Oggetto del Consiglio n. 221 del 15 giugno 1977 - Verbale
OGGETTO N. 221/77 - PRESENTAZIONE DA PARTE DEI DEMOCRATICI POPOLARI DI UN ORDINE DEL GIORNO CONCERNENTE IL DISEGNO DI LEGGE GOVERNATIVO SULLE NORME DI ATTUAZIONE DELLO STATUTO SPECIALE DELLA VALLE D'AOSTA. DISCUSSIONE GENERALE. RINVIO DELLA VOTAZIONE.
Il Presidente CHABOD, in riferimento agli accordi precedentemente intercorsi, dà la parola al Vice Presidente Chanu, il quale intende presentare ed illustrare un ordine del giorno, predisposto dal Gruppo consiliare dei Democratici Popolari, riguardante il disegno dì legge governativo in materia di norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.
CHANU - Il Gruppo D.P. ritiene che su un problema di importanza non soltanto attuale, ma anche futura, per quelli che saranno i rapporti fra Stato e Regione, il Consiglio non possa limitarsi, come sembrava intendimento della maggioranza, ad una discussione asettica, tecnica, spezzettata sui diversi articoli e sui diversi emendamenti, ma debba dare un suo giudizio politico. E lo deve dare, a mio avviso, a maggior ragione, proprio per gli sforzi che sono stati fatti da tutti per offrire, naturalmente secondo l'angolo di visuale di ciascun Gruppo, il massimo di collaborazione fattiva al fine di arrivare ad una auspicabile convergenza su questo punto importante della nostra storia di Regione autonoma.
Noi ribadiamo anche oggi che il problema delle norme di attuazione dello Statuto non è stato risolto, perché la maggioranza non ha ritenuto di considerare questo problema come l'occasione politica per riaffermare quelli che sono i diritti e le prerogative di una Regione autonoma a Statuto speciale, ma ha preferito lasciarsi, per così dire, ingabbiare nella rete tecnicistica di norme di attuazione predisposte a livello governativo, senza dare una risposta politica.
La risposta politica della nostra Regione vuole ed esige che su un problema del genere non ci si limiti a cercare accomodamenti settoriali o parziali, ma che si dica a voce chiara e intransigente che la Valle d'Aosta non ritiene di venir considerata ancor meno che una Regione a statuto ordinario e neppure molto meno che qualsiasi altra Regione a statuto speciale.
Sull'argomento si è fatta una lunga discussione il cui iter si è concluso ieri a livello di Capi Gruppo e non sto, quindi, a riesporre i motivi che hanno portato il Gruppo dei D.P. ad assumere l'atteggiamento che è sintetizzato nel nostro ordine del giorno, anche in considerazione dell'esito dell'ultima riunione, sia pure limitata ad un solo articolo, perché, fortunatamente, per quanto riguardava l'emendamento all'articolo 62, finalmente qualcuno ha capito che un conto sono le norme di attuazione, un conto sono eventuali modifiche di leggi in vigore, quali quella elettorale, su cui si può sempre discutere, ma su cui non avremmo neanche pregio e veste di entrare in argomento.
Ebbene, a proposito dell'articolo 5, dopo le affermazioni di principio, le pochissime affermazioni di principio fatte dallo stesso Presidente della Giunta nell'ottobre dell'anno scorso, secondo il quale quanto meno sull'articolo 5 la posizione della Regione ne riusciva svilita, ieri e oggi abbiamo sentito che sembra più comodo lasciare le cose come erano in passato. Anche perché, mentre noi discutiamo e ci strappiamo le vesti, abbiamo un Ministro che si fa i suoi bei decreti in materia di Parco Nazionale del Gran Paradiso che stravolgono tutta la vicenda. E questo decreto, nonostante le troppo ottimistiche affermazioni fatte nella seduta precedente dallo stesso Presidente della Giunta, che assicurava il Consiglio giustamente preoccupato di questo atto di prevaricazione a livello governativo, che la cosa non sarebbe passata perché la Corte dei Conti non lo avrebbe registrato, questo decreto, nonostante i rilievi della Corte dei Conti, è decollato sulle spalle nostre, alla faccia nostra e, soprattutto, della gente che abita nella zona del Parco e che, non per fare della demagogia, ha ben diritto di vedersi trattata, quanto meno, alla stregua della selvaggina protetta esistente nel Parco.
Dunque, la maggioranza ha voluto seguire questa strada, la strada dell'accomodamento, evitando di affrontare dei problemi che potevano apparire scottanti, ma che ci sono e che rimangono, come quello della zona franca, non accorgendosi che così facendo dava ulteriore corda a coloro i quali, a livello governativo, di questo problema, nella sostanza, non vogliono più sentirne parlare.
L'occasione era buona, la si è lasciata perdere. Ci si è accontentati di questo ben misero e scoordinato pacchetto e adesso si andrà a fare la solita rivistina o il "cahier des doléances". Purtroppo già sappiamo che, proprio per l'atteggiamento remissivo che la maggioranza ed il Consiglio stanno prendendo in questa sala, il pacchetto di norme di attuazione sarà quello che nei corridoi e negli uffici governativi è stato predisposto dai superburocrati e dai politici del centro (osiamo ancora sperare che non ci sia stato un accordo di sottobanco fra politici del centro e politici della periferia).
La cosa, quindi, andrà così come ha voluto e come vuole Roma.
