zero, io dico che non è vero, nel senso che, se un costo c'è stato, è stato pagato da un Vicepresidente del Consiglio di quella che si chiamava "Fédération", il quale, credendo in quel progetto, si è dimesso da un posto di responsabilità e, paradossalmente, ha firmato come presentatore un progetto di legge che va nella linea di vedere ripetere le situazioni di cui lui stesso è stato, forse suo malgrado, vittima.
Questa perciò è una legge strana che prevede una cosa, ma che nella sostanza ne fa un'altra ed è strana perché più che di elezioni si occupa di "maquillage" di alcuni aspetti elettorali. Sostanzialmente i punti che sono affrontati sono quattro e devo dire che questi quattro punti spesso sono affrontati in maniera ipocrita. Mi stupisce che il collega Piccolo, che in I Commissione è sempre stato attento a certi meccanismi di tipo istituzionale, si sia prestato in virtù di non so quali condizionamenti interni, ma ritengo forse più esterni: di chi forse non ha firmato questo disegno di legge, ma che, in virtù di questo sistema elettorale, ha potuto condizionare i firmatari del disegno di legge stesso affinché successivamente fosse comunque votato.
La questione delle donne viene trattata in modo diverso nel testo di commissione rispetto ai tre articoli della proposta originale, gli emendamenti che sono oggetto di presentazione all'aula prevedono ulteriori modifiche di tali norme. Sono perplesso di come avete affrontato l'argomento per la mancanza di coerenza con quello che avete detto e che noi sottoscriviamo - mi riferisco all'intervento del collega Perron che ha detto che certe misure di tipo protezionistico sono umilianti rispetto al riconoscimento del ruolo della donna -, visto che poi, di fatto, questo disegno di legge arriva a teorizzare certe misure, che voi criticate giustamente, ma senza dargli concretezza. Si parla delle donne in linea di principio, ma non si vede alla fin fine nessun elemento che dia questa tutela che qualcuno avrebbe voluto dare.
L'unico effetto che, paradossalmente, va contro le donne, è quello di impedire, in una società in rapida evoluzione di aggregazioni politiche, la presentazione di un'ipotetica e futura lista del movimento omosessuale femminile perché la parità dei sessi nell'ambito dei meccanismi elettorali impedirebbe un domani a queste associazioni di avere concreta rappresentanza di tipo elettorale, nel senso che molte volte a voler essere "più realisti del re" si rischia di conseguire dei magri risultati. Vorrei liquidare l'intervento della collega Squarzino sulla questione femminile con una riflessione che "Forza Italia" fa di rispetto delle donne.
L'intervento della Consigliera è fermo agli anni '50, forse, è un intervento che non tiene conto dei risultati che le donne hanno conquistato sul campo, a livello di parità, nei vari settori della nostra società e non solo in ambito elettorale.
Riteniamo che questa preoccupazione di avere una condizione femminile ancora nell'impossibilità di vedere prevalere il proprio valore, il proprio punto di vista politico, in considerazione di una discriminazione sessuale, sia il retaggio di un tempo che fortunatamente è passato. Ci stupisce che il collega Aloisi, fra i firmatari di questo disegno di legge, si sia soprattutto sperticato nel difendere le donne da una parte e i Walser dall'altra - penso che quella comunità non raggiunga i 2.000 residenti -, dimenticando che la sua appartenenza etnica calabrese è sicuramente ben più presente di quanto possa essere la minoranza Walser; allora, se si vuole predisporre una legge che tuteli tutte le minoranze, che le tuteli a tutti i costi, bisognerebbe pensare ai Veneti, che sono radicati, bisognerebbe forse pensare in prospettiva ai Magrebini. Riteniamo invece che la legge elettorale debba essere un momento di confronto sui principi, sulle idee, sulle capacità; a questo deve mirare una legge elettorale seria, attendibile e praticabile.
Quanto alle spese, siamo i primi a sostenere che molte volte le spese della politica hanno portato a delle conclusioni che sono sfociate in conseguenze penali, ma bisogna essere seri quando si teorizzano determinate ipotesi; bisogna mettere dei tetti che siano dei tetti rispettabili, che non incentivino la contabilizzazione al nero dei costi di una campagna elettorale; bisogna capire come mai nel collegio in ambito del territorio Walser il meccanismo delle liste apparentate consente 500 euro di spesa su un pugno di comuni e sul resto del territorio regionale, compreso peraltro il territorio Walser, vengono messi come tetto di spesa 1.500 euro.
Questo tipo di previsione di spesa ci sembra poco proporzionale rispetto all'estensione del territorio su cui i candidati devono muoversi, devono raccogliere i voti e fare riunioni elettorali. Ci pare non sostenibile che un disegno di legge, che voglia bacchettare gli eccessi di spesa, vada a teorizzare delle sanzioni che rasentano o addirittura toccano i 300 milioni. Vorremmo capire quali sono gli strumenti concreti da un punto di vista tecnico per recuperare quelle sanzioni nell'ipotesi malaugurata... ma deve essere previsto in fase legislativa che si verifichino determinate situazioni.
Riteniamo che questa sia una legge di facciata, piena di contraddizioni, che non affronti il nocciolo della questione: consentire a questo Consiglio regionale un domani di poter essere diverso rispetto ai meccanismi che lo compongono oggi, imponendo alle forze politiche di dichiarare prima le alleanze, di indicare prima le persone e obbligarle a presentarsi con quella "faccia" davanti agli elettori. Questa era una riforma seria e concreta dei meccanismi elettorali.
Aver voluto fare una legge, che forse evita il dubbio che qualcuno aveva che la riforma costituzionale dello Statuto, che incide sulla materia elettorale, potesse creare dei problemi all'avvicinarsi del momento elettorale, in assenza di una legge nuova, è stato probabilmente l'unico elemento emotivo che vi ha portato a predisporre questo disegno di legge. È una legge che di conseguenza subiremo come forza politica, subiremo probabilmente come candidati e, nonostante quello che è il nostro giudizio negativo - più per quello che non c'è, che per quello che c'è -, presenteremo degli emendamenti che hanno il fine di migliorare alcune storture e soprattutto di uscire da alcune ipocrisie che non fanno onore ad un disegno legislativo che esce dall'aula del Consiglio regionale. D'altronde non c'è da stupirsi che "il topolino sia stato partorito" perché, in una Regione dove può accadere di tutto, abbiamo visto come un collega di maggioranza - seppure con uno sforzo encomiabile, ma nella solitudine più totale, personale, di partito e di maggioranza - è arrivato alla provocazione, perché penso che questa sia la provocazione, di portare una sua proposta di modifica dello Statuto all'esame del Consiglio regionale.
È evidente che il partito di maggioranza relativo, che a parole vuole l'autonomia, il cambiamento, il rapporto diretto con la comunità amministrata, in realtà è il partito della conservazione; è il partito che non modifica lo Statuto, è il partito che semmai dà incarico a commissioni ad hoc studiate di esaminare lo Statuto al fine di "snervare" nei lunghi confronti un tema istituzionale importante. Noi evidenziamo di conseguenza come ancora una volta si sia mancata un'occasione importante e questa volta, colleghi, consentitemi di dire, pur essendoci una maggioranza trasversale in quest'aula, se fosse vero che le forze politiche traducessero in fatti concreti, in atti legislativi all'interno di quest'aula le dichiarazioni che rilasciano alla stampa e al di fuori di quest'aula... invece continua il solito teatrino di questo "bilinguismo" particolare, per cui si dice una cosa fuori e se ne fa un'altra in aula. Peccato! Peccato perché potevamo sicuramente, magari ripercorrendo l'impostazione di quella legge che era innovativa all'epoca per il Consiglio comunale di Aosta, rendere protagonisti, perlomeno una volta ogni cinque anni, i nostri concittadini nel determinare programmi, uomini e scelte di governo di questa Regione, invece ancora una volta gli elettori verranno usati per far sì che le formazioni possano poi gestire all'interno di quest'aula quelli che sono gli interessi di parte e di partito, piuttosto che quelli che sono gli interessi della comunità genericamente intesa.
Si dà atto che dalle ore 16,32 alle ore 16,37 presiede il Vicepresidente Viérin Marco.
Président La parole au Conseiller La Torre.
La Torre (SA) La proposta di legge n. 166 non ha la pretesa di essere innovativa, né la pretesa di essere esaustiva della questione elettorale: la legge non ha per evidenza dei fatti voluto introdurre grandi principi di novità o di cambiamento. La proposta di legge n. 166, d'altronde, è un adeguamento della legge del 1993, alla luce dei cambiamenti normativi statutari, ed ha mantenuto la filosofia di base che ha generato la legge nel 1993. Detto questo e sgomberato il campo da equivoci - perché nessuno qui ha voluto presentare o far credere di essere portatore di grandi novità -, possiamo dire che certamente oggi avremmo potuto modificare regolamenti, essere innovativi, produrre una legge particolarmente nuova, ma io mi pongo una domanda: facendo così, avremmo fatto oggi, in questo momento, un buon servizio per i nostri cittadini?
Avremmo fatto un buon servizio a produrre una legge, elettorale, innovativa, che quindi andava a cambiare radicalmente una filosofia, un modo di impostazione portato avanti già nel 1993, senza aver fatto prima tutto un percorso di approfondimento, un dibattito sulla questione elettorale? Perché se si vuole arrivare ad una reale legge elettorale nuova, occorre, per essere seri, prescindere da un approfondito dibattito che deve nascere prima all'interno della società civile e poi si deve espandere all'interno delle forze politiche per arrivare a concretizzarsi in un atto legislativo.
Maggioritario o proporzionale, elezione diretta del Presidente della Regione, equilibrio fra rappresentatività e governabilità, rapporto uomo/donna, condizionamento partitocratico o sforzo di fantasia? Ognuno di questi temi tende a cambiare valenza in funzione di particolari momenti storici e mutate sensibilità. Faccio un esempio: nel dopoguerra il Consiglio regionale veniva eletto con il sistema maggioritario, poi è cambiato e cambierà di nuovo. Certamente ogni Consigliere regionale all'interno di quest'aula ha in mente una legge regionale ottimale, ognuno di noi ce l'ha, ma la somma di tutti questi pensieri, colleghi, non produce una legge elettorale, che invece nasce nel momento preciso in cui si raggiunge un punto di sintesi e di equilibrio fra le diverse posizioni e impostazioni di pensiero, tenendo conto anche della mutevole figura dell'elettore che cambia, perché cambiano le sue esigenze, il suo modo di approcciarsi al momento elettorale.
Esistevano questi presupposti? Io ve lo chiedo! È stato fatto questo sforzo di approfondimento nella società civile? Ognuna delle nostre forze politiche si è riunita, "Forza Italia", la "Stella Alpina", i "Democratici di Sinistra", hanno fatto partecipare... hanno cercato di capire? Oppure crediamo di assumerci, di arrogarci su argomenti di questa importanza la presunzione e la certezza di essere i portatori di nuove verità? Non so se avete fatto questo lavoro. Io ho l'impressione che questo grande sforzo non sia stato fatto.
Non esiste, d'altronde, una legge elettorale perfetta - mi sembra che l'abbia detto il collega Perron -, io aggiungo che non esiste neppure una legge elettorale definitiva, ecco perché è legittimo cambiare idea ed è presuntuoso essere convinti di essere gli unici detentori della verità; ecco perché noi non abbiamo la presunzione di presentare una legge nuova o esaustiva, abbiamo la sola convinzione di aver aggiornato uno strumento. Non mi pare d'altronde, come ho detto prima, che nessuno abbia fatto questo grande sforzo per cercare di arrivare a questa riunione con tutto un "retroterra" che reputo fondamentale per produrre qualcosa di innovativo.
Credo allora che si possa dire che questa proposta di legge è guidata dal senso del governo: esercitare il diritto-dovere dato dalla competenza legislativa, fornendo al cittadino uno strumento elettorale nella certezza del diritto, senza inficiare - e si poteva forse fare a colpi di maggioranza - future possibilità di confronto, future possibilità di cambiamento, future possibilità, Consigliere Frassy, per le mutevoli condizioni che dovessero emergere dalla società civile, quindi dalla nostra società, e lo potremo fare in futuro certamente con voi e con tutte le altre forze politiche che su questo argomento avranno sicuramente elementi da portare. Credo che questa sia una scelta corretta, rispettosa dei cittadini; penso che sia una scelta non strumentale, che poteva essere gestita forse in modo diverso, anche a colpi di maggioranza, ma così non è stato.
Ecco perché siamo favorevoli a questa legge e siamo fra i proponitori, quindi il mio intervento - che non vuole essere una risposta al suo intervento, Consigliere Frassy -, è la dichiarazione di voto della "Stella Alpina", ed è molto sereno. Non ci sentiamo, ripeto, convinti di aver risolto alcun problema, crediamo semplicemente di aver agito nel rispetto e nel senso del governo ed è per questo che, invitiamo i Consiglieri "Democratici di Sinistra" a riflettere sulla loro astensione perché qui, essendo nell'ambito di quello che ritengo un nostro dovere di consiglieri, non vedo che perplessità devono avere - non lo dico con polemica - nel votare questa legge, i termini sono questi: un corretto adeguamento di una legge esistente, senza precludere nessuna possibilità a quello che deve essere un confronto corretto e aperto con un "retroterra" partecipe su quelli che sono argomenti fondamentali per la nostra democrazia.
Président La parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU) Intervengo solo per fare alcune riflessioni dato che i colleghi Curtaz e Squarzino sono stati chiari nell'esporre i contenuti della nostra proposta di legge. Abbiamo presentato questo provvedimento affinché fosse affrontato il problema in questione - considerato che c'era un silenzio assoluto da parte della maggioranza - vista la vicinanza delle elezioni regionali che si terranno l'anno prossimo. Questa proposta, certamente, poteva essere modificata, rivista, emendata, ma questo non è stato possibile perché, ancor prima di aver conosciuto il testo, c'è stata, da parte di alcune forze di maggioranza o di alcuni personaggi delle forze di maggioranza, una levata di scudi che non ci aspettavamo in una maniera così intensa!
Prima di tutto si è detto no all'elezione diretta del Presidente della Regione, no ad una regolamentazione dell'indennità che deve essere corrisposta a consiglieri e ad assessori, no a cambiare il sistema delle tre preferenze; inoltre, non c'è stato nessun riguardo circa un riequilibrio della presenza femminile nelle liste. In sostanza, fin dalla presentazione, si è avuta l'impressione che questa legge, nonostante lo sforzo fatto per renderla il più completa possibile - perché credo che di questo almeno ce ne debba essere dato atto -, non avrebbe fatto molta strada.