Ebbene, e mi spiace di doverlo dire, proprio perché l'argomento è importante e sull'argomento non dobbiamo nasconderci dietro una semplice discussione di carattere tecnico, un semplice parere spezzettato e polverizzato su una norma o sull'altra, noi abbiamo la responsabilità di dover dire e far capire, assumendocene poi le conseguenze, se effettivamente la Valle d'Aosta esce con qualche cosa di positivo, esce soddisfatta da questa vicenda o meno. Per questo, io propongo, a nome del Gruppo consiliare, un ordine del giorno che vi andrò a leggere e su cui chiedo che il Consiglio esprima il suo voto:
"Il Consiglio regionale, riunito nella seduta del 15 giugno corrente, esprime il proprio giudizio negativo verso la proposta governativa in materia di norme di attuazione dello Statuto della Regione Autonoma Valle d'Aosta in quanto:
1) pone la Regione valdostana, ad onta del suo Statuto speciale, a malapena a livello delle altre Regioni a statuto ordinario;
2) dà allo Stato centrale poteri non previsti dallo Statuto del 1948 e contrari ai nostri interessi regionali;
3) omette del tutto di affrontare il fondamentale problema della zona franca in spregio all'articolo 14 dello Statuto;
4) mortifica il particolarismo culturale linguistico valdostano;
DENUNCIA il comportamento permissivo e remissivo della Giunta regionale e dell'attuale maggioranza consiliare che la sostiene, troppo proclive al compromesso con le forze politiche a livello nazionale sulle quali si regge a livello regionale, anche se il compromesso sia palese e contrario ai reali interessi della Regione;
RIBADISCE che l'occasione della presentazione del disegno di legge governativo era la più idonea per la Regione stessa onde sottoporre e pretendere in alternativa con la volontà centralistica del Governo e dei suoi burocrati l'insieme organico di tutte le norme idonee a realizzare compiutamente le ormai troppo rinviate esigenze di attuazione integrale del proprio Statuto;
STIGMATIZZA l'operato della Giunta e dell'attuale maggioranza che ha preferito il vano tentativo di modifiche e di dettaglio al disegno governativo all'azione incisiva e globale in alternativa sulla falsariga di quella proposta nel progetto elaborato dei D.P.;
DENUNCIA inoltre come, a smentita della facile tesi della maggioranza su una nuova visione più autonomistica del Governo centrale della nostra realtà locale, il Governo approfitti della appalesata remissività dell'esecutivo regionale della maggioranza per porre in essere atti inequivoci, quale il provvedimento Marcora sul Parco regionale del Gran Paradiso, per dimostrare che nei fatti il Governo nazionale non tiene in conto alcuno né della nostra realtà né delle nostre prerogative autonomistiche affossandole anzi sistematicamente;
DICHIARA pertanto il proprio parere contrario al progetto di legge governativo, anche con gli emendamenti settoriali e sporadici proposti dalla Giunta, ritenendo il tutto un improduttivo e non dignitoso compromesso con il centralismo del Governo che offre a Roma un troppo comodo alibi di ipocrito adempimento all'onere di trasferire alla Regione le competenze di diritti che le spettano mentre lascia irrisolti, nella sostanza, i gravi problemi di principio che la Regione vuole veder superati per dare corpo alla propria autonomia".
Noi riteniamo quindi che bene si farebbe ancora domani, nella riunione presso la prima Commissione del Senato, anziché limitarsi a quella che definivo la passerella del "cahier des doléances", incidere con una richiesta ferma, perché il Governo blocchi questo progetto di legge e si decida a dare corpo a quella che era, a nostro avviso, l'unica strada per poter risolvere questo problema a monte della elaborazione delle norme di attuazione, cioè provocare la promozione di quella famosa Commissione paritetica al fine che Regione e Stato, in parità di diritti e di dignità, nel momento della predisposizione delle norme, potessero trovare materia di confronto e materia di decisione. Grazie.
PRESIDENTE - Dò la parola al Consigliere Dolchi.
DOLCHI - Abbiamo ascoltato una lettura, anche se non affrettata, di un ordine del giorno: particolarmente impegnativo. Potremmo anche votarlo come conseguenza di una serie di posizioni assunte nelle discussioni in aula e in Commissione, senza un ulteriore maggior esame di quanto sta scritto nell'ordine del giorno stesso.
Io ritengo però che, essendo prevista ora la trattazione di alcune interpellanze, si possa chiedere al Presidente del Consiglio di fare fotocopiare l'ordine del giorno e di trasmetterlo ai Capi Gruppo, rimandandone la votazione immediatamente dopo la discussione delle interpellanze. Se questa richiesta viene accolta, mi riserverei di fare successivamente la dichiarazione di voto a nome del Gruppo comunista.
PRESIDENTE - Il Consigliere Tamone chiede la parola. Ne ha facoltà.
TAMONE - Intendevo avanzare la stessa richiesta.
PRESIDENTE - Il Presidente della Giunta chiede la parola. Ne ha facoltà.
ANDRIONE - Presidente della Giunta. L'ordine del giorno del Gruppo D.P. ribadisce le tesi illustrate ripetutamente nel corso della discussione ed è una sintesi della posizione del Gruppo. Non stiamo a riaprire la discussione, ma, almeno per quello che ci riguarda, non siamo d'accordo su queste tesi. Penso che in sede di dichiarazione di voto (io personalmente non ne farò) sarà possibile stabilire le posizioni dei vari Gruppi. Quindi, per me va benissimo il rinvio della votazione a dopo la trattazione delle interpellanze. Ma ho ascoltato con attenzione quanto leggeva Chanu: non mi sembra che sia una posizione nuova rispetto a quanto è stato ampiamente discusso.
PRESIDENTE - Visto che il Consiglio è d'accordo, rinvio la trattazione dell'ordine del giorno per dar tempo ai Gruppi consiliari di consultarsi al riguardo.
Il Consiglio prende atto.
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