Oggi, sentendo gli interventi, effettuati sia dai relatori della proposta legge di maggioranza che da altri Consiglieri, abbiamo avuto la conferma che la nostra proposta di legge non è stata esaminata fino in fondo e che nessuno intende votarla. Nel liquidare la nostra proposta di legge qualcuno ha detto che il taglio che abbiamo dato al provvedimento è populista, altri hanno asserito: "La legge esistente ha garantito la stabilità politica, ha realizzato la semplificazione del quadro politico, dunque perché cambiare? Gli obiettivi erano questi perché allora ci si deve mettere lì a dare ascolto a quei tre dell'opposizione, "mezzi verdi e mezzi bianchi", che vengono qui a proporre una legge nuova?" Sembra quasi che si volesse rimettere in discussione tutto il discorso della Valle d'Aosta! La revisione della legge, pertanto, come ha detto il relatore Piccolo, sarà il prossimo Consiglio regionale a farla: i posteri la rivedranno e daranno la loro sentenza, ma oggi questa legge non s'ha da fare!
Nessuno degli interventi che ho ascoltato da parte della maggioranza è andato, a mio avviso, oltre la lezione impartita: tutti gli interventi sono stati "su misura", sembravano fatti a cliché. "Va bene così..." - si è detto - "... le modifiche apportate sono più che sufficienti, poche e quindi quelle obbligatorie, previste perché dovevamo fare l'adeguamento"; solo per le spese elettorali sono state previste delle norme severe e regole precise, perché nessuno qui deve sgarrare.
E bravi! Speriamo solo che non venga in mente all'Onorevole Berlusconi di spendere per la Valle d'Aosta ciò che ha investito in altre regioni e province, dato che il vostro timore è questo, altrimenti non avreste apportato neppure questa modifica alla legge esistente, ne sono convinto! C'è la paura di un qualche investimento da parte di qualche forza politica in grado di farlo, allora bisogna limitare, prevedere... perché nella vita bisogna anche prevedere le cose... io ho avuto questa sensazione poi, se non è vero, me lo direte. Nessuno si è preoccupato, negli interventi che si sono succeduti in aula, del ritardo con cui il problema è stato affrontato e portato in questo Consiglio, come pure nessuno si è fatto carico dell'altro problema, quello della revisione dello Statuto, e nessuno ha detto perché non è stata rinnovata la "Commissione Nicco"; anche questa questione sarà rimandata alla prossima legislatura visto il tempo che abbiamo a disposizione.
Vi siete vantati che in Valle d'Aosta c'è stata stabilità politica, ma a che prezzo? Sono convinto che se il Presidente della Regione parlasse, sconfesserebbe tutti quelli che lo hanno affermato! Vorrei chiedere al Presidente quante sofferenze ha dovuto e dovrà sopportare fino al prossimo giugno in questa sede per tenere legata questa maggioranza, specialmente in questo ultimo anno elettorale: è la cosa più difficile del mondo! Lo abbiamo visto ieri del resto! Guarda caso, si è parlato di stabilità politica, ma nessuno ha ricordato il dominio politico-amministrativo con cui avviene la gestione della vita amministrativa nella Regione; nessuno ha parlato dello svuotamento e dello svilimento del ruolo di questo Consiglio regionale da parte della Giunta regionale; nessuno ha parlato dell'emarginazione delle minoranze - come la nostra - che avviene in questa sede; nessuno ha ricordato che si è giunti a fine legislatura ad esaminare questo disegno di legge perché è mancata la volontà politica di affrontare la materia e, come ho detto prima, forse, se la nostra proposta di legge non fosse stata presentata, non ci sarebbero stati dei cambiamenti.
Voglio ricordare al Consiglio che abbiamo sempre dato il nostro contributo al dibattito quando ci è stata data l'opportunità, però il dibattito non si è svolto a grande raggio sulle nostre proposte, non c'è stata la partecipazione che noi abbiamo avuto in merito alle proposte di altre forze politiche. Noi siamo convinti, ieri come oggi, che debba essere la Valle d'Aosta a decidere il suo futuro e la sua forma di governo perché siamo per la difesa delle nostre prerogative e della nostra autonomia, perché rifiutiamo ogni imposizione autoritaria proveniente dal Centro, ma anche dal nostro interno! Non condividiamo il vostro modo di agire e la vostra proposta di legge per questi motivi.
L'elezione diretta del Presidente della Regione, anche se è un atto altamente democratico, può portare all'eliminazione delle piccole forze politiche e delle minoranze etniche e linguistiche, che hanno il diritto di esistere e di esprimersi a tutti i livelli istituzionali, ma non si può rifiutare l'elezione diretta del Presidente della Regione perché non si vuole scegliere a monte i le alleanze come il sistema bipolare richiede.
Non si sceglie per lasciarsi tutte le porte aperte per poi fare accordi con le forze politiche più disponibili, malleabili e servizievoli, sia perché si intende decidere per sé e per gli altri, perché chi si rifiuta di operare questa scelta intende decidere per sé e per gli altri le modifiche, i tempi, il luogo, come e quando le riforme devono avvenire e i programmi si devono realizzare. Questo da sempre è ciò che avviene nella nostra Regione e questo è stato il comportamento del movimento di maggioranza relativa a cui tutte le forze politiche hanno dato seguito. Siamo convinti che questa non sia la strada da seguire in difesa della nostra autonomia, che non sia il modo giusto di porsi davanti alla comunità valdostana.
Queste sono le riflessioni che volevo fare su questo disegno di legge, in merito al quale confermo il voto contrario del nostro gruppo, comunque sarà il nostro Capogruppo s concludere il dibattito per noi.
Président La parole au Conseiller Ottoz.
Ottoz (UV) Il collega La Torre ha già risposto all'obiezione del Consigliere Frassy sulla "non pesantezza" di questa legge, che ha parlato "della montagna che ha partorito il topolino". Il Consigliere La Torre ha detto correttamente che qui nessuno si è proposto di costruire un'altra montagna, bensì - essendo questa Regione dotata di una legge elettorale che la grandissima maggioranza della maggioranza ritiene perfettamente adatta a poterci presentare correttamente alle competizioni elettorali e a poter successivamente amministrare la Regione - che sono stati apportati alla legge esistente una serie di aggiustamenti che permettono di essere in linea con le evoluzioni normative.
È chiaro che questo disegno di legge ha avuto un iter un po' travagliato, nel senso che il testo della Giunta è stato oggetto di confronto e discussione proficua, efficace, fertile in commissione che ha prodotto un testo di commissione che ha dovuto purtroppo lasciare aperte due questioni: la richiesta di escludere dal collegio Walser il Comune di Gaby e il modo in cui trattare la vigilanza da parte del CORECOM, essendo in presenza di una legge sul CORECOM che, in applicazione di una legge nazionale, rendeva complesso il problema. Vorrei solo toccare alcuni punti, che sono poi oggetto degli emendamenti, in modo da fare il quadro e semplificare il dibattito successivo.
Per quanto concerne il CORECOM, il problema era che la legge istitutiva del CORECOM riconosce che le competenze sono adesso delegate dall'Autorità delle telecomunicazioni, quindi noi non siamo in condizione di dare deleghe al CORECOM: il CORECOM deve ricevere la delega dall'Autorità per effettuare la vigilanza, noi non gliela possiamo assegnare qualora l'Autorità non gliela deleghi e vigili in proprio.
Il problema è stato oggetto di un approfondimento e di un incontro del Presidente del CORECOM con l'Autorità a Roma, successivo all'approvazione della legge in commissione; si è deciso, come poi risulta dagli emendamenti, di citare la nostra competenza regionale sulle elezioni del Consiglio regionale (sulle altre elezioni la competenza è statale); questa precisazione quindi è stata inserita successivamente negli emendamenti. È vero che si sarebbe potuto non prevedere queste disposizioni nella legge - è una proposta che è emersa in commissione -, ma è sembrato opportuno dal punto di vista politico sottolineare la necessità di esercitare una vigilanza e la sua assegnazione ad un organo preposto come il CORECOM. Per questo il testo di commissione prevede poi gli emendamenti che andremo a votare successivamente.
C'è stato un altro problema in commissione. Forse un po' affrettatamente si è concluso il dibattito sui sondaggi e si è modificato il testo predisposto dalla Giunta regionale: si è previsto il divieto di pubblicare i risultati dei sondaggi non solo negli ultimi quindici giorni, come nel testo di Giunta, ma negli ultimi quarantacinque giorni, cioè dalla convocazione dei comizi.
Anche qui, approfondendo il problema con l'Autorità, è emerso che, pur avendo una giustificazione - devo dire un po' demagogica, perché i sondaggi sono un po' criminalizzati -, sarebbe stato impossibile effettuare ogni tipo di controllo in quanto il meccanismo corretto è che il CORECOM stabilisca quali sono i criteri da rispettare nell'effettuazione dei sondaggi, quindi stabilisca le regole affinché i sondaggi siano corretti e veritieri - chi effettua i sondaggi deve dichiarare una serie di dati, ad esempio: chi li commissiona, chi li paga, come è effettuata la scelta del campione, le metodologie statistiche utilizzate -; il CORECOM poi, controllando questo documento in base alle regole che ha stabilito, è in grado di effettuare la sua opera di vigilanza ed eventualmente applicare delle sanzioni qualora questi non siano stati fatti correttamente.
Ora, è vero che è giusto e opportuno che nell'ultimo periodo delle elezioni i risultati dei sondaggi non siano pubblicati, ma è anche vero che, in assenza di qualunque possibilità di effettuare sondaggi ufficiali, non ci sarebbero state regole: chiunque avrebbe potuto effettuare dei sondaggi come voleva, liberamente, e quindi i risultati, ancorché non puntualmente pubblicati in quanto proibito, avrebbero circolato liberamente senza nessun controllo, ottenendo l'effetto perverso di peggiorare una situazione che si era voluta migliorare ed evitare.
Per questo motivo due degli emendamenti riguardano questo aspetto: uno prevede il divieto di pubblicazione dei sondaggi nei quindici giorni precedenti la data dell'elezione, come previsto in origine nel testo della Giunta, e l'altro prevede che venga dato al CORECOM l'incarico di stabilire le regole corrette per effettuare i sondaggi, in accordo con l'indicazione della legislazione nazionale.
Oggi abbiamo parlato di spese - questo discorso ha aleggiato un po' sulla bocca di tutti -, il controllo delle spese è necessario per stabilire l'accesso di tutti alla campagna elettorale, non solo di chi ha più mezzi. È altresì vero che delle cifre spendibili troppo limitate sono da un lato irrealistiche, dall'altro forse sono un invito all'evasione e in terza battuta provocano poi un reale problema di controllo perché c'è il rischio che il candidato su cifre modestissime possa esporsi al rischio - non voglio usare una brutta parola - di attacchi predatori da parte di chi ha tutto l'interesse a farlo decadere dalla sua carica.
È per questo che sanzioni abnormi, a fronte di spese elettorali del singolo candidato francamente ridicole - mi riferisco alla sanzione che era prevista (la decadenza dalla carica nel caso che fossero superati i 1.500 euro, di cui poi il 20 percento è già forfetizzato e quindi ne rimangono solo 1.200) -, sono state cassate e, in commissione, abbiamo semplicemente inserito le pure sanzioni economiche; anche su queste ultime c'è stato un dibattito piuttosto acceso, la commissione si è divisa in parti uguali, tant'è che non è passato il principio di applicare a livello regionale quanto prevede la normativa nazionale la quale stabilisce, nel caso di superamento del tetto massimo, una sanzione da una volta a tre volte lo sfondamento. Il testo di legge che andiamo a discutere oggi, prevede invece sanzioni francamente molto elevate in rapporto allo sfondamento. Sul problema dei Walser è stato detto tutto, si possono fare anche disquisizioni precise su quelle che sono le realtà storiche, culturali, geografiche e sicuramente tutti hanno una parte di ragione.
Rimane il fatto che la commissione, dopo aver audito tutti i Sindaci dei Comuni interessati per due volte, compreso il Presidente della comunità montana, e aver ricevuto documenti da tutte le parti, non ha fatto altro che rispettare nell'emendamento che sarà votato oggi, che fa seguito ad una delibera unanime del Comune di Gaby, la volontà delle comunità interessate e dei loro amministratori, questa è sembrata la via più corretta per il rispetto democratico del voto.
Queste grosso modo sono le questioni tecniche e pratiche che hanno portato agli emendamenti piuttosto corposi, quanto meno come numero, che andremo a votare oggi.
Se posso concludere con due osservazioni, vorrei dare una piccola risposta al Consigliere Beneforti. Mi rendo perfettamente conto che questa legge non parla della modifica dello Statuto, d'altra parte non mi sembra che sia la legge dello Statuto, ma mi pare che sia la legge elettorale del Consiglio.
Vorrei però ricordare che il motivo principale tuttora valido - a mio avviso, ma credo anche ad avviso dei colleghi di maggioranza - per cui non è stato possibile proseguire sulla strada che si era intrapresa è che, fino a quando non si supererà lo scoglio dell'intesa sulle modifiche dello Statuto con il Governo, è evidente che il fatto di presentare una proposta di legge costituzionale che preveda la modifica dello Statuto - che può andare in balia del Parlamento in quanto manca il principio dell'intesa fra Regione e Governo - è estremamente pericoloso ed inopportuno. Prendo atto dell'osservazione che il Consigliere Beneforti ha effettuato circa lo svuotamento del ruolo del Consiglio; non è vero che non se ne parla, gli ricordo semplicemente che è stato il tema di un mio intervento recentissimo in merito alla discussione della legge sul bilancio preventivo quando abbiamo parlato dell'articolo 11.
In conclusione, come ha anticipato stamani il relatore Piccolo, per eventuali dettagli tecnici - perché mi sono trovato con lui e con i colleghi di commissione a dover approfondire tutti gli aspetti - siamo a disposizione per dargli una mano nel caso ci siano delle domande alle quali lui ritiene più opportuno che i colleghi rispondano al suo posto.
Président Est-ce que quelqu'un demande ultérieurement la parole pour la discussion générale? La discussion générale est close.
La parole au Conseiller Cottino.
Cottino (UV) Intervengo perché ritengo necessario chiarire alcuni punti e soprattutto chiarire i criteri con cui ha lavorato il gruppo di lavoro che ha predisposto la proposta di legge n. 166.
Farò dei parallelismi con la proposta di legge n. 160, presentata dal gruppo "Per la Valle d'Aosta - con l'Ulivo", sperando che coloro che mi hanno tacciato in altre sedi di non aver letto la legge non rimangano troppo delusi perché dimostrerò che, l'ho letta con molta attenzione e non mi riferisco certamente a quanto ho fatto notare al collega Curtaz, di un errore abbastanza macroscopico nella loro legge di cui non si erano neppure accorti i presentatori. Con la loro tanto decantata democraticità certi colleghi hanno ritenuto di poter o di dover bollare la proposta di legge n. 166 come "una leggina", come un qualcosa di inutile - affermazione fatta dalla collega Squarzino - che si poteva tranquillamente evitare di presentare.
Non abbiamo inteso con questa legge stravolgere il sistema elettorale regionale: lo abbiamo detto, lo ripetiamo, ne siamo convinti, non abbiamo voluto farlo perché il sistema attuale ha, a nostro avviso, una ragione d'essere: per il momento è migliore di quello del presidenzialismo e dell'elezione diretta del presidente.
Collega Beneforti, probabilmente lei è stato assente se ha ritenuto di aver visto oggi in questo dibattito degli interventi fotocopia. A me non è parso che l'intervento del Consigliere Nicco fosse identico a quello del Consigliere Martin o del Consigliere La Torre, che l'intervento del Consigliere Fiou fosse la fotocopia di quello del Consigliere Ottoz o di qualcun altro della maggioranza, quindi chi ha letto in questi interventi delle lezioni impartite e di conseguenza degli interventi fotocopia fatti con cliché da parte dei consiglieri di maggioranza dimostra di aver avuto dei momenti di assenza, magari non fisica. Ci interessava, oltre che "mettere a posto" quello che era obbligatorio per le modifiche avvenute allo Statuto, rinforzare la possibilità del voto al femminile - e poi ne parlerò -; ci interessava armonizzare la legge elettorale regionale con altre leggi locali; ci interessava - e di questo riconosco che ce ne avete dato atto - di andare a fissare dei plafond per le spese elettorali, affrontando così un capitolo completamente nuovo. Poco importava invece - lo dirò soltanto en passant - armonizzare la legge con le modifiche tecniche e istituzionali avvenute nel frattempo, cioè dal 1993 in poi.
Abbiamo ritoccato poco, dicevo, anche perché riconosciamo la bontà di questo sistema; aggiungo anche che, se non abbiamo affermato di non voler modificare le regole del gioco quando si è in corsa, questo lo ammetto, abbiamo però detto che è troppo poco il tempo che ci separa dalle prossime elezioni, meno di un anno, mentre le cose vanno discusse, approfondite se si vuol fare un buon lavoro, abbiamo ritenuto perciò di non cambiare tutte le regole.
È stato detto che qualsiasi sistema elettorale ha dei pro e dei contro. Non mi sento di definire il sistema dell'elezione diretta del Presidente della Regione un sistema che non sta in piedi, un sistema che non ha ragione di essere, qualche pregio ce l'ha, ma ha anche tanti, tanti altri difetti; è sicuramente in contrasto, collega Beneforti, con la volontà di dare sempre maggiori poteri o di volere la centralità del Consiglio. Più poteri si danno - e non sono stato io a chiamare governatori i presidenti delle regioni, ci ha pensato qualcun altro - a un presidente eletto direttamente dal popolo, meno poteri ha il consiglio, questa è un'equazione che non può essere confutata. Tuttavia questo sistema - lo riconosco - può avere un aspetto positivo per quanto riguarda la chiarezza con cui ci si presenta all'elettorato. C'è il problema della tanto sbandierata stabilità: io credo però che in Valle d'Aosta il discorso della stabilità assolutamente non si ponga; al di là delle difficoltà, che nessuno credo onestamente possa disconoscere, ritengo che questa Giunta, ma anche quella scorsa, sia la dimostrazione lampante di una grande stabilità. Per quanto riguarda il discorso del tanto contrabbandato potere all'elettore nel caso dell'elezione diretta del Presidente, credo che questo sia un falso problema, l'hanno già detto altri, ma mi sento obbligato a ripeterle.
Chi è che sceglie il candidato alla Presidenza della Regione? Sono forse gli elettori? Sì, di facciata, solo ed esclusivamente di facciata, perché il candidato viene scelto dai partiti, dai movimenti, da coloro che sono in competizione nella tornata elettorale, su questo non ci possono essere dubbi, di conseguenza credo che questa questione non possa essere contrabbandata in modo diverso. D'altronde abbiamo avuto la legge per l'elezione diretta dei sindaci, che ha seguito questo principio. Vorrei intanto ricordare che abbiamo voluto aggiungere, proprio per la preoccupazione che abbiamo sempre avuto per la stabilità, insieme all'elezione diretta del sindaco, l'elezione diretta del vicesindaco, misura che già in qualche caso si è dimostrata importante per non andare a nuove elezioni. Ripeto: quello della stabilità è un falso problema.
Qualcuno ha affermato che non si vuole l'elezione diretta e non si vuole presentare prima la coalizione perché, così facendo, attraverso "capricci durante il percorso", possono essere cambiate le alleanze, i governi e via dicendo. Non so dove si sia vista negli ultimi tempi una cosa di questo genere, fatto sta che questo in Valle d'Aosta non è avvenuto e credo che chi afferma il contrario voglia per forza di cose arrampicarsi sui vetri per affermare una cosa che non è assolutamente reale.
Per quanto riguarda la questione del numero delle preferenze e del quorum, ricordo che il numero delle preferenze è stato ulteriormente modificato da pochissimo tempo: quattro anni fa, tre preferenze; l'elezione precedente, due preferenze. Si accusa il sistema delle tre preferenze di prestarsi a cordate, ad alterazioni della volontà dell'elettore, poi però in modo indiretto, se si fa la cordata con preferenza per una donna e per un uomo, si dice che va bene. Bisognerebbe forse mettersi d'accordo se quello che non ci piace è il discorso delle possibili cordate. Oppure se non è questo il problema e i motivi sono altri, allora lo si dica in modo tranquillo evidenziando quali sono realmente.
Bisogna anche dire che quanto previsto con l'elezione diretta del Presidente nella proposta n. 160 ha un effetto a mio parere discorsivo: l'incompatibilità fra la carica di assessore e quella di consigliere dà la possibilità al cosiddetto "governatore" di scegliere una squadra di gente non eletta alla faccia del tanto decantato potere diretto agli elettori, dunque mi sembra che anche sotto questo aspetto ci sia, se non della demagogia, perlomeno dell'incoerenza.
C'è un altro fatto: si è decantato molto il taglio delle spese, con la riduzione di stipendi, indennità, diaria e può anche darsi che sia giusto, non entro nel merito, voglio però ricordare che con la questione dell'incompatibilità tra assessori e consiglieri si va comunque a vanificare in buona parte questo tipo di risparmio, in quanto si aumenta il numero degli amministratori. L'altra parte del risparmio viene vanificata con i rimborsi spese previsti per i referendum. A questo proposito un piccolo inciso. La nostra legge non affronta il problema dei referendum, ma posso assicurare questo consesso che stiamo lavorando e quanto prima presenteremo una legge completa sui referendum. So che verremo accusati di aver perso tempo, di aver fatto chissà cosa; noi però, proprio per la democraticità che siamo convinti di avere, abbiamo la necessità di confrontarci non solo in quest'aula, non solo con la maggioranza, ma con la nostra base su problemi di così grande importanza, evidentemente questo lo faremo quanto prima, finora non ce l'abbiamo fatta a completare l'iter.
Secondo punto: armonizzare la legge elettorale regionale con altre leggi. Il problema è naturalmente il "discorso Walser". Parliamoci chiaro vi erano solo due strade: togliere Gaby dal collegio elettorale oppure modificare la legge n. 47. Il gruppo di lavoro aveva scelto la prima strada, ma non per fare un dispetto a Gaby o per voler modificare a tutti i costi la legge elettorale precedente, assolutamente no, la scelta si era basata invece su alcuni documenti che riguardavano la Comunità Walser.
Oggi il tempo è passato, qualcuno ha cambiato idea, più che legittimo! Solo che non vorrei che i componenti del gruppo di lavoro passassero come coloro che volevano fare dei dispetti… I documenti su cui ci basavamo erano una delibera del Consiglio comunale di Gaby - di cui tutti i colleghi sono a conoscenza - che affermava di non essere Walser pur volendo entrare a far parte della Comunità montana dell'alta valle del Lys. Credo che su questo concetto non ci possano essere dei dubbi, penso che non si possa confondere la Comunità Walser con la comunità montana perché la comunità montana ha un concetto territoriale ed amministrativo completamente diverso. Non ci eravamo basati solo su quel documento; il Sindaco di Issime a suo tempo ha dichiarato: "Il Comune di Issime resta un'isola nell'isola perché siamo isolati verso la valle dove c'è Fontainemore, che è francofona, e verso la montagna dove c'è Gaby, che è francofona, ed è evidente che dovremo tentare come popolo Walser di salvaguardare la nostra entità numerica fra di noi".
A proposito del discorso della quantità numerica, non posso concordare con le affermazioni del collega Frassy perché noi non abbiamo mai guardato quante sono le persone interessate, ma abbiamo sempre guardato a certi principi, di conseguenza la salvaguardia delle comunità è una cosa a cui teniamo fortemente e il lavoro fatto sia dai nostri Parlamentari che da questo consiglio lo dimostra chiaramente. Già a suo tempo Filippa, per esempio, sosteneva - cosa che poi è stata di nuovo sostenuta da Vicquéry nelle audizioni ed è contenuta nella nuova delibera passata all'unanimità al Comune di Gaby - che una parte del territorio di Gaby era walser. Di conseguenza è con questo spirito che il sottoscritto insieme a tutti i Commissari della I Commissione ha accettato di presentare l'emendamento del reinserimento di Gaby all'interno del collegio elettorale che si propone la difesa della minoranza Walser. Evidentemente il peso di questa minoranza all'interno dei quattro Comuni dell'alta valle del Lys è diverso, questo non significa che, qualche comune debba essere escluso, proprio nel momento in cui i rappresentanti dei comuni interessati chiedono all'unanimità che Gaby faccia parte di questo collegio elettorale. Sono convinto, per la grande stima che nutro nei confronti del Presidente della Consulta Walser, che egli, malgrado le affermazioni fatte - ritiene che Gaby non debba fare parte di tale comunità -, si impegnerà ancora maggiormente per portare avanti questo tipo di problematica, tenendo conto che anche la comunità del Comune Gaby è in qualche modo interessata a questo tipo di difesa.
Per quanto ci riguarda, voglio specificare al Presidente della Consulta Walser, che mi ha onorato di una sua nota per un'affermazione fatta in commissione, che il discorso del 40 percento degli elettori era solo ed esclusivamente - e gli emendamenti lo dimostreranno - nel caso in cui Gaby fosse stato escluso dal collegio elettorale, perché più il numero degli interessati diventa piccolo, più la proporzione deve essere alta perché possa essere effettivamente rappresentativa. Proporremo dunque il reinserimento di Gaby tenendo conto anche di un altro parere favorevole: quello del CELVA che ci ha chiesto di presentare questo emendamento.
Terzo punto: rafforzare la possibilità di voto al femminile. Non voglio ripetere le affermazioni fatte ieri e oggi dal collega Perron, dal collega Nicco, dalla collega Charles che mi trovano concorde. È giusto in questa sede sottolineare che la presa di posizione della collega Charles su questo argomento è molto, molto diversa dalla presa di posizione della collega Squarzino, ma questo credo che faccia parte della dialettica, delle opinioni e sia ampiamente legittimo.
Inoltre credo di dover affermare che quanto diciamo non è stato detto solo in questo Consiglio, ma è stato detto anche in altre istituzioni, in parecchie altre organizzazioni e non ultimo in un documento firmato dalle elette in Giunta dei Comuni della Valdigne, le quali contestano quanto è stato richiesto dalla Consulta femminile.
Non starò qui a leggere il documento perché è già stato citato parecchie volte, mi limito a riprendere un solo breve passaggio: "Nous revendiquons notre prise de conscience d'être avant tout des individus, puis des femmes et, en tant que telles, dignes de la confiance des citoyens, hommes et femmes, qui nous élisent par choix et non parce qu'ils seraient contraints d'écrire sur le bulletin électoral le nom d'une femme à côté de celui d'un homme". Credo che questa affermazione la dica lunga e sia molto precisa per dire che, per quanto ci riguarda, siamo dalla parte della ragione, d'altronde la collega Squarzino ha ammesso tranquillamente che con la stessa dicitura la legge delle elezioni comunali ha portato ad un notevolissimo incremento dell'elezione femminile nei comuni, pertanto siamo convinti che questa dicitura e l'applicazione di alcuni principi possano dare risultati positivi anche per le elezioni del Consiglio regionale.
Vorrei citare altre due affermazioni della collega Squarzino: una gravissima e l'altra che sottolinea la validità della nostra posizione. Nel definire questa legge inutile non cita le leggi esistenti, ma cita dei dati e delle usanze per cui, secondo lei, siccome tutti i partiti già nel passato hanno inserito delle donne nelle liste, non ci sarebbe la necessità di garantirlo… perché è già una prassi. Vorrei vedere cosa succederebbe se una lista fosse presentata senza nessun nome femminile, se la Consigliera Squarzino direbbe le stesse cose. Ha poi detto un'altra cosa molto grave, portando al di fuori di quest'aula una questione politica che il gruppo al quale appartiene ha sempre sostenuto essere in contrasto con i principi e l'ideologia di cui è portatore: "Faremo ricorso…" - ha detto - "… contro questa legge perché non la riteniamo sufficientemente garantista per quanto riguarda la questione femminile".
Credo che far ricorso - a parte che può, nel caso in cui dovesse aver ragione, portare ad altre problematiche non indifferenti -, minacciare ricorsi legali contro una presa di posizione politica sia molto discutibile. Termino dicendo sicuramente sì ad azioni di promozione per il voto al femminile, sì ad azioni che mirino ad eliminare il più possibile quegli ostacoli obiettivi che rendono problematico l'inserimento delle donne in politica, sì al potenziamento dei servizi che facilitano questo inserimento; dicendo no a sistemi di quote, a sistemi garantisti che nulla hanno a che vedere con la dignità delle donne. Piccolo inciso: ritengo - senza voler dire che le donne devono votare le donne, per carità, ho appena affermato il contrario e non sarei coerente - che il fatto di avere molte donne in lista non favorisca maggiormente l'elezione delle donne. Anzi!
Per quanto riguarda le questioni tecniche di adeguamento, vale a dire il discorso "Presidente della Regione", anziché "Presidente della Giunta", e cose di questo genere, credo che siano talmente poco importanti che non meritino ulteriori commenti, se non precisare che abbiamo dovuto inserirle per aggiornare la situazione.
L'ultimo capitolo che mi interessa sottolineare è quello delle spese elettorali. Abbiamo voluto fissare questo plafond, abbiamo previsto un complesso di disposizioni che mira a contenere le spese entro dei limiti che riteniamo ragionevoli, che consentono un'informazione corretta e completa sia delle idee che dei programmi all'elettorato. Vengono regolamentati i rendiconti, è prevista una commissione di controllo, si chiede il controllo attraverso il CORECOM delle comunicazioni e del rispetto delle comunicazioni sia per quanto riguarda la proporzione fra le liste, sia per quanto riguarda il discorso di equilibrio fra i sessi. Qui mi corre l'obbligo di ringraziare questo comitato per il lavoro svolto: un lavoro importante, un lavoro corretto nel quale ha dimostrato una grandissima professionalità e soprattutto una grandissima disponibilità.
La fiducia, che gli abbiamo concesso al momento della nomina, era ben riposta e sono convintissimo che saprà meritare anche la fiducia che gli accordiamo con questa legge. Sono cosciente che con questo tipo di indicazione gli abbiamo messo sulle spalle un onere non indifferente, che forse non farà la gioia di tutti i componenti, ma crediamo di aver fatto una cosa che va nella giusta direzione. Anche qui, dunque, privilegiamo le modalità di convincimento degli elettori con idee e programmi, in contrasto con le idee di chi cerca magari di convincere gli elettori con altri mezzi, spendendo delle cifre spropositate.
Con queste precisazioni e senza voler enfatizzare la proposta di legge n. 160, credo comunque che questa proposta di legge abbia messo tutti quei puntini che erano necessari al posto giusto affinché le elezioni possano svolgersi nel modo più regolare possibile, e soprattutto tenendo conto di tutte le esigenze dell'elettorato.
Si dà atto che dalle ore 17,49 presiede il Vicepresidente Viérin Marco.
Presidente La parola al Consigliere Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) La mia relazione ha iniziato il dibattito su questa materia, voglio intervenire ancora per effettuare due considerazioni politiche e per replicare a vol d'oiseau a qualcuna delle argomentazioni che ho sentito portare dai colleghi Consiglieri.
Una prima osservazione di carattere politico generale, che è stata bene espressa anche da alcuni Consiglieri di maggioranza, è che oggi in questo dibattito si sono confrontate due proposte, due filosofie nettamente diverse: una, la nostra, quella che intenderebbe riformare profondamente le istituzioni valdostane e coprire dei vuoti legislativi; l'altra, la filosofia che qualcuno ha chiamato - non a torto - "di aggiustamento".
Oggi temiamo che il Consiglio regionale boccerà la nostra legge, che propone una riforma organica delle nostre istituzioni, come qualcuno con onestà intellettuale ha riconosciuto, condividendolo o meno, e approverà sostanzialmente - perché di questo si tratta in quanto non c'è null'altro nella proposta di legge n. 166 - una normativa sulla rendicontazione delle spese elettorali, importante fin che si vuole, ma mi sembra perfino improprio chiamarla legge elettorale perché si occupa di nient'altro che di spese elettorali, mentre il resto lo rinvia. Qui devo fare ammenda per quante volte ho accusato la maggioranza, la Giunta di vivere giorno per giorno, di fare solo l'ordinaria amministrazione, di non guardare lontano, devo fare ammenda perché qui si guarda lontano, si guarda già al 2008.
Si dice: noi non possiamo modificare niente, ci si penserà la prossima legislatura! Ho già detto stamani come questo leitmotiv delle elezioni imminenti sia politicamente e giuridicamente inconsistente, ma mi ha fatto specie sentir utilizzare questa argomentazione da coloro che, nel mese di luglio 1997, dieci mesi prima delle elezioni del 1998, avevano approvato la legge attualmente in vigore. Allora, nel 1997, le elezioni non erano imminenti perché bisognava approvare quella riforma, oggi le elezioni sono imminenti dato che si tratta di prendere atto della necessità di fare delle riforme più profonde.
Consentitemi, colleghi, qualche precisione perché ho sentito un po' di confusione su un punto; quando si è parlato di presidenzialismo e lo si è associato al sistema maggioritario. Diversi colleghi hanno fatto l'equazione: presidenzialismo, sistema maggioritario; parlamentarismo, sistema proporzionale. Se si fa un discorso teorico, possiamo discutere di tutto, ma mi è dispiaciuto che si sia fatto da parte di qualche collega questo ragionamento in riferimento alla nostra proposta di legge, criticandola perché avrebbe previsto una forma presidenziale con un sistema maggioritario.
Quei colleghi semplicemente non hanno letto la nostra proposta di legge perché noi proponiamo sì l'elezione diretta del Presidente della Regione, ma proponiamo un sistema proporzionale con piccolo premio di maggioranza e uno sbarramento di coalizione al 5 percento. Mi fa specie quindi verificare che su temi abbastanza delicati ci sia della superficialità, dopodiché ho ascoltato con attenzione alcune critiche che sono state mosse al sistema presidenziale, mi riferisco in particolare, per la completezza delle argomentazioni all'intervento del collega Nicco, al quale faccio rilevare, se non se ne fosse già accorto, che in Valle d'Aosta il sistema presidenziale ce lo abbiamo già, non è codificato, ma ce lo abbiamo già! Allora lo accettiamo così "mascherato", o facciamo in modo che divenga più trasparente? Consentiamo o no agli elettori di capire prima chi è il candidato, chi sono le coalizioni che lo sostengono?
È chiaro che i candidati li sceglieranno i partiti, ma mi sembra sempre meglio che i partiti siano obbligati a scegliere prima e a porre la loro proposta di fronte all'elettorato, piuttosto che decidere dopo, quando l'elettorato non conta più nulla, chi fa il presidente, chi sono gli assessori, qual è la maggioranza, qual è il programma di governo. Presentiamoci prima agli elettori, diciamo quello che vogliamo fare, poi sceglieranno gli elettori; sarà compito dei partiti scegliere il candidato migliore, la coalizione migliore e più convincente, il programma migliore. Questa è una questione di democraticità e di trasparenza! È questo che chiediamo.
Ho sentito grossi discorsi sulla governabilità, ma chi ha affrontato il problema della governabilità? Chi di noi ha mai detto una parola sul punto sulla governabilità e sulla stabilità in Valle d'Aosta? Io non ho mai detto una parola né oggi, né in commissione, né in riferimento alla proposta di legge, né in relazione. In diversi interventi ci è stato contestato il fatto che la nostra proposta non andrebbe bene perché la governabilità in Valle è comunque garantita, ma lo vediamo anche noi che la governabilità è garantita! Non dal sistema elettorale, giustamente, come ha sottolineato il Consigliere Fiou, ma dalla contingenza politica, ormai da lungo tempo, ma che non ha niente a che vedere con il sistema elettorale nel nostro caso. Quando noi proponiamo un'elezione diretta con coalizione vogliamo garantire quindi una maggiore trasparenza, tutti gli altri discorsi non hanno senso perché non è questa la finalità con la quale si avanzava e si avanza la proposta.
Sul discorso delle preferenze ci sarebbe da divertirsi se uno avesse il tempo di rileggersi cosa autorevoli esponenti di questa maggioranza hanno detto quando il discorso della preferenza unica si pose a livello nazionale, in occasione del "referendum Segni". Io me li ricordo - e neanche troppo vagamente - gli appelli firmati da uomini politici locali per la preferenza unica, perché a Roma la preferenza unica andava bene - perché lì c'erano le cordate, c'era dello "sporco", c'era il controllo del voto, eccetera -, invece da noi la preferenza unica non va più bene.
Da noi si dice: "Ai Valdostani piace scegliere", in base a cosa lo si dica non si sa, perché, secondo quel referendum, ai Valdostani piaceva la preferenza unica, che fu votata con percentuali oltre l'80 percento, ma qui piace scegliere, però piace talmente scegliere che non si adotta un sistema di cinque, sei o sette preferenze, così si potrebbe scegliere di più… Ma perché non si adotta questo sistema? Non lo si adotta perché non si può più controllare il voto… Invece il tre è il numero perfetto, difatti neanche il due andava bene e l'altra volta il numero delle preferenze è stato riportato a tre. Il controllo delle cordate del voto riesce solo con il tre: è il numero perfetto! È una bugia che si continua a raccontare quella che al cittadino piace scegliere! È ai partiti, ai candidati che piace farsi scegliere con questo sistema! Questo bisognerebbe dirlo con onestà. Il sistema della preferenza unica quindi è un sistema che moralizza l'elezione, la vita pubblica.
Parlo ora, brevemente, del discorso Walser. Mi sembra la questione più brutta che viene decisa oggi. Sarà che, portando un cognome walser - pur abitando la mia famiglia in area francofona da secoli -, ho una certa simpatia per i Walzer. Mi sembra che oggi con questo atto si pongano le basi per la fine della tutela Walser perché, se il dato della tutela Walser non è più un fatto culturale, ma un elemento territoriale che non coincide con quello culturale, noi svuotiamo di significato la tutela e introduciamo un pericoloso precedente: quello della rappresentanza territoriale.
Con le modifiche proposte dalla maggioranza, ci sarà una rappresentanza territoriale, ci sarà una comunità montana che può avere un suo rappresentante, quello dell'alta valle del Lys. Ma allora perché non la Mont-Emilius, perché non la Grand Combin? Che differenza fa se non c'è più il tessuto culturale che la regge? Come fanno certi sindaci un giorno a dire che la loro comunità è francofona e il giorno dopo dire che però sono un po' germanofoni per avere la possibilità di entrare nel collegio Walser? Vi sembra, colleghi, una cosa onesta dal punto di vista culturale prima che politico? Perché lo si fa? Nessuno lo dice apertamente, ma io posso dichiararlo: lo si fa per interessi di bottega, perché c'è più probabilità che venga eletto qualche candidato piuttosto che altri. Così si svilisce la storia di una valle, di una cultura, di una civiltà per interessi di bottega. Quella che il Consiglio oggi approva è una "pagina" bruttissima di storia.
Capisco le preoccupazioni del Presidente della Consulta Walser, che ha scritto una lettera dal tono allarmato, quale difensore della cultura Walser, perché ha capito che con questo atto noi oggi diamo una "picconata" alla minoranza Walser. Ripeto: introduciamo un principio di territorialità, che è stato richiamato da qualche Consigliere, che nulla c'entra con la tutela della minoranza Walser. Noi voteremo contro questa "porcheria". Questi erano i punti essenziali, poi è chiaro che ce ne sarebbero tanti altri che non mi sembra il caso, anche per l'ora tarda, di affrontare.
Faccio - e termino il mio intervento - un'ultima osservazione politica; ho iniziato con una considerazione di tipo politico generale e voglio chiudere il mio discorso con un'osservazione di carattere politico generale. Questa legislatura è iniziata con la gran cassa mediatica delle riforme. Ricordo bene tutte le polemiche, il dibattito, la "Commissione Nicco". Questa doveva essere la legislatura che faceva le riforme e invece ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano, con una leggina elettorale con evidenti limiti: le spese elettorali, la rendicontazione… Questo è il fallimento di questa maggioranza che si è voluta tenere lei la prerogativa delle istituzioni, tant'è che la minoranza è rimasta fuori da quel discorso e adesso il risultato politico è la "Commissione Nicco" affossata - ora il Consigliere Nicco, con un moto di orgoglio, ha buttato un masso nello stagno e vedremo cosa succederà nei prossimi mesi con la sua proposta di legge sullo Statuto - e dietro il nulla: rimandiamo alla prossima legislatura.
Questo mi sembra il segno del fallimento di questa maggioranza così ampia e apparentemente coesa. A meno di sollecitazioni che provengano dall'esterno… o dalla mia intenzione di intervenire ancora su qualche punto… intenderei chiudere dicendo che ovviamente il nostro gruppo voterà a favore, quanto meno dell'articolo 1 della nostra legge - perché se la maggioranza non voterà, come temo, l'articolo 1, l'intero disegno di legge verrà accantonato come da Regolamento -, e voterà contro alla proposta di legge n. 166 presentata da alcune forze della maggioranza.
Si dà atto che dalle ore 18,03 riassume la presidenza il Presidente Louvin.
Président A titre de présentateur également du projet de loi, la parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Anch'io ringrazio i colleghi e la collega che hanno voluto intervenire sul tema che ho posto in Consiglio. C'è un elemento che accomuna tutti: la constatazione che, rispetto alla questione della parità di accesso delle donne alla rappresentanza politica, c'è una questione culturale, solo che l'atteggiamento di fronte a questo dato culturale è diverso. C'è chi lo accetta e dice: "Va bene, è così, aspettiamo che, come ogni altra situazione, prima o poi cambi", in genere ragiona così chi è abbastanza d'accordo con lo stato di fatto, per cui questo dato culturale non è un problema: "In fondo, - si pensa - se le donne non si votano, se prevale l'uomo, pazienza, prendiamo atto di questa situazione". C'è chi invece considera questo dato culturale come un dato da contrastare, per superarlo; credo che esista la possibilità di contrastarlo e voglio portare un esempio: quante volte in questo Consiglio abbiamo emanato leggi proprio per contrastare dei dati culturali? Di fronte al bilinguismo, di fronte al fatto che non c'era la conoscenza del francese nelle scuole, tutti ci siamo preoccupati di intervenire, perché questo dato culturale era da contrastare e bisognava a tutti i costi far sì, giustamente, che nelle scuole i ragazzi imparassero il francese. Ora, la valutazione del dato culturale dipende dalla visione che si ha del mondo e, in questo caso, della donna.
Certo, concordo con lei, collega Perron, noi su questo tema abbiamo due visioni del mondo diverse e che si confrontano: una concezione è quella che è stata sostenuta e ricordata anche qui da queste sei donne Assessori e da una giornalista; l'altra posizione è sostenuta nel Parlamento italiano e votata da rappresentanti di decine di milioni di cittadine e cittadini, è altresì sostenuta nel Parlamento europeo ed è votata da rappresentanti di centinaia di milioni di cittadine e cittadini; le possiamo confrontare, ma credo che il peso specifico sia leggermente diverso.
Io constato che la maggioranza presente in quest'aula si riconosce nella prima concezione; prendo atto che, in questo momento, in questa Valle, sono questi i rapporti e che la sottoscritta per forza è fuori tema, è fuori storia, ma per fortuna lo è insieme all'Europa! Rispetto alle quote, aspettavo qualche altra proposta, sono la prima a dire che non è la panacea, che bisogna pensare ad altre azioni di promozione, ma qui non è stata indicata una sola azione di promozione! Io invece aspettavo questo! Posso essere d'accordo con voi: le quote non vi piacciono, non vanno bene? Studiamo altre azioni, fra l'altro abbiamo presentato degli emendamenti che, almeno nella vostra legge, prevedono altre azioni di promozione; poi, Collega Cottino, una volta che è stata avviata l'esperienza di donne nei Consigli comunali e si è capito che queste lavorano e bene, il trend positivo è andato avanti anche nel momento in cui non era più in vigore la legge che prevedeva la presenza di donne nelle liste elettorali, quindi dobbiamo anche qui distinguere le cose.